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Desideri di bambina

Per qualche ragione del tutto inconscia, innata e difficilmente spiegabile, Koris adora la neve e la montagna, pur essendo nata sulle sponde del mare. E non la adora nel senso “baita, tazza di tè davanti al camino mentre fuori nevica”, no, è più del genere “pigliamo qualunque mezzo di locomozione sia lecito per due piedi e andiamo in vetta”. Koris ha avuto un subitaneo amore con lo sci di discesa, che è stato ucciso a mazza dal SonnoDellaRagione (che strano) e dalla convinzione adulta che lo sci di discesa non è la migliore attività per vivere la montagna col dovuto rispetto. Un piccolo desiderio di baby-Koris era festeggiare il compleanno sulla neve e se possibile sugli sci, ma non era mai stato possibile.

Una settimana, nell’entroterra provenzale ai piedi delle Alpi (dove Koris lavora da quasi cinque anni, da una lochèscion all’altra) ha nevicato. Koris ha iniziato a fare calcoli cabalisitici perché se nevica a 200 metri di altitudine nevica pure più in alto, giusto? Noi di Voyager pensiamo di sì. Si era abbastanza certi che la neve si sarebbe sciolta sotto il sole del week-end, ma lunedì Koris ha scoperto che la maggior parte aveva resistito nelle zone d’ombra. È quindi iniziato uno stalking ferocissimo del sito di Col Bayard e della macchia di neve fuori dalla finestra dell’ufficio, col terrore che l’uno o l’altra indicassero la fine di tutte le Koris-speranze. Koris aveva annunciato il piano a ‘thieu a mezza voce, perché il Grande Cetriolo Cosmico del Riscaldamento Climatico ci sente benissimo e non ci mette niente a far venire trenta gradi a metà dicembre.

Venerdì Koris era tutta felice perché dalla webcam sembrava che a Col Bayard ci fosse ancora un sacco di neve, l’unica cosa strana erano i due sciatori, sempre gli stessi, che passavano davanti alla telecamera. Dubbio ferocissimo, verifica: la webcam indicava la situazione al 25/12/2020. Terrore, furia, raccapriccio. Il sito della stazione di sci di fondo continuava a dire “tutte le piste aperte”, ma metti che lo fanno per marketing e ti fanno sciare sulla moquette dismessa dal salotto della catanonna? Bisognava essere sicuri. Le webcam delle stazioni vicine mostravano che c’era effettivamente della neve, tuttavia non era proprio lo stesso posto, magari per questioni di esposizione, sfiga, radioattività naturale a Col Bayard si era già sciolto tutto.

“Vabbè, andiamo e vediamo” ha riassunto ‘thieu che è una persona misurata e pertanto non sa che una tale frase non poteva che alimentare la Koris-paranoia. Il piano di backup sarebbe stato prendere i ramponcini (“dove sono?” “davanti al tuo naso, maskio”) e la guida dei trekking nell’arrière pays de Gap e accontentarsi di fare una passeggiata. Del resto la legge di Murphy parla chiaro, se hai un piano di backup può anche darsi che il piano originale funzioni; oppure possono verificarsi catastrofi assortite, ma a quel punto la presenza del piano di backup diventa trascurabile.

Sabato, ovvero oggi Koris-compleanno, sveglia alle sette, preparazione dei panini al volo, colazione, recupero sci, in macchina e si parte. La guida dei trekking nell’arrière pays de Gap è ovviamente rimasta a casa, cosa di cui ci si è accorti troppo tardi per tornare indietro. Koris è andata nel pallone: prima ha iniziato ad autoconvincersi che se c’era neve verso Sisteron, ci doveva essere anche a Col Bayard, vero? VERO?! Poi ha iniziato a chiederlo a ‘thieu con un ritmo preoccupante, del resto doveva espiare la colpa di aver dimenticato la guida. Quindi si è messa ad emulare Zerocalcare e a ripetersi in loop “e vabbè, è andata così”, perché di neve forse non ce n’era abbastanza e di sicuro il Grande Cetriolo Cosmico l’aveva sentita.

E invece no. A Col Bayard c’era tanta neve quanto bastava per tenere aperte tutte le piste e ridicolizzarsi a dovere perché l’ultima volta che Koris ha messo gli sci era il normalissimo 2019, e se il fondo ti perdona la tecnica ti ammazza con la tua resistenza degna di una medusa spiaggiata. Un po’ arrancando, un po’ scivolando, un po’ notando che forse se metti i piedi in un certo modo si pattina meglio, Koris si è fatta quindici chilometri, il massimo che la sua tempra le permettesse. Che poi a trentatroppi anni ci si dovrebbe dare una regolata, ma Koris continua a portare una taglia 14 anni e ignora la sua età.

Ora le Koris-zampe vorrebbero chiedere la secessione all’urlo di “machicazzotelhafattofare”, però il resto del Koris-organismo è molto soddisfatto. Certo, forse la bambina di trent’anni fa non si immaginava proprio questa configurazione, ma va bene lo stesso. Un piccolo desiderio che si avvera dopo tre decenni, che era una cosa non fondamentale, ma che ha fatto un piacere immenso.

Selfie on the rocks all’ombra

Addio piastrelle

Tanto tempo fa… a dire il vero non così tanto, meno di due anni, ma visto che in questi ultimi (ormai) due anni è successo quello che nessuno pensava possibile e ha sconvolto circa tutto ad eccezione di alcune benemerite testediminchia, sembra un sacco di tempo. Dicevamo? Ah, sì, nell’inverno del 2020, durante gli ultimissimi giorni di vita normEle, ‘thieu si era deciso a fare il grande passo casalingo, ovverosia cambiare la maledetta cucina. Era qualcosa che si doveva fare da tempo ma sempre rimandata sine die per mancanza di voglia, complicazioni logistiche, vite che cascano a pezzi. E quando l’esistenza sembra creparsi non si sente il bisogno di trasformare la cucina, per quanto orrenda sia, in un cumulo di macerie. Però in quella fine febbraio 2020 pareva venuto il momento buono per trasformare il rudere di dubbio gusto in qualcosa di funzionare datato terzo millennio.

E poi? Che ve lo si dice a fare, successe di tutto. L’architetto si ritrovò con un sacco di tempo libero per progettare la nuova cucina, nessun cantiere poteva essere messo in agenda, il mondo se ne stava in attesa dell’apocalisse, per cui avere degli orribili pensili rosa sembrava l’ultimo dei problemi. Si sarebbe visto in estate, nel mentre Koris e ‘thieu portarono la devastazione in salotto. Venne l’estate che il mondo esisteva ancora e gli orribili pensili con esso, ma artigiani, muratori e idraulici avevano una coda di arretrato che non si poteva inserire una nuova cucina in fieri. Tutto rimandato alla rentrée 2020, ovvero a settembre e dopo… e vabbè, si scoprì che il mondo poteva ancora finire, i pensili rosa erano di nuovo un problema minore, ma stavolta con scazzo. Seguirono alterne vicende in cui “rimandiamo tutto all’estate” pareva un’ottima idea, d’estate l’architette finì per “farsi mangiare il belino dai gatti” (termine tecnico dell’Amperodattilo di chi perde le buone occasioni per qualcosa). La cucina orrenda pareva destinata a restare, in saecula saeculorum, sicut erat in principio et nunc et semper, ramen.

Invece no: proprio quando Koris aveva ormai perso le speranze e pensava che si potesse cambiare la cucina solo replicando la casa in The Sims, ecco l’avvento dell’architetto con tutto pronto. Domani iniziano i lavori. Il che ha significato passare un piovosissimo ponte dei Santi&Mortacci a sgombrare la cucina, a smurare la lavastoviglie e il forno, ad approntare una cucina da campo in uno sgabuzzino, a nascondere pentole e padelle ovunque l’umana decenza lo permettesse, a piazzare il frigo nell’ingresso. “Poteva andare peggio, poteva non piovere” ha commentato ‘thieu. Questa è l’ultima sera in cui cucina e sala da pranzo saranno come le conosciamo, prima di essere sconvolte per sempre. E Koris, come Lucia Mondella, sente di dover dedicare un addio.

Addio piastrelle del pavimento metà graniglia e metà verde acqua, partorite dalla mente di un designer anni ’70 sotto acidi. Non s’è mai capito se foste davvero pulite o meno, ma talvolta le macchie di sugo miglioravano l’estetica. Quanto orrore cosmico scoperto mentre Koris vi fissava, chiedendosi chi minchia ha pensato che un simile accostamento fosse di buon gusto.

Addio pensili rosa, alti fino al soffitto e del tutto inadeguati, cime irraggiungibili e pertanto inutilizzate. Addio sottospecie di pensile basso della larghezza di dieci centimetri, adatto solo alle bottiglie d’olio e alle scatolette di tonno impilate; di te ricorderemo la chiusura impossibile, visto che ti aprivi a tradimento nel mezzo della notte. Addio unica colonna ad altezza umana, pertanto stipata di cibo che veniva fagocitato dall’oblio e dalle tarme alimentari. Sarete stati anche di vero legno, ma optiamo per compensato&praticità.

Addio contro-soffitto con le mattonelle da ufficio, altro mistero del design. “Serve a nascondere i tubi” disse ‘thieu. Koris ha sempre pensato di preferire i tubi a quell’obbrobrio, già è brutto da vedersi negli uffici, in una cucina è un insulto all’estetica in generale.

Addio tappezzeria a fiori rosa. E chi, sano di mente, metterebbe la tappezzeria in cucina, CHI? Non lo sapremo mai. Si è però scoperto che sotto la tappezzeria a fiori rosa si celava un altro strato, questo a pallini grigi, gialli e verdi. Come a voler dire che un orrore più recente cercava di risparmiarci un orrore del passato ancora peggiore. Tappezzeria, cederai il posto a uno sterminato e banalissimo muro bianco.

Addio cappa inesistente, che in verità eri un buco nel muro nascosto da una sorta di camino. Non hai mai aspirato nulla, nemmeno per sbaglio, costringendo a spalancare le finestre in qualunque stagione al minimo soffritto, per evitare di profumare la casa di cipolla. Portiamo ancora in memoria il tuo momento glorioso, il giorno di lockdown in cui Koris si decise a pulirti davvero e non ne uscì indenne. Verrai sostituita con una cappa vera, di quelle che non solo sniffano i fumi tossici ma illuminano anche il piano di cottura; lei ancora non lo sa, ma riceverà il battesimo del fuoco con un’orgia di fritto.

Addio neon che fingevi di illuminare la cucina, unica luce posta a tre metri e di dubbia utilità. I suoi raggi verdognoli gli avevano valso il soprannome di “neon dell’obitorio”, capace di far sembrare avariata qualsiasi pietanza appena preparata. Sarai rimpiazzato con letteralmente qualunque altra cosa, perché qui si vorrebbe iniziare a cucinare e smettere di fare delle autopsie.

E domani si inizia con la grande distruzione, nella speranza una bella fenice risorga da quelle ceneri di bruttezza. Non dovrebbe essere difficile, visti i presupposti.

Se guardi a lungo nella piastrella, allora la piastrella guarderà dentro di te (feat. la luce del neon dell’obitorio)

Disagi termici (Shackelton reloaded)

Dopo l’esperienza anti-riscaldamento del SonnoDellaRagione, Koris si era ripromessa di smettere con queste velleità da ecologisti talebani e non vivere mai più senza riscaldamento. Va bene il rispetto per il pianeta, ma il fuoco resta pur sempre una delle scoperte fondamentali dell’umanità. Non si parla di girare in bikini in casa in pieno inverno, giusto di avere un minimo di confort senza che sia obbligatoria la tuta da sci indoor. Il problema è che, quando il proposito non dipende da Koris, potrebbe non essere così facile rispettarlo.

È arrivato l’autunno, quello vero, anche in questi posti sperduti del Luberon, nell’immaginario collettivo un paese di campi di lavanda in ogni stagione e casolari in pietra con piscina, nella realtà scivolosissimi tappeti di aghi di pino e sette allegri gradi alle otto del mattino. Ora, è dal 2017 che Koris bazzica questo fazzoletto di terra denso di cose nucleari, prima su Neutroni Porcelloni, poi a Neutronlad e infini qui a fare cose simili a pentole a pressione ma con l’uranio. Koris conosce il fattore climatico, sa che mentre a Marsiglia l’autunno è mite (al netto dei giorni di feroce Mistral), qui quando le temperature si abbassano non ce n’è più per nessuno, tocca aspettare il disgelo (e i 40 gradi a luglio, ma questo è un altro disagio termico). C’è da dire che su Neutroni Porcelloni i disagi termici erano l’ultima Koris-preoccupazione, del resto quando sei troppo occupato a cercare di non suicidarti un sacco di cose si rivelano accessorie; a Neutronland l’ufficio di tre metri quadri aveva una parete intera occupata da un termosifone, si scaldava in tempi brevissimi. Koris pensava che anche da queste parti sarebbe stato uguale.

Illusione di brevissima durata.
“Ah, no, nei nostri uffici in inverno si gela. Siamo i più lontani dalla caldaia centralizzata (a carbone, abbiamo otto reattori sparsi qui e là e la caldaia va ancora a carbone, ma sarà una stronzata? n.d.K.), quindi a noi il riscaldamento arriva per ultimi. Quando arriva, perché i tubi viaggiano in superficie, quindi l’aria si raffredda e arriva appena appena tiepida. Questo se il termosifone nel tuo ufficio funziona, che non è scontato. Infine, i vetri delle finestre sono degli anni ’60, quindi ti lasciamo immaginare come si l’isolamento dell’edificio intero. Dalla direzione dicono che non è necessario ristrutturare perché tanto l’edificio verrà demolito e ci sposteranno altrove, solo che lo dicono da quindici anni…”
Per coronare questo quadro non proprio termicamente rassicurante, il Koris-ufficio è esposto a nord e non prende mai mezzo raggio di sole; una grotta, insomma, ma senza la parte ludica.

Beh, che dire? Se Koris non va sulla banchisa, allora è la banchisa che va da Koris. Quest’ultima, convinta di aver mangiato pane e volpe a colazione, si era detta che si poteva attutire cotanto disagio restandosene un giorno in smart-working alla settimana. Il suo pieno di micro-migrazione verso climi più caldi si è scontato contro la cruda realtà del diversamente competente servizio informatico: per qualche ragione che nessuno si spiega, Koris non ha più accesso al vpn al di fuori dal sito. Com’è stato possibile? Boh, succede. Quanto tempo ci vorrà per ripristinare l’accesso? Boh, chi lo sa, non metteteci fretta.

Intanto il gelo non aspetta i comodi del servizio informatico e incombe minacciando temperature attorno ai tre gradi per la fine della settimana. D’accordo, Koris preferisce l’inverno e il freddo, però non quando ha il culo su una sedia incatenata a un computer. Dopo una settimana a lamentarsi e avvolgersi nella sciarpa, s’è decisa a correre ai ripari, tanto ha un guardaroba fornitissimo di vestiti per climi ostili. Non è un guardaroba socialmente accettabile, ma di fronte ai disagi termici è un dettaglio del tutto irrilevante.

Koris ha iniziato oggi portando in ufficio il completino termico detto anche second skin, indumenti in fibre di plutonio e metalli pesanti usati per lo più per la montagna, questa volta indossati nei cessi appena giunti al lavoro. Siccome la dispersione di calore passa per le mani, Koris ha arruolato un vecchio paio di sotto-guanti color porpora cardinalizia (s’è detto che non si tratta di un guardaroba presentabile) con feature touch (nel senso che la punta di qualche dito è bucata), orridi a vedersi ma utilissimi per digitare senza ritrovarsi coi geloni. Nel mentre Koris continua a nutrire una tenue speranza che il riscaldamento arrivi e possa rendere il clima meno ostico. Qualora le fosche previsioni dei colleghi fossero veritiere, Koris è pronta a portarsi una sottotuta speleo in uso ai quattro gradi della Pierre Saint Martin, un pigiamone di pile rosso e peloso con decorazioni di pipistrelli. La cosa divertente è che, prima di arrivare, Koris temeva di passare per la sacchettona del gruppo, ma di fronte al Generale Inverno si sono tutti rivelati piuttosto sacchettoni.

Insomma, siamo pronti a scommettere in un’improvvisa inversione dei cambiamenti climatici, con l’avvento di una nuova era glaciale; un buon test per sapere se la legge di Murphy è più potente delle emissioni di gas serra. Koris sta progettando di portare delle paratie di fortuna per tappare gli spifferi, quindi di barricarsi per l’inverno antartico in questa specie di Isola Elephant e aspettare che Shackelton venga a salvarla. Se chiude la mensa possiamo sempre sfamarci con carne di foca.

Mi sa che pure quelli sono finiti col caldo, assieme alla decenza.

Il gatto e la talpa, bestiario pirenaico

Appendice del post precedente, però non si parla di speleo. Perché sui Pirenei si trovano anche un sacco di bestie, a parte i lumaconi in ogni forma e colore. E a parte i pipistrelli arboricoli, che mica sono scemi, in grotta fa troppo freddo per eleggervi domicilio. E a parte i meravigliosi ramarri di design, gialli e neri, che Koris non incontra mai quando è dotata di macchina fotografica. Che poi ci si lamentava che il gruppo degli speleologi pseudo-Parigini riceveva visite da serpenti e noi invece no, quando le cose sono andate diversamente.

Era l’ultimo giorno del campo speleo, le grotte erano state svuotate del materiale, le tute e la ferraglia era stata lavata e aspettava di asciugare alla luce di un insolito sole. Koris stava vegetando dietro al computer in attesa della cena quando ha sentito un “miao”, uno di quei “miao” così ben scanditi da sembrare finto; sulle prime ha pensato fosse il solito infante scassapalle e non vi ha dato importanza. Il “miao” si è fatto insistente, proveniente dalla pendio che separa il campeggio dalla strada, perché sui Pirenei non spiana mai. Dalla strada un ragazzetto stava scrutando i rovi del pendio, alla ricerca di qualcosa. Koris si è avvicinata.

“C’è un gattino ma non riesco a prenderlo!”

Questo cambiava tutto nella scala di priorità di Koris: umani no, felini sì. Ha quindi dato inizio a una manovra di accerchiamento per cercare di recuperare il micio fra felci e rovi. Essendo il felino una bestia infingarda, a ogni passo in avanti ne faceva uno di lato per sfuggire alla tenaglia, tan’è che Koris si è chiesta se fosse davvero in pericolo o se stesse soltanto coglionando i due bipedi che si arrabbattavano sul pendio. Intanto seguitava col suo “miao” da povero gattino disperato e in preda ai peggiori supplizi. Talmente disperato che quando si era vicini a prenderlo e portarlo in luogo meno impervio, il micro-micio si è ficcato in un buco fra le rocce, esibendosi in espressioni feroci da tigre bonsai con tanto di terribili soffi. Nessuno ha più osato avvicinarsi.

“Ci vogliono dei guanti, nessuno ha dei guanti?”

Si dà il caso che la speleologia nei Pirenei, a cinque allegri e umidi gradi, richieda guanti a manicotto spessi e lunghi fino al gomito. Ottimi per la grotta e perfetti per acciuffare felini riottosi. Koris ha ficcato le mani guantate nel buco, dove il mini-gatto ha cercati di mordere e graffiare, una furia da taschino, insomma. “Senti, sei mezz’etto di gatto sdentato, vedi di fare poco il minchione” gli ha detto Koris, così, in italiano. Afferrato per la collottola, il micio riottoso ha fatto buon viso a cattiva sorte, rivelandosi essere una microscopica palla di pelo bianca e rossa con gli occhi azzurri.

“Lei ci sa fare, è veterinaria?”
“Per nulla, ma ho avuto dei gatti stronzi”

Il mini-gatto, giunto a più miti consigli, è stato consegnato ai gestori del campeggio, in vista di un’adozione possibile o di un ritorno ai proprietari. Nel mentre, al campo base, ‘thieu si aggirava terrorizzato ripetendo fra sé e sé “ecco, ora ci tocca tornare a Marsiglia col gatto” (non ancora).

Per quanto riguarda la seconda bestiola del post, si materializzata a suo modo molto prima del gatto. Fin dal primo giorno Koris ha visto il pavimento della tenda animarsi, soprattutto in corrispondenza del sacchetto con la biancheria sporca. Appurato di non essere matta e che i panni non stavano mettendo le zampe, ha cercato di persuadersi che si trattasse di insetti. Il ritrovamento di svariati grillotalpa sembrava confermare questo sospetto. Anche se una sera Koris ha sentito una cosa passare fra il pavimento della tenda e il suo piede ed era davvero troppo grosso per essere un insetto. Forse stavano arrivando i vermi delle sabbie o i Tremors e il campo speleo stava per trasformarsi in un filmaccio anni ’90.

L’ultimo giorno si è smontata la mega-tenda, detta anche il palazzo d’estate. Koris stava passando la mini-ramazza quando, in corrispondenza della camera, ha trovato un buco sul telo di ben dieci centimetri, con segni di rosicchiamento. Un’opera maestosa per un insetto, troppo stretto per un vermone sotterraneo di Dune, ma perfetto per un roditore.

“‘thieu, una bestia di merda ci ha mangiato la tenda!”

‘thieu ha cercato di incollare una toppa sul buco, per cercare di riportare a casa una tenda integra. La toppa stessa ha iniziato a muoversi. Onde scongiurare qualunque attività paranormale, Koris e ‘thieu hanno deciso di sollevare la tenda e sorpresa: una rete di cunicoli in pieno stile dungeon ha fatto la sua comparsa, proprio sotto la parte camera. Nel dungeon, una specie di topastro grigio-marrone da qui in poi identificato come “la fottuta talpa” (stando a ‘thieu trattasi di un “mulot“, che è più un muride che una talpa, ma qui andiamo per il facile). La bestiola ha guardato i due disfare il suo opus maximum delle ultime due settimane, ha avuto un attimo di sbandamento e quindi ha cercato di infilarsi di nuovo nella tenda, all’urlo di “esproprio roditor-proletario”. Immaginatevi la scena: ‘thieu e Koris con una tenda per quattro smontata e fradicia (per non farsi mancare niente) fra le mani, la talpa squatter dentro l’ammasso di teli intenzionata a restarci.

“Senti, sticazzi, peggio per lei, la recuperiamo mummificata al prossimo uso della tenda”
“Ma sei matta? Questa ci mangia tutto per cercare di uscire”

Da provetto speleologo ‘thieu si è buttato dentro la tenda smontata per cercare di trovare la fottuta talpa squatter, senza successo. Koris ha osservato questo ammasso di tela verde e bianca sotto cui si rincorrevano un uomo di non trascurabili dimensioni e un roditore, incerta se ridere o piangere. ‘thieu è riemerso sconfitto.

“Rigiriamo la tenda”
“Ma smerdiamo tutt…”
“Non ci sono altre soluzioni”

Due umani intenti a rivoltare come un calzino una tenda fradicia per quattro persone, piena di tasche, pieghe e controteli. In base a non si sa quale circostanza fortuita, la fottuta talpa squatter è finita fra le capienti mani di ‘thieu, che la ha afferrata per la coda e fatta volare altrove. Rassicuriamo gli amici degli animali dicendo che la bestiola non pare aver ricevuto danno, è stata vista allontanarsi dai luoghi squittendo “non ci avrete mai come volete voi”.

Koris ha passato il viaggio di ritorno dicendo che se avessero adottato il micro-gatto, la fottuta talpa squatter non avrebbe più rimesso il muso dentro la tenda per il terrore, questione di occupazione della nicchia ecologica. ‘thieu al contrario sosteneva che, data la stazza del micro-gatto, la fottuta talpa squatter se ne sarebbe sbattuta le palle del felino predatore, essendo la nicchia ecologica abbastanza larga per entrambi. Fine del bestiario pirenaico, aspettiamo trepidanti di scoprire quali altre avventure bestiali riserverà il futuro.

Frase motivazionale per la fottuta talpa squatter

Speleo Things, stagione 7

Eccoci qui, cose paranormali

Tre settimane. Si dovrebbe dire “tre lunghe settimane”, ma ora che sono finite e che ci si era abituati dal giorno due a dormire in tenda e alla cucina comune, si potrebbe ripartire per altre tre in tutta tranquillità. Anche perché nel solito angolo dimenticato dei Pirenei il coviddi pare lontanissimo e l’abisso BB26 è una zona covid-free. Ma andiamo con ordine.

L’abisso BB26, si diceva. Aperto nel 2018, cresciuto fino a -70 nel 2019, dimostratosi ingrato nel 2020 con un meandro atroce di 12 scarsi metri, quest’anno ha consegnato con molto sudore e molto kaboom 40 nuovi metri di meandro fino a -84. Solita corrente d’aria gelida, formidabile eco in una fessura; Koris vuole illudersi che è il tanto sospirato pozzo ZioGatto in arrivo per l’anno prossimo. La cosa positiva è che se l’anno scorso il gruppo ha abbandonato Koris e ‘thieu a scavare da soli, snobbando il BB26 in quanto senza interesse, quest’anno si sono trovati volontari per scendere e darsi il cambio. Anche se al ritorno in superficie l’opinione era unanime: “la vostra grotta è infernale”. Ma tanto in quanto ad appellativi, Persefone è una di famiglia, quindi per Koris discendere agli inferi non è un problema.

Qualora la grotta faccia cacare, lo speleologo si fa trovare pronto

‘thieu è stato invitato da un gruppo di arzilli diversamente giovani a fare foto per un libro speleo. Gli hanno proposto un non meglio conosciuto abisso B3, Koris ha accettato di fare da modella perché tanto che ci frega se ci sono 300 metri di pozzi ed è un anno che causa vairus si fa speleologia della mutua. L’abisso B3 si è rilevato essere l’abisso Bestemmie per Tre, armo gentilmente offerto da uno spilungone e non adatto ai nani. Koris ha sofferto in discesa e ha sofferto ancora di più in salita, in quanto un pessimo team management (ovvero “vai avanti, c’è un tizio davanti, non si sa dove, magari lo raggiungi”) le ha fatto risalire 300 metri di pozzi da sola, isolata. Koris ha tenuto botta parlandosi in italo-franco-giapponese e inventando parole a caso (anche blasfeme) sul tema dell’opening di “Neon Genesis Evangelion“. All’uscita era assieme molto stanca mentalmente ma anche molto fiera di sé.

Per parlare di cose più comprensibili, è stato l’anno dell’avvicendarsi di speleologi con al seguito famiglia e mocciosi. In pratica uno spot del governo cinese per incoraggiare il decremento demografico. Fra la famiglia di lobotomizzati del pompiere (la Bombeiros-family, cosa che fa ridere solo Koris, U Babbu e un Batrace di più di 10 anni fa) e le due bambine capricciosissime sfamate a pasta al pesto con gruviera e ketchup c’è stato da iscriversi al movimento per l’estinzione della specie umana. Unico degno di nota (e poco rompicoglioni), il pargolo di Grenoble che chiede “papà, ma pensi che sia possibile assaggiare tutti i formaggi del mondo?” (Minestrella, forse c’è speranza per le future generazioni).

L’atmosfera era piuttosto distesa, certe serate anche troppo. Koris ha scoperto che esistono tre gradi di sfida cameratisca: alle medie, gara di rutti post ingestione di Coca-Cola; fra i 15 e i 25 anni, competizione a chi ingurgita più alcol, se è possibile in forme disgustose quali vodka-pesca-lemon; in seguito, singolar tenzone a chi riesce a mangiare (e sopravvivere) al formaggio più puzzolente conservato nel frigo da campo. Il formaggio in questione era una toma morbida di pecora, all’apparenza e all’acquisto innocua, che si è rivelata essere tanto pestilenziale quanto buona. Il frigo da campo, riempito di Ossau-Iraty, pecorini del Bearn, il sopracitato puzzone giallastro e un altro formaggio olezzante ma insipido, potrebbe non tornare più come prima.

Piccola digressione personale: Koris è, come al solito, l’unica speleo-femmina in un gruppo di barbuti cromosomi XY. Il via-vai di donne non speleo ha fatto sì che a Koris venisse regolarmente posta la domanda “ma tu non vai in grotta, vero? Sei qui solo per la logistica? Ma il tuo compagno non ti porta a fare passeggiate?”. Ogni volta a ribadire che no, esistono anche portatrici sane di tette cavernicole, tuttavia la necessità di dover spiegare fa sorgere il dubbio di essere il solito alieno, quella che non è né carne né pesce e che non si sa mai quale etichetta abbia. Poi alla fine anche sticazzi dell’etichetta, tanto adesiva quanto codice di comportamento, Koris ha imparato ad essere felice così e se proprio disturba lorsignore in campo speleo dirà di essere gender fluid e di identificarsi come maschio in tuta rossa.

‘thieu ha schermagliato verbalmente col capo della Bombeiros-family, il quale sosteneva come amene come la superiorità del calcio “che fa girare l’economica”, l’inessenzialità delle scuole pubbliche e che “gli statali rubano lo stipendio, bisognerebbe pagarli solo sui risultati”. L’indomani la Bombeiros-family, forse offesa dalle opinioni divergenti, ha fatto i bagagli e se n’è andata senza salutare. Persone che ne hanno sentito la mancanza: nessuno.

Koris ha dovuto ricredersi su un tizio che l’anno scorso pareva iscritto al registro dei Pisellonici insopportabili, e che invece quest’anno si è rivelato persona garbata e piacevole. Koris ha persino fatto un’uscita speleo al BB26 con costui, che si è rivelata essere un’uscita fra nani di Moria. Hanno aperto un passaggio assieme, che ‘thieu ha dovuto ricalibrare per la Gente Alta l’indomani. Ma la Gente Alta dovrebbe rendersi conto che sottoterra è il regno dei nani, quindi adattarsi alla popolazione locale. Soprattutto quando si ha che fare con l’accogliente bacino di Issau.

Esempio di agevole passaggio nel bacino di Issau, più speleo-Koris in omaggio

E anche quest’anno è finita. Koris non è pronta a tornare al caldo marsigliese, allo stagista in scadenza e a preparare la transizione da Neutronland all’ignoto. Ma tant’è, visto che non ha ancora capito come riconvertirsi in pastora di pecore pirenaiche, tocca adattarsi.

Fuffa di luglio

Luglio è arrivato da una settimana, ma Koris non è consenziente. O meglio, non è proprio pronta. E non è nemmeno cosciente della cosa, visto che non ha ancora nemmeno sfiorato l’argomento regalOrso, visto che luglio è il mese del compleannOrso. In ritardo sull’esistenza e non solo. La verità à Koris è in attesa di una… roba. Essendo la medesima… roba che l’aveva fatta sospirare nell’estate del 2018 e che a settembre si è vanificata in una nuvola di delusione, Koris ci va molto cauta. Il resto del mondo no, il resto del mondo la dà per certa e ignora le basilari regole dell’antisfiga. Koris è sempre tentata di farsi mandare da Junior un cornetto napoletano doc, magari intinto nel peperoncino e benedetto da sangennari di passaggio (inserire altri stereotipi alla bisogna). Per fortuna a casa c’è un solo specchio, la scala è addossata al muro per cui è impossibile passarci sotto e ‘thieu è contrario ad adottare gatti neri (questo in realtà è purtroppo perché Koris ha un fortissimo desiderio di felinità). Per quanto riguarda riti propiziatori druidici ci stiamo attrezzando e siamo aperti anche ad altre culture più o meno tribali. L’ideale sarebbe un sacrificio umano in qualità di nextlahualli a Tezcatlipoca, ma pare che queste sane pratiche non siano più di moda dall’assedio di Tenochtitlan (sì, Minestrella, non se ne esce).

Per il resto meh. Nel senso che Koris è divisa fra la voglie di fare cose e il desiderio di spiaggiarsi su un’amaca (non pervenuta) a bordo piscina (non pervenuta nemmeno quella) con una pila di libri (procurabile). Kori spingeva per andare in montagna lo scorso weekend, poi il meteo ha dichiarato niet esibendosi in temporali assortiti, Marsiglia compresa. Koris s’è dovuta accontentare della solita grotta il sabato e di un’orgia di cose da lavare/riparare la domenica. Però ha anche rivisto Van, una parvenza di vita sociale.

Si dice che l’acceleratore funzioni di nuovo e che Koris possa fare le sue irradiazioni domani. Si dice, eh. Ormai ne sono successe talmente di ogni che anche qui non si crede più a nulla. Se la cosa si rivelasse vera, da domani alla fine della settimane sarà un susseguirsi senza sosta di misure assortite, radioattività da contare, stime da fare, rapporti di stagista J da correggere. Koris ne ha le forze? Assolutamente no, ma ormai ci si lascia trasportare dagli eventi in attesa che il 25 luglio si possa sparire a La Pierre Saint Martin.

Pure inspiroBot l’ha capito

Graminacee, vaccini e acqua bollente

Ovvero tendenze autodistruttive di Koris e dove trovarle. O meglio, distruttive e basta, che in tempi pandemici l’integrità strutturale è passata di moda. Quella mentale non era già da prima, quindi figuriamoci adesso, è regredita allo stato di vecchia carabattola, nemmeno un pezzo di modernariato vintage. Alla fine venerdì ‘thieu si è deciso ad andare a recuperare Koris a Neutronland e andare nel Vercors a fare speleo. Fin lì le intenzioni, fra le intenzioni e la realtà c’è come al solito un abisso. Durante il viaggio Koris ha beneficiato di un reflusso di ricordi molesti, siccome sono passati negli stessi luoghi visitati col Sonno Della Ragione nel 2013, compreso il villaggio di Chamaloc dove il tubo di scappamento della macchina disagiata venne riparata con un pezzo di aspirapolvere trovato nella spazzatura. Lasciamo perdere che è meglio.

Per arrivare alla grotta ‘thieu millantava che bastava una mezz’ora di marcia in piano, cosa che si è rivelata essere un’insidia del marketing: il dislivello era sì nullo, ma compensato con discese e risalite di doline in mezzo al bosco, senza sentiero, fra tronchi caduti e con un non trascurabile bagaglio speleo sul groppone. Fra l’altro sfacchinata sterile causa crisi brutta-brutta-brutta (e non di Koris, per una volta) nel pozzo di ingresso, quindi niente, marcia indietro e pive nel sacco, già pesante di suo.

Proprio mentre Koris pensava che, precipitazioni a parte, non poteva andare peggio, si sono palesate le sue nemiche degli ultimi tempi: le graminacee. O meglio, una particolare graminacea di montagna, non si sa quale, che cresce nei pascoli a bassa quota e che provoca una spropositata risposta del Koris-sistema immunitario. Siccome l’evento si verifica in maniera aleatori e massimo due volte l’anno, è alquanto difficile trovare un rimedio. Si tratta comunque di un evento faticosissimo, tant’è che la domenica Koris non voleva più uscire dalla sala sotterranea dello Scialet des Chuats perché fuori c’erano le graminacee che volevano farle violenza nasale e sessuale (potrebbero trovare un modo più contenuto per riprodursi, insomma, sei liberissimo di impollinare chi vuoi e come vuoi, ma a casa tua, cos’è questa ostentazione di polline davanti a tutti, ci sono i bambini…). Koris è rientrata a Marseille per votare a pezzi e con la voglia di svitarsi naso e occhi.

Lunedì aka ieri era il giorno della tanto agognata seconda dose, accessorio fèscion che dovrebbe essere un mai-più-senza del 2021. Siccome Koris è innanzitutto una persona seria e una trentaquattrenne ma senza il trenta davanti, si è presentata al centro vaccinale con la sua maglietta metal. Ha quindi fatto ridere il medico all’accettazione, che cercava di decifrare i nomi, dicendo “qualora vi foste dimenticati di aggiungere i metalli pesanti al vaccino, li ho portati da casa”. Perché è sempre bello farsi riconoscere in qualità di adulti funzionali.

La maglietta metal in questione, con Koris dentro

L’iniezione in sé è andata comme un lettre à la poste, con un altro medico gentilissimo che ha promesso “non sentirà nulla” e così è stato. Koris continua a chiedersi perché tutte le iniezioni e prelievi fatti in Francia le hanno portato davanti gente comprensiva, mentre in Italia è sempre stata liquidata con un “ma figurati se hai paura”. Ma magari è solo sfiga e non siamo qui per fare gli Europei dei sistemi sanitari nazionali.

Koris si era ripromessa di fare mille cose nel tragitto fra il centro vaccinale, invece si è ritrovata a casa col cervello completamente resettato. Forse ci installa Windows 11, dipende se Bill Gates riesce a comandarla a distanza in virtù del presunto 5G. Comunque Koris si era presa la giornata libera per essere del tutto improduttiva, e così ha fatto.

Alla sera si sentiva abbastanza in forma da intestardirsi a cucinare, nonostante ‘thieu si fosse offerto di occuparsi di tutto. Ma no, quel male al braccio non era poi così tanto male, era per lo più una scusa per esclamare di quando in quando “bobo bras!”. E poi siamo onesti, essere fragili non è nella Koris-natura. Certo che Koris avrebbe potuto chiedere a ‘thieu di scolare la pentola d’acqua bollente coi pomodori in ammollo, ma mica sia siamo principesse da salvare. Koris afferra la pentola per il manico con entrambe le mani, muove due passi per la cucina in direzione del lavandino. Tuttavia, come tutti i prodotti Microsoft, anche il chip del vaccino cede nel momento del bisogno: braccio in segmentation fault, mano sinistra che molla il manico, pentola che danza nell’aria. Mano destra e piede destro lessati a dovere, acqua ovunque, dignità umana disintegrata.

Con tre arti su quattro fuori uso, Koris ha avuto una sorta di crollo verticale da vaccino, bruciatura e figura di merda. Ha passato il resto della serata stazionata sul divano, con mano e piede impomatati, braccio sinistro ripiegato e immobile, minacciando di avere un piede funzionale ogni volta che ‘thieu si avvicinava con scuse poco credibili come “tu veux un bisou?”.

Durante la notte Koris era talmente sfatta che le è apparso in sogno il sergente maggiore Pfizer che strillava ai suoi anticorpi “Chi ha parlato?! Chi cazzo ha parlato?! Chi è quel lurido stafilococco, adenovirus e parassita intestinale che ha firmato la sua condanna a morte?! Ah, non è nessuno, eh?! Sarà stato l’escherichia coli buono del cazzo!” più il credo della proteina spike. Queste cose non le inseriscono fra gli effetti collaterali. Che poi diciamocelo, sarebbe uno spot meraviglioso per la campagna vaccinale, riadattare ai vaccini l’addestramento di “Full Metal Jacket”, altro che primule, riaperture e cose pucciose.

Stamattina Koris pare essere un pochino di più in forma umana. Pare, eh. Almeno ha recuperato l’uso degli arti. Non resta che vedere se nelle prossime 24 ore il sergente maggiore Pfizer colpisce ancora.

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