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Ritorno alla vita reale

Per due settimane Koris ha fatto finta di non essersene mai andata via dalla casa dei Maiores, si è goduta l’essere figlia, lasciando che fossero gli altri a risolvere i problemi, riservandosi grandi dilemmi della vita quali gatta Spin e il suo eleggere a gabinetto il vaso della spirea o l’Amperodattilo che non passa i livelli dei giochini di Facebook.
Per una settimana Koris ha vissuto in un limbo spazio-temporale, nell’Ile de France a metà fra il XVIII e XIX secolo, passando così tanto tempo a Fontainebleau da credere che fosse casa sua (tralasciando il trascurabile fatto che casa sua entra comodamente nel salone da ballo, balconi compresi).
Tornata a Marseille, la vita reale aspettava al varco una Koris che invece avrebbe voluto passare la sua ultima settimana di vacanza a crogiolarsi nell’ansia del nuovo lavoro da cominciare il primo settembre.
Le piante, anziché essere sitibonde come Koris aveva temuto, avevano ricevuto troppa acqua e stavano per annegare. Tranne Nana, che prospera in qualunque ambiente più o meno ostile. La palmetta era marcita per due terzi; amputata per due terzi, nessuno avrebbe scommesso sulla sua sopravvivenza, e invece ad oggi mena un’esistenza quale tronco con un orribile ciuffo punk. L’acero David Bowie non si sa bene cos’abbia sofferto, forse l’abbandono, ha perso tutte le foglie e le sta rimettendo; forse voleva solo rifarsi il guardaroba. La pianta sicula si è trasformata da pianta grassa strisciante a creatura piena di tentacoli uscita dalla mente di Lovecraft e fa un po’ paura. La pianta sarda è marcita per la metà inferiore, ergo Koris ha estirpato tutto, sezionato le metà superiori e ripiantato tutto e ora aspetta i risultati del suo macabro esperimento.
Domenica Koris voleva mettere online tutte le foto parigine, ma la sua connessione era passata a miglior vita. Poi il router ha resettato la password a grande insaputa di tutti. Ci è voluto l’avvento di lunedì perché la connessione tornasse a un’ombra di normalità e anche ora non è che sia una festa.
Nel preparare scartoffierie per il suo nuovo lavoro Koris ha passato 24 ore di panico perché la securité sociale (ovvero la mutua francese) diceva di non averla mai vista e mai conosciuta, nonostante i quattro anni di contributi. Koris ha passato una serata a urlare la sua rabbia impotente contro i Cojones, contro l’università, contro il sistema e contro gente che non ne poteva niente. Poi il giorno dopo s’è scoperto che era colpa di un mancato aggiornamento e del “ma gli insegnanti hanno uno statuto a sé”. Tanta bile nera per niente.
La spesa da pre-guerra atomica, con l’approvvigionamento di ben 12 litri di latte, ha generato nelle braccia di Koris l’acido lattico equivalente a una cordata di sei lunghezze.
Dulcis in fundo, appena finito di vedere “Opera” di Dario Argento (chiedendosi se era ambientato in un teatro lirico o ai Laboratori Nazionali del Gran Sasso), la lampadina del Koris-bagno di è fulminata. Così, tanto per fare atmosfera, tanto perché sei sola in casa.
Forse tutto sommato è meglio tornare a vivere a Fontainebleau.

P.S. Il template del blog ha avuto un incidente in seguito alla Koris-frustrazione. Ditelo se vi fa schifo.

A volte ritornano (Japanese version)

Essere ad una conferenza enorme con un poster del cappero (perché all’ultimo momento il tuo capo… vabbé lasciamo perdere) è come andare ad un matrimonio a cui sono state invitate tutte le tue ex fidanzate. E tu sei single.
È come aggirarsi per i corridoi per i corridoi della tua università e incontrare gli ex professori che hanno tormentato le tue notti per anni. Anzi, è peggio, perché gli ex professori sono innocui, gli ex colleghi/capi no. Soprattutto se tu hai un poster urfido da presentare.
Nella fattispecie Koris ha incontrata la capa-gruppo di Boulogne e non alla conferenza, ancora per strada a Kyoto. Contando che in due scappate a Boulogne non c’era per entrambe le volte. Quando si dice che scappare dall’altra parte del mondo non serve.
Poi ci sono i Bernesi, che sono i peggiori. Il capissimo E. nonché ex spokeperson di OPER non ha ancora riconosciuto Koris perché troppo occupato, ma si teme che la cosa vada a pochi. In compenso Koris ha incrociato quella sorta di Giapponese nazista che le ha avvelenato gli ultimi tre mesi di tesi a Berna. È stato giusto un attimo, un incrociarsi. Dai che non mi ha riconosciuto. Dai che manco si ricorda che esisto. Dai che non mi ha visto…
“Ehi!”
Cazz…
“Oh, nice to see you here! And you have a poster! I will come to see it!”
Quando le bestemmie non bastano. L’unica risposta riparatrice poteva essere “no, sono stata assunta qui, faccio le pulizie. Questo? Non è un poster, lo uso per sturare i cessi”. Solo che quando Koris viene sgamata non ha cotanta presenza di spirito e ha preferito surgelarsi.
Ora manca solo R*, il figlio del premio Nobel, poi l’incubo sarà completo. Ah, ci dicono che arriva mercoledì. Perfetto.

And you can fly to the other side of world
You know who you will find
I’ve reserved the seat behind you
We can talk about the old times…

* Per chi si fosse perso quella parte della storia, R è un pezzo grosso di dimensioni enormi che, in sequenza, offrì un dottorato a Koris a Ginevra, si beò delle Koris-false promesse, le fece uno stalking estivo degno di un ex-amante e infine si vide il dottorato rifiutato fuori tempo massimo.
A seguire, due o tre foto di Gion per dimenticare il passato.

tempio

Non si sa che tempio sia, ma la foto faceva fico.

arione

Un airone a Gion.

lanterna

Lanterna rossa

Æmilia

 Koris è consapevole che avrebbe dovuto farlo molto tempo fa, ma gli aruspici non erano profizi. Soprattutto non lo erano i voli. Poi i venti della fortuna sono cambiati, l’occasione fa Koris ladra (o quanto meno approfittatrice), ed eccola qui.
Un anno e mezzo dopo, Boulogne nelle nebbie di Avalon. Diciotto mesi di dottorato or sono, passaggio di stato da "studente Koris" a "sarà sempre nostra gradita ospite, dottoressa". Quando una laurea fa miracoli.
Koris se n’era andata una sera di luglio, la sua bici Gemini carica delle ultime cose per il trasloco ultimo e definitivo, per mano al Senzaddio che continuava a ripeterle "smetti di fare la stupida e di frignare, ci puoi tornare quando vuoi". È tornata ieri pomeriggio, sola coi suoi ricordi e uno zaino pieno di tutto ciò che un bagaglio Ryanair permette di portare.
Appena atterrata all’aeroporto, Koris ha cominciato a fare confusione. Fin dalle porte di Boulogne, le sembrava di essere già stata in quei luoghi. Solo per capire che si stava sbagliando di grosso. Questo perché, nonostante ci abbia vissuto cinque anni, Koris conosce circa cinque vie di Boulogne: la strada per i due dipartimenti di fisica, il collegio e poco altro.
Koris è andata a piedi dalla stazione fino all’INFN, luogo in cui venne iniziata all’eterna dannazione della fisica sperimentale. Ha rivisto tutto il suo vecchio gruppo, dai dottorandi a SirriSan, fino al Relatore. E., all’epoca detto Bolivian Boy, è fuggito a Padova. P. vive di assegni di ricerca elargiti ogni tre mesi. SirriSan è incazzato coi capi.
"Come vedi, tutto è rimasto uguale. Vuoi mica fare un paio di manual check?"
"Io? Non sono più capace! Non vedo un’emulsione nucleare da due anni. E non posso dire che mi manchino…"
"Nah, è come andare in bicicletta, non si disimpara mai"
Koris ha altresì rivisto Arunka, rubandola per cinque minuti ai suoi job. Dopodiché, al passaggio di professori che il Koris-inconscio aveva relegato nell’antro dei mostri, è stato un incubo ad occhi aperti. Tuttavia il pensiero di essere un’invincibile dottoranda con tessera di un’università straniera la ha salvata dalla fuga.
Ma il vero spleen doveva ancora venire.
In collegio tutto sembra rimasto uguale. O quasi. Lì per lì sembra di non essersene mai andati, di essere rimasti i padroni dei luoghi. Però ci sono tanti piccoli dettagli che ti affiorano alla mente. Per esempio quando ti trovi davanti alla porta della 102 e dici "Toh, questa è la camera di W.!", per realizzare che no, non lo è più, W. è chissà dove ma sicuramente non lì. O che la 115 non è più la tana che condivi con Sophia, con la banana mummificata e la katana Nimi nel tuo armadio. E che verosimilmente il Mathematicus non ti chiamerà in panico per girare due chili di pasta nel sugo (perché se ti chiede di farlo da Lille potrebbe essere grave).
Qualcuno è rimasto. I più sono in scadenza. Zaff c’è ancora per una settimana e allora gli scrocchi una cena in nome dei vecchi tempi. E diciamocelo, le cene fai-da-te collegiali mancano e mancano tanto. Hanno sempre avuto un non so ché impossibile da sostituire. Sarà l’andare a cena da altri sciabattando come se fossi a casa tua. O il "ci manca una sedia, chi va a prenderla?". O l’ora di autocoscienza che segue il lavaggio piatti e ti porta a domandarti come tu abbia fatto a farne a meno per tutto questo tempo.
Poi c’è la laurea di Nami. Nami che c’era tutte e due le volte in cui a laurearsi era stata Koris. Quindi che Koris muovesse il culo dalle galliche sponde era il minimo che si potesse fare (senza contare che la fuga alla riunione di Parigi ha reso economicamente possibile la cosa). Senza contare che è stato un enorme piacere.
A differenza di Koris, che sia in un’occasione che nell’altra ha avuto escalation di ansia e manifestazioni di ingiustificata violenza durante l’attesa, Nami era tranquilla. Prevista a mezzogiorno, si è presentata con calma dopo le dieci e mezza, sempre a differenza di Koris che si stanziò in dipartimento alle otto e mezza al grido di "Hai visto mai dovessero anticiparmi". Perché quando si è psicopatici bisogna esserlo fino in fondo.
Nami è stata bravissima, tanto nell’esposizione, quando nel tacitare un paio di volte la Salamella e le sue domande idiote. La commissione, ridotta all’osso (perché le scortesie accademiche restano immutate negli anni), non ha fiatato. Koris si sarebbe lanciata in un tifo da stadio, ma è riuscita a contenersi. Almeno in parte.
E quando i presenti hanno dato a Koris la corona d’alloro perché la passasse a Nami… beh, nonostante i sentimenti tipicamente asfaltati, Koris si stava commuovendo. Koris sta invecchiando, non c’è che dire.
E adesso è sera. Koris sta scrivendo questo post da una scrivania del collegio, come tantissimi post prima di questo. Domani mattina un aereo la riporterà all’aeroporto autogrill-dimensionato di Bouvais. In serata, il ritorno a Marseille, perché il presente è là. Ma un tuffo nel passato di Boulogne era più che doveroso. E ovviamente piacevole.

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Un anno e sei mesi

Koris è reduce da una maratona di salsicce, spiedini, torte salate, insalate di patate e altre amenità che si sono protratte per tutto il pomeriggio. Scene paranormali da grigliata di trenta persone su un terrazzo troppo piccolo per essere vero.
"Wow, come stai bene vestita così! Sembri Grace Kelly!"
Lo Stato Maggiore si domanda se questo volesse dire "sembri morta in un incidente d’auto" oppure se chi pronunciò la frase avesse bisogno di una visita oculistica.

Oggi comunque è un anniversario. L’anno scorso di questi tempi Koris aveva lacrimosamente svuotato la sua storica camera di Boulogne (riempiendo come un uovo la macchina dei Maiores), aveva salutato Nami, Junior, il Mathematicus e Sophia (che da allora non ha più rivisto) e aveva deciso di sfidare il mostro. Un anno fa Koris vedeva la Lybbra dei Maiores abbandonarla in quel di Berna per i tre mesi successivi. Si racconta che l’Amperodattilo lacrimò per tutto il tragitto fino a Merdopoli, Koris invece si ritirò nell’antro che fungeva da stanza a sfogare il suo terrore su un gioco obsoleto. Berna fu un periodo devastante, forse il più devastante dopo il primo anno di università, ma fu una devastazione necessaria. Dopo Berna Koris capì:

  • che posticipare la tesi di sei mesi, come le accadde alla triennale, è un grandissimo rompimento di palle, ma anticiparla di quattro nuoce gravemente alla salute;
  • che non voleva più restare in OPERA, quindi l’opzione dottorato a Berna, sulla cresta dell’onda fino ad allora, scivolò ingloriosamente al quarto ed ultimo posto;
  • che lavorare con i Giapponesi non ha risvolti piacevoli;
  • che il suo Relatore aveva una doppia personalità, in quanto da una parte esaltava le qualità di Koris nelle lettere di presentazione, dall’altra scriveva cose non vere e terribili sul suo conto. Con Roy Batty invece si va sul sicuro perché non ha una personalità, essendo un Replicante;
  • che gli Svizzeri sono stronzi, quanto meno in media;
  • che all’estero si poteva sopravvivere, ma se e solo se si potevano scambiare due parole con i locali;
  • che lei e il tedesco viaggiano su binari paralleli forse destinati a non incontrarsi mai;
  • che correggere la tesi in Skype non fu la pensata migliore del secolo;
  • che cercare di replicare la cucina solita in Svizzera è la migliore scorciatoia per l’anoressia (quando Koris tornò a giugno tutti le chiesero "Ma come sei magra, sei stata male?" "No, sono stata in Svizzera");
  • che passare le serate a scrivere la tesi non aiuta a combattere né la solitudine né la nostalgia;
  • che se non si rotta le palle della fisica e dei neutrini a Berna, difficilmente se le romperà in futuro.

Ma oggi sono anche sei mesi che Koris è approdata a Marseille, che non è Berna e che è il piccolo paradiso (coi suoi difetti, certo) che è stato guadagnato anche e soprattutto con la bile sputata oltr’alpe. Berna è ormai aneddoto, parentesi chiusa che non tornerà. Appartiene al passato e quelle che all’epoca erano ferite sanguinati ora non sono che cicatrici di cui raccontare la storia. Come dice l’Amperodattilo, "quello che non uccide fortifica". Quindi ricordiamo Berna per quello che è, facciamo tesoro dell’esperienza accumulata e tiriamo avanti.

I’m still alive, it must be a miracle
It’s been a hell of a ride,
Destination still unknown

Lacrima facile

Ultimamente Koris ha la lacrima facile. Estremamente facile. Così facile che se si concentra troppo su determinati argomenti scoppia a piangere come una fontana. Come se avesse un cuore.
Oggi Koris stava cercando disperatamente (leggasi "ingiuriando divinità ipotizzate dalla Mesopotamia ai giorni nostri") come si mettono le figure in LateX. Ora, Koris usa LateX da sei anni, ma ci sono cose che restano frutto di un copia-incolla, che risiedono nella memoria volatile e che quindi non vengono mai veramente registrate. Inoltre c’è una certa propensione a dimenticare, seconda solo a ROOT.
Koris cercava il modo di mettere le figure in quello che considera il coito della sua tesi di dottorato. Coito perché considerarlo embrione è decisamente troppo, potrebbe ancora arrivare dal cielo un contraccettivo per ritardatari chiamato Roy Batty a dire "nessuno ti aveva detto di cominciare a scrivere dei raggi cosmici" a raschiare via tutto. Il fatto che Koris stia cominciando a scrivere la tesi al quinto mese di dottorato è da malati, sì. Non è il caso di dire che è presto, lo Stato Maggiore risponderebbe "ora è presto, a breve potrebbe essere tardi" (stessa ragione per cui Koris, che oggi voleva arrivare un po’ più tardi, è giunta in laboratorio con mezz’ora di anticipo).
Comunque, si cercavano quelle maledette righe per incorporare le maledette figure. Pensa che ti ripensa Koris ricorda che tempo fa, ovvero fino a luglio, aveva una cartella "Università" in cui c’era una cosa chiamata tesi. Koris ci si tuffa, alla ricerca del codice sorgente da cui estrapolare le righe.
E viene sopraffatta quando la sua tesi si apre davanti ai suoi occhi.
Sopraffatta letteralmente dai ricordi, dai sentimenti, dalla tenerezza che quell’ammasso informe di grafici, numeri, neutrini ed errori di ortografia le suscita. L’anno scorso di questi tempi aveva solo due capitoli, uno sul neutrino, l’altro su OPERA. E tutti dicevano che era stata iniziata a scrivere troppo presto, a cominciare dal Relatore (che a giugno si accorse che non era affatto presto). Del resto ci si doveva laureare a ottobre, nessuno pensava di dover precipitare le cose per luglio.
Koris la ha un po’ riguardata, anche perché non se la ricordava quasi più, a meno di nove mesi dalla laurea. Per un attimo le è tornato in mente tutto. Dai pc dei microscopi che si suicidavano con frequenza giornaliera alla puzza dell’olio da immersione delle emulsioni che permeava ogni cosa, mani e vestiti. Dagli eventi che non si trovavano alla "puzza di tau" che si intuiva ma che non era ancora una realtà. Dall’ansia del dover partire per Berna dopo meno di un mese al terrore di non riuscire a consegnare il malloppo per il 30 giugno. Dalla confusione generata dalla lettura di migliaia di articoli alla spossatezza dei giorni che precedevano la chiusura.
C’era persino la presentazione che ha garantito a Koris il posto a Ginevra e qui a Marseille, con il "work in progress" finale. E poi la presentazione di laurea col grossolano errore del Relatore che passo fortunatamente inosservato in sede di discussione.
È un passato che non è così passato, però a Koris, ormai dottoranda e assorbita da quella chiavica di SeaTray (oggi un po’ meno chiavica, ma solo oggi), sembra appartenere a una vita precedente. Da Marseille Boulogne sembra lontana anni luce, Berna è una parentesi chiusa. E quelle 126 pagine in italiano paiono quasi non esistere più, così come la fatica per scriverle e per ottenere i dati da ficcarci dentro.
A Koris viene quasi da piagnucolarci su, ma c’è una nuova tesi, questa in inglese e grondante neutrini cosmici, da scrivere.

Love Koris #7

Episodio precedente: Love Koris #6

(Sottotitolo: lui, lei e l’altro, ovvero il neutrino)
Le cose per Koris andavano a gonfie vele, tutto sommato. Con W. era culo e camicia e, incredibile a dirsi, gli esami cominciavano a ingranare nel verso giusto. Il trenta di fisica nucleare e subnucleare le spalancò le porte dell’inferno, all’epoca mascherate da cancelli del paradiso, e lo Stato Maggiore andò a chiedere la tesi triennale nell’ambito della fisica delle particelle al suo adorato Nanoprofessore.
"Allora, purtroppo LHC non è ancora partito, per cui non abbiamo dati…"
"A me però piacerebbe fare un lavoro di analisi dati. Posso proporti una tesi di elettronica, o di simulazioni…"
"Fammi pensare. C’è l’esperimento OPERA, sull’oscillazione dei neutrini: loro hanno sicuramente dati. Ci sarebbero da analizzare emulsioni nucleari al microscopio, cose del genere. Posso chiedere se ti vogliono. Nel caso, tu vuoi prendere questa tesi?"
Si dimenticò di dire "per amarla, onorarla e rispettarla, in salute e in malattia, in ricchezza e in povertà finché dottorato non vi separi", ma il concetto a posteriori si rivelò essere quello. Koris si mise in posizione epica, con la mano destra sul cuore, ignara del destino che la attendeva.
"Sì, lo voglio!"
"Così hai scelto una tesi in particelle?" domandò W., poco compiaciuto.
"Penso che ci farò la specialistica. È una branca assolutamente fantastica! Beh, forse preferirei poi passare alla fisica dei quark, ma anche così…"
"Bah, contenta tu…" fu la risposta assai poco entusiasta. Koris liquidò il commento caustico con un de gustibus o come l’invidia del leptone, e se ne tornò alle sue particelle, incurante dei primi scricchiolii sinistri che si facevano strada fra i due.
La prima scossa si ebbe col Koris-esame di biofisica. L’appello del suddetto si presentò sotto forma di mail:

Grande capo DonnaIsterica si è espressa, augh!
Lei data esame dato noi, augh! L’esame sarà domani e dopodomani,augh!
Allora oggi ci siamo recati dalla simpaticissima prof che ha detto che lei non ci sarà né la settimana dopo pasqua, né quella dopo ancora e che gli unici giorni utili sono domani e dopodomani… sicuramente non tutti saremo pronti quindi ha detto che chi non riesce a farlo domani o dopodomani potrà farlo in un futuro non meglio precisato… potrebbe anche essere mai…

Panico e delirio nello Stato Maggiore, all’epoca in laboratorio quando ricevette la notizia. Koris venne presa dalla tristezza, dall’inadeguatezza, dal terrore di non farcela. Un esame in un giorno e mezzo, con lezioni con obbligo di frequenza (per altro le lezioni del mostro orripilante noto come Bazilla, il professore di microelettronica). E nessun appello previsto per il futuro. L’apocalisse accademica, insomma. Andò da W. a mendicare compassione e una pacca sulla spalla.
"Ma no, scusa, guardala da fuori, è una situazione divertente"
"… scusa? Credo di non aver capito bene, hai detto divertente?"
"Io ci rido, è divertente"
Le energie dello Stato Maggiore erano tutte concentrate per l’esame, quindi non si incazzò, solo perché non ne aveva la forza. Batrace le dava comprensione, ma non era da Batrace che Koris la voleva.
Alla fine l’esame andò e W. venne a chiedere scusa. Voleva forse chiedere qualcosa di più, ma Koris non gli concesse ulteriormente udienza, presa com’era da una verbalizzazione che rischiava di non farsi mai. Se ne partì per le vacanze di Pasqua con lo Stato Maggiore dubitante.
"Secondo me non ci ama"
"Ma cosa dici? A noi tiene, è evidente"
"Beh, Julie, non è che si sia comportato una favola negli ultimi giorni…"
"Poi guarda in faccia la realtà: chi ci amerebbe mai?"
"Arianna, non siamo un po’ radicali?"
"Realisti semmai. Tutti quelli che ci amano, famiglia a parte, vogliono qualcosa in cambio per sopportarci"
"Sì, Yaxara, presto si dimenticherà di noi"
"Dite?"
"Nessuno ci vorrà mai bene per quello che siamo. Bene intendo come qualcosa di più che un amico. E noi siamo progettate per stare da sole"
"Tutto sommato, meglio sole che male accompagnate"
"Sì, e rigorosamente senza palle al piede da sopportare"
"Però… beh, insomma, non sarebbe un po’ squallido?"
"Perché, tu non saresti squallida, scusa?"
Koris tornò a Boulogne con questo spirito dubitante e lo Stato Maggiore confuso. A causa di riflessioni troppo intense, la sua amicizia con Batrace degenerò fino a scomparire. Koris non pensava di soffrirne e invece ne soffrì. Ne soffrì al punto che si mise a piangere senza quasi accorgersene. Così, in preda a uno sconforto senza  precedenti, abbandonò gli amici che andavano a fare jogging e chiamò l’unico che sperava la capisse.
"W., ti prego, vieni, non riesco a stare da sola…"
Lui in effetti arrivò, trovandosi davanti una Koris piangente e facendole un discorso a base di "si vede che non era ‘sta gran persona" e "io te l’avevo detto che non poteva volere un’amicizia disinteressata". Ma lo Stato Maggiore non ascoltava granché.
"Non ho bisogno di parole, ho bisogno che per una volta mi abbracci!" urlava Yaxara, con alle spalle uno Stato Maggiore consenziente. L’abbraccio ovviamente non arrivò, ma Koris volle convincersi di essersi consolata.
La relazione-non-relazione continuava, con lo Stato Maggiore sempre più dubbioso. La routine delle cene insieme era ormai diventata abitudine e a detta di Koris aveva ormai perso quel sapore di "facciamo qualcosa insieme" che fino ad allora le aveva fatto attendere con impazienza il sabato sera. W. percepì l’allontanamento e giocò la carta della gelosia, mettendosi a parlare di una ragazza russa del suo giro di amici, di come fosse simpatica, di come fosse dolce nel suo aver bisogno di aiuto per parlare l’italiano, di come cucinasse bene l’insalata di riso.
"Anche un topo morto sa cucinare un’insalata di riso" concluse lapidaria Koris, che invece di avvicinarsi si allontanava sempre di più.
Poi W. se ne uscì con la proposta che avrebbe mutato la situazione.
"Andiamo in vacanza assieme?"
"Perché no? In fondo l’alternativa potrebbe essere stare tutta l’estate sotto l’ombrellone ai soliti bagni. Ma dove?"
"Non so, fai tu"
"Perché non andiamo in Irlanda? Non ci siamo mai stati, è abbastanza a nord per non dare fastidio a te che sei fotofobo e io sono curiosa. Oppure avevi proposto un tempo anche Malta, andando in treno fino in Sicilia e poi prendendo un traghetto per l’sola"
"Irlanda? Malta? Sì, sì, ci penso io…"
Alla fine le opzioni dello Stato Maggiore furono abolite in favore di un interrail Lubiana-Zagabria-Spalato, in cui la decisione di Koris contò poco o nulla. Ma lo Stato Maggiore si adattò, siccome l’alternativa era nessuna vacanza. Nel frattempo W. si fece esigente.
"Ti voglio nobildonna, dimostrami che le nobildonne esistono ancora"
"Chi, io? Che ho come vetta del sexy le scarpe da ginnastica? Che sembro un ciospo ambulante? Ti ricordo che studio fisica come te!"
"Dai, sii nobildonna per ventiquattr’ore! Ti porto a mangiare al ristorante indiano"
Koris fece lo sforzo di essere nobildonna ed effettivamente andarono a mangiare fuori. Una cena tutto sommato piacevole, in cui W. alludeva ("Sai, a casa mia insistono per sapere come stanno le cose fra noi due, soprattutto mia madre…" e Koris rimase di ghiaccio) e lo Stato Maggiore dubitava, verosimilmente rovinandosi l’occasione. Quando venne il momento di pagare il conto, W. insistette per farsi carico della cena.
"Ehm, hai mica dieci euro? Non mi bastano, se no…"
"Yaxara, non hai una strana sensazione di déjà-vu?" si dissero svariati membri dello Stato Maggiore. Koris era incerta e parecchio sulle sue, non mitigata nemmeno da una crepes alla nutella, con in testa le parole di una canzone dei Queen.
It’s late – but it’s time to set me free
It’s late – yes I know but there’s no way it has to be
Too late – so let the fire take our bodies this night
So late – so let the waters take our guilt in the tide
It’s late it’s late it’s late it’s late
It’s late it’s late it’s late it’s late
It’s all too late

In altre parole, se quello era un tentativo di fare breccia nello Stato Maggiore, giungeva ormai tardivo e al limite dell’inutile.

Il seguito alla prossima puntata.

Il tocco del padrone

C’è stato un tempo, quando Koris era una laureanda senza grado né arte né parte in OPERA, in cui i microscopi le obbedivano. Se non funzionavano, le bastava un’occhiataccia che quelli riportavano il culo in carreggiata, per citare sempre Hartmann. Qualora non bastasse un’occhiataccia, lo Stato Maggiore conosceva ogni metodo per persuaderli a interrompere lo sciopero. Il MIC1, quello che fu per due anni il Koris-microscopio personale con ingrandimento smodato e obbiettivo di super-precisione, voleva essere usato solo da Koris. Tant’è che quando G. provò a metterci le mani, si suicidò riducendo in frantumi il braccio di granito che lo reggeva.

A luglio Koris ha abbandonato OPERA, a ottobre ha cambiato bandiera (lett.) per ANTARES.
Ormai è un mesetto che Koris cerca di domare SeaTray, con alterni risultati. Qualche volta ne esce vittoriosa, qualche volta se ne va con le pive nel sacco.
Oggi è il secondo giorno che SeaTray la fa dannare, quindi lo Stato Maggiore è andato a mendicare aiuto da S., dottorando italico ed esperto. S. ha corretto un paio di dettagli minimi nel codice e tutto è andato a posto.
SeaTray, evidentemente, è come i microscopi che Koris ha abbandonato: sente il tocco del padrone. L’unica soluzione è fargli sentire che c’è una nuova autorità nell’aria.

A proposito: in questi giorni gli errori fioccano tant’è che pure feissbuc se n’è uscito al cospetto di Koris con:

Warning: array_rand() [function.array-rand]: Second argument has to be between 1 and the number of elements in the array in /var/www/html/fb/logic/i_five_suggest.php on line 37

Non male. Non male per niente. Complimenti al programmatore.

 

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