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Prossimamente su questi schermi

Koris sta leggendo un libro sulla fisica del plasma (no, non sulla fisica dei Plasmon, quelli erano la passione di baby Orso), pieno di roba elettromagnetismo spinto.
Koris è abbastanza moderatamente certa che stanotte il suo inconscio un po’ stronzo si tufferà nelle polverose nebbie della memoria e tirerà fuori un relitto dal pozzo dell’oblio.
Lui, Antonio Maria Giuseppa Ecc… Ecc.. Rouge, il professore di Fisica II, meglio conosciuto come elettromagnetismo&ottica, Rouge nella sua forma di santissima trinità del triodo, accompagnato dalle sue assistenti Santa Maria Dielettrica e Santa Maria Magnetica. Cordialmente detestate perché incapaci di gestire un’esercitazione come si deve, parzialmente riabilitate (almeno Santa Maria Magnetica) quando si scoprì che vita di merda facevano in quanto ricercatrici precarie dell’università.
È bastato un gradiente del campo elettrico per portare indietro nel tempo madame Koris, PhD, del 2017 e farla diventare studente Koris, matricola 35786, studentessa di fisica del secondo anno.
Anno Domini 2007, grigissimo autunno-inverno di Boulogne, tantissimi insulti al tomazzo del Mencuccini che non aveva nessun’altra colpa se non quella di trovarsi nel posto sbagliato al momento sbagliato (ovvero mentre Koris cercava disperatamente la voglia di studiare). Momenti di dubbi esistenziali quando ci si incasinava coi rotori e il teorema di Greene e a un certo punto uscivano le equazioni di Maxwell, e ma perché studio questa roba che io voglio fare o particelle o astrofisica, e ma perché sta tutto al terzo anno che io al terzo anno non arriverò mai?
Giovane Koris di dieci anni fa che da una parte pare così vicina eppure così diversa. Che forse non pensavi che saresti finita qui. Ma all’epoca in realtà non pensavi a molte cose che non avessero un legame con l’esame imminente, quindi il futuro al di là non era una vera e propria preoccupazione. E pareva dovesse cascare il mondo per quel 28 in Fisica II, perché mi hanno contato male lo scritto, mi hanno detto che volevano il modulo e non il vettore, brutte stronze mi rovinano la carriera. Koris, all’epoca qualcuno avrebbe dovuto farti lo spoiler che se quel voto fosse stato un 28 o un 30, a distanza di dieci anni non frega niente a nessuno.
Quindi, Koris del 2007 che ancora sopravvivi, stattene a dormire in quella parte di vita che ormai, purtroppo e per fortuna, si è conclusa. E soprattutto, non pensare nemmeno a fare una joint venture coi ricordi presi dal 2013, che una sorta di mostro Megazord Relatore-Replicante potrebbe essere troppo anche per una proiezione onirica e Koris del 2017 vuole dormire, visto che si deve alzare alle 6:30 per guidare. E no, purtroppo non è la bicicletta Gemini.

P.S. mettere il tag “passato” riferendosi ad eventi che tutto sommato sono descritti fra le pagine di questo blog fa pensare.

Regali pericolosi

Koris ha messo quasi subito in chiaro a ‘thieu che non era strettamente necessario farle un regalo per natali e compleanni vari. Anzi, era piuttosto sconsigliato. Il motivo principale è perché fare un regalo a Koris è particolarmene ostico: Koris si compra tutte le cazzatine di cui ha bisogno e ciò che desidera realmente potrebbe essere riassunto con “un pinguino per animale domestico” oppure “gli scritti di quel tizio là, ultima edizione nel 1798”. Per il resto, mancanza cronica di idee.
Koris si accolla anche la maledizione del Natale+compleanno in una settimana e ha una famiglia che chiede liste di regali papabili, per evitare di passare Koris in una lista di proscrizione.
Siccome con la famiglia non si negozia ma con ‘thieu sì, Koris lo ha manlevato da questo compito generatore di stress da ambo le parti. Ciò non significa che Koris non si sbatta a cercargli una stupidaggine, ma solo perché Koris è una specialista delle mezze parole captate in una conversazione sei mesi prima, giocando di spudorato anticipo e facendo più che finta di niente. Una carriera mancata nella CIA, insomma.
Mentre Koris si trovava a Merdopoli, ‘thieu le ha chiesto se potesse farle un regalo.
“Sì, ma solo se hai un’idea perché io sono tabula rasa”
“Non preoccuparti, ho un’idea”
Fu così che, al suo ritorno in Provenza, Koris si ritrovò fra le mani l’edizione critica e non romanzata dell'”Epopea di Gilgamesh”.
“Non so come sia, solo mi sembrava carino come regalo”
‘thieu è un essere pacifico e non immaginava come qualunque libro cada nelle mani di Koris possa diventare un’arma e non necessariamente un’arma da lancio.
Koris sta scoprendo le meraviglie dell’accadico antico e non esita a condividerle con chi le ha procurato tale insperata sapienza. Va particolarmente fiera di due scoperte in particolare:

  • il terribile insulo accadico “figlio di un pesce”. Poiché Koris non si nutre di roba ittica considerandola troppo arretrata sulla scala evolutiva, l’insulto sarà usato con dovizia. Se Koris vi tratta da “figlio di un pesce”, sappiate che l’avete fatta arrabbiare;
  • balluku. Questo è vero accadico in diretta dal 1500 a.C. e significa “dall’odore potente”. Nonostante il termine sia usato nei due sensi, per Koris è diventato sinonimo di qualcosa che puzza. Da qualche giorno Koris si avvicina, annusa, e se storce il naso esclama “Balluku!” senza aggiungere ulteriori spiegazioni.

Non si è ancora capito se ‘thieu si sia pentito degli effetti collaterali del suo regalo. Per ora l’unico commento è stato “Volevo consigliarti di leggere Rabelais, ma credo che aspetterò un po’”.

Valigie

Koris è giunta a Marsiglia con uno zaino (anzi due) carico tutti i suoi regali di Natale (tranne “Kobane Calling”, finito a casa e lasciato all’Orso da leggere), più un contrabbando di parmigiano, torrone piemontese, coppa sottovuoto e biscottini.
Anche ‘thieu è rientrato da Parigi portando torrone, quindi ieri sera c’è stato uno scambio culturale nocciole&miele con caramello&mandorle. Approvati entrambi bipartisan.
Altra cosa che ‘thieu ha molto apprezzato è stato l’inventario delle grotte del basso Piemonte, anche se vi figurano alcuni abissi territorialmente francesi. Segue dissertazione sull’appropriazione del ducato di Nizza.
Koris nel mentre legge libri zozzi. E ‘thieu, contravvenendo al divieto di portare regali, si è presentato con l’edizione critica della storia di Gilgamesh (e qui escono battute a tema Final Fantasy, perché Koris sa essere molto culturale). Ma del resto ‘thieu quando vuole dimostra quattro anni (e mezzo), come nel ritrovamento del suo regalo di Natale, aperto in treno il 22 dicembre invece che alla data stabilita, come promesso.
Siccome recuperare il sonno arretrato a casa dei Maiores è out, Koris ha pensato bene di ricominciare a dormire male, con incubi e compagnia, in concomitanza col ritorno della sveglia alle sei e mezza. Quindi oggi, ultimo giorno feriale del 2016, ha una valigia di sonno paragonabile agli zaini che si è trasportata l’altro ieri nelle stazioni della Provenza.

Quando il Nume Tutelare risponde

Yoshi Toranaga noh Minowara è il personaggio, se non principale, più ciccioso di “Shogun“, il libro di James Clavell che ha segnato per sempre la formazione di Koris, pur non essendo per definizione un romanzo di formazione.
Toranaga è modellato su Tokugawa Ieyasu, personaggio storico realmente esistito, aggiungendo qualche etto di panza e togliendo un po’ di stronzaggine. Anche se non è sicuro. Certo è che i due si assomigliano parecchio, per ammissione dell’autore. La differenza principale è che Toranaga non si mangia le unghie.
Toranaga passa tutte le novecento e passa pagine del libro a intrallazzare, a promettere terre all’uno e all’altro, a tramare nell’ombra, a mentire e a calcolare rischi. Il tutto per riempire (con la sua panza) il vuoto di potere creato dalla morte del precedente signore del Giappone. Un vuoto che pare tagliato su misura per lui. Toranaga manovra gli altri personaggi come pedine su una scacchiera, non esita a sacrificarne qualcuno appena esaurita la sua utilità, fa leva sulla cupidigia e la vanità dei signori vicini per piegarli ai suoi voleri, si burla degli avversari (ma anche degli alleati) come un moderno troll su internet.
Per dirla come l’Amperodattilo, Toranaga fa i mastrussi (“mastrusso”: affari non sempre chiarissimi e non sempre leciti volti a un fine evidentemente personale).
Per Koris, Toranaga è diventato una sorta di simbolo della congiura di palazzo allargata. Ma a differenza dei suoi corrispettivi classici, la schiera di macilenti consiglieri fraudolenti nascosti nell’ombra, Toranaga fa tutto alla luce del sole, dando grandi pacche sulle spalle e facendo finta di niente. Quando non intrallazza (ma forse anche nel mentre), Toranaga mangia rumorosamente, si intrattiene con le concubine, danza balletti marinari di importazione inglese. Insomma, sembra che l’intrallazzo gli venga naturale.
Visto che Tokugawa, quello vero, alla fine della sua vita è stato deificato, Koris ha pensato bene di assumere la figura di Toranaga come nume tutelare a cui raccomandarsi ogni volta che si lancia in un’impresa perigliosa che necessiti pazienza, diplomazia, ampio respiro e una buona dose di culo.
Koris, a fine novembre dell’anno scorso, si rivolse a Toranaga affinché l’assistesse in una certa manovra.
Toranaga, dal suo empireo di cortigiane, saké e danze marinare, sembrava aver visualizzato il messaggio, ma era troppo impegnato a sollazzarsi per rispondere in maniera degna di tale nome. O almeno così sembrava.
Ieri, mentre il cervello di Koris divagava in cazzate assortite, si è presentata un’opportunità ghiotta da prendere al volo. C’è chiaramente il celeste zampino di Tornaga dietro. Che ha risposto all’implorazione di Koris, solo con leggero ritardo. È quel genere di divinità che si prende i suoi tempi.

Alcune pessime idee

Koris ultimamente ha avuto una sequenza di idee discutibili che si sono immancabilmente ritorte contro di lei. Una sorta di boomerang che, una volta lanciato, torna indietro pieno di cacca.

  1. Dare una sorella gemella al suo nuovo personaggio per Legende, il gioco di ruolo dei debosciati. Koris voleva un personaggio semplice e divertente da gestire, e invece si ritrova con una sorta di schizofrenico che è la stessa persona della sua gemella. Arduo pure da articolare.
  2. Cercare di sollevare/prendere in braccio un principiante in grotta nel tentativo di rassicurarlo e vegliare che non faccia cazzate. Il siddetto principiante pesava il doppio di Koris. Tralasciamo i dettagli.
  3. Uscire dalla Castelette il più velocissimamente possibile perché ‘thieu non si accorto che “ops, sono le sei, se non usciamo immediatamente finisce che fuori si inquietano e chiamano i soccorsi”. Togliere di mezzo un gruppo di undici persone che voleva salire prima di lei perché dovevano fare la pipì (e che, c’avete la vescica che si svuota solo sugli alberi? Trovatevi un angolo riparato e pisciate in grotta). Mandare un messaggio con “tutto una favola, siamo usciti!”, quindi ridiscendere per riportare in superficie il bagaglio. L’acido lattico sentitamente ringrazia.
  4. Foto alle farfalle. Le farfalle sono animali orribili. Ti fanno credere di avere il tempo di fare una macro, invece se ne vanno un nanosecondo prima che l’otturatore si apra. E mentre volano puoi sentirle sghignazzare alle tue spalle.
  5. Ricominciare a dormire. Solo per scoprire di avere un mutuo decennale in sonno arretrato.
  6. Dire a ‘thieu che aveva pensato di comprare il testo del Roman de Fauvel. Questo perché anziché dissuaderti dall’idea e proporti letture più consone, ti risponde “Il francese del XIV secolo è una figata, se lo compri mi sa che lo leggo anche io”.

Stamattina Koris è arrivata in ufficio solo per scoprire che il computer è stato spento venerdì sera, quando avrebbe dovuto passare il week-end a simulare neutroni. Se il buongiorno si vede dal mattino, sarà una settimana di cacca.

Due smodati problemi

Attualmente nella vita di Koris ci sono due quantità smodate e irregolate che tuttavia non si compensano a vicenda. Il solito problema dei vasi comunicanti che come al solito non comunicano.
Problema numero uno: la lettura. Koris ormai divora libri come se fossero pacchi di chipster. Tutto bene, fin qui. Non fosse che leggere trecento pagine in tre giorni di trasporti casa-lavoro comincia ad essere dispendioso per il portafoglio (no, la biblioteca non funziona, inutile farlo presente e no, gli ebook nemmeno). Per non parlare dello spazio in libreria, che ormai sono stati sdoganati ampiamente i parcheggi in doppia fila. Koris non sa nemmeno bene con quale criterio scegliere i libri, visto che in meno di una settimana è passata da Pennac a “Rosemary’s baby”. Vorrebbe un romanzo di Lovecraft, ignorando signorilmente il dilemma secondo cui: a) Lovecraft è morto da quel dì b) non ha lasciato romanzi propriamente detti. Aggiungiamoci pure un punto c) a parte certe robe giovanili, Koris ha già letto tutto il Lovecraft leggibile e forse non vuole cominciare con le fan fiction. Forse oggi andrà in libreria e sceglierà a caso. Potrebbe anche chiedere al suo reminder di libri usati se può aprire un conto presso di lui e ritirare il necessario cibo&mutuo mensile, lasciandogli lo stipendio restante. La stima finale non sarebbe lontana dalla verità.
Problema numero due: il sonno. Qualcosa nel Koris-cervello ha deciso che dormire sia un’attività noiosa e très vingtième siècle, pertanto da limitare il più possibile a qualche ora mattutina. Non che Koris sia molto d’accordo con questa politica, ma subisce. Probabilmente c’è una ragione a questa serie di due noctes insomnes su tre, ma la matassa finge di avere troppi bandoli e nessuno. Così Koris passa qualche ora a pensare alla vita e all’universo, giungendo sempre all’ineffabile conclusione di essere un’idiota, circa.
Se Koris passasse le notti a leggere si potrebbe raggiungere una sorta di annichilazione della materia (e dello stipendio), visto che tale attività tende ad aggravare entrambi gli stati. Oppure si fa alla maniera di Jorge da Burgos ne “Il nome della rosa”, arsenico sulle pagine del prossimo romanzo e abbiamo risolto il problema.

Bisogno di evasione

Koris ha recentemente riletto i post del 2013, tre anni a questa parte, in piena fine dottorato più Sonno della Ragione in offerta omaggio. Ha quindi cercato di fare spallucce convincendosi che le cose sono andate peggio di così ed è sopravvissuta lo stesso.
Però l’esperienza ha insegnato che, essendo la vita già di per sé difficile, non è mica detto che siamo nati per soffrire.
Sarà il non-cambio di stagione perché l’inverno ha marcato visita quest’anno.
Sarà il piano da Toranaga che forse andrà a buon fine, forse no, ma comunque porta via parecchie energie.
Sarà la to-do-list di cui si depenna un punto per aggiungerne un altro.
Sarà quel che sarà, Koris ha deciso di avere bisogno di evadere dal logorio della vita moderna. Possibilmente in maniera più lunga dei 45 minuti di autobus in cui Koris si stabilisce in qualunque realtà contenga il libro in lettura (attualmente è un tomo laterizio sulla storia delle Crociate).
In virtù di tale decisione, domani Koris prenderà uno zaino, ‘thieu, qualche carabattola speleologica e se ne andrà in Ardèche. Il programma prevede di passare un numero smodato di ore sottoterra, nella grotta in cui Koris non era stata ammessa a maggio scorso perché troppo scarsa (e ‘thieu ne era uscito correndo e lavandosi in una pozza perché “j’avais besoin de te voir!”).
Poi magari verrà la primavera e il blog tornerà ad essere popolato da post intelligenti. Forse.

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