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Post simil-resoconto che sviscera alcune cosette inessenziali della Koris-vita.

Piedini che passione: strizziamo l’occhio ai nostri amici feticisti, che se no le keywords de blog si impoveriscono. Koris era abbastanza motivata (leggasi: disperata) per approfittare del sabato senza speleo per andare a procacciarsi le Converse. Poi il suo grasso e grosso culo le ha fatto presente che muoversi dal divano sprovvisti delle necessarie informazioni di base poteva essere una mossa azzardata, quindi Koris ha prima cercato dove andare a colpo sicuro per codeste scapre. Risposta rapida: da nessuna parte. Il vantaggio di calzare scarpe di 22.5 cm fa sì che non le abbia nessuno, proprio nessuno, assolutamente nessuno. Il grasso e grosso culo ha quindi suggerito che essendo i centimetri una misura abbastanza affidabile, si potevano ordinare sull’internet e tanti saluti allo sciòpping. Koris è pertanto in attesa di un paio di Converse numero 35 trovate come occasionissima per la fascia scolastica elementari-medie (per davvero); qualora siano troppo lunghe, l’Amperodattilo ha proposto di mettere del cotone in punta, altrimenti di tagliare un pezzo di piede. Meno male che Koris non ha mai avuto il desiderio di sposarsi con vestito bianco annessi e connessi, altrimenti le sarebbe toccato andare all’altare indossando un abito Barbie Sposa Radiosa e ai piedi delle Lelli Kelly di vernice. Fine della parte umiliazione/”ih ih ih piediny”.

Summertime: la vita torna alla normalità e il solstizio si avvicina, il che significa che Koris è tornata nelle braccia serrate dell’insonnia e Morfeo sta facendo le carte per il divorzio. Di notte non si suda ancora come coguari ma è tutta una questione di tempo. La luce del giorno arriva troppo presto e a Koris ricorda di quella volta a Mosca quando si svegliò alle otto ma il sole era già allo zenit e andò nel panico. Fatto sta che le troppe ore di luce hanno sballato i bioritmi di Koris che già di per sé non erano tanto sani. Ieri notte, in preda a non si sa quali pensieri molesti, ha comprato un libro usato a mezzanotte passata perché altrimenti non sarebbe mai riuscita a dormire. Va tutto benissimo, insomma.

SpeleoCose: non si va in grotta da due settimane per svariate ragioni e questo potrebbe giustifica lo stato alterato. Però sabato-domenica c’è l’esercitazione del soccorso speleo, quindi forse saremo risarciti. O forse no, lo sapremo solo vivendo. ‘thieu si lamenta che non vuole svegliarsi presto per andare all’esercitazione, in compenso è esagitato perché per il ponte dell’Ascensipone vuole andare in Savoia e lo ripete in loop dieci volte al giorno. Coi bambini ci vuole pazienza, signora mia.

Groupies rinascimentali: domenica Koris è andata ad ascoltare ‘thieu che si esibiva in conservatorio. Tuttavia non è andata per supporto morale o per amore, le motivazioni erano tutte la bombarda basso, ovvero due metri di tubo ligneo sforacchiato che hanno abitato per due mesi un angolo del salotto. Vedere ‘thieu maneggiarlo dal basso del suo metro e ottanta è stata un’esperienza indimenticabile. Il suono emesso pareva la modulazione della sirena di un traghetto, ma senza l’inquinamento annesso. A meno che il musicista non abbia il coviddi, come ha dimostrato la vita vissuta.

Traslochi neutronici: Koris si gode l’ufficio solitario in compagnia degli acari, mentre aspetta che le dicano quando dovrà lasciare i luoghi. Nel frattempo i rapporti dei colleghi già traslocati dicono che in certi uffici non ci sono abbastanza prese né di rete né di corrente, non ci sono tende alle finestre esposte a sud, non ci sono né riscaldamento né aria condizionata. Del resto, come dice la Segretaria Karen, è tutto temporaneo, per soli sei mesi o qualcosa di più.

Varie, avariate ed eventuali: siccome ormai il cervello di Koris è perso, ogni tanto si mette a canticchiare “Shiva Shiva Shankara“, canzone tratta dal film high fantasy in lingua telugu “Damarukam“, scoperto una sera con Junior perché la caccia al trash sta diventando una ricerca filosofico-morale. E adesso che l’avete sentita è anche nel vostro cervello.

Piedini psichedelici

E in tutto ciò

Koris non è sparita col malloppo dopo la conferma dell’indeterminato, mandando qualcuno a timbrare il cartellino al suo posto come un truffaldino impiegato comunale. No, non si è nemmeno presentata al lavoro con giornale e settimana enigmistica, declinando ogni incarico con la scusa di essere troppo occupata. Però ci stiamo lavorando. Dovremmo forse anche trovare una blog-categoria per questa cosa, che non sia “pentole a pressione nucleare” perché è un po’ lunghetta.

E a proposito di pentoloni di uranio, in questi giorni la vita di un fisico sui social network è messa a dura prova dai neo-diplomati esperti di sicurezza nucleare. Questo non è un blog di divulgazione perché Koris non è capace, qui non si parla di situazioni geopolitiche in quanto troppo complesse da sviscerare in maniera ottimale, tuttavia Koris si sente di dire una cosa: i reattori non sono programmati per esplodere. La cricca di fisici e ingegneri non è una sorta di Umbrella Corporation con l’obiettivo di irradiare il pianeta e farcirlo con una croccante panatura di frammenti di fissione. In linea di massima sanno quello che fanno, esistono verifiche su verifiche, non si va a naso chiedendosi “signò, so’ due etti e mezzo de plutonio, che faccio, lascio? Se le avanza ci fa una testata nucleare”. Dulcis in fundo, per un numero limitato di incidenti gravi ci sono migliaia di ore di funzionamento nominale, quindi forse bisognerebbe rivedere un po’ la percezione del rischio. Fine dell’excursus che meriterebbe un post a sé con competenze che Koris non ha.

Tornando a minchioneggiare, sabato Koris ha rifatto dopo anni, secoli, millenni un pozzo di cento metri, venduto come P66 più P37. Avrebbe voluto anche armarlo, ma quando c’è troppa gente Koris si sente sotto pressione e fa stronzate (un aspetto a cui bisognerebbe lavorare). Però tutto sommato fino a due-tre anni fa sarebbe stato impensabile anche solo riuscire a motivarsi per mettere le chiappe nel pozzo, quindi possiamo considerarla una vittoria. Miracoli della tranquillità ritrovata, questa crisi dei pozzi avrebbe dovuto passare molto più rapidamente, ma quando hai già altri cazzi nella vita di tutti i giorni i problemi si ingigantiscono.

Per restare in tema, pare che Neutroni Porcelloni abbia un certo numero di “casseruole al culo”, termine francese che indica metaforica polvere ammassata sotto al tappeto e scoperta al momento sbagliato. Si parla di management del terrore, mobbing, umiliazioni e gente spremuta fino all’ultima goccia. Niente che Koris non sappia già o che non abbia sperimentato sulla propria pellaccia, ma leggerlo nero su bianco in qualche modo legittima certi sentimenti che in quell’epoca parevano esagerazioni della Koris-testa. E si conferma che mollare Neutroni Porcelloni va archiviata fra le migliori idee delle Koris-esistenza.

Continuando su argomenti sensibili, l’editor del Koris-malloppo è missing in action per ragioni della sua VitaVera. Koris è un filo indispettita perché questa storia si sta trasformando nella tela di Penelope quando dovrebbe volgere a una conclusione. Ma visto che non si può andare a prendere gente per la pelle delle chiappe, al momento si deve subire. In compenso Koris ha all’incirca deciso di rimettersi in esercizio cercando di scrivere una paginetta di “cose a caso” al giorno (tecnica battezzata con Junior “il metodo mini-Sanderson”), tanto per vedere se è ancora capace.

Sul lato letture, Koris ha capito che Neil Gaiaman non è proprio il suo autore preferito, ma era anche l’unica scelta sensata dallo spacciatore di libri usati, i cui scaffali vuoti o pieni di fuffa non danno molte alternative. Koris teme di dover abbandonare la sua libreria di fiducia, visto che fra pagamenti online impossibili e forniture scarse comprare un libro è diventato complicato; venerdì è andata senza un’idea in testa alla libreria dei ricchi (dove va ‘thieu, per capirsi), ne è uscita con un gialletto marsigliese della trilogia di Fabio Montale e un libro scelto del tutto a caso. Il secondo è “Il bazar dei piccoli miracoli”, scelto col criterio “ma sì, leggiamoci un autore giapponese contemporaneo”, e Koris non vuole preventivamente sapere se fa schifo. Che vita difficile.

Nota di chiusura: questo post poteva intitolarsi cose come “un’esistenza quasi normale”, ma dopo l’ultimo titolo del genere è arrivato il coviddi, quindi magari anche no.

Basso profilo che la sfiga ci vede benissimo

Era glaciale cercasi

No, ancora una volta Koris non è stata fagocitata dalle nebbie dell’indecisione, per quanto potrebbe anche essere. Sono accaduti avvenimenti alla velocità del fulmine, quello che ti frigger il router ancora prima che tu te ne accorga, quindi boh. Facciamo che non ne parliamo, che è meglio.

Koris è sopravvissuta a un corso di una settimana sulle incertezze nei modelli numerici, quando di incertezze ne aveva già da vendere per sé, per i presenti e per un’esportazione, ma Capo Giuseppi aveva deciso così, questa volta s’è deciso di non destabilizzarlo. Mentre Koris cercava di mantenere un minimo di attenzione, ‘thieu scalpitava per andare a sciare. Perché quando ‘thieu si mette in testa una cosa, non c’è riscaldamento climatico che tenga, bisogna andare.

Venerdì Koris si è fatta ramazzare nel nulla cosmico vicino a Aix, quindi dopo aver preso un senso unico al contrario, i due sono riusciti ad arrivare nel Vercors senza ulteriori danni. Koris è stata molto depressa dalla mancanza di neve, bofonchiando fra sé e sé che se proprio si vogliono mantenere questi consumi energetici, allora bisogna farsi installare un reattore in cantina (Capo Giuseppi sarebbe anche d’accordo). In quota c’era un minimo sindacale di neve, abbastanza per sciare, ma insomma. Ormai è evidente che gli sci da fondo sono stati un incauto acquisto, il riscaldamento climatico avrà ragione di loro molto prima dell’usura. Koris ha passato due giorni a sputare organi interni su 20 km di piste pensando che c’è un gran bisogno di una nuova era glaciale, di quelle che fanno almeno ghiacciare la Senna a Parigi.

Disavventure assortite: Koris il primo giorno si lamenta di avere male sotto al piede destro, saranno i crampi, sarà una piega del calzettone, saranno gli scarponi nuovi. Ebbene no, ha sciato per 20 km con un vecchio skipass sotto al piede, perché fare schifo è un’arte. Altro fatto degno di nota, dover scendere cinquanta lunghissimi metri per una pista da discesa (non per masochismo, ma il piano piste per il fondo aveva prevedeva questa assai poco gioiosa comunione) con sci senza lamine, quindi a spazzaneve apertissimo… beh, che dire, non capitava da una trentina d’anni. L’ultimo giorno era prevista una breve incursione nella suggestiva stazione chiamata Bosco Barbuto con la pista Prato Panzuto, ma il meteo terrificante ha fatto desistere dalla sciata in provincia di Hobbiville, la Contea.

Ora come ora Koris è tornata al divano marsigliese e sta vegetando, perché il rialzo improvviso delle temperature e il calo di altitudine hanno generato il solito effetto ameba. Bisogna cominciare a investigare su un’eventuale genetica nepalese.

Interpretazione artistica dei Koris-desideri

Rimettiamo i punti

… prima che questi diventino punti di sutura sul cranio di qualcuno o sul Koris-cranio. C’è da dire che Koris attualmente vorrebbe molto essere qualcun altro, ma pare che la cosa non sia fattibile. Anche essere un gasteropode andrebbe benissimo, per dire.

Dal post precedente è successo niente e di tutto, come al solito. Fatto sta che Koris non ha ancora preso LA decisione, ovvero se spedire quel maledetto cv a Neutronland o meno. Nel mentre ha trovato mille ragioni pro e mille ragioni contro. Essendo questo il Koris-blog, quindi luogo deputato ai Koris-accolli, facciamo chiarezza.

Ragioni contro: s’è capito che salvo cappellate giganti Koris dovrebbe aver svoltato il fottuto periodo di prova, quindi tempo quattro settimane Koris veleggia nei tranquilli mari del tempo indeterminato in un cui solo uno tsunami veramente grosso potrebbe fare danni. Vogliamo turbare questa tranquillità mandando tutto all’aria, anche se per un altro tempo indeterminato? E poi, qui pare che il carico di lavoro potrebbe diventare gestibile imparando a dire qualche no e facendo la voce grossa con Capo Giuseppi. Vogliamo davvero prenderci carico di una sorgente radioattiva coperta di trizio e che ogni tanto vuole essere coccolata fino a tarda sera?

Ragioni pro: però sì, a Koris piaceva fare quello, pistolare con i rivelatori. Che oh, le pentole a pressione con l’uranio dentro sono anche carine, ma la strumentazione di più. Se tanto l’idea di chiedere un trasferimento in tempi non biblici è già germogliata, perché non concimarla subito? (Significa andara a cacare? Meditiamoci) Perché bisogna vivere con la perenne sindrome dell’impostore che non sa perché ‘ste cose non le ha studiate fino in fondo?

Nel mentre Capo Giuseppi manda segnali contraddittori. Ha spinto Koris a compilare cv e lettera di motivazione con un paio di uscite non proprio gradevoli. La prima per mail, lunedì, scrivendo a Koris “dovresti consegnare questo studio entro la fine della settimana, così posso andare in vacanza per due settimane in tranquillità”; non rispondere “estigrandissimicazzi delle tue vacanze?” è stato arduo. La seconda ieri, chiamando Koris prima al telefono e poi su Skype e facendosi cadere dell’alto con frasi del calibro “ho deciso di annullare la tua riunione di domani” e “devi abbandonare il progetto”, per poi scoprire che vuole appioppare a Koris dei calcoli farraginosi per gente che vuole ramazzare sovvenzioni, cosa diversamente interessante. Koris ha scomodato J per porconare da un lato all’altro dell’Atlantico e si è svegliata sul piede di guerra. Giunta in ufficio Capo Giuseppi le ha chiesto di parlarle e il succo del discorso è stato “mi disp, sks”. Che si rende conto che Koris si sta stressando (ma no, guarda, quel “ti invito a continuare i calcoli durante le vacanze” l’abbiamo preso benissimo), che però la stima e non vuole che sia frustrata, quindi basta dirlo se preferisce fare una cose e non altre. Cara ti amo, mi sento confusa, cara ti amo, devo stare un po’ da sola… Queste oscillazioni non giovano a schiacciare invia su quel maledetto cv, anche se da una parte essere in balia di un perenne indeciso non aiuta. Esiste una pagina WikiHow “come manipolare il tuo capo”?

In casa c’è un velato ostruzionismo. Dopo una fugace opzioni “segui il tuo cuore se voltare pagina è troppo doloroso”, si cerca di empatizzare con i casi del momento ma focalizzando l’attenzione su altro. Non si sa se un eventuale “io me ne torno a Neutronland” possa scatenare Cielo Rosso o meno, anche perché non si sa bene cosa voglia la controparte dalla vita. Il dialogo è una strada dissestata e poco percorribile.

I Maiores sono del partito “vai dove sei felice, tanto è tutta malvivenza”. Orso è già appestato di suo, quindi non viene ammorbato.

Il fronte wazzappico degli amichetti virtuali è compatto sul “porta via il belino”, ma declinato in diversi dialetti a seconda dell’ip.

Affidata la scelta al dado, Koris ha tirato un D20 dicendo “pari vado, dispari resto”. È uscito il 20 naturale delle grandi occasioni, Koris sente che l’universo vuole dirle qualcosa ma non sa se vuole capire cosa.

Quindi? Quindi niente, siamo punto e a capo. A suon di marinare in questo guazzetto di indecisione un po’ sì, un po’ no, Koris è abbastanza certa degli eventi a venire: scoppierà un merdone in laboratorio, Koris deciderà di averne le palle piene, manderà il cv a Neutronland e scoprirà che hanno già preso qualcun altro. Non si può campare così, mannaggia a tutto.

Panorama del Koris-cervello

Desideri di bambina

Per qualche ragione del tutto inconscia, innata e difficilmente spiegabile, Koris adora la neve e la montagna, pur essendo nata sulle sponde del mare. E non la adora nel senso “baita, tazza di tè davanti al camino mentre fuori nevica”, no, è più del genere “pigliamo qualunque mezzo di locomozione sia lecito per due piedi e andiamo in vetta”. Koris ha avuto un subitaneo amore con lo sci di discesa, che è stato ucciso a mazza dal SonnoDellaRagione (che strano) e dalla convinzione adulta che lo sci di discesa non è la migliore attività per vivere la montagna col dovuto rispetto. Un piccolo desiderio di baby-Koris era festeggiare il compleanno sulla neve e se possibile sugli sci, ma non era mai stato possibile.

Una settimana, nell’entroterra provenzale ai piedi delle Alpi (dove Koris lavora da quasi cinque anni, da una lochèscion all’altra) ha nevicato. Koris ha iniziato a fare calcoli cabalisitici perché se nevica a 200 metri di altitudine nevica pure più in alto, giusto? Noi di Voyager pensiamo di sì. Si era abbastanza certi che la neve si sarebbe sciolta sotto il sole del week-end, ma lunedì Koris ha scoperto che la maggior parte aveva resistito nelle zone d’ombra. È quindi iniziato uno stalking ferocissimo del sito di Col Bayard e della macchia di neve fuori dalla finestra dell’ufficio, col terrore che l’uno o l’altra indicassero la fine di tutte le Koris-speranze. Koris aveva annunciato il piano a ‘thieu a mezza voce, perché il Grande Cetriolo Cosmico del Riscaldamento Climatico ci sente benissimo e non ci mette niente a far venire trenta gradi a metà dicembre.

Venerdì Koris era tutta felice perché dalla webcam sembrava che a Col Bayard ci fosse ancora un sacco di neve, l’unica cosa strana erano i due sciatori, sempre gli stessi, che passavano davanti alla telecamera. Dubbio ferocissimo, verifica: la webcam indicava la situazione al 25/12/2020. Terrore, furia, raccapriccio. Il sito della stazione di sci di fondo continuava a dire “tutte le piste aperte”, ma metti che lo fanno per marketing e ti fanno sciare sulla moquette dismessa dal salotto della catanonna? Bisognava essere sicuri. Le webcam delle stazioni vicine mostravano che c’era effettivamente della neve, tuttavia non era proprio lo stesso posto, magari per questioni di esposizione, sfiga, radioattività naturale a Col Bayard si era già sciolto tutto.

“Vabbè, andiamo e vediamo” ha riassunto ‘thieu che è una persona misurata e pertanto non sa che una tale frase non poteva che alimentare la Koris-paranoia. Il piano di backup sarebbe stato prendere i ramponcini (“dove sono?” “davanti al tuo naso, maskio”) e la guida dei trekking nell’arrière pays de Gap e accontentarsi di fare una passeggiata. Del resto la legge di Murphy parla chiaro, se hai un piano di backup può anche darsi che il piano originale funzioni; oppure possono verificarsi catastrofi assortite, ma a quel punto la presenza del piano di backup diventa trascurabile.

Sabato, ovvero oggi Koris-compleanno, sveglia alle sette, preparazione dei panini al volo, colazione, recupero sci, in macchina e si parte. La guida dei trekking nell’arrière pays de Gap è ovviamente rimasta a casa, cosa di cui ci si è accorti troppo tardi per tornare indietro. Koris è andata nel pallone: prima ha iniziato ad autoconvincersi che se c’era neve verso Sisteron, ci doveva essere anche a Col Bayard, vero? VERO?! Poi ha iniziato a chiederlo a ‘thieu con un ritmo preoccupante, del resto doveva espiare la colpa di aver dimenticato la guida. Quindi si è messa ad emulare Zerocalcare e a ripetersi in loop “e vabbè, è andata così”, perché di neve forse non ce n’era abbastanza e di sicuro il Grande Cetriolo Cosmico l’aveva sentita.

E invece no. A Col Bayard c’era tanta neve quanto bastava per tenere aperte tutte le piste e ridicolizzarsi a dovere perché l’ultima volta che Koris ha messo gli sci era il normalissimo 2019, e se il fondo ti perdona la tecnica ti ammazza con la tua resistenza degna di una medusa spiaggiata. Un po’ arrancando, un po’ scivolando, un po’ notando che forse se metti i piedi in un certo modo si pattina meglio, Koris si è fatta quindici chilometri, il massimo che la sua tempra le permettesse. Che poi a trentatroppi anni ci si dovrebbe dare una regolata, ma Koris continua a portare una taglia 14 anni e ignora la sua età.

Ora le Koris-zampe vorrebbero chiedere la secessione all’urlo di “machicazzotelhafattofare”, però il resto del Koris-organismo è molto soddisfatto. Certo, forse la bambina di trent’anni fa non si immaginava proprio questa configurazione, ma va bene lo stesso. Un piccolo desiderio che si avvera dopo tre decenni, che era una cosa non fondamentale, ma che ha fatto un piacere immenso.

Selfie on the rocks all’ombra

Addio piastrelle

Tanto tempo fa… a dire il vero non così tanto, meno di due anni, ma visto che in questi ultimi (ormai) due anni è successo quello che nessuno pensava possibile e ha sconvolto circa tutto ad eccezione di alcune benemerite testediminchia, sembra un sacco di tempo. Dicevamo? Ah, sì, nell’inverno del 2020, durante gli ultimissimi giorni di vita normEle, ‘thieu si era deciso a fare il grande passo casalingo, ovverosia cambiare la maledetta cucina. Era qualcosa che si doveva fare da tempo ma sempre rimandata sine die per mancanza di voglia, complicazioni logistiche, vite che cascano a pezzi. E quando l’esistenza sembra creparsi non si sente il bisogno di trasformare la cucina, per quanto orrenda sia, in un cumulo di macerie. Però in quella fine febbraio 2020 pareva venuto il momento buono per trasformare il rudere di dubbio gusto in qualcosa di funzionare datato terzo millennio.

E poi? Che ve lo si dice a fare, successe di tutto. L’architetto si ritrovò con un sacco di tempo libero per progettare la nuova cucina, nessun cantiere poteva essere messo in agenda, il mondo se ne stava in attesa dell’apocalisse, per cui avere degli orribili pensili rosa sembrava l’ultimo dei problemi. Si sarebbe visto in estate, nel mentre Koris e ‘thieu portarono la devastazione in salotto. Venne l’estate che il mondo esisteva ancora e gli orribili pensili con esso, ma artigiani, muratori e idraulici avevano una coda di arretrato che non si poteva inserire una nuova cucina in fieri. Tutto rimandato alla rentrée 2020, ovvero a settembre e dopo… e vabbè, si scoprì che il mondo poteva ancora finire, i pensili rosa erano di nuovo un problema minore, ma stavolta con scazzo. Seguirono alterne vicende in cui “rimandiamo tutto all’estate” pareva un’ottima idea, d’estate l’architette finì per “farsi mangiare il belino dai gatti” (termine tecnico dell’Amperodattilo di chi perde le buone occasioni per qualcosa). La cucina orrenda pareva destinata a restare, in saecula saeculorum, sicut erat in principio et nunc et semper, ramen.

Invece no: proprio quando Koris aveva ormai perso le speranze e pensava che si potesse cambiare la cucina solo replicando la casa in The Sims, ecco l’avvento dell’architetto con tutto pronto. Domani iniziano i lavori. Il che ha significato passare un piovosissimo ponte dei Santi&Mortacci a sgombrare la cucina, a smurare la lavastoviglie e il forno, ad approntare una cucina da campo in uno sgabuzzino, a nascondere pentole e padelle ovunque l’umana decenza lo permettesse, a piazzare il frigo nell’ingresso. “Poteva andare peggio, poteva non piovere” ha commentato ‘thieu. Questa è l’ultima sera in cui cucina e sala da pranzo saranno come le conosciamo, prima di essere sconvolte per sempre. E Koris, come Lucia Mondella, sente di dover dedicare un addio.

Addio piastrelle del pavimento metà graniglia e metà verde acqua, partorite dalla mente di un designer anni ’70 sotto acidi. Non s’è mai capito se foste davvero pulite o meno, ma talvolta le macchie di sugo miglioravano l’estetica. Quanto orrore cosmico scoperto mentre Koris vi fissava, chiedendosi chi minchia ha pensato che un simile accostamento fosse di buon gusto.

Addio pensili rosa, alti fino al soffitto e del tutto inadeguati, cime irraggiungibili e pertanto inutilizzate. Addio sottospecie di pensile basso della larghezza di dieci centimetri, adatto solo alle bottiglie d’olio e alle scatolette di tonno impilate; di te ricorderemo la chiusura impossibile, visto che ti aprivi a tradimento nel mezzo della notte. Addio unica colonna ad altezza umana, pertanto stipata di cibo che veniva fagocitato dall’oblio e dalle tarme alimentari. Sarete stati anche di vero legno, ma optiamo per compensato&praticità.

Addio contro-soffitto con le mattonelle da ufficio, altro mistero del design. “Serve a nascondere i tubi” disse ‘thieu. Koris ha sempre pensato di preferire i tubi a quell’obbrobrio, già è brutto da vedersi negli uffici, in una cucina è un insulto all’estetica in generale.

Addio tappezzeria a fiori rosa. E chi, sano di mente, metterebbe la tappezzeria in cucina, CHI? Non lo sapremo mai. Si è però scoperto che sotto la tappezzeria a fiori rosa si celava un altro strato, questo a pallini grigi, gialli e verdi. Come a voler dire che un orrore più recente cercava di risparmiarci un orrore del passato ancora peggiore. Tappezzeria, cederai il posto a uno sterminato e banalissimo muro bianco.

Addio cappa inesistente, che in verità eri un buco nel muro nascosto da una sorta di camino. Non hai mai aspirato nulla, nemmeno per sbaglio, costringendo a spalancare le finestre in qualunque stagione al minimo soffritto, per evitare di profumare la casa di cipolla. Portiamo ancora in memoria il tuo momento glorioso, il giorno di lockdown in cui Koris si decise a pulirti davvero e non ne uscì indenne. Verrai sostituita con una cappa vera, di quelle che non solo sniffano i fumi tossici ma illuminano anche il piano di cottura; lei ancora non lo sa, ma riceverà il battesimo del fuoco con un’orgia di fritto.

Addio neon che fingevi di illuminare la cucina, unica luce posta a tre metri e di dubbia utilità. I suoi raggi verdognoli gli avevano valso il soprannome di “neon dell’obitorio”, capace di far sembrare avariata qualsiasi pietanza appena preparata. Sarai rimpiazzato con letteralmente qualunque altra cosa, perché qui si vorrebbe iniziare a cucinare e smettere di fare delle autopsie.

E domani si inizia con la grande distruzione, nella speranza una bella fenice risorga da quelle ceneri di bruttezza. Non dovrebbe essere difficile, visti i presupposti.

Se guardi a lungo nella piastrella, allora la piastrella guarderà dentro di te (feat. la luce del neon dell’obitorio)

Disagi termici (Shackelton reloaded)

Dopo l’esperienza anti-riscaldamento del SonnoDellaRagione, Koris si era ripromessa di smettere con queste velleità da ecologisti talebani e non vivere mai più senza riscaldamento. Va bene il rispetto per il pianeta, ma il fuoco resta pur sempre una delle scoperte fondamentali dell’umanità. Non si parla di girare in bikini in casa in pieno inverno, giusto di avere un minimo di confort senza che sia obbligatoria la tuta da sci indoor. Il problema è che, quando il proposito non dipende da Koris, potrebbe non essere così facile rispettarlo.

È arrivato l’autunno, quello vero, anche in questi posti sperduti del Luberon, nell’immaginario collettivo un paese di campi di lavanda in ogni stagione e casolari in pietra con piscina, nella realtà scivolosissimi tappeti di aghi di pino e sette allegri gradi alle otto del mattino. Ora, è dal 2017 che Koris bazzica questo fazzoletto di terra denso di cose nucleari, prima su Neutroni Porcelloni, poi a Neutronlad e infini qui a fare cose simili a pentole a pressione ma con l’uranio. Koris conosce il fattore climatico, sa che mentre a Marsiglia l’autunno è mite (al netto dei giorni di feroce Mistral), qui quando le temperature si abbassano non ce n’è più per nessuno, tocca aspettare il disgelo (e i 40 gradi a luglio, ma questo è un altro disagio termico). C’è da dire che su Neutroni Porcelloni i disagi termici erano l’ultima Koris-preoccupazione, del resto quando sei troppo occupato a cercare di non suicidarti un sacco di cose si rivelano accessorie; a Neutronland l’ufficio di tre metri quadri aveva una parete intera occupata da un termosifone, si scaldava in tempi brevissimi. Koris pensava che anche da queste parti sarebbe stato uguale.

Illusione di brevissima durata.
“Ah, no, nei nostri uffici in inverno si gela. Siamo i più lontani dalla caldaia centralizzata (a carbone, abbiamo otto reattori sparsi qui e là e la caldaia va ancora a carbone, ma sarà una stronzata? n.d.K.), quindi a noi il riscaldamento arriva per ultimi. Quando arriva, perché i tubi viaggiano in superficie, quindi l’aria si raffredda e arriva appena appena tiepida. Questo se il termosifone nel tuo ufficio funziona, che non è scontato. Infine, i vetri delle finestre sono degli anni ’60, quindi ti lasciamo immaginare come si l’isolamento dell’edificio intero. Dalla direzione dicono che non è necessario ristrutturare perché tanto l’edificio verrà demolito e ci sposteranno altrove, solo che lo dicono da quindici anni…”
Per coronare questo quadro non proprio termicamente rassicurante, il Koris-ufficio è esposto a nord e non prende mai mezzo raggio di sole; una grotta, insomma, ma senza la parte ludica.

Beh, che dire? Se Koris non va sulla banchisa, allora è la banchisa che va da Koris. Quest’ultima, convinta di aver mangiato pane e volpe a colazione, si era detta che si poteva attutire cotanto disagio restandosene un giorno in smart-working alla settimana. Il suo pieno di micro-migrazione verso climi più caldi si è scontato contro la cruda realtà del diversamente competente servizio informatico: per qualche ragione che nessuno si spiega, Koris non ha più accesso al vpn al di fuori dal sito. Com’è stato possibile? Boh, succede. Quanto tempo ci vorrà per ripristinare l’accesso? Boh, chi lo sa, non metteteci fretta.

Intanto il gelo non aspetta i comodi del servizio informatico e incombe minacciando temperature attorno ai tre gradi per la fine della settimana. D’accordo, Koris preferisce l’inverno e il freddo, però non quando ha il culo su una sedia incatenata a un computer. Dopo una settimana a lamentarsi e avvolgersi nella sciarpa, s’è decisa a correre ai ripari, tanto ha un guardaroba fornitissimo di vestiti per climi ostili. Non è un guardaroba socialmente accettabile, ma di fronte ai disagi termici è un dettaglio del tutto irrilevante.

Koris ha iniziato oggi portando in ufficio il completino termico detto anche second skin, indumenti in fibre di plutonio e metalli pesanti usati per lo più per la montagna, questa volta indossati nei cessi appena giunti al lavoro. Siccome la dispersione di calore passa per le mani, Koris ha arruolato un vecchio paio di sotto-guanti color porpora cardinalizia (s’è detto che non si tratta di un guardaroba presentabile) con feature touch (nel senso che la punta di qualche dito è bucata), orridi a vedersi ma utilissimi per digitare senza ritrovarsi coi geloni. Nel mentre Koris continua a nutrire una tenue speranza che il riscaldamento arrivi e possa rendere il clima meno ostico. Qualora le fosche previsioni dei colleghi fossero veritiere, Koris è pronta a portarsi una sottotuta speleo in uso ai quattro gradi della Pierre Saint Martin, un pigiamone di pile rosso e peloso con decorazioni di pipistrelli. La cosa divertente è che, prima di arrivare, Koris temeva di passare per la sacchettona del gruppo, ma di fronte al Generale Inverno si sono tutti rivelati piuttosto sacchettoni.

Insomma, siamo pronti a scommettere in un’improvvisa inversione dei cambiamenti climatici, con l’avvento di una nuova era glaciale; un buon test per sapere se la legge di Murphy è più potente delle emissioni di gas serra. Koris sta progettando di portare delle paratie di fortuna per tappare gli spifferi, quindi di barricarsi per l’inverno antartico in questa specie di Isola Elephant e aspettare che Shackelton venga a salvarla. Se chiude la mensa possiamo sempre sfamarci con carne di foca.

Mi sa che pure quelli sono finiti col caldo, assieme alla decenza.
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