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Sabato Gnocchi, domenica pure

(Disclaimer: speleo-post, ma senza roba verticale e/o orribile, figlio di un sacco di sonno arretrato. Se siete curiosi e non avete paura di sintassi approssimative o frasi lasciate a metà, andate avanti)

Koris era quasi sicura che per l’esercitazione del soccorso speleo in cavità alpina le avrebbero appioppato una sola missione e nemmeno troppo complicata. A giudicare dalla lista degli iscritti, c’era abbastanza gente perché Koris facesse il suo intervento e quindi se ne restasse al campo base a se dorer la pillule come dicono qui (ovvero, come dice U Babbu, “con le palle al sole”). Croce e delizia del soccorso speleo per chi ha tanto entusiasmo, ma manca di quei dieci anni di esperienza sotterranea. Ma in fondo in fondo, coi tempi che corrono, anche qualche ora di lettura sotto un albero, mezzo al sole e mezzo all’ombra, poteva non essere male.
Lo scenario del soccorso era questo: tre speleologi si sono persi nella grotta degli Gnocchi Forsennati, non vedendoli rientrare i familiari hanno chiamato i soccorsi, forse c’è un ferito. Semplice, conciso, gestibile in sei comodi chilometri di meandri e gallerie senza pozzi esagerati.

gnocchi

Sì, si chiama davvero Grotta degli Gnocchi Forsennati.

La sensazione di fregatura potentissima ha cominciato a farsi strada il sabato mattina, quando al campeggio nel Dévoluy c’erano trenta speleologi al massimo. Su cinque dipartimenti. Fanno sei speleologi per dipartimento. No buono, contando che i soccorsi si fanno a cinquanta e più. Forse la mezz’ora di marcia in montagna ha scoraggiato gli altri, lo speleologo è un essere pigro per definizione.
Koris ha guardato ‘thieu intensamente negli occhi, ‘thieu ha brevemente riassunto la situazione:
“Siamo qui, non siamo consiglieri tecnici, aspettiamo che ci dicano quello che dobbiamo fare”
Koris ha quindi raccattato una sedia da campeggio e il suo “La morte di re Artù” e, reperito un albero a una distanza consona dal posto di comando, si è messa a leggere. Ovviamente la cosa non è durata a lungo.
“Koris, sei nella squadra tre, ricerca vittime nella zona A, pronti a partire fra un’ora”
Chiudi il libro, verifica velocemente che nello zaino ci sia tutto, preparati un panino e il cibo d’emergenza. Si avvicina il caposquadra, uno del Vaucluse.
“Ci facciamo un sacco con del cibo in più e un fornello, che la nostra missione dovrebbe durare poco, ma è probabile che ci requisiscano per altri compiti e quindi non scendiamo dalla montagna fino a domattina”
Koris si fa un secondo panino e prende una seconda dose di frutta secca, detti anche i fruttini alla cocaina per l’effetto soprendete che non tarda a conseguir una volta che se ne mangia una manciata. Alle undici, sbocconcellando il panino numero uno, Koris zompa sulla camionetta dei pompieri diretta al vallone. Qui si potrebbe fare una disquisizione di quanto sia maledettamente divertente percorrere le strade sterrate sulla camionetta dei pompieri, ma soprassediamo.
Sotto un caldo semi-assassino, si sale il pendio fino a raggiungere un buco che soffia aria gelida sul fianco della montagna. Saltare nella sottotuta di pile, finire di vestirsi cercando di non socccombere, entrare ai sei gradi della grotta senza morire per lo sbalzo di temperatura.
La missione è stata rapida perché più che percorrere le gallerie e i meandri si è corso nelle gallerie e nei meandri. Esplorazione del ramo del Lago Nero: galleria, meandro, meandro, meandro stretto, cerca di non cadere venti metri più sotto, meandro stretto, lago. C’è nessuno qui? No, bene. Tira fuori il TPS (la radio adatta alle trasmissioni sotterranee), chiama il posto di controllo, rimetti a posto. Fai la strada al contrario fino alla giunzione col ramo del Primo Affluente. Galleria, galleria, cunicolo, galleria, galleria, cunicolo, cunicolo, “Koris, infilati in quel diverticolo infame che hai visto mai, ma dubito che la vittima sia lì, visto che ci entri solo tu”. C’è nessuno qui? No, bene. Tira fuori il TPS, chiama il posto di controllo, “noi qui abbiamo finito e siamo a mani vuote, usciamo”. Correre fino all’uscita dopo aver piazzato un posto radio in posizione strategica.
All’esterno c’è un bel sole, un temperatura gradevole e Koris si aspettava che le dicessero di rientrare in grotta al più presto. Curiosamente, la squadra tre ha ricevuto l’ordine di tornare alla base. Koris lì per lì voleva lamentarsi della fregatura, giusto due e mezza sottoterra, che gente, signora mia. Ma in soccorso se non sei (ancora) caposquadra obbedisci e stai zitto.
Koris è tornata al campo alle cinque del pomeriggio giusto in tempo per vedere ‘thieu che partiva con la squadra otto per l’assistenza alle vittime. ‘thieu pigolava perché non avrebbe avuto il tempo di farsi un panino, Koris gli ha elargito il suo panino di back-up. Koris ha quindi chiesto a una responsabile della logistica se doveva tenersi a disposizione.
“Un consiglio, da amica, vai a farti qualche ora di sonno, che stanotte rischi di tornare lassù”
Koris ha capito che sarebbe finita come al soccorso precedente, sveglia all’una di notte e si esce per pranzo. Pensando di avere qualche ora davanti a sé, Koris si è fatta un the e ha recuperato libro e lettore MP3, dicendosi che avrebbe dormito dopo, quando la temperatura in tenda sarebbe stata sotto i seimila gradi. Tre pagine dopo…
“Koris, sei nella squadra tredici, evacuazione vittime, pronta a partire fra un’ora”
Scoraggiamento a punti. Punto uno: ma come partire fra un’ora?! Tanto valeva restare in montagna, si evitava la risalita a piedi. Punto due: ma come evacuazione vittime?! Per i non addetti ai lavori, si tratta di spostare a braccia la barella col ferito dentro. La barella è ovviamente 100% trazione animale, ragion per cui la squadra è normalmente costituita da energumeni fra cui ‘thieu, non da nanerottoli. La struttura fisica di Koris la rende totalmente inadatta a fare parte della squadra di evacuazione, ma il consigliere tecnico se ne frega e ce la manda lo stesso. Tutta esperienza che entra, dicono.
Koris si fa un altro panino col fetido formaggio rimasto e si imbarca con altri otto energumeni più barella. Il caposquadra è un locale con lo sguardo spiritato ma che pare sapere il fatto suo.
Si arriva all’ingresso degli Gnocchi alle nove, con il sole che sparisce dietro ai profili alpini. Koris segue la squadra domandandosi se ne uscirà viva e, se sì, in quanti pezzi. A un certo punto il caposquadra sbaglia strada, passando per un fantastico cunicolo pieno di melma e costringendo la squadra a una discesa su roccia friabile. Koris, dall’alto della sua taglia XS, non ha abbastanza prese per scendere e dal basso le urlano “buttati che ti prendiamo al volo!”. Vantaggi dell’essere l’unico nano in una squadra di nerboruti.
Si raggiunge la squadra assistenza vittime e il ferito quasi alle undici. ‘thieu sta preparando del the da portare alla vittima, al riparo sotto la tenda. La squadra di energumeni fa partire immediatamente il perculamento a base di “scommettiamo che a tua moglie (!) non porti mai la colazione a letto”. Koris non pensa nemmeno lontanamente a difenderlo perché è stronza dentro.
“Scommettiamo che a casa non mette mai in ordine”
“In effetti lo fa raramente”
“Da che pulpito viene la predica!” si difende da solo il biondo (Amperodattili astiosi astenersi da commenti sgradevoli).
La vittima è sulla barella e pronta al trasporto a mezzanotte. E lì comincia il massacro. Per dare un’idea di cosa sia portare una barella in grotta, questo video è una versione light. In pratica, la squadra si passa la barella di mano in mano, ogni tanto la fanno scivolare sulle ginocchia dei soccorritori, ogni tanto sulla schiena. La vittima deve passare dov’è più comodo, il soccorritore dove può. Il che include arrampicato sopra la barella, sotto la barella, sulle spalle di un altro soccorritore, fra le gambe di un compagno, strisciando di profilo. Occorre avere molta fantasia, spirito di iniziativa e battuta sconcia facile, tanto si sprecano. Koris, nonostante il peso piuma, non fa eccezione, prendendosi la sua dose di botte, passaggi sulla schiena e trazione della barella nei punti più stretti perché “sei quella che passa più facilmente”. Il ricorso ai fruttini alla cocaina è stato frequente e indispensabile. Fortuntamente la vittima era una donzella dal peso contenuto. Dopo qualche meandro a serpetina coi soccorritori abbarbicati a cinque metri d’altezza, dopo due teleferiche, dopo un paio di cunicoli con fango e roccia tagliente (addio, Koris-scarponi che ora riposate nella rumenta, è stato bello), dopo un numero incalcolabile di battute oscene, cantando “La chenille redemarre” in un delirio trash, la barella esce in superficie. Sono le cinque e mezza del mattino.
Koris guarda l’aurora levarsi sulle vette, mentre finisce di scolarsi il sacchetto di frutta secca. Lo spettacolo è gradevole, la temperatura pure, le Koris-condizioni pietose. Tutto molto bello, ma ora anche basta.
La camionetta dei pompieri riporta i resti di Koris al campeggio alle sette passate. Koris si butta semi-vestita sul sacco a pelo e in meno di tre secondi si addormenta in maniera ignobile. Solo che la calura e il rumore la svegliano alle nove. ‘thieu, probabilmente colpito dal finto-perculamento sotterraneo, le preparara la colazione (e qui si organizzerà una petizione #ThieuSantoSubito).
Alla riunione post soccorso, davanti alla daube collettiva di ricompensa, vengono riconosciuti i seguenti punti:

  1. che un sacco di gente ha fatto sega, quindi abbiamo dovuto arrangiarci con la gente che c’era ma comunque bravi tutti;
  2. che la barella è uscita a una velocità allucinante con un’ora di anticipo rispetto a quello che pensavano i tecnici del soccorso speleo.

Koris, in overdose da fruttini alla cocaina, stava per rispondere #GrazieAlCazzo. Ma ha preferito trarre la legge fisica secondo cui la velocità della barella è direttamente proporzionale al numero di lividi e ai litri di sudore versati dai soccorritori.
Qualora vi fossero ancora dubbi, Koris ha capito che è meglio evitare di farsi male in grotta. Non foss’altro per evitare il massacro ai poveri sventurati che dovranno portare la barella.

Valigie

Koris è giunta a Marsiglia con uno zaino (anzi due) carico tutti i suoi regali di Natale (tranne “Kobane Calling”, finito a casa e lasciato all’Orso da leggere), più un contrabbando di parmigiano, torrone piemontese, coppa sottovuoto e biscottini.
Anche ‘thieu è rientrato da Parigi portando torrone, quindi ieri sera c’è stato uno scambio culturale nocciole&miele con caramello&mandorle. Approvati entrambi bipartisan.
Altra cosa che ‘thieu ha molto apprezzato è stato l’inventario delle grotte del basso Piemonte, anche se vi figurano alcuni abissi territorialmente francesi. Segue dissertazione sull’appropriazione del ducato di Nizza.
Koris nel mentre legge libri zozzi. E ‘thieu, contravvenendo al divieto di portare regali, si è presentato con l’edizione critica della storia di Gilgamesh (e qui escono battute a tema Final Fantasy, perché Koris sa essere molto culturale). Ma del resto ‘thieu quando vuole dimostra quattro anni (e mezzo), come nel ritrovamento del suo regalo di Natale, aperto in treno il 22 dicembre invece che alla data stabilita, come promesso.
Siccome recuperare il sonno arretrato a casa dei Maiores è out, Koris ha pensato bene di ricominciare a dormire male, con incubi e compagnia, in concomitanza col ritorno della sveglia alle sei e mezza. Quindi oggi, ultimo giorno feriale del 2016, ha una valigia di sonno paragonabile agli zaini che si è trasportata l’altro ieri nelle stazioni della Provenza.

La nemesi del tunz tunz

Quando OccupyCasaKoris diventa realtà, un po’ per approfittarne, un po’ perché ci sarebbe da cucire la tela da aquiloni e farla diventare un vero poncho da grotta.
Solo che chi semina vento raccoglie tempesta, chi semina Mistral si ritrova il Cetriolo Cosmico mandato dal Karma proprio dietro le proprie terga. In realtà è sempre stato lì, ma ogni tanto decide di schiacciare a tavoletta sull’acceleratore.
Risultato: ieri sera al parco troppo vicino a Casa Koris c’era una sorta di festa techno o roba del genere. La chiamano “discoteca effimera”, solo che per essere effimera è durata anche troppo. Da Casa Koris si sentivano solo le vibrazioni d’urto, purtroppo non era un T-Rex. Quando c’era lui gli allosauri arrivavano in orario, bei tempi.
Per contrastare la discoteca effimera, ‘thieu si chiuso in un mutismo pseudototale a base di Ars Subtilior. Perché si ammorbano con la techno, bisogna usare le maniere forti.
Koris avrebbe voluto cucire, ma si è dimenticata il modello perché è poco furba. Quindi ha ciondolato per casa saltellando da un libro a Trillian rediviva senza concludere granché.
Il T-Rex ha continuato a danzare la techno fino alle undici e oltre. A un certo punto Koris è stramazzata dal sonno, per risvegliarsi solo nella notte per una pausa pipì. Nell’oscurità della camera, si ergeva un monilite sul letto. Era ‘thieu che ronfava tenendo un cuscino in verticale a mo’ di menhir.
Stamattina Koris è quanto si più simile a uno zombie, inutile a sé stessa e agli altri. Vive pregando che le cinque del pomeriggio arrivino in fretta e indenni.
Quando il Cetriolo Cosmico ti fa ballare i T-Rex vicino a casa per tutta la notte, non hai che da espiare mantenendo un basso profilo.

Due smodati problemi

Attualmente nella vita di Koris ci sono due quantità smodate e irregolate che tuttavia non si compensano a vicenda. Il solito problema dei vasi comunicanti che come al solito non comunicano.
Problema numero uno: la lettura. Koris ormai divora libri come se fossero pacchi di chipster. Tutto bene, fin qui. Non fosse che leggere trecento pagine in tre giorni di trasporti casa-lavoro comincia ad essere dispendioso per il portafoglio (no, la biblioteca non funziona, inutile farlo presente e no, gli ebook nemmeno). Per non parlare dello spazio in libreria, che ormai sono stati sdoganati ampiamente i parcheggi in doppia fila. Koris non sa nemmeno bene con quale criterio scegliere i libri, visto che in meno di una settimana è passata da Pennac a “Rosemary’s baby”. Vorrebbe un romanzo di Lovecraft, ignorando signorilmente il dilemma secondo cui: a) Lovecraft è morto da quel dì b) non ha lasciato romanzi propriamente detti. Aggiungiamoci pure un punto c) a parte certe robe giovanili, Koris ha già letto tutto il Lovecraft leggibile e forse non vuole cominciare con le fan fiction. Forse oggi andrà in libreria e sceglierà a caso. Potrebbe anche chiedere al suo reminder di libri usati se può aprire un conto presso di lui e ritirare il necessario cibo&mutuo mensile, lasciandogli lo stipendio restante. La stima finale non sarebbe lontana dalla verità.
Problema numero due: il sonno. Qualcosa nel Koris-cervello ha deciso che dormire sia un’attività noiosa e très vingtième siècle, pertanto da limitare il più possibile a qualche ora mattutina. Non che Koris sia molto d’accordo con questa politica, ma subisce. Probabilmente c’è una ragione a questa serie di due noctes insomnes su tre, ma la matassa finge di avere troppi bandoli e nessuno. Così Koris passa qualche ora a pensare alla vita e all’universo, giungendo sempre all’ineffabile conclusione di essere un’idiota, circa.
Se Koris passasse le notti a leggere si potrebbe raggiungere una sorta di annichilazione della materia (e dello stipendio), visto che tale attività tende ad aggravare entrambi gli stati. Oppure si fa alla maniera di Jorge da Burgos ne “Il nome della rosa”, arsenico sulle pagine del prossimo romanzo e abbiamo risolto il problema.

L’arrivo delle Tenebre

Per lunghe ere i Valar dimorarono felici nella luce degli Alberi di là dalle Montagne di Aman, ma tutta la Terra-di-mezzo giaceva nel crepuscolo sotto le stelle. Allorché le Lampade splendevano, la crescita vi si era iniziata, mentre adesso era interrotta perché tutto era tornato buio. Ma già le più antiche cose viventi erano sorte: nei mari le grandi alghe e sulla terra l’ombra di grandi alberi; e nelle vallate tra le colline avvolte dalla notte v’erano nere creature vecchie e forti. A quelle terre e foreste di rado andavano i Valar, salvo i soli Yavanna e Oromë; e Yavanna si aggirava tra le ombre, dolendosi perché la crescita e la promessa della Primavera di Arda erano sospese. Ed essa mise sonno su molte cose che erano sorte durante la Primavera, per modo che non invecchiassero ma restassero in attesa di un tempo di risveglio che ancora sarebbe stato.
J.R.R. Tolkien, “Il Silmarillion”

Ovvero: è arrivata l’ora solare, il Morgoth ha regalato un’ora di sonno in una giornata e le giornate di Koris si sono accorciate di tre ore, aggiungendo al tutto una glassa di stanchezza cronica appena il sole declina oltre l’orizzonte. Domenica Koris si è penosamente addormentata in macchina mentre tornava da Martigues, luogo in cui le falesie hanno la solidità dei crackers. Riaperti gli occhi all’altezza della stazione di St. Charles, vedendo le luci cittadine era fermamente convinta che fosse troppotardissimo. Ed erano a mala pena le sei.
“Beh, si dice che l’ora solare sia più naturale per gli esseri umani”
“Allora io sono stata sintetizzata in laboratorio”
Ergo Koris è una sorta di girasole zombie che alla mattina si stressa perché il sole è già sorto (pertanto è arbitrariamente tardi), alla sera invece mangia ad orario bernese e si addormenta ad un’ora in cui le galline stanno ancora guardando la tv. Inoltre, con le energie che si ritrova e il freddo che comincia ad assediare anche la Provenza, l’unico spirito di iniziativa di Koris concerne l’esplorazione di quello che Orso chiama “l’inesplorato fondo del letto” (ovvero quella parte in cui i piedi si ritrovano in una morsa glaciale e i Boogeymen di sorta hanno piantato il bivacco).
Soluzioni a questa situazione miserabile:

  1. Migrare in Georgia Australe verso l’estate antartica, dove il sole non scende mai sotto l’orizzonte;
  2. Risvegliarsi a primavera, al ritorno dell’ora legale. Possibilmente di venerdì

P.S. In francese il Boogeyman è detto “Croque-mitaine”, etimologicamente “il mangia-gatti”. L’Amperodattilo dovrebbe usarlo per minacciare Spin.

Robe che succedono solo a Koris

Sottotitolo: chi dorme non piglia pesci, ma tanto a Koris il pesce non piace.
In questo periodo si lavora così duramente che c’è persino (e soprattutto) il tempo per la pennica pomeridiana, a maggior ragione se accidentale. Perché pare che dopo tre anni di stress distillato purissimo (facciamo quattro, che non è che preparare la tesi magistrale fosse tutto relax) ti abbonino un anno di tranquillità, stile tessera punti del benzinaio.
Com’è come non è, alle tre Koris era spaparanzata malamente sulla sedia imbottita, piedi sul case del computer, porta chiusa, finestra spalancata. Nell’afa del pomeriggio, stava cercando di leggere “L’Acchiappasogni” di Stephen King. Solo che il libro stagna un po’ e Koris deve avere un vagone di sonno arretrato, tra risvegli notturni in ansia e scorie da smaltire di una vita privata che è stata ‘na traggedia (con sei g).
Insomma, Koris si è addormentata come una zucca. Ronf.
Stava raccattando materiale onirico per un potenziale racconto storico, quando è suonato il telefono.
Koris ha fatto un salto fino al soffitto, avendo di recente cambiato la suoneria per mettere il tema della “boss battle di Final Fantasy VIII, un roba che perfora i timpani e risveglia i morti.
Primo ed unico pensiero: “Cazzo, devo aver riattivato VLC telepaticamente. Ah no, è lo smartfogn”
Numero sconosciuto.
“Pronto?”
“È lei mademoiselle Koris?”
“Potrebbe anche essere, chi è lei?”
Scenari possibili: casa va a fuoco e nessuno salverà l’acero, la dichiarazione dei redditi era sbagliata e il Koris-patrimonio è stato confiscato, le hanno sgamato lo streaming serale e stanno venendo ad arrestarla per relegarla sull’Ile d’If, il gruppo Tacchettina et altri è stato preso in ostaggio in Marocco da un gruppo di arabi gay insegnanti di sinistra (e Koris non ha intenzione di muovere un mignolo per liberarli), Marine Le Pen ha deciso di cominciare le espulsioni con lei.
“Abbiamo trovato il suo cv fra le candidature spontanee e vorremmo creare un gruppo di R&D, le interessa ancora lavorare con noi?”
Per interessare, a Koris interesserebbe anche, solo che minimo minimo avranno la base nell’Essonne e vorranno mandarla a lavorare in Congo Belga.
“Ho visto che lei abita a Marseille, noi saremmo a Aix”
Va bene, allora hanno sbagliato numero, non c’è altra spiegazione.
“Beh, detta così mi pare interessante, tenendo conto che sono impelagata qui a Coglionilandia fino a fine agosto”
“Per noi non ci sarebbe problema a farle un contratto a partire da settembre”
“Allora mettiamoci d’accordo e vediamoci di persona”
“Ci sarebbe un però”
Ecco, appunto. E quale sarebbe? Volete spedire Koris nell’Essonne? O nel meraviglioso Pas de Calais? Oppure il posto è sponsorizzato da Roy Batty?
“È che avremmo bisogno di manodopera rapidamente, quindi le proporremmo di collaborare da remoto con noi prima del contratto, per poi firmare definitivamente a settembre”
“Eh, ma io sarei ancora impelagata con Los Cojones, che devo dare almeno la parvenza di esserci corporalmente…”
“Ovviamente la paghiamo”
All’idea di quel metallo portentoso, onnipossente… E poi sticazzi, Koris ha bisogno di soldi facili per comprarsi la corda doppia.
“Li aggiusto con quattro balle ben piazzate, non c’è problema!”
“Bene, allora venga lunedì sera che ne parliamo”
Che sicuramente non se ne farà nulla, perché qui l’ottimismo non è di casa. Però dai, meglio che essere svegliati a calci nei denti. Ora Koris torna a farsi un’altra pennica, hai visto mai le telefonino per concederle un vitalizio.

L’RCL colpisce ancora

Koris domani ha la sua prima lezione di elettronica. E se a questo punto volete levare un coro di “LOL” informatici, fate pure.
Koris sta pensando che potrebbe essere un buon momento per curare il “mal di Giappone” e zompare sul primo aereo per Osaka, anche senza una valida scusa.
Questa notte, risvegliata da altrui incubi e attacchi d’asma, la prima cosa a cui Koris ha pensato è stata “però mi ricordo come calcolare la larghezza della banda passante”. Che quando hai uno che si sta strozzando a fianco, foss’anche il tuo peggior nemico, non è normalissimissimo. Come non è normalissimissimo pensarlo alle quattro del mattino. Sembra di essere tornati ai tempi del profondissimo Rouge detto il Dissennatore per la sua vitalità e la gioia che infondeva al prossimo (nota per chi non sia un lettore storico, Rouge fu il professore di elettromagnetismo&ottica del secondo anno, uomo di rara flemma e raffinato astio). I parziali incomprensibili. I peggiori ricordi dei tempi bolognesi. Una proustiana madeleine imbottita di curaro, ovvero quando ci si rende conto che d’accordo i bei tempi andati, tutto bello, tutto geniale, ma a conti fatti con la nostalgia, meglio che certe cose se ne restino alle spalle.
Che poi ad essere veramente onesti, Koris non è che sia mai stata in grado di risolvere un circuito. Andava a giorni e, soprattutto, parecchio a culo. Sono quelle zone buia della sua storia universitaria che sono stata abilmente nascoste sotto il tappeto da un 110 e lode arraffato con l’inganno a una commissione di laurea obnubilata dal caldo estivo. Cosa, c’è anche un dottorato preso nel frattempo? Pensate un po’, le dimensioni della truffa.
Koris non riesce a farsene una ragione, visto che in questo preciso istante guarda un circuito RCL e si dice che forse la sua prof di greco del liceo aveva ragione, che ci va a fare una ragazza del classico a fisica? Ma forse otto anni sono un po’ troppi per avere ripensamenti.
Onestamente, se Koris dovesse insegnare l’integrale secondo Lebesgue (mirate quali reperti escono dalla memoria quando si è sotto stress) se ne farebbe una ragione: non lo conosce nessuno, perché dovrebbe conoscerlo lei? Ma i circuiti… vabbé, si farà la solita scenetta. Poi stavolta si possono tenere gli appunti sotto.
O forse si dovrebbe uscire dalla mentalità di emergenza “esame” e cominciare a spandere la sicumera del dottore. Confidenza in sé, questa sconosciuta. Che probabilmente passa per la distribuzione di esercizi incomprensibili, farciti di “vi lascio fare questi brevi calcoli” (normalmente sei pagine di conti) e non andare vestiti come Moneypenny di un film di James Bond (dell’epoca di Sean Connery, ovviamente).

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