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Si lavora un sacco

Una cosa è sicura: Koris non ha più lo stesso tempo libero di quando lavorava coi Neutroni Porcelloni, in cui cazzaeggiava sul blog fra un file Excel e una riunione col MegaCapo. O meglio, più che cazzeggiare era una sorta di valvola di sfogo onde evitare di finire in penale prima delle cinque del pomeriggio. Forse all’epoca sapeva organizzarsi meglio, giostrandosi i ritagli di tempo, e ora non ci riesce più.

Cioè, insomma. Continuano le sensazioni strane, di cui verosilmente Koris si pentirà con dolore, perché quando cadi dalla nuvoletta di zucchero filato, cadi comunque dagli strati bassi dell’atmosfera e ti fa un sacco male. Però Koris non sente il bisogno di cazzeggiare, fra un sezione d’urto d’oro e una di bismuto. Perché in un certo modo si diverte, forse anche senza “in un certo modo”. Finirà probabilmente malissimo, ma intanto si portano a casa le giornate. Poi spesso e volentieri si portano a casa in bus, che senza dover guidare è anche meglio.

L’unica vera fonte di anZia è il cartellino da timbrare per la prima volta nella Koris vita lavorativa, con relativo monte ora monitorato in permanenza, pausa pranzo inclusa. A dire la verità, è una cosa che fa un po’ incazzare Koris, che ha fatto anni-secoli-millenni in ore supplementari senza badge, senza conti, senza niente. E ora che i trasporti rosicchiano l’orario, zac! Il cartellino. Cetriolo, is that you? Comunque Koris passa ogni mattina cinque minuti buoni a fare calcoli cabalistici, mentre i colleghi la rassicurano che tanto poi ci si abitua. C’è anche da dire che sono tutti calmissimi, o almeno, calmissimi rispetto allo standard di Neutroni Porcelloni, ove il più tranquillo aveva un cappio pronto all’uso appeso sopra la scrivania.

Incredibile ma vero, l’azienda si è fatta viva anzitempo per scrivere a Koris quanto le deve in materia di arretrati, ferie mai prese, conti vari. Ed è a tutti gli effetti un gruzzolo non trascurabile. I miracoli che fa la formula magica “se trovo delle irregolarità vi denuncio”.

Comunque sia non abbassiamo la guardia, che uno si distrae un attimo ed esce il grande Cetriolo Cosmico dalla sezione d’urto del vanadio. Però intanto Koris potrebbe essere quasi meno burbera del solito. O magari fra dieci giorni odia tutti e scrive a ex-Capo Palpatine in preda alla Sindrome di Stoccolma, ma intanto…

Garbugli emotivi

Dal punto di vista emotivo, da ieri Koris è l’equivalente di una pentola a pressione a cui hanno dimenticato di fabbricare la valvola. Quindi dentro bolle di tutto e potrebbe esplodere da un momento all’altro.

Che poi sia chiaro, sarebbe bellissimo essere un cyborg (o anche solo un tostapane) e poter spegnere tutto quello che si è provato fino al giorno prima, per ricominciare da una pagina bianca. Solo che per gli umani pare non funzioni così, ammesso che Koris sia umana.

Koris ha le emozioni ingarbugliate, non c’è altro modo per definirlo. Alcune si sono incastrate da qualche parte da ieri e sono rimaste in coda, in attesa di essere processate. Solo che paiono fuori tempo massimo e ci sono altre urgenze.

E Koris sa di aver fatto una cazzata. Perché giocare a fare la Wonder Woman di stocazzo forse non è così utile, dicendo “finisco il 15, ricomincio il 16”. Forse sarebbe stato meglio prendersi un giorno di nulla cosmico e sfogare lo sfogabile, mangiando gelato al pop-corn caramellato sul divano guardando documentari porno per le oloturie. Ma ormai è fatta, inutile rimuginarci.

Koris è allo stesso tempo un po’ felice, un po’ col magone per Capo Palpatine in virtù di quanto detto ieri, un po’ euforica, un po’ terrorizzata, un po’ furente per l’azienda e cazzi vari, un po’ indecisa. Sono un sacco di un po’ per una Koris di dimensioni ridotte. E quando le emozioni debordano, di solito il panico è un buon compromesso, anche se da fuori si vede solo il carini&coccolosi (presente quando si diceva che il post di domenica era applicabile anche alla Koris-vita? Ecco).

Che poi sono ancora attivi un sacco di automatismi, che con ogni probabilità saranno duri a morire. Per esempio, guardando l’agenda della settimana, Koris trovava strano in buco di venerdì mattina. “Dovrebbe esserci la riunione di divisionAH NO”. Tre anni sembravano pochi, ma forse per le abitudini così pochi non sono. E chiariamolo, non è che la riunione di divisione del venerdì mancherà a qualcuno, eh. O i file Excel da 2000 linee o il MegaCapo o… boh, non si sa. Che poi magari è pure peggio, non essendo il peggio un insieme inferiormente limitato.

Poi una volta che abbiamo sbrogliato questo gomitolo di sentimenti avviluppati, parliamo di tutto il resto con calma. Così magari Koris ha le idee più chiare e non si basa solo sulla prima fallace impressione.

Meno quindici, la pausa

Ultimi quindici giorni di circo azienda/Neutroni Porcelloni e Koris si è presa una pausa. Perché, come ebbe a dire Orso anni fa, quando si preparano tempi duri, è sempre meglio arrivarci rilassati. E anche perché Koris è sull’orlo della crisi di nervi andante, non ha più nessuna nessunissima faccia da difendere e/o mantenere e ha deciso che fino al 15 ottobre sarà schifosamente egoista.

Con ogni probabilità, la casella di posta sta grondando di mail di Capo Palpatine nel panico, di MegaCapo con lo scazzo e del CCC che dispensa cazzate come al solito. Koris potrebbe anche aprirla e vedere se le hanno detto qualcosa del rimpiazzo, ma… è davvero un suo problema? Se il rimpiazzo arriva domani bene, se non arriva estigrandissimicazzi. Che poi sarà la risposta jolly di qui fino a metà ottobre. Koris come Nando Martellone, in pratica.

Koris cerca di dimenticare che dal 16 ottobre in poi inizia una nuova parentesi in cui sarà tutto da rifare. E cerca di dimenticare anche i “siamo felici di accoglierti e ti aspettiamo con ansia”, che l’ansia se la porta già da casa, pronta all’uso. Minchia.

Morfeo come al solito si è dato alla macchia. La notte fra sabato e domenica Koris ha dormito meno di quattro ore, nonostante abbia provato tutti i metodi di rilassamento legale che avesse sotto mano. Poi è andata a fare speleo, addormentandosi in macchina a più riprese. Una volta arrivata a letto, nada de nada, sveglia e pimpante come non mai. Il sospetto che stia ricominciando la storia di Serse&Artabano si fa forte.

In tutto ciò, si sta sverniciando la porta del cesso, che giace smontata nell’ingresso. Quindi si defeca senza privacy. La vera sfida per l’intestino timido.

Una parte di Koris si chiede come diamine si faccia a promuovere (o almeno far sapere che esiste) un libro online. Voleva usare “Star Coso” come beta tester in attesa di, uhm, altro. Solo che continua a non sapere da dove cominciare. Adeguatissima come sempre.

Questo è l’ultimo giorno di pausa prima del rush (o anche del rash, visto che la gente su Neutroni Porcelloni è fastidiosa come l’orticaria) finale. Koris vorrebbe solo avere facoltà di dormire fino alla mattina del 16 ottobre, ma a quanto pare non è dato. Forse ne vedremo ancora delle belle.

Meno ventidue, il tanuki

A ventidue giorni dalla fine, Koris scopre un nuovo animale-guida e si chiede come ha potuto vivere fino ad oggi ignorandone l’esistenza. Dopo le oloturie e gli haiku a loro dedicati, questo blog vi presenta una nuova bestiola mitologico-nipponica: il tanuki.

tanuki

Qualora gli attributi non fossero abbastanza evidenti, anche l’espressione pare dire “CHE DUE COGLIONI”

Non è chiarissimissimo che razza di bestia sia, una sorta di miscuglio fra un cane, un procione, un tasso, un gatto e uno che ne ha le palle strapiene. Perché in gran parte delle rappresentazioni artistiche del tanuki, particolarità è proprio questa: testicoli enormi. Esiste persino una filastrocca al riguardo: Del Tan Tan Tanuki le palle stan / Seppure il vento soffiando non sta / Girando girando girando.

Se lo dice Wikipedia, Koris ci crede.

E Koris è anche abbastanza convinta che il tanuki possa essere un ottimo riassunto di questi ultimi giorni su Neutroni Porcelloni. Ma anche dei penultimi. E anche dei terz’ultimi. E forse di tutti gli altri giorni da un anno e mezzo e più ad oggi. Tutti sotto il segno del tanuki e del suo scroto gonfiato a mongolfiera.

Un’altra storiella interessante sul tanuki raconta che il siddetto animaletto scherzoso abbia fatto a pezzi una vecchia e la abbia servita in zuppa al marito ignaro. Che poi è il sentimento dominante dopo una riunione col MegaCapo: smembrarlo e farne una minestra da spacciare in mensa.

C’è poi la capacità del tanuki di cambiare forma e farsi passare per altri oggetti. Un po’ come Koris quando cerca di farsi passare per una persona competente, ma più buffo. Per esempio, una storia dice che si trasformò nella teiera di un monaco. Passiamo sotto silenzio ogni legame fra i testicoli e la teiera e quello che potrebbe aver bevuto il monaco, che questo non è un blog pornazzo. Zozzone sì, pornazzo magari no (per ora, dicono che il pornazzo tiri tantissimo, hai visto mai).

Quindi, da qui fino alla fine, Koris potrebbe votarsi al tanuki: un essere che si è fatto due palle così e ha una gran voglia di cambiare forma.

tanuki

Forza e coraggio che magari fra 22 giorni le palle si sgonfiano.

P.S. Si ringrazia Junior per aver condiviso cotanta sapienza con Koris. Da oggi mai più senza il tanuki.

Argenteria di famiglia

Una parte della famiglia di ‘thieu proviene dalla cosiddetta alta borghesia parigina di inizio XX secolo. Cosa che fa molto Downton Abbey nel Koris-cervello, quando raccontata in maniera platonica. Nella pratica si traduce in certe maniera da molto-bravo-bambino (ma solo quando vuole ovvero quasi mai), un trisavolo pari di Francia, nonni che erano abituati agli high end (si ringrazia fratello Orso per la definizione) in fatto di vini e non solo, zii con parecchia puzza sotto il naso e cugini schizzinosi con gli attici a Versailles.

E l’argenteria di famiglia, certo. Un esercito di teiere, caffettiere, cucchiaini decorati, posate da portata, posate per dodici coperti, posatine da dessert, il tutto in argento o in vermeil, più o meno punzonato. Anche più o meno kitsch, per amor del vero, ma pare che quando si riceve la dotazione sia quella.

All’argenteria di famiglia, accumulata nel corso gli ultimi centocinquant’anni circa, si accompagna un’armata di vasellame decorato. Porcellane di Sèvres, bicchieri di cristallo di sa-il-cazzo-dove, zuppiere, scodelle da minestre. Anche questo tutto più o meno decorato, più o meno kitsch. Quando va bene, i piatti si limitano ad avere un bordino d’oro e le iniziali degli sposi stampate in occasione delle nozze, segno di un’era in cui il divorzio non era una probabilità molto contemplata, almeno per le stoviglie.

Koris non è sicura di avere la giusta forma mentis per apprezzare pasti serviti in tal guisa. Koris, discendente in parte da nobile schiatta contadina della Bassa Langa, in parte da pericolosissimi ferrovieri comunisti della Valbormida e in parte da ancora più pericolosi comunisti dell’Ilva di Portoferraio, non ha mai posseduto il concetto di argenteria di famiglia. O meglio, si limitava a quattro cucchiai scompagnati e ossidati con cui nessuno hai mai osato mangiare, che hanno visto più la polvere che la cucina e che sono andati persi nell’oblio dei secoli. Il numero quattro potrebbe anche essere un’esagerazione.

Il concetto di “servizio buono” in dotazione a Koris è circoscritto ai piatti che si mettono a Natale, un servizio da dodici che fu regalato ai Maiores per il matrimonio. Piatti che non dovevano essere porcellane di alta gamma e che ormai ogni Natale si stringono a quadrato come gli Spartani alle Termopili, sapendo che non hanno altra scelta se non resistere a qualunque catastrofe si abbatta su di loro (di solito U Babbu o Koris che si offrono di portare in cucina i piatti sporchi, con conseguente distatro ambientale). Nella Koris-memoria sopravvivere un’unica zuppiera che venne usata per la soupe à l’oignon in un Natale degli anni ’90: la zuppiera traditrice ustionò in maniera non trascurabile una zampa dell’Amperodattilo e da allora giace in cantina, probabilmente riempita di palline rimbalzanti. Quanto ai cucchiaini decorati, baby-Koris riteneva una gran sciccheria le forchettine da dolci che venivano usate solo per le torte di compleanno. L’esistenza di forchettine da lumache e forchettine da ostriche le era del tutto sconosciuta.

Questa forma mentis fa sì che Koris abbia qualche difficoltà ad apprezzare le argenterie e i servizi di famiglia. Per di più le risuona in mente il perentorio giudizio dell’Amperodattilo secondo cui “ma metti via tutto e vai a comprare sei piatti all’Ikea, se si rompono non piange nessuno”. Perciò, ogni volta che le raccontano la storia delle argenterie di famiglia con la fierezza del maggiordomo Carlson, Koris non ascolta perché è molto compresa nello sforzo di non scoppiare a ridere.

Koris si conferma essere una persona orribile, già. E plebea.

La suocera della ministra, il tricolore e il gelato di Grom

Ieri è stato il non-poi-così-grande giorno del colloquio per verificare l’integrazione (per parti) di Koris alla comunità francese. È quasi una formalità, se le carte sono in regola e se non ti chiami Abdul Alhazred, ma Koris, in questi giorni pre-Pierre Saint Martin, è in uno stato di prostrazione psicofisica tale che vede catastrofi imminenti circa ovunque. Sì, anche più del solito.

Koris si è quindi traverstita da persona normale ed è andata in Prefettura, dopo aver del tutto casualmente scoperto che non era la prefettura che pensava lei, ma insomma, dettagli. Si è travestita da persona normale perché boh, sono quelle circostanze in cui fingere un’oncia di normalità può aiutare. La normalità rassicura, o almeno rassicura gli altri.

La funzionaria dell’amministrazione non era proprio quel che si dice una persona piacevole, ma insomma, Koris doveva solo fare un colloquio, non passarci le vacanze. L’importante era riuscire a non tirarsi i coltelli prima della fine, come pareva stesse accadendo nell’ufficio accanto.

“Merdopoli, dove lo ho già sentito Merdopoli?”
“Beh, non è poi così lontana dalla frontiera è a 100 km, ci si passa se si va in Toscana…”
“Mai stata in Toscana, ma vado regolarmene a Milano”
“E allora ha visto l’uscita dell’autostrada di Merdopoli”

È seguita una digressione sulle vacanze della funzionaria a Milano, compresa una sperticata lode del gelato di Grom. Koris avrebbe dovuto mostrare la sua assimilazione alla comunità francese, ma non ci sono cazzi, gelatum totum nostrum est, mica si possono rinnegare le radici così, oh.

“Ho visto che il suo atto di nascita è datato settembre, ma la domanda è stata inoltrata solo a marzo. Come mai?”
“Se guarda bene l’atto di nascita dell’Amperodattilo è datato marzo, il comune di Roma ci ha messo sei comodi mesi per mandarcelo per posta, proprio quando pensavamo che ci avessero mandato affan…”
“Ah, vedo che l’amministrazione in Italia è molto rapida.”
“… secondo lei perché sono qui, fra le altre cose?”
Quindi lasciateci il gelato. Almeno quello, suvvia.

Le domande del colloquio sono state abbastanza elementari, Koris non ha nemmeno potuto fare sfoggio della decine di date che si era appiccicata in testa con lo sputo, complice ‘thieu (“separazione fra stato e chiesa?” “1905!” “Comune di Parigi?” “1871!” “Inizio della quinta repubblica?” “1957!”). Questo almeno finché la funzionaria non ha chiesto di citare un ministro donna, Koris ha risposto “Agnes Buzyn, ministro della salute” e la funzionaria se n’è uscita con “e chi era la suocera di Agnes Buzyn?”. Koris è stata tentata di rispondere che si era preparata sulla composizione del governo e non sulle parentele. Poi si è scoperto che la suocera della ministra era Simone Veil. Vabbè.

L’unica domanda di storia è stata abbastanza banale. E Koris ha pertanto deciso di essere abbastanza cacaminchia, perché se non rompi il cazzo sulla storia godi solo a metà. Se sei Koris, ben inteso.

“Quando è iniziata la Rivoluzione?”
“La data simbolica è il 14 luglio 1789, ma in realtà si tratta di un fenomeno complesso che…”
“E cosa cantavano?”
“Beh, non la Marsigliese, che è stata ispirata dalle guerre successive di difesa. Al massimo cantavano la Carmagnole.”

Degna di nota la parentesi di politica italia.
“Il presidente della repubblica italiana… come si chiama?”
“Mattarella. Ma il presidente ha meno poteri che in Francia, da noi è più importante, da un certo punto di vista, il presidente del consiglio”
“Ah, è quello che si chiama…”
“Conte”
“CHI?!”
“Però ultimamente si sente parlare di più del ministro dell’interno, Salveenee”
“Eh, quello lì. Ah, è solo ministro dell’interno? Non è presidente della vostra repubblica?”

L’intero colloquio è durato meno del previsto. Forse per il travestimento da persona normale che rassicura la sicurezza nazionale, vai a sapere. O forse per il numero di dichiarazioni di tasse pagate. Non lo sapremo mai.

Ora il malloppo andrà a Parigi, dove si prenderanno i loro tempi per decidere se Koris è degna o meno di diventare una mangiarane a tutti gli effetti.

Come la hanno presa pt. 2

Siccome Koris è una persona tranquilla, fiduciosa e assai poco paranoica, il sito delle poste francesi ha ricevuto un impressionante numero di query che chiedevano di tracciare una singola raccomandata, da giovedì sera. C’è chi aspettava l’apertura dei saldi, Koris voleva solo vedere la dicitura “in consegna” per la sua lettera di dimissioni.

La lettera è stata portata dal postino sabato a vuoto (“anche tu, cazzo porti una raccomandata a un’azienda sabato, ma dai, un po’ di cervello!” pacato commento di Koris ripetuto ossessivamente per tutta la domenica), lunedì nessuno nell’azienda ha alzato il suo grosso culo per andare a firmare la ricezione. La cosa ha lanciato Koris in un turbine di paranoia a base di “e se?”, analisi di tutte le possibili paraculaggini e domande esistenziali. Lo abbiamo già detto #thieuSantoSubito?

Il momento di svolta è stato oggi dopo l’una, quando il sito della posta ha finalmente scritto “raccomandata consegnata”. Koris si aspettava che lo SmartPhogn suonasse da un momento all’altro. Cosa che è accaduta circa 30 minuti dopo. Il numero era il CCC, il Commerciale Certificato Coglione. E ad oggi, Contrito.

Piccolo riassunto della situazione

“Pronto Koris?”
“Siiiiiì?”
“… tutto bene?”
“Tutto benissimo, adesso.”

L’Amperodattilo lo ha sempre detto che Koris ci è nata stronza. Però qui non è togliersi un sassolino dalla scarpa, è un’intera frana in una ciabatta.

“Eh, no, ma senti, ho ricevuto una lettera…”
“Davvero?”
“Sì, no, ma spiega… non capisco!”

Maddai.

“Credo ci sia scritto che mi dimetto”
“Ma ma ma… ma perché?”
“Perché non trovo più alcuna ragione di restare su Neutroni Porcelloni e nella vostra azienda meno che meno.”
“Ma ma ma… ma io ero convinto che la missione ti interessasse!”
“Eri convinto male, e poi te lo avevo anche detto, solo che non mi hai ascoltato.”
“Ma abbiamo fatto tanti sacrifici perché tu potessi lavorare a Neutroni Porcelloni…”
“Non cominciare con questa storia perché non ci casco. La misssione non mi interessa più, me ne vado, punto. E so che nella vostra azienda non ho alcuna prospettiva.”
“Ma ma ma… ma la prospettiva era far continuare il contratto lì con Neutroni Porcelloni! Era una prospettiva di un anno! Mica siamo statali, noi! Conta che ho contratti che hanno una prospettiva di due mesi…”

E sticazzi, CCC, ce li vogliamo mettere?

“Beh, e allora questa vostra prospettiva non mi sta bene. E me ne vado.”
“Quindi hai trovato un posto che ti corrisponde di più?”
“Potrei, in effetti.”

Ma col cazzo che saprai dove.

“Ma è la tua decisione definitiva?”
“Direi proprio di sì.”
“E non vuoi aspettare un po’ di tempo, che magari le cose migliorano e…”
“No.”
“Allora dovrò chiamare il MegaCapo di Neutroni Porcelloni e avvertirlo che…”
“Lo sa già, lo ho avvertito venerdì.”
“Ah. Allora dovrò dirlo a Capo Palpatine e…”
“Capo Palpatine lo ha saputo giovedì.”
“…ah.”

E se la domanda è “ma allora siamo gli ultimi a saperlo?” la risposta è sì. In onore dell’antico brocardo secondo cui “si raccoglie quel che si semina”.

“Ma senti, ma quindi se facevi dei compiti di… segretariato, possiamo provare a sostituirti con qualcuno che non abbia proprio le tue competenze, no?”
“Potete provare. Qui vogliono qualcuno che se ne capisca di rivelatori di fisica nucleare, che parli correntemente inglese e francese, che sappia seguire i calcoli nucleari, che sia versatile, che impari in fretta, che sia capace di scrivere documenti tecnici. E che segua i meeting per fare segretariato, come dici tu.”
“… ah, capisco.”

Capisci anche col cappero che trovare una Koris-bis in tre mesi di tempo, vero? Sopratutto low-cost come trattavate Koris. Solo che la stagione del low-cost è finita.

“Ah, per inciso, vorrei discutere dei miei giorni di ferie. Sai, quei 46 giorni di ferie arretrati più 24 di quella cosa perversa francese che si chimama recupero tempo lavorativo.”
“Non capisco cosa ci sia da discutere…”
“Almeno i 24 voglio prenderli. Il resto pagate.”
“Ma 24 giorni sono troppi, il cliente…”
“Il cliente lo sa già. E allora pagate anche quei 24?”
“Ahem, possiamo accordarci a voce…”
“Facciamo invece che vengo all’azienda per concludere un accordo scritto e firmato dalle due parti.”
“Se proprio insisti…”
“Sì, insisto.”

Koris-malvagia va venerdì a negoziare cosa fare dei suoi tantissimissimi giorni di ferie. Nel mentre, possiamo dichiarare aperto il count-down di qui al 14 ottobre.

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