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Dalla finestra, riflessioni

La scrivania a lungo sospirata è accanto alla finestra della camera degli ospiti. Dall’alto del terzo piano, Koris guarda Marsiglia ma non i Marsigliesi. O meglio, spia le finestre del palazzo di fronte, che alle nove sono ancora nascoste dalle persiane. Al primo piano un tizio fa prendere aria a una camera, in cui si intravede un letto con un orribile lenzuolo viola a fiorelloni rosa.

Il silenzio domina nelle ore in cui le macchine litigavano per il parcheggio. Non si sentono le grida dalla scuola di fianco. Solo le vicine del piano di sopra si fanno sentire quando si spostano per casa, con una grazia che ha ampi margini di miglioramento.

Sopra tutto, il cielo è azzurro. Un azzurro senza infamia e senza lode, che non è il blu profondo dei giorni di Mistral, il cielo provenzale che tutti immagino. È un azzurro un po’ velato e un po’ malaticcio, come se volesse dire “ci sono, ma sono anch’io in attesa di giorni più luminosi”.

È tutto piuttosto bizzarro. Sospeso. Trasformato da un giorno all’altro in qualcosa che non si era mai visto da un sacco di tempo. Tutto sommato, non evoca nemmeno gli scenari de “La peste” di Camus o le pagine di Manzoni. È uno stand-by, come se qualcuno avesse staccato la spina alla città prima di partire in vacanza. Solo che non è chiaro quando la corrente verrà riattaccata.

C’è il sole e Marsiglia è più deserta che nei giorni di pioggia. Fa strano essere confinati a casa da una minaccia che non si può vedere, anche se Koris lavora con le minacce che non si vedono e ti friggono lo stesso. Il pensiero egoista è sempre lì: queste cose di solito accadono altrove. Si leggono sui giornali, ma non si vivono. Siamo nel XXI secolo, la probabilità che accadano qui, nel cuore dell’Occidente, è nulla. O piuttosto, era nulla. Che ci fosse un’altra crisi economica d’accordo, potevamo aspettarcelo, ma un’epidemia? A casa nostra?

Mercoledì scorso andare nell’Aude questo week-end era una certezza, venerdì sembrava ancora possibile. Oggi pare tanto se si può uscire di casa. ‘thieu l’impavido è andato a fare la spesa, sembra essere tornato indenne. Sembra.

Magari poi passerà questa impressione di vivere in un racconto distopico, dove siamo tutti iperconnessi ma tutti a casa e a mezzogiorno si sentono gli odori di cucina, come negli anni ’50. Questa dissonanza fra la velocità dell’informazione che si propaga e la lentezza che all’improvviso ha preso la vita in stand-by (almeno, di quelli come Koris che si scoprono inutili e inessenziali al resto del mondo). Magari ci abitueremo, poco a poco.

E magari anche il vairus si toglierà di mezzo.

P.S. Come al solito, queste riflessioni non vogliono in alcun modo sminuire la gravitò della situazione, sono solo Koris-considerazioni buttate lì. Nessuno sta dicendo che “il vairus a ftt anke kose buone”, visto che per il momento non ha bonificato paludi né istituito pensioni. Forse sta ancora lavorando alla marcia su Roma.

Scorci di una vita quasi normale

Ci sono alcune notti in cui Koris fa ancora fatica a dormire, di solito perché i pensieri si ingolfano e si mettono a suonare il clacson, come i Marsigliesi basic. Ciò fa sì che Koris affronti le 3 di notte come se fossero le 3 del pomeriggio. E viceversa. Il vantaggio rispetto alle insonnie indotte da Neutroni Porcelloni è che non si aggiunge l’ansia da “devo guidare, poi mi viene il colpo di sonno in macchina e buona notte al secchio”. Se Morfeo colpisce sull’autobus le conseguenze sono minime, come sbavare sulla spalla del vicino. Ok, forse non sono minime per il vicino, ma dettagli.

Questa narcolessia da trasporto ha fatto sì che Koris impiegasse quasi un mese per leggere “Bella vita e guerre altrui di Mr Pyle, gentiluomo”. La cosa divertente è che mentre lo leggeva sentiva in testa la voce di Barbero, perché è troppo impegnativo essere persone normali (o normeli, come scritto a Junior per errore, errore che ha generato tre quarti d’ora di ridarella… che si diceva, infatti?). Koris ha scelto il libro successivo sulla base della copertina scrausa, delle note di copertina tutto sommato interessanti e del prezzo, per cinque striminziti euri usato in buono stato. La scelta è caduta su “Wastburg”, fantasy fanco-canadese che potrebbe essere una piacevole lettura o una merda proprio. Lo sapremo quando la narcolessia permetterà a Koris di andare oltre pagina 30. Fine del momento influencer di libri senza le foto fighette, tanto che vuoi fare foto fighette che compri i libri usati sgualciti per pagarli meno, da vera Ligure?

Koris ha incredibilmente finito in tempi non biblici “Sex Education” e per essere una seconda stagione è stata una piacevole sorpresa. Koris continua ad essere indietro su tutto il resto del creato per quanto riguarda le serie tv. E anche per quanto riguarda “Star Wars IX: Rise of Skywalker”, ma quella è un’altra storia e sono per lo più lamentele con Orso. “Imbarazzante come una scoreggia in ascensore” è il commento che va per la maggiore.

Quando non cazzeggia Koris pensa che potrebbe anche tornare a scrivere (Koris, non dovevi ricontattare l’editore del Malloppo? Ecco, fallo), però le vengono in testa solo cose senza capo né coda, oppure opere di sedici volumi da 800 pagine l’uno. Ne uscirà qualcosa di buono, o forse non ne uscirà nulla, però Koris, cazzo, scrivi all’editore che alla mala parata ricevi un “non se ne fa niente”. Mica si può vivere solo di terrore e rimpianti.

Oltre a cazzeggiare, Koris lavora anche e non ha ancora avuto voglia di fare stragi, il che a tre mesi suonati dall’inizio è abbastanza rimarcabile. La settimana prossima è stata imbucata a una conferenza/working group e Koris non è sicura di sapere ancora come si fa una valigia. Sarà molto divertente.

Come si diceva, su Neutronland sono ancora tutti vivi e in salute. Talmente in salute che Koris giovedì ha portato un dolce da spartire con i colleghi.

“Capo, ho portato una torta per la pausa caffè”
“Ottimo! Bella idea!”
“Solo che anche la SegretariaSmart (davvero, mai vista una segretaria più in gamba di lei, n.d.K.) ha portato un dolce”
“… quando parlavo di allargare il laboratorio pensavo al numero di effettivi, non al giro vita”

Bisognerebbe fare un planning dei dolci da portare. Sarebbe comunque più utile di molti planning fatti su Neutroni Porcelloni. Poi magari la settimana prossima tutti si comportano così male che Koris fa una torta alle mandorle per nascondere il gusto dell’arsenico, ma finché dura…

Il corso di recupero di Sun Tzu

Per chiunque non sia un nerd di storia orientale e/o di strategia militare e/o di discutibili giochi di strategia, Sun Tzu è stato un generale cinese vissuto 1500 anni fa, che ci ha lasciato uno snello libello dall’evocativo titolo “L’arte della guerra“. Più che un manuale vero e proprio, trattasi di una raccolta di aforismi da rimaneggiare all’evenienza, pertanto sempre attuali (“Koris, ma tu l’hai letto, che ne parli così?” Sì, abbiamo altre domande sciocche? No? Bene).

Siccome in questo XXI secolo occidentale l’arte del menarsi a colpi di spada e lancia non è più di moda e le guerre piacciono solo in televisione (siano esse film o reportarge sulla Siria da dimenticare alla prima pubblicità), Sun Tzu si è riciclato. Sai, dopo 1500 ci vuole una riconversione professionale, dicono. E quale miglior riciclaggio se non nel management?

È probabile che qualcuno abbia cercato di applicarlo anche qui, come ogni cosa che va di moda al momento, dall’abuso della parola “holistic” in qualunque locuzione (“holistic integration engineering”, porcazzozza, ci mancava solo), a training di dubbia (ovvero nulla) utilità come il “risk and opportunity management” (cioè se spenzoli da un burrone puoi cogliere l’opportunità di osservare il paesaggio? Non so, chiedo).

Solo che se ad applicare “L’arte della guerra” sono astuti generali spreguidicati la cosa ha un senso, altrimenti diventa “L’arte della fuffa”. O peggio. Diciamo che la Koris-gerarchia non ha proprio le capacità organizzative e strategiche del Giulio Cesare di passaggio. Anzi, i capi e i megaCapi sembrano avere ottime capacità disorganizzative.

Per dimostrare la tesi di cui sorpa, cercheremo di applicare alcuni buoni vecchi precetti di Sun Tzu a situazioni di vita reale.

  • Ciò che è essenziale in guerra è la vittoria, non il prolungarsi delle operazioni.
    “Facciamo un meeting per discutere di cosa trattare nel meeting in cui organizzeremo il lavoro”
    “Ma se invece iniziassimo a fare il lavoro e basta?”
    “Allora ci vuole un kick-off meeting per definire il lavoro di cui definiremo la strategia nel meeting successivo, per poi discutere l’organizzazione in un terzo meeting”
  • Un comandante esperto ottiene la vittoria dalle circostanze, non la chiede ai suoi subordinati.
    “Perché non hai fatto questo e questo?”
    “Perché non sapevo fossero da fare e credevo lo facesse qualcun altro”
    “E perché non sapevi che fossero da fare?”
    “Perché non me lo hai detto”
    “E perché non te l’ho detto”
    “Non lo so, telepatia è una skill del mio pg di Dungeons&Dragons, non della mia vita reale”
  • Un generale comanda con l’esempio, non con la forza.
    “Avrei bisogno di discutere questa cosa della propagazione degli errori con te che sei esperto…”
    “Veditela tu”
  • Tratta i tuoi uomini come i tuoi figli e ti seguiranno fino alla valle più profonda.
    “Koris, non ti sto ascoltando. La tua opinione non mi interessa minimamente”
  • La velocità di esecuzione è essenziale.
    “Ma è da dieci anni che questa storia va avanti?!”
    “Beh, sì.”
    “E in dieci anni nessuno ha mai fatto un passo avanti?”
    “Sai com’è, la vita…”

Se Sun Tzu ha intenzione di tenere un corso di recupero sulle sue massime, Koris ha una lunga lista di persone da iscrivervi.

suntzu

Sun Tzu ci disprezza tantissimo.

P.S. Post direttamente ispirato dall’ennesima riunione ai confini della realtà col MegaCapo. Perché uccidere è illegale, scrivere post no.

Quei post un po’ così

Koris si era ripromessa di fare un post carino e speleologico per dimostrare (e dimostrarsi) che la sua vita non è solo una sequenza di cose che non funzionano o documenti da rifare. Poi s’è dimenticata. Come s’è dimenticata di comprare il nuovo lettore cd a Blatto il computer brutto. Come s’è dimenticata di tante piccole cose, che se non avesse segnato in agenda quando tocca cambiare le lenzuola si scorderebbe pure quello, nonostante scarafaggi e bagoni a ricordarglielo (ciao, Amperodattilo, sì, è tutto vunciume).

Koris voleva giurare solenemmente di non parlare più di lavoro, ma se togliamo il lavoro togliamo undici ore delle Koris-giornate. Quindi boh, di che parliamo, di cosa si fa da mangiare stasera? Più che un blog di cucina sarebbe una poesia ermetica sulla desolazione dell’animo umano, ma soprattutto del frigorifero quando nessuno ha le palle di fare la spesa.

Koris vorrebbe almeno finire l’ultimo dungeon del primo livello di Diablo II, ma non ci riesce perché è scarsa. Quindi gioca per mezz’ora a The Sims e ne esce stressata perché di casini ce n’è già abbastanza nella vita reale, toglietevi dalle palle omini isterici a cui bisogna dire anche di andare al cesso, se no si pisciano sotto. Che pare di stare al lavoro.

And there it goes again. Ma riassumeremo il tutto con “ciclo dell’eterno ritorno, soprattutto delle rotture di cazzo” e la Koris-voglia di urlare a tutti “siete dei pusillanimi”. Perché ci sono decisioni da prendere e nessuno vuole trovarsi fra le mani la patata bollente. E no, non può nemmeno uscirne un soft porno con temtatiche di criptoomosessualità e ninfomania. Vita infame.

La cosa un po’ meno infame è la scoperta degli audiolibri di Wheel of Time, alias La Ruota del Tempo, che ultimamene allietano rendono meno infami i Koris-tragitti in macchina, col bonus di portarsi avanti con una saga difficile da leggere per via dei momenti morti. In macchina si vive un momento morto nel momento morto, per la contraddizione diventa un momento vivo. In cui si insulta il personaggio di turno di essere la protesi della sua stessa minchia, di solito.

Koris ieri sera si è trovata a pensare che mancano un po’ più di due mesi alle vacanze natalizie e che potrà approfittarne per non fare assolutamente niente di produttivo. Da ciò si deduce che la Koris-vita ha un urgente bisogno di un restyling.

La dura vita di una file hoarder

Dicesi “file hoarder” un individuo dedito all’accumulo più o meno indiscriminato di file di sorta. Come gli scoiattoli con le nocciole, solo che anziché riempire le tane si riempiono gli hardisk (grazie, Junior, per la terminologia e la similitudine).

scoiattolo

Koris mette in ordine i suoi files.

Da quando la vita sul web si è fatta dura, Koris è diventata una file hoarder compulsiva al grido “quando ci ricapita?”. Probabilmente lo era già da prima, ma da quando si è diffusa la cultura simil-Netflix, simil-Spotify del consumo via etere, la tendenza all’accumulo si è inasprita parecchio. Sì, possiamo rigirare la frittata come vogliamo, si chiama vecchiaia: Koris è un dinosauro del web ed è consapevole di essere pronta a diventare un fossile.
Ormai, i giorni dei pari nostri sono numerati. L’unico dio viene a scacciare via i molti dei. Gli spiriti dei boschi e dei torrenti cominciano a tacere. È il destino delle cose. È il tempo degli uomini e dei loro modi.
In tutto ciò, cosa è successo per scatenare cotanto flame?
Ieri Koris ha pensato di rimpiazzare un libro che perde le pagine col suo corrispettivo informatico, in modo da averlo sotto mano ovunque e di pronta consultazione (leggerlo per intero era già stato fatto). Tutta contenta di allinearsi per una all’evo moderno in maniera diversa da pdf-del-libro-fotocopiato-passato-di-straforo, Koris ha speso l’incredibile cifra di dieci euri per comprare l’ebook. Prima di lanciarsi nell’impresa, aveva persino scaricato l’antemprima, che si rivelò essre un praticissimo epub da dare in pasto a Calibre. Il libro doveva essere della stessa risma.
Certo, come no. LOL.
Completato il pagamento, Koris si è vista recapitare nella casella di posta un link per scaricare l’ebook. Che si rivelò essere un file in formato ascm. Cosa esser tu? Non il libro, ovviamente, ma un file che rimanda all’ebook. Come si apre questo file sconosciuto? Con un solo programma, Adobe Digital Editions (da ora nel post sarà conosciuto come AdobeSticazzi per brevità). Che ab origine esisteva solo per Windows, poi è stato ampliato per Mac OS. Utenti Linux attaccatevi al cazzo (lett.).
Koris, che era già abbastanza indispettita da questo razzismo verso il suo sistema operativo di elezione, si è indiposta ancora di più quando ha scoperto che Wine, l’emulatore di ambiente Windows, non ne voleva sapere di installare AdobeSticazzi. Installato quindi su una copia vagante di Windows 10 (Koris e il suo rispetto alquanto discutibile per i dual boot), AdobeSticazzi continuava a dare “errore nel server, il suo libro non è disponibile”. Anche se lo hai pagato.
È stato necessario scomodare il Windows 7 nascosto nel cuore di VeloBlatto per riuscire ad insallare AdobeSticazzi, programma che per inciso può girare solo su un numero limitato di dispositivi perché se no fa brutto, dicono. Il programma dal ascm ha partorito con dolore un epub, Koris pensava fosse finalmente finita lì.
Certo, come no. LOL. (ep. II)
Il libro era protetto dai diritti d’autore, quindi poteva essere solo con AdobeSticazzi, su un numero limitato di computer. La cosa è diventata una questione di principio e Koris, con parecchie colorite imprecazioni, ha tirato furoi gli strumenti del mestiere per esorcizzare l’epub. A fine serata erano nati un epub free, un pdf, un docx e un file testuale perché hai visto mai. Per esclusivo uso personale.
A Koris, fossile informatico, girano tantissimo i coglioni. Perché ha pagato per avere quel file, com’è giusto che sia, ma non può farne quello che vuole, anche per un uso esclusivamente personale. Deve stare al capriccio di Adobe, che sottostà al capriccio di Microsoft. Altrimenti sticazzi l’ebook, anche se hai pagato. Per proteggere i diritti d’autore, dicono.
Alla fine di tutta questa trafila, Koris si è sentita presa per i fondelli. O meglio, truffata. Compro un ebook e non ne sono interamente proprietaria. Non posso leggerlo sul supporto che voglio e dove voglio. Come se comprassi un libro e potessi leggerlo solo in salotto e in camera da letto, nel cesso no. Non posso prestarlo a un amico a meno che non venga a leggerlo nel mio salotto (rigorosamente non nel cesso). Sarà Koris ad essere un fossile, ma questo modo di fare non le piace nemmeno un po’. Nel dubbio, meglio ammassare.

pirateria

Però anche rompere i coglioni a chi vorrebbe il suo file PAGATO in pdf, eh.

Piccole cosettine

Koris non è morta né tanto meno è stata minacciata di morte dalla macchina di funzione, trasformatasi per l’occasione in Christine la macchina infernale. Forse è solo questione di tempo. Certo che la macchina di funzione potrebbe anche iniziare a chiamarsi Christine da queste parte. Del resto è una C3, l’iniziale c’è. Da considerare.
Non divaghiamo.
Koris ha scritto poco per mancanza di tempo e un po’ per troppi argomenti sovrapposti. Una somma di tante piccole che fanno questa domenica sera un po’ meh:

  • sta per iniziare una settimana di fuoco, di riunioni, di meeting, di gente che litiga perché loro il rivelatore non lo volevano lì. Altri sicuramente osserveranno i lavori borbottando che loro avrebbero fatto diverso (di solito gli umarell della situazione sono i Russi). Koris non sa se ne uscirà viva, soprattutto perché sono finite le vacanze invernali ed è finita la pacchia. Non che Koris fosse in ferie, ma qualcun altro sì e la strada verso casa in queste due settimane filava spesso liscio come piscio. Amis les poetes, bonsoir!
  • nonostante la lampada nuova, Koris continua ad avere una certa apprensione per i pozzi larghi. O, per ripetere il ritornello di sabato, le Causses hanno rotto il cass. Grossi problemi della speleologa che non deve chiedere mai (di essere salvata come un sacco di patate).
  • In virtù del traffico intenso previsto per i ritorni, Koris vorrebbe tanto che Christine fosse un monstertruck. Per altro Koris si è dimenticata ancora una volta di comprare l’arbre magique profumo puzzola in amore, quindi la macchina continuerà a puzzare di caramello bruciato nel calumet della pace.
  • ‘thieu ogni tanto si fa prendere dallo stress intesivo e Koris oscilla armonicamente fra il “cucci-cucci” e il “ti ammazzo”.
  • Per evitare di trovarsi sorprese spiacevoli, nonostante avesse detto che se ne sarebbe lavata le mani, Koris ha deciso di entrare nel comitato organizzativo per il Gouffre Berger, alias il campo a -1000 di questa estate. Si prevedono deliri organizzativi à ne plus savoir quoi en foutre. Ma almeno sarà fatto secondo Koris-criterio.
  • Il libro di Walter Scott che tante speranze faceva nutrire si sta rivelando di interesse minimo. Grandi delusioni della lettrice con poco tempo.
  • Il prossimo week-end c’è lo stage di soccorso speleo e fra gli iscritti c’è un tizio del Club Alpino che chiameremo affettuosamente il Cagacazzo. Il Cagacazzo ha l’insalubre abitudine di non farsi mai una sporta di affari suoi e di esternare le sue considerazioni, non sempre pertinenti e quasi mai fondate. Koris medita di offrirgli delle chipster a base di malta espansiva, per vedere se gli si tappa la bocca.

E dalla domenica sera, con il turbante in testa e i capelli bagnati, è tutto.

Prossimamente su questi schermi

Koris sta leggendo un libro sulla fisica del plasma (no, non sulla fisica dei Plasmon, quelli erano la passione di baby Orso), pieno di roba elettromagnetismo spinto.
Koris è abbastanza moderatamente certa che stanotte il suo inconscio un po’ stronzo si tufferà nelle polverose nebbie della memoria e tirerà fuori un relitto dal pozzo dell’oblio.
Lui, Antonio Maria Giuseppa Ecc… Ecc.. Rouge, il professore di Fisica II, meglio conosciuto come elettromagnetismo&ottica, Rouge nella sua forma di santissima trinità del triodo, accompagnato dalle sue assistenti Santa Maria Dielettrica e Santa Maria Magnetica. Cordialmente detestate perché incapaci di gestire un’esercitazione come si deve, parzialmente riabilitate (almeno Santa Maria Magnetica) quando si scoprì che vita di merda facevano in quanto ricercatrici precarie dell’università.
È bastato un gradiente del campo elettrico per portare indietro nel tempo madame Koris, PhD, del 2017 e farla diventare studente Koris, matricola 35786, studentessa di fisica del secondo anno.
Anno Domini 2007, grigissimo autunno-inverno di Boulogne, tantissimi insulti al tomazzo del Mencuccini che non aveva nessun’altra colpa se non quella di trovarsi nel posto sbagliato al momento sbagliato (ovvero mentre Koris cercava disperatamente la voglia di studiare). Momenti di dubbi esistenziali quando ci si incasinava coi rotori e il teorema di Greene e a un certo punto uscivano le equazioni di Maxwell, e ma perché studio questa roba che io voglio fare o particelle o astrofisica, e ma perché sta tutto al terzo anno che io al terzo anno non arriverò mai?
Giovane Koris di dieci anni fa che da una parte pare così vicina eppure così diversa. Che forse non pensavi che saresti finita qui. Ma all’epoca in realtà non pensavi a molte cose che non avessero un legame con l’esame imminente, quindi il futuro al di là non era una vera e propria preoccupazione. E pareva dovesse cascare il mondo per quel 28 in Fisica II, perché mi hanno contato male lo scritto, mi hanno detto che volevano il modulo e non il vettore, brutte stronze mi rovinano la carriera. Koris, all’epoca qualcuno avrebbe dovuto farti lo spoiler che se quel voto fosse stato un 28 o un 30, a distanza di dieci anni non frega niente a nessuno.
Quindi, Koris del 2007 che ancora sopravvivi, stattene a dormire in quella parte di vita che ormai, purtroppo e per fortuna, si è conclusa. E soprattutto, non pensare nemmeno a fare una joint venture coi ricordi presi dal 2013, che una sorta di mostro Megazord Relatore-Replicante potrebbe essere troppo anche per una proiezione onirica e Koris del 2017 vuole dormire, visto che si deve alzare alle 6:30 per guidare. E no, purtroppo non è la bicicletta Gemini.

P.S. mettere il tag “passato” riferendosi ad eventi che tutto sommato sono descritti fra le pagine di questo blog fa pensare.

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