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Crisi, scuse e cose che riappaiono

Koris sarebbe in smartourchi (finché dura), ma la concentrazione è quella che è, soprattutto grazie al vicino che si sta esercitando alla batteria e aiuta molto poco. Altra cosa che non aiuta è la tesi sui trasferimenti termici che Koris cerca di leggere invano, per un progetto appioppato da Capo Giuseppi solo perché c’era scritto “strumentazione” da qualche parte.

Capo Giuseppi, l’uomo in grado di fare casini anche quando è in ferie e non fa niente. Ieri la collega Mediterranea con cui ci si dovrebbe smezzare un progetto scopre che il siddetto progetto è smezzato male, perché dovrebbe essere condiviso anche con un altro laboratorio nel nulla cosmico dell’Ile-de-France. Nessuno sa chi fa cosa, i capi sono latitanti quando non prendono il partito del “facci lei”, Koris ha deciso che finché non si chiarisce l’arcano non muove un mignolo. Capo Giuseppi non sa che lunedì gli aspetta una telefonata de fuego da parte di collega Mediterranea (che non è nuova a tali compiti), Koris invece tiene ancora un basso profilo essendo in periodo di trial come WinRAR. Nel mentre del progetto fuffoso non si sa niente, l’offerta a Neutronland è ancora online e Koris ci pensa un po’ troppo spesso per qualcuno che ha deciso di lasciar perdere.

La situazione internazionale si fa pensante, perché i Maiores stanno sgombrando il soppalco del garage dove sono stipati i vecchi giocattoli. Koris è molto preoccupata per la sorte delle action figures dei Biker Mice, giocattoli preferiti da… sempre. Stamattina ha chiesto che i Biker Mice fossero fotografati col giornale di oggi per essere certa che stanno bene, in pieno stile “rapimento delle BR”. U Babbu ha cercato di mediare, ma gli animi non sono sereni. Soprattutto perché l’Amperodattilo armato di sacco della spazzatura ha lo stesso potere intimidatorio di una colonna di carriarmati schierati al confine, anche quando sostengono di venire in pace (sorpattutto quando sostengono di venire in pace). Si è convenuto che le Koris-bambole poco usate (Bebi Mia, Baby Brava e Cicci Belli vari) vadano a chi di sicuro saprà apprezzarle di più. Ci si è anche separati della pista delle Mini-4WD, che tanto faceva incazzare Orso quando veniva soprassato dalla Diospada tamarra di Koris. Lego, Playmobil e MicroMachines paiono essere in salvo. Intanto dei Biker Mice non si hanno notizie, il ministro degli esteri Cenzino (ovvero il Biker Mice che vive sulla Koris-scrivania perché è bello avere 35 anni e non sentirli) è pronto ad attivare l’unità di crisi e a creare un corridoio umanitario in caso di escalation.

Cenzino segue con apprensione l’evolversi della situazione internazionale

‘thieu è in vacanza da una settimana, pertanto si è trasformato in un casalingo. Anche qui ci sono motivi di inquietudine in quanto ha chiesto di andare all’Ikea. Gli unici mobili che Koris sarebbe in grado di gestire sarebbero quelli fatti di pixel in The Sims, gioco da cui si cerca di stare lontani perché è un gorgo. E in tema di ristrutturazioni, Koris ha comprato l’indegno gioco House Flipper perché era in saldo su GoG, con la patetica scusa “tanto lo passo all’Amperodattilo”.

In tema di ruderi, Koris ha scoperto che il suo vecchio iPod Touch classe 2008 funziona ancora, anche se convinto di essere nel 1970. Le ragioni per cui non fosse finito nella discarica informatica non sono chiare, a meno di antiche maledizioni che nessuno si sente di escludere. Del resto dentro c’è una foto di Koris assieme al SonnoDellaRagione e non si capisce come cancellarla, pertanto la pista delle arti oscure è tutt’altro che improbabile.

Natale Reload

Ci si alza a un’ora scandalosa come le nove meno venti, quindi si passa il tempo a speculare sui pacchetti sotto l’albero, in attesa che si svegli anche l’Orso. I Maiores elucubrano che secondo i dettami di Orso, che sostiene che “marrone è una casa da vecchi”, bisogna apportare delle migliorie alla decorazione del salotto: l’Amperodattilo vuole ridipingere cornici, lampade e forse anche mobili di bianco o di azzurro; U Babbu non sembra convinto. L’Orso si sveglia, effettua la sua routine mattutina sul periodo medio-lungo, quindi ci si può infine dedicare al ricco spacchettamento natalizio, questa volta live e non via Skype come l’anno scorso. La catasta di pacchetti è talmente grossa che è un evidente recupero del perduto Natale 2020.

Dal mucchio selvaggio sotto l’albero escono maglioni, pigiami, guanti da sci, uno scanner per diapositive, joypad, giochi PS4 mutilati perché Amazogn ci odia, tute da speleo ma soprattutto un gigantesco vaso da piante indirizzato a U Babbu. Koris, individuo serio e compito, si infila nell’enorme sacco verde che impacchettava il vaso. “Ma quando diventa adulta questa?” si lagna l’Amperodattilo invano. Il regalo di Iset si rivela essere composto da due bottigliette alcoliche, una blu e una rossa, con le etichette “mana” e “vita” perché più di vent’anni di nerditudine vanno festeggiati in maniera degna.

Koris: “quindi adesso che non sono più ricattabile posso dirvi cosa mi ha regalato ‘thieu per Natale e compleanno!”
Amperodattilo: “No”
Segue mezz’ora in cui l’Amperodattilo cerca di convincere Koris, offesa, a confessare. Nel mentre U Babbu deve andare a cercare vini e mandarini. “Ma con uno champagne del 2007 ci avveleniamo?” è il dilemma che lo assilla. L’Amperordattilo e Orso elucubrano sui servizi di piatti.

Orso viene arruolato per decorare l’insalata russa, visto che è l’arbiter elegantiarum di casa. Pontifica dicendo che i gamberi andrebbero mangiati crudi, con grande sconforto di Koris e dell’Amperodattilo. “Ma noi li facciamo cuocere, che ci frega” sentenzia l’Amper. Orso insiste che la famiglia ha bisogno di un cane, Koris minaccia di non farsi mai più viva, quindi propone come potenziali animali domestici un ratto o una pogona. Via sms, ‘thieu si lamenta dei cani di sua sorella.

Mentre prepara teglie di gamberi e peperoni ripieni di bestie del Devoniano, l’Amperodattilo si lancia in commenti degni della Contessa Madre di Downton Abbey (sua guida spirituale) su come allestire le tavole natalizie. Koris lancia sguardi languidi all’insalata russa fatta coi santi crismi (cit. Amperodattilo) che tanto le è mancata l’anno scorso, segno dell’opulenza anni ’80. U Babbu ribadisce il suo astio per il tonno al naturale, aberrazione che non dovrebbe esistere, come anche il salmone al naturale. Arrivano gli affettati. “Ho preso pancetta, lardo, coppa, culatello, mortadella, prosciutto crudo toscano, salame milano, lo strolghino, poi c’è la mocetta da affettare. Dici che basta come affettato di antipasto? Dovevo prendere anche il vitello tonnato?” chiede l’Amperodattilo, organizzando l’orgia di trigliceridi. “Vabbè, per il nostro parco pranzo…” aggiunge, sapendo di mentire.

Si comincia a mangiare. U Babbu tesse le lodi del bagnetto piemontese, come ogni anno. Koris si suicida di affettati e insalata russa perché quando le ricapita? Dopodiché arrivano i ravioli, ragione che spinto Koris all’impresa del passaggio della frontiera. A posteriori possiamo dirlo: ne valeva la pena.

Arrivano quindi i gamberi, secondo leggero per cercare di far sopravvivere il quartetto fino alla fine del pranzo. Va in scena il seguente scambio:
Amperodattilo: “Aspetta che ti do due gamberi di più che se no sono tutte teste”
Koris: “Minchia, sembra il Terrore del 1793!”
U Babbu: “Era il piatto preferito di Robespierre!”
Amperodattilo: “Non trovo le code, ci sono le teste che vanno per conto loro…”
U Babbu: “Ecco, quelli che vanno per conto loro sono sempre decapitati per primi”
Koris: “Ma perché dici ‘ste stronzate?”
U Babbu: “Inizi tu, io ti vado dietro”
Orso racconta aneddoti raccapriccianti sugli astici, sostenendo che hanno un gusto di formaggio. Si discute sulla superiorità del filetto al Roquefort sul branzino.

Si giunge infine al dolce. U Babbu apre uno champagne del 2007 di cui Orso segnala un retrogusto vintage. Il plantigrade ci rende edotti che il vero panettone andrebbe mangiato tiepido, almeno secondo la scuola bergamasca. “Non vi ho portato il panettone artigianale perché tanto non lo sappiamo distinguere da uno industriale” si giustifica. L’Amperodattilo continua a ripetere di avere uno arrosto in repertorio pronto a presentarsi in un qualunque momento, anche a metà pomeriggio.

L’Amperodattilo si mette a giocare col suo nuovo scanner per diapositive e negativi, riesumando eventi lontani. Orso le guarda e considera “beh, però a vederle a non è che i tempi sembrino tanto cambiati”. U Babbu si indispettisce: “beh, non è nemmeno che fossero i tempi delle Guerre Puniche; erano gli anni ’70, mica dovevano andare vestiti come Pericle”. L’Amperodattilo decide di salvarsi tutte le foto con le pose fighe per metterle su Instagram con quasi quarant’anni di ritardo. Koris capisce che nella scelta del suo pool genetico, pur avendo una vasta scelta estetica, ha puntato tutto sulla simpatia.

La giornata termina sempre con l’Amperodattilo che decide di svuotare gli scaffali degli aggeggi informatici desueti. Orso è latitante, secondo la migliore tradizione che non si scalfisce nemmeno di fronte al coviddi. Koris magari si attacca a un videogioco per evadere a suo modo.

Selfie natalizi che puntano tutto sulla simpatia

Desideri di bambina

Per qualche ragione del tutto inconscia, innata e difficilmente spiegabile, Koris adora la neve e la montagna, pur essendo nata sulle sponde del mare. E non la adora nel senso “baita, tazza di tè davanti al camino mentre fuori nevica”, no, è più del genere “pigliamo qualunque mezzo di locomozione sia lecito per due piedi e andiamo in vetta”. Koris ha avuto un subitaneo amore con lo sci di discesa, che è stato ucciso a mazza dal SonnoDellaRagione (che strano) e dalla convinzione adulta che lo sci di discesa non è la migliore attività per vivere la montagna col dovuto rispetto. Un piccolo desiderio di baby-Koris era festeggiare il compleanno sulla neve e se possibile sugli sci, ma non era mai stato possibile.

Una settimana, nell’entroterra provenzale ai piedi delle Alpi (dove Koris lavora da quasi cinque anni, da una lochèscion all’altra) ha nevicato. Koris ha iniziato a fare calcoli cabalisitici perché se nevica a 200 metri di altitudine nevica pure più in alto, giusto? Noi di Voyager pensiamo di sì. Si era abbastanza certi che la neve si sarebbe sciolta sotto il sole del week-end, ma lunedì Koris ha scoperto che la maggior parte aveva resistito nelle zone d’ombra. È quindi iniziato uno stalking ferocissimo del sito di Col Bayard e della macchia di neve fuori dalla finestra dell’ufficio, col terrore che l’uno o l’altra indicassero la fine di tutte le Koris-speranze. Koris aveva annunciato il piano a ‘thieu a mezza voce, perché il Grande Cetriolo Cosmico del Riscaldamento Climatico ci sente benissimo e non ci mette niente a far venire trenta gradi a metà dicembre.

Venerdì Koris era tutta felice perché dalla webcam sembrava che a Col Bayard ci fosse ancora un sacco di neve, l’unica cosa strana erano i due sciatori, sempre gli stessi, che passavano davanti alla telecamera. Dubbio ferocissimo, verifica: la webcam indicava la situazione al 25/12/2020. Terrore, furia, raccapriccio. Il sito della stazione di sci di fondo continuava a dire “tutte le piste aperte”, ma metti che lo fanno per marketing e ti fanno sciare sulla moquette dismessa dal salotto della catanonna? Bisognava essere sicuri. Le webcam delle stazioni vicine mostravano che c’era effettivamente della neve, tuttavia non era proprio lo stesso posto, magari per questioni di esposizione, sfiga, radioattività naturale a Col Bayard si era già sciolto tutto.

“Vabbè, andiamo e vediamo” ha riassunto ‘thieu che è una persona misurata e pertanto non sa che una tale frase non poteva che alimentare la Koris-paranoia. Il piano di backup sarebbe stato prendere i ramponcini (“dove sono?” “davanti al tuo naso, maskio”) e la guida dei trekking nell’arrière pays de Gap e accontentarsi di fare una passeggiata. Del resto la legge di Murphy parla chiaro, se hai un piano di backup può anche darsi che il piano originale funzioni; oppure possono verificarsi catastrofi assortite, ma a quel punto la presenza del piano di backup diventa trascurabile.

Sabato, ovvero oggi Koris-compleanno, sveglia alle sette, preparazione dei panini al volo, colazione, recupero sci, in macchina e si parte. La guida dei trekking nell’arrière pays de Gap è ovviamente rimasta a casa, cosa di cui ci si è accorti troppo tardi per tornare indietro. Koris è andata nel pallone: prima ha iniziato ad autoconvincersi che se c’era neve verso Sisteron, ci doveva essere anche a Col Bayard, vero? VERO?! Poi ha iniziato a chiederlo a ‘thieu con un ritmo preoccupante, del resto doveva espiare la colpa di aver dimenticato la guida. Quindi si è messa ad emulare Zerocalcare e a ripetersi in loop “e vabbè, è andata così”, perché di neve forse non ce n’era abbastanza e di sicuro il Grande Cetriolo Cosmico l’aveva sentita.

E invece no. A Col Bayard c’era tanta neve quanto bastava per tenere aperte tutte le piste e ridicolizzarsi a dovere perché l’ultima volta che Koris ha messo gli sci era il normalissimo 2019, e se il fondo ti perdona la tecnica ti ammazza con la tua resistenza degna di una medusa spiaggiata. Un po’ arrancando, un po’ scivolando, un po’ notando che forse se metti i piedi in un certo modo si pattina meglio, Koris si è fatta quindici chilometri, il massimo che la sua tempra le permettesse. Che poi a trentatroppi anni ci si dovrebbe dare una regolata, ma Koris continua a portare una taglia 14 anni e ignora la sua età.

Ora le Koris-zampe vorrebbero chiedere la secessione all’urlo di “machicazzotelhafattofare”, però il resto del Koris-organismo è molto soddisfatto. Certo, forse la bambina di trent’anni fa non si immaginava proprio questa configurazione, ma va bene lo stesso. Un piccolo desiderio che si avvera dopo tre decenni, che era una cosa non fondamentale, ma che ha fatto un piacere immenso.

Selfie on the rocks all’ombra

Il gatto e la talpa, bestiario pirenaico

Appendice del post precedente, però non si parla di speleo. Perché sui Pirenei si trovano anche un sacco di bestie, a parte i lumaconi in ogni forma e colore. E a parte i pipistrelli arboricoli, che mica sono scemi, in grotta fa troppo freddo per eleggervi domicilio. E a parte i meravigliosi ramarri di design, gialli e neri, che Koris non incontra mai quando è dotata di macchina fotografica. Che poi ci si lamentava che il gruppo degli speleologi pseudo-Parigini riceveva visite da serpenti e noi invece no, quando le cose sono andate diversamente.

Era l’ultimo giorno del campo speleo, le grotte erano state svuotate del materiale, le tute e la ferraglia era stata lavata e aspettava di asciugare alla luce di un insolito sole. Koris stava vegetando dietro al computer in attesa della cena quando ha sentito un “miao”, uno di quei “miao” così ben scanditi da sembrare finto; sulle prime ha pensato fosse il solito infante scassapalle e non vi ha dato importanza. Il “miao” si è fatto insistente, proveniente dalla pendio che separa il campeggio dalla strada, perché sui Pirenei non spiana mai. Dalla strada un ragazzetto stava scrutando i rovi del pendio, alla ricerca di qualcosa. Koris si è avvicinata.

“C’è un gattino ma non riesco a prenderlo!”

Questo cambiava tutto nella scala di priorità di Koris: umani no, felini sì. Ha quindi dato inizio a una manovra di accerchiamento per cercare di recuperare il micio fra felci e rovi. Essendo il felino una bestia infingarda, a ogni passo in avanti ne faceva uno di lato per sfuggire alla tenaglia, tan’è che Koris si è chiesta se fosse davvero in pericolo o se stesse soltanto coglionando i due bipedi che si arrabbattavano sul pendio. Intanto seguitava col suo “miao” da povero gattino disperato e in preda ai peggiori supplizi. Talmente disperato che quando si era vicini a prenderlo e portarlo in luogo meno impervio, il micro-micio si è ficcato in un buco fra le rocce, esibendosi in espressioni feroci da tigre bonsai con tanto di terribili soffi. Nessuno ha più osato avvicinarsi.

“Ci vogliono dei guanti, nessuno ha dei guanti?”

Si dà il caso che la speleologia nei Pirenei, a cinque allegri e umidi gradi, richieda guanti a manicotto spessi e lunghi fino al gomito. Ottimi per la grotta e perfetti per acciuffare felini riottosi. Koris ha ficcato le mani guantate nel buco, dove il mini-gatto ha cercati di mordere e graffiare, una furia da taschino, insomma. “Senti, sei mezz’etto di gatto sdentato, vedi di fare poco il minchione” gli ha detto Koris, così, in italiano. Afferrato per la collottola, il micio riottoso ha fatto buon viso a cattiva sorte, rivelandosi essere una microscopica palla di pelo bianca e rossa con gli occhi azzurri.

“Lei ci sa fare, è veterinaria?”
“Per nulla, ma ho avuto dei gatti stronzi”

Il mini-gatto, giunto a più miti consigli, è stato consegnato ai gestori del campeggio, in vista di un’adozione possibile o di un ritorno ai proprietari. Nel mentre, al campo base, ‘thieu si aggirava terrorizzato ripetendo fra sé e sé “ecco, ora ci tocca tornare a Marsiglia col gatto” (non ancora).

Per quanto riguarda la seconda bestiola del post, si materializzata a suo modo molto prima del gatto. Fin dal primo giorno Koris ha visto il pavimento della tenda animarsi, soprattutto in corrispondenza del sacchetto con la biancheria sporca. Appurato di non essere matta e che i panni non stavano mettendo le zampe, ha cercato di persuadersi che si trattasse di insetti. Il ritrovamento di svariati grillotalpa sembrava confermare questo sospetto. Anche se una sera Koris ha sentito una cosa passare fra il pavimento della tenda e il suo piede ed era davvero troppo grosso per essere un insetto. Forse stavano arrivando i vermi delle sabbie o i Tremors e il campo speleo stava per trasformarsi in un filmaccio anni ’90.

L’ultimo giorno si è smontata la mega-tenda, detta anche il palazzo d’estate. Koris stava passando la mini-ramazza quando, in corrispondenza della camera, ha trovato un buco sul telo di ben dieci centimetri, con segni di rosicchiamento. Un’opera maestosa per un insetto, troppo stretto per un vermone sotterraneo di Dune, ma perfetto per un roditore.

“‘thieu, una bestia di merda ci ha mangiato la tenda!”

‘thieu ha cercato di incollare una toppa sul buco, per cercare di riportare a casa una tenda integra. La toppa stessa ha iniziato a muoversi. Onde scongiurare qualunque attività paranormale, Koris e ‘thieu hanno deciso di sollevare la tenda e sorpresa: una rete di cunicoli in pieno stile dungeon ha fatto la sua comparsa, proprio sotto la parte camera. Nel dungeon, una specie di topastro grigio-marrone da qui in poi identificato come “la fottuta talpa” (stando a ‘thieu trattasi di un “mulot“, che è più un muride che una talpa, ma qui andiamo per il facile). La bestiola ha guardato i due disfare il suo opus maximum delle ultime due settimane, ha avuto un attimo di sbandamento e quindi ha cercato di infilarsi di nuovo nella tenda, all’urlo di “esproprio roditor-proletario”. Immaginatevi la scena: ‘thieu e Koris con una tenda per quattro smontata e fradicia (per non farsi mancare niente) fra le mani, la talpa squatter dentro l’ammasso di teli intenzionata a restarci.

“Senti, sticazzi, peggio per lei, la recuperiamo mummificata al prossimo uso della tenda”
“Ma sei matta? Questa ci mangia tutto per cercare di uscire”

Da provetto speleologo ‘thieu si è buttato dentro la tenda smontata per cercare di trovare la fottuta talpa squatter, senza successo. Koris ha osservato questo ammasso di tela verde e bianca sotto cui si rincorrevano un uomo di non trascurabili dimensioni e un roditore, incerta se ridere o piangere. ‘thieu è riemerso sconfitto.

“Rigiriamo la tenda”
“Ma smerdiamo tutt…”
“Non ci sono altre soluzioni”

Due umani intenti a rivoltare come un calzino una tenda fradicia per quattro persone, piena di tasche, pieghe e controteli. In base a non si sa quale circostanza fortuita, la fottuta talpa squatter è finita fra le capienti mani di ‘thieu, che la ha afferrata per la coda e fatta volare altrove. Rassicuriamo gli amici degli animali dicendo che la bestiola non pare aver ricevuto danno, è stata vista allontanarsi dai luoghi squittendo “non ci avrete mai come volete voi”.

Koris ha passato il viaggio di ritorno dicendo che se avessero adottato il micro-gatto, la fottuta talpa squatter non avrebbe più rimesso il muso dentro la tenda per il terrore, questione di occupazione della nicchia ecologica. ‘thieu al contrario sosteneva che, data la stazza del micro-gatto, la fottuta talpa squatter se ne sarebbe sbattuta le palle del felino predatore, essendo la nicchia ecologica abbastanza larga per entrambi. Fine del bestiario pirenaico, aspettiamo trepidanti di scoprire quali altre avventure bestiali riserverà il futuro.

Frase motivazionale per la fottuta talpa squatter

Un anno dopo

Coviddi, coprifuochi, restrizioni, Natali che saltano, Pasque in differita, ecco che Koris non metteva piede a Merdopoli da un annetto circa. L’ultimo transito fu a settembre 2020 per portare la Ya(xa)ris a fare la revisione. E anche per vedere i Maiores e mangiare, non secondario. Poi i traffici sono diventati complicati, i Thelli spariti dalla circolazione ferroviaria, i netFlixBus latitanti; tornare nella gimcana dei divieti di due nazioni è stato improbabile finché Koris non ha avuto un paio di iniezioni certificate in una spalla. Quindi tornare nella patria d’origine tornava ad essere complicato come al solito, circa.

Koris è arrivata in Italia a bordo di un netFlixBus in cui la mascherina era demodé, tuttavia essendo lei amante del vintage e controcorrente ne ha messe due, FFP2 sotto, mascherina di stoffa impermeabile sopra. Quattro ore con la mobilità mascellare di Hannibal Lecter con la mordaccia e il respiro di Darth Vader. Senza bere, senza mangiare e senza pisciare. Mancava giusto un cilicio per fare la parure del perfetto penitente in cerca di espiazione. Qualcuno le ha chiesto il pass sanitario per valicare il confine? Ma quando mai.

Merdopoli ha sfoderato un’estate di fine settembre, con vento freschetto che ha fatto suicidare un vaso di tagetes, cieli densi di nubi, temperature ben al di sotto della media, mare non proprio tipico della stagione. Maiores molto incazzati verso Giove Pluvio, non fanno più i riscaldamenti climatici di una volta con 35 gradi all’ombra. Che débacle.

Talmente débacle U Babbu non è del color terracotta etrusca abituale, è più un’argilla carica. Ha spacciato a Koris due libri per il buon vecchio brocardo “posso consigliarti questo tomo”. Va in scooter come se stesse concorrendo al motomondiale, dimentico di avere sul sellino dietro una Koris non più avvezza alle due ruote. Ha portato Koris a spiaggia rendendola edotta dell’esistenza del chiringuito, rituale umano in cui si mettono casse con musica latina discutibile (il che significa né “Norwegian Reggaeton” né “Cerveza y Latifondo“) e si fa l’aperitivo sulla battigia; in seguito alla scoperta, Koris ha cercato di chiedere asilo specistico alle oloturie. U Babbu ha guardato la partita dell’Italia scuotendo la testa e dicendo “come giocano male”, per poi esultare in maniera molto composta davanti all’ultimo rigore (Koris è ancora traumatizzata quando, durante Francia ’98, U Babbu urlò davanti al rigore sbagliato da Di Biagio “MA COSA TIRA UN CANNONE SUL PALO?!”, esperienze segnanti).

L’Amperodattilo è a rischio una stella e pessima recensione su TrippAdvisor perché ha rifilato alla prole zucchini e cipolle ripiene per ben tre pasti consecutivi. Quando ha cercato rivalsa impastando una pizza, ha tardato ad arrivare per stenderla ed è toccato a Koris occuparsi dell’impasto inferocito. Però ha fatto gli gnocchi al Castelmagno, bisogna ammetterlo (“Gnocchi al Castelmagno, belin, piatto estivo!” si è lamentato Orso, “Il castelmagno si mangia quando c’è” ha risposto Koris). Si serve di Koris come ghost writer per biglietti di auguri, fa le parole crociate, si lagna di non saper risolvere i rebus. La sera della finale ha messo piede in salotto dichiarando “Tanto lo sappiamo tutti che finiscono ai rigori”, per poi ritirarsi a giocare a “Secret Files: Tunguska”. Se l’Amperodattilo sfruttasse meglio questo dono di preveggenza calcistica magari la famiglia potrebbe usarlo per arrotondare.

Orso lavora in smartworking, si lagna dei dati incomprensibili e degli studenti olandesi che “belin, si chiamano tutti allo stesso modo”. Ha potuto riparare al trauma subito nel 2006 e andare finalmente a festeggiare la vittoria in piazza. Esce tutte le sere, ma rincasa verso le due perché nemmeno lui ha più vent’anni. Scomodato a tagliare le cipolle per la pizza, cerca di amputarsi un dito con moderato successo. Fa stalking alla ASL per sapere se può spostare la seconda dose di vaccino dall’Olanda all’Italia, gli rispondono che “ci stanno lavorando”.

Koris ha finalmente conosciuto il gatto Steve, felino abusivo della casa di Piana che è stato preso a noleggio dagli zii. Gatto Steve, nella sua muta estiva non proprio imponente, si è fatto fare più coccole in due ore che gatta Spin in nove anni di permanenza in casa dei Maiores (“Ma Spin aveva avuto l’imprinting dalla cugina del Vunciume; e poi l’avevamo pagata 20 centesimi, che pretendi per un investimento simile?” ha commentato l’Amperodattilo). Koris avrebbe voluto portarselo a Marsiglia, non fosse che ‘thieu è anti-cat.

Il ritorno in Francia si è fatto nelle stesse condizioni dell’andata, senza controlli di pass sanitari alla frontiera, nonostante i tuoi e i fulmini di Manù-Jupiter il lunedì sera. Ora non resta che sperare che il coviddi si dia una calmata e che si possa calare ancora in Italia in tempi ragionevoli.

Per esempio che il castelmagno si può mangiare d’estate senza problemi

In famiglia pt. 2

Mentre l’Amperodattilo e Orso fanno il decluttering (o il meno poetico repulisti) del cassetto di calze e mutande…
Orso: “Queste calze però posso ancora metterle”
Amperodattilo: “Dalle a U Babbu”
Orso: “Eh, ma sono un 45”
Amperodattilo: “Tanto U Babbu porta tutto, dal 39 al 45, ha delle misure…”
Orso: “… elastiche”

Orso: “Questa è canottiera, io non me la metto più…”
U Babbu: “Io sì!”
Amperodattilo: “No, tu no!”
U Babbu: “Sì, c’è scritto Carlsberg, almeno una birra bevibile, non come quella ciofeca di ieri sera”
Amperodattilo: “Ti sta malissimo!”
U Babbu: “Sì, sì, me la metto per lavorare sul terrazzo!”
Orso: “C’è anche la maglietta Heineken…”
U Babbu: “Sì, un’altra birra!”
Amperodattilo: “No! Heineken la buttiamo via, Carlsberg te la tieni anche se ti fa difetto… ovunque”

Orso: “Questa maglietta mi starebbe anche bene, se fossi grosso e muscoloso”
Amperodattilo: “E allora tientela per quando sarai grosso e muscoloso”
Orso: “La do a U Babbu, poi se divento grosso e muscoloso me la riprendo”
U Babbu: “Ma no, poi io mi ci affeziono”

Orso: “Tieni, questa Lacoste ha già fatto il ping-pong”
Amperodattilo: “Il ping pong?”
Orso: “Ma sì, era sua, poi è diventata mia… sarà degli anni ’70”
Amperodattilo: “Vabbè, ci prendo il coccodrillo”
U Babbu: “Ma era mia?”
Orso: “Sì, ci giocavi a tennis”
U Babbu: “Ma figurati se io giocavo a tennis con una maglietta… marrone? Ecco, figurati se giocavo a tennis con una maglietta che non sapevo nemmeno se fosse verde o marrone”

Koris: “Non stai sudando come un vampiro (n.d.K. secondo la famiglia, i vampiri sudano copiosamente) con quella polo a maniche lunghe?”
U Babbu: “Sì, ma me la tengo perché altrimenti me la buttano via”
Amperodattilo: “Toglitela, che è praticamente un cappottino”
U Babbu: “Ma un cappottino di Gant!”

Amperodattilo: “Questo giacchettino te lo metti o lo diamo via?”
Orso: “Eh, mi dispiace darlo via, è di Arfango”
U Babbu: “Arfango e nel culo te lo sfrango!”

Amperodattilo: “Che poi dovrei mettere a posto anche il mio armadio…”
U Babbu: “No! Non cominciamo con questa tragedia. È la congiura di Armadio e Aristogitone!”

In famiglia pt. 1

Amperodattilo: “Nel rifare la cucina, io volevo fare l’open space, ma U Babbu era contrario…”
U Babbu: “Ho opposto una strenua resistenza, peggio che sul Piave”
Amperodattilo: “Volevo buttare giù il muro fra il salotto e la cucina…”
U Babbu: “Una guerra di trincea, quasi la battaglia della Somme. Ho messo il filo spinato attorno al divano per montare la torretta con la mitragliatrice”
Koris: “Siete sempre un ottimo materiale da blog”

Amperodattilo: “Ma come sei bianca!”
Koris: “Sono un essere cavernicolo, che pretendi?”
U Babbu: “Noi invece siamo diventati di terracotta. Ora ci facciamo una foto sdraiati e ci spacciamo per un sarcofago etrusco”

Amperodattilo: “Guarda, Orso ti ha voluto comprare quella maglietta lì, quella che più sudi e meno puzzi”

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