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Terza dose e oltre

Koris è di un umore fetido e potrebbe essere un nuovo effetto collaterale (nonché l’unico) della terzo dose di vaccino, altro giro, altro regalo. Che poi le è anche venuto il dubbio che si stesse vaccinando abusivamente, perché il foglio diceva “dose ad almeno sei mesi di distanza”, tutto il resto del mondo diceva “cinque mesi”, quindi anche impostore nel vaccinarsi. Ma ormai è fatta, una settimana e ci sarà un green pass rubato in più in giro, colpa dei Marsigliesi che non controllano nulla, green pass compreso. Per inciso, c’è una chiara decadenza dei locali in cui vengono allestiti i centri vaccinali: la prima dose era al blasonato stadio Velodrome, la seconda al più modesto Palais de Sport, la terza in un centro congressi qualunque. Per la quarta si piazzerà uno spacciatore dall’aria losca nei cessi della stazione, a questo punto.

L’umore fetido di Koris potrebbe essere svincolato dal vaccino, ma non è una teoria abbastanza alla moda. Diciamo che le cause rientrano nel grande calderone dei “vari&eventuali” ed essendo argomenti sensibili magari il lettore di passaggio non ha voglia di vederseli sbattere in faccia. Fatto sta che Koris un po’ si odia perché non ha la motivazione di fare nulla e non si fa granché. Poi ha l’impressione che non le piaccia più nulla e di essere diventata una smorfiosa. Queste considerazioni spaziano dal primo episodio della saga di “Wheel of Time” fino al libro che Koris sta leggendo in bus. Magari è un periodo, o magari è la vecchiaia.

Al lavoro il nuovo passatempo trendy è acchiappare il coviddi. Si creano cluster e megacluster per le ragioni più svariate: feste serali, riunioni, pause caffè. “Ormai solo gli asociali non sono stati a contatto con positivi” ha dichiarato Capo Giuseppi a Koris, notoria asociale e pertanto al momento al riparo da contaminazioni di sorta. Oh, essere asociale del resto deve avere qualche vantaggio, oppure è solo una rottura di palle di umani normodotati che ti fanno presente “come sei asociale!”? Parlando di socialità, qualcuno pensava con orrore che visto lo propagarsi della quarta-quinta-ennesima ondata il temibile smartworking sarebbe tornato a reclamare vendetta, assieme alle teste di sindaci milanesi e di ministri riemersi dai governi Berluskaiser; invece no! A grande sorpresa le nuove direttive prevedono: mangiare in mensa in tempi record, evitare le pause caffè, proibire qualsiasi momento di convivialità o ragione di assembramento non strettamente lavorativa. Che poi ci sarebbe da chiedersi “ma se ci hanno detto di limitare lo smartworking per rafforzare il legame sociale e poi dobbiamo stare chiusi in ufficio che senso ha?”, ma suvvia, evitiamo le domande scomode.

Koris pensava di essere a buon punto con i regali di Natale, ma un fornitore truffaldino l’ha lasciata col culo per terra. Koris odia un po’ tutto, perché si era mossa a inizio novembre e invece adesso deve muoversi fra l’urgenza di un’alternativa e il nuovo universo delle dispute via PayPal. Deve anche riempire un carrello di videigiochi anni ’90 a due euri, che tanto verrà pagato dall’Orso, quindi tanto vale trovare il peggio del peggio. Peccato si sia già comprata da sola la versione XXI secolo-compatibile di Theme Park, sarebbe stato bellissimo. In compenso Koris si è auto-regalata “Le cronache di Heike” perché un libro di Eiji Yoshikawa non si disdice mai, soprattutto se è fuori catalogo e lo trovi a nove euri venduto da uno che sta svuotando la cantina.

La cucina pare non finire mai e se sono comparsi gli elettrodomestici, ci sono da aggiustare millemila dettagli che possono sembrare insignificanti ma invece no. ‘thieu ha dato l’ultimato per venerdì prossimo, dopodiché procederà a non meglio identificate maniere forti. Koris ne ha le palle pienissime e vorrebbe solo scomparire in una nuvoletta di polvere, l’unica cosa che non manca in questo periodo.

Per il resto bah. Koris porterà il suo umore putrido ad ammazzare mostrilli nelle Trincee Morte di Dragon Age, forse è il luogo in cui fa meno danni.

A differenza della maggior parte del genere umano

Stanchezze autunnali

Koris inizia a pensare che l’inizio di un nuovo lavoro dovrebbe farsi come l’inserimento all’asilo nido: graduale, poche ore al giorno, nessuno strappo brutale. Invece sticazzi perché siamo adulti, ora di nuovo nella locuzione adulti e vaccinati. Che poi Koris si prenderebbe a schiaffi da sola perché tutto sommato le avevano detto che era poco saggio non prendersi nemmeno un giorno di stop fra Neutronland e il nuovo lavoro; e invece no, col cappero, fuori uno, dentro l’altro, tanto a me chi m’ammazza. Risultato: Koris ha le energie di una medusa lasciata a seccare sul bagnasciuga. Troppo poche per esistere, abbastanza per stressarsi con varie ed eventuali.

Al lavoro Koris dovrebbe fare cose che prevedono il far evolvere attinidi minori e le avevano detto che doveva essere tutto pronto per fine ottobre. Questa cosa ha generato una mole non trascurabile di Koris-sensi di inferiorità e un surplus di stress da aprire un import/export. Poi venerdì s’è scoperto che visto che questa cosa non poteva essere consegnata per fine agosto (e non è un Koris-problema), allora poi vediamo per quando la vogliono. E cosa vogliono in dettaglio. E perché lo vogliono. Koris vorrebbe parlare col capo che se la tira da manager per avere le idee un filo più chiare, che qui è un attimo che si diventa come Neutroni Porcelloni. Nel mentre il protoattinio vuole imbucarsi nelle lista degli isotopi fissili, “vengo anch’io” “no, tu no”, e allora fa schiantare la simulazione. Non diremo ancora una volta che ci manca Neutronland, che ormai stiamo diventando noiosi come quelli che si sono mollati col fidanzato storico.

In tutto questo Koris è un po’ fiera di se stessa perché è riuscita a scendere alla Grande Crevasse, cosa che a maggio non sembrava possibile. Anche lì, ci sarebbe poco da essere fieri perché è l’ennesima riprova che non c’è un problema oggettivo, solo un buco nero nel cervello che ogni tanto diventa troppo grosso per essere ignorato e fagocita un po’ troppe cose. Koris sta cercando di imparare a gestirlo, senza indugiare troppo in similitudini alla “Black Swan“.

Il gheming leptop Arael si sta rivelando utile per recuperare tutto quello che Koris si è persa in materia di videogiochi dal 2005 ai giorni nostri. È anche vero che un’adulta e vaccinata forse dovrebbe occuparsi di altro, ma il Koris-cervello ha bisogno di svago, quindi menare spettri assortiti in Dragon Age pare una buona idea. Anche lamentarsi che Dragon Age è un Diablo 2 con una grafica meno putrida è una buona idea. Anzi, Diablo 2 è superiore perché permette di creare un necromante di nome Kakka, Dragon Age per ora no. Anche questi grandi problemi dell’esistenza, assieme all’assenza di una vera e propria campagna di gioco di ruolo. È un mondo difficile, signora mia.

Koris vorrebbe scrivere altro, ma probabilmente sarebbero lamentele su quanto è stanca e su quanto vorrebbe andare in letargo, quindi soprassediamo. Sarà colpa del cielo grigiastro e della nebbiolina autunnale; o sarà colpa del Koris-cervello che come al solito gira troppo veloce.

Siamo nel 90% mind fuck

Lavori, scritture e gheming leptop

Nonostante sia palesemente inadatta alla vita, Koris non lo sa e continua a vivere lo stesso. Questo per riallacciarsi all’ultimo post scritto. Diciamo che Koris è riuscita a non combinare ulteriori disastri che possano arrecare danni morali e materiali a cose o persone, all’infuori di Koris. All’interno di Koris c’è la solita alternanza di affannarsi a fingersi una persona normale e il devasto su tutta la linea. Non sempre è facile convivere fra questi due estremi, ma ormai ci siamo abituati.

Forse il lavoro sta andando un po’ meglio, o forse è solo un’apparenza. Koris ha deciso che farsi cacciare per farsi cacciare è meglio che sia perché ha rotto il cazzo all’universo, invece che per manifesta incompetenza. Ha quindi passato la fine della settimana scorsa a scassare la uallera cercare chiarimenti a svariati colleghi e le nebbie di Avalon che avvolgevano gli attinidi putridi si sono un po’ diradate. Questo non significa che lo studio sia andato a buon fine, però alcune cose hanno un po’ più senso di prima. Poco, eh. Poi ci si mettono gli strumenti informatici a dare di matto, col bonus del servizio informatico che ti chiede uno screenshot del problema per cui hai appena dato il codice di errore. Ed è un attimo che ti piglia la sindrome di Stoccolma per Neutronland.

Il Koris-romanzo non è stato fagocitato dall’oblio, la correzione era solo in pausa estiva. Koris ha avuto uno scambio con l’editor per via di vedute divergenti, da cui si è ritirata bofonchiando cose poco carine con chi è rimasto a Tolkien come modello. Koris è affetta dalla solita sindrome del “sentirsi stocazzo”. C’è una possibilità su un milione che la prima parte del malloppo sia pubblicata l’anno prossimo, se per allora sarà rimasto qualcuno vivo.

Koris si è inoltre decisa a mettere in servizio un gheming leptop (sic) che i Maiores le avevano recapitato a sorpresa a inizio luglio. Com’è e come non è, da luglio in poi Koris non ha trovato un attimo per smanettarci seriamente, dove smanettarci significa installare Ubuntu in dual boot e vedere di farlo funzionare malgrado i disagi del firmware Intel. Koris ha approfittato del TFR di Neutronland per dotare il gheming leptop di un ssd da 2 Tb e di 8 giga di ram in più, quindi ha aspettato un momento propizio per installare il tutto. Ora il gheming leptop si chiama Arael (come il quindicesimo angelo di Neon Genesis Evangelion e niente è lasciato al caso) e sta scaricando “Dragon Age: origin” comprato alla folle cifra di cinque euri su GoG. Koris sta cercando di procurarsi “Napoleon Total War” e di trovare il coraggio di spendere ben venti euri per “We. The revolution” ora che il problema “uè the resolution” è risolto grazie alla presenza di una scheda grafica. Se avete proposte di videigiochi che Koris si è persa dal 2010 (ma pure prima) ad oggi fatevi avanti.

Per il resto Koris cerca di sopravvivere fra il sonno che la piglia alla sprovvista e il far finta di essere un umano funzionale. Il fresco notturno aiuta, il problema è lo sbalzo di temperatura in giornata. C’è bisogno di vacanze. Peccato che le più vicine siano le vacanze di Natale…

Ma solo se me la controlla qualcun altro

Scartoffie, mortazze e punta-e-clicca

Le cose continuano ad andare per lo più male, o per essere ottimisti (che sempre allegri bisogna stare, che il nostro piangere fa male al re), diversamente bene. Koris giovedì è stata convocata in ufficio dalla Capa che poi si è dimenticata di venire, cosa che la faceva molto ridere e che non faceva ridere Koris proprio per un cazzo, e che la ha fatta ancor meno ridere di fronte ai mostruosi ingorghi generati dal coprifuoco sul ritorno (due ore ore per arrivare a casa, voglia di fare seppuku con flacone del gel idroalcolico). “Ah, sei coraggiosa ad andare a fare le misure in Ile-de-France, sanno che non dovevano chiederlo a me perché mi sarei rifiutata” ha proclamato. Ecco, perché è sempre più facile imporre a chi non ha alcun diritto di rifiutare. La vita della Capa deve essere meravigliosa. Ancora una volta, come disse Whisper in quel lontano 2006 seduto nei banchi dell’aula magna di fisica, “c’è chi può; noi non può”. Venne forgiato il manifesto di una generazione e non ne fummo nemmeno consapevoli.

Ciò nonostante, in questo mare di materia maleodorante ci sono piccole cose che potevano andare storte e che invece hanno avuto la buona grazia di non farlo; cosa che il 2020 ci ha insegnato non essere così scontata. Venerdì pomeriggio Koris è andata in un altro municipio marsigliese per ritentare le pratiche per la carta d’identità francese. L’operazione poteva avere solo due risultati: il successo oppure l’ergastolo per strage. Koris si è presentata con una mole di scartoffie degna di un Vogon, dall’inutile codice fiscale italiano al certificato di possessione firmato dal papa, sperando che la sportellista avesse voglia di lavorare. Koris ha altresì scoperto che la patente di guida non è considerata un documento valido nell’ottavo arrondissement ma nel sesto sì, che il suo certificato di naturalizzazione non è un falso nonostante tutto, e che ci voleva meno tempo a fare la pratica che a litigare con l’addetta. Ora pare stiano lavorando alla sua carta d’identità e al suo passaporto, vedremo come andrà a finire. Probabilmente male, ma a questo punto non è più sotto la Koris-giurisdizione.

Sabato Koris era a mangiare un panino polvere e mortazza nei meandri dell’Adaouste, perché finché non ci incatenano in casa continueremo ad andare in grotta, anche col coprifuoco. Di solito all’Adaouste, la grotta in cui si lavora al rilievo dal 2016, Koris si fa due palle così, ma stavolta ammette che le ha fatto del gran bene. L’unica spiegazione plausibile è la vecchiaia, oppure il bagaglio di stanchezza che non ne vuole sapere di scendere dalle Koris-spalle, e non dipende da quanto si dorme o cosa si fa, è una stanchezza che sta dentro e ha chiamato un designer ad arredare gli interni perché intende restare. Ci vorrebbero due settimane di Pierre Saint Martin, anche con la neve e i pozzi ghiacciati, a surgelarsi le chiappe, a mangiare come fogne ignobili e addormentarsi carichi di quella stanchezza sana che ti dà l’impressione di vivere e non solo di esistere.

Su note meno poetiche, Koris durante la settimana ha comprato su GoG un punta-e-clicca dal titolo “Syberia“, un po’ con la scusa di provarlo prima di spacciarlo all’Amperodattilo, un po’ per giocare a qualcosa che avesse una trama. Pensava che le sarebbe durato per un po’, che tanto ormai sa darsi una regolata sul tempo passato a giocare, non è mica come quando si doveva finire Final Fantasy VIII che Koris e Orso si ritrovarono catapultati dalle 14 alle 19 senza sapere perché. Ecco, no, tutte menzogne: comprato mercoledì pomeriggio, Koris ha finito il gioco domenica sera. Con un po’ di imbarazzo perché alla sua età bisognerebbe avere un po’ di autocontrollo, invece col cappero. All’età dell’Amperodattilo invece no, come dimostrano certe conversazioni.

“Amper, allora, ha finito il tuo punta e clicca di Sherlock Holmes?”
“Certo, ne ho già cominciato un altro! Ieri ci ho giocato tre ore perché devo trovare un modo per passare un molo, Holmes non vuole andare nell’acqua e devo trovare una tavola o non so cosa…”
“Poi eravamo noi che eravamo sempre attaccati alla Play Station da piccoli, eh… “
“Non è vero, io giocavo con voi! Non vi ho mai detto che ci stavate troppo”
“Se il gioco ti piaceva, se no ci stavamo troppo”
“OVVIO”

Insomma, Koris aveva un po’ di vergogna per questo suo binge gaming degno di una quindicenne. Poi ha scoperto che giovedì deve tornare in ufficio in presenza, come se non ci fosse un coviddi e come se non ci fosse un coprifuoco generatore di ingorghi, per cui la vergogna ha ceduto il posto all’istinto di sopravvivenza. Del resto, come disse Orso, “se si preparano tempi duri è meglio arrivarci rilassati”, quindi tanto vale fini i giochi che si hanno in ballo.

“La vita è il segno che ci stai provando”, mica detto che ci stai riuscendo (sempre inspirobot)

Final Fantasy Tactics: la fine di un’era

Final Fantasy Tactics è un videogioco classe 1997 (non facciamo commenti al riguardo) rilasciato dalla Square per Play Station, di genere strategico. Arrivò nelle mani di Koris e Orso quando il terzo millennio sembrava ancora carico di promesse, sotto forma di gioco diversamente originale, perché erano “quegli anni lì”. Koris e Orso ci giocarono fino ad arenarsi alla fine del terzo capitolo su quattro, nella battaglia contro il maledetto Wiegraf. Poi arrivò la Play Station 2 e il gioco cadde nel dimenticatoio, soprattutto perché le memory card della vecchia Play Station erano illeggibili e si doveva ricominciare il gioco da capo. Ci sono cose che non sono destinate a compiersi.

Era il 2008, un non proprio allegrissimo mese di dicembre, quando l’emulatore per Play Station si mise a funzionare sul macbook Trillian. Koris aveva una copia di Final Fantasy Tactics caduta per caso dal dorso di un mulo (e chi vuol capire capisca); ne seguì un certo numero di serate a insultare il protagonista assieme a Junior, a cui poi si unì il Mathematicus, circa un paio di giorni dopo aver sbottato “questo gioco fa schifo!”. I tre si organizzavano in serate giustificate al resto della comunità collegiale come “cose a tre” e andarono parecchio avanti. Fino ad arenarsi al solito scoglio, sempre lui, sempre Wiegraf. A onor del vero c’è da dire che una sera, in una folle giocata a due Koris- Mathematicus, quest’ultimo fomentatissimo, Wiegraf venne battuto. Tuttavia Koris poi dovette laurearsi e del save game si persero le tracce.

Koris ha ricominciato Final Fantasy Tactics qualche anno fa, perché il gioco aveva il pregio di potersi emulare su computer non proprio performanti quanto a scheda grafica e di non necessitare il joypad, accontentandosi dei riflessi da bradipo sulla tastiera. Ci sono state tante vicissitudini che hanno rallentato le operazioni, fra cui un farming intenso dei personaggi e un bios che per un bel pezzo non voleva emularsi, facendo temere a Koris di aver di nuovo perso tutto. Insomma, com’è e come non è si arriva ai vari confinamenti del 2020 con una squadra di livello smodato e pronta ad uccidere. Squadra allenata spesso in tandem Whatsapp con Junior, che ha coniato lo slogan “Wiegraf, ti devi cacare sotto!”. E così è stato: Wiegraf è stato macinato una volta per tutte e i suoi pixel inviati nel cimitero dei cattivi informatici.

E oggi, dopo quattro capitoli, tante parolacce e un bel po’ di divertimento, Koris ha visto la parola “the end” su Final Fantasy Tactics. Anche se il gioco finisce malissimo e non c’è l’happy ending, col protagonista intrappolato all’inferno (ma siccome abbiamo battuto l’Angelo della morte in un turno, ora l’inferno è nostro, andiamo a comandare!) e tutti i vivi che si trucidano male nella scena post credits. Anche questa, a suo modo è un po’ una fine di un’era. Un videogioco che ti ha accompagnato per anni, insegnandoti che se la vita ti prende a ceffoni, tu sali di livello e poi restituisciglieli con gli interessi, se possibile anche rubandogli l’equipaggiamento.

E sì, questo un post nerd e alquanto stupido, ma tant’è, in questi tempi non sempre facili ci si arrangia come si può.

Ciao, Final Fantasy Tactics, grazie di averci insegnato che non esistono battaglie impossibili, basta farmare abbastanza e arrivarci in power player

Accozzaglia

A voler guardare il bicchiere mezzo pieno, si può vedere la grotta mezza vuota. Nel senso che dopo settimane-mesi percepite come anni-secoli-millenni, sabato si è tornati in grotta, ma siccome tutti si sono raccomandati di andarci piano, Koris e compagni sono tornati a scavare i buchi non proprio profondi reperiti tempo prima. Le grotte che promettono e non mantengono. Quelle che “ancora un sacco di terra e poi vedrai che il passaggio si apre”. Vabbè, l’importante era rimettere il naso sottoterra, il resto è paccottiglia.

Il resto… beh, non è che ci sia uno sciopero del blog. È che nella Koris-vita non succede granché, nonostante la fine del confinamento. Koris contia a tele-lavorare in maniera assai poco smart ma soprattutto isolata. Aspetta mail da Godot che non arrivano oggi, ma di sicuro domani. Come siamo passati dal paradiso di febbraio a questo non è ben chiaro, anche se Koris inizia a sospettare che quella di prima fosse solo una patina superficiale. E che forse la misura delle persone si comprende nelle emergenze. Karma.

Sono stati lanciati dei piani per il ritorno. Per quello che valgono, perché erano già stati fatti altri piani che sono finiti puntualmente nella rumenta per ordini superiori. Ma tanto non è un Koris-problema, non si parla mai dei non permanenti, gente caduca di dubbia utilità che tutti lasciano nel dimenticatoio. Tanto se il lavoro è giudicato insufficiente, la colpa è solo loro.

Cosa ci sarebbe da dire di interessante? Che siamo al quarto capitolo di Final Fantasy Tactics e che forse stavolta lo finiamo davvero. Forse. Se non ci blocchiamo su quest a caso.

Koris sta guardando il secondo anime della sua vita, ovvero Neon Genesis Evangelion (il primo è l’impareggiabile Nichijou). Junior si è lamentato che avrebbero potuto vederlo assieme in collegio. Ha quindi ricevuto alcuni commenti via Wazzap e ha ritrattato questo sentimento. Con Celia invece si sono sottolineate le troppe similitudini fra Ikari Gendo e un relatore di tesi qualunque.

Un libro aspetta di essere ritirato da Koris, ma aspetterà ancora a causa del temporale che sta per scoppiare e del servizio informatico che ha inchiodato Koris alla scrivania sine die.

C’è voglia di patatine, ma non si comprano patatine perché a) siamo chiatti b) poi ‘thieu fa il moralista e le mangia tutte. Ci si tiene la voglia di patatine da due mesi.

Bon, passerà anche questa e il tempo poterà le risposte. Forse.

asuka

Il grosso problema di non capire se si è il personaggio tsundere o se non si sopporta il personaggio tsundere.

Semi-bilancio del confinamento

In Francia questo sarà l’ultimo week-end di confinamento stretto, e sì, confinamento, non si può pensare che un popolo che non usa la parola “computer” si abbassi a chiamarlo “lockdown”. Comunque, pare che da lunedì si possa uscire di casa senza la carta bollata del pontefice massimo attestante la legittimità dell’uscita. Ammesso che non si cambi idea, del resto Manù ripete sempre che l’11 maggio è un obiettivo e non una scadenza. Minimo minimo cambia idea domenica sera.

Comunque oggi, giorno di confinamento numero cinquantatré o forse giorno -5 all’era del rimettere il becco fuori di casa, Koris si interroga di come abbia passato questi praticamente due mesi. Risposta rapida: male. Risposta meno rapida: in generale male, dipende di cosa stiamo parlando.

Libri letti: zero. Sul serio, zero assoluto. Koris si è trovata in quarantena convintissima che avrebbe avuto di ordinare un Terry Pratchett qualsiasi dalla sua libreria di fiducia, invece la libreria ha chiuso i battenti e ti saluto e sono. Non era il momento giusto per riprendere a leggere la saga di Zola. Koris ha spiluccato saltuariamente un libro sulle guerre napoleoniche risalente alla Koris-adolescenza. C’è stato un tentativo con l’audiolibro dell’undicesimo volume della Ruota del Tempo, ma non è andato a buon fine. E no, Koris non ha Kindle di sorta o supporti ebook per problemi oculari.

Roba scritta: poteva andare peggissimo, poteva essere zero. Koris ha scritto due racconti, uno horror o presunto tale (“Il piccione di cemento“), l’altro fantasy stupidino (“Il dottor Necron“). È forse un tentativo mal riuscito di farsi pubblicità? Assolutamente sì. Per quanto riguarda il romanzo, l’editore non ha più dato traccia di sé, ma visto quello che succede laggiù forse la sua sopravvivenza non è così scontata.

Cibo: troppo. Anche al netto di sporadici digiuni quando la vita si faceva insopportabile, comunque troppo. Tentativo di mangiare tante belle verdurine terminato non si sa bene come. Dolci fatti tre, due crumble di mele e una torta a limone per il ‘thieu-compleanno. Le fragole mangiate si misurano in quintali.

Lavoro: alti e bassi ma soprattutto bassissimi. Osservazione di un fenomeno interessante: transizione da “mi piace il mio lavoro” di inizio marzo a “odio tutto e non voglio più vedere nessuno, tanto nessuno vuole vedere me” di adesso. Il termine tecnico è caduta verticale. Di certo è colpa di Koris che non si applica, però se qualcuno mostrasse un minimo interesse per il sicuramente-insufficiente-lavoro-svolto non sarebbe male. Anche solo una risposta a una mail, ci accontentiamo di poco. Vabbè, prenderemo la quarantena come training per la futura disoccupazione.

Videigiochi: forse sono stati il rifugio di Koris come se fosse una quattordicenne qualsiasi. Ha mollato lì “Alone in the Dark: the new Nightmare” per incomprensioni coi comandi da tastiera e perché i dialoghi erano alquanto inconcludenti (grafica a parte, non è all’altezza del suo predecessore del ’92). Koris ha giocato un po’ a “The Sims 2” facendo fare agli omini cose da psicopatica vera, unico scopo del gioco. La grande novità è arrivata la settimana scorsa, con la scoperta che non era l’emulatore Play Station ad avere problemi, o la memory card o le iso dei giochi: era il bios. Dopo due anni di attesa, Koris ha potuto riprendere in mano “Final Fantasy Tactics” dal punto in cui lo aveva lasciato col cambio di emulatore. Ma questo necessiterebbe un nerd-post a parte. Stiamo lavorando per capire come far funzionare l’emulatore Play Station 2 che ha requisiti di sistema deliranti.

Film: pochi, complice il catalogo di Netflix che propone per lo più monnezza. Segnaliamo il primo vero film visto assieme a ‘thieu in cinque anni di relazione. Cose assurde, per tornare alla normalità hanno guardato “Phaeton” di Lully qualche sera dopo. Menzione specialissima del trash sopraffino: “Alien 2: sulla Terra” versione italiana che non ha niente a che vedere col vero “Alien”, con cineforum realtime con Junior. Consigliato a stomaci forti e serate cine-monnezza. PEUN PEUN!

Bricolage: andava tutto benissimo in salotto, finché non è finita la pittura. Ora che i negozi riaprono, si realizza la Koris-profezia del salotto pitturato ai tre quarti. “No, ma un giorno ci prendiamo un pomeriggio e lo finiamo” proclama ‘thieu. Non è specificato di che era geologica sia quel giorno. Koris è abbastanza fiera della sua pulizia della cappa, una vera e propria performance di extreme acrobatic cleaning.

Speleo: molto spiritosi. Si è fatto un video e tanto basta.

Giochi di ruolo: sempre sia ringraziata Iset per aver messo su una campagna di “Call of Cthulhu” a distanza. Campagna che doveva essere una one-shot, che è diventata una mini-campagna da tre sessioni, che ormai siamo minimo minimo alla sesta e non abbiamo finito di inseguire spawns di Yog Sothoth. S’è rifatto vivo il Maitre de Jeu che sta preparando una nuova campagna; due ore e mezza su Discord domenica pomeriggio per costruire il nuovo personaggio di Koris.

Attività fisica: minimo sindacale. Rischio linciaggio e cat calling. Inadeguatezza di fronte ai video di work-out su YouTube.

Momenti di down: tanti, brutti, molto bassi. Strascichi di disperazione e disillusione che se ne andranno con grande difficoltà. Sì, siamo tutti nella stessa barca e ognuno ha i suoi cazzi, lo sappiamo.

Insomma, pare che lunedì ci si possa spingere fino a 100 km dal domicilio e soprattutto si possa andare nelle foreste e sui massicci. O nei massicci, if you know what I mean. Forse il 25 Koris torna in laboratorio, non si sa, le faremo sapere. A meno che il 25, due settimane dopo lo sconfinamento, il vairus non torni in tutta la sua pUtenza facendo surf sulla seconda ondata. E allora si ricomincerà da capo. Koris tuttavia per il secondo confinamento vorrebbe un gatto, perché ‘thieu è poco fotogenico per acchiappare like su Facebook e poi non fa nemmeno le fusa.

webcomicname

Per fortuna che non si erano fatti buoni propositi.
(Credits: Webcomicname)

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