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Branle simple

Chiamasi “branle” una danza francese rinascimentale in cui si fa un passo a destra, seguito da un passo a sinistra e si va avanti così per tutta la durata del brano. Sembra una stupidaggine, ma tutto sta nella complessità del passo. Poi non dite questo blog non vi impara le cose.
Koris è impegnata nel solito branle simple lavorativo, ma l’assenza di una musica adeguata rende tutto più faticoso.
“Il modello delle simulazioni nucleari sarà fatto dagli Indiani”
“Ah, no, non lo fanno più gli Indiani, lo fai tu e fai i conti tu, quindi prepara tutto!”
“Ma come hai tutto pronto? Ma no, tu fai solo il modello, sono i Giapponesi che faranno i conti”
Che potrebbe anche essere un valzer: un-due-tre e a ogni giro si cambia idea.
Ma è anche applicabile alla nuova/vecchia/vattelapesca facility, in ballo dal 2008 e… tutt’ora in ballo.
“Non facciamo la facility, mettiamo l’armamentario in un edificio esistente”
“Ah, ma certo che facciamo la facility”
“Non possiamo fare la facility, non c’è lo spazio sul terreno”
“Bisogna fare una lista dei requisiti per la facility”
“Forse abbiamo una stanza per mettere l’armamentario, bisogna fare la richiesta”
“Facciamo lo stesso i piani per la facility”
E così avanti. Un passo a destra, un passo a sinistra.
Il vantaggio della situazione è che, una volta effettuato il primo insieme di passi, si è abbastanza esperti da poter ripetere la serie ad libitum, visto che le variazioni sul tema sono infinitesime. Lo svantaggio è, appunto, quest’ultimo: la totale mancanza di passi accessori. E che si resta sul posto, perché andando prima a destra e poi a sinistra si finisce per fare un sacco di passi e nemmeno uno in avanti. Cosa che alla lunga diventa un po’ frustrante.
Però si tira avanti e si continua a ballare. Hai visto mai qualcuno decidesse di cambiare la musica nel frattempo. Del resto se Koris ascoltava Praetorius al suo ottavo compleanno, può adattarsi a qualunque cosa.

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Pioggerella di primavera

Piove Zeus, dal cielo grande tempesta diceva Alceo (di cui Orazio secoli dopo farà la cover version feat. il monte Soratte), consigliando di restarsene al calduccio prendendosi una generosa sbronza, la versione settimo secolo avanti Cristo del Netflix&chill.
Nel XXI secolo invece stigrandissimicazzi, lavorate stronzi, tanto il vino dolce vi fa ingrassare perché non è bio e la morbida lana potrebbe non essere cruelty free.
In Provenza diluvia come sa fare bene di tanto in tanto. La direzione di NeutroniPorcelloni ha mandato una mail prendendo le debite disposizioni di sicurezza: “siate prudenti mentre guidate”. Et voilà, lavaggio della coscienza a 30° con ammorbidente e senza centrifuga, se vi spiaccicate è solo colpa vostra.
Vista la situazione con previsto peggioramento dopo le 17, Koris pensava di svignarsela right in time e chi s’è visto s’è visto, perché l’azienda passa la macchina di funzione ma non il motoscafo. Poi è arrivato il Capo.
“Facciamo la riunione che era prevista per stamattina? Qualcosa come alle 16:30?”
“Ma io verament…”
“Non ti dispiace, vero? Tanto facciamo in fretta”
Tanto facciamo in fretta uguale tanto tu hai la macchina e quando se ne sono andati via quelli che pigliano il bus tu puoi restare ancora un po’. Perché il Capo è pure sempre l’Imperatore Palpatine e prospera nell’altrui sofferenza/rabbia/lati oscuri anche se lo nega e sembra tanto indifeso. Fu così che Koris uscì dopo le 17:30, quando le secchiate d’acqua dal cielo iniziavano ad andare in onda.
Due ore dopo era a casa. Due ore di: guadi del Gange perché l’autostrada si allaga, compensazione della traiettoria casa 50 ruggenti in vacanza in Provenza, ingorghi assortiti perché qui toglimi tutto ma non il mio sorpasso a destra. Prossimo incarico a Capo Horn, tanto siamo già preparati.
Per coronare la serata, Koris si è affettata un dito mentre tagliava una carota. C’è da dire che però il pezzo di dito ha dato un certo plus-valore alla minestra. Peccato averne solo dieci, di dita, bisognerebbe usarle più spesso. Chissà se si può proporre alla Knorr: dado di brodo vegetale, dado di brodo di pollo, dado di dita.
Alle ore nove, lobotomizzata davanti al computer, Koris era una versione stonata di Michael Stipe: it’s been a bad day, please don’t take a picture, it’s been a bad day, pliiiiiiiiz!
Koris stamattina si è buttata giù dal letto alle 6:25, alle 6:45 era per strada e pare aver evitato il peggio. Solo che ora le strade paiono bloccate perchè Zeus sta ancora piovendo, chè in questi giorni pare non avere una fava d’altro da fare. Koris pensava di contattare uno scafista per farsi portare a casa, ma probabilmente ci sarà un’altra riunione sine die, quindi il problema non si pone.
Don’t forget you are here forever ma anche her skeleton will lie in the (Fission) Chamber forever.

Settembrizzazione

E come in tutte le favole, alla fine arriva il Mistral e la temperatura crolla di dieci gradi. O forse erano le favole, era solo il normale ciclo dell’atmosfera. Koris pensava che l’arrivo dell’aria settembrina le conciliasse il sonno, e in effetti così è. Non fosse che le concilia il sonno sul fuso orario della Patagonia: alle dieci di sera svegli e scattanti, il resto della giornata a GMT+1 una chiavica.
Al decimo giorno di “questa notte non dormire”, si aspettano visioni mistiche di tapiri alieni. In mancanza di benedizioni da parte di Yog Sothot e risotti ai funghi di Yuggoth, Koris cerca di sopravvivere col sonno al minimo sindacale. Orso, colpito dalla stessa nemesi familiare da parte di Morfeo, propone di fare una sorta di rituale della dormita, in modo da essere cullati dalla routine. Solo che se Koris si mette a fare un rituale minimo minimo esce Chtulhu e poi hai voglia a dormire con un Grande Antico in camera.
Cose che succedono nel frattempo: il CCC, oltre a spannocchiarlo a Koris, lo ha spannocchiato anche al Capo. Quindi il Capo scrive a Koris la domenica sera, nel panico. Koris si fa trovare già con le chiappe parate, ma non abbastanza per evitare consegne lampo. Koris si odia e odia anche l’universo conosciuto quando succedono queste cose.
Vista l’insonnia di cui sopra, Koris vive nella perenne paranoia di addormentarsi in macchina. Onde evitare di spiaccificolarsi mentre guida nel regno dei sogni, Koris usa l’arma definitiva: la discografia dei Rhapsody of Fire. Non puoi addormentarti mentre stai sbraitando “For the kiiiiiing, for laaaaaaaaand, for the mountaaaaaaain, for the greeeeeeen valleys where dragons fly!” all’uscita di Aix-en-Provence. E nella solitudine del tuo abitacolo, nessuno può sentirti stonare.
Vita sociale poca ma buona. Giocare a “Once upon a time” dopo quindici anni e in un’altra lingua è divertente lo stesso. Tuttavia, la mancanza del sadismo del Goblin Zoppo si fa sentire. Non ci sono più le navi che galleggiano negli stagni onde evitare di pronunciare la parola “mare”.
Koris ha scoperto l’esistenza di una teoria secondo cui sarebbe possibile la fusione nucleare fredda, ma con atomi dotati di muoni anziché di elettroni. Dal momento dell’agghiacciante scoperta, se ne va in giro ripetendo “la gente non sta bene!”. Vedi come sopra sui ciclisti in autostrada sulla corsia di emergenza perché “si fa prima”.
Insomma, settembre è arrivato, l’autunno si fa sentire clacsonando e sorpassando sulla destra, Koris ha ampi margini di miglioramento.

La nemesi del tunz tunz

Quando OccupyCasaKoris diventa realtà, un po’ per approfittarne, un po’ perché ci sarebbe da cucire la tela da aquiloni e farla diventare un vero poncho da grotta.
Solo che chi semina vento raccoglie tempesta, chi semina Mistral si ritrova il Cetriolo Cosmico mandato dal Karma proprio dietro le proprie terga. In realtà è sempre stato lì, ma ogni tanto decide di schiacciare a tavoletta sull’acceleratore.
Risultato: ieri sera al parco troppo vicino a Casa Koris c’era una sorta di festa techno o roba del genere. La chiamano “discoteca effimera”, solo che per essere effimera è durata anche troppo. Da Casa Koris si sentivano solo le vibrazioni d’urto, purtroppo non era un T-Rex. Quando c’era lui gli allosauri arrivavano in orario, bei tempi.
Per contrastare la discoteca effimera, ‘thieu si chiuso in un mutismo pseudototale a base di Ars Subtilior. Perché si ammorbano con la techno, bisogna usare le maniere forti.
Koris avrebbe voluto cucire, ma si è dimenticata il modello perché è poco furba. Quindi ha ciondolato per casa saltellando da un libro a Trillian rediviva senza concludere granché.
Il T-Rex ha continuato a danzare la techno fino alle undici e oltre. A un certo punto Koris è stramazzata dal sonno, per risvegliarsi solo nella notte per una pausa pipì. Nell’oscurità della camera, si ergeva un monilite sul letto. Era ‘thieu che ronfava tenendo un cuscino in verticale a mo’ di menhir.
Stamattina Koris è quanto si più simile a uno zombie, inutile a sé stessa e agli altri. Vive pregando che le cinque del pomeriggio arrivino in fretta e indenni.
Quando il Cetriolo Cosmico ti fa ballare i T-Rex vicino a casa per tutta la notte, non hai che da espiare mantenendo un basso profilo.

Domenica di novembre

In questo ultimo periodo, la trascuratezza blogghistica si riassume più o meno così: quando Koris aveva l’ispirazione per scrivere qualcosa, non era il momento. E quanto era il momento, Koris era così a rondelle che dormiva.
Quindi solito post esticazzistico riassuntivo.
Il lavoro sui neutroni promette di essere interessante e risvegliare vecchie memorie ormai perdute nel tempo, ma farsi ogni giorno 70 km all’andata, 70 al ritorno e annessi ingorghi marsigliesi potrebbe essere fatale sul lungo periodo. Ciò nonostante, Koris ha un piano. Come i Cyloni, ma con Caprica 6 in versione ciospo.Tornare in ufficio dopo tre giorni di intenso meeting su cose interessanti genera istinti omicidi. Anche senza una vera e propria causa scatenante. Si tratta piuttosto di una sorda voglia di rispondere “andatevene affanculo” al “buongiorno”. Tanto un’occasione per fanculizzare si trova, alla peggio si pesca negli arretrati.
Andando al lavoro giovedì mattina, Koris è scivolata in una buca gravitazionale del marciapiede. La frattura nello spaziotempo è scomparsa subito dopo, il dolore alla caviglia destra no. Koris ha proseguito zoppicando come un’anatra, dicendosi che così aveva un ottimo pretesto per non alzarsi dal divano per tutto il fine settimana.
Tralasceremo in questa sede ogni commento legato all’assenza di ‘thieu per questo fine settimana, visto che Koris millanta di avere ancora una dignità.
Koris ha finalmente avuto il tempo di andare all’Ikea a recuperare i pezzi mancanti. Eviteremo di fare un Game of Bidet al proposito. Si è temuto dovesse consumarsi un nuovo dramma alla vista di un’astra di due metri che non sarebbe mai entrata nella Ya(xa)ris. Ma la macchina di un fisico gode dell’accesso a dimensioni alternative, per cui l’asta è entrata. Koris ha comunque sfogato la sua ira repressa sulla cassiera che insisteva per farle ri-pagare i pezzi. Pàgati stocazzo, insomma.
Le sessioni di gioco di ruolo ormai hanno perso qualsivoglia parvenza di serietà avessero mai avuto. Ormai non è una vera sessione se non si installa telepaticamente nella testa di qualcuno un motivetto, possibilmente sconcio, destinato a non uscirne mai più. Tutta gente compita, insomma.
Koris ha deciso di passare la domenica di novembre come una persona qualunque: allontanandosi dal divano il meno possibile. Tanto deve finire di elaborare le foto e giocare ad Arx Fatalis, uno dei ritrovati giochi di ‘thieu (il quale aveva negato qualunque coinvolgimento videoludico prima di essere sburgiardo da due incontrovertibili cofanetti pieni di giochi vintage, per la gioia di Koris).
Forse più tardi farà una torta e si degnerà di preparare lo zaino, visto che domani deve partire per Gif-Nel-Nulla-Cosmico, a godersi la piacevolezza dell’autunno nell’Ile-de-France.

Flying to a better place

Koris-foto fuggita dal mucchio selvaggio.

 

Sempre colpa dei videogiochi

Uno gioca. Poi smette di giocare per raggiunti limiti d’età, o perché non ha più il tempo o perché non ha più un computer/consolle/insomma, al limite può farsi girare il cd sul dito.
Il ricordo diviene racconto, il racconto diviene leggenda, la leggenda diviene mito. Del resto nella tua carriera di gamer hai assistito al passagio dal poligonale al treddì, con esperienze traumatiche quali aspettarsi dinosauri in RGB e trovarsi di fronte il T-Rex di Dino Crisis. Se ci ripensi, con le nuove tecnologie a disposizione dovrebbero teletrasportarti il T-Rex direttamente in salotto.
Beata ignoranza del mercato.
Fino al giorno in cui, in metro, ti cade l’occhio sulla pubblicità nel giornale della madama a fianco. È la pubblicità di un videogioco. Ma non ci sono né le tette ipertrofiche di Lara, né l’accozzagia di armi da taglio improbabili e omini col mascara di Final Fantasy. C’è questo:

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Il contadino va di moda, non c’è che dire.

Roba che se teletrasportiamo un gamer dai tardi anni ’90 ad oggi, minimo minimo un “What the fuck?” ci esce. Se non muore prima.
La sola idea che questa roba abbia un mercato (e abbastanza fiorente da potersi permettere la pubblicità) dà i brividi. Ma te dava i brividi anche il concetto che potesse uscire un FIFA o un PES ogni anno, per cui forse non fai tanto testo. Ma di maniaci del calcio è pieno il mondo, tocca farsene una ragione.
Di maniaci delle macchine agricole, ecco, forse no. Almeno si spera. Back in the 90s, potevi essere preso pesantemente per i fondelli per giocare a Spyro the Dragon, che era pur sempre un drago, non una mietitrebbia. Siamo seri, suvvia.
Quali saranno i punti di forza di codesto meraviglioso, imperdibile titolo?

  • Un parco macchine agricole sempre più vasto
    (Se puoi anche pimparle, passiamo direttamente a GTF, Gran Theft Farmer)
  • Più di 40 costruttori e 100 veicoli
    (Esticazzi?)
  • La libertà di far legna ovunque grazie alle nuove macchine ed equipaggiamenti dedicati specialmente a questa attività
    (…?!)

Soffermiamoci sull’ultimo punto. Fare legna. Fare legna. FARE LEGNA, cazzo. L’attività a cui in Warcraft I venivano assegnati i peones più sfigati e destinati a morte certa per mano dell’orco/umano di turno. Copia-incolla per Age of Empires. In Caesar III non era nemmeno necessario in tutti gli scenari. E ora siamo passati al fascino della motosega, ambito finora) riservato all’ambito dei survival horror (e meno male).
Ci sarebbe da sperare che il target di un simile spreco crogiuolo di pixel sia, che so, il pensionato della Bassa bresciana strappato alla vita bucolica dalla cementificazione selvaggia, gran virtù de’ motozappe antique. Che nessun bambino mette un videgioco simile nella letterina a Babbo Natale (“cosa vorreste da mettere sotto l’albero?” “Death Rally!”, vogliamo scherzare?). Che alla fine i simulatori sono un po’ così.
Mica tutte le generazioni possono bearsi del castello vomitoso di Theme Park, del resto (gioco che plagiò per sempre la mente di Baby Orso, trasformandolo nell’attuale EconomOrso, probabilmente).
E poi, la casa produttrice avrà anche altri titoli più appetibili, vero? VERO?!

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… eh?!

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Uccidetemi. Ora.

Va bene, ammettiamolo: sono dei professionisti nel genere dei simulatori di cazzate. Magari non ne esistono altri. Forse.
Una ricerca fornita da un esperto nel campo ha riportato ben 1475 titoli di simulatori su steam. Ai primi posti: EuroTruck Simulator, Car Mechanic Simulator, Japan Rail Simulator, vari Farmer.
Generazioni moderne: non solo braccia strappate all’agricoltura, ma anche al settore dei trasporti. Vuoi mettere la noia di scofiggere il drago di Xian a colpi di granate con la vertigine del trasporto merci sulla Salerno-Reggio Calabria? Ignari noi che ci lanciavamo in battaglie fra il bene (spesso cotonato) contro il male, quando avremmo potuto riparare una marmitta forata.
Bisogna ricredersi, l’uomo della strada ha ragione. Se crescono ragazzi disagiati e svogliati, la colpa è dei videogiochi.
(Poi uno si domanda perché l’abandonware si diffonde…)

Game of bidet (episode 7)

Sottotitolo: questa cucina non s’ha da fare.
Quando Koris ha iniziato questa saga pensava seriamente che sarebbe stata una noiosissima serie di lavori-traslochi-rotture. Priva di spettacolari colpi di scena.
E invece.
Koris aveva fatto pianificare la cucina da un esperto addì nove luglio dell’anno degli sticazzi 2015. Il planner aveva emesso un verdetto, consegnato a Koris una cucina bastevolmente somigliante a qualcosa di suo gusto e terminato con “vada all’Ikea a comprare il tutto che poi veniamo a montare”. Tutto pareva ormai andare per il meglio.
Solo che il planner frettoloso fece i cassetti zoppi e la luce alla fine del tunnel era il regionale Stoccolma-Göteborg.
Koris giovedì si è armata di tonnellate e tonnellate di buona volontà, ha fatto un giro assurdo per recuperare il libretto degli assegni, è zompata sulla Ya(xa)ris e ha sfidato il traffico per arrivare all’Ikea prima dell’orario di chiusura. Ci riesce, guidando come una vera Marsigliese doc, nella peggior maniera e considerando i limiti di velocità una scelta estetica della società autostrade.
Giunta all’Ikea, ha abbattuto tutto ciò che si trovava sul suo cammino per arrivare al reparto cucine. Ha sbattuto il piano sul banco d’accoglienza dicendo:
“Salve, mi serve tutta questa roba, poi la consegnate e la montate quando picchio volete”
“Ci sono già due clienti davanti a lei e noi non c’abbiamo né lo sbatto né gente, torni domani”
Koris ha insistito, ma nulla è valso.
Lunedì pomeriggio, aka ieri, Koris eccezionalmente in ferie dal lavoro torna all’Ikea per comprare la cucina all’urlo di “fatemi smettere di soffrire”. Questa volta effettivamente la ricevono.
“C’è solo un problema: i pensili che ha scelto non li fanno più e in magazzino non ce ne sono abbastanza per comporre la sua cucina”
Koris si esibisce nella faccia del “è tutto troppo idiota per essere vero”. Dopo aver bestemmiato gli dèi celesti, ctoni e quelli anfibi per i mesi estivi, a Koris si pongono tre alternative:

  1. Scegliere su due piedi una cucina secondo il famosissimo e usatissimo criterio, raccomandato dall’università di Harvard, “a membro di segugio”;
  2. Comporre una cucina patchwork con tutti i pezzi disponibili in magazzino e qualche toppa qui e là, con la scusa che lo spezzato è la moda dell’estate 2015;
  3. Aspettare una non meglio precisata data in agosto in cui dei pensili sinistramente simili a quelli di Koris-gusto ma ci mancherebbe, mica gli stessi, faranno il loro ingresso a Marsiglia dalla Svezia con furore.

Dopo aver valutato un’eventuale opzione 4. meglio conosciuta come “andate tutti affanculo” (onde evitare di dover inventarsi un nuovo fornitore, un nuovo planner e sborsare altri soldi meglio spesi in bigiotteria sotterranea o arrampicatoria), Koris mette il veto sull’opzione 3., protraendo ulteriormente il suo campeggio chez ‘thieu che se non ci fosse sarebbero finguelli per diabetici aka uccelli senza zucchero aka cazzi amari.
Non ci fossero state a seguire quattro ore di una sublime “Alcina” di Handel al Grand Thêatre de Provence, sarebbe corso il sangue a La Valentine. Solo che stragi fanno arrivare in ritardo all’opera.
Ora Koris si sta domandando se questa sia la maledizione del fantasma di Bernadotte o se nel suo attuale materasso (Ikea pure quello) sia stata cucita, per errore o per scelta, una bambolina voodoo. O meglio, vüdü.

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