Archivi categoria: quando la sfiga diventa leggenda

La prospettiva e chi ce l’ha più lungo

‘thieu in questi giorni sta preparando un riassunto della sua carriera per cose che di cui non approfondiremo in questa sede. Questo fa sì che ripeta in maniera ossessiva e con tono da confessionale una presentazione sui sui exploit nel mondo della ricerca e non solo. Koris, che ricordiamo avere dello orecchie enormi utili non solo al senso antiestetico, sente tutto e prende appunti. Prende appunti perché la lista degli exploit sono la cosa che le viene peggio in assoluto. Forse perché non ha carriera, forse perché non ha mai combinato una fava nella vita.

Facendo un esercizio di stile, usando la ‘thieu-retorica uscirebbe una roba del genere:

Mi sono laureata in fisica all’università di *** col massimo di voti. Durante gli ultimi due anni, ho collaborato in maniera volontaria all’analisi dati dell’esperimento ***, in cui ho preparato la mia tesi magistrale nell’ambito della fisica dei neutrini. Qui conto un’esperienza all’estero di tre mesi a ***. Ho deciso di continuare gli studi con un dottorato e fra le varie proposte ho accettato quella dell’università di ***, nell’esperimento ***. Ho quindi fatto tre anni di ricerca in astrofisica dei neutrini, sul versante della fisica sperimentale. Nel prosieguo, ho optato per una riconversione tematica verso la fisica nucleare: ho insegnato un anno all’università e ho contribuito allo sviluppo di un rivelatore per il rivelatore ***. Mi sono quindi orientata verso il privato, dove ho lavorato come ingegnere di ricerca collaborando strettamente col progetto ***. Negli ultimi tre anni sono stata integrata nel team di sviluppo della diagnostica neutronica di ***. Da ottobre sono ricercatrice nell’ambito della metrologia dei neutroni

Si vorrebbe agevolare foto della pelle d’oca che ha Koris nello scrivere ‘sta roba, ma ci rendiamo conto che c’è gente che legge in orario pasti. Soprattutto perché quanto scritto sopra è una lurida menzogna. Oppure, per il politicamente corretto, un grosso lavoro di chirurgia estetica sui fatti. Ma grosso grosso, eh.

Koris vede la sua vita in maniera un filino diversa, più grezza e più veritiera:

Allora, io ho fatto fisica, ma non sono ancora sicurissima di non aver fatto una cazzata. L’Amperodattilo lo dice sempre che dovevo far medicina (in questi tempi di vairus lo dice un po’ meno, n.d.K.). Boh, mi son laureata, circa, tanto i criteri del voto di laurea mica li avevano stabiliti, per me i voti finali li hanno tirati a caso. Ah, sì, ho passato due anni a guardare neutrini nelle emulsioni nucleari, in laboratorio mi tenevano perché erano sotto organico e tanto mica dovevano pagarmi. L’esperienza a Berna lasciamo perdere proprio, cazzo, che disagio. Poi, sì, ecco, il dottorato. Ho mandato un po’ di cv a caso con un sacco di cazzate scritte sopra, qualcuno si è pure fatto pure fregare. Ho scelto di andare col Replicante, ma perché sono stata raggirata, tanto una brava persona, dicevano. Forse lo dicevano pure del mostro di Milwaukee. Niente, tre anni a farsi insultare e a guardare rumore di fondo, risultati orrendi. Alla fine mi hanno dato il dottorato, ma solo perché il Replicante voleva che mi togliessi dai piedi. Poi sono finita dai Cojones, perché credevo che peggio del Replicante non potesse esserci nulla. Beh, ho scoperto altre sfumature di peggio: ricerca manco a parlarne, facevo lezioni inutili ai Mostri. Ma era o quello o mi mangiavo i sassi. Tanto c’era grossa crisi. Mi sono illusa che nel privato fosse meglio e sono finita nelle grinfie di un’azienda con pochi scrupoli e troppe Porches da sfamare. Mi sono illusa di dare una sterzata alla mia carriera facendomi vendere come bassa manovalanza a Neutroni Porcelloni. Tre anni di follia e fogli Excel, anche se tutto sommato un po’ a Capo Palpatine ci volevo bene. Mentre meditavo un suicidio rituale, il Capo di Neutronland mi ha proposto un contratto a scadenza con nessunissima prospettiva, ma tanta gloria postuma. Niente, mi sono fatta fregare ancora ed eccomi qui a chiedermi perché non esiste un sodio metallico stabile. Scusate il disagio

Forse bisogna credere nella cosmesi. Forse bisogna fare una beauty routine all’autostima e depilarla in maniera periodica dalle autocritiche feroci. Mandarla dall’estetista, insomma. Forse bisogna pure rifarle il guardaroba e metterle qualcosa dalla tendenza sbarazzina e decisa, allo stesso dinamica e accattivante. Si dice accattivante? Ha senso ‘sta roba? Che minchia sto scrivendo, fermatemi. Tanto te lo leggono in faccia che hai un’autostima contraffatta. Un po’ come quando decidi di metterti i tacchi per sembrare professionale, ma non sai camminare perché di solito ti aggiri in infradito coi calzini.

Insomma, è un po’ come la storia delle foto alla gente che al grandangolo sembra assembrata tutta assieme anche se non è vero. Per giocare a chi ce l’ha più lungo (il curriculum) bisogna saper usare bene il grandangolo e la prospettiva. E invece Koris è specialista delle foto macro, quelle in cui si vedono i peli, i brufoli e le rughe.

Peccato.

Esempio di autostima in infradito, calzini, pantaloni della tuta taglia 12 anni e peli. Ah, le infradito sono rotte.

Semi-bilancio del confinamento

In Francia questo sarà l’ultimo week-end di confinamento stretto, e sì, confinamento, non si può pensare che un popolo che non usa la parola “computer” si abbassi a chiamarlo “lockdown”. Comunque, pare che da lunedì si possa uscire di casa senza la carta bollata del pontefice massimo attestante la legittimità dell’uscita. Ammesso che non si cambi idea, del resto Manù ripete sempre che l’11 maggio è un obiettivo e non una scadenza. Minimo minimo cambia idea domenica sera.

Comunque oggi, giorno di confinamento numero cinquantatré o forse giorno -5 all’era del rimettere il becco fuori di casa, Koris si interroga di come abbia passato questi praticamente due mesi. Risposta rapida: male. Risposta meno rapida: in generale male, dipende di cosa stiamo parlando.

Libri letti: zero. Sul serio, zero assoluto. Koris si è trovata in quarantena convintissima che avrebbe avuto di ordinare un Terry Pratchett qualsiasi dalla sua libreria di fiducia, invece la libreria ha chiuso i battenti e ti saluto e sono. Non era il momento giusto per riprendere a leggere la saga di Zola. Koris ha spiluccato saltuariamente un libro sulle guerre napoleoniche risalente alla Koris-adolescenza. C’è stato un tentativo con l’audiolibro dell’undicesimo volume della Ruota del Tempo, ma non è andato a buon fine. E no, Koris non ha Kindle di sorta o supporti ebook per problemi oculari.

Roba scritta: poteva andare peggissimo, poteva essere zero. Koris ha scritto due racconti, uno horror o presunto tale (“Il piccione di cemento“), l’altro fantasy stupidino (“Il dottor Necron“). È forse un tentativo mal riuscito di farsi pubblicità? Assolutamente sì. Per quanto riguarda il romanzo, l’editore non ha più dato traccia di sé, ma visto quello che succede laggiù forse la sua sopravvivenza non è così scontata.

Cibo: troppo. Anche al netto di sporadici digiuni quando la vita si faceva insopportabile, comunque troppo. Tentativo di mangiare tante belle verdurine terminato non si sa bene come. Dolci fatti tre, due crumble di mele e una torta a limone per il ‘thieu-compleanno. Le fragole mangiate si misurano in quintali.

Lavoro: alti e bassi ma soprattutto bassissimi. Osservazione di un fenomeno interessante: transizione da “mi piace il mio lavoro” di inizio marzo a “odio tutto e non voglio più vedere nessuno, tanto nessuno vuole vedere me” di adesso. Il termine tecnico è caduta verticale. Di certo è colpa di Koris che non si applica, però se qualcuno mostrasse un minimo interesse per il sicuramente-insufficiente-lavoro-svolto non sarebbe male. Anche solo una risposta a una mail, ci accontentiamo di poco. Vabbè, prenderemo la quarantena come training per la futura disoccupazione.

Videigiochi: forse sono stati il rifugio di Koris come se fosse una quattordicenne qualsiasi. Ha mollato lì “Alone in the Dark: the new Nightmare” per incomprensioni coi comandi da tastiera e perché i dialoghi erano alquanto inconcludenti (grafica a parte, non è all’altezza del suo predecessore del ’92). Koris ha giocato un po’ a “The Sims 2” facendo fare agli omini cose da psicopatica vera, unico scopo del gioco. La grande novità è arrivata la settimana scorsa, con la scoperta che non era l’emulatore Play Station ad avere problemi, o la memory card o le iso dei giochi: era il bios. Dopo due anni di attesa, Koris ha potuto riprendere in mano “Final Fantasy Tactics” dal punto in cui lo aveva lasciato col cambio di emulatore. Ma questo necessiterebbe un nerd-post a parte. Stiamo lavorando per capire come far funzionare l’emulatore Play Station 2 che ha requisiti di sistema deliranti.

Film: pochi, complice il catalogo di Netflix che propone per lo più monnezza. Segnaliamo il primo vero film visto assieme a ‘thieu in cinque anni di relazione. Cose assurde, per tornare alla normalità hanno guardato “Phaeton” di Lully qualche sera dopo. Menzione specialissima del trash sopraffino: “Alien 2: sulla Terra” versione italiana che non ha niente a che vedere col vero “Alien”, con cineforum realtime con Junior. Consigliato a stomaci forti e serate cine-monnezza. PEUN PEUN!

Bricolage: andava tutto benissimo in salotto, finché non è finita la pittura. Ora che i negozi riaprono, si realizza la Koris-profezia del salotto pitturato ai tre quarti. “No, ma un giorno ci prendiamo un pomeriggio e lo finiamo” proclama ‘thieu. Non è specificato di che era geologica sia quel giorno. Koris è abbastanza fiera della sua pulizia della cappa, una vera e propria performance di extreme acrobatic cleaning.

Speleo: molto spiritosi. Si è fatto un video e tanto basta.

Giochi di ruolo: sempre sia ringraziata Iset per aver messo su una campagna di “Call of Cthulhu” a distanza. Campagna che doveva essere una one-shot, che è diventata una mini-campagna da tre sessioni, che ormai siamo minimo minimo alla sesta e non abbiamo finito di inseguire spawns di Yog Sothoth. S’è rifatto vivo il Maitre de Jeu che sta preparando una nuova campagna; due ore e mezza su Discord domenica pomeriggio per costruire il nuovo personaggio di Koris.

Attività fisica: minimo sindacale. Rischio linciaggio e cat calling. Inadeguatezza di fronte ai video di work-out su YouTube.

Momenti di down: tanti, brutti, molto bassi. Strascichi di disperazione e disillusione che se ne andranno con grande difficoltà. Sì, siamo tutti nella stessa barca e ognuno ha i suoi cazzi, lo sappiamo.

Insomma, pare che lunedì ci si possa spingere fino a 100 km dal domicilio e soprattutto si possa andare nelle foreste e sui massicci. O nei massicci, if you know what I mean. Forse il 25 Koris torna in laboratorio, non si sa, le faremo sapere. A meno che il 25, due settimane dopo lo sconfinamento, il vairus non torni in tutta la sua pUtenza facendo surf sulla seconda ondata. E allora si ricomincerà da capo. Koris tuttavia per il secondo confinamento vorrebbe un gatto, perché ‘thieu è poco fotogenico per acchiappare like su Facebook e poi non fa nemmeno le fusa.

webcomicname

Per fortuna che non si erano fatti buoni propositi.
(Credits: Webcomicname)

Speleologia casalinga: la pulitura della cappa

Dal titolo può sembrare un’operazione banale. Banale per voi che vivete nel XXI secolo e avete delle cappe con filtro che, per quanto sia una rottura lavarle, non necessitano equipaggiamenti particolari per la pulitura. Né troppe doti atletiche, solo parecchia candeggina. Provateci con una cappa che deve essere stata costruita e pensata alla fine dell’800 e lavata per la prima volta… boh, probabilmente mai lavata prima d’ora.

Piccolo excursus architettonico perché possiate meglio apprezzare l’impresa. La cappa in questione, a casa di ‘thieu, è una sorta di parallelepipedo per i tre quarti in muratura, per un quarto falso-pensile non apribile, che si staglia sopra ai fornelli, da un’altezza di circa un metro e cinquanta fino al soffitto, a tre metri e più d’altezza. Sistema di aspirazione: un buco posto in alto. Come dire, nulla. O almeno, abbastanza perché nubi tossiche cariche di grassumi da cucina si accumulino nella cappa e si solidifichino. E che i loro successori creino più strati, fino a formare una patina di colore cangiante che per quanto cangi fa sempre e comunque schifo. Bonus: alcuni schizzi di materiale non identificato fino ad altezze sospette. Possibili esplosioni culinarie o bombe atomiche fritte, non lo sapremo mai.

Koris si era sempre guardata dal lanciarsi nell’impresa poi ché la geometria non consente un accesso semplice. L’unica è stare in bilico su una sedia, con un piede in equilibrio sul fornello, sapendo che il fornello non reggerebbe mai il peso di un essere umano. Insomma, un’operazione tediosa e rischiosa. E unta.

Poi venne il vairus e nulla fu più come prima. E se dobbiamo restare confinati sine die, à jamais, Koris ha iniziato a prendere il partito secondo cui la cucina è troppo piccola perché possano convivere lei e la cappa lurida.

Bonus: in verità, se tutto fosse andato come doveva andare, la cucina doveva essere demolita e rifatta, e la cappa zozzona consegnata all’oblio. Ma no, il fato scelse per noi il coronavairus e con esso la cappa zozzona prosperante. Questo di tanta speme oggi mi resta.

All’inizio Koris si è limitata a pulire le piastrelle che confinano con la terra incognita della cappa. E di solito si è sempre fermata lì. Ma non oggi. Oggi ha preso una sedia, si è messa in bilico sul fornello e ha sbirciato nell’antro verticale.

Ne è uscita subito portando con sé due considerazioni: uno, è tutto buio; due, il buio non è abbastanza denso per impedire di scorgere gli strati di morchia accumulati nei secoli. Koris si è armata di casco speleo, guanti a manicotto, terribile detersivo Saint-Marc di cui si dice possa corrodere anche la carne umana, spray alla candeggina approvato da Trump come aerosol. O pulizia, o morte.

La seconda ipotesi si è rivelata molto più facile da percorrere. Bastava scegliere se morire soffocati per i fumi di candeggina e detersivo tossico, oppure se infrangersi a terra dopo essere miseramente scivolati sui fornelli. ‘thieu si è subito dissociato dall’affare facendo finta di non conoscere Koris, tanto la cappa era troppo stretta per poter partecipare all’impresa.

La prima tappa è stata la rimozione delle vestigia di… di… di… di un apparecchio a cui erano appesi dei fili elettrici. Forse fu un neon. Forse fu un manufatto alieno. Non lo sapremo mai. Koris ha rimosso vestigia di fili elettrici isolati con la canapa. Appena può tornare in laboratorio fa l’analisi al C14 per datarli, promesso.

È venuta quindi la singolare tenzone fra la donzella guerriera e l’unto. Lei armata di spugna e spruzzino, lui armato di se stesso e della sua stessa tenacia secolare. Non è stato un bel combattimento. La candeggina ha lasciato tracce più chiare che hanno rivelato un colore del muro del tutto inatteso, mentre dalla macchia colava un liquido tossico a formare una pozza sui precari piedi di Koris. Sono state identificate macchie di unto riconducibili a braciole di brontosauro. Altre potevano essere fritture di Tubiferoceras, fricassea di trilobiti o padellate di molluschi primordiali del periodo Devoniano. Del resto le grotte sono spesso e volentieri formate da calcare sedimentatosi in quei periodi, quindi l’attività può essere definita speleologica e per genesi, e per contorsionismo/sforzo necessario.

phragmoceras

Impanata e fritta è la morte sua, garantito, anche perché essendo un fossile è già stramorto.

Fiumi di candeggina e chili di detersivo corrosivo dopo, Koris è uscita se non vincitrice, almeno viva. Se non avesse portato i guanti, si sarebbe abrasa le impronte digitali e avrebbe potuto iniziare una carriera nel narcotraffico. Sarà per un’altra volta. Nel mentre si è convertita alla dieta crudista perché non intende usare il fornello mai più, sapendo cosa si accumula nella cappa maledetta. I cibi cotti torneranno solo quando la cucina verrà rifatta, con l’installazione di una cappa dotata della modalità “ciclone aspirante”. Oppure niente, insalate fino alla fine dei tempi.

Il salotto di Penelope

S’è già detto dell’alzata di ingegno migliore che si potesse avere in questa prima metà del 2020 (forse anche del 2020 intero, che se continua così potrebbe non esserci una seconda metà) è stata comprare tutto il necessario all’Ultimo Sabato delle Nostre Vite di Prima e rifare il salotto. Almeno per darsi un obiettivo per il week-end. Un’illusione di sopravvivenza.

Dal quindici marzo Koris e ‘thieu hanno strappato tappezzerie, rifatto intonaci, tappato buchi, incollato metri e metri di carta pitturabile, estirpato zoccoli dietro cui si celavano cumuli di polveri intonsi dal XIX secolo. Non è stato sempre un compito facile, complici i soffitti alti tre metri e l’orribile parete assassina con due angoli smussati, talmente orribile da aver fatto propendere ‘thieu per la via del trasloco (dove? Non si sa, ma ovunque non ci fossero angoli arrotondati).

L’opera poteva avanzare in maniera più spedita, ma la lentezza è stata voluta. Rifare il salotto non è stata che una pallida scusa per occuparsi nei fine settimana e non sentire la mancanza delle grotte. Almeno, non troppo. Il lavoro è stato centellinato in modo da occupare il più tempo possibile, fino alla fine della quarantena. Una sorta di tela di Penelope, ma senza i fili. Ci mancava solo che durante la notte andassero a riattaccare la tappezzeria per andare a scollarla di nuovo.

Lo scorso week-end i due hanno pitturato tre pareti su quattro. Manca solo la maledetta parete con gli angoli arrotondati. Ma manca anche la pittura, perché quei 50 mq indicati sulle confezioni erano una lurida menzogna, ancora più dolorosa in tempi di quarantena. Si può procurare dell’altra pittura? Ovviamente no: Amazon France non consegna e anche i negozi di bricolage, i pochi aperti, si limitano a vendere un ristretto numero di articoli essenziali. La pittura non è considerata un articolo essenziale, pare sia stato deciso che si può sopravvivere fino alla fine della pandemia col salotto bicolore.

Koris e ‘thieu, alle porte di un minaccioso di week-end e con la prospettiva di due ponti di TRE GIORNI da passare confinati, sentono lo sconforto cadere su di loro. E nemmeno un bidone di pittura a poterli consolare. Il morbo infuria, la tinta manca, sul ponte sventola bandiera bianca.

penelope

Uguale, ma con le cazzuole

Il resto delle riflessioni notturne

Tanto tanto tanto tanto TANTO bene non va. Altrimenti Koris non si ritroverebbe (di nuovo) a guardare sfilare le ore nel cuore della notte. C’è da dire che ha fatto il possibile per non aggiungere ira all’insonnia. C’è stato dello sforzo. Si è messa a rileggere un libro-relitto della sua adolescenza, “Vivere e morire per Napoleone”, giunto a casa di ‘thieu per ragioni non note. Solo che anziché trovare resoconti di gente che si butta alla carica a villoso petto nudo o pettegolezzi sulle uniformi tamarre di Murat, si è ritrovata a leggere una sorta di diario di un chirurgo di guerra. E allora ditelo che lo fate apposta.

Koris continua a pensare al suo grasso e grosso culo, dicendosi che no, non doveva andare così per un cazzo. Che uscire da tre anni di difficoltà (filtro censura per evitare di turbare gli animi col termine corretto da usare) per… uhm, beh, NON USCIRE PROPRIO non è così facile. Certo, non è facile per nessuno, ma non è questo il Koris-punto. Il punto è che proprio quando iniziava a pensare che non andasse proprio tutto-tutto-tutto male, tutto-ma-proprio-tutto si è messo ad andare malissimo. Colpa sua, sì. Che poi è una cazzata, ma Koris pensava di poter finalmente prendere i ponti e le vacanze che nei tre anni successivi si era fumata. Che oh, resta una cazzata, ma quando pensi che aspettavi solo la rivalsa e invece sticazzi, un po’ ti fa male. Che non volevi finire di nuovo a dare le dimissioni con 50 giorni di ferie arretrati. L’abbiamo già detto che è una cazzata, vero?

L’assenza di valvole di sfogo si fa sentire. Perché quando pratichi sport diversamente conformi e da alcuni ritenuti estremi da… uhm… anni (arrampicata prima, speleo poi) per quasi tutti i fine settimana, il resto è un palliativo. Pure il salotto di Penelope, il bricolage tirato per le lunghe per durare fino alla fine di questo periodo infame, se fine ci sarà.

‘thieu dice “potresti scrivere”. Come se per scrivere fosse sufficiente posare il culo su una sedia e battere sulla tastiera. Come se scrivere non fosse fatto di esperienze, riflessioni, sensazioni. Koris non è sufficientemente vecchia per scrivere le sue memorie, rinchiusa in quattro mura. O forse lo ha già fatto e le sue memorie stanno qui, neeeeeext.

Quanto ai piani, anche ai micro-piani piccini piccini che Koris si era fatta fino a un mese fa, meglio non parlare. Che pare che salti pure il capo alla Pierre-Saint-Martin questa estate, quindi le ragioni per continuare a zampettare nel mondo paiono molto risicate.

Altro fun fact che in realtà non è fun per un cazzo: non potendo andare a casa sua, Koris non ha notizie della sua domanda di naturalizzazione. Che probabilmente è stata cestinata e non le hanno mandato nemmeno un “lol didnt read”. Ma il ministero degli interni potrebbe in effetti avere altri problemi attualmente che non gli sporchi stranieri venuti in Francia a rubare il lavoro (precario).

P.S. Che poi oh, lo sappiamo che c’è gente che ha problemi veri. Gente che lavora negli ospedali e non si ferma un secondo, gente che sta male, gente che ha perso i suoi cari, gente in situazioni precarie. Però questo è anche un po’ il mio blog, se non mi lamento qui delle mie cagate tanto vale che mi metta dei post-it lamentosi per casa.

Pasqualcazzo

Un titolo di un ormai datato post di Arunka diceva “Pasqua, Pasquetta e Pasqualcazzo”. Fino ad oggi si era sempre sottovalutato il potere di Pasqualcazzo. Nel senso, non essendoci un limite al peggio, ogni anno può essere sempre più Pasqualcazzo, ma quest’anno il livello è comunque da record.

Tanto per cominciare, è stata la prima Pasqua senza pantagruelico pranzo dell’Amperodattilo, senza pasta al forno coi carciofi, senza “ma facciamo l’arrosto o la salsiccia?”, senza fave, senza salame e ora basta che se no Koris piange. Sono stati trovati in frigo dei ravioles del Vercors, ‘thieu è riuscito a cuocerli in maniera decente, poi hanno pianto entrambi perché avrebbero potuto essere direttamente nel Vercors a mangiarli e invece stica. Vairus, pagherai caro, pagherai tutto.

È stata anche una Pasqua senza uovo. Il cioccolatiere di fiducia ha aperto il quanto considerato “genere di prima necessità”, ‘thieu si era procurato un’alquanto discutibile campana di cioccolato. Per fortuna la sorpresa, temuta anch’essa alquanto discutibile, si è rivelata essere una miriade di caramelle di zucchero e pesci di cioccolato, con annesse coquilles Saint-Jacques di cioccolato (l’unica forma di coquilles Saint-Jacques a cui Koris potrebbe mai avvicinarsi).

Facendo una roba che chiameremo yoginnastica (o anche “guardare video yoga ma senza audio, come i porno”), Koris ha raggiunto una nuova consapevolezza. Consapevolezza che c’è pieno di polvere e bisogna mettere Roomba al lavoro. Vedi a cosa serve tenere la testa per terra mentre ci si massaggia la nuca con i calcagni. Quanto alla pace interiore, siamo sempre in WIP, non tanto “work in progress”, quanto “work in poilofaccio”.

La video-chiamata di famiglia a sorpresa ha portato alcuni elementi tradizionali. Orso spaparanzato su un divano londinese mentre il 90% del suo organismo è impegnato a digerire ravioli, necessita di caffè per affrontare il resto del pomeriggio. U Babbu va a fare le bon café che però purtroppo non potrà spedire a Londra. Per una volta l’Amperodattilo non si lamenta che non sa che fare con gli avanzi. Tuttavia avanza complimenti ai lunghi capelli di Barbie-thieu, la cui situazione tricotica è ormai fuori controllo, con grande sollazzo di Koris.

Koris ha un po’ l’odio perché aveva dei piani che prevedevano passare da Merdopoli alle Causses durante uno smodato numero di giorni di vacanza primaverile che avrebbe infine potuto prendere. Invece passa dalla camera al salotto, dove la decorazione è migliorata e non sembra più zona di guerra. Due speleologi in astinenza tenuti in vita dal Bricolage, skrivi amen e kondivi se 6 indinnniato!

Oggi sarebbe Pasquetta e com’è giusto che sia, il cielo marsigliese è grigio. Almeno quello, è giusto che certe tradizioni restino invariate.

Sempre lì, sempre uguale

Non è che ci siano grandi novità. Anzi, non è che ci siano novità e basta. Koris vorrebbe dire che sta facendo fruttare questa quarantena scrivendo e sfoga la mancanza di libertà riempiendo pagine, ma sarebbe una coglionata. Koris abbozza cose, non finisce cose, poi piagnucola. Abbastanza in loop.

Ieri era il troppesimo compleanno di ‘thieu, il confinAnniversaire. Il regalo era presente anche se monco solo perché Koris è paranoica e aveva iniziato a ramazzarlo già a fine febbraio. Poi dicono che prendere le cose in anticipo non serve e che l’ultimo minuto ha il suo fascino… comunque, il piano originale voleva che il regalo fosse completato quello che doveva essere un sabato qualunque e che ormai chiameremo l’Ultimo Sabato, l’ultimo giorno di libertà a più di un chilometro da casa. Poi l’Ultimo Sabato si rivelò essere quello che era e il regalo rimase monco. Koris ha cercato di metterci la famosa pezza peggiore del buco improvvisandosi pasticcera. Alla fine, dopo il solito percorso a base di dubbio-trauma-disperazione-rassegnazione, la torta non era nemmeno male. Neanche la frolla made in Koris. Certo, la crema al limone sembrava pur sempre catarro. Ma del resto pare in tema col periodo, si potrebbe quasi chiamarla “CovidCake” (sempre con tutto il dovuto rispetto). Fun fact: in mancanza di qualunque formina adatta, la torta è stata decorata col coso per togliere i torsoli alle mele e un imbuto. Koris non pensa “out of the box”, Koris la box se l’è proprio fumata.

Torta del ConfinAnniversaire al catarro, con decorazione discutibile e foto ancora più discutibile.

Per il resto boh. L’umore oscilla, il salotto sembra sempre uscito da un film di guerra, i pasti si succedono. Koris ormai si rifornisce solo da negozietti di generi primari; le pare di essere tornata baby Koris, quando faceva il giro con l’Amperodattilo dal fruttivendolo, dal macellaio, dal panettiere, dal salumiere. Lei, Koris, colei che non aveva tempo per occuparsi dei rifornimenti, ora scambia convenevoli con la verduriera. In pratica, un tirocinio da massaia.

Che poi potrebbe essere anche una preparazione per il futuro. Koris continua a lavorare isolata su dati privi di senso. Non parleremo della polemica “i matematici devono fare i matematici e non darsi alle simulazioni nucleari”, che se no Koris si incazza ancora. Per trovare un senso a tutto ciò, si cercano risposte sui libri di astrofisica nucleare. Si interrogano le stelle, insomma, solo che le stelle sono morte. Il che in effetti è significativo. Per il resto nuvole nere si addensano all’orizzonte, segno che quando si apriranno le gabbie scoppierà una tempesta. Forse tutto sommato non è così male stare a casa.

Pasqua sarà quanto meno inedita. ‘thieu, incaricato di andare a comprare un uovo, è tornato con una campana di cioccolato e un sacchetto di pesci cioccolatosi. Tanto per ammazzare anche l’ultimo granello di normalità che la situazione poteva avere.

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