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Meno sette, The Ring

Sette giorni! Koris potrebbe essere tentata di mandare in giro a tutti i capi di Neutroni Porcelloni una videocassetta assassina, contenuto Koris che si asciuga i capelli e che pare Sadako/Samara appena uscita dal pozzo. Differenze minime, umore incluso.

samara

Qualcuno mi passa il phon?

Koris si sente abbastanza fotteseghista, stato mentale guadagnato dopo mesi e mesi di paturnie. Il Nirvana, in pratica. L’atarassia degli dei. Il distacco dalle cose materiali.

Talmente tanto distacco che quando ieri mattina Koris ha trovato un finestrino della macchina di funzione esploso non si è nemmeno arrabbiata. Tanto fra SETTE GIORNI la macchina di funzione non è più un suo problema (soavi parole). Ha solo fatto la scartoffiaggine necessaria per evitare che il CCC la accusi di essersi spaccata il finestrino da sola. È incredibile di come l’atarassia ti permetta di sbrogliare una denuncia in meno di mezz’ora, senza turbare la tua pace interiore.

Koris si sta quindi aggirando con una macchina rattoppata con un pezzo di plexiglass, nella speranza che tenga ai prossimi ultimi dieci (diciamolo di nuovo che suona bene, ULTIMI DIECI) tragitti. Cinque andati, cinque ritorni. A dire il vero quattro ritorni e mezzo, ma al netto dei vari ingorghi diventeranno cinque. All’idea Koris è talmente triste che, quando nessuno la guarda, si trova a ballare sulle note di un immaginario “A l’entrada del temps clar disco dance remix”.

Su Neutroni Porcelloni è il delirio come solito. Il Rimpiazzo è ancora in vita ed è un punto a suo favore. Koris ha risposto male al Vodka e non riesce a sentirsi in colpa. Continuano a fioccare inviti per le riunioni post-15 ottobre, Koris li rifiuta con gusto perché è una persona pessima.

Si continua a ignorare signorilmente tutto il grandissimo bordello del dopo, perché in fondo ci piace nutrire ancora una speranza. E la speranza di aver ricominciato a dormire per davvero e non solo per raggiunti limiti di tolleranza umana.

Quindi, Koris, diciamolo ancora una volta: SETTE GIORNI!

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Cronaca di un giorno di pioggia

Ti svegli coi lampi. “No, ma vai tranquilla, sono solo due gocce” disse quello che ha dei geni Ch’ti. Ora, le due gocce di uno Ch’ti corrispondono circa a un’allerta meteo di livello arancione per il Mediterraneo medio.

In strada è buio. Ma non buio naturale da cambio di stagione in atto, le tenebre complete. I lampioni sono spenti perché il comune deve aver trascurato di pagare la bolletta, ma sarebbe capacissimo di dire che è una procedura ecologica per risparmiare elettricità. Come no. Ti avvii nel buio sotto la pioggia, sentendoti già un po’ sfigata per il quadro e perché sono le 6:50, e non osi attraversare la strada per paura di essere investita da: A) una macchina coi fari spenti, B) un ratto di fogna mutante, C) un monopattino elettrico contro mano.

E ancora hai culo che non ti muovi negli orari di entrata scolastica. Altrimenti dovresti fare il percorso di guerra fra i veicoli ammassati davanti al portone della scuola, nel tentativo di far sbarcare i pargoli direttamente dal sedile alla soglia della classe. Ma del resto, in questo XXI secolo, il “allora ti sgancio in corsa, eh” e lasciare che il bambino attraversi da solo la palude stigia dei giardini delle elementari De Amicis sarebbero considerati abbandono di minore e denunciati ai servizi sociali.

Arrivi finalmente sulla Cannebière dove ci sono ben due lampioni accesi che fanno luce a un tizio impegnato in un’inversione a U in pieno senso unico. Vabbè, entri nel parcheggio. Dove due uscite su tre sono bloccate per ragioni imperscrutabili, ma te lo hanno già detto, qui siamo a Marseille, se vuoi un posto con senso civico devi emigrare in Svizzera (lett.).

Entri in macchina, metti in moto che già non ne hai voglia. Nota di colore sulla macchina di funzione, Christine III ed ultima: non è dotata del pulsante che attiva automaticamente lo sbrinatore per i vetri. Il conducente deve girare le manopole di direzione del getto e temperatura fino a trovare la soluzione a mano. Livello di ergonomia: Wolkswagen Jetta del 1984.

Anche sul tratto urbano dell’autostrada i lampioni sono spenti e le righe delle corsie non si vedono. La gente va un po’ a cazzo di cane e tu con lei. Ma che bisogno c’è della luce, no? In fondo si sa che i Marsigliesi sono sempre così ligi alle regole… abbastanza da considerare i collaudi una formalità inutile e continuare a guidare la Clio del defunto zio Toninu, immatricolata nel ’90, sprovvista di frecce, stop, pezzi di carrozzeria a scelta e con gli abbaglianti come unica opzione per i fari. A confronto la Ya(xa)ris entra nella categoria auto di lusso. Cosa può mai andare storto? Ah, dimenticavi: ci sono anche lavori e relative voragini sparse qui e là per il tragitto.

Termini, tant bien que mal, il percorso del combattente marsigliese per arrivare alle porte di Aix, ovvero Fighettolandia in cui funziona tutto tuttissimo, che mica siamo a Marseille, oh. Peccato che per attraversare sani e salvi il tratto autostradale di Aix sia consigliabile avere una macchina con l’opzione U Boat, per guadare indenni le pozzangere con una profondità stimata di un paio di metri.

Arrivi finalmente sull’autostrada di Gap, passati i due tornanti della muerte che escono da Aix. Ora dovresti essere un pelo più tranquilla, nonostante la pioggia che ti limita ai 110. Almeno finché non ti trovi in coda un* stronz* (la pessima abitudine si è rivelata essere gender neutral) con, a scelta, una Audi/Mercedes/BMW/Porche/Maserati (nella campagna Aixoise hanno la riccanza, loro) che ti si incolla al culo, in barba a qualunque nozione di distanza di sicurezza, perché a suo dire non stai andando abbanstanza veloce e stai facendo perdere tempo prezioso al bizness. Già ti girano i coglioni a raffica.

Superi l’ultimo ostacolo della coda al pedaggio, che questa volta ha deciso di accettare la tua carta di credito senza protestare, almeno quello. Parcheggi, ma vorresti solo buttare la macchina (ora in riserva) nella Durance e ritirarti a fare l’eremita all’Adaouste assieme ai pipistrelli.

Poi ti dicono anche “eh, ma vuoi mettere la comodità della macchina rispetto ai mezzi pubblici?”.

Smadonning in the rain

Piove così tanto che più che la macchina di funzione servirebbe un u-boat. Stamattina Koris, mentre più che guidare faceva surf sulle pozze in autostrada, rifletteva che il destino è cinico e baro e che solo quattro anni Koris non sarebbe mai stata in grado di guidare sotto un diluvio. Non che ora lo faccia volentieri, però lo fa. Quando è volubile l’animo umano. Nota eco-friendly categoria Euro5: qualora mettessero un bus fra Marseille e NeutroniPorcelloni, Koris sarebbe la prima a disfarsi della macchina e a tornare alle sue sonorissime ronfate in bus. Fine del greenwashing blogghistico.

Koris ha chiesto a un collega se poteva fare il verbale di una riunione, visto che nonostante il multitasking non è ancora in grado di fare presentazioni, rispondere alle domande e prendere appunti allo stesso tempo. Koris ha avuto in cambio una pagina di appunti fotocopiati e arrangiati che c’abbiamo da fare, noi. Koris ogni tanto si sente molto presa per il culo.

Il Capo ha passato un attimo di terrore quando Koris è arrivata nel suo ufficio con una domanda icongrua.
“Scusa, Capo, S.O. è un pezzo grosso?”
“Un pezzo grossissimo”
“Ah”
“Perché? Non dirmi che hai fatto a botte con lui. Altrimenti puoi andare anche subito a liberare la scrivania…”
“No, no. Stavo per, ma non l’ho fatto. Non che la voglia mancasse”
“Meno male!”

Koris avrebbe dovuto andare a calmare i suoi bollenti spiriti nel clima diversamente caldo del Vercors, ma le perturbazioni hanno voluto altrimenti. I problemi nella vita sono altri, ma il meteo putrido durante il ponte rompe un po’ il cazzo. Essendo appunto il ponte dei morti, mortacci suoi.

Se non smette di piovere e se arriva a casa intera, dopo il meteo e il vento di oggi, più che mandare curriculum ad altre aziende Koris l’anno prossimo si iscrive alla Vendée Globe.

Da non racontare

Potremmo raccontare di come sabato ci si è ritrovati come degli idioti a tre quarti del Aven des Neufs Gorges, verso -100, e di come si sia rimasti lì perché mancava una corda per arrivare al fondo. La prima volta si pensava mancassero solo due moschettoni, ma il fondo non era il fondo vero.

Potremmo raccontare della domenica come tutte le domeniche nel solito buco. Che tanto fa le cose che fa di solito: ti illude di continuare e si ripiega su se stesso sfidando la geometria. Grotte lovecraftiane e dove trovarle.

Potremmo raccontare della felicità generata da un svincolo autostradale. Che mai nella vita si sarebbe pensato possibile gioire per uno svincolo autostradale nuovo, ma quando il tempo di percorrenza passa da un quarto d’ora (quando diceva culo) a tre minuti… beh, c’è una prima volta per tutto. Peccato che abbiano piastrellato di lavori tutto il resto del tragitto.

Potremmo raccontare del lavoro ma anche no. Che fra mail dimenticate, riunioni urgentissime che si sapevano da venti giorni ma comunicate all’ultimo momento, vecchi puzzoni nipponici che ti bypassano creando merdoni, ore di straordinario gratis et amore dei, varie ed eventuali plus plus, uno ci esce di testa. E forse, tutto sommato, è meglio consegnare la pila di rotture di cazzo all’oblio. Fa meno paura, dall’oblio dei secoli.

Potremmo raccontare di quanto sia impossibile richiedere un certificato di nasciata al comune di Roma se non ti sei fossilizzato a Roma. Ma potremmo estendere la cosa a ricevere un qualunque documento dall’Italia risiedendo all’estero. E vaglielo a spiegare ai Francesi che no, in Italia non vai sul sito del comune e richiedi che ti mandino il certificato per posta. In Italia vogliono la busta pre-affrancata e le marche da bollo. Ma le marche da bollo sono acquistabili solo in Italia. Cazzi tua, insomma. E questo dovrebbero sperimentarlo Salveenee e legaioli assortiti, quando pensano che chiedere documentazione in più agli stranieri sia corretto per evitare i “furbetti” (come se in Italia non ce ne fossero).

Potremmo raccontare del non-no che però non convince troppo, ma vabbè, so’ fregnacce. Tanto si sta scartabellando una cosa che non servirà a un tubo, ma è divertente, e forse l’importante, più che pubblicare ed essere letti, è ridere mentre si scrive.

Potremmo raccontare un sacco di cose. Ma le energie sono tali che sul ponte sventola bandiera bianca, quindi ci accontentiamo dei riassunti.

Senza addurre motivazioni plausibili

La giornata non è nemmeno a metà e Koris avrebbe già voglia di urlare il suo disappunto di qui alla galassia di Andromeda. E tanto peggio se il suono non si propaga nello spazio, sarà un disappunto sotto forma di onda gravitazionale. Solo che Koris non è certa di poter addurre una giustificazione sufficiente. Forse sta diventando isterica. Ai lettori l'(affatto)ardua sentenza:

  1. Non si trovano le sezioni d’urto fotonucleari, o meglio, si trovano solo per qualche isotopo, il resto nada. Koris ha fatto presente il problema al MedioCapo, perché boh, se vogliamo fare dei conti di dose neutronica magari le reazioni nucleari non sono proprio bruscolini. Il MedioCapo ha risposto “try to figure this out”, in lingua italica “arrangiati”. Koris continua a rimuginare, non vuole tornare nel gorgo di NJOY, odia le sezioni d’urto, odia il doversi sempre arrangiare e dover fare l’equivalente di semina-mietitura-macinazione per poter produrre una fottuta pagnotta.

  2. Koris aveva preso la sua buona volontà e a settembre aveva organizzato un’uscita speleo in una grotta protetta, prevista per giugno. Koris aveva anche insistito perché rimasse una cosa inter nos, ovvero all’interno del suo gruppo, ma invece no, bisogna per forza essere ospitali. La domanda “perché ogni volta che dico una cosa nessuno mi caga?” resta senza una risposta. Comunque, si è finiti con tre imboscati, che forse possono fare l’uscita, forse no, forse la mandano a pallone e allora fanculo. Tanto se Koris dice qualcosa chissenefrega, è lei che crea problemi perché è lenta, perché non si butta in un P100 senza farsi patemi, perché è troppo prudente. Koris aveva deciso di non organizzare più nulla dopo la grande delusione del Gouffre Berger (ricordiamo: organizzi tutto, ma tu non scendi perché sei scarsa, a meno di litigare con tutti per dimostrare che, hey, puoi farcela), se ci sono problemi anche questa volta l’iniziativa sarà fissa a zero.

  3. Si deve seguire una conferenza di interesse… boh, discutibile. Koris si chiede perché c’è gente che può andare in giro alle conferenze a dire “Non so, non sono sicuro, non ho finito il lavoro” e altri che invece devono arrangiarsi (vedi punto uno). Il mondo è bello perché è avariato, o forse non è proprio bello.

  4. I trasporti eccezionali che non vogliono prendere la corsia per veicoli lenti nei tratti in salita. Quindi procedono fra le due corsie per veicoli, ai trenta all’ora. Senza farsi problemi. Forse la patente per i tir fa parte delle nuove sorprese delle uova Kinder, vai a sapere. La guida giornaliera sta giocando un ruolo importante nella perdita della già scarsa Koris-sanità mentale. Un giorno qualcuno troverà Koris ad azzannare i copertoni di una Mercedes e tutti si chiederanno anche il perché.

  5. Koris forse ha scoperto di essere una pusillanime e non capisce come questo sia successo. O forse lo è sempre stata, ma la consapevolezza è arrivata solo ora. A meno che l’overthinking sull’overthinking non sia andato in segmentation fault, il che ha una probilità non nulla.

Comunque, c’è di che rallegrarsi, almeno sul fronte carriera: se uno come Di Maio può diventare ministro, Koris può benissimo riconvertirsi in fashion blogger/influencer.

Andromeda

Galassia di Andromeda, messaggio ricevuto?

C’è sempre un perché

Per esempio, perché mettersi allo sci di fondo, dopo anni e anni e anni di sole discese? Perché poi capita il giorno in cui la Provenza decide che la neve è bella (ma non ci vivrei) e ti accoglie alle sette del mattino all’uscita di Marsiglia con uno strano fenomeno atmosferico. Che si rivelerà poi essere neve a grandi fiocchi una volta arrivati in situ. Per ora ha smesso perché un gioco è bello quando dura poco. Affaire à suivre.
Ci deve essere anche un perché che giustifica i nuovi orecchini hand-made customizzati pezzo unico al mondo di Koris. A forma di pipistrello, asimmetrici. Ma se c’è un perché, non lo abbiamo ancora trovato. A parte l’evergreen “perché sono super-kawaii”, che a ben vedere è una ragione rispettabile.
C’è un perché persino al “prefirei lo facessi tu”, che in questi giorni ha colpito ancora e ancora. Il Capo giustifica con “perché sei brava e fai le cose velocemente”. La risposta che Koris si sforza di non dare sarebbe “estigrandissimicazzi”, tradotto in alto Valyriano “dracarys”.
Forse ci sarà pure un perché per i venti-trenta sfattoni che domenica avevano organizzato un devasto-party nella grande sala di ingresso dell’Adaouste, con fiumi di alcol, acri d’erba e un tunz tunz sparato a palla (in un’area protetta per la presenza di pipistrelli, cosa potrà mai andare storto?). Ma se un perché esiste, a Koris sfugge del tutto.

In una sola giornata

Ci sono giorni in cui il letto grida “non lasciarmi!” e bisognerebbe dargli ascolto. Koris stamattina non lo ha fatto e mal gliene incolse.
Koris aveva la macchina parcheggiata a un livello sotterraneo che non credeva esistere. ‘thieu le ha consigliato di farsi accompagnare da Orfeo, in quanto la macchina doveva stare proprio accanto a Euridice all’inferno. Al solito, conversazioni leggerissime.
All’uscita degli inferi del parcheggio, la strada era bloccata da un argutissimo omino pulitore che aveva abbandonato il suo pick-up con spruzzino in modo da ostruire totalmente le tre vie esterne. Non è stato facile fargli capire che era giusto un po’ in mezzo alle palle.
L’autostrada era felicemente bloccata non da uno, non da due, ma da tre incidenti. Quarantacinque minuti solo per fare un tragitto che normalmente ne richiede dieci.
Arriavata quasi a destinazione, al casello di Mordor c’era coda. Altri venti minuti, giusto per arrivare con un’ora di ritardo alla riunione diversamente utile che allieta le Koris-giornate lavorative in questi giorni.
Un tizio che doveva organizzare una riunione in Skype da ottobre circa, dopo l’ennesimo sollecito, si è fatto vivo. Ha proposto come data per la discussione “il 25 di questo mese o un qualunque giorno di quella settimana”. Ne ha ricavato una maschera viso esfoliante a base di sputi.
Dottorando Santuzzo è in fase accollo. Ha cercato di placcare Koris mentre stava facendo scaldare il cuibo, è stato liquidato con “non ora”. Non pago, un’ora dopo ha deliberatamente ignorato il segnale “occupato” su Skype e ha iniziato uno stalking informatico a base di “sei in stanza? Posso passare? Posso parlarti?”. Quindi ha mandato una mail per un meeting questo venerdì. Quindi ha mandato una mail per dire che aveva mandato una mail per un meeting questo venerdì. Bromuro nella colazione di dottorando Santuzzo, per piacere.
La neve ha cominciato a scioglersi, la voglia di vivere pure. Speriamo che nevichi di nuovo al più presto, altrimenti Koris ricomincia a sognare la Georgia Australe.

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