Archivi categoria: in physics we trust

Metto la virgola e aggiungo uno zero

Una vita da Medrano,
Che nel circo faccio il nano,
E all’altezza dei calzoni
Guardo tutti nei c…

Ahem, qualcosa del genere.
Koris si sta domandando se in tutto ciò non ci sia un errore primigenio, una sorta di peccato originale. Per esempio, Koris potrebbe aver sbagliato tutto nella sua vita (tanto per cambiare), quando verso i 15-16 anni ha deciso che avrebbe studiato roba inerente alla fisica. Forse avrebbe dovuto restare sulla via maestra battuta e decisa anni prima di studiare storia. Probabilmente non avrebbe mai incontrato il compagno Faithful, noto provocatore di Koris-cazzimma a livelli elevatissimi, e nemmeno la banda della Balda, del Prussiano, di Bazilla e di tutto lo zoo accademico fino al Replicante, che ha progressivamente smontato la Koris-autostima come pezzi di Lego. Studiando storia Koris si sarebbe posta molti meno problemi. Ora probabilmente sarebbe a friggere da McDonald’s o a fare la supplente di geografia alle medie nella migliore delle ipotesi, ma forse si sarebbe goduta la giovinezza. Ma la storia non si fa a sliding doors e questa non è la linea temporale di Koris-friggitrice.
Fin qui, riflessioni di Koris alle tre di notte mentre pensa che l’ottavo libro di “Wheel of Time” sarebbe veramente bello, se Roberto Jordan non avesse riempito pagine e pagine di stereotipi con donne gelose e uomini che non capiscono. E mentre pensa anche che si è dimenticata di lavare la pentola del brodo dopo il risotto. Koris pensa troppe cose assieme, it is known.
La giornata di ieri è stata una sorta di divisione in colonna con resto periodico. Ad ogni punto che fioccava in coda alla to-do-list, Koris si diceva “metto la virgola e aggiungo uno zero”. Non che voglia dire qualcosa al di fuori delle scuole elementari (e probabilmente solo alle scuole elementari di più di vent’anni fa, #VecchiaiaModeON), ma le vie delle Koris-sinapsi sono imperscrutabili e probabilmente non portano a Roma. O forse a una versione di Roma dopo il passaggio dei Vandali di Genserico.
Che s’era detto a proposito dello studiare storia?
In questi giorni ‘thieu è raffreddato e, con tutto il bene che Koris gli vuole, sembra di dormire accanto a una motosega. Certo, sempre meglio dell’asma del SonnoDellaRagione, che faceva tanto finale della “Traviata” e qui né Verdi né la tisi ci sono mai piaciuti. Però insomma, un fagottista che russa è capace di andare avanti a basso continuo tutta la notte. Per cui Koris si mette a leggere “Wheel of Time”, per cui si incazza, per cui pensa di aver sbagliato tutto nella vita. Poi verso le tre si addormenta e sogna di incazzarsi ancora di più.
Qualcuno deve spiegare al team di Neutroni Porcelloni che ci sono dei limiti al Koris-multitasking e qui limiti potrebbero essere stati raggiunti. Ok, i limiti sono fatti per essere superati, ma ci sono dei limiti ai limiti da superare. Anche con de L’Hopital. Insomma, limite di Koris per tasks che tendono all’infinito dà Koris che tende a zero. Detta con Stephen King, all work and no play makes Koris a dull girl. Se poi alle 17 di lunedì ti comunicano di partecipare a un meeting dalle 8 alle 18 dell’indomani e di mercoledì, il che ti assicura di partire di casa prima delle 7 e di tornarvi dopo le 19… beh, il suicidio in molteplice forma comincia ad avere un certo appeal.
Ma no, c’è ancora tanta speleo da fare. E ci hanno promesso di visitare prima gli Scogli Neri, poi il Gouffre Géant de Cabrespine. Dobbiamo sopravvivere. Sempre mettendo la virgola e aggiungendo uno zero nella divisione periodica.

Annunci

Un, due, tre… fuffa!

Siamo al mercoledì di una settimana complicata e la fuffaggine ha preso il sopravvento. Dicasi fuffaggine la tendenza a non avere tendenze. La fuffa procede per effetto valanga e si aggrega come gli spilli su un magnete. Il magnete di solito è Koris.
Secondo il Koris-calendario su questa settimana si poteva benissimo fare una croce, causa meeting numero uno lunedì-martedì e meeting numero due giovedì-venerdì. Partecipazione obbligatoria, birba a chi manca, muoversi. Inscatolate la vita lavorativa per una settimana e prendete appunti.
Koris ha passato il lunedì con l’espressione tipica della Madonna dei Sette Dolori chiedendosi che cosa avesse mai fatto a una divintà superiore per meritarsi quel supplizio. Una retrospettiva della sua passata attività moral-religiosa ha fatto comprendre che in effetti sì, Koris ha peccato abbastanza per vedere presentazioni di gente che fa analisi dimenticandosi pezzi e se glielo fai notare si incazza ancora. Perché sono ricercatori, loro. Ce l’hanno grosso -l’elenco delle pubblicazioni-, loro. Koris si è fatta un sacco di domande, la risposta era dentro di lei epperò è sbajata.
Il martedì Koris ha deciso di rompere col suo basso profilo facendo notare che se volevano davvero mettere delle sorgenti radioattive di tale potenza a zonzo, avrebbero dovuto fare i conti minimo minimo col Dipartimento della Difesa, che sarebbe stato capacissimo di incazzarsi come una biscia. Le è stato risposto che dipende dalle circostanze. Bisogna contestualizzare. Non sapevo che il plutonio fosse minorenne, signor giudice.
Vabbé, lo scopo del meeting è diventato sopravvivere al meeting.
Stamattina Koris si è trovata tre mail di cui: una pertinete, la seconda uguale alla prima inoltrata, la terza aveva tutto scritto nell’oggeto mail. Avendo Koris dormito tre ore stanotte, ci vuole poco per farle perdere la pazienza. Anzi, forse la pazienza giace già agli oggetti smarriti da ieri sera.
Koris è andata dal Capo per cercare di fare chiarezza sulla questione.
“Ho una conf call coi Cinesi fra tre minuti”
“Punto uno: ho risposto alla mail pertinente del Gilgamesh dei rifiuti radioattivi (n.d.K. se vi pettinate come gli Assiri, Koris non può non affibbiarvi il nickname che meritate)”
“Di già?”
“Gli ho solo dato dei suggerimenti su come penso che dovrebbe aggiornare il documento”
“E non puoi aggiornarlo tu?”
“Andrà sicuramente a finire così, ma nel mentre non voglio insegnargli a fare il suo lavoro.”
“Va bene. E poi?”
“Ho scritto al team Indiano, ma risponderanno come al solito alla prossima reincarnazione”
“Normale. Poi?”
“Il servizio informatico, interpellato la settimana scorsa per installare il detto-programma, fa rotolare balle di fieno” (n.d.K. no, geek-Koris non avrebbe nessun bisogno del servizio informatico per installare roba, non foss’altro che costoro detengono gelosamente la password di amministratore come Gollum col tessssssssoro)
“Ma ne abbiamo bisogno! Non li hai ricontattati?”
“Gli ultimi due giorni ero al meeting dei Sette Dolori, li posso ricontattare oggi, ma se mi dicono che lo vogliono fare domani c’è l’altro meeting, non posso starci dietro”
“Non venire al meeting”
“E chi prende gli appunti?”
“Vedremo, vedremo. Dobbiamo chiudere questa storia”
La vita è bella perché è (a)varia(ta). Fra un contrordine e l’altro.

Il mio robot speciale

Nel 2010 piombò a casa dei Maiores un Roomba, il robot pulitore. Il Roomba, più che come aspirapolvere robotico, deve la sua fama ai video sui YouTube in cui è impiegato come trasportatore per gatti. Poi magari pulisce anche, ma sopratttutto trasporta gatti. Viste le dimensioni e il peso specifico di Spin, qualora il felino avesse mai pensato di salirvi sopra, il malcapitato robot si sarebbe trasformato in una focaccetta di plastica e silicio. Quanto al suo impiego primario, a casa dei Maiores niente può competere con la pulizia dell’Ampero-Robot (ovvero l’Amperodattilo istesso).
Fu così che Roomba fu impacchettato e relegato in cantina fino a data da destinarsi.
Un anno fa Koris, noto angelo caduto del focolare e nonché paladina delle pulizie sommarie, ricordò l’esistenza di Roomba e, vista la sua virtute nei lavori domestici, pensò bene di richiederlo se nessuno lo impiegava.
“Come vuoi, ma è rotto”
Koris lo recuperò lo stesso. Trasportato sulle sponde della Provenza e spacchettato, Roomba si accese, si guardò attorno e urlò al mondo il suo disappunto sotto forma di:
“Errore di carica: 3!”
Koris, esperta di turbe mentale di apparecchi informatici capricciosi, si armò di cacciavite e aprì il robot. Ivi scoperse che la batteria era ossidata, probabilmente a causa del disuso prolungato. ‘thieu, voltmetro alla mano, confermò la teoria.
Venne comprata una nuova batteria compatibile e una volta inserita Roomba fu di nuovo un robot felice, zampettante e pulente.
Per una sera.
Al secondo tentativo, la batteria era scarica. Koris fece per mettere Roomba sulla sua base quando il robot incontrò nuovamente il male di vivere.
“Errore di carica: 3!”
Forse è la base che non va. Il voltmetro disse che la tensione era buona.
Forse è il trasformatore che non va. Il voltemtro disse che anche il trasformatore era in buona salute.
Si decise di spostare Roomba a casa di ‘thieu, ove vi sono tutti gli strumenti per l’elettronico che non deve chiedere mai, e formulare un verdetto sulla sorte del robot: riparazione casalinga o discarica, visto che a sette anni dall’acquisto di garanzia manco a parlarne.
In un pomeriggio di particolare noia, ‘thieu ha smontato motori e schede elettroniche, con dialoghi di questo calibro:
“Errore di carica: 3!”
“Tua madre in bermuda, stronzo!” (n.d.K. pare che fra i Parigi la locuzione sia particolarmente offensiva)
Insomma, la tanto temuta guerra dei robot di Asimov sarebbe ancora molto lontana dall’avverarsi. Da questi suoi scambi filosofici ‘thieu arrivò a un aut-aut: o la batteria si è nuovamente fusa, oppure c’è un errore nel circuito di carica, ma in questo caso servono le specifiche della scheda madre per sapere quali transistor bisogna cambiare.
Caricata la batteria con un alimentatore stabilizzato gentilmente prestato dall’università, si è arrivati alla conclusione che sono i mosfet del circuito di carica. Koris, che non è esattamente un genio in microelettronica, non era sicura si avere il coraggio di cambiare transistor (“ah, signorina, e che facciamo, pistoliamo i mosfet?” pareva dire il mini-Bazilla sulla sua spalla). ‘thieu magari anche sì, ma forse era il caso di passare per metodi meno invasivi.
Volle che il caso che su e-Bay circolassero degli alimentatori esterni, forse rubati alle università, vai a sapere. Koris ne ha comprato uno, in modo da manlevare Rooba dall’usare il suo circuito mutilato.
Il robot è tornato fieramente alla vita venerdì sera. Essendo un robot semovente dotato, se non di volontà, almeno di un algoritmo di tracciamento, la prima cosa che ha fatto è stata fiondarsi nel cesso e uscirne con la guida del trekking nelle Bouches-du-Rhone. Visto che ora può muoversi, vuole visitare posti nuovi. ‘thieu e Koris hanno passato il venerdì sera ad inseguire Roomba e a fissarlo sbigottiti mentre il robot scorrazzava per casa. Koris si immaginava che il robot borbottasse fra sé “questa casa è così lurida che fra un po’ cammina da sola!” (cit. dal “Lamentationes pro domo mundanda”, Amperodattilo).
Forse la guerra dei robot è iniziata e la prima parte del loro piano è infiltrarsi fra gli umani, convincendoli di essere al loro servizio e minare il sistema dall’interno.

Settembrizzazione

E come in tutte le favole, alla fine arriva il Mistral e la temperatura crolla di dieci gradi. O forse erano le favole, era solo il normale ciclo dell’atmosfera. Koris pensava che l’arrivo dell’aria settembrina le conciliasse il sonno, e in effetti così è. Non fosse che le concilia il sonno sul fuso orario della Patagonia: alle dieci di sera svegli e scattanti, il resto della giornata a GMT+1 una chiavica.
Al decimo giorno di “questa notte non dormire”, si aspettano visioni mistiche di tapiri alieni. In mancanza di benedizioni da parte di Yog Sothot e risotti ai funghi di Yuggoth, Koris cerca di sopravvivere col sonno al minimo sindacale. Orso, colpito dalla stessa nemesi familiare da parte di Morfeo, propone di fare una sorta di rituale della dormita, in modo da essere cullati dalla routine. Solo che se Koris si mette a fare un rituale minimo minimo esce Chtulhu e poi hai voglia a dormire con un Grande Antico in camera.
Cose che succedono nel frattempo: il CCC, oltre a spannocchiarlo a Koris, lo ha spannocchiato anche al Capo. Quindi il Capo scrive a Koris la domenica sera, nel panico. Koris si fa trovare già con le chiappe parate, ma non abbastanza per evitare consegne lampo. Koris si odia e odia anche l’universo conosciuto quando succedono queste cose.
Vista l’insonnia di cui sopra, Koris vive nella perenne paranoia di addormentarsi in macchina. Onde evitare di spiaccificolarsi mentre guida nel regno dei sogni, Koris usa l’arma definitiva: la discografia dei Rhapsody of Fire. Non puoi addormentarti mentre stai sbraitando “For the kiiiiiing, for laaaaaaaaand, for the mountaaaaaaain, for the greeeeeeen valleys where dragons fly!” all’uscita di Aix-en-Provence. E nella solitudine del tuo abitacolo, nessuno può sentirti stonare.
Vita sociale poca ma buona. Giocare a “Once upon a time” dopo quindici anni e in un’altra lingua è divertente lo stesso. Tuttavia, la mancanza del sadismo del Goblin Zoppo si fa sentire. Non ci sono più le navi che galleggiano negli stagni onde evitare di pronunciare la parola “mare”.
Koris ha scoperto l’esistenza di una teoria secondo cui sarebbe possibile la fusione nucleare fredda, ma con atomi dotati di muoni anziché di elettroni. Dal momento dell’agghiacciante scoperta, se ne va in giro ripetendo “la gente non sta bene!”. Vedi come sopra sui ciclisti in autostrada sulla corsia di emergenza perché “si fa prima”.
Insomma, settembre è arrivato, l’autunno si fa sentire clacsonando e sorpassando sulla destra, Koris ha ampi margini di miglioramento.

Insofferenza da rientro

Verrà l’inverno e si potranno tenere le finestre. E, si spera, una parte di coglionazzi in moto lascerà le due ruote casinare e rumorissime per… ritirarsi nelle fogne, per esempio.
Koris ha l’insofferenza da rientro.
Oggi non ha fatto in tempo a bearsi del coglionazzo in Suv che sorpassava sulla corsia d’uscita, che un vecchietto in rumenta a rotelle le ha bruciato uno stop davanti al naso. Piccole inciviltà che generano piccoli dolori da niente, che si impilano a fine giornata.
Koris si stava domandando se si potesse fare una carta Magic, la creatura leggendaria “Stronzo col SUV”. Costa un botto e ha travolgere, alla fine del turno paga due mana incolori per il suo mantenimento. Fine del Koris-momento nerd.
Koris oggi avrebbe volentieri sbudellato il dottorando Santuzzo per troppa entropia creatasi. Ha deciso di evitare ogni contatto con l’individuo dottorando onde non incorrere in tentazioni da Bazilla e/o da Replicante. Fanno sempre male alla salute, anche dopo anni. Secoli. Millenni.
Ci sono domande che vorrebbero delle risposte. Che non sono dentro di voi, ma sono comunque sbajate.
C’è l’editing che va a rilento, e se ricominciamo a riscrivere le cose allora andiamo indietro come i gamberi. Ci sarebbe anche da chiedere la parte finale della peer review all’Orso, ma Koris non è sicura di volerlo sapere.
Ci vorrebbe molto più gelato al cioccolato per cercare di sopravvivere a questa fine estate.

Meno tre e l’orrore

Meno tre massacranti giorni all’agognato campo speleo sperduto fra i monti. Koris ormai adotta lo stesso look di Samara/Sadako di “The Ring”, in particolare il lei non dorme mai, fa incubi che Freddy Kruger non oserebbe mai proporre nemmeno ad un pubblico adulto e perde talmente tanti capelli da lasciare intere parrucche in giro che pare di vivere in “Exte” (questa è solo per un pubblico di amanti del trash nipponico). Infatti l’aspirapolvere si è pacificamente suicidato.
Ieri notte un vicino sconosciuto doveva essere in preda alla fame chimica e ha fritto l’universo interno. Alle narici di Koris insonne è arrivato soprattutto l’odore di olio bruciato, non esattamente annoverabile fra le fragranze per profumare le camere. Il quadro è stato completato dal condizionatore di un altro vicino che ha risuonato una sorta di suo “ohm” universale alla frequenza giusta per trapanare i timpani. Koris ha deciso che l’unica soluzione è nuclearizzare il quartiere: i resti vetrificati non fanno più alcun rumore.
Koris stamattina dovrebbe fare una classificazione degli equipaggiamenti sottoposti a pressione e l’unica cosa che le viene in mente tale compito è canticchiare “Under pressure“. Solo che forse la sua performance come sostituta di Freddie Mercury potrebbe non essere apprezzata, ma solo perché non ha i baffi.
Orso ha fatto la peer review del secondo tomo delle Koris-scrittura. Koris, essendo una persona ragionevole ed equilibrata, oscilla fra il depresso e l’esaltato. Poi magari le passa.
O forse no, visto che Koris sta canticchiando la sigla delle tartarughe ninja per tenersi sveglia. Si accettano scommesse sul se Koris arriverà viva o meno a vedere “Erismena” mercoledì sera.

Campanga di sensibilizzazione all’abbandono del dottorando

È estate, la stagione in cui gli animaletti domestici che normalmente trotterellano attorno ai padroni diventano una palla al piede. C’è chi abbandona il cane in autostrada, chi apre la porta di casa al gatto per filarsela alla chitecella, lasciandolo gironzolare senza meta.
Anche i relatori/supervisors/directeurs de thèse se ne vanno in vacanza e abbandonano i loro dottorandi. I quali si comportano a metà fra cani e gatti: si aggirano con lo sguardo perso di chi non ha più niente nella vita, alla ricerca di chi può dare loro una ciotola di accademici croccantini per accollarsi definitivamente.
Santuzzo Panda, il dottorando di questo cortile, è stato abbandonato tempo fa dal suo relatore ufficiale e da qualche settimana anche dal suo correlatore. Santuzzo vaga disperato per i corridoi perché a settembre vuole andare a una conferenza, ma nessuno gli dà udienza. Santuzzo sta attraversando la parte esitva del suo personale inferno dottorale.
Solo che nel suo vagabondare ha incontrato Koris. E, come un animaletto senza padrone, ha iniziato a seguirla a casa.
Koris, avendo un background da bestiola dottoranda abbandonata, è particolarmente sensibile al fenomeno e reagisce come una dodicenne qualsiasi:
“Era tanto triste, tutto solo… possiamo tenerlo?”
“Se vuoi tenerlo te ne occupi tu. Guarda che un dottorando è un impegno, non è un giocattolo”
“Non c’è problema! Penserò a tutto io!”
Solo che fra il dire e il fare c’è di mezzo il mare. Un mare di stupidaggini che faceva anche Koris quando era PhD-Koris, ma di cui si è ovviamente dimenticata con la vecchiaia.
Mercoledì pomeriggio Santuzzo si è presentato in ufficio pigolando.
“Ti ho mandato una mail, perché c’è un picco che non dovrebbe esserci?”
Koris era in tutt’altre faccende affaccendata, la mail era stata mandata cinque nanosecondi prima, nessuno l’aveva vista e Koris non aveva la minima idea di che razza di picco si stesse parlando. Per un attimo ha pensato che era così occupata che poteva rispondere come Roy Batty il Replicante quattro anni fa. Ovvero, a scelta: “sparisci, ho da fare” oppure “non è un mio problema”. Ma il Koris-cuore, benché stantio, non è di ghiaccio e tanto meno di circuiti stampati. E poi non si risponde male a un dottorando abbandonato.
Koris ha quindi mollato quello che stava facendo per guardare il grafico in allegato alla mail. C’era in effetti una gobba dove non avrebbe dovuto esserci.
“Ci sarà un errore da qualche parte”
“Sì, ma dove?!”
“In che senso dove?”
“Nelle tue simulazioni o nel mio modello?”
A questo punto Koris si immagina un mini-Bazilla, con barba e corna, che si arrampica sulla Koris-spalla e si mette a saltellare dimenando un forcone.
“Al DAMS! Gli studenti sono approssimativi e si sbagliano sempre! Digli di andare a rincontrollare i suoi conti. O cominci a amputare qualche arto…”
(Nota di colore: si mormorava nei corridoi dell’università di Boulogne che invece Bazilla come relatore fosse un adorabile buontempone, diversissimo dall’iracondo professore che si mostrava in aula)
Tuttavia l’approccio Bazilla funzionava bene quando Koris insegnava. Koris è anche eminentemente affetta dalla sindrome dell’impostore a un livello piuttosto acuto. Koris non se l’è sentita di dire a Santuzzo che era colpa sua.
“Facciamo che rivediamo entrambi tutto e ne parliamo”
Koris ha passato il resto della serata oppressa dal dubbio esistenziale, chiedendosi se si stesse dimenticando parti essenziali della Bethe-Bloch, che in fondo l’esame della Salamella chi minchia se lo ricorda più, che sono troppo vecchia per queste cose. Da lì a naufragare in un mare di inadeguatezza fisica, il passo è stato breve. Ripetere in loop per tutta la notte “i Maiores me lo dicevano che dovevo fare lettere e non fisica”, prego.
Stamttina Santuzzo manda una mail a un’ora in cui solo un dottorato in preda a crisi mistiche può vegliare.
“Avevo fatto un errore in un integrale! Ecco il grafico corretto”
Il grafico corretto aveva dei marker a fiorellini. Se Koris avesse inviato al Replicante un grafico del genere, le andava bene se rispondeva come il sergente maggiore Hartmann. Il mini-Bazilla sulla spalla ha pungolato Koris con il forcone.
“Allora, signorinah, la vogliamo smettere di pistolare coi sensi di colpa? Sono gli studenti che sbagliano. SEMPRE!”
Nel mentre Santuzzo, da cucciolo felice, si è precipitato di nuovo in ufficio da Koris dicendo “facciamo altre millemilioni di simulazioni! Facciamo tutto!”. Koris ha dovuto ridimensionare i suoi sogni di gloria accademica in nome del tempo di calcolo a disposizione. Santuzzo nel mentre si è fatto rassicurare sul “ma secondo te ce la faccio a discutere fra un anno? Ma secondo te mi accettano l’articolo? Ma secondo te il mio relatore mi odia?”. Perché se quattro anni fa ci fosse stato qualcuno a rassicurare PhD-Koris nell’abbandono estivo, forse la storia sarebbe andata diversamente.
Comunque, forse Koris non è emotivamente pronta ad essere assunta nell’aurea sfera dei relatori. Almeno finché non imparerà a dare retta al mini-Bazilla. Ma fra cinque giorni Koris parte, non senza aver instradato Santuzzo su cosa fare durante la sua assenza. Perché in sé il dottorando non è cattivo: il bastardo sei tu che lo abbandoni!

P.S. Post dedicato a Celia, a Sangue di Porco e a tutte le (ormai ex) dottorande-Pokémon che si sono aggirate da queste parti. E anche all’Orso che c’è dentro fino al collo.

P.P.S. Nessun dottorando è stato maltrattato per la stesura di questo post.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: