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Sulla riviera delle Felpe

Esiste, all’interno dei confini europei, il genere di madre che, trovandosi a ospitare la progenie per due giorni, gli dice “non è il caso che tu faccia la spesa, ci penso io e poi mi dai la tua parte. Ora che lavori vorrai mica che io ti mantenga”. Cecidere manus, direbbe Mazoni.
Poi esiste l’Amperodattilo, che oltre ad essere una meraviglia del Cenozoico, è anche un modello della cosiddetta Mater Italica, per cui riguardo al cibo non esistono mezze misure. Nemmeno misure piccole, qualora sia ispirata a preparare da mangiare.
“Tiriamo fuori un po’ di porcate” ha sentenziato l’Amperodattilo, accogliendo la figlia a Merdopoli, reduce da un TGV in ritardo di due ore causa suicidio a Bordeaux. Il caso volle che anche l’intercity di Orso, il Salerno-Ventimiglia (treno che deve essere altamente raccomandabile), avesse un ritardo mostruoso.
“Tuo fratello, essendo assai politicamente scorretto, dice che gli manca il suo volo Roma-Cuneo dell’aeroporto delle badanti rumene e che vorrebbe cancellare la Campania”
“Beh, io cosa dovrei dire? Che dovrebbero cancellare la Gironda?”
“In effetti i Giacobini c’erano quasi riusciti
“Peccato per il quasi”
Tornando all’Amperodattilo, come già detto è stata sdoganata la porcata assortita: patatine, cipster, formaggi vari, salami di cui Koris era in astinenza, olive taggiasche, pomodorini ripieni. Poi dal forno è uscita la mozzarella in carrozza, da rinforzare con prosciutto crudo e speck e non ce n’è stato più per nessuno. Koris, abituata a una dieta di insalate e fagiolini, ha rischiato di soccombere. È sopravvissuta solo perché dopo cena le era stato promesso un gelato con l’Orso e perchè per il giorno dopo erano previsti gamberi.

gamberi

Lascia perdere il suicidio, l’Amperodattilo ha fatto i gamberi coi santi crismi

C’è quindi stata una congiura Maiores-zii che ha portato Koris a vestirsi con una gonna verdaccia, camicia di lino e scarpe vergognosamente alte.
“Paio la comparsa sexy di un film di Indiana Jones, quella che all’inzio fa l’archeologa fica, poi ha paura degli scorpioni e infine si fa catturare dal cattivo di turno”
“Smetti di dire delle belinate”
Da quelle scarpe da vertigine (o da storta epocale) Koris ha scoperto svariati perché del mondo conosciuto. Ovvero, non è un pianeta per tappi. Koris ha comunque il sospetto che l’Amperodattilo si sia impuntato sulle scarpe per dare alla figlia quei dieci centimetri mancanti di natura, visto che ormai alla soglia dei ventisette anni la speranza è morta. Come acquistare in saldo le proprie mancanze genitoriali, lezione uno.
In tuto ciò, gatta Spin esprime la sua suprema indifferenza.

spin

Sono un gatto. Per me l’universo è un accessorio inessenziale.

Koris ha avuto l’inebriante esperienza di guidare la nuova (in verità comprata a novembre e di seconda mano) ‘500 di famiglia. Del resto nel 2013 non aveva ancora fatto la sua mezz’ora di guida annuale. Al suo fianco sempre U Babbu, che ha probabilmente un bassissimo istinto di conservazione.
“Ha il cambio che pare il secchiello dello champagne. E non arrivo ai pedali. Cioè, arrivo ai pedali se mi metto in punta al sedile, e allora sto scomoda perché non appoggio la schiena. E cos’è ‘sta storia che la macchina si spegne al semaforo? Ehi, non è mica così che si fa, che cazzo, poi io mi inquieto. La macchina non deve pensare, sono io che penso. Che poi se volevate una macchina che si spegnesse ai semafori bastava tenere la Panda. Ok, non eravamo mai sicuri che si sarebbe riaccesa, ma almeno non pensava per te!”
Koris è tornata in Francia con una spiccata narcolessia, tanto da dormirsi la tratta intera da Antibes a dopo Tolone, quattro chinotti che a lei non piacciono, un barattolo di Brioschi che purifica, santifica e lascia come trova, un barattolo di olive taggiasche. E un pieno di follia familiare.
“Però sta crescendo bene la felpa”
“Felpa? Quale felpa?”
“Quella che hai trapiantato”
“Una felpa?!”
“Uffa, non la felpa, la felce!”
“È una palma. Da oggi in poi la chiameremo ‘la riviera delle felpe’. Di inverno fa un bel calduccio”

Colori autunnali (fotopost)

“Ma se domani andassi a fare una passeggiata nelle Cevennes?”
Levasi voce di individuo distolto dal santuario dei ‘azzi propri, quindi palesemente non in ascolto.
“Nella savana?”
“A cercare castagne!”
La cosa non quaglia.
“Ma di che stai parlando?”
“A tre ore di macchina da qui. Potremmo dormire lì. Ovviamente in bivacco perché la tenda è sempre ad Annency. Ti va?”
Tre ore di macchina, quindi non è la Tanzania, ok. Bivaccare all’umidità di inizio novembre, non ok.
“Non ho alcun sacco a pelo invernale, quindi io non posso dormire fuori a una temperatura inferiore a 18°” dichiara Koris, nella speranza che non arrivi nessuna fata turchina a materializzare magicamente sacchi a pelo con vero pelo.
“Domani sveglia alle sei, allora, dobbiamo approfittare della giornata”
Che è poi all’incirca una risposta da Lerry. Anzi, se Lerry non ti avesse svezzata a sangue e arena soffrendo la sete e le intemperie in tenera età, certe cose non le faresti per principio. O per sanità mentale, a seconda.
Si passa dunque per la sveglia alle sei in un giorno che sarebbe stato vacanza. Quindi tre ore di macchina attraverso il deserto di Fos e quindi la Camargue.

Savana

La Savana, da queste parti, è così.

Si capisce che Koris è sempre meno in grado di leggere una carta e come GPS lascia parecchio a desiderare quando si incasina all’altezza di Beucaire, dando indicazioni a caso. Ciò nonostante, si giunge insperatamente ai piedi del massiccio, cosparso di boschi di castagni. Di funghi, invece, nemmeno l’ombra. Ed è ora di pranzo.
“Cosa abbiamo da mangiare?”
“Fagioli e miglio. Cibo da canarini, insomma”
“Vado a cercare qualcosa in giro”
Quando si dice mangiare locale. Oppure civiltà di cacciatori/raccoglitore, ove la caccia non è praticata perché troppo violenta. Koris ogni tanto dovrebbe porsi più domande sulla sua vita, ma come è noto riflettere troppo non è il suo forte.
“Cosa sarebbe quella roba?”
“Castagne, ortiche, rumex, cinque nervi e citronella per dopo pranzo”
Perché il Neanderthal educato pensa al sostituto del caffè, mica cazzi. Koris non è esattamente il ritratto della convinzione.
“Ortiche?”
“Mai mangiato ortiche? Sono buone!”

ortiche

Ortiche per lo meo giaciglio? No, erba per la mia crapa

Koris osserva il lavaggio delle ortiche con malcelata preoccupazione, mentre viene incaricata della pulizia delle castagne.
“Sei sicuro di quello che fai?”
“Certo!” esclama in Neanderthal che nel frattempo sta perdendo l’uso dei polpastrelli.
“E le spine?”
“Le spine vengono distrutte nella cottura”
“Se lo dici tu…”
Koris-diffidente leccherà le ortiche prima di metterle in bocca, esponendosi senza ritegno al pubblico ludibrio. Nel frattempo ci si pasce di codesta zuppa del legionario (cotti assieme per risparmià tempo), che tutto sommato poteva anche essere peggio. Forse.

zuppa

Come i mischioni che si facevano da bambini. Solo che stavolta lo mangi davvero

Koris conferma il suo reiterato amore per le castagne. Divorandole crude nello stupore generale. Qualuno solleva l’obiezione che forse non si dovrebbero mangiare le castagne crude. Koris, che ne ha già ingurgitato l’equivalente di un castagno intero, decide che non vuole saperlo. E la cosa vale ancora adesso, per cui non diteglielo. Potrebbe vernirle un’acidità retroattiva. Oppure lo stomaco di Koris ha ormai imparato a digerire i sassi e le castagne crude sono roba da debuttanti. Il verme, nel caso, fuge da insperato apporto proteico.

funghi

I funghi non commestibili saranno provati la prossima volta.

“E se portassimo un po’ di castagne a casa?”
“Un po’ quante?”
“Hai presente le casse che sono in macchina?”
“Ho capito, non voglio sapere nemmeno questo”
“Allora vuota lo zaino e cominciamo a ramazzare”
Koris, che per definizione è imbranata, perde il coltello di cui si serve per aprire i ricci. Riuscità a portare a termine il ramazzamento soltanto grazie ai calli cresciuti in seguito alle arrampicate in palestra. E ai guanti da vela, che ormai sono diventati un must del Koris-abbigliamento. Solo che se stavolta i guanti da vela proteggessero le falangi non sarebbe mica poi così male.

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Altri funghi. Manco questi si mangiano.

Alla fine la raccolta si concretizza in quindici chili di castagne ramazzate di frodo. Quanti scoiattoli moriranno di fame a causa dell’ingordigia di Koris? Daremo la colpa alla selezione naturale.

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Ancora funghi. È autunno, che pretendete?

“Allora? Magari pensavi che la passeggiata nei boschi fosse una cosa simpatica, un pic-nic, ascoltare gli uccellini che cinguettano…”
“Certo. E io non sono mai stata in campeggio con Lerry, vero?”

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Ultimi funghi. Promesso. Però sono carini, no?

Invasioni pi√π o meno vichinghe

I Maiores sono partiti stamattina alle 11:00 con una macchina straordinariamente scarica e il decoder della SFR in dotazione a Koris ma che Koris non usa per ovvie ragioni. L’Amperodattilo ha anche deciso di importare un po’ di aglio da Aix-en-Provence, probabilmente da usare come profumatore per auto. Dietro di loro hanno lasciato pressocché tutto quello che hanno portato: le casse del Macbook Trillian, il tappeto con le mongolfiere della vecchia camera di baby-Koris, il giardino zen, la katana Nimi (che adesso Koris sta coccolando perché non si vedono da tanto tempo, per cui hanno bisogno di coccole reciproche), un materasso gonfiabile doppio con pompa, le ciotole giapponesi e una spesa degna della caritas in missione umanitaria. Con i suoi ritmi alimentari, Koris può tranquillamente sopravvivere a dieci anni di guerra atomica.
La camera si è inoltre popolata di mobili dal nome strano provenienti dalle desolate lande svedesi, meglio conosciute come l’Ikea. Un Engan, una Billy (perché non si può andare all’Ikea e tornare senza una Billy), una Micke e un qualcosa che inizia per V di cui si è persa memoria. Più che una casa, una riunione di vichinghi. Koris si rammarica di essere rimasta in laboratorio quando i Maiores hanno trasportato il tutto da Aubagne a Marseille, si racconta di scene epiche avvenute sotto casa con pezzi di armadio in libera uscita dai cartoni.
U Babbu ha tenuto un basso profilo con le sue perfomance linguistiche, purtroppo per il blog. L’Amperodattilo si è limitato a prendere possesso dei luoghi, portando in dono una pianta di giacinto (destinata a una fine ingloriosa data la grazia botanica dello Stato Maggiore) e una palma (che condividerà la sorte del giacinto, ma dopo una lenta agonia).
"Si sta bene a casa tua, torneremo"
"Poi c’è il festival lirico di Aix, vuoi che ci perdiamo ‘La Clemenza di Tito‘ diretta Sir Colin Davies?"
U Babbu ha già tutto il programma, l’Amperodattilo medita di ritrarsi a vita privata per impastare focacce in una villaggio della Provenza, coltivando aglio e lavande per compensazione olfattiva. Insomma, minacciano nuove invasioni.
Koris ha la sola certezza che domani inizia una nuova devastante settimana e che andrà a fare il post doc in qualche terra inospitale come l’Antartide o Rho Pero. Abitando in una spelonca, si intende.

Notizie dal terzo stato

Koris probabilmente non era paga di aver cambiato stato nella settimana precedente. Quindi decise che voleva strafare e venerdì partì per l’Italia, soprattutto per poter portare a destinazione i doni provenienti da Amsterdam, Flatlandia: il solito per Orso, roba buona da piantare per i Maiores, un paio di anelli per il Senzaddio (e no, Koris non ha cambiato idea sul fatto del matrimonio, però può fornire delucidazioni a richiesta su formspring; lei stessa si è comprata qualcosa da seminare). Quindi è zompata sul TER da Marseille Saint Charles a Nice Ville, in mezzo a un delirio di TGV in ritardo. Il sonno cosmico è iniziato all’altezza di Cannes per non andarsene più.
Koris ha trascorso il venerdì sera coi Maiores, nella condizione di figlio unico alternato essendo Orso in quel della capitale. Il difficile è stato convincere l’Amperodattilo a smezzare con gli zii la roba da piantare.
"Ma possiamo anche non dirglielo!"
"Non se ne parla, ne ho comprati per due e per due restano"
"Beh, anziché dieci e dieci possiamo fare quindici e cinque…"
"Amper, no!"
"Va bene, ma non osare darne uno di più a loro!"
I Maiores sono attualmente impegnati in "attività da pensione", come le definisce U Babbu: impastano tonnellate di pane nero, producono un’infinità di barattoli di marmellata al limone, sperimentano un limoncello che aveva un colorito verdastro. L’Amperodattilo si sta inoltre dando al decoupage, ragion per cui Koris ha trovato una poltroncina scarnificata sul suo letto (ovviamente si è messa a urlare la sua indignazione e la poltroncina è stata trasferita sul letto di Orso). Era meglio quando aveva i punta-e-clicca come passatempo. Spin è sempre più chiatta, una gatta col culo che fa provincia.
Sabato Koris si è dichiarata troppo stanca per prendere un treno e andare a Valinor, per cui ha supplicato il Senzaddio di venire a prenderla presso il suo domicilio. La giornata è stata all’insegna del triangolo Senzaddio dolorante per estrazione dentistica, Koris sonnolenta e con grossi problemi linguistici (ormai interpella gli estranei soltanto in francese, cosa che getta Valinor nello scompiglio più totale) e colluttori/antinfiammatori ovvero qualsiasi cosa potesse trasformare il Senzaddio in un essere umano per un’oretta. Dire che si sono visti tempi migliori è dire poco, ma una relazione part-time non ammette giorni di malattia: l’epidemia non esiste e ci si vede in qualsiasi condizione.
"Se avessi un po’ meno superego di quello che ho, direi ‘parto lunedì e non domani’"
"Conosco il tuo superego, ti ammazzerebbe di sensi di colpa, quel bastardo. Parti domani"
"Certo che parto domani, partire lunedì non è mai stata un’opzione percorribile"
Per tenersi vicendevolmente svegli sulla via del ritorno a Merdopoli, hanno parlato di alta letteratura.
"’Costa Sottovento’ non è male, ma Sophia è una palla. Spero che non compaia negli altri libri"
"Chi, Sophia Aubrey?"
"No, Sophia Williams"
"Ah. Ehm…"
"Non la sposa, vero? No, uno come Jack Aubrey non può sposarsi, che cacchio. Almeno non con un’esangue verginella inglese"
"Se lo dici tu…"
"Certo che lo dico, io non può sposarsi e basta. È vero che non si sposano? È VERO?!"
"Bambini quanti?"
"In che senso bambini? Quali bambini? Rivolgi i tuoi desideri di paternità alla nautica…"
"Va bene, te lo dico: si sposano"
"NO!"
"Sì"
"Inglese di merda! Ma come la sposa? Che mezzo uomo! Già ha un culo senza vergogna, per di più sposa quel cadavere. Meglio Maturin all the way. Dimmi che almeno non le è fedele, se no smetto di leggere O’Brien"
"Ovvio che non le è fedele, anzi, le scappa nei comandi più impensabili"
"Ah, meno male!"
"Poi del resto a quell’epoca era quasi necessario. Una donna in ogni porto. Una volta vai da quella di Valinor, una volta da quella di Merdopoli, una volta da quella di Marseille…"
"…"
"Perché ti sei rabbuiata?"
"Non ho gradito l’allusione, ma comunque non sei abbastanza biondo per essere Jack Aubrey"
Domenica mattina la voglia di Koris è rimasta a dormire nel suo smodato letto a castello. In compenso lo Stato Maggiore, dopo essersi rimpinzato degli ampero-piatti, si è diretto nuovamente all’ovest in direzione Marseille. La mancanza di voglia ha fatto sì che si cadesse addormentati di nuovo all’altezza di Cannes per risvegliarsi a Saint Raphael. La cosa buona è che Marseille è circa dieci volte più calda di Valinor, anche se dal termometro non si direbbe. Koris ha passato la serata in chat con Whisper da Zurigo, insultandosi vicendevolmente perché non lavorano abbastanza, sport in cui i due eccellono. Del resto usavano dirsi che nessuno dei due studiava abbastanza, ai tempi dell’università.
Oggi Koris, o meglio, quel che resta di Koris è in laboratorio, a fissare il suo nuovo programma da fare, attualmente una pagina di editor completamente bianca. Da horror vacui, letteralmente. Il Replicante le ha inoltre recapitato un plico di 160 pagine in francese da leggere il più presto possibile. Quando lo Stato Maggiore avrebbe bisogno di un week-end per riprendersi dal week-end.

Lo Zen e l’arte dell’anticalcare

"E il giardino zen?"
"Sta bene, lo sto pettinando, come sempre quando sono al telefono. Però…"
"Però cosa?"
"Il vetro su cui getta la fontanella sta diventando tutto bianco"
"Sarà il calcare"
"Ovvio, è uno dei componenti fondamentali, assieme al cloro, del liquido nemmeno troppo trasparente che esce dai rubinetti di questo posto…"
"Mettici l’acqua in bottiglia"
"Naturale o frizzante?"
"Scema"
"Grazie"
"Altrimenti mettici l’anticalcare"
"È un giardino zen, non una lavatrice!"
"Embé? L’effetto è lo stesso"

Adesso, anche se non si vede e non si sente (lo Stato Maggiore ha speso cinque minuti buoni col naso sospeso sulla fontanella e può garantire con un intervallo di confidenza Feldma-Cousins al 95%), nel mini sistema idrico circola una strana miscela. Metà calcare e metà anticalcare. Sembrano le collisioni elettrone-positrone del LEP.
Quanto sia zen tutto questo non si sa. Koris ha qualche dubbio che Oda Nobunaga dovesse combattere, oltre che contro le truppe di Asai e Asakura, i depositi minerali nelle conduttore. Che praticasse l’arte di arrangiarsi è, invece, indubbio.
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Solo a Koris potrebbero capitare certe cose

Il primo pensiero dello Stato Maggiore, quando ha visto i risultati di questo test (fregato dal blog di julia), è stato "Ma solo a noi possono capitare certe cose!". Da lì l’idea di cliccare sulla crocetta e chiudere la scheda.
Ma Yaxara sa che la sua dignità è emigrata persino dal mondo delle idee platoniche, per cui tanto vale renderne conscio il mondo.

I am a
Canna

What Flower
Are You?

Sì, va bene, vai col pubblico ludibrio. O almeno, Iset lo farebbe (per questo la stimo). Si accettano doppi e tripli sensi. E per la cronaca, il fiore è questo e chiamasi canna indica (i credits dell’immagine ce li spartiamo io che ho fatto la foto e l’Amperodattilo che ha cresciuto la pianta)…

Canna indica

No one wish to wake for this morn
To see another black rose born

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Disfacimento della forma e piante grasse

Mentre lo Stato Maggiore cerca di ricomporre i suoi pezzi come uno Shoggoth spiaccicato (confronta il post precedente se non sai cos’è uno Shoggoth), è maturata la decisione che porterà al periodo di decadimento (non beta) e disfacimento senza precedenti. Si può rompere l’austerity e guardare la tv, con la scusa che danno "L’ultimo Samurai" che è un po’ uno dei film preferiti della scrivente.
Nel frattempo, mentre il lassismo dilaga e c’è già odore di incuria nell’aria, la pianta grassa denominata Piedi di Amperodattilo (tenuta a battesimo dall’omoniomo rettilone del Cretaceo) sta vivendo un periodo aureo, germogliando come non mai in dieci mesi…

pianta grassa
pianta grassa

Poi non ditemi che le piante non danno soddisfazioni!

Glooooooriaaa! Glooooooria perpetuaaa!
In this dawn of victory!

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