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La nemesi del tunz tunz

Quando OccupyCasaKoris diventa realtà, un po’ per approfittarne, un po’ perché ci sarebbe da cucire la tela da aquiloni e farla diventare un vero poncho da grotta.
Solo che chi semina vento raccoglie tempesta, chi semina Mistral si ritrova il Cetriolo Cosmico mandato dal Karma proprio dietro le proprie terga. In realtà è sempre stato lì, ma ogni tanto decide di schiacciare a tavoletta sull’acceleratore.
Risultato: ieri sera al parco troppo vicino a Casa Koris c’era una sorta di festa techno o roba del genere. La chiamano “discoteca effimera”, solo che per essere effimera è durata anche troppo. Da Casa Koris si sentivano solo le vibrazioni d’urto, purtroppo non era un T-Rex. Quando c’era lui gli allosauri arrivavano in orario, bei tempi.
Per contrastare la discoteca effimera, ‘thieu si chiuso in un mutismo pseudototale a base di Ars Subtilior. Perché si ammorbano con la techno, bisogna usare le maniere forti.
Koris avrebbe voluto cucire, ma si è dimenticata il modello perché è poco furba. Quindi ha ciondolato per casa saltellando da un libro a Trillian rediviva senza concludere granché.
Il T-Rex ha continuato a danzare la techno fino alle undici e oltre. A un certo punto Koris è stramazzata dal sonno, per risvegliarsi solo nella notte per una pausa pipì. Nell’oscurità della camera, si ergeva un monilite sul letto. Era ‘thieu che ronfava tenendo un cuscino in verticale a mo’ di menhir.
Stamattina Koris è quanto si più simile a uno zombie, inutile a sé stessa e agli altri. Vive pregando che le cinque del pomeriggio arrivino in fretta e indenni.
Quando il Cetriolo Cosmico ti fa ballare i T-Rex vicino a casa per tutta la notte, non hai che da espiare mantenendo un basso profilo.

Domenica di novembre

In questo ultimo periodo, la trascuratezza blogghistica si riassume più o meno così: quando Koris aveva l’ispirazione per scrivere qualcosa, non era il momento. E quanto era il momento, Koris era così a rondelle che dormiva.
Quindi solito post esticazzistico riassuntivo.
Il lavoro sui neutroni promette di essere interessante e risvegliare vecchie memorie ormai perdute nel tempo, ma farsi ogni giorno 70 km all’andata, 70 al ritorno e annessi ingorghi marsigliesi potrebbe essere fatale sul lungo periodo. Ciò nonostante, Koris ha un piano. Come i Cyloni, ma con Caprica 6 in versione ciospo.Tornare in ufficio dopo tre giorni di intenso meeting su cose interessanti genera istinti omicidi. Anche senza una vera e propria causa scatenante. Si tratta piuttosto di una sorda voglia di rispondere “andatevene affanculo” al “buongiorno”. Tanto un’occasione per fanculizzare si trova, alla peggio si pesca negli arretrati.
Andando al lavoro giovedì mattina, Koris è scivolata in una buca gravitazionale del marciapiede. La frattura nello spaziotempo è scomparsa subito dopo, il dolore alla caviglia destra no. Koris ha proseguito zoppicando come un’anatra, dicendosi che così aveva un ottimo pretesto per non alzarsi dal divano per tutto il fine settimana.
Tralasceremo in questa sede ogni commento legato all’assenza di ‘thieu per questo fine settimana, visto che Koris millanta di avere ancora una dignità.
Koris ha finalmente avuto il tempo di andare all’Ikea a recuperare i pezzi mancanti. Eviteremo di fare un Game of Bidet al proposito. Si è temuto dovesse consumarsi un nuovo dramma alla vista di un’astra di due metri che non sarebbe mai entrata nella Ya(xa)ris. Ma la macchina di un fisico gode dell’accesso a dimensioni alternative, per cui l’asta è entrata. Koris ha comunque sfogato la sua ira repressa sulla cassiera che insisteva per farle ri-pagare i pezzi. Pàgati stocazzo, insomma.
Le sessioni di gioco di ruolo ormai hanno perso qualsivoglia parvenza di serietà avessero mai avuto. Ormai non è una vera sessione se non si installa telepaticamente nella testa di qualcuno un motivetto, possibilmente sconcio, destinato a non uscirne mai più. Tutta gente compita, insomma.
Koris ha deciso di passare la domenica di novembre come una persona qualunque: allontanandosi dal divano il meno possibile. Tanto deve finire di elaborare le foto e giocare ad Arx Fatalis, uno dei ritrovati giochi di ‘thieu (il quale aveva negato qualunque coinvolgimento videoludico prima di essere sburgiardo da due incontrovertibili cofanetti pieni di giochi vintage, per la gioia di Koris).
Forse più tardi farà una torta e si degnerà di preparare lo zaino, visto che domani deve partire per Gif-Nel-Nulla-Cosmico, a godersi la piacevolezza dell’autunno nell’Ile-de-France.

Flying to a better place

Koris-foto fuggita dal mucchio selvaggio.

 

Sempre colpa dei videogiochi

Uno gioca. Poi smette di giocare per raggiunti limiti d’età, o perché non ha più il tempo o perché non ha più un computer/consolle/insomma, al limite può farsi girare il cd sul dito.
Il ricordo diviene racconto, il racconto diviene leggenda, la leggenda diviene mito. Del resto nella tua carriera di gamer hai assistito al passagio dal poligonale al treddì, con esperienze traumatiche quali aspettarsi dinosauri in RGB e trovarsi di fronte il T-Rex di Dino Crisis. Se ci ripensi, con le nuove tecnologie a disposizione dovrebbero teletrasportarti il T-Rex direttamente in salotto.
Beata ignoranza del mercato.
Fino al giorno in cui, in metro, ti cade l’occhio sulla pubblicità nel giornale della madama a fianco. È la pubblicità di un videogioco. Ma non ci sono né le tette ipertrofiche di Lara, né l’accozzagia di armi da taglio improbabili e omini col mascara di Final Fantasy. C’è questo:

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Il contadino va di moda, non c’è che dire.

Roba che se teletrasportiamo un gamer dai tardi anni ’90 ad oggi, minimo minimo un “What the fuck?” ci esce. Se non muore prima.
La sola idea che questa roba abbia un mercato (e abbastanza fiorente da potersi permettere la pubblicità) dà i brividi. Ma te dava i brividi anche il concetto che potesse uscire un FIFA o un PES ogni anno, per cui forse non fai tanto testo. Ma di maniaci del calcio è pieno il mondo, tocca farsene una ragione.
Di maniaci delle macchine agricole, ecco, forse no. Almeno si spera. Back in the 90s, potevi essere preso pesantemente per i fondelli per giocare a Spyro the Dragon, che era pur sempre un drago, non una mietitrebbia. Siamo seri, suvvia.
Quali saranno i punti di forza di codesto meraviglioso, imperdibile titolo?

  • Un parco macchine agricole sempre più vasto
    (Se puoi anche pimparle, passiamo direttamente a GTF, Gran Theft Farmer)
  • Più di 40 costruttori e 100 veicoli
    (Esticazzi?)
  • La libertà di far legna ovunque grazie alle nuove macchine ed equipaggiamenti dedicati specialmente a questa attività
    (…?!)

Soffermiamoci sull’ultimo punto. Fare legna. Fare legna. FARE LEGNA, cazzo. L’attività a cui in Warcraft I venivano assegnati i peones più sfigati e destinati a morte certa per mano dell’orco/umano di turno. Copia-incolla per Age of Empires. In Caesar III non era nemmeno necessario in tutti gli scenari. E ora siamo passati al fascino della motosega, ambito finora) riservato all’ambito dei survival horror (e meno male).
Ci sarebbe da sperare che il target di un simile spreco crogiuolo di pixel sia, che so, il pensionato della Bassa bresciana strappato alla vita bucolica dalla cementificazione selvaggia, gran virtù de’ motozappe antique. Che nessun bambino mette un videgioco simile nella letterina a Babbo Natale (“cosa vorreste da mettere sotto l’albero?” “Death Rally!”, vogliamo scherzare?). Che alla fine i simulatori sono un po’ così.
Mica tutte le generazioni possono bearsi del castello vomitoso di Theme Park, del resto (gioco che plagiò per sempre la mente di Baby Orso, trasformandolo nell’attuale EconomOrso, probabilmente).
E poi, la casa produttrice avrà anche altri titoli più appetibili, vero? VERO?!

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… eh?!

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Uccidetemi. Ora.

Va bene, ammettiamolo: sono dei professionisti nel genere dei simulatori di cazzate. Magari non ne esistono altri. Forse.
Una ricerca fornita da un esperto nel campo ha riportato ben 1475 titoli di simulatori su steam. Ai primi posti: EuroTruck Simulator, Car Mechanic Simulator, Japan Rail Simulator, vari Farmer.
Generazioni moderne: non solo braccia strappate all’agricoltura, ma anche al settore dei trasporti. Vuoi mettere la noia di scofiggere il drago di Xian a colpi di granate con la vertigine del trasporto merci sulla Salerno-Reggio Calabria? Ignari noi che ci lanciavamo in battaglie fra il bene (spesso cotonato) contro il male, quando avremmo potuto riparare una marmitta forata.
Bisogna ricredersi, l’uomo della strada ha ragione. Se crescono ragazzi disagiati e svogliati, la colpa è dei videogiochi.
(Poi uno si domanda perché l’abandonware si diffonde…)

Game of bidet (episode 7)

Sottotitolo: questa cucina non s’ha da fare.
Quando Koris ha iniziato questa saga pensava seriamente che sarebbe stata una noiosissima serie di lavori-traslochi-rotture. Priva di spettacolari colpi di scena.
E invece.
Koris aveva fatto pianificare la cucina da un esperto addì nove luglio dell’anno degli sticazzi 2015. Il planner aveva emesso un verdetto, consegnato a Koris una cucina bastevolmente somigliante a qualcosa di suo gusto e terminato con “vada all’Ikea a comprare il tutto che poi veniamo a montare”. Tutto pareva ormai andare per il meglio.
Solo che il planner frettoloso fece i cassetti zoppi e la luce alla fine del tunnel era il regionale Stoccolma-Göteborg.
Koris giovedì si è armata di tonnellate e tonnellate di buona volontà, ha fatto un giro assurdo per recuperare il libretto degli assegni, è zompata sulla Ya(xa)ris e ha sfidato il traffico per arrivare all’Ikea prima dell’orario di chiusura. Ci riesce, guidando come una vera Marsigliese doc, nella peggior maniera e considerando i limiti di velocità una scelta estetica della società autostrade.
Giunta all’Ikea, ha abbattuto tutto ciò che si trovava sul suo cammino per arrivare al reparto cucine. Ha sbattuto il piano sul banco d’accoglienza dicendo:
“Salve, mi serve tutta questa roba, poi la consegnate e la montate quando picchio volete”
“Ci sono già due clienti davanti a lei e noi non c’abbiamo né lo sbatto né gente, torni domani”
Koris ha insistito, ma nulla è valso.
Lunedì pomeriggio, aka ieri, Koris eccezionalmente in ferie dal lavoro torna all’Ikea per comprare la cucina all’urlo di “fatemi smettere di soffrire”. Questa volta effettivamente la ricevono.
“C’è solo un problema: i pensili che ha scelto non li fanno più e in magazzino non ce ne sono abbastanza per comporre la sua cucina”
Koris si esibisce nella faccia del “è tutto troppo idiota per essere vero”. Dopo aver bestemmiato gli dèi celesti, ctoni e quelli anfibi per i mesi estivi, a Koris si pongono tre alternative:

  1. Scegliere su due piedi una cucina secondo il famosissimo e usatissimo criterio, raccomandato dall’università di Harvard, “a membro di segugio”;
  2. Comporre una cucina patchwork con tutti i pezzi disponibili in magazzino e qualche toppa qui e là, con la scusa che lo spezzato è la moda dell’estate 2015;
  3. Aspettare una non meglio precisata data in agosto in cui dei pensili sinistramente simili a quelli di Koris-gusto ma ci mancherebbe, mica gli stessi, faranno il loro ingresso a Marsiglia dalla Svezia con furore.

Dopo aver valutato un’eventuale opzione 4. meglio conosciuta come “andate tutti affanculo” (onde evitare di dover inventarsi un nuovo fornitore, un nuovo planner e sborsare altri soldi meglio spesi in bigiotteria sotterranea o arrampicatoria), Koris mette il veto sull’opzione 3., protraendo ulteriormente il suo campeggio chez ‘thieu che se non ci fosse sarebbero finguelli per diabetici aka uccelli senza zucchero aka cazzi amari.
Non ci fossero state a seguire quattro ore di una sublime “Alcina” di Handel al Grand Thêatre de Provence, sarebbe corso il sangue a La Valentine. Solo che stragi fanno arrivare in ritardo all’opera.
Ora Koris si sta domandando se questa sia la maledizione del fantasma di Bernadotte o se nel suo attuale materasso (Ikea pure quello) sia stata cucita, per errore o per scelta, una bambolina voodoo. O meglio, vüdü.

Grandi esplorazioni

The Descent” è un (spoiler: orribile) film horror in cui quattro peppie prive di qualunque nozione speleologica (ma anche di arrampicata, ma anche di attività necessitanti buon senso) decidono di andare ad esplorare una grotta sconosciuta e vengono divorate da mostri sotterranei. Probabilmente speleologi veri che le hanno viste scendere senza una topologia, senza una corda degna di tale nome, senza tute e con le torce elettriche in mano. Koris voleva farci un post di commento, ma forse anche no.
Una vera esplorazione non funziona così (ma nemmeno una piccola, ma nemmeno la passeggiata sotterranea della domenica).
Una vera esplorazione comincia ragionando sulla topologia della grotta, nel caso presente il Buco che Soffia sulla comune di Méaudre. Nove persone, due gruppi, una traversata. Un gruppo entra dai Santi di Ghiaccio ed esce al Buco che Soffia, l’altro fa il vicersa, appuntamento per cena alla sala della Congiergérie. Fra le due entrate ci sono 200 metri in superficie, 5 chilometri e 226 metri di dislivello sottoterra. Si esce all’ora che si esce, di preferenza durante la notte.

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Ecco a cosa assomiglia la prima parte questo buco

Il gruppo che parte dai Santi di Ghiaccio è composto da Koris, ‘thieu il suo bello e due Puffi under 20, Puffo Canterino e Puffetta. A Koris l’incarico di preparare il bidone col cibo e portarselo a spasso sottoterra.
Ore 14:30. Si entra, tutti belli puliti ed educati. Equipaggiamento di Koris per resistere un numero imprecisato di ore sottoterra a otto gradi: calzettoni da sci con panatura di calzini in neoprene, pigiamone di pile rosa con ricamo di pipistrelli gialli in prestito dall’amica A., tuta semi-impermeabile color canarino sempre in prestito dall’amica A., bandana blu per evitare che il casco si incolli alla fronte, due paia di guanti da giardinaggio verdi e stivali viola. Cromaticamente un disastro, termicamente il paradiso.
Ore 16:00. Tutto procede bene, eccezion fatta per Puffo Canterino che per dimostrare la sua ascendenza italica si esibisce nel greatest hits delle canzoni trash da Toto Cutugno a Ramazzotti. Koris e ‘thieu erano già venuti nella medesima cavità a maggio, quindi si passa senza problemi, les doigts dans les nez persino nel Meandro del Gatto Bagnato (così soprannominato poiché Koris per passarlo fece rumori da felino inorridito). Il ruscelletto è persino più secco che a maggio, quindi è tutto un piacere.
Ore 18:00. “Fine del percorso conosciuto!” annuncia ‘thieu, ai piedi dello scivolo fangoso dove si era fermato con Koris a maggio per mancanza di tempo. Ora non resta che procedere nella direzione giusta senza finire su un sifone e il gioco è fatto.
Ore 19:00. Sempre siano lodati gli stivali viola in combo coi calzini in neoprene che permettono di attraversare a piedi asciutti le pozzanghere verso i 30 metri di pozzo che conduce alla sala Hydrokarst. In cui si arriva accolti dal rumore di una cascata e da un lago che si perde nell’oscurità. Di lì ancora una mezz’ora o poco più per raggiungere la sala della Congiergérie dove attende l’altro gruppo e cenare. Arrivati a questo punto, il bon ton dello speleologo sdogana il rutto libero.
Ore 20:00. Fra le vasche perfettamente circolari del calcare urgoniano la mezz’ora diventa piuttosto un’ora.

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Tanto per darvi un’idea delle vasche (la foto NON è di Koris)

Con bonus di passaggio che non si trova fra i blocchi di roccia nera. Dopo essere scivolati su corda in un buco poco evidente ai piedi dell’unica stalattite, si scopre che il gruppo entrato dal Buco che Soffia, soprannominato il gruppo dei bruti per la loro velocità di progressione, attende nelle tenebre del passaggio. Loro hanno già mangiato, fanno tanti auguri per il prosieguo e si dileguando verso i Santi di Ghiaccio.

Ore 20:45. Ora di cena, si arriva alla sala della Congiergérie. Stasera ceneremo dell’Ade, lo abbiamo preso in parola. Koris tira fuori il bidone del cibo, seguito dal commento “c’è cibo per sfamare un battaglione”. Lo chef sotterraneo consiglia riso con lardo, pietanza dal sapore orribile ma che si rivelerà in seguito una bomba d’energia. A seguire, zuppa liofilizzata ad alto contenuto di convivialità causa presenza di un solo cucchiaio per ripescare la pastina. Ma tanto ormai abbiamo già sdoganato il rutto libero. Puffetta usa le dita. Cioccolato con le nocciole per dessert. Prima di ripartire, pausa toilette. Koris, costretta a denudarsi di tuta e pigiamone monopezzo agli otto gradi della grotta, vorrebbe tanto essere un maschio.
Ore 22:00. Dispositivi bloccanti sulla corda che risale la Congiergérie, ‘thieu stima di uscire dalla grotta alle due di notte.
Ore 22:30. Davanti agli occhi del gruppo si apre il Meandro Francesco.

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Cos’è un meandro? Ecco, questo è un fottuto meandro. (la foto NON è di Koris)

Koris adora i meandri quanto adora le traversate in arrampicata: meglio chiudersi le dita in un cassetto. Ma bisogna andare. I Puffi vanno davanti, Koris li segue e se non avesse ‘thieu alle spalle forse sarebbe ancora lì.
Ore 00:10 (stimate). Il meandro continua. Koris, colta da disperazione, si volta verso ‘thieu e gli confida “siamo al quarto atto di un’opera lirica francese, quello che normalmente si svolge negli inferi?”. Chi mai dell’Erebo fra le caligini, sull’orme d’Ercole e di Piritoo conduce il pié?. Solo che non c’è tempo per Gluck.
Ore 01:30 (stimate). Il menadro termina (credici), si arriva in un luogo poco ameno dal prosieguo incerto. C’è un’arrampicata di cinque metri, ci vorrebbe una corda ma i bruti non la hanno messa. Koris si prepara psicologicamente ad andare a mettera, ma ‘thieu la blocca. “La responsabilità è mai, vado io”. Ecco, diciamo che Koris avrebbe preferito non vederlo in piedi su una lama sottile a cinque metri d’altezza, ma quindici anni di patrica speleo non passano invano. Ovviamente, passata l’arrampicata il meandro ricomincia.
Ore “non voglio sapere quali” (Koris cit.). Il meandro finisce. Bivio. Dubbi sul prosieguo, un cunicolo molto stretto o una gallerria. Puffetta dice che la galleria termina con un pozzo non equipaggiato. Puffo Canterino ha smesso di cantare e mostra evidenti segni di stanchezza. Momento di non isperate più veder lo cielo . ‘thieu si infila nel cunicolo. “Conosco il posto, è il Laminatoio della Bacinella, siamo nella direzione giusta”. Koris si lancia in questo cunicolo di un metro di larghezza per cinquanta centimetri di altezza, un’infame lastra di gelida calcite su cui per fortuna il kit scivola col minimo attrito. “Tanto durerà poco” si convince Koris, augurandosi di vedere comparire il casco del suo bello da un momento all’altro e senza chiedersi il perché della bacinella. La luce di ‘thieu non compare, la bacinella sì. SPLASH! Impossibile da evitare, Koris striscia nella pozza, sentendo l’acqua che entra dal velcro della tuta. Si prepara psicologicamente al congelamento, intanto striscia e insulta il kit col bidone decibo, amichevolmente soprannominato SaccoDiMerda.
Ore 5:30. Il laminatoio esce su un balcone stretto di un metro per un metro con vista celestiale: la corda lascita dai bruti all’andata. “Siamo ai pozzi della Condensazione, due pozzi da dieci metri, un balcone esposto, un pozzo da trenta metri e due scale e siamo fuori”. Puffetta va per prima, Puffo Canterino la segue. Koris approfitta dell’inimità a due per svuotarsi nuovamente la vescica. Sì, su una polla d’acqua di un metro per un metro sotto gli occhi del suo bello. Rivestita con la tuta che per qualche miracolo si è asciugata (gloria eterna al pigiamone rosa di A.), Koris lascia partire ‘thieu, smonta gli armamentari e recupera le corde. Il gioco si inverte sul balcone esposto.
Fino ad ora Koris non ha sofferto né fame, né sonno, né freddo, né stanchezza, si sente fresca e ottimista come dopo una serata sul divano. Arriva al pozzo di trenta metri. Risale. Per qualche ragione, arrivata in cima senza più i Puffi, viene colta da sconforto e da “non so dove devo andare”. Aspetta che ‘thieu risalga. “Non sono stanco, va tutto bene, solo che è l’ora che tutto questo finisca”. I due si prendono per mano e risalgono alcune cascatelle passandosi i tre kit rimasti. Fino ad arrivare in vista delle due scale, mai così belle.
Ore 6:35. E quindi uscimmo a riveder le stelle. Anzi, sticazzi le stelle è l’alba. Il cervello di Koris, colto da jet lag ctonio, non ha assolutamente sonno e sostiene che sia ora di colazione. Rientrati in abiti non fangosi, minimo debriefing dell’uscita riassumibile con “bravi tutti, cazzofigata, però il percorso inverso era più facile, dobbiamo rifarlo ma non troppo spesso”. Koris si guarda nello specchio retrovisore della macchina e si chiede come possa essersi abbronzata così in grotta: no, Koris, è il fango del laminatoio e tu sei la digne copine du Boueux. Baci al gusto argilloso, si sale in macchina si va a perdere i sensi nel sacco a pelo al campeggio, almeno per un paio d’ore.

“Désormais on ne peut vraiment plus dire que t’es une spéléo débutante, tu es rentrée dans le group des grands!”

La possima follia comparabile prevista per la Pierre Saint Martin, nel mese d’agosto.

A ognuno il suo

Uno dei tecnici, oggi in pausa pranzo: “La danza è il modo migliore per rimorchiare. Io faccio tango e salsa, le ragazze lo adorano, io mi sposto di locale in locale, così aumento la possibilità di conoscerne. E poi ho una moto, altra cosa che aiuta parecchio a rimorchiare. Tu, Krois, sei di origine spagnola, no? Quindi dovrebbe piacerti il tango”

Sabato sera, nel piovoso Vercors che però ha deciso di smentirsi e di non piovere, si sente il rumore di una cosa che potrebbe essere una discoteca all’aperto ma non vogliamo veramente saperlo.
“Spero che non intendano continuare con questa roba tutta la notte, che io vorrei anche dormire. Ora vado a consigliargli un paio dei cd che ho in macchina. D’accordo, sono danze della corte di Luigi XIII, ma si tratta sempre di musica ballabile”
Che se continua così dovremo trovargli un soprannome da blog. Forse. Koris non ne è sicurissima, ogni tanto si carica di vunciume quando pensa che potrebbe aver imbroccato il cammino per un nuovo Sonno della Ragione. Respira a fondo, cerca di non correre troppo e di fare come propose U Babbu per telefono: “se pensi di essere contenta per i prossimi quindici giorni, vai avanti”.
Certo è che con lui Koris si trova incredibilmente a suo agio. Riesce ad essere Koris in tutto il suo essere Koris, e non una sorta di improbabile principessa che misura le parole, il che è piuttosto rilassante. Lui è dotato di animo gentile e di una certa pungente ironia che fa ridere Koris per interi quarti d’ora. E ha dei begli occhi.
Poi si sa, i primi tempi sono sempre in offreta promozionale e l’immagine salla confezione è solo un suggerimento di preparazione (come scrisse la Cameo sulla scatola dei Macarons scaberci), ma intanto vivamus. Ammassando risposte per il Questionario.
In tre giorni Koris è andata a riempirsi di fango agli otto gradi del Aven des Saints de Glace, a scoprire da vicino cosa sia un meandro e a trascinarsi dietro otto chili di corda fradicia, così impari a fare la grande. Per un totale di otto ore sotto terra, col bonus di uscire nella foresta alle dieci di sera. Sotto la pioggia. Che forse si stava meglio dentro, avvolti nella sotto-tuta di pile rosa coi pipistrelli ricamati gialli. La scoperta salva vita sono stati i calzini in neoprene.
Nel Vercors sabato mattina era un brumoso inverno, con la neve all’entrata della Glacière e fra le fronde delle conifere. Nel pomeriggio la primavera splendeva sul Pas de Clé illuminando tutte la vallata di Grenoble. Sottotitolo smieloso della giornata: due reflex e una sola scheda SD, perché le passeggiate fotografiche si fanno per questo, per far prendere aria agli obiettivi.
Domenica Koris ha avuto diritto a un pic-nic sotto l’enorme entrata della grotta di Bournillon, prima di tornare ai 30 gradi marsigliesi mentre in macchina si ascoltavano canzoni zozze in francese antico direttamente dal 1600 (“La verità è che hai dato sfogo al tuo complesso edipico cercandotene uno uguale a tuo padre” ha commentato acido Orso qualche giorno fa). Giusto in tempo per arrivare a giocare di ruolo, l’elfa oscura è una cosa seria.

“Veramente più che spangola sarei italiana”
“Ah, bene! Allora ti piaceranno di sicuro le moto! Del resto siete il paese di Valentino Rossi!”
“…”

Indubbiamente ognuno ha il suo target di pipistrelli, non c’è altra spiegazione.

Fra un aggiornamento e l’altro

La vita reale è quella cosa che succede fra un aggiornamento del blog e l’altro, quando non succede niente di importante da essere riportato. O meglio, accadono una miriade di piccole cose insignificanti da riportare in un blog. O meglio, che se riportate susciterebbero il sempreverde commento “esticazzi?”. Bene, questo è un post puntiforme esticazzistico riassuntivo. Peggio di così ci post col conto delle calorie di ogni pasto delle anoressiche di Splinderiana memoria, reperti dei primi anni del secolo. Ordunque, in questi giorni:

  • Koris ha confermato il detto di Lovecraft secondo cui non è morto ciò che eternamente giace, in particolare gli equipaggiamenti informatici. Mesi fa il suo hardisk esterno chiamato Memup pareva aver esalato l’ultimo respiro portandosi dietro gigabytes di film, serie e reliquie software di vario genere. Koris lo aveva rimpiazzato con due nuovi hardisk (il backup e il backup del backup). Due sere fa, colta da follia, Koris ha riesumato Memup dalla polvere della libreria, ha smontato il case e ci ha soffiato dentro, come i peggiori niubbi. Memup è tornato alla vita, facendole una pernacchia per aver comprato backup e backup del backup;
  • Memup ha riesumato con sé una filmografia epico-fantasy della peggior specie, che non ha giovato al Koris-inconscio, già di per sé devastato. Ergo Koris sogna ad occhi più o meno chiusi di gente in armature di dubbio gusto, di neri signori oscuri che forse non sono proprio neri ma solo sporchi, di draghi che risolverebbero il problema del traffico mattutino e altra roba che non sfigurerebbe in una canzone di Rhapsody of Fire;
  • è uscito “Beyond the Red Mirror”, il nuovo album dei Blind Guardian (per peggiorare il punto precedente). Koris è passata dall’eccitazione molesta al fare “da da da” con annesso headbanging su qualunque assolo di chitarra in qualunque posto si trovi (lavoro, bus, gabinetto). Ma poi le passa, eh. Tempo di ascoltare “The Throne” e “Grand Parade” venticinque volte cadauna nei prossimi tre giorni. (Nei commenti su IuTubbe si lamentano che l’album voglia assomigliare troppo a “Nightfall”, Koris risponde un “Ce ne fossero!”, con gli occhi a cuoricino).
  • visto il diluvio domenicale, Koris ha guidato in autostrada per la prima volta, uscendone inaspettatamente indenne. La scusa era andare a fare boulder nella Palestra dei Fighetti, quella con la peggiore musica si possa avere in una palestra di arrampicata. Ne è seguito un intenso dolore ad avambracci, spalle e orecchie.
  • i bioritmi di Koris sentono la primavera e hanno deciso di anticipare la sveglia di 5 minuti. Permettendo così a Koris di arrivare al lavoro alle otto e cullare l’illusione di uscire presto. Solo che poi a mezzogiorno scoppia il merdone, si mangia appena e si finisce per uscire alle sei. In ritardo per andare ad arrampicare, nell’unica congiunzione astrale in cui gli altri sono in anticipo. Così Koris fa cose a caso e si ammazza su un 6a+ che però è troppo facile per essere un 6a+. Vabbè, robe da arrampicatori (scarsi);
  • Koris non riesce a capire se quelli che stanno spuntando sono addominali o panza generica. Visto quello che mangia, si propende per la panza. Se no Junior ha proposto anche l’Alien.
  • un tipo, dopo aver ascoltanto l’orribile parlantina francesizzante di Koris, ha esclamato: “Si sente che lei ha l’accento del Midi! Viene da Tolosa, vero?”. Come no.

In tutto ciò, domani arrivano i Maiores per dare una sorta di placet (o non placet o “fa proprio cacare”) a una possibile Koris casa. E avere l’Amperodattilo sotto lo stesso tetto è una sorta di audit per il disordine casalingo. Sarà il caso di trovare il tempo per nascondere i detriti radioattivi che girano per il salotto.

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