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La rivolta continua

Forse ci sarebbero un sacco di argomenti da trattare su un blog che ha un po’ perso la sua naturale regolarità (dobbiamo provare con gli yogurt cacaioli per tornare a scrivere un po’ più spesso? Noi di Voyager pensiamo di no). Per esempio che sabato Koris si è armata una grotta da sola senza farsela addosso (ancora similitudini cacaiole, ma lo sapete che è un blog di merda), anche se tutto sommato non merita gli onori della cronaca vista la sua assurda facilità. Del Koris-racconto che verrà pubblicato ne parliamo poi con calma, a tempo debito.

Quindi continueremo con la saga ininterrotta da fine gennaio ad oggi: la rivolta dei laptop. La situazione, su ogni versante, è tragica ma non seria.

Quello messo peggio è sempre Blatto, per quanto stia meglio rispetto a dieci giorni fa. Dopo aver clonato dischi, restaurato partizioni, spolverato file, ricucito librerie e fatto decluttering con componenti
fondamentali di Debian, ora Koris passa le serate a reinstallare pacchetti. Ogni sera è un “domani è l’ultimo giorno, poi reinstallo direttamente Debian”, poi finisce che non reinstalla un tubo perché ormai è diventata una questione di principio. In compenso ha imparato un sacco di cose sul filesystem di Debian, come l’esistenza di una libreria dall’evocativo nome “libvoikko”, che pare un mobile Ikea e invece fa un non meglio precisato trattamento liguistico. Koris non ha idea del perché fosse installata su Blatto, ma ormai non si stupisce più di nulla, nemmeno se stasera si trova installata libkittemmuort.

Trillian non era morta, come al solito faceva solo finta. Quello morto era l’alimentatore. Il problema è stato brillantemente risolto da ‘thieu che ha fornito un alimentatore di un altro MacBook, non si sa quale e non si sa di chi. Si sa solo che giaceva in un armadio in unversità e ‘thieu, posseduto dallo spirito di un Kender, si è detto “bah, se è per lasciarlo lì…”.

Anche il MacBook di Orso ha visto tempi migliori e non funziona più lo schermo. Orso ha chiesto aiuto alla sorella, ma Koris non è ancora in grado di fare diagnosi informatiche a distanza, nemmeno aiutandosi con la lettura dei tarocchi o coi fondi delle tazze di Nesquick. Orso ha dovuto rivolgersi a un riparatore di fortuna, dopo essersi fatto schifare da un centro Apple. Saltiamo a piè pari la parte in cui Koris vi dice che Apple e la sua politica fanno schifo, tanto sapete come la pensa.

E ora veniamo al grande ritorno di Marvin, il primissimo laptop di Koris, il primissimo maltrattamento a base di svariate distribuzioni di Linux di un periodo oscuro. Comprato nell’omai lontano 2005, Koris pensava che Marvin fosse destinato a restare un cimelio informatico senza alcun uso pratico. Questo finché il computer che pilota lo spettrometro gamma, coetaneo di Marvin, non ha esalato l’ultimo respiro lasciando tutti in braghe di tela. I driver dello spettrometro, ovviamente, non girano su nulla che non sia un Windows Xp a 32 bit. A meno di non sborsare svariate migliaia di euri e cambiare tutta la baracca, in tempi non del tutto compatibili con la data di scadenza che Koris ha stampata sul culo. Marvin, però, è in effetti un aitante Windows Xp a 32 bit che poteva salvare capra e cavoli emettitori di gamma. Koris ha proposto alla Capa, la Capa ha detto perché no. In effetti Koris è riuscita a installare i driver dello spettrometro e anche il software di acquisizione dati in meno di un’ora questa mattina. Solo che Marvin e lo spettrometro non si sono parlati. Forse si sono proprio mandati a cacare, ma non ne abbiamo la certezza. Koris ha speso il resto della giornata per cercare di riappacificarli via protoccoli TCP/IP, ma niente, nada de nada. Per fortuna Koris era sola nel laboratorio di misura, così nessuno ha potuto sentire le sue urla.

Tornata in ufficio a fine giornata con le pive nel sacco, Koris si è accorta che nel manuale, in una pagina perduta in mezzo alla fuffa, in un minuscolo font a piè di pagina c’era scritto “attenzione, dovete inserire la chiavetta usb di sicurezza perché vi sia trasmissione dati”. Koris è stata molto vicina a spaccare tutto, ma si contiene. L’attività “spaccare tutto” è un’opzione che si sblocca solo quando sei in un posto di lavoro per più di sei mesi. Diamo l’illusione di avere contegno, ancora un po’.

Tanto domani si può provare a reinstallare tutto e a sperare che la rivolta informatica sia repressa nel sangue silicio. Sempre domani, come Godot.

Appunti sparsi

Fa freddissimissimo. Gradi tre in quel di Neutroni Porcelloni, neve sulle montagne in lontananza, nebbione di Avalon. Se l’inverno è tornato Koris è solo che d’accordo. Anche se ora come ora vorrebbe solo andare ad appallottolarsi sul divano fra Pharaoh e il binge watching delle Terrificanti Avventure di Sabrina, ma potrebbe non essere dovuto solo al freddazzo.

Per cercare di passare un passaggio che non ha passato, Koris ha perso un avambraccio in grotta. Pazienza, sono cose che capitano e ce ne sono sempre due, di avambracci.

Colta delle sue solite follie culinarie da cui sa che dovrebbe astenersi, Koris ha cercato di fare la focaccia di patate, al’urlo di “cosa potrebbe mai andare storto?”. Tutto, per esempio. Quando Koris ha aggiunto le patate all’impasto già in parte lievitato, come da indicazione dell’Amperodattilo, ha pensato che il lievito sarebbe morto. Per qualche mistero della chimica o della termica della patata bollente (anche senza *wink wink*), l’impasto si è gonfiato a dismisura creando bolle di vuoto che sprigionavano coppie mesone anti-mesone. Cosparsa d’olio come l’unto del Signore e infornata, la focaccia è divenuta una sorta di spugna oleosa semovente, dotata della densità dell’uranio e digeribile in sedici comode rate da tre milioni di anni l’una. Ulteriore prova del fatto che la prossima volta che a Koris viene un’idea, è sempre meglio chiudersi le dita in un cassetto.

Trillian il MacBook femmina è viva e lotta assieme a noi, dotata di una potentissima Ubuntu 18.10 a 64-bit. Dopo un certo numero di rigorosi tentativi andati a vuoto, Koris ha provato la procedura di tizio-trovato-a-caso-su-YouTube, certa che non avrebbe mai funzionato. E invece. Non solo il DVD si è avviato, ma ha anche installato il sistema operativo, che si è aggiornato per ben due volte. E si è ancora avviato. Roba da matti. Ora aspettiamo l’arrivo di una nuova batteria, anche se Koris è stata tentata di costruirsene una da sola, sempre per colpa di YouTube.

E ora, mentre Intrallazzone sibila al computer che pare rivolgersi a Office in Serpentese, torniamo alle cose importantiZZime, che quelle 274 linee di Excel mica si aggiornano da sole. Purtroppo.

Pet Sematary, versione informatica

Per chi non lo sapesse, “Pet Sematary” (in italiano tradotto con “Il cimitero degli animali”) è un romando di Stephen King abbastanza inquietante. Per farla breve e raccontarla male, c’è un cimitero in cui la terra “miracolosa” (o quasi) riporta in vita gli animali domestici. Fantastico, geniale, meravigl… uhm, no. Perché gli animaletti così resuscitati hanno una certa aggressività e propensione alla stronzaggine generalizzata, che non li rende proprio piacevoli. Per di più, puzzano. Verso la fine del libro ci provano con un essere umano e vabbè, leggete il libro se volete saperne di più.

In questi ultimi giorni la vita di Koris si è trasformata nella versione informatica di “Pet Sematary”.

Il suo macbook Trillian è stato riportato alla vita due settimane fa, con una nuova scheda madre. Avviava anche il sistema operativo Slax, da un vecchio cd che si era tenuta dentro dal 2015 ad oggi. Tutto sembrava andare per il meglio. Mancava solo andare a comprare un nuovo hard disk e magari cercare di togliere quello sgradevolissimo odore che non si sa bene da dove venga.

Come al solito, sticazzi.

Koris ha comprato il nuovo venerdì, approfittando della mezza giornata libera. Lo ha inserito al suo posto, ha fatto un dvd di Linux Mint pronto alla bisogna e si è preparata a un’installazione rapida, liscio come piscio.

Trillian non ha voluto sapere di vedere il dvd di avvio. “Ma che dici a me?” sembrava annunciare al mondo con strafottenza. Koris le ha dato una seconda chance con una più versatile Ubuntu. Stesso risultato.

Scoperta raccapricciante numero uno: potrebbe essere che il firmware che permette di avviare il sistema operativo sia a 32-bit, a fronte del sistema operativo a 64. Seguono imprecazioni in atzeco. Koris spera che Steve Jobs stia lavando i cessi di un girone infernale.

Dopo una compulsiva ricerca sull’internet, pare che un disagiato mentale abbia fatto delle versioni di Linux che hanno l’avvio a 32 bit, ma il sistema a 64. Ok, questa volta potrebbe funzionare, daje forte. Facciamo un dvd, che con le usb non ne vuole sapere.

Risultato: manco per il cazzo.

Altra ricerca sull’internet, pare che la versione scriva “qualcosa” (cosa?) sul disco prima di installarsi (lolwut?). Non sarà mica che Trillian non vede il disco interno?

Scoperta raccapricciante numero due: già, Slax non ne vuole sapere di vedere il disco. Perché forse non è formattato come gli garba. Riformattare tutto, please. Koris si augura che la Apple vada in malora e venga acquisita dalla Assistenza Marranzi Computer, negozio che fornì i primi computer alla famiglia (ad ora fallito).

Ora non resta che convincere Trillian ad avviare qualunque cosa non sia a 32 bit. E che non sia Slax. Perché installare una versione di Ubuntu a 32 bit e passarla a 64 tramite il cross-grading potrebbe nuocere gravemente alla salute mentale di Koris, giù scarsa. Fino ad ora, scarsissimi risultati.

Nel mentre Blatto, il pc Debian-Dell che rispetto a Trillian pare fatto con la Lego, ha deciso di fare uno scherzone e fingere di non avere più audio. Un riavvio a suon di insulti gli ha fatto passare il capriccio.

Pare che la prossima mossa sia cercare di reinstallare un firmware che abbia senso e che permetta di avviare qualcosa, contro la volontà della stronzissima Trillian rediviva. Che a questo punto, forse, stava meglio nel regno dei morti e non è stata felice di essere portata via di lì. Mortacci suoi. Koris inizia ad odiarsi per aver scelto un Macbook nel 2007 anziché una pratica lavatrice.

E non dite che a questo punto si potrebbe anche lasciare perdere perché ormai è diventata una questione di principio.

Necromante Informatico

Non è morto ciò che in eterno può attendere. Anche se “in eterno” uguale “da settembre 2015”, quindi è un eterno recente. Vabbè, non fissiamoci coi dettagli.

Facciamo un enorme passo indietro. Trillian è/fu/è stata il MacBook di Koris dall’ottobre del 2007, il computer con cui ci fu amore a prima vista, forse per il rene costato per pagarlo. Trillian ha avuto una vita molto piena a base di spostamenti internazionali, treni, aule, laboratori, cadute in bicicletta, tesi e romanzi scritti, cipolle informatiche varie. Trillian è morta un certo numero volte per le più svariate ragioni, fra cui annoveriamo assaggiare la colazione di Koris, dischi fulminati, la non-voglia di avviarsi per non andare a Mosca. Fino a settembre 2015, quando la cpu si mise a sputare errori logici che non potevano essere curati se non con una nuova logic board e Koris si convinse che dopo otto anni forse era il momento di lasciarla andare nei Campi Elisi dei portatili che hanno vissuto con gloria, nel Valhalla in cui un MacBook può vivere per sempre, anche a 64 bit.

Koris ripose ciò che restava di Trillian, ormai senza disco, in uno sgabuzzino, dicendosi “prima o poi la porto allo smaltimento informatico, ma voglio farlo di persona”. Ma Koris è pigra. Ora avete capito quel “ciò che in eterno può attendere”? Ecco.

Da qualche mese a questa parte Koris doveva fare dei conti di simulazione nucleare per Neutroni Porcelloni e le serviva un pc a 64 bit che avesse più di 1 giga di RAM (ora chiederete “ma se è per lavoro non dovrebbero fornitelo?”, la risposta giusta è “lassamo perde che è mejo”). LoSmilzo, ex pc dell’Amperodattilo riciclato da Koris per le esigenze che non possono aspettare i tempi geologici del servizio informatico, non poteva accollarsi tale pratica a meno di metterci secoli dall’alto del suo unico giga. Serviva un computer da lavoro e constograndissimocazzo che Koris avrebbe scomodato Blatto, il suo computer di casa, il portatile non portale di sedici chili.

Che poi è anche un po’ colpa di Junior, diciamolo, che è ora che laggenta si prendano le loro responsabilità (lett.). Junior ha parlato un po’ troppo delle riparazioni che faceva su Thanathos, il macbook gemello di Trillian che però ha visitato meno volte l’inferno. Si è scoperto che entrambi sono a 64 bit. E Trillian ha/ebbe/ha avuto 4 giga di ram. A Koris non è servito sapere altro.

La settimana scorsa ha esumato i miseri resti dallo sgabuzzino. Quindi ha comprato una nuova (vabbè, “nuova”) logic board, uguale alla vecchia. Guida di iFixit sotto gli occhi e dai dai dai. Del resto, cosa c’era da perdere?

La procedura si è rivelata più rapida meno agevole del previsto. La parte più critica sono stati i sensori di temperatura che non si volevano togliere di mezzo, per cui è stato necessario l’intervento di ‘thieu (“come hai fatto a toglierli?” “ho strappato tutto, tanto hai detto che la vecchia scheda si butta”). In un inferno di contenitori pieni di viti onde evitare di perderle, è stata tartinata la pasta termica sul nuovo processore, quindi Koris ha seguito la guida al contrario col terrore di dimenticarsi connettori per strada. O di strappare fili. “Ci voleva coraggio per farlo” ha commentato ‘thieu, quando Trillian assomigliava di nuovo a un macbook e non a un ammasso di pezzi esplosi.

A dirla tutta, nonostante la sicumera affettata, Koris non era proprio sicurissima della buona riuscita dell’operazione. Una volta rimesso il top case era più scettica che mai, un sacco di cose potevano andare storte. Ma tant’è, bisognava sapere. Koris ha schiacciato il pulsante di accensione. Il “boing!” del boot Apple è risuonato per tutta la cucina. Trillian vive! Di nuovo.

Si è anche scoperto che Trillian ha passato gli ultimi tre anni con un live cd di Slax nel lettore, ma dettagli. Il cd di Slax ha permesso di scoprire che per un caso fortuito funziona tutto: la rete, l’audio (nonostante la cassa di sinistra abbia visto cose che voi umani…), i sensori. Insomma, nessun connettore è stato massacrato nel tentativo.

Da ieri sera, Koris mostra un sorriso ebete e ripete a se stessa “non ci avrei mai scommesso”. La sua parte superstiziosa sente che l’ordine naturale delle cose è stato ristabilito, perché boh, Trillian è sì un computer ma è anche un po’ un simbolo.

Trillian è un po’ l’horcrux di Koris. O forse viceversa, non è ben chiaro, visto che si resuscitano a vicenda.

Excalibur per re Artù, il re, il regno, la spada e tutte quelle robe lì. La spina dorsale del drago e anche la cpu.

Alcesti che torna dagli inferi anche senza l’intervento di Eracle. O il ritorno di Euridice nella versione di Gluck, anche.

Ora, al netto di alcune trascurabili manutenzioni software, bisognerà spiegare a Trillian cosa si è persa negli ultimi tre anni e come può rendersi di nuovo utile. Koris nel mentre ha deciso di ritirarsi in una grotta e abbracciare definitivamente la carriera di necromante informatico. Perché questo va al di là del sogno contorto di qualunque fixer.

trillian

Qualcuno dirà “Photoshop!”

Only the good die young

(Che poi “young” è molto relativo, ma non interrompiamo il momento dei sentimenti)
Otto anni è attualmente più di un quarto della Koris-vita.
Otto anni è più della somma di tutte le relazioni affettive di Koris (almeno ad oggi).
Otto anni è una laurea più un dottorato.
Otto anni è l’età a cui è giunto il macbook Trillian. Solo che stavolta sarà otto e non più otto.
È vero, il de profundis era già stato scritto altre volte. Ma Trillian, in qualche modo, è sempre tornata dagli inferi, più o meno fiammante. Anche quando sembrava ormai definitivamente adagiata sul fondo dell’abisso.
Ma non stavolta. La CPU è danneggiata e le CPU del 2007 non si trovano più. Da luglio Trillian si spegne senza prevviso, con o senza interfaccia grafica. Certo, si può sempre cercare una donazione di pezzi.
Ma poi? Per quanto tempo durerà?
Koris ha dovuto ammettere, con grande dolore della sua anima nerd, che Trillian ormai è giunta alla fine della sua densa esistenza al silicio ed è insensato cercare di farla andare oltre.
La vita va avanti, le distribuzioni di Ubuntu si susseguono ed è giusto che un Macbook con otto anni di onorato servizio riposi in pace, anche se è stata la compagna di tante avventure, anche se figurava persino nei ringraziamenti della tesi, anche se ormai si pensava durasse in eterno.
E soprattutto, morto un papa se ne fa un altro (ma se squalcuno avesse una cpu da donare, qui la accetiamo volentieri!).

Risarcitemi il week-end

Uno aspetta con ansia il week-end fin dalle nove del lunedì, troppo lontano dal venerdì e troppo vicino alla domenico. Si fa i suoi piani, programma tutto, ha già la corda insacchettata nello zaino, macchina fotografica carica, noccioline e altri generi di conforto appena comprati.E invece non si dovrebbe mai farlo, perché spunta la legge di Murphy applicata al week-end, la carogna che ti aspetta al varco per assalirti e farti arrivare alla domenica sera dicendo “meno male che domani è lunedì”.
Koris aveva moralmente investito tutte le sue speranze su una sessione di arrampicata nel paradiso di Les Goudes. Promessa la domenica precedente con partecipazione straordinaria, programmata per sabato, meteo eccellente, si prevedeva una giornata da maglietta. Koris tornando a casa si è detta che niente poteva andare storto.
In quel preciso istante il Fato ha risposto “LOL”.
Il Promesso Compagno è passato dall’entusiasmo all’ammazza-entusiasmo in due ore, tempo di trasformarsi in un ammasso di catarro febbricitante. Con parole sue:
“Per domani potremmo andare a Jardin d’Enfants, se c’è vento è meglio che la Face Sud”
“Mi prendo un cucchiaio di miele, ho un po’ di mal di gola”
“Sento i brividi, devo avere la febbre”
“Mi sa che domani non andiamo a Les Goudes”
Koris ha invece subito una metamorfosi in drago sputafuoco costretto a una dieta macrobiotica, con vaffanculo in canna e sguardo inceneritore. Ma non un inceneritore di ultima generazione, no, uno di quelli che esplodono in un fungo atomico di spazzatura bruciata e diossina.
Dopo una notte passata quasi insonne a causa del rosicchiamento di fegato costante, mentre il sole era alto nel cielo azzurro e una creatura con addosso due piles e due maglioni cercava di entrare nella caldaia a gas per cercare calore, Koris ha cercato di urlare il suo schifo cosmico sul blog.
Solo per scoprire che anche il blog non si sente troppo bene e giace morto, infestato dagli hacker. Quanto meno per le successive 36 ore. L’antispam ha fatto cilecca alla grande. Koris è talmente furibonda che sbaglia mira e deposita Trillian su un tavolo che esisteva solo nella sua fantasia. Il malcapitato macbook si infrange a terra seguito da un moccolo degno di scomunica fulminante. Ma Trillian è il computer che ha visto l’inferno ed è tornato indietro (e mica una volta sola), quindi si rialza da sola come se niente fosse.
Un fallace miglioramento delle condizioni dell’ammasso di catarro e lana porta Koris a fare una passeggiata in campagna. Tempo di arrivare, sentirsi peggio e tornare alla base.
Koris è così incazzata che si chiude in cucina a far biscotti ripieni di fiele. Scorre la rubrica e recluta il primo che le offra una domenica di arrampicata, visto che le condizioni dell’appestato sono stabili, quelle del fegato di Koris invece puntano al compost.
Arrampicata salva fegato programmata per Colline de Lun. Visto che il progetto Les Goudes è ingloriosamente naufragato causa virus, andiamo a un settore facile.
Sticazzi arrampicanti, episodio due.
Koris arriva alla fermata del 23 per scoprire un grosso “Pas de service aujourd’hui”. Tocca inventarsi un piano di riserva. Quindi 21, Luminy e si vedrà. Arrivati in loco si decide di scendere fino alla Crête St. Michel, dove è fallita la cordata del week-end precedente.
Koris si ammazza le dita su vie che non hanno mai la quotazione giusta. E dopo il tavolo immaginario, nella sua mente compare la presa immaginaria, ovvero “metto un piede nel vuoto, dovrebbe tenere”. Un tubo. Koris non si infrange a terra solo per un incastro fortunoso che le costa la rotula sinistra. Decisamente, non è giornata.
Koris fa un fly-by a casa per disfarsi della corda e se ne va a giocare di ruolo, perché la vita non può essere solo dolore. Nostra Signora della Sfiga con i Dadi regna sempre su di noi, ma almeno si fanno male solo le schede dei personaggi.
“Sfortunato al gioco, fortunato in amore, e invece un cazzo, manco quello” rimugina Koris tornando a casa e sprofondando nel pantano della depressione che ha fagocitato il 2013. A casa trova un essere pimpante, sempre con multipli strati termici, ma che ha riguadagnato la posizione eretta.
“Visto? Sto molto meglio. È stata l’influenza da week-end, iniziata il venerdì sera e finita la domenica. Domani posso anche andare al lavoro”
Pretendere che Koris, generatrice automatica di arzigogolati vaffanculi, si astenesse dalla sua pratica preferita sarebbe chiedere troppo.
E domani sveglia alle sei e venti per fare sorveglianza all’esame ufficiale dei Mostri, assieme alla Tacchettina. Forse è il caso di cominciare a credere in una ricompensa extraterrrena come risarcimento per le giornate no passate su questa terra.

Vacanze necessitasi

È luglio e Koris ne ha una vaga consapevolezza per via delle scadenze imminenti che ultimamente tende a dimenticarsi, dimostrando la genetica di U Babbu. Ad esempio ha scoperto oggi che doveva consegnare l’assurdo dossier per la discussione di tesi. Oggi o mai più. Diciamo che il Replicante in linea di massima è sempre stato d’accordo, quindi se le firme non erano proprio tutte sue perché la burocrazia sforna ogni minuti nuovi moduli da far firmare, non è gravissimo. O no?
Koris non ha ancora capito se vede la fine del tunnel o se ha le allucinazioni. “La seconda che hai detto”, suggerisce il Replicante. Probabilmente è la calura marsigliese fa vedere i miraggi. E siccome in ufficio l’aria condizionata non esiste (Koris pensa che sia un bene, tranne quando vede i cammelli passare dietro al pc), Aurore è andata a procacciarsi un ventilatore. Fa molto anni ’80.
Koris nel week-end ha fatto essenzialmente due cose: aggiornare Ubuntu su Trillian e raccogliere prugne. E leggere Robert Jordan negli interstizi temporali fra codeste nobili occupazioni.
Trillian non poteva andare avanti così ancora per molto. O forse sì, se Koris avesse continuato a fare l’utonta e piagnucolare all’indirizzo di gente più qualificata di lei per risolvere turbe linuxiane. Questo perché avere un ingegnere informatico a disposizione troppo a lungo fa prendere cattive abitudini. Pertanto Koris si è isolata ricordandosi dei bei tempi quando in Collegio era l’unica smanettona, ha ripristinato la wireless e i repository e si è preparata psicologicamente ad aggiornare la versione. Ora, nonostante la politica “massì, butto dentro il primo live CD che ho e poi aggiorno” agli albori sembrasse buona, quattro aggiornamenti di sistema sono un crimine contro l’umanità. Soprattutto se durante il primo aggiornamento, dalla 11.04 alla 11.10, Trillian decide di spegnersi. E non avviare più l’interfaccia grafica ma avviare piuttosto le Koris-paranoie. Ma tutto bene quel che finisce bene, soprattutto quando uno se la cava da solo.
Le prugne sono state un remix dell’anno scorso. Perché ci si deve pur rifornire di materia prima per le marmellate. Ma quest’anno niente albicocche, l’albero ha fatto sciopero. Grande delusione.
“Ma l’anno scorso siamo usciti di testa per levare i noccioli?”
“Non ho alcuna memoria. Mi ricordo la marmellata di more, ma non quella di prugne”
“Speriamo di non diventare matti”
“Ma no, al massimo organizziamo una festa con tutti gli amici, li facciamo sbronzare e quando sono fradici li mettiamo a snocciolare le prugne”
Aggiornamento sulle marmellate in fieri nei prossimi giorni.
Forse domani a Koris sarà dato il permesso di vedere i dati. Se no opterà per pazienza.
Mercoledì andrà nel suo futuro laboratorio, non sa ancora a che ora ma sa che ci andrà.
Ma l’unico posto dove andrebbe veramente volentieri è in vacanza.

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