Archivi categoria: notte

Visioni strategiche

Mentre Koris rimuginava oniricamente sui torti dell’esistenza, ha ricevuto la visita notturna di Toranaga.
“Koris, tu della vita non hai proprio capito un cazzo”
“Cosa vuoi che ti dica, il mondo è un tantino più complicato che ai tuoi tempi”
“Allora, mercoledì con questi due coglioni cosa vogliamo fare?”
“Boh. Mandarli a cagare, suppongo. Dirgli che possono infilarsi per supposta i loro sotterfugi, che la mia etica lavorativa non mi permette di…”
SCIAFF!
“Ahia!”
“La finisci di essere intransigente e fanatica come un Perfetto cataro? Quelli sono finiti tutti arrosto senza guadagnarci niente, con la loro morale”
“Scusa, tu cosa cazzo ne sai dei Catari, che sei un Giapponese del XVI secolo?”
“Sono soprattutto una tua proiezione mentale, attingo alla tua memoria”
“Annamo bene. Del resto mica potevo avere Caprica 6, il porno Cylon…”
“Che non sei Gaius Baltar e Dio non solo non ti ama, ma non ti vede nemmeno come amica”
“Manfatti…”
“Questi bisogna batterli con le loro stesse armi. Come lo sporco grasso, l’acqua non ci fa niente, devi buttarci sopra un tensioattivo…”
“Zì, se cominci anche a parlare di chimica mi fai paura”
“Meglio. Koris, questi vogliono fregarti cercando di essere più furbi di te. Fagli vedere che non ce n’è bisogno”
“Sarebbe a dire?”
“Mostragli quello che vogliono vedere. Una persona contrita, debole. Niente di cui debbano avere paura. Hai presente Mariko?”
Se piangessi e implorassi sarebbe un bambino nelle mie mani? E però Mariko non ci sta”
“E infatti muore malissimo. Noi non vogliamo morire malissimo, noi vogliamo diventare Shogun senza che nessuno se ne accorga, a colpi di se proprio devo, lo faccio”
“Ma io non voglio fare le loro merdate!”
SCIAFF!
“Ahia!”
“Ma chi ha parlato di farle? Ovvio che non le fai. Ma mica rifiutandoti in nome della virtù. Dolendoti. Quanto ti dispiace, proprio non ci riesci. Gomen nasai. Sono spiacentissima. Karma, ne?”
“Il giapponese si presta più del francese per questo genere di cose…”
“Non è una questione di lingua, è uno stato mentale. Prometti di andare a Osaka, ma in cuor tuo sappi che non ci metterai mai piede”
“Se lo dici tu…”
“Certo che lo dico io. Vuoi che ti faccia una danza marinara per sollevarti il morale?”
“A posto così, grazie”
Annunci

Metto la virgola e aggiungo uno zero

Una vita da Medrano,
Che nel circo faccio il nano,
E all’altezza dei calzoni
Guardo tutti nei c…

Ahem, qualcosa del genere.
Koris si sta domandando se in tutto ciò non ci sia un errore primigenio, una sorta di peccato originale. Per esempio, Koris potrebbe aver sbagliato tutto nella sua vita (tanto per cambiare), quando verso i 15-16 anni ha deciso che avrebbe studiato roba inerente alla fisica. Forse avrebbe dovuto restare sulla via maestra battuta e decisa anni prima di studiare storia. Probabilmente non avrebbe mai incontrato il compagno Faithful, noto provocatore di Koris-cazzimma a livelli elevatissimi, e nemmeno la banda della Balda, del Prussiano, di Bazilla e di tutto lo zoo accademico fino al Replicante, che ha progressivamente smontato la Koris-autostima come pezzi di Lego. Studiando storia Koris si sarebbe posta molti meno problemi. Ora probabilmente sarebbe a friggere da McDonald’s o a fare la supplente di geografia alle medie nella migliore delle ipotesi, ma forse si sarebbe goduta la giovinezza. Ma la storia non si fa a sliding doors e questa non è la linea temporale di Koris-friggitrice.
Fin qui, riflessioni di Koris alle tre di notte mentre pensa che l’ottavo libro di “Wheel of Time” sarebbe veramente bello, se Roberto Jordan non avesse riempito pagine e pagine di stereotipi con donne gelose e uomini che non capiscono. E mentre pensa anche che si è dimenticata di lavare la pentola del brodo dopo il risotto. Koris pensa troppe cose assieme, it is known.
La giornata di ieri è stata una sorta di divisione in colonna con resto periodico. Ad ogni punto che fioccava in coda alla to-do-list, Koris si diceva “metto la virgola e aggiungo uno zero”. Non che voglia dire qualcosa al di fuori delle scuole elementari (e probabilmente solo alle scuole elementari di più di vent’anni fa, #VecchiaiaModeON), ma le vie delle Koris-sinapsi sono imperscrutabili e probabilmente non portano a Roma. O forse a una versione di Roma dopo il passaggio dei Vandali di Genserico.
Che s’era detto a proposito dello studiare storia?
In questi giorni ‘thieu è raffreddato e, con tutto il bene che Koris gli vuole, sembra di dormire accanto a una motosega. Certo, sempre meglio dell’asma del SonnoDellaRagione, che faceva tanto finale della “Traviata” e qui né Verdi né la tisi ci sono mai piaciuti. Però insomma, un fagottista che russa è capace di andare avanti a basso continuo tutta la notte. Per cui Koris si mette a leggere “Wheel of Time”, per cui si incazza, per cui pensa di aver sbagliato tutto nella vita. Poi verso le tre si addormenta e sogna di incazzarsi ancora di più.
Qualcuno deve spiegare al team di Neutroni Porcelloni che ci sono dei limiti al Koris-multitasking e qui limiti potrebbero essere stati raggiunti. Ok, i limiti sono fatti per essere superati, ma ci sono dei limiti ai limiti da superare. Anche con de L’Hopital. Insomma, limite di Koris per tasks che tendono all’infinito dà Koris che tende a zero. Detta con Stephen King, all work and no play makes Koris a dull girl. Se poi alle 17 di lunedì ti comunicano di partecipare a un meeting dalle 8 alle 18 dell’indomani e di mercoledì, il che ti assicura di partire di casa prima delle 7 e di tornarvi dopo le 19… beh, il suicidio in molteplice forma comincia ad avere un certo appeal.
Ma no, c’è ancora tanta speleo da fare. E ci hanno promesso di visitare prima gli Scogli Neri, poi il Gouffre Géant de Cabrespine. Dobbiamo sopravvivere. Sempre mettendo la virgola e aggiungendo uno zero nella divisione periodica.

Patemi e vendette notturne

Parlare dei propri patemi lavorativi è una passima patrica che porta solo cose insalubri. Poi il Koris-inconscio elabora ad una velocità smodata e ancora una volta ti sveglia Freddy Kruger lamentandosi che se continui con questa attività onirica lui finisce in cassa integrazione.
Koris ha iniziato col sognare la battaglia di Hogwarts, che ogni tanto fa capolino, ancora da prima che la Rowling pubblicasse “Il principe Mezzosangue”. Solo che per qualche strana ragione Hogwarts è il Collegio, mentre Voldemort è sempre Voldemort, il cattivo scarsone battutto dal potere dell’ammmmmorrre. Tuttavia nei Koris-sogni siamo ancora allo stato primigenio del “ammazzo tutto quello che mi capita a tiro”. Nella fattispecie Koris si stava nascondendo per cercare di salvare la pelle e poco altro assieme ad alcuni studenti non necessariamente noti. Fino ad essere trovata da un Inferi di passaggio, richiamando su di sé un certo numero di maghi oscuri. Benissimo, anche per stanotte la dose di roba inverosimile è presente, passiamo oltre.
Koris si è svegliata trovandosi sul bus per andare al lavoro. Arrivata in ufficio dal CCC e compagni, ha scoperto che Binomio non le rivolge più la parola per ragioni sconosciute. Per altro il suo ufficio non esiste più, non ha un computer e non ha un posto dove stare. Non ha nemmeno niente da fare, premessa che non depone molto bene per qualcuno che vorrebbe conservare il lavoro. Al che va dal CCC, pur conscia dell’inutilità di tale tentativo, per chiedergli cosa si può fare per i suoi legami coi Neutroni Porcelloni.
“Ah, ho parlato col tuo vecchio capo, ha detto che non va la pena tentare, non rinnovano il contratto, non c’è niente da fare. Del resto siamo già a dicembre, è tardi”.
Forse era meglio Lord Voldemort, a questo punto. Koris farfuglia qualcosa, cerca di trovarsi un posto in cui stare e poi…
Si sveglia. A il 31 luglio, alle cinque e mezza del mattino. Koris è alquanto scombussolata, una volta realizzato dove e soprattutto quando si trova. ‘thieu sta sommessamente russando col cuscino sulla panza perché dormire composti è troppo maninstream. Koris vorrebbe ricominciare a dormire, ma pensa che il suo secondo incubo sia anche troppo verosimile. Cerca di convincersi col mantra dell’Amperodattilo, “i sogni sono sempre al contrario”.
Si spera che due settimane a fare speleo alla Pierre Saint Martin aiutino a gestire l’ansia lavorativa.

Sabato Gnocchi, domenica pure

(Disclaimer: speleo-post, ma senza roba verticale e/o orribile, figlio di un sacco di sonno arretrato. Se siete curiosi e non avete paura di sintassi approssimative o frasi lasciate a metà, andate avanti)

Koris era quasi sicura che per l’esercitazione del soccorso speleo in cavità alpina le avrebbero appioppato una sola missione e nemmeno troppo complicata. A giudicare dalla lista degli iscritti, c’era abbastanza gente perché Koris facesse il suo intervento e quindi se ne restasse al campo base a se dorer la pillule come dicono qui (ovvero, come dice U Babbu, “con le palle al sole”). Croce e delizia del soccorso speleo per chi ha tanto entusiasmo, ma manca di quei dieci anni di esperienza sotterranea. Ma in fondo in fondo, coi tempi che corrono, anche qualche ora di lettura sotto un albero, mezzo al sole e mezzo all’ombra, poteva non essere male.
Lo scenario del soccorso era questo: tre speleologi si sono persi nella grotta degli Gnocchi Forsennati, non vedendoli rientrare i familiari hanno chiamato i soccorsi, forse c’è un ferito. Semplice, conciso, gestibile in sei comodi chilometri di meandri e gallerie senza pozzi esagerati.

gnocchi

Sì, si chiama davvero Grotta degli Gnocchi Forsennati.

La sensazione di fregatura potentissima ha cominciato a farsi strada il sabato mattina, quando al campeggio nel Dévoluy c’erano trenta speleologi al massimo. Su cinque dipartimenti. Fanno sei speleologi per dipartimento. No buono, contando che i soccorsi si fanno a cinquanta e più. Forse la mezz’ora di marcia in montagna ha scoraggiato gli altri, lo speleologo è un essere pigro per definizione.
Koris ha guardato ‘thieu intensamente negli occhi, ‘thieu ha brevemente riassunto la situazione:
“Siamo qui, non siamo consiglieri tecnici, aspettiamo che ci dicano quello che dobbiamo fare”
Koris ha quindi raccattato una sedia da campeggio e il suo “La morte di re Artù” e, reperito un albero a una distanza consona dal posto di comando, si è messa a leggere. Ovviamente la cosa non è durata a lungo.
“Koris, sei nella squadra tre, ricerca vittime nella zona A, pronti a partire fra un’ora”
Chiudi il libro, verifica velocemente che nello zaino ci sia tutto, preparati un panino e il cibo d’emergenza. Si avvicina il caposquadra, uno del Vaucluse.
“Ci facciamo un sacco con del cibo in più e un fornello, che la nostra missione dovrebbe durare poco, ma è probabile che ci requisiscano per altri compiti e quindi non scendiamo dalla montagna fino a domattina”
Koris si fa un secondo panino e prende una seconda dose di frutta secca, detti anche i fruttini alla cocaina per l’effetto soprendete che non tarda a conseguir una volta che se ne mangia una manciata. Alle undici, sbocconcellando il panino numero uno, Koris zompa sulla camionetta dei pompieri diretta al vallone. Qui si potrebbe fare una disquisizione di quanto sia maledettamente divertente percorrere le strade sterrate sulla camionetta dei pompieri, ma soprassediamo.
Sotto un caldo semi-assassino, si sale il pendio fino a raggiungere un buco che soffia aria gelida sul fianco della montagna. Saltare nella sottotuta di pile, finire di vestirsi cercando di non socccombere, entrare ai sei gradi della grotta senza morire per lo sbalzo di temperatura.
La missione è stata rapida perché più che percorrere le gallerie e i meandri si è corso nelle gallerie e nei meandri. Esplorazione del ramo del Lago Nero: galleria, meandro, meandro, meandro stretto, cerca di non cadere venti metri più sotto, meandro stretto, lago. C’è nessuno qui? No, bene. Tira fuori il TPS (la radio adatta alle trasmissioni sotterranee), chiama il posto di controllo, rimetti a posto. Fai la strada al contrario fino alla giunzione col ramo del Primo Affluente. Galleria, galleria, cunicolo, galleria, galleria, cunicolo, cunicolo, “Koris, infilati in quel diverticolo infame che hai visto mai, ma dubito che la vittima sia lì, visto che ci entri solo tu”. C’è nessuno qui? No, bene. Tira fuori il TPS, chiama il posto di controllo, “noi qui abbiamo finito e siamo a mani vuote, usciamo”. Correre fino all’uscita dopo aver piazzato un posto radio in posizione strategica.
All’esterno c’è un bel sole, un temperatura gradevole e Koris si aspettava che le dicessero di rientrare in grotta al più presto. Curiosamente, la squadra tre ha ricevuto l’ordine di tornare alla base. Koris lì per lì voleva lamentarsi della fregatura, giusto due e mezza sottoterra, che gente, signora mia. Ma in soccorso se non sei (ancora) caposquadra obbedisci e stai zitto.
Koris è tornata al campo alle cinque del pomeriggio giusto in tempo per vedere ‘thieu che partiva con la squadra otto per l’assistenza alle vittime. ‘thieu pigolava perché non avrebbe avuto il tempo di farsi un panino, Koris gli ha elargito il suo panino di back-up. Koris ha quindi chiesto a una responsabile della logistica se doveva tenersi a disposizione.
“Un consiglio, da amica, vai a farti qualche ora di sonno, che stanotte rischi di tornare lassù”
Koris ha capito che sarebbe finita come al soccorso precedente, sveglia all’una di notte e si esce per pranzo. Pensando di avere qualche ora davanti a sé, Koris si è fatta un the e ha recuperato libro e lettore MP3, dicendosi che avrebbe dormito dopo, quando la temperatura in tenda sarebbe stata sotto i seimila gradi. Tre pagine dopo…
“Koris, sei nella squadra tredici, evacuazione vittime, pronta a partire fra un’ora”
Scoraggiamento a punti. Punto uno: ma come partire fra un’ora?! Tanto valeva restare in montagna, si evitava la risalita a piedi. Punto due: ma come evacuazione vittime?! Per i non addetti ai lavori, si tratta di spostare a braccia la barella col ferito dentro. La barella è ovviamente 100% trazione animale, ragion per cui la squadra è normalmente costituita da energumeni fra cui ‘thieu, non da nanerottoli. La struttura fisica di Koris la rende totalmente inadatta a fare parte della squadra di evacuazione, ma il consigliere tecnico se ne frega e ce la manda lo stesso. Tutta esperienza che entra, dicono.
Koris si fa un altro panino col fetido formaggio rimasto e si imbarca con altri otto energumeni più barella. Il caposquadra è un locale con lo sguardo spiritato ma che pare sapere il fatto suo.
Si arriva all’ingresso degli Gnocchi alle nove, con il sole che sparisce dietro ai profili alpini. Koris segue la squadra domandandosi se ne uscirà viva e, se sì, in quanti pezzi. A un certo punto il caposquadra sbaglia strada, passando per un fantastico cunicolo pieno di melma e costringendo la squadra a una discesa su roccia friabile. Koris, dall’alto della sua taglia XS, non ha abbastanza prese per scendere e dal basso le urlano “buttati che ti prendiamo al volo!”. Vantaggi dell’essere l’unico nano in una squadra di nerboruti.
Si raggiunge la squadra assistenza vittime e il ferito quasi alle undici. ‘thieu sta preparando del the da portare alla vittima, al riparo sotto la tenda. La squadra di energumeni fa partire immediatamente il perculamento a base di “scommettiamo che a tua moglie (!) non porti mai la colazione a letto”. Koris non pensa nemmeno lontanamente a difenderlo perché è stronza dentro.
“Scommettiamo che a casa non mette mai in ordine”
“In effetti lo fa raramente”
“Da che pulpito viene la predica!” si difende da solo il biondo (Amperodattili astiosi astenersi da commenti sgradevoli).
La vittima è sulla barella e pronta al trasporto a mezzanotte. E lì comincia il massacro. Per dare un’idea di cosa sia portare una barella in grotta, questo video è una versione light. In pratica, la squadra si passa la barella di mano in mano, ogni tanto la fanno scivolare sulle ginocchia dei soccorritori, ogni tanto sulla schiena. La vittima deve passare dov’è più comodo, il soccorritore dove può. Il che include arrampicato sopra la barella, sotto la barella, sulle spalle di un altro soccorritore, fra le gambe di un compagno, strisciando di profilo. Occorre avere molta fantasia, spirito di iniziativa e battuta sconcia facile, tanto si sprecano. Koris, nonostante il peso piuma, non fa eccezione, prendendosi la sua dose di botte, passaggi sulla schiena e trazione della barella nei punti più stretti perché “sei quella che passa più facilmente”. Il ricorso ai fruttini alla cocaina è stato frequente e indispensabile. Fortuntamente la vittima era una donzella dal peso contenuto. Dopo qualche meandro a serpetina coi soccorritori abbarbicati a cinque metri d’altezza, dopo due teleferiche, dopo un paio di cunicoli con fango e roccia tagliente (addio, Koris-scarponi che ora riposate nella rumenta, è stato bello), dopo un numero incalcolabile di battute oscene, cantando “La chenille redemarre” in un delirio trash, la barella esce in superficie. Sono le cinque e mezza del mattino.
Koris guarda l’aurora levarsi sulle vette, mentre finisce di scolarsi il sacchetto di frutta secca. Lo spettacolo è gradevole, la temperatura pure, le Koris-condizioni pietose. Tutto molto bello, ma ora anche basta.
La camionetta dei pompieri riporta i resti di Koris al campeggio alle sette passate. Koris si butta semi-vestita sul sacco a pelo e in meno di tre secondi si addormenta in maniera ignobile. Solo che la calura e il rumore la svegliano alle nove. ‘thieu, probabilmente colpito dal finto-perculamento sotterraneo, le preparara la colazione (e qui si organizzerà una petizione #ThieuSantoSubito).
Alla riunione post soccorso, davanti alla daube collettiva di ricompensa, vengono riconosciuti i seguenti punti:

  1. che un sacco di gente ha fatto sega, quindi abbiamo dovuto arrangiarci con la gente che c’era ma comunque bravi tutti;
  2. che la barella è uscita a una velocità allucinante con un’ora di anticipo rispetto a quello che pensavano i tecnici del soccorso speleo.

Koris, in overdose da fruttini alla cocaina, stava per rispondere #GrazieAlCazzo. Ma ha preferito trarre la legge fisica secondo cui la velocità della barella è direttamente proporzionale al numero di lividi e ai litri di sudore versati dai soccorritori.
Qualora vi fossero ancora dubbi, Koris ha capito che è meglio evitare di farsi male in grotta. Non foss’altro per evitare il massacro ai poveri sventurati che dovranno portare la barella.

Valigie

Koris è giunta a Marsiglia con uno zaino (anzi due) carico tutti i suoi regali di Natale (tranne “Kobane Calling”, finito a casa e lasciato all’Orso da leggere), più un contrabbando di parmigiano, torrone piemontese, coppa sottovuoto e biscottini.
Anche ‘thieu è rientrato da Parigi portando torrone, quindi ieri sera c’è stato uno scambio culturale nocciole&miele con caramello&mandorle. Approvati entrambi bipartisan.
Altra cosa che ‘thieu ha molto apprezzato è stato l’inventario delle grotte del basso Piemonte, anche se vi figurano alcuni abissi territorialmente francesi. Segue dissertazione sull’appropriazione del ducato di Nizza.
Koris nel mentre legge libri zozzi. E ‘thieu, contravvenendo al divieto di portare regali, si è presentato con l’edizione critica della storia di Gilgamesh (e qui escono battute a tema Final Fantasy, perché Koris sa essere molto culturale). Ma del resto ‘thieu quando vuole dimostra quattro anni (e mezzo), come nel ritrovamento del suo regalo di Natale, aperto in treno il 22 dicembre invece che alla data stabilita, come promesso.
Siccome recuperare il sonno arretrato a casa dei Maiores è out, Koris ha pensato bene di ricominciare a dormire male, con incubi e compagnia, in concomitanza col ritorno della sveglia alle sei e mezza. Quindi oggi, ultimo giorno feriale del 2016, ha una valigia di sonno paragonabile agli zaini che si è trasportata l’altro ieri nelle stazioni della Provenza.

La nemesi del tunz tunz

Quando OccupyCasaKoris diventa realtà, un po’ per approfittarne, un po’ perché ci sarebbe da cucire la tela da aquiloni e farla diventare un vero poncho da grotta.
Solo che chi semina vento raccoglie tempesta, chi semina Mistral si ritrova il Cetriolo Cosmico mandato dal Karma proprio dietro le proprie terga. In realtà è sempre stato lì, ma ogni tanto decide di schiacciare a tavoletta sull’acceleratore.
Risultato: ieri sera al parco troppo vicino a Casa Koris c’era una sorta di festa techno o roba del genere. La chiamano “discoteca effimera”, solo che per essere effimera è durata anche troppo. Da Casa Koris si sentivano solo le vibrazioni d’urto, purtroppo non era un T-Rex. Quando c’era lui gli allosauri arrivavano in orario, bei tempi.
Per contrastare la discoteca effimera, ‘thieu si chiuso in un mutismo pseudototale a base di Ars Subtilior. Perché si ammorbano con la techno, bisogna usare le maniere forti.
Koris avrebbe voluto cucire, ma si è dimenticata il modello perché è poco furba. Quindi ha ciondolato per casa saltellando da un libro a Trillian rediviva senza concludere granché.
Il T-Rex ha continuato a danzare la techno fino alle undici e oltre. A un certo punto Koris è stramazzata dal sonno, per risvegliarsi solo nella notte per una pausa pipì. Nell’oscurità della camera, si ergeva un monilite sul letto. Era ‘thieu che ronfava tenendo un cuscino in verticale a mo’ di menhir.
Stamattina Koris è quanto si più simile a uno zombie, inutile a sé stessa e agli altri. Vive pregando che le cinque del pomeriggio arrivino in fretta e indenni.
Quando il Cetriolo Cosmico ti fa ballare i T-Rex vicino a casa per tutta la notte, non hai che da espiare mantenendo un basso profilo.

Due smodati problemi

Attualmente nella vita di Koris ci sono due quantità smodate e irregolate che tuttavia non si compensano a vicenda. Il solito problema dei vasi comunicanti che come al solito non comunicano.
Problema numero uno: la lettura. Koris ormai divora libri come se fossero pacchi di chipster. Tutto bene, fin qui. Non fosse che leggere trecento pagine in tre giorni di trasporti casa-lavoro comincia ad essere dispendioso per il portafoglio (no, la biblioteca non funziona, inutile farlo presente e no, gli ebook nemmeno). Per non parlare dello spazio in libreria, che ormai sono stati sdoganati ampiamente i parcheggi in doppia fila. Koris non sa nemmeno bene con quale criterio scegliere i libri, visto che in meno di una settimana è passata da Pennac a “Rosemary’s baby”. Vorrebbe un romanzo di Lovecraft, ignorando signorilmente il dilemma secondo cui: a) Lovecraft è morto da quel dì b) non ha lasciato romanzi propriamente detti. Aggiungiamoci pure un punto c) a parte certe robe giovanili, Koris ha già letto tutto il Lovecraft leggibile e forse non vuole cominciare con le fan fiction. Forse oggi andrà in libreria e sceglierà a caso. Potrebbe anche chiedere al suo reminder di libri usati se può aprire un conto presso di lui e ritirare il necessario cibo&mutuo mensile, lasciandogli lo stipendio restante. La stima finale non sarebbe lontana dalla verità.
Problema numero due: il sonno. Qualcosa nel Koris-cervello ha deciso che dormire sia un’attività noiosa e très vingtième siècle, pertanto da limitare il più possibile a qualche ora mattutina. Non che Koris sia molto d’accordo con questa politica, ma subisce. Probabilmente c’è una ragione a questa serie di due noctes insomnes su tre, ma la matassa finge di avere troppi bandoli e nessuno. Così Koris passa qualche ora a pensare alla vita e all’universo, giungendo sempre all’ineffabile conclusione di essere un’idiota, circa.
Se Koris passasse le notti a leggere si potrebbe raggiungere una sorta di annichilazione della materia (e dello stipendio), visto che tale attività tende ad aggravare entrambi gli stati. Oppure si fa alla maniera di Jorge da Burgos ne “Il nome della rosa”, arsenico sulle pagine del prossimo romanzo e abbiamo risolto il problema.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: