Archivi categoria: intervallo

Una settimana a contare le pecore

L’assurdità nella vita di Koris continua e prende un bel po’ di energie. Ma si meriterebbe un post a parte perché è troppo lunga da spiegare ed è costellata di momenti ilari con intervalli di puro panico.
Nel mentre fra una settimana Koris parte (o meglio, dovrebbe partire salvo picchi di assurdità) per il suo ritiro annuale di due settimane sui Pirenei. Fra le pecore, gli speleologi puzzolenti, iol formaggione a fiume, le grotte da esplorare e soprattutto lontani dalla canicola marsigliese. E dai tamarri marsigliesi in motorino che se domenica vince la Francia addio dormire.
Restano un sacco di cose da fare, ovviamente non fattibili in una settimana, ma ehi, è un lavoraccio e qualcuno deve pur farlo.
Vedi il modello MCNP che era chiaro come il sole che non avrebbe mai funzionato. Ma non bisognava scontentare nessuno e quindi s’è fatto lo stesso. Finché il MegaJappo (non Toranaga, Toranaga a quest’ora sta russando nell’olimpo perché è stato scomodato a ripetizione) non ha detto che secondo lui non va bene e allora puf! Koris si è ritrovata ad avere ragione, piglia e porta a casa, rifare tutto da capo.
Ciò nonostante, Koris è stata prevenuta a pensare che nel giorno in cui aveva decratato una sparizione dall’universo le cose circa il maledetto paper non sarebbero andate avanti. Il Capo si è mosso, solo che non lo ha detto a nessuno. Mah, forse si fa, forse non si fa, vai a sapere.
Koris vuole fuggire in luoghi in cui non è necessaria l’aria condizionata. E dalla gente che sostiene di dover tenere l’aria condizionata a 20 gradi perché la tv dice così. Koris odia l’aria condizionata, e anche la tv. E resta convinta che l’aria condizionata sia l’invenzione di qualche managare che sentiva il dovere di mettersi il gessato ad agosto senza sudare come un muflone.
Date queste premesse di sonno, sociopatia e inefficacia, Koris ha bisogno di fuggire sui Pirenei al più presto.

pecore

Loro non hanno bisogno dell’aria condizionat… Zzzzz…

Annunci

Amebe essiccate senza batteria

Koris è abbastanza sicura di essere riuscita a bruciarsi nonostante la protezione 50+ da pelle parigina. Cotta al sole di montagna. Essiccata perché a un’altitudine di 2100 metri si è ancora troppo bassi per abbeverarsi a qualunque rigagnolo senza ritegno. E si è partiti con un litro d’acqua a testa per fare 11 km e più di mille metri di dislivello. Così impari a fare l’eroe, Koris, che non hai più vent’anni.
I laghi di montagna sono belli, ma sono ancora più belli senza le colonie estive che rompono i coglioni alle ranocchie. Senza che nessuno dei loro sorveglianti dica nulla. Tanto, anche se sei in un parco nazionale, cosa vuoi che gliene importi, restano delle fottute rane. E lascia che i pargoli scorrazzino urlando come invasati, tanto sono all’aria aperta. Poi ci si lamenta che le nuove generazioni non hanno più rispetto per nulla. Fatti una domanda e datti una risposta. E la risposta non è “brekekekez koax koax” (che magari in greco-batrace significa “avete assai rotto il cazzo”, vai a sapere).
Koris ha ricominciato ad avere gli incubi. Il che da una parte è rassicurante, poiché significa che Koris è sempre la solita vecchia Koris e dal 2005 non è cambiato nulla. D’altra parte, Koris non ha più l’età per svegliarsi angosciata nel cuore della notte chiedendosi chi è, dove si trova e perché stava facendo un test di fisica nell’aula del Regio Liceo.
‘thieu pontifica di bivacchi a tremila metri, di uscite speleo, di trekking. Perché ‘thieu ha l’energia degli animaletti e soprattutto di quelli che non si fanno 750 km alla settimana. Koris no, Koris ha le energie di un’ameba in decomposizione, ma finge di tenere botta. Perché è il motto dell’impostore, fake it until you make it. O almeno morire nel tentativo, facendolo credere agli altri.
Koris vorrebbe un suo vice da mandare a vivere al suo posto per questa settimana, ma pare non sia possibile. Quindi si disfa di magnesio convincendosi che sia la panacea per tutti i mali (spoiler: no), si ripete che comunque vada sarà un successo e ha organizzato un tempio privato a Toranaga fra le mura domestiche. Nel mentre rimugina che le piacerebbe calcare ancora una volta le pendici del Bernina come quando aveva otto anni, ma l’universo finisce troppo presto questa settimana per poterci pensare seriamente.

Mezzi fallimenti

C’è chi esorterebbe a guardare il bicchiere mezzo pieno, ma nel caso di Koris quando il bicchiere è mezzo pieno, il contenuto è a scelta fra acqua fognaria e un long island con arsenico e sali di uranio. Quindi lamentele. Ma solo a metà.
Poteva andare peggio: poteva piovere. In effetti è piovigginato, chiamarla pioggia sarebbe eccessivo. E tanto si stava tornando indietro comunque.
Perché non solo Cabrespine ce l’ha con Koris, anche le montagne, per la precisione gli Ecrins, ce l’hanno con Koris. La neve non si è sciolta del tutto e a 2100 m di altitudine un nevaio vomitava acqua sul sentiero. Per la precisione era un torrente che non avrebbe dovuto essere lì, ma c’era, rivendicando il suo diritto all’esistenza. Si è scoperto dopo che forse si poteva passare sopra al nevaio, ma Koris si figurava già la neve che cedeva sotto i suoi piedi, facendola precipitare in una voragine gelida (era un nevaio temporaneo, non chiamiamolo crepaccio).
Vabbè, il Lac de Croupillouse sarà per la prossima volta.
Però Koris in montagna non è mai scontenta al cento per cento, forse perché al di sopra dei duemila mentri inizia ad arrivarle sangue al cervello e quindi comincia a capire qualcosa dell’esistenza. E poi Koris coi piedi nella neve uguale Koris felice (a meno che non sia in ciabatte, ma non è detto).
Anche Koris che si bagna la testa nel torrente in disgelo è Koris felice, così le si rinfrescano le meningi (no, Amper, nessuno si è ustionato, c’era la crema protezione +50).
Poi quando Koris sbuca in un altipiano nascosto e pieno di neve, dopo un passaggio per così dire atletico, dove camosci e stambecchi saltellano fra le rocce e si sentono fischiare le marmotte, Koris potrebbe anche restare lì, a fissare le nuvole che si rincorrono in cielo.
Probabilmente in una vita precedente Koris era un lichene alpino (stambecchi, marmotte e compagnia sono forme di vita troppo evolute).

Forse un lichene da queste parti non sta poi così male…

Listolandia

Fin dall’infanzia una delle (scarse) doti di Koris era una memoria mica da buttar via. Secondo l’Amperodattilo si tratta di una memoria selettiva, ovvero “ti ricordi solo quello di cui ti frega qualcosa, mica ti ricordi di mettere le mutande a lavare”, ma comunque aveva uno spettro abbastanza ampio. Koris è la depositaria della memoria familiare, quella a cui chiedono “Ma quando siamo andati in questo posto cosa abbiamo visto?” e che risponde con la prontezza di Google ante-litteram (o una storia di Korisgram Stories, se preferite). Poi l’Amperodattilo rende tale pratica estrema dando input fallaci e contradditori, ma questo è un altro discorso.
In questo periodo di disfacimento della forma e della sostanza (dello spirito non parliamo nemmeno), pare che anche la Koris-memoria sia salpata per altri lidi. Forse è lo stress. Forse è il sonno intermittente. Forse è l’età. Fatto sta che nelle Koris-giornate, magari a causa della routine o magari no, si creano buchi neri e voragini in fatto di spese, bagagli, cose da fare al lavoro, vita in genere. L’oblio fagocita dettagli in maniera bulimica lasciando dietro di sé il Nulla della Storia Infinita.
Visto che il disfacimento va bene, ma anche nella decadenza bisogna tenere botta, Koris ha iniziato a fare liste perché scripta manent mentre in segnali elettrici fra i neuroni paiono essere in cortocircuito. Poi le liste ci hanno preso gusto e hanno iniziato a proliferare.
Liste della spesa.
Liste delle cose da fare per casa fra cui la spesa.
Liste delle cose da fare in ufficio.
Liste delle cose fa fare in ufficio con priorità.
Liste delle cose che vorresti fare se avessi tempo libero.
Liste di libri che uno vorrebbe leggere (queste ultime, affidati a siti truffaldini hanno il brutto vizio di sparire ogni tot necessitando di ricerche storiche).
Liste del bucato con priorità.
Liste di grotte.
Liste di cibo mangiato e da mangiare.
Liste di liste.
La situazione sta lentamente ma sicuramente sfuggendo di mano a Koris, teletrasportata nell’oscura contrada di Listolandia. Ma si reputa che finché non si passa alla lista di funzioni fisiologiche da espletare la situazione è tragica ma non grave.

Gli esperti del Facebook e il credersela

Che Koris abbia un problema di autostima/sindrome dell’impostore/fuffa nel cervello è chiaro come il giorno e non vi ritorneremo ulteriormente. Koris sa di non sapere e soprattutto di non saper fare, che sia vero o meno ha importanza, e anche se ha passato (per dire) otto anni a studiare una roba e cinque a lavorarci dentro non ha il coraggio di definirsi un’esperta, perché non si sente tale. Koris esagera, e lo sa.
Poi c’è il Facebook, che destabilizza l’impostore medio, ma è anche fonte di grandi spunti di riflessione. Anche spunti di depressione, ma questa è un’altra storia.
In questi ultimi giorni Koris ha scoperto di avere un sacco di esperti nelle materie più disparate fra gli amici del Facebook. Per altro esperti poliedrici in grado di saltare da un argomento all’altro con incredibile padronanza dei contenuti. Sempre sulla cresta dell’onda, che si parli di politica, economia internazionale, diritto costituzionale, vaccini, calcio o serie tv. E non importa che nella vita si occupino della mungitura delle oloturie o del pignoramento delle cavità a pipistrelli abusivi, ne sanno a pacchi lo stesso.
Forse sono tutti opinionisti mancati, quando non si tratta di maitres-à-penser, o addirittura scrittori filosofi. Tutto grazie a questa magnifica cassa di risonanza chiamata Web 2.0: un articolo su Repubblica e hop, #jesuistocazzo. Gente informata. Informabloggher. Social media experts. Una mamma lo sa.
A questo punto è opportuno citare le parole di Mezzatazza: “avere un intestino non fa di te un gastroenterologo”. Così come saper usare i congiuntivi non fa di qualcuno uno scrittore, non basta aver letto un articolo su Repubblica/Tgcom/SkyNews per dettare la linea politica di un paese, uno screenshot da un manuale di diritto non è una formazione sufficiente per essere costituzionalisti. Nel vecchio Web 1.0 era in voga dire IMHO, “in my humble opinion”: secondo me, credo, posso sbagliarmi. Ma nell’era socccccial non c’è posto IMHO, perché nella gara a chi vuole avere ragione tutti sono esperti, tutti ne sanno a pacchi, pochissimi sono pronti ad ammettere che tutto sommato qualcun altro potrebbe saperne di più (e che potrebbero essere nel torto).
Insomma, tutti se la credono tantissimo. E Koris-impostore li invidia molto per questa sicumera indistruttibile. E ovviamente questo post è frutto della Koris-invidia, di quella che nel cv non sa mai se scrivere “Nuclear Physicist” perché ha paura di tirarsela troppo senza motivazioni fondate.
Qualcuno è a conoscenza di procedure per il trapianto di sicumera, dai superinformatissimi verso gli impostori cronici?

Notti magggggiche

Le notti non finiscono all’alba nella via (o qualcosa del genere) diceva un’inflazionata canzone di quando Koris andava alle medie. Ovvio, le notti finiscono in grotta. A volte non cominciano neppure.
Sabato mattina Koris stava spolverando cassetti quando è giunta la convocazione dell’esercitazione al soccorso speleo.
“Presentati qui alle 16, con ‘thieu in allegato”
Koris già si aspettava di non fare un tubo, di non essere chiamata per niente, di essere al massimo usata come tappezzeria in superficie. Alla chiamata ha pensato di essere stata interpellata solo perché ‘thieu non risponde al telefono.
Poi è arrivata in loco.
“Hai previsto di andare sottoterra?”
“Beh, sì”
“Hai la tua roba pronta?”
“Sì”
“Tu hai la specializzazione ASV, no?”
“Ahem, diciamo che ho fatto lo stage un mese fa…”
“Bene, allora parti ora”
“O… ora?!”
Commento a caldo di ‘thieu:
“Tu sei convinta di non saper far niente, ma c’è gente che la pensa diversamente”
Fatto sta che Koris doveva andare a dare il cambio a quelli che erano sotto dalle otto del mattino, a contatto con la pseudo-vittima. Fra preparazione e salire in cima alla Sainte Victoire, Koris è entrata in grotta alle sette di sera, in preda a un nervosismo tangibile perché conosceva già la cavità e sapeva del P50 col frazionamento mal fatto e la deviazione stronza. Koris ha pisciato due volte prima di entrare in grotta e aveva ancora voglia di pisciare.
Appena entrati in grotta, il primo traumatico incontro è la squadra di riarmo con Pisellone (su Pisellone si potrebbe scrivere un romanzo, ma di scarso successo).
“Cosa fate voi?”
“Riarmo”
“E cosa riarmate qui che è tutto fisso e nuovo?”
“Abbiamo passato la corda negli anelli, abbiamo risparmiato ben tre moschettoni!”
Si scoprirà in seguito che tale squadra di fenomeni ha piantato chiodi nel burro millantando che tenevano. Nessuno si è fatto male, ma ci siamo andati vicini.
Scendendo, ci si ritrova nella nebbia. E no, nessuno aveva preso l’uscita di Agrate Brianza. Sono gli artificeri che vivono in un’atmosfera lattea dall’odore di copertone bruciato.
“Abbiamo fatto saltare un po’ di strettoie, ma ce ne sarebbe per quattro giorni. Per altro l’esposivo nuovo fa una puzza tremenda. Ah, abbiamo anche fatto saltare un frazionamento, per sbaglio”
“E noi come scendiamo?”
“Fate attenzione, intanto chiediamo al riarmo di scendere qui sotto”
Nonostate lo spit tenuto per ora di divinità ctonie che non finiremo mai di ringraziare (a differenza della squadra di riarmo), si scende indenni fino al P50. Koris riesce a tenere sotto controllo la sua apprensione fingendo disinvoltura e pensando a quanto ha voglia di pisciare. Si scopre piacevolmente che hanno cambiato la deviazione stronza in deviazione comeumanalei. Il frazio no, è sempre mal fatto, ma sapendo già cosa ti attende puoi prendere le giuste precauzioni.
Si arriva alla galleria laterale in cui giace la vittima in stato… cazzeggio, per così dire. La squadra precedente torna in superficie, ci si stipa nel punto caldo perché tanto si è tre e bisogna passà a nuttata.
Ore nove, si cena con panino (almeno Koris, che non l’ha dimenticato) e plum cake all’uvetta giunto miracolosamente intonso in un mini-kit senza protezione alcuna. Alle dieci la radio dice che la prima squadra di evacuazione è entrata sottoterra. Seguono due ore di silenzio radio in cui nel capanno caldo si cerca di sistemarsi alla meglio, senza finire col culo nell’acqua, con una concrezione nella schiena, troppo addosso a qualcuno, dentro al P50. Qualcuno riesce a dormire, Koris no perché assieme alla vittima viene colta da un attacco di ridarella estrema, forse dovuto all’assurdità della situazione.
Alle due arriva il primo barelliere, assieme ala barella.
“Stanno armando il pozzo per la risalita, ci vorrà ancora un’ora”
Ciò detto anche il barelliere si addormenta. Tutti sono carichi a pallettoni. Koris ne approfitta per trovarsi un cesso fra due concrezioni e pisciare: bella la decorazione delle toilettes, il confort lascia a desiderare.
Alle tre arriva il capo della squadra evacuazione, sveglia il suo compare e dice che tutto è pronto. ‘thieu e il suo dolce peso da ex-rugbista fanno da contrapeso al paranco, quindi tutto dovrebbe filare rapidamente. Si imbarella la vittima e si parte.
Koris si trova col problema di dover spostare sei sacchi in due, più altro materiale sfuso perché qualche furbone delle squadre precedenti si è portatp via il kit. Alla fine si decide di portare via il kit per la capanna, il telefono e poco altro, tanto siamo già carichi di cibo.
Alla testa del P50 si trova ‘thieu con la faccia umbratile di quello che ha sonno e si trova a -160 troppo lontano dal suo letto. La risalita continua, ogni tanto bisogna far uscire la vittima della barella per evitare che passi a rate, quindi rimetterla copo la strettoia. Ad un’ora che potrebbero essere le sei ma anche più tardi, la squadra evacuazione si mette a martellare uno spuntone di roccia perché la barella non passa. Koirs passa l’eternità seguente in un’alternanza di veglia e sonno mentre piovono ciottoli. La voglia di uscire inizia a farsi sentire.
Il blocco cade, si risale. Seguono pozzi senza corrimano perché dopo più di dieci ore e con un sacco enorme attaccato al culo non sarebbe divertente. La prima squadra di evacuazione finisce la sua missione e se ne va, della seconda non c’è traccia. Non si sa bene dove siano. Segue discussione telefonica con la superficie a base “aspettateli lì”, “ma noi ne abbiamo le palle piene e vogliamo uscire”, “lei non sa chi sono io”, “tanto nessuno ha disostruito gli ultimi pozzi, la barella non ci passa, preparate la colazione che usciamo”.
Si risale ancora, la seconda squadra di evacuazione sta prendendo il fresco perché ci sono i famosi chiodi piantati nel burro che non tengono. Non si possono armare i recuperi, ma alcuni novellini piombati giù da Marte insistono che sono lì e vogliono muovere la barella lo stesso. Seconda discussione dai toni molto poco diplomatici, sono quasi le otto, la pazienza latita. Alla fine si decide che se vogliono farsi delle esercitazioni di evacuazione sono liberi, ma qui si esce che i capi in superficie sono d’accordo con noi.
Ore 9, finalmente si può uscire e pisciare sotto il cielo nuvoloso di domenica mattina. All’uscita della grotta c’è Pisellone che pontifica su cazzate, Koris avrebbe una gran voglia di investirlo, ma ha voglia di colazione. Quindi fila verso la jeep dei pompieri e scende a valle.
Al campo base Koris consegna il suo sacco con la tenda zozzissima e si ammazza di pandistelle che ‘thieuSantoSubito le apporta anche senza richiesta. Il resto della mattinata viene speso in pessimismo e fastidio, perché fa troppo caldo per dormire e dopo una notte insonne Koris vuole soddisfare solo due bisogni fondamentali: la doccia e il letto. Ma bisogna fare il debriefing, si deve. Però manca Pisellone e la squadra dei pisellofori, tocca aspettare.
Pisellone arriva alle 15, quando Koris è all’apice del fastidio, insonnolita e digiuna (non ha portato pranzi della domenica, l’esercitazione doveva finire a mezzogiorno). Scende dalla jeep assieme alla sua Impareggiabile Parte con cui pensa, piega la sua tenda e saluta tutti che c’ha da prendere un treno, dice. Si è fatto aspettare ore per niente.
Debriefing, lamentele, bravi tutti, orafatemiandareacasacazzo. A Koris tocca guidare perché ‘thieu ha Morfeo attaccato al collo e risponde a monosillabi confusi. Si arriva a casa alle sei, Koris molto felice di aver preso ferie per l’indomani.
Nonostante il sonno infame, Koris per una volta è soddisfatta di se stessa, di aver retto tredici ore senza stramazzare, della sua giornata-senza-notte. Visto che non capita spesso, si gode la sensazione, assieme all’imensa doccia del dopo.

Questioni di letto

Domenica dopo pranzo, mentre due baldi uomini stavano cercando di armare un pozzo da 55, Koris si è trovata un angolino comodo dietro a una concrezione. Lì, kit vuoto sotto al culo e lampada spenta, si è addormentata in circa cinque secondi. Arrotolata nella sua tuta, una sorta di pipistrello in forma umana con la testa in su. In quella nicchia nel buio totale, fra le lame ci calcite a pochi passi da un baratro, si dormiva benissimo. Koris ha avuto una sorta di shock interspecie quando ‘thieu la svegliata, lampada negli occhi.
“Non ci sono abbastanza moschettoni per armare il p55, torniamo indietro”
Koris ha capito cosa prova un pipistrello quando viene svegliato e perché si mette a tremare prima di prendere il volo. Non è paura, sta scuotendo la testolina e ripetendo ossessivamente “non voglio svegliarmi”. Da ora in poi Koris avrà ancor più rispetto per i topi volanti.
Stanotte Koris era nel suo letto, fra mille e mille cuscini, lenzuola pulite, materasso morbido. E sonno col cappero. Il cervello si è messo a vagare nell’insano ripostiglio delle riflessioni inutili, sulla rava e la fava, su cosa accadrà e cosa non accadrà, su Biancaneve e i sette nani, e se mia nonna avesse avuto le ruote sarebbe stata una carriola. Diamo la colpa al cuscino che si è afflosciato, al lenzuolo che si è spostato, al pigiama che non si sa bene che faccia, ma dà fastidio. A un certo punto Koris vorrebbe chiamare suo zio Artabano, ma il problema non è sognare di aggiogare l’Ellesponto, è non dormire proprio.
Koris forse dovrebbe valutare l’ipotesi di andare a dormire in grotta. Magari i brutti pensieri notturni non osano scendere sottoterra.

pipistrello

Una buona approssimazione di Koris

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: