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In famiglia pt. 2

Mentre l’Amperodattilo e Orso fanno il decluttering (o il meno poetico repulisti) del cassetto di calze e mutande…
Orso: “Queste calze però posso ancora metterle”
Amperodattilo: “Dalle a U Babbu”
Orso: “Eh, ma sono un 45”
Amperodattilo: “Tanto U Babbu porta tutto, dal 39 al 45, ha delle misure…”
Orso: “… elastiche”

Orso: “Questa è canottiera, io non me la metto più…”
U Babbu: “Io sì!”
Amperodattilo: “No, tu no!”
U Babbu: “Sì, c’è scritto Carlsberg, almeno una birra bevibile, non come quella ciofeca di ieri sera”
Amperodattilo: “Ti sta malissimo!”
U Babbu: “Sì, sì, me la metto per lavorare sul terrazzo!”
Orso: “C’è anche la maglietta Heineken…”
U Babbu: “Sì, un’altra birra!”
Amperodattilo: “No! Heineken la buttiamo via, Carlsberg te la tieni anche se ti fa difetto… ovunque”

Orso: “Questa maglietta mi starebbe anche bene, se fossi grosso e muscoloso”
Amperodattilo: “E allora tientela per quando sarai grosso e muscoloso”
Orso: “La do a U Babbu, poi se divento grosso e muscoloso me la riprendo”
U Babbu: “Ma no, poi io mi ci affeziono”

Orso: “Tieni, questa Lacoste ha già fatto il ping-pong”
Amperodattilo: “Il ping pong?”
Orso: “Ma sì, era sua, poi è diventata mia… sarà degli anni ’70”
Amperodattilo: “Vabbè, ci prendo il coccodrillo”
U Babbu: “Ma era mia?”
Orso: “Sì, ci giocavi a tennis”
U Babbu: “Ma figurati se io giocavo a tennis con una maglietta… marrone? Ecco, figurati se giocavo a tennis con una maglietta che non sapevo nemmeno se fosse verde o marrone”

Koris: “Non stai sudando come un vampiro (n.d.K. secondo la famiglia, i vampiri sudano copiosamente) con quella polo a maniche lunghe?”
U Babbu: “Sì, ma me la tengo perché altrimenti me la buttano via”
Amperodattilo: “Toglitela, che è praticamente un cappottino”
U Babbu: “Ma un cappottino di Gant!”

Amperodattilo: “Questo giacchettino te lo metti o lo diamo via?”
Orso: “Eh, mi dispiace darlo via, è di Arfango”
U Babbu: “Arfango e nel culo te lo sfrango!”

Amperodattilo: “Che poi dovrei mettere a posto anche il mio armadio…”
U Babbu: “No! Non cominciamo con questa tragedia. È la congiura di Armadio e Aristogitone!”

In famiglia pt. 1

Amperodattilo: “Nel rifare la cucina, io volevo fare l’open space, ma U Babbu era contrario…”
U Babbu: “Ho opposto una strenua resistenza, peggio che sul Piave”
Amperodattilo: “Volevo buttare giù il muro fra il salotto e la cucina…”
U Babbu: “Una guerra di trincea, quasi la battaglia della Somme. Ho messo il filo spinato attorno al divano per montare la torretta con la mitragliatrice”
Koris: “Siete sempre un ottimo materiale da blog”

Amperodattilo: “Ma come sei bianca!”
Koris: “Sono un essere cavernicolo, che pretendi?”
U Babbu: “Noi invece siamo diventati di terracotta. Ora ci facciamo una foto sdraiati e ci spacciamo per un sarcofago etrusco”

Amperodattilo: “Guarda, Orso ti ha voluto comprare quella maglietta lì, quella che più sudi e meno puzzi”

La suocera della ministra, il tricolore e il gelato di Grom

Ieri è stato il non-poi-così-grande giorno del colloquio per verificare l’integrazione (per parti) di Koris alla comunità francese. È quasi una formalità, se le carte sono in regola e se non ti chiami Abdul Alhazred, ma Koris, in questi giorni pre-Pierre Saint Martin, è in uno stato di prostrazione psicofisica tale che vede catastrofi imminenti circa ovunque. Sì, anche più del solito.

Koris si è quindi traverstita da persona normale ed è andata in Prefettura, dopo aver del tutto casualmente scoperto che non era la prefettura che pensava lei, ma insomma, dettagli. Si è travestita da persona normale perché boh, sono quelle circostanze in cui fingere un’oncia di normalità può aiutare. La normalità rassicura, o almeno rassicura gli altri.

La funzionaria dell’amministrazione non era proprio quel che si dice una persona piacevole, ma insomma, Koris doveva solo fare un colloquio, non passarci le vacanze. L’importante era riuscire a non tirarsi i coltelli prima della fine, come pareva stesse accadendo nell’ufficio accanto.

“Merdopoli, dove lo ho già sentito Merdopoli?”
“Beh, non è poi così lontana dalla frontiera è a 100 km, ci si passa se si va in Toscana…”
“Mai stata in Toscana, ma vado regolarmene a Milano”
“E allora ha visto l’uscita dell’autostrada di Merdopoli”

È seguita una digressione sulle vacanze della funzionaria a Milano, compresa una sperticata lode del gelato di Grom. Koris avrebbe dovuto mostrare la sua assimilazione alla comunità francese, ma non ci sono cazzi, gelatum totum nostrum est, mica si possono rinnegare le radici così, oh.

“Ho visto che il suo atto di nascita è datato settembre, ma la domanda è stata inoltrata solo a marzo. Come mai?”
“Se guarda bene l’atto di nascita dell’Amperodattilo è datato marzo, il comune di Roma ci ha messo sei comodi mesi per mandarcelo per posta, proprio quando pensavamo che ci avessero mandato affan…”
“Ah, vedo che l’amministrazione in Italia è molto rapida.”
“… secondo lei perché sono qui, fra le altre cose?”
Quindi lasciateci il gelato. Almeno quello, suvvia.

Le domande del colloquio sono state abbastanza elementari, Koris non ha nemmeno potuto fare sfoggio della decine di date che si era appiccicata in testa con lo sputo, complice ‘thieu (“separazione fra stato e chiesa?” “1905!” “Comune di Parigi?” “1871!” “Inizio della quinta repubblica?” “1957!”). Questo almeno finché la funzionaria non ha chiesto di citare un ministro donna, Koris ha risposto “Agnes Buzyn, ministro della salute” e la funzionaria se n’è uscita con “e chi era la suocera di Agnes Buzyn?”. Koris è stata tentata di rispondere che si era preparata sulla composizione del governo e non sulle parentele. Poi si è scoperto che la suocera della ministra era Simone Veil. Vabbè.

L’unica domanda di storia è stata abbastanza banale. E Koris ha pertanto deciso di essere abbastanza cacaminchia, perché se non rompi il cazzo sulla storia godi solo a metà. Se sei Koris, ben inteso.

“Quando è iniziata la Rivoluzione?”
“La data simbolica è il 14 luglio 1789, ma in realtà si tratta di un fenomeno complesso che…”
“E cosa cantavano?”
“Beh, non la Marsigliese, che è stata ispirata dalle guerre successive di difesa. Al massimo cantavano la Carmagnole.”

Degna di nota la parentesi di politica italia.
“Il presidente della repubblica italiana… come si chiama?”
“Mattarella. Ma il presidente ha meno poteri che in Francia, da noi è più importante, da un certo punto di vista, il presidente del consiglio”
“Ah, è quello che si chiama…”
“Conte”
“CHI?!”
“Però ultimamente si sente parlare di più del ministro dell’interno, Salveenee”
“Eh, quello lì. Ah, è solo ministro dell’interno? Non è presidente della vostra repubblica?”

L’intero colloquio è durato meno del previsto. Forse per il travestimento da persona normale che rassicura la sicurezza nazionale, vai a sapere. O forse per il numero di dichiarazioni di tasse pagate. Non lo sapremo mai.

Ora il malloppo andrà a Parigi, dove si prenderanno i loro tempi per decidere se Koris è degna o meno di diventare una mangiarane a tutti gli effetti.

Come la hanno presa pt. 1

Ormai si sarà capito che dopo un’abbastanza lunga serie di tentativi, un’estenuante attesa e parecchie parole v.m. 18, Koris molla Neutroni Porcelloni e l’azienda associata che la paga (poco perché c’è grossa crisi). Dove andrà e cosa farà verrà spiegato in un secondo momento. Per ora concentriamoci sulle reazioni che tale novella ha scatenato da quando si è ufficializzata giovedì.

Capo Palpatine. Quello più difficile da affrontare, per altro.
“Ma come te ne vai? Ma non è ufficiale, vero?”
“Sì, è arrivata la comunicazione, mi pigliano. Per altro, ironia della sorte, sei stato tu a mandarmi a parlare con loro per i test dei rivelatori. Vabbè, poi siamo finiti a parlare d’altro, ma insomma…”
“Ah, beh, sei vai da loro è solo bene per te, hanno un ottimo laboratorio. Poi vedo che sorridi, quindi sei felice.”
“Beh, sì, sono felice…”
“Ma uffa, mi abbandonate tutti voi che sapete fare qualcosa!”
“Senti, che futuro ho io qui?”
“Ah, nessuno. Staresti qui finché dura l’asse Azienda-Grande Azienda-Neutroni Porcelloni, ma non puoi sperare di più, per le politiche di reclutamento perverso. Infatti sarebbe molto stupido da parte tua rifiutare la loro offerta.”
“Eh, appunto.”
“Però mi dispiace. Anche se insomma, se tu vai da loro e loro fanno i test dei nostri rivelatori restiamo in contatto. Non ti liberi di noi così facilmente.”
“Me pareva.”

MedioCapo. Di lui si è sempre sentito parlare poco perché ha l’incredibile pregio di rompere pochissimo gli zebedei. Koris si era preparata un discorso infiocchettato.
“MedioCapo, devo dirti una…”
“Te ne vai, Capo Palpatine me lo ha già detto.”
Ecco, prima ti ordinano massima segretezza e poi fanno gli spoiler. Classico.
“Sì, beh, sai, ho deciso di andare, ma non è stata una decisione facile…”
“Vai a lavorare sugli acceleratori, a fare una sperimentale e più affine al tuo campo di studi: io credo che sia stata una decisione facile.”
Sgamata.

I Maiores. Che erano all’oscuro di gran parte della faccenda.
“Pronto, Amperodattilo?”
“Ciao, figlia ingrata, come va?”
“Bene, ho lasciato il lavoro.”
“… in che senso?”
“Ho mollato, ho dato le dimissioni, ciao ciao all’azienda”
“… e adesso?”
“E adesso vado a lavorare altrove.”
“… non dire mai niente, eh! Comunque se sai quel che fai, bene per te. Anche U Babbu approva.”
Cameo di fratello Orso via Wazzapp, che ha ricevuto la notizia non si sa come in tempo reale: “Allora abbiamo finalmente trovato il posto ben pagato???”. Perché Orso è un economista materialista e sa mettere delle priorità nella vita.

Il MegaCapo. Poteva avvertirlo Palpatine, ma è stato deciso di sbolognare la faccenda a Koris. Questo voleva dire che il MegaCapo avrebbe potuto incazzarsi o avrebbe potuto incazzarsi moltissimo. Ma Koris faccia-di-tolla sapeva di non aver più nulla da perdere e alla mala parata il MegaCapo l’avrebbe cacciata su due piedi e si sarebbe evitata i prossimi tre mesi di tragitti. Invece il MegaCapo era di ottimo umore, chissà, forse era andato bene di corpo.
“Ah, sono felice per te e triste per me, ma quindi vedo che c’è una speranza che restiamo in contatto.”
“Secondo Palpatine sì, però io non mi sbilancerei a dire…”
“Lo dico io.”
“Ah, beh, allora…”
“Ad ogni modo spero che ti renderai conto del ruolo che Neutroni Porcelloni ha giocato nella tua carriera e che è stato fondamentale per il tuo nuovo posto…”
Va bene, sta iniziando a prenderla male, sisalvichipuò.
“… e quindi mi aspetto per il bene del tuo curriculum che tu finisca quel *segue descrizione di compito pallosissimo*, come se dovessi restare per sempre.”
“Farò del mio meglio, promesso.” disse Koris, prima di fuggire con le dita incrociate dietro la schiena.

Insomma, Koris sta facendo del suo meglio per cercare di non lasciare dietro di sé un’accozzaglia di macerie fumanti su cui non resta che spargere il sale. E nemmeno fuggire urlando dicendo “non voglio mai più sentir parlare di voi, dimenticatevi che esisto”, come accadde col Replicante. Si chiama “lasciarsi in buoni rapporti” e non è per niente facile, ma in questo piccolo mondo consanguineo pare necessario per evitare brutte sorprese in futuro. Com’è complicata, la vita da adulti responsabili.

La parte due del “Come la hanno presa” sarà con l’azienda e dovrebbe andare in scena la settimana prossima. Quando arriverà la raccomandata a sorpresa. E lì, al contrario, nessuna pietà e niente prigionieri.

La mia grassa grossa Pasqua italica

È la terza volta che ‘theiu cala a Merdopoli e già il fatto dovrebbe dare da pensare al masochismo di quest’uomo. Che non vi è stato costretto, ma che ha domandato di venire mesi fa di sua spontanea iniziativa. Dai Maiores. Per tutti i quattro giorni doveva compare come trend topic su Twitter #thieuSantoSubito.
“Com’è beneducato!” ha detto l’Amperodattilo “Cosa ci fa con una stundoia (n.d.K.: termine dialettale per indicare persona rozza e priva di maniere) come te?”
“Fa la patre rispettabile della famiglia, io ho deciso che la vita è troppo breve per stare composti a tavola”
A proposito di tavola, l’Amperodattilo deve avere con ‘thieu lo stesso piano che aveva con gatta Spin: farlo esplodere di cibo e fingere che sia stato un incidente. In quattro giorno sono arrivati in tavola polpettoni, pizze, lasagne, arroti, avanzi di minestrone, affettati e formaggi assortiti. I formaggi, a onor del vero, sono di responsabilità di U Babbu.
Il giorno di Pasqua si è mangiato talmente tanto che ‘thieu e Koris hanno dovuto fare 10 km a piedi con 500 metri di dislivello per digerire. Poi, una volta scesi da Rocca dei Corvi, l’Amperodattilo li ha nutriti di nuovo e si sono trovati punto e a capo. Bisogna ancora far capire all’Amperodattilo che, anche se ‘thieu è alto un metro e ottanta e più, non è necessario cercare di riempirlo tutto di cibo.
Orso, brillante sempre per la risposta “Mah, esco un po’” alla domanda “Cosa fai stasera?” per un totale di 4/4, si è lanciato in acrobazie linguistiche.
“Porto in tavola la frutta, come si dice in francese?”
“Secondo te?”
“La frutt!”
Inoltre, il Plantigrade si è lamentato del degrado dei costumi e non quelli da bagno, mentre guardava in streaming parti della via crucis a Roma.
“Ma io vorrei una Pasqua con delle cerimonie solenni, barocche, qualcosa che sia maestoso! Non so cosa farmene di questa chiesa pauperista e terzomillenaria!”
Il contributo di U Babbu è stato “le bon cafè” (sic), ovvero prepare caffè per chiunque a qualunque ora del giorno e, grazie all’insonnia, della notte. Al solito, ‘thieu gli parla in francese, U Babbu risponde in italiano, chi capisca cosa resta un mistero.
L’Amperodattilo ha cercato di ordire un’elaborata congiura ai danni della dignità di Koris, sfoderando non solo le foto, ma anche i filmini per l’occasione. Solo che la dignità di Koris ha abdicato da quel dì, quindi non teme più nulla.
“Ma da quando sei diventata così stronza, tu? Eri così buoncita!”
“Poi sono andata a Bologna”
“No, eri già stronza al liceo. Pure alle medie. Persino già dall’ultimo anno delle elementari. A pensarci bene ci sei nata, stronza”
“E allora di che stiamo parlando?”
Koris e ‘thieu hanno anche fatto un tentativo di andare in grotta. Prima pareva che il meteo non concedesse. Poi hanno trovato la grotta contro ogni aspettativa, senza diluvio. Per finire su un pozzo di dieci metri che non doveva essere lì e che li ha fatti ripiegare con le pive nel sacco. Ma la questione è solo rimandata.
Koris è tornata a Marsiglia con un carico di cibarie non indifferente, fra cui un’ingente quantità di pan di stelle. ‘thieu li ha messi sullo scaffale più alto, così alto da essere difficilmente raggiungibile. Resta da chiarire se si tratti di una vendetta per la grassa grossa Pasqua italica.

Sorgi, o Minchia di Mare!

(Post di divulgazione scientifica di altissimo livello, ma non solo)
Koris è arrivata alla bella età di quasi 31 anni senza sapere esattamente cosa fossero le oloturie, anzi, piuttosto convinta che fosse tutt’altro tipo di bestia. Per fortuna che un giorno giunse Santa SangueDiPorco a portarle l’illuminazione.

sangue_di_porco

Da quel giorno la vita non fu più le stessa…

A Koris si è aperto un mondo (sommerso). Anche solo la pagina Wikipedia avrebbe portato le Minche di Mare ad assumere prepotentemente il ruolo di animale totemico del blog. A parte la loro forma aerodinamica che le rende particolarmente adatte a metafore in ambito lavorativo e non, alcune features le rendono ancora più affascinanti, meglio dell’iPhone X:

  1. Non hanno un cervello vero e proprio, sono dotate solo di nervi attorno alla bocca che poi si diramano nel resto del corpo. Rimuovendo chirurgicamente i nervi del cavo orale, la Minchia di Mare è comunque in grado di muoversi e funzionare come prima, quindi non ha un sistema nervoso centrale. Probabilmente potrebbe anche guidare una Maserati.
  2. Si nutrono di carogne e rifiuti, ma solo perché non c’è McDonald lì in fondo al mar.
  3. Hanno una sola gonade, il che può facilmente indicare i maschi come singoli coglioni ambulanti. Gli individui femminili depongono pseudo-uova da una sorta di ano, togliendo ambiguità del caso come dietro-ma-davanti o dietro-dietro.
  4. Sono tossiche, esattamente come molti loro consimili umani coglioni e privi di cervello. Solo alcuni molluschi possono digerirle e anche qui le similitudini con uomini senza spina dorsale si sprecano.
  5. Se si sentono minacciate, le Minchie di Mare sputano fuori una sostanza vischiosa. Tuttavia, in casi d’emergenza, possono eviscerarsi, ovvero espellere le budella, i polmoni e l’unica gonade per distrarre i predatori, tanto in qualche settimana ricrescono. Questo aggiunge nuovi significati alla locuzione “cagarsi addosso”.
oloturia

Ogni commento è superfluo, forse not-safe-for-work.

Tutto questo sarebbe già meraviglioso di per sé e conferirebbe alle Minchie di Mare un ruolo di spicco fra queste pagine. Ma una nuova scoperta ha catapultato Koris e SangueDiPorco nel Nirvana del ridicolo, dove l’assurdità è di grado così elevato da sconfinare nel sublime.
In Giappone le Minchie di Mare si chiamano namako, con un ideogramma che può significare topo o lumaca di mare. E sì, sono considerate commestibili come in Cina, ma non è questo il punto. Alle Minchie di Mare sono state dedicate migliaia di haiku, di cui mille tradotte nel libro “Rise, Ye Sea Slugs!”.
Il caso ha voluto che il libro si trovasse su Google. E no, niente, che lo si dice a fare, Koris si è innamorata di cotanta gigantiforme cazzata e delle sue mirabolanti applicazioni prive di senso. Ci sono poesie per tutti i gusti: Minche di Mare filosofiche, Minchie di Mare innamorate, Minchie di Mare al lavoro (ebbene sì!), Minchie di Mare in cucina, porno-Minchie di Mare. Del resto, stando a una leggenda di NippoLandia, quando gli dei chiesero ai pesci del mare se erano pronti a nutrire gli uomini, l’oloturia rimase muta senza dare il suo consenso. Allora la dea Ama-no-uzume (inventrice dello striptease, perché qui non c’è proprio NIENTE di serio) cucì la bocca alla Minchia di Mare, trasformandolo in un orifizio lacerato senza labbra né lingua. Fu il silenzio della Minchia di Mare a ispirare i poeti, pare, dall’epoca Edo fino alla cultura popolare di oggi.
Ergo da oggi in poi, ove necessario, Koris citerà haiku contenenti Minchie di Mare. Sipario su un haiku letterario:

Senza più capo
Né coda, la mia scrittura
è una Minchia di Mare
(Soseki Natsume)

oloturia_di_design

Una Minchia di Mare di design.

P.S. Non potete dire che questo blog non arricchisca la vostra cultura!

Il mio robot speciale

Nel 2010 piombò a casa dei Maiores un Roomba, il robot pulitore. Il Roomba, più che come aspirapolvere robotico, deve la sua fama ai video sui YouTube in cui è impiegato come trasportatore per gatti. Poi magari pulisce anche, ma sopratttutto trasporta gatti. Viste le dimensioni e il peso specifico di Spin, qualora il felino avesse mai pensato di salirvi sopra, il malcapitato robot si sarebbe trasformato in una focaccetta di plastica e silicio. Quanto al suo impiego primario, a casa dei Maiores niente può competere con la pulizia dell’Ampero-Robot (ovvero l’Amperodattilo istesso).
Fu così che Roomba fu impacchettato e relegato in cantina fino a data da destinarsi.
Un anno fa Koris, noto angelo caduto del focolare e nonché paladina delle pulizie sommarie, ricordò l’esistenza di Roomba e, vista la sua virtute nei lavori domestici, pensò bene di richiederlo se nessuno lo impiegava.
“Come vuoi, ma è rotto”
Koris lo recuperò lo stesso. Trasportato sulle sponde della Provenza e spacchettato, Roomba si accese, si guardò attorno e urlò al mondo il suo disappunto sotto forma di:
“Errore di carica: 3!”
Koris, esperta di turbe mentale di apparecchi informatici capricciosi, si armò di cacciavite e aprì il robot. Ivi scoperse che la batteria era ossidata, probabilmente a causa del disuso prolungato. ‘thieu, voltmetro alla mano, confermò la teoria.
Venne comprata una nuova batteria compatibile e una volta inserita Roomba fu di nuovo un robot felice, zampettante e pulente.
Per una sera.
Al secondo tentativo, la batteria era scarica. Koris fece per mettere Roomba sulla sua base quando il robot incontrò nuovamente il male di vivere.
“Errore di carica: 3!”
Forse è la base che non va. Il voltmetro disse che la tensione era buona.
Forse è il trasformatore che non va. Il voltemtro disse che anche il trasformatore era in buona salute.
Si decise di spostare Roomba a casa di ‘thieu, ove vi sono tutti gli strumenti per l’elettronico che non deve chiedere mai, e formulare un verdetto sulla sorte del robot: riparazione casalinga o discarica, visto che a sette anni dall’acquisto di garanzia manco a parlarne.
In un pomeriggio di particolare noia, ‘thieu ha smontato motori e schede elettroniche, con dialoghi di questo calibro:
“Errore di carica: 3!”
“Tua madre in bermuda, stronzo!” (n.d.K. pare che fra i Parigi la locuzione sia particolarmente offensiva)
Insomma, la tanto temuta guerra dei robot di Asimov sarebbe ancora molto lontana dall’avverarsi. Da questi suoi scambi filosofici ‘thieu arrivò a un aut-aut: o la batteria si è nuovamente fusa, oppure c’è un errore nel circuito di carica, ma in questo caso servono le specifiche della scheda madre per sapere quali transistor bisogna cambiare.
Caricata la batteria con un alimentatore stabilizzato gentilmente prestato dall’università, si è arrivati alla conclusione che sono i mosfet del circuito di carica. Koris, che non è esattamente un genio in microelettronica, non era sicura si avere il coraggio di cambiare transistor (“ah, signorina, e che facciamo, pistoliamo i mosfet?” pareva dire il mini-Bazilla sulla sua spalla). ‘thieu magari anche sì, ma forse era il caso di passare per metodi meno invasivi.
Volle che il caso che su e-Bay circolassero degli alimentatori esterni, forse rubati alle università, vai a sapere. Koris ne ha comprato uno, in modo da manlevare Rooba dall’usare il suo circuito mutilato.
Il robot è tornato fieramente alla vita venerdì sera. Essendo un robot semovente dotato, se non di volontà, almeno di un algoritmo di tracciamento, la prima cosa che ha fatto è stata fiondarsi nel cesso e uscirne con la guida del trekking nelle Bouches-du-Rhone. Visto che ora può muoversi, vuole visitare posti nuovi. ‘thieu e Koris hanno passato il venerdì sera ad inseguire Roomba e a fissarlo sbigottiti mentre il robot scorrazzava per casa. Koris si immaginava che il robot borbottasse fra sé “questa casa è così lurida che fra un po’ cammina da sola!” (cit. dal “Lamentationes pro domo mundanda”, Amperodattilo).
Forse la guerra dei robot è iniziata e la prima parte del loro piano è infiltrarsi fra gli umani, convincendoli di essere al loro servizio e minare il sistema dall’interno.

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