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Lavori, scritture e gheming leptop

Nonostante sia palesemente inadatta alla vita, Koris non lo sa e continua a vivere lo stesso. Questo per riallacciarsi all’ultimo post scritto. Diciamo che Koris è riuscita a non combinare ulteriori disastri che possano arrecare danni morali e materiali a cose o persone, all’infuori di Koris. All’interno di Koris c’è la solita alternanza di affannarsi a fingersi una persona normale e il devasto su tutta la linea. Non sempre è facile convivere fra questi due estremi, ma ormai ci siamo abituati.

Forse il lavoro sta andando un po’ meglio, o forse è solo un’apparenza. Koris ha deciso che farsi cacciare per farsi cacciare è meglio che sia perché ha rotto il cazzo all’universo, invece che per manifesta incompetenza. Ha quindi passato la fine della settimana scorsa a scassare la uallera cercare chiarimenti a svariati colleghi e le nebbie di Avalon che avvolgevano gli attinidi putridi si sono un po’ diradate. Questo non significa che lo studio sia andato a buon fine, però alcune cose hanno un po’ più senso di prima. Poco, eh. Poi ci si mettono gli strumenti informatici a dare di matto, col bonus del servizio informatico che ti chiede uno screenshot del problema per cui hai appena dato il codice di errore. Ed è un attimo che ti piglia la sindrome di Stoccolma per Neutronland.

Il Koris-romanzo non è stato fagocitato dall’oblio, la correzione era solo in pausa estiva. Koris ha avuto uno scambio con l’editor per via di vedute divergenti, da cui si è ritirata bofonchiando cose poco carine con chi è rimasto a Tolkien come modello. Koris è affetta dalla solita sindrome del “sentirsi stocazzo”. C’è una possibilità su un milione che la prima parte del malloppo sia pubblicata l’anno prossimo, se per allora sarà rimasto qualcuno vivo.

Koris si è inoltre decisa a mettere in servizio un gheming leptop (sic) che i Maiores le avevano recapitato a sorpresa a inizio luglio. Com’è e come non è, da luglio in poi Koris non ha trovato un attimo per smanettarci seriamente, dove smanettarci significa installare Ubuntu in dual boot e vedere di farlo funzionare malgrado i disagi del firmware Intel. Koris ha approfittato del TFR di Neutronland per dotare il gheming leptop di un ssd da 2 Tb e di 8 giga di ram in più, quindi ha aspettato un momento propizio per installare il tutto. Ora il gheming leptop si chiama Arael (come il quindicesimo angelo di Neon Genesis Evangelion e niente è lasciato al caso) e sta scaricando “Dragon Age: origin” comprato alla folle cifra di cinque euri su GoG. Koris sta cercando di procurarsi “Napoleon Total War” e di trovare il coraggio di spendere ben venti euri per “We. The revolution” ora che il problema “uè the resolution” è risolto grazie alla presenza di una scheda grafica. Se avete proposte di videigiochi che Koris si è persa dal 2010 (ma pure prima) ad oggi fatevi avanti.

Per il resto Koris cerca di sopravvivere fra il sonno che la piglia alla sprovvista e il far finta di essere un umano funzionale. Il fresco notturno aiuta, il problema è lo sbalzo di temperatura in giornata. C’è bisogno di vacanze. Peccato che le più vicine siano le vacanze di Natale…

Ma solo se me la controlla qualcun altro

Insonnia, cervelli fuffosi e tutto il resto

Ah, che bella l’estate marsigliese, lu mari, lu sole, li motorini che fanno avanti a indietro nelle vie per tutta la notte. Koris continua a non capire la necessità di smotorare in pieno centro cittadino ad orari in cui i mortali dormono, però ammette che potrebbe trattarsi di un suo limite. Non che la cosa dovrebbe darle fastidio, tanto Koris non dorme; da qualche anno l’insonnia ha spodestato i sandali in quanto must imprescindibile dell’estate. Forse è colpa del cuscino, cosa che potrebbe fare di Koris una sorta di principessa sul pisello (evitiamo la facile ironia). Forse è colpa di tutti i cazzi che le girano per la testa (e anche qui evitiamo l’ironia). Vabbè, questo giro di frase ci sta portando in un cul-de-sac (non se ne esce da ‘ste metafore sporcaccione, aiuto!), riformuliamo. Koris ha deciso che deve cambiare cuscino perché l’Hampdan Ikea (ammesso e non concesso che si chiami così, visto l’andazzo potrebbe anche voler dire “testicoli” in svedese) classe 2019 è sfatto, l’imbottitura in sintetico si conglomerata in fiocchi che migrano in tutte le direzioni, anziché restare sotto il Koris-cranio. Si è quindi deciso di fare una cafonata e spendere cifre indegne per un cuscino in lattice della consistenza del marmo, quadrato perché qui in Francia vanno così e l’OCD impone una simmetria della biancheria da letto. Solo che ‘sta merda di cuscino non si trova. Se si trova online si richiedono cifre per cui sarebbe meglio prima vedere cammello, o piuttosto toccare cammello. Venditori di cuscini fisici manco a parlarne, sono spacciatori solo di merda sintetica. Koris è intrappolata in questo loop che genera insonnia che genera la necessità di una soluzione che genera il loop. S’è già detto che non se ne esce.

Nei rari momenti in cui l’imbottitura non migra, il Koris-cervello è ingombro di qualunque cosa possa generare un esepoitenepenti. Un piccolo Padre Maronno nell’ipotalamo, insomma. Koris è preccupata per la conclusione dello stage di Stagista J (che al contrario non è affatto preoccupato, beata gioventù), perché i dati sono sconclusionati, gli strumenti non funzionano e si rischia di non cavare un ragno dal buco. Per inciso, ieri c’è stato una sorta di Royal Rumble Koris vs i tecnici, perché l’una vorrebbe fare dei test con l’acceleratore, gli altri rispondono che tanto l’acceleratore si scassa, tanto vale aspettare dopo le vacanze. Guest star la Capa che millanta di voler dare una mano e invece se ne sta fra i piedi. Complice l’insonnia, Koris non capisce più nulla e sclera per lo stage di Stagista J come se fosse il suo, e chiunque bazzichi questo blog dal lontano 2010 dovrebbe sapere quanto ampi siano i margini di sclero di Koris (ah, cattività bernese, quanto NON ci manchi).

Koris aspetta mail che non arrivano. O forse sono lettere e non arrivano perché le poste marsigliesi fanno schifo. O forse fa schifo lei ma non glielo hanno ancora detto. Intanto su LinkeCoso arrivano ogni tanto mercanti di carne con allettanti del genere “il suo profilo è perfetto per lavorare in appalto su Neutroni Porcelloni, perché non torna?”. Boh, non so, amico, ma se ci fossi stata così bene forse ci sarei rimasta la prima volta, no? Insomma, thanks but no thanks, anzi proprio sticazzi.

‘thieu riesce ad essere stanco ed esagitato assieme ed è in effetti una bella performance. Troppo stanco per le faccende di casa, abbastanza esagitato per voler partire tutti i week-end a fare cose più o meno speleo, che richiedono logistica arzigogolata. Le serate trascorrono fra cercare di svuotare il cesto della roba da lavare e zaini da preparare e caricare in macchina. Che poi si tratta sempre di caricare macchine, solo che alcune hanno quattro ruote, altre un cestello. Stiamo divagando di nuovo? Probabile, ma Koris ha quattro ore di sonno all’attivo e forse uno zaino pieno di mutande da lavare in macchina, sperando sia la macchina giusta. Non è ancora chiaro se oggi ‘thieu passi a prenderla a Neutronlad per andare nel Vercors, se debbano ricongiungersi in un punto intermedio per andare quindi nel Vercors, o se non si vada affatto nel Vercors. Poche idee, ma confuse.

L’editor del romanzo è in silenzio radio. Koris non si sente di dargli torto, visto che è alla fine del romanzo e quella parte fa schifo. Come tutto il resto, probabilmente. Vabbè, un giorno ne parleremo anche su questi blog ma non è questo il giorno.

Se potesse Koris si estirperebbe il cervello e lo lascerebbe in formalina per un po’, tuttavia i migliori esperti nel campo sostengono che sia una pratica non reversibile e pertanto sconsigliata. Però sarebbe bello avere un diritto alla disconnessione della fuffa nel cervello.

Piante morte, Koris quasi

L’echeveria, la piantina che una Koris colma di speranze aveva comprato lo scorso febbraio per decorare l’ufficio, è volata nel paradiso delle piante. Dal lockdown di marzo non era troppo in forma, aveva fatto di tutto per cercare di sopravvivere, ma alla fine si è arresa al fato inevitabile, marcita dall’interno. Koris non riesce a non pensare che tutto sommato le loro sorti siano legate, in fondo ormai Koris fa abbastanza parte del mondo vegetale. Soprattutto quello che è marcio dentro.

La Koris-vita continua a essere una sorta di reboot di giornate tutte uguali in cui tutto fa abbastanza schifo, e più tutto fa schifo più viene voglia di essere altrove. Solo che non ci sono le energie per essere altrove e probabilmente nemmeno il budget. Parlando di budget, Koris si è fatta tentare e ha comprato ben sette videogiochi su GOG. Tutti punta e clicca per disagiati che devono devolvere la scrivania allo smartuorchi e che non sanno giocare con la tastiera. C’erano le promozioni al 90%, la folle cifra spesa ammonta a 12 euri. E ultimamente i videogiochi aiutano non poco a sfuggire da questa realtà con zero stelline di recensione, 100% non raccomandabile.

Lo sperpero di denaro è stato ovviamente mal preso dell’inconscio che ha iniziato a ripetere in loop “e se poi te ne penti?”. Anche perché lunedì il Capo ha ammesso in tutto il suo candore che le assunzioni sono bloccate fino al 2022 e oltre, e che erano bloccate anche prima. Quindi il posto per Koris non è mai davvero esistito e ancor grazie che hanno trovato una pedina da spostare da un posto all’altro, se no erano cazzy amary. Koris ha provato i soliti sentimenti contrastanti, da una parte perché allora non è colpa del suo cv che fa schifo, dall’altra perché le parole “assunzioni bloccate” le ha già sentite anche troppe volte. E poi si sa che c’erano delle liquidazioni d’oro da pagare a discapito di nuove assunzioni, il coviddi è stato solo la scusa principe da sfoderare al momento opportuno. Koris sta leggendo “Germinal” di Zolà, il che non aiuta, visto che se ne esce con cose come “perché ad ogni crisi si decide di lasciar morire i lavoratori per salvare i dividendi degli azionisti?”. E sì, bisogna contestualizzare un libro scritto nel 1885, che le cose non sono nemmeno paragonabili al quadro attuale. Però sì, cazzo.

L’Amperodattilo ha mandato un pacco pieno d’olio e di leccornie. Il pacco è attualmente in ostaggio a Rognac perché al corriere pesava il culo di portarlo a Marsiglia. Perché non potevano consegnare senza il numero di telefono, e anche se il numero di telefono era scritto sul pacco, non era nel campo giusto quindi era come se non ci fosse. C’è gente che si arrangia e ci sono i paraculi che la sfangano sempre. Koris non appartiene al secondo gruppo.

Koris ha ricevuto una mail dall’editor che l’ha lasciata insonne, circa modifiche al malloppo con cui Koris non è molto d’accordo. Solo che com’è noto Koris non sa farsi le sue ragioni in maniera civile, quindi o abbozza (e piange), oppure si decide che non se ne fa nulla (e piange lo stesso). Urge un corso di adulting, ma anche di relazioni sociali per cui si è fuoricorso dall’asilo.

Anche con questo post ci scusiamo per la negatività debordante. Un giorno andrà meglio. Forse quando avremo raggiunto l’echeveria.

Tranquillo, inspiroBot, lo abbiamo già imparato.

Di nuovo sull’orlo del baratro

Dopo aver indorato la pillola in ogni modo, pare che ci risiamo, che la già scarsa libertà di movimento sta per diventare ancora più scarsa, fino a ridursi a “ora d’aria a correre fra le merde di cane”. Come dicono i Francesi, ce l’abbiamo appeso al naso. E visto che di naso si tratta, il qualcosa appeso al naso non ha nemmeno un buon odore. Nemmeno il Capo, ottimista fino all’assurdo, riesce ad essere ottimista, quindi la situazione deve essere catastrofica.

Koris ha la testa piena di fuffa, e come ogni volta che ha la testa piena di fuffa, diventa un fuffa-generator. I pensieri si rincorrono nella scatola cranica, vanno a sbattere contro le pareti, cercano di uscire e si trovano ancora più imbrigliati di prima. Finisce che Koris sente il bisogno di fare delle non meglio precisate cose, ci prova, si accorge di fare schifo più o meno in tutto, quindi non osa più fare un tubo. Ma il bisogno di fare cose non s’è calmato, quindi si sente in colpa di non fare. Così all’infinito, fino ad arrivare a una dimensione cosmica della colpa e del bisogno di fare. La serenità è un concetto ormai sconosciuto.

L’unico posto in cui Koris sta bene è in grotta, per alchimie non meglio precisate. Tuttavia non è ancora riuscita a farsi dare un lasciapassare anti-coprifuoco e anti-lockdown per andare in grotta anche in periodi impossibili, pare la speleo-terapia psicologica non sia riconosciuta dalla scienza moderna. Quindi niente, si va poco e male, quando Koris vorrebbe solo teletrasportarsi nel Vercors o alla Pierre-Saint-Martin, rotolare per pozzi e meandri fino a profondità importanti, uscire gelata e zozza, quindi lavarsi e mangiare l’equivalente del suo peso in trigliceridi. Invece no, col cazzo, quindi ci si sente in colpa anche a mangiare salsiccia&patate non giustificabili da uno sforzo fisico importante. Che vita impossibile.

Un’altra cosa di cui Koris sente crudelmente la mancanza è il gioco di ruolo, una delle due o tre occasioni di socialità che si concedeva prima della buriana covidica. Sarebbe bellissimo sedersi a sei attorno al tavolo sulla veranda di Van, ordinare la pizza unta da Michel che non consegna mai prima delle otto, tirare fuori dadi e schede dei personaggi e complicare azioni che nella testa del DM dovevano durare due turni, non fino a mezzanotte. E invece anche quello col cazzo; per altro la combriccola latita ed è restia a Skype, quindi nemmeno il gdr versione palliativa.

Per evadere, Koris ha iniziato a costruire un impero cinese a Emperor. Poi si sente incapace perché quegli stronzi di contadini cazzeggiano anziché coltivare canapa (o forse se la fumano), l’economia va in malora e la città si spopola. Quindi Koris si sente in colpa perché non finisce mai un gioco (vabbè, a pare “Syberia”) e a trent’anni e passa sarebbe anche il caso di darsi una regolata (o aspettare l’età dell’Amperodattilo, per cui l’essere gamer è giustificabile con… la stagionatura, diciamo). Poi si ricorda che dovrebbe scrivere mille cose, leggere pagine e pagine, fare mille altre cose, pulire i cessi o trovarsi un futuro e allora il baratro della colpa si apre sotto i suoi piedi.

Il lavoro ormai sta diventando un sequenza di cose boh. Koris sta organizzando una campagna di irradiazioni per fine maggio, ma… chissà. Perché non si sa quando arriva lo spettrometro gamma, indispensabile per le misure. O meglio, si sa ma non si sa, lo sapremo una decina di giorni prima della data pattuita (a cazzo, dal servizio acquisti, non ne parliamo che è meglio). Se non arriva, sono fringuelli per diabetici, perché non si sa bene come organizzare caratterizzazioni e tutto. Questo se non ci sarà il lockdown francese atto tre, perché in quel caso Koris non vuole nemmeno pensare cos’altro potrebbe succedere. Però Koris pianifica e fa i conti, perché la Capa ha detto di farlo e perché è tanto bello veder saltare per aria i propri piani, ancora una volta. Poi c’è l’arrivo del tirocinante a marzo e se non si possono fare le misure, che minchia gli facciamo fare, mistero. Ah, il tutto per un “grazie, ora se ne vada” fra un anno e mezzo. Merdaviglioso.

Insomma, c’è poco da stare allegri, e infatti non siamo allegri. “Uh, Koris, ma c’è gente che ha problemi peggiori” e lo sappiamo. Ma anche senza i problemi peggiori della fantomatica altra gente, la sanità mentale è appesa a un filo. Koris un po’ vorrebbe piangere, ma non ci riesce.

E infatti qui non si sta divertendo nessuno (pure la foto sulla neve, InspiroBot demmerda)

Fuffa pre-natalizia e cuori spezzati

Natale sì, Natale no, Natale sailcazzocosa. Koris sente il bisogno di sapere se sarà costretta a girare il cinepanettone “Natale a Marsiglia”, perché in quel caso si fionda subito a comprare un albero natalizio a misura di Cenzino (che ricordiamo essere un’action figure dei Biker Mice, per altro quello tappo, 13 poderosi centimetri di plastica a forma di topo motociclista). Non è assolutamente un atteggiamento maturo e appropriato per qualcuno che fra meno di 10 giorni avrà 34 anni, ma qualcuno una volta scrisse che la generazione dei millennials è quella più restia ad abbandonare certi rimasugli di infanzia; è un processo cognitivo che ha a che fare con una sorta di età dell’oro degli anni ’90, rispetto all’età dello stronz(i)o attuale. Comunque sia, per Koris sarebbe un’ottima giustificazione per fare un albero di Natale a Cenzino e farlo anche un po’ per se stessa.

Invece non si sa una cippa. Un po’ la metafora di questo 2020 di cui mancano ben 22 giorni in cui può succedere di tutto e con di tutto non si intendono cose piacevoli. E Manù tace, non manda nemmeno le indiscrezioni come Giuseppi, quindi manco a voler fare una fan fiction sulle restrizioni natalizie. Che palle.

Koris si ritrova in una relazione tossica, e non c’entra ‘thieu #santosubito. Diciamo che ha la stessa sensazione che nel 2013, quando il SonnoDellaRagione disse “ho deciso che ci lasciamo, ma stiamo ancora assieme tre mesi, il tempo del preavviso per lasciare casa. Anzi, mi fai un favore se poi mi prendi i mobili”. Ed esattamente come allora Koris non sa bene come reagire (disclaimer: chiunque all’epoca si sentì in dovere di dire “io non glielo avrei mai permesso, lo avrei buttato fuori di casa”, solo che chiunque non è al posto di Koris e siamo tutti galletti sulla monnezza coi problemi e sentimenti degli altri; quindi evitatevi commenti del genere). Comunque, da una parte Koris ha una sana voglia di giustizia sociale spicciola, corso di barbarie rapido, fanculo tutto prendete fuoco voi e il vostro istituto. Dall’altra no, dall’altra è un romantico cuore spezzato da operetta composta al cesso, ma sento che ancora quest’alma l’adora, più un insano sentimento a metà fra il kamikaze e la crocerossina che spera che ci sia ancora qualcosa da salvare con impegno e dedizione. Koris non riesce a decidersi e nemmeno ad avere un atteggiamento di sano distacco. Continuare ad aggirarsi per casa, che ormai somiglia a una Sant’Elena di quattro mura, non aiuta.

Anche i videigiochi hanno perso un po’ il loro slancio. Forse bisogna ancora elaborare il distacco da Final Fantasy Tactics, forse bisogna smettere di pensare che ci vorrebbe tantissimo una scheda grafica in grado di far girare PCSX2 e magari qualcosa di posteriore al 2005. In compenso Koris passa (di nuovo) un numero importante di ore in regni di sua invenzione. E quando è troppo stanca guarda “The Crown”, serie col grande pregio di avere solo personaggi odiosi e quindi catalizzatori di odio britannico-regio, un modo di sfogarsi come tanti. Del resto la cittadinanza francese mica ce l’hanno data per sbaglio.

Incertezze e smarrimenti

Il Koris-cervello è confuso. In questa fine di atroce 2020 con tanto di in cauda venenum finale, Koris non sa bene che pesci pigliare. Sapendo che a lei il pesce in linea di massima fa pure schifo. È la solita situazione per cui ci si trova nella totale incertezza e nella forzata attesa, si vorrebbero notizie subito immediatamente, e invece ciccia. Quindi si soffre, situazione ormai abituale per l’essere umano del 2020.

Per il Natale non si sa niente di niente ma di niente proprio niente. Sul fronte italico, il DPCM è sottoposto a esegesi biblica con tanto di commentari dello scoliaste, ma resta pur sempre l’acronimo di un bestemmione. Frontiere apertochiuse, tampone sì tampone no se famo dù spaghi, quarantena ma tanto chi ti controlla: insomma, il solito bordello tricolore col verde. Sul fronte francese invece le cose sono più chiare: non si sa e non si saprà una fava fino al 15 dicembre o una data limitrofa. Per ora ci si può muovere di 20 km attorno al domicilio, quindi a meno di compressioni dello spazio-tempo, arrivare alla frontiera potrebbe essere complicato.

Lo smarrimento talvolta si muta in ira e allora Koris guarda compilation di Barbero che incita alla barbarie. Il direttore Gran. Lup. Mann. Figl. de Putt. di Neutronland ci mette del suo inviando mail in cui si straccia le vesti per la situazione attuale di grossa crisi, perché lo smartuorching è un lavoro a metà (deve essere amico di un certo sindaco milanese) e spera che si possa tornare tutti a scambiarsi i germi in presenza il prima possibile. Poi giungono mail della divisione sicurezza, pagata moneta sonante, che ha idee geniali come cambiare il colore dei cordone del badge a seconda del contratto. Essendo i colori scelti azzurro, viola e verde acqua, si tratta chiaramente di un complotto contro i daltonici. Perché in fondo funziona così, si riduce la massa salariale per meglio spendere i soldi in gigantesche stronzate. Non siamo a livello di Neutroni Porcelloni ma ci avviciniamo a grandi passi.

Il senno di Koris, che figura di nuovo fra gli oggetti smarriti, si fa vivo solo per domande esistenziali, quali “e fra meno di due anni cosa facciamo?”. Koris vorrebbe avere un piano B e se possibile anche un piano C e D, ma si ritrova invece a riflettere sull’inutilità dell’esistenza umana e sul danno portato dall’avere un minimo di speranza. Quindi si convince che va male e può andare solo peggio. Poi piagnucola perché pensa che l’anno scorso la vita sembrava aver preso una virata giusta, solo per trovarsi di fronte un’onda anomala.

L’unica cosa positiva in tutta questa presa a male è che Koris sta (ri)scrivendo un sacco. Probabilmente male, ma comunque un sacco. Capace che diventerà una di quelle casalinghe frustrare che scrivono pattume autopubblicato su Amazogn e si credono grandi scrittrici incomprese. Questo di tanta speme oggi mi resta.

E sì, come dicono sul tuitter, trigger warning: il blog potrebbe trasformarsi di nuovo in un posto di blog-terapia con cose diversamente allegre, la cui unica risposta sarebbe “i problemi sono ben altri” (il coviddi, la grossa crisi, la pace nel mondo, i marò…). Però Koris è ancora al comando almeno qui dentro, per cui statece o defollouate con una solerte puliZia kontatti!!11!!

Storie senza storia

Il problema dell’avere un blog in tempo di pandemia e confinamento è l’aver poco da scrivere. Le giornate sono una successione di copia-incolla con minime variazioni sul tema. Si cerca di fare cosette e cosucce senza pensare troppo, perché se ti metti a riflettere finisce che ti rendi conto di quello che c’è fuori dalle quattro mura domestiche e potrebbe nuocere al delicato equilibrio mentale, tenuto con scotch e sputo.

Koris ha preso da J. un piccolo rituale che consiste nello scrivere ogni giorno tre cose buone o almeno non urfide accadute durante la giornata. Detta così pare una minchiata, ma aiuta un pochino a vedere del buono anche in giorni bui e tutti uguali.

Nel mentre la routine permette di riempire le giornate e un po’ annulla il passare dei giorni. Forse non è un modo di vivere molto sano, ma iniziare a lavorare alle 8, smettere alle 16:30, andare a correre per venti minuti, docciarsi, fare cose al computer in attesa della cena danno quelle certezze che non si ritrovano sui giornali o nel silenzio di Manù Macron. Che qui dovremmo essere sconfinati al primo dicembre, ma non ci crede nessuno perché siamo ottimisti.

In questa staticità c’è qualcosa che avanza, nonostante tutto. Il salotto è quasi finito, mancano dei ritocchi di pittura e poi si potrà definire una stanza normale e non un eterno cantiere. La prima mano di intonaco nel locale toilettes, comunemente detto cesso, è stesa quasi ovunque nonostante molte colorite espressioni perché anche lì i muri sono non-euclidei; peccato sia finito il secchio di intonaco. La prima parte del Koris-malloppo continua la sua cura dimagrante e ha perso la bagatella di 82 pagine, mentre la seconda è oggetto di andirivieni fra Koris e l’editor. Sono modi per occuparsi.

‘thieu se la passa un po’ peggio e questo è problematico, perché è alquanto difficile smuoverlo.

E niente, torneranno giorni migliori. Il problema è sapere quando.

Cenzino assistente smartuorching e motivatore dei giorni bui.
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