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Grandi drammi personali da niente

L’esistenza è piena di inezie, ma quando ti hanno messo mezzo chilo di bromuro nel latte mattutino guardi l’esistenza e dici “gna a fo”. E con “gna a fo” si intende una vasta collezione di azioni, dall’alzarsi dal divano al cercare di arrivare integri al lavoro.
Sono quasi tre mesi che Koris si accolla quei 150 km al giorno, dovrebbe sapere la strada, ormai. Invece stamattina ha fatto una manovra molto marsigliese e girando per l’hinterland provenzale all’ultimissimo secondo utile. Altrimenti si sarebbe ritrovata a Lione senza sapere perché, risalendo il corso del Rodano come un salmone ubriaco.
Tutti sono più o meno ancora in vacanza, compresi ‘thieu e il Koris-cervello. Koris fa cose senza una vera e propria congizione di causa, teme la settimana prossima quando tutti saranno di ritorno e spera che più che i risultati contino le tonnellate di buona volontà che ci sta mettendo. Le sue note tecniche dovrebbero cominciare con “io non vi assicuro niente, eh”. E comunque è sempre colpa di MCNP, signor giudice.
Stanotte Koris si è sognata Binomio ed era una cosa di cui faceva volentieri a meno. Soprattutto di sognare di andare in Russia al posto di Binomio, a fare un meeting in una base in cui facevano dei test missilistici. Continuiamo così che andiamo forte.
Dopo la peer-review dell’Orso, Koris si è buttata nell’editing selvaggio. Solo che più che editing dovebbe chiamarsi motoseghing, sarebbe più appropriato. Ma se si fa è perché si deve fare, perché se cominci una cosa tanto vale portarlo a termine.
Insomma, come al solito, April is the cruellest month e si accettano scommesse per vedere se ci arriviamo vivi.

Note e ignote

Alcune veloci note di quello che è successo dall’altra parte della frontiera:

  • Non si trova più gatta Spin. Forse è stata terrorizzata dall’arrivo di Koris e ‘thieu venerdì sera, fatto sta che il sabato mattina si era volatizzata. Lasciando dietro di sé tutte le porte chiuse. Vista la massa del felino, si esclude un comportamento quantistico. La posizione di gatta Spin è a tutt’oggi ignota.
  • ‘thieu sembra essere sopravvissuto all’esperienza merdopolese nonostante il miscuglio linguistico, la folle atmosfera della famiglia e le due paste al forno dell’Amperodattilo, che ha deciso di cucinare come se fosse stato invitato a Pasqua un intero battaglione della Vecchia Guardia dopo la campagna di Russia.
  • Koris ha finalmente trovato un proof reader degno di questo nome, solo che essendo fratello Orso tale proof reader è anche severissimo, bacchettante ed esigente. Ma ha anche dei difetti.
  • U Babbu ha tirato fuori l’equivalente dell’asso di mazze in fatto di musica barocca e rinascimentale. Si è instaurato un bizzarro dialogo fra U Babbu che parla italiano e ‘thieu che gli risponde in francese, ma riescono a capirsi a parlare di Monteverdi lo stesso.
  • Ya(xa)ris vive e lotta insieme a noi, anche quando le chiudono l’autostrada ad Altare per andare a Ceva e si ritrova dispersa fra le alture di Cosseria, direzione Garessio. Ma continua a fischiare ai 130 km/h.
  • L’uscita speleo italica ne è valsa la pena nonostante la camminata assassina per arrivare in grotta e nonostante il ritrovarsi al ritorno alle nove di sera sotto il temporale. Gli speleologi piemontesi sono stati più che accoglienti e la speleo-terapia su Koris pare iniziare a dare i suoi frutti. Poi non puoi rifiutarti di scendere un pozzo quando ti dicono “Fuma c’anduma!”, la tua genetica piemontese risponde subito anche contro l’istinto di conservazione. Criste né!
  • Per continuare col piemontese, ‘thieu è anche troppo buoncito e paziente. È stato comunque ricompensanto col gelato di Superfrutto e difficilmente ne mangerà un altro così buono in tutta la sua esistenza (per sua stessa ammissione).

Koris è attualmente tornata a Marseille e forse ha bisogno di un’altra settimana per riprendersi dalla santa Pasqua.

Uno smodato desiderio

La lista delle cose materiali che Koris vorrebbe è piuttosto lunga. A cominciare dalla Pentax K-3 per sostituire la sua ormai vetusta e settenne K-x, per arrivare fino a qualche libercolo che ora come ora ha poco tempo per leggere (ma lo trova lo stesso, discorso che meriterebbe un post a parte). A sedare una buona parte delle Koris-voglie consumistiche ci pensa ogni mese il mutuo, di tanto in tanto in mortale combo con le bollette e le spese di condominio. Senza contare la visita annuale delle tasse, che casca a fagiolo tipicamente quando avanzano due soldi che pensavi ti devolvere al Dio del Consumismo (e senti nel cervello la voce dello Sceriffo di Nottingham, il Vecchio Bracalone, che dice “un soldo risparmiato è un solo guadagnato… per noi!”).
Ma questo non è un posto economico-consumista frustrato, anche se ci assomiglia.
Nel profondo di quella landa desolata e ventosa che i romantici chiamano cuore e gli psicologi parte inconscia, Koris cova un unico grande desiderio immateriale. Non lo chiameremo sogno perché i sogni sono buoni per i bambini e gli adolescenti brufolosi, tanto a trent’anni il signore dei tuoi sogni è necessariamente Freddy Kruger.
E no, non è svegliarsi una mattina con una grossa eredità da parte di uno sconosciuto parente latino-americano per quanto sarebbe apprezzabile. Non è nemmeno essere assunta a pieno titolo dai Neutroni Porcelloni, in virtù dell’antico brocardo “attenta a quello che desideri, potrebbe avverarsi” (tanto a quello ci pensa Toranaga). E non è manco svegliarsi e trovare quei dieci centimetri che la Natura Matrigna le ha negato.
Koris ha scritto una… roba (“e vabbè, che solfa, lo sappiamo” direte e ci avete anche ragione).
Se un tempo su questa… roba Koris nutriva grandi speranze, ora le ha in qualche modo ridimensionate. Si invecchia, si vedono le cose diversamente. Ma non divaghiamo.
Lo smodato desiderio di Koris è che la… roba venga letta. Per ora è stata letta da qualcuno, ma sono tutte persone che hanno (alcuni avuto) un legame con Koris: U Babbu, Orso, Iset, Batrace e pochissimi altri. C’era sempre un vis-à-vis, un “eddai, fammelo leggere”, un accollo da parte di Koris a chiedere commenti più o meno spassionati.
Ora, Koris non pretende di essere la rivelazione letteraria del XXI secolo. Koris vorrebbe solo una cosa per la… roba: che dieci sconosciuti totali (non amici di amici, sconosciuti) la trovino e la leggano. Non mille, non cento, a Koris ne basterebbero dieci. Il non plus ultra sarebbe che la… roba piacesse a una di quelle dieci persone. Koris si riterrebbe soddisfatta (poi in realtà no perché Koris è una sostanziale testa di cazzo, ma sarebbe un inizio).
E poi è vero che finché le… robe stanno sulle penne USB o negli hardisk nessuno le leggerà mai, ma quello è un altro discorso e #cistolavorando.

Normale amministrazione

All work and no play makes Koris a dull girl.
Che se poi la domenica piove è pure peggio. Vabbbè, non lamentiamoci che abbiamo comunque recuperato l’arrampicata il sabato, pure con un 6a (Philou Volant), pure portando la pontentissima Ya(xa)ris giù per l’impervia strada di Minas Morgiou (per voi umani la calanque de Morgiou, quoi).
Però al di là del calcare non succede niente di nuovo sotto il sole, anzi, sotto il tempo incerto. Koris lavora, ma sogna una vita in cui è una scrittrice di successo che si siede alla sua scrivania in cerca di ispirazione, dopo essersi svegliata all’ora che le pare e non alle sei e quaranta. Ma è colpa della primavera incombente e del tempo umido, poi passa tutto.
Koris capisce di avere bisogno di ferie quando arriva al mattino e anziché con bonjour saluterebbe con ‘fanculo senza un’evidente ragione. Ma pasqua arriva presto, si spera. Non è detto che sarà rilassante, ma almeno si cambierà un po’ l’aria.
Ecco, dopo un paio di settimane in cui gli eventi più eccitatnti erano tutti di matrice arrampicatoria, si prevedono sette giorni della densità dell’uranio. Fra riunioni importanti e riunioni con gente sgradevole, compromessi per la casa che forse si firmano e forse no, finanziamenti da chiedere, ora di lavoro da recuperare perché “devo uscire prima ergo devo compensare perché sì”, Koris gradirebbe tanto avere un replicante con le sue sembianze per questa settimana. Mentre lei sta a casa, seduta alla scrivania in cerca di ispirazione, dopo essersi alzata all’ora che le pare.

Bi-Millesimo e messaggi promozionali

Che poi diciamocelo, Koris voleva scrivere il bi-Millesimo post del blog da sabato, solo che ci è messo di mezzo Orso. Excusatio non petita accusatio manifesta, in particolar modo quando la sorella maggiore scarica la colpa sul fratellino che non può difendersi. È stato lui, prima si mangiava i Lego, ora si mangia i post.
No, seriamente, Koris il sabato mattina si pensava un post. Poi arriva Orso via facciabucco che propone concorsi letterari su Wired. Koris raccoglie la sfida, trova l’ispirazione e pianifica di passare la giornata a scrivere. Però poi la vita sociale entra a gamba tesa nell’organizzazione della giornata e il racconto viene scritto il sabato sera dalle nove alle undici.
La domenica il racconto pare ‘nammerdaproprio, Koris decide di tirarsi indietro e annunciare il suo ritiro dalle scene. Però certi lussi mica te li puoi permettere se hai una famiglia che in realtà è un team di eminenze grigie. Una cosa che pare che alla tavola di Natale ci si sieda anche Richelieu. E quindi tira di qui, tira di là, il racconto è uscito.
Ed è stato pubblicato qui.
E ora Koris fa quello che detesta fare, ovvero promozione e pubblicità. Se il racconto vi garba (il testo completo è accessibile cliccando su “scarica pdf” in basso a sinistra), registratevi o accedete via facciabucco e piacetelo (cliccando su “capolavoro” o “cartastraccia”, anche se sarebbe preferibile “cacata carta”). E condividetelo, se vi piace, spammate i social network. Che Orso fa l’hub, ma una mano non guasta, visto che c’è tempo fino alla mezzanotte di giovedì. Anche se è stato un improptu di due ore, qui ci contiamo. Forza e coraggio, che U Babbu vuole la Morgan e l’Amperodattilo ha da rifare la cucina.

Promozionevalidafinoadesaurimentoscorteautorizzazioneministreialerichiesta. Se no non sembrava abbastanza uno spot.

Vestigia

Quella voce lo rincorreva. Correndo a più non posso, riuscì ad uscire, ma la situazione non migliorò affatto. Non vedeva che neve ovunque e sopra di essa il cielo tempestoso e tetro. Doveva toranre dai suoi. Sempre correndo, prese ad errare senza meta. Tutto era sempre uguale e sempre più freddo. Sentiva passi dietro di lui annaspare nella neve. Non una luce, solo tenebre che inghiottivano tutto. Si perse, in preda all’angoscia. E continuava ad essere inseguito, inesorabilmente. Tutte le direzioni portavano al nulla. Niente si scorgeva oltre quel buio intenso e spaventoso. Non aveva il tempo di riflettere. Solo la paura e il caos regnavano nella sua mente. Sentiva la musica della mattina, ma le parole non erano che un sussurro incomprensibile e straziante. In cielo non si vedevano nemmeno le nubi, la luna e le stelle erano assenti. Benché continuasse a correre, non incontrava altro che neve. Piuttosto che andare avanti in quel modo, avrebbe preferito essere catturato dall’armata russa. Il battito del cuore scandiva i passi del suo inseguitore. Jean-André si fermò, il vento gli tagliava il respiro. Era inseguito ovunque. Angoscia, panico, terrore. La sua corsa disperata ricominciò. Un punto di riferimento non esisteva. C’erano solo cielo e terra. E loro due. Quel luogo non poteva essere reale, doveva trovarsi in qualche remoto angolo della sua mente. Ma allora perché non riusciva ad uscirvi? Cielo e terra si erano fusi assieme. Non una casa, un soldato, un cannone. Il cimitero di Eylau sembrava scomparso e l’armata con esso. Corse in avanti, senza meta. Si fermò nuovamente, prendendosi la testa fra le mani. Non poteva proseguire. Sarebbe stato raggiunto e allora chissà cosa gli sarebbe successo. Trovò un piccolo oggetto nella tasca. Lo tirò fuori, esaminandolo. L’orecchino a forma di grappolo d’uva di vetro che gli aveva donato Julie gli risplendeva nel palmo della mano. Sprigionava luce multicolore da ogni acino vitreo. Stringendolo nel pugno, ritrovò nuova forza, nuovo coraggio. Incredibilmente capì la direzione da prendere. Si volse, rimettendosi a correre. La fatica lo aveva quasi sopraffatto, ma aumentò sempre più la velocità. Fu sfiorato da qualcosa di gelido, ma era troppo concentrato per accorgersene. Il rumore di passi andva affievolendosi. La luna spuntò fra le nubi, rivelando una sagoma scura. L’accampamento! Rivide i cannoni, i bivacchi, l’ospedale. Ce l’aveva quasi fatta. I passi che lo inseguivano erano scomparsi. Stava morendo, gli mancando il fiato. Pochi passi ancora, non poteva svenire lì. Stava per cedere alla fatica, sapeva che non si sarebbe rialzato. Il dono di Julie gli diede la forza di continuare. Raggiunse il suo posto, ormai allo stremo. Si gettò sull’amaca come sorridendo. Sospirò, prima di chiudere gli occhi.

Questo è un pezzo che Koris scrisse quando aveva dodici anni, nell’epoca cui si era gettata in un folle progetto di un romanzo storico mai portato a termine. Ne esistevano parecchie parti, poi l’oblio informatico si pappò la magior parte. Ne rimangono brandelli custoditi molto gelosamente in un quaderno giallo nella cameretta di Koris e Orso a Merdopoli.
Koris non sa perché ha deciso di proporvelo. Forse perché ha passato un pomeriggio a scannerizzare diapositive in diretta dagli anni ’80, resistenti al tempo, mentre un capriccio del suo hard disk esterno le ha cancellato tutte le foto di natale. Ergo, la botta di nostalgia la ha motivata a trascrivervi i suoi vaneggiamenti adolescenziali. O forse la propizia cornice della sua camera, complice il pacco clamoroso del Parigino-stalker. Di sicuro non è stato l’intervento di igienizzazione di gatta Spin, che aveva svariati dreads maleodoranti nascosti nel pelo.

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Il muro anti-horror vacui

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Parte della biblioteca. Il pupazzetto è Pip, uno dei Koris-feticci

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Cd vetusti, fra REM, Queen e giochi vintage

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Il Koris-quadernone della Magic ritenute di valore. L’idea che certe abbiano 19 anni fa un po’ effetto.

Ciarpame letterario

Questo post è stato ispirato da quello di Jacque, ma Koris non ha ancora il coraggio di fare un vero coming out e pubblicare tutto.

Fin da quando ha imparato a scrivere, al contrario e per dritto, Koris si è sempre divertita a inventare storie, più o meno lunghe, e a metterle nero su bianco. Per suo piacere, per la scuola lo faceva mettendo il pilota automatico, non si capiva come le riuscisse anche bene. Non è vanagloria, è che si tratta probabilmente dell’unica cosa che Koris sa fare veramente.
Fu l’avvento del computer a incrementare la produzione, quando Koris aveva sette-otto anni e l’Amperodattilo la faceva ancora uscire di casa con i codini (ora Koris lo farebbe ancora, ma probabilmente verrebbe rinchiusa per oltraggio alla decenza). All’epoca scriveva racconti brevi, attività che in seguito non le è più riuscita. Protagonisti scelti a caso, potevano essere chiunque. Koris ricorda di aver scritto un racconto che si intitolava “Asterix e Obelix alla battaglia di Adrianopoli“: roba da togliere la patria podestà a U Babbu con uno schiocco di dita. Ma Koris si divertiva, poi all’epoca aveva Creative Writer che le metteva le figure dappertutto e lei lo adorava, finché un virus non se lo portò via con tutto Window 3.1.
Quando Koris era un’adolescente di dodici anni aveva deciso (o meglio, le venne l’idea) di buttarsi nel primo impegno letterario a lungo termine, un romanzo. E cosa poteva mai scrivere, in un’epoca di cambiamenti e ormoni folli? Una storia d’amore triste e sdolcinata ai confini della realtà? Col cappero: Koris si mise a scrivere un romanzo storico ambientato ai tempi di Napoleone. Il protagonista era un personaggio inventato dalla Koris-fantasia contorta, l’accuratezza storica era fastidiosa e c’era dentro una ventata di fantasy inconsapevole a base di visioni e premonizioni. Koris tuttavia abbandonò il progetto all’inizio del liceo, per timore delle prese per i fondelli. Anche di questo tentativo non resta granché grazie a un formattone. Unici superstiti alcuni capitoli stampati e raccolti in un quaderno giallo di cui Koris era gelosissima, tanto da nasconderlo sullo scaffale più alto, una sorta di Area 51 della cameretta. Se qualche estraneo cercava di arrivare al quaderno Koris diventava di una violenza travolgente, i bei tempi in cui passava dalle minacce ai fatti.
Sui quattordici anni, assieme alle prime paturnie astrofisiche, cominciò a scribacchiare senza impegno una storiella fantascientifica con alieni umanoidi che respiravano xenon su pianeta in cui l’acqua era la risorsa più preziosa. Si trattava di una sorta di accademia spaziale in cui i soldati, tutti bambini abbandonati e cresciuti lì, erano impegnati a combattere una guerra contro una specie di polpi alieni. Koris accantonò il progetto quando scoprì Star Trek e il gioco di narrazione ad esso ispirato.
Il 2002 fu la data fatidica in cui cominciò a ronzarle in testa l’idea che ancora l’assilla, ma di questo parleremo dopo. Forse.
A sedici anni giunse la fissa per la storia giapponese e poteva non nascerne una storiaccia anche lì? Koris prese a prestito la figura di Ishida Mitsunari e romanzò il romanzabile, in inglese, per essere più disadattata. A un certo punto lo ripassò in italiano e lo pubblicò pure su un blog, ma quando Splinder morì Koris non si prese la briga di recuperare il tutto, soprattutto per vergogna. Ma forse di questo sopravvive ancora qualcosa in qualche file txt perduto per i backup.
A marzo 2006 nacque il blog, ma il blog è sempre stato considerato una cosa un po’ a sé dalla produzione meramente letteraria.
Nell’autunno dello stesso anno, in un periodo di depressione universitaria, Koris cadde nel pozzo nero della fanfiction di Harry Potter. Fortunatamente, ne uscì in tempo grazie ai troppi esami del secondo anno. Anche qui non si salvò nulla e forse meglio così.

Bene. E ora, cosa sta scrivendo Koris, a parte le fandonie che vi propina periodicamente?
Alè, un bel respiro. Al mio tre.
Una trilogia fantasy. Che ci volete fare, è la moda, tutti i nerd hanno una trilogia nel cassetto, solo che quella di Koris ha fatto la muffa e se apriamo il cassetto si liberano miasmi putridi. Una storia in stile Martin, ma pensata prima che Koris leggesse Martin. La scrive dal 2002. No, non è corretto, diciamo che dal 2002 ad oggi la ha riscritta tre volte, con anni morti e anni scarsi. L’idea utopica sarebbe pubblicarlo, ma a Koris pare che il lavoro non sia mai finito. Ma intanto l’accanimento terapeutico la tiene lontana da idee peggiori.

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