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Stanchezze di fine anno

Oggi Koris compie 33 anni e pare che la vecchiaia si faccia sentire, visto che ha l’energia di un verme piatto e la prontezza cerebrale di una spugna. Deve essere il suo fancazzismo applicato, visto che non è che faccia granché. A parte le infinite ore di misure con le pallozze di Bonner ieri, con le relative salite e discese delle scale della hall di irradiazione, in pratica palestra inclusa nel contratto di lavoro. Ma non è che Koris lavori da tanto tempo, poi, quest’anno in fondo ha fatto solo due mesi…
Un secondo. Macchine indietro. Rewind (ecco, i trent’anni passati si vedono tutti in una sola parola). Col cazzo che Koris ha lavorato solo due mesi. Cioè, due mesi a Neutronland, quello sì. Ma c’è stato un prima. Un corposo prima tutt’altro che facile.
Koris ha inziato quest’anno, il suo terzo di presenza fra i Neutroni Porcelloni, colma di disillusione e sempre più rassegnata a non riuscire mai più ad uscire da lì, se non quando la sua utilità sarebbe finita e Koris sarebbe stata messa da parte senza pensarci due volte. Una situazione non proprio felice, nonostante i tentativi di fotteseghismo applicato e fallito. La mail segretissima del capo di Neutronland la ha trovata in questo stato. Diciamo pure che è stata un’ancora di salvezza, una ragione per stringere i denti e non lasciarsi andare alle Erinni che erano già lì pronte a prendere Koris e a portarsela via.
È stato un anno di coordinazione complicata, fra il contratto Neutroni Porcelloni vs azienda e le manovre segrete per cercare di andarsene. E quando a febbraio la speranza di andarsene a Neutronland sembrava definitivamente tramontata, Koris non ci ha più creduto, con tutta la
disillusione del caso. Solo che ex-Capo Palpatine e l’ex-MegaCapo non hanno voluto capire la disillusione, perché c’era sempre e solo da lavorare, sempre in ritardo, sempre troppo poco. E la disillusione non si cura con carichi di lavoro abnormi, al massimo si trasforma in
disperazione.
È stato necessario attendere fine maggio, quando ormai nessuno sperava più in niente, perché il capo di Neutronland si rifacesse vivo dicendo “ok, abbiamo i soldi, possiamo prenderti!”. Da allora è iniziata una sorta di ottovolante emotivo con vette molto alte e gole molto basse
perché finché non era detta l’ultima parola, Koris non voleva crederci. E non voleva che ex-Capo Palpatine sapesse qualcosa. Nel mentre colloqui con le risorse umane, dossier da costruire, documenti che non arrivavano, in sottofondo gli scleri di Neutroni Porcelloni da
gestire. Il giorno i cui Koris ha affidato alle poste la sua lettera di dimissioni è stata una vera liberazione.
Ah, vogliamo metterci dentro anche le scartoffie e il colloquio a sorpresa per la cittadinanza francese? Mettiamocelo.
I novanta fottuti giorni di preavviso sono passati fra il farsi scivolare addosso tutte le frecciatine per il voltagabbana, far capire a ex-Capo Palpatine che Koris se ne sarebbe andata davvero, cercare di non farsi fregare dall’azienda perché in cauda venenum,
crisi mistiche nel cuore della notte perché lasciare un posto
indeterminato per un contratto a termine… beh, non è proprio facilissimo, con l’inconscio che sussurra “sta a fà ‘na cazzata”.
L’arrivo su Neutronland e il tutto nuovo ha ridato a Koris un po’ di energia e un discreto entusiasmo, nonostante la gigantesca sindrome dell’impostore. Sono stati due mesi così intensi che, da una parte, sembrano molto più tempo, come se fra le scartoffie di Neutroni Porcelloni ed ora ci fossero eoni. Però le energie cominciano a latitare, in questa settimana pre-natalizia.
Quindi sì, sarà di certo lo scoccare dei 33 anni a mettere il carico nel bagaglio di stanchezza che Koris si trascina dietro. Però il 2019, dal punto di vista emotivo, non è stato un anno di tutto riposo, anche se si conclude molto meglio di come fosse iniziato.

Laser show ma anche no

Oggi Koris è dovuta andare in uno dei tanti posti sperduti dell’Ile-de-France, che per assonanza chiameremo Saclà anche se non ha nulla a che fare coi sottaceti. Koris doveva andare a Saclà per una questione di laser spingitori di neutroni su cui non ci dilunghiamo. Koris non ha molta simpatia per l’Ile-de-France al di fuori di Parigi (e a piccole dosi), ma se s’ha da fare, facciamo. Era abbastanza convinta di poter prendere il TGV per la capitale e quindi di affrontare il magico mondo della RER che chissà come funziona, se funziona. Ma il grande vantaggio ipotizzato era il treno: si arriva alla stazione un po’ prima delle 6, si sviene sul sedile del TGV e ci si risveglia tre ore dopo nel caos assoluto di Chatelet-Les Halles. Una sorta di drag&drop del dormiente con annesso risveglio traumatico.

Si è scoperto in seguito che per raggiungere l’assai poco magico mondo di Saclà in realtà si fa prima in aereo. Nel senso, uno dei tanti aeroporti parigini è in linea d’aria più prossimo a Saclà, rendendo l’opzione più appetibile, almeno sulla carta. E poi si evita il caos della capitale.

Ora, non è che Koris abbia paura di volare o robe del genere. Però l’aereo è un’immensa rottura di quaglioni. Un po’ perché bisogna andare a sbattersi a Marignane con mezz’ora di navetta se-ti-dice-culo (ma alle 5 del mattino ti dice culo, almeno quello), mentre il TGV è a una fermata di metro. Un po’ per il dover essere lì un’ora prima, i controlli, le attese, lagggente che si mette in coda al gate sedici ore prima. Il tutto per un’ora di volo in cui fra un decollo e una scoreggia del vicino non si ha nemmeno il tempo di schiacciare una pennica. Insomma, se si può scegliere, meglio il treno. Nonostante Koris sia stata a lungo una Trenitalia-user su tratte di lunga percorrenza ed elevato disagio come Genova-Rimini, cambi al volo a Voghera e mantra di “ci scusiamo per il disagio”.

Stamattina è stata una di quelle mattine in cui Ermes, dio dei viaggiatori, appare in sogno e dice “senti, dai retta, statti a casa”. E ne avrebbe anche ragione, altrimenti non sarebbe dio dei viaggiatori.

Koris è svegliata alle maledette 5:15, dopo aver passato le due ore precedenti a sognare di perdere l’aereo. Si è vestita, si è lavata ed è uscita alla volta della stazione per prendere la maledetta navetta verso il maledetto aeroporto. L’autista del bus la ha fatta salire subito, nonostante la navetta dovesse partire solo dieci minuti dopo. “C’è un tizio bizzarro che si aggira da queste parti e prende per il collo i passanti per derubarli” ha spiegato poi. Ottimo, cominciamo bene.

In aeroporto Koris temeva di non trovare la Capa (siamo sempre a corto di soprannomi), invece la cosa è stata meno tragica del previsto, per quanto all’alba delle sei sia tutto abbastanza tragico. La tragedia è venuta dopo: aereo in ritardo di un’ora per avverse condizioni atmosferiche in Ile-de-France.

“Strano, avevo visto le previsioni e dicevano che ci fosse il sole”
“Deve essere quella l’avversa condizione atmosferica, non ci sono abituati”

Al contrario, come si scoprì all’atterraggio, l’avversa condizione atmosferica era il nebbione, così fisso che il pilota ha fatto atterrare la baracca solo con la strumentazione. Guarda, mamma, con visibilità zero.

Il tizio dei laser aveva scritto che sarebbe venute a prenderle. Koris si immaginava in macchina. Invece si è scoperto un tizio con la berretta rossa in attesa al terminal 2 che era… venuto coi mezzi. Parecchi mezzi, per altro.

Inizia quindi una transumanza a base di OlryVal preso nella direzione sbagliata e rettificato correndo in maniera poco canonica, RER B, dieci minuti di bus che forse erano più venti che dieci. Attraversare mezzo nulla cosmico dell’Ile-de-France per arrivare nel campus di Saclà ha rinforzato in Koris la condizione che in quel posto forse si può sopravvivere, ma non vivere.

Sul sito dei laser show aspettavano una coppia di colleghi dell’istituto, ma del centro di FarFarAway, altro posto sperduto in Ile-de-France ma che necessita solo uno spostamento in macchina e non la logistica delicata dei provenzali sfigati. Erano indispettiti dal ritardo, ma anche sticazzi.

Il laser show è stato da una parte istruttivo, dall’altra… beh, dall’altra Koris pensava di essersi sciroppata la sveglia alle 5 e le amenità aeroportuali per discutere di cose di scienza dopo. Invece, quando si è proposto di andare a pranzare, la coppia di colleghi da FarFarAway ha risposto così: “No, noi ce ne andiamo che abbiamo una riunione questo pomeriggio, pensavamo di fare tutto entro la mattina ma a quanto pare… vabbè, ci sentiremo via Skype, cià”

Koris era un po’ indispettita, la Capa anche, ma la Capa ha potuto commentare “loro sono così, loro sono… parigini”. Paris-shaming fatto da due che hanno a casa dei Parigini, quindi Paris-shaming fatto con cognizione di causa.

Dopo un pranzo con Berretta Rossa e il clone di Renè Ferretti che però non veniva da Fiano Romano, si è cercato di fare un abbozzo di discussione. Invano.

“Vabbè, vi mando dei dati e poi discutiamo per bene via Skype” ha concluso Berretta Rossa.

Koris e la Capa hanno quindi fatto il percorso del combattente al contrario, permettendosi svariati “potevano anche dirlo, non è che avremmo attraversato la Francia per nulla”. Per altro, se all’andata avrebbero potuto tranquillamente prendere l’aereo dopo, al ritorno avrebbero potuto permettersi quello prima. Ma non è stato possibile, perché quando non è giornata, non è giornata e basta.

Del Koris-feeling e della subitanea illuminazione “sto diventando la Tacchettina, ziogatto!” parleremo in un post apposito con meno disagio aviotrasportato.

Magari domani ti licenziano

Giorno ventinove e non si sono ancora accorti di niente. O magari si sono accorti di tutto, ma ti accettano così come sei. O magari si sono accorti di tutto e ti licenziano domani, che ne sai Koris? Fatto sta che se non la licenziano domani, Koris finisce il periodo di prova e resta per un po’. Dove “un po’” non è fino alla pensione, ma sempre meglio di niente. Forse è meglio un pizzico di felicità in scadenza che un’infelicità a tempo indeterminato (che poi anche lì ci sarebbe da pontificare, ma vabbè). O forse è meglio non pensarci proprio per nulla.

Koris continua a sentirsi un neutrino fra i neutroni, esempio ideale della sua sindrome dell’impostore, e vive un po’ allucinata dalla felicità, un po’ nel terrore di fare un passo falso e palesarsi per la truffa che è. Se qualcuno ha una guida dell’autostima a piccoli passi, ma anche a grandi falcate, si faccia vivo.

Mentre è presa dal suo “fake it until you make it” (ammesso che ci riesci), Koris si chiede se anche gli adulti funzionali, quelli veri, si sbaglino in continuazione. Che l’esperienza forse non è il non fare cazzate, quanto accorgersi sempre più rapidamente di stare facendo una cazzata ed evitare di perseverare nella cazzata. Come il tasso di reazione dell’oro che per qualche assurda ragione diventa dieci volte tanto e non ti quadra come oro più piombo a bassa energia si puppi molti più neutroni dell’oro e basta. Grande momento di “c’è un errore nelle simulazioni e io non so dov’è perché sono una minchia di mare”. Secondo grande momento di “magari non c’è niente che non va, ma io non sono abbastanza saputa in queste cose perché sono una minchia di mare”. Terzo grande momento di “sì, io sarò anche una minchia di mare, ma questa cosa mi puzza”. Si finisce che si scopre che le simulazioni non hanno nulla che non va, ma lo script che li legge finisce su una riga sbagliata e ti dà la somma dichiarata a Equitalia dell’azienda tanto sympa col BMW cabrio che si pronuncia in grossa crisi. Corretto lo script, il tasso di reazioni torna normale e tu come ti senti? Una minchia di mare, ovvio.

Koris si chiede se capita a tutti di fare questi errori del cappero che ti minano l’autostima o se sia una prerogativa personale. Poi magari domani la licenziano e the last great dance upon the Earth finisce qui, così finiscono anche le domande di sorta.

Sfere ebbasta

Dopo anni di scartoffie preceduti da due anni di boh, Koris aveva un po’ dimenticato di essere un fisico smanettone. O meglio, di essere un sacco di cose, ma di aver studiato soprattutto per essere un fisico smanettone.

Poi ieri ha sentito dire che c’era una giornata di irradiazione con i rivelatori a pallozze (davvero: sfere di polietilene con un contatore dentro, ogni sfera di un certo diametro conta i neutroni di una certa energia) e ha chiesto se poteva assistere. Tanto il dosimetro ce l’ha, bastava non lasciarla mai sola.

Koris è salita agli acceleratori, nel cuore di Neutronland, e si è ritrovata ad essere un’entusiasta bambina molesta di quattro anni e mezzo a cui hanno messo delle anfetamine nel Nesquick. Il camice troppo grande dava persino un tocco di credibilità alla cosa.

“Posso salire nella hall di irradiazione? Posso toccare il rivelatore? Posso mettere la pallozza sulla linea del fascio?”

Perché non la abbiano cacciata o non l’abbiano affidata a una baby sitter è un mistero.
Il tecnico le ha fatto sbirciare dentro l’acceleratore, dove c’era il plasma, una zuppa di ioni fucsia, color Barbie incantesimo della reazione deuterio trizio.

“Fai una foto e mandala a Capo Palpatine, digli che se vuole rifarsi gli occhi può sempre fare un salto”
In effetti lavorare per tre anni su quello che non sarà mai la più grande macchina per la fusione nucleare senza vedere… beh, nulla, è un pochino ridicolo. Dovevi aspettare di andartene e farti fare il plasma di Barbie da un acceleratore anni ’70, con gli indicatori ad ago e i la chiave di sicurezza che pare quella di San Pietro.

È vero che la (futura) sala di comando di Neutroni Porcelloni era più di design, con gli schermi a non si sa quanti pollici e la stanza della realtà virtuale accanto. Ma fa lo stesso effetto di una Ferrari senza motore lasciata in garage: sarà anche bella, ma non è utile. Meglio una Panda che macina chilometri, anche se si dovrebbe cambiare.

E poi arrivano i neutroni, si accomodano negli istogrammi dei canali, rimbalzano e rallentano nelle pallozze, ogni tanto ne scivola fuori uno dalla sorgente blindata di americio-berillio. Koris aveva dimenticato la piccola emozione data dal vedere l’invisibile e sapere che ehi, la scienza funziona, anche se ogni tanto sembra magia (ad alta enegia, in questo caso). L’alchimia della foglie d’oro chiuse in un cassetto con lo scotch “attenzione radioattivo”, che non sai se lo è davvero o se è un dissuasore. Il sandwich di metalli impilati, con l’indio al posto della sottiletta, che si deforma solo a guardarlo.

Koris è tornata a casa dopo le otto di sera, orario che fino a un mese fa avrebbe bollato la giornata come un “dies irae”, e invece no. Forse perché dopo tanto tempo Koris ha avuto l’impressione di fare cose per cui ha studiato otto anni. E perché, come dice Junior, è una brutta persona sperimentale.
Poi magari la settimana prossima la cacciano. O magari Koris odia tutti. Ma intanto…

Avec ta bite et ton couteau

In francese esiste una colorita espressione, non esattamente per educande, per indicare un compito da svolgere senza avere i mezzi necessari: avec ta bite et ton couteau, tradotto in lingua italica “col tuo pisello e col tuo coltello” (che fa pure rima). L’espressione piace moltissimo agli speleologi, noti esseri abituati ad arrangiarsi con poco e, soprattutto, amanti della volgarità gratuita. Nonché forniti di coltello, mentre per l’altro utensile la dotazione non è così scontata.

Tuttavia l’espressione è abbastanza versatile per applicarsi anche a quel delirio di Neutroni Porcelloni. Del resto perché stanziare dei fondi quando puoi risparmiare su… tutto, e lasciare che la gente si arrangi con nulla? Eh, la gerarchia è più felice se non spendi.

Nonostante sia a -41 giorni dalla grande fuga finale, Koris è tutt’altro che libera dalle minchiate dell’ultimo minuto. Ieri le è piombata in ufficio un tizio che non vedeva da aprile e con cui pensava di non avere più alcun contatto perché Capo Palpatine aveva deciso che quella simulazione non s’aveva da fare.

“Ehi, ma tu hai fatto le simulazioni per il rivelatore a raggi X!”
“Ahem, no. Capo Palpatine mi ha detto di lasciare perdere e io ho obbedito, anche se lui credeva di no”
“Quindi hai fatto i conti per i danni da riscaldamento nucleare!”
“No, avevo iniziato giusto a calcolare i flussi e con un livello super semplificato…”
“Però puoi farlo!”
“Aridajela, NO. Non ho nemmeno il modello completo, non ha nessun senso che lo faccia su…”
“Ti mando il modello del CAD!”
“Inutile, non posso aprire i modelli CAD!”
“Vabbè, in qualche modo farai, abbiamo bisogno di quei risultati, se l’unica che può farlo quindi lo fai tu.”

Qui la gente ha la tendenza a non capire la risposta “no”. Se sia un problema di ego o di accettazione del rifiuto è ancora un mistero.

Koris ha scoperto che il suo computer non ha più un editor di testo decente (ovvero qualunque cosa non sia Notepad) e se chiede al servizio informatico di installarglielo, per quella data sarà già migrata ad altri lidi. Inoltre, sul cluster di calcolo mancano le sezioni d’urto di gran parte dei materiali, quindi impossibile far girare le simulazioni lì. Senza contare che è in panne a giorni alterni.

Koris sta quindi cercando di codare roba sul suo laptop di emergenza, chiamato LoSmilzo per le sue ridotte dimensioni e quindi ridottissima potenza. LoSmilzo ha un potentissimo giga di RAM e una ventola ridicolissima che gli fa raggiungere temperature prossime alla fusione nucleare (ecco,lui sì che ce la può fare). Ieri la CPU aveva una temperatura fissa di 80 gradi. Ma tant’è, questi sono i mezzi (non) messi a disposizione.

Quindi Koris è, come al solito, costretta ad arrangiarsi avec sa bite et son couteau. E può contare solo sul coltello.

Sirenetta Koris e Ursula

C’era una volta, nemmeno troppo tempo fa, un fisico di nome Koris che si sentiva un pesce fuor d’acqua annegato fra le scartoffie. Però non aveva mai perso la speranza di poter tornare a fare parte di quel mondo, perché in fondo in fondo la sindorme di Stoccolma è proprio una brutta cosa.

Quando si lamentava del suo voler tornare a respirare in superficie, Koris riceveva risposte poco incoraggianti sul suo futuro.

“Koris, ascolta: il mondo della fisica è un pasticcio, la vita fra le scartoffie è meglio di ogni cosa abbiano lassù!”

E per cercare di convincerla a continuare fra le scartoffie, risuonava ovunque la solita tiritera:

I gamma del tuo vicino
Ti sembran più belli sai,
Vorresti andar via da IT*R
Ma non sai che sbaglio fai
Se poi mi scrivessi il paper
Vedresti che qui su IT*R
Ci piace rifar le cose
Che altro tu vuoi di più?

Koris ha cercato di argomentare che per continuare a vivere fra le scartoffie sarebbe il caso che le si ritagliasse almeno un piccolo scantinato per fare fisica. Anche piccolo piccolo. Anche un rivelatore di raggi X di cui ci frega il giusto nulla. E invece no.

“We are not here to do fancy physics” (lett.)

E anche la sua ultima speranza di poter tenere per sé un po’ di fisica fu distrutta. Koris stava singhiozzando nel suo angolo recondito, quando è stata raggiunta dalla tentazione. Solo che non era un paio di murene, era una mail.

Siamo i rappresentanti di una persona molto importante. Qualcuno che può far avverare i tuoi sogni…

“Ursula (n.d.K.facciamo prima a chiamarla così)! Ma io non posso…!”

ursula

Perché io la gioia ti do…

Oh, poteva, poteva eccome, la povera piccola e sperduta Koris. Scoprì così che l’antro di Ursula non era nemmeno così distante. E forse nemmeno così terribile, a prima vista. Forse.

La cosa più strana è che sapeva già un sacco di cose su Koris, cosa che la ha un po’ spiazzata.

“La soluzione del tuo problema è semplice. L’unico modo per avere ciò che vuoi è tornare ad essere un fisico e smettere di foncer droit dans le mur (lett).”
“Io ci ho provato con Neutroni Porcelloni, e poi chi mi garantisce che tornerei ad essere un fisico?”
“Abbiamo tre acceleratori. Funzionanti”

In effetti questo argomento era inoppugnabile (come disse ‘theiu-la-murena subito dopo, “tu forse non sai come venderti, ma loro sanno come comprarti”, e con gli spiccioli, si direbbe). Koris, per quanto molto allettata perché non vedeva un vero acceleratore da troppissimo tempo, aveva qualche scrupolo morale.

“Ma se vengo a giocare coi vostri acceleratori, cosa dirà Capo Palpatine che lo mollo in braghe di tela e conta così tanto su di me?”
La vita è piena di scelte difficili, non te lo hanno detto?

La scelta in verità si rivelò alquanto più facile quando Capo Palpatine si fece vivo con nuovi file Excel da 2000 righe. Scartoffie contro acceleratori, come se ci fosse da riflettere a lungo. Ursula, del resto, non aveva dubbi.

“Allora, il patto è questo. Ti daremo da costruire un rivelatore di nucleoni ad alta energia per tre giorni. Sono stata chiara? Per tre giorni. E ora fai bene attenzione, è importante. Prima che il sole tramonti, il terzo giorno devi fare in modo che il tuo rivelatore funzioni. Se lo farà, potresti restare un fisico per tutta la vita. Ma se non lo farà… tornerai ad annegare fra le scartoffie.”

In realtà il cammino è stato un pelo tortuoso, ma ormai Koris annegata nella sua routine quotidiana era cotta e fritta. Dopo sei mesi di attese, qualche dubbio, parecchia disperazione, ha preso la sua decisione.

signing

Visione artistica di Koris in queste ultime ore mentre sigilla il suo destino.

E ora, canta!

P.S. Per quanto il post possa risultare un tantino criptico, il messaggio che si vuole far passare in soldoni è questo: Koris ha ricevuto una proposta, la ha accettata e ora alza le vele. Più dettagli nel seguito.

Il principio di indeterminazione di Sticazzenberg

Quel capoccione di Heisenberg ci insegnò che per gli oggetti quantistici c’è un limite con cui si può conoscere, allo stesso tempo, la posizione di una particella e la sua velocità (quantità di moto per i puristi). Per un oggetto quantistico, eh. Particelline, fotoni, minchioni, neutrini e roba del genere.

Ora, per quanto piccoletta sia Koris, non supera i limiti dell’oggetto quantistico. O meglio, è ancora da dimostrare il Koris-dualismo onda-particella. Passare da una fenditura e dall’altra. Saltapicchiare fra i livelli energetici quantizzati. Roba del genere da fisici del tardo XIX secolo e inizi del XX.

Insomma, Koris è dov’è nell’istante in cui c’è, senza ambiguità possibile. Siccome pensa di essere un umano affidabile, di soltio Koris è dove dice di essere. E tiene fede alla parola data.

Sapendo che le probabilità di tornare dal soccorso speleo in uno stato pietoso erano piuttosto alte, a fine aprile Koris aveva detto a Capo Palpatine che avrebbe preso un lunedì di ferie. Un giorno dei suoi quasi 70 giorni di ferie arretrati. Un giorno che le spetta e basta. Chiesto, dichiarato e convalidato, tutto alla luce del sole. Riportato anche sulla santissima agenda condivisa. Palpatine era stato abbastanza accondiscendente.

“Sì, sì, non c’è problema, guarda, metto anche una linea rosa sul mio calendario, così so che non ci sei.”

Come da accordi, Koris lunedì è stata a smaltire lo speleo-hangover, guardando il finale di “Game of Thrones” (che voleva farci un post, ma boh) e facendo poche cose utili.

Ieri era qui, sul pezzo, fra i Neutroni Porcelloni. Nessuno la ha cercata, quindi si è limitata a sbrogliare le sue faccende e andare a casa alla fine delle sue ore. Mica può esserci sempre un accollo, no?

Stamattina Koris si è trovata una mail nottura di Palpatine che diceva, in una grammatica claudicante: “perché non c’eri lunedì e martedì? Non ti ho visto nei corridoi, quindi non c’eri! Oggi hai intenzione di venire o devo annullare la riunione?”

Prima reazione: sbattere per terra tutto ciò che si trova sulla scrivania, scrivere sul muro “fuck you” con la cacca come i macachi dello zoo di Berlino e andarsene a fare una passeggiata ovunque, anche sui brordi di una discarica radioattiva.

Seconda reazione: sciorinare la configurazione elettronica del nettunio (93 livelli), ripetere tre volte la Sutra del Loto Compostato e rispondere a Palpatine che sì, lunedì era in ferie come annunciato, ma che martedì Koris era ben presente, solo che nessuno l’aveva reclamata.

Risposta: “Ah. Allora prepara i meeting per quando viene il tizio di Barcellona. E per la permanenza di CuloGiappo a luglio”.

A questo punto qualcosa dentro Koris si è spezzato, si è messo a urlare e ha iniziato a sgomitare per uscire. Questo qualcosa era un pontentissimo vaffanculo generato dall’implosione dei metaforici testicoli, ormai collassati su se stessi lasciando due pulsar emettenti solo “fottiti” ad intervalli regolari. Questo per due ragioni, come i metaforici testicoli.

Uno: dopo aver accusato ingiustamente qualcuno di non essere al suo posto, quanto meno ti scusi. Anche se sei Fonzie (e mica Lady Violet di Downton Abbey). Una cazzo di parola di scusa fa la differenza, ogni tanto. Ci fissiamo sui dettagli? Che ci frega che tanto ci pagano lo stesso? E allora boh, facciamoci passare anche sui piedi con la macchina e mangiare il sushi sulla schiena, tanto ci pagano.

Due: basta con sti cazzo di meeting. BASTA. Koris non ha preso il dottorato per spulciare le agende altrui. BASTA. Altro che istinti violenti, altro che “Dracarys” a cazzo, altro che napalm a vista. Se Koris serve solo a quello allotra altro che starsene a casa.

Koris a questo punto potrebbe ammettere di avere un grosso problema di gestione della rabbia per la giornata odierna. Potrebbe incazzarsi tantissimo, o anche no. È il principio di indeterminazione di Sticazzenberg: Koris potrebbe essere furente o meno. Il problema è che se qualcuno prova a sondare il Koris-status, lo perturba e il minimo che può succedere è una cazziata da manuale.

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