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Viva ma frullata

Rassicuriamo i lettori che Koris è ancora di questo pazzo pazzo pazzo mondo in cui, ça va sans dire, succede di tutto. Sì, la risposta a questa rassicurazione è “esticazzi?”, ma tant’è, qualora qualcuno si fosse fatto delle domande. La settimana in cui SuccedeDiTutto sta in effetti tenendo le sue promesse. Andiamo con ordine.

Martedì Stagista J ha discusso in un remoto luogo nel nord della Francia burrosa, tuttavia Koris non ha assistito. Né di persona, perché una discussione nella Francia burrosa al mattino non consente di mollare un lavoro in Provenza nel pomeriggio, né in videoconferenza, perché il tecnico informatico dell’università in questione è, come si dice in gergo, un branquignol.
“Non eravamo preparati”
Come se non ci fossero stati diciotto mesi di pandemia, fortunelli. Comunque, Stagista J deve aver discusso in maniera approssimativa come al solito; Koris è stata richiamata (al telefono) per la parte domande e avrebbe voluto strangolare lo stagista a distanza perché “io te l’avevo detto che il controrelatore è esperto di quella cosa lì e ti avrebbe fatto domande su quella roba lì, ascolta una vecchia scema” e invece no. Pazienza, si è tolto dai piedi con voto migliore di quello che si sarebbe meritato.

Il pomeriggio del martedì è stato dedicato a torte al cioccolato, crostate, lacrime e addii a Neutronland. Che in fondo in fondo Koris non voleva andare via, ma se non c’è un futuro certo è suicida restare. Però Neutronland l’ha tirata fuori dal gorgo nero e senza fine di Neutroni Porcelloni, le ha restituito un’esistenza che assomigliasse a una vita e non solo a una parvenza (coviddi nonostante), le ha fatto capire che tutto sommato ci azzecca. Come in tutto c’è stato il bene e c’è stato il male, ma questa volta possiamo dirlo senza dubbi: Neutronland ci mancherà.

E mercoledì fu il grande salto nel vuoto. Che Koris non ha ancora del tutto processato al giorno d’oggi. Mercoledì ha recuperato badge, firmato cose, incontrato gente, quindi si è fatta divorare dall’ansia e dalla sindrome dell’impostore perché anche CheMinchiaNeSoIoDiReattori. L’ansia ha toccato un vertice piuttosto alto quando il capo nuovo l’ha presa da parte per dettagliare le sue mansioni.
“Mi hai detto che ti piacciono le sfide, quindi fammi questo studio sugli attinidi minori per fine ottobre”
In quel preciso istante Koris è stata presa dal medesimo sentimento di panico di quando fece per la prima volta lezione ai Mostri: quel desiderio fortissimo e quasi inarrestabile di mollare tutto e fuggire dicendo “regà, mi sono sbagliata, non ce la posso fare”. Poi la disperazione passa, di solito quando hai deciso di chiuderti al cesso e meditare che ormai hic Rhodus, hic salta, è peggio tirarsi indietro. Quindi vai a chiedere una copia di ‘sto dossier sugli attinidi minori del 1996, per scoprire che qualcosina riesci a capire.

Koris non ha ancora una visione dell’insieme e la strada è lastricata di perigli. Ad esempio, ha avuto l’identificativo al computer standard solo oggi, e la mail solo nel pomeriggio. E deve ancora sbloccare il livello segreto “mail criptata”. In compenso non funzionano né Skype né le mail. Quanto al mega-computer con Linux, arriverà solo lunedì. Koris si sente un po’ in una situazione alla Enterprise B, dovrebbe essere tutto pronto ma non lo è. Vabbè, tempo di acclimatarsi e troviamo anche un modo di categorizzare questa nuova avventura sul blogghe. Che poi è anche stranissimo continuare ad andare nello stesso centro di ricerca e avere la stessa routine tutti i giorni, ma aver cambiato radicalmente il resto. Nel mentre domani c’è una riunione con dei non meglio precisati Giapponesi…

Come si sente Koris in questi giorni

La settimana del SuccedeDiTutto

Koris he cercato di ignorare la presente settimana in tutti i modi, compreso quello del Relatore Max che esclamava sempre “c’è tempo” negando l’evidenza. Koris ha tentato di fuggire dalla realtà nel Vercors, prima all’abisso dei Fiori Bianchi, poi nel ramo storico degli Chouats, perché se sei sottoterra le preoccupazioni non ti raggiungono. Solo che ti aspettano all’uscita della grotta, anche se fuori ci sono otto gradi e 100 km/h di vento sul plateau des Gagères. Insomma, non se ne esce; dalle preoccupazioni, non dalla grotta. Dalla grotta si esce luridi e con male al collo per aver bassamente sovrastimato la larghezza dei cunicoli merdosi e bagnati.

Ad ogni modo, disagio nonostante, lunedì è arrivato e Koris non è pronta per nulla. Non è concentrata su nulla che non sia il suo nervosismo, tant’è che sta fissando delle equazioni chiedendosi “ma sono davvero così importanti i prodotti di fissione? Ma dell’uranio non se ne può fare a meno? Ma è proprio importante sapere cos’è un reattore?” (non so, Koris, fai tu). Nel suo cervello c’è un misto di tensione e magone, perché alla fine potevi anche restarci qui e sperare che la sorte ti assecondasse. O magari no, come pensava Koris mentre fissava soffitti alle cinque del mattino, magari saremmo ancora a lambiccarci il cervello sul perché e sulle ingiustizie sociali. Koris non ha chiarissimo cosa stava pensando alle cinque del mattino, erano cose confuse in cui la logica era piuttosto a spasso.

Koris ha deciso di fare due torte da portare domani per “festeggiare” la sua partenza. Anche questa decisione genera un’ansia terribile per le doti culinarie di Koris, che come si sa sono inesistenti. Si è quindi deciso che una torta sarà una crostata con la pasta comprata già fatta (il backup a prova di scemo, ma non sediamoci sugli allori), l’altra una risposta di Google a “dolci facili e rapidi per persone incapaci”. Capace che viene uno schifo proprio, almeno ci sarà la crostata di backup. E se la Koris-vita non prevedesse di partire da casa alle 6:30, la soluzione migliore sarebbe stata portare croissant per tutti e contenti li sapienti e li minchioni. Ora non soffermiamoci a pensare se Neutronland ci mancherà davvero o se è piuttosto paura del futuro featuring sindrome di Stoccolma. O un discorso più elaborato in cui c’entra la fuga da Neutroni Porcelloni, queste cose le lasciamo alla psicologia.

L’enorme elefante nella stanza che continuiamo a ignorare è l’inizio del nuovo lavoro mercoledì. Che Koris non sa cosa aspettarsi, non sa niente, non sa nemmeno se vuole degli spoiler. Un po’ sì, un po’ no. Magari sono dei pazzi col botto come in Neutroni Porcelloni. Magari le fanno fare orari della follia e sono anti-bus, quindi tocca riprendere la macchina tutti i giorn. Magari la cacciano con ignominia perché Koris s’è messa le Converse durante il lunghissimo periodo di prova (sei fottutissimi mesi, ricordiamo). Ci sono tante cose che possono andare storte, anche se un sacco di gente persiste nel dire che per farsi cacciare durante il periodo di prova bisogna farla davvero grossa e che non avrebbe senso assumere qualcuno per cacciarlo dopo due mesi, ma Koris non sente ragioni, sente solo i suoi traumi.

Una mini-ragione di tensione è la discussione di Stagista J domani mattina, che potrebbe essere un bagno di sangue ma anche no. Ma anche chissenefrega, a un certo punto è un suo problema, non di Koris. Tanto ormai si è tolto dai piedi, Koris gli ha detto “per qualsiasi dubbio chiedi”, Stagista J non ha chiesto nulla, quindi si parte dal principio che non abbia dubbi. O che se ne sbatta il belino, cosa assai più probabile. Ripetiamolo ancora una volta: non è un Koris-problema.

E niente, questa settimana succederà di tutto, è circa inevitabile. Speriamo solo che non ci faccia troppo male.

Assolutamente

Passeggiatine, stagisti e ansie future

Koris è appena tornata dagli Ecrins, dove ha fatto una passeggiata molto carina fino al Lac des Pisses e dove si è molto lamentata di quanto siano tristi le stazioni sciistiche d’estate (omettiamo i ragionamenti sulle stazioni sciistiche che altrimenti diventa un post-pipopne). La passeggiata molto carina si è rivelata essere un giro a 2500 metri di altitudine, di circa 19 km e 1100 metri di dislivello, che ha lasciato Koris in perfetta forma (al netto della fame atavica che la contraddistingue) e ha devastato ‘thieu, in particolare i suoi piedi. Koris è stata molto contrariata dal non poter fare una seconda passeggiatina domenica, causa altrui piedi putridi. E dire che ha passato le due notti in tenda a dormire su un materasso bucato, ovvero sulla scomoda e nuda terra, trovandola poi non così male. Avrebbe anche già cominciato a fare piani per l’autunno, poi s’è ricordate che ormai si vive come se non ci fosse non un domani, ma nemmeno un oggi pomeriggio e ha smesso subito. Avrebbe anche detto che sarebbe il caso che venga la neve, ma effettivamente nel 2021 c’è stata la neve e… vabbè, che lo diciamo a fare.

Stagista J ha subito una cazziata Replicante-style (nel senso, come quando il Replicante era in vena di complimenti). Giovedì Koris ha ricevuto fra le mani una presentazione che assomigliava a sostanze organiche di rifiuto, quindi al culmine della rabbia è andata da Stagista J e gli ha detto “ora facciamo una prova con questo supporto che hai appena consegnato, poi ti faccio domande come se fossi io la commissione”. Stagista J ha farfugliato che non si era ancora fatto i riassuntini da imparare a memoria, Koris ha risposto “fregacazzi, ci hai lavorato per sei mesi, saprai dire due parole”, Stagista J ha detto di scusarlo che la ripetizione non sarebbe stata perfetta. Infatti è stata una strage. Koris gli ha intimato che lunedì mattina voleva una presentazione che avesse senso, e di tenere presente che l’epoca dei riassuntini da imparare a memoria è finita e sul lavoro nessuno lascia il tempo di preparare presentazione e riassuntini. Stagista J ha farfugliato che avrebbe dovuto lavorarci il week-end, Koris ha taciuto per evitare di prenderlo a male parole. Junior ha fatto sentire in colpa Koris scrivendole che lei era in montagna, mentre lo stagista soffriva.

Per essere onesti, lunedì mattina (ovvero oggi) Stagista J ha fornito una versione della presentazione molto migliore della porcata precedente. Koris ha cambiato qualche stato d’animo: l’amarezza per averlo dovuto cazziare perché facesse un lavoro decente; la soddisfazione perché allora proprio cretino non è; la colpa che magari l’ha giudicato male. Ha chiesto a Stagista J di correggere i sedici milioni di refusi e di rimandarla “al più presto”. Qualcuno ha più visto la presentazione di Stagista J? Ecco, appunto.

Come giustamente fatto notare da Er Matassa nei commenti, ormai Stagista J è in scadenza e il 31 mattina alle nove saremo liberi dalla sua presenza. Che voglia di essere già al trentun… o forse no. Koris sta cazzeggiando nel cervello per cercare di dimenticare che il 31 è anche il suo ultimo giorno a Neutronland prima del grande boh, dove boh sta letteralmente per boh. Perché chi lascia la via vecchia per la nuova, sa cosa lascia ma non sa quel che trova, solo che se la via vecchia è a tempo determinato, ecco, la via nuova ha tutto un altro sapore. Koris ha deciso di non pensarci, all’infuori della lettura di tomi di neutronica che spiegano le ricette per la migliore cottura di un polpettone all’uranio. La cosa che aliena ancora di più è cambiare laboratorio senza cambiare centro di ricerca, per cui sembra davvero che tutto debba cambiare perché tutto resti com’è. Ma intanto ci si caca un po’ addosso.

Gli ultimi aggiornamenti di Debian hanno lasciato il computer Blatto un po’ scosso, tant’è che ieri sera sosteneva di non avere alcuna scheda wireless, per gran sollazzo di Koris che non chiedeva di meglio che un troubleshooting serale. Però è innegabile che Blatto ha ormai sei anni sul groppone, che potrebbero essere anche sette data la sua natura refurbished, e per un computer sono tantilli (a meno che non sia Trillian il macbook eterno, ma questa è una’altra storia). C’è da dire che da un (bel) po’ Koris ha ricevuto dai Maiores un gheming leptop (sic) che staziona nella sua scatola per mancanza di tempo. Anche perché dopo anni di raffazzonamenti (Trillian fu il suo ultimo computer nuovo nel 2008, gli altri sono stati usati o ricondizionati), Koris ha deciso di volere una bestia, pertanto il gheming leptop deve essere pimpato. Ci stiamo lavorando.

Sta per ricominciare l’anno accademico, il che fa sì che ‘thieu sia lamentoso, si addossi tutte le responsabilità del mondo e sia di difficile gestione. Si prospettano tempi duri, per cui è il caso di pimpare il gheming leptop ed entrare nel mondo della videodipendenza per dimenticare quello reale, che peccato che WoW non sia più di moda.

Ci sarebbe bisogno di altri 20 km al di sopra dei 2000 metri per scollegare un po’ il cervello, con l’utopia di rimetterlo a posto dopo.

In effetti no, ci sta

Prosa stagistica paranormale

Il ritorno sulla terra (inteso sulla superficie) è stato violento e non ancora metabolizzato. Un po’ perché, dopo tre settimane di sveglia-quando-capita, avere un affare che ti tira giù dal letto alle 6:10 dovrebbe essere vietato dal diritto internazionale. Un po’, anzi soprattutto, perché Koris deve occuparsi della tesina dello stagista e non è che sia una festa.

Per dirla in maniera gentile, Stagista J non ha esattamente lo stile di scrittura di Zolà. Ma nemmeno quello di un basic scrittore di young adult. E forse neppure quello del libretto di istruzioni del frullatore. La cosa che assomiglia di più allo stile di Stagista J è il verbale dei carabinieri tradotto con Google Translator versione 2006. Non proprio una lettura agevole né piacevole. Tout ce qui n’est point prose est vers; et tout ce qui n’est point vers est prose scriveva Molière, perché non conosceva la tesina di Stagista J che invece c’est de la merd… ahem.

Essendo Koris un individuo ansioso anche con scadenze non sue, aveva sollecitato Stagista J perché iniziasse a scrivere la tesina passo passo già a fine marzo. Che di “c’è tempo” sono pieni i cimiteri, chi ha tempo non aspetti tempo, ma soprattutto se rimandi a domani quello che puoi fare oggi, domani ti troverai sommerso da onde di mar commosso maleodorante e maledirai il te stesso del passato. Stagista J non ha la personalità del rivoluzionario e ha detto “ok”. La prima bozza della parte bibliografica è stata né più né meno che una tragedia: frasi senza verbo, paragrafi che saltavano di palo in frasca, figure generate a caso e piazzate e caso, senza referenze, senza indici, una bibliografia formattata come la lista della spesa scritta dietro uno scontrino. All’epoca Koris fece scendere dalla spalla il diavoletto-Bazilla (professore di microelettronica di Boulogne, personaggio iracondo di inaudita violenza verbale) che urlava fumando “manco al DAMS!” (scusa, Celia), andò da Stagista J e gli spiegò che così non andava per nulla, ma che c’era tempo e si poteva imparare a fare di meglio. Sempre docile, Stagista J disse “ok”.

Da allora le correzioni della tesina sono diventate una sorta di Koris-calvario generatore di dubbi esistenziali quali “ma ha capito? Ma gli ho spiegato male io? Ma si rilegge quando scrive? Ma sono io che pretendo troppo? Ma c’è vita intelligente nello stagista?”. Si sono presentati dilemmi etici quali “se gli riscrivo io il paragrafo la facciamo finita con questa tortura, però se gli mastico la pappa non impara nulla”. Qualche sospetto sulle capacità scrittorie di Stagista J venne a galla quando Koris lo trovò a riscrivere le frasi anziché usare la funzione correttore di Word. Stagista J si giustificò dicendo che è più a suo agio con LaTeX (e allora perché scrivi “ottimo uso del pack Office” nel cv?), Koris ci credette poco e ad ogni modo Stagista J poteva anche dirlo prima. Con alterne e faticose vicende si arrivò a luglio, con Koris scoglionatissima per le correzioni innumerevoli, il tempo scarso e le ferie imminenti. Disse a Stagista J che si sarebbe portata sui Pirenei una versione della tesina per correggere i peggiori strafalcioni, ma che al suo ritorno voleva che il malloppino fosse riletto, ben formattato in tutte le sue parti, bibliografia e appendici comprese, con delle conclusioni curate e con le referenze a posto. Adducendo che tre settimane sono un sacco di tempo (ahia), Stagista J disse “ok”.

Koris passò due serate pirenaiche a correggere la tesina di Stagista J in versione cartacea, sempre più tentata dal diavoletto-Bazilla a mettere i medesimi commenti che il Bazilla-vero faceva sulle relazioni di laboratorio, ovvero “SIGH!”, “MASOC”, “NOOOOOOO” e bruciature di sigaretta nelle parti senza speranza. Ogni tanto Koris andava da ‘thieu a chiedergli se capisse quello che c’era scritto, ‘thieu rispondeva “fossi in te smetterei di leggere e gli riconsegnerei la tesina dicendo che finché non scrive in maniera comprensibile io non gli correggo nulla”. Koris non si è persa d’animo e si è districata in una selva di errori di battitura, doppi spazi come se piovessero, cifre significative elargite a caso, termini scientifici latitanti, formule e figure disposte a guisa di quadri astratti. Koris sperava davvero che Stagista J, a 700 km di distanza, stesse mettendo una toppa a quel macello, del resto aveva detto “ok”.

Al ritorno a Neutronland, si scoprì che quel “ok” significava piuttosto un “digghe de shi”, locuzione ligure usata dall’Amperodattilo per placare le insistenze e poi proseguire a fare quel che si vuole. La tesina aveva un frontespizio, ma mancava di tutto il resto: le frasi senza verbo erano rimaste senza verbo, con virgole piazzate fra soggetto e predicato; la bibliografia era stata formattata tutta in corsivo con la scusa “ho visto che una norma permette di farlo” te la stampo io nel cranio, la norma, per altro con errori di battitura in titoli e autori; le figure erano state centrate aggiungendo spazi, come faceva U Babbu con le primissime versione di Word nel 1994, idem per i salti a pagina successiva; la funzione “simbolo” continuava a giacere inutilizzata; persistevano termini spannometrici quali “migliore”, “più grande”, “più piccolo” anziché quantificare le grandezze fisiche. Un commento a parte meritano le conclusioni, prese pari pari dal temino delle vacanze, ovvero “durante lo stage ho imparato molto”. Koris ha avuto un momento di possessione da parte dello spirito del Replicante (ex PhD advisor) che asseriva con sdegno “io non leggo più questa roba, ti arrangi”, poi è andata da Stagista J con una lista di correzioni lunga quanto i Promessi Sposi, da fare entro tempo limitatissimo. Per nulla scalfito, Stagista J ha risposto “ok, tanto devo mettere anche l’abstract in inglese”.

Koris pensava ormai che si fosse toccato il fondo, ma non aveva ancora saggiato la prosa anglofona di Stagista J. Fra “superior to” usato come “più grande di”, “runed” come participio passato di “run”, “fluency” anziché “fluence”, “it’s” usato come verbo, si può dire che Stagista J abbia un avvenire da ministro degli esteri. Anche peggio di dottorando Santuzzo che almeno ammetteva “I am not good at english grammer”. Prodezza degna di nota: in un paragrafo Koris aveva commentato “spiegare che dalle misure si può risalire al flusso”, si è trovata nel testo letteralmente “dalle misure si può risalire al flusso” e basta. Cecidere manus, o come disse ForinoSama (professore di Fisica I e idolo delle folle) “non si può cavare sangue da una rapa”, quindi Koris ha deciso che la tesina sarà mandata così com’è e che Stagista J se ne assumerà le conseguenze. Come al solito, in piena atarassia da dio epicureo, Stagista J ha detto “ok”.

Conclusioni da boomer farcite di “ai miei tempi qui era tutta campagna”. Ora, passi il non saper scrivere. Passi il poco rigore scientifico, anche se con la laurea in vista un pochino dovresti averlo in dotazione. Passi anche pensare che un sinonimo sia una malattia venera da evitare. Passi (ma un po’ meno) che tu, madre lingua, ti debba far correggere errori di battitura, grammatica e sintassi da una che è francese da un anno (magari Stagista J è disgrafico o è stato morsicato da un Bescherelle quando era piccolo, vai a sapere). Passi anche il non avere idea di come si formatta una bibliografia, nonostante avere numerosi esempi forniti nel corso degli ultimi sei mesi. Però minchia, essere un nativo digitale e usare Word come qualcuno che è appena passato al pc dopo decenni di macchina da scrivere meccanica, beh, va oltre la Koris-comprensione. Che forse questi pischelli nati all’alba del XXI secolo (fra Stagista J e Koris corrono 11 anni) hanno imparato a scuola l’uso di un computer, senza doversi barcamenare fra tentativi falliti, documenti corrotti in sola lettura e “cosa succede se scrivo un documento in Comic Sans rosso?” (ogni riferimento al font d’origine di questo blog è puramente casuale, ma era il 2006). E poi, come puoi arrivare all’ultimo anno di università con delle lacune del genere, nel mondo informatizzato dell’internet a portata di zampa e non più a 56k? E anche se ci arrivi, se ti si dice “metti i simboli per le lettere greche”, puoi anche provare a chiedere al signor Google, invece di crogiolarti nel “non so come si fa”. A meno che tu non sia convinto che tutto cada dal cielo, e del resto, se pensi che i numeri di pagina compaiano per magia esportando un documento in pdf…

Insomma, se Koris si trovasse a dover correggere una tesina del genere, il commento più gentile che le viene in mente è “sciatto”. Poi magari è troppo esigente, colpa delle sua storia fra Relatore Max (con commenti del calibro “l’interlinea del titolo non mi pare simmetrica, dovrebbe esserci un millimetro di più”) e Replicante (non riportiamo a galla commenti del Replicante che è meglio). Si sente anche un po’ in colpa, che magari poteva fare di più per Stagista J. Tuttavia, se qualcuno risponde sempre “ok” senza fare domande, Koris parte dallo stupido presupposto che ha capito, non che aspetti un divino intervento a salvarlo, una sorta di condono che tanto c’è il coviddi, già il fatto di presentare qualcosa dà diritto al massimo. Grandi misteri della didattica. Tant’è, la tesina è sulla via della consegna, Koris sta meditando il giudizio che darà in sede di commissione.

E no, la saga non è ancora finita: c’è ancora da preparare la presentazione, che doveva essere pronta per lunedì e invece nada, che qui il rispetto delle deadlines è fuori moda quanto le scarpe con la zeppa. Come commenterebbe Bazilla, “SIGH”.

Lo stagista, per esempio

Va où le vent te mène

C’era una volta, durante il secondo lockdown, una Koris parecchio scoglionata. Un po’ perché doversi sorbire un secondo lockdown scoglionerebbe chiunque, ma soprattutto perché tutti i suoi bei progetti di fossilizzarsi a Neutronland erano appena andati in frantumi (Koris è una grande egoista per quanto riguarda le preoccupazioni, si sa). Visto che nonostante l’anno e mezzo di contratto che le rimaneva Koris si sentiva in scadenza come una mozzarella dimenticata nel frigo, decise di mandare a spasso il suo cv non proprio impeccabile.

Il successo fu scarso, a dirla tutta. Nonostante i posti richiedessero competenze che rientravano nella lista “cose che Koris finge di saper fare”, il cv veniva spesso rimandato indietro con poche parole. “Deve essere il coronavairus” dicevano tutti, cosa assai poco rassicurante perché il vairus non pareva (e non pare tutt’ora) intenzionato a togliersi dai piedi in tempi brevi. Erano gli sgoccioli del mese di febbraio, sotto un coprifuoco seccante, quando Koris trovò un annuncio dello stesso sito di Neutronland ma di un altro istituto, in cui si cercava qualcuno che contasse neutroni in reattore. Koris si disse letteralmente che se un individuo senza laurea né qualifica alcuna può fare il ministro degli esteri, allora forse un’ex particellare può fare fisica dei reattori. E comunque non c’era granché da perdere, salvo l’onore, ma quello è andato da tempo.

Era l’allegro (spoiler: no) lockdown numero tre, al mese di aprile, quando giunse una mail che chiedeva “sarebbe disponibile per un colloquio su Skype per il posto X?”. Nemmeno a dirlo, Koris manco si ricordava di aver mandato un cv per il posto X, ma tant’è, sembrava brutto tirarsi indietro. A Koris, ottimista per natura, sembrava che il colloquio fosse andato da male a malissimo; quando poi il messere annunciò “abbiamo anche il dottorando del nostro gruppo che ha applicato”, l’impressione dominante era di metterci una bella croce sopra. Il Capo di Neutronland si fece vivo qualche giorno dopo dicendo “un messere è venuto a chiedermi tue referenze”, Koris si inquietò non poco perché le ultime referenze date dal Capo erano state “ah, sì, lavora per me, se avete domande chiedete”, non proprio entusiasmanti.

Passarono dieci giorni di silenzio in cui a suon di pietre sopra, la faccenda era diventata un dolmen. Poi dal nulla “sarebbe disponibile per un colloquio su Skype con il capo del laboratorio e il vice-capo?”. Vabbè, non facciamoci mancare niente. I due giocarono al poliziotto bravo e poliziotto cattivo: uno si mostrò moderatamente entusiasta, l’altro disse “se la reclutiamo in un posto del genere lei si annoia” (magari decide Koris se si annoia o meno?). Insomma, poco di che stare allegri, durante un terzo lockdown anche meno.

Altri dieci giorni di vuoto cosmico, poi si fece viva un’assistente che chiese “sarebbe disponibile a un colloquio su Skype con un capo dallo stipendio di giada?”. Il capo dallo stipendio di giada, in Skype-call da una stanza piena di modellini di Star Wars, ebbe le stesse perplessità sull’envetuakle noia, poi chiese a Koris come se la cavava a gestire progetti. Koris rispose che gestisce tutto quello che vuole, pure la pulitura del cesso se necessario. Si concluse con “vabbè, vedremo”.
Ci volle solo una settimana perché si facesse vivo un assistente della capa suprema delle risorse umane a chiedere “è disposta a un colloquio Skype con la mammasantissima delle risorse umane, nonché un test attitudinale?”. Koris fu tentatissima di rispondere che il test attitudinale potevano metterselo dove non batte il sole, che non chiedi fenomenali poteri cosmici per poi dover anche fare uno test di pseudo-psicologia con la stessa attendibilità della lettura dei fondi di caffè (o delle interiora ovine, per chi non è cruelty-free). Poi Koris venne ridotta a più miti consigli e fece il test comunque, rispondendo alla meno peggio e con una buona dose di “ma sì, che me frega, fra un anno mi apro un canale iutub in cui mostro quando si può essere n00b in qualunque videogioco primi anni 2000”. Il colloquio durò 45 minuti su un’ora prevista, cosa che secondo Koris era il solito infausto presagio.

Era giugno e Stagista J stava vegetando davanti allo spettrometro gamma quando suonò lo smartphogn di Koris. Sulle prime Koris fu tentata di non rispondere, dato l’alto numero di chiamate spam ricevute. E invece “la chiamo per annunciarle che il posto di fisico dei reattori è suo, le proponiamo di iniziare il primo settembre, le risorse umane le manderanno tutte le scartoffie da riempire”. Momento di giubilo, ma anche di grande sbandamento lavorativo-emotivo, Stagista J ne approfittò per non fare una mazza tutto il giorno. Koris parlò col Capo dicendogli che però a lei sarebbe piaciuto restare lì; il Capo disse che non era il caso di accollarsi il rischio, che certi treni passano una volta sola, e poi le prospettive di carriera, che nella vita non si sa mai, la crisi, il coviddi e chi più ne ha più ne metta.

Koris decise di accettare mandando un dossier formato da millemila documenti in tempi record, poi chiese come e quando dare le dimissioni. Le risposero che per le dimissioni bisognava aspettare il contratto, che sarebbe arrivato di lì a quindi giorni. Ma che non c’era da preoccuparsi, era solo una questione burocratica.

Passarono i quindici giorni, ne passarono ventuno, Koris ebbe l’ardire di chiedere “che minchia di fine ha fatto il contratto, se esiste?”. Risposta: “stiamo aspettando dei documenti ma non c’è da preoccuparsi”. Arriva fine giugno, nada. Arriva luglio, ancora niente. Koris continua a fare stalking a uno che delle risorse (dis)umane che forse non ne può niente, chissà. “Sta firmando la gerarchia, ma ci sono problemi perché non ci sono le persone giuste” si diceva. Koris iniziava a disperare dicendosi che magari sticazzi, magari c’era il fuggi fuggi generale da Neutronland e magari non era tutto perduto lì. Che poi ok iniziare il primo di settembre, ma se il contratto non arriva non si possono dare le dimissioni per cavilli burocratici. E non è nemmeno che Koris rinuncia al campo speleo dei Pirenei per aspettare Godot.

Martedì, ovvero ieri, Koris era particolarmente scoglionata da stagista J che prende iniziative fuori tema, quando è arrivata una mail. Anzi, non una mail: la mail col contratto a tempo indeterminato. Certo, con sei maledettissimi mesi di periodo di prova, ma intanto è un inizio. Un nuovo inizio, anche se questa volta non c’è il senso di sollievo di quando Koris ha lasciato Neutroni Porcelloni. Sarà che stavolta non è in uno stato mentale putrido, sarà che i colloqui su Skype danno un’aura di irrealtà alla cosa. Sarà che si invecchia e si impara il distacco?

Intanto Koris venerdì sparisce per tre scandalose settimane a fare speleo dei nei Pirenei come ogni anno, per decantare l’accaduto (con due tomi di neutronica in reattore nel bagaglio, che il nuovo capo si è portato avanti col lavoro).

Un pochino sì, dai. Con le dovute cautele del caso

Stagisti fancazzisti e relatori irresponsabili

Infine è giunto quel momento dell’anno in cui Koris dovrebbe partire, fra cinque giorni, per tre scandalose settimane nel nulla cosmico dei Pirenei Atlantici. Il “dovrebbe” è d’obbligo perché questa volta c’è di mezzo Stagista J che si sta rivelando essere un individuo autonomo come… come quelle piante da appartamento che se non ricevono la giusta dose d’acqua, di luce e di coccole giornaliere crepano male. Lasciato solo durante la permanenza merdopolese di Koris, Stagista J ha lavorato col ritmo del bradipo Flash di “Zootropolis”. Una cosa che ha mandato Koris fuori dai gangheri è stata la risposta “non ho fatto la correzione che mi hai chiesto perché non ho davvero capito quello che ho scritto, quindi non so come correggerlo”. Tralasciamo i discorsi da boomer stile “se l’avessi fatto io col Replicante o con Relatore Max…” e i what’s if del genere.

Ad ogni modo, Koris si sente in colpa a partire tre settimane e a lasciarlo solo in balia di un rapporto e di una presentazione che chissà come uscirà. Anche perché ha già vissuto questa cosa. Per esempio, undici anni fa, giorno più, giorno meno, quando Relatore Max se n’era andato al Fermilab a troppo pochi giorni dalla consegna della tesi magistrale. Per esempio quando il Replicante sparì in una ignota località della Polonia proprio due settimane prima la Koris-discussione di dottorato, dicendo che per la presentazione doveva (tanto per cambiare) cavarsela da sola, solo per fare il pignolo con gli event display la mattina stessa della discussione. In questi frangenti delicati della vita Koris si era sentita abbandonata, tradita e incapace di tirarsene fuori da sola; l’unica certezza che aveva era di essere circondata da una banda di stronzi.

Ora, Koris si era ripromessa di non far rivivere al suo stagista questo calvario. E di non rivivere lei giornate da 48 ore perché è il fottuto 20 agosto e sta minchia di rapporto va consegnato il 27 e somiglia solo a un’accozzaglia di cose a caso senza senso. Ha cercato di instradare Stagista J sulla strada del “se lo fai per tempo magari non ti riduci a fare una merda all’ultimo”, tuttavia la cosa pare non aver funzionato. Koris si sente responsabile di questi fallimento e sente che forse tre settimane di ferie sono troppe, forse è meglio restare col fiato sul collo di Stagista J perché lavori e non faccia finta di niente. In fondo se l’è preso lei lo stagista, deve assumersi le sue responsabilità.

‘thieu è già inviperito perché sostiene che se Stagista J non sa cavarsela da solo, allora peggio per lui, che arrivati alla fine dell’università bisogna avere un briciolo di autonomia. Secondo lui Stagista J si approfitta che Koris sia sempre pronta a parargli le chiappe ogni volta che non riesce a fare qualcosa, ma ora gli tocca arrangiarsi. Sì, ma perché Stagista J non riesce a fare le cose? Forse perché Koris non gliela ha spiegate bene? Forse perché Koris non sa spiegare? Forse è il caso che Koris cerchi di sopperire alle sue mancanze almeno con la presenza, anziché fuggire in ferie per tre settimane come l’ultima degli stronzi?

Koris è abbastanza convinta che né Relatore Max né tanto meno il Replicante si ponevano certe domande. Però magari erano professionisti veri e non “cosi” che sopravvivono alla meno peggio con la sindrome dell’impostore accovacciata sulla spalla. Quindi boh, forse è meglio partire una settimana dopo, lasciando Stagista J con un rapporto in uno stato circa presentabile e pregando gli dei ctoni che la presentazione si faccia rapidamente. Arrivati a questo punto possiamo dire che Koris è a tutti gli effetti una pessima relatrice, ma resta una campionessa indiscussa di sensi di colpa.

Avoja

Felicità è un rivelatore che funziona

Forse non è normalissimo che la felicità sia legata (anche) al capriccio di un ammasso di foglietti ad attivazione neutronica. Ma alla fine hai scelto di fare fisica anche perché questa robaccia ti piace, altrimenti per fare una cosa che ti faceva schifo non era proprio nelle tue corde tanto valeva scegliere economia e commercio.

Ieri è stato il giorno in cui il rivelatore disegnato da Koris al 100% veniva testato. Il test è arrivato con un mese sano di ritardo, bisognava fare tre campi neutronici diversi e invece se n’è fatto uno solo e per quanto riguarda il sistema di contaggio della spettrometria gamma lasciamo stare proprio. Insomma, tutto pareva destinato a fallire miseramente, anche perché l’acceleratore fa le bizze, quindi magari funziona, magari no, magari salta proprio per aria il driver dell’alta tensione (poi uno dice la scienza esatta).

La giornata non si è presentata coi migliori auspici: Koris aveva insistito perché si iniziasse a tirare neutroni sul suo rivelatore alle otto, quando alle otto e mezza non si vedeva in giro ancora nessuno. Ha fatto capolino TecnicoGomblottaro (vegano, crede agli alieni e al NN CIELO DIKONO, non si vaccina e altra roba) dicendo che tanto l’hall di irradiazione era piena di roba della gente che aveva fatto esperimenti ieri, toccava aspettare che venissero a mettere a posto i giocattoli, non prima delle nove. Koris invoca ad alte grida San Germano Mosconi.

Alle nove finalmente arrivano i siddetti tizi a sbarazzare, assieme al collega Responsabile dell’acceleratore.
“Però ieri c’erano un sacco di problemi, io non so se possiamo garantirti le quattro ore di irradiazione che hai chiesto”
Benissimo, perfetto, meraviglioso. Cos’altro potrebbe mai andare storto?
Koris va nella hall di irradiazione, pronta a piazzare la sua pila di foglietti metallici con supporto appositamente pensato da TecnicoBurbero più Capa; non entriamo nel dibattito per cui Koris voleva un supporto in carta e alluminio e invece ne ha avuto uno in polietilene (che disturba i neutroni), altrimenti non ne usciamo.
“Mi hanno detto che si poteva avvitare direttamente sul vassoietto porta-rilevatori”
“Ti hanno detto male, questo coso ha bisogno del treppiede fotografico per stare su”
“Ah. E dove lo trovo il treppiede fotografico?”
“Non lo trovi, lo hanno buttato via”
Nuova preghiera a San Germano Mosconi, maledizioni assortite sulla Capa e sul TecnicoBurbero. Alla fine il rivelatore che doveva avere un piazzamento precisissimo viene tenuto su con lo scotch e con un’abbondante dose di “speriamo che non caschi di sotto” (poi uno dice la scienza esatta).

All’accensione, l’acceleratore non era molto propenso a svegliarsi, emulo di quando Iset annunciò “perché mi chiami all’alba delle dieci del mattino?”. Poi fu il magnete uno che non ne voleva sapere. Poi fu il magnete a 90 gradi, astenersi facile ironia. Siparietto del TecnicoGomblottaro che si sente stocazzo e vuole spiegare a Koris cosa fanno le particelle in un campo magnetico, Koris si morde la lingua per non rispondergli “senti, coso, ho un pochino un dottorato in questa roba”. Poi fu il magnete due, rimesso in ragione con l’usata tecnica del “hai provato a spegnere e riaccendere?” (poi uno dice la scienza esatta).

Alle dieci e mezza e molte bestemmie, i primi neutroni iniziano a prendere a capocciate i foglietti del rivelatore. Non resta che sperare che l’acceleratore non salti per aria, o che non si bruci un driver, o che non salti la corrente ogni cinque minuti. Per peggiore le cose nella sala di controllo resta solo il TecnicoGomblottaro che anziché sorvegliare o fare anche solo finta di lavorare, mette video tutorial su come diventare il maestro assoluto del sintentizzatore, perché in fondo gli anni ’80 stanno tornando di moda ed è meglio farsi trovare preparati. Koris decide di passare le quattro ore successive sorvegliando il sorvegliante; nel mentre spedisce Stagista J, intento a fissare il vuoto cosmico perché non brilla per iniziativa, nel laboratorio di misura a preparare l’occorente informatico per la spettrometria gamma. Il fascio regge, i neutroni continuano a fare a botte coi nuclei del rivelatore.

Mezzogiorno e mezza, Koris è in preda ai morsi della fame che le fanno sognare gnocchi al Castelmagno con guarnitura di noci, pur sapendo che ha solo un tupperware con pomodori e mozzarella plasticosa. Il TecnicoGomblottaro si alza e fa per andarsene, che è per l’appunto ora di pranzo e poi ha preso appuntamento con un amico, è scortese farlo aspettare.
“Scusa, ma se si interrompe il fascio? Se cade la corrente?”
“Eh, pazienza”
“No, come sarebbe a dire pazienza? Dimmi almeno come posso fare per rimetterlo in funzione”
“Non te lo posso dire perché non sei abilitata. Ora vado che s’è fatta una certa, ciao”
Rubare uno stipendio: lo stai facendo come un vero professionista. Koris inizia a mormorare “ok, reazione di protoni su trizio, siamo solo noi due, io credo in te, possiamo farcela se tu reggi”. Per fortuna un quarto d’ora dopo arriva Collega Responsabile. Segue scambio di battute sulla piacevolezza e utilità di TecnicoGomblottaro.

Esattamente alle 14:25:37 l’irradiazione finisce. L’acceleratore ha tenuto per quattro ore filate, roba che non si vedeva da un bel po’. Non resta che l’ora della verità: il rivelatore di Koris ha funzionato o no?

Koris recupera la sua pila di foglietti nella hall di irradiazione. Grandi cautele per il terrore di “e se ho fatto male i conti di dosimetria e questo affare mi brucia le mani?”. Non brucia. Laboratorio di misura, smontaggio della pila di foglietti. Imprecazioni pesanti contro il bismuto che si è appiccicato al cobalto e non vuole lasciarlo mai più; ci spiace, bismuto, la vita è piena di delusioni. Koris prende il foglietto di alluminio e lo mette nello scassatissimo spettrometro gamma, ma come diceva il prof. Prussiano di analisi, “questo abiamo, questo amiamo”.

La tensione è alle stelle (per Koris, Stagista J è nel Nirvana di chi è troppo tranquillo per farsi problemi). Lo spettrometro registra qualche evento di rumore di fondo qui e là. Poi un evento a 1368 keV. Poi un altro. E un altro ancora. Il picco di trasmutazione dell’alluminio in sodio inizia a comparire, si staglia oltre il rumore di fondo, fiero e altero come chi sputerà tutti i suoi raggi gamma nelle quattordici ore successive. Il che significa una sola cosa: il rivelatore di Koris ha funzionato. Striscioni da stadio, mortaretti, trombe bitonali, cori volgari “eeeeeh l’uranio è l’elemento più infame che c’è”.

Che poi sì, come ha riassunto stagista J., “significa che la fisica funziona”. Esticazzi, lo sappiamo che non poteva non funzionare. Però ecco, poteva non funzionare così bene. Poteva attivarsi male, poteva non attivarsi affatto, poteva non assomigliare nemmeno da lontano alla simulazione. Non poteva esplodere perché non c’era niente che glielo permettesse, però insomma, sono tre mesi che va tutto male, concediamoci una gioia di una cosa che non si rivela così schifosa.

E niente, Koris è felice che il suo piccolo rivelatore abbia passato il primo test. Vuol che dire che, nonostante l’impostore e tutto quanto, forse un po’ di fisica sa ancora farla.

Ma infatti troveremo di certo qualcosa che non va, ma nel frattempo…
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