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La rivolta continua

Forse ci sarebbero un sacco di argomenti da trattare su un blog che ha un po’ perso la sua naturale regolarità (dobbiamo provare con gli yogurt cacaioli per tornare a scrivere un po’ più spesso? Noi di Voyager pensiamo di no). Per esempio che sabato Koris si è armata una grotta da sola senza farsela addosso (ancora similitudini cacaiole, ma lo sapete che è un blog di merda), anche se tutto sommato non merita gli onori della cronaca vista la sua assurda facilità. Del Koris-racconto che verrà pubblicato ne parliamo poi con calma, a tempo debito.

Quindi continueremo con la saga ininterrotta da fine gennaio ad oggi: la rivolta dei laptop. La situazione, su ogni versante, è tragica ma non seria.

Quello messo peggio è sempre Blatto, per quanto stia meglio rispetto a dieci giorni fa. Dopo aver clonato dischi, restaurato partizioni, spolverato file, ricucito librerie e fatto decluttering con componenti
fondamentali di Debian, ora Koris passa le serate a reinstallare pacchetti. Ogni sera è un “domani è l’ultimo giorno, poi reinstallo direttamente Debian”, poi finisce che non reinstalla un tubo perché ormai è diventata una questione di principio. In compenso ha imparato un sacco di cose sul filesystem di Debian, come l’esistenza di una libreria dall’evocativo nome “libvoikko”, che pare un mobile Ikea e invece fa un non meglio precisato trattamento liguistico. Koris non ha idea del perché fosse installata su Blatto, ma ormai non si stupisce più di nulla, nemmeno se stasera si trova installata libkittemmuort.

Trillian non era morta, come al solito faceva solo finta. Quello morto era l’alimentatore. Il problema è stato brillantemente risolto da ‘thieu che ha fornito un alimentatore di un altro MacBook, non si sa quale e non si sa di chi. Si sa solo che giaceva in un armadio in unversità e ‘thieu, posseduto dallo spirito di un Kender, si è detto “bah, se è per lasciarlo lì…”.

Anche il MacBook di Orso ha visto tempi migliori e non funziona più lo schermo. Orso ha chiesto aiuto alla sorella, ma Koris non è ancora in grado di fare diagnosi informatiche a distanza, nemmeno aiutandosi con la lettura dei tarocchi o coi fondi delle tazze di Nesquick. Orso ha dovuto rivolgersi a un riparatore di fortuna, dopo essersi fatto schifare da un centro Apple. Saltiamo a piè pari la parte in cui Koris vi dice che Apple e la sua politica fanno schifo, tanto sapete come la pensa.

E ora veniamo al grande ritorno di Marvin, il primissimo laptop di Koris, il primissimo maltrattamento a base di svariate distribuzioni di Linux di un periodo oscuro. Comprato nell’omai lontano 2005, Koris pensava che Marvin fosse destinato a restare un cimelio informatico senza alcun uso pratico. Questo finché il computer che pilota lo spettrometro gamma, coetaneo di Marvin, non ha esalato l’ultimo respiro lasciando tutti in braghe di tela. I driver dello spettrometro, ovviamente, non girano su nulla che non sia un Windows Xp a 32 bit. A meno di non sborsare svariate migliaia di euri e cambiare tutta la baracca, in tempi non del tutto compatibili con la data di scadenza che Koris ha stampata sul culo. Marvin, però, è in effetti un aitante Windows Xp a 32 bit che poteva salvare capra e cavoli emettitori di gamma. Koris ha proposto alla Capa, la Capa ha detto perché no. In effetti Koris è riuscita a installare i driver dello spettrometro e anche il software di acquisizione dati in meno di un’ora questa mattina. Solo che Marvin e lo spettrometro non si sono parlati. Forse si sono proprio mandati a cacare, ma non ne abbiamo la certezza. Koris ha speso il resto della giornata per cercare di riappacificarli via protoccoli TCP/IP, ma niente, nada de nada. Per fortuna Koris era sola nel laboratorio di misura, così nessuno ha potuto sentire le sue urla.

Tornata in ufficio a fine giornata con le pive nel sacco, Koris si è accorta che nel manuale, in una pagina perduta in mezzo alla fuffa, in un minuscolo font a piè di pagina c’era scritto “attenzione, dovete inserire la chiavetta usb di sicurezza perché vi sia trasmissione dati”. Koris è stata molto vicina a spaccare tutto, ma si contiene. L’attività “spaccare tutto” è un’opzione che si sblocca solo quando sei in un posto di lavoro per più di sei mesi. Diamo l’illusione di avere contegno, ancora un po’.

Tanto domani si può provare a reinstallare tutto e a sperare che la rivolta informatica sia repressa nel sangue silicio. Sempre domani, come Godot.

Brodino, sempre sia lodato

Koris finge di non esistere, mentre il piatto con i gianduiotti la fissa insistentemente dal tavolo del salotto. Koris si dice “non mi avrai viva”. I gianduiotti sfoderano un sex appeal pari a quello di Dita Von Tese. Koris si arrende nel giro di cinque minuti. Si attende a un ritorno all’austerity di casa Koris, ove il cioccolato è solo fondente amaro come la vita e la minestra impera nella cucina.
Spin cerca di eguagliare la sensualità casalinga dei gianduiotti, ma arriva al massimo a farsi cacciare fuori per atti osceni con una pantofola rosa. Fallito il suo tentativo di scrivere un “Cinquanta sfumature di pelo”, è caduta in piena PMS felina e sfoga il suo disagio azzannando arti dei malcapitati (che poi è un po’ il sogno di ogni donna in quel determinato periodo). Forse un po’ di brodino farebbe bene anche a lei.
Koris ha un’insofferenza televisiva da chi non aveva uno scontro ravvicinato con uno spot da sei mesi. In questi giorni italici ha già imparato a memoria le sette-otto pubblicità che girano su La7 all’ora del telegiornale. A minuti alterni si bulla di poter votare in consolato, dicendo “Quando al tiggì annunceranno che sono stati decisivi i voti degli italiani all’estero pensate a me”. Ha ricevuto la risposta “La gente se ne frega degli italiani all’estero”. Rassegnata, si è ritirata a fare tutti i rebus della settimana enigmistica, per vendetta.
In un momento di particolare disagio familiare, ha persino comprato un ebook a quasi dieci euro. Per poi bestemmiare per un’intera mattinata cercando di far leggere un ignoto file acsm a Marvin con Archlinux. Ora non le resta che convertire l’epub in pdf e affidarlo a un Francis Drake del web. Questo soltanto per la cazzimma, come direbbe Junior, che le ha provocato lo sbattimento per leggere gli acsm.
A tal proposito informatico, l’aver trovato uno smartphone sotto l’albero di Natale ha fatto provare a Koris le stesse sensazioni di sua nonna di fronte alla tecnologia. Lei, che programma in C++, bash, python e ha un computer che può fare a meno dell’interfaccia grafica, si trova costretta a chiamare Orso ogni volta che vuole mandare un messaggio. Lo smartphone è convinto che siano le 22:44 del 12 gennaio 1980. Tanto per dire che nessuno ha ancora capito come regolare data e ora.
Ma domani si torna in Francia. E da domani brodino per tutti.

The reason why

(Il titolo è in inglese solo perché con la strafottuta tastiera americana non posso mettere gli accenti. E i titoli con gli apostrofi in luogo degli accenti mi imbestialiscono alquanto, soprattutto in questi giorni in cui la risposta standard a una richiesta di qualunque tipo è “andate tutti a cacare”)

Se in codesto periodo Koris è online, lo deve solo alla generosità dell’Amperodattilo che le ha donato il suo vecchio Marvin (in verità per avere una scusa valida per comprarsi un giocattolo ultracompatto che si taglia con grissino sta dentro una pochette come un Macbook Air). Piccolo riepilogo per chi non segue il blog dalla notte dei tempi: Marvin è stato il primo Koris-portatile, comprato anni or sono nell’ottobre 2005 (fate vobbis) nel periodo in cui Koris-matricola lasciò Merdopoli per trasferirsi a Boulogne nelle Nebbie di Avalon.
Specifiche di sistema del potentissimo Marvin: modello Acer Travelamete 4021, meglio conosciuto come “c’avanzavano i pezzi degli Aspire e non sapevamo che farcene”, processore Intel Pentium M 725 GHz senza core e senza cuore, 512 Mb di RAM azionata da criceti obesi, hardisk di 60 giga col brutto vizio di deframmentarsi ogni tre mesi, lettore cd/dvd simile a una paletta per infornare le pizze, scheda di rete avente la voglia di lavorare tipica della pubblica amministrazione italiana, tre porte USB in crisi identitaria, sistema operativo Windows Xp Massaia Isterica Edition. Più che un computer, una lavatrice.
Ciò nonostante, Marvin resse due anni al Koris-fianco, luogo mai troppo tranquillo per un essere composto di silicio. Sopravvisse al dual boot con Kubuntu e ad alterne vicende di imbranataggine informatica che non stiamo a ripercorrere in codesta sede. Poi venne l’aggiornamento alla versione 7.10, Koris fece un casino come di suo solito e si trovò davanti un orribile Grub Error 15 e nessun sistema operativo presente. Si disse che lo aveva ucciso.
Mentre ancora si trovava in lutto, Orso, l’Amperodattilo e W. la incitarono a una ventata d’aria nuova e a comprarsi un Macbook, la fu Trillian deceduta settimane fa. Koris non fece resistenze e accettò di buon grado. Poi si accorse che Marvin era tutt’altro che morto, lo rimise in sisto e lo donò all’Amperodattilo, mentre Trillian nuova di pacca sbrillucciava sulla sua scrivania (all’epoca era ancora un Macbook bianco).
In codesti giorni in cui di Trillian non resta che un case a brandelli e un clock che non batte più, Koris si interroga su quale fu la vera causa che la spinse ad abbandonare Marvin. Non il Grub Error 15, quello fu un pretesto. Bene, oggi ha avuto la risposta.
Marvin è un computer ciccione. 25 cm per 35, per un peso totale di tre chili, senza contare il discreto lingotto dell’alimentatore. Ottimo per guardare i film o per allenarsi allo zaino per l’ascesa sul Himalaya. Ma sicuramente non per essere scarrozzato tutti i giorni (e ora si capisce perché l’Amperodattilo abbia voglia di Air).
Insomma, Marvin è un pc non fisso, in quanto non si compone di troppe parti da portare a spasso separate. Ma di lì ad essere un pc portatile, ne passa di acqua sotto i ponti.
Ma gli vogliamo bene lo stesso.

Due CPU che battono come una sola

Che Koris stesse diventando un computer se n’erano accorti più o meno tutti. A cominciare dalla sua naturale attrazione per Trillian (e Marvin prima di lei). Koris crasha e va in segmentation fault (o segmentation violation). Koris ogni tanto ha bisogno di fare svuota cestino. Koris ha sempre bisogno di più RAM o di un hardisk esterno.
Ma fino ad oggi non sapevamo che Koris fosse provvista di una CPU. Che per altro pensa in binario e non in esadecimale. Guardando un foglio innocente (bhe, innocente fino a un certo punto, dato l’alto contenuto di zero e di uno), ha esclamato:
"Ma no, 11 per 10 non può fare 5, deve essere un numero positivo! Fa 110, ovvio!".
A quanto pare, l’uso prolungato di sostanze tossiche quali the verde al gelsomino e cioccolato fondente, assieme all’esposizione agli effluvi paradisiaci del Libro Dei Morti (anzi, di tutte le varianti conosciute del siddetto libro) ha fatto sì che i già precari occhi di Koris si siano deformati in un parity checker.
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Qualche volta succedono cose strane…

Marvin aveva un’anima e un suo macabro senso dell’umorismo, soprattutto quando aveva problemi con pdflatex. Trillian sembrava più stabile e più in linea coi gusti di Koris, anche se è in grado di dare simpatiche rogne. aMule è uno dei più incompresi misteri della fede: ieri non funzionava, oggi sì. Perché? Cosa è cambiato, a parte averlo reinstallato con le stesse impostazioni di prima. Non è dato sapere. Pura fisica sperimentale: tutto funziona e nessuno sa il perché.
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Blue Trillian

Koris è stanca, Koris è scazzata, Koris è ai minimi termini. Koris non si riconosceva più nel desktop dolce e puro che si era fatta da sola e che ha tenuto per tutto settembre. Siccome o fugge a Valinor o compie qualche omicidio inconsulto, ha pensato di intonare Trillian al clima che tira:

Rhaegar e Robert

Non è un desktop spoileroso. Rhaegar e Robert che combattono sul Tridente. Cioè, non è che Rhaegar combatta più tanto, però è fiero. Parecchio fiero. La batosta Targaryen, ovvero i draghi non pownano sempre. Poi l’immagine è bella. Rubata Westeros in Italy.

Rhaegar fought valiantly,
Rhaegar fought nobly,
Rhaegar fought honourably,
and Rhaegar died

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Yaxara e lo stato maggiore hanno esattamente due problemi, a prescindere dalla dispensa semi vuota e dalla cronica mancanza di voglia per fare la spesa:

problema 1: i fantastici grafici per cui hanno penato tante ore in laboratorio (uh, informazione di servizio: finite le analisi col microscopio titanico comincia la proiezione del film comico realistico "Koris e i predatori del muone perduto") si piazzano a caso nella tesi. Con grande scorno della scrivente, che l’assurda impressione che con Marvin non succedesse. Non si mangia il suo proprio fegato con le cipolle solo perché non ne ha le prove. Non del fegato, bensì del comportamento di Marvin. Sta prendendo piede l’idea di installare Linux su Trillian, se non ci fossero duemila esami di mezzo. E per di più mi sono dimenticata nel pc del laboratorio i grafici del chi quadrato, quindi non si inseriscono nemmeno oggi. Come direbbe Cambronne, merde!

problema 2: con quantistica siamo al punto di partenza. Back to where it all began. Il che, parafrasando, vuol dire due cose: la prima, scontata, che non so fare un nulla cosmico, la seconda è che quella percentuale infinitesima e trascurabile che so fare… la so fare perché mi ricordo le soluzioni, non perché abbia acquisito un metodo. Questo non è metodo, questa è anamnesi. Il rotatore piano ne è un esempio lampante. Non ho la benché minima idea di cosa ci sia dietro, ma so la hamiltoniana e ricordo che la soluzione è periodica e deve uscire il numero quantico magnetico.
Ovviamente non sto studiando il momento angolare, un po’ perché è già uscito, un po’ perché tanto è tutto basato sulle armoniche sferiche che probabilmente non saprò mai e comunque i valori plausibili di m sono sempre e solo 1, 0 e -1, con l=1. Anche qui, non è conoscenza, ma statistica.

Quindi ben si comprende la mia situazione. Notte e giorno faticar, per chi nulla sa gradir, che poi sarebbe l’uomo dalla cintura texana (a proposito, perché diamine di motivo se la mette, visto ci sono più sforzi di taglio massimo lì che nelle adorate faglie di Bonfy? Se il Tubo prende qualche altro chilo e quella gigantesca patacca si stacca, acquisisce una quantità di moto tale da ammazzare qualcuno!), l’ennesima nemesi sul mio cammino. L’anno scorso me la sono presa tanto con Rouge, che alla fine si è rivelato un cucciolone (di dissennatore, comunque) innocuo. Sarà che ormai anche lui fa parte contemporaneamente del passato e della quotidianità, essendo fisica 2 un esame alle spalle, ma coabitando due uffici più in là col medesimo individuo.
Ma il Tubo no, per ora è passato e presente, e secondo come purtroppo anche futuro. Per quanto mi auguri il contrario. Che so, potrebbe implodere, non mi stupirei. Comunque, ho una vaga idea di come lo chiamerebbero gli Uruk-hai (ammesso che non fosse uno di loro, non è escluso nemmeno questo… la corporatura c’è, manca solo il colore): il MerdUomo.

Now unblessed, homesick in time,
soon to be freed from care, from human pain

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