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PuntiPost

Post simil-resoconto che sviscera alcune cosette inessenziali della Koris-vita.

Piedini che passione: strizziamo l’occhio ai nostri amici feticisti, che se no le keywords de blog si impoveriscono. Koris era abbastanza motivata (leggasi: disperata) per approfittare del sabato senza speleo per andare a procacciarsi le Converse. Poi il suo grasso e grosso culo le ha fatto presente che muoversi dal divano sprovvisti delle necessarie informazioni di base poteva essere una mossa azzardata, quindi Koris ha prima cercato dove andare a colpo sicuro per codeste scapre. Risposta rapida: da nessuna parte. Il vantaggio di calzare scarpe di 22.5 cm fa sì che non le abbia nessuno, proprio nessuno, assolutamente nessuno. Il grasso e grosso culo ha quindi suggerito che essendo i centimetri una misura abbastanza affidabile, si potevano ordinare sull’internet e tanti saluti allo sciòpping. Koris è pertanto in attesa di un paio di Converse numero 35 trovate come occasionissima per la fascia scolastica elementari-medie (per davvero); qualora siano troppo lunghe, l’Amperodattilo ha proposto di mettere del cotone in punta, altrimenti di tagliare un pezzo di piede. Meno male che Koris non ha mai avuto il desiderio di sposarsi con vestito bianco annessi e connessi, altrimenti le sarebbe toccato andare all’altare indossando un abito Barbie Sposa Radiosa e ai piedi delle Lelli Kelly di vernice. Fine della parte umiliazione/”ih ih ih piediny”.

Summertime: la vita torna alla normalità e il solstizio si avvicina, il che significa che Koris è tornata nelle braccia serrate dell’insonnia e Morfeo sta facendo le carte per il divorzio. Di notte non si suda ancora come coguari ma è tutta una questione di tempo. La luce del giorno arriva troppo presto e a Koris ricorda di quella volta a Mosca quando si svegliò alle otto ma il sole era già allo zenit e andò nel panico. Fatto sta che le troppe ore di luce hanno sballato i bioritmi di Koris che già di per sé non erano tanto sani. Ieri notte, in preda a non si sa quali pensieri molesti, ha comprato un libro usato a mezzanotte passata perché altrimenti non sarebbe mai riuscita a dormire. Va tutto benissimo, insomma.

SpeleoCose: non si va in grotta da due settimane per svariate ragioni e questo potrebbe giustifica lo stato alterato. Però sabato-domenica c’è l’esercitazione del soccorso speleo, quindi forse saremo risarciti. O forse no, lo sapremo solo vivendo. ‘thieu si lamenta che non vuole svegliarsi presto per andare all’esercitazione, in compenso è esagitato perché per il ponte dell’Ascensipone vuole andare in Savoia e lo ripete in loop dieci volte al giorno. Coi bambini ci vuole pazienza, signora mia.

Groupies rinascimentali: domenica Koris è andata ad ascoltare ‘thieu che si esibiva in conservatorio. Tuttavia non è andata per supporto morale o per amore, le motivazioni erano tutte la bombarda basso, ovvero due metri di tubo ligneo sforacchiato che hanno abitato per due mesi un angolo del salotto. Vedere ‘thieu maneggiarlo dal basso del suo metro e ottanta è stata un’esperienza indimenticabile. Il suono emesso pareva la modulazione della sirena di un traghetto, ma senza l’inquinamento annesso. A meno che il musicista non abbia il coviddi, come ha dimostrato la vita vissuta.

Traslochi neutronici: Koris si gode l’ufficio solitario in compagnia degli acari, mentre aspetta che le dicano quando dovrà lasciare i luoghi. Nel frattempo i rapporti dei colleghi già traslocati dicono che in certi uffici non ci sono abbastanza prese né di rete né di corrente, non ci sono tende alle finestre esposte a sud, non ci sono né riscaldamento né aria condizionata. Del resto, come dice la Segretaria Karen, è tutto temporaneo, per soli sei mesi o qualcosa di più.

Varie, avariate ed eventuali: siccome ormai il cervello di Koris è perso, ogni tanto si mette a canticchiare “Shiva Shiva Shankara“, canzone tratta dal film high fantasy in lingua telugu “Damarukam“, scoperto una sera con Junior perché la caccia al trash sta diventando una ricerca filosofico-morale. E adesso che l’avete sentita è anche nel vostro cervello.

Piedini psichedelici

E in tutto ciò

Koris non è sparita col malloppo dopo la conferma dell’indeterminato, mandando qualcuno a timbrare il cartellino al suo posto come un truffaldino impiegato comunale. No, non si è nemmeno presentata al lavoro con giornale e settimana enigmistica, declinando ogni incarico con la scusa di essere troppo occupata. Però ci stiamo lavorando. Dovremmo forse anche trovare una blog-categoria per questa cosa, che non sia “pentole a pressione nucleare” perché è un po’ lunghetta.

E a proposito di pentoloni di uranio, in questi giorni la vita di un fisico sui social network è messa a dura prova dai neo-diplomati esperti di sicurezza nucleare. Questo non è un blog di divulgazione perché Koris non è capace, qui non si parla di situazioni geopolitiche in quanto troppo complesse da sviscerare in maniera ottimale, tuttavia Koris si sente di dire una cosa: i reattori non sono programmati per esplodere. La cricca di fisici e ingegneri non è una sorta di Umbrella Corporation con l’obiettivo di irradiare il pianeta e farcirlo con una croccante panatura di frammenti di fissione. In linea di massima sanno quello che fanno, esistono verifiche su verifiche, non si va a naso chiedendosi “signò, so’ due etti e mezzo de plutonio, che faccio, lascio? Se le avanza ci fa una testata nucleare”. Dulcis in fundo, per un numero limitato di incidenti gravi ci sono migliaia di ore di funzionamento nominale, quindi forse bisognerebbe rivedere un po’ la percezione del rischio. Fine dell’excursus che meriterebbe un post a sé con competenze che Koris non ha.

Tornando a minchioneggiare, sabato Koris ha rifatto dopo anni, secoli, millenni un pozzo di cento metri, venduto come P66 più P37. Avrebbe voluto anche armarlo, ma quando c’è troppa gente Koris si sente sotto pressione e fa stronzate (un aspetto a cui bisognerebbe lavorare). Però tutto sommato fino a due-tre anni fa sarebbe stato impensabile anche solo riuscire a motivarsi per mettere le chiappe nel pozzo, quindi possiamo considerarla una vittoria. Miracoli della tranquillità ritrovata, questa crisi dei pozzi avrebbe dovuto passare molto più rapidamente, ma quando hai già altri cazzi nella vita di tutti i giorni i problemi si ingigantiscono.

Per restare in tema, pare che Neutroni Porcelloni abbia un certo numero di “casseruole al culo”, termine francese che indica metaforica polvere ammassata sotto al tappeto e scoperta al momento sbagliato. Si parla di management del terrore, mobbing, umiliazioni e gente spremuta fino all’ultima goccia. Niente che Koris non sappia già o che non abbia sperimentato sulla propria pellaccia, ma leggerlo nero su bianco in qualche modo legittima certi sentimenti che in quell’epoca parevano esagerazioni della Koris-testa. E si conferma che mollare Neutroni Porcelloni va archiviata fra le migliori idee delle Koris-esistenza.

Continuando su argomenti sensibili, l’editor del Koris-malloppo è missing in action per ragioni della sua VitaVera. Koris è un filo indispettita perché questa storia si sta trasformando nella tela di Penelope quando dovrebbe volgere a una conclusione. Ma visto che non si può andare a prendere gente per la pelle delle chiappe, al momento si deve subire. In compenso Koris ha all’incirca deciso di rimettersi in esercizio cercando di scrivere una paginetta di “cose a caso” al giorno (tecnica battezzata con Junior “il metodo mini-Sanderson”), tanto per vedere se è ancora capace.

Sul lato letture, Koris ha capito che Neil Gaiaman non è proprio il suo autore preferito, ma era anche l’unica scelta sensata dallo spacciatore di libri usati, i cui scaffali vuoti o pieni di fuffa non danno molte alternative. Koris teme di dover abbandonare la sua libreria di fiducia, visto che fra pagamenti online impossibili e forniture scarse comprare un libro è diventato complicato; venerdì è andata senza un’idea in testa alla libreria dei ricchi (dove va ‘thieu, per capirsi), ne è uscita con un gialletto marsigliese della trilogia di Fabio Montale e un libro scelto del tutto a caso. Il secondo è “Il bazar dei piccoli miracoli”, scelto col criterio “ma sì, leggiamoci un autore giapponese contemporaneo”, e Koris non vuole preventivamente sapere se fa schifo. Che vita difficile.

Nota di chiusura: questo post poteva intitolarsi cose come “un’esistenza quasi normale”, ma dopo l’ultimo titolo del genere è arrivato il coviddi, quindi magari anche no.

Basso profilo che la sfiga ci vede benissimo

Terza dose e oltre

Koris è di un umore fetido e potrebbe essere un nuovo effetto collaterale (nonché l’unico) della terzo dose di vaccino, altro giro, altro regalo. Che poi le è anche venuto il dubbio che si stesse vaccinando abusivamente, perché il foglio diceva “dose ad almeno sei mesi di distanza”, tutto il resto del mondo diceva “cinque mesi”, quindi anche impostore nel vaccinarsi. Ma ormai è fatta, una settimana e ci sarà un green pass rubato in più in giro, colpa dei Marsigliesi che non controllano nulla, green pass compreso. Per inciso, c’è una chiara decadenza dei locali in cui vengono allestiti i centri vaccinali: la prima dose era al blasonato stadio Velodrome, la seconda al più modesto Palais de Sport, la terza in un centro congressi qualunque. Per la quarta si piazzerà uno spacciatore dall’aria losca nei cessi della stazione, a questo punto.

L’umore fetido di Koris potrebbe essere svincolato dal vaccino, ma non è una teoria abbastanza alla moda. Diciamo che le cause rientrano nel grande calderone dei “vari&eventuali” ed essendo argomenti sensibili magari il lettore di passaggio non ha voglia di vederseli sbattere in faccia. Fatto sta che Koris un po’ si odia perché non ha la motivazione di fare nulla e non si fa granché. Poi ha l’impressione che non le piaccia più nulla e di essere diventata una smorfiosa. Queste considerazioni spaziano dal primo episodio della saga di “Wheel of Time” fino al libro che Koris sta leggendo in bus. Magari è un periodo, o magari è la vecchiaia.

Al lavoro il nuovo passatempo trendy è acchiappare il coviddi. Si creano cluster e megacluster per le ragioni più svariate: feste serali, riunioni, pause caffè. “Ormai solo gli asociali non sono stati a contatto con positivi” ha dichiarato Capo Giuseppi a Koris, notoria asociale e pertanto al momento al riparo da contaminazioni di sorta. Oh, essere asociale del resto deve avere qualche vantaggio, oppure è solo una rottura di palle di umani normodotati che ti fanno presente “come sei asociale!”? Parlando di socialità, qualcuno pensava con orrore che visto lo propagarsi della quarta-quinta-ennesima ondata il temibile smartworking sarebbe tornato a reclamare vendetta, assieme alle teste di sindaci milanesi e di ministri riemersi dai governi Berluskaiser; invece no! A grande sorpresa le nuove direttive prevedono: mangiare in mensa in tempi record, evitare le pause caffè, proibire qualsiasi momento di convivialità o ragione di assembramento non strettamente lavorativa. Che poi ci sarebbe da chiedersi “ma se ci hanno detto di limitare lo smartworking per rafforzare il legame sociale e poi dobbiamo stare chiusi in ufficio che senso ha?”, ma suvvia, evitiamo le domande scomode.

Koris pensava di essere a buon punto con i regali di Natale, ma un fornitore truffaldino l’ha lasciata col culo per terra. Koris odia un po’ tutto, perché si era mossa a inizio novembre e invece adesso deve muoversi fra l’urgenza di un’alternativa e il nuovo universo delle dispute via PayPal. Deve anche riempire un carrello di videigiochi anni ’90 a due euri, che tanto verrà pagato dall’Orso, quindi tanto vale trovare il peggio del peggio. Peccato si sia già comprata da sola la versione XXI secolo-compatibile di Theme Park, sarebbe stato bellissimo. In compenso Koris si è auto-regalata “Le cronache di Heike” perché un libro di Eiji Yoshikawa non si disdice mai, soprattutto se è fuori catalogo e lo trovi a nove euri venduto da uno che sta svuotando la cantina.

La cucina pare non finire mai e se sono comparsi gli elettrodomestici, ci sono da aggiustare millemila dettagli che possono sembrare insignificanti ma invece no. ‘thieu ha dato l’ultimato per venerdì prossimo, dopodiché procederà a non meglio identificate maniere forti. Koris ne ha le palle pienissime e vorrebbe solo scomparire in una nuvoletta di polvere, l’unica cosa che non manca in questo periodo.

Per il resto bah. Koris porterà il suo umore putrido ad ammazzare mostrilli nelle Trincee Morte di Dragon Age, forse è il luogo in cui fa meno danni.

A differenza della maggior parte del genere umano

Fuffa da cantiere e non solo

Koris è ancora viva, qualora qualcuno se lo stesse chiedendo. Certo, dopo lo pseudo-film d’autore pseudo-speleo di ieri sera lo è un po’ meno (“The Cave of Forgotten Dreams“, se volete saperlo), ma che Koris sia poco sensibile a certi film d’autore è cosa nota, quindi la prossima volta sarà lasciata a casa a guardare cose trash al suo livello come “Megapython vs Gatoroid“. Sarà che ieri sera era digiuna, sarà che il venerdì sera Koris è instabile alla pari di un nucleo con troppi neutroni, per sopravvivere alla proiezione a un certo punto si è immaginata i commenti di Renè Ferretti. E quando le hanno chiesto “allora, ti è piaciuto?” si è rischiata una scena fantozziana da corazzata Kotiomkin. Vabbè, Koris grezza ma lo sappiamo.

Il cantiere avanza nonostante gli operai si siano ammutinati per due giorni per ragioni non meglio precisate. La tappezzeria è stata nuclearizzata, i tubi in eccesso estirpati, le piastrelle psichedeliche polverizzate. Sta pian piano sputando il pavimento nuovo, che ha la pecca di non indurre trip da sostanze psicotrope. ‘thieu ha trionfalmente annunciato di aver buttato via il neon dell’obitorio, che non ci mancherà per nulla, ma proprio per nulla, nemmeno per sbaglio. In compenso ora la casa è ostaggio degli elettrodomestici nuovi, posti in luoghi impensabili in attesa di una sistemazione, ritardata dall’ammutinamento operaio. Koris si è ripromessa che i prossimi lavori in casa li farà solo in The Sims.

Al lavoro Koris oscilla sempre fra delirio di onnipotenza e certezza che il 23 il Capo Giuseppi le darà il ben servito. Le risorse informatiche fanno il gran cazzo che vogliono, si teme l’aggiornamento del server, il centro di calcolo finge di non conoscere Koris perché non ha mai ricevuto formulari di sorta. Potrebbe andare tutto bene o tutto male o tutto boh. Neutronland continua ad essere un pensiero nostalgico e idealizzato come un ex fidanzamento breve ma intenso.

Dalle notizie che trapelano, Natale è ancora una volta sotto l’incognita del coviddi e Koris potrebbe anche essere rotta gli zebedei. Che poi è come incazzarsi perché piove o perché TrenItalia fa sciopero: del tutto inutile. Però tutto questo navigare a vista e dare direttive “un tanto al ciocco” (è italiano questo modo di dire? è piemontese? è Amperodattilo? Chissà) inizia a pesare sul Koris-inconscio. Per di più Koris si è legata al dito i ravioli fatti a mano dall’Amperodattilo a natale scorso che ha visto solo via wazzapp, mentre assaporava una fetida insalata russa fatta con tonno al naturale e maionese fallita. Koris potrebbe non reggere un altro natale senza Ampero-cibo lontano dalla famiglia. E invece no, del diman non v’è certezza e nemmeno dell’oggi pomeriggio. Poi ci sarebbe tutto un discorso intricato fra Greenpass, Mega Greenpass, obbligo vaccinale e passaggi alle frontiere, ma Koris non è abbastanza ferrata in argomento per sviscerarlo. L’unica certezza è che i “dobbiamo salvare il Natale” e “festeggiamenti con sobriertà” hanno spannocchiato la minchia.

Insomma, fuffa generica, in attesa che arrivino le grandi decisioni dall’alto. Speriamo non puzzino troppo.

Koris-definizione operativa

Piante morte, Koris quasi

L’echeveria, la piantina che una Koris colma di speranze aveva comprato lo scorso febbraio per decorare l’ufficio, è volata nel paradiso delle piante. Dal lockdown di marzo non era troppo in forma, aveva fatto di tutto per cercare di sopravvivere, ma alla fine si è arresa al fato inevitabile, marcita dall’interno. Koris non riesce a non pensare che tutto sommato le loro sorti siano legate, in fondo ormai Koris fa abbastanza parte del mondo vegetale. Soprattutto quello che è marcio dentro.

La Koris-vita continua a essere una sorta di reboot di giornate tutte uguali in cui tutto fa abbastanza schifo, e più tutto fa schifo più viene voglia di essere altrove. Solo che non ci sono le energie per essere altrove e probabilmente nemmeno il budget. Parlando di budget, Koris si è fatta tentare e ha comprato ben sette videogiochi su GOG. Tutti punta e clicca per disagiati che devono devolvere la scrivania allo smartuorchi e che non sanno giocare con la tastiera. C’erano le promozioni al 90%, la folle cifra spesa ammonta a 12 euri. E ultimamente i videogiochi aiutano non poco a sfuggire da questa realtà con zero stelline di recensione, 100% non raccomandabile.

Lo sperpero di denaro è stato ovviamente mal preso dell’inconscio che ha iniziato a ripetere in loop “e se poi te ne penti?”. Anche perché lunedì il Capo ha ammesso in tutto il suo candore che le assunzioni sono bloccate fino al 2022 e oltre, e che erano bloccate anche prima. Quindi il posto per Koris non è mai davvero esistito e ancor grazie che hanno trovato una pedina da spostare da un posto all’altro, se no erano cazzy amary. Koris ha provato i soliti sentimenti contrastanti, da una parte perché allora non è colpa del suo cv che fa schifo, dall’altra perché le parole “assunzioni bloccate” le ha già sentite anche troppe volte. E poi si sa che c’erano delle liquidazioni d’oro da pagare a discapito di nuove assunzioni, il coviddi è stato solo la scusa principe da sfoderare al momento opportuno. Koris sta leggendo “Germinal” di Zolà, il che non aiuta, visto che se ne esce con cose come “perché ad ogni crisi si decide di lasciar morire i lavoratori per salvare i dividendi degli azionisti?”. E sì, bisogna contestualizzare un libro scritto nel 1885, che le cose non sono nemmeno paragonabili al quadro attuale. Però sì, cazzo.

L’Amperodattilo ha mandato un pacco pieno d’olio e di leccornie. Il pacco è attualmente in ostaggio a Rognac perché al corriere pesava il culo di portarlo a Marsiglia. Perché non potevano consegnare senza il numero di telefono, e anche se il numero di telefono era scritto sul pacco, non era nel campo giusto quindi era come se non ci fosse. C’è gente che si arrangia e ci sono i paraculi che la sfangano sempre. Koris non appartiene al secondo gruppo.

Koris ha ricevuto una mail dall’editor che l’ha lasciata insonne, circa modifiche al malloppo con cui Koris non è molto d’accordo. Solo che com’è noto Koris non sa farsi le sue ragioni in maniera civile, quindi o abbozza (e piange), oppure si decide che non se ne fa nulla (e piange lo stesso). Urge un corso di adulting, ma anche di relazioni sociali per cui si è fuoricorso dall’asilo.

Anche con questo post ci scusiamo per la negatività debordante. Un giorno andrà meglio. Forse quando avremo raggiunto l’echeveria.

Tranquillo, inspiroBot, lo abbiamo già imparato.

Accozzaglia

A voler guardare il bicchiere mezzo pieno, si può vedere la grotta mezza vuota. Nel senso che dopo settimane-mesi percepite come anni-secoli-millenni, sabato si è tornati in grotta, ma siccome tutti si sono raccomandati di andarci piano, Koris e compagni sono tornati a scavare i buchi non proprio profondi reperiti tempo prima. Le grotte che promettono e non mantengono. Quelle che “ancora un sacco di terra e poi vedrai che il passaggio si apre”. Vabbè, l’importante era rimettere il naso sottoterra, il resto è paccottiglia.

Il resto… beh, non è che ci sia uno sciopero del blog. È che nella Koris-vita non succede granché, nonostante la fine del confinamento. Koris contia a tele-lavorare in maniera assai poco smart ma soprattutto isolata. Aspetta mail da Godot che non arrivano oggi, ma di sicuro domani. Come siamo passati dal paradiso di febbraio a questo non è ben chiaro, anche se Koris inizia a sospettare che quella di prima fosse solo una patina superficiale. E che forse la misura delle persone si comprende nelle emergenze. Karma.

Sono stati lanciati dei piani per il ritorno. Per quello che valgono, perché erano già stati fatti altri piani che sono finiti puntualmente nella rumenta per ordini superiori. Ma tanto non è un Koris-problema, non si parla mai dei non permanenti, gente caduca di dubbia utilità che tutti lasciano nel dimenticatoio. Tanto se il lavoro è giudicato insufficiente, la colpa è solo loro.

Cosa ci sarebbe da dire di interessante? Che siamo al quarto capitolo di Final Fantasy Tactics e che forse stavolta lo finiamo davvero. Forse. Se non ci blocchiamo su quest a caso.

Koris sta guardando il secondo anime della sua vita, ovvero Neon Genesis Evangelion (il primo è l’impareggiabile Nichijou). Junior si è lamentato che avrebbero potuto vederlo assieme in collegio. Ha quindi ricevuto alcuni commenti via Wazzap e ha ritrattato questo sentimento. Con Celia invece si sono sottolineate le troppe similitudini fra Ikari Gendo e un relatore di tesi qualunque.

Un libro aspetta di essere ritirato da Koris, ma aspetterà ancora a causa del temporale che sta per scoppiare e del servizio informatico che ha inchiodato Koris alla scrivania sine die.

C’è voglia di patatine, ma non si comprano patatine perché a) siamo chiatti b) poi ‘thieu fa il moralista e le mangia tutte. Ci si tiene la voglia di patatine da due mesi.

Bon, passerà anche questa e il tempo poterà le risposte. Forse.

asuka

Il grosso problema di non capire se si è il personaggio tsundere o se non si sopporta il personaggio tsundere.

Trentatroppo di marzo

Ci sono giorni migliori, ci sono giorni peggiori, ci sono giorni. Tanti giorni. Troppi giorni. Troppo uguali. Se non ci fosse una ferrea routine scandita da “si lavora dalle 8 alle 16:30 dal lunedì al venerdì”, sembrerebbe di vivere un’eterna domenica pomeriggio in cui è sempre troppo presto per andare a dormire e troppo tardi per fare qualcosa di costruttivo. La routine un po’ salva la vita, è il rituale di protezione dalle forze oscure a cui ci si aggrappa ogni giorno. Il che significa che quanto (e se) questa routine verrà mandata per aria dal ritorno alla normalità, tutto farà malissimo. Ma ormai si è nell’ottica che, qualunque cosa succeda, tutto farà malissimo. Karma.

Koris ha ricevuto di nuovo la visita della sua amica insonnia, da due notti. Solo che ha meno ripercussioni sulla Koris-vita: sono bravi tutti ad essere insonni quando il massimo dello spostamento richiesto è dal letto alla scrivania alla cucina al divano. Koris ricorda di aver avuto una vita in cui faceva 150 km ogni giorni. O forse era un sogno, chi lo sa.

Data la sua insonnia, Koris ha pensato che forse la cosa migliore è lasciare perdere i videogiochi prima di dormire. Ha quindi cercato di guardare la docu-serie “L’impero Ottomano”; non è andata oltre la prima puntata per colpa di “Alle otto della sera”. Perché quando la caduta di Costantinopoli è raccontata da Barbero o dalla Ronchey, beh, Netflix, de che stiamo a parlare? Ieri sera Koris ha interrogato Netflix alla ricerca di relax. È finita a guardare “Suspiria”. Risultato: ha dormito male e continua ad avere un fastidioso motivetto in testa. Brava Koris, sempre 100% grandi insuccessi.

Per quanto riguarda il lavoro, continua l’isolamento, che hai visto mai il vairus si propaghi anche via Skype. Però sono arrivati i dati che Koris aspettava da gennaio. Erano illeggibili. Una volta resi leggibili, erano incomprensibili. Potrebbero essere MeV, GeV, pere o mele, sarebbe la stessa cosa. Unico commento di accompagnamento: “il post-doc ha perso gli altri dati”. Bella raga, congratulazioni. Koris sta avendo attacchi di super-scazzo lavorativo non trascurabili, sapendo che dopo andrà solo peggio e che del suo progetto non frega nulla a nessuno. Karma anche questo.

Giovedì è il troppesimo compleanno di ‘thieu. Koris ha un progetto di torta ambiziosissimo e pertanto destinato a fallire in maniera miserabile, come tutti i progetti culinari made in Koris. Il regalo è monco ed esiste solo perché Koris è psicopatica-ansiosa e si era messa a concepirlo già a febbraio. Se altrimenti sarebbe ancora peggio. Ciò non toglie che, nel suo stato attuale, fa schifo.

Il salotto è decorato in versione bombardamento. Tutto sommato anche con una pittura approssimativa e data male, le cose possono solo migliorare.

Un giorno finirà anche marzo, ma per il momento porcatroia.

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