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Patetismi assortiti

Si stava meglio quando Capo Giuseppi stava in vacanza. O forse no, avendo disseminato di casini vari l’universo prima di sparire per due settimane. Riassunto breve e confuso delle vicende: a novembre-dicembre Capo Giuseppi presenta un progetto sbrilluccicoso in cui Koris doveva essere impiegata per la sua grande esperienza in materia. Promessa reiterata a gennaio, quando Koris ha fatto presente che se è un lavorone forse sarebbe il caso di darsi una mossa. Alla riunionissima preparatoria coi capissimi project leader sempre siano lodati, Capo Giuseppi arriva con un’ora di ritardo dicendo “ah, avete già discusso? Bene, tanto siamo d’accordo”. Durante le auguste ferie di scopre che sul medesimo progetto ci sono la bagatella di tre laboratori che hanno ricevuto tutti gli stessi ordini, ovvero cinque o sei (o forse di più) persone che si guardano metaforicamente via mail a colpi di “ma mi avevano detto che era compito mio”. Uno dei capissimi project leader sempre sia lodato ha risposto che la sua ripartizione del lavoro non prevede Koris in mezzo. Capo Giuseppi, interrogato in materia, lunedì ha scritto una lapidaria mail con “ah, sì, ma ho delle riserve”. Koris, con tre quarti di minchia abbondantemente fratturata, oggi si è presentata da Capo Giuseppi a chiedere chiarimenti. Capo Giuseppi ha tergiversato promettendo “spero di riuscire ad avere una risposta per martedì” e poi ha tirato fuori la fiera della fregnaccia del genere “ma se ci tieni a questo studio tu puoi fare la parte col codice che non conosci e che non hai mai toccato prima, anche se siamo già in ritardo sul programma” (Koris gli ha all’incirca risposto “e sticazzi ce li vogliamo mettere?”). Conclusione della favola, “pare essere una di quelle situazioni in cui finisce che nessuno fa nulla”, cosa non proprio rassicurante. Ma anche gli sticazzi di cui sopra.

Sono giunte notizie dello studio fuffoso con la startup magniloquente. La notizia è che prima di aprile non si avranno notizie. Per usare una locuzione dell’Amperodattilo, “si sta lì sul bacchetto” (locuzione forse derivata dalle galline appollaiate davanti al pollaio? Chi puèo dirlo). Koris ne ha già le palle traforate a merletto ancora prima di cominciare.

Koris ha l’impressione di aver perso il treno di Neutronland anche se, sfruttando la metafora, è ancora annunciato sul tabellone. Non sa se presentarsi comunque al binario col rischio di restarci malissimo o se continuare a frignare in sala d’attesa. La situazione è alquanto patetica, si sbloccherà solo o su un colpo di testa, oppure quando Neutronland toglierà l’annuncio. Ricominciano le Koris-riflessioni su “ma questa cosa forse mi avrebbe fatto felice, perché mi sono sabotata nell’essere felice?”. Tutto molto bene, insomma.

Fra le cose che Koris pensava la rendessero felice c’è il meno sei giorni alla fine del periodo di prova, ma… boh. Lo stesso hype che per “Rings of Power”, la serie sul Signore degli Anelli ripensato per Gucci: esisterà, succederà, chissenefrega. Altre riflessioni sul non saper essere felici in arrivo.

Altre cose che potrebbero rendere Koris felice non succederanno perché meh. Perché ti dicono di rilassarti, vivere la tua vita e sorridere al cielo azzurro, ma a quanto pare non siamo programmati per questo genere di cose. Il romanzo boh, Koris ha scritto (quasi) due prologhi, ma questioni di vita altrui fanno sì che i ritardi dell’editing si accumulino. Si è già detto meh?

Quindi un altro bel post patetico da personcina patetica che pensava di essere al termine dei suoi problemi patetici, e invece no. Quelle belle giornate che ti portano a pensare che forse il problema, sotto sotto, sei tu.

Possiamo vederci cupi pensieri che ammorbano il Koris-cervello?

Rimettiamo i punti

… prima che questi diventino punti di sutura sul cranio di qualcuno o sul Koris-cranio. C’è da dire che Koris attualmente vorrebbe molto essere qualcun altro, ma pare che la cosa non sia fattibile. Anche essere un gasteropode andrebbe benissimo, per dire.

Dal post precedente è successo niente e di tutto, come al solito. Fatto sta che Koris non ha ancora preso LA decisione, ovvero se spedire quel maledetto cv a Neutronland o meno. Nel mentre ha trovato mille ragioni pro e mille ragioni contro. Essendo questo il Koris-blog, quindi luogo deputato ai Koris-accolli, facciamo chiarezza.

Ragioni contro: s’è capito che salvo cappellate giganti Koris dovrebbe aver svoltato il fottuto periodo di prova, quindi tempo quattro settimane Koris veleggia nei tranquilli mari del tempo indeterminato in un cui solo uno tsunami veramente grosso potrebbe fare danni. Vogliamo turbare questa tranquillità mandando tutto all’aria, anche se per un altro tempo indeterminato? E poi, qui pare che il carico di lavoro potrebbe diventare gestibile imparando a dire qualche no e facendo la voce grossa con Capo Giuseppi. Vogliamo davvero prenderci carico di una sorgente radioattiva coperta di trizio e che ogni tanto vuole essere coccolata fino a tarda sera?

Ragioni pro: però sì, a Koris piaceva fare quello, pistolare con i rivelatori. Che oh, le pentole a pressione con l’uranio dentro sono anche carine, ma la strumentazione di più. Se tanto l’idea di chiedere un trasferimento in tempi non biblici è già germogliata, perché non concimarla subito? (Significa andara a cacare? Meditiamoci) Perché bisogna vivere con la perenne sindrome dell’impostore che non sa perché ‘ste cose non le ha studiate fino in fondo?

Nel mentre Capo Giuseppi manda segnali contraddittori. Ha spinto Koris a compilare cv e lettera di motivazione con un paio di uscite non proprio gradevoli. La prima per mail, lunedì, scrivendo a Koris “dovresti consegnare questo studio entro la fine della settimana, così posso andare in vacanza per due settimane in tranquillità”; non rispondere “estigrandissimicazzi delle tue vacanze?” è stato arduo. La seconda ieri, chiamando Koris prima al telefono e poi su Skype e facendosi cadere dell’alto con frasi del calibro “ho deciso di annullare la tua riunione di domani” e “devi abbandonare il progetto”, per poi scoprire che vuole appioppare a Koris dei calcoli farraginosi per gente che vuole ramazzare sovvenzioni, cosa diversamente interessante. Koris ha scomodato J per porconare da un lato all’altro dell’Atlantico e si è svegliata sul piede di guerra. Giunta in ufficio Capo Giuseppi le ha chiesto di parlarle e il succo del discorso è stato “mi disp, sks”. Che si rende conto che Koris si sta stressando (ma no, guarda, quel “ti invito a continuare i calcoli durante le vacanze” l’abbiamo preso benissimo), che però la stima e non vuole che sia frustrata, quindi basta dirlo se preferisce fare una cose e non altre. Cara ti amo, mi sento confusa, cara ti amo, devo stare un po’ da sola… Queste oscillazioni non giovano a schiacciare invia su quel maledetto cv, anche se da una parte essere in balia di un perenne indeciso non aiuta. Esiste una pagina WikiHow “come manipolare il tuo capo”?

In casa c’è un velato ostruzionismo. Dopo una fugace opzioni “segui il tuo cuore se voltare pagina è troppo doloroso”, si cerca di empatizzare con i casi del momento ma focalizzando l’attenzione su altro. Non si sa se un eventuale “io me ne torno a Neutronland” possa scatenare Cielo Rosso o meno, anche perché non si sa bene cosa voglia la controparte dalla vita. Il dialogo è una strada dissestata e poco percorribile.

I Maiores sono del partito “vai dove sei felice, tanto è tutta malvivenza”. Orso è già appestato di suo, quindi non viene ammorbato.

Il fronte wazzappico degli amichetti virtuali è compatto sul “porta via il belino”, ma declinato in diversi dialetti a seconda dell’ip.

Affidata la scelta al dado, Koris ha tirato un D20 dicendo “pari vado, dispari resto”. È uscito il 20 naturale delle grandi occasioni, Koris sente che l’universo vuole dirle qualcosa ma non sa se vuole capire cosa.

Quindi? Quindi niente, siamo punto e a capo. A suon di marinare in questo guazzetto di indecisione un po’ sì, un po’ no, Koris è abbastanza certa degli eventi a venire: scoppierà un merdone in laboratorio, Koris deciderà di averne le palle piene, manderà il cv a Neutronland e scoprirà che hanno già preso qualcun altro. Non si può campare così, mannaggia a tutto.

Panorama del Koris-cervello

Decisioni difficilissime

Ieri sera poteva essere una serata senza storia come tante, ma Koris ha avuto la pessima idea di andare a cliccare sul sito di Neutronland, colta da non si sa bene quale ispirazione divin-demoniaca. E lì il fattaccio: il posto che le avevano promesso e poi soffiato da sotto il naso, ora è di nuovo disponibile. Bello, sgargiante, a tempo indeterminato, aperto agli esterni come non lo era stato nel 2020. Tutto ciò in seguito a meccaniche laboratoriali alla Game of Stronz di cui non tratteremo in questa sede.

Tratteremo invece di come si sente Koris da ieri sera: fuori di sé per mille ragioni. Perché non è che ora soffra le pene dell’inferno come quando lavorava a Neutroni Porcelloni in qualità di manodopera schiavile, sia chiaro. Però è anche vero è che se n’è andata da Neutronland solo perché le scadeva il contratto in meno di un anno e quando hai superato una certa età il brivido del contrattino è qualcosa che non si vuole più provare. Non ha mai odiato Neutronland, al contrario. Anzi, forse lo ha amato pure troppo, perché veniva dall’inferno e quando vieni dall’inferno tutto sembra anche più bello e colorato. Sì, insomma, quella del lavoro attuale è una scelta di stabilità e di opportunità, non di contenuti. Ci siamo capiti? Forse no, ma pazienza.

Il sentimento immediato è stato il solito “e se poi te ne penti?”. Ovvero, il sacrosanto terrore. Spieghiamoci: Koris ha ancora un mese del fottuto periodo di prova e ha paura che se Capo Giuseppi viene a sapere dei magheggi intestini, la cosa finisca male. E magari Koris si ritrova col cerino in mano perché a Neutronland hanno già trovato un altro baby sitter di sorgenti radioattive. Bisognerebbe prendere il telefono e chiamare gli ex colleghi, ma con che pretesto? Serve un presto? Aiuto, la pandemia ci ha fatto dimenticare come si vive. Nemmeno a dirlo, l’immobilismo è un “e se poi te ne penti?”, ovvero se Capo Giuseppi si rivela insopportabile come ogni tanto sembra poi ci si mangia il fegato vita natural durante per l’occasione sprecata.

Altro sentimento fondamentale: la collera. Perché letteralmente porco cazzo. Perché questa cosa arriva con un pessimo tempismo; se fosse arrivata sei mesi fa sarebbe stato l’ideale. Se fosse arrivata fra sei mesi Koris avrebbe finito il periodo di prova e avrebbe una mente più sgombra per decidere con un’oncia di lucidità in più. Già, perché Koris è stanca morta, vorrebbe solo andarsene una settimana in un eremo in montagna senza dover rendere conto a nessuno, e con nessun si intende proprio nessuno. Perché qualora le cose vadano in porto, sarebbe un altro periodo di prova da sopravvivere, un altro momento di “do tutto per dimostrare che sono degna” (sì, non è l’atteggiamento giusto, lo sappiamo). E ora come ora quel “tutto” è davvero poco.

Altro fattore di collera: porco cazzo, poteva succedere quando era il momento. Il tizio che ha dato origine a tutta questa buriana avrebbe potuto pensarci prima di mandare all’aria i Koris-piani e non solo. Ci si sarebbe risparmiati un sacco di dubbi, di insonnie e di tempo. Forse non era destino, certo. Però porco cazzo lo stesso.

Insomma, Koris è sospesa in questo limbo di indecisione. Un po’ cerca di farsene una ragione, dicendo che alla fine la vita non è così male, che siamo a un passo dalla tanto agognata stabilità e che un lavoro è solo un lavoro, nella vita c’è anche altro. Un po’ si avvinghia al telefono pronta a chiamare l’ex collega M, con già tutta la lettera di motivazione pronta, unica lettera di motivazione che non richiederebbe uno sforzo erculeo per essere scritta.

Con molta probabilità non ne uscirà nulla e Koris vivrà nel dubbio per il resto dei suoi giorni. Però in questo preciso istante il momento è delicato e da maneggiare con cura. Intanto col cazzo che si riesce a vivere tranquilli per una settimana di fila.

The empiest words that there’ll ever be
It could have been me, it could have been me

Diasgi e dilemmi

Ovviamente non ci si poteva fermare su una nota positiva come il compleanno sugli sci, sarebbe stato troppo bello. Domenica, giornata che doveva essere dedicata all’acido lattico e a mettere a posto i bicchieri ancora in fuga per tutta la casa, la caldaia ha inizio a comportarsi in maniera bizzarra. Per prima scomparve l’acqua calda, che per questioni di impianti non-euclidei serve solo la cucina e non il bagno, alimentato in altro modo (per fortuna). ‘thieu si è messo smanettare con la caldaia, che a onor del vero non è proprio di primo pelo. La caldaia si è messa a sputare calcinacci, segno di maltrattamenti durante i biblici lavori della cucina. Dopodiché ha lasciato questa lacrime e intonaco caduto emettendo rumori tisici.

La prima balenata è stata smontare la caldaia e togliere tutti i detriti che dovevano essersi accumulati all’interno, salutando con affetto i mortacci degli operai che avrebbero anche potuto fare un minimo di attenzione (LOL). Poi si è pensato che non sarebbe stata una buona idea cercare di smontare un affare in cui circola gas e che sarebbe stato un peccato trasformare la cucina nuova in un cratere, con tutta la fatica fatta. L’opzione rimasta era truce ma necessaria: spegnere la caldaia e aspettare il tecnico.

Sono seguite ore di resistenza termica che sono diventati giorni. La temperatura è crollata da 18 a 15 gradi, in una sorta di declino da inverno antartico, col sole che ormai non sbuca più dall’orizzonte. ‘thieu pigola a intervalli regolari che ha freddo e ha insistito per mettere due coperte nel letto. Al contrario, Koris è forgiata dall’anno del disagio vissuto col SonnoDellaRagione, quando in casa c’erano dodici fottuti gradi costanti fino al disgelo e l’unico mezzo di riscaldamento era la CPU sotto stress del MacBook Trillian. Tuttavia un gioco è bello quando dura poco e sarebbe d’uopo che questa simulazione dei naufraghi sull’isola Elephant avesse un lieto fine. Almeno prima di andare a caccia di foche per nutrirsi.

Il dilemma invece è (tanto per cambiare) lavorativo e ha colto Koris all’improvviso, per caso. Incontrato un ex-collega di Neutronland a mensa, si è scoperto che il tizio assunto al posto di Koris molla l’incarico per aspirare a più lauti compensi e responsabilià. Com’è ovvio è seguito momento di Koris-furia perché potevi aspirarlo l’anno scorso e non prendere il Koris-posto, mortaccitua. Però ciò significa che l’anno prossimo a Neutronland si libera un posto (forse due, ma non sia, è ancora nebuloso). Questo ha fatto vacillare il Koris-sentimento che ha preso piede negli ultimi tempi, ovvero il “questo abbiamo, questo amiamo”. Con annessi dubbi del “forse dovevo restare a Neutronland”, anche se Koris è abbastanza sicura che se fosse rimasta a Neutronland sperando nel destino, il destino le avrebbe fatto il gesto dell’ombrello.

Interrogato in materia, ‘thieu ha risposto “conta che non c’è più il capo laboratorio che tanto ti voleva bene, quindi magari l’ambiente è cambiato e non in meglio. Forse adesso è il momento di voltare pagina”. Solo che Koris trova un po’ difficile voltare pagina, perché quel lavoro le piaceva davvero, al netto della delusione quando le dissero “no, il posto che ti avevamo promesso va a un altro”. Non è che il suo lavoro attuale non le piaccia, ma l’altro le piaceva di più. O forse era l’effteto di aver lasciato l’inferno di Neutroni Porcelloni a farle vedere tutto bello e glitterato, difficile dirlo. Fatto sta che se davvero il posto sarà aperto, Koris non saprà come sentirsi al riguardo (a meno che non l’abbiano cacciata a calci a fine periodo di prova, a quel punto lo saprebbe benissimo).

Intanto pare che queste domande siano un po’ troppo retoriche, visto che come al solito del diman non v’è certezza. E visto che domani Koris dovrebbe e si sottolinea DOVREBBE tornare in Italia, la citazione non è per niente a caso. Nuvole nere si addensano all’orizzonte e non è nemmeno il fumo della caldaia.

Diciamo che siamo a metà strada

Viva ma frullata

Rassicuriamo i lettori che Koris è ancora di questo pazzo pazzo pazzo mondo in cui, ça va sans dire, succede di tutto. Sì, la risposta a questa rassicurazione è “esticazzi?”, ma tant’è, qualora qualcuno si fosse fatto delle domande. La settimana in cui SuccedeDiTutto sta in effetti tenendo le sue promesse. Andiamo con ordine.

Martedì Stagista J ha discusso in un remoto luogo nel nord della Francia burrosa, tuttavia Koris non ha assistito. Né di persona, perché una discussione nella Francia burrosa al mattino non consente di mollare un lavoro in Provenza nel pomeriggio, né in videoconferenza, perché il tecnico informatico dell’università in questione è, come si dice in gergo, un branquignol.
“Non eravamo preparati”
Come se non ci fossero stati diciotto mesi di pandemia, fortunelli. Comunque, Stagista J deve aver discusso in maniera approssimativa come al solito; Koris è stata richiamata (al telefono) per la parte domande e avrebbe voluto strangolare lo stagista a distanza perché “io te l’avevo detto che il controrelatore è esperto di quella cosa lì e ti avrebbe fatto domande su quella roba lì, ascolta una vecchia scema” e invece no. Pazienza, si è tolto dai piedi con voto migliore di quello che si sarebbe meritato.

Il pomeriggio del martedì è stato dedicato a torte al cioccolato, crostate, lacrime e addii a Neutronland. Che in fondo in fondo Koris non voleva andare via, ma se non c’è un futuro certo è suicida restare. Però Neutronland l’ha tirata fuori dal gorgo nero e senza fine di Neutroni Porcelloni, le ha restituito un’esistenza che assomigliasse a una vita e non solo a una parvenza (coviddi nonostante), le ha fatto capire che tutto sommato ci azzecca. Come in tutto c’è stato il bene e c’è stato il male, ma questa volta possiamo dirlo senza dubbi: Neutronland ci mancherà.

E mercoledì fu il grande salto nel vuoto. Che Koris non ha ancora del tutto processato al giorno d’oggi. Mercoledì ha recuperato badge, firmato cose, incontrato gente, quindi si è fatta divorare dall’ansia e dalla sindrome dell’impostore perché anche CheMinchiaNeSoIoDiReattori. L’ansia ha toccato un vertice piuttosto alto quando il capo nuovo l’ha presa da parte per dettagliare le sue mansioni.
“Mi hai detto che ti piacciono le sfide, quindi fammi questo studio sugli attinidi minori per fine ottobre”
In quel preciso istante Koris è stata presa dal medesimo sentimento di panico di quando fece per la prima volta lezione ai Mostri: quel desiderio fortissimo e quasi inarrestabile di mollare tutto e fuggire dicendo “regà, mi sono sbagliata, non ce la posso fare”. Poi la disperazione passa, di solito quando hai deciso di chiuderti al cesso e meditare che ormai hic Rhodus, hic salta, è peggio tirarsi indietro. Quindi vai a chiedere una copia di ‘sto dossier sugli attinidi minori del 1996, per scoprire che qualcosina riesci a capire.

Koris non ha ancora una visione dell’insieme e la strada è lastricata di perigli. Ad esempio, ha avuto l’identificativo al computer standard solo oggi, e la mail solo nel pomeriggio. E deve ancora sbloccare il livello segreto “mail criptata”. In compenso non funzionano né Skype né le mail. Quanto al mega-computer con Linux, arriverà solo lunedì. Koris si sente un po’ in una situazione alla Enterprise B, dovrebbe essere tutto pronto ma non lo è. Vabbè, tempo di acclimatarsi e troviamo anche un modo di categorizzare questa nuova avventura sul blogghe. Che poi è anche stranissimo continuare ad andare nello stesso centro di ricerca e avere la stessa routine tutti i giorni, ma aver cambiato radicalmente il resto. Nel mentre domani c’è una riunione con dei non meglio precisati Giapponesi…

Come si sente Koris in questi giorni

La settimana del SuccedeDiTutto

Koris he cercato di ignorare la presente settimana in tutti i modi, compreso quello del Relatore Max che esclamava sempre “c’è tempo” negando l’evidenza. Koris ha tentato di fuggire dalla realtà nel Vercors, prima all’abisso dei Fiori Bianchi, poi nel ramo storico degli Chouats, perché se sei sottoterra le preoccupazioni non ti raggiungono. Solo che ti aspettano all’uscita della grotta, anche se fuori ci sono otto gradi e 100 km/h di vento sul plateau des Gagères. Insomma, non se ne esce; dalle preoccupazioni, non dalla grotta. Dalla grotta si esce luridi e con male al collo per aver bassamente sovrastimato la larghezza dei cunicoli merdosi e bagnati.

Ad ogni modo, disagio nonostante, lunedì è arrivato e Koris non è pronta per nulla. Non è concentrata su nulla che non sia il suo nervosismo, tant’è che sta fissando delle equazioni chiedendosi “ma sono davvero così importanti i prodotti di fissione? Ma dell’uranio non se ne può fare a meno? Ma è proprio importante sapere cos’è un reattore?” (non so, Koris, fai tu). Nel suo cervello c’è un misto di tensione e magone, perché alla fine potevi anche restarci qui e sperare che la sorte ti assecondasse. O magari no, come pensava Koris mentre fissava soffitti alle cinque del mattino, magari saremmo ancora a lambiccarci il cervello sul perché e sulle ingiustizie sociali. Koris non ha chiarissimo cosa stava pensando alle cinque del mattino, erano cose confuse in cui la logica era piuttosto a spasso.

Koris ha deciso di fare due torte da portare domani per “festeggiare” la sua partenza. Anche questa decisione genera un’ansia terribile per le doti culinarie di Koris, che come si sa sono inesistenti. Si è quindi deciso che una torta sarà una crostata con la pasta comprata già fatta (il backup a prova di scemo, ma non sediamoci sugli allori), l’altra una risposta di Google a “dolci facili e rapidi per persone incapaci”. Capace che viene uno schifo proprio, almeno ci sarà la crostata di backup. E se la Koris-vita non prevedesse di partire da casa alle 6:30, la soluzione migliore sarebbe stata portare croissant per tutti e contenti li sapienti e li minchioni. Ora non soffermiamoci a pensare se Neutronland ci mancherà davvero o se è piuttosto paura del futuro featuring sindrome di Stoccolma. O un discorso più elaborato in cui c’entra la fuga da Neutroni Porcelloni, queste cose le lasciamo alla psicologia.

L’enorme elefante nella stanza che continuiamo a ignorare è l’inizio del nuovo lavoro mercoledì. Che Koris non sa cosa aspettarsi, non sa niente, non sa nemmeno se vuole degli spoiler. Un po’ sì, un po’ no. Magari sono dei pazzi col botto come in Neutroni Porcelloni. Magari le fanno fare orari della follia e sono anti-bus, quindi tocca riprendere la macchina tutti i giorn. Magari la cacciano con ignominia perché Koris s’è messa le Converse durante il lunghissimo periodo di prova (sei fottutissimi mesi, ricordiamo). Ci sono tante cose che possono andare storte, anche se un sacco di gente persiste nel dire che per farsi cacciare durante il periodo di prova bisogna farla davvero grossa e che non avrebbe senso assumere qualcuno per cacciarlo dopo due mesi, ma Koris non sente ragioni, sente solo i suoi traumi.

Una mini-ragione di tensione è la discussione di Stagista J domani mattina, che potrebbe essere un bagno di sangue ma anche no. Ma anche chissenefrega, a un certo punto è un suo problema, non di Koris. Tanto ormai si è tolto dai piedi, Koris gli ha detto “per qualsiasi dubbio chiedi”, Stagista J non ha chiesto nulla, quindi si parte dal principio che non abbia dubbi. O che se ne sbatta il belino, cosa assai più probabile. Ripetiamolo ancora una volta: non è un Koris-problema.

E niente, questa settimana succederà di tutto, è circa inevitabile. Speriamo solo che non ci faccia troppo male.

Assolutamente

Passeggiatine, stagisti e ansie future

Koris è appena tornata dagli Ecrins, dove ha fatto una passeggiata molto carina fino al Lac des Pisses e dove si è molto lamentata di quanto siano tristi le stazioni sciistiche d’estate (omettiamo i ragionamenti sulle stazioni sciistiche che altrimenti diventa un post-pipopne). La passeggiata molto carina si è rivelata essere un giro a 2500 metri di altitudine, di circa 19 km e 1100 metri di dislivello, che ha lasciato Koris in perfetta forma (al netto della fame atavica che la contraddistingue) e ha devastato ‘thieu, in particolare i suoi piedi. Koris è stata molto contrariata dal non poter fare una seconda passeggiatina domenica, causa altrui piedi putridi. E dire che ha passato le due notti in tenda a dormire su un materasso bucato, ovvero sulla scomoda e nuda terra, trovandola poi non così male. Avrebbe anche già cominciato a fare piani per l’autunno, poi s’è ricordate che ormai si vive come se non ci fosse non un domani, ma nemmeno un oggi pomeriggio e ha smesso subito. Avrebbe anche detto che sarebbe il caso che venga la neve, ma effettivamente nel 2021 c’è stata la neve e… vabbè, che lo diciamo a fare.

Stagista J ha subito una cazziata Replicante-style (nel senso, come quando il Replicante era in vena di complimenti). Giovedì Koris ha ricevuto fra le mani una presentazione che assomigliava a sostanze organiche di rifiuto, quindi al culmine della rabbia è andata da Stagista J e gli ha detto “ora facciamo una prova con questo supporto che hai appena consegnato, poi ti faccio domande come se fossi io la commissione”. Stagista J ha farfugliato che non si era ancora fatto i riassuntini da imparare a memoria, Koris ha risposto “fregacazzi, ci hai lavorato per sei mesi, saprai dire due parole”, Stagista J ha detto di scusarlo che la ripetizione non sarebbe stata perfetta. Infatti è stata una strage. Koris gli ha intimato che lunedì mattina voleva una presentazione che avesse senso, e di tenere presente che l’epoca dei riassuntini da imparare a memoria è finita e sul lavoro nessuno lascia il tempo di preparare presentazione e riassuntini. Stagista J ha farfugliato che avrebbe dovuto lavorarci il week-end, Koris ha taciuto per evitare di prenderlo a male parole. Junior ha fatto sentire in colpa Koris scrivendole che lei era in montagna, mentre lo stagista soffriva.

Per essere onesti, lunedì mattina (ovvero oggi) Stagista J ha fornito una versione della presentazione molto migliore della porcata precedente. Koris ha cambiato qualche stato d’animo: l’amarezza per averlo dovuto cazziare perché facesse un lavoro decente; la soddisfazione perché allora proprio cretino non è; la colpa che magari l’ha giudicato male. Ha chiesto a Stagista J di correggere i sedici milioni di refusi e di rimandarla “al più presto”. Qualcuno ha più visto la presentazione di Stagista J? Ecco, appunto.

Come giustamente fatto notare da Er Matassa nei commenti, ormai Stagista J è in scadenza e il 31 mattina alle nove saremo liberi dalla sua presenza. Che voglia di essere già al trentun… o forse no. Koris sta cazzeggiando nel cervello per cercare di dimenticare che il 31 è anche il suo ultimo giorno a Neutronland prima del grande boh, dove boh sta letteralmente per boh. Perché chi lascia la via vecchia per la nuova, sa cosa lascia ma non sa quel che trova, solo che se la via vecchia è a tempo determinato, ecco, la via nuova ha tutto un altro sapore. Koris ha deciso di non pensarci, all’infuori della lettura di tomi di neutronica che spiegano le ricette per la migliore cottura di un polpettone all’uranio. La cosa che aliena ancora di più è cambiare laboratorio senza cambiare centro di ricerca, per cui sembra davvero che tutto debba cambiare perché tutto resti com’è. Ma intanto ci si caca un po’ addosso.

Gli ultimi aggiornamenti di Debian hanno lasciato il computer Blatto un po’ scosso, tant’è che ieri sera sosteneva di non avere alcuna scheda wireless, per gran sollazzo di Koris che non chiedeva di meglio che un troubleshooting serale. Però è innegabile che Blatto ha ormai sei anni sul groppone, che potrebbero essere anche sette data la sua natura refurbished, e per un computer sono tantilli (a meno che non sia Trillian il macbook eterno, ma questa è una’altra storia). C’è da dire che da un (bel) po’ Koris ha ricevuto dai Maiores un gheming leptop (sic) che staziona nella sua scatola per mancanza di tempo. Anche perché dopo anni di raffazzonamenti (Trillian fu il suo ultimo computer nuovo nel 2008, gli altri sono stati usati o ricondizionati), Koris ha deciso di volere una bestia, pertanto il gheming leptop deve essere pimpato. Ci stiamo lavorando.

Sta per ricominciare l’anno accademico, il che fa sì che ‘thieu sia lamentoso, si addossi tutte le responsabilità del mondo e sia di difficile gestione. Si prospettano tempi duri, per cui è il caso di pimpare il gheming leptop ed entrare nel mondo della videodipendenza per dimenticare quello reale, che peccato che WoW non sia più di moda.

Ci sarebbe bisogno di altri 20 km al di sopra dei 2000 metri per scollegare un po’ il cervello, con l’utopia di rimetterlo a posto dopo.

In effetti no, ci sta
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