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Speleo-pienezze e meditazioni sotterranee

“Ci sono cose più antiche e più malvage degli Orchi, nelle profondità della terra” diceva il buon vecchio Gandalf, ne “La Compagnia dell’Anello”. Frodo pensava che fossero oscuri poteri dei regni di Moria, invece probabilmente il Grigio si riferiva agli speleologi.
Koris se ne sta uscendo dalla sua grotta di fiducia (ma come, non sei andata lunedì a -500? Sì, e allora?), con le incombenze di chi porta un imbrago da sei ore senza poterlo togliere. Si appropinqua all’uscita, quando sente un rullo di tamburi. Un gong.
Tamburi. Tamburi negli abissi. Non possiamo più uscire. Un’ombra si muove nel buio. Non possiamo più uscire. Arrivano.
L’idea di fare un’uscita in superficie da mini-Balrog con la lampada del casco a piena potenza è abbastanza allettante. Se la sua vescica non chiamasse così incessantemente. Che poi vai a sapere, magari il Flagello di Durin doveva solo pisciare.

Per altro, giocare a fare il Balrog: fatto. La foto non cesso è di ‘thieu.

Koris esce fra i tamburi urlando a tutti i suoi decibel “Che voglia di pisciare!”. E si ritrova un certo numero di occhi che la fissano nella semi-oscurità.
Ma non sono gli orchetti sfattoni dei centri sociali al grido di #OccupyMoria.
Si tratta di uno stage della Scuola di Pienezza e Arte-terapia Evolutiva, ovvero un frittatone misto di filosofie orientali fraintese, pinzimonio di psicologia spiccola presa a cazzo, pratiche new age NowPlayingEnya assortite, velleità di sviluppo personale facile à la carte. Fanno cento euri per giorno di stage alla settimana, grazie. Tutti abbastanza stupiti di verder comparire un mini-Balrog dalle viscere della terra. Convinti forse di aver avuto un’illuminazione mistica, riprendono a meditare coi tamburi e i gong. Esce ‘thieu.
“Minchia, la setta!”
Ma la setta è tornata in stato di rapimento spirituale, quindi Koris può trascianre fuori ‘thieu e chiedere allo smartphogn chi si stia riunendo nella sala di ingresso della loro Adaouste di fiducia, scassando i cabassisi a poveri pipistrelli innocenti che meditavano tranquilli penzolando dal soffitto.
“Ma pienezza cosa vorrebbe dire?”
“La sensazione di essere pieno, penso”
“Come quando hai mangiato troppo?”
Perché l’ascesi mistica dello speleologo passa necessariamente per fagioli in grasso d’anatra, formaggi puzzoni e metri di salsiccia su patate al forno, dopo dodici ore di meditazioni su e giù per pozzi e meandri. Ma anche prima, che c’è sempre bisogno di energie. E l’illumazione viene dalla lampada sul casco, più economica di cento euri a incontro.
E anche questa volta, saremo spirituali al prossimo giro.

Chemerdaum

(Disclaimer: essì, è ancora un post speleo, quindi con roba verticale, budelli stretti e gente zozzona. Non siete obbligati a leggerlo per soffrire)

Ci sono state alcune cose buone in questo mini-campo speleo, alcune cose un po’ meh. Ma è sempre meglio essere sulle Alpi Marittime che a crepare di caldo ai 30 gradi marsigliesi ritrovati dall’oggi al domani. Poi ci si aspettava di meglio dal Calernaum, ma andiamo con ordine.

calernaum

Ecco la bestia.

La cosa ottima è stata riuscire a scendere il P80 (che poi è P86, ma dettagli) senza troppo panico. Si vede che la terapia d’urto alla Cheminée è servita a qualcosa. C’è da dire che il pozzo non era particolarmente impressionante, a patto di non guardare troppo in basso. Tralasciamo il dramma del P12 che era brutto brutto bruttissimo. Ma era solo dodici metri.
Menzione speciale al mix di frutta secca e frutta candita, che probabilmente conteneva cocaina, visto l’effetto soprendente che ha avuto su Koris. Costo contenuto, massima resa e non è nemmeno necessario contattare un pusher. Accontentarsi con poco.
Però arrivati al fondo di quei 200 metri di pozzi uno si aspettava di meglio. Il rilievo era estremamente marketing-oriented. Fra i dettagli che si sono dimenticati di menzionare:

  • il passaggio nella pozza fangosissima che ti smerda da capo a piedi. Ma tu sei Koris e Koris può passare fra due lame nei 20 centimetri rimasti e smerdarsi in maniera contenuta, pappappero;
  • fango, fango, everywhere, not any drop to drink (o almeno si spera);
  • che la galleria del Mammuth ha un suolo sdrucciolosissimo. Più la pendenza a 45° fissi. Cercare di non sfracellarsi è stato meraviglioso;
  • che le concrezioni sono un’opinione.

Insomma, la truppa si aspettava di megio. Ma la truppa è anche parecchio viziata.
L’idea di avventurarsi in tre con cinque sacchi è stata parimenti discutibile. Normalmente una persona uguale un sacco, una Koris uguale tre quarti di sacco, se no è il sacco che porta Koris. Quando ormai erano le nove sera e si stava sbaraccando, è stato deciso che un sacco sarebbe stato lasciato a -50 e recuperato l’indomani. Koris ha dovuto cuccarsi il sacco di ‘thieu con novanta metri di corda, esperienza da annoverare alla voce “a posto così per i prossimi 5 anni”. Cazziare ‘thieu per ogni volta che dice “passiamo alla otto millimetri con armi solo in dyneema”: fatto.
La cena a mezzanotte passata con pane, formaggio e minestra in busta è stata ottima. Vino discutibile secondo chi se ne intende, ma è andato più anche quello.
Svegliarsi la mattina dopo alle otto convinta che fosse tardissimissimo, per colpa di volatili canterini, invece è cosa da non rifare. Bello l’assiuolo, eh, ma a un certo punto il fru fru fra le fratte lo lasci volentieri a Pascoli.
Leggere Zola, “La conquete de Plassans”, sul fondo della dolina, all’ombra dei pini, mentre gli altri due recuperano le ultime corde, era qualcosa che Koris bramava di fare da lungo tempo. Accorgersi di avere le tracce delle mani sull’abbronzatura, però, era evitabile.
Koris e ‘thieu pensavano di andare ad evitare la calura in montagna. Tanto cosa potrebbe mai andare storto? A parte i temporali previsti.

Speleoterapia antibiotica

(Disclaimer: questo post non è adatto a gente che soffre di vertigini perché c’è un sacco di verticale. Veramente un sacco. Siete stati avvertiti)

Da bravo speleologo qual è, ‘thieu sa che gutta cavat lapidem, anche se gli manca il latino. Sarà per questo che ha dosato uno stillicio mirato nel Koris-cervello.
“Vieni allo stage speleo?”
“Se lo organizzi sulle Causses probabilmente no”
“Mi sa di sì, sarà sulle Causses. In ogni caso rispetterò la tua scelta. Comunque, hai deciso se vieni allo stage?”
Questo ripetuto più volte al giorno, fino alle 20 di venerdì sera in cui Koris, fuori tempo massimo, ha ceduto sbottando “vengo, ma mi porto libri e computer e se la grotta mi rompe il cazzo me ne sto in superficie”.
Ora, Koris si sta sottoponendo a una sorta di speleo-terapia per farsi passare la fifa dei pozzi. In pratica, ‘thieu cerca di far capire a Koris che sa fare. La terapia è a base di pozzetti crescenti perché Koris riprenda confidenza in sé, visto che su Amazon la hanno finita. Con qualche fatica siamo arrivati a un P36 non larghissimo la settimana scorsa. La speleo-terapia a base di “allez, viens!” stava funzionando abbastanza bene, ma ‘thieu insisteva nell’andarci piano.
Poi è arrivato l’Aven de la Cheminée.

cheminee

Ecco il rilievo verticale della bestia. Oh, siete stati avvertiti.

Koris sapeva una sola cosa: che c’era il P40 (pozzo di 40 metri). Ma si stava convincendo che se è passato un P36 la settimana scorsa, poteva passare un P40 questo week-end.
“Ma sono contro parete o nel vuoto siderale?”
“Tranquillo, dovrebbe essere tutto contro parete. Poi non ne ho la certezza, non ci sono mai stato” disse ‘thieu, forse incrociando le dita dietro la schiena.
Koris si è detta “proviamo, tanto pioviggina fuori e fa anche freddo”. Si è quindi calata nelle prime strettoie con altri sei speleologi più o meno agguerriti.
Arrivata al P40 molto prima del previsto, Koris ha cominciato a fare un training autogeno a base di “ce la fo, ce la fo, ce la fo” e tanto una volta messasi sul discensore la voglia di fare dietro-front era poca. Contro parete un paio di palle, scesi i primi due metri Koris ha potuto bearsi di un bel pendolo che la ha portata a un altrettanto bellissimo frazionamento nel vuoto. Le cose che le fanno rimpiangere le domeniche a copertina, divano e serie tv. Ma ormai era lì, quindi niente.
È andata. Frazionamento, arrivo su un pianerottolo con la voglia di scoppiare in lacrime potentissima. Ma non essendo in intimità era meglio cercare di sorridere e nascondere le gambe di burro, dimenticando volontariamente che qualcuno avrebbe anche dovuto risalire quel pozzo.
Ma niente, il peggio era passato. Il P35 e il successivo mini-meandro sono passati senza nemmeno accorgersene. Come una lettera alla posta, dicono i Francesi (che non sanno cosa accada alle poste italiane).
Poi sono arrivati loro. P26 e P24. Felicemente sottostimati da Koris, perché “ho disceso il P40, non mi ferma più un cazzo di nessuno”. E invece LOL.
Il P26 ha avuto il buon gusto di illudere Koris di essere stretto e contro parete, almeno per i primi due metri. Poi si è aperto in uno svaso impressionante, zampe nel vuoto e ripetersi ossessivamente “guarda il discensore, non guardare in basso”. Il P24 successivo era accessibile con un pendolo dell’odio supremo. Dalla cima, Koris era moderatamente certa di vedere il fondo. Anche qui, passato il frazionamento siamo a zampe nel vuoto. Ma si arriva per terra, anche se dovrebbe chiamarsi più P50 che P26+P24.
A sette metri Koris si è accorta che quello che vedeva non era il suolo. Era un terrazzino scosceso da cui si partiva “en vire”, ovvero al traverso appesi sulle longes e piedi ancora nel vuoto. Un’altra di quelle cose che Koris adora. E lì sì che si è passati come una lettera alla posta, ma la posta italiana.
Non ripeteremo in questa sede l’imprecazione gigantesca che Koris si è fatta scappare in lingua madre.
Koris ha raggiunto ‘thieu come una Furia/Erinni.
“Ti ricordi quando due anni fa allo stesso stage, quando eravamo mezzi persi alle tre di notte, mi hai chiesto se ti stessi odiando?”
“Mi ricordo”
“Beh, no, non ti stavo odiando”
“Meno male”
“ORA PERÒ SÌ!”
Il resto è stato tutto un susseguirsi di piacevole meandro e pozzi stretti e ben educati (almeno secondo il Koris-criterio). Il tutto per decidere di fare dietro-front a -300 perché cominciava a farsi una certa ora.
La strada da -300 alla base del P24 è stato tutto un mangiare come fogne ignobili. Qualunque cosa. Riso, the, barrette di cereali, albicocche secche, cioccolato, “che, lo lasci quello?”, madleines.
Koris ha dovuto fare appello a tutta la sua scarsa forza di volontà per risalire i vari svasi (da notte) con zampe nel vuoto. Ma qualcuno da quel buco doveva pure uscire.
Arrivata alla cima del P40, non credeva a sé stessa per essere ancora viva, intera e dotata di una sanità mentale. A ‘thieu in compenso sono stati prospettati parecchi turni di lavaggio piatti per compensare l’adrenalina e i sedici chili di sudore che Koris ha perso.
Era mezzanotte quando si è rimesso il naso di fuori, più di tredici ore dopo. Sotto la neve. Ebbene sì, era la notte fra il 30 aprile e il 1 maggio e c’era la neve. Che ai tre gradi del campeggio a fondo valle si è trasformata in pioggia ghiacciata. Koris è uscita dalla macchina a bomba e si è infilata nel sacco a pelo di piumino, senza nemmeno togliersi la sottotuta speleo (che è stata collaudata come fantastico pigiamone di pile).
Però insomma, dopo troppe uscite sulle Causses in cui rinunciava quasi subito, Koris questa volta è riuscita a farsi violenza e arrivare a -300. Non che lo rifarebbe la settimana prossima, eh. E quella che doveva essere una speleo-terapia leggera è diventata una dose antibiotica, nel senso letterale di anti-vita. Effetti collaterali: l’acido lattico e una fame oscena.
E questa volta possiamo dire che i formaggi puzzoni sono ampiamente meritati.

Quello che succede in Francia

In verità Koris non ha un’idea mezza di quello che sta accadendo in Francia perché è su un aereo verso Ushuaia, estrema punta sud dell’Argentina. Un imbarco per la Georgia Australe sarà cercato in loco. No, non è vero, Koris aveva trovato un ottimo volo di sola andata, ma ‘thieu le ha detto di smettere di fare la scema. Quindi Koris stamattina ha fatto sega al lavoro, ha raccattato i suoi pochi avere ed è salita sulla Ya(xa)ris in direzione frontiera italiana. Questo post è scritto in un’area di servizio mentre la Ya(xa)ris procede in direzione di Ormea, provincia di Cuneo, dove Koris pensa di stabilirsi vita natural durante a piantare patate. E poi quelli dello SpeleoClub del Tanaro sono simpaticissimi e hanno delle grotte fantastiche.

ushuaia

Minchia, era un affarone!

Non aspettatevi un post politico con un’attenta analisi sociologica perché fa parte delle tantissime cose che Koris proprio non sa fare. Quindi prendetelo come un’accozzaglia di considerazioni alla buona fatte da un Italiana all’estero (ancora per due settimane almeno).
Nel migliore dei mondi possibili, quello che Koris condivide con gli Orsettini Gommosi, Hamon vinceva col 70%, manco bisogno del secondo turno, gli altri tutti a casa e pacche sulle spalle. Ma non si vive nel migliore dei mondi possibili ed esiste la Bionda Tinta. La Bionda Tinta sarebbe Marine Le Pen, ma a Koris fa un po’ lo stesso effetto di Voldemort, Colei-Che-Non-Deve-Essere-Nominata. Quindi la Bionda Tinta.
Ieri sera, quando alle otto sono usciti i risultati pseudo-definitivi (parentesi: come cazzo facciano a sbagliare di qualche briciola percentuale a così poco tempo dalla chiusura delle urne per Koris resta un mistero), Koris ha iniziato ad aggirarsi per casa gridando “Che presa a male!”. Non voleva proprio essere testimone di una Bionda Tinta al secondo turno. Sì, ok, era abbastanza scontato, ma se si poteva evitare era meglio.
‘thieu ha spiegato che era inevitabile che accadesse, visto che i due poteri forti storici si sono mirabilmente sputtanati e che Mélénchon, in fondo in fondo, è solo un populista con poche chances. Poi ‘thieu ha continuato a sogghignare per aver visto Fillon cadere sul suo stesso culo, ripetendo in loop “così impara a prenderci per scemi”. Poi ha cercato di calmare Koris dicendole che al secondo turno la Bionda Tinta non avrà speranze (non ci è riuscito).
In pratica, checché ne dica Repubblica che ieri sera sparava parole in libertà (mentre Le Figaro faceva il coccodrillo a Fillon), la Bionda Tinta non ha vinto per un bel tubo: i voti che ha preso sono rimasti più o meno costanti dal 2007 ad oggi, solo che all’epoca aveva due centri importanti a farle fronte. Senza centri importanti è passata al secondo turno, ma sempre secondo ‘thieu è inverosimile che prenda al secondo turno più voti che al primo. Tranne che a Vunciumelandia dove sono fascistissimi, ma Vunciumelandia è una campagna devastata dalle stronzate e non la Francia intera. Quindi cosa dovrebbe accadere?
Tutti i candidati esclusi hanno dato supporto a Macron, persino Mélénchon che gli ha spalato contro betoniere di merda durante la campagna (a dire la verità ha detto al suo elettorato di “non votare per la Bionda Tinta”, ma in mancanza di Pikachu candidato bisognerà accontentarsi di Macron). Quindi il ballottaggio sarà un tutti-contro-una e non nel senso p0rnachos del termine, anche perché ci vorrebbe uno stomaco di ferro. L’importante è che la gente vada a votare in massa, senza pensare “ma tanto ci andrà qualcun altro”. No, no, bisogna portare a votare tutti, anche il gatto se necessario. Votate tutti e finirà come nel 2002, ovvero un 80% contro il padre della Bionda Tinta. ‘thieu c’era. Poi a giugno, alle legislative per eleggere i deputati, si finisce di gettare la Bionda Tinta nella fogna da cui è uscita. In fondo, col suo elettorato da ceffo da galera, non si può pensare che sappiano davvero cosa siano le legislative, visto che votano ad personam per loro stessa ammissione.

marine

Questa è una delle foto migliori che possano spiegare la cosa.

In tutto ciò, Koris non è per niente tranquilla perché boh. In Italia starebbe già scoppiando un merdone, in UK la Brexit non era probabile e negli USA Trump presidente era la barzelletta del secolo. E invece no. Quindi quel biglietto per Ushuaia e il campo di patate a Ormea conservano ancora un certo charme. L’Amperodattilo ha persino detto che, vista l’assenza di gatta Spin che si protrae, potrebbe anche elargire alla figlia un piatto di minestra in caso di bisogno (ma se torna gatta Spin sticazzi, Koris fuori dai balls, che di mangiapane a tradimento c’è già il felino). Nel mentre, per due settimane continua la personale Koris-campagna “pipistrellini pucciosi contro la Bionda Tinta”.

blondBat

Almeno questa pipistrellina è bionda naturale.

Molto molto divertente

Koris sta aspettando con ansia questo week-end che le pare lontanissimo anche se manca solo un pomeriggio. Perché quando strisci sui gomiti tutto sembra lontanissimo, parola di speleologa.
Ma Koris aspetta con ancora più ansia il prossimo week-end, quello delle cosidette vacanze. Con Pasqua, Pasquetta e Pasqua al cazzo un giorno in più per evitare di rientrare con tutto il traffico immaginabile e possibile. Una settimana in cui per ben due giorni la sveglia non suonerà alle sei mezza.
Koris se ne tornerà a Merdopoli per uno dei suoi fly-by. Nel menù dei quattro giorni, fra un uovo di Pasqua e dare noia a Orso, è compresa persino un’uscita speleo nelle grotte della Talebrania Superiore.
C’è un novità, tuttavia.
Quest’anno viene ‘thieu.
‘thieu che non parla una parola di italiano (a parte tutte le volgarità che Koris ripete e che sono passate per osmosi). Coi Maiores che biascicano qualche parola di francese ma ‘nzomma, Orso che parla il suo inglese londinese con qualche “belin” come guest star e Spin… no, niente, gatta Spin miagola e non si caca di striscio gli estranei, visto che preferisce cacare nei vasi di fiori.
Sarà una Pasqua molto molto divertente.

Sentimenti universali e momenti LOL

Ore 17:30, sala riunioni che si sta svuotando. Koris dovrebbe anche andare a casa, ma finché tituba e non si sarà tolta il dente ci sarà un punto in più sulla to-do-list.
“Capo, ti devo chiedere una cosa sgradevole”
“Gradevole o sgradevole?”
“Sgradevole”
“Ma gradevole o sgradevole?”
“No, no, non fare il finto tonto, c’è la s davanti, è sgradevole”
“Vabbè, ci ho provato. Sentiamo”
“Il mio responsabile, alias il Commerciale Cretino Concentrato, aveva mandato settimane fa una mail per chiedere un incontro”
“Ah, sì? Non la ho nemmeno vista passare”
“Non è mica un problema, eh”
“Ma perché un incontro?”
“Per parlare”
“Parlare di cosa?”
“Di come stanno andando le cose”
“Uff, ci manca solo. E quando voleva farlo?”
“Il 17?”
“Marzo? Che giorno è?”
“Venerdì 17 marzo”
“Oddio, venerdì 17, ci manca solo che già porta iella! No, no, digli che abbiamo da fare…”
“Gli piazzo due o tre balle ben mirate…”
“A meno che tu non abbia necessità di incontrarlo”
“Io? Guarda, meno lo vedo e meglio sto”
“Bene, allora venerdì 17 nessun meeting che porti sfortuna!”
“A posto così”
Koris fa giurin giuretta che non ha spifferato nessun particolare veramente spiacevole per pilotare questa conversazione. È il CCC che suscita universali sentimenti in una certa parte della popolazione. Quella che lo eviterebbe come un untore.

Koris si stava avviluppando il cervello su uno spettrometro a neutroni quando ha suonato il telefono poco smart.
“Ciao, sono il CCC, ovvero Commercale Chiaramente Cretino!”
La paleocorteccia propone “digli che ti sta disturbando, mandalo affanculo e metti il numero in blacklist”.
La mesocorteccia si intromette con “rispondi ‘hallo? Tokyo?’ e mandalo in confusione per riattaccare subito”.
La neocorteccia zittisce tutti dicendo “ricordati che ci deve la macchina”.
Koris decide di dare ascolto alla parte evoluta del suo cervello e non al piccolo tirannosauro scontroso che la abita.
“Ho la macchina!”
“Era anche l’ora. Quindi?”
“Quindi ti chiamo per fare assieme a te la prenotazione del parcheggio!”
Se Koris avesse delle gonadi esterne, sarebbe dovuta correre a recuperarle mentre rotolavano per tutti i corridoi del piano. In altre parole, le sono cadute le palle. Koris si chiede come faccia costui a vivere tutti i giorni in questo mondo pericolissimo. Sembrerebbe Yukko di Nichijou, da un certo punto di vista, se non fosse così smaccatamente deficiente.
“Allora, qui mi chiede… cosa mi chiede… ah, sì, le generalità.
Allora metto monsieur…”
“Veramente sarebbe madame”
Ma il CCC è troppo preso dal suo pressante problema informatico per preoccuparsi di fare Koris più gender fluid di quanto non sia.
Poi il dramma.
“Ma non è il parcheggio che mi hai detto tu!”
“Hai cliccato sul link che ti avevo mandato per mail?”
E non, che ne so, sulla prima pubblicità che passa o su una mail di spam dal titolo “park your p3n1s in rUssian hot ch1cks”.
“È il parcheggio di Saint Charles!”
“Embé?”
“Tu mi avevi scritto Saint Charles-Gambetta!”
Koris fa un respiro profondo, poi pensa agli uccellini, al tramonto sul mare, alla creazione del plutonio 239 nelle camere a fissione.
“Sono lo stesso parcheggio. Solo che ha l’entrata su Boulevard Gambetta e lo chiamiamo così”
“Ah, non mi era chiaro”
Maddai? C’è mai qualcosa che ti è chiaro, per caso? O vivi piuttosto in un mondo di oscurità con le tue erronee certezze?
Poi, la seconda crisi.
“Oddio, mi chiede l’IBAN! Perché mi chiede l’IBAN?”
“Mah, non so, per pagare, forse?”
“Uh, e quale sarebbe l’IBAN da dargli?”
“Non il mio”
“Vado a chiamare la Contabile che mi aiuti. Tu aspetta in linea”
Certo, tanto Koris mica ha da lavorare. Il CCC vive in quest’ottica mistica in cui chi fa ricerca in realtà passa il suo tempo a grattarsi gli attributi, non generanno businness e big money nell’immediato. Quindi possono anche aspettare in linea sine die.
Ora Koris non sa cosa sia successo veramente al di là del telefono. Ma la ricostruzione degli eventi sarebbe questa: la Contabile detta l’IBAN al CCC, che lo scrive su un foglietto, solo per accorgersi cinque minuti dopo di aver scritto in accadico (scrittura cuneiforme, n.d.K.) e richiamare la Contabile per farselo ridare. Non sarebbe nemmeno la cosa più surreale accaduta finora.
Passiamo sotto silenzio la dettatura del numero di telefono di Koris al CCC. Un 61 preso per un 75 e un “uh, ma quante cifre ha il tuo telefono?” (eh, sai, sono numeri arabi, quindi c’è sicuramente dietro un complotto dell’ISIS, Marine Le Pen sta indagando con tutto il Front National) dovrebbero bastare.
Finita la prenotazione impiegando sedici volte il tempo necessario, il CCC si stupisce.
“Ma non mi ha chiesto il libretto di immatricolazione! E io lo ho sotto gli occhi! Cosa me ne faccio?”
Lo sai che è il genere di domanda che non bisogna mai porre a Koris, vero?
Il CCC comunque è fierissimo di sé.
“Allora venerdì 17 la sera vieni a recuperare la macchina”
“Certo, da Cadarache. Senza bus. E senza la mia macchina perché poi cosa me ne faccio? Ci vengo a piedi?”
“Ah. Uhm…”
“No, no, non metterti a pensare. Vengo a prenderla il lunedì successivo alle otto”
“Ok, me lo segno”
“Che ti segni?”
“La consegna delle chiavi”
“Ma non puoi lasciarle a chiunque altro, io le prendo e sparisco?
Tanto non potrò restare più di cinque minuti…”
Il CCC non riesce proprio a leggere fra le righe il messaggio “non ho nessuna voglia di avere a che fare con te”. E invece no. Come entrare nella EnemyZone e non accorgersene (è come la FriendZone, ma al contrario, ed è altrettanto difficile uscirne).
“No, no, è segnato nella mia agenda! Ti mando un invito su Outlook! Uh, ma tu non hai Outlook, come facciamo?”
E all’improvviso i 140 km al giorno, il traffico, il superlavoro con tantissima roba da fare, il senso di inadeguatezza imboscato sembrano tutti un giusto prezzo da pagare per non dover vedere questo refuso dell’evoluzione per i prossimi 360 giormi.
Nota: la saga sembra finita, ma Koris non ha ancora visto la macchina. Sa solo che è omologata per due posti. E dubita fortemente che sia una cabriolet sportiva rosso fiammante.

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