Archivi categoria: quando la sfiga diventa leggenda

Emozioni dominanti

S’è già detto che Koris ultimamente è attanagliata da questo sconosciuto sentimento chiamato nostalgia per un posto di lavoro precedente. Che poi sarà anche nostalgia della comfort zone creatasi nonostante tutto, però ci sono dati oggettivi che le fanno sentire di aver fatto proprio una cazzata. Come sentire la mancanza di avere un dosimetro e poter disporre di un acceleratore, il quale si rompeva ogni due per tre, ma insomma, sempre acceleratore era. L’idea di aver rinunciato alla parte sperimentale le suscita un groppo in gola che andrebbe a buttarsi ai piedi del vice-capo di Neutronland dicendo “ripigliatemi, vi prego”. Senza contare la suprema nostalgia per l’ex Capo, che non è nemmeno più a Neutronland, che non ha alzato un dito quando era il momento di imporsi, che non considerava un suo problema il naufragare del Koris-progetto. Tuttavia Koris lo ricorderà sempre come colui che le tese la mano per uscire dall’inferno di Neutroni Porcelloni e se non ci fosse stato lui ora non saremmo qui a lamentarci. O meglio, forse saremmo qui a lamentarci ma di cose molto peggiori e in uno stato mentale putrido a dir poco. Ancora una volta, sindrome di Stoccolma a palate.

Koris ha scoperto del tutto casualmente che nonostante tutte le rassicurazioni delle risorse umane (perché c’è sempre qualcuno delle risorse umane di mezzo? Misteri), pare non abbia diritto allo smartworking prima di un anno di anzianità. Questa cosa era scritta da qualche parte oltre che sul sistema che ti dice “sticazzi lo smartworking” come un Brunetta qualunque? Ovviamente no. Le risorse umane rispondono al telefono? Uh, proprio, credici. Koris aveva puntato a prendere un giorno di smartworking per poter fare la trafila per rinnovare gli occhiali? Certo, e alla pari di tutti i Koris-piani se n’è andato affanculo in malora. Per altro, tanto per cambiare, come se non ci fosse una pandemia in atto e come se Marseille non fosse il dipartimento meno vaccinato e con più casi della France Metropolitaine.

Siccome secondo un brocardo dell’Amperodattilo “a pensar male si fa peccato ma ci si azzecca”, Koris ora è sul chi vive per tutte le cose che potrebbero aver dimenticato di dirle. Che so, che ha il diritto a un numero massimo di pisciate al giorno. O che il concetto di ferie non esiste prima della fine del fottuto periodo di prova. O che non avrebbe diritto alla mensa e dovrebbe consumare il pranzo assieme ai cinghiali che girano qui attorno. La cosa potrebbe andare in escalation, ma Koris è diversamente calma.

Sul fronte pratico ci sono delle simulazioni che girano ma che ci stanno prendendo troppo tempo per i Koris-gusti. Passiamo sotto silenzio l’ennesimo fattaccio informatico di lunedì, ovvero “ah, ma non i permessi per la job submission” (io vi intossico la vita, altroché job submission). ‘thieu si lamenta che “almeno le tue simulazioni girano, le mie si piantano” e Koris sa che dovrebbe tirarlo su di morale, ma la cosa le riesce alquanto difficile; anche perché ieri mattina ‘thieu ha finito i pan di stelle lasciando il pacchetto sullo scaffale e gonfio in maniera ingannevole, quindi Koris si è ritrovata senza biscotti alle sei del mattino ed è un’esperienza che non si augura a nessuno. In questo periodo Koris vorrebbe essere brillante, creativa ed empatica, e invece è solo stanca. Forse non è il momento di chiedere troppo da se stessi.

Boh, insomma, passerà anche questa, passerà anche il momento no se di momento di no si tratta. Se non è un momento no, vedremo. Intanto a complicare le cose ci si mettono i piccoli dolori da niente, ad esempio il condominio da pagare con spese da Billionaire o il sito di Gibert Joseph che non accetta più la carta di Koris. Certo, l’emozione dominante di Koris sarà sempre la rabbia, ma se l’universo non ci si mettesse di impegno magari si potrebbe cambiare questa tendenza.

In effetti è vero

Inadatta alla vita e oltre

Koris è maldestra, si sa. Anche malsinistra alla bisogna. Diciamo pure malambidestra che non ci si sbaglia. Nonostante cerchi di barcamenarsi nella vita, c’è sempre qualche dettaglio che le scappa e che la fa scivolare verso il ridicolo o addirittura l’assurdo.

Durante la settimana scorsa ‘thieu ha chiesto a Koris di trovare un alloggio per il week-end in uno dei tanti posti sperduti in cui ci sono più grotte che esseri umani, per partecipare a un raduno speleo. Koris è andata sul solito sito e si è messa a cercare, mentre faceva altre mille cose come la doccia, la cena, la ricerca del calzino perduto. Durante la ricerca dell’alloggio impossibile (troppo lontano dal raduno, troppo caro, troppo sailcazzocosa), il sito è crashato e Koris lo ha ricaricato con un certo scazzo. Segnatevi il dettaglio, non è trascurabile. Koris trova quindi un alloggio papabile e paga senza farsi troppe domande.

I giorni seguenti sono trascorsi nel tentativo di contattare la persona che gestiva l’alloggio, in più ore del giorno e della notte, su telefoni cellulari o fissi, quest’ultimo sempre staccato. Al quarantesimo messaggio lasciato in segreteria e al terzo sms minatorio, la tizia si degna di richiamare.
“Senta, sono la persona che ha prenotato l’alloggio per questo week-end”
“… questo week-end?”
“Sì, perché, c’è un problema?”
“No, no, nessun problema, mi dica” (segnatevi pure questo)
“Noi arriviamo da Marsiglia venerdì per 20:30, come facciamo a recuperare le chiavi?”
“… le 20:30?!”
“È troppo tardi per lei?”
“No, no, nessun problema, manderò una persona ad accogliervi alle 20:30”

La sfiga volle che venerdì sera le autostrade francesi erano la fiera dell’ingorgo, quindi un tragitto che doveva prendere due ore e mezza era dilatato fino a quattro ore. Vedendo che non si poteva arrivare all’ora stabilita, Koris si è attaccata al telefono per avvertire la tizia del ritardo. Le chiamate sono finite nel vuoto siderale o su segreterie telefoniche ai confini dell’universo, dove la mente umana non può arrivare. La situazione cominciava a farsi inquietante.
“Se non è del tutto scema ha dato il mio numero alla fantomatica persona che deve accoglierci, non vedendoci arrivare alle 20:30 chiameranno”

Alle 21:00 il telefono taceva e si era ben lungi dall’essere arrivati. Sempre nessuna risposta dalla tizia, il cui telefono doveva essere caduto in una frattura spaziotemporale, oppure risucchiato da una dimensione alternativa. ‘thieu iniziava a stressarsi dicendo che avrebbero dormito in auto, tanto avevano i sacchi a pelo.

Erano le dieci passate quando il GPS della macchina ha indicato l’arrivo in località Le Pient. Un ammasso di case buie in mezzo alla tenebra ha accolto Koris, assieme a un senso di sgomento. L’unica luce visibile esclusi i fari veniva dall’ultima casa isolata: botta di fortuna, è l’alloggio in questione. Forse la tizia non è così scema come fa pensare, ha scordato il telefono a casa e ci aspetta lì. Un attimo, ma perché hanno delle valigie in soggiorno?

Koris e ‘thieu cercano di attirare l’attenzione di due vecchietti che stavano guardando la televisione, forse un horror in cui due vecchietti vengono mangiati vivi da due speleologi senza cena. Il tutto cercando di non spaventarli a morte, cosa che si rivela impossibile. Si comunica tramite il vetro della cucina.
“Scusate, noi avremmo prenotato l’alloggio questo week-end”
“Non è possibile, noi siamo qui fino a mercoledì”
“Ma noi abbiamo prenotato per…”

E qui si consuma lo psicodramma di Koris: sì, ha prenotato, ma per il week-end successivo. Colpa della stanchezza? Colpa del crash del sito? Difficile a dirsi, fatto sta che se Koris avesse potuto morire fulminata sul colpo lo avrebbe fatto di buon grado. Odiandosi molto e odiando anche la proprietaria che non ha presente chi abiti il suo alloggio, Koris si è prosciolta in un profluvio di “mi dispiace”, mentre ‘thieuSantoSubito ripeteva “c’est pas grave” e si chiedeva dove minchia dormire almeno quella notte.

Il caso ha voluto che per una volta il mezzo del nulla fosse a venti minuti da una città di dimensioni medie, dove la speranza di trovare un letto non era nulla. Non che la cosa sia stata facile e che il fantasma della notte in auto non fosse una reale minaccia. Primo hotel dotato di una reception notturna: completo, andate altrove. Secondo hotel, senza reception notturna: la macchinetta per il check-in è stata messa fuori uso, solo reception diurna. Il terzo hotel era accanto a un bowling e se fosse stato a Marsiglia le attività ludiche proposte sarebbero state gare abusive in macchina e spaccio, ma per fortuna nel mezzo del nulla sono meno inclini a tali pratiche. Pagata una camera alla macchinetta automatica, alle undici passate ci si può buttare in un letto che pare persino pulito, al di là di ogni aspettativa. Senza cena, che fra ingorghi e inghippi cenare è un lusso superfluo.

Koris non si riprenderà molto facilmente da questo smacco, visto che si è sempre considerata un drago della logistica. Forse è il momento che anche il drago della logistica si prenda una vacanza. Ma in campeggio, così male che vadano le prenotazioni c’è sempre la possibilità di buttarsi in un campo e dormire con confort relativo.

Se un messaggio fosse mai arrivato…

Argh

Ci sono titoli più accattivanti di un’onomatopea per invogliare alla lettura di un post. Però Koris non è nemmeno sicura di voler invogliare alla lettura, fate un po’ voi se volete leggerlo o no.

Potrebbe essere la volta buona che Koris ha fatto il passo più lungo della gamba, che dal basso del suo metro-e-nemmeno-sessanta ci vuole anche poco, ma teniamo conto di ciò che si diceva sui campi di atletica ovvero “Koris? Quella che ha le gambe di dieci centimetri e la falcata di tre metri?”. Ci stiamo incasinando, è evidente. Insomma, bella della sua capacità multiforme e del “se non lo so fare lo imparo”, Koris potrebbe essere arrivata al momento in cui la plasticità cerebrale non regge più e se non lo sai fare col cazzo che lo impari. Si sta parlando del lavoro, se non si fosse capito.

Koris sta passando le giornate per lo più a litigare col servizio informatico perché le manca… tutto, circa. Se adesso ha una mail, oggi ha dovuto litigare di brutto con un tecnico abbruttito perché le sue credenziali non la lasciavano connettere al server.
“Deve usare le stesse credenziali che per l’accesso Windows”
“L’ho fatto, mi dice access denied”
“Deve scrivere ssh -x…”
“Ripeto, è quello che ho fatto, mi dice access denied”
“Lei non sa connettersi in ssh, eh?”
“…”
“Vabbè, senta, prendo la mano sul suo computer… ah, ma le credenziali di Windows sono maiuscole! Deve metterle minuscole!”
“…”
Adesso Koris può connettersi al server ma nessuno le ha detto dove minchia sono gli eseguibili e il wiki non la lascia accedere. Dovrebbe anche avere un terminale tutto suo che doveva arrivare oggi, ma il servizio informatico ha chiamato che non avevano lo scazzo di passare.

Per il resto Koris-impostore cerca di tenere un basso profilo e di inventarsi competenze. Dovrebbe lavorare con una tipa che ha uno scazzo epocale e la cosa mette Koris un po’ in soggezione. Vorrebbe porre seimila domande per fugare i suoi dubbi, ma ha paura che siano domande sceme e che le valgano lo stigma sociale e la cacciata con ignominia dal periodo di prova. Quindi si tiene i suoi dubbi, scartabella bibliografia e non capisce se ha capito. Per lo più si sente un impostore e ha paura di qualunque cosa le chiedano; ogni tanto pensa che le manca Neutronland anche se Neutornland non aveva futuro.

Poi magari è solo il primo impatto e dietro tutto questo c’è un gomitolo psicologico che a sbobinare in questa sede farebbe fuggire chiunque. Tuttavia come al solito l’ottimismo non è di casa e Koris vorrebbe almeno poter cominciare a fare danni su un computer, che alla fine si impara solo sbagliando molto, quindi prima si comincia e più c’è una speranza di imparare prima della scadenza di fine ottobre.

Mi pare un consiglio sensato

Passeggiatine, stagisti e ansie future

Koris è appena tornata dagli Ecrins, dove ha fatto una passeggiata molto carina fino al Lac des Pisses e dove si è molto lamentata di quanto siano tristi le stazioni sciistiche d’estate (omettiamo i ragionamenti sulle stazioni sciistiche che altrimenti diventa un post-pipopne). La passeggiata molto carina si è rivelata essere un giro a 2500 metri di altitudine, di circa 19 km e 1100 metri di dislivello, che ha lasciato Koris in perfetta forma (al netto della fame atavica che la contraddistingue) e ha devastato ‘thieu, in particolare i suoi piedi. Koris è stata molto contrariata dal non poter fare una seconda passeggiatina domenica, causa altrui piedi putridi. E dire che ha passato le due notti in tenda a dormire su un materasso bucato, ovvero sulla scomoda e nuda terra, trovandola poi non così male. Avrebbe anche già cominciato a fare piani per l’autunno, poi s’è ricordate che ormai si vive come se non ci fosse non un domani, ma nemmeno un oggi pomeriggio e ha smesso subito. Avrebbe anche detto che sarebbe il caso che venga la neve, ma effettivamente nel 2021 c’è stata la neve e… vabbè, che lo diciamo a fare.

Stagista J ha subito una cazziata Replicante-style (nel senso, come quando il Replicante era in vena di complimenti). Giovedì Koris ha ricevuto fra le mani una presentazione che assomigliava a sostanze organiche di rifiuto, quindi al culmine della rabbia è andata da Stagista J e gli ha detto “ora facciamo una prova con questo supporto che hai appena consegnato, poi ti faccio domande come se fossi io la commissione”. Stagista J ha farfugliato che non si era ancora fatto i riassuntini da imparare a memoria, Koris ha risposto “fregacazzi, ci hai lavorato per sei mesi, saprai dire due parole”, Stagista J ha detto di scusarlo che la ripetizione non sarebbe stata perfetta. Infatti è stata una strage. Koris gli ha intimato che lunedì mattina voleva una presentazione che avesse senso, e di tenere presente che l’epoca dei riassuntini da imparare a memoria è finita e sul lavoro nessuno lascia il tempo di preparare presentazione e riassuntini. Stagista J ha farfugliato che avrebbe dovuto lavorarci il week-end, Koris ha taciuto per evitare di prenderlo a male parole. Junior ha fatto sentire in colpa Koris scrivendole che lei era in montagna, mentre lo stagista soffriva.

Per essere onesti, lunedì mattina (ovvero oggi) Stagista J ha fornito una versione della presentazione molto migliore della porcata precedente. Koris ha cambiato qualche stato d’animo: l’amarezza per averlo dovuto cazziare perché facesse un lavoro decente; la soddisfazione perché allora proprio cretino non è; la colpa che magari l’ha giudicato male. Ha chiesto a Stagista J di correggere i sedici milioni di refusi e di rimandarla “al più presto”. Qualcuno ha più visto la presentazione di Stagista J? Ecco, appunto.

Come giustamente fatto notare da Er Matassa nei commenti, ormai Stagista J è in scadenza e il 31 mattina alle nove saremo liberi dalla sua presenza. Che voglia di essere già al trentun… o forse no. Koris sta cazzeggiando nel cervello per cercare di dimenticare che il 31 è anche il suo ultimo giorno a Neutronland prima del grande boh, dove boh sta letteralmente per boh. Perché chi lascia la via vecchia per la nuova, sa cosa lascia ma non sa quel che trova, solo che se la via vecchia è a tempo determinato, ecco, la via nuova ha tutto un altro sapore. Koris ha deciso di non pensarci, all’infuori della lettura di tomi di neutronica che spiegano le ricette per la migliore cottura di un polpettone all’uranio. La cosa che aliena ancora di più è cambiare laboratorio senza cambiare centro di ricerca, per cui sembra davvero che tutto debba cambiare perché tutto resti com’è. Ma intanto ci si caca un po’ addosso.

Gli ultimi aggiornamenti di Debian hanno lasciato il computer Blatto un po’ scosso, tant’è che ieri sera sosteneva di non avere alcuna scheda wireless, per gran sollazzo di Koris che non chiedeva di meglio che un troubleshooting serale. Però è innegabile che Blatto ha ormai sei anni sul groppone, che potrebbero essere anche sette data la sua natura refurbished, e per un computer sono tantilli (a meno che non sia Trillian il macbook eterno, ma questa è una’altra storia). C’è da dire che da un (bel) po’ Koris ha ricevuto dai Maiores un gheming leptop (sic) che staziona nella sua scatola per mancanza di tempo. Anche perché dopo anni di raffazzonamenti (Trillian fu il suo ultimo computer nuovo nel 2008, gli altri sono stati usati o ricondizionati), Koris ha deciso di volere una bestia, pertanto il gheming leptop deve essere pimpato. Ci stiamo lavorando.

Sta per ricominciare l’anno accademico, il che fa sì che ‘thieu sia lamentoso, si addossi tutte le responsabilità del mondo e sia di difficile gestione. Si prospettano tempi duri, per cui è il caso di pimpare il gheming leptop ed entrare nel mondo della videodipendenza per dimenticare quello reale, che peccato che WoW non sia più di moda.

Ci sarebbe bisogno di altri 20 km al di sopra dei 2000 metri per scollegare un po’ il cervello, con l’utopia di rimetterlo a posto dopo.

In effetti no, ci sta

Prosa stagistica paranormale

Il ritorno sulla terra (inteso sulla superficie) è stato violento e non ancora metabolizzato. Un po’ perché, dopo tre settimane di sveglia-quando-capita, avere un affare che ti tira giù dal letto alle 6:10 dovrebbe essere vietato dal diritto internazionale. Un po’, anzi soprattutto, perché Koris deve occuparsi della tesina dello stagista e non è che sia una festa.

Per dirla in maniera gentile, Stagista J non ha esattamente lo stile di scrittura di Zolà. Ma nemmeno quello di un basic scrittore di young adult. E forse neppure quello del libretto di istruzioni del frullatore. La cosa che assomiglia di più allo stile di Stagista J è il verbale dei carabinieri tradotto con Google Translator versione 2006. Non proprio una lettura agevole né piacevole. Tout ce qui n’est point prose est vers; et tout ce qui n’est point vers est prose scriveva Molière, perché non conosceva la tesina di Stagista J che invece c’est de la merd… ahem.

Essendo Koris un individuo ansioso anche con scadenze non sue, aveva sollecitato Stagista J perché iniziasse a scrivere la tesina passo passo già a fine marzo. Che di “c’è tempo” sono pieni i cimiteri, chi ha tempo non aspetti tempo, ma soprattutto se rimandi a domani quello che puoi fare oggi, domani ti troverai sommerso da onde di mar commosso maleodorante e maledirai il te stesso del passato. Stagista J non ha la personalità del rivoluzionario e ha detto “ok”. La prima bozza della parte bibliografica è stata né più né meno che una tragedia: frasi senza verbo, paragrafi che saltavano di palo in frasca, figure generate a caso e piazzate e caso, senza referenze, senza indici, una bibliografia formattata come la lista della spesa scritta dietro uno scontrino. All’epoca Koris fece scendere dalla spalla il diavoletto-Bazilla (professore di microelettronica di Boulogne, personaggio iracondo di inaudita violenza verbale) che urlava fumando “manco al DAMS!” (scusa, Celia), andò da Stagista J e gli spiegò che così non andava per nulla, ma che c’era tempo e si poteva imparare a fare di meglio. Sempre docile, Stagista J disse “ok”.

Da allora le correzioni della tesina sono diventate una sorta di Koris-calvario generatore di dubbi esistenziali quali “ma ha capito? Ma gli ho spiegato male io? Ma si rilegge quando scrive? Ma sono io che pretendo troppo? Ma c’è vita intelligente nello stagista?”. Si sono presentati dilemmi etici quali “se gli riscrivo io il paragrafo la facciamo finita con questa tortura, però se gli mastico la pappa non impara nulla”. Qualche sospetto sulle capacità scrittorie di Stagista J venne a galla quando Koris lo trovò a riscrivere le frasi anziché usare la funzione correttore di Word. Stagista J si giustificò dicendo che è più a suo agio con LaTeX (e allora perché scrivi “ottimo uso del pack Office” nel cv?), Koris ci credette poco e ad ogni modo Stagista J poteva anche dirlo prima. Con alterne e faticose vicende si arrivò a luglio, con Koris scoglionatissima per le correzioni innumerevoli, il tempo scarso e le ferie imminenti. Disse a Stagista J che si sarebbe portata sui Pirenei una versione della tesina per correggere i peggiori strafalcioni, ma che al suo ritorno voleva che il malloppino fosse riletto, ben formattato in tutte le sue parti, bibliografia e appendici comprese, con delle conclusioni curate e con le referenze a posto. Adducendo che tre settimane sono un sacco di tempo (ahia), Stagista J disse “ok”.

Koris passò due serate pirenaiche a correggere la tesina di Stagista J in versione cartacea, sempre più tentata dal diavoletto-Bazilla a mettere i medesimi commenti che il Bazilla-vero faceva sulle relazioni di laboratorio, ovvero “SIGH!”, “MASOC”, “NOOOOOOO” e bruciature di sigaretta nelle parti senza speranza. Ogni tanto Koris andava da ‘thieu a chiedergli se capisse quello che c’era scritto, ‘thieu rispondeva “fossi in te smetterei di leggere e gli riconsegnerei la tesina dicendo che finché non scrive in maniera comprensibile io non gli correggo nulla”. Koris non si è persa d’animo e si è districata in una selva di errori di battitura, doppi spazi come se piovessero, cifre significative elargite a caso, termini scientifici latitanti, formule e figure disposte a guisa di quadri astratti. Koris sperava davvero che Stagista J, a 700 km di distanza, stesse mettendo una toppa a quel macello, del resto aveva detto “ok”.

Al ritorno a Neutronland, si scoprì che quel “ok” significava piuttosto un “digghe de shi”, locuzione ligure usata dall’Amperodattilo per placare le insistenze e poi proseguire a fare quel che si vuole. La tesina aveva un frontespizio, ma mancava di tutto il resto: le frasi senza verbo erano rimaste senza verbo, con virgole piazzate fra soggetto e predicato; la bibliografia era stata formattata tutta in corsivo con la scusa “ho visto che una norma permette di farlo” te la stampo io nel cranio, la norma, per altro con errori di battitura in titoli e autori; le figure erano state centrate aggiungendo spazi, come faceva U Babbu con le primissime versione di Word nel 1994, idem per i salti a pagina successiva; la funzione “simbolo” continuava a giacere inutilizzata; persistevano termini spannometrici quali “migliore”, “più grande”, “più piccolo” anziché quantificare le grandezze fisiche. Un commento a parte meritano le conclusioni, prese pari pari dal temino delle vacanze, ovvero “durante lo stage ho imparato molto”. Koris ha avuto un momento di possessione da parte dello spirito del Replicante (ex PhD advisor) che asseriva con sdegno “io non leggo più questa roba, ti arrangi”, poi è andata da Stagista J con una lista di correzioni lunga quanto i Promessi Sposi, da fare entro tempo limitatissimo. Per nulla scalfito, Stagista J ha risposto “ok, tanto devo mettere anche l’abstract in inglese”.

Koris pensava ormai che si fosse toccato il fondo, ma non aveva ancora saggiato la prosa anglofona di Stagista J. Fra “superior to” usato come “più grande di”, “runed” come participio passato di “run”, “fluency” anziché “fluence”, “it’s” usato come verbo, si può dire che Stagista J abbia un avvenire da ministro degli esteri. Anche peggio di dottorando Santuzzo che almeno ammetteva “I am not good at english grammer”. Prodezza degna di nota: in un paragrafo Koris aveva commentato “spiegare che dalle misure si può risalire al flusso”, si è trovata nel testo letteralmente “dalle misure si può risalire al flusso” e basta. Cecidere manus, o come disse ForinoSama (professore di Fisica I e idolo delle folle) “non si può cavare sangue da una rapa”, quindi Koris ha deciso che la tesina sarà mandata così com’è e che Stagista J se ne assumerà le conseguenze. Come al solito, in piena atarassia da dio epicureo, Stagista J ha detto “ok”.

Conclusioni da boomer farcite di “ai miei tempi qui era tutta campagna”. Ora, passi il non saper scrivere. Passi il poco rigore scientifico, anche se con la laurea in vista un pochino dovresti averlo in dotazione. Passi anche pensare che un sinonimo sia una malattia venera da evitare. Passi (ma un po’ meno) che tu, madre lingua, ti debba far correggere errori di battitura, grammatica e sintassi da una che è francese da un anno (magari Stagista J è disgrafico o è stato morsicato da un Bescherelle quando era piccolo, vai a sapere). Passi anche il non avere idea di come si formatta una bibliografia, nonostante avere numerosi esempi forniti nel corso degli ultimi sei mesi. Però minchia, essere un nativo digitale e usare Word come qualcuno che è appena passato al pc dopo decenni di macchina da scrivere meccanica, beh, va oltre la Koris-comprensione. Che forse questi pischelli nati all’alba del XXI secolo (fra Stagista J e Koris corrono 11 anni) hanno imparato a scuola l’uso di un computer, senza doversi barcamenare fra tentativi falliti, documenti corrotti in sola lettura e “cosa succede se scrivo un documento in Comic Sans rosso?” (ogni riferimento al font d’origine di questo blog è puramente casuale, ma era il 2006). E poi, come puoi arrivare all’ultimo anno di università con delle lacune del genere, nel mondo informatizzato dell’internet a portata di zampa e non più a 56k? E anche se ci arrivi, se ti si dice “metti i simboli per le lettere greche”, puoi anche provare a chiedere al signor Google, invece di crogiolarti nel “non so come si fa”. A meno che tu non sia convinto che tutto cada dal cielo, e del resto, se pensi che i numeri di pagina compaiano per magia esportando un documento in pdf…

Insomma, se Koris si trovasse a dover correggere una tesina del genere, il commento più gentile che le viene in mente è “sciatto”. Poi magari è troppo esigente, colpa delle sua storia fra Relatore Max (con commenti del calibro “l’interlinea del titolo non mi pare simmetrica, dovrebbe esserci un millimetro di più”) e Replicante (non riportiamo a galla commenti del Replicante che è meglio). Si sente anche un po’ in colpa, che magari poteva fare di più per Stagista J. Tuttavia, se qualcuno risponde sempre “ok” senza fare domande, Koris parte dallo stupido presupposto che ha capito, non che aspetti un divino intervento a salvarlo, una sorta di condono che tanto c’è il coviddi, già il fatto di presentare qualcosa dà diritto al massimo. Grandi misteri della didattica. Tant’è, la tesina è sulla via della consegna, Koris sta meditando il giudizio che darà in sede di commissione.

E no, la saga non è ancora finita: c’è ancora da preparare la presentazione, che doveva essere pronta per lunedì e invece nada, che qui il rispetto delle deadlines è fuori moda quanto le scarpe con la zeppa. Come commenterebbe Bazilla, “SIGH”.

Lo stagista, per esempio

Il gatto e la talpa, bestiario pirenaico

Appendice del post precedente, però non si parla di speleo. Perché sui Pirenei si trovano anche un sacco di bestie, a parte i lumaconi in ogni forma e colore. E a parte i pipistrelli arboricoli, che mica sono scemi, in grotta fa troppo freddo per eleggervi domicilio. E a parte i meravigliosi ramarri di design, gialli e neri, che Koris non incontra mai quando è dotata di macchina fotografica. Che poi ci si lamentava che il gruppo degli speleologi pseudo-Parigini riceveva visite da serpenti e noi invece no, quando le cose sono andate diversamente.

Era l’ultimo giorno del campo speleo, le grotte erano state svuotate del materiale, le tute e la ferraglia era stata lavata e aspettava di asciugare alla luce di un insolito sole. Koris stava vegetando dietro al computer in attesa della cena quando ha sentito un “miao”, uno di quei “miao” così ben scanditi da sembrare finto; sulle prime ha pensato fosse il solito infante scassapalle e non vi ha dato importanza. Il “miao” si è fatto insistente, proveniente dalla pendio che separa il campeggio dalla strada, perché sui Pirenei non spiana mai. Dalla strada un ragazzetto stava scrutando i rovi del pendio, alla ricerca di qualcosa. Koris si è avvicinata.

“C’è un gattino ma non riesco a prenderlo!”

Questo cambiava tutto nella scala di priorità di Koris: umani no, felini sì. Ha quindi dato inizio a una manovra di accerchiamento per cercare di recuperare il micio fra felci e rovi. Essendo il felino una bestia infingarda, a ogni passo in avanti ne faceva uno di lato per sfuggire alla tenaglia, tan’è che Koris si è chiesta se fosse davvero in pericolo o se stesse soltanto coglionando i due bipedi che si arrabbattavano sul pendio. Intanto seguitava col suo “miao” da povero gattino disperato e in preda ai peggiori supplizi. Talmente disperato che quando si era vicini a prenderlo e portarlo in luogo meno impervio, il micro-micio si è ficcato in un buco fra le rocce, esibendosi in espressioni feroci da tigre bonsai con tanto di terribili soffi. Nessuno ha più osato avvicinarsi.

“Ci vogliono dei guanti, nessuno ha dei guanti?”

Si dà il caso che la speleologia nei Pirenei, a cinque allegri e umidi gradi, richieda guanti a manicotto spessi e lunghi fino al gomito. Ottimi per la grotta e perfetti per acciuffare felini riottosi. Koris ha ficcato le mani guantate nel buco, dove il mini-gatto ha cercati di mordere e graffiare, una furia da taschino, insomma. “Senti, sei mezz’etto di gatto sdentato, vedi di fare poco il minchione” gli ha detto Koris, così, in italiano. Afferrato per la collottola, il micio riottoso ha fatto buon viso a cattiva sorte, rivelandosi essere una microscopica palla di pelo bianca e rossa con gli occhi azzurri.

“Lei ci sa fare, è veterinaria?”
“Per nulla, ma ho avuto dei gatti stronzi”

Il mini-gatto, giunto a più miti consigli, è stato consegnato ai gestori del campeggio, in vista di un’adozione possibile o di un ritorno ai proprietari. Nel mentre, al campo base, ‘thieu si aggirava terrorizzato ripetendo fra sé e sé “ecco, ora ci tocca tornare a Marsiglia col gatto” (non ancora).

Per quanto riguarda la seconda bestiola del post, si materializzata a suo modo molto prima del gatto. Fin dal primo giorno Koris ha visto il pavimento della tenda animarsi, soprattutto in corrispondenza del sacchetto con la biancheria sporca. Appurato di non essere matta e che i panni non stavano mettendo le zampe, ha cercato di persuadersi che si trattasse di insetti. Il ritrovamento di svariati grillotalpa sembrava confermare questo sospetto. Anche se una sera Koris ha sentito una cosa passare fra il pavimento della tenda e il suo piede ed era davvero troppo grosso per essere un insetto. Forse stavano arrivando i vermi delle sabbie o i Tremors e il campo speleo stava per trasformarsi in un filmaccio anni ’90.

L’ultimo giorno si è smontata la mega-tenda, detta anche il palazzo d’estate. Koris stava passando la mini-ramazza quando, in corrispondenza della camera, ha trovato un buco sul telo di ben dieci centimetri, con segni di rosicchiamento. Un’opera maestosa per un insetto, troppo stretto per un vermone sotterraneo di Dune, ma perfetto per un roditore.

“‘thieu, una bestia di merda ci ha mangiato la tenda!”

‘thieu ha cercato di incollare una toppa sul buco, per cercare di riportare a casa una tenda integra. La toppa stessa ha iniziato a muoversi. Onde scongiurare qualunque attività paranormale, Koris e ‘thieu hanno deciso di sollevare la tenda e sorpresa: una rete di cunicoli in pieno stile dungeon ha fatto la sua comparsa, proprio sotto la parte camera. Nel dungeon, una specie di topastro grigio-marrone da qui in poi identificato come “la fottuta talpa” (stando a ‘thieu trattasi di un “mulot“, che è più un muride che una talpa, ma qui andiamo per il facile). La bestiola ha guardato i due disfare il suo opus maximum delle ultime due settimane, ha avuto un attimo di sbandamento e quindi ha cercato di infilarsi di nuovo nella tenda, all’urlo di “esproprio roditor-proletario”. Immaginatevi la scena: ‘thieu e Koris con una tenda per quattro smontata e fradicia (per non farsi mancare niente) fra le mani, la talpa squatter dentro l’ammasso di teli intenzionata a restarci.

“Senti, sticazzi, peggio per lei, la recuperiamo mummificata al prossimo uso della tenda”
“Ma sei matta? Questa ci mangia tutto per cercare di uscire”

Da provetto speleologo ‘thieu si è buttato dentro la tenda smontata per cercare di trovare la fottuta talpa squatter, senza successo. Koris ha osservato questo ammasso di tela verde e bianca sotto cui si rincorrevano un uomo di non trascurabili dimensioni e un roditore, incerta se ridere o piangere. ‘thieu è riemerso sconfitto.

“Rigiriamo la tenda”
“Ma smerdiamo tutt…”
“Non ci sono altre soluzioni”

Due umani intenti a rivoltare come un calzino una tenda fradicia per quattro persone, piena di tasche, pieghe e controteli. In base a non si sa quale circostanza fortuita, la fottuta talpa squatter è finita fra le capienti mani di ‘thieu, che la ha afferrata per la coda e fatta volare altrove. Rassicuriamo gli amici degli animali dicendo che la bestiola non pare aver ricevuto danno, è stata vista allontanarsi dai luoghi squittendo “non ci avrete mai come volete voi”.

Koris ha passato il viaggio di ritorno dicendo che se avessero adottato il micro-gatto, la fottuta talpa squatter non avrebbe più rimesso il muso dentro la tenda per il terrore, questione di occupazione della nicchia ecologica. ‘thieu al contrario sosteneva che, data la stazza del micro-gatto, la fottuta talpa squatter se ne sarebbe sbattuta le palle del felino predatore, essendo la nicchia ecologica abbastanza larga per entrambi. Fine del bestiario pirenaico, aspettiamo trepidanti di scoprire quali altre avventure bestiali riserverà il futuro.

Frase motivazionale per la fottuta talpa squatter

Stagisti fancazzisti e relatori irresponsabili

Infine è giunto quel momento dell’anno in cui Koris dovrebbe partire, fra cinque giorni, per tre scandalose settimane nel nulla cosmico dei Pirenei Atlantici. Il “dovrebbe” è d’obbligo perché questa volta c’è di mezzo Stagista J che si sta rivelando essere un individuo autonomo come… come quelle piante da appartamento che se non ricevono la giusta dose d’acqua, di luce e di coccole giornaliere crepano male. Lasciato solo durante la permanenza merdopolese di Koris, Stagista J ha lavorato col ritmo del bradipo Flash di “Zootropolis”. Una cosa che ha mandato Koris fuori dai gangheri è stata la risposta “non ho fatto la correzione che mi hai chiesto perché non ho davvero capito quello che ho scritto, quindi non so come correggerlo”. Tralasciamo i discorsi da boomer stile “se l’avessi fatto io col Replicante o con Relatore Max…” e i what’s if del genere.

Ad ogni modo, Koris si sente in colpa a partire tre settimane e a lasciarlo solo in balia di un rapporto e di una presentazione che chissà come uscirà. Anche perché ha già vissuto questa cosa. Per esempio, undici anni fa, giorno più, giorno meno, quando Relatore Max se n’era andato al Fermilab a troppo pochi giorni dalla consegna della tesi magistrale. Per esempio quando il Replicante sparì in una ignota località della Polonia proprio due settimane prima la Koris-discussione di dottorato, dicendo che per la presentazione doveva (tanto per cambiare) cavarsela da sola, solo per fare il pignolo con gli event display la mattina stessa della discussione. In questi frangenti delicati della vita Koris si era sentita abbandonata, tradita e incapace di tirarsene fuori da sola; l’unica certezza che aveva era di essere circondata da una banda di stronzi.

Ora, Koris si era ripromessa di non far rivivere al suo stagista questo calvario. E di non rivivere lei giornate da 48 ore perché è il fottuto 20 agosto e sta minchia di rapporto va consegnato il 27 e somiglia solo a un’accozzaglia di cose a caso senza senso. Ha cercato di instradare Stagista J sulla strada del “se lo fai per tempo magari non ti riduci a fare una merda all’ultimo”, tuttavia la cosa pare non aver funzionato. Koris si sente responsabile di questi fallimento e sente che forse tre settimane di ferie sono troppe, forse è meglio restare col fiato sul collo di Stagista J perché lavori e non faccia finta di niente. In fondo se l’è preso lei lo stagista, deve assumersi le sue responsabilità.

‘thieu è già inviperito perché sostiene che se Stagista J non sa cavarsela da solo, allora peggio per lui, che arrivati alla fine dell’università bisogna avere un briciolo di autonomia. Secondo lui Stagista J si approfitta che Koris sia sempre pronta a parargli le chiappe ogni volta che non riesce a fare qualcosa, ma ora gli tocca arrangiarsi. Sì, ma perché Stagista J non riesce a fare le cose? Forse perché Koris non gliela ha spiegate bene? Forse perché Koris non sa spiegare? Forse è il caso che Koris cerchi di sopperire alle sue mancanze almeno con la presenza, anziché fuggire in ferie per tre settimane come l’ultima degli stronzi?

Koris è abbastanza convinta che né Relatore Max né tanto meno il Replicante si ponevano certe domande. Però magari erano professionisti veri e non “cosi” che sopravvivono alla meno peggio con la sindrome dell’impostore accovacciata sulla spalla. Quindi boh, forse è meglio partire una settimana dopo, lasciando Stagista J con un rapporto in uno stato circa presentabile e pregando gli dei ctoni che la presentazione si faccia rapidamente. Arrivati a questo punto possiamo dire che Koris è a tutti gli effetti una pessima relatrice, ma resta una campionessa indiscussa di sensi di colpa.

Avoja
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