Archivi categoria: Now watching

Ritorno alla vita reale

Per due settimane Koris ha fatto finta di non essersene mai andata via dalla casa dei Maiores, si è goduta l’essere figlia, lasciando che fossero gli altri a risolvere i problemi, riservandosi grandi dilemmi della vita quali gatta Spin e il suo eleggere a gabinetto il vaso della spirea o l’Amperodattilo che non passa i livelli dei giochini di Facebook.
Per una settimana Koris ha vissuto in un limbo spazio-temporale, nell’Ile de France a metà fra il XVIII e XIX secolo, passando così tanto tempo a Fontainebleau da credere che fosse casa sua (tralasciando il trascurabile fatto che casa sua entra comodamente nel salone da ballo, balconi compresi).
Tornata a Marseille, la vita reale aspettava al varco una Koris che invece avrebbe voluto passare la sua ultima settimana di vacanza a crogiolarsi nell’ansia del nuovo lavoro da cominciare il primo settembre.
Le piante, anziché essere sitibonde come Koris aveva temuto, avevano ricevuto troppa acqua e stavano per annegare. Tranne Nana, che prospera in qualunque ambiente più o meno ostile. La palmetta era marcita per due terzi; amputata per due terzi, nessuno avrebbe scommesso sulla sua sopravvivenza, e invece ad oggi mena un’esistenza quale tronco con un orribile ciuffo punk. L’acero David Bowie non si sa bene cos’abbia sofferto, forse l’abbandono, ha perso tutte le foglie e le sta rimettendo; forse voleva solo rifarsi il guardaroba. La pianta sicula si è trasformata da pianta grassa strisciante a creatura piena di tentacoli uscita dalla mente di Lovecraft e fa un po’ paura. La pianta sarda è marcita per la metà inferiore, ergo Koris ha estirpato tutto, sezionato le metà superiori e ripiantato tutto e ora aspetta i risultati del suo macabro esperimento.
Domenica Koris voleva mettere online tutte le foto parigine, ma la sua connessione era passata a miglior vita. Poi il router ha resettato la password a grande insaputa di tutti. Ci è voluto l’avvento di lunedì perché la connessione tornasse a un’ombra di normalità e anche ora non è che sia una festa.
Nel preparare scartoffierie per il suo nuovo lavoro Koris ha passato 24 ore di panico perché la securité sociale (ovvero la mutua francese) diceva di non averla mai vista e mai conosciuta, nonostante i quattro anni di contributi. Koris ha passato una serata a urlare la sua rabbia impotente contro i Cojones, contro l’università, contro il sistema e contro gente che non ne poteva niente. Poi il giorno dopo s’è scoperto che era colpa di un mancato aggiornamento e del “ma gli insegnanti hanno uno statuto a sé”. Tanta bile nera per niente.
La spesa da pre-guerra atomica, con l’approvvigionamento di ben 12 litri di latte, ha generato nelle braccia di Koris l’acido lattico equivalente a una cordata di sei lunghezze.
Dulcis in fundo, appena finito di vedere “Opera” di Dario Argento (chiedendosi se era ambientato in un teatro lirico o ai Laboratori Nazionali del Gran Sasso), la lampadina del Koris-bagno di è fulminata. Così, tanto per fare atmosfera, tanto perché sei sola in casa.
Forse tutto sommato è meglio tornare a vivere a Fontainebleau.

P.S. Il template del blog ha avuto un incidente in seguito alla Koris-frustrazione. Ditelo se vi fa schifo.

Annunci

Boccheggiando verso sud

Marseille, ore nove. Non si sa quanti gradi ci siano, la risposta bonus è “troppi”. Koris boccheggia in un ufficio che è una sauna, col post-doc che usa il curry come deodorante e il Dottorando Tirannico-Forforoso che arriva in jeans e tiene le finestre chiuse, quando a gennaio arrivava in shorts e faceva circolare una corrente siberiana. Forse si è convertito alla dieta del sudore. Koris invece ha una gonna-burqua lunga fino ai piedi, perché i pantaloni significherebbero morte ma le gambe non sono in uno stato presentabile.
Tacchettina non pervenuta, cosa che fa sperare nell’esistenza di una benevola divinità onnipotente. La Capa ha giusto messo il becco in ufficio per sentire che aria (al curry) che tira. Koris la ha assaltata.
“Ci sarebbero ancora da interrogare i tuoi da venerdì”
“Ah, di certo non lo farò io, ci penserà qualcun altro”
Eccerto, non sia mai. Che poi se lo dicevi prima lo si faceva venerdì pomeriggio e vissero tutti felici e contenti. Vabbé, lasciamo stare.
Koris ha le gambe bruciate alle ginocchia dopo la spiaggia di sabato e martirizzate da qualunque arbusto durante l’arrampicata di domenica. Bisognerebbe essere onesti e dirsi che con queste temperature sarebbe bene andare ad arrampicare in montagna. Ma montagna vera, eh, non nell’interno in cui si prospettano 35-40 gradi, fra i campi riarsi e asciutti in cui si hanno le allucinazioni di rapanelli mannari. Ma non è più un Koris-problema, il rapanello mannaro.
Il vero Koris-problema è una camminata con zaino troppo pensante per ritrovarsi a fare una via lunga con lo zaino troppo pesante. Il bello dei cambiamenti di programma sul luogo, il meno bello di dover condividere un litro e mezzo d’acqua con l’arrampicatore occasionale. E alla quarta sosta forse non si vede il rapanello mannaro, ma il climber-cammello forse sì.

Arête du Vallon. Voi siete qui. Sulla roccia bianca. Al sole.

Koris ha passato la giornata di ieri, magicamente festiva per ragioni sconosciute (o perché siamo stati teletrasportati al 14 luglio e nessuno ci ha detto nulla), spiaggiata sul divano e abbracciata alla bottiglia dell’acqua per reintegrare i liquidi perduti il giorno prima. Poi Koris ha (ri)scoperto che l’acqua può essere messa in frigo e diventare fresca. Le gioie della vita che si ritrovano dopo un anno vissuto senza elettrodomestici. In cotanto flemmetico cazzeggio, puntata di “Game of Thrones” lamentabile (dal francese “lamentable”, perché non ci viene aggettivo migliore), Koris scontenta. Ancor più scontenta quando la sera cerca di guardare “Ironclad”, con Marco Antonio, Tywin Lannister e Agamennone che si menano in armatura, e la connessione non va. Vita infame.
Orso detta contrordini sui ritorni a casa, probabilmente è il suo nuovo passatempo per aggiungere un po’ di pepe all’esistenza. Della sorella. Che nel 2014 non si sono ancora incrociati, bisognerebbe farlo, prima o poi.
“Ma sei sicuro che ora ti sei deciso?”
“Oltre ogni ragionevole dubbio”
Il problema sono i dubbi irragionevoli e quando si ha a che fare coi relatori di tesi, i dubbi irragionevoli prolificano come batteri in uno yogurt scaduto.
Koris ha appena visto passare uno in corridoio che reggeva qualcosa che poteva essere un poster o un cero da altare. A giudicare dalla calura, si opta per una messa nera nel seminterrato.

Antidepressivi innaturali

Quando capitano le serate “decisamente no”, Koris guarda Voyager. E no, non sta parlando di Star Trek. Trattasi di un’antica usanza collegiale, ancora praticata dai singoli dopo la disgregazione del gruppo. Si cominciava con qualcuno che dimenticava la televisione accesa durante una cena conviviale. Iniziava Voyager e catturava l’attenzione di tutti, con telecronaca diretta e battuta pronta. Si cominciava con cose leggerine e dall’ironia facile, come i teschi di cristallo, e se la serata evolveva in quella direzione, il perculamento procedeva su YouTube. Bersagli preferiti: pseudoscienza in generale, bosoni di Higgs transdimensionali assieme ai tapiri di Lovecraft, dibattito su Chtulhu imboscato nello scarico del lavandino, uso del Necronomicon come incarto delle patatine fritte. Se poi il gruppo era particolarmente ristretto, affiatato (e tipicamente comprendeva Junior e Koris) si andava col pesante sulle esperienze ultraterrene, scoprendo che “anche gli angeli apprezzano il birrozzo”. E il giorno dopo andavi a dare quantistica con un altro spirito.
Ieri sera era una serata no da manuale, post scazzo lavorativo, post attacco allergico da leccaulite acrobatica, post morte del personaggio preferito in “Wheel of Time”, post motre del personaggio preferito in “Game of Thrones” (sì, Koris lo sapeva già che moriva, ma aveva voluto crederci; del resto quando leggeva le memorie della campagna di Russia si diceva “beh, magari cambia qualcosa”). Tutta sola, fagocitata dal buco nero del divano manufatto, aveva due opzioni: le droghe pesanti o Voyager.
Ha optato per la seconda, nonostante a Marseille sia relativamente facile procurarsi anche le prime, una volta trovato il supermarket giusto.
Fra tutta l’ampia scelta di fanfaluche dall’Alpi alle Piramidi, dagli appendini alle Ande, l’attenzione di Koris è stata catturata da “Basi missilistiche segrete sotto il Melogno“. Che il Melogno sta a uno sputo a palombella da Merdopoli. ZuVenturinu ci andava in bicicletta, per dire. Di lì è un attimo che si arriva alla cima del Monte Carmo, dove Koris è andata in tenda con Lerry e gli altri stronzoni dell’Albadociccia (un attimo se non hai uno zaino di 20 kg sulle spalle). Orso andava a fare tutti i merendini di sorta da quelle parti.
E stando a Giacobbo avrebbero biciclettato, merendianto e campeggiato su testate nucleari e segreti americani top secret. Poi gli Americani se ne sono andati, dovevano aver capito che se Medopoli si chiama così, una ragione ci sarà pure. Una città dagli oscuri segreti. Tutti cercano Area 51 nel Nevada e invece la hanno spostata dove nessuno la cercherebbe mai. Cosa che effettivamente avrebbe un senso. E giustificherebbe anche la popolazione locale: siamo tutti Rettiliani, tranne i Valbormidesi (loro no, hanno l’Urucco che li protegge, del resto non è mica una coincidenza se la toponomastica rimanda alla Mesopotamia e all’Egitto).
Rinfrancata nel corpo, nello spirito e nella sua radioattività naturale (deve essere l’influenza delle testate nucleari segrete ad aver spinto Koris verso la fisica, ora sappiamo a chi dare la colpa), Koris ha optato per un secondo video, “Cose che non dovrebbero esistere“. Ma visto che non parlava né del lunedì, né della Tacchettina, ci si è placidamente addormentata davanti.

Vipere, una mezza recensione

(Attenzione, Koris si lancia in una recensione, attività che non le riesce e pertanto praticherà a membro di segugio, come al solito. Che sennò le tocca lagnarsi della Capa e della Tacchettina che raggiungono livello peppia 9999 e non sarebbe carino)

Prologo: Koris per una volta fa una cosa alla moda e guarda Game of Thrones. Ma lo guarda come qualcuno che si è letto tutto “A song of ice and fire” nel lontano 2007, consigliato all’epoca da Batrace, quando il nome di G.R.R. Martin suscitava un “Martin chi?” e non era sinonimo di “tette-orge-budella”. Le prende quindi una voglia matta di esclamare “Sai che *** muore?” a chiunque legga Martin in metrò, ma poi si ricorda che c’è un girone dell’inferno apposta per gli spoiler.
Koris faticò a trovarsi un personaggio preferito fino al tomo che in italiano è “I fiumi della guerra”. Le piacevano i cospiratori dell’ombra come Varys e Ditocorto, Tyrion era un idolo indiscusso, ma mancava qualcosa. Poi venne lui: Oberyn Martell, la Vipera Rossa, principe di Dorne. E Koris si squagliò letteralmente in brodo di giuggiole.
Ieri sera Koris ha finalmente ricevuto dal suo pusher Gaetano il primo episodio della quarta stagione. E mentre si metteva a strillare “Dorniani! Dorniani!” durante la siglia d’apertura, eccola accontentata.

oberyn

Chi esser tu?

Siamo onesti, l’attore non è malvagia (quello è il problema!). E recita pure bene. I suoi modi sono adeguati al personaggio. Ma la sua faccia no.
Siamo onesti, è troppo bravo bambino. Quando vedi la sua faccia te lo immagini in giacca e cravatta all’uscita dal lavoro, pronto a prendere l’aperitivo. Non con la corazza, la lancia avvelenata e quant’altro. Non con un numero imprecisato di figlie bastarde in giro per il globo. Non a far strillare un sonorissimo “Nooooo!” a Koris, quando arrivò al punto in cui (segue spoiler sonorissimo), mentre leggeva “Il portale delle tenebre” in regionale all’altezza di Voghera, facendo voltare tutto il vagone.
Però, siamo onesti: a livello di casting poteva andare anche peggio. Ora speriamo che non gli facciano passare il resto della stagione nel bordello di Petyr Baelish.

Fanchiurlo

Ci sono momenti in cui l’esistenza umana ha ampi margini di miglioramento. Questo week-end è uno di questi.
Koris ha fatto due tentativi per vedere “Angeli e Demoni”, tanto per entrare appieno in un periodo trash in cui ci vorrebbe giusto Junior per apportare un po’ di film-spazzatura nipponici, il Monnezza con gli occhi a mandorla. Ma si diceva, “Angeli e Demoni”. Il primo tentativo è miseramente fallito all’introduzione, quando sono state pronunciate le parole “Non si è mai prodotta antimateria in un acceleratore prima d’ora”. Antimateria, noto prodotto caseairo. Koris ha urlato, ha chiuso VLC e si è detta che se voleva proprio una storia sul Vaticano inciuciato coi massoni, tanto valeva guardare “I banchieri di Dio”, film che effettivamente valeva la pena di guardare. Il secondo tentativo, passando oltre al punto dell’antimateria e considerando che la frase “Ora siamo nelle mani di Dio” potrebbe essere pronunciata da un fisico solo quando compila con ROOT, la ha fatta ronfare sonoramente che manco un film di Tarantino (sì, Koris si ronfa tutti i film di Tarantino, non si sa perché).
I tentativi di arrampicata si sono arenati sotto un acquazzone torrenziale, quindi Koris ha deciso di andare a sfogare le sue paturnie alla Palestra Grossa. Solo per arrivare e trovare la micidiale festa di compleanno di pargolo non pervenuto. Per quando imbucarsi al buffet poteva essere anche una buona idea, Koris è fuggita il più lontano possibile, accontentandosi della Palestra Piccola, più conviviale, ristretta e meno appetibile.
Sul fronte fai-da-te, è la catastrofe. Koris ha speso una spropositata cifra fra una stoffa di cui si è innamorata e gommapiuma per fare i cuscini delle sedie. Ma la macchina da cucire non intende collaborare. Koris ha passato un’intensa sessione telefonica con l’Amperodattilo, sentendosi deficente. Poi in uno scatto d’orgoglio tumefatto si è armata di cacciavite e ha smontato l’apparecchio demoniaco che si faceva beffe di lei. Responso dell’autopsia: gli ingranaggi sono andati, mangiati dall’usura, dalla polvere e altri possibili agenti che è meglio non identificare. Macchina da cacciare, i cuscini si cuciranno a mano.
Koris ha capito che la sua femminilità vuole dirle qualcosa quando ha scoperto che nel silkepil c’è più polvere che peli residui. Ma preferisce evitare di porsi domande in materia.
Non verranno trattati in questa sede argomenti sensibili come il caricabatterie di Trillian (ricomprato ma non recuperabile perché il corriere non trovando Koris, lo ha riportato chissà dove) e la rete telefonica che chissà se si rivedrà mai. L’unica connessione di casa Koris col resto del mondo è una connessione pubblica di cui Ludo, il Koris-accollo in arrampicata, le ha fornito le credenziali. Meglio che niente.
Nella sua mattinata “I love shopping” di sabato mattina, Koris aveva comprato un coltello da ninja con la lama verde (è perturbante avere un coltello con la lama verde) con la scritta “J’emice tout en finesse”, ovvero “taglio tutto a spessore micrometrico” che potrebbe essere il motto dell’Amperodattilo. Tuttavia stamattina, mentre Koris cercava di farsi una carbonata con soffritto tossico, il coltello non tagliava manco la cipolla. Koris si è accorta dopo parecchie imprecazioni colorite che non aveva tolto il coprilama, e allora effettivamente il coltello si è rivelato un bisturi laser.
Koris averebbe voltuto fare una torta da portare ai suoi giocatori di ruolo per questa sera, ma visto l’andazzo avrebbe ottenuto lo stesso risultato di quando le uscirono le meringhe verdi. E solo Orso, smosso da fraterno amore, ebbe il coraggio di mangiare le meringhe verdi.
Dello stage di cordate che Koris smanierebbe di fare si hanno poche contraddittorie notizie. Poi c’è sempre da superare lo scoglio del “mi vergogno”, che è fin troppo facile naufragare nelle agitate acque della timidezza.
Insomma, così. Che poi Koris dovrebbe mettersi in testa che la sua esistenza si è rivoluzionata da una settimana, e mica ci si possono aspettare miracoli, in sette giorni.

Mistici flemmatici

A Koris è apparsa la Madonna nella galette des rois. Spiegazione: la galette des rois è un dolce di pastasfoglia e pasta di mandorle che si mangia attorno all’Epifania e in cui è nascosto un microscopico santon, ovvero la versione marsigliese delle statuine del presepe. Bene, Koris ha rischiato di rompersi i denti sulla Santa Vergine. Forse in tutto ciò c’è un messaggio dell’Onnipotente, ma Koris non è certa di volerlo sapere.
Comunque il 2014 per ora è cominciato all’insegna della flemma cosmica e del culo pesante. Urge qualcuno che smuova Koris dalla poltrona da cui ultimamente comanda il mondo (o almeno le colonie romane che costruisce su Caesar III), cazzeggia al duplice computer e legge Terry Pratchett. Che sì, avrebbe da finire le sue 1600 pagine di biografie, ma le hanno prestato tre libri di Terry Pratchett da leggere a marce forzate per questioni di forza maggiore.
Ieri Koris aveva quasi trovato la voglia di andare ad arrampicare in palestra, tanto per smaltire i chili e chili di cioccolato ingurgitato nelle ultime due settimane. Poi il cielo si è aperto a doccetta, in pieno stile monsone giapponese, e si è spento ogni ardore. Ci si è dirottati quindi sulla maratona di film trash, con i tre “Mad Max” prima e “Battle Royale” a terminare la serata. Che Junior, fedele compagno di anni di cinema spazzatura più o meno nipponico, la perdoni, ma quando ci si trova con uno a casa in mutua non si può fare altro. Che poi ci sia gente che dopo una notte insonne sia in mutua per due giorni, è un altro discorso. Se Koris avesse esordito con “non ho dormito tutta la notte”, il Replicante si sarebbe limitato a chiedere “E allora hai lavorato?”. ‘abbè, c’è chi ha una proponesione per trovare psicopatici sul proprio cammino.
Koris martedì ha lezione e questo fatto la getta nell’antro nero dello sconforto. Le hanno consigliato di non pensarci, ma lei si è già sognata i Mostri. Babbo Natale doveva portarle un bazooka, altro che libri. Oppure Koris dovrebbe recuperare un backup della Koris 2009, prima che millantati e inutili principi azzurri venissero a minarle la sicumera, e andare a lezione con la katana Nimi. Ma non pensiamoci che forse è meglio.
Per affermare la sua esistenza al mondo e aumentare l’entropia dell’universo in maniera utile, Koris ha fatto un rotolo farcito con metà marmellata e metà pseudo-nutella-perché-quella-vera-non-bastava, certa che stavolta nessuno glielo metterà nel microonde a tradimento (soprattutto perché il microonde non è pervenuto). Almeno da lì la Madonna non dovrebbe uscire.

Tutto Natale minuto per minuto

Ore otto: Koris si sveglia dopo un sogno movimentato in cui doveva andare in treno da Carcare a Chambéry e Orso guidava una Panda verde acido. Vista l’assurdità, decide di girarsi dall’altra parte e ronfare ancora. Del resto fuori c’è la tempesta perfetta.

Ore nove: comincia lo spacchettamento. Koris si trova due volumi de “La ruota del tempo” e un tomazzo di storia di Frédéric Hulot, per un totale di più di 3600 pagine. Come riporterà tutto in Francia è un mistero. Gli altri in famiglia si scambiano profumi. A quanto pare ognuno pensa che l’altro puzzi.

Ore dieci: l’Amperodattilo resuscita le verdure la pinzimonio guardando Totò con la supervisione di Orso, Spin si abbuffa dei resti di vitello tonnato, U Babbu è fuggito di casa con la scusa delle sigarette (ricomparirà più tardi con un sottovaso volante, vittima della tempesta).

Ore undici: Koris gioca a Caesar III come i bambini cretini, lamentandosi che i suoi cittadini non pagano le tasse. Arriva l’economOrso, alza le tasse e abbassa gli stipendi, da bravo liberista. La città si svuota causa cuneo fiscale, solo una manovra demagogica riesce a salvare la situazione in extremis.

Ore undici e mezza: arriva l’altra parte della famiglia. Koris riceve altro cibo per le camole ma anche no, quello che appena spacchettato pareva un pigiama da arrampicata e una bussola. Orso invece un paio di fantastiche calze chic con le ranocchie

Ore dodici: si mangia ad orario di Zurigo, ma si è seduti a tavola e tanto vale approfittarne. Si parla del Vunciume, perché a Natale è sempre bello raccontare storie scabrose di famiglie disadattate, soprattutto se hanno qualcosa a che fare con i presenti. Nel mentre U Babbu si suicida a colpi di bollito e bagnetto piemontese.

Ore tredici e quarantacinque: l’Amperodattilo, in piena possessione delle Erinni, mette il profitterol nel microonde. Il dessert che è come ogni uomo dovrebbe essere (dolce ma con le palle) non  gradisce e la panna si liquefa in maniera ignobile. Koris in versione Bastardchef (“Ti pare bello questo? Mazzato profitteol! Vuoi che muoro? Ora arriva tua gatta, mette te in microonde e ti piscia su gamba!”) non glielo perdonerà mai.

Ore quattordici: Orso e la Cuginastra riversi sul divano prisi di sensi. Qualcuno guarda “Il Divo” a volume a palla. Koris si attacca al pc e si abbruttisce di Caesar III per costruire Capua. Resterà disconnessa dalla famiglia per un tempo indeterminatamente lungo, immersa nella gestione del suo impero, mentre fuori dalle finestre infuria la tempesta. Ogni tanto la famiglia si fa viva dando noia a Spin, ma Koris ha da costruire magazzini.

Ore diciotto (stimate): l’Amperodattilo fa una chiamata per giocare a tarocchi come secondo tradizione. Orso e U Babbu guardano “Manuale d’amore”, ZuVenturinu conta i punti in maniera probabilmente approssimativa, se la prende quando ha troppe lecce o se la parte cade in mani altrui. Gergo da osteria di altri tempi. Koris gioca in maniera distratta, biasima “Manuale d’amore” perché non è aria per i film a sottofondo romantico.

Ore venti: si bivacca a salame e arachidi. Pianificando cosa fagocitare domani.

Ore ventuno e trenta: la famiglia torna ai suoi quattro effettivi più cuscino di pelliccia. Orso e U Babbu (quest’ultimo oppresso dal singhiozzo) guardano un film che non fa ridere. L’Amperodattilo pulisce. Koris deve finire il post. Poi magari porterà a termine la costruzione della sua colonia romana.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: