Archivi categoria: Little Sweet Trillian

The reason why

(Il titolo è in inglese solo perché con la strafottuta tastiera americana non posso mettere gli accenti. E i titoli con gli apostrofi in luogo degli accenti mi imbestialiscono alquanto, soprattutto in questi giorni in cui la risposta standard a una richiesta di qualunque tipo è “andate tutti a cacare”)

Se in codesto periodo Koris è online, lo deve solo alla generosità dell’Amperodattilo che le ha donato il suo vecchio Marvin (in verità per avere una scusa valida per comprarsi un giocattolo ultracompatto che si taglia con grissino sta dentro una pochette come un Macbook Air). Piccolo riepilogo per chi non segue il blog dalla notte dei tempi: Marvin è stato il primo Koris-portatile, comprato anni or sono nell’ottobre 2005 (fate vobbis) nel periodo in cui Koris-matricola lasciò Merdopoli per trasferirsi a Boulogne nelle Nebbie di Avalon.
Specifiche di sistema del potentissimo Marvin: modello Acer Travelamete 4021, meglio conosciuto come “c’avanzavano i pezzi degli Aspire e non sapevamo che farcene”, processore Intel Pentium M 725 GHz senza core e senza cuore, 512 Mb di RAM azionata da criceti obesi, hardisk di 60 giga col brutto vizio di deframmentarsi ogni tre mesi, lettore cd/dvd simile a una paletta per infornare le pizze, scheda di rete avente la voglia di lavorare tipica della pubblica amministrazione italiana, tre porte USB in crisi identitaria, sistema operativo Windows Xp Massaia Isterica Edition. Più che un computer, una lavatrice.
Ciò nonostante, Marvin resse due anni al Koris-fianco, luogo mai troppo tranquillo per un essere composto di silicio. Sopravvisse al dual boot con Kubuntu e ad alterne vicende di imbranataggine informatica che non stiamo a ripercorrere in codesta sede. Poi venne l’aggiornamento alla versione 7.10, Koris fece un casino come di suo solito e si trovò davanti un orribile Grub Error 15 e nessun sistema operativo presente. Si disse che lo aveva ucciso.
Mentre ancora si trovava in lutto, Orso, l’Amperodattilo e W. la incitarono a una ventata d’aria nuova e a comprarsi un Macbook, la fu Trillian deceduta settimane fa. Koris non fece resistenze e accettò di buon grado. Poi si accorse che Marvin era tutt’altro che morto, lo rimise in sisto e lo donò all’Amperodattilo, mentre Trillian nuova di pacca sbrillucciava sulla sua scrivania (all’epoca era ancora un Macbook bianco).
In codesti giorni in cui di Trillian non resta che un case a brandelli e un clock che non batte più, Koris si interroga su quale fu la vera causa che la spinse ad abbandonare Marvin. Non il Grub Error 15, quello fu un pretesto. Bene, oggi ha avuto la risposta.
Marvin è un computer ciccione. 25 cm per 35, per un peso totale di tre chili, senza contare il discreto lingotto dell’alimentatore. Ottimo per guardare i film o per allenarsi allo zaino per l’ascesa sul Himalaya. Ma sicuramente non per essere scarrozzato tutti i giorni (e ora si capisce perché l’Amperodattilo abbia voglia di Air).
Insomma, Marvin è un pc non fisso, in quanto non si compone di troppe parti da portare a spasso separate. Ma di lì ad essere un pc portatile, ne passa di acqua sotto i ponti.
Ma gli vogliamo bene lo stesso.

Disappunto

Quando l’incazzatura sarebbe troppo, uno si accontenta del disappunto. Sì, sono le giornate del disappunto. Quelle in cui si storce il naso perché altrimenti il fegato ne risente. Nel dubbio, meglio che ne risenta il naso.
Il disappunto inizia per inezie. Una stupidaggine come il rosti (sì, dopo un periodo di pausa a seguito dell’avventura bernese, ho ricominciato a mangiare il rosti, cucinato dai componenti fondamentali e non precotto), che brucia fuori e resta crudo dentro. Un rigurgito arretrato del destino? Oppure la voglia di cucinare scema, dopo aver passato una domenica fra sacher e melanzane fritte?
Il disappunto lavorativo è sempre il soltio. Ma forse ne stiamo uscendo. Forse, eh. Che fidarsi è bene ma non fidarsi è certo meglio, soprattutto quando c’è di mezzo il fortran. Ma da venerdì iniziano le cosiddette ferie, per cui non toccherò codice se non per mio diletto.
Un disappunto arretrato è pervenuto invece da Boulogne nelle nebbie di Avalon. Da un paio di mesi cercavo un modo di far sborsare il mio diploma di laurea alla segreteria studenti. Trovato il modo, inviato Junior in ricognizione e rapimento della siddetta pergamena, non restava che affidarsi alle poste. Poste che hanno probabilmente supposto che: 

  1. il tubo portadocumenti fosse foderato di cocaina;
  2. dentro all’involucro di cocaina si nascondesse un milione di euri in banconote da cinque euri;
  3. all’interno della miriade di cinque euri fosse incartato un kalashnikov in miniatura.

Morale della favola, il portadocumenti impiegò le ere geologiche per giungere a destinazione. Ove non lo attendeva sorte migliore. Il laboratorio lo bollò come poster per anonimo destinatario e lo abbandonò assieme ai pacchi sgraditi. Solo per un bislacco caso della sorte ieri mi è venuta voglia di chiederne numi. Il poster anonimo e dedito al contrabbando si rivelò essere la mia laurea. Ma dentro non c’erano né euri né droga: in compenso un disappunto in agguato. La laurea portava la data 13 marzo 2009. Sì che è la mia laurea, ma la triennale. Due anni e mezzo per stampare una pergamena. A discolpa va detto che ha le dimensioni di un lenzuolo a una piazza e mezzo. L’agognata magistrale, se arriverà mai, sarà cesellata in oro, spero. Ma fino ad allora dispero di averla prima della pensione.
Un disappunto che si sperava risolversi facilmente si consumò lunedì sera, al tentativo di smontare Trillian il macbook per donarle il nuovo lettore cd. I cacciavite si sono rovinati, non smontano più. Tocca aspettare la sera successiva e una generosa donazione di cacciavite.
E martedì sera il diappunto maximo atque supremo: il lettore cd, spacciato per compatibile, compatibile non è. Ma mica poco. Nemmeno l’attacco va bene. Insomma, tutto inutile, siamo punto a capo. E con un lettore cd inutile, per di più. Quando la sfiga diventa leggenda, si direbbe.
C’è poi un altro disappunto, ma lo Stato Maggiore ci sta lavorando. Ci sta lavorando perché disappunto non deve essere. Ma non se ne parlerà in questa sede. Possiamo farcela.
Nel mentre, resto in attesa del disappunto di oggi.

Una guerra

 Chiunque abbia scritto che mettere Linux su un macbook è una passeggiata, mente sapendo di mentire.
O forse sono io che sono un accumulatore di sfighe informatiche, del resto ho quattro anni di arretrati.
Antefatto: è uscito il nuovo aggiornamento di Mac OS, Lion. Ecchissenefrega, diranno i più. E invece no, a me frega. Dopo aver installato quella chiavica inguardabile (ma soprattutto inutilizzabile) chiamata Snow Leopard, giurai "piuttosto che aggiornare a OesseigsLaion mi rimetto a scrivere con la penna d’oca". Ebbene, non ci siamo molto lontani.
Come probabilmente nessuno sa perché nessun lettore di questo blog è sopravvissuto da quel tempo remoto, prima che il mio macbook Trillian entrasse trionfalmente nella mia vita ero una fiera e quanto basta talebana utilizzatrice di Ubuntu. Ubuntu è un’antica parola africana che significa "non sono ancora abbastanza brava per usare Debian". Cioè, all’epoca non lo ero. Ormai di acqua sotto i ponti ne è passata parecchia, di tentativi di demolire il sistema ancor di più, è stato fatto il pensabile e l’impensabile (come passare una romantica serata a installare l’antico protocollo ipx solo per giocare in due a Warcraft 2, classe 1995, meditate gente come siamo ridotti), si può ritentare con Debian. Tanto ho installato Ubuntu a destra e a manca, vuoi che sia davvero così impossibile?
Et ho errato. Che strano.
Primo bastone fra le ruote, bastone particolarmente nodoso: il lettore cd decide di passare a miglior vita. Subito dopo aver masterizzato la live cd, perché se un computer vuole prenderti per il culo deve farlo bene. Tu un po’ non ci vuoi credere, poi ti metti in testa che ci sono tanti altri sistemi per fare boot (usb, floppy, dito nella porta firewire, spirito santo…), quindi tiri un numero di moccoli considerevole ma ancora salvabile.
Facciamo la partizione. Eh, facciamola. Mac OS X permette di farsela da sé, due click ed è fatta. Carino, lui, Che dolce. Ci provi. La CPU viene colpa dal complesso del tostapane, raggiunge temperature tali che la vicina scatola di mais si sta mutando naturalmente in pop corn. Ovviamente il macbook si spegne nel bel mezzo del partizionamento. Qui il moccolo si fa un po’ più severo, visto e considerato che potresti esserti fritto l’hardisk per una minchiata simile. Ma invece no, Mac OS è imperituro, sempre lì. Sempre senza partizione, ma fa niente, ci riproviamo. Questa volta compare l’errore "Impossibile terminare la partizione, devi fare proprio tutte queste modifiche?". Trad. it: non c’ho voja, c’ho lo sbatto, riprova più tardi. Una risposta da poste italiane, insomma. Scartabellando si scopre che potrebbe essere il disco ad essere bisognoso di un defrag. Wow, questo sì che è vintage, non sentivo la parola defrag dai tempi di Windows 95. Ho un macbook o una caffettiera?
Ma arrendiamoci al defrag. Come si deframmenta il disco, che Mac OS vede sano come un pesce e mai stato meglio in vita sua? Con programmi da scaricare a parte. Open source? Ah, battutona! Gli sviluppatori dei software di defrag lucrano sulle disgrazie altrui. Magari ti concedono anche un demo, ma ti dice soltanto che il tuo disco è frammentato, se vuoi ripararlo puoi sborsagli dei dollari e loro ti permetteranno di farlo. Credo di aver visto iene più magnanime. Soprattutto considerando che se il mio computer è al defrag, io sono alla frutta, per cui di un’interfaccia grafica da videogioco che fagocita la ram come se fossero stuzzicihini me ne importa un giusto nulla. 
Un programmino open source ti assicura dunque che il tuo disco sta bene, il defrag fa molto ventesimo secolo e non c’è nulla che non vada. Ma la partizione no, non te la facciamo, spiacente. Se proprio vuoi puoi provare a lanciare il DVD del sistema operativo e vedere se… ah, ma non ti va il lettore cd? Spiacente!
La cosa comincia ad assumere tinte così irritanti che decidi di ficcare una live cd su una penna usb e asfaltare Mac OS in un delirio di fuoco e bit. L’idea non fa una piega. Cioè, sì, una: i Macbook non fanno boot da usb. Non in questo universo, almeno. Manco se installi rEFIt. Manco se glielo chiedi per favore. Manco a li cani, insomma. Da hardisk collegato in firewire (e per installarci qualcosa è un balletto assurdo) idem con patate.
"Ma perché non fai un cd come tutti?"
"Vaffanculo!"
La situazione è attualmente Trillian 4 – Yaxara 0. Yaxara con una distro di Debian KDE che può farsi girare su un dito, attualmente.
Ma la guerra è appena cominciata. Ha ora inizio la spasmodica ricerca di un rottame da cui recuperare il lettore cd. E magari anche una tastiera italiana, visto che la presente sta andando in polvere.

P.S. Dopo questo post nerdissimo, chiunque proponga di cambiare portatile sarà trattato da pusillanime.

La sicurezza degli oggetti

(Titolo liberamente ispirato a un pezzo di film visto ieri sera e giudicato orribile. Il classico film che una professoressa di inglese potrebbe imporre sadicamente per la sofferenza di una classe liceale)

Nessun oggetto che monti una scheda elettronica è al sicuro, se Koris sta brandendo un cacciavite. Da ieri nemmeno più il macbook Trillian, il computer che ha visto l’inferno ed è tornato indietro perché l’estate non è la stagione migliore per visitare gli inferi. Comunque sia, mettere Koris e l’Amperodattilo nella stessa stanza assieme a una cassetta degli attrezzi e a un-qualunque-dispositivo-possa-teoricamente-essere-migliorato non dà altro risultato se non ritrovarsi il siddetto dispositivo smontato. Nel mentre di solito si tiene un convegno su "quanto fa schifo la polvere che si accumula negli apparecchi informatici" oppure sull’invenzione della ruota.
Ieri mattina Koris e l’Amperodattilo si sono armati di strumentazione di precisione e, col sussidio di iFixit, hanno tolto il case superiore di Trillian. Non che sia stata un’impresa, mettere le porte usb al vecchio computer Mercury (Pentium 2, classe 2001, comprato usato) era stato molto più arduo. Sotto alla tastiera si celava una desolazione di polvere, pelame e capellame vario e briciole. L’impero degli acari, praticamente. Uno di quegli spettacoli davanti a cui l’Amperodattilo reagisce brandendo l’aspirapolvere e distruggendo tutto il minuzioso lavoro di quattro anni di cracker sbriciolati e stanze polverose. Armati di pennelli, pazienza e il doveroso aspirapolvere tecnologgico, Koris e l’Amperodattilo hanno fatto piazza pulita della lordura su cpu, piastra madre, perigliosissimo heat sink e lettore cd. Non senza dover recuperare un elemento nel sacchetto dell’aspirapolvere, ovviamente. 
Lo Stato Maggiore era convinto che Trillian non si sarebbe mai più riaccesa.
E invece no! Non solo Trillian si è riaccesa trionfalmente, ma per ora si mantiene persino sinistramente fredda, ben lontana dalle temperature di fusione nucleare che raggiungeva prima della sua morte apparente. L’Amperodattilo sogghigna al colmo della soddisfazione.

L’impresa non poteva sicuramente bastare. Non paga di aver scoperchiato il macbook, Koris si è buttata a capofitto in un antro nero dello studio di U Babbu e ne è riemersa brandendo una vecchia macchina fotografica. Una reflex Cosina CS-3 del 1982, per la precisione, inutilizzata da quindici anni circa.
"Guarda che c’è una ragione per cui l’abbiamo dismessa. Non funzionava più l’autofocus e…"
Tutto decisamente inutile. Koris e l’Amperodattilo hanno fatto rotta presso l’ipermercato, tornando con pile e rullino (a prezzo strozzinaggio, per inciso). Koris ha preso a fare foto completamente casuali, alternando altrettanto a caso grandangolo e teleobiettivo, godendo sadicamente a mettere a fuoco girando la ghiera sull’obiettivo. Faceva orribilmente fico, assieme al rumorosissimo scatto del diaframma che si chiude e che si vede chiudersi. Gatta Spin ha subito capito l’antifona e odiato l’antidiluviano dispositivo, tecnologia morta e sepolta per lei, felino dell’era digitale. Koris invece si è divertita come l’idiota che è, a parte il disappunto di dover attendere lo sviluppo per constatare i sicuramente orripilanti risultati. Nel mentre medita di convogliare i risparmi prima votati a un’improbabile convivenza con individui altrettanto improbabili, poi a rimpiazzare la ora rediviva Trillian verso una macchina fotografica seria (del resto Orso, quando ha visto la sorella comparire armata di una macchina fotografica del 1981, ha esclamato "Ma belin, ma comprati una relfex, belin, cos’è quel coso? Credevo di averla ammazzata facendola cadere negli spogliatoi quando giocavo a calcio, a sei anni, belin…!", ma Orso è un economista e punta a far girare l’economia, mentre Koris è amante del vintage e delle cose rattoppate). Scoprire poi che l’Amperodattilo nel Cenozoico ha fatto un corso di fotografia spiega almeno geneticamente questa nuova Koris-follia.

P.S. Sì, pare che il blog abbia cambiato template e per la prima volta nei suoi cinque anni, udite udite, ha messo un template chiaro. Quasi da bimbominkia, a dirla tutta. Forse più leggibile, forse no. Tanto Koris continua a seguire la legge dell’ortica (che ogni giorno mi incita, quando butto giù il testo che vuoi che ti dica? Non c’è gusto se non irrita), per cui sostiene che si possano scrivere le peggiori nefandezze nascondendosi sotto un template da mummy-blog.

P.P.S. Il template è completamente di Koris, persino la foto con le biglie (dell’Amperodattilo) che fa da sfondo. Quindi prendetevela con lei se fa schifo, ma non per il copyright.

Come in una favola

Nelle favole talvolta può capitare che talvolta il principe muoia prima del "e vissero felici e contenti". La vita del principe azzurro, del resto, è piena di eroici pericoli: metti che ti capita un drago a regime alimentare o una strega coi calli, cinque minuti e del principe resta solo il cimiero. Anzi, l’eroico cadavere, difficile che un principe evapori lasciandosi dietro un mucchietto di cenere, non è epico. Comunque crepa, schiatta, esala l’ultimo respiro. È questo tipicamente il momento in cui lo Stato Maggiore esulta e pensa che finalmente la principessa si metterà col coprotagonista nerd e sfigato, ma senza cui il principe avrebbe fallito miseramente (il testosterone non ha attività cerebrale, in fondo). E invece no. La principessa si getta a pesce sul cadavere dell’amato (ma sempre? ‘mazza che culo!) e piagnucola culminando tipicamente con un "No, ti prego, non lasciarmi! Io ti amo!". A questo punto succede il patatrack che fa sì che Koris cambi canale sbuffando: arriva il deus ex machina di turno e il principe si rialza, più fico di prima e doppiamente testosteronico. E vissero felici e contenti, già.

Questa è una favola particolare. E in questa favola, udite udite, Koris fa la principessa. E a chi mai Koris canterebbe "so-chi-sei-vicino-al-mio-cuor-ognor-sei-tu" oppure "e-del-tuo-mondo-parte-farò-sempre-così-solo-con-te"?

Trillian era deceduta due giorni prima di partire per la Russia. Un cadavere di macbook che non caricava più il disco. Kaputt, insomma. Principessa Koris, essendo una principessa a suo modo, si era disperata, poi aveva messo da parte la disperazione e, armatasi di portatile-sarchiapone, era partita. Ma nelle steppe di Mosca il suo pensiero tornava sempre al suo fedele macbook che giaceva mezzo smontato (nessuna principessa farebbe mai un’autopsia al suo principe, ma questo è un altro discorso) sulla sua scrivania a Marseille. Lontana migliaia di chilometri, Koris aveva interrogato l’oracolo Google che aveva detto che forse c’era ancora speranza. Forse.
Tornata in Europa, Koris le ha provate tutte. Tutte tuttissime. Trillian si avviava solo senza interfaccia grafica, solo per pochi minuti. Inevitabile constatare la fine, anche Orfeo si sarebbe arreso. Una versione live cd di Ubuntu aiutò a recuperare i dati quali macabre spoglie. Quindi ci si preparò al peggio.
Ovvero alle Koris-maniere forti, qualunque mezzo più o meno ortodosso portasse Trillian indietro dall’Erebo.
Ieri sera i tentativi sono cessati, davanti a un triste muro di fallimenti. Trillian ormai si stava intrattenendo in compagnia di Ade, Persefone e i mortacci di Steve Jobs. A Koris non restava che il lamento. Constatati vani tutti i suoi sforzi, si è detta "la accendo per l’ultima volta".
Ed ecco. Anziché spegnersi, una schermata blu.
"È la coda ultima dell’agonia" si dice lo Stato Maggiore.
Poi compare il cursore del mouse.
"Sta per esplodere" mormora lo Stato Maggiore.
Infine compare la finestra di login.
"Abbiamo le allucinazioni" si convince lo Stato Maggiore.
Ma no, Trillian vive! Senza danno alcuno. Senza aver perso nemmeno un dato. Come se nulla fosse successo. Quasi sbadigliando e scrivendo sullo schermo "c’è qualcosa che non va?".
Una resurrezione tardiva, a dirla tutta. Come se il classico principe delle favole non si alzasse poco dopo essere stato trafitto dal colpo fatale, ma durante le esequie (sfido io se nel caso non si sarebbe alzato dal catafalco tenendosi stretti gli zebedei). Secondo l’Amperodattilo semplicemente non voleva avventurarsi in Russia.
Per Koris, che invece è dotata di una mente scientifica non adatta alle speculazioni non razionali, non c’è che una spiegazione: si tratta di un miracolo. Mica a caso il pomeriggio stesso, durante una pausa, aveva letto la parte della Passione su The Brick Testament, migliore nonché unica Koris-fonte sui testi sacri.
Da oggi in poi il tavolo di cucina che vide la resurrezione diverrà santuario, con le code di pellegrini che intaseranno rue de Rome. La tovaglia sui cui il miracolo si è consumato verrà esposta nei giorni di festa per farne oggetto di adorazione, ad esempio "tovaglia miracolosa, ripara la mia unità ottica!" oppure "Concedi la grazia alle mie porte USB!". Pasqua verrà fissata ufficialmente al mercoledì (così non c’è più quella bidonata della domenica).
In tutto questo Koris vuole un ruolo pregnante. L’immacolata formattazione andrebbe benissimo, ad esempio.
Junior al contrario ha fatto notare che Trillian ha deciso di risorgere durante una notte di eclissi di luna, chiaro segno dell’Apocalisse imminente.

In tutto questo, una cosa è certa: gli accenti sono tornati su questo blog.

De profundis

Trillian e’ andata. Dato il mortal sospiro mentre Koris scriveva la presentazione per Mosca. La presentazione e’ morta con lei, ovviamente. Inutili tentativi di rianimazione, e’ rimasta li’, schermo grigio per un po’, poi piu’ nulla.
Koris stenta a crederci, non ha ancora ben realizzato che il suo fido macbook non sara’ piu’ con lei. Dopo quattro anni di fedele servizio a zonzo per l’Europa, non e’ sopravvissuta a un giorno festivo e umido marsigliese. Non ha lasciato ultime parole o volonta’. E pensare che si era messo un ulteriore pezzo di nastro isolante per ripararle il case solo ieri!
L’arrivo di Trillian, in un brumoso giorno di ottobre del 2007 (da cui Koris potrebbe coniare il detto "mai fidarsi di qualcuno che e’ nato il 18 ottobre"), era stato fortemente incoraggiato da W., quando il vecchio Marvin faceva le mostre di volersi mettere a pensione presso l’Amperodattilo. Trillian era divenuta l’insereparabile compagna di Koris, fedelissima, indistruttibile. Era sopravvissuta a:

  • un’innondazione di latte e nesquick ad opera di una sbadata Koris che stava facendo colazione (non pensava che Trillian non avrebbe gradito una simile prelibatezza)
  • una scivolata sul ghiaccio assieme a Gemini, un inverno bolognese in cui Koris penso’ di uscire intrepidamente sotto la neve
  • innumerevoli trasporti con ogni mezzo e condizione
  • altrettante innumerevoli cadute
  • un paio di pugni in momenti in cui Koris avrebbe voluto disintegrare il mondo
  • una tesi triennale scritta ossessivamente
  • un soggiorno in Svizzera con corrente e prese poco adeguate
  • una tesi magistrale vergata al limite della schizofrenia
  • due colloqui di dottorato
  • tutte le follie e i cipollamenti dettati dalla Koris-solitudine in tante sere della loro convivenza

Doveva vedere anche il primo vero e proprio Koris-talk, ma a quanto pare lo vedra’ dal paradiso dei macbook. Perche’ se ce n’e’ uno, Trillian se lo e’ guadagnato.
A qualunque malpensante dica "ma allora perche’ il Koris-blog si aggiorna se Trillian e’ capitombolata fra i quondam?", lo Stato Maggiore in lutto risponde che Koris, nonostante il giorno festivo piu’ ponte, si trova in laboratorio a rimettere assieme la presentazione. Inoltre la collega H., un angelo, ha prestato un vecchio portatile. Un caracassone, ma meglio che niente. Soprattutto in vista della campagna di Russia, che ancora deve cominciare e ha gia’ mietuto vittime.

Addio, Trillian. Ci mancherai.

Disgrazie e sonnambulismo

Da un po’ di tempo, circa un po’ più di tre anni, Koris passa le sue serate a comporre quella che chiama amorevolmente la Follia. Lo Stato Maggiore lascia al lettore la facoltà di immaginare di cosa si tratti, che forse un giorno ne mostrerà qualche briciola da queste parti ma forse anche no. Dice soltanto che Trillian è necessaria per tale passatempo notturno.
Ora, fino a ieri sera, la Follia aveva sede su una penna usb blu di dimensione smodata custodita gelosamente ovunque Koris andasse. Ieri sera Koris si stava prendendo cura della Follia Minor, in quanto la follia Maior era stata gioiosamente ultimata con moderato successo e soddisfazione un paio di giorni prima. Siccome la Koris-tana non è ancora dotata di una scrivania, Koris era accoccolata sul letto accanto al suo macbook Trillian, detentrice del monopolio degli affetti dello Stato Maggiore, a portare avanti la Follia Minor.
Capitò che Koris dovesse andare in bagno. Capitò anche che Koris poggiasse Trillian sul letto, con la penna usb conficcata in una delle apposite porte. Capitò che Koris non facesse troppa attenzione alla posizione in cui Trillian era stata lasciata. Capitò che Koris, come sempre da quando vive da single in maniera invariante per stato, approfittasse del water lasciando bellamente la porta aperta.
Quindi vide la disgrazia in diretta.
"Trillian si muove? Sto delirando, troppe ore dietro a un pc. No, ma si sta muovendo davvero. No, non si sta muovendo, sta cadendo!"
Koris cercò di buttarsi al salvataggio della sua amata, ma invano.
Trillian cadde e si sentì un rumore di plastica che va in pezzi.
Lo Stato Maggiore grida all’orrore, si abbraccia a quello che teme sia diventato il case senza vita di un macbook, per cinque secondi non e vuole sapere. Ma Trillian vive, incolume. Un miracolo, insomma.
Meno incolume è la penna usb che ospitava la Follia Maior et Minor. È esplosa. Disintegrata. Spezzata in una nuvola di frammenti di plastica e silicio. Dead to the world. Dati irrecuperabili, tutto perso per la disattenzione di un momento.
Koris urla la sua disperazione, vedendo il lavoro di notti e notti disperso sul pavimento. Koris medita il suicidio per defenestrazione di imbecille. Poi si ricompone e prova a fare alchimie di scotch e frammenti di silicio.
Ovviamente invano, la penna è morta e la Follia con essa.
Lo Stato Maggiore versa nelle disperazione più nera, decidendo che non si cimenterà mai più in nessuna Follia, Maior o Minor che sia. Salva giusto l’unico superstite rimasto nella memoria cache di Trillian, una reliquia di ciò che era e non sarà mai più.
"E dove lo salviamo?"
"Fai una cartella con scritto ‘Requiem’"
"Trillian ha l’hardisk un po’ stipato"
"Bah, per un frustolo di bytes non credo che muoia. Anzi, se non la ha ammazzata la caduta non la ammazza più niente"
"Lo salviamo sul Iomega, la memoria esterna"
"Salvalo un po’ dove vuoi, a questo punto è uguale"
Koris apre la cartella Iomega e cerca un luogo tranquillo in cui far ripose in pace la reliquia della Follia Minor scampata alla tragedia. La sua attenzione è catturata da una cartella che non dovrebbe esistere.
"Che cos’è questa cartella Backup?"
"Mai fatto un backup del sistema operativo a memoria d’uomo, farsi esplodere tutto è molto più divertente"
"Quindi che è ‘sta roba?"
"Boh, che ne so io"
Koris prende coraggio e apre la cartella. Ed è lì, non si sa come e soprattutto non si sa perché. La Follia Maior si è salvata, e persino qualche pezzo della Follia Minor.
Allo Stato Maggiore pare impossibile, eppure è lei.
"Ma ti risulta che abbiamo mai fatto un salvataggio simile?"
"A me mai"
"E allora come fa a trovarsi qui?"
"Mistero"
Mentre Koris, ancora incredula, mette in conto spese una nuova penna usb, lo Stato Maggiore si interroga, fornendo due alternative:

  1. gli angeli non esistono, ma i daemon di Unix si sono evoluti a tal punto che Koris ha un demone-custode incaricato dei backup a sua insaputa;
  2. Koris è sonnambula ed essendo nerd, nel sonno non va in giro ma sta al computer a fare backup. In questo caso c’è solo da sperare che non lavori anche ai programmi di SeaTray, che ne ha abbastanza durante la veglia.

Entrambe le opzioni fanno un po’ impressione…

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