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Argenteria di famiglia

Una parte della famiglia di ‘thieu proviene dalla cosiddetta alta borghesia parigina di inizio XX secolo. Cosa che fa molto Downton Abbey nel Koris-cervello, quando raccontata in maniera platonica. Nella pratica si traduce in certe maniera da molto-bravo-bambino (ma solo quando vuole ovvero quasi mai), un trisavolo pari di Francia, nonni che erano abituati agli high end (si ringrazia fratello Orso per la definizione) in fatto di vini e non solo, zii con parecchia puzza sotto il naso e cugini schizzinosi con gli attici a Versailles.

E l’argenteria di famiglia, certo. Un esercito di teiere, caffettiere, cucchiaini decorati, posate da portata, posate per dodici coperti, posatine da dessert, il tutto in argento o in vermeil, più o meno punzonato. Anche più o meno kitsch, per amor del vero, ma pare che quando si riceve la dotazione sia quella.

All’argenteria di famiglia, accumulata nel corso gli ultimi centocinquant’anni circa, si accompagna un’armata di vasellame decorato. Porcellane di Sèvres, bicchieri di cristallo di sa-il-cazzo-dove, zuppiere, scodelle da minestre. Anche questo tutto più o meno decorato, più o meno kitsch. Quando va bene, i piatti si limitano ad avere un bordino d’oro e le iniziali degli sposi stampate in occasione delle nozze, segno di un’era in cui il divorzio non era una probabilità molto contemplata, almeno per le stoviglie.

Koris non è sicura di avere la giusta forma mentis per apprezzare pasti serviti in tal guisa. Koris, discendente in parte da nobile schiatta contadina della Bassa Langa, in parte da pericolosissimi ferrovieri comunisti della Valbormida e in parte da ancora più pericolosi comunisti dell’Ilva di Portoferraio, non ha mai posseduto il concetto di argenteria di famiglia. O meglio, si limitava a quattro cucchiai scompagnati e ossidati con cui nessuno hai mai osato mangiare, che hanno visto più la polvere che la cucina e che sono andati persi nell’oblio dei secoli. Il numero quattro potrebbe anche essere un’esagerazione.

Il concetto di “servizio buono” in dotazione a Koris è circoscritto ai piatti che si mettono a Natale, un servizio da dodici che fu regalato ai Maiores per il matrimonio. Piatti che non dovevano essere porcellane di alta gamma e che ormai ogni Natale si stringono a quadrato come gli Spartani alle Termopili, sapendo che non hanno altra scelta se non resistere a qualunque catastrofe si abbatta su di loro (di solito U Babbu o Koris che si offrono di portare in cucina i piatti sporchi, con conseguente distatro ambientale). Nella Koris-memoria sopravvivere un’unica zuppiera che venne usata per la soupe à l’oignon in un Natale degli anni ’90: la zuppiera traditrice ustionò in maniera non trascurabile una zampa dell’Amperodattilo e da allora giace in cantina, probabilmente riempita di palline rimbalzanti. Quanto ai cucchiaini decorati, baby-Koris riteneva una gran sciccheria le forchettine da dolci che venivano usate solo per le torte di compleanno. L’esistenza di forchettine da lumache e forchettine da ostriche le era del tutto sconosciuta.

Questa forma mentis fa sì che Koris abbia qualche difficoltà ad apprezzare le argenterie e i servizi di famiglia. Per di più le risuona in mente il perentorio giudizio dell’Amperodattilo secondo cui “ma metti via tutto e vai a comprare sei piatti all’Ikea, se si rompono non piange nessuno”. Perciò, ogni volta che le raccontano la storia delle argenterie di famiglia con la fierezza del maggiordomo Carlson, Koris non ascolta perché è molto compresa nello sforzo di non scoppiare a ridere.

Koris si conferma essere una persona orribile, già. E plebea.

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La suocera della ministra, il tricolore e il gelato di Grom

Ieri è stato il non-poi-così-grande giorno del colloquio per verificare l’integrazione (per parti) di Koris alla comunità francese. È quasi una formalità, se le carte sono in regola e se non ti chiami Abdul Alhazred, ma Koris, in questi giorni pre-Pierre Saint Martin, è in uno stato di prostrazione psicofisica tale che vede catastrofi imminenti circa ovunque. Sì, anche più del solito.

Koris si è quindi traverstita da persona normale ed è andata in Prefettura, dopo aver del tutto casualmente scoperto che non era la prefettura che pensava lei, ma insomma, dettagli. Si è travestita da persona normale perché boh, sono quelle circostanze in cui fingere un’oncia di normalità può aiutare. La normalità rassicura, o almeno rassicura gli altri.

La funzionaria dell’amministrazione non era proprio quel che si dice una persona piacevole, ma insomma, Koris doveva solo fare un colloquio, non passarci le vacanze. L’importante era riuscire a non tirarsi i coltelli prima della fine, come pareva stesse accadendo nell’ufficio accanto.

“Merdopoli, dove lo ho già sentito Merdopoli?”
“Beh, non è poi così lontana dalla frontiera è a 100 km, ci si passa se si va in Toscana…”
“Mai stata in Toscana, ma vado regolarmene a Milano”
“E allora ha visto l’uscita dell’autostrada di Merdopoli”

È seguita una digressione sulle vacanze della funzionaria a Milano, compresa una sperticata lode del gelato di Grom. Koris avrebbe dovuto mostrare la sua assimilazione alla comunità francese, ma non ci sono cazzi, gelatum totum nostrum est, mica si possono rinnegare le radici così, oh.

“Ho visto che il suo atto di nascita è datato settembre, ma la domanda è stata inoltrata solo a marzo. Come mai?”
“Se guarda bene l’atto di nascita dell’Amperodattilo è datato marzo, il comune di Roma ci ha messo sei comodi mesi per mandarcelo per posta, proprio quando pensavamo che ci avessero mandato affan…”
“Ah, vedo che l’amministrazione in Italia è molto rapida.”
“… secondo lei perché sono qui, fra le altre cose?”
Quindi lasciateci il gelato. Almeno quello, suvvia.

Le domande del colloquio sono state abbastanza elementari, Koris non ha nemmeno potuto fare sfoggio della decine di date che si era appiccicata in testa con lo sputo, complice ‘thieu (“separazione fra stato e chiesa?” “1905!” “Comune di Parigi?” “1871!” “Inizio della quinta repubblica?” “1957!”). Questo almeno finché la funzionaria non ha chiesto di citare un ministro donna, Koris ha risposto “Agnes Buzyn, ministro della salute” e la funzionaria se n’è uscita con “e chi era la suocera di Agnes Buzyn?”. Koris è stata tentata di rispondere che si era preparata sulla composizione del governo e non sulle parentele. Poi si è scoperto che la suocera della ministra era Simone Veil. Vabbè.

L’unica domanda di storia è stata abbastanza banale. E Koris ha pertanto deciso di essere abbastanza cacaminchia, perché se non rompi il cazzo sulla storia godi solo a metà. Se sei Koris, ben inteso.

“Quando è iniziata la Rivoluzione?”
“La data simbolica è il 14 luglio 1789, ma in realtà si tratta di un fenomeno complesso che…”
“E cosa cantavano?”
“Beh, non la Marsigliese, che è stata ispirata dalle guerre successive di difesa. Al massimo cantavano la Carmagnole.”

Degna di nota la parentesi di politica italia.
“Il presidente della repubblica italiana… come si chiama?”
“Mattarella. Ma il presidente ha meno poteri che in Francia, da noi è più importante, da un certo punto di vista, il presidente del consiglio”
“Ah, è quello che si chiama…”
“Conte”
“CHI?!”
“Però ultimamente si sente parlare di più del ministro dell’interno, Salveenee”
“Eh, quello lì. Ah, è solo ministro dell’interno? Non è presidente della vostra repubblica?”

L’intero colloquio è durato meno del previsto. Forse per il travestimento da persona normale che rassicura la sicurezza nazionale, vai a sapere. O forse per il numero di dichiarazioni di tasse pagate. Non lo sapremo mai.

Ora il malloppo andrà a Parigi, dove si prenderanno i loro tempi per decidere se Koris è degna o meno di diventare una mangiarane a tutti gli effetti.

Come la hanno presa pt. 2

Siccome Koris è una persona tranquilla, fiduciosa e assai poco paranoica, il sito delle poste francesi ha ricevuto un impressionante numero di query che chiedevano di tracciare una singola raccomandata, da giovedì sera. C’è chi aspettava l’apertura dei saldi, Koris voleva solo vedere la dicitura “in consegna” per la sua lettera di dimissioni.

La lettera è stata portata dal postino sabato a vuoto (“anche tu, cazzo porti una raccomandata a un’azienda sabato, ma dai, un po’ di cervello!” pacato commento di Koris ripetuto ossessivamente per tutta la domenica), lunedì nessuno nell’azienda ha alzato il suo grosso culo per andare a firmare la ricezione. La cosa ha lanciato Koris in un turbine di paranoia a base di “e se?”, analisi di tutte le possibili paraculaggini e domande esistenziali. Lo abbiamo già detto #thieuSantoSubito?

Il momento di svolta è stato oggi dopo l’una, quando il sito della posta ha finalmente scritto “raccomandata consegnata”. Koris si aspettava che lo SmartPhogn suonasse da un momento all’altro. Cosa che è accaduta circa 30 minuti dopo. Il numero era il CCC, il Commerciale Certificato Coglione. E ad oggi, Contrito.

Piccolo riassunto della situazione

“Pronto Koris?”
“Siiiiiì?”
“… tutto bene?”
“Tutto benissimo, adesso.”

L’Amperodattilo lo ha sempre detto che Koris ci è nata stronza. Però qui non è togliersi un sassolino dalla scarpa, è un’intera frana in una ciabatta.

“Eh, no, ma senti, ho ricevuto una lettera…”
“Davvero?”
“Sì, no, ma spiega… non capisco!”

Maddai.

“Credo ci sia scritto che mi dimetto”
“Ma ma ma… ma perché?”
“Perché non trovo più alcuna ragione di restare su Neutroni Porcelloni e nella vostra azienda meno che meno.”
“Ma ma ma… ma io ero convinto che la missione ti interessasse!”
“Eri convinto male, e poi te lo avevo anche detto, solo che non mi hai ascoltato.”
“Ma abbiamo fatto tanti sacrifici perché tu potessi lavorare a Neutroni Porcelloni…”
“Non cominciare con questa storia perché non ci casco. La misssione non mi interessa più, me ne vado, punto. E so che nella vostra azienda non ho alcuna prospettiva.”
“Ma ma ma… ma la prospettiva era far continuare il contratto lì con Neutroni Porcelloni! Era una prospettiva di un anno! Mica siamo statali, noi! Conta che ho contratti che hanno una prospettiva di due mesi…”

E sticazzi, CCC, ce li vogliamo mettere?

“Beh, e allora questa vostra prospettiva non mi sta bene. E me ne vado.”
“Quindi hai trovato un posto che ti corrisponde di più?”
“Potrei, in effetti.”

Ma col cazzo che saprai dove.

“Ma è la tua decisione definitiva?”
“Direi proprio di sì.”
“E non vuoi aspettare un po’ di tempo, che magari le cose migliorano e…”
“No.”
“Allora dovrò chiamare il MegaCapo di Neutroni Porcelloni e avvertirlo che…”
“Lo sa già, lo ho avvertito venerdì.”
“Ah. Allora dovrò dirlo a Capo Palpatine e…”
“Capo Palpatine lo ha saputo giovedì.”
“…ah.”

E se la domanda è “ma allora siamo gli ultimi a saperlo?” la risposta è sì. In onore dell’antico brocardo secondo cui “si raccoglie quel che si semina”.

“Ma senti, ma quindi se facevi dei compiti di… segretariato, possiamo provare a sostituirti con qualcuno che non abbia proprio le tue competenze, no?”
“Potete provare. Qui vogliono qualcuno che se ne capisca di rivelatori di fisica nucleare, che parli correntemente inglese e francese, che sappia seguire i calcoli nucleari, che sia versatile, che impari in fretta, che sia capace di scrivere documenti tecnici. E che segua i meeting per fare segretariato, come dici tu.”
“… ah, capisco.”

Capisci anche col cappero che trovare una Koris-bis in tre mesi di tempo, vero? Sopratutto low-cost come trattavate Koris. Solo che la stagione del low-cost è finita.

“Ah, per inciso, vorrei discutere dei miei giorni di ferie. Sai, quei 46 giorni di ferie arretrati più 24 di quella cosa perversa francese che si chimama recupero tempo lavorativo.”
“Non capisco cosa ci sia da discutere…”
“Almeno i 24 voglio prenderli. Il resto pagate.”
“Ma 24 giorni sono troppi, il cliente…”
“Il cliente lo sa già. E allora pagate anche quei 24?”
“Ahem, possiamo accordarci a voce…”
“Facciamo invece che vengo all’azienda per concludere un accordo scritto e firmato dalle due parti.”
“Se proprio insisti…”
“Sì, insisto.”

Koris-malvagia va venerdì a negoziare cosa fare dei suoi tantissimissimi giorni di ferie. Nel mentre, possiamo dichiarare aperto il count-down di qui al 14 ottobre.

Le mille-e-una Koris

Qualche anno fa, sulle pagine di questo blog, Koris si definiva gestita da una sorta di collettivo di personalità, detto “lo stato maggiore”, in cui chi gridava più forte vinceva il turno. Almeno, circa. Poi con l’andare del tempo Koris si è più o meno ricompattata per amore della semplicità.

Tuttavia, vista la situazione non proprio riposante su Neutroni Porcelloni, Koris indugia sul da farsi. Nel suo indugiare, sono emerse svariate tendenze del Koris-animo in fiero contrasto fra di loro. Ciò rende la situazione (e l’eventuale decisione) diversamente facile.

Nella fattispecie, questi sono i quattro Koris-orientamenti principali che si contendono l’attualità:

  • La Koris che vuole andare. Saltare sulla prima opportunità confacente e poi si vedrà. Basta che sia in tempi brevi prima di dare davvero di matto e fare collane con le vertebre del MegaCapo. Ora, il problema è che Koris tollera malissimissimo i “poi si vedrà” perché ha paura che tutto le sfugga dalle mani.
  • La Koris che vuole andare ma alle sue condizioni. Attendere che si trovi un posto che rispetti tutti i requisiti minimi di sistema, onde evitare sorprese sgradite e tenere sotto controllo tutte le variabili del sistema. Qui la grossa pecca è il fattore tempo: vai a sapere quando (e se) ci sarà mai l’occasione perfettaTM. Ci sarebbe poi il del tutto trascurabile fattore “chittesencula”, ma ne parliamo dopo.
  • La Koris che vorrebbe restare. Perché vale la teoria della vecchina e del tiranno di Siracusa: potrebbe sempre andare peggio. Anche se qui si dà di matto, forse con un po’ di rassegnazione si può sopravvivere (vabbè, #provaci), come fanno gli altri. Basta adagiarsi e pensare ad altro, forse. Questo punto non tiene conto di meccaniche segrete e perverse di Neutroni Porcelloni (e del delicato equilibrio dei Koris-contratti) che potrebbero far sì che l’opzione non sia percorribile a lungo termine.
  • L’impostore. Quello che comunque fai, sbagli. Se te ne vai subito, sarà un colpo di testa e non avrai un futuro, finirai come Gervaise ne “L’Assommoir”, alcolista e in miseria. Se aspetti l’occasione propizia finirai con l’attendere per sempre e, anche se si presentasse, tanto non sei abbastanza qualificata per averlo. E se decidi di restare… beh, si vede che non hai il midollo per riprendere in mano la tua vita e preferisci accasciarti dando la colpa alla situazione corrente, perdendo le occasioni che si presentano. Insomma, l’impostore personifica il “e se poi te ne penti?”

Koris viene intrattenuta in continuazione da questo quartetto dissonante, in cui pare che tutti abbiano ragione e torto allo stesso tempo. Poi non si dorme la notte, ma per quello possiamo sempre dire che è colpa del caldo.

quartered

Immagine di Koris mentre riflette sul da farsi.

Ricetta per una Koris felice

Ci sono poche cose che rendono Koris felice in automatico come l’alta montagna. E questo da… da sempre, per dire. Cosa che potrebbe avvalorare la teoria secondo cui Koris sia la reincarnazione di una capra di montagna.

Quindi, quando ‘thieu ha proposto di fuggire in montagna per evitare la canicola marsigliese, Koris ci sarebbe andata anche in ginocchio sui ceci. O forse no, che per arrivare a 3000 metri nel Queyras le ginocchia servono.

Se esistesse uno stato fondamentale per le persone, quello di Koris sarebbe con le scarponi e lo zaino in spalla, a seguire una traccia su una pietraia, verso non si sa bene dove, basta andare in alto. Perché la vetta, o la cresta, o il lago è solo una tappa in vista della successiva. E poi, basta andare, accompagnati dai fischi delle marmotte a fondo valle.

Tutto quello che serve è stare lassù, con la consapevolezza di essere ospiti della montagna, che ti tollare a zampettare sui suoi fianchi, ma in fondo in fondo comanda lei (e per le grotte vale lo stesso discorso). E lì ci si sente piccoli, alla mercé di un gigante che può fare di te quello che vuole, se non segui le sue regole. Può lasciarti guardare le nuvole salire nel cielo e formare temporali dietro il Monviso, ma scaricarti fulimini e grandine sulla testa se ti attardi troppo. Forse sarà che Koris è piccola di suo, ma in quella piccolezza si sente a suo agio. Come un minuscolo pezzo di un enorme puzzle che, per quanto insignificante e forse inessenziale all’economia del tutto, si sente a suo agio lì dov’è. Al punto da voler fare i capricci quando è ora di venir via, come… come quando aveva due anni, per dire.

Forse non c’è una vera e propria ragione per cui Koris, nata al mare e attualmente abitante al mare, si senta veramente se stessa fra i picchi, le nevi e le rocce. Ma finché può andarci e sentirsi bene, non è il caso di farsi troppe domande.

Autoscatto al 10 mm, con vista su Rocca Bianca

Poi c’è Junior che invece sostiene che Koris è felice in altitudine perché scarseggia l’ossigeno, il Koris-cevello ha meno carburante per l’overthinking e quindi c’è l’effetto fattanza, con dipendenza associata. Che come teoria in effetti sta in piedi.

Zompare fuori tempo massimo

Dalle elementari in su, Koris non ha mai zompato un giorno di scuola. Non si è mai concessa un giorno di gioia trasgressiva in cui davanti alla porta del liceo, invece di entrare, ha fatto dietrofront. Anche perché quando al liceo di porta U Babbu che entra anche lui non è proprio praticissimo lanciarsi nella nobile arte dello zompo. (L’Amperodattilo sì, nei suoi verd’anni ha raccontato di zompi fatti fuggendo dalla finestra del liceo per andare a giocare a ping pong e tornando in tempo l’ora di greco, malvivenza del cenozoico).

Koris mercoledì era reduce da una riunione paranormale di cui non parleremo perché sono state dette cose inverosimili che non dovrebbero esistere. O almeno, noi di Voyager pensiamo di no. Giovedì ha lavorato da casa, un po’ per l’isolamento, un po’ perché aveva la macchina dal meccanico.

Per venerdì erano previsti 45 gradi in quel di Neutroni Porcelloni. L’aria condizionata nell’ufficio di Koris funziona cinque minuti all’ora, quando Intrallazzone non la sabota. Per di più la macchina di funzione non può circolare per mancanza di eco-bollo (soluzione del Commerciale: “ma tanto a Marseille nessuno controlla”).

A fronte di tutto ciò, sapendo che domenica sarebbe saltata l’uscita per speleo per troppo caldo e massicci chiusi, Koris ha pensato che quel venerdì, preceduto verosimilmente da una notte insonne, poteva sopravviversi in un solo modo: zompando.

Koris ha quindi mandato una mail senza troppe spiegazioni scrivendo “io venerdì non ci sono, cià!”. Quindi ha immolato uno dei suoi troppi giorni di ferie arretrati in nome del fancazzismo. Non sono state colte reazioni, forse ci saranno rappresaglie, ma Koris ha bisogno di tirare il fiato e cercare di sopravvivere, alla calura e alle cazzate.

‘thieu, che è istigatore degli istinti più pigri, ha quindi stabilito che stasera si va a dormire nel Queyras, a 1900 metri di altitudine, in tenda, alla ricerca del fresco. Ci sentiamo quando Koris torna. Se torna e se lo zompo non diventa permanente.

Provocazioni e vendette

‘thieu, partito per Roma domenica scorsa per una conferenza (ma armato della lista di ristoranti dell’Orso’s Digest, inteso non come periodico, ma nel senso che sono già passati per la Orso’s digest-ione e quindi sono stati testati), torna stasera. “Vado a lavorare, eh!” ha detto a Koris, quando gli è stato intimato di non divertirsi troppo. A riprova del fatto, tradurremo alcuni sms (sì, ‘thieu è ancora agli sms, non c’è verso di evolverlo a wazzappo) ricevuti in questi giorni:

  • “Sono arrivato in hotel, è una specie di villa inizio XIX secolo. Non è male, per altro è nel quartiere delle ambasciate”
  • “Ho mangiato una bruschetta con la crema di carciofi in uno dei ristoranti consigliati da Orso. Abbiamo mangiato divinamente. Vedi che tuo fratello ha gusto!” (l’Orso-commento è probabilmente “E mi cojoni!”)
  • “Abbiamo provato l’abbacchio, sempre sulla lista del Gambero Orso. Ottimo!”
  • “Ho finito la presentazione e ne approfitto per fare una passeggiata nel centro storico, magari faccio qualche foto. Non invidiarmi che ci sono 32 gradi” (ah, beh, allora…)
  • “Ho mangiato gli gnocchi alla romana! Sono super buoni!”
  • “Vado a fare una passeggiata sul lungo Tevere dopo cena”
  • “Sono da Grom a mangiare il gelato, è fantastico” (STRONZO. Non dirlo che qui c’è gente che soffre)
  • “Ho fatto delle foto carine. Ora passo davanti al colosseo in notturna e poi rientro in hotel”
  • “Siamo in una delle pizzerie consigliate da Orso. Il locale non dà nell’occhio, passano pizze dappertutto, hanno l’aria deliziosa”
  • “Ho scoperto l’esistenza del calzone”
  • “Mangio sempre benissimo, forse sto mangiando troppo. In compenso perdo 10 litri d’acqua al giorno”
  • “Siamo andati a vedere una fontana (n.d.K. la fontana di Trevi). Ho fatto una foto davanti e dietro per dare un’idea di quanta gente ci sia. Potremmo chiamarle le gioie del turismo di massa”
  • “Mangio una cosa che non ti piacerà: gnocchi al ragù di polpo e fiori di zucchine”

Ora, sulla via per Fiumicino, si lamenta che il treno va troppo lento. Perché, da parigino, non ha coscienza che il treno potrebbe non andare affatto. E ignora che al ritorno a Marsiglia gli aspettano almeno tre settimana di insalata di indivia e acqua. E tanti, tanti, tanti piatti da lavare.

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