Archivi categoria: quando la sfiga diventa leggenda

Urlare nei gomitoli

E non solo perché oggi è l’otto di gennaio. Urlare nei gomitoli potrebbe essere una valida valvola di sfogo a sedersi per terra e piangere come un treenne a cui è stato rubato il ciuccio. Le ragioni ci sono tutte e anche se non ci fossero arriverebbero presto.

‘thieu ha avuto la folle idea di voler abbassare la cappa in cucina. Chiariamoci, l’idea in sé non sarebbe folle, non fosse che s’è capito che la cucina va guardata da lontano senza andare troppo nei dettagli, altrimenti si scoprono miserie. Ad esempio, la cappa era stata intonacata assieme al muro, non era stato tolto il cellophane dentro, non era stata fissata con le apposite viti ma con della colla merdosa e, dulcis in fundo, il muro dietro alla cappa non è stato né dipinto né intonacato. Siamo al livello superiore del “nascondere la polvere sotto al tappeto”. Koris è abbattutissima perché deve rifare l’intonaco prima che sia rimessa la cappa e non è che il lavoro sia stato fatto da Peppino l’usuraio in pensione, che a tempo perso fa il muratore in nero. Sta minchia di cucina è stata fatta da un’azienda seguita da un architetto e ci si ritrova comunque a dover rifare cose. Abbattimento generico.

La ripresa lavorativa è una pestilenza, nel senso letterale del termine. Le norme anti-coviddi sono complicate, imperscrutabili, interpretabili, più generiche del sistema della pila di una partita di Magic: The Gathering con mazzi blu primi anni 2000: se gioco l’istantaneo “droplets” sulla stregoneria “mascherina di stoffa” ha effetto prima o dopo dell’incantesimo “vaccino booster”, sapendo la creatura “coviddi” ha attacco improvviso e attacca senza TAPPare? (Scusate, nerdaggini di un’altra era) Insomma, il succo del discorso è “fate un po’ come cazzo vi pare, basta che non dichiarate che vi contaminate al lavoro e che venite almeno due giorni a settimana”. Capo Giuseppi fa lo gnorri e Koris ormai ha alzato un altare votivo all’ex-capo di Neutronland, che le manca tantissimo. Siamo alla fine della civiltà occidentale, iniziata coi Greci e finita con le lettere greche.

Lo studio che si trascina da settembre sclera. O meglio, il nettunio sclera. O piuttosto, ha una differenza del 5% con quello che dovrebbe essere, che secondo Koris viste le circostanze è grasso che cola, ma pare di no. Anche se la quantità studiata, che doveva essere lineare, forse lineare non è, chi può dirlo. Koris non sa più cosa inventarsi e ne avrebbe anche un po’ le palle piene di sacrificare ore supplementari, week-end e anche vacanze. Tuttavia teme che questa mancanza possa pesare sul periodo di prova, che finirà sempre troppo tardi per la Koris-sanità mentale.

Insomma, Koris vorrebbe sparire due settimane sotto i Pirenei Atlantici fra gli speleologi puzzoni che mangiano salsiccia, patate e formaggio facendo battute di dubbio gusto, ma bisognerà aspettare agosto per tanta grazia. Per ora ci si può drogare di videogiochi e sperare che il Maitre de Jeu mantenga la sordida promessa iniziata con “ho un background di una grossa campagna già pronto”. E cercare gomitoli in cui urlare il proprio disappunto.

Mistici gomitoli della follia, un racconto inedito di Lovecraft

Diasgi e dilemmi

Ovviamente non ci si poteva fermare su una nota positiva come il compleanno sugli sci, sarebbe stato troppo bello. Domenica, giornata che doveva essere dedicata all’acido lattico e a mettere a posto i bicchieri ancora in fuga per tutta la casa, la caldaia ha inizio a comportarsi in maniera bizzarra. Per prima scomparve l’acqua calda, che per questioni di impianti non-euclidei serve solo la cucina e non il bagno, alimentato in altro modo (per fortuna). ‘thieu si è messo smanettare con la caldaia, che a onor del vero non è proprio di primo pelo. La caldaia si è messa a sputare calcinacci, segno di maltrattamenti durante i biblici lavori della cucina. Dopodiché ha lasciato questa lacrime e intonaco caduto emettendo rumori tisici.

La prima balenata è stata smontare la caldaia e togliere tutti i detriti che dovevano essersi accumulati all’interno, salutando con affetto i mortacci degli operai che avrebbero anche potuto fare un minimo di attenzione (LOL). Poi si è pensato che non sarebbe stata una buona idea cercare di smontare un affare in cui circola gas e che sarebbe stato un peccato trasformare la cucina nuova in un cratere, con tutta la fatica fatta. L’opzione rimasta era truce ma necessaria: spegnere la caldaia e aspettare il tecnico.

Sono seguite ore di resistenza termica che sono diventati giorni. La temperatura è crollata da 18 a 15 gradi, in una sorta di declino da inverno antartico, col sole che ormai non sbuca più dall’orizzonte. ‘thieu pigola a intervalli regolari che ha freddo e ha insistito per mettere due coperte nel letto. Al contrario, Koris è forgiata dall’anno del disagio vissuto col SonnoDellaRagione, quando in casa c’erano dodici fottuti gradi costanti fino al disgelo e l’unico mezzo di riscaldamento era la CPU sotto stress del MacBook Trillian. Tuttavia un gioco è bello quando dura poco e sarebbe d’uopo che questa simulazione dei naufraghi sull’isola Elephant avesse un lieto fine. Almeno prima di andare a caccia di foche per nutrirsi.

Il dilemma invece è (tanto per cambiare) lavorativo e ha colto Koris all’improvviso, per caso. Incontrato un ex-collega di Neutronland a mensa, si è scoperto che il tizio assunto al posto di Koris molla l’incarico per aspirare a più lauti compensi e responsabilià. Com’è ovvio è seguito momento di Koris-furia perché potevi aspirarlo l’anno scorso e non prendere il Koris-posto, mortaccitua. Però ciò significa che l’anno prossimo a Neutronland si libera un posto (forse due, ma non sia, è ancora nebuloso). Questo ha fatto vacillare il Koris-sentimento che ha preso piede negli ultimi tempi, ovvero il “questo abbiamo, questo amiamo”. Con annessi dubbi del “forse dovevo restare a Neutronland”, anche se Koris è abbastanza sicura che se fosse rimasta a Neutronland sperando nel destino, il destino le avrebbe fatto il gesto dell’ombrello.

Interrogato in materia, ‘thieu ha risposto “conta che non c’è più il capo laboratorio che tanto ti voleva bene, quindi magari l’ambiente è cambiato e non in meglio. Forse adesso è il momento di voltare pagina”. Solo che Koris trova un po’ difficile voltare pagina, perché quel lavoro le piaceva davvero, al netto della delusione quando le dissero “no, il posto che ti avevamo promesso va a un altro”. Non è che il suo lavoro attuale non le piaccia, ma l’altro le piaceva di più. O forse era l’effteto di aver lasciato l’inferno di Neutroni Porcelloni a farle vedere tutto bello e glitterato, difficile dirlo. Fatto sta che se davvero il posto sarà aperto, Koris non saprà come sentirsi al riguardo (a meno che non l’abbiano cacciata a calci a fine periodo di prova, a quel punto lo saprebbe benissimo).

Intanto pare che queste domande siano un po’ troppo retoriche, visto che come al solito del diman non v’è certezza. E visto che domani Koris dovrebbe e si sottolinea DOVREBBE tornare in Italia, la citazione non è per niente a caso. Nuvole nere si addensano all’orizzonte e non è nemmeno il fumo della caldaia.

Diciamo che siamo a metà strada

Stati di emergenza

Meno pochi a Natale, meno ancora meno al Koris-compleanno, più un sacco di stress. A pacchi formato famiglia. Già, famiglia. Iniziamo con la lamentela uno.

Koris era abbastanza serena per il ritorno italico natalizio. Ha una terza dose, i Maiores pure, poteva farsi venire a prendere a Nizza spendendo la folle cifra di nove euri di Flixbus. Tuttavia le cose semplici non sono per noi, quindi l’Italia ha deciso che la terza dose anche sticazzi, fatevi un tampone se venite dall’estero. Per limitare lo spargersi di fastidiose lettere greche, dicono, anche se ormai le lettere greche sono un po’ ovunque e qui più che una pandemia pare una versione di Demostene. Cosa che a ben pensarci necessita uno stato di emergenza permanente, ma stiamo divagando. La necessità di tamponarsi rendere alquanto difficile per i Maiores saltare da una parte all’altra della frontiera e raccattare merce marsigliese di contrabbando, quindi l’opzione uno è diventata infattibile. Il Flixbus notturno arrivava troppo tardi per gli Ampero-gusti, urgeva trovare un’alternativa. L’opzione treno fino a Ventimiglia con agevole cambio a Nizza per la bagatella di quattro ore di trasporti sembrava l’unica possibilità rimasta. Poi i treni francesi decisero che era bello millantare lo sciopero a oltranza e allora tornava in auge l’ipotesi “preghiamo che la Yaris regga il tragitto”, non proprio la più auspicabile.

Situazione attuale: lo sciopero dei treni forse è revocato, Koris ha una prenotazione per un tampone mercoledì sera e un biglietto per il Flixbus notturno (che a un certo punto sembrava sparito pure quello) perché hai visto mai. Nel mentre il governo da questa parte delle Alpi forse domani annuncia nuove misure, ma Koris ha deciso che ogni giorno ha la sua pena e per questa settimana anche basta così.

Pare che Koris abbia ancora un lavoro, o meglio, che Capo Giuseppi non si sia incazzato come una biscia per lo studio che non procede come dovrebbe. Forse se ne frega, forse lo studio non è così importante, forse al solito è Koris che prende tutto male. Ai posteri l’ardua sentenza ma anche no, basta che la situazione si protragga fino al primo marzo. Nel mentre Koris lancia simulazioni, anche se preferirebbe lanciarle dalla finestra e fare tutt’altro. Forse dovrà ritagliarsi tempo durante le vacanze di Natale per fare anche quello.

Siccome il Koris-compleanno (il troppesimo) è alle porte, Koris avrebbe un sordido piano. Tuttavia ultimamente ogni volta che sono stati annunciati grandi piani è sempre arrivato qualcosa a distruggerli. Pertanto seguitiamo in questo stato di emergenza anche della iattura, e cerchiamo di uscirne il meno peggio possibile.

Cosa tutt’altro che semplice in questo momento

Grossi errori e mini-orrori

Koris ha appena passato uno splendido sabato fra lavori domestici e lavoro tout court, perché lo smartwuorchi è bello ma solo nel week-end, soprattutto quando non è retribuito. Come mai tutto ciò? Andiamo con ordine.

Venerdì la giornata si annunciava normale, tranne la neve. Che poi siccome avevano mandato avvertimenti degni di Neutroni Porcelloni a base di “guidate con prudenza”, Koris si era illusa che qualcuno avesse preso le giuste misure. Sticazzi, come al solito. Nell’entroterra l’autostrada né salata né pulita, in certi punti si vedeva il ghiaccio, c’erano un sacco di macchine finite nel fosso perché in Provenza ti ritirano la patente se non infrangi i limiti di velocità e del buon senso in qualunque condizione climatica. Koris è arrivata al centro di ricerca all’alba delle dieci, solo per scoprire che i bus percorrevano solo gli assi principali, tutto il resto era da sgambettarselo a piedi su per le colline. Clima da ritirata di Russia, ma almeno si è scoperto che gli stivaletti Doc Martens tengono bene la neve, forse sono anche ramponabili.

Tuttavia la giornata demmerda era appena cominciata, il dramma stava per consumarsi. Koris si era illusa che il suo studio sulla trasmutazione degli attinidi anni ’80 fosse finito, pronto per essere consegnato e tanti saluti. Invece si è scoperto, in rapida successione, che la dose al centro del reattore era nulla (poco probabile) e che un prodotto della catena di decadimento del nettunio aveva lasciato le simulazioni per lidi migliori. A Koris è preso il panico, quello brutto, quello paralizzante, a tema pensiero unico: “adesso non posso consegnare lo studio e il capo mi caccia com’è giusto che sia”. Koris ha scomodato ‘thieu, ha scomodato l’angelo custode della sua sanità mentale, quindi ha scomodato il Collega Barbuto via Skype perché non quadrava più niente e a quel punto tanto valeva fare seppuku con le forbici. Collega Barbuto ha minimizzato tutto come solo chi è nello stesso posto dal 1998 sa fare, forse a un certo punto si raggiunge il Nirvana, chissà se Koris lo saprà mai (spoiler: no). “Tutti possono sbagliare, l’importante è capire dov’è l’errore” ha detto Collega Barbuto. Trovare l’errore è stata l’ossessione di Koris per le successive dodici ore.

Dopo aver stampato script python e setacciato server, Koris ha scoperto due cazzate di grosso calibro, di solo una sua: i prodotti della catena di decadimento avevano deciso di non esistere da un certo punto in poi, cosa che sballava tutti i conti; ciò è accaduto quando il server non funzionava e il Koris-pc era stato sequestrato, forse c’è un legame. La seconda cazzata è stata fatta da Collega Bietola (erbivora e fiera di esserlo, precedentemente nota in questi luoghi col nome di collega stinfia), per cui la guaina degli elementi fissili era un fastidio trascurabile, quindi niente guaina e niente radioattività sulla guaina. Regolare, errori compresi, non sei tu sono io. Il problema è che la scadenza ormai incombe e ci sono otto conti da trenta ore ciascuno da ripetere due volte. Non c’è modo che ‘sta cosa sia finita per Natale. Koris non lo ha ancora comunicato a Capo Giuseppi e questa cosa le mette addosso un’ansia tremenda, tant’è che venerdì sera stava cercando su Google “come spiegare durante un colloquio di essere stati cacciati in periodo di prova”. C’è serenità.

Da questo si evince che Koris è abbastanza esausta e o finisce il periodo di prova, o finisce Koris. Se il periodo di prova finisce con un licenziamento potrebbe finire anche Koris, non si sa. Fatto sta che si aspetta lunedì con una certa apprensione, sperando che Collega Barbuto sia convincente e che lo studio tanto carino sulla pentola a pressione radioattiva possa in qualche modo controbilanciare lo svarione di gruppo.

In compenso la cucina è finita, ragion per cui Koris ha passato l’attesa dei calcoli a pulire pavimenti, superfici, universi. Tuttavia gli operai hanno preso Koris e ‘thieu per sfinimento, terminando i lavori col metodo Renè Ferretti, ovvero a cazzo di cane. Non che la cucina sia peggio di prima, cosa che potrebbe essere difficilmente possibile. Si notano però un sacco di dettagli buttati lì che sono più degni di “ammiocccugino che ci sa fare con la decorazione perché gioca sempre a The Sims” che di un’impresa professionale. Pensili non proprio dritti, giunzioni di silicone fatte a caso, zoccoli tagliati storti, intonaco lisciato alla viva il parroco, macchie sugli elettrodomestici. L’Amperodattilo, responsabile qualità della famiglia allargata anche a distanza, ha notato di tutto e di più via foto sgranate, quindi ha scosso la testa per quanto il dolore al collo lo permettesse e ha sentenziato “io glielo farei rifare”. Solo che non si può reggere un altro mese di lavori e polvere, quindi la cucina verrà tenuta tale e quale. ‘thieu ha solo mugugnato “se il pavimento non viene pulito, non glielo pago”.

Koris avrebbe un gran bisogno delle vacanze di Natale e della servitù di Downton Abbey che le metta a posto lo sgoverno della cucina. Invece è abbastanza probabile che ci saranno conti da girare durante le vacanze, quindi addio disconnessione completa. Per quanto riguarda il mettere a posto, nemmeno a parlarne. Per alto mancano alcuni scaffali nei pensili e i cassetti arrivano a fine dicembre perché sono esauriti, come Koris e come i siluri fotonici dell’Enterprise-B.

Chissà se si sopravvive fino al 2022.

Certo che se si potesse mettere il cervello in un barattolo sarebbe più semplice

Macerie

Ehilà. Rassicuriamo tutti, Koris non è stata sepolta sotto ciò che resta della cucina. Già, cosa resta della cucina? Non granché, la caldaia e due pensili a muro che ancora mostrano la loro totale mancanza di senso estetico. Il resto assomiglia molto al cratere di impatto di un meteorite, ma con l’impianto elettrico nuovo e i nuovi tubi per l’acqua. La casa è ostaggio della polvere, che spunta a tradimento dopo svariati passaggi di Roomba e aspirapolvere classico. La cucina di emergenza è persino più funzionale del previsto, per quanto richieda un grado di ordine inaudito. Ad ogni modo si spera in un futuro migliore.

Nel mentre i Koris-occhiali hanno deciso di suicidarsi. Il termine giusto è “suicidarsi” perché si sono spezzati a metà mentre stavano sul Koris-naso, in assenza di sollecitazioni esterne. Erano già stati riparati tre volte, quindi ormai considerati a fine vita. Koris sperava che sopravvivessero fino a dicembre, data prevista della vista dall’oculista. L’ottico, chiamato in causa per una riparazione, ha iniziato ad evocare tempi biblici, necessità di trovare la persona giusta al momento giusto, e comunque chissà. Koris oggi gira con occhiali del 2008, ad origine occhiali da sole con lenti scure smontabili quindi utilizzabili da vista alla bisogna, sbrindellati al punto giusto da tenere con lo scotch. Però ha appuntamento da un altro oculista per mercoledì (sì, in Francia non si possono fare gli occhiali senza ricetta, non sembrano esserci barze leggendarie che permettano di aggirare l’ostacolo). Nel mentre il mondo è un posto migliore dai contorni non molto definiti.

Al lavoro, nessuna notizia del pc. Koris ha sollecitato il servizio informatico, che ha risposto con le solite balle di fieno rotolanti. Il Capo Giuseppi, appena tornato dalle ferie, è scontento; è scontenta pure Koris, anche senza andare in ferie. Tutto ciò è preso con una discreta atarassia, portata forse da due anni di coviddi o forse una nuova consapevolezza, che tanto u ne se pò sciuscià e sciurbì (“non si può soffiare e succhiare”, Amperodattilo docet). Poi magari al colloquio del 23 novembre Koris si ritroverà all’improvviso un sacco di tempo per scrivere, chi può dirlo, a parte l’ansia.

In grotta Koris ripesca principianti con imbraghi laschi, si stressa, combatte contro i suoi stessi demoni ma con armi nuove, alla fine va tutto bene. Anche se senza occhiali è sempre tutto molto a sensazione. Da una parte Koris vorrebbe fare cose pazzesche come andare a -600 al Trou Souffleur, dall’altra è la solita ameba videoludica. Ormai è stata fagocitata da Dragon Age: Origins, con la sua elfa assassina presa in un vortice romantico con un’ex suora bisex e un elfo nero assassino immigrato bisex anche lui; insomma, a metà fra una cena elegante e l’incubo di Salveenee, è un attimo che diventa Dragon Age: Arcore.

Koris sta iniziando a pensare a tutte le grandi manovre natalizie e alle operazioni da terrorismo della felicità, perché è importante pensare in prospettiva e non farsi prendere all’ultimo momento. Tanto il futuro è in grembo a Zeus, per non dire che è (ancora) ipotecato dal coviddi.

Così flessibile che mi piego a metà e posso essere comodamente sistemata sotto al letto

Addio piastrelle

Tanto tempo fa… a dire il vero non così tanto, meno di due anni, ma visto che in questi ultimi (ormai) due anni è successo quello che nessuno pensava possibile e ha sconvolto circa tutto ad eccezione di alcune benemerite testediminchia, sembra un sacco di tempo. Dicevamo? Ah, sì, nell’inverno del 2020, durante gli ultimissimi giorni di vita normEle, ‘thieu si era deciso a fare il grande passo casalingo, ovverosia cambiare la maledetta cucina. Era qualcosa che si doveva fare da tempo ma sempre rimandata sine die per mancanza di voglia, complicazioni logistiche, vite che cascano a pezzi. E quando l’esistenza sembra creparsi non si sente il bisogno di trasformare la cucina, per quanto orrenda sia, in un cumulo di macerie. Però in quella fine febbraio 2020 pareva venuto il momento buono per trasformare il rudere di dubbio gusto in qualcosa di funzionare datato terzo millennio.

E poi? Che ve lo si dice a fare, successe di tutto. L’architetto si ritrovò con un sacco di tempo libero per progettare la nuova cucina, nessun cantiere poteva essere messo in agenda, il mondo se ne stava in attesa dell’apocalisse, per cui avere degli orribili pensili rosa sembrava l’ultimo dei problemi. Si sarebbe visto in estate, nel mentre Koris e ‘thieu portarono la devastazione in salotto. Venne l’estate che il mondo esisteva ancora e gli orribili pensili con esso, ma artigiani, muratori e idraulici avevano una coda di arretrato che non si poteva inserire una nuova cucina in fieri. Tutto rimandato alla rentrée 2020, ovvero a settembre e dopo… e vabbè, si scoprì che il mondo poteva ancora finire, i pensili rosa erano di nuovo un problema minore, ma stavolta con scazzo. Seguirono alterne vicende in cui “rimandiamo tutto all’estate” pareva un’ottima idea, d’estate l’architette finì per “farsi mangiare il belino dai gatti” (termine tecnico dell’Amperodattilo di chi perde le buone occasioni per qualcosa). La cucina orrenda pareva destinata a restare, in saecula saeculorum, sicut erat in principio et nunc et semper, ramen.

Invece no: proprio quando Koris aveva ormai perso le speranze e pensava che si potesse cambiare la cucina solo replicando la casa in The Sims, ecco l’avvento dell’architetto con tutto pronto. Domani iniziano i lavori. Il che ha significato passare un piovosissimo ponte dei Santi&Mortacci a sgombrare la cucina, a smurare la lavastoviglie e il forno, ad approntare una cucina da campo in uno sgabuzzino, a nascondere pentole e padelle ovunque l’umana decenza lo permettesse, a piazzare il frigo nell’ingresso. “Poteva andare peggio, poteva non piovere” ha commentato ‘thieu. Questa è l’ultima sera in cui cucina e sala da pranzo saranno come le conosciamo, prima di essere sconvolte per sempre. E Koris, come Lucia Mondella, sente di dover dedicare un addio.

Addio piastrelle del pavimento metà graniglia e metà verde acqua, partorite dalla mente di un designer anni ’70 sotto acidi. Non s’è mai capito se foste davvero pulite o meno, ma talvolta le macchie di sugo miglioravano l’estetica. Quanto orrore cosmico scoperto mentre Koris vi fissava, chiedendosi chi minchia ha pensato che un simile accostamento fosse di buon gusto.

Addio pensili rosa, alti fino al soffitto e del tutto inadeguati, cime irraggiungibili e pertanto inutilizzate. Addio sottospecie di pensile basso della larghezza di dieci centimetri, adatto solo alle bottiglie d’olio e alle scatolette di tonno impilate; di te ricorderemo la chiusura impossibile, visto che ti aprivi a tradimento nel mezzo della notte. Addio unica colonna ad altezza umana, pertanto stipata di cibo che veniva fagocitato dall’oblio e dalle tarme alimentari. Sarete stati anche di vero legno, ma optiamo per compensato&praticità.

Addio contro-soffitto con le mattonelle da ufficio, altro mistero del design. “Serve a nascondere i tubi” disse ‘thieu. Koris ha sempre pensato di preferire i tubi a quell’obbrobrio, già è brutto da vedersi negli uffici, in una cucina è un insulto all’estetica in generale.

Addio tappezzeria a fiori rosa. E chi, sano di mente, metterebbe la tappezzeria in cucina, CHI? Non lo sapremo mai. Si è però scoperto che sotto la tappezzeria a fiori rosa si celava un altro strato, questo a pallini grigi, gialli e verdi. Come a voler dire che un orrore più recente cercava di risparmiarci un orrore del passato ancora peggiore. Tappezzeria, cederai il posto a uno sterminato e banalissimo muro bianco.

Addio cappa inesistente, che in verità eri un buco nel muro nascosto da una sorta di camino. Non hai mai aspirato nulla, nemmeno per sbaglio, costringendo a spalancare le finestre in qualunque stagione al minimo soffritto, per evitare di profumare la casa di cipolla. Portiamo ancora in memoria il tuo momento glorioso, il giorno di lockdown in cui Koris si decise a pulirti davvero e non ne uscì indenne. Verrai sostituita con una cappa vera, di quelle che non solo sniffano i fumi tossici ma illuminano anche il piano di cottura; lei ancora non lo sa, ma riceverà il battesimo del fuoco con un’orgia di fritto.

Addio neon che fingevi di illuminare la cucina, unica luce posta a tre metri e di dubbia utilità. I suoi raggi verdognoli gli avevano valso il soprannome di “neon dell’obitorio”, capace di far sembrare avariata qualsiasi pietanza appena preparata. Sarai rimpiazzato con letteralmente qualunque altra cosa, perché qui si vorrebbe iniziare a cucinare e smettere di fare delle autopsie.

E domani si inizia con la grande distruzione, nella speranza una bella fenice risorga da quelle ceneri di bruttezza. Non dovrebbe essere difficile, visti i presupposti.

Se guardi a lungo nella piastrella, allora la piastrella guarderà dentro di te (feat. la luce del neon dell’obitorio)

Bisogno di spazio

Koris lavora in queste cose di simulazioni di neutroni che saltellano su attinidi vogliosi da quasi due mesi. Per quanto sia possibile riempire un hard-disk in due mesi (certo, a botte di installer di videogiochi… ahem, cosa stavamo dicendo?), è poco verosimile che si riesca a farlo con file txt. A meno di avere file txt davvero grossi, ma in quel caso stai lavorando in fisica delle particelle e li hai trasformati in malvagi file ROOT. Ma questa è un’altra triste storia.

Forte di questa consapevolezza, Koris stava generando dei grossi file da dare in pasto ai suoi simulatori nucleari, grossi ma non enormi. Era anche abbastanza fiera di tutta la catena ti automatizzazione che si era programmata per generarli ed eseguirli, massimo risparmio di tempo e sbattimento, minimo margine di errore umano, Replicante docet. È stata quindi parecchio interdetta quando si è trovata davanti un messaggio “non c’è più spazio disco, non si possono salvare i file”. Koris ha scoperto di avere un folle spazio disco di ben venti gigabytes, una roba adatta a un computer con Winzozz98, ah, quanti ricordi. I colleghi non ci hanno creduto.
“Metti la roba sul disco da due terabyte che abbiamo tutti in dotazione”

Dopo un’intensa ricerca, Koris ha concluso che il suo computer, dall’evocativo nome di Pioppo14, non sapeva niente di questo mega-disco, mai visto, mai conosciuto. Koris ha dovuto scomodare un tizio del servizio informato che ha sbolognato la richiesta con “la inoltro al collega che conosce Linux, io non posso aiutarla”. Che qui i tecnici del servizio informatico nel migliore dei casi hanno come titolo di studio l’ECDL (esiste ancora? Koris è forse decrepita? Noi di Voyager pensiamo di sì), ma di solito sono a livello “miocugggino che ne sa di computer perché passa tutta la giornata fra feisbuc e iuporn”. Questo mercoledì.

Giovedì Koris era sempre bloccatissima con lo stesso spazio di manovra del litorale ligure una domenica d’agosto: per continuare con la metafora, non si trovava parcheggio nemmeno per un triciclo. Però in bytes. Il servizio informatico forse era troppo impiegato a giocare a campo minato (sì, Koris, sei decisamente decrepita), quindi si è beccato un sollecito. Pungolato sul vivo, si è manifestato un tecnico che per assonanza e doti informatiche chiameremo l’Ameba.
“Eh, dovrebbe averlo montato, quel disco”
“Sì, ma non è montato, Pioppo14 non lo vede, io non lo vedo: è un disco invisibile?”
“Ah, no, vedo che non è montato”
“Splendido. Quindi?”
“Ora faccio un’operazione e la richiamo fra dieci minuti per riavviare la macchina”

Passano dieci minuti. Ne passano venti. Trenta. Un’ora dopo Koris si è alquanto scartravetrata la minchia e la vescica propone di fare un pit-stop al cesso. Quando torna si trova una mail dell’Ameba che dice “Ticket non risolvibile perché la persona non risponde al telefono”. Koris propende per la soluzione di facilità e si incazza; chiama il telefono dell’Ameba, ovviamente staccato, sia mai che risponde. Non resta che rispondere al ticket dicendo “sto piantonando il telefono, ditemi se posso riavviare Pioppo14”. Silenzio. Rumore di vento nel deserto. Balle di fieno che rotolano. Koris inizia cancellare parti di file non fondamentali, rimuovere file di test, fare la caccia al minimo spazio di memoria. La triste vicenda di una ricercatrice(?) costretta a risparmiare anche l’ultimo byte, una storiastrappalacarime, una lacrimastrappastorie, candidato all’Oscar per la peggiore sceneggiatura.

Venerdì, ovvero oggi, lo spazio latita, l’Ameba pure, Koris sistema file nell’equivalente di un monolocale parigino di otto metri quadri con bagno e angolo cottura (nello stesso punto), scomodissimo ma vuoi mettere il fascio di abitare a Parigi? Alle undici una mail dall’Ameba sembra salvare la situazione:
“Il problema è risolto, ora ha lo spazio disco disponibile, basta riavviare”
Koris riavvia dicendosi che forse può iniziare a lavorare senza fare economie di commenti negli script. Pioppo14 riavvia, login, terminale di Debian. La cartella delle simulazioni non c’è. Non c’è nemmeno la cartella degli script sordidi ma utili. Anche la documentazione è sparita. Per farla breve: non c’è più niente. C’è lo spazio disco disponibile, però, che è come dire che per riordinare il salotto il miglior metodo è appiccare il fuoco. Koris non è solo fuori dalla grazia di qualunque dio mai venerato sul pianeta, ma li sta anche bestemmiando a turno.

Si richiama il servizio informatico, perché col grandissimo cazzo che l’Ameba risponde alle mail.
“Tutti i miei file sono spariti, li recuperate immediatamente”
“Eh, devo vedere se il collega ha tempo e se possibile che recuperarli, perché se li ha cancellati…”
“Io non ho cancellato un bel niente, il suo collega ritrova quei file e basta”
Neanche cinque minuti dopo richiama l’Ameba.
“Ho sentito la sua conversazione”
Non è la gentilezza che salverà il mondo, sono i decibel in eccesso. L’Ameba promette che troverà i dati, ma nel mentre Koris non deve toccare Pioppo14 per nessun motivo, hai visto mai esplodesse. Tanto lavorare è sopravvalutato, le scadenze non esistono e il periodo di prova è come l’inserimento all’asilo.

Dopo un’ora buona mail trionfante dell’Ameba, che ha recuperato i dati. Koris va a controllare: c’è solo una cartella, per altro inutile. Tutto il resto boh, chi lo sa, potrebbe essere ovunque. Altro giro di bestemmie a entità ultraterrene, altra chiamata all’Ameba.
“Ma se le ho recuperato i file!”
“Non ce n’è nemmeno la metà”
“Ma lei è davvero sicura che ci fossero? Magari si sbaglia lei”
La risposta di Koris verrà censurata perché adatta ad un pubblico solo adulto, senza patologie e con parecchio pelo sullo stomaco.

Al settecentoquarantaquattresimo reboot di Pioppo14, pc che ricordiamo doveva essere nuovo di zecca e super performante, gli antichi file sono stati portati in salvo. Solo che lo spazio disco ora è pari a zero, non c’è più spazio nemmeno per uno spillo informatico. L’Ameba si esprime così:
“La sua cartella home era montata dove non doveva stare prima. Nel senso, prima quando non c’era più i file, ma anche prima che la spostassi. Ma forse è proprio il computer ad avere un problema, forse il disco da 2 Tb è montato, forse no, chi può dirlo?”
“Quindi?”
“Verremo la settimana prossima a recuperare il pc”
“Sarà una cosa lunga? Avrei delle scadenze…”
“Ah, non me lo chieda, non lo so, dobbiamo rimasterizzare il disco”.

“Rimasterizzare”, termine che Koris non sentiva da un decennio o forse più. Quando riavrà Pioppo14 (se lo riavrà) sarà dotato di un potentissimo Win3.1 con lettore di floppy? Koris non è sicura di volerlo sapere, ma in quel caso venti giga saranno uno spazio immenso. Quello che Koris vorrebbe sapere è perché ci si deve sempre appoggiare a queste aziende di incompetenti informatici, che sfruttano pagando al ribasso pur di vincere gli appalti, che fanno soffrire gli end-user e che generano disastrose perdite di tempo. Sarebbe troppo facile e troppo diretto avere un informatico del laboratorio, in questo stupido mondo di contratti fluidi e precarietà. E sarebbe troppo bello dare agli user le password di amministrazione…

Allora Ameba diventerà milionario
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