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Avec ta bite et ton couteau

In francese esiste una colorita espressione, non esattamente per educande, per indicare un compito da svolgere senza avere i mezzi necessari: avec ta bite et ton couteau, tradotto in lingua italica “col tuo pisello e col tuo coltello” (che fa pure rima). L’espressione piace moltissimo agli speleologi, noti esseri abituati ad arrangiarsi con poco e, soprattutto, amanti della volgarità gratuita. Nonché forniti di coltello, mentre per l’altro utensile la dotazione non è così scontata.

Tuttavia l’espressione è abbastanza versatile per applicarsi anche a quel delirio di Neutroni Porcelloni. Del resto perché stanziare dei fondi quando puoi risparmiare su… tutto, e lasciare che la gente si arrangi con nulla? Eh, la gerarchia è più felice se non spendi.

Nonostante sia a -41 giorni dalla grande fuga finale, Koris è tutt’altro che libera dalle minchiate dell’ultimo minuto. Ieri le è piombata in ufficio un tizio che non vedeva da aprile e con cui pensava di non avere più alcun contatto perché Capo Palpatine aveva deciso che quella simulazione non s’aveva da fare.

“Ehi, ma tu hai fatto le simulazioni per il rivelatore a raggi X!”
“Ahem, no. Capo Palpatine mi ha detto di lasciare perdere e io ho obbedito, anche se lui credeva di no”
“Quindi hai fatto i conti per i danni da riscaldamento nucleare!”
“No, avevo iniziato giusto a calcolare i flussi e con un livello super semplificato…”
“Però puoi farlo!”
“Aridajela, NO. Non ho nemmeno il modello completo, non ha nessun senso che lo faccia su…”
“Ti mando il modello del CAD!”
“Inutile, non posso aprire i modelli CAD!”
“Vabbè, in qualche modo farai, abbiamo bisogno di quei risultati, se l’unica che può farlo quindi lo fai tu.”

Qui la gente ha la tendenza a non capire la risposta “no”. Se sia un problema di ego o di accettazione del rifiuto è ancora un mistero.

Koris ha scoperto che il suo computer non ha più un editor di testo decente (ovvero qualunque cosa non sia Notepad) e se chiede al servizio informatico di installarglielo, per quella data sarà già migrata ad altri lidi. Inoltre, sul cluster di calcolo mancano le sezioni d’urto di gran parte dei materiali, quindi impossibile far girare le simulazioni lì. Senza contare che è in panne a giorni alterni.

Koris sta quindi cercando di codare roba sul suo laptop di emergenza, chiamato LoSmilzo per le sue ridotte dimensioni e quindi ridottissima potenza. LoSmilzo ha un potentissimo giga di RAM e una ventola ridicolissima che gli fa raggiungere temperature prossime alla fusione nucleare (ecco,lui sì che ce la può fare). Ieri la CPU aveva una temperatura fissa di 80 gradi. Ma tant’è, questi sono i mezzi (non) messi a disposizione.

Quindi Koris è, come al solito, costretta ad arrangiarsi avec sa bite et son couteau. E può contare solo sul coltello.

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Sirenetta Koris e Ursula

C’era una volta, nemmeno troppo tempo fa, un fisico di nome Koris che si sentiva un pesce fuor d’acqua annegato fra le scartoffie. Però non aveva mai perso la speranza di poter tornare a fare parte di quel mondo, perché in fondo in fondo la sindorme di Stoccolma è proprio una brutta cosa.

Quando si lamentava del suo voler tornare a respirare in superficie, Koris riceveva risposte poco incoraggianti sul suo futuro.

“Koris, ascolta: il mondo della fisica è un pasticcio, la vita fra le scartoffie è meglio di ogni cosa abbiano lassù!”

E per cercare di convincerla a continuare fra le scartoffie, risuonava ovunque la solita tiritera:

I gamma del tuo vicino
Ti sembran più belli sai,
Vorresti andar via da IT*R
Ma non sai che sbaglio fai
Se poi mi scrivessi il paper
Vedresti che qui su IT*R
Ci piace rifar le cose
Che altro tu vuoi di più?

Koris ha cercato di argomentare che per continuare a vivere fra le scartoffie sarebbe il caso che le si ritagliasse almeno un piccolo scantinato per fare fisica. Anche piccolo piccolo. Anche un rivelatore di raggi X di cui ci frega il giusto nulla. E invece no.

“We are not here to do fancy physics” (lett.)

E anche la sua ultima speranza di poter tenere per sé un po’ di fisica fu distrutta. Koris stava singhiozzando nel suo angolo recondito, quando è stata raggiunta dalla tentazione. Solo che non era un paio di murene, era una mail.

Siamo i rappresentanti di una persona molto importante. Qualcuno che può far avverare i tuoi sogni…

“Ursula (n.d.K.facciamo prima a chiamarla così)! Ma io non posso…!”

ursula

Perché io la gioia ti do…

Oh, poteva, poteva eccome, la povera piccola e sperduta Koris. Scoprì così che l’antro di Ursula non era nemmeno così distante. E forse nemmeno così terribile, a prima vista. Forse.

La cosa più strana è che sapeva già un sacco di cose su Koris, cosa che la ha un po’ spiazzata.

“La soluzione del tuo problema è semplice. L’unico modo per avere ciò che vuoi è tornare ad essere un fisico e smettere di foncer droit dans le mur (lett).”
“Io ci ho provato con Neutroni Porcelloni, e poi chi mi garantisce che tornerei ad essere un fisico?”
“Abbiamo tre acceleratori. Funzionanti”

In effetti questo argomento era inoppugnabile (come disse ‘theiu-la-murena subito dopo, “tu forse non sai come venderti, ma loro sanno come comprarti”, e con gli spiccioli, si direbbe). Koris, per quanto molto allettata perché non vedeva un vero acceleratore da troppissimo tempo, aveva qualche scrupolo morale.

“Ma se vengo a giocare coi vostri acceleratori, cosa dirà Capo Palpatine che lo mollo in braghe di tela e conta così tanto su di me?”
La vita è piena di scelte difficili, non te lo hanno detto?

La scelta in verità si rivelò alquanto più facile quando Capo Palpatine si fece vivo con nuovi file Excel da 2000 righe. Scartoffie contro acceleratori, come se ci fosse da riflettere a lungo. Ursula, del resto, non aveva dubbi.

“Allora, il patto è questo. Ti daremo da costruire un rivelatore di nucleoni ad alta energia per tre giorni. Sono stata chiara? Per tre giorni. E ora fai bene attenzione, è importante. Prima che il sole tramonti, il terzo giorno devi fare in modo che il tuo rivelatore funzioni. Se lo farà, potresti restare un fisico per tutta la vita. Ma se non lo farà… tornerai ad annegare fra le scartoffie.”

In realtà il cammino è stato un pelo tortuoso, ma ormai Koris annegata nella sua routine quotidiana era cotta e fritta. Dopo sei mesi di attese, qualche dubbio, parecchia disperazione, ha preso la sua decisione.

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Visione artistica di Koris in queste ultime ore mentre sigilla il suo destino.

E ora, canta!

P.S. Per quanto il post possa risultare un tantino criptico, il messaggio che si vuole far passare in soldoni è questo: Koris ha ricevuto una proposta, la ha accettata e ora alza le vele. Più dettagli nel seguito.

Il principio di indeterminazione di Sticazzenberg

Quel capoccione di Heisenberg ci insegnò che per gli oggetti quantistici c’è un limite con cui si può conoscere, allo stesso tempo, la posizione di una particella e la sua velocità (quantità di moto per i puristi). Per un oggetto quantistico, eh. Particelline, fotoni, minchioni, neutrini e roba del genere.

Ora, per quanto piccoletta sia Koris, non supera i limiti dell’oggetto quantistico. O meglio, è ancora da dimostrare il Koris-dualismo onda-particella. Passare da una fenditura e dall’altra. Saltapicchiare fra i livelli energetici quantizzati. Roba del genere da fisici del tardo XIX secolo e inizi del XX.

Insomma, Koris è dov’è nell’istante in cui c’è, senza ambiguità possibile. Siccome pensa di essere un umano affidabile, di soltio Koris è dove dice di essere. E tiene fede alla parola data.

Sapendo che le probabilità di tornare dal soccorso speleo in uno stato pietoso erano piuttosto alte, a fine aprile Koris aveva detto a Capo Palpatine che avrebbe preso un lunedì di ferie. Un giorno dei suoi quasi 70 giorni di ferie arretrati. Un giorno che le spetta e basta. Chiesto, dichiarato e convalidato, tutto alla luce del sole. Riportato anche sulla santissima agenda condivisa. Palpatine era stato abbastanza accondiscendente.

“Sì, sì, non c’è problema, guarda, metto anche una linea rosa sul mio calendario, così so che non ci sei.”

Come da accordi, Koris lunedì è stata a smaltire lo speleo-hangover, guardando il finale di “Game of Thrones” (che voleva farci un post, ma boh) e facendo poche cose utili.

Ieri era qui, sul pezzo, fra i Neutroni Porcelloni. Nessuno la ha cercata, quindi si è limitata a sbrogliare le sue faccende e andare a casa alla fine delle sue ore. Mica può esserci sempre un accollo, no?

Stamattina Koris si è trovata una mail nottura di Palpatine che diceva, in una grammatica claudicante: “perché non c’eri lunedì e martedì? Non ti ho visto nei corridoi, quindi non c’eri! Oggi hai intenzione di venire o devo annullare la riunione?”

Prima reazione: sbattere per terra tutto ciò che si trova sulla scrivania, scrivere sul muro “fuck you” con la cacca come i macachi dello zoo di Berlino e andarsene a fare una passeggiata ovunque, anche sui brordi di una discarica radioattiva.

Seconda reazione: sciorinare la configurazione elettronica del nettunio (93 livelli), ripetere tre volte la Sutra del Loto Compostato e rispondere a Palpatine che sì, lunedì era in ferie come annunciato, ma che martedì Koris era ben presente, solo che nessuno l’aveva reclamata.

Risposta: “Ah. Allora prepara i meeting per quando viene il tizio di Barcellona. E per la permanenza di CuloGiappo a luglio”.

A questo punto qualcosa dentro Koris si è spezzato, si è messo a urlare e ha iniziato a sgomitare per uscire. Questo qualcosa era un pontentissimo vaffanculo generato dall’implosione dei metaforici testicoli, ormai collassati su se stessi lasciando due pulsar emettenti solo “fottiti” ad intervalli regolari. Questo per due ragioni, come i metaforici testicoli.

Uno: dopo aver accusato ingiustamente qualcuno di non essere al suo posto, quanto meno ti scusi. Anche se sei Fonzie (e mica Lady Violet di Downton Abbey). Una cazzo di parola di scusa fa la differenza, ogni tanto. Ci fissiamo sui dettagli? Che ci frega che tanto ci pagano lo stesso? E allora boh, facciamoci passare anche sui piedi con la macchina e mangiare il sushi sulla schiena, tanto ci pagano.

Due: basta con sti cazzo di meeting. BASTA. Koris non ha preso il dottorato per spulciare le agende altrui. BASTA. Altro che istinti violenti, altro che “Dracarys” a cazzo, altro che napalm a vista. Se Koris serve solo a quello allotra altro che starsene a casa.

Koris a questo punto potrebbe ammettere di avere un grosso problema di gestione della rabbia per la giornata odierna. Potrebbe incazzarsi tantissimo, o anche no. È il principio di indeterminazione di Sticazzenberg: Koris potrebbe essere furente o meno. Il problema è che se qualcuno prova a sondare il Koris-status, lo perturba e il minimo che può succedere è una cazziata da manuale.

Valvole, scartoffie e raggi cosmici

Dopo aver parlato di cose belle, torniamo alle solite. Perché Koris non è ancora ai livelli di G.R.R. Martin che passa le giornate a grattarsi la buzza (anziché scrivere “The Winds of Winter”, ma questa è un’altra storia e un altro post, forse) e le tocca lavorare.

Per qualche ragione che a Koris sfugge, le hanno appioppato da seguire tutte le runioni su valvole e tubi del cazzo. Koris ha fatto presente che non è un fottuto ingegnere, ma Capo Palpatine ha detto di vederla di più come un project management. Koris allora ha sorriso, ha fatto presente che non è un fottuto project manager e che di certo non ne ha lo stipendio. Che poi visto che qualunque iniziativa Koris possa prendere è sbagliata a priori, qui non si managgia proprio una fava. Quindi Koris si è ritrovata a fare la fottuta segretaria che fa tutti i resoconti delle riunioni su valvole e tubi del cazzo. Un dottorato in fisica per arrivare qui, bella performance.

Ah, no, organizza anche le riunioni. Nel senso che diventa automaticamente colpa di Koris se le persone fondamentalissime danno forfait all’ultimo. Koris, avresti dovuto saperlo. Anche se la riunione è alla due e tipo scrive “ops, non posso venire” all’una. Un po’ di preveggenza, su. Altrimenti tocca farti il mazzo per permetterti di sviluppare il tuo occhio interiore. Koris quindi passa a giocare a Tetris con le agende altrui per fissare data e ora di una riunione. Solo per sentirsi dire da Palpatine che quel giorno non c’è, solo che non scrive i suoi giorni d’assenza sull’agenda condivisa perché gli pesa il culo. Koris, però anche tu, un po’ di sforzo immaginativo, eddai. Così alla prossima riunione possiamo mettere come oggetto “Tiruleru! Urca urca! Chiromanzia! Previsioni del futuro!“. Tanto siamo lì.

Il MegaCapo ha avuto un’altra magnifica idea per bordellizzare le cose. Perché non cambiare sistema di gestione dei documenti? Tanto sono solo cinquantamila documenti in tutta la divisione, che sarà mai? Ah, cinquantamila non è un numero a cazzo, sono proprio cinquantamila. Ovviamente da fare prima di subito, lasciate tutto quello che state facendo e trasferite i documenti. Koris ha cercato di fargli capire che avendo una review da chiudere dal lontano 2017, magari prima si poteva chiudere la review e poi passare tutti i documenti nel nuovo sistema. Siccome sembrava fosse una cosa sensata, il MegaCapo ha rifiutato sdegnosamente la proposta.

Ma pare si faccia anche fisica, eh. Incredibile ma vero. Solo che siamo talmente poco abituati che non sappiamo più farla. Ci sono dei rivelatori da testare, rivelatori che quando installati (nel duemilamai) saranno legati ai sistemi di sicurezza della baracca. Quindi magari vanno testati bene. Uno studio in materia era stato fatto dieci anni fa (risate registrate) da gente che ci sa fare, la stima dei costi ammontava a circa otto case Koris scegliendo l’opzione più economica. Koris è andata a farlo presente a Palpatine.

“Per testare i rivelatori piccoli ci vorranno dei soldi, perché servono ore e ore di irraggiamento a una potenza imbarazzante in campi neutronici ultra stabili”
“Eh, ma non ce lo faranno fare se costa troppo”
“E allora incrociano le dita che i rivelatori funzionano”
“E se… usassimo i raggi cosmici?”
“Cioè in che senso?”
“Ma sì. Con un po’ di fortuna magari un buon dio ci manda uno sciame di neutroni dell’energia giusta…”
“Ahem…”
“Che c’è?”
“Ora ti spiego perché è una pessima idea in venticinque comodi punti”
“Ma i raggi cosmici sono gratis!”
“E ti sei mai chiesto perché?”

Cioè, perché mai non testare dispositivi di sicurezza con una sorgente sconosciuta di cui non sai nemmeno se arriva a terra? Se Koris avesse avuto dei buoni rapporti col Replicante, lo avrebbe chiamato per farsi una risata. Comunque dimostrato che l’idea non era proprio così geniale, Koris sperava di non sentirne più parlare.

E invece no, Palpatine è tornato alla carica, forse memore che gutta cavat lapidem. Solo che lo fa con la persona sbagliata.

“Io voglio un laboratorio per testare i rivelatori”
“Certo, Capo, te lo hanno testato a più riprese per i dieci anni precedenti, di sicuro te lo danno adesso”
“No, ma lo mettiamo dove tengono il materiale dall’altra parte del fiume!”
“Capo, quella zona non è nemmeno dichiarata installazione nucleare. Scordatelo proprio.”
“Ma usiamo sorgentine piccole piccole che possiamo portare in macchina, cerca che secondo me ne trovi una o due…”
“Non mi piace per nulla la piega che sta prendendo questa conversazione e comunque no, non è fattibile”
“Allora sai cosa possiamo usare?”
“No, cosa?”
“I raggi cosmici!”

Koris ci rinuncia ufficialmente. Intanto se qualcuno conosce un posto in cui fanno TSO a prezzi allettanti, è pregato di farsi avanti.

Un venerdì tredici di dieci anni fa

Dieci anni fa, il cielo sopra Boulogne era di un azzurro così azzurro che faceva quasi dimenticare di essere nelle nebbie di Avalon. E Koris aveva addosso un nervosismo raro. Qualche ore dopo, era sbronza, con una corona d’alloro in testa e addosso, sopra la camicia, una maglietta che diceva “Ci vuole un fisico bestiale”, col disegno del dottor Cortex.

Dieci anni fa, una vita o un lampo fa, Koris si laureava di triennale dopo aver passato i sei mesi precedenti a cristonare perché doveva laurearsi a ottobre e mannaggia a Bazilla e all’esame di microelettronica, che se ci fossimo ricordati cos’era l’anti-logica e come circola la corrente nei FET era fatta. Ora, a distanza di dieci anni, con le fosse debordanti del senno di poi, sarebbe cambiato qualcosa? Probabilmente no, ma all’epoca era una tragedia.

Koris era la prima volta che indossava una roba che assomigliava in maniera vaga a un tailleur e aveva una preoccupazione in particolare: non cadere dai due centimetri di tacco. Poi sì, c’era anche una tesi da discutere con Bazilla in commissione, ma sarebbe stato peggio finire a culo per terra durante la presentazione. All’epoca Koris aveva ancora parte di quella beata incoscienza per cui “non ho mai visto una discussione di laurea, ma che sarà mai”. Non che non fosse già control freak all’epoca, ma forse c’era ancora un residuo di sicurezza di sé. O forse all’epoca era giovane, vai a sapere.

Quel venerdì tredici, e fu meraviglioso laurearsi di venerdì tredici, Koris imparò un sacco di cose, come quanto sia bello poter condividere un momento di gioia scatenata con la banda di pazzi che, all’occorrenza, ti riporta a casa nonostante tu insista che ce la fai benissimo a camminare dritta, basta solo comprendere le geometria non euclidea. Comunque Koris era già stordita dall’alba, non c’entrava lo champagne, tant’è che uscendo dalla proclamazione strinse la mano solo al presidente Forinosama e non al resto dei presenti, cosa per cui il Relatore la prese in giro fino alla discussione della magistrale.

La Koris di oggi, sotto un cielo di Provenza che potrebbe essere più azzurro e meno nuvoloso, un po’ invidia la Koris di ieri, che a quest’ora aspettava il bus 17 della 8:20. E non per i dieci anni in meno. O forse sì. La vecchia Koris, al netto delle insicurezze che con l’età sono peggiorate, ci credeva un sacco. O almeno, quel venerdì 13, quando verso le cinque giaceva più che brilla sul letto e piagnucolava ascoltando “Faith of the heart”, era convinta di essere finalmente sulla strada giusta. Perché quella corona d’alloro col fiocco verde, uguale a tante altre ma a cui Koris sotto sotto teneva tantissimissimo, era il simbolo che tutta quella fatica ad arrivare lì non era stata in vano, che da allora le cose avrebbero preso il verso giusto.

Oggi, vuoi l’indecisione, la vecchiaia incombente, il vivere alla giornata, la Koris del presente sente di aver in qualche modo tradito l’entusiasmo di quella poco più che ventenne che dieci anni fa si sentiva il mondo in mano.

La fregatura del memory foam

Non bisognerebbe mai ricordare cantava Guccini e di certo c’è un perché. Facciamo un passo indietro.

Sul finire dell’anno scorso i Maiores hanno cambiato letto per la prima volta nella storia di casa Koris. Il letto precedente, reduce di un restyling made in Amperodattilo che lo portò dall’ottone al bianco, veterano di un certo numero di evoluzioni di baby-Koris a ritmo di “La calunnia è un venticello“, è stato deportato a godersi la pensione in campagna.

A Natale l’Amperodattilo ha intrattenuto Koris per un intervallo di tempo non trascurabile sulle virtù del letto nuovo, sentendosi come un Omero qualunque nel XXIII canto dell’Odissea, ma senza l’ulivo. In particolare, l’Amperodattilo ha cantato le lodi del materasso memory foam (per dovere di cronaca, bisogna ammettere che la locuzione “memory foam” è stata trasformata in memory-qualunque cosa, per comprendere a fondo è stato necessario uno studio di linguistica comparata).

“Insomma, prende la forma del tuo corpo! Così puoi trovare la tua posizione subito, senza ulteriori smottamenti!”

Narrami, o musa, del latex multiforme che molto imparò dalle sacre terga posatevisi.

Anche ‘thieu, a dire il vero, avrebbe un materasso memory foam, almeno stando a ciò che dichiara l’etichetta. Ma in questo caso, il memory foam è una maledetta fregatura. Lasciamo Omero per fare un po’ di fisica.

Lavoisier aveva ragione, “niente si crea, niente si distrugge ma tutto si trasforma”, dove per trasformazione si intende anche una traslazione di materia da una regione all’altra (no, non hanno ancora inventato un materasso quantistico che trasforma la massa in energia). Quindi ora prendiamo una donzella e un messere con rapporto di massa non proprio 1:2, ma più di 1:1.75 (in breve, ‘thieu non pesa il doppio di Koris, ma una Koris e tre quarti forse sì). Va da sé che la memoria del materasso non porta alcun ricordo della donzella, quanto si imprime a vita la forma del messere.

Ora, giorno dopo giorno, al succedersi delle ere geologiche, si crea un avvallamento in corrispondenza della massa maggiore. La massa minore si ritrova proiettata su una sorta di catena himalayana in lattice, da cui rotola giù ogni notte. E non v’è speranza di cambiare le cose, a causa della granitica memoria impostasi sul materasso, aere perennius.

Il memory foam sarà anche una meraviglia, ma l’Amperodattilo ha scordato di menzionare che il suo materasso è bipartito. Una faglia impedisce la comunicazione fra le due parti, che assumono le forme degli occupanti senza interazione fra esse. L’Amperodattilo la sa più lunga di una prolunga.

Koris sta cercando di riportare l’equilibrio notturno dopo aver ribaltato il materasso come una frittata, nella speranza che si torni in pari. Per ora dorme nel cratere meteorico creato dall’asteroide ‘thieu. Nel mentre, Koris medita che è sempre meglio l’oblio, anche quando si tratta di materassi.

Analisi delle incertezze

A Koris è stato chiesto di fare un’analisi delle incertezze di un progettone per il 2030. Sulle prime Koris l’ha presa con senso fisico, come un’analisi dei possibili errori di misura tutti sommati. Poi si è resa conto che la sorgente non è definita, il metodo di manipolazione e posizionamento della sorgente non è definito, i rivelatori non sono definiti, le simulazioni non sono definite. Quindi le incertezze sono sostanziali e non fisiche. Forse deve fare un’analisi sull’assenza di punti fissi nella vita in genere, ma qui soprattutto.

Nubi nere si addensano all’ovest, se vedi una luce in fondo al tunnel capace che sia un fulmine. O la famosa brace, segno che stai precipitando giù dalla padella.

C’è stata una sfracellatio amperodattilesca che buttato un po’ nel panico la famiglia. Ma l’Amperodattilo ha più risorse di quanto sembri e si sta ricostruendo con calma. Per aiutare il work-in-progress, a Natale si regalerà del SuperAttack.

Santuzzo è tornato alle sue contrade ieri, passando a salutare Koris e dicendo che forse si dottora a marzo, forse boh, “però vieni alla discussione, ti prego, sei l’unica qui dentro che mi ha aiutato”. Dimostrazione che Santuzzo non è cattivo, è solo un disorganizzato cronico. Koris si è inoltre resa conto con quei cinque anni di ritardo che non ha mai ringraziato il Replicante da quando ha finito il dottorato, ma poi si è risposta che anche a cinque anni di distanza le verrebbe da dirgli in linea di massima “graziealcazzo”. Santuzzo si rivela puccioso, Koris invece è sempre una persona orribile, su questo nessuna incertezza.

‘thieu pontifica sul costruire cose e fa discorsi da persona adulta che non ha mia conosciuto LaCrisi™, Koris non sa se sopravvive ai pochi giorni che la separano dai 32 anni. “Mi si nota di più se tiro le cuoia poco prima dei 32 o a 32 anni precisi?” è il ritornello di questi giorni. Via al bloggovoto.

Il dossier per la richiesta della cittadinanza è pronto, ma Koris non è più sicura di volerlo fare. La verità è che data la sua faute à pas de bol personale, si sente responsabile di portare sfigazza ai suoli da lei calcati scatenando Gilets Jaunes e Marine Le Pen al suo passaggio. Forse la Francia non se lo merita. Quindi tanto vale che a Koris resti la cittadinanza unica di Salvinilandia.

Ormai la sera non si rientra più prima delle 19, cosa che nuoce gravemente alla salute mentale già 404 not found. Ma bisogna abituarcisi. Potrebbe andare peggio: si potrebbe arrivare a casa alle 20. Probabilità che oggi Koris arrivi a casa alle 20: 99%.

C’è chi direbbe che ci sono ampi margini di miglioramento, ma visto che nel caso di Koris è meglio il bicchiere mezzo vuoto, perché quando è mezzo pieno è verosimilmente avvelenato. Quindi meglio lasciare le cose tali e quali.

P.S. La grande notizia positiva è Liz la DonnaH ha ricevuto il pacco viaggiatore Gozer il Gozeriano nonostante Koris avesse fatto un casino con l’indirizzo. Liz non è un essere umano che sa attendere e ha spacchettato il regalo natalizio profumoso, molto (forse troppo) apprezzato. Koris, regali da nerdA (ma anche con la m) dall’alba del 2000.

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