Archivi categoria: ordinaria follia

Patemi e vendette notturne

Parlare dei propri patemi lavorativi è una passima patrica che porta solo cose insalubri. Poi il Koris-inconscio elabora ad una velocità smodata e ancora una volta ti sveglia Freddy Kruger lamentandosi che se continui con questa attività onirica lui finisce in cassa integrazione.
Koris ha iniziato col sognare la battaglia di Hogwarts, che ogni tanto fa capolino, ancora da prima che la Rowling pubblicasse “Il principe Mezzosangue”. Solo che per qualche strana ragione Hogwarts è il Collegio, mentre Voldemort è sempre Voldemort, il cattivo scarsone battutto dal potere dell’ammmmmorrre. Tuttavia nei Koris-sogni siamo ancora allo stato primigenio del “ammazzo tutto quello che mi capita a tiro”. Nella fattispecie Koris si stava nascondendo per cercare di salvare la pelle e poco altro assieme ad alcuni studenti non necessariamente noti. Fino ad essere trovata da un Inferi di passaggio, richiamando su di sé un certo numero di maghi oscuri. Benissimo, anche per stanotte la dose di roba inverosimile è presente, passiamo oltre.
Koris si è svegliata trovandosi sul bus per andare al lavoro. Arrivata in ufficio dal CCC e compagni, ha scoperto che Binomio non le rivolge più la parola per ragioni sconosciute. Per altro il suo ufficio non esiste più, non ha un computer e non ha un posto dove stare. Non ha nemmeno niente da fare, premessa che non depone molto bene per qualcuno che vorrebbe conservare il lavoro. Al che va dal CCC, pur conscia dell’inutilità di tale tentativo, per chiedergli cosa si può fare per i suoi legami coi Neutroni Porcelloni.
“Ah, ho parlato col tuo vecchio capo, ha detto che non va la pena tentare, non rinnovano il contratto, non c’è niente da fare. Del resto siamo già a dicembre, è tardi”.
Forse era meglio Lord Voldemort, a questo punto. Koris farfuglia qualcosa, cerca di trovarsi un posto in cui stare e poi…
Si sveglia. A il 31 luglio, alle cinque e mezza del mattino. Koris è alquanto scombussolata, una volta realizzato dove e soprattutto quando si trova. ‘thieu sta sommessamente russando col cuscino sulla panza perché dormire composti è troppo maninstream. Koris vorrebbe ricominciare a dormire, ma pensa che il suo secondo incubo sia anche troppo verosimile. Cerca di convincersi col mantra dell’Amperodattilo, “i sogni sono sempre al contrario”.
Si spera che due settimane a fare speleo alla Pierre Saint Martin aiutino a gestire l’ansia lavorativa.

Speleo-pienezze e meditazioni sotterranee

“Ci sono cose più antiche e più malvage degli Orchi, nelle profondità della terra” diceva il buon vecchio Gandalf, ne “La Compagnia dell’Anello”. Frodo pensava che fossero oscuri poteri dei regni di Moria, invece probabilmente il Grigio si riferiva agli speleologi.
Koris se ne sta uscendo dalla sua grotta di fiducia (ma come, non sei andata lunedì a -500? Sì, e allora?), con le incombenze di chi porta un imbrago da sei ore senza poterlo togliere. Si appropinqua all’uscita, quando sente un rullo di tamburi. Un gong.
Tamburi. Tamburi negli abissi. Non possiamo più uscire. Un’ombra si muove nel buio. Non possiamo più uscire. Arrivano.
L’idea di fare un’uscita in superficie da mini-Balrog con la lampada del casco a piena potenza è abbastanza allettante. Se la sua vescica non chiamasse così incessantemente. Che poi vai a sapere, magari il Flagello di Durin doveva solo pisciare.

Per altro, giocare a fare il Balrog: fatto. La foto non cesso è di ‘thieu.

Koris esce fra i tamburi urlando a tutti i suoi decibel “Che voglia di pisciare!”. E si ritrova un certo numero di occhi che la fissano nella semi-oscurità.
Ma non sono gli orchetti sfattoni dei centri sociali al grido di #OccupyMoria.
Si tratta di uno stage della Scuola di Pienezza e Arte-terapia Evolutiva, ovvero un frittatone misto di filosofie orientali fraintese, pinzimonio di psicologia spiccola presa a cazzo, pratiche new age NowPlayingEnya assortite, velleità di sviluppo personale facile à la carte. Fanno cento euri per giorno di stage alla settimana, grazie. Tutti abbastanza stupiti di verder comparire un mini-Balrog dalle viscere della terra. Convinti forse di aver avuto un’illuminazione mistica, riprendono a meditare coi tamburi e i gong. Esce ‘thieu.
“Minchia, la setta!”
Ma la setta è tornata in stato di rapimento spirituale, quindi Koris può trascianre fuori ‘thieu e chiedere allo smartphogn chi si stia riunendo nella sala di ingresso della loro Adaouste di fiducia, scassando i cabassisi a poveri pipistrelli innocenti che meditavano tranquilli penzolando dal soffitto.
“Ma pienezza cosa vorrebbe dire?”
“La sensazione di essere pieno, penso”
“Come quando hai mangiato troppo?”
Perché l’ascesi mistica dello speleologo passa necessariamente per fagioli in grasso d’anatra, formaggi puzzoni e metri di salsiccia su patate al forno, dopo dodici ore di meditazioni su e giù per pozzi e meandri. Ma anche prima, che c’è sempre bisogno di energie. E l’illumazione viene dalla lampada sul casco, più economica di cento euri a incontro.
E anche questa volta, saremo spirituali al prossimo giro.

Meno cinquecento, fine

Dove stavolta il meno sta per i metri e non per i giorni.

bergre

Gouffre Berger, il primo -1000 del mondo. La grotta storica degli speleologi di mezzo mondo.

E niente, è stato fatto. Giove Pluvio ha decido di essere clemente, riducendosi a piovere solo oggi, a grotta disarmata e corde lavate. Una settimana di sole nel Vercors, persino a luglio è un recordo.
Quindi l’operazione Gouffre Berger 2017 è terminata. Chi voleva andare a -1120 m è andato, Koris si è fermata a -500, alla Sala dei Tredici. Il record di profondità si è abbassato di cinquanta metri, quasi gratis. ‘thieu è riuscito a fare le foto a cui teneva tanto. Tutti contenti.
Anche se, per arrivarci, si è dovuto passare per:

  • gente che non vi calcola di striscio, anche se siete gli organizzatori del campo e senza di voi nessuno sarebbe lì, a farsi un -1000 con le palle al sole alla luce delle lampade;
  • una battuta d’arresto a -100 il sabato, causa abbandono da parte della squadra, che se l’è squagliata in avanti senza aspettare. E che se ne dica, fare un -600 in due non è una cosa ragionevole;
  • un’umiliazione pubblica, compresa di “non sai fare un cazzo, accontentati di essere andata a -100 e lasciaci fare”, compresa di ‘thieu che metaforicamente zompa sul metaforico cavallo bianco con metaforica armatura scintillante, compresa di “mettiamoci una pezza alla meno peggio”. Segue una serata di ‘thieu, il cui slancio eroico ha inceppato il disco, che ripete ossessivamente “ora devi dimostrargli che ha torto”. Poi Koris ha ricevuto delle scuse, ma intanto c’è stato un incremento della produzione di bile nera dell’80%. E il rischio che il Koris-blocco psicologico tornasse in tutta la sua potenza.

Poi è andata bene così. Scendere in tre a fare foto senza lo stress di gente che non apprezza le attesa è stato fantastico. E a onor del vero, è stato più difficile gestire il fattore umano che buttarsi nei 37 metri del pozzo Gorby (a parte il grido “ave Satana!” al frazionamento, ma fa parte del personaggio).
“Mi sa che Dio qui sotto non ti sente”
“Poco male, Chtulhu sì”
E l’ambiente alieno delle enormi gallerie col soffitto a trenta metri. Le colonne bianche che appaiono dal nulla. L’acqua che gocciola via assieme ai secoli. Le cascatelle che risuonano sotto le volte enormi. Il lago (col fottutissimo canotto da sgonfiare) a secco e pieno di fango scivolosissimo. I due meandri che non saranno mai abbastanza corti. Quell’ora e più di marcia nei boschi che la notte hanno sempre qualcosa di magico.
Insomma, è andata. Anche se la scampagnata a -450 del Gouffre Romy l’anno scorso ha dato più soddisfazioni. Al Berger si poteva arrivare più in basso, ma sarà (forse) per un’altra volta.
Quello che Koris e ‘thieu hanno imparato da questa meccanica complessa è che passerà un po’ di tempo prima che si rimettano ad organizzare un altro mega-campo speleo con una quarantina di speleologi implicati.
Prossima fermata: la Pierre-Saint-Martin.

Meno tre e l’orrore

Meno tre massacranti giorni all’agognato campo speleo sperduto fra i monti. Koris ormai adotta lo stesso look di Samara/Sadako di “The Ring”, in particolare il lei non dorme mai, fa incubi che Freddy Kruger non oserebbe mai proporre nemmeno ad un pubblico adulto e perde talmente tanti capelli da lasciare intere parrucche in giro che pare di vivere in “Exte” (questa è solo per un pubblico di amanti del trash nipponico). Infatti l’aspirapolvere si è pacificamente suicidato.
Ieri notte un vicino sconosciuto doveva essere in preda alla fame chimica e ha fritto l’universo interno. Alle narici di Koris insonne è arrivato soprattutto l’odore di olio bruciato, non esattamente annoverabile fra le fragranze per profumare le camere. Il quadro è stato completato dal condizionatore di un altro vicino che ha risuonato una sorta di suo “ohm” universale alla frequenza giusta per trapanare i timpani. Koris ha deciso che l’unica soluzione è nuclearizzare il quartiere: i resti vetrificati non fanno più alcun rumore.
Koris stamattina dovrebbe fare una classificazione degli equipaggiamenti sottoposti a pressione e l’unica cosa che le viene in mente tale compito è canticchiare “Under pressure“. Solo che forse la sua performance come sostituta di Freddie Mercury potrebbe non essere apprezzata, ma solo perché non ha i baffi.
Orso ha fatto la peer review del secondo tomo delle Koris-scrittura. Koris, essendo una persona ragionevole ed equilibrata, oscilla fra il depresso e l’esaltato. Poi magari le passa.
O forse no, visto che Koris sta canticchiando la sigla delle tartarughe ninja per tenersi sveglia. Si accettano scommesse sul se Koris arriverà viva o meno a vedere “Erismena” mercoledì sera.

Campanga di sensibilizzazione all’abbandono del dottorando

È estate, la stagione in cui gli animaletti domestici che normalmente trotterellano attorno ai padroni diventano una palla al piede. C’è chi abbandona il cane in autostrada, chi apre la porta di casa al gatto per filarsela alla chitecella, lasciandolo gironzolare senza meta.
Anche i relatori/supervisors/directeurs de thèse se ne vanno in vacanza e abbandonano i loro dottorandi. I quali si comportano a metà fra cani e gatti: si aggirano con lo sguardo perso di chi non ha più niente nella vita, alla ricerca di chi può dare loro una ciotola di accademici croccantini per accollarsi definitivamente.
Santuzzo Panda, il dottorando di questo cortile, è stato abbandonato tempo fa dal suo relatore ufficiale e da qualche settimana anche dal suo correlatore. Santuzzo vaga disperato per i corridoi perché a settembre vuole andare a una conferenza, ma nessuno gli dà udienza. Santuzzo sta attraversando la parte esitva del suo personale inferno dottorale.
Solo che nel suo vagabondare ha incontrato Koris. E, come un animaletto senza padrone, ha iniziato a seguirla a casa.
Koris, avendo un background da bestiola dottoranda abbandonata, è particolarmente sensibile al fenomeno e reagisce come una dodicenne qualsiasi:
“Era tanto triste, tutto solo… possiamo tenerlo?”
“Se vuoi tenerlo te ne occupi tu. Guarda che un dottorando è un impegno, non è un giocattolo”
“Non c’è problema! Penserò a tutto io!”
Solo che fra il dire e il fare c’è di mezzo il mare. Un mare di stupidaggini che faceva anche Koris quando era PhD-Koris, ma di cui si è ovviamente dimenticata con la vecchiaia.
Mercoledì pomeriggio Santuzzo si è presentato in ufficio pigolando.
“Ti ho mandato una mail, perché c’è un picco che non dovrebbe esserci?”
Koris era in tutt’altre faccende affaccendata, la mail era stata mandata cinque nanosecondi prima, nessuno l’aveva vista e Koris non aveva la minima idea di che razza di picco si stesse parlando. Per un attimo ha pensato che era così occupata che poteva rispondere come Roy Batty il Replicante quattro anni fa. Ovvero, a scelta: “sparisci, ho da fare” oppure “non è un mio problema”. Ma il Koris-cuore, benché stantio, non è di ghiaccio e tanto meno di circuiti stampati. E poi non si risponde male a un dottorando abbandonato.
Koris ha quindi mollato quello che stava facendo per guardare il grafico in allegato alla mail. C’era in effetti una gobba dove non avrebbe dovuto esserci.
“Ci sarà un errore da qualche parte”
“Sì, ma dove?!”
“In che senso dove?”
“Nelle tue simulazioni o nel mio modello?”
A questo punto Koris si immagina un mini-Bazilla, con barba e corna, che si arrampica sulla Koris-spalla e si mette a saltellare dimenando un forcone.
“Al DAMS! Gli studenti sono approssimativi e si sbagliano sempre! Digli di andare a rincontrollare i suoi conti. O cominci a amputare qualche arto…”
(Nota di colore: si mormorava nei corridoi dell’università di Boulogne che invece Bazilla come relatore fosse un adorabile buontempone, diversissimo dall’iracondo professore che si mostrava in aula)
Tuttavia l’approccio Bazilla funzionava bene quando Koris insegnava. Koris è anche eminentemente affetta dalla sindrome dell’impostore a un livello piuttosto acuto. Koris non se l’è sentita di dire a Santuzzo che era colpa sua.
“Facciamo che rivediamo entrambi tutto e ne parliamo”
Koris ha passato il resto della serata oppressa dal dubbio esistenziale, chiedendosi se si stesse dimenticando parti essenziali della Bethe-Bloch, che in fondo l’esame della Salamella chi minchia se lo ricorda più, che sono troppo vecchia per queste cose. Da lì a naufragare in un mare di inadeguatezza fisica, il passo è stato breve. Ripetere in loop per tutta la notte “i Maiores me lo dicevano che dovevo fare lettere e non fisica”, prego.
Stamttina Santuzzo manda una mail a un’ora in cui solo un dottorato in preda a crisi mistiche può vegliare.
“Avevo fatto un errore in un integrale! Ecco il grafico corretto”
Il grafico corretto aveva dei marker a fiorellini. Se Koris avesse inviato al Replicante un grafico del genere, le andava bene se rispondeva come il sergente maggiore Hartmann. Il mini-Bazilla sulla spalla ha pungolato Koris con il forcone.
“Allora, signorinah, la vogliamo smettere di pistolare coi sensi di colpa? Sono gli studenti che sbagliano. SEMPRE!”
Nel mentre Santuzzo, da cucciolo felice, si è precipitato di nuovo in ufficio da Koris dicendo “facciamo altre millemilioni di simulazioni! Facciamo tutto!”. Koris ha dovuto ridimensionare i suoi sogni di gloria accademica in nome del tempo di calcolo a disposizione. Santuzzo nel mentre si è fatto rassicurare sul “ma secondo te ce la faccio a discutere fra un anno? Ma secondo te mi accettano l’articolo? Ma secondo te il mio relatore mi odia?”. Perché se quattro anni fa ci fosse stato qualcuno a rassicurare PhD-Koris nell’abbandono estivo, forse la storia sarebbe andata diversamente.
Comunque, forse Koris non è emotivamente pronta ad essere assunta nell’aurea sfera dei relatori. Almeno finché non imparerà a dare retta al mini-Bazilla. Ma fra cinque giorni Koris parte, non senza aver instradato Santuzzo su cosa fare durante la sua assenza. Perché in sé il dottorando non è cattivo: il bastardo sei tu che lo abbandoni!

P.S. Post dedicato a Celia, a Sangue di Porco e a tutte le (ormai ex) dottorande-Pokémon che si sono aggirate da queste parti. E anche all’Orso che c’è dentro fino al collo.

P.P.S. Nessun dottorando è stato maltrattato per la stesura di questo post.

Meno sei ma #nonseneesce

Meno sei giorni al campo speleo del Berger. Koris è arrivata al lavoro strisciando sui gomiti e cercando di convincersi che, se avesse tenuto un basso profilo, avrebbe potuto trincearsi in ufficio e passare la giornata a finire il suo modello MCNP. O almeno morire nel tentativo, ma sempre nell’intimità dell’ufficio.
Et ho errato.
Koris era appena arrivata in ufficio e cercava di arginare la sua sindrome dell’impostore scartabellando roba sulla Bethe-Bloch (ciao, laurea con 110 e lode in fisica, ciao), quando è arrivato il Cancelliere Palpatine con quell’espressione. A metà fra il contrito e il disperato, riesce sempre a farti capire che è colpa di quei maledettissimi Jedi che vogliono prendere il controllo della Repubblica, lui non c’entra niente, sta solo chiedendo aiuto. Koris, come Anakin Skywalker, ci casca regolarmente (ma probabilmente non approfitterà del benefit di diventare Darth Koris).

jedi

“Colpa dei Jedi se non ci sono più le mezze stagioni, signora mia”

“C’è da rifare e consegnare entro oggi una versione definitiva del maledetto documento, io non so come fare, ho bisogno che lo faccia tu”
“Va bene, ci provo, faccio una versione e poi la mando in giro”
“No, non mandarla in giro, mandala a me”
“A te e al PiccoloZarDiTutteLeRussie” (aka il Russo Junior che ultimamente si sta allargando un po’ troppo)
“No, è in vacanza, per questo i documenti da correggere spettano a te”
Moto di ira, collera, stizza e tutte quelle robe che conducono al Lato Oscuro. Visto che il PiccoloZarDiTutteLeRussie ieri si è presentato a rompere i cabassisi per quelunque inezia, avrebbe potuto menzionare il dettaglio della sua sparizione. Invece no, ha fatto terra bruciata, ritirandosi in buon ordine senza dire niente. Astuto come una faina. La sa più lunga di una prolunga.
“Per quando vuoi il documento?”
“Fra mezz’ora. Poi ci saranno da corregere dei reviewers. Poi ci sono quei documenti da rivedere in comunicazione coi tipi di Barcellona…”
“Quali tipi di Barcellona?”
“Non hai partecipato al meeting un mese fa?”
“No, nessuno mi ha invitato, il SodomizzatoreDiDrosofile ritiene che io non faccia parte del jet-set”
“Ma porca miseria! Sistema il documento uno, poi vieni da me che vediamo di metterci una pezza”
A suon di pezze qui Koris si fa una coperta patchwork, peccato ci siano seimila gradi.
Meno sei giorni e quel meno sei è stato (ri)conquistato vendendosi l’anima per quello che resta. Se oggi si esce prima di mezzanotte è già qualcosa, che le riunioni alle quattro del pomeriggio sono raramente buon segno.

Paranormal coglionity

Punto della situazione a otto lunghissimissimi giorni dal campo al Gouffre Berger.
Qualche mariuolo si è introdotto nel parcheggio prima e nella macchina di Koris poi per fregarle un paio di occhiali da sole graduati da miope di marca sconosciuta e la penna usb con la musica. Cosa se ne faccia di tali tesori non è dato sapere. Parimenti non è dato sapere come si sia introdotto in macchina, essendo che non c’è segno di infrazione e la macchina è stata trovata chiusa il lunedì mattina. Gradita consulenza da Guglielmo da Baskerville.
Koris ha dovuto rendere Christine per esorbitante numero di chilometri. È stata dunque dotata di Christine II, stessa macchina ma grigia. Tale solenne passaggio di consegne ha comportanto un inevitabile scambio col CCC. Il succo della discussione:

  • Il contratto rinnovabile ma anche no, per la serie “chi ci capisce è bravo”. Riportiamo fedelmente lo scambio:
    “Ma c’è una speranza che il mio contratto a gennaio venga rinnovato, secondo te?”
    “Sicuramente verrà rinnovato! Io ne sono certo!”
    “E allora come funzionerebbe? Con quanto anticipo conviene muoversi per parlare con la controparte?”
    “Ah, non lo so, ma tanto il tuo contratto non può essere rinnovato”
    Se Koris non sta scrivendo questo post dal carcere per omicidio efferato è un puro caso;
  • le ore di straordinario, con annessa sceneggiata (e qui parte in automatico il a un dottor della mia sorte certe scuse, signorina). Perché se Koris fa ore in più l’azienda non ci lucra abbastanza, ma oh, il CCC è dalla tua parte. La proposta di farsele passare come ore di riposo è caduta nel vuoto cosmico perché “sulle tue ore di riposo l’azienda ci paga le tasse, quindi deve pagare il cliente, non si può fare, oh, quanto mi dispiace, battiamoci il petto assieme”. Mancava solo “Hanno ammazzato compare Turiddu“;
  • i chilometri di Christine II non sono comunque sufficienti ad arrivare a fine contratto. Koris ha cercato di negoziare di mettere in servizio la Ya(xa)ris per la metà delle indennità chilometriche che le spettano basta che smettano di romperle i coglioni. Toccato sul portafoglio, il CCC si è illuminato di immenso e ha detto “Ah, sì, certo!”. Poi si è incupito di nuovo e ha esclamato “No, se lo facciamo per te vorrebbero farlo tutti, non si può!”. Ma prima era sì! E ‘mo è no!

Tacciamo per decenza la scena in cui il CCC cerca le chavi di Christine II pur avendole in mano e cerca di rifilare a Koris le chiavi di Christine I. Koris, essendo stronza dentro, ha atteso la fine della pantomima senza dire niente.
Sul lavoro, Koris manca di pazienza e vorrebbe esplodere crani con l’imposizione delle mani. Il Russo sociopatico fa correzioni a un documento di quattro mesi fa. Correzioni inessenziali che fanno venire l’eczema. Nel mentre si cerca una composizione isotopica di un olio di origine aliena, forse. Così le simulazioni restano monche. Koris ha una gran voglia di urlare “io mollo tutto e vado ad allevare vongole!”.
Per la serie “ci sono le Masche“: sono spariti il porta occhiali da vista (no, non era assieme agli occhiali da sole) e il cavetto del lettore MP3. No, non erano in macchina. Il continuum spaziotemporale li ha inghiottiti senza pietà.
Mancano ancora otto fottutissimi giorni al Berger e può succedere di tutto.

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