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N’importe quoi

Ah, sono passati dieci giorni dall’ultimo post? Come passa il tempo quando NON ci si diverte. Cioè, in verità no, Koris è abbastanza convinta che la relatività ci abbia messo lo zampino e si diverta a dilatare le ore passate al lavoro, per restringere quelle devolute al tempo libero. Le settimane ormai sono composte da millemila giorni tutti uguali, l’unica differenza è che alcuni giorni si lavora senza reggitett… ahem, in smartuorchi, altri si familiarizza con gli acari dell’ufficio. Smartuorchi per altro dovrebbe terminare questa settimana, forse. Poi non si sa niente, Capo Giuseppi tace, l’altissima gerarchia tace, l’unico in possesso di tale segreto deve essere il sacrosantissimo stocazzo. Perché l’organizzazione è tutto.

Koris ha capito di questi attinidi bizzarri che fanno n’importe quoi importa soltanto a lei. Sta quindi cercando di imparare l’arte di fottersene, o meglio, del va bene così se va bene agli altri. Non è facilissimo ma qui bisogna salvaguardare la sanità mentale di qui all’agognato mese di marzo. Che sappiamo quanto può sia poco gradevole essere trasportati nel vortice del dover fare non meglio determinate tuttecose, sappiamo cosa si trova nell’occhio del ciclone e non è proprio la pace auspicabile. Quindi a un certo punto tocca cercare di salvarsi l’anima e la sanità mentale.

In compenso, nonostante tutto, Koris è riuscita a mettere a profitto il suo incauto investimento, in barba al riscaldamento climatico: gli sci da fondo. I primi sci che Koris compra con i suoi soldi, quindi si poteva scommettere che non sarebbe più nevicato per i successivi ottocento anni. Sia chiaro, Koris continua ad essere una schiappa senza tecnica che si ritrova senza fiato ogni cento metri, ma almeno adesso è (ancora più) motivata ad andare per ammortizzare l’investimento.

Varie ed eventuali: c’è una nuova campagna di gioco di ruolo che sta per partire e una maga dei venti con l’hobby per la necromanzia che non vede l’ora di fare danni. Nel cervello di Koris si è formata una strana idea per una campagna di “Call of Cthulhu” in Vaticano, ma bisognerebbe saper fare il master per lanciarsi davvero, anche se Iset sarebbe fomentatissima per giocare. I concorsi letterari che Koris aveva adocchiato probabilmente passeranno in cavalleria perché non c’è né il tempo né la voglia di correggere i racconti da mandare. Del romanzo non si hanno più notizie, a questo punto toccherà mettersi il cuore in pace e prendere decisioni poco piacevoli. Vabbè, fa parte della vita anche quello.

Forse si potrebbero scrivere tante cose più o meno trascurabili, ma sarà il caso di andare a fare una lavatrice, piuttosto.

Lavatrici mistiche pronte ad apparire in sogno

Urlare nei gomitoli

E non solo perché oggi è l’otto di gennaio. Urlare nei gomitoli potrebbe essere una valida valvola di sfogo a sedersi per terra e piangere come un treenne a cui è stato rubato il ciuccio. Le ragioni ci sono tutte e anche se non ci fossero arriverebbero presto.

‘thieu ha avuto la folle idea di voler abbassare la cappa in cucina. Chiariamoci, l’idea in sé non sarebbe folle, non fosse che s’è capito che la cucina va guardata da lontano senza andare troppo nei dettagli, altrimenti si scoprono miserie. Ad esempio, la cappa era stata intonacata assieme al muro, non era stato tolto il cellophane dentro, non era stata fissata con le apposite viti ma con della colla merdosa e, dulcis in fundo, il muro dietro alla cappa non è stato né dipinto né intonacato. Siamo al livello superiore del “nascondere la polvere sotto al tappeto”. Koris è abbattutissima perché deve rifare l’intonaco prima che sia rimessa la cappa e non è che il lavoro sia stato fatto da Peppino l’usuraio in pensione, che a tempo perso fa il muratore in nero. Sta minchia di cucina è stata fatta da un’azienda seguita da un architetto e ci si ritrova comunque a dover rifare cose. Abbattimento generico.

La ripresa lavorativa è una pestilenza, nel senso letterale del termine. Le norme anti-coviddi sono complicate, imperscrutabili, interpretabili, più generiche del sistema della pila di una partita di Magic: The Gathering con mazzi blu primi anni 2000: se gioco l’istantaneo “droplets” sulla stregoneria “mascherina di stoffa” ha effetto prima o dopo dell’incantesimo “vaccino booster”, sapendo la creatura “coviddi” ha attacco improvviso e attacca senza TAPPare? (Scusate, nerdaggini di un’altra era) Insomma, il succo del discorso è “fate un po’ come cazzo vi pare, basta che non dichiarate che vi contaminate al lavoro e che venite almeno due giorni a settimana”. Capo Giuseppi fa lo gnorri e Koris ormai ha alzato un altare votivo all’ex-capo di Neutronland, che le manca tantissimo. Siamo alla fine della civiltà occidentale, iniziata coi Greci e finita con le lettere greche.

Lo studio che si trascina da settembre sclera. O meglio, il nettunio sclera. O piuttosto, ha una differenza del 5% con quello che dovrebbe essere, che secondo Koris viste le circostanze è grasso che cola, ma pare di no. Anche se la quantità studiata, che doveva essere lineare, forse lineare non è, chi può dirlo. Koris non sa più cosa inventarsi e ne avrebbe anche un po’ le palle piene di sacrificare ore supplementari, week-end e anche vacanze. Tuttavia teme che questa mancanza possa pesare sul periodo di prova, che finirà sempre troppo tardi per la Koris-sanità mentale.

Insomma, Koris vorrebbe sparire due settimane sotto i Pirenei Atlantici fra gli speleologi puzzoni che mangiano salsiccia, patate e formaggio facendo battute di dubbio gusto, ma bisognerà aspettare agosto per tanta grazia. Per ora ci si può drogare di videogiochi e sperare che il Maitre de Jeu mantenga la sordida promessa iniziata con “ho un background di una grossa campagna già pronto”. E cercare gomitoli in cui urlare il proprio disappunto.

Mistici gomitoli della follia, un racconto inedito di Lovecraft

Natale Reload

Ci si alza a un’ora scandalosa come le nove meno venti, quindi si passa il tempo a speculare sui pacchetti sotto l’albero, in attesa che si svegli anche l’Orso. I Maiores elucubrano che secondo i dettami di Orso, che sostiene che “marrone è una casa da vecchi”, bisogna apportare delle migliorie alla decorazione del salotto: l’Amperodattilo vuole ridipingere cornici, lampade e forse anche mobili di bianco o di azzurro; U Babbu non sembra convinto. L’Orso si sveglia, effettua la sua routine mattutina sul periodo medio-lungo, quindi ci si può infine dedicare al ricco spacchettamento natalizio, questa volta live e non via Skype come l’anno scorso. La catasta di pacchetti è talmente grossa che è un evidente recupero del perduto Natale 2020.

Dal mucchio selvaggio sotto l’albero escono maglioni, pigiami, guanti da sci, uno scanner per diapositive, joypad, giochi PS4 mutilati perché Amazogn ci odia, tute da speleo ma soprattutto un gigantesco vaso da piante indirizzato a U Babbu. Koris, individuo serio e compito, si infila nell’enorme sacco verde che impacchettava il vaso. “Ma quando diventa adulta questa?” si lagna l’Amperodattilo invano. Il regalo di Iset si rivela essere composto da due bottigliette alcoliche, una blu e una rossa, con le etichette “mana” e “vita” perché più di vent’anni di nerditudine vanno festeggiati in maniera degna.

Koris: “quindi adesso che non sono più ricattabile posso dirvi cosa mi ha regalato ‘thieu per Natale e compleanno!”
Amperodattilo: “No”
Segue mezz’ora in cui l’Amperodattilo cerca di convincere Koris, offesa, a confessare. Nel mentre U Babbu deve andare a cercare vini e mandarini. “Ma con uno champagne del 2007 ci avveleniamo?” è il dilemma che lo assilla. L’Amperordattilo e Orso elucubrano sui servizi di piatti.

Orso viene arruolato per decorare l’insalata russa, visto che è l’arbiter elegantiarum di casa. Pontifica dicendo che i gamberi andrebbero mangiati crudi, con grande sconforto di Koris e dell’Amperodattilo. “Ma noi li facciamo cuocere, che ci frega” sentenzia l’Amper. Orso insiste che la famiglia ha bisogno di un cane, Koris minaccia di non farsi mai più viva, quindi propone come potenziali animali domestici un ratto o una pogona. Via sms, ‘thieu si lamenta dei cani di sua sorella.

Mentre prepara teglie di gamberi e peperoni ripieni di bestie del Devoniano, l’Amperodattilo si lancia in commenti degni della Contessa Madre di Downton Abbey (sua guida spirituale) su come allestire le tavole natalizie. Koris lancia sguardi languidi all’insalata russa fatta coi santi crismi (cit. Amperodattilo) che tanto le è mancata l’anno scorso, segno dell’opulenza anni ’80. U Babbu ribadisce il suo astio per il tonno al naturale, aberrazione che non dovrebbe esistere, come anche il salmone al naturale. Arrivano gli affettati. “Ho preso pancetta, lardo, coppa, culatello, mortadella, prosciutto crudo toscano, salame milano, lo strolghino, poi c’è la mocetta da affettare. Dici che basta come affettato di antipasto? Dovevo prendere anche il vitello tonnato?” chiede l’Amperodattilo, organizzando l’orgia di trigliceridi. “Vabbè, per il nostro parco pranzo…” aggiunge, sapendo di mentire.

Si comincia a mangiare. U Babbu tesse le lodi del bagnetto piemontese, come ogni anno. Koris si suicida di affettati e insalata russa perché quando le ricapita? Dopodiché arrivano i ravioli, ragione che spinto Koris all’impresa del passaggio della frontiera. A posteriori possiamo dirlo: ne valeva la pena.

Arrivano quindi i gamberi, secondo leggero per cercare di far sopravvivere il quartetto fino alla fine del pranzo. Va in scena il seguente scambio:
Amperodattilo: “Aspetta che ti do due gamberi di più che se no sono tutte teste”
Koris: “Minchia, sembra il Terrore del 1793!”
U Babbu: “Era il piatto preferito di Robespierre!”
Amperodattilo: “Non trovo le code, ci sono le teste che vanno per conto loro…”
U Babbu: “Ecco, quelli che vanno per conto loro sono sempre decapitati per primi”
Koris: “Ma perché dici ‘ste stronzate?”
U Babbu: “Inizi tu, io ti vado dietro”
Orso racconta aneddoti raccapriccianti sugli astici, sostenendo che hanno un gusto di formaggio. Si discute sulla superiorità del filetto al Roquefort sul branzino.

Si giunge infine al dolce. U Babbu apre uno champagne del 2007 di cui Orso segnala un retrogusto vintage. Il plantigrade ci rende edotti che il vero panettone andrebbe mangiato tiepido, almeno secondo la scuola bergamasca. “Non vi ho portato il panettone artigianale perché tanto non lo sappiamo distinguere da uno industriale” si giustifica. L’Amperodattilo continua a ripetere di avere uno arrosto in repertorio pronto a presentarsi in un qualunque momento, anche a metà pomeriggio.

L’Amperodattilo si mette a giocare col suo nuovo scanner per diapositive e negativi, riesumando eventi lontani. Orso le guarda e considera “beh, però a vederle a non è che i tempi sembrino tanto cambiati”. U Babbu si indispettisce: “beh, non è nemmeno che fossero i tempi delle Guerre Puniche; erano gli anni ’70, mica dovevano andare vestiti come Pericle”. L’Amperodattilo decide di salvarsi tutte le foto con le pose fighe per metterle su Instagram con quasi quarant’anni di ritardo. Koris capisce che nella scelta del suo pool genetico, pur avendo una vasta scelta estetica, ha puntato tutto sulla simpatia.

La giornata termina sempre con l’Amperodattilo che decide di svuotare gli scaffali degli aggeggi informatici desueti. Orso è latitante, secondo la migliore tradizione che non si scalfisce nemmeno di fronte al coviddi. Koris magari si attacca a un videogioco per evadere a suo modo.

Selfie natalizi che puntano tutto sulla simpatia

Stati di emergenza

Meno pochi a Natale, meno ancora meno al Koris-compleanno, più un sacco di stress. A pacchi formato famiglia. Già, famiglia. Iniziamo con la lamentela uno.

Koris era abbastanza serena per il ritorno italico natalizio. Ha una terza dose, i Maiores pure, poteva farsi venire a prendere a Nizza spendendo la folle cifra di nove euri di Flixbus. Tuttavia le cose semplici non sono per noi, quindi l’Italia ha deciso che la terza dose anche sticazzi, fatevi un tampone se venite dall’estero. Per limitare lo spargersi di fastidiose lettere greche, dicono, anche se ormai le lettere greche sono un po’ ovunque e qui più che una pandemia pare una versione di Demostene. Cosa che a ben pensarci necessita uno stato di emergenza permanente, ma stiamo divagando. La necessità di tamponarsi rendere alquanto difficile per i Maiores saltare da una parte all’altra della frontiera e raccattare merce marsigliese di contrabbando, quindi l’opzione uno è diventata infattibile. Il Flixbus notturno arrivava troppo tardi per gli Ampero-gusti, urgeva trovare un’alternativa. L’opzione treno fino a Ventimiglia con agevole cambio a Nizza per la bagatella di quattro ore di trasporti sembrava l’unica possibilità rimasta. Poi i treni francesi decisero che era bello millantare lo sciopero a oltranza e allora tornava in auge l’ipotesi “preghiamo che la Yaris regga il tragitto”, non proprio la più auspicabile.

Situazione attuale: lo sciopero dei treni forse è revocato, Koris ha una prenotazione per un tampone mercoledì sera e un biglietto per il Flixbus notturno (che a un certo punto sembrava sparito pure quello) perché hai visto mai. Nel mentre il governo da questa parte delle Alpi forse domani annuncia nuove misure, ma Koris ha deciso che ogni giorno ha la sua pena e per questa settimana anche basta così.

Pare che Koris abbia ancora un lavoro, o meglio, che Capo Giuseppi non si sia incazzato come una biscia per lo studio che non procede come dovrebbe. Forse se ne frega, forse lo studio non è così importante, forse al solito è Koris che prende tutto male. Ai posteri l’ardua sentenza ma anche no, basta che la situazione si protragga fino al primo marzo. Nel mentre Koris lancia simulazioni, anche se preferirebbe lanciarle dalla finestra e fare tutt’altro. Forse dovrà ritagliarsi tempo durante le vacanze di Natale per fare anche quello.

Siccome il Koris-compleanno (il troppesimo) è alle porte, Koris avrebbe un sordido piano. Tuttavia ultimamente ogni volta che sono stati annunciati grandi piani è sempre arrivato qualcosa a distruggerli. Pertanto seguitiamo in questo stato di emergenza anche della iattura, e cerchiamo di uscirne il meno peggio possibile.

Cosa tutt’altro che semplice in questo momento

Grossi errori e mini-orrori

Koris ha appena passato uno splendido sabato fra lavori domestici e lavoro tout court, perché lo smartwuorchi è bello ma solo nel week-end, soprattutto quando non è retribuito. Come mai tutto ciò? Andiamo con ordine.

Venerdì la giornata si annunciava normale, tranne la neve. Che poi siccome avevano mandato avvertimenti degni di Neutroni Porcelloni a base di “guidate con prudenza”, Koris si era illusa che qualcuno avesse preso le giuste misure. Sticazzi, come al solito. Nell’entroterra l’autostrada né salata né pulita, in certi punti si vedeva il ghiaccio, c’erano un sacco di macchine finite nel fosso perché in Provenza ti ritirano la patente se non infrangi i limiti di velocità e del buon senso in qualunque condizione climatica. Koris è arrivata al centro di ricerca all’alba delle dieci, solo per scoprire che i bus percorrevano solo gli assi principali, tutto il resto era da sgambettarselo a piedi su per le colline. Clima da ritirata di Russia, ma almeno si è scoperto che gli stivaletti Doc Martens tengono bene la neve, forse sono anche ramponabili.

Tuttavia la giornata demmerda era appena cominciata, il dramma stava per consumarsi. Koris si era illusa che il suo studio sulla trasmutazione degli attinidi anni ’80 fosse finito, pronto per essere consegnato e tanti saluti. Invece si è scoperto, in rapida successione, che la dose al centro del reattore era nulla (poco probabile) e che un prodotto della catena di decadimento del nettunio aveva lasciato le simulazioni per lidi migliori. A Koris è preso il panico, quello brutto, quello paralizzante, a tema pensiero unico: “adesso non posso consegnare lo studio e il capo mi caccia com’è giusto che sia”. Koris ha scomodato ‘thieu, ha scomodato l’angelo custode della sua sanità mentale, quindi ha scomodato il Collega Barbuto via Skype perché non quadrava più niente e a quel punto tanto valeva fare seppuku con le forbici. Collega Barbuto ha minimizzato tutto come solo chi è nello stesso posto dal 1998 sa fare, forse a un certo punto si raggiunge il Nirvana, chissà se Koris lo saprà mai (spoiler: no). “Tutti possono sbagliare, l’importante è capire dov’è l’errore” ha detto Collega Barbuto. Trovare l’errore è stata l’ossessione di Koris per le successive dodici ore.

Dopo aver stampato script python e setacciato server, Koris ha scoperto due cazzate di grosso calibro, di solo una sua: i prodotti della catena di decadimento avevano deciso di non esistere da un certo punto in poi, cosa che sballava tutti i conti; ciò è accaduto quando il server non funzionava e il Koris-pc era stato sequestrato, forse c’è un legame. La seconda cazzata è stata fatta da Collega Bietola (erbivora e fiera di esserlo, precedentemente nota in questi luoghi col nome di collega stinfia), per cui la guaina degli elementi fissili era un fastidio trascurabile, quindi niente guaina e niente radioattività sulla guaina. Regolare, errori compresi, non sei tu sono io. Il problema è che la scadenza ormai incombe e ci sono otto conti da trenta ore ciascuno da ripetere due volte. Non c’è modo che ‘sta cosa sia finita per Natale. Koris non lo ha ancora comunicato a Capo Giuseppi e questa cosa le mette addosso un’ansia tremenda, tant’è che venerdì sera stava cercando su Google “come spiegare durante un colloquio di essere stati cacciati in periodo di prova”. C’è serenità.

Da questo si evince che Koris è abbastanza esausta e o finisce il periodo di prova, o finisce Koris. Se il periodo di prova finisce con un licenziamento potrebbe finire anche Koris, non si sa. Fatto sta che si aspetta lunedì con una certa apprensione, sperando che Collega Barbuto sia convincente e che lo studio tanto carino sulla pentola a pressione radioattiva possa in qualche modo controbilanciare lo svarione di gruppo.

In compenso la cucina è finita, ragion per cui Koris ha passato l’attesa dei calcoli a pulire pavimenti, superfici, universi. Tuttavia gli operai hanno preso Koris e ‘thieu per sfinimento, terminando i lavori col metodo Renè Ferretti, ovvero a cazzo di cane. Non che la cucina sia peggio di prima, cosa che potrebbe essere difficilmente possibile. Si notano però un sacco di dettagli buttati lì che sono più degni di “ammiocccugino che ci sa fare con la decorazione perché gioca sempre a The Sims” che di un’impresa professionale. Pensili non proprio dritti, giunzioni di silicone fatte a caso, zoccoli tagliati storti, intonaco lisciato alla viva il parroco, macchie sugli elettrodomestici. L’Amperodattilo, responsabile qualità della famiglia allargata anche a distanza, ha notato di tutto e di più via foto sgranate, quindi ha scosso la testa per quanto il dolore al collo lo permettesse e ha sentenziato “io glielo farei rifare”. Solo che non si può reggere un altro mese di lavori e polvere, quindi la cucina verrà tenuta tale e quale. ‘thieu ha solo mugugnato “se il pavimento non viene pulito, non glielo pago”.

Koris avrebbe un gran bisogno delle vacanze di Natale e della servitù di Downton Abbey che le metta a posto lo sgoverno della cucina. Invece è abbastanza probabile che ci saranno conti da girare durante le vacanze, quindi addio disconnessione completa. Per quanto riguarda il mettere a posto, nemmeno a parlarne. Per alto mancano alcuni scaffali nei pensili e i cassetti arrivano a fine dicembre perché sono esauriti, come Koris e come i siluri fotonici dell’Enterprise-B.

Chissà se si sopravvive fino al 2022.

Certo che se si potesse mettere il cervello in un barattolo sarebbe più semplice

Terza dose e oltre

Koris è di un umore fetido e potrebbe essere un nuovo effetto collaterale (nonché l’unico) della terzo dose di vaccino, altro giro, altro regalo. Che poi le è anche venuto il dubbio che si stesse vaccinando abusivamente, perché il foglio diceva “dose ad almeno sei mesi di distanza”, tutto il resto del mondo diceva “cinque mesi”, quindi anche impostore nel vaccinarsi. Ma ormai è fatta, una settimana e ci sarà un green pass rubato in più in giro, colpa dei Marsigliesi che non controllano nulla, green pass compreso. Per inciso, c’è una chiara decadenza dei locali in cui vengono allestiti i centri vaccinali: la prima dose era al blasonato stadio Velodrome, la seconda al più modesto Palais de Sport, la terza in un centro congressi qualunque. Per la quarta si piazzerà uno spacciatore dall’aria losca nei cessi della stazione, a questo punto.

L’umore fetido di Koris potrebbe essere svincolato dal vaccino, ma non è una teoria abbastanza alla moda. Diciamo che le cause rientrano nel grande calderone dei “vari&eventuali” ed essendo argomenti sensibili magari il lettore di passaggio non ha voglia di vederseli sbattere in faccia. Fatto sta che Koris un po’ si odia perché non ha la motivazione di fare nulla e non si fa granché. Poi ha l’impressione che non le piaccia più nulla e di essere diventata una smorfiosa. Queste considerazioni spaziano dal primo episodio della saga di “Wheel of Time” fino al libro che Koris sta leggendo in bus. Magari è un periodo, o magari è la vecchiaia.

Al lavoro il nuovo passatempo trendy è acchiappare il coviddi. Si creano cluster e megacluster per le ragioni più svariate: feste serali, riunioni, pause caffè. “Ormai solo gli asociali non sono stati a contatto con positivi” ha dichiarato Capo Giuseppi a Koris, notoria asociale e pertanto al momento al riparo da contaminazioni di sorta. Oh, essere asociale del resto deve avere qualche vantaggio, oppure è solo una rottura di palle di umani normodotati che ti fanno presente “come sei asociale!”? Parlando di socialità, qualcuno pensava con orrore che visto lo propagarsi della quarta-quinta-ennesima ondata il temibile smartworking sarebbe tornato a reclamare vendetta, assieme alle teste di sindaci milanesi e di ministri riemersi dai governi Berluskaiser; invece no! A grande sorpresa le nuove direttive prevedono: mangiare in mensa in tempi record, evitare le pause caffè, proibire qualsiasi momento di convivialità o ragione di assembramento non strettamente lavorativa. Che poi ci sarebbe da chiedersi “ma se ci hanno detto di limitare lo smartworking per rafforzare il legame sociale e poi dobbiamo stare chiusi in ufficio che senso ha?”, ma suvvia, evitiamo le domande scomode.

Koris pensava di essere a buon punto con i regali di Natale, ma un fornitore truffaldino l’ha lasciata col culo per terra. Koris odia un po’ tutto, perché si era mossa a inizio novembre e invece adesso deve muoversi fra l’urgenza di un’alternativa e il nuovo universo delle dispute via PayPal. Deve anche riempire un carrello di videigiochi anni ’90 a due euri, che tanto verrà pagato dall’Orso, quindi tanto vale trovare il peggio del peggio. Peccato si sia già comprata da sola la versione XXI secolo-compatibile di Theme Park, sarebbe stato bellissimo. In compenso Koris si è auto-regalata “Le cronache di Heike” perché un libro di Eiji Yoshikawa non si disdice mai, soprattutto se è fuori catalogo e lo trovi a nove euri venduto da uno che sta svuotando la cantina.

La cucina pare non finire mai e se sono comparsi gli elettrodomestici, ci sono da aggiustare millemila dettagli che possono sembrare insignificanti ma invece no. ‘thieu ha dato l’ultimato per venerdì prossimo, dopodiché procederà a non meglio identificate maniere forti. Koris ne ha le palle pienissime e vorrebbe solo scomparire in una nuvoletta di polvere, l’unica cosa che non manca in questo periodo.

Per il resto bah. Koris porterà il suo umore putrido ad ammazzare mostrilli nelle Trincee Morte di Dragon Age, forse è il luogo in cui fa meno danni.

A differenza della maggior parte del genere umano

Salvare il lavoro e salvare il raviolo

A quanto pare Koris ha ancora un lavoro. O almeno, ha ancora un lavoro per i prossimi tre mesi, poi c’è l’orizzonte degli eventi che confina col buco nero di fine periodo di prova, dove tutto si deforma e può bellissimo o bruttissimo. Di certo è incognito e impossibile da sondare. Per farla breve, il colloquio con Capo Giuseppi è andato molto meglio del previsto e, se Koris ha paura che Capo Giuseppi la caccia, Capo Giuseppi ha paura che Koris se ne vada. A parte il gradevole ma sgradevole “credevo che durante il colloqui di assunzione ti fossi descritta più brava di quanto sei, invece mi sbagliavo” (maddai?). Koris ha deciso di usare la tecnica del “meglio essere temuti”, pertanto continuerà su questa strada fino all’orizzonte degli eventi, soprattutto per soffocare la sindrome dell’impostore che le siede accanto tutti i giorni.

Nel mentre la situazione non è migliorata, le risorse informatiche persistono a comportarsi secondo il canone “faccio il gran cazzo che voglio” e Koris ha assistito a uno scontro a fuoco con una capo-progetto mannara. A Koris non ha fatto nessuna impressione, dopo anni di vessazione di Replicante e MegaCapo di Neutroni Porcelloni, ma il resto del mondo ha tenuto a rassicurarla. Che teneri. Ora il problema di Koris è capire perché ci sono neutroni in fuga dalla sua pentola a pressione nucleare, nonostante abbia detto loro di starsene buoni lì. Misteri dei codici che seguono il canone di comportamento di cui sopra.

Nonostante tutti i trasporti cerchino di sabotarla in modi folkloristici, Koris ha deciso che a Natale tornerà a Merdopoli, costi quel che costi, anche a piedi se necessario. Era tuttavia un po’ inquieta per tutte le manovre da una parta e dall’altra della frontiera, a base di Green Pass, Super Green Pass, Giga Green Pass, Green Pass coi Sette Sigilli dell’Apocalisse. Era preoccupata in particolare per tutto il cazzeggiamento su “terza dose sì”, “terza dose no”, “terza dose a sei mesi”, “terza dose a cinque mesi”, “seconda dose ma solo con allineamento dei pianeti per evocare Cthulhu”. Il rischio di trovarsi con un Green Pass ad uso carta igienica da un giorno all’altro era più che plausibile, compreso il ritrovarsi alla frontiera col gendarme Maximilien Minute (questa la capiscono solo i Maiores, ma vabbè) che ti rispedisce al mittente. Per altro con troppissimi casi di coviddi in crescita c’è sempre il terrore di misure intempestive.

Poi venne un angelo. O piuttosto, poi dal lato della Alpi senza bidè apparve Olly ministro della salute che disse “sia fatta la terza dose agli umani di buona volontà e Pfizer nell’alto dei cieli”. E ci fu ancora una volta la ressa per prenotare come a un concerto dei Pink Floyd, segno che si parla un sacco degli antivaxxer come se fossero una legione (e sono comunque troppi), ma esistono anche tanti che seguono le direttive senza fare notizia.

Dal canto suo, Koris si è messa una mano sul cuore e ha prenotato una terza dose per il tre dicembre, mossa dalla più nobile della ragioni: salvare il raviolo. Per chi non si ricordasse, l’anno scorso l’Amperodattilo aveva impastato un quantità industriale di ravioli, in ogni foggia e salsa, divorati per il Natale in edizione ridottissima. Koris ha visto tanta opulenza solo via wazzapp e possiamo dire che no, lo smart-raviolo non vale l’esperienza dal vivo ma per nulla proprio per nulla. Quindi quest’anno il raviolo deve essere portato in salvo, al riparo dal coviddi e dalle chiusure letteralmente guasta feste. Se Koris deve farsi punzecchiare come un puntaspilli e presentarsi in Italia col Super Green Pass Delux Limited Edition rilegato in pelle umana. Questo ed altro per il raviolo.

Soprattutto senza i ravioli
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