Archivi categoria: Now watching

Fuffapost di quando non succede niente

Sono passate le canoniche 72 ore dal vaccino incriminato e Koris non è ancora diventata autistica. Insomma, odia tutti in maniera normale e senza incrementi significativi. Purtroppo anche il tentacolo ha marcato visita, per quanto un arto in più possa fare comodo. Speriamo che ci pensi la seconda dose.
L’estate è arrivata dal nulla portandosi dietro i suoi 30 gradi e oltre. Assieme alla voglia di non fare un tubo. Mancano 26 giorni alla partenza per i Pirenei sotteranei e le relative due settimane di isolamento fra speleologi barbuti, cannucce esplosive e profumo di mammuth stagionato.
In virtù di ciò detto sopra Koris avrebbe una lunga lista di cosa da procurarsi prima della partenza ma ovviamente inalbera un esasperante “C’è teeeeeeempo!”. Fino al giorno in cui non ce ne sarà più e Koris dovrà sopravvivere ai 5 gradi ctoni della Pierre Saint Martin con le infradito e il vestaglione di flanella, in mancanza di meglio.
Orso fa ironia sulla Brexit prima che la Brexit faccia ironia su di lui.
È finito Game of Thrones e il fegato di Koris sentitamente ringrazia. Ora fateci uscire “Winds of Winter” quello vero che di questo girl power a tutti i costi non se ne può più.
In ufficio le simulazioni sentono il caldo e dicono anche loro “C’è teeeeeeempo!”. Nella fattispecie, più di venti ore i neutroni porcelloni. Evviva la vita e il computation time.
Chi invece non ha tempo è Binomio, che da qualche tempo ha assunto il look da UominiColBorsello. Dopo plurimi giorni di stress e di “non è pronto oggi, ma la settimana prossima sicuramente”, ha deciso di iniziare a prendere stimolanti. Assieme al caffè e alla coca cola. La vita di Binomio deve avere dei lati oscuri completamente Koris-incomprensibili.

Annunci

Punto della situazione

Finito aprile che è, come ben si conviene, the cruellest month e guai a dare torto a Eliot, iniziato maggior che si spera si decida se fare parte dei mesi primaverili o autunnali, facciamo il punto della situazione:

  1. Binomio detto anche il Minghiascaro si esibisce spesso e volentieri in “Cinquanta sfumature di minchiate”, attività che copre una pletora di comportamenti che non riporteremo nella totalità. Per esempio, dice “salute” fra sé e sé quando sente qualcuno che starnutisce in un’altra stanza. O su un altro pianeta. Oppure installa Linux senza sapere bene perché. Ovviamente cerca di tenere Koris al corrente di tutte codeste sue prodezze, anche se a lei non puote importare di meno. Una cartella spam mentale è stata fatta apposta per la circostanza;
  2. Koris non ha ancora guardato nessuno dei nuovi episodi di Game of Thrones, ma a giudicare dagli spoiler non ne sente la mancanza.
  3. Come secondo la migliore tradizione, i neutroni porcelloni si comportano come i neutrini malandrini e hanno le turbe con le sessioni d’urto. La soluzione, che tutt’ora sfugge a Koris, potrebbe passare per il Fortran come vi passò in ANTARES più di quattro anni or sono.
  4. Ormai è quasi un anno che ‘thieu continua ad essere statisticamente improbabile quanto Koris. 362 giorni di affetto cavernicolo e pourvu que ça dure!
  5. Il piano di Toranaga procede così a rilento che fra un po’, anziché l’usignolo che canta, ci scarichiamo un mp3 che facciamo prima.

In tutto ciò, contro il logorio della vita terrestre, Koris ha deciso di approfittare del ponte della PentAscensione (“una festa della Madonna” come si diceva ai tempi dell’Atletica Alba Dociccia) per approfittare della vita intraterrestre. Binomio ha fatto presente che non approva ed è finito nella succitata cartella spam. Koris fuggre domani sera in Chartreuse, Savoia o giù di lì, per perdersi nei cunicoli della Dent des Crolles. Un labirinto in cui ci sono cinque grandi costanti. Un campo speleo serio per disintossicarsi dalle cinquanta sfumature di minchiate.

Fra un aggiornamento e l’altro

La vita reale è quella cosa che succede fra un aggiornamento del blog e l’altro, quando non succede niente di importante da essere riportato. O meglio, accadono una miriade di piccole cose insignificanti da riportare in un blog. O meglio, che se riportate susciterebbero il sempreverde commento “esticazzi?”. Bene, questo è un post puntiforme esticazzistico riassuntivo. Peggio di così ci post col conto delle calorie di ogni pasto delle anoressiche di Splinderiana memoria, reperti dei primi anni del secolo. Ordunque, in questi giorni:

  • Koris ha confermato il detto di Lovecraft secondo cui non è morto ciò che eternamente giace, in particolare gli equipaggiamenti informatici. Mesi fa il suo hardisk esterno chiamato Memup pareva aver esalato l’ultimo respiro portandosi dietro gigabytes di film, serie e reliquie software di vario genere. Koris lo aveva rimpiazzato con due nuovi hardisk (il backup e il backup del backup). Due sere fa, colta da follia, Koris ha riesumato Memup dalla polvere della libreria, ha smontato il case e ci ha soffiato dentro, come i peggiori niubbi. Memup è tornato alla vita, facendole una pernacchia per aver comprato backup e backup del backup;
  • Memup ha riesumato con sé una filmografia epico-fantasy della peggior specie, che non ha giovato al Koris-inconscio, già di per sé devastato. Ergo Koris sogna ad occhi più o meno chiusi di gente in armature di dubbio gusto, di neri signori oscuri che forse non sono proprio neri ma solo sporchi, di draghi che risolverebbero il problema del traffico mattutino e altra roba che non sfigurerebbe in una canzone di Rhapsody of Fire;
  • è uscito “Beyond the Red Mirror”, il nuovo album dei Blind Guardian (per peggiorare il punto precedente). Koris è passata dall’eccitazione molesta al fare “da da da” con annesso headbanging su qualunque assolo di chitarra in qualunque posto si trovi (lavoro, bus, gabinetto). Ma poi le passa, eh. Tempo di ascoltare “The Throne” e “Grand Parade” venticinque volte cadauna nei prossimi tre giorni. (Nei commenti su IuTubbe si lamentano che l’album voglia assomigliare troppo a “Nightfall”, Koris risponde un “Ce ne fossero!”, con gli occhi a cuoricino).
  • visto il diluvio domenicale, Koris ha guidato in autostrada per la prima volta, uscendone inaspettatamente indenne. La scusa era andare a fare boulder nella Palestra dei Fighetti, quella con la peggiore musica si possa avere in una palestra di arrampicata. Ne è seguito un intenso dolore ad avambracci, spalle e orecchie.
  • i bioritmi di Koris sentono la primavera e hanno deciso di anticipare la sveglia di 5 minuti. Permettendo così a Koris di arrivare al lavoro alle otto e cullare l’illusione di uscire presto. Solo che poi a mezzogiorno scoppia il merdone, si mangia appena e si finisce per uscire alle sei. In ritardo per andare ad arrampicare, nell’unica congiunzione astrale in cui gli altri sono in anticipo. Così Koris fa cose a caso e si ammazza su un 6a+ che però è troppo facile per essere un 6a+. Vabbè, robe da arrampicatori (scarsi);
  • Koris non riesce a capire se quelli che stanno spuntando sono addominali o panza generica. Visto quello che mangia, si propende per la panza. Se no Junior ha proposto anche l’Alien.
  • un tipo, dopo aver ascoltanto l’orribile parlantina francesizzante di Koris, ha esclamato: “Si sente che lei ha l’accento del Midi! Viene da Tolosa, vero?”. Come no.

In tutto ciò, domani arrivano i Maiores per dare una sorta di placet (o non placet o “fa proprio cacare”) a una possibile Koris casa. E avere l’Amperodattilo sotto lo stesso tetto è una sorta di audit per il disordine casalingo. Sarà il caso di trovare il tempo per nascondere i detriti radioattivi che girano per il salotto.

Hipster della Terra di Mezzo

(Post con insostenibile contenuto di roba fantasy per nerd gravi, sentitevi autorizzati a saltarlo)

Per una ragione o per un’altra, Koris aveva visto solo qualche spezzone di “Lo Hobbit: un viaggio inaspettato”, glissando sulla sua ignoranza a cui in questi giorni ha deciso di porre rimedio. Sia chiaro, aveva letto il libro in prima media, in un’era remota in cui Peter Jackson non aveva ancora portato Tolkien al di fuori dei circoli di nerdoni brufolosi e la traduzione italiana de “Il signore degli anelli” era una roba illeggile che pareva spuntata fuori dagli abissi della prolissità. Altro che Terza Era, insomma, il mondo era giovane.
Nota numero uno al film: fra il design scelto per il drago e il doppiaggio di Gandalf affidato a Proietti, Koris si aspetta sempre che Smaug se ne esca con “Ricorda il tuo credo, cavaliere dell’Antico Codice”. Poi si rende conto che non sta guardando Dragonheart e si mette a piangere perché Dragonheart è quel trauma infantile per i nati fra gli anni ’80 e ’90 per cui non si può non frignare al solo ricordo.
Nota numero due: Koris ha il grossissimo problema di essere fra le 32 persone (fra cui Orso) che hanno sbavato di gioia leggendo “Il Silmarillion”, probabilmente il libro più sottovalutato di tutto l’universo fantasy (una volta che si è sopravvissuti alla prima mortale parte del Valaquenta). Questo fa sì che Koris veda le cose nell’ottica del Silmarillion, quando gli elfi erano cazzuti e Sauron era solo la colf del Vala cattivo cattivissimo. Quindi ogni trenta secondi circa boffonchia “Quando c’era Morgoth, i Balrog arrivavano in orario”.
Koris si trova di fronte armate di orchi (“orchetti” secondo quell’atroce traduzione del suo “Signore degli anelli”; siamo seri, chi minchia avrebbe paura di un’armata di orchetti?) e pensa che che un Feanor qualunque li avrebbe fatti fuori a rutti. Fingolfin si sarebbe pucciato Sauron nel caffèlatte, facendosi un piercing al sopracciglio con l’Unico Anello. Insomma, per Koris il cattivo cattivissimo del film è il Balrog di Moria. Invece ti tocca Legolas, l’elfo precisino che non si spettina nemmeno quando Azog lo piglia a cazzotti in faccia. Così fighetto da suscitare in Koris il commento “Teleri dimmerda” ogni volta che le sue orecchie a punta compaiono sullo schermo.
Tutto ciò porta a un terzo punto: Galadriel è una degli elfi fighi, una dei Noldor, di quelli che hanno combattuto il male per davvero, mica questa robetta da corso di necromanzia per corrispondenza. Bene, allora perché non fa l’equivalente di una mazza in nessuno dei sei film fin d’ora usciti, a parte giocare al “io ve lo avevo detto”? Forse non voleva rubare il divertimento agli altri. O forse nel montaggio si sono dimenticati la battuta “Ahò, Elrond, io sto ar cesso, occupatene un po’ tu de ‘sto zozzone de Sauron e caccialo fori dai cojoni”. Però suona un po’ poco elfico.
Ecco, Koris si ritrova ad essere una sorta di hipster della Terra di Mezzo, di quelli che si aggirano dicendo “Non c’è niente di meglio della musica degli Ainur“, da annoverare fra le persone sgradevoli.
Ma è tutta colpa del week-end piovoso, appena sbucherà il sole tornerà Koris-normale. Forse.

Topicless

E no, non un post sul topless, per quando l’argomento potrebbe ramazzare un buon numero di visitatori, armati delle peggiori intenzioni, ma pur sempre visitatori. Manca la materia per il soggetto, per quanto l’arrampicata abbia incredibili effetti collaterali che nessuno si aspettava.
Comunque sono giorni così, in un dicembre che si è svegliato all’improvviso urlando “ehi, ma è inverno!” e fine della pacchina. Anche fine dei diluvi, il che non è completamente negativo, se non ci fossero 5 gradi. E MeteoFrance che per il week-end si ostina a prevedere pioggia, stronzi. E Koris non ha un partner fisso per arrampicare in palestra. Va a finire che bisogna ripiegare sul Gigione con alto fattore di accollo. Dei Ctoni, salvateci voi.
Koris aveva idee per alcuni post, ma nessuno è venuto alla luce. Questo perché è un periodo della Koris-esistenza in cui si passa dal “Meh” all’euforia senza una ragione evidente. La dura vita degli incoerenti.
Koris avrebbe voluto scrivere:

  • della Koris-Mobile, ribattezzata da Junior “La Ya(xa)ris”, che si è rivelata la supermacchina dei sogni in quanto parte persino in terza, dettaglio fondamentale per chi ha incomprensioni col cambio. Che non è poi così spaventosa, una volta compreso che ci sono cose fantascientifiche come lo sbrinatore del lunotto posteriore e il tergicristallo, tutti accessori assenti sulla Panda che fanno molto Enterprise (soprattutto per il numero di bottoni presenti). Solo che ora bisognerebbe darle un po’ di benzina e la cerca del distributore manda Koris in segmentation fault. Che finché si tratta di fare su e giù la strada di Luminy è un conto…
  • di quell’incontenibile voglia di mollare tutto e partire per i mari del Sud, per prendersi una pausa dai problemi dell’emisfero boreale. Se a Koris prestano un altro libro sull’Antartide, sarà il caso che ci sia un biglietto aereo per Ushuaia. Senza contare che c’è chi da per scontato che un giorno Koris pubblicherà un selfie con un pinguino e la scritta “Tanti saluti da McMurdo”;
  • della necessità di imparare una quarta lingua, possibilmente il giapponese. Colpa della saga samuraica inguardabile cercata dal 2003 e finalmente trovata. Ma in giapponese e senza sottotitoli. Tranne la prima puntata, caricata su Youtube per aumentare la Koris-frustrazione. Senza contare che Koris ha quasi finito il primo anime della sua vita e quell’anime è Nichijou. Urge tornare a “Tette&Cardinali”, aka “I Borgia”;
  • alcuni post sui rifiuti nucleari: Koris ha scoperto che esistono mummie radioattive e vuole renderne edotto il mondo;
  • alcuni post cinco-cazzeggianti sui sentimenti umani e sulla spiccata preferenza per draghi, salamandre e Wurm spinati;
  • alcuni post emo-deprimenti su quanto la vita faccia schifo, con annessa retrospettiva delle cazzate commesse.

Solo che poi succede sempre qualcosa e Koris non scrive. Colpa delle mummie radioattive.

Ritorno alla vita reale

Per due settimane Koris ha fatto finta di non essersene mai andata via dalla casa dei Maiores, si è goduta l’essere figlia, lasciando che fossero gli altri a risolvere i problemi, riservandosi grandi dilemmi della vita quali gatta Spin e il suo eleggere a gabinetto il vaso della spirea o l’Amperodattilo che non passa i livelli dei giochini di Facebook.
Per una settimana Koris ha vissuto in un limbo spazio-temporale, nell’Ile de France a metà fra il XVIII e XIX secolo, passando così tanto tempo a Fontainebleau da credere che fosse casa sua (tralasciando il trascurabile fatto che casa sua entra comodamente nel salone da ballo, balconi compresi).
Tornata a Marseille, la vita reale aspettava al varco una Koris che invece avrebbe voluto passare la sua ultima settimana di vacanza a crogiolarsi nell’ansia del nuovo lavoro da cominciare il primo settembre.
Le piante, anziché essere sitibonde come Koris aveva temuto, avevano ricevuto troppa acqua e stavano per annegare. Tranne Nana, che prospera in qualunque ambiente più o meno ostile. La palmetta era marcita per due terzi; amputata per due terzi, nessuno avrebbe scommesso sulla sua sopravvivenza, e invece ad oggi mena un’esistenza quale tronco con un orribile ciuffo punk. L’acero David Bowie non si sa bene cos’abbia sofferto, forse l’abbandono, ha perso tutte le foglie e le sta rimettendo; forse voleva solo rifarsi il guardaroba. La pianta sicula si è trasformata da pianta grassa strisciante a creatura piena di tentacoli uscita dalla mente di Lovecraft e fa un po’ paura. La pianta sarda è marcita per la metà inferiore, ergo Koris ha estirpato tutto, sezionato le metà superiori e ripiantato tutto e ora aspetta i risultati del suo macabro esperimento.
Domenica Koris voleva mettere online tutte le foto parigine, ma la sua connessione era passata a miglior vita. Poi il router ha resettato la password a grande insaputa di tutti. Ci è voluto l’avvento di lunedì perché la connessione tornasse a un’ombra di normalità e anche ora non è che sia una festa.
Nel preparare scartoffierie per il suo nuovo lavoro Koris ha passato 24 ore di panico perché la securité sociale (ovvero la mutua francese) diceva di non averla mai vista e mai conosciuta, nonostante i quattro anni di contributi. Koris ha passato una serata a urlare la sua rabbia impotente contro i Cojones, contro l’università, contro il sistema e contro gente che non ne poteva niente. Poi il giorno dopo s’è scoperto che era colpa di un mancato aggiornamento e del “ma gli insegnanti hanno uno statuto a sé”. Tanta bile nera per niente.
La spesa da pre-guerra atomica, con l’approvvigionamento di ben 12 litri di latte, ha generato nelle braccia di Koris l’acido lattico equivalente a una cordata di sei lunghezze.
Dulcis in fundo, appena finito di vedere “Opera” di Dario Argento (chiedendosi se era ambientato in un teatro lirico o ai Laboratori Nazionali del Gran Sasso), la lampadina del Koris-bagno di è fulminata. Così, tanto per fare atmosfera, tanto perché sei sola in casa.
Forse tutto sommato è meglio tornare a vivere a Fontainebleau.

P.S. Il template del blog ha avuto un incidente in seguito alla Koris-frustrazione. Ditelo se vi fa schifo.

Boccheggiando verso sud

Marseille, ore nove. Non si sa quanti gradi ci siano, la risposta bonus è “troppi”. Koris boccheggia in un ufficio che è una sauna, col post-doc che usa il curry come deodorante e il Dottorando Tirannico-Forforoso che arriva in jeans e tiene le finestre chiuse, quando a gennaio arrivava in shorts e faceva circolare una corrente siberiana. Forse si è convertito alla dieta del sudore. Koris invece ha una gonna-burqua lunga fino ai piedi, perché i pantaloni significherebbero morte ma le gambe non sono in uno stato presentabile.
Tacchettina non pervenuta, cosa che fa sperare nell’esistenza di una benevola divinità onnipotente. La Capa ha giusto messo il becco in ufficio per sentire che aria (al curry) che tira. Koris la ha assaltata.
“Ci sarebbero ancora da interrogare i tuoi da venerdì”
“Ah, di certo non lo farò io, ci penserà qualcun altro”
Eccerto, non sia mai. Che poi se lo dicevi prima lo si faceva venerdì pomeriggio e vissero tutti felici e contenti. Vabbé, lasciamo stare.
Koris ha le gambe bruciate alle ginocchia dopo la spiaggia di sabato e martirizzate da qualunque arbusto durante l’arrampicata di domenica. Bisognerebbe essere onesti e dirsi che con queste temperature sarebbe bene andare ad arrampicare in montagna. Ma montagna vera, eh, non nell’interno in cui si prospettano 35-40 gradi, fra i campi riarsi e asciutti in cui si hanno le allucinazioni di rapanelli mannari. Ma non è più un Koris-problema, il rapanello mannaro.
Il vero Koris-problema è una camminata con zaino troppo pensante per ritrovarsi a fare una via lunga con lo zaino troppo pesante. Il bello dei cambiamenti di programma sul luogo, il meno bello di dover condividere un litro e mezzo d’acqua con l’arrampicatore occasionale. E alla quarta sosta forse non si vede il rapanello mannaro, ma il climber-cammello forse sì.

Arête du Vallon. Voi siete qui. Sulla roccia bianca. Al sole.

Koris ha passato la giornata di ieri, magicamente festiva per ragioni sconosciute (o perché siamo stati teletrasportati al 14 luglio e nessuno ci ha detto nulla), spiaggiata sul divano e abbracciata alla bottiglia dell’acqua per reintegrare i liquidi perduti il giorno prima. Poi Koris ha (ri)scoperto che l’acqua può essere messa in frigo e diventare fresca. Le gioie della vita che si ritrovano dopo un anno vissuto senza elettrodomestici. In cotanto flemmetico cazzeggio, puntata di “Game of Thrones” lamentabile (dal francese “lamentable”, perché non ci viene aggettivo migliore), Koris scontenta. Ancor più scontenta quando la sera cerca di guardare “Ironclad”, con Marco Antonio, Tywin Lannister e Agamennone che si menano in armatura, e la connessione non va. Vita infame.
Orso detta contrordini sui ritorni a casa, probabilmente è il suo nuovo passatempo per aggiungere un po’ di pepe all’esistenza. Della sorella. Che nel 2014 non si sono ancora incrociati, bisognerebbe farlo, prima o poi.
“Ma sei sicuro che ora ti sei deciso?”
“Oltre ogni ragionevole dubbio”
Il problema sono i dubbi irragionevoli e quando si ha a che fare coi relatori di tesi, i dubbi irragionevoli prolificano come batteri in uno yogurt scaduto.
Koris ha appena visto passare uno in corridoio che reggeva qualcosa che poteva essere un poster o un cero da altare. A giudicare dalla calura, si opta per una messa nera nel seminterrato.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: