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Genetica e bricolage

L’Amperodattilo, che risponde anche al soprannome di Volpe Aggiustatutto, ha sempre avuto un gusto abbastanza esigente per il design di interni. E con esigente si intende che segue canoni di bellezza propri all’Amperodattilo, da cui non è ammessa alcuna devianza. Il bello è nell’occhio di chi guarda, ma soprattutto in quelli dell’Amperodattilo.

Anni e anni fa, quando si pagava ancora in lire e il XX secolo era agli sgoccioli, in camera dei Maiores c’era una tappezzeria beige chiaro con dei (probabilmente) mazzolini di fiori. In famiglia si dice che fosse un prezzo da pagare per non sollevare polveroni. Fatto sta che all’Amperodattilo non garbava nemmeno un po’ e non perdeva occasione per mostrare il suo disappunto con “che schifo questa tappezzeria color caghetta!”. Poi, un bel giorno d’estate, ingaggiò baby-Koris e ancora-più-baby-Orso al rutilante prezzo di duemila lire al giorno affinché si armassero di spugne e togliessero di mezzo la maledetta tappezzeria-color-caghetta. Al suo posto la camera fu totalmente ritinteggiata di bianco, momento iniziale di un cosiddetto periodo bianco dell’Amperodattilo, che ancora si fa sentire a distanza di decenni.

Ora, sfruttamento del lavoro minorile a parte, certe esperienze plasmano per sempre la psiche di una bambina. Per il Koris il beige è sempre stato il color caghetta e quindi, sebbene tollerato in rarissimi casi in materia di abbigliamento, da bandire in seacula saeculorum dal design di interni. La tappezzeria anche, della tappezzeria color caghetta nemmeno a parlarne.

Anni prima di incontrare Koris, ‘thieu ha acquistato un appartamento di cui aveva apprezzato i volumi (è un criterio per scegliere gli appartamenti? Noi di Voyager siamo perplessi ma seguitiamo), ma che lasciava alquanto a desiderare in fatto di decorazione. Per dare un’idea, una stanza aveva la moquette marrone e una tappezzeria arancione: un disagio cromatico tale che potrebbe essere difficilmente concepito nelle casette trash dei Sims, ancora meno nella vita reale. Erano gli anni settanta-ottanta, che forse non è una scusa per i discuti discutibili, ma una giustificazione per l’abuso di LSD. Nascosta nella moquette, con ogni probabilità.

Ora, Koris non ha mai conosciuto (per sua fortuna) la stanza moquettata marrone e tappezzata arancione, anche perché questa cosa avrebbe potuto pregiudicare il suo rapporto con ‘thieu. Ha conosciuto le porte color caghetta, che ancora resistono. I primi tempi Koris era restia a imporre modifiche, anche perché veniva rimpallata con “un giorno me ne occupo”. Poi qualcosa di più forte di lei ha preso il sopravvento e qualche tempo fa si è messa a sverniciare porte.

Oggi, colta da fulmineo odio per qualunque chiambrana di porta osasse mostrare ancora un color caghetta, si è messa a ridipingere tutto quanto le passasse sotto mano. Questo solo perché le porte vanno prima sverniciate, scoprendo strati geologici di orrori, ed è un lavoro usurante impossibile da portare a termine la domenica pomeriggio. E che colore ha usato Koris per disfarsi del beige caghetta? Il bianco.

I casi sono due: o invecchiando sta diventando come l’Amperodattilo, oppure la genetica di Volpe Aggiustatutto continua a prendere il sopravvento.

E ancora non è iniziato il grande complotto per la cucina…

Fuori allenamento

Koris comincia a sospettare che ex-Capo Palpatine, l’Azienda maledetta e tutta quest’altra gente in verità avessero ragione a opporsi a vacanze troppo lunghe. Non tanto per questioni di tenere la piazza o simili, quanto perché poi uno si adagia nelle mollezze dei frizzi e dei lazzi quotidiani. In poche parole, cazzeggia troppo. E perde la routine quotidiana.

Con due scandalose settimane di ferie, queste sono state le vacanze più lunghe dall’ultimo anno del liceo. Per la precisione, le vacanze più lunghe e senza troppe preoccupazioni, perché sarai anche in vacanza quando sei all’università, ma sei perseguitato h24 dall’esame di algebra&geometria/analisi 2/fisica statistica/quantistica/nucleare/Bazilla mannaro. I libri sempre in agguato guastano un po’ la festa, ecco.

Il problema delle due settimane di ferie filate (per quanto necessarie, si ricorda sempre al pubblico non-pagante che Koris fra un contratto e l’altro ha fatto circa un pomeriggio di pausa) è la ripresa. Che uno si abitua a svegliarsi alle otto. Che quando si sente la sveglia alle 6:15 pensa a un bombardamento aereo o una catastrofe naturale. Che per fare colazione-vestirsi-lavarsi in un quindici minuti secchi ci vuole allenamento e due settimane di pausa sono deleterie.

E l’acido lattico, certo. Koris stasera ha l’acido lattico nel cervello, dopo una settimana nemmeno troppo carica. C’è da dire che, per ora, su Neutronland nessuno ha mostrato segni di scompenso psicologico pesante stile Neutroni Porcelloni, nonostante:

  • il tecnico fricchettone che si è visto recapitare una fattura di seicento euri di luce per la casa di campagna ove non va quasi mai. Essendo la casa in Italia, si è avvalso dei Koris-servizi da interprete. Non è una storia come quella delle poste, ma quasi.
  • il Capo che dice a Koris “per lo spettrometro gamma, c’è sicuramente qualcosa, da qualche parte, in uno stato incognito. Però sappiamo che c’è”, perché le certezze sono importanti.
  • la CapaMoglieDelCapo che non trova posto nell’albergo designato da una conferenza e decide che se non la vogliono non la meritano, quindi si prenota una stanza in un hotel quattro stelle.
  • varie ed eventuali, come il proxy di rete che si suicida a Parigi e per effetto farfalla internet non va a Neutronland.

Visto l’addensarsi del Koris-calendario, tocca riprendere il ritmo al più presto. Resta comunque rimarcabile come, almeno per il momento, la quotidianità sia ritornata qualcosa di affrontabile e sia più un girone infernale con annesse torture come l’anno scorso.

P.S. Koris vorrebbe scrivere un racconto per partecipare a un concorso, ma le speranze che ce la faccia per fine gennaio sono scarsine.

Ehi, ti ricordi di te?

Titolo copiato di bruttissima maniera da Celia che è una saggia donna.

C’era una volta, un sacco di tempo fa che era il 2016, in cui una giovane Koris-speleologa si era accorda di non saper fare più nulla. O meglio, di aver dimenticato tutto quello che aveva imparato nell’anno precedente, quando era passata da animale di superficie a “ehi, ma questa c’è nata sottoterra?”. Si è trattato di una sorta di consapevolezza che è passata per vari punti molto bassi, fra cui aver paura di tutto, compresa la propria ombra. Non si è nemmeno bene capito come sia successo, però è successo.

Uno dei punti assai bassi di questa parabola discendente è stata la prima volta nelle Causses. Le cose sono andate uno schifo diversamente bene e a Koris è rimasto per sempre il dente avvelenato per questi luoghi, redenti solo dalla presenza di formaggi puzzoni in ogni possibile manifestazione. La non-discesa all’aven de Hures ha aggiunto un’altra tacca, Les 4 Vents un’altra, La Barelle un’altra ancora e il Coutal non era riuscito a metterci una pezza in quanto orizzontale e le orizzontali sono facile (cazzate, Koris, le orizzontali sono mefitiche). Ah, anche la mancata sveglia per la Clujade sembrava voler avvalorare l’ipotesi della maledizione delle Causses. Insomma, fallimenti speleo e consolazioni casearie, solo che Koris temeva che prima o poi il resto del gruppo, ‘thieu compreso, l’avrebbero lasciata a casa.

Poi le cose hanno iniziato ad andare (un po’) meglio, piano piano. Così piano e così avanti e indietro che pareva di essere sempre allo stesso punto, complice una non facilissima situazione psicofisica (grazie Neutroni Porcelloni per questo attentato alla sanità mentale). Non nelle Causses, ma altrove le cose cominciavano a funzionare un po’. Poi c’è stato lo speleo st(r)age e Koris forse ha capito delle cose, o forse le sta ancora capendo.

Fatto sta che oggi, alba del 2020, Koris ha armato la sua prima verticale nelle Causses. Che sì, non era impressionante. E sì, c’era tutto il necessario per mettere moschettoni, corde e ammennicoli vari, senza cercare troppo. E sì, la verticale più grande faceva solo 23 metri.

Però ecco, per la prima volta dopo anni secoli millennimême pas peur. È stato sufficiente mettersi comodi nell’imbrago, dimenticare la paura e il culo nel vuoto e tendere le mani. E andare, scendere e risalire il Drigas con un sacco di svariati chili attaccato alle chiappe. Che -120 non sarà molto, certo. Ma è la prima volta che una verticale nelle Causses non causa a Koris scompensi, panico, voglia di essere altrove o quanto meno di mollare l’armo a qualcun altro. Koris era lì dove voleva essere e aveva tutto il diritto di esserci.

All’uscita, sotto un cielo grigio e tre umidissimi gradi, una Koris assai incredula ha sentito una vocina che diceva “Ehi, ti ricordi di te?”. Perché è stata la prima volta, dopo tantissimo tempo, che non ha mai dovuto ripetersi “va tutto bene, non può succedere niente, non chiedere aiuto, non guardare in basso”. Come se fosse stata la Koris munita di sicumera del 2016, prima dell’imbrago maledetto del Thipau, prima dell’incidente della tipa del CAF, prima di tutta la sequenza di mini-sfighe speleo.

In effetti, a dirla tutta, ‘thieu lo aveva detto subito a Koris-principiante: “ora impari tutto e ti sembra di fare passi da gigante, ma ci sarà un momento di stallo. Forse persino un momento di regressione. Può durare molto, può durare poco. Ma con un po’ di accanimento se ne esce. E dopo… beh, dopo sarai un razzo”. Ora, Koris non sa se è diventata un razzo oppure se oggi era particolarmente di buon umore. Ma tant’è, godiamoci il buono quando arriva.

KorisSpeleo

I have il culo nel vuoto and I like it

Storie postali

Koris pensava che un titolo del genere poteva essere dedicato ai pacchetti mandati in giro prima di Natale, diretti in svariate direzioni del globo, con pochissima serietà al loro interno. Ma con grande sorpresa, i pacchetti sono giunti tutti a destinazione in tempo, persino quelli fragili sono arrivati integri. Magie natalizie che scaldano il cuore e ti danno fiducia nell’umanità per un quarto d’ora.

Questa storia ha invece per protagonisti Koris e U Babbu, più le poste nelle loro velleità bancarie. Sedetevi che sarà lunga e complicata.

Sono stati trovati alcuni buoni fruttiferi risalenti al secolo scorso e intestati in parte a Koris, in parte a U Babbu. Questi buoni fruttiferi fanno parte di una lunga e tortuosa storia familiare di cui non discetteremo perché appunto troppo lunga e tortuosa. Fatto sta che i buoni scadono, le poste tomo tomo cacchio cacchio se li sarebbero anche tenuti, ma l’Amperodattilo li ha trovati in un cassetto e con le poste nessuna pietà. A quanto ammontino addì fine 2019 non è dato saperlo, si sa solo che l’importo iniziale era di cento mila lire (cinquanta euri, una cena fuori al cinese all you can eat o in pizzeria se non prendi il dolce). Ma tant’è, era ormai una questione di principio.

Nota di colore: tali buoni possono essere ritirati solo all’ufficio postale Merdopoli 1, che non sono le poste centrali, relegato in un antro del mercato civico e semi-sommerso dalle cacche dei piccioni. Seconda nota di colore: l’ufficio postale è aperto solo di mattina.

Da lontano la cosa pareva se non semplice, almeno fattibile. Si fanno i documenti per la successione (trentadue euri di marche da bollo, inestimabile tempo di code in comune per gli atti notori), si prova che U Babbu è l’erede universale, Koris firma quello che deve firmare, si ritira il cash al netto delle tasse di successione e poi ci si va a mangiare una pizza, integrando quello che manca.

Facile, no? No.

Non è che Koris nei suoi rari transiti merdopolesi smani dalla voglia di buttare tempo in coda alle poste, ma ha deciso di fare questo sacrificio il 24 mattina. L’ufficio postale era aperto, non si vedevano intoppi di sorta. Assieme a U Babbu si è mossa verso l’orario di apertura pronta ad apporre le firme necessarie e a tornare al suo stampo furbo con cui sfornare torte.

Ovviamente il tentativo di anticipo è stato inutile, i diversamente giovani aficionados della posta erano già lì in pole position. Allo sportello un’unica impiegata. Koris ha erroneamente pensato che ne fosse arrivata una seconda, ma la tipa in questione ha spazzato il suolo, vuotato i cestini della spazzatura e se n’è andata.

Dopo telegrammi e prelievi al banco (che il bancomat esiste solo da una trentina d’anni, la gente deve ancora abituarsi), è venuto il turno di Koris e U Babbu.

“Senta, sappiamo che le daremo un dispiacere, ma dovremmo ritirare questi buoni…”
“Non posso farlo”
“Come, scusi?”
“Sì, è una procedura lunga e io sono sola ed è la vigilia di natale…”
“Vabbè, ma la posta è aperta, dovreste erogare il servizio”
“No, sono da sola e c’ho il pubblico, non posso passare tutto il tempo con voi, è la vigilia di Natale”
“Senta, mia figlia viene dall’estero, è venuta apposta, non è che può prendersi una settimana di ferie per venire in posta qui.”
“Ma sono da sola…”
“Abbia pazienza, ma i problemi di gestione del personale della posta non ci riguardano!”

U Babbu di solito non alza mai la voce, sentirlo dire certe cose è sempre uno shock. Forse anche per l’impiegata.

“Ma è una successione, è lunga…”
“Abbiamo gli atti notori, abbiamo tutto”
“Vabbè, posso proporvi questo: mi lasciate i documenti, faccio una fotocopia delle carte di identità, se ho tempo mi studio la cosa fra un cliente e l’altro e tornate in orario di chiusura, vorrà dire che finirò più tardi”
“Basta che finiamo…”
“Beh, se finiamo alle tre del pomeriggio pazienza”

Koris e U Babbu se ne sono andati con la promessa di tornare verso la chiusura, mentre discettavano fra loro di quanti secoli fossero necessari per recuperare dei soldi che spettavano di diritto. Koris, detta anche la iettatrice, ha ipotizzato che non sarebbe finita così facilmente.

E infatti.

Puntuali come gli accolli, Koris e U Babbu si sono presentati alle poste in chiusura, ma ancora affollate della popolazione tipica da poste. Allo sportello la stessa tipa.

“Eccoci, siamo venuti come detto da lei.”
“Sì, lo so, ma ora non ho più la linea”
“… cioè in che senso?”
“Il computer non va.”
Koris, in uno slancio di metà scazzo, metà altruismo, si offre.
“Senta, io ci capisco di computer, se vuole ci do un’occhiata…”
“No, no, mi hanno tolto la linea dalle poste centrali, non posso più fare nulla.”
“Ma scusi, siamo a mezz’ora prima dell’orario di chiusura!”
“Eh, ma è il 24 dicembre, ce la hanno tolta un po’ prima…”
“Sì, ma noi non possiamo continuare a venire a caso sperando che voi abbiate la linea e che ci sia abbastanza personale”
“Ah, ma tanto i soldi mica ve li diamo subito”
“… sarebbe a dire?”
“Ora apriamo la successione, poi andrà allo sportello dodici cassa quindici caveau diciassette, vediamo se danno l’accordo e poi potete disporre dei soldi, una volta prelevate le tasse di successione.”
“E quando sarebbe?”
“Non le so dire in alcun modo”
“Sì, ma Koris non può prendere ferie così da un giorno all’altro sperando che vada tutto bene.”

Koris, forte della sua cittadinanza francese in fieri, ha avuto un’idea.
“Senta, ma non posso fare una delega a U Babbu? Un’attestazione sull’onore, scrivo che gli do il potere di firmare per me, con lo scan della carta d’identità e…”
L’impiegata si è messa a ridere.
“Deve farla convalidare da un notaio, viene a costarle di più dei soldi che deve ritirare. Qui mica siamo in Francia, eh!”
“Vabbè, ma allora come diamine facciamo?”
L’impiegata si è sincerata che l’ufficio fosse abbastanza deserto.
“Beh, è suo padre, no? Parto dal principio che siate d’accordo sul ritirare i buoni, quindi basta che falsifichi la sua firma.”
Ah. Ecco. No, raga, tutto apposto, scusate.
“E comunque c’è un problema con gli atti notori”
“ANCORA?!”
“Il comune non li ha fatti correttamente, devono essere rifatti”
“Ma sono 32 euri!”
“Beh, io non posso sapere se la moglie del deceduto rinuncia all’eredità, non c’è scritto”
“La moglie del deceduto è deceduta e noi siamo a corto di medium”
“Vabbè, facciamo che scriviamo sull’atto, tanto non ci guarda nessuno”

Koris è talmente francese che ancora si stupisce per queste cose. Appuntamento per questa valanga di falsi al 27 dicembre per avviare la pratica.

U Babbu si è presentato in posta il 27 per scoprire che no, la pratica non può essere avviata. Perché è stato trovato un libretto postale con ben OTTANTANOVE CENTESIMI, intonso dal 2001, che per qualche assurda ragione blocca tutto. Ora si sta cercando di annullarlo in extremis, nessuno sa bene cosa fare, l’impiegata delle maledette poste di Merdopoli 1 ha scritto alla sede centrale di Trieste per sapere cosa fare. Si aspetta una risposta, se mai risposta ci sarà. Restate con noi e (forse) scoprire il seguito.

A non-conclusione della vicenda, vi lasciamo un consiglio: se volete lasciare dei soldi in eredità, siate astuti e fate come la nonna di ‘thieu, lasciate dei lingotti d’oro.

Troppi sotto un tetto

Casa Koris, ovvero casa dei Maiores, è stata ideata e collaudata per quattro persone. Con la perdita dell’allenamento a quattro, spesso con tutti i membri della famiglia presenti ci si litigano gli spazi, per non parlare dei cessi e delle superfici piatte su cui poggiare i pc.

Ma alla famiglia Koris piacciono le sfide ai limiti del disagio e quest’anno per ben 24 ore, la casa che secondo l’Amperodattilo dovrebbe espandersi dal vicino, sono stati sotto lo stesso tetto in sei. I due intrusi sono ‘thieu e la Orso-ragazza Umbra.

Koris ha ceduto il suo letto all’Umbra, quindi si è stanziata nello studio di U Babbu, tramite materasso gonfiabile che occupa un buon 80% dello spazio disponibile. Vista la differenza di peso fra i due occupanti, le notti sono particolarmente interessanti.

Si è inoltre scoperto che il pranzo di natale tipo proposto dall’Amperodattilo è un esempio tipo dell’opulenza anni ’90. Ciò nonostante è sempre in grado di mettere KO Orso e con lui quest’anno anche ‘thieu, abbattuto da un doppio colpo di pasta al forno carpiata. In compenso ha scoperto l’insalata russa (lo abbiamo già detto opulenza anni ’90?) e ha proclamato che forse non può più farne a meno, anche se l’onomastica francese resta controversa.

Orso pianifica futuri da Rockfeller, talvolta sviene sul divano, talvolta esce.

Koris e U Babbu hanno vissuto un’avventura postale che meriterà un post a sé perché troppo surreale per essere vera.

La sera di Natale l’Amperodattilo ha deciso che era il miglior momento per esplorare i canali del mega-televisore oltre il numero 500. Ha così portato alla ribalta:

  • un talent show rumeno che assomiglia a X-factor, chiamato “Vedeta Populara” (ci sono le puntata su youtube, se vi interessa), le cui sceneggiature devono essere state acquistate da certi programmi Mediaset anni ’80;
  • una fiction portoghese intitolata “Topissima”;
  • un medical drama russo, quasi privo di dialoghi, in cui una tizia svenuta si fa palpeggiare da un medico, quindi lo stende con un calcio mentre due tizi osservano tutto con telecamere nascoste. “Gli occhi del cuore” in salsa moscovita;
  • canali di predicatori americani, spesso con sottotitoli;
  • TelePadrePio;
  • canali pornazzi che non hanno retto la concorrenza con l’internet,

Per cercare di sopravvivere ai trigliceridi in eccesso, Koris e ‘thieu cercano di andare a camminare sui rilievi, quando non si perdono per mancanza di segnavia, che si sa che i Liguri sono tirchi risparmiosi. Comunque un panino alla coppa di fronte a Castelvecchio di Rocca Barbena è un buon modo per risolvere il pranzo del 26. In vista del solitario capodanno nel nulla cosmico di Les Vignes.

Nel mentre l’Amperodattilo lamenta di aver perso i gamberi surgelati. Restate con noi per scoprirlo.

Stanchezze di fine anno

Oggi Koris compie 33 anni e pare che la vecchiaia si faccia sentire, visto che ha l’energia di un verme piatto e la prontezza cerebrale di una spugna. Deve essere il suo fancazzismo applicato, visto che non è che faccia granché. A parte le infinite ore di misure con le pallozze di Bonner ieri, con le relative salite e discese delle scale della hall di irradiazione, in pratica palestra inclusa nel contratto di lavoro. Ma non è che Koris lavori da tanto tempo, poi, quest’anno in fondo ha fatto solo due mesi…
Un secondo. Macchine indietro. Rewind (ecco, i trent’anni passati si vedono tutti in una sola parola). Col cazzo che Koris ha lavorato solo due mesi. Cioè, due mesi a Neutronland, quello sì. Ma c’è stato un prima. Un corposo prima tutt’altro che facile.
Koris ha inziato quest’anno, il suo terzo di presenza fra i Neutroni Porcelloni, colma di disillusione e sempre più rassegnata a non riuscire mai più ad uscire da lì, se non quando la sua utilità sarebbe finita e Koris sarebbe stata messa da parte senza pensarci due volte. Una situazione non proprio felice, nonostante i tentativi di fotteseghismo applicato e fallito. La mail segretissima del capo di Neutronland la ha trovata in questo stato. Diciamo pure che è stata un’ancora di salvezza, una ragione per stringere i denti e non lasciarsi andare alle Erinni che erano già lì pronte a prendere Koris e a portarsela via.
È stato un anno di coordinazione complicata, fra il contratto Neutroni Porcelloni vs azienda e le manovre segrete per cercare di andarsene. E quando a febbraio la speranza di andarsene a Neutronland sembrava definitivamente tramontata, Koris non ci ha più creduto, con tutta la
disillusione del caso. Solo che ex-Capo Palpatine e l’ex-MegaCapo non hanno voluto capire la disillusione, perché c’era sempre e solo da lavorare, sempre in ritardo, sempre troppo poco. E la disillusione non si cura con carichi di lavoro abnormi, al massimo si trasforma in
disperazione.
È stato necessario attendere fine maggio, quando ormai nessuno sperava più in niente, perché il capo di Neutronland si rifacesse vivo dicendo “ok, abbiamo i soldi, possiamo prenderti!”. Da allora è iniziata una sorta di ottovolante emotivo con vette molto alte e gole molto basse
perché finché non era detta l’ultima parola, Koris non voleva crederci. E non voleva che ex-Capo Palpatine sapesse qualcosa. Nel mentre colloqui con le risorse umane, dossier da costruire, documenti che non arrivavano, in sottofondo gli scleri di Neutroni Porcelloni da
gestire. Il giorno i cui Koris ha affidato alle poste la sua lettera di dimissioni è stata una vera liberazione.
Ah, vogliamo metterci dentro anche le scartoffie e il colloquio a sorpresa per la cittadinanza francese? Mettiamocelo.
I novanta fottuti giorni di preavviso sono passati fra il farsi scivolare addosso tutte le frecciatine per il voltagabbana, far capire a ex-Capo Palpatine che Koris se ne sarebbe andata davvero, cercare di non farsi fregare dall’azienda perché in cauda venenum,
crisi mistiche nel cuore della notte perché lasciare un posto
indeterminato per un contratto a termine… beh, non è proprio facilissimo, con l’inconscio che sussurra “sta a fà ‘na cazzata”.
L’arrivo su Neutronland e il tutto nuovo ha ridato a Koris un po’ di energia e un discreto entusiasmo, nonostante la gigantesca sindrome dell’impostore. Sono stati due mesi così intensi che, da una parte, sembrano molto più tempo, come se fra le scartoffie di Neutroni Porcelloni ed ora ci fossero eoni. Però le energie cominciano a latitare, in questa settimana pre-natalizia.
Quindi sì, sarà di certo lo scoccare dei 33 anni a mettere il carico nel bagaglio di stanchezza che Koris si trascina dietro. Però il 2019, dal punto di vista emotivo, non è stato un anno di tutto riposo, anche se si conclude molto meglio di come fosse iniziato.

St(r)age speleo

Giorni fa Koris ha commesso l’esiziale errore di iscriversi a uno stage di speleologia nel vicino dipartimento del Vaucluse, dove gli speleologi sono gente seria e agli stage ti spaccano le reni. Il secondo errore esiziale è stato dirlo a ‘thieu. È quindi cominciato un tira e molla infinito a base di “non vado”, “la logisitica è complicata”, “ci devo andare da sola e non so guidare”, “mi hanno messo in un gruppo di livello smodato, muoio” da una parte e un più monotono “ma no, vai, puoi solo imparare cose” dall’altra. Poi Koris ha notato che fra le iscritte c’era la sua QuasiOmonima nonché angelo custode e si è decisa ad andare. Certa che sarebbe finita malissimo.

All’andata in auto c’era solo da andare fieri di se stessi. In compagnia di Barbero che dall’autoradio parlava di banchieri, Koris ha superato indenne le strade buie nel mezzo del nulla del Luberon, ha fatto la spesa per il suo sostentamento minimo a Apt ed è arrivata in anticipo sulla tabella di marcia ai quattro gloriosi gradi del plateau di Albion. Ha persino trovato parcheggio senza a) frantumare la macchina arancione di ‘thieu b) dover percorrere sedici chilometri a piedi.

All’ostello è stata accolta dalla speleologa in capo, soprannominata LaCamionista, una donna dall’aspetto di una massaia e dal piglio di un generale prussiano di pessimo umore. Koris era l’una allieva presente, ciò nonostante è stata messa d’ufficio a preparare la non-meglio-identificata-zuppa per l’indomani assieme agli altri speleo-capi. A sentirli parlare fra loro di gente che si frantuma piedi a -400 uscendo con le proprie forze, bivacchi in Laos e pozzi senza fondo risaliti a mani nude, Koris era sempre più certa che non sarebbe sopravvissuta o, nel migliore dei casi, avrebbe fatto una figura di cacca. Ciò ha generato una notte quasi insonne in un unico castello occupato in una camerata da sei che ricordava molto Full Metal Jacket.

L’indomani sono arrivate anche le altre speleo allieve, in maggioranza donne, cosa quasi mai vista prima, ora prendiamo gli speleologi maschi in minoranza e li facciamo pisciare seduti. Dopo colazione, LaCamionista ha annunciato che si sarebbe presa cura dei tre bimbetti presenti (non per mangiarli, strano), mentre gli altri avrebbero pescato a caso la grotta in cui avrebbero armato pozzi fino alle sei di sera e cazzi loro se non uscivano in tempo.

Koris, in una perfetta imitazione di Harry Potter allo Smistamento, ha scelto il suo bigliettino ripetendo fra sé e sé “non Autrans, per piacere, non Autrans, non Autrans!”. Perché Autrans ha i pozzi grossi e cattivi e anche se sono facili da armare no, proprio no, non è cosa.

Koris ha aperto il suo biglietto.
“Bourinet”
Ah, pfiu, allora scialla, tuttapposto. Per altro anche la QuasiOmonima aveva tirato lo stesso, quindi squadra femmina, supervisore zen e uscita in scioltezza. Illuse.

Dopo aver girato come la merda nei tubi non poco per trovare la grotta, perché la descrizione era vecchia di sei secoli, il Bourinet ha accolto i tre con un orifizio di una larghezza alquanto relativa. Boh, magari si sarebbe allargato dopo (spoiler: no). La QuasiOmonima ha iniziato ad armare, Koris-fancazzista si è detta che forse, se la tiravano per le lunghe, non avrebbe finito il sacco di corda in tempo e Koris non avrebbe dovuto scendere su corde armate da se medesima.

“No, no, tanto ci si può scambiare, fate un pozzo per una e vi scambiate il sacco”

“Poteva andare peggio, poteva essere largo” si è ripetuta Koris mentre faceva contorsioni sulla calcite per passare e spremendosi le meningi per piazzare cinghie, fix, moshettoni e quant’altro nel poco che offriva la grotta. Arrivata a uno slargo (molto relativo), KorisBuonOcchio si è resa conto che dopo una strettoia c’era un pozzo più largo. Ha quindi atteso l’arrivo del supervisore con un sorrisone da chi stava per rifilare un bidone.

“Che fai qui?”
“Aspetto la QuasiOmonima per darle il sacco e passare davanti”
“No, no, vai pure.”
“Ma poi si annoia…”
“Vai avanti”
“Maaaaa…”
“Vai, su!”

Koris non si sbagliava, c’era effettivamente un pozzo più largo del resto. Con un’eventuale continuazione attraversando il pozzo volando, ma Koris non ci ha voluto credere. Con molti sforzi di volontà, molta persuasione da parte del supervisore e molte maledizioni a ‘thieu in quanto assente (a cosa serve avere un principe azzurro se non viene nel momento del bisogno, signora mia, che tempi!), Koris è riuscita ad armare il pozzo e a scendere. Scesi dieci metri, qualcosa non quadrava, niente era evidente, il pozzo non suonava giusto.

“Non lo so, ho come l’impressione di non essere nel posto giusto…”
“Infatti, ti ho lasciato scendere perché era pedagogico”
“Ah”
“Infatti il pozzo è da attraversare”
“Merda!”
“Hai già armato un corrimano aereo?”
“No, me ne sono sempre ben guardata”
“Ah, vabbè, sarà la prima volta, allora”

Koris non vuole sapere come ha fatto. Però ha fatto. Al netto del terrore, ma ha fatto. Era abbastanza affamata (“facciamo come se fossimo in esplorazione, niente pausa pic-nic e mangiucchiamo ogni tanto”) e fiera di se stessa quando le è piovuto un pezzo di silice su una spalla, dall’alto del pozzo. Che ha preso l’imbrago e la parte più imbottita della tuta, quindi non ha fatto danni. Solo non è proprio da inserire nella top ten degli speleo-momenti.

Il disarmo e l’uscita si sono risolti con una collezioni di lividi nei passaggi diversamente larghi del Bourinet. C’è stata anche un’esercitazione di salvataggio su corda, quell’esercizio un po’ porno di cui tutti gli speleologi passano momenti di intimità a gambe annodate. All’uscita il supervisore ha commentato.

“Si vede che sei abituata ad uscire con gente più esperta di te. Però sai fare, ora è il tuo turno di passare davanti”

Koris in effetti si è resa conto che quando c’è ‘thieu sta così bene nella sua confort zone di capricci, quindi che vada davanti lui. Però forse è il momento di smettere.

All’ostello una truppa di speleologi affamati ha spazzolato una quantità immensa di patatine, salame, salatini e qualunque cosa potesse fungere da aperitivo per accompagnare la birra (tranne tre individue di cui non faremo nomi che hanno cercato di sbronzarsi a succo di mela). Poi LaCamionista è arrivata a portare in tavola la zuppa, un calderone in cui galleggiavano pezzi di carne di dubbia provenienza, carote, porri, sedano, farro e verdure che erano capitate lì per caso. La carne non proveniva dagli speleo-bimbi, si tiene a sottolineare.

La serata doveva concludersi con un briefing tecnico, invece si è conclusa con un sacco di gente che è andata a tirare fuori dal pantano la macchina di quelli che erano finiti a Autrans. Altro fatto degno di nota, lo SmartPhogn di Koris ha lasciato le sue sofferenze terrene, nonostante non sia stato maltrattato dalle strettoie del Bourinet. Ciò ha generato un sacco di disagio logistico. A palate.

Segue notte altrettanto poco sonnolenta perché la camerata riempita si era trasformata in una stalla e, incredibile ma vero, anche le ragazze russano.

L’indomani Koris era abbastanza convinta che sarebbe andata a godersi in sole facendo esercizio di corda in falesia. Altro grossolano errore.

“Koris, QuasiOmonima, voi andate sottoterra al Jackie”

E vabbè, che sarà mai una grotta di più? Questa volta il supervisore è un aitante professore di ginnastica part time, che per metà anno insegna ginnastica e l’altra metà sparisce in posti esotici come la Colombia. Koris, hai sbagliato tutto nella vita. E stai per sbagliare ancora.

Koris si era fatta la riflessione che i pozzi brutti&cattivi stanno di solito più in basso, quindi se armava i primi pozzi non c’era alcuno stress, tutto liscio e filiamo a casa tranquilli. Certo, come no.

Il primo pozzo è in effetti andato secondo i pieni. E anche il secondo sembrava andare secondo i piani, finché Koris non ci ha messo il culo dentro: due chiodi e 24 metri di vuoto sotto le chiappe. La configurazione ideale per correre da ‘thieu e dirgli di salvarla. Solo che errore 404: ‘thieu not found.

“C’è un pozzo enorme!”
“Uh, sì, proprio insondabile!”
“Ma io non so fare…”
“Ma sì che sai fare. Inizia col metterti comoda e non far strisciare troppo la corda, poi ti dico perché.”

C’è voluto del tempo e coraggio, una secchiata di coraggio. Però è andata anche questa. Una demolizione della confort zone in piena regola. Koris è arrivata al fondo del pozzo in preda alla ridarella isterica, che una roba così non l’aveva mai fatta.

“Ora te lo posso dire: la corda era una otto millimetri”

Ecco, armare un pozzo da sola da 24 metri di vuoto su uno spaghetto non aveva mai pensato di farlo. Fai te la vita.

Il resto del Jackie, dopo il momento di intensa emozione, è passato senza inghippi. Armo veloce, supervisori che pisciano nei pozzi, disarmo rapido e via veloci di ritorno in ostello ad occupare la lavatrice per lavare le corde. Che poi arrivano gli altri e ti fanno lavare la roba nella bacinella enorme, nonché ex abbeveratoio per le mucche. Bella la vita dello speleologo.

Koris, fiera di sé e piena di buone intenzioni, alle 17 ha salutato tutti per tornare in quel di Marseille. Era convinta che sarebbe stato un rientro facile, basta fare la strada al contrario e ascoltare Barbero (sì, Koris si era portata la scorta). Ma non aveva fatto i conti col GPS, che ci teneva proprio a farle visitare i villaggi di Simiane La Rotonde, Oppedette e altri posti campagnoli che quando Koris è sbarcata ad Apt le sembrava di essere arrivata a New York e, quando ha raggiunto l’autostrada a Pertuis, voleva baciare la terra. E la sera aveva male a muscoli che non sapeva di possedere. Senza contare i lividi.

Però, se tutto ciò ha instillato in Koris un dubbio di sicurezza di sé, forse è stato un vero stage utile. Devastante, ma utile, se Koris trova il coraggio di passare davanti.

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