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Il gatto e la talpa, bestiario pirenaico

Appendice del post precedente, però non si parla di speleo. Perché sui Pirenei si trovano anche un sacco di bestie, a parte i lumaconi in ogni forma e colore. E a parte i pipistrelli arboricoli, che mica sono scemi, in grotta fa troppo freddo per eleggervi domicilio. E a parte i meravigliosi ramarri di design, gialli e neri, che Koris non incontra mai quando è dotata di macchina fotografica. Che poi ci si lamentava che il gruppo degli speleologi pseudo-Parigini riceveva visite da serpenti e noi invece no, quando le cose sono andate diversamente.

Era l’ultimo giorno del campo speleo, le grotte erano state svuotate del materiale, le tute e la ferraglia era stata lavata e aspettava di asciugare alla luce di un insolito sole. Koris stava vegetando dietro al computer in attesa della cena quando ha sentito un “miao”, uno di quei “miao” così ben scanditi da sembrare finto; sulle prime ha pensato fosse il solito infante scassapalle e non vi ha dato importanza. Il “miao” si è fatto insistente, proveniente dalla pendio che separa il campeggio dalla strada, perché sui Pirenei non spiana mai. Dalla strada un ragazzetto stava scrutando i rovi del pendio, alla ricerca di qualcosa. Koris si è avvicinata.

“C’è un gattino ma non riesco a prenderlo!”

Questo cambiava tutto nella scala di priorità di Koris: umani no, felini sì. Ha quindi dato inizio a una manovra di accerchiamento per cercare di recuperare il micio fra felci e rovi. Essendo il felino una bestia infingarda, a ogni passo in avanti ne faceva uno di lato per sfuggire alla tenaglia, tan’è che Koris si è chiesta se fosse davvero in pericolo o se stesse soltanto coglionando i due bipedi che si arrabbattavano sul pendio. Intanto seguitava col suo “miao” da povero gattino disperato e in preda ai peggiori supplizi. Talmente disperato che quando si era vicini a prenderlo e portarlo in luogo meno impervio, il micro-micio si è ficcato in un buco fra le rocce, esibendosi in espressioni feroci da tigre bonsai con tanto di terribili soffi. Nessuno ha più osato avvicinarsi.

“Ci vogliono dei guanti, nessuno ha dei guanti?”

Si dà il caso che la speleologia nei Pirenei, a cinque allegri e umidi gradi, richieda guanti a manicotto spessi e lunghi fino al gomito. Ottimi per la grotta e perfetti per acciuffare felini riottosi. Koris ha ficcato le mani guantate nel buco, dove il mini-gatto ha cercati di mordere e graffiare, una furia da taschino, insomma. “Senti, sei mezz’etto di gatto sdentato, vedi di fare poco il minchione” gli ha detto Koris, così, in italiano. Afferrato per la collottola, il micio riottoso ha fatto buon viso a cattiva sorte, rivelandosi essere una microscopica palla di pelo bianca e rossa con gli occhi azzurri.

“Lei ci sa fare, è veterinaria?”
“Per nulla, ma ho avuto dei gatti stronzi”

Il mini-gatto, giunto a più miti consigli, è stato consegnato ai gestori del campeggio, in vista di un’adozione possibile o di un ritorno ai proprietari. Nel mentre, al campo base, ‘thieu si aggirava terrorizzato ripetendo fra sé e sé “ecco, ora ci tocca tornare a Marsiglia col gatto” (non ancora).

Per quanto riguarda la seconda bestiola del post, si materializzata a suo modo molto prima del gatto. Fin dal primo giorno Koris ha visto il pavimento della tenda animarsi, soprattutto in corrispondenza del sacchetto con la biancheria sporca. Appurato di non essere matta e che i panni non stavano mettendo le zampe, ha cercato di persuadersi che si trattasse di insetti. Il ritrovamento di svariati grillotalpa sembrava confermare questo sospetto. Anche se una sera Koris ha sentito una cosa passare fra il pavimento della tenda e il suo piede ed era davvero troppo grosso per essere un insetto. Forse stavano arrivando i vermi delle sabbie o i Tremors e il campo speleo stava per trasformarsi in un filmaccio anni ’90.

L’ultimo giorno si è smontata la mega-tenda, detta anche il palazzo d’estate. Koris stava passando la mini-ramazza quando, in corrispondenza della camera, ha trovato un buco sul telo di ben dieci centimetri, con segni di rosicchiamento. Un’opera maestosa per un insetto, troppo stretto per un vermone sotterraneo di Dune, ma perfetto per un roditore.

“‘thieu, una bestia di merda ci ha mangiato la tenda!”

‘thieu ha cercato di incollare una toppa sul buco, per cercare di riportare a casa una tenda integra. La toppa stessa ha iniziato a muoversi. Onde scongiurare qualunque attività paranormale, Koris e ‘thieu hanno deciso di sollevare la tenda e sorpresa: una rete di cunicoli in pieno stile dungeon ha fatto la sua comparsa, proprio sotto la parte camera. Nel dungeon, una specie di topastro grigio-marrone da qui in poi identificato come “la fottuta talpa” (stando a ‘thieu trattasi di un “mulot“, che è più un muride che una talpa, ma qui andiamo per il facile). La bestiola ha guardato i due disfare il suo opus maximum delle ultime due settimane, ha avuto un attimo di sbandamento e quindi ha cercato di infilarsi di nuovo nella tenda, all’urlo di “esproprio roditor-proletario”. Immaginatevi la scena: ‘thieu e Koris con una tenda per quattro smontata e fradicia (per non farsi mancare niente) fra le mani, la talpa squatter dentro l’ammasso di teli intenzionata a restarci.

“Senti, sticazzi, peggio per lei, la recuperiamo mummificata al prossimo uso della tenda”
“Ma sei matta? Questa ci mangia tutto per cercare di uscire”

Da provetto speleologo ‘thieu si è buttato dentro la tenda smontata per cercare di trovare la fottuta talpa squatter, senza successo. Koris ha osservato questo ammasso di tela verde e bianca sotto cui si rincorrevano un uomo di non trascurabili dimensioni e un roditore, incerta se ridere o piangere. ‘thieu è riemerso sconfitto.

“Rigiriamo la tenda”
“Ma smerdiamo tutt…”
“Non ci sono altre soluzioni”

Due umani intenti a rivoltare come un calzino una tenda fradicia per quattro persone, piena di tasche, pieghe e controteli. In base a non si sa quale circostanza fortuita, la fottuta talpa squatter è finita fra le capienti mani di ‘thieu, che la ha afferrata per la coda e fatta volare altrove. Rassicuriamo gli amici degli animali dicendo che la bestiola non pare aver ricevuto danno, è stata vista allontanarsi dai luoghi squittendo “non ci avrete mai come volete voi”.

Koris ha passato il viaggio di ritorno dicendo che se avessero adottato il micro-gatto, la fottuta talpa squatter non avrebbe più rimesso il muso dentro la tenda per il terrore, questione di occupazione della nicchia ecologica. ‘thieu al contrario sosteneva che, data la stazza del micro-gatto, la fottuta talpa squatter se ne sarebbe sbattuta le palle del felino predatore, essendo la nicchia ecologica abbastanza larga per entrambi. Fine del bestiario pirenaico, aspettiamo trepidanti di scoprire quali altre avventure bestiali riserverà il futuro.

Frase motivazionale per la fottuta talpa squatter

Speleo Things, stagione 7

Eccoci qui, cose paranormali

Tre settimane. Si dovrebbe dire “tre lunghe settimane”, ma ora che sono finite e che ci si era abituati dal giorno due a dormire in tenda e alla cucina comune, si potrebbe ripartire per altre tre in tutta tranquillità. Anche perché nel solito angolo dimenticato dei Pirenei il coviddi pare lontanissimo e l’abisso BB26 è una zona covid-free. Ma andiamo con ordine.

L’abisso BB26, si diceva. Aperto nel 2018, cresciuto fino a -70 nel 2019, dimostratosi ingrato nel 2020 con un meandro atroce di 12 scarsi metri, quest’anno ha consegnato con molto sudore e molto kaboom 40 nuovi metri di meandro fino a -84. Solita corrente d’aria gelida, formidabile eco in una fessura; Koris vuole illudersi che è il tanto sospirato pozzo ZioGatto in arrivo per l’anno prossimo. La cosa positiva è che se l’anno scorso il gruppo ha abbandonato Koris e ‘thieu a scavare da soli, snobbando il BB26 in quanto senza interesse, quest’anno si sono trovati volontari per scendere e darsi il cambio. Anche se al ritorno in superficie l’opinione era unanime: “la vostra grotta è infernale”. Ma tanto in quanto ad appellativi, Persefone è una di famiglia, quindi per Koris discendere agli inferi non è un problema.

Qualora la grotta faccia cacare, lo speleologo si fa trovare pronto

‘thieu è stato invitato da un gruppo di arzilli diversamente giovani a fare foto per un libro speleo. Gli hanno proposto un non meglio conosciuto abisso B3, Koris ha accettato di fare da modella perché tanto che ci frega se ci sono 300 metri di pozzi ed è un anno che causa vairus si fa speleologia della mutua. L’abisso B3 si è rilevato essere l’abisso Bestemmie per Tre, armo gentilmente offerto da uno spilungone e non adatto ai nani. Koris ha sofferto in discesa e ha sofferto ancora di più in salita, in quanto un pessimo team management (ovvero “vai avanti, c’è un tizio davanti, non si sa dove, magari lo raggiungi”) le ha fatto risalire 300 metri di pozzi da sola, isolata. Koris ha tenuto botta parlandosi in italo-franco-giapponese e inventando parole a caso (anche blasfeme) sul tema dell’opening di “Neon Genesis Evangelion“. All’uscita era assieme molto stanca mentalmente ma anche molto fiera di sé.

Per parlare di cose più comprensibili, è stato l’anno dell’avvicendarsi di speleologi con al seguito famiglia e mocciosi. In pratica uno spot del governo cinese per incoraggiare il decremento demografico. Fra la famiglia di lobotomizzati del pompiere (la Bombeiros-family, cosa che fa ridere solo Koris, U Babbu e un Batrace di più di 10 anni fa) e le due bambine capricciosissime sfamate a pasta al pesto con gruviera e ketchup c’è stato da iscriversi al movimento per l’estinzione della specie umana. Unico degno di nota (e poco rompicoglioni), il pargolo di Grenoble che chiede “papà, ma pensi che sia possibile assaggiare tutti i formaggi del mondo?” (Minestrella, forse c’è speranza per le future generazioni).

L’atmosfera era piuttosto distesa, certe serate anche troppo. Koris ha scoperto che esistono tre gradi di sfida cameratisca: alle medie, gara di rutti post ingestione di Coca-Cola; fra i 15 e i 25 anni, competizione a chi ingurgita più alcol, se è possibile in forme disgustose quali vodka-pesca-lemon; in seguito, singolar tenzone a chi riesce a mangiare (e sopravvivere) al formaggio più puzzolente conservato nel frigo da campo. Il formaggio in questione era una toma morbida di pecora, all’apparenza e all’acquisto innocua, che si è rivelata essere tanto pestilenziale quanto buona. Il frigo da campo, riempito di Ossau-Iraty, pecorini del Bearn, il sopracitato puzzone giallastro e un altro formaggio olezzante ma insipido, potrebbe non tornare più come prima.

Piccola digressione personale: Koris è, come al solito, l’unica speleo-femmina in un gruppo di barbuti cromosomi XY. Il via-vai di donne non speleo ha fatto sì che a Koris venisse regolarmente posta la domanda “ma tu non vai in grotta, vero? Sei qui solo per la logistica? Ma il tuo compagno non ti porta a fare passeggiate?”. Ogni volta a ribadire che no, esistono anche portatrici sane di tette cavernicole, tuttavia la necessità di dover spiegare fa sorgere il dubbio di essere il solito alieno, quella che non è né carne né pesce e che non si sa mai quale etichetta abbia. Poi alla fine anche sticazzi dell’etichetta, tanto adesiva quanto codice di comportamento, Koris ha imparato ad essere felice così e se proprio disturba lorsignore in campo speleo dirà di essere gender fluid e di identificarsi come maschio in tuta rossa.

‘thieu ha schermagliato verbalmente col capo della Bombeiros-family, il quale sosteneva come amene come la superiorità del calcio “che fa girare l’economica”, l’inessenzialità delle scuole pubbliche e che “gli statali rubano lo stipendio, bisognerebbe pagarli solo sui risultati”. L’indomani la Bombeiros-family, forse offesa dalle opinioni divergenti, ha fatto i bagagli e se n’è andata senza salutare. Persone che ne hanno sentito la mancanza: nessuno.

Koris ha dovuto ricredersi su un tizio che l’anno scorso pareva iscritto al registro dei Pisellonici insopportabili, e che invece quest’anno si è rivelato persona garbata e piacevole. Koris ha persino fatto un’uscita speleo al BB26 con costui, che si è rivelata essere un’uscita fra nani di Moria. Hanno aperto un passaggio assieme, che ‘thieu ha dovuto ricalibrare per la Gente Alta l’indomani. Ma la Gente Alta dovrebbe rendersi conto che sottoterra è il regno dei nani, quindi adattarsi alla popolazione locale. Soprattutto quando si ha che fare con l’accogliente bacino di Issau.

Esempio di agevole passaggio nel bacino di Issau, più speleo-Koris in omaggio

E anche quest’anno è finita. Koris non è pronta a tornare al caldo marsigliese, allo stagista in scadenza e a preparare la transizione da Neutronland all’ignoto. Ma tant’è, visto che non ha ancora capito come riconvertirsi in pastora di pecore pirenaiche, tocca adattarsi.

Fuffa di luglio

Luglio è arrivato da una settimana, ma Koris non è consenziente. O meglio, non è proprio pronta. E non è nemmeno cosciente della cosa, visto che non ha ancora nemmeno sfiorato l’argomento regalOrso, visto che luglio è il mese del compleannOrso. In ritardo sull’esistenza e non solo. La verità à Koris è in attesa di una… roba. Essendo la medesima… roba che l’aveva fatta sospirare nell’estate del 2018 e che a settembre si è vanificata in una nuvola di delusione, Koris ci va molto cauta. Il resto del mondo no, il resto del mondo la dà per certa e ignora le basilari regole dell’antisfiga. Koris è sempre tentata di farsi mandare da Junior un cornetto napoletano doc, magari intinto nel peperoncino e benedetto da sangennari di passaggio (inserire altri stereotipi alla bisogna). Per fortuna a casa c’è un solo specchio, la scala è addossata al muro per cui è impossibile passarci sotto e ‘thieu è contrario ad adottare gatti neri (questo in realtà è purtroppo perché Koris ha un fortissimo desiderio di felinità). Per quanto riguarda riti propiziatori druidici ci stiamo attrezzando e siamo aperti anche ad altre culture più o meno tribali. L’ideale sarebbe un sacrificio umano in qualità di nextlahualli a Tezcatlipoca, ma pare che queste sane pratiche non siano più di moda dall’assedio di Tenochtitlan (sì, Minestrella, non se ne esce).

Per il resto meh. Nel senso che Koris è divisa fra la voglie di fare cose e il desiderio di spiaggiarsi su un’amaca (non pervenuta) a bordo piscina (non pervenuta nemmeno quella) con una pila di libri (procurabile). Kori spingeva per andare in montagna lo scorso weekend, poi il meteo ha dichiarato niet esibendosi in temporali assortiti, Marsiglia compresa. Koris s’è dovuta accontentare della solita grotta il sabato e di un’orgia di cose da lavare/riparare la domenica. Però ha anche rivisto Van, una parvenza di vita sociale.

Si dice che l’acceleratore funzioni di nuovo e che Koris possa fare le sue irradiazioni domani. Si dice, eh. Ormai ne sono successe talmente di ogni che anche qui non si crede più a nulla. Se la cosa si rivelasse vera, da domani alla fine della settimane sarà un susseguirsi senza sosta di misure assortite, radioattività da contare, stime da fare, rapporti di stagista J da correggere. Koris ne ha le forze? Assolutamente no, ma ormai ci si lascia trasportare dagli eventi in attesa che il 25 luglio si possa sparire a La Pierre Saint Martin.

Pure inspiroBot l’ha capito

Graminacee, vaccini e acqua bollente

Ovvero tendenze autodistruttive di Koris e dove trovarle. O meglio, distruttive e basta, che in tempi pandemici l’integrità strutturale è passata di moda. Quella mentale non era già da prima, quindi figuriamoci adesso, è regredita allo stato di vecchia carabattola, nemmeno un pezzo di modernariato vintage. Alla fine venerdì ‘thieu si è deciso ad andare a recuperare Koris a Neutronland e andare nel Vercors a fare speleo. Fin lì le intenzioni, fra le intenzioni e la realtà c’è come al solito un abisso. Durante il viaggio Koris ha beneficiato di un reflusso di ricordi molesti, siccome sono passati negli stessi luoghi visitati col Sonno Della Ragione nel 2013, compreso il villaggio di Chamaloc dove il tubo di scappamento della macchina disagiata venne riparata con un pezzo di aspirapolvere trovato nella spazzatura. Lasciamo perdere che è meglio.

Per arrivare alla grotta ‘thieu millantava che bastava una mezz’ora di marcia in piano, cosa che si è rivelata essere un’insidia del marketing: il dislivello era sì nullo, ma compensato con discese e risalite di doline in mezzo al bosco, senza sentiero, fra tronchi caduti e con un non trascurabile bagaglio speleo sul groppone. Fra l’altro sfacchinata sterile causa crisi brutta-brutta-brutta (e non di Koris, per una volta) nel pozzo di ingresso, quindi niente, marcia indietro e pive nel sacco, già pesante di suo.

Proprio mentre Koris pensava che, precipitazioni a parte, non poteva andare peggio, si sono palesate le sue nemiche degli ultimi tempi: le graminacee. O meglio, una particolare graminacea di montagna, non si sa quale, che cresce nei pascoli a bassa quota e che provoca una spropositata risposta del Koris-sistema immunitario. Siccome l’evento si verifica in maniera aleatori e massimo due volte l’anno, è alquanto difficile trovare un rimedio. Si tratta comunque di un evento faticosissimo, tant’è che la domenica Koris non voleva più uscire dalla sala sotterranea dello Scialet des Chuats perché fuori c’erano le graminacee che volevano farle violenza nasale e sessuale (potrebbero trovare un modo più contenuto per riprodursi, insomma, sei liberissimo di impollinare chi vuoi e come vuoi, ma a casa tua, cos’è questa ostentazione di polline davanti a tutti, ci sono i bambini…). Koris è rientrata a Marseille per votare a pezzi e con la voglia di svitarsi naso e occhi.

Lunedì aka ieri era il giorno della tanto agognata seconda dose, accessorio fèscion che dovrebbe essere un mai-più-senza del 2021. Siccome Koris è innanzitutto una persona seria e una trentaquattrenne ma senza il trenta davanti, si è presentata al centro vaccinale con la sua maglietta metal. Ha quindi fatto ridere il medico all’accettazione, che cercava di decifrare i nomi, dicendo “qualora vi foste dimenticati di aggiungere i metalli pesanti al vaccino, li ho portati da casa”. Perché è sempre bello farsi riconoscere in qualità di adulti funzionali.

La maglietta metal in questione, con Koris dentro

L’iniezione in sé è andata comme un lettre à la poste, con un altro medico gentilissimo che ha promesso “non sentirà nulla” e così è stato. Koris continua a chiedersi perché tutte le iniezioni e prelievi fatti in Francia le hanno portato davanti gente comprensiva, mentre in Italia è sempre stata liquidata con un “ma figurati se hai paura”. Ma magari è solo sfiga e non siamo qui per fare gli Europei dei sistemi sanitari nazionali.

Koris si era ripromessa di fare mille cose nel tragitto fra il centro vaccinale, invece si è ritrovata a casa col cervello completamente resettato. Forse ci installa Windows 11, dipende se Bill Gates riesce a comandarla a distanza in virtù del presunto 5G. Comunque Koris si era presa la giornata libera per essere del tutto improduttiva, e così ha fatto.

Alla sera si sentiva abbastanza in forma da intestardirsi a cucinare, nonostante ‘thieu si fosse offerto di occuparsi di tutto. Ma no, quel male al braccio non era poi così tanto male, era per lo più una scusa per esclamare di quando in quando “bobo bras!”. E poi siamo onesti, essere fragili non è nella Koris-natura. Certo che Koris avrebbe potuto chiedere a ‘thieu di scolare la pentola d’acqua bollente coi pomodori in ammollo, ma mica sia siamo principesse da salvare. Koris afferra la pentola per il manico con entrambe le mani, muove due passi per la cucina in direzione del lavandino. Tuttavia, come tutti i prodotti Microsoft, anche il chip del vaccino cede nel momento del bisogno: braccio in segmentation fault, mano sinistra che molla il manico, pentola che danza nell’aria. Mano destra e piede destro lessati a dovere, acqua ovunque, dignità umana disintegrata.

Con tre arti su quattro fuori uso, Koris ha avuto una sorta di crollo verticale da vaccino, bruciatura e figura di merda. Ha passato il resto della serata stazionata sul divano, con mano e piede impomatati, braccio sinistro ripiegato e immobile, minacciando di avere un piede funzionale ogni volta che ‘thieu si avvicinava con scuse poco credibili come “tu veux un bisou?”.

Durante la notte Koris era talmente sfatta che le è apparso in sogno il sergente maggiore Pfizer che strillava ai suoi anticorpi “Chi ha parlato?! Chi cazzo ha parlato?! Chi è quel lurido stafilococco, adenovirus e parassita intestinale che ha firmato la sua condanna a morte?! Ah, non è nessuno, eh?! Sarà stato l’escherichia coli buono del cazzo!” più il credo della proteina spike. Queste cose non le inseriscono fra gli effetti collaterali. Che poi diciamocelo, sarebbe uno spot meraviglioso per la campagna vaccinale, riadattare ai vaccini l’addestramento di “Full Metal Jacket”, altro che primule, riaperture e cose pucciose.

Stamattina Koris pare essere un pochino di più in forma umana. Pare, eh. Almeno ha recuperato l’uso degli arti. Non resta che vedere se nelle prossime 24 ore il sergente maggiore Pfizer colpisce ancora.

Cose ingannevoli

Potrebbe essere il grande ritorno dell’isola della Delusione, in questo giugno in cui si scoprono cose di cui tutto sommato Koris avrebbe fatto anche a meno. Un po’ perché giugno sbatte addosso i primi caldi, quest’anno arrivati cosìdebottosenzasenso, ma siccome è un periodo di instabilità meteo, arrivano anche i temporali. Questo fa sì che Koris non sia andata in montagna questo week-end, cosa che nuoce gravemente al suo equilibrio mentale. Inoltre, visto che ogni sera sul sito del meteo compare la nuvoletta col fulmine, Koris va sempre in giro con un abbigliamento psicopatico pronto al caldo torrido e/o al diluvio, anche se poi non diluvia mai, c’è solo tempo umido. La prossima volta Koris vuole nascere mangrovia.

Su Neutronland la situazione umana sorvola la commedia umana. Il Capo dimissionario non si fa vedere, quando si fa vedere cammina a dieci centimetri dal suolo rispondendo “non è un mio problema, parlatene al mio successore”. La Capa è parimenti latitante, dicendo a destra e manca “dovete capirmi, i bambini, il marito che se ne va nel Nord”, giustificazione che la renderà evanescente senza che nessuno dica nulla. Il tizio che ha preso il posto millantato per Koris, colui che doveva avere mirabolanti doti e possederlo lunghissimo (il cv, zozzoni!), si è rivelato essere “da formare perché non conosce molto come vanno le cose sperimentali da queste parti” (però ci ha il pysello, vuoi mettere la competenz… ok, basta mood femminista arrabbiata). In compenso voci di corridoio dicono che messer Ultimo Arrivato si mette subito in lizza per la successione del Capo, quindi magari il posto si libera di nuovo, chi può dirlo. Solo che Koris ha l’impressione di aver già visto il film e per di più le assunzioni sono bloccate fino a fine 2022, quindi di che stiamo a parlare? Vabbè, ci si godrà il Game of Thrones laboratoriale da comparse, anche se le comparse sono sempre quelle che muoiono. Nel mentre non sono ancora apparse spade nella roccia per salvare il regno da guerre e distruzioni (e sotto l’elsa in lettere d’oro c’erano scritte queste parole “sticazzi”, ci sarebbe scritto “sticazzi”), forse non resta che fuggire a Honolulu.

Lo scintillatore ha le paturnie. C’è una remota possibilità che Koris abbia trovato la ragione del ballo del picco del cesio (nuova hit dell’estate, pensiamoci), solo che la soluzione potrebbe non essere facile. I consigli della Capa si sono rivelati disutili. Stagista J misura spettri gamma e ogni tanto si perde a fissare il vuoto, Koris in quei frangenti sente salire nell’animo un Replicante interiore che vorrebbe dire le peggio cose. Di solito riesce a reprimerlo, ma ogni tanto il Replicante interiore scappa al controllo, di solito quando Stagista J si lancia in elucubrazioni troppo ardite.
“Ma immaginiamo che lo spettro gamma diventi…”
“No. Qui non immaginiamo, qui misuriamo e poi traiamo le conclusioni. Smetti di fare delle congetture sul nulla”
Koris si sente molto in colpa per queste sue uscite, ‘thieu dice che è pedagogico.

Sul fronte informatico, il desiderio d Koris per avere un laptop con una scheda grafica che non sia uno sputo di silicio sulla cpu si sta facendo importante. C’è da dire che Blatto ha anche i suoi sei anni, sei anni per un Koris-laptop sono intensi, ed era pure un computer ricondizionato. C’è da dire anche che Koris non ha attualmente un budget da allocare a capricci del genere, nonostante la vocina interiore che dice “oh, senti, l’ultimo laptop nuovo di fabbrica che ci siamo comprati era Trillian nel 2007, un computer nuovo ogni 14 anni possiamo anche permettercelo”. Un vecchio computer di Orso, dotato di una Nvidia di ben 512 megabytes, sembrava utilizzabile come tappabuchi. Tuttavia, recuperato domenica, il povero aggeggio decenne ha esalato il suo ultimo boot ieri sera. Orso, da bravo economista, manda messaggi del calibro “it’s compare un pc time”.

Quindi negli ultimi giorni ci si illude che accadano cose che poi marcano visita, piccole o grandi che siano. Tocca aggrapparsi a quelle che si sperano siano certezze di rivalsa, come il secondo appuntamento fra venti giorni col sergente maggiore Pfizer, capo istruttore per anticorpi Marines anticoviddi.

Ma pure i capi laboratorio, eh.

That time of the year again

È di nuovo quel periodo dell’anno in cui il Koris-cervello si trasforma in un vortice nero capace di inghiottire tutto dopo averlo ben shakerato sulle pareti del cranio. Un po’ come lo sciacquone, il contenuto è lo stesso. Questa iperattività non si applica tuttavia al lavoro, momento in cui il Koris-cervello riesce a pensare solo a cose intellettuali del genere “dossambauapiritinkapimentapintoncapitancapinta”, forse un giochino delle elementari, forse un segmentation fault cerebrale. Giugno incombe e con esso il caldo, quindi a breve ci sarà una seconda tappa di devoluzione e riconversione professionale in piattola con l’EdgarAbito.

In laboratorio il Capo dimissionario fa quello che Koris avrebbe tanto voluto fare due anni fa, quando stava alzando le vele da Neutroni Porcelloni: risponde a tutti “non è un mio problema, io me ne vado”. O meglio, dice “se ne occuperà il mio successore”, che poi significa la stessa cosa. Finanziamento dell’acceleratore? Se ne occupa il successore. Il futuro dottorando poraccio che si trova una tesi a metà? Sempre il successore. Incertezze sul Koris-progetto? Ancora cazzi del successore. Come si vive bene senza essere persone responsabili. Non si sa chi sarà il successore, certo è che si troverà un sacco di cazzi (blog pornazzi, ormai).

‘thieu è in quel periodo dell’anno in cui ripete a ruota “sono stanco” e si comporta come una lumaca adepta dell’entropia, ovvero striscia seminando disordine dietro di sé. Koris si sfava e vorrebbe piantare su scenate da Amperodattilo. Poi cerca di calmarsi, fallisce e tutto finisce nel gorgo dello sciacquone cerebrale. È un mondo difficile, pieno di fallimenti speleo perché gli armi delle grotte scelte fanno schifo. Mai uscire dai sentieri battuti.

Koris sperava di poter tirare il fiato andando in montagna la settimana prossima, ma il meteo potrebbe non voler collaborare. Allora ditelo che ce l’avete con lei, in questo periodo. Fra le incertezze, il “non succede ma se succede”, la stanchezza primaverile e quella pandemica, più le varie ed eventuali, qui non si arriva vivi alla seconda dose del vaccino aka fine giugno.

Ne siamo persuasi

Se è per buttarlo via…

Nella famiglia Koris, la frase “se è per buttarlo via…” è l’introduzione a un sacrificio onde evitare uno spreco che sarebbe davvero un peccato commettere. Pronunciata in origine da U Babbu, la frase in questione viene spesso pronunciata di fronte alle pantagrueliche porzioni preparate dall’Amperodattilo e tirate fuori dal frigo dopo qualche giorno di permanenza. Il dialogo è di solito il seguente:
“Ehi voi, ci sono ancora quattro mozzarelle di bufala, mezza frittata di zucchini, un avanzo di minestrone e due creme catalane”
“E non possiamo mangiarli domani?”
“No, fra un po’ fanno i vermi, imbelino (lett.) via tutto”
“Vabbè, se è per buttarlo via…”
La frase ha assunto un significato traslato anche per cose buone di cui si mangiano ingenti quantità e, nonostante lo stomaco pieno, si fa lo sforzo di prendere una seconda se non una terza dose.

La stessa politica può essere applicata ai vaccini. Era da un po’ che Koris cercava un modo per procurarsi una dose anzitempo. Prima con le liste d’attesa, che non hanno funzionato granché. Poi facendo gli agguati ai centri vaccinali, cosa che non è proprio il punto forte di Koris, che nonostante la faccia da chiappe non è molto destra a persuadere spacciatori di vaccini. Alla fine Manù se n’è uscito che se uno si procura una dose ventiquattr’ore massimo prima dell’appuntamento, non deve mostrare nessun requisito ufficiale se non la destrezza nel clic. Koris s’è detta che si può fare.

Da “si può fare” è diventato “si deve fare” e Koris si è amminchiata con questa storia. Del resto non c’era niente da perdere e un vaccino da guadagnare. E si può dire che Koris abbia una decennale esperienza in ctrl+R compulsivo, salto sul pulsante “aggiorna” e click più veloce del west (coast). Ricordiamo prodezze del genere prenotazione della Play Station 2, scelta dei corsi collegiali serali onde evitare improponibili diti al culo, acquisto di “A Dance with Dragons” o “Harry Potter e i Doni della Morte” edizione figa prima di subito, iscrizioni ad esami assortiti, procacciarsi biglietti per festival lirici. La lunga esperienza di disagi ha insegnato a Koris la tecnica del piccione: piazzarsi sulla sporgenza più prossima e aspettare che gli avventori liberino il tavolino, quindi buttarsi sulle briciole senza distinzione, siano esse pezzi di pizza, di pane, di brioche o di cose meno digeribili.

Attrezzata con un’app che le riportava le dosi disponibili minuto per minuti e soprattutto ad orari improbabili della notte, Koris era prontissima per tentare. Poi, colta da un momento di gentilezza perniciosa, ha chiesto a ‘thieu “vuoi che prenoti anche per te?”. Ma ‘thieu non ha vissuto la medesima esperienza di disagi prendere-o-lasciare last minutes ciapa chi ciapa, quindi ha risposto sprezzante “no, lo farò poi con calma in settimana, troverò di certo un momento libero”.

Koris era in macchina sul sedile del passeggero di ritorno dalle Causses giusto ieri quando il telefono ha segnalato “dosi disponibili”. Nonostante la relativa destrezza sullo SmartPhogn, detta anche sindrome delle dita a banana, Koris è riuscita a buttarsi su un appuntamento alle 8:55. Che le è stato rubato da sotto il naso mentre si registrava al sito per appuntamenti medici. Koris ha rimediato prontamente con un nuovo appuntamento alle 9:10 di lunedì. Liscio, semplice, rapido.

Passiamo la parte in cui Koris si fa prendere dagli scrupoli perché doveva lavorare, che non riusciva a prendere una mattina di ferie e che poi alla fine anche stigrandissimicazzi. Quindi si è presentata, con il solito largo Koris-anticipo, in uno dei posti che negli ultimi undici anni marsigliesi non aveva mai bazzicato: lo stadio. Scelta forse non molto logica, ma bisogna pur trovare un modo per convincere i marsigliesi a farsi vaccinare. In un maggio che sembrava più un ottobre inoltrato, con Mistral e nuvole sparse in cielo, Koris ha atteso in fila che un energumeno biascicasse “rendez-vous de 9 heures 10!”. Momento di panico perché Koris si sentiva un po’ un’impostora, con quell’appuntamento smozzicato, ma anche da impostora è passata.

Attesa in fila. Altra attesa in un’altra fila. Nome, scartoffie, carta d’identità. Altra attesa in un’altra fila, mentre il mitico Velodrome si rivela assai deludente, niente più che l’interno di un brutto palazzetto dello sport. Altre scartoffie in cui si domanda se si è proprio convinti, convintissimi di farsi impiantare il 5G o espiantare l’anima o qualunque cosa sia di moda adesso. Riempi il foglio di crocette, va bene tutto, cacciate ‘sta dose che è da quel dì che se ne sente parlare, l’hype è alle stelle. Nel box un’infermiera formato Gimli e gentilissima sbriga la pratica nel tempo che il cervello impiega a formulare il “ehi, la siringa della DTP era più piccola, cos’è quel coso?”. Troppo tardi, hop, fatto: circolare, non c’è niente da vedere, avanti il prossimo.

Un pompiere sbrigativo fa parcheggiare Koris per un quarto d’ora, per sincerarsi che non le crescano tentacoli in mezzo alla fronte o altre amenità del genere. La cosa più eccitante accaduta nel suddetto quarto d’ora è un un refresh compulsivo del sito per trovare una dose per ‘thieu (sforzi vani, arriverà solo nel pomeriggio, quando sembrava persa la speranza, aggiornando la pagina in momento a caso). Ultimo passaggio burocratico: abbiamo già l’appuntamento per la seconda dose? A posto così.

Koris è attualmente un po’ addormentata, non le è chiaro se è colpa del 5G, del genoma modificato, o dell’anima che è fuggita. Per ora la rete continua a funzionare, quindi vaccino e wireless non danno interferenza. Koris non ha ancora provato ad andare a leccare le ringhiere del metrò per vedere se il vaccino funziona, magari aspetterà un paio di settimane e un vaccino contro il tifo in più. E a fine giugno, se tutto va bene, si chiude una parte di questa storiaccia pandemica. Forse Koris poteva aspettare il 15 giugno, giorno ufficiale dell’apertura vaccinale per tutti quanti. Ma diciamocelo, se tanto quella dose finiva buttata via…

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