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Et in terra PACS

La cosa era nell’aria già da un po’ e non assieme al coviddi. C’era già prima, da quando ‘thieu buttò lì un “potremmo anche sposarci” due o tre anni fa. ‘thieu sceglie sempre momenti opportuni per queste grandi risoluzioni ed essendo quel momento proprio l’attimo in cui Koris stava precipitando nel regno dei sogni, la risposta fu “potremmo anche dormire”. Il romanticismo bussava alla porta e quando il romanticismo bussa alla porta, “tu dà due giri di chiave e chiama la polizia”, come ebbe a dire una volta l’Amperodattilo.

Non che la cosa fosse morta lì, ogni tanto emergeva il discorso, allo stesso modo di quel paio di calzini improponibili smessi da anni ma che si fanno vedere di tanto, riportati a galla dall’entropia del cassetto. Essendo i nostri due protagonisti poco amanti di dichiarazioni con cene a lume di candela e brillocchi inanellati sotto la Tour Eiffel (che poi come romanticismo sta a zero per uno che è davvero nato a Parigi), la questione si risolveva con uno sbrigativo “on verra”, poi ci pensiamo. E vissero tutti felici e contenti, procrastinando ad libitum, come finale per una favola non è poi così male.

In verità Koris si era anche informata: la mole di scartoffie era notevole. Soprattutto chiedevano andirivieni col consolato italico, non sempre sul pezzo e con alzate d’ingegno del genere “prendere un appuntamento per prendere un appuntamento”. All’epoca Koris aveva appena il tempo di andare a pisciare e nemmeno tutti i giorni, stare dietro alle menate del consolato. Koris e ‘thieu sono giunti al compromesso “aspettiamo la naturalizzazione francese”. Che è un altro modo di procrastinare alle grande, poiché i tempi per la naturalizzazione potevano essere molto più lunghi del previsto e il decreto arrivare soltanto nella settimana dei cinque venerdì dell’anno del mai.

Contro ogni aspettativa, tuttavia, Koris è diventata una froggy prima del previsto e nonostante il coviddi, riuscendo persino a farsi fare una carta di identità marsigliese. Divenuta una pseudo-francese papiers-munita, non c’erano più tentennamenti di sorta. A parte il coviddi, si intende. Koris si è più o meno piazzata davanti a ‘thieu pronunciando un internazionale e in ogni caso comprensibilissimo “embè?”.

Ne è scaturita una lunga discussione, mentre ‘thieu cucinava e mentre Koris se ne stava seduta sulla lavatrice. Ne è emerso che se la cosa si voleva davvero fare, si doveva battere il ferro finché era caldo, coviddi nonostante. Ne sarebbe conseguito che non ci sarebbero state feste, cerimonie e celebrazioni di sorta, del resto in era coviddi non si può fare altrimenti; a onor del vero, anche in assenza di vairus, Koris e ‘thieu non sono proprio inclini a ricevimenti e sollazzi (in particolare ‘thieu, l’uomo dai troppi cugini, tutti sposatisi con cerimonie faraoniche da ‘thieu molto sofferte), quindi se si poteva evitare era meglio. Koris ha tuttavia fatto notare che bisognava trovare due testimoni, ovvero convincere due persone a prendere un giorno di ferie o perdere un giorno festivo per mettere una firma su un pezzo di carta non destinato a loro. Il romanticismo di cui sopra. A ‘thieu è comparsa in faccia la vecchia clessidra di Windows 3.1 che significava “ci penso”.

“Ma perché non facciamo un PACS?” se n’è uscito ‘thieu, un giorno di febbraio qualunque. Koris ha storto il naso, per traumi pregressi: forse non tutti sanno che il SonnoDellaRagione propose a Koris di firmare un PACS solo per tirarsi indietro (e mollarla) cinque giorni prima della data stabilita. Si è presa qualche giorno per processare la cosa, soprattutto per convincersi che ‘thieu non ha dato segni di SonnoDellaRagione per più di cinque anni, quindi decretò che si poteva fare. Per altro, essendo Froggy, a Koris non restava che chiedere un agevole certificato di stato civile online a Nantes e niente più scartoffie col consolato. C’è stata ancora un’avventura minore col comune di Marseille convinto di essere al di sopra della legge, ma niente che un urlo di ‘thieu non potesse risolvere.

E oggi hanno firmato: Koris e ‘thieu, soli, un po’ rincoglioniti, vestiti non benissimo ma almeno senza scarpe coi buchi. Hanno firmato in un ufficio pieno di plexiglass, alla vigilia di quella che sembra la terza fine del mondo. Il tutto ha richiesto un rapidissimo quarto d’ora: certi pacchi alle poste richiedono più tempo di un PACS. I due più novelli cosi che novelli sposi se ne sono tornati a casa con due pasticcini zozzi della pasticceria di fiducia, da mangiare rigorosamente prima che Manù (o chi per esso) dia le attese pessime notizie.

Ora come ora non si registrano cambiamenti radicali. A parte ‘thieu esagitato e euforico che continua a ripetere “ora ti tocca mettere il tuo nome sul citofono, non puoi più rifiutarti!”. The things I do for love.

48 lunghissime ore

(Forse in altro universo in cui la vita è uguale a com’era nel 2019 questo sarebbe un post speleo, ma no, non è questo il caso)

Le notizie dal lavoro che arrivano la domenica sera sono raramente buone. E infatti. Suona il telefono di ‘thieu, il quale arriva in cucina con fare mesto mentre Koris sta cercando di avere la meglio su una pasta panna&piselli.
“Una mia collega è positiva sintomatica”
“E tu ci hai avuto a che fare?”
“Forse, ma credo sempre con la mascherina.”
“Sicuro sicuro sicuro?”
“Non ricordo”
‘thieu ha una pessima memoria per gli eventi che non riguardano la musica barocca o la speleologia. Ma gli vogliamo bene lo stesso, anche se in questi frangenti Koris vorrebbe sempre pestarlo fortissimo. Koris è stile Firefox, tiene sempre la cronologia. ‘thieu passa la serata ad annullare corsi e spostare orari, scrivendo agli studenti di andare a farsi testare perché la collega in questione aveva cipollato fogli e penne dei presenti. C’è gente che dopo un anno di pandemia non ha ancora capito una fava, succede. Koris dorme poco e male cercando di convincersi che ‘thieu è una persona responsabile e non avrà fatto cazzate. Possiamo fidarci? Il soffitto non le risponde.

Lunedì mattina, in ufficio, Koris non ha la luna storta, è piuttosto l’intera collezione di satelliti di Giove ad essere di traverso. Sono circa le undici e Koris si è finalmente decisa a cercare di capire se è la sorgente di MCNP ad essere scema o se è scema lei, quando suona lo SmartPhogn.
“Sono considerato contatto a rischio della collega?”
“In che senso, scusa?”
“Abbiamo mangiato nella stessa sala mercoledì, mi ero scordato”
“E quindi?”
“Quindi ora vado a casa ad isolarmi e cerco di prenotare un tampone. Ho chiesto per te, finché non si sa se sono positivo o meno tu non devi fare nulla”

Qui sarebbe bello ed edificante dire che Koris prende saldamente in mano la situazione, organizza tutto e cerca di tenere alto il morale. Ma sarebbe una lurida menzogna, perché Koris ormai è nave senza nocchiero in gran tempesta, in balia degli eventi e dell’unica cosa che proprio non ci voleva. Quindi fa l’unica cosa che le riesce: accosta la porta dell’ufficio e piange, che ormai le gocce non solo hanno fatto traboccare il vaso, hanno proprio allagato la stanza. Un collega, sentendosi stocazzo, ha la pessima idea di venire aprire la porta.
“Ah, c’è qualcosa che non va”
“Sì, il mio compagno è stato a contatto con una persona positiva e onestamente…”
“Il tuo problema è che ti preoccupi troppo, devi imparare a lasciare andare. Tu vuoi farti carico dei problemi del mondo, quando invece…”
“NO, IO VOGLIO ESSERE LASCIATA IN PACE”
Forse Koris aggiunge “scusa”, forse no, fatto sta che il collega batte in ritirata. Koris ha sicuramente torto, ma forse far presente a una persona in un momento difficile che sta sbagliando tutto non è un’idea luminosa.

Koris placca da lontano Stagista J, gli spiega la situazione e gli dice che per precauzione si vedranno su Teams, anche da un ufficio all’altro, pasiensa Segnù come si dice a Merdopoli. Quindi Koris passa il resto del pomeriggio a cercare di non soccombere all’ansia e mangiando unghie al gusto gel disinfettante. Il ritorno a casa è impiegato nella disciplina in cui Koris eccelle, ossia la previsione degli scenari più foschi: cosa fare se ‘thieu è positivo, cosa fare se si scopre che è positiva pure Koris, come minchia gestire l’installazione dello spettrometro se Koris deve isolarsi, cosa fare se ‘thieu ha sintomi, in un crescendo di “e se” che portano circa alla morte termica dell’universo. Il piccolo hikkikkomori apserger che vive nel Koris-animo fa presente che se vivessimo da soli non saremmo in questa merda e che prendere tutto e fuggire è sempre una soluzione.

A casa si stabilisce che fare camere separate è troppo tardi: dopo aver bevuto dalla stessa bottiglia si aspetta e si spera. ‘thieu sta bene, non è di umore massacrante, fa il tampone domani, sperando di avere i risultati nel pomeriggio. Koris, crogiolo di ansia, mangia numero due fagiolini e si ammazza di “Emperor: Rise of the Middle Kingdom” e di X-Files di conforto. ‘thieu si addormenta, Koris continua a conversare col soffitto come un Ikari Shinji qualunque. L’unica nota positiva è un micro-sogno in cui compare Celia che porta Koris a una rievocazione trecentesca prestandole un vestito e presentandole armigeri in lattina. Gli amici si vedono nel momento del bisogno, anche in sogno.

Stamattina, ‘thieu è in isolamento, Koris è in smart working, che non ha niente né di smart né di working. Si tratta piuttosto di un fissare uno schermo che non racconta niente chiedendosi perché non ne va mai una dritta, proprio quando hai ammazzato da un anno tutta la tua vita sociale, basta un anello debole della catena e zac, va tutto in merda. ‘thieu va a fare il tampone alle undici, Koris mangia moncherini di unghie conditi con pellicine e inveisce contro il Buffone di Parigi che non vuole un nuovo lockdown. Il faut vivre avec le virus e me cojoni. ‘thieu torna nel giro di dieci minuti, tirando su dal naso e lamentandosi della spiacevolezza della cosa.

Inizia la parte peggiore, l’attesa. Koris guarda le simulazioni, le simulazioni guardano Koris e le dicono “hai programmato 26 di tempo di calcolo, quindi ora aspetti pure noi, gne gne”. Durante un pranzo raffazzonato di quello che abbiamo l’ardore di chiamare riso cantonese, ‘thieu riceve un sms.
“Merda, sono positivo”
Momento di avvizzimento delle Koris-viscere, passa davanti tutta la vita futura, il riso cantonese risale le pareti dello stomaco, il grande trambusto sembra essere diventato realtà.
“Ah, no, ho letto male, sono le consegne da seguire nel caso io sia positivo”
Koris non dice nulla per amor di pace, in cuor suo ha appena perso un considerevole di anni di vita e vorrebbe moltissimo, se non strozzarlo, dirgliene di ogni. Poi pensa che magari più tardi arriverà un messaggio e sarà vero, quindi lascia perdere.

Il pomeriggio passa. Si sussulta per qualunque messaggio. ‘thieu perde la tranquillità delle ore precedenti e inizia a sbuffare come una teiera, che ‘thieu e le attese non vanno d’accordo. Koris ormai si sta mangiando le ossa delle falangi. Finito di lavorare (#credici) esce a fare la spesa, sempre assorta in pensieri cupi come “meglio fare un po’ di scorta che se dobbiamo isolarci tutti e due poi come si fa?”. Si illude che il Mistral le scompigli un po’ le idee, ma in giro c’è troppa gente con la mascherina messa in qualunque modo fuorché quello buono, quindi Koris si innervosisce e basta. Torna a casa, cerca invano di spandere ottimismo a ‘thieu dicendo che se gli danno il risultato domani magari è buon segno, significa che si possono prendere tempo perché è negativo. Appurato che è tutto inutile, Koris si seppellisce in “Sherlock Holmes: the Awakened“, che l’unico mondo buono è uno composto di pixel.

Sono le sette di sera, Koris sta per alzarsi a preparare la cena, quando ‘thieu esclama.
“Sono arrivati i risultati del test: è negativo”
“Negativo negativo?”
“Sì, negativo, giuro”
“Senza alcuna ambiguità possibile?”
“Dicono prelievo eseguito correttamente, nessuna presenza di coviddi rilevata. Vado a scriverlo a colleghi”
Koris vorrebbe alzarsi dal divano ma all’improvviso le sue articolazioni sono diventate di ricotta; sarà l’età, saranno gli stravizi della vita, ci vogliono cinque minuti buoni perché riesca ad alzarsi. Anche se il piombo nel diaframma si è un po’ diradato, per la prima volta da due giorni.

Koris e ‘thieu ritrovano la parola all’improvviso e anche la voglia di usarla. “Ma non potevo essere positivo, certo, stavo lontanissimo dalla collega” continuano a ripetere. Certo, come no, riparlatene ai voi stessi di un quarto d’ora prima. Koris resta convinta che questo scherzetto le ha portato via altri punti di sanità mentale e ormai le resta davvero poco prima di andare in giro dicendo di servire Yog Sothoth. Ma forse meglio Yog Sothoth del coviddi. E insomma, questa volta abbiamo schivato questa potenziale enorme, gigantesca, problematica rottura di coglioni. Not today ma anche e soprattutto…

Esperienze contraccettive intensive

“Ci sono anche due bambine in campo speleo, è un problema?”
Koris e ‘thieu hanno imparato che dire “no, figurati, vai tranquillo” comporta un rischio per la salute mentale, la salute fisica, nonché per qualsiasi voglia di portare avanti la specie umana ovvero per il desiderio di procreare.

Che poi Koris avrebbe voluto solo staccare il cervello per quattro giorni, di cui due di ferie abbandonando Stagista J perché non si faccia troppe illusioni. Comunque, staccare il cervello e andare in grotta, vedere cose belle ove possibile, mettere il suo grasso e grosso culo nel vuoto di un pozzo, quindi uscire e mangiare come se il grasso e grosso culo di cui sopra non esistesse. Le Koris-velleità hanno dovuto scontrarsi con la cruda realtà, tanto per cambiare.

“Ma sì, sì, le due puffette se la cavano su corda, non vi preoccupate”
Questa frase è stata parafrasata in “scendono in un regime del terrore, piangendo fiumi di lacrime e preparando la futura fortuna di un terapista”. Già il primo giorno si sono viste scene da dramma che forse erano capricci, forse era terrore, noi di Voyager non sappiamo dirlo. Si pensava di fare due pozzi, ‘thieu ha dato l’alt fermi tutti dopo il primo, con grande frustrazione di quella che sta scrivendo. C’è da dire che all’uscita ‘thieu e Koris sono riusciti a far passare un po’ la paura del vuoto facendola appendere alla corda e facendola contare fino a cinque/dieci/venti con le mani sul casco. Roba che se lo avessero detto prima, nessuno ci avrebbe creduto.

Il peggio del fondo del barile si è raschiato il giorno dopo. ‘thieu aveva proposto di fare una grotta senza corda, ma no, troppo facile, non ci sarebbe stato abbastanza dramma. Dopo un primo pozzo ridicolo, che tuttavia stava per finire in tragedia, ci si è accorti che la grotta proseguiva o in un inaccessibile passaggio a sei metri d’altezza, o in un dedalo di pozzi non proprio canonici. Mentre gli adulti maschi cercavano il prosieguo, la puffetta grande stava piangendo tutte le sue lacrime perché aveva visto dei ragni, nell’indifferenza genitoriale. Koris ha cercato di convincerla che gli aracnidi sotterranei sono innocui e fanno la loro vita, ma davanti al panico ostinato ha convinto la puffetta ad andare altrove, dove non si vedevano creature a otto zampe e troppi occhi. Nel mentre ‘thieu ha trovato il prosieguo della grotta, lo ha armato e ha fatto presente all’altro maschio adulto:
“Non è pensabile che le puffette passino di lì, c’è una calata di 18 metri con posizioni folkloristiche, non si può fare”
“Ah, d’accordo. Allora portatele fuori mentre io e la mia tizia andiamo a fare un giro, poi semmai ci raggiungete”

Rumore di mandibole cadute a terra, forse ci sono passati sopra pure i ragni, non era quello il problema. La riposta giusta sarebbe stata “sticazzi”, ma ‘thieu e Koris erano troppo sbalorditi per riuscire a piazzare la risposta giusta. Toccava portare fuori le puffette, ove fuori era un crinale che dava su una strada, non proprio il posto ideale per far pascolare due under otto. ‘thieu ha passato un tempo lungo chiuso nel suo mutismo che è sempre meglio lasciar perdere. La puffetta piccola, fierissima di sé per aver disceso un piano inclinato tutto da sola, era diventata un Koris-satellite e forse Koris se la sarebbe anche portata giù per P100, in quello stato mentale. La puffetta grande, invece, in aracnofobia pura.

Il problema era il seguente: portare le puffette da una sala all’altra, dove c’è sì il pozzo di uscita, ma anche i ragni. Mentre ‘thieu faceva il cosplay di una statua incazzata, Koris si esibiva nel problema del lupo, la capra e il ragno per far muovere due puffette verso un pozzo, una in lacrime, l’altra che iniziava ad avere freddo. Resasi conto che la situazione aracnofobica non andava risolvendosi, Koris ha urlato a ‘thieu di far uscire puffetta piccola, cosa che è avvenuta senza incidenti. Nel mentre Koris ha tenuto in braccio per un’ora puffetta grande, seduta sulla sua gamba, a cercare di tranquillizzarla.
“Senti, se vado a togliere i ragni dalla sala te la senti di andare fino al pozzo?”
“Shi”
Koris è andata a spostare delle bestiole che non ne potevano nulla, U Babbu docet.
“Ora non ci sono più i ragni, andiamo?”
“No! Nel frattempo sono tornati”
Enorme sforzo per evitare di urlare “SENTI STICAZZI DEI RAGNI È GIÀ UNA GIORNATA DI MERDA ANCHE BASTA”, ma solo perché imprecare nella propria lingua madre aiuta.
“Ho paura che mi mangino le mani”
“Tieni i miei guanti, sono persino rosa, i ragni che comunque non ci sono non ti mordono di certo. Adesso andiamo?”
“NO!”
“Ahem, senti, però dobbiamo uscire… o almeno potresti sedere sulla gamba sinistra, che ormai la destra è preda della cancrena?”
“No, ho paura!”
Scende in grotta San Germano Mosconi a congratularsi con Koris per la sua inventiva nelle bestemmie. Bisognava distrarre la marmocchia in qualche modo perché non pensasse ai ragni e fosse trasportabile fino al pozzo.
“Ho un’idea, cantiamo una canzone!” ha esclamato Koris, che avrebbe voluto cantare ‘osteria numero nove’ ma si è trattenuta “Qual è la tua canzone dei cartoni preferita?”
“Non ne conosco”
“… in che senso non ne conosci? Nemmeno la canzone di Frozen? La conoscono pure i sassi la canzone di Frozen, eddaje…”
“Non li guardiamo mai i cartoni animati”
“E cosa guardate?”
“Netflix con mamma”
“E cosa guardate su Netflix con mamma?”
“Netflix”
Appurato che forse Suburra è adatto alle under 8 e che non conoscere né “Giovanni re fasullo di Inghilterra” né “Questo il mondo fa girar” (ma nemmeno qualcosa di meno vintage) è segno di un’infanzia sprecata, Koris è finita per trarsi d’impiccio facendole recitare le tabelline. Forse non il metodo più piacevole e ortodosso, ma abbastanza efficace perché la puffetta grande pensasse ad altro. ‘thieu e Koris la hanno presa pertrafficata le braccia e portata fino al pozzo, quindi restituita alla superficie.

‘thieu è uscito dalla grotta urlando “viva il coltellino“, nonostante non abbia velleità a cantare da castrato. Koris ha iniziato a mandare messaggi densi di panico all’Amperodattilo chiedendo se anche lei e Orso fossero così nello scorso millennio (“ma figurati, passi lunghi e ben distesi” disse l’Amper, che nel XX secolo usava intimare “questo è un capriccio!” per far cessare sul nascere qualunque intento lamentoso). “Dipende da come li educhi” ha terminato il responsabile ISO-9001 del Cenozoico via WhatsApp. Ecco, di certo dipenderà dall’educazione e della disposizione d’animo, tuttavia certe esperienze mettono la pietra tombale su qualunque eventuale, minima, residua voglia di shakerare gameti e far venir fuori nuovi esseri umani.

P.S. taciamo tutti i capricci corollari perché se no il post diventa un elenco di lamentele infinito.

Ma infatti, visto che il divertimento non si accompagna alla sofferenza, esperienze del genere facciamo anche basta

Meno venti, gli smemorati

Ultimi venti giorni sulle sponde di Neutroni Porcelli e Koris è verosimilmente diventata ipersensibile, intollerante e rompicoglioni. Ok, rompicoglioni lo è sempre stata, ma ci sono sempre margini di miglioramento, con l’obiettivo di trovare strani e nuovi modi, per rompere le palle come nessuno le aveva mai rotte prima.

E mentre Koris vive di post-it, note sull’agenda, lista delle cose da fare, memorie alimentari affidate alla lavagnetta in cucina, altri individui non si ricordano nulla e vivono felici nell’oblio. E Koris invece si sfava, da vera professionista del vivere male.

Stamattina ‘thieu ha guardato lo smartphone (potremo aprire una parentesi su quanto Koris-ipersensibile odi la pratica del guardare le mail ancora prima di dire “buongiorno”, ma soprassediamo) e ha annunciato giulivo “Ah, il sedici ottobre c’è la riunione col gruppo speleo del Pacchetto Alpitour (qui e qui per maggiori informazioni), quindi mi serve la macchina”. Il sedici ottobre Koris inizia a lavorare altrove. Ma non è una cosa che si sappia, eh. Lo ripete solo ogni giorno, più volte al giorno. Quindi le è esploso l’equivalente gastrico di una testata nucleare nello stomaco ancora prima delle sette del mattino. Quando Koris ha fatto presente che le serviva la macchina per una ragione giusto un filo più importante, la risposta è stata “ah, me lo sono dimenticato”. Seconda testata nucleare di bile radioattiva. “Ma magari puoi vedere di uscire un po’ prima”. Stomaco vetrificato da fallout nucleare. “O chiedere se puoi andare in bus, tanto non sei obbligata a venire alle riunione”. Koris a quel punto ha richiesto che le venga riconsegnata la Ya(xa)ris (che attualmente usa ‘thieu per mini-tragitti), fanculo i suoi sedici anni, fanculo tutto, almeno è una Koris-macchina che Koris può accartocciare a piacimento. Bon, bah, d’accord, comme tu veux.

Però il fattaccio della dimenticanza un po’ resta. Non è che Koris sia il genere di persona che si attacca alla data, all’anniversario, al compleanno, a saturno-nella-settimana-casa, ma sperava che l’evento più atteso degli ultimi due anni lasciasse un minimo segno. A meno che tutto il fiato non sia sprecato e allora tanto vale tenerselo, nunc resonat in aperto vox clamantis in deserto. Va bene non aver memoria per le date, ma incasinare la logistica a una persona che vive già sui suoi nervi e poco altro… allora tanto vale pensare alla logistica solo per se stessi, che si fa prima.

“Eh, ma sono stanco, mi dimentico, non ci penso”. Ripetuto per cambiare i letti, mettere a posto le scarpe, azionare il cazzo di fottuto pulsante di Roomba, o anche solo scrivere “uova” sulla lavagnetta delle cose da ricomprare. Tanto c’è Koris-cylon che ha la memoria per tutto, del resto se la chiamavano Vicki a quattro anni una ragione ci sarà. Koris non dimentica, il che è un bene e un male.

Altro giro, altro smemorato. Ovvero lo smemorato per eccellenza, Capo Palpatine. Che dopo aver creato un turbine di casino che stava degenerando in un tornado di letame pronto ad abbattersi sulla regione, è venuto a pigolare da Koris per trovare una soluzione, fermare la catastrofe, hold the door e simili. Koris ha appurato che era una cazzata e il tifone merdifero si è esaurito in nulla. Capo Palpatine ha griato al merdacolo e ha guardato Koris come se fosse una sorta di re taumaturgo.

“Quindi nei prossimi mesi quando si presentano problemi del genere posso chiedre a te!”
“Ahem, veramente…”
“Ti nomino responsabile di questa attività!”

E allora sì, se vuoi. Responsabile per i prossimi venti giorni poi boh, qualche (altro) santo sarà. S’è dimenticato anche lui che Koris è in via di evaporazione. Se lo dimenticano tutti. Forse è solo una Koris-illusione.

Poi c’è l’azienda o che è smemorata davvero o sta facendo la gnorri, ma Koris non se ne vuole occupare. È allocato nella memoria grazie al puntatore cazzi_loro.

In questa landa di smemorati Koris vorrebbe solo avere un periodo per piagnucolare in un angolo, senza accolli di sorta. E potrebbe anche essere possibile, se l’azienda si ricorda di convalidarle venerdì e lunedì di ferie. Un’altra oculata dimenticanza?

Poi magari fra venti giorni passa tutto, eh. O passa Koris. A miglior vita.

Bring your girlfriend to work

In questi ultimi quasi-cento giorni di contratto con Neutroni Porcelloni, Koris vive su una nuvoletta di zucchero filato e sorride come se fosse strafatta ogni volta che si nomina una scandeza al di là di inizio ottobre. Nel mentre assapora i tanti giorni di ferie che sta per recuperare e sfrutta a fondo i suoi privilegi. Questo mondo di arcobaleni e unicorni sta sopravvivendo nel tentativo di mascherare la punzonatura della sindrome dell’impostore, che potrebbe scatenarsi molto presto in tutta la sua potenza. Ma per ora unicorni, arcobaleni e zucchero filato.

Koris ieri lavorava da casa in mutande con il solito programma che include “rispondo a una mail e faccio una lavatrice”. Erano le otto e mezza e quando il computer non ha voluto saperne di connettersi a internet. La rete wifi di casa doveva essersi sucidata. Koris stava per andare a picchiare il router, quando si è accorta che anche l’orologio del forno era defunto. Oh oh.

Per farla breve, gli operai che lavoravano alla strada sotto casa hanno staccato la corrente, fino alle 15. A Koris sono venuti i sudori freddi, soprattutto dopo aver letto una mail di Capo Palpatine che diceva “ti chiamo alle nove”. Dopo un veloce giro delle opzioni disponibili (che a onor del vero sono passate anche da “ma tanto ho dato le dimissioni, cazzomene”), Koris ha supplicato ‘thieu di salvarla.

“È ancora valida l’offerta per cui posso far finta di essere una tua tirocinante e imboscarmi nel tuo laboratorio?”
“Ovvio.”
“Allora arrivo.”

Koris ha così scoperto che ‘thieu non ha un ufficio. È più un monolocale di venti metri quadri che occupa da solo. E che ha riempito con strumentazioni varie non sempre proprio ordinate.

Sulla scrivania, anche questa diversamente ordinata, c’è più o meno di tutto (Koris in verità non dovrebbe permettersi di fare commenti in materia, dall’alto del suo motto “a clean desk is a sign of a sick mind”). La Koris-attenzione è stata catturata soprattutto da un floppy disk, abbandonato proprio accanto a un pc con 32 gigabytes di ram. Una sorta di monumento all’ossimoro informatico. ‘thieu ha spiegato che serve per trasferire dati da uno strumento uscito da “Stranger Things”.

‘thieu ha anche fatto il baby-sitter al suo dottorando: “no, non puoi tagliare e saldare un cavo che costa 100 euro, non si fa. Aspetta, vengo e te ne trovo uno con cui puoi giocare”. Si è quindi ritirato a giocare col dottorato per un tempo non trascurabile.

Dopo essere stata portata al pascolo nella “stanza dei giochi”, Koris ha dedotto che ‘thieu non riordina mai niente a casa perché lo fa al lavoro. Almeno, la stanza dei giochi, non la scrivania. Poi si lamenta che gli altri lasciano tutto in giro e non si trova niete. LOL, proprio lui, il prescelto di Zozzorath.

Zozzorath, il demone che possiede ‘thieu (ovviamente credits Zerocalcare)

Oltre ad essere un rifugio dotato di corrente, aria condizionata e wifi, la visita al laboratorio di ‘thieu è stata molto istruttiva.

Provocazioni e vendette

‘thieu, partito per Roma domenica scorsa per una conferenza (ma armato della lista di ristoranti dell’Orso’s Digest, inteso non come periodico, ma nel senso che sono già passati per la Orso’s digest-ione e quindi sono stati testati), torna stasera. “Vado a lavorare, eh!” ha detto a Koris, quando gli è stato intimato di non divertirsi troppo. A riprova del fatto, tradurremo alcuni sms (sì, ‘thieu è ancora agli sms, non c’è verso di evolverlo a wazzappo) ricevuti in questi giorni:

  • “Sono arrivato in hotel, è una specie di villa inizio XIX secolo. Non è male, per altro è nel quartiere delle ambasciate”
  • “Ho mangiato una bruschetta con la crema di carciofi in uno dei ristoranti consigliati da Orso. Abbiamo mangiato divinamente. Vedi che tuo fratello ha gusto!” (l’Orso-commento è probabilmente “E mi cojoni!”)
  • “Abbiamo provato l’abbacchio, sempre sulla lista del Gambero Orso. Ottimo!”
  • “Ho finito la presentazione e ne approfitto per fare una passeggiata nel centro storico, magari faccio qualche foto. Non invidiarmi che ci sono 32 gradi” (ah, beh, allora…)
  • “Ho mangiato gli gnocchi alla romana! Sono super buoni!”
  • “Vado a fare una passeggiata sul lungo Tevere dopo cena”
  • “Sono da Grom a mangiare il gelato, è fantastico” (STRONZO. Non dirlo che qui c’è gente che soffre)
  • “Ho fatto delle foto carine. Ora passo davanti al colosseo in notturna e poi rientro in hotel”
  • “Siamo in una delle pizzerie consigliate da Orso. Il locale non dà nell’occhio, passano pizze dappertutto, hanno l’aria deliziosa”
  • “Ho scoperto l’esistenza del calzone”
  • “Mangio sempre benissimo, forse sto mangiando troppo. In compenso perdo 10 litri d’acqua al giorno”
  • “Siamo andati a vedere una fontana (n.d.K. la fontana di Trevi). Ho fatto una foto davanti e dietro per dare un’idea di quanta gente ci sia. Potremmo chiamarle le gioie del turismo di massa”
  • “Mangio una cosa che non ti piacerà: gnocchi al ragù di polpo e fiori di zucchine”

Ora, sulla via per Fiumicino, si lamenta che il treno va troppo lento. Perché, da parigino, non ha coscienza che il treno potrebbe non andare affatto. E ignora che al ritorno a Marsiglia gli aspettano almeno tre settimana di insalata di indivia e acqua. E tanti, tanti, tanti piatti da lavare.

Solitudine

‘thieu è partito ieri pomeriggio per Roma, dopo una lunga serie di psicosi da bagaglio a mano che nemmeno viaggiasse con RyanAir e dovesse mettersi le mutande a strati. Sabato era in uno stato di sbattimento tale fra “porto il portatile, ma mi ruga non portare la reflex, oddio come faccio?” che è stato evocato Fratello Orso, in qualità di esperto in viaggi compatti con un certo numero di compagnie aeree (gli deve mancare AirTajikistan e poco altro). Orso ormai potrebbe mettere su una ditta di counseling in viaggi in svariate parti del globo. Conoscendo Orso, viaggi comodi.

Koris si era fatta un piano di azione che prevedeva il seguire i suoi ritmi, anche i più depravati. Chissà, magari è insonne solo perché va a dormire troppo presto, vai a sapere. O magari perché ‘thieu, sant’uomo certo, russa e la sveglia. O perché la sua massa non trascurabile deforma lo spazio-tempo del materasso memory foam facendo cadere un Koris-satellite nella sua orbita.

Koris è andata a dormire alle 22:30, ha letto fino alle 23. A mezzanotte e mezza era in preda alla più nera disperazione perché era talmente sveglia che avrebbe potuto mettersi a fare i ravioli (e Koris non ha idea di come si facciano i ravioli). Poi si è circa addormentata svegliandosi ogni mezz’ora, fino alle 6:00, 25 minuti prima della sveglia ufficiale.

Non è ancora chiaro se la solitudine fino a venerdì possa giovare a Koris in termini di bioritmi, oppure se la sua propensione all’overthinking la fagociterà in un gorgo di “e se”. Nel frattempo, se avete film trash da consigliare, questo è il momento adatto.

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