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Felicità è un rivelatore che funziona

Forse non è normalissimo che la felicità sia legata (anche) al capriccio di un ammasso di foglietti ad attivazione neutronica. Ma alla fine hai scelto di fare fisica anche perché questa robaccia ti piace, altrimenti per fare una cosa che ti faceva schifo non era proprio nelle tue corde tanto valeva scegliere economia e commercio.

Ieri è stato il giorno in cui il rivelatore disegnato da Koris al 100% veniva testato. Il test è arrivato con un mese sano di ritardo, bisognava fare tre campi neutronici diversi e invece se n’è fatto uno solo e per quanto riguarda il sistema di contaggio della spettrometria gamma lasciamo stare proprio. Insomma, tutto pareva destinato a fallire miseramente, anche perché l’acceleratore fa le bizze, quindi magari funziona, magari no, magari salta proprio per aria il driver dell’alta tensione (poi uno dice la scienza esatta).

La giornata non si è presentata coi migliori auspici: Koris aveva insistito perché si iniziasse a tirare neutroni sul suo rivelatore alle otto, quando alle otto e mezza non si vedeva in giro ancora nessuno. Ha fatto capolino TecnicoGomblottaro (vegano, crede agli alieni e al NN CIELO DIKONO, non si vaccina e altra roba) dicendo che tanto l’hall di irradiazione era piena di roba della gente che aveva fatto esperimenti ieri, toccava aspettare che venissero a mettere a posto i giocattoli, non prima delle nove. Koris invoca ad alte grida San Germano Mosconi.

Alle nove finalmente arrivano i siddetti tizi a sbarazzare, assieme al collega Responsabile dell’acceleratore.
“Però ieri c’erano un sacco di problemi, io non so se possiamo garantirti le quattro ore di irradiazione che hai chiesto”
Benissimo, perfetto, meraviglioso. Cos’altro potrebbe mai andare storto?
Koris va nella hall di irradiazione, pronta a piazzare la sua pila di foglietti metallici con supporto appositamente pensato da TecnicoBurbero più Capa; non entriamo nel dibattito per cui Koris voleva un supporto in carta e alluminio e invece ne ha avuto uno in polietilene (che disturba i neutroni), altrimenti non ne usciamo.
“Mi hanno detto che si poteva avvitare direttamente sul vassoietto porta-rilevatori”
“Ti hanno detto male, questo coso ha bisogno del treppiede fotografico per stare su”
“Ah. E dove lo trovo il treppiede fotografico?”
“Non lo trovi, lo hanno buttato via”
Nuova preghiera a San Germano Mosconi, maledizioni assortite sulla Capa e sul TecnicoBurbero. Alla fine il rivelatore che doveva avere un piazzamento precisissimo viene tenuto su con lo scotch e con un’abbondante dose di “speriamo che non caschi di sotto” (poi uno dice la scienza esatta).

All’accensione, l’acceleratore non era molto propenso a svegliarsi, emulo di quando Iset annunciò “perché mi chiami all’alba delle dieci del mattino?”. Poi fu il magnete uno che non ne voleva sapere. Poi fu il magnete a 90 gradi, astenersi facile ironia. Siparietto del TecnicoGomblottaro che si sente stocazzo e vuole spiegare a Koris cosa fanno le particelle in un campo magnetico, Koris si morde la lingua per non rispondergli “senti, coso, ho un pochino un dottorato in questa roba”. Poi fu il magnete due, rimesso in ragione con l’usata tecnica del “hai provato a spegnere e riaccendere?” (poi uno dice la scienza esatta).

Alle dieci e mezza e molte bestemmie, i primi neutroni iniziano a prendere a capocciate i foglietti del rivelatore. Non resta che sperare che l’acceleratore non salti per aria, o che non si bruci un driver, o che non salti la corrente ogni cinque minuti. Per peggiore le cose nella sala di controllo resta solo il TecnicoGomblottaro che anziché sorvegliare o fare anche solo finta di lavorare, mette video tutorial su come diventare il maestro assoluto del sintentizzatore, perché in fondo gli anni ’80 stanno tornando di moda ed è meglio farsi trovare preparati. Koris decide di passare le quattro ore successive sorvegliando il sorvegliante; nel mentre spedisce Stagista J, intento a fissare il vuoto cosmico perché non brilla per iniziativa, nel laboratorio di misura a preparare l’occorente informatico per la spettrometria gamma. Il fascio regge, i neutroni continuano a fare a botte coi nuclei del rivelatore.

Mezzogiorno e mezza, Koris è in preda ai morsi della fame che le fanno sognare gnocchi al Castelmagno con guarnitura di noci, pur sapendo che ha solo un tupperware con pomodori e mozzarella plasticosa. Il TecnicoGomblottaro si alza e fa per andarsene, che è per l’appunto ora di pranzo e poi ha preso appuntamento con un amico, è scortese farlo aspettare.
“Scusa, ma se si interrompe il fascio? Se cade la corrente?”
“Eh, pazienza”
“No, come sarebbe a dire pazienza? Dimmi almeno come posso fare per rimetterlo in funzione”
“Non te lo posso dire perché non sei abilitata. Ora vado che s’è fatta una certa, ciao”
Rubare uno stipendio: lo stai facendo come un vero professionista. Koris inizia a mormorare “ok, reazione di protoni su trizio, siamo solo noi due, io credo in te, possiamo farcela se tu reggi”. Per fortuna un quarto d’ora dopo arriva Collega Responsabile. Segue scambio di battute sulla piacevolezza e utilità di TecnicoGomblottaro.

Esattamente alle 14:25:37 l’irradiazione finisce. L’acceleratore ha tenuto per quattro ore filate, roba che non si vedeva da un bel po’. Non resta che l’ora della verità: il rivelatore di Koris ha funzionato o no?

Koris recupera la sua pila di foglietti nella hall di irradiazione. Grandi cautele per il terrore di “e se ho fatto male i conti di dosimetria e questo affare mi brucia le mani?”. Non brucia. Laboratorio di misura, smontaggio della pila di foglietti. Imprecazioni pesanti contro il bismuto che si è appiccicato al cobalto e non vuole lasciarlo mai più; ci spiace, bismuto, la vita è piena di delusioni. Koris prende il foglietto di alluminio e lo mette nello scassatissimo spettrometro gamma, ma come diceva il prof. Prussiano di analisi, “questo abiamo, questo amiamo”.

La tensione è alle stelle (per Koris, Stagista J è nel Nirvana di chi è troppo tranquillo per farsi problemi). Lo spettrometro registra qualche evento di rumore di fondo qui e là. Poi un evento a 1368 keV. Poi un altro. E un altro ancora. Il picco di trasmutazione dell’alluminio in sodio inizia a comparire, si staglia oltre il rumore di fondo, fiero e altero come chi sputerà tutti i suoi raggi gamma nelle quattordici ore successive. Il che significa una sola cosa: il rivelatore di Koris ha funzionato. Striscioni da stadio, mortaretti, trombe bitonali, cori volgari “eeeeeh l’uranio è l’elemento più infame che c’è”.

Che poi sì, come ha riassunto stagista J., “significa che la fisica funziona”. Esticazzi, lo sappiamo che non poteva non funzionare. Però ecco, poteva non funzionare così bene. Poteva attivarsi male, poteva non attivarsi affatto, poteva non assomigliare nemmeno da lontano alla simulazione. Non poteva esplodere perché non c’era niente che glielo permettesse, però insomma, sono tre mesi che va tutto male, concediamoci una gioia di una cosa che non si rivela così schifosa.

E niente, Koris è felice che il suo piccolo rivelatore abbia passato il primo test. Vuol che dire che, nonostante l’impostore e tutto quanto, forse un po’ di fisica sa ancora farla.

Ma infatti troveremo di certo qualcosa che non va, ma nel frattempo…

Cose ingannevoli

Potrebbe essere il grande ritorno dell’isola della Delusione, in questo giugno in cui si scoprono cose di cui tutto sommato Koris avrebbe fatto anche a meno. Un po’ perché giugno sbatte addosso i primi caldi, quest’anno arrivati cosìdebottosenzasenso, ma siccome è un periodo di instabilità meteo, arrivano anche i temporali. Questo fa sì che Koris non sia andata in montagna questo week-end, cosa che nuoce gravemente al suo equilibrio mentale. Inoltre, visto che ogni sera sul sito del meteo compare la nuvoletta col fulmine, Koris va sempre in giro con un abbigliamento psicopatico pronto al caldo torrido e/o al diluvio, anche se poi non diluvia mai, c’è solo tempo umido. La prossima volta Koris vuole nascere mangrovia.

Su Neutronland la situazione umana sorvola la commedia umana. Il Capo dimissionario non si fa vedere, quando si fa vedere cammina a dieci centimetri dal suolo rispondendo “non è un mio problema, parlatene al mio successore”. La Capa è parimenti latitante, dicendo a destra e manca “dovete capirmi, i bambini, il marito che se ne va nel Nord”, giustificazione che la renderà evanescente senza che nessuno dica nulla. Il tizio che ha preso il posto millantato per Koris, colui che doveva avere mirabolanti doti e possederlo lunghissimo (il cv, zozzoni!), si è rivelato essere “da formare perché non conosce molto come vanno le cose sperimentali da queste parti” (però ci ha il pysello, vuoi mettere la competenz… ok, basta mood femminista arrabbiata). In compenso voci di corridoio dicono che messer Ultimo Arrivato si mette subito in lizza per la successione del Capo, quindi magari il posto si libera di nuovo, chi può dirlo. Solo che Koris ha l’impressione di aver già visto il film e per di più le assunzioni sono bloccate fino a fine 2022, quindi di che stiamo a parlare? Vabbè, ci si godrà il Game of Thrones laboratoriale da comparse, anche se le comparse sono sempre quelle che muoiono. Nel mentre non sono ancora apparse spade nella roccia per salvare il regno da guerre e distruzioni (e sotto l’elsa in lettere d’oro c’erano scritte queste parole “sticazzi”, ci sarebbe scritto “sticazzi”), forse non resta che fuggire a Honolulu.

Lo scintillatore ha le paturnie. C’è una remota possibilità che Koris abbia trovato la ragione del ballo del picco del cesio (nuova hit dell’estate, pensiamoci), solo che la soluzione potrebbe non essere facile. I consigli della Capa si sono rivelati disutili. Stagista J misura spettri gamma e ogni tanto si perde a fissare il vuoto, Koris in quei frangenti sente salire nell’animo un Replicante interiore che vorrebbe dire le peggio cose. Di solito riesce a reprimerlo, ma ogni tanto il Replicante interiore scappa al controllo, di solito quando Stagista J si lancia in elucubrazioni troppo ardite.
“Ma immaginiamo che lo spettro gamma diventi…”
“No. Qui non immaginiamo, qui misuriamo e poi traiamo le conclusioni. Smetti di fare delle congetture sul nulla”
Koris si sente molto in colpa per queste sue uscite, ‘thieu dice che è pedagogico.

Sul fronte informatico, il desiderio d Koris per avere un laptop con una scheda grafica che non sia uno sputo di silicio sulla cpu si sta facendo importante. C’è da dire che Blatto ha anche i suoi sei anni, sei anni per un Koris-laptop sono intensi, ed era pure un computer ricondizionato. C’è da dire anche che Koris non ha attualmente un budget da allocare a capricci del genere, nonostante la vocina interiore che dice “oh, senti, l’ultimo laptop nuovo di fabbrica che ci siamo comprati era Trillian nel 2007, un computer nuovo ogni 14 anni possiamo anche permettercelo”. Un vecchio computer di Orso, dotato di una Nvidia di ben 512 megabytes, sembrava utilizzabile come tappabuchi. Tuttavia, recuperato domenica, il povero aggeggio decenne ha esalato il suo ultimo boot ieri sera. Orso, da bravo economista, manda messaggi del calibro “it’s compare un pc time”.

Quindi negli ultimi giorni ci si illude che accadano cose che poi marcano visita, piccole o grandi che siano. Tocca aggrapparsi a quelle che si sperano siano certezze di rivalsa, come il secondo appuntamento fra venti giorni col sergente maggiore Pfizer, capo istruttore per anticorpi Marines anticoviddi.

Ma pure i capi laboratorio, eh.

Politica laboratoriale e scintillatori alla deriva

Venerdì, letteralmente così de botto senza senso, il Capo ha annunciato che fra tre mesi se ne va, raccatta armi e bagagli e molla Neutronland per lavorare in un posto (pare) prestigiosissimo che come tutti i posti (pare) prestigiosissimi è nella capitale. Non se lo aspettava nessuno, tanto meno Koris, presa da parte per ascoltare il gran segreto.
“Eh, capisci anche tu, lo sai che dopo 21 anni in un posto, avuto subito dopo il dottorato, uno si stufa”
“No, sai com’è, ogni due-tre anni mi devo reinventare una carriera, non mi è ancora capitato di stufarmi”
Koris ha difficoltà a capire cosa spinga un essere umano a mollare un posto al caldo, tranquillo e sicuro per andare a vivere nel marasma della capitale. Forse sono i soldi e la carriera, concetti a Koris del tutto alieni.

A onor del vero, il primo Koris-pensiero, alquanto egoista, è stato “ho perso chi mi poteva fare delle buone referenze, ma porcoilcazzo”. Poi si è ricordata che ci sarebbe un dottorato da cominciare, che il Capo doveva essere co-direttore assieme a Obi Wan Kestronzo e che ci sarebbe un candidato in attesa dell’audizione ufficiale, già scelto e già convinto che tutto andrà per il verso giusto. Interrogato sulla questione, il Capo non sembrava troppo dispiaciuto. “Può essere che il dottorato non si faccia, in questo caso peggio per lui. A meno che non lo prenda Obi Wan Kestronzo da solo; in ogni caso non è più un nostro problema” E qui ci sarebbe da fare un “Andiamo a bruciargli la casa, PhD edition vol. 3”, che va bene, tu te ne vai e te ne strasbatti il belino, ma una persona si trova a piedi e magari ha già detto di no ad altri posti. Comunque col dottorato mandato in malora è la terza promessa del Capo che si conclude in nulla, bella performance.

Nel resto del laboratorio la notizia è stata accolta con scompiglio. Koris alla fine se ne frega abbastanza, perché anche se il posto del Capo venisse preso da un generico Lup. Mann. Figl. de Putt. non sarebbe un grosso problema, un po’ perché dovrebbe soffrirlo solo per un annetto, un po’ perché è sopravvissuta al MegaCapo di Neutroni Porcelloni e per fare peggio ci si deve impegnare parecchio. Quindi mentre tutti si affannano in pieno stile agonia di Alessandro Magno e spartizione dell’impero, Koris vive nel suo mondo di scintillatori alla deriva. Questo finché non le hanno aperto gli occhi sul clima da corte di Bisanzio che potrebbe scatenarsi dopo luglio. Pur non correndo il rischio di divenire un eunuco, conviene tenere gli occhi bassi e un basso profilo, per tenersi gli occhi e al riparo dalle politiche di palazzo.

Lo spettrometro nuovo di pacca è partito oggi per una vacanza in Inghilterra, accompagnato da un tizio che ha cercato di convincere Koris che la risoluzione in energia non dipende dall’energia stessa, ma dalla sorgente radioattiva utilizzata. Forse stava andando in vacanza anche la fisica, chissà. Koris inizia ad averne un po’ le palle piene di questi commerciali che pretendono di spiegarti la vita e poi si arrampicano sugli specchi per giustificare un picco del cobalto a 666 keV, senza essere nemmeno abbastanza colti per citare gli Iron Maiden.

Lo scintillatore piccolo forse sta iniziando a funzionare e si intende da oggi pomeriggio. Dopo giorni e giorni e giorni di segnali alla deriva e “questo picco dove lo metto? Ma sì, lo appoggio un attimo qui, poi lo sposto”.Lo scintillatore piccolo, unico strumento che dà a Koris un barlume di speranza per fare delle misure, è una grande fonte di sindrome dell’impostore, che porta a domandarsi un po’ troppo spesso “ma sono scema io o è sto coso che delira?”. Nel frattempo è alla deriva anche il cervello di Koris, ma siccome domani è ponte si parte finalmente per le Causses, forse lunedì il cervello sarà più sgombro (e meno tonnato – questa è colpa dei Nanowar).

Esatto, ma mica solo io, inspiroBot

E qualora non fosse abbastanza…

All’osteria numero mille! Paraponziponzip… ahem, buongiornissimo kaffè uffa vediamo ki mi saluta. No, questo non è un tentativo di guadagnarsi l’insanità mentale, anche se servirebbe. Per essere precisi, l’insanità mentale c’è già, ma potrebbe essere utile farsela certificare, in modo da poter scrivere sui soccial “sono paXXa” a ragion veduta. Sì, un altro po’ di senno si è perso per strada, la motivazione è ormai una vittima illustre e stiamo organizzando una veglia funebre per qualunque velleità di miglioramento. Ottimismo a palate. Koris aveva scritto “umorismo” ed è tornata indietro a correggere, lapsus freudiano? Noi di Voyager pensiamo di no.

Lunedì c’è stata un’agevole riunione di due ore col diversamente piacevole gruppo di FarFarAway. Siccome un buon 94% delle cose dette non la riguardano, il 5% sono circa il posto che non ha avuto e solo un 1% può suscitare un qualche interesse, Koris era occupatissima a cucire elastici alle mascherine mentre la gente discuteva. Si doveva pur fare qualcosa di utile, in fondo. La riunione volgeva al termine quando un individuo che chiameremo Trombone (perché è quello che è) ha buttato lì con nonchalance “ah, ho sentito il responsabile del laser presso cui dovreste utilizzare il Koris-strumento in costruzione; beh, non potete usarlo perché non sono autorizzati ad avere materiale attivato. Cià, belli, statemi bene”. SDENG! Koris è passata dal mondo del cucito direttamente all’universo della bestemmia mosconiana acrobatica.

Momento divulgazione malfatta: Koris sta costruendo uno strumento che rivela neutroni, i grandi centristi dell’atomo, quelli che non sono né di destra né di sinistr… ahem, né positivi né negativi. Tuttavia sono fondamentali per tenere assieme il nucleo atomico, perché le larghe intese mica le hanno inventate gli umani. Quando un neutrone isolato colpisce un nucleo atomico, c’è un’alta possibilità che questo diventi instabile, cioè radioattivo: si chiama attivazione neutronica. Se prendiamo questi atomi diventati radioattivi e li analizziamo, possiamo scoprire quale fosse l’energia del neutrone incasinatore, da dove venisse, quali fossero i suoi sogni, se mette il parmigiano sulla pasta col tonno. Lo strumento di Koris funziona così: ha un certo numero di materiali sensibili a diversi neutroni, i materiali vengono buttati in pasto ai neutroni e poi vengono analizzati per vedere chi è stato a traumatizzarli. Questo in parole poverissime e spiegato male ma proprio male ma che peggio non si può.

C’è un problema, squisitamente amministrativo: per quanto Koris abbia scelto materiali che non diventassero future catastrofi nucleari, sempre di radioattività si tratta. Quindi serve un’autorizzazione per usare uno strumento che attiva materiali. E il laser che ha specificatamente chiesto a Koris di sviluppare lo strumento non è autorizzato a usare queste tecniche. Si potrebbe chiedere una deroga, ben che vada il governo impiega sei mesi a rispondere, il contenuto di sbattimento è altissimo. Riassumendo: Koris sta sviluppando uno strumento che è molto probabile che non potrà essere mai usato.

Questa è l’ennesima goccia che si aggiunge al grande vaso dello sbrocco nel Koris-cervello. Perché nonostante lei stia cercando di crederci con tutte le sue esigue forze rimaste, c’è sempre un nuovo intoppo indipendente dalla Koris-volontà. Ricordiamo che il progetto è cominciato con un intoppo fondamentale, che spiegheremo non coi neutroni, ma con una similitudine: vi dicono che dovete pesare delle mele, ma non sapete se dovete pesarne dieci a una per una, venti sacchi da cinque mele ciascuna, oppure una piattaforma piena di container stracolmi di fottutissime mele. Che bilancia usate? Ecco, il problema è uguale. Poi si è rotto lo spettrometro. Poi c’è stato il lockdown. Poi il secondo lockdown. Poi è saltato per aria il posto che il Capo aveva dato per sicuro-sicurissimo. Poi non sono arrivati i materiali perché Brexit means Brexit e sì, potevano arrivare solo dall’Inghilterra. Poi non si sa quando arriverà lo spettrometro perché boh. Ora questo.

Koris non sa se la faccenda si risolverà alla svelta. Non sa nemmeno se la faccenda si risolverà. Ma la motivazione è a un livello così infimo che Koris non saprebbe dire se le importa ancora o meno.

Grazie, InspiroBot, ma stiamo cercando di smettere

Continua il diversamente bene

Le notizie sulla Koris-scomparsa da questo universo erano, purtroppo, esagerate. Non si blogga niente perché c’è un reload di giornate tutte uguali in cui non succede niente di interessante, quando proprio non succede niente di niente. Cambiano soltanto gli incubi notturni variegati e assortiti. Per esempio stanotte Koris ha sognato che, non essendo utile allo sforzo produttivo del paese, le toglievano la copertura sanitaria. La notte precedente ha sognato esumazioni e spionaggio complottistico. Insomma, c’è tanta serenità. Solo che è da qualche altra parte, non qui.

Koris in questo preciso istante è in crisi perché non sa se deve normalizzare le sue funzioni di risposta alla superficie della sorgente o meno. Quindi entra ancora più in crisi perché si dice che un vero fisico lo saprebbe. E che in fondo è per questo che a fare il fisico non la vuole nessuno, perché lo sanno che Koris non sa fare davvero le cose, alla meno peggio si barcamena e fake it until you make it. Però si vede quando fai finta e mica vuoi tenerti a tempo indeterminato una che fa solo finta, no? Infatti. Da cui probabilmente gli incubi di cui sopra.

Nel mentre si è adottata la politica “il coviddi c’è ma a noi ce lo puppa”. Non si capisce bene cosa/come/quando/dove/perché. Non si capisce se si vive in un fragilissimo equilibrio che potrebbe saltare per aria da un momento all’altro o meno. Non si capisce e basta. O forse Koris non è abbastanza intelligente per capire, che è un’ipotesi valida, visto il paragrafo di cui sopra. Ormai non si sa nemmeno se augurarsi che la bolla scoppi, così ci si chiude e si sgonfia il bubbone una volta per tutte, o che tutto resti così fino all’estate in cui si spera ci siano miracoli. L’ennesima incertezza non contribuisce al clima ansiogeno di questi giorni.

L’ansia, già. Se potesse, Koris si sviterebbe la calotta cranica e lascerebbe il cervello in formaldeide. Magari come guscio vuoto dedito alle sole funzioni vitali vivrebbe meglio. Si trova sempre immersa in un vortice di pensieri negativi che innestano reazioni a catena fino al momento culminante del “no futuruuuu!”. Ci sono brevi, anzi brevissimi momenti in cui Koris si sforza a pensare che andrà meglio e che qualcosa di buono succederà, ma poi si ripete che deve trattarsi di un bias cognitivo per cui “ogni scarrafo è bello a mamma sua”, ma in verità lo scarrafo è una monnezza. Che fatica.

Koris cerca di non ammorbare nessuno e soprattutto non ‘thieu col suo vortice mentale. Anche perché ognuno si porta dietro un suo pacchetto personale pieno di cacca e non è il caso di caricare cacca altrui. Questa immagine evoca una fila di scarabei stercorari che spingono palle di escrementi più o meno grandi su da una collina. Solo che spesso e volentieri Koris sente che la sua palla di cacca molla le scivola dalle zampe e le rotola addosso. Dopo un po’ si rialza e ricomincia a fare la sua pallozza e a portarla su per la collina. Ma per quanto può durare ancora?

Insomma, da questo blog solo trionfante ottimismo. Scusate.

“Apri la tua mente” ma solo se riesci a scoperchiarti il cranio con un apriscatole.

Lo schiavo

Una ci prova a prendere la vita con un’oncia di positività, anziché passare le giornate sul divano in stato larvale o in immaginari mondi sconosciuti (no, non è il magico mondo della tossicodipendenza). Si fa almeno il tentativo di non considerare il mondo come un’immane valanga di merda degna del demone Golgotiano, che c’è almeno qualcosa di buono. Solo che no, il mondo è effettivamente un’immane valanga di merda e non perde occasione per fartelo presente. E se non senti la puzza, il coviddi potrebbe avere una brutta notizia per te.

Koris oggi ha fatto una riunione del tutto campata per aria sul suo cosiddetto progetto, o piuttosto sul progetto cosiddetto suo, che dovrebbe avere a che fare con una campagna di misure nel nulla cosmico del’Ile-de-France. Questa campagna di misure, che non doveva avere luogo prima del 2022, si è magicamente trasformata in “a febbraio”, mandando all’aria il calendario di un progetto che aveva già subito le peggio disgrazie logistiche, fra spettrometri scassati, rimpiazzi non pervenuti e lockdown qui e là. Koris aveva concordato con la Capa un’unica risoluzione: non ha senso andare a fare delle misure in queste condizioni. Tanto più che non si sa bene cosa di debba misurare; per fare comprendere al grande pubblico, è come se vi dicessero che dovete pesare delle mele, ma non avete idea se le mele sono da pesare una per una, a sacchi o addirittura a container. Pesereste dieci container di mele con una bilancia da cucina? Ecco.

Solo che alla campagna di misure partecipano anche i gradevoli tizi di FarFarAway, che alla Capa stanno cordialmente sul culo. Ha quindi mandato il Capo marito al suo posto, adducendo la solita scusa del “c’ho da fare” che funziona benissimo se sei un ricercatore col contratto indeterminato di giada. “Tanto se avete delle domande tecniche se ne occupa Koris”, che ricordiamo avere il contratto a tempo determinato d’argilla (o meglio, sembra argilla ma non lo è). Koris aveva sentore di fregatura nell’aria.

La tizia di FarFarAway ha iniziato col dire che loro, che misurano altre cose con strumenti polivalenti, faranno sì la campagna di misura, ma che disdetta, sarà proprio durante le vacanze invernali. Serve qualcuno da Neutronland che vada a dare manforte. Per esempio Koris, che può passare due settimane a Parigi ad aiutare questa manica di stronzi i colleghi. Koris ha iniziato a disimpegnarsi, anche perché il suo impegno era un po’ funzione di quel posto che non ha avuto, cosa volete ancora, il sangue da ciucciare direttamente dalle vene dei polsi? Ha fatto presente che non ha senso andare lì con uno strumento non adeguato e che insomma, manco c’è lo spettrometro pronto, de che stiamo a parlare?

Ma il Capo aveva altri progetti.
“Vabbè, dai Koris, è tutta esperienza”
“Sì, esperienza vabbè, ma che ci vado a fare così senza manco sapere se…”
“Senti, noi abbiamo bisogno di aiuto che siamo in ferie, abbiamo deciso che ci devi aiutare” ha tagliato corto l’altra stronza tizia di FarFarAway. Koris le ha augurato cose poco diplomatiche.
“A parte che non ha senso, ma sapete che logisticamente potrebbe essere complicato, non posso passare due settimane in albergo con la situazione sanitaria…”
Tutti hanno riso. Koris ha augurato cose ancora meno diplomatiche a tutti.
“Sì, sì, ma è tutta esperienza” ha aggiunto ancora il Capo.
“Sarebbe solo una cosa buttata lì senza alcuna ricaduta pratica perché le misure non sarebbero sfruttabili…”
“ESPERIENZA”
“Allora è deciso, Koris viene ad aiutarci con le misure a febbraio” ha chiuso la stronza tizia di FarFarAway.

Ora. Cioè, ora un cazzo, Koris ne ha le palle piene di contare come il due di coppe quando la briscola è a bastoni. Ma piene a un punto non descrivibile a parole e ancora meno per iscritto. Perché sentirsi calpestati in continuazione a 34 anni è… troppo. Semplicemente troppo. E il Capo che nella grande telefonata consolatoria (#credici) aveva promesso a Koris che “ma resti tu il leader indiscusso del tuo progetto, sei tu che decidi cosa fare e quando”. E invece no, l’ennesimo onorevole cazzo di una lunga sfilza di onorevoli cazzi. Un onorevole cazzo su Neutroni Porcelloni, perché la qualifica di esterno significava “zitto e ubbidisci”. Un onorevole cazzo in Azienda, perché appena dici che si potrebbe fare diversamente ti rispondono “lo sai che il tuo contratto indeterminato non vuol dire nulla, che basta che paghiamo due soldi e ti licenziamo, eh?”. Un onorevole cazzo fra i Cojones che tanto erano Cojones. Un onorevole cazzo col Replicante che aveva sempre ragione, ma un merito gli va riconosciuto: è l’unico che ha rispetto il suo do ut des. Aveva promesso che avrebbe dottorato Koris, anche se avesse dovuto dottorarne il cadavere, e così è stato. Ma da allora è solo un grande sentimento di essere trattati come carta igienica, comprati a due soldi, chiusi in un cesso, riempiti di merda e buttati via.

Oltre alla voglia di fare qualcosa di utile al progetto, Koris ormai ammette di aver perso il senso di quel che fa. Il perché si riduce a una parola: stipendio. Con che coraggio seguirà un tirocinante a marzo è un mistero bello e buono.

Si può usare come scusa per efferati omicidi, la performance artistica?

P.S. Questo post è scritto male perché Koris è molto incazzata e non lo ha riletto. Non che di solito rilegga i post, ma stavolta ancora meno.

Meltdown

Dicesi “meltdown” quel piccolo, trascurabile, pinzillacchero evento che si verifica quando il nocciolo di un reattore non ce la fa più e dà in escandescenze. Bombardato da neutroni che escono dalle fottute pareti (lett.), sotto pressione, a temperature insostenibili, il signor nocciolo a un certo punto sbotta “bella regà, anche basta”. E si scioglie. Si squaglia come un gelato al corium sotto il sole d’agosto, cola ovunque e una volta che riprende forma solita è un oggetto radioattivo con tendenze omicide, impossibile da manipolare da lì a qualche milione di anni.

Come si può capire dai post precedenti, Koris è sempre a due passi dal meltdown. Forse un passo e mezzo. Magari un passo solo e nemmeno così grande. Insomma, fra poco si fonde e si mette a sputaphysicsre ossidi di uranio. Vabbè, forse l’uranio no, ma solo perché Koris non può andare a Neutronland a procurarselo, perché altrimenti sa benissimo dov’è conservato. Ci si può mettere anche una spruzzatina di plutonio, per chi gradisce; anche se ci preme ricordare ai lettori del blog che per farla finita si consiglia di fumare il plutonio e non di mangiarlo. Stiamo divagando.

Koris ormai cancella i giorni del calendario in un folle terrore di “cos’altro può succedere?”, visto che anche eventi banali come richiedere i documenti francesi si sono rivelati spunti da tragedia. Forse perché nessuno che allo sportello ci fosse il clone di Marine Le Pen, dai neuroni alla tinta finto biondo, che ha rifiutato il dossier in un crescendo di “certificato di naturalizzazione falso”, “mancanza di documenti fondamentali che non potete avere perché siete stranieri”, “niente permesso di soggiorno quindi sparire se no chiamo la prefettura”. A Koris piacerebbe etichettare la vicenda con un “ah, francesidemmerda”, se non fosse che le è successa una cosa molto simile quattro anni fa, quando l’impiegato comunale di Merdopoli udì il “residente all’estero”. Solo che c’era U Babbu, all’epoca consigliere regionale, affinché un ricorso vo’ fare a chi si deve. Salvati dal “lei non sa chi sono io”, il che significa che usciti dalla propria sfera di influenza si è fottutissimi.

La vicenda non ha aiutato il Koris-umore già non proprio gaio. Per di più ci si mettono sogni classisti in cui Koris si trova a un colloquio di lavoro ove sciorina le sue capacità informatiche e fisiche e le viene risposto “Con quello che sa fare, il massimo a cui può aspirare è fare la stagista commessa part time”. ‘thieu sostiene che sia il Koris-inconscio in libera uscita e non un sogno premonitore. Koris ha più o meno deciso che non se ne preoccuperà fino al 32/12/2020. Perché sperare che quest’anno finisca a questo punto pare troppo, o si sopravvive e ci si adatta alla pressione, al meltdown e alle radioattività quotidiane assortite, oppure ci si lascia schiacciare e allora ciaone.

Un po’ tutti noi che siamo sopravvissuti al 2020. Forse.
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