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Only the good die young

(Che poi “young” è molto relativo, ma non interrompiamo il momento dei sentimenti)
Otto anni è attualmente più di un quarto della Koris-vita.
Otto anni è più della somma di tutte le relazioni affettive di Koris (almeno ad oggi).
Otto anni è una laurea più un dottorato.
Otto anni è l’età a cui è giunto il macbook Trillian. Solo che stavolta sarà otto e non più otto.
È vero, il de profundis era già stato scritto altre volte. Ma Trillian, in qualche modo, è sempre tornata dagli inferi, più o meno fiammante. Anche quando sembrava ormai definitivamente adagiata sul fondo dell’abisso.
Ma non stavolta. La CPU è danneggiata e le CPU del 2007 non si trovano più. Da luglio Trillian si spegne senza prevviso, con o senza interfaccia grafica. Certo, si può sempre cercare una donazione di pezzi.
Ma poi? Per quanto tempo durerà?
Koris ha dovuto ammettere, con grande dolore della sua anima nerd, che Trillian ormai è giunta alla fine della sua densa esistenza al silicio ed è insensato cercare di farla andare oltre.
La vita va avanti, le distribuzioni di Ubuntu si susseguono ed è giusto che un Macbook con otto anni di onorato servizio riposi in pace, anche se è stata la compagna di tante avventure, anche se figurava persino nei ringraziamenti della tesi, anche se ormai si pensava durasse in eterno.
E soprattutto, morto un papa se ne fa un altro (ma se squalcuno avesse una cpu da donare, qui la accetiamo volentieri!).

Risarcitemi il week-end

Uno aspetta con ansia il week-end fin dalle nove del lunedì, troppo lontano dal venerdì e troppo vicino alla domenico. Si fa i suoi piani, programma tutto, ha già la corda insacchettata nello zaino, macchina fotografica carica, noccioline e altri generi di conforto appena comprati.E invece non si dovrebbe mai farlo, perché spunta la legge di Murphy applicata al week-end, la carogna che ti aspetta al varco per assalirti e farti arrivare alla domenica sera dicendo “meno male che domani è lunedì”.
Koris aveva moralmente investito tutte le sue speranze su una sessione di arrampicata nel paradiso di Les Goudes. Promessa la domenica precedente con partecipazione straordinaria, programmata per sabato, meteo eccellente, si prevedeva una giornata da maglietta. Koris tornando a casa si è detta che niente poteva andare storto.
In quel preciso istante il Fato ha risposto “LOL”.
Il Promesso Compagno è passato dall’entusiasmo all’ammazza-entusiasmo in due ore, tempo di trasformarsi in un ammasso di catarro febbricitante. Con parole sue:
“Per domani potremmo andare a Jardin d’Enfants, se c’è vento è meglio che la Face Sud”
“Mi prendo un cucchiaio di miele, ho un po’ di mal di gola”
“Sento i brividi, devo avere la febbre”
“Mi sa che domani non andiamo a Les Goudes”
Koris ha invece subito una metamorfosi in drago sputafuoco costretto a una dieta macrobiotica, con vaffanculo in canna e sguardo inceneritore. Ma non un inceneritore di ultima generazione, no, uno di quelli che esplodono in un fungo atomico di spazzatura bruciata e diossina.
Dopo una notte passata quasi insonne a causa del rosicchiamento di fegato costante, mentre il sole era alto nel cielo azzurro e una creatura con addosso due piles e due maglioni cercava di entrare nella caldaia a gas per cercare calore, Koris ha cercato di urlare il suo schifo cosmico sul blog.
Solo per scoprire che anche il blog non si sente troppo bene e giace morto, infestato dagli hacker. Quanto meno per le successive 36 ore. L’antispam ha fatto cilecca alla grande. Koris è talmente furibonda che sbaglia mira e deposita Trillian su un tavolo che esisteva solo nella sua fantasia. Il malcapitato macbook si infrange a terra seguito da un moccolo degno di scomunica fulminante. Ma Trillian è il computer che ha visto l’inferno ed è tornato indietro (e mica una volta sola), quindi si rialza da sola come se niente fosse.
Un fallace miglioramento delle condizioni dell’ammasso di catarro e lana porta Koris a fare una passeggiata in campagna. Tempo di arrivare, sentirsi peggio e tornare alla base.
Koris è così incazzata che si chiude in cucina a far biscotti ripieni di fiele. Scorre la rubrica e recluta il primo che le offra una domenica di arrampicata, visto che le condizioni dell’appestato sono stabili, quelle del fegato di Koris invece puntano al compost.
Arrampicata salva fegato programmata per Colline de Lun. Visto che il progetto Les Goudes è ingloriosamente naufragato causa virus, andiamo a un settore facile.
Sticazzi arrampicanti, episodio due.
Koris arriva alla fermata del 23 per scoprire un grosso “Pas de service aujourd’hui”. Tocca inventarsi un piano di riserva. Quindi 21, Luminy e si vedrà. Arrivati in loco si decide di scendere fino alla Crête St. Michel, dove è fallita la cordata del week-end precedente.
Koris si ammazza le dita su vie che non hanno mai la quotazione giusta. E dopo il tavolo immaginario, nella sua mente compare la presa immaginaria, ovvero “metto un piede nel vuoto, dovrebbe tenere”. Un tubo. Koris non si infrange a terra solo per un incastro fortunoso che le costa la rotula sinistra. Decisamente, non è giornata.
Koris fa un fly-by a casa per disfarsi della corda e se ne va a giocare di ruolo, perché la vita non può essere solo dolore. Nostra Signora della Sfiga con i Dadi regna sempre su di noi, ma almeno si fanno male solo le schede dei personaggi.
“Sfortunato al gioco, fortunato in amore, e invece un cazzo, manco quello” rimugina Koris tornando a casa e sprofondando nel pantano della depressione che ha fagocitato il 2013. A casa trova un essere pimpante, sempre con multipli strati termici, ma che ha riguadagnato la posizione eretta.
“Visto? Sto molto meglio. È stata l’influenza da week-end, iniziata il venerdì sera e finita la domenica. Domani posso anche andare al lavoro”
Pretendere che Koris, generatrice automatica di arzigogolati vaffanculi, si astenesse dalla sua pratica preferita sarebbe chiedere troppo.
E domani sveglia alle sei e venti per fare sorveglianza all’esame ufficiale dei Mostri, assieme alla Tacchettina. Forse è il caso di cominciare a credere in una ricompensa extraterrrena come risarcimento per le giornate no passate su questa terra.

Vacanze necessitasi

È luglio e Koris ne ha una vaga consapevolezza per via delle scadenze imminenti che ultimamente tende a dimenticarsi, dimostrando la genetica di U Babbu. Ad esempio ha scoperto oggi che doveva consegnare l’assurdo dossier per la discussione di tesi. Oggi o mai più. Diciamo che il Replicante in linea di massima è sempre stato d’accordo, quindi se le firme non erano proprio tutte sue perché la burocrazia sforna ogni minuti nuovi moduli da far firmare, non è gravissimo. O no?
Koris non ha ancora capito se vede la fine del tunnel o se ha le allucinazioni. “La seconda che hai detto”, suggerisce il Replicante. Probabilmente è la calura marsigliese fa vedere i miraggi. E siccome in ufficio l’aria condizionata non esiste (Koris pensa che sia un bene, tranne quando vede i cammelli passare dietro al pc), Aurore è andata a procacciarsi un ventilatore. Fa molto anni ’80.
Koris nel week-end ha fatto essenzialmente due cose: aggiornare Ubuntu su Trillian e raccogliere prugne. E leggere Robert Jordan negli interstizi temporali fra codeste nobili occupazioni.
Trillian non poteva andare avanti così ancora per molto. O forse sì, se Koris avesse continuato a fare l’utonta e piagnucolare all’indirizzo di gente più qualificata di lei per risolvere turbe linuxiane. Questo perché avere un ingegnere informatico a disposizione troppo a lungo fa prendere cattive abitudini. Pertanto Koris si è isolata ricordandosi dei bei tempi quando in Collegio era l’unica smanettona, ha ripristinato la wireless e i repository e si è preparata psicologicamente ad aggiornare la versione. Ora, nonostante la politica “massì, butto dentro il primo live CD che ho e poi aggiorno” agli albori sembrasse buona, quattro aggiornamenti di sistema sono un crimine contro l’umanità. Soprattutto se durante il primo aggiornamento, dalla 11.04 alla 11.10, Trillian decide di spegnersi. E non avviare più l’interfaccia grafica ma avviare piuttosto le Koris-paranoie. Ma tutto bene quel che finisce bene, soprattutto quando uno se la cava da solo.
Le prugne sono state un remix dell’anno scorso. Perché ci si deve pur rifornire di materia prima per le marmellate. Ma quest’anno niente albicocche, l’albero ha fatto sciopero. Grande delusione.
“Ma l’anno scorso siamo usciti di testa per levare i noccioli?”
“Non ho alcuna memoria. Mi ricordo la marmellata di more, ma non quella di prugne”
“Speriamo di non diventare matti”
“Ma no, al massimo organizziamo una festa con tutti gli amici, li facciamo sbronzare e quando sono fradici li mettiamo a snocciolare le prugne”
Aggiornamento sulle marmellate in fieri nei prossimi giorni.
Forse domani a Koris sarà dato il permesso di vedere i dati. Se no opterà per pazienza.
Mercoledì andrà nel suo futuro laboratorio, non sa ancora a che ora ma sa che ci andrà.
Ma l’unico posto dove andrebbe veramente volentieri è in vacanza.

The reason why

(Il titolo è in inglese solo perché con la strafottuta tastiera americana non posso mettere gli accenti. E i titoli con gli apostrofi in luogo degli accenti mi imbestialiscono alquanto, soprattutto in questi giorni in cui la risposta standard a una richiesta di qualunque tipo è “andate tutti a cacare”)

Se in codesto periodo Koris è online, lo deve solo alla generosità dell’Amperodattilo che le ha donato il suo vecchio Marvin (in verità per avere una scusa valida per comprarsi un giocattolo ultracompatto che si taglia con grissino sta dentro una pochette come un Macbook Air). Piccolo riepilogo per chi non segue il blog dalla notte dei tempi: Marvin è stato il primo Koris-portatile, comprato anni or sono nell’ottobre 2005 (fate vobbis) nel periodo in cui Koris-matricola lasciò Merdopoli per trasferirsi a Boulogne nelle Nebbie di Avalon.
Specifiche di sistema del potentissimo Marvin: modello Acer Travelamete 4021, meglio conosciuto come “c’avanzavano i pezzi degli Aspire e non sapevamo che farcene”, processore Intel Pentium M 725 GHz senza core e senza cuore, 512 Mb di RAM azionata da criceti obesi, hardisk di 60 giga col brutto vizio di deframmentarsi ogni tre mesi, lettore cd/dvd simile a una paletta per infornare le pizze, scheda di rete avente la voglia di lavorare tipica della pubblica amministrazione italiana, tre porte USB in crisi identitaria, sistema operativo Windows Xp Massaia Isterica Edition. Più che un computer, una lavatrice.
Ciò nonostante, Marvin resse due anni al Koris-fianco, luogo mai troppo tranquillo per un essere composto di silicio. Sopravvisse al dual boot con Kubuntu e ad alterne vicende di imbranataggine informatica che non stiamo a ripercorrere in codesta sede. Poi venne l’aggiornamento alla versione 7.10, Koris fece un casino come di suo solito e si trovò davanti un orribile Grub Error 15 e nessun sistema operativo presente. Si disse che lo aveva ucciso.
Mentre ancora si trovava in lutto, Orso, l’Amperodattilo e W. la incitarono a una ventata d’aria nuova e a comprarsi un Macbook, la fu Trillian deceduta settimane fa. Koris non fece resistenze e accettò di buon grado. Poi si accorse che Marvin era tutt’altro che morto, lo rimise in sisto e lo donò all’Amperodattilo, mentre Trillian nuova di pacca sbrillucciava sulla sua scrivania (all’epoca era ancora un Macbook bianco).
In codesti giorni in cui di Trillian non resta che un case a brandelli e un clock che non batte più, Koris si interroga su quale fu la vera causa che la spinse ad abbandonare Marvin. Non il Grub Error 15, quello fu un pretesto. Bene, oggi ha avuto la risposta.
Marvin è un computer ciccione. 25 cm per 35, per un peso totale di tre chili, senza contare il discreto lingotto dell’alimentatore. Ottimo per guardare i film o per allenarsi allo zaino per l’ascesa sul Himalaya. Ma sicuramente non per essere scarrozzato tutti i giorni (e ora si capisce perché l’Amperodattilo abbia voglia di Air).
Insomma, Marvin è un pc non fisso, in quanto non si compone di troppe parti da portare a spasso separate. Ma di lì ad essere un pc portatile, ne passa di acqua sotto i ponti.
Ma gli vogliamo bene lo stesso.

Disappunto

Quando l’incazzatura sarebbe troppo, uno si accontenta del disappunto. Sì, sono le giornate del disappunto. Quelle in cui si storce il naso perché altrimenti il fegato ne risente. Nel dubbio, meglio che ne risenta il naso.
Il disappunto inizia per inezie. Una stupidaggine come il rosti (sì, dopo un periodo di pausa a seguito dell’avventura bernese, ho ricominciato a mangiare il rosti, cucinato dai componenti fondamentali e non precotto), che brucia fuori e resta crudo dentro. Un rigurgito arretrato del destino? Oppure la voglia di cucinare scema, dopo aver passato una domenica fra sacher e melanzane fritte?
Il disappunto lavorativo è sempre il soltio. Ma forse ne stiamo uscendo. Forse, eh. Che fidarsi è bene ma non fidarsi è certo meglio, soprattutto quando c’è di mezzo il fortran. Ma da venerdì iniziano le cosiddette ferie, per cui non toccherò codice se non per mio diletto.
Un disappunto arretrato è pervenuto invece da Boulogne nelle nebbie di Avalon. Da un paio di mesi cercavo un modo di far sborsare il mio diploma di laurea alla segreteria studenti. Trovato il modo, inviato Junior in ricognizione e rapimento della siddetta pergamena, non restava che affidarsi alle poste. Poste che hanno probabilmente supposto che: 

  1. il tubo portadocumenti fosse foderato di cocaina;
  2. dentro all’involucro di cocaina si nascondesse un milione di euri in banconote da cinque euri;
  3. all’interno della miriade di cinque euri fosse incartato un kalashnikov in miniatura.

Morale della favola, il portadocumenti impiegò le ere geologiche per giungere a destinazione. Ove non lo attendeva sorte migliore. Il laboratorio lo bollò come poster per anonimo destinatario e lo abbandonò assieme ai pacchi sgraditi. Solo per un bislacco caso della sorte ieri mi è venuta voglia di chiederne numi. Il poster anonimo e dedito al contrabbando si rivelò essere la mia laurea. Ma dentro non c’erano né euri né droga: in compenso un disappunto in agguato. La laurea portava la data 13 marzo 2009. Sì che è la mia laurea, ma la triennale. Due anni e mezzo per stampare una pergamena. A discolpa va detto che ha le dimensioni di un lenzuolo a una piazza e mezzo. L’agognata magistrale, se arriverà mai, sarà cesellata in oro, spero. Ma fino ad allora dispero di averla prima della pensione.
Un disappunto che si sperava risolversi facilmente si consumò lunedì sera, al tentativo di smontare Trillian il macbook per donarle il nuovo lettore cd. I cacciavite si sono rovinati, non smontano più. Tocca aspettare la sera successiva e una generosa donazione di cacciavite.
E martedì sera il diappunto maximo atque supremo: il lettore cd, spacciato per compatibile, compatibile non è. Ma mica poco. Nemmeno l’attacco va bene. Insomma, tutto inutile, siamo punto a capo. E con un lettore cd inutile, per di più. Quando la sfiga diventa leggenda, si direbbe.
C’è poi un altro disappunto, ma lo Stato Maggiore ci sta lavorando. Ci sta lavorando perché disappunto non deve essere. Ma non se ne parlerà in questa sede. Possiamo farcela.
Nel mentre, resto in attesa del disappunto di oggi.

Una guerra

 Chiunque abbia scritto che mettere Linux su un macbook è una passeggiata, mente sapendo di mentire.
O forse sono io che sono un accumulatore di sfighe informatiche, del resto ho quattro anni di arretrati.
Antefatto: è uscito il nuovo aggiornamento di Mac OS, Lion. Ecchissenefrega, diranno i più. E invece no, a me frega. Dopo aver installato quella chiavica inguardabile (ma soprattutto inutilizzabile) chiamata Snow Leopard, giurai "piuttosto che aggiornare a OesseigsLaion mi rimetto a scrivere con la penna d’oca". Ebbene, non ci siamo molto lontani.
Come probabilmente nessuno sa perché nessun lettore di questo blog è sopravvissuto da quel tempo remoto, prima che il mio macbook Trillian entrasse trionfalmente nella mia vita ero una fiera e quanto basta talebana utilizzatrice di Ubuntu. Ubuntu è un’antica parola africana che significa "non sono ancora abbastanza brava per usare Debian". Cioè, all’epoca non lo ero. Ormai di acqua sotto i ponti ne è passata parecchia, di tentativi di demolire il sistema ancor di più, è stato fatto il pensabile e l’impensabile (come passare una romantica serata a installare l’antico protocollo ipx solo per giocare in due a Warcraft 2, classe 1995, meditate gente come siamo ridotti), si può ritentare con Debian. Tanto ho installato Ubuntu a destra e a manca, vuoi che sia davvero così impossibile?
Et ho errato. Che strano.
Primo bastone fra le ruote, bastone particolarmente nodoso: il lettore cd decide di passare a miglior vita. Subito dopo aver masterizzato la live cd, perché se un computer vuole prenderti per il culo deve farlo bene. Tu un po’ non ci vuoi credere, poi ti metti in testa che ci sono tanti altri sistemi per fare boot (usb, floppy, dito nella porta firewire, spirito santo…), quindi tiri un numero di moccoli considerevole ma ancora salvabile.
Facciamo la partizione. Eh, facciamola. Mac OS X permette di farsela da sé, due click ed è fatta. Carino, lui, Che dolce. Ci provi. La CPU viene colpa dal complesso del tostapane, raggiunge temperature tali che la vicina scatola di mais si sta mutando naturalmente in pop corn. Ovviamente il macbook si spegne nel bel mezzo del partizionamento. Qui il moccolo si fa un po’ più severo, visto e considerato che potresti esserti fritto l’hardisk per una minchiata simile. Ma invece no, Mac OS è imperituro, sempre lì. Sempre senza partizione, ma fa niente, ci riproviamo. Questa volta compare l’errore "Impossibile terminare la partizione, devi fare proprio tutte queste modifiche?". Trad. it: non c’ho voja, c’ho lo sbatto, riprova più tardi. Una risposta da poste italiane, insomma. Scartabellando si scopre che potrebbe essere il disco ad essere bisognoso di un defrag. Wow, questo sì che è vintage, non sentivo la parola defrag dai tempi di Windows 95. Ho un macbook o una caffettiera?
Ma arrendiamoci al defrag. Come si deframmenta il disco, che Mac OS vede sano come un pesce e mai stato meglio in vita sua? Con programmi da scaricare a parte. Open source? Ah, battutona! Gli sviluppatori dei software di defrag lucrano sulle disgrazie altrui. Magari ti concedono anche un demo, ma ti dice soltanto che il tuo disco è frammentato, se vuoi ripararlo puoi sborsagli dei dollari e loro ti permetteranno di farlo. Credo di aver visto iene più magnanime. Soprattutto considerando che se il mio computer è al defrag, io sono alla frutta, per cui di un’interfaccia grafica da videogioco che fagocita la ram come se fossero stuzzicihini me ne importa un giusto nulla. 
Un programmino open source ti assicura dunque che il tuo disco sta bene, il defrag fa molto ventesimo secolo e non c’è nulla che non vada. Ma la partizione no, non te la facciamo, spiacente. Se proprio vuoi puoi provare a lanciare il DVD del sistema operativo e vedere se… ah, ma non ti va il lettore cd? Spiacente!
La cosa comincia ad assumere tinte così irritanti che decidi di ficcare una live cd su una penna usb e asfaltare Mac OS in un delirio di fuoco e bit. L’idea non fa una piega. Cioè, sì, una: i Macbook non fanno boot da usb. Non in questo universo, almeno. Manco se installi rEFIt. Manco se glielo chiedi per favore. Manco a li cani, insomma. Da hardisk collegato in firewire (e per installarci qualcosa è un balletto assurdo) idem con patate.
"Ma perché non fai un cd come tutti?"
"Vaffanculo!"
La situazione è attualmente Trillian 4 – Yaxara 0. Yaxara con una distro di Debian KDE che può farsi girare su un dito, attualmente.
Ma la guerra è appena cominciata. Ha ora inizio la spasmodica ricerca di un rottame da cui recuperare il lettore cd. E magari anche una tastiera italiana, visto che la presente sta andando in polvere.

P.S. Dopo questo post nerdissimo, chiunque proponga di cambiare portatile sarà trattato da pusillanime.

La sicurezza degli oggetti

(Titolo liberamente ispirato a un pezzo di film visto ieri sera e giudicato orribile. Il classico film che una professoressa di inglese potrebbe imporre sadicamente per la sofferenza di una classe liceale)

Nessun oggetto che monti una scheda elettronica è al sicuro, se Koris sta brandendo un cacciavite. Da ieri nemmeno più il macbook Trillian, il computer che ha visto l’inferno ed è tornato indietro perché l’estate non è la stagione migliore per visitare gli inferi. Comunque sia, mettere Koris e l’Amperodattilo nella stessa stanza assieme a una cassetta degli attrezzi e a un-qualunque-dispositivo-possa-teoricamente-essere-migliorato non dà altro risultato se non ritrovarsi il siddetto dispositivo smontato. Nel mentre di solito si tiene un convegno su "quanto fa schifo la polvere che si accumula negli apparecchi informatici" oppure sull’invenzione della ruota.
Ieri mattina Koris e l’Amperodattilo si sono armati di strumentazione di precisione e, col sussidio di iFixit, hanno tolto il case superiore di Trillian. Non che sia stata un’impresa, mettere le porte usb al vecchio computer Mercury (Pentium 2, classe 2001, comprato usato) era stato molto più arduo. Sotto alla tastiera si celava una desolazione di polvere, pelame e capellame vario e briciole. L’impero degli acari, praticamente. Uno di quegli spettacoli davanti a cui l’Amperodattilo reagisce brandendo l’aspirapolvere e distruggendo tutto il minuzioso lavoro di quattro anni di cracker sbriciolati e stanze polverose. Armati di pennelli, pazienza e il doveroso aspirapolvere tecnologgico, Koris e l’Amperodattilo hanno fatto piazza pulita della lordura su cpu, piastra madre, perigliosissimo heat sink e lettore cd. Non senza dover recuperare un elemento nel sacchetto dell’aspirapolvere, ovviamente. 
Lo Stato Maggiore era convinto che Trillian non si sarebbe mai più riaccesa.
E invece no! Non solo Trillian si è riaccesa trionfalmente, ma per ora si mantiene persino sinistramente fredda, ben lontana dalle temperature di fusione nucleare che raggiungeva prima della sua morte apparente. L’Amperodattilo sogghigna al colmo della soddisfazione.

L’impresa non poteva sicuramente bastare. Non paga di aver scoperchiato il macbook, Koris si è buttata a capofitto in un antro nero dello studio di U Babbu e ne è riemersa brandendo una vecchia macchina fotografica. Una reflex Cosina CS-3 del 1982, per la precisione, inutilizzata da quindici anni circa.
"Guarda che c’è una ragione per cui l’abbiamo dismessa. Non funzionava più l’autofocus e…"
Tutto decisamente inutile. Koris e l’Amperodattilo hanno fatto rotta presso l’ipermercato, tornando con pile e rullino (a prezzo strozzinaggio, per inciso). Koris ha preso a fare foto completamente casuali, alternando altrettanto a caso grandangolo e teleobiettivo, godendo sadicamente a mettere a fuoco girando la ghiera sull’obiettivo. Faceva orribilmente fico, assieme al rumorosissimo scatto del diaframma che si chiude e che si vede chiudersi. Gatta Spin ha subito capito l’antifona e odiato l’antidiluviano dispositivo, tecnologia morta e sepolta per lei, felino dell’era digitale. Koris invece si è divertita come l’idiota che è, a parte il disappunto di dover attendere lo sviluppo per constatare i sicuramente orripilanti risultati. Nel mentre medita di convogliare i risparmi prima votati a un’improbabile convivenza con individui altrettanto improbabili, poi a rimpiazzare la ora rediviva Trillian verso una macchina fotografica seria (del resto Orso, quando ha visto la sorella comparire armata di una macchina fotografica del 1981, ha esclamato "Ma belin, ma comprati una relfex, belin, cos’è quel coso? Credevo di averla ammazzata facendola cadere negli spogliatoi quando giocavo a calcio, a sei anni, belin…!", ma Orso è un economista e punta a far girare l’economia, mentre Koris è amante del vintage e delle cose rattoppate). Scoprire poi che l’Amperodattilo nel Cenozoico ha fatto un corso di fotografia spiega almeno geneticamente questa nuova Koris-follia.

P.S. Sì, pare che il blog abbia cambiato template e per la prima volta nei suoi cinque anni, udite udite, ha messo un template chiaro. Quasi da bimbominkia, a dirla tutta. Forse più leggibile, forse no. Tanto Koris continua a seguire la legge dell’ortica (che ogni giorno mi incita, quando butto giù il testo che vuoi che ti dica? Non c’è gusto se non irrita), per cui sostiene che si possano scrivere le peggiori nefandezze nascondendosi sotto un template da mummy-blog.

P.P.S. Il template è completamente di Koris, persino la foto con le biglie (dell’Amperodattilo) che fa da sfondo. Quindi prendetevela con lei se fa schifo, ma non per il copyright.

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