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Sorprese mattutine

Lasciatasi alle spalle Marseille Nord, Koris ha scoperto che il resto del dipartimento si era svegliato sotto una spolverata di neve, come non si vedeva da qualche tempo.
In Koris convivono due anime: una mediterranea, dettata dalla genetica di chi è nato in una regione costiera collocata nell’Italia settentrionale per errore, e una montanara, per amore a prima vista sul Gran San Bernardo.
Stamattina il frammento di anima mediterranea ha visto la neve e si è messo a urlare: “Argh! Cos’è questa cosa bianca, scivolosa e fredda? Nevica! Aiuto! Le strade bloccate! Chiudete tutto! Dichiariamo lo stato d’emergenza! Chiudiamoci in casa sepolti sotto otto strati di pile e attendiamo il disgelo!”. In questa circostanza il Koris-pensiero va sempre a Iset, donna del Grande Inverno Valbormidese con annesso branco di metalupi, che talvolta al liceo chiamava all’alba dicendo “ha nevicato, nessuno pulisce le strade, sticazzi che vengo a scuola”. Questo è il sentimento che domina mezza Koris mentre sfreccia sull’autostrada per andare al lavoro.
L’altra mezza Koris invece si fermerebbe a giocare con la neve perché la neve è una cosa magica e meravigliosa. Poi si ricorda che dovrebbe andare al lavoro. Poi si ricorda anche che l’autostrada che la porta al lavoro finisce a Gap, proprio sotto le alpi. Uno potrebbe benissimo sbagliarsi e finire a farsi una giornata in montagna.
Insomma, Koris oggi ha il cervello in anticipazione da week-end. E da domani sarà un cervello surgelato, se andrà davvero a spalare nuove grotte sotto la neve…

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Sorgi, o Minchia di Mare!

(Post di divulgazione scientifica di altissimo livello, ma non solo)
Koris è arrivata alla bella età di quasi 31 anni senza sapere esattamente cosa fossero le oloturie, anzi, piuttosto convinta che fosse tutt’altro tipo di bestia. Per fortuna che un giorno giunse Santa SangueDiPorco a portarle l’illuminazione.

sangue_di_porco

Da quel giorno la vita non fu più le stessa…

A Koris si è aperto un mondo (sommerso). Anche solo la pagina Wikipedia avrebbe portato le Minche di Mare ad assumere prepotentemente il ruolo di animale totemico del blog. A parte la loro forma aerodinamica che le rende particolarmente adatte a metafore in ambito lavorativo e non, alcune features le rendono ancora più affascinanti, meglio dell’iPhone X:

  1. Non hanno un cervello vero e proprio, sono dotate solo di nervi attorno alla bocca che poi si diramano nel resto del corpo. Rimuovendo chirurgicamente i nervi del cavo orale, la Minchia di Mare è comunque in grado di muoversi e funzionare come prima, quindi non ha un sistema nervoso centrale. Probabilmente potrebbe anche guidare una Maserati.
  2. Si nutrono di carogne e rifiuti, ma solo perché non c’è McDonald lì in fondo al mar.
  3. Hanno una sola gonade, il che può facilmente indicare i maschi come singoli coglioni ambulanti. Gli individui femminili depongono pseudo-uova da una sorta di ano, togliendo ambiguità del caso come dietro-ma-davanti o dietro-dietro.
  4. Sono tossiche, esattamente come molti loro consimili umani coglioni e privi di cervello. Solo alcuni molluschi possono digerirle e anche qui le similitudini con uomini senza spina dorsale si sprecano.
  5. Se si sentono minacciate, le Minchie di Mare sputano fuori una sostanza vischiosa. Tuttavia, in casi d’emergenza, possono eviscerarsi, ovvero espellere le budella, i polmoni e l’unica gonade per distrarre i predatori, tanto in qualche settimana ricrescono. Questo aggiunge nuovi significati alla locuzione “cagarsi addosso”.
oloturia

Ogni commento è superfluo, forse not-safe-for-work.

Tutto questo sarebbe già meraviglioso di per sé e conferirebbe alle Minchie di Mare un ruolo di spicco fra queste pagine. Ma una nuova scoperta ha catapultato Koris e SangueDiPorco nel Nirvana del ridicolo, dove l’assurdità è di grado così elevato da sconfinare nel sublime.
In Giappone le Minchie di Mare si chiamano namako, con un ideogramma che può significare topo o lumaca di mare. E sì, sono considerate commestibili come in Cina, ma non è questo il punto. Alle Minchie di Mare sono state dedicate migliaia di haiku, di cui mille tradotte nel libro “Rise, Ye Sea Slugs!”.
Il caso ha voluto che il libro si trovasse su Google. E no, niente, che lo si dice a fare, Koris si è innamorata di cotanta gigantiforme cazzata e delle sue mirabolanti applicazioni prive di senso. Ci sono poesie per tutti i gusti: Minche di Mare filosofiche, Minchie di Mare innamorate, Minchie di Mare al lavoro (ebbene sì!), Minchie di Mare in cucina, porno-Minchie di Mare. Del resto, stando a una leggenda di NippoLandia, quando gli dei chiesero ai pesci del mare se erano pronti a nutrire gli uomini, l’oloturia rimase muta senza dare il suo consenso. Allora la dea Ama-no-uzume (inventrice dello striptease, perché qui non c’è proprio NIENTE di serio) cucì la bocca alla Minchia di Mare, trasformandolo in un orifizio lacerato senza labbra né lingua. Fu il silenzio della Minchia di Mare a ispirare i poeti, pare, dall’epoca Edo fino alla cultura popolare di oggi.
Ergo da oggi in poi, ove necessario, Koris citerà haiku contenenti Minchie di Mare. Sipario su un haiku letterario:

Senza più capo
Né coda, la mia scrittura
è una Minchia di Mare
(Soseki Natsume)

oloturia_di_design

Una Minchia di Mare di design.

P.S. Non potete dire che questo blog non arricchisca la vostra cultura!

Postmeridiani

Sono stati necessari diversi tentativi per convincere lo SmartPhogn a smettere di dare l’ora del Pacifico orientale e a riportarsi sul fuso orario giusto. Per quanto riguarda il bioritmo di Koris, invece, converrà lasciarlo all’ora delle Fiji perché forse sta meglio lì che altrove.
Koris vorrebbe fare come gli individui normodotati e sfondarsi di camomilla per addormentarsi, ma se Koris si sfonda di camomilla inizia a vedere la settima dimensione a velocità x4. Ne consegue che il cervello di Koris è alle Fiji assieme ai bioritmi, tanti saluti, stronzi, mandate una cartolina.
Qui a GMT+2, in compenso, non è ben chiaro in che stagione siamo. O meglio, riusciamo ad avere almeno tre stagioni al giorno, cosa che richiederebbe avere un cambio dietro per ogni momento della giornata. Ora, per esempio, sta andando in onda la tarda estate brianzola con caldo umido. Fra l’umidità e l’ora attuale delle Fiji (un po’ prima dell’una di notte), la produttività di Koris ha fatto onorevolmente seppuku.
Promesso, fra una settimana cominciamo ad invocare l’estate antartica. Del resto ormai ci siamo, è sorto il sole, tutti i pinguini a fare il surf. Per altro dalle immagini della web-cam della stazione Amundsen-Scott oggi fa pure bello, quindi cosa cazzo stiamo qui con l’umidità e il cielo velato.
Domenica Koris voleva fare un post di fuoco contro il calcio e sul se fosse normale bloccare una città per una partita. Poi si è detta che c’è un limite anche alla propria impopolarità e che sputazzare sul calcio faceva molto snob. Koris potrebbe in effetti essere molto snob, se non avesse il discutibile vizio di ruttare a tavola. Ma visto che per essere veramente snob mancano ancora degli zeri nel conto in banca, lasceremo che almeno lo stomaco sia libero di esprimere il suo disappunto durante i pasti e ancor di più dopo.
Koris forse voleva comunicare qualcosa di importante in questo post, ma se è così non se lo ricorda. Koris non è nemmeno sicura di voler comunicare qualcosa. Koris non sa nemmeno perché si è messa a tediare WordPress, forse per rimandare il momento di chiedere aiuto per FISPACT che non vuole saperne di funzionare, maledetto cesso di codice.
Nel mentre si stanno piantando dei semi e si spera di coglierne i frutti. Ma visto che è ancora presto, per ora si sente solo l’odore del concime. Uccellino, se non canti aspetterò, ma se non ti dai una mossa fai la fine del tordo allo spiedo.
Al lavoro non si sa bene cosa succede, fra dottorandi in panico e Russi in vacanza.
“Ma ho bisogno di quelle informazioni, quando torna il PiccoloZarDiTutteLeRussie dalle ferie?”
“Ah, ha detto che stava via una settimana, ma venerdì ha detto che non sa bene quando torna. Speriamo presto”
Qui bisogna osare quanto lui. Mica è giusto, oh.
Fra una decina di giorni Koris trascinerà di nuovo ‘thieu in Italia per sottoporlo a una cura di ravioli, affinché impari che certe robe non devono mai arrivare a tavola. L’Amperodattilo fa becero umorismo chiedendo se la cura è orale, intravenosa o se bisogna impastare ravioli con forme particolarmente aerodinamiche. Saranno giorni molto interessanti.
I passati scioperi dei raccoglitori di monnezza hanno fatto conoscere quando prende effettivamente un netturbino marsigliese. Agli occhi di Koris si è aperta una prospettiva di carriera.
“Sono pagati benissimo!”
“Guarda veramente che sei tu che sei pagata di merda”
È sempre il momento buono per farsi una domanda e darsi una risposta. Ma ora è il momento di chiudere il post.

Ode al sacco a pelo in piuminio

In realtà questo post doveva essere scritto all’uscita dell’aven de la Cheminée, quando il primo maggio all’una di notte ci si trovò sotto una nevicata. E il problema erano i pozzi enormi, la neve è stata secondaria. Ma possiamo recuperare adesso.
Il sacco a pelo in piumino, che probabilmente sarebbe più corretto chiamare sacco a piume, è un oggetto voluttuoso che intender non lo può chi non lo prova, ovvero chiunque abbia abbastanza senno da non pensare possibile il dormire in tenda al di sotto dei dieci gradi.
Può capitare tuttavia che Koris non sia dotata di giudizio sufficiente da dire “in campeggio con notti a otto gradi, cosa potrebbe mai andare storto?”. E a questo punto entra in scena lui.
Il sacco a pelo piumoso è entrato nella vita di Koris a Natale sotto l’albero, dopo aver scoperto l’esistenza di tale oggetto presso ‘thieu. Il piumone da campeggio esisteva già prima nell’immaginario comune, ma il SonnoDellaRagione ne aveva vietato l’acquisto in quanto allergico a qualunque cosa fosse minimamente funzionale. Koris aveva dovuto optare per un sacco a pelo in acrilico che millantava di tenere caldo fino a -6. Peccato che per qualche strana ragione tale sacco a pelo surgelasse le ginocchia.
Il sacco a pelo piumoso è meraviglioso a più stadi:

  1. All’ingresso: infilarsi nel sacco a pelo, anche ove questo non sia preriscaldato, è un’esperienza che si avvicina alla beatitudine dantesca. Sopratutto perché, se il piumone da campeggio è in giro, l’ambiente circostante è ostile.
  2. Il momento dell’acclimatamento: soprattutto alla scoperta che il sacco è dotato all’interno di una sorta di girocollo piumato che si piazza sulle spalle e scalda come un gatto che fa le fusa. Poche cose al mondo sono piacevoli come il collo piumoso del sacco a pelo, si è scoperto.
  3. L’addormentamento: fra le braccia piumose del sacco a pelo si scivola nel regno di Morfeo che è una meraviglia.

La parte meno meravigliosa viene al mattino, quando si deve uscire dal bozzolo piumato per entrare in un universo freddo e umido. Perché se uno si equipaggia col sacco a pelo pensante, una ragione (gelida) c’è sempre.
Ma Koris potrebbe aver deciso che è iniziata quella stagione in cui si va in rifugio e la tenda va in letargo fino all’arrivo della primavera. Ah, no, c’è l’esercitazione del soccorso speleo a metà novembre (ma con un po’ di culo -o forse no- si passa la notte sottoterra)…

In fuga alla Pierre

Il problema è che ci si abitua anche troppo, in due settimane di sparizione sotterannea, senza wifi, con poco telefono e tagliati dal resto della civiltà umana. Almeno, dalla parte della civiltà che non considera socialmente accettabile aggirarsi con una tuta piena zozza e una sottotuta con l’odore di un mammuth avariato.
Koris si è odiata un po’ per due giorni per aver detto “no” quando le hanno proposto due notti al bivacco a -450. Quando però all’alba del terzo giorno la sua lampada ha deciso di aver vissuto anche troppo da dicembre ad oggi, decretando la fine dei suoi giorni, Koris è stata felicissima di essere più vicina alla superficie dei -450. Koris è tutt’ora in lutto per la sua lampada, in viaggio per Grenoble per la riparazione, e se non fosse stato per un casco in prestito la settimana successiva poteva essere speleologicamente complicata.
In assenza del bivacco, Koris ha ovviato con uno stage personalizzato in disostruzione di strettoie troppo intime. Coi mezzi pesanti. Ecco una rappresentazione artistica delle Koris-attività:

All’attivo ci sono 75 metri tutti nuovi che forse continueranno l’anno prossimo, forse no. Peggio di una serie tv. Koris ha proposto come nome l’Abisso delle Chiappe Fredde, ma per ora non è stata ascoltata. La vita è ingiusta.
C’è stata poi una scampagnata veloce a -260, nella grotta principale che consta due fiumi, uno dei quali non veniva visitato dal 1998 (che detto così sembra ieri, e invece…).
“Dobbiamo passare il meandro E.T.”
“Perché E.T.?”
“Perché E.T. telefono casa e quando sei in quel meandro vorresti solo telefonare a casa che vengano a prenderti”
Koris nel meandro ci si è anche incastrata, ma stavolta è uscita con le sue forse in un tempo ragionevole. Ha ripetuto ossessivamente per sette ore “Se stasera oltre alla ratatouille non fanno anche delle salsicce, mi mangio qualcuno”, ma è sopravvissuta a tutti i 200 metri di pozzi. All’uscita ha mangiato come un cesso due cessi in parallelo, ma era tutto vuoto a rendere.
Nota dolente: troppi bambini a scorrazzare per il campeggio. Koris ha avuto una crisi della sindrome di Erode e ad ogni pianto a dirotto borbottava “non bisogna cuocerli vivi, sotto i cinque anni”. Puoi fuggire sottoterra quanto vuoi, ma al ritorno alla base troverai sempre un moccioso spannocchia-gonadi che ti darà ragione di riversare tutto il tuo istinto materno verso i pipistrelli.
Mocciosi a parte, piogge torrenziali a parte, a Koris forse ha fatto bene staccare un po’. Dal lavoro, dalla routine, dai suoi demoni, dalla sveglia alle sei mezza. Anche perché nel nulla cosmico della Pierre Saint Martin, accherchiati da un sacco di pecore, i problemi sembrano ridimensionarsi molto. Saranno gli svariati chilometri al giorno con zaini che ridimensionano di molto le proprie priorità: un sacco di cibo, un materasso, una doccia. Quest’ultima da conquistare contro un’orda di cinquantenni inglesi taglia forte. Una sera di particolare rincoglionimento, uscendo dalla doccia, Koris si è chiesta chi avesse mai portato una poltrona di velluto rosso nei cessi. Diremo che non ha riconosciuto la forma umana per mancanza dei suoi occhiali sul naso.
Tornare a casa genera una sorta di shock culturale, soprattutto alla lavatrice, che si vede costretta ad ingoiare svariati chili di vestiti sporchi. Ci si consola dell’idea di dormire in un letto vero e non sul materasso gonfiabile in tenda sotto gli elementi (presente “La sentinella“? Uguale). Ci si consola anche col pecorino del Bearn, comprato non tanto a chilometro zero quando a metri tre in un alpeggio che probabilmente non ha mai visto passare una certificazione di qualità europea. Ma va anche bene così.
Nella speranza che i brutti pensieri restino in vacanza ancora per un po’.

Speleo-pienezze e meditazioni sotterranee

“Ci sono cose più antiche e più malvage degli Orchi, nelle profondità della terra” diceva il buon vecchio Gandalf, ne “La Compagnia dell’Anello”. Frodo pensava che fossero oscuri poteri dei regni di Moria, invece probabilmente il Grigio si riferiva agli speleologi.
Koris se ne sta uscendo dalla sua grotta di fiducia (ma come, non sei andata lunedì a -500? Sì, e allora?), con le incombenze di chi porta un imbrago da sei ore senza poterlo togliere. Si appropinqua all’uscita, quando sente un rullo di tamburi. Un gong.
Tamburi. Tamburi negli abissi. Non possiamo più uscire. Un’ombra si muove nel buio. Non possiamo più uscire. Arrivano.
L’idea di fare un’uscita in superficie da mini-Balrog con la lampada del casco a piena potenza è abbastanza allettante. Se la sua vescica non chiamasse così incessantemente. Che poi vai a sapere, magari il Flagello di Durin doveva solo pisciare.

Per altro, giocare a fare il Balrog: fatto. La foto non cesso è di ‘thieu.

Koris esce fra i tamburi urlando a tutti i suoi decibel “Che voglia di pisciare!”. E si ritrova un certo numero di occhi che la fissano nella semi-oscurità.
Ma non sono gli orchetti sfattoni dei centri sociali al grido di #OccupyMoria.
Si tratta di uno stage della Scuola di Pienezza e Arte-terapia Evolutiva, ovvero un frittatone misto di filosofie orientali fraintese, pinzimonio di psicologia spiccola presa a cazzo, pratiche new age NowPlayingEnya assortite, velleità di sviluppo personale facile à la carte. Fanno cento euri per giorno di stage alla settimana, grazie. Tutti abbastanza stupiti di verder comparire un mini-Balrog dalle viscere della terra. Convinti forse di aver avuto un’illuminazione mistica, riprendono a meditare coi tamburi e i gong. Esce ‘thieu.
“Minchia, la setta!”
Ma la setta è tornata in stato di rapimento spirituale, quindi Koris può trascianre fuori ‘thieu e chiedere allo smartphogn chi si stia riunendo nella sala di ingresso della loro Adaouste di fiducia, scassando i cabassisi a poveri pipistrelli innocenti che meditavano tranquilli penzolando dal soffitto.
“Ma pienezza cosa vorrebbe dire?”
“La sensazione di essere pieno, penso”
“Come quando hai mangiato troppo?”
Perché l’ascesi mistica dello speleologo passa necessariamente per fagioli in grasso d’anatra, formaggi puzzoni e metri di salsiccia su patate al forno, dopo dodici ore di meditazioni su e giù per pozzi e meandri. Ma anche prima, che c’è sempre bisogno di energie. E l’illumazione viene dalla lampada sul casco, più economica di cento euri a incontro.
E anche questa volta, saremo spirituali al prossimo giro.

Chemerdaum

(Disclaimer: essì, è ancora un post speleo, quindi con roba verticale, budelli stretti e gente zozzona. Non siete obbligati a leggerlo per soffrire)

Ci sono state alcune cose buone in questo mini-campo speleo, alcune cose un po’ meh. Ma è sempre meglio essere sulle Alpi Marittime che a crepare di caldo ai 30 gradi marsigliesi ritrovati dall’oggi al domani. Poi ci si aspettava di meglio dal Calernaum, ma andiamo con ordine.

calernaum

Ecco la bestia.

La cosa ottima è stata riuscire a scendere il P80 (che poi è P86, ma dettagli) senza troppo panico. Si vede che la terapia d’urto alla Cheminée è servita a qualcosa. C’è da dire che il pozzo non era particolarmente impressionante, a patto di non guardare troppo in basso. Tralasciamo il dramma del P12 che era brutto brutto bruttissimo. Ma era solo dodici metri.
Menzione speciale al mix di frutta secca e frutta candita, che probabilmente conteneva cocaina, visto l’effetto soprendente che ha avuto su Koris. Costo contenuto, massima resa e non è nemmeno necessario contattare un pusher. Accontentarsi con poco.
Però arrivati al fondo di quei 200 metri di pozzi uno si aspettava di meglio. Il rilievo era estremamente marketing-oriented. Fra i dettagli che si sono dimenticati di menzionare:

  • il passaggio nella pozza fangosissima che ti smerda da capo a piedi. Ma tu sei Koris e Koris può passare fra due lame nei 20 centimetri rimasti e smerdarsi in maniera contenuta, pappappero;
  • fango, fango, everywhere, not any drop to drink (o almeno si spera);
  • che la galleria del Mammuth ha un suolo sdrucciolosissimo. Più la pendenza a 45° fissi. Cercare di non sfracellarsi è stato meraviglioso;
  • che le concrezioni sono un’opinione.

Insomma, la truppa si aspettava di megio. Ma la truppa è anche parecchio viziata.
L’idea di avventurarsi in tre con cinque sacchi è stata parimenti discutibile. Normalmente una persona uguale un sacco, una Koris uguale tre quarti di sacco, se no è il sacco che porta Koris. Quando ormai erano le nove sera e si stava sbaraccando, è stato deciso che un sacco sarebbe stato lasciato a -50 e recuperato l’indomani. Koris ha dovuto cuccarsi il sacco di ‘thieu con novanta metri di corda, esperienza da annoverare alla voce “a posto così per i prossimi 5 anni”. Cazziare ‘thieu per ogni volta che dice “passiamo alla otto millimetri con armi solo in dyneema”: fatto.
La cena a mezzanotte passata con pane, formaggio e minestra in busta è stata ottima. Vino discutibile secondo chi se ne intende, ma è andato più anche quello.
Svegliarsi la mattina dopo alle otto convinta che fosse tardissimissimo, per colpa di volatili canterini, invece è cosa da non rifare. Bello l’assiuolo, eh, ma a un certo punto il fru fru fra le fratte lo lasci volentieri a Pascoli.
Leggere Zola, “La conquete de Plassans”, sul fondo della dolina, all’ombra dei pini, mentre gli altri due recuperano le ultime corde, era qualcosa che Koris bramava di fare da lungo tempo. Accorgersi di avere le tracce delle mani sull’abbronzatura, però, era evitabile.
Koris e ‘thieu pensavano di andare ad evitare la calura in montagna. Tanto cosa potrebbe mai andare storto? A parte i temporali previsti.

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