Archivi categoria: satisfecscion

Toranaga-style

Koris ieri sera era talmente tranquilla che mentre lavava i piatti danzava e canticchiava a ritmo di questa melodia:

Fare-the-well, oh you barbary merchants
fare-the well to the spanish blockade
fare-the-well to the straits of Gibraltar
and the treacherous seas of Cathay

Questo significa due cose: 1) Koris è totalmente andata, ma lo sapevamo; 2) il divo Toranaga è stato scomodato dai suoi gozzovigli iperuranici per occuparsi della sua devota.
Nel caso il divo fosse troppo ubriaco di sakè per assumere il ruolo di commissario tecnico della Koris-vita, Koris stamattina ha messo gli orecchini maggici portaculo. Come si evince, la razionalità aveva preso ferie.
Oggi c’è stato il pranzo coi capi che doveva essere a ottobre ma che poi no. Per calarsi nella giusta atmosfera, riportiamo la chiamata preventiva col CCC, che ormai mai più senza.
“Allora ci vediamo davanti all’ingresso”
“Sì, va bene”
“Dove c’è la sbarra”
“Lo so, ci passo tutti i giorni”
“Ma non quella principale del sito, eh, quella del sito B”
“Sì, ok, ho capito…”
“Eh, non so se sei pratica di quei posti…!”
“… vabbè, cià”
Koris, oltre ad esserlo portato già preventivamente menato da casa come secondo la migliore tradizione, aveva rotto gli zebedei a ‘thieu e ai Maiores dicendo “ma se mi licenziano voi mi volete bene lo stesso?”. In breve, Koris era preparata al peggio del peggio del peggio.
Al pranzo c’erano l’immancabile CCC sempre sia lodato (ma anche no) e il Padrone della Baracca, vincitore di un sacco di Academy Awards come miglior attore protagonista della sceneggiata, categoria “c’è grossa crisi”. Soprendentemente, avevano tutti e due un basso profilo. C’è anche da dire che Koris si è presentata tutta sorridente e chi la conosce bene sa che Koris, se sorride, significa che ha appena fatto un massacro o sta per perpetrarne uno. Presente Mercoledì Addams? Uguale.
“No, ma come va fra i NeutroniPorcelloni? Vogliamo dire, ti trovi bene?”
Koris è stata graziosamente sulle sue, dicendo che sì, si trova bene, ma insomma, si lavora e si fatica per la legge dell’ortica. Si è evinto che i due avevano una gran fifa che Koris piantasse su un capriccio enorme e dicesse che lei fra i matti non ci vuole più stare, che le trovassero qualcos’altro da fare. Il che era più o meno l’ultima delle richieste di Koris, ma non era esattamente il messaggio che era scaturito dai suoi scambi precedenti col CCC. Il generale esperto logora il nemico tenendolo costantemente sotto pressione. Lo fa correre dappertutto adescandolo con vantaggi illusori. Grazie, Sun Tzu.
Koris ha detto che tutto sommato non le dispiacerebbe continuare a lavorare qui. In fondo, per l’azienda è importante e Koris è felice di potersi rendere utile. Anche se ogni tanto il lavoro è pesante, se siamo sempre sotto stress, se i tragitti sono lunghi. Koris, se ti fai cadere ancora un po’ più dall’alto finisce che hai bisogno di un elastico per il bungee jumping.
Le due serpi hanno ammesso che sarebbe bene se il contratto continuasse. Ancora meglio se fosse rinnovato per tre anni (qui Koris ha dovuto dissimulare un momento di gigantesco sospiro, se non la sua strategia finiva alle ortiche). Il Padrone assicura che non c’è motivo per cui non si faccia. Koris passa il resto del pranzo a ricordare al CCC che è il caso che ne parli col Megacapo di qui prima che sia troppo tardi. Non sono giunte prove a conferma che il CCC abbia capito, toccherà spiegarglielo altre sedici volte.
Un po’ di gossip: Koris ha chiesto notizie di Binomio il Minghiascaro. Padrone e CCC sulle prime erano restii a pronunciarsi. Poi il Padrone ha parlato:
“Non sappiamo che gli è preso. Doveva andare a presentare dei dossier a luglio a Parigi, il giorno prima ci dice che non ci va. Quindi si mette in malattia e chiede dei soldi. Ora siamo in contenzioso, lui è sempre in malattia… ma che strano, non ce lo saremmo mai aspettati da lui, sempre così accondiscendente…”
Koris ha cercato di restare impassibile, mentre dietro di lei il fantasma di Toranaga si scompisciava dal ridere e faceva gesti di maleducazione. Era chiaro come il giorno che Binomio il Viscidone sarebbe schizzato via come un anguillone nel momento meno opportuno. Un po’ se lo meritano. Un po’ tanto. Ma questa guerra fra minchioni deve essere talmente geniale che è un peccato non poter assistere in prima persona. Da una collina. In un bunker. Al riparo dagli schizzi di merda.
La situazione è la seguente, ordunque: Koris ha il beneplacito per mantenere la sua posizione ai NeutroniPorcelloni. Dal rapporto di alcuni shinobi indiscreti e chiacchieroni, pare che anche i NeutroniPorcelloni siano propensi per tenersi Koris. Non resta che combinare il tutto facendo incontrare le due parti. La cosa divertente è che in cotanta cospirazione Koris non ha mosso un dito per convincere nessuno. Almeno così pare. Ottenere cento vittorie su cento battaglie non è il massimo dell’abilità: vincere il nemico senza bisogno di combattere, quello è il trionfo massimo. Insomma, Toranaga-style.

trash-shogun

Shogun in versione trash. Ora manca solo il dance remix del balletto marinaresco.

Annunci

La Databasiade

Tanto tempo fa, nel 2009, un cuggino del nipote della sorella della zia di uno del gruppo speleo venne incaricato di fare un sito che pubblicizzasse on line le attività arrampico-alpino-trekking-speleologiche. Il cuggino del […] prese un sito precotto dal suo savoir faire, cambiò due o tre cosette e lo consegnò al gruppo molto sportivo ma poco information.
Meno tempo fa, nel 2015, Koris arrivò nel gruppo, vide il sito e pensò “Minchia che accozzaglia di pagine a metà fra web1.0 e web2.0 vorrei ma non posso!”.
Ancora meno tempo fa, a settembre 2017, Koris si disse che il sito era un reperto muffito e meritava una rinfrescatina.
Tale risoluzione si rivelò essere come un po’ tutte le Koris-idee: non lo avessi mai fatto.
Il sito si appoggiava ad un database in cui erano memorizzati tutti i resoconti delle uscite, più altre cose. Fino a pochi giorni fa, Koris si era sempre tenuta alla larga dai database. Con ragione, ora possiamo dire.
Il database in questione parlava la malefica lingua del MySQL, Koris no. Essendo tuttavia Koris una sorta di poliglotta informatica, non c’è voluto molto perché i due cominciassero a comunicare. A gesti. Dell’ombrello.
Koris ha scoperto che fra i plurimi megabyte del database c’erano non meno di 3500 commenti a vecchi resoconti. “Apperò,” si disse Koris “un tempo la gente sì che era attiva”. Al cinquantesimo “hypnotize women into bed”, s’è capito che i commenti, privi di qualunque moderazione, erano il regno di Spammolandia.
Deciso che la tabella “commenti” doveva essere distrutta col fuoco purificatore, Koris si è domandata perché ci fossero due tabelle apparentemente omozigote, news_new e news_news, forse una versione moderna della iota differenzia. Fuochino (purificatore, anch’esso). La tabella news_news raccoglie i resoconti delle uscite, quella news_new sostanzialmente… anche. Solo che vengono identificati come nuovi. E quand’è che diventano vecchi? Mai, se il moderatore non ci mette le mani. E se la gente ignora da che parte si piglia un database? Si sedimenteranno per sempre.
Anche la tabella news_news, oltre ad essere piena di colonne “NULL” perché mica abbiamo l’horror vacui, era foriera di sorprese. Come l’assenza di qualunque indicativo per il genere di attività, speleo o arrampicatoria che fosse. In compenso aveva una colonna flag, che si riconosce in un’ennesima tabella in cui quel flag corrispondeva all’attività. Chiunque abbia pensato questa cosa, doveva essere allergico al varchar.
Dracarys.
Con questa consapevolezza, Koris non poteva lasciare il sito in quello stato, la sua coscienza nerd non glielo avrebbe mai perdonato. Le riflessioni serali hanno fatto approdare a una conclusione ovvia: l’hosting lo abbiamo, nuclearizziamo tutto quello che c’è e facciamo risorgere un fantastico sito WordPress da quelle ceneri.
“Bisogna portarsi dietro anche tutti i resoconti dal 2009 ad oggi” hanno risposto gli altri.
I resoconti, epurati da Spammolandia e da ripetizioni inutili, erano in tutto 379. Koris ha avuto una fugace immagine di se stessa a fare copia-incolla per 379 volte. Non era cosa.
Ma se anche WordPress usa i database, magari si può fare un burinissimo trasferimento da un database all’altro e nessuno ha visto niente. Tralasciamo la narrazione di come Koris ha imparato a sue spese le query per la struttura pericolante. Una volta riempito alla bella e meglio il database tarocco di WordPress, Koris ha provato a importarlo sul suo spazio dedicato, per vedere come reagiva WordPress.
Male, ha reagito male.
Lo spettro del copia-incolla furioso si è ripresentato, assieme a un “gettiamo la spugna con disonore e facciamo seppuku con una penna USB”. Non esisteva proprio.
Koris è venuta a conoscenza di un plugin che importa database scaberci in wordpress. Solo che serviva un hosting (e no, quello del sito speleo non era utilizzabile, metti che si scassa tutto, poi come si spiega agli altri?). Il vecchio hosting del qui presente blog ha chiuso i battenti alle Isole Tuvalu. Gli hosting gratis in realtà sono gratis a pagamento.
Koris ha guardato Blatto, Blatto ha guardato Koris. “Vuoi diventare un server locale?” gli ha chiesto Koris. A giudicare dalla fatica successiva per installare XAMPP, la risposta doveva essere “manco per il cazzo”. Tralasciamo anche tutte le peripezie del caso, le turbe mentali di localhost e gli accessi negati perché sì. Diremo solo che per fermare il demone MySQL è stato necessario un esorcismo.
Parecchi chmod 666 dopo, Koris è riuscita a installarsi un interfaccia WordPress locale con siddetto plugin. Il quale ha avuto bisogno di parecchie pernacchie prima di decidersi a lavorare. Ma alla fine lo ha fatto: 379 post ora sono esportati in formato WordPress, in attesa di essere caricati su un sito “Welcome to the XXI century” che possibilmente faccia meno cacare del predecessore.
Ora che tutto più o meno funziona, le probabilità che il resto del gruppo dica “ma no, perché cambiare sito? È sempre andato benissimo” sono altissime. Ma in questo caso Koris ne avrà sempre tratto grandi lezioni di vita. Come restare il pù lontano possibile da database, server e MySQL.
Altro che “geekette” come la chiama ‘thieu, Koris è una fantozziata nerdaccia. Cambiamento di iniziale a piacere.

Meno cinquecento, fine

Dove stavolta il meno sta per i metri e non per i giorni.

bergre

Gouffre Berger, il primo -1000 del mondo. La grotta storica degli speleologi di mezzo mondo.

E niente, è stato fatto. Giove Pluvio ha decido di essere clemente, riducendosi a piovere solo oggi, a grotta disarmata e corde lavate. Una settimana di sole nel Vercors, persino a luglio è un recordo.
Quindi l’operazione Gouffre Berger 2017 è terminata. Chi voleva andare a -1120 m è andato, Koris si è fermata a -500, alla Sala dei Tredici. Il record di profondità si è abbassato di cinquanta metri, quasi gratis. ‘thieu è riuscito a fare le foto a cui teneva tanto. Tutti contenti.
Anche se, per arrivarci, si è dovuto passare per:

  • gente che non vi calcola di striscio, anche se siete gli organizzatori del campo e senza di voi nessuno sarebbe lì, a farsi un -1000 con le palle al sole alla luce delle lampade;
  • una battuta d’arresto a -100 il sabato, causa abbandono da parte della squadra, che se l’è squagliata in avanti senza aspettare. E che se ne dica, fare un -600 in due non è una cosa ragionevole;
  • un’umiliazione pubblica, compresa di “non sai fare un cazzo, accontentati di essere andata a -100 e lasciaci fare”, compresa di ‘thieu che metaforicamente zompa sul metaforico cavallo bianco con metaforica armatura scintillante, compresa di “mettiamoci una pezza alla meno peggio”. Segue una serata di ‘thieu, il cui slancio eroico ha inceppato il disco, che ripete ossessivamente “ora devi dimostrargli che ha torto”. Poi Koris ha ricevuto delle scuse, ma intanto c’è stato un incremento della produzione di bile nera dell’80%. E il rischio che il Koris-blocco psicologico tornasse in tutta la sua potenza.

Poi è andata bene così. Scendere in tre a fare foto senza lo stress di gente che non apprezza le attesa è stato fantastico. E a onor del vero, è stato più difficile gestire il fattore umano che buttarsi nei 37 metri del pozzo Gorby (a parte il grido “ave Satana!” al frazionamento, ma fa parte del personaggio).
“Mi sa che Dio qui sotto non ti sente”
“Poco male, Chtulhu sì”
E l’ambiente alieno delle enormi gallerie col soffitto a trenta metri. Le colonne bianche che appaiono dal nulla. L’acqua che gocciola via assieme ai secoli. Le cascatelle che risuonano sotto le volte enormi. Il lago (col fottutissimo canotto da sgonfiare) a secco e pieno di fango scivolosissimo. I due meandri che non saranno mai abbastanza corti. Quell’ora e più di marcia nei boschi che la notte hanno sempre qualcosa di magico.
Insomma, è andata. Anche se la scampagnata a -450 del Gouffre Romy l’anno scorso ha dato più soddisfazioni. Al Berger si poteva arrivare più in basso, ma sarà (forse) per un’altra volta.
Quello che Koris e ‘thieu hanno imparato da questa meccanica complessa è che passerà un po’ di tempo prima che si rimettano ad organizzare un altro mega-campo speleo con una quarantina di speleologi implicati.
Prossima fermata: la Pierre-Saint-Martin.

Sabato Gnocchi, domenica pure

(Disclaimer: speleo-post, ma senza roba verticale e/o orribile, figlio di un sacco di sonno arretrato. Se siete curiosi e non avete paura di sintassi approssimative o frasi lasciate a metà, andate avanti)

Koris era quasi sicura che per l’esercitazione del soccorso speleo in cavità alpina le avrebbero appioppato una sola missione e nemmeno troppo complicata. A giudicare dalla lista degli iscritti, c’era abbastanza gente perché Koris facesse il suo intervento e quindi se ne restasse al campo base a se dorer la pillule come dicono qui (ovvero, come dice U Babbu, “con le palle al sole”). Croce e delizia del soccorso speleo per chi ha tanto entusiasmo, ma manca di quei dieci anni di esperienza sotterranea. Ma in fondo in fondo, coi tempi che corrono, anche qualche ora di lettura sotto un albero, mezzo al sole e mezzo all’ombra, poteva non essere male.
Lo scenario del soccorso era questo: tre speleologi si sono persi nella grotta degli Gnocchi Forsennati, non vedendoli rientrare i familiari hanno chiamato i soccorsi, forse c’è un ferito. Semplice, conciso, gestibile in sei comodi chilometri di meandri e gallerie senza pozzi esagerati.

gnocchi

Sì, si chiama davvero Grotta degli Gnocchi Forsennati.

La sensazione di fregatura potentissima ha cominciato a farsi strada il sabato mattina, quando al campeggio nel Dévoluy c’erano trenta speleologi al massimo. Su cinque dipartimenti. Fanno sei speleologi per dipartimento. No buono, contando che i soccorsi si fanno a cinquanta e più. Forse la mezz’ora di marcia in montagna ha scoraggiato gli altri, lo speleologo è un essere pigro per definizione.
Koris ha guardato ‘thieu intensamente negli occhi, ‘thieu ha brevemente riassunto la situazione:
“Siamo qui, non siamo consiglieri tecnici, aspettiamo che ci dicano quello che dobbiamo fare”
Koris ha quindi raccattato una sedia da campeggio e il suo “La morte di re Artù” e, reperito un albero a una distanza consona dal posto di comando, si è messa a leggere. Ovviamente la cosa non è durata a lungo.
“Koris, sei nella squadra tre, ricerca vittime nella zona A, pronti a partire fra un’ora”
Chiudi il libro, verifica velocemente che nello zaino ci sia tutto, preparati un panino e il cibo d’emergenza. Si avvicina il caposquadra, uno del Vaucluse.
“Ci facciamo un sacco con del cibo in più e un fornello, che la nostra missione dovrebbe durare poco, ma è probabile che ci requisiscano per altri compiti e quindi non scendiamo dalla montagna fino a domattina”
Koris si fa un secondo panino e prende una seconda dose di frutta secca, detti anche i fruttini alla cocaina per l’effetto soprendete che non tarda a conseguir una volta che se ne mangia una manciata. Alle undici, sbocconcellando il panino numero uno, Koris zompa sulla camionetta dei pompieri diretta al vallone. Qui si potrebbe fare una disquisizione di quanto sia maledettamente divertente percorrere le strade sterrate sulla camionetta dei pompieri, ma soprassediamo.
Sotto un caldo semi-assassino, si sale il pendio fino a raggiungere un buco che soffia aria gelida sul fianco della montagna. Saltare nella sottotuta di pile, finire di vestirsi cercando di non socccombere, entrare ai sei gradi della grotta senza morire per lo sbalzo di temperatura.
La missione è stata rapida perché più che percorrere le gallerie e i meandri si è corso nelle gallerie e nei meandri. Esplorazione del ramo del Lago Nero: galleria, meandro, meandro, meandro stretto, cerca di non cadere venti metri più sotto, meandro stretto, lago. C’è nessuno qui? No, bene. Tira fuori il TPS (la radio adatta alle trasmissioni sotterranee), chiama il posto di controllo, rimetti a posto. Fai la strada al contrario fino alla giunzione col ramo del Primo Affluente. Galleria, galleria, cunicolo, galleria, galleria, cunicolo, cunicolo, “Koris, infilati in quel diverticolo infame che hai visto mai, ma dubito che la vittima sia lì, visto che ci entri solo tu”. C’è nessuno qui? No, bene. Tira fuori il TPS, chiama il posto di controllo, “noi qui abbiamo finito e siamo a mani vuote, usciamo”. Correre fino all’uscita dopo aver piazzato un posto radio in posizione strategica.
All’esterno c’è un bel sole, un temperatura gradevole e Koris si aspettava che le dicessero di rientrare in grotta al più presto. Curiosamente, la squadra tre ha ricevuto l’ordine di tornare alla base. Koris lì per lì voleva lamentarsi della fregatura, giusto due e mezza sottoterra, che gente, signora mia. Ma in soccorso se non sei (ancora) caposquadra obbedisci e stai zitto.
Koris è tornata al campo alle cinque del pomeriggio giusto in tempo per vedere ‘thieu che partiva con la squadra otto per l’assistenza alle vittime. ‘thieu pigolava perché non avrebbe avuto il tempo di farsi un panino, Koris gli ha elargito il suo panino di back-up. Koris ha quindi chiesto a una responsabile della logistica se doveva tenersi a disposizione.
“Un consiglio, da amica, vai a farti qualche ora di sonno, che stanotte rischi di tornare lassù”
Koris ha capito che sarebbe finita come al soccorso precedente, sveglia all’una di notte e si esce per pranzo. Pensando di avere qualche ora davanti a sé, Koris si è fatta un the e ha recuperato libro e lettore MP3, dicendosi che avrebbe dormito dopo, quando la temperatura in tenda sarebbe stata sotto i seimila gradi. Tre pagine dopo…
“Koris, sei nella squadra tredici, evacuazione vittime, pronta a partire fra un’ora”
Scoraggiamento a punti. Punto uno: ma come partire fra un’ora?! Tanto valeva restare in montagna, si evitava la risalita a piedi. Punto due: ma come evacuazione vittime?! Per i non addetti ai lavori, si tratta di spostare a braccia la barella col ferito dentro. La barella è ovviamente 100% trazione animale, ragion per cui la squadra è normalmente costituita da energumeni fra cui ‘thieu, non da nanerottoli. La struttura fisica di Koris la rende totalmente inadatta a fare parte della squadra di evacuazione, ma il consigliere tecnico se ne frega e ce la manda lo stesso. Tutta esperienza che entra, dicono.
Koris si fa un altro panino col fetido formaggio rimasto e si imbarca con altri otto energumeni più barella. Il caposquadra è un locale con lo sguardo spiritato ma che pare sapere il fatto suo.
Si arriva all’ingresso degli Gnocchi alle nove, con il sole che sparisce dietro ai profili alpini. Koris segue la squadra domandandosi se ne uscirà viva e, se sì, in quanti pezzi. A un certo punto il caposquadra sbaglia strada, passando per un fantastico cunicolo pieno di melma e costringendo la squadra a una discesa su roccia friabile. Koris, dall’alto della sua taglia XS, non ha abbastanza prese per scendere e dal basso le urlano “buttati che ti prendiamo al volo!”. Vantaggi dell’essere l’unico nano in una squadra di nerboruti.
Si raggiunge la squadra assistenza vittime e il ferito quasi alle undici. ‘thieu sta preparando del the da portare alla vittima, al riparo sotto la tenda. La squadra di energumeni fa partire immediatamente il perculamento a base di “scommettiamo che a tua moglie (!) non porti mai la colazione a letto”. Koris non pensa nemmeno lontanamente a difenderlo perché è stronza dentro.
“Scommettiamo che a casa non mette mai in ordine”
“In effetti lo fa raramente”
“Da che pulpito viene la predica!” si difende da solo il biondo (Amperodattili astiosi astenersi da commenti sgradevoli).
La vittima è sulla barella e pronta al trasporto a mezzanotte. E lì comincia il massacro. Per dare un’idea di cosa sia portare una barella in grotta, questo video è una versione light. In pratica, la squadra si passa la barella di mano in mano, ogni tanto la fanno scivolare sulle ginocchia dei soccorritori, ogni tanto sulla schiena. La vittima deve passare dov’è più comodo, il soccorritore dove può. Il che include arrampicato sopra la barella, sotto la barella, sulle spalle di un altro soccorritore, fra le gambe di un compagno, strisciando di profilo. Occorre avere molta fantasia, spirito di iniziativa e battuta sconcia facile, tanto si sprecano. Koris, nonostante il peso piuma, non fa eccezione, prendendosi la sua dose di botte, passaggi sulla schiena e trazione della barella nei punti più stretti perché “sei quella che passa più facilmente”. Il ricorso ai fruttini alla cocaina è stato frequente e indispensabile. Fortuntamente la vittima era una donzella dal peso contenuto. Dopo qualche meandro a serpetina coi soccorritori abbarbicati a cinque metri d’altezza, dopo due teleferiche, dopo un paio di cunicoli con fango e roccia tagliente (addio, Koris-scarponi che ora riposate nella rumenta, è stato bello), dopo un numero incalcolabile di battute oscene, cantando “La chenille redemarre” in un delirio trash, la barella esce in superficie. Sono le cinque e mezza del mattino.
Koris guarda l’aurora levarsi sulle vette, mentre finisce di scolarsi il sacchetto di frutta secca. Lo spettacolo è gradevole, la temperatura pure, le Koris-condizioni pietose. Tutto molto bello, ma ora anche basta.
La camionetta dei pompieri riporta i resti di Koris al campeggio alle sette passate. Koris si butta semi-vestita sul sacco a pelo e in meno di tre secondi si addormenta in maniera ignobile. Solo che la calura e il rumore la svegliano alle nove. ‘thieu, probabilmente colpito dal finto-perculamento sotterraneo, le preparara la colazione (e qui si organizzerà una petizione #ThieuSantoSubito).
Alla riunione post soccorso, davanti alla daube collettiva di ricompensa, vengono riconosciuti i seguenti punti:

  1. che un sacco di gente ha fatto sega, quindi abbiamo dovuto arrangiarci con la gente che c’era ma comunque bravi tutti;
  2. che la barella è uscita a una velocità allucinante con un’ora di anticipo rispetto a quello che pensavano i tecnici del soccorso speleo.

Koris, in overdose da fruttini alla cocaina, stava per rispondere #GrazieAlCazzo. Ma ha preferito trarre la legge fisica secondo cui la velocità della barella è direttamente proporzionale al numero di lividi e ai litri di sudore versati dai soccorritori.
Qualora vi fossero ancora dubbi, Koris ha capito che è meglio evitare di farsi male in grotta. Non foss’altro per evitare il massacro ai poveri sventurati che dovranno portare la barella.

Chemerdaum

(Disclaimer: essì, è ancora un post speleo, quindi con roba verticale, budelli stretti e gente zozzona. Non siete obbligati a leggerlo per soffrire)

Ci sono state alcune cose buone in questo mini-campo speleo, alcune cose un po’ meh. Ma è sempre meglio essere sulle Alpi Marittime che a crepare di caldo ai 30 gradi marsigliesi ritrovati dall’oggi al domani. Poi ci si aspettava di meglio dal Calernaum, ma andiamo con ordine.

calernaum

Ecco la bestia.

La cosa ottima è stata riuscire a scendere il P80 (che poi è P86, ma dettagli) senza troppo panico. Si vede che la terapia d’urto alla Cheminée è servita a qualcosa. C’è da dire che il pozzo non era particolarmente impressionante, a patto di non guardare troppo in basso. Tralasciamo il dramma del P12 che era brutto brutto bruttissimo. Ma era solo dodici metri.
Menzione speciale al mix di frutta secca e frutta candita, che probabilmente conteneva cocaina, visto l’effetto soprendente che ha avuto su Koris. Costo contenuto, massima resa e non è nemmeno necessario contattare un pusher. Accontentarsi con poco.
Però arrivati al fondo di quei 200 metri di pozzi uno si aspettava di meglio. Il rilievo era estremamente marketing-oriented. Fra i dettagli che si sono dimenticati di menzionare:

  • il passaggio nella pozza fangosissima che ti smerda da capo a piedi. Ma tu sei Koris e Koris può passare fra due lame nei 20 centimetri rimasti e smerdarsi in maniera contenuta, pappappero;
  • fango, fango, everywhere, not any drop to drink (o almeno si spera);
  • che la galleria del Mammuth ha un suolo sdrucciolosissimo. Più la pendenza a 45° fissi. Cercare di non sfracellarsi è stato meraviglioso;
  • che le concrezioni sono un’opinione.

Insomma, la truppa si aspettava di megio. Ma la truppa è anche parecchio viziata.
L’idea di avventurarsi in tre con cinque sacchi è stata parimenti discutibile. Normalmente una persona uguale un sacco, una Koris uguale tre quarti di sacco, se no è il sacco che porta Koris. Quando ormai erano le nove sera e si stava sbaraccando, è stato deciso che un sacco sarebbe stato lasciato a -50 e recuperato l’indomani. Koris ha dovuto cuccarsi il sacco di ‘thieu con novanta metri di corda, esperienza da annoverare alla voce “a posto così per i prossimi 5 anni”. Cazziare ‘thieu per ogni volta che dice “passiamo alla otto millimetri con armi solo in dyneema”: fatto.
La cena a mezzanotte passata con pane, formaggio e minestra in busta è stata ottima. Vino discutibile secondo chi se ne intende, ma è andato più anche quello.
Svegliarsi la mattina dopo alle otto convinta che fosse tardissimissimo, per colpa di volatili canterini, invece è cosa da non rifare. Bello l’assiuolo, eh, ma a un certo punto il fru fru fra le fratte lo lasci volentieri a Pascoli.
Leggere Zola, “La conquete de Plassans”, sul fondo della dolina, all’ombra dei pini, mentre gli altri due recuperano le ultime corde, era qualcosa che Koris bramava di fare da lungo tempo. Accorgersi di avere le tracce delle mani sull’abbronzatura, però, era evitabile.
Koris e ‘thieu pensavano di andare ad evitare la calura in montagna. Tanto cosa potrebbe mai andare storto? A parte i temporali previsti.

Un bel ricordo

Di questo week-end lungo (perché l’otto maggio in Francia è festivo) Koris ricorderà per un po’ di tempo con un certo sollievo la cena nella casa di campagna/capanna polare del Guru, quando domenica sera alle otto precise la radio FranceInter ha annunciato la stima di voto ufficiale del 63% contro la Bionda Tinta. La percentuale ha continuato a salire, ma la torta era buona, il vino faceva 15 gradi e tutti sono andati a dormire sparando un poco di minchiate a testa.

fb_macron

Pacatissima e composta reazione di Koris a caldo.

Forse la speleoterapia d’urto sta dando i suoi frutti. Forse. Diciamo che almeno ora si arriva al fondo dei pozzi normalmente costituiti.
Koris ha una voglia di dormire assurda e un altrettanto assurdo grado di lasciatemiStare, ma segue. Anche perché se si ferma magari le prende il #moriremotutti e forse è meglio di no.
Quindi concentriamoci sulle becere battute di domenica sera ed evitiamo di pensare alla lunga lista di incombenze, accolli e vita ordinaria che ci aspetta al varco da oggi fino a venerdì almeno.

happy_bat

Koris, domenica sera.

Speleoterapia antibiotica

(Disclaimer: questo post non è adatto a gente che soffre di vertigini perché c’è un sacco di verticale. Veramente un sacco. Siete stati avvertiti)

Da bravo speleologo qual è, ‘thieu sa che gutta cavat lapidem, anche se gli manca il latino. Sarà per questo che ha dosato uno stillicio mirato nel Koris-cervello.
“Vieni allo stage speleo?”
“Se lo organizzi sulle Causses probabilmente no”
“Mi sa di sì, sarà sulle Causses. In ogni caso rispetterò la tua scelta. Comunque, hai deciso se vieni allo stage?”
Questo ripetuto più volte al giorno, fino alle 20 di venerdì sera in cui Koris, fuori tempo massimo, ha ceduto sbottando “vengo, ma mi porto libri e computer e se la grotta mi rompe il cazzo me ne sto in superficie”.
Ora, Koris si sta sottoponendo a una sorta di speleo-terapia per farsi passare la fifa dei pozzi. In pratica, ‘thieu cerca di far capire a Koris che sa fare. La terapia è a base di pozzetti crescenti perché Koris riprenda confidenza in sé, visto che su Amazon la hanno finita. Con qualche fatica siamo arrivati a un P36 non larghissimo la settimana scorsa. La speleo-terapia a base di “allez, viens!” stava funzionando abbastanza bene, ma ‘thieu insisteva nell’andarci piano.
Poi è arrivato l’Aven de la Cheminée.

cheminee

Ecco il rilievo verticale della bestia. Oh, siete stati avvertiti.

Koris sapeva una sola cosa: che c’era il P40 (pozzo di 40 metri). Ma si stava convincendo che se è passato un P36 la settimana scorsa, poteva passare un P40 questo week-end.
“Ma sono contro parete o nel vuoto siderale?”
“Tranquillo, dovrebbe essere tutto contro parete. Poi non ne ho la certezza, non ci sono mai stato” disse ‘thieu, forse incrociando le dita dietro la schiena.
Koris si è detta “proviamo, tanto pioviggina fuori e fa anche freddo”. Si è quindi calata nelle prime strettoie con altri sei speleologi più o meno agguerriti.
Arrivata al P40 molto prima del previsto, Koris ha cominciato a fare un training autogeno a base di “ce la fo, ce la fo, ce la fo” e tanto una volta messasi sul discensore la voglia di fare dietro-front era poca. Contro parete un paio di palle, scesi i primi due metri Koris ha potuto bearsi di un bel pendolo che la ha portata a un altrettanto bellissimo frazionamento nel vuoto. Le cose che le fanno rimpiangere le domeniche a copertina, divano e serie tv. Ma ormai era lì, quindi niente.
È andata. Frazionamento, arrivo su un pianerottolo con la voglia di scoppiare in lacrime potentissima. Ma non essendo in intimità era meglio cercare di sorridere e nascondere le gambe di burro, dimenticando volontariamente che qualcuno avrebbe anche dovuto risalire quel pozzo.
Ma niente, il peggio era passato. Il P35 e il successivo mini-meandro sono passati senza nemmeno accorgersene. Come una lettera alla posta, dicono i Francesi (che non sanno cosa accada alle poste italiane).
Poi sono arrivati loro. P26 e P24. Felicemente sottostimati da Koris, perché “ho disceso il P40, non mi ferma più un cazzo di nessuno”. E invece LOL.
Il P26 ha avuto il buon gusto di illudere Koris di essere stretto e contro parete, almeno per i primi due metri. Poi si è aperto in uno svaso impressionante, zampe nel vuoto e ripetersi ossessivamente “guarda il discensore, non guardare in basso”. Il P24 successivo era accessibile con un pendolo dell’odio supremo. Dalla cima, Koris era moderatamente certa di vedere il fondo. Anche qui, passato il frazionamento siamo a zampe nel vuoto. Ma si arriva per terra, anche se dovrebbe chiamarsi più P50 che P26+P24.
A sette metri Koris si è accorta che quello che vedeva non era il suolo. Era un terrazzino scosceso da cui si partiva “en vire”, ovvero al traverso appesi sulle longes e piedi ancora nel vuoto. Un’altra di quelle cose che Koris adora. E lì sì che si è passati come una lettera alla posta, ma la posta italiana.
Non ripeteremo in questa sede l’imprecazione gigantesca che Koris si è fatta scappare in lingua madre.
Koris ha raggiunto ‘thieu come una Furia/Erinni.
“Ti ricordi quando due anni fa allo stesso stage, quando eravamo mezzi persi alle tre di notte, mi hai chiesto se ti stessi odiando?”
“Mi ricordo”
“Beh, no, non ti stavo odiando”
“Meno male”
“ORA PERÒ SÌ!”
Il resto è stato tutto un susseguirsi di piacevole meandro e pozzi stretti e ben educati (almeno secondo il Koris-criterio). Il tutto per decidere di fare dietro-front a -300 perché cominciava a farsi una certa ora.
La strada da -300 alla base del P24 è stato tutto un mangiare come fogne ignobili. Qualunque cosa. Riso, the, barrette di cereali, albicocche secche, cioccolato, “che, lo lasci quello?”, madleines.
Koris ha dovuto fare appello a tutta la sua scarsa forza di volontà per risalire i vari svasi (da notte) con zampe nel vuoto. Ma qualcuno da quel buco doveva pure uscire.
Arrivata alla cima del P40, non credeva a sé stessa per essere ancora viva, intera e dotata di una sanità mentale. A ‘thieu in compenso sono stati prospettati parecchi turni di lavaggio piatti per compensare l’adrenalina e i sedici chili di sudore che Koris ha perso.
Era mezzanotte quando si è rimesso il naso di fuori, più di tredici ore dopo. Sotto la neve. Ebbene sì, era la notte fra il 30 aprile e il 1 maggio e c’era la neve. Che ai tre gradi del campeggio a fondo valle si è trasformata in pioggia ghiacciata. Koris è uscita dalla macchina a bomba e si è infilata nel sacco a pelo di piumino, senza nemmeno togliersi la sottotuta speleo (che è stata collaudata come fantastico pigiamone di pile).
Però insomma, dopo troppe uscite sulle Causses in cui rinunciava quasi subito, Koris questa volta è riuscita a farsi violenza e arrivare a -300. Non che lo rifarebbe la settimana prossima, eh. E quella che doveva essere una speleo-terapia leggera è diventata una dose antibiotica, nel senso letterale di anti-vita. Effetti collaterali: l’acido lattico e una fame oscena.
E questa volta possiamo dire che i formaggi puzzoni sono ampiamente meritati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: