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Citoyenne

La naturalizzazione francese fa parte delle cose di cui Koris si è dimenticata per un po’ più di un anno. A dire il vero se l’era già dimenticato prima del colloquio, tant’è che quando era stata contattata dalla prefettura Koris si aspettava di dover passare sedici anni in Cayenna. Col vairus poi ciao proprio con annessi bacioni, i documenti che dovevano fare la spola fra Marsiglia e Parigi erano probabilmente rimasti intrappolati in un limbo spaziotemporale alle poste, sparpagliati fra un ministero degli esteri e uno dei interni, in ogni caso troppo occupati a far fronte alla pandemia. Koris ci aveva messo una sorta di pietra sopra, aspettandosi di avere notizie in tempi biblici. O di non averne affatto.

Però il mistero sospeso agiva a mo’ di prurito sul Koris inconscio, non proprio tormentandolo, ma solleticandolo a intervalli regolari. Di solito la domanda si ripresentava ogni volta che Koris non trovava nulla nella posta.

L’altro giorno Koris ha deciso di essersi stufata di aspettare la lettera-Godot che non arriva oggi ma domani sicuro, e ha mandato una mail non proprio conciliante alla prefettura. In soldoni: si può sapere qualcosa della mia domanda di naturalizzazione o fa parte dei misteri goduriosi?

Risposta automatica, dritta, sicura: “La prefettura di Marsiglia s’è rotta le palle di rispondere alla gente, quindi non disturbatevi a chiamare. Se sono già passati diciotto mesi fra il colloquio e non avete avuto notizie, ricontattateci che se ci svegliamo magari rispondiamo. O magari no, chi può dirlo”

Bestemmia automatica, dritta, sicura. Che mica è possibile scrivere cose simili, signora mia. Per altro chi si deve contattare se non rispondono mai? Misteri della fede, odio generico, pensieri edificanti come “ma io mi sposo una vecchia ricca ereditiera di Rennes e vaffanculo, mi faccio naturalizzare per matrimonio”.

Passa circa un quarto d’ora di riflessioni poco europeistiche con tendenze salviniche, quando arriva la seconda dalla mail prefettura, questa volta non automatica: “Lei è francese dal 14 agosto, ma non ci chieda il numero del decreto che ci pesa il culo. Comunque ci vogliono altri sei mesi per i documenti dello stato civile. Ah, col vairus non si fanno cerimonie di sorta”

Koris inarca un sopracciglio. Com’è nessuno le ha detto niente, né per lettera, né per piccione viaggiatore… nulla, insomma. E se fosse una bufala? E se si fossero sbagliati? E se il governo ci nasconde le cose xké nn cielo dicono?!

La ricerca è stata ostica, ché Koris non capisce una fava di diritto già in italiano, in francese non è fattibile. Commento di ‘thieu: “se non sei giurista, non pretendere di trovare il decreto, il loro sito è incomprensibile”. Eppure Koris lo ha trovato. Si è guadagnata un posto premium nel girone dei bestemmiatori, ma lo ha trovato. Ed effettivamente, fra le decine e decine di nomi naturalizzati, c’è anche il suo. Firmato poco prima che il ministro se la svignasse in vacanza, che anche lui aveva poca sbatta.

Insomma, per farla corta, Koris è ora anche cittadina francese. Quindi può smettere di nettarsi le terga e iniziare a mangiare pâtes bolo cotte venti minuti e condite con sugo industriale freddo. Per le rane invece ci stiamo ancora attrezzando.

froggy

Qualcosa del genere

P.S. (o anche scena post titoli di coda). Mamma di ‘thieu al telefono:
“Ma quindi ora deve imparare la Marsigliese a memoria?”
“Mamman, quella della marsigliese conosce tutte le strofe si usavano durante la Rivoluzione, non fomentarla”

Camera con vista

E no, non la vecchia versione di winsozz.

Se ne parlava da un po’ e stava diventando una di quelle cose irrealizzabili, come comprare una barca a vela per un giro del mondo o fare il cambio degli armadi. In questo caso si trattava di un bivacco in altitudine. Duemila metri, niente campeggio, niente tenda. Siccome era in ballo da un paio d’anni con un nulla di fatto, pareva destinato a restare sulla carta.

Invece no. Deciso il venerdì sera, realizzato il sabato. Con un’organizzazione tanto fulminea quanto improvvisata, al punto che Koris era convinta che sarebbe arrivata a quota 2000 metri in ciabatte. La scelta della meta è stata altrettanto arbitraria, decisa in autostrada il sabato mattina: andiamo in un posto in cui siamo già stati, così niente sorprese stile passaggi alpinistici, creste vertiginose e palle varie.

‘thieu aveva un solo chiodo fisso: fotografare la via lattea. Koris invece era più appassionata dal non assiderare durante una notte insonne. E se possibile senza morire di sete.Che insomma, le precedenti esperienze di bivacco col SonnoDellaRagione non è che fossero ‘sto spasso. Il disagio veglia sempre su noi.

Alla partenza del sento per i laghi di Petarel ci sono Koris e l’obbligatorio zaino da montagna anni ’90, l’unico zaino grosso che Koris riesca a portare senza eccessivo danno. Un po’ perché è l’unico più largo che lungo, un po’ perché è verde e viola e l’estetica è importante. Non è ben chiaro chi porta chi. Nel mentre si scopre che la maglietta “più sudi e meno puzzi” è una menzogna: puzzi eccome, ma la maglietta si asciuga andando. Nuovo nome: maglietta “tu sudi e io m’asciugo”.

Crisi mistiche di Koris che non vuole arrivare al lago senz’acqua ma che sta perdendo liquidi corporei a litri perché è il fottuto pomeriggio. Sopravvive sbocconcellando mirtilli, come se fosse il 1995 a Livigno con l’Amperodattilo. Ciò non le impedisce di arrivare al lago avendo fame.

Al lago c’è la folla: altre dieci persone che hanno avuto la stessa idea di mollare la civiltà e il vairus per passare la notte in altitudine. Solo che tutti altri hanno le tende, pusillanimi. Sono le sei: si tira fuori l’ambaradan di sacchi a pelo e mummie, ci si fa un the con l’acqua del lago, cercando di non farci finire dentro né pesci né rane.

Ore sette, un’ora prima del tramonto, un’ottima ora per cenare a base di pane e patè avanzato, più il cibo delle condizioni estreme, la soupe poule et vermicelles cotta sul jetboil. Koris non è ancora riuscita a capire se la suddetta soupe sia davvero buona o se risulti buona perché mangiata sempre quando si ha troppa fame. O forse è il jetboil, sempre lavato in maniera approssimativa, che le dà gusto. Forse non lo sapremo mai.

cena

Alta gastronomia, con alta si intende 2090 m.

Archiviata la cena, non resta che aspettare che faccia buio. Sulle cime circostanti calano le ombre, il lupo ulula (e il bivacco ululì, ahahaha, le grasse risate). Qualche pipistrello svolazza sul lago, sapendo che ci sono degli aficionados per assistere allo spettacolo. Koris guarda le stelle apparire in cielo e si suggestiona da sola perché è scema ha giocato troppo a Shadow of the Comet ultimamente. Appare anche un pianeta che potrebbe essere Venere ma anche Giove ma forse anche Nibiru, nel cielo a sud. Forse. L’astronomia stasera è un’opinione. (Nota: si scoprì dopo che era Giove, a Venere piace fare le ore piccole)

Alla fine fa abbastanza buio perché compaia anche la striscia della via lattea. ‘thieu si mette ad armeggiare col suo treppiede e la macchina fotografica da millemila euri; Koris fa cose nell’oscurità con un sasso e la Pentax sfigata. Ogni tanto ‘thieu le presta il treppiede per mezzo secondo, ma Koris preferisce sempre il metodo “a membro di segugio”. Le foto saranno indecenti, si troverà bene una scusa. Le meteoriti fotobomber (Perseidi?) però sono belle.

Seguitemi per altre astro-foto di cacca! (No, non seguite me, seguite Emanuele che sa farle bene e spiega anche cose sensate)

Sono le undici quando una bruna scende sui picchi e sembra espandersi al cielo. Per le foto anche basta così, si va a dormire. Koris si infila nel sacco a pelo con la versatile sottotuta speleo a guisa di pigiama (ma se fosse socialmente accetto Koris la userebbe sempre), sperando di non svegliarsi Findus. Ogni tanto si sente un rumore di zoccoli in lontananza, potrebbe essere uno stambecco o il capro dai mille cuccioli.

Koris si sveglia una prima volta alle sei e mezza, reduce da un sonno in cui c’entravano il vairus e club della caccia inglese in cui stavano tutti nudi, non vogliamo sapere. In compenso scopre di non essersi affatto surgelata durante la notte, robe da pazzi, lunghissima vita al sacco a pelo di piumino. Solo che fuori dal sacco a pelo il mondo è ancora sospeso fra luce e ombra, facciamoci un’altra ora di dormita. Alle sette e qualche tocca alzarsi e alzare anche ‘thieu.

Buongiornissimo kaffèèè uffa vediamo ki mi saluta (una marmotta, per esempio)

Si cazzeggia aspettando il sole, nella vana speranza di far asciugare i sacchi-mummia umidi di rugiada. Koris è molto felice di essere viva e di non aver perso nessuna falange, ‘thieu si bulla dicendo che la temperatura sarà scesa a 5-6 gradi, non di più. Come se poi non avessero appena passato due settimane in un meandro a 4.5 gradi…

Mentre si appropinquano alla discesa, vengono avvicinati da uno dei tendaioli compagni di bivacco.
“Ma come avete fatto a dormire senza tenda e senza niente? Noi ci siamo surgelati! Avete del materiale speciale che non si bagna?”
“Quello e un sacco di abitudine al disagio”

Koris passa i mille metri di dislivello successi a ripetere che si sente pronta per l’Ulvetanna (“E dove sta l’Ulvetanna?!” “Mi conosci, prova a indovinare”) o quando meno per la Patagonia (“Per adesso è la Patagonia a non essere pronta”). Poi si ricorda di essere uno stomaco montato su zampe al minimo sforzo fisico e entra in un loop a base di “ho fame”. Il pranzo consumato all’albergo del paese sarà taciuto per non offendere la pubblica decenza.

Forse aveva ragione il compagno speleologo D. quando consigliò “non datevi al bivacco in alta montagna, finisce che non riuscite più a farne a meno”.

Speleo Things, stagione 6

Nuova stagione. Loffia.

Come in tutte le serie che si rispettino (ma anche no), capita che una stagione sia più sotto tono delle altre. Dove c’è poca trama e troppo sviluppo di personaggi di cui non è che ci fosse proprio bisogno. Questa stagione del campo speleo alla Pierre Saint Martin è stata proprio così. Ma tutto sommato grasso che cola, visto con la piega presa dagli eventi a marzo, il campo speleo poteva non esserci proprio.

Koris e ‘thieu hanno passato gran parte delle due settimane ad allargare un meandro di quindici metri a -70, sempre nel loro BB26 adorato che tanto li aveva viziati l’anno scorso. Quest’anno no, niente vizi, solo duro lavoro nella corrente d’aria a 5 gradi. Per arrivare, qualche giorno fa, su una saletta in cui si intravede… la continuazione del meandro. Quindi la stagione 2021 si aprirà paro paro che la 2020, ma non precorriamo i tempi.

‘thieu non ne è stato molto entusiasta. ‘thieu ha molto imprecato perché il meandro era (ed è ancora) diversamente largo. ‘thieu si è scoraggiato molto più di Koris e in certi giorni ha inalberato un’espressione truce, dichiarando di non volerne sapere più nulla. Alla fine voleva saperne ancora, ma lamentandosi ad ogni centimetro. È un mondo difficile.

Al contrario, Koris era motivatissima a spaccare roccia e infilarsi nel meandro intimo. Ma Koris è in uno stato mentale assai bizzarro per cui le vanno bene un sacco di cose, soprattutto se non hanno a che fare con le persone. Poi fare su e giù per trenta metri di pozzo potrebbe aver giovato alla sua fifa dei pozzi grossi. Potrebbe, eh. Per conferma si potrebbe fare a settembre l’Abisso delle Patate col suo gustoso P65.

Sviluppo dei personaggi, si diceva. Quest’anno, strano ma vero, al campo speleo c’era più gente del solito. Koris ha fatto conoscenza con un geek degli esplosivi (ciao agenti della CIA, felice di vedervi) che si è rivelato essere un personaggio sotto molti aspetti, fra cui quello di grande gueule de Ch’ti. Koris, abituata alla dizione marsigliese o parigina di ‘thieu, ha imparato un sacco di cose nordiche. E con nordiche si intende da “Giù al Nord“. Ha anche appreso un sacco di cose per fare grandi kaboom, ma non è sano discuterne.

Personaggi di cui invece si sarebbe fatto volentieri a meno: Pisellone II. Pisellone I era uno speleologo marsigliese che credeva sempre di avercelo più grosso, lungo e magnifico degli altri. Pisellone II uguale, ma da Lione. Caratterizzato dalla più pura essenza di mascolonità tossica, Koris ha tirato un sospiro di sollievo quando si è infine tolto dai piedi. Lui e la sua teoria per cui “no, ma il BB300 ha l’aspetto di un vero abisso, il BB26 non continua”. Try again, ciccio, piglia e porta a casa il tuo P20, noi siamo a -70. In miniera, ma a -70. Che poi per Koris ognuno può fare quello che vuole, ma senza denigrare il lavoro degli altri.

Personaggio minore: il pompiere del Nord trasferito nel Gers (questa cosa ripetuta in media ogni 5 minuti) che allietava le cene raccontando disgrazie, incidenti stradali, incendi, gente morta male. Costui si è tirato dietro la moglie e i figli pro-ana, alimentati a mezza salsiccia a pasto. Parentesi: Koris ha dei grossi problemi di incomprensione con le mogli non-speleo degli altri speleo, ma questo merita un post a parte.

Koris è sopravvissuta a una delle peggiori avventure culinarie della sua vita, ovvero la sauce bolognaise. Che nella mente malata di qualcuno che non sapeva non solo cucinare, ma manco mangiare, dovrebbe essere il ragù. Il sugo “sauce bolognaise”, abbreviato “bolò” (perché pare un bolo alimentare in via di digestione), è giunto in barattolo. Già se fosse stato ragù Saclà sarebbe stato poco apprezzato, la “sauce bolognaise” marca falso-italiana BuonGustoMaAncheNo non aveva alcuna speranza di essere mangiabile. La moglie del pompiere ci ha aggiunto delle carote (“così mangiamo un po’ di verdura”) e una scatola di funghi interi. Una cucchiata di tale intruglio era servita su un piatto di pasta padana (sic!) messa a bollire per venti minuti e lasciata raffreddare per un quarto d’ora perché “tanto la pasta sta”. In seguito all’episodio e al “a me datene poca, eh!”, Koris è stata classificata come “di gusti difficili”. Una medaglia al valore, in pratica.

Quest’anno loffio ha portato a delle esplorazione loffie. Ma finché c’è vita e corrente d’aria nel meandro c’è speranza. L’anno prossimo si spera che il meandro “della lingua e del dito” (ciao, Celia) porti al tanto agognato pozzo Ziogatto. Non ci resta che sognarlo per un altro anno.

Mancato countdown contro il lockdown

In tempi normali questi giorni verrebbero spuntati da Koris sul calendario in attesa del ritiro spirituale (ma non solo) sui (ma soprattutto sotto) i Pirenei Atlantici, nel consueto nulla cosmico della Pierre Saint Martin, per arrivare là dove nessun uomo è mai giunto prima (per davvero). Ma questi non sono tempi normali e la sfiga ci vede benissimo. Niente countdown. C’è una data, è prossima, ma troppe cose potrebbero andare male per cantare vittoria. Quindi nessun countdown.

Al colmo della scaramanzia, Koris sta traccheggiando nel fare i bagagli. Forse se ne pentirà, forse no, ma più probabilmente sì perché gira che ti rigira Koris se ne pente sempre. È un assioma.

Koris ha anche un mezzo piano qualora nelle prossime settimane si trovasse murata in casa e non sotto i temporali a Sainte Engrace. Questo perché avere piani per quando le cose vanno male aiuta a tenere sotto controllo l’ansia e dà una parziale risposta ai tanti “e se” che affollano in cervello giusto prima di andare a dormire. Il piano prevede in sostanza un ritorno all’adolescenza, ovvero:

  • Finire “House of Cards”, eventualmente guardare “Lost” con quei dieci anni di ritardo. Son dettagli;
  • Portare a termine “Final Fantasy Tactics” e cercare un altro videogioco vintage con cui riempirsi la vita e guadagnarsi l’inferno. Potrebbe essere “Alone in the dark: The new Nightmare” ma Koris continua a pensare di aver bisogno di un joypad per i videogiochi che necessitano riflessi. Così si potrebbero finire anche Crash Bandicoot e Spyro;
  • Stare alla larga da The Sims 2, che non è un gioco, è un gorgo in cui non si va né avanti né indietro. Passano tre ore e ti chiedi dove minchia sia fuggito il tempo, senza aver avuto nessun risultato, né nella vita reale né in quella virutale;
  • finire il Raccontazzo, ovvero il racconto prequel del Koris-romanzo che dovrebbe fare da apripista. Cioè, quello è da portare a termine in qualunque scenario più o meno apocalittico. Koris ha scritto 20 pagine su 50 richieste, solo non deve pensarci troppo su. Se non può uscire di casa potrebbe decidere di scriverne un secondo;
  • trovare una trama per un racconto fantascientifico da spedire a prostituirsi in concorsi troppo più grandi di lui;
  • perdere la dignità continuando a fare foto a Cenzino;
  • compiangersi.

Ad oggi non è ancora chiaro quale scenario si realizzerà davvero. Che del diman non v’è certezza, ma in questo 2020 non c’è certezza nemmeno dell’oggi pomeriggio.

Temporali, fiumi e materassi

Vennero le vacanze invernali, ma non andammo da nessuna parte perché non c’era neve.

Vennero le vacanze di pasqua, ma non andammo da nessuna parte perché c’era il vairus.

Venne il ponte del primo maggio, ma non andammo da nessuna parte perché c’era il vairus.

Venne il ponte dell’otto maggio, ma non andammo da nessuna parte perché c’era il varius.

Venne il ponte dell’ascensione, ma non andammo da nessuna parte perché entro 100 km dove minchia vai?

Venne il ponte di pentecoste, ma non andammo da nessuna parte perché il limite dei 100 km decadeva l’indomani.

Venne il ponte del 14 luglio, e sticazzi del vairus e dei 100 km, si va nel Vercors e vaffanculo.

Koris e ‘thieu sono giunti nel Vercors verdeggiante la sera del venerdì sotto un temporale torrenziale perché il Vercors odia tutti, ma soprattutto gli speleologi. Tuttavia ci vuole altro per scoraggiare due che non aspettavano altro da… da gennaio, quasi. Sì, siamo schifosamente viziati dei week-end fuori porta, sì, siamo dei privilegiati, ka$ta e tutto quanto, passiamo oltre. Il temporale torrenziale, si diceva. Perché se non devi piantare la tenda grossa sotto l’acqua a secchiate godi solo a metà. Ah, alle nove di sera. Mentre calano le tenebre. Poi basta, tutto bene quel che finisce con la zuppa in cartoccio scaldata sul fornelletto.

L’indomani, considerando sempre che il Vercors odia gli speleologi, qualunque grotta pensabile era in piena, fatta eccezione per quelle facili e senza fiumi. La migliore idea per evitare la piena è stata andare dove l’acqua c’è, ma è allo stato solido: in ghiacciaia. Che detto così pare un’uscita speleo nel freezer e in effetti il concetto è quello. Pozzo con ghiaccio in fondo, speleo on the rocks, undici gradi fuori (sì, a luglio, vedi alla voce “il Vercors ci odia”) e uno in grotta (ci odia molto). ‘thieu fa le sue prime foto col ghiaccio in controluce, si incazza perché non viene azzurro, mentre Koris-modella fa il cosplay dello stoccafisso surgelato. Pagamento a cena, in ravioles du Dauphiné. Qui ci vorrebbe una parentesi da food-blogger priva di orgoglio nazionale, perché le ravioles coi formaggi di montagna sono buonissime. O forse era la fame. O forse entrambi.

Domenica Koris ha più o meno estratto ‘thieu a pedate dal sacco a pelo e lo ha motivato, stile sergente maggiore Hartmann, ad andare a scendere per lo Scialet Brudour. “Mi hai rotto le palle che volevi farlo a tutti i costi, ora lo fai a tutti i costi” è l’inoppugnabile argomento riportato. ‘thieu ha finito per cedere, ramazzare il suo armamentario fotografico ed essere molto felice una volta coi piedi nel fiume sotterraneo. Koris si è portata un inutile sacco di corda fino in fondo, perché la grotta si è rivelata essere già armata a parte l’inizio. Lo abbiamo già detto che il Vercors ci odia, vero?

Durante la notte fra domenica e lunedì è successo non si sa bene cosa. O meglio, non si sa quale evento ha fatto sì che il materasso gonfiabile sotto il Koris-culo si bucasse. Koris si è ritrovata a dormire raso terra a un’ora indecente della notte, senza capacitarsi di come fosse arrivata lì. Non l’ha presa affatto bene.

Il programma di lunedì prevedeva lo Scialet Neuf, nonostante la mancanza di sonno e di motivazione. Solo che quando non va, non va. ‘thieu ha cercato di armare, ma l’armo della grotta si è rivelato “esigente”. Che è uno dei tanti sinonimi che usa ‘thieu, come “tecnico”, “complicato”, “fa riflettere”, quando Koris usa la semplice locuzione “l’armo fa schifo al cazzo”. Quindi, l’armo dello Scialet Neuf fa schifo al cazzo, si va altrove per recuperare la giornata. ‘thieu si fa passare il broncio facendo foto in una pseudo-ghiacciaia senza ghiaccio. La giornata è stata definitivamente raddrizzata con una pizza al di sopra della media per gli standard francesi.

La notte successiva Koris è riuscita a calibrare il gonfiaggio del materasso maledetto perché fosse sgonfio circa alle sette del mattino. ‘thieu invece è andato a urlare ai Belgi vicini di campeggio che facevano troppo casino per i suoi gusti. Ma tanto l’indomani si doveva tornare a casa, quindi sia il materasso che i Belgi erano solo scazzi momentanei. E il Vercors ci odia, ma almeno ci ha lasciato riporre una tenda asciutta, cosa non scontatissima.

Notti folli e giorni molli

L’estate è qui anche se nessuno lo ha chiesto davvero. Questo significa che Koris impiega un tempo lunghissimo ad addormentarsi, quindi in tempo record si sveglia e inizia un tour di bevo-piscionotturno che pare una bambola Sbrodolina degli anni ’90. Forse Sbrodolina non pisciava, i ricordi in merito sono confusi.

Comunque, notti interrotte da gaudenti motorini che smotorano nelle vie, gente che pensa che tirare petardi nelle tenebre sia un’ottima idea, caldo generico fomentato dallalobby degli shorts.

Che c’entrano gli short? Semplice: tutti i pigiami da donna (ma anche da bambina) non prevedono nessun genere di pantaloncino che vada al di là dell’inguine. Bermuda abolito, l’essere femmineo deve essere sexy anche quando dorme nell’afa estivo. Peccato che lo sfregamento fra cosce produca calore, che produce sudore, che produce un risveglio estemporaneo carico di parolacce. Se Koris ha già scritto questa cosa pazienza, la ribadisce. Non ci sono solo bombe sexy al mondo, ci sono anche femmine normali che vorrebbero dormire senza cosce che fanno splurch splurch. Colpa della cellulite, della ritenzione idrica, dell’avere dei prosciutti sopra le ginocchia.

Quando alla mattina ci si sveglia in realtà si è già svegli. Circa. Se dice culo e non si è caduti in coma giusto cinque minuti che suoni la sveglia, ci si alza e si fa cambiare l’aria in casa nell’unico refolo concesso dalla giornata. Poi non è che Koris sia davvero sveglia: vive la giornata in uno stato di disconnessione dalla realtà, con picchi di attenzione e momenti in cui cola sul tavolo, persa ogni forma solida.

Quando Koris pensa che le estati scorse faceva ancora più caldo e per di più una volta alzata doveva guidare per 70 km fino a Neutroni Porcelloni, si chiede come cavolo facesse. Poi si ricorda che viveva più di là che di qua, abbracciata all’orlo del collasso e allora no, niente, non è che avesse più energie; era la forza della disperazione a tenerla più o meno in piedi.

Nel mentre luglio è alle porte e luglio doveva essere un mese in cui arrivavano risposte. Ma non sarà così. Forse sarà ottobre o più probabilmente sarà mai. Ci vuole pazienza in questa vita, signora mia.

Koris continua a trifolarsi il cervello alla ricerca di una trama che sia fantasy, ci sia azione, abbia a che fare col suo malloppo e stia in 50 pagine. Col cervello insonne in pappetta non è la cosa più semplice da fare.

Poco di nuovo sotto il sole

Dicono che si torna alla vita normale. A settembre. Fino ad allora continua il “fate un po’ come cazzo vi pare”. Per inciso in ufficio si è rotta l’aria condizionata farcita di legionella, un toccasana per arrostirsi a dovere. Quindi Koris continua a lavorare per lo più da casa, col grande vantaggio di potersi vestire malissimo e lamentarsi a ripetizione del caldo. A settembre sarà durissima, ma pazienza. Settembre forse porterà le risposte o forse porterà la seconda ondata di vairus, siamo tutti molto ottimisti.

‘thieu il dimenticatore è stato sostituito da un’entità aliena che gli somiglia molto ma si ricorda tutto. E a Koris le entità aliene vanno benissimo, ci va molto d’accordo.

Il Koris-malloppo/romanzo sta esondando come un blob fluido mostruoso, shit got serious. Essendo Koris una persona matura e razionale, non sa come prenderla (a parte male e “non ce la farò mai, ma fa parte del personaggio). In compenso si è scoperta a scrivere “ma però”, quindi dove minchia vogliamo andare? C’è un mezzo progetto di scrivere cose e di idee che fanno bollire la testa, ma insomma, vedremo. Ogni cosa a suo tempo. Forse.

Koris vorrebbe fare dei countdown ma siccome la sfiga ci vede e ci sente benissimo, meglio evitare.

Forse la settimana prossima si torna in montagna, se Giove Pluvio decide di anticipare il diluvio universale.

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