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Grandi drammi personali da niente

L’esistenza è piena di inezie, ma quando ti hanno messo mezzo chilo di bromuro nel latte mattutino guardi l’esistenza e dici “gna a fo”. E con “gna a fo” si intende una vasta collezione di azioni, dall’alzarsi dal divano al cercare di arrivare integri al lavoro.
Sono quasi tre mesi che Koris si accolla quei 150 km al giorno, dovrebbe sapere la strada, ormai. Invece stamattina ha fatto una manovra molto marsigliese e girando per l’hinterland provenzale all’ultimissimo secondo utile. Altrimenti si sarebbe ritrovata a Lione senza sapere perché, risalendo il corso del Rodano come un salmone ubriaco.
Tutti sono più o meno ancora in vacanza, compresi ‘thieu e il Koris-cervello. Koris fa cose senza una vera e propria congizione di causa, teme la settimana prossima quando tutti saranno di ritorno e spera che più che i risultati contino le tonnellate di buona volontà che ci sta mettendo. Le sue note tecniche dovrebbero cominciare con “io non vi assicuro niente, eh”. E comunque è sempre colpa di MCNP, signor giudice.
Stanotte Koris si è sognata Binomio ed era una cosa di cui faceva volentieri a meno. Soprattutto di sognare di andare in Russia al posto di Binomio, a fare un meeting in una base in cui facevano dei test missilistici. Continuiamo così che andiamo forte.
Dopo la peer-review dell’Orso, Koris si è buttata nell’editing selvaggio. Solo che più che editing dovebbe chiamarsi motoseghing, sarebbe più appropriato. Ma se si fa è perché si deve fare, perché se cominci una cosa tanto vale portarlo a termine.
Insomma, come al solito, April is the cruellest month e si accettano scommesse per vedere se ci arriviamo vivi.

Uno smodato desiderio

La lista delle cose materiali che Koris vorrebbe è piuttosto lunga. A cominciare dalla Pentax K-3 per sostituire la sua ormai vetusta e settenne K-x, per arrivare fino a qualche libercolo che ora come ora ha poco tempo per leggere (ma lo trova lo stesso, discorso che meriterebbe un post a parte). A sedare una buona parte delle Koris-voglie consumistiche ci pensa ogni mese il mutuo, di tanto in tanto in mortale combo con le bollette e le spese di condominio. Senza contare la visita annuale delle tasse, che casca a fagiolo tipicamente quando avanzano due soldi che pensavi ti devolvere al Dio del Consumismo (e senti nel cervello la voce dello Sceriffo di Nottingham, il Vecchio Bracalone, che dice “un soldo risparmiato è un solo guadagnato… per noi!”).
Ma questo non è un posto economico-consumista frustrato, anche se ci assomiglia.
Nel profondo di quella landa desolata e ventosa che i romantici chiamano cuore e gli psicologi parte inconscia, Koris cova un unico grande desiderio immateriale. Non lo chiameremo sogno perché i sogni sono buoni per i bambini e gli adolescenti brufolosi, tanto a trent’anni il signore dei tuoi sogni è necessariamente Freddy Kruger.
E no, non è svegliarsi una mattina con una grossa eredità da parte di uno sconosciuto parente latino-americano per quanto sarebbe apprezzabile. Non è nemmeno essere assunta a pieno titolo dai Neutroni Porcelloni, in virtù dell’antico brocardo “attenta a quello che desideri, potrebbe avverarsi” (tanto a quello ci pensa Toranaga). E non è manco svegliarsi e trovare quei dieci centimetri che la Natura Matrigna le ha negato.
Koris ha scritto una… roba (“e vabbè, che solfa, lo sappiamo” direte e ci avete anche ragione).
Se un tempo su questa… roba Koris nutriva grandi speranze, ora le ha in qualche modo ridimensionate. Si invecchia, si vedono le cose diversamente. Ma non divaghiamo.
Lo smodato desiderio di Koris è che la… roba venga letta. Per ora è stata letta da qualcuno, ma sono tutte persone che hanno (alcuni avuto) un legame con Koris: U Babbu, Orso, Iset, Batrace e pochissimi altri. C’era sempre un vis-à-vis, un “eddai, fammelo leggere”, un accollo da parte di Koris a chiedere commenti più o meno spassionati.
Ora, Koris non pretende di essere la rivelazione letteraria del XXI secolo. Koris vorrebbe solo una cosa per la… roba: che dieci sconosciuti totali (non amici di amici, sconosciuti) la trovino e la leggano. Non mille, non cento, a Koris ne basterebbero dieci. Il non plus ultra sarebbe che la… roba piacesse a una di quelle dieci persone. Koris si riterrebbe soddisfatta (poi in realtà no perché Koris è una sostanziale testa di cazzo, ma sarebbe un inizio).
E poi è vero che finché le… robe stanno sulle penne USB o negli hardisk nessuno le leggerà mai, ma quello è un altro discorso e #cistolavorando.

Valigie

Koris è giunta a Marsiglia con uno zaino (anzi due) carico tutti i suoi regali di Natale (tranne “Kobane Calling”, finito a casa e lasciato all’Orso da leggere), più un contrabbando di parmigiano, torrone piemontese, coppa sottovuoto e biscottini.
Anche ‘thieu è rientrato da Parigi portando torrone, quindi ieri sera c’è stato uno scambio culturale nocciole&miele con caramello&mandorle. Approvati entrambi bipartisan.
Altra cosa che ‘thieu ha molto apprezzato è stato l’inventario delle grotte del basso Piemonte, anche se vi figurano alcuni abissi territorialmente francesi. Segue dissertazione sull’appropriazione del ducato di Nizza.
Koris nel mentre legge libri zozzi. E ‘thieu, contravvenendo al divieto di portare regali, si è presentato con l’edizione critica della storia di Gilgamesh (e qui escono battute a tema Final Fantasy, perché Koris sa essere molto culturale). Ma del resto ‘thieu quando vuole dimostra quattro anni (e mezzo), come nel ritrovamento del suo regalo di Natale, aperto in treno il 22 dicembre invece che alla data stabilita, come promesso.
Siccome recuperare il sonno arretrato a casa dei Maiores è out, Koris ha pensato bene di ricominciare a dormire male, con incubi e compagnia, in concomitanza col ritorno della sveglia alle sei e mezza. Quindi oggi, ultimo giorno feriale del 2016, ha una valigia di sonno paragonabile agli zaini che si è trasportata l’altro ieri nelle stazioni della Provenza.

Il dramma della chiappa surgelata

(Il blog non è morto, eh. Bisogna solo aspettare che Koris esca dal letargo e riprenda a scrivere, possibilmente nelle serate in cui non va a dormire con le galline)

Ci sono esperienze che segnano. Come per esempio sognare in maniera orribilmente attendibile di rimettersi assieme con l’individuo scaricato quattro anni or sono. In questo caso il Superio ti sveglia a calci gridando “Oh, Gesù, Gesù… E questo che cos’è? Ma che cazzo è questo?”, in una perfetta imitazione del segente Hartman quando trova la ciambella di Palla di Lardo (cit.).
Ma c’è di peggio.
Ci sono i pantaloni da arrampicata bucati sulle chiappe. I fantastici Think Pink modello Calanques che Koris possedeva da dieci anni e adorava. Due paia, entrambi con una notevole apertura nella regione posteriore. Un dramma non indifferente.
Koris aveva cercato di approfittare dei saldi per riparare cotanto danno. Tuttavia la moda arrampicatoria è cambiata negli ultimi dieci anni e ora predilige jeans elastici o pantaloni super-sbraco che finirebbero all’altezza delle Koris-caviglie in tempo zero, causa mancanza dell’elastico in vita. Koris esce quindi dal velocissimo tour dei saldi con le mani piene di mosche.
Però all’arrampicata domenicale vuoi andare lo stesso, dovessi andarci in mutande. Prospettiva non allettantissima. Koris ha cercato di ricordarsi quale tenuta aveva prima di riesumare i Think Pink dall’armadio di Merdopoli. E si è resa conto che negli inverni tardo 2012 et 2013 andava ad arrampicare se e solo se i pianeti erano allineati a farfalla sull’eclittica con una glassa di zucchero e panna montata, o in altre parole mai. Al massimo metteva i fuseaux in palestra. E lì avrebbe ripiegato, in fondo fuseaux e second skin (o piuttosto calzamaglia come direbbe l’Amperodattilo) poteva anche funzionare.
Fine della parte estetica poiché ceci n’est pas un féscionblog.
Inizio della parte fisica.
Fattore trascurato nell’accoppiamento fuseaux-second skin: l’attrito. I fuseaux tirano giù la second skin ad ogni movimento del ginocchio e vice versa. Risultato: Koris si trova col fondo schiena scoperto, il particolare a destra. Scene fantozziane per cercare di vincere l’attrito, senza alcun risultato apprezzabile. Il vento a 30 gradi sottozero, anche senza le piazze vuote e i campanili, non aiuta.
Koris torna a casa (in macchina, con la SUA macchina, mica pizza e fichi!) con la chiappa destra che pare appena uscita dalla cella frigorifera. Dopo un intervallo temporale sconosciuto ma probabilmente importante trascorso sotto la doccia (a teorizzare il metro di una civiltà misurato nel numero di bagni, docce e terme), si è incollata al termosifone in attesa di un doloroso scongelamento. Domandandosi come caspita abbia fatto a sopravvivere senza riscaldamento per due inverni e imponendosi di mettere le toppe ai Think Pink, in attesa di una successore.

Chi dorme non scrive post

Il blog ha ultimamente il sostanzialissimo problema per cui i post arrivano alla mente di Koris alle otto del mattino, mentre vegeta in bus. Solo che senza pc le idee fanno un pernacchione e fuggono, così la sera Koris si dimentica di possedere un blog, si spappola il cervello a guardare qualche serie storica con tante tette in offerta promozionale (secondo la dicitura “porno con trama”) e poi va varie ed eventuali, fra cui leggere e cucire.
O forse è colpa della dispensa dell’ANDRA (agenzia francese per la gestione dei rifiuti radioattivi) che ti attende tutti i giorni con i suoi chili di plutonio impacchettato in matrioske di acciaio, che ha un po’ il fascino dell’orrore. Ma di questo parleremo in un altro post. Forse.
C’è stato un momento di revival del mitico anno accademico 2005/2006 ieri pomeriggio, con Koris persa fra matrici ed equazioni differenziali da strapparsi i capelli a mazzi. Che non si facevano integrali da… quanto? Quattro anni? Koris era sdegnata da sé stessa e borbottava “Eppure non ero così male a fare ‘ste robe, sono arrugginita come un ferro vecchio”. Il viale del tramonto matematico, insomma.
Koris comincia a pensare che le gente voglia dirle qualcosa a proposito del suo ascetismo e presunta pace dei sensi. La hanno invitata ad assistere a una pseudo-gara di arrampicata con la scusa del “Così dai un’occhiata alla fauna”. Forse sarebbe più interessante la flora. E anche questo potrebbe essere argomento di un altro post.
Iset ha testé scoperto che Koris possiede Wozzap (per imposizione dell’Amperodattilo, dipendente dall’aggeggio smartphonico, per la camapgna “wozzappati o diseredati”, finanziata chiaramente da Zuckemberg da cui i Maiores prendono mazzette) e anche questo potrebbe essere l’inzio della fine. O la continuazione della fine iniziata all’inizio. Una roba filosofica del genere.
L’attività onirica. In questa settimana Koris ha sognato: di essere licenziata per investimenti pericolosi (un classico), di essere perseguitata dalla neo-inquisizione spagnola e dalla chiesta riformata di Francia per aver offerto alcolici a una festa, di ritrovarsi la Tacchettina che cercava di leccarle il culo. Forse erano meglio i sogni di Randolph Carter.
E con questo chiudiamo qui questo post che promette altri post. Sperando di poter mantenere.

Postilla: chi è capitato su questo blog negli ultimi due giorni a visualizzare l’esagerato quantitativo di 135 pagine? Koris è curiosa, l’Amperodattilo anche di più.

Torta all’argilla*

Che era nell’aria già da un po’ e bisognava solo motivarsi tantissimissimo e cogliere l’occasione propizia.
E la voce interiore di Koris, probabilmente satolla di biscottini, lo aveva forse predetto quando ha consigliato “piglia lo zaino per la falesia, anche se pesa quindici chili. E mettici dentro i biscottini”.Così Koris è finita ad arrampicare a Meyrargues, a nord di Aix, perché oggi nelle calanques doveva fare un caldo maledetto e allora si è deciso di provare altrove. Anche se il passaggio delle genti aveva insaponato le vie e certe prese erano un “dai la cera, togli la cera, scivola sulla cera”, ma fa parte del gioco.
E capita che la giornata giri particolarmente bene, a parte la cera e gli arbusti abusivi e spinosi che crescono a metà via. E allora Daniel, l’unico ex-militare che non vota Marine Le Pen, se ne esce con “Mettiamo su un 6a, se lo lavori per bene secondo me puoi riuscirlo da prima”.
Koris voleva ripetere che poteva lavorarselo fino a farsi liquidare il TFR, ma che tanto ci sarebbe stato poco da fare.
“La via fa 35 metri, la prima metà è un 6a, poi diventa più un 5c”
Ecco, passi per la prima metà, ma 35 metri non è che si potrebbero fare in ascensore?
Koris si mette a lavorarsi la via, ovvero a salire prendendo mentalmente nota di tutti i passaggi complicati, finché non le cade addosso qualcosa dalla via vicina. Sarà rosmarino. Che cade esattamente nella scollatura della canottiera (niente di fantascientifico, eh, solo che canottiera a girocollo è un po’ fuori stagione). Solo che il rosmarino nella scollatura non si dimena. Koris ha una fugace visione di una lucertola che le esce dal pantalone, scenda dalla scarpetta e se ne va per lo suo migliore. C’è una prima volta per tutto, anche per la pioggia di lucertole zozzone nella scollatura.
La prima della parte della via non va. C’è la traversata che è scivolosa. Poi l’ultimo passaggio prima della seconda parte è incomprensibile: a destra manca una presa per mano sinistra, a sinistra manca una presa per la mano destra e non si può arrampicare con le mani in tasca. Forse è il caso di rimandare lo scontro finale.
“Sentite, ci vado da prima, alla mala parata scendo in maniera ignobile con la coda fra le gambe e potete ricominciare a lanciarmi lucertole”
E succede il miracolo. Sulla traversata spunta una presa che nelle due salite precedenti non c’era. Nel pezzo incomprensibile Koris scopre che se ci si mette sulla punta dei piedi e si stira ogni microscopica fibra muscolare si arriva a qualcosa di sfruttabile. Stringi la mano destra. Equilibrio precario. Accoppia la mano sinistra. Libera il piede destro. Portalo su, ancora, ancora…
È passata! La parte peggiore è finita. Ci sono ancora una ventina di metri, ma a confronto è lo struscio domenicale. Uno struscio verticale, ma tant’è.
Koris vede l’uscita, la catena, la sosta. È finita. Primo 6a in testa, dopo due anni si evolve come un Pokémon dal grado 5, alla faccia di chi diceva che non sarebbe mai successo. Campioni del mondo, campioni del mondo! Po-poppopopo… no, va bene, basta, diamoci un contengo.
Koris scende ed è così felice che vorrebbe baciare un po’ tutti, le sue scarpette Kendo, Vincent che le ha fatto sicura (che è anche un bel ricciolo biondo che arrampica sui ghiacciai), la via che è appena finita, la lucertola che le è piovuta addosso.
Perché il passaggio di livello è un po’ un simbolo, e dal cinque “lo fanno tutti” al sei “non è una roba rilassante” ancora di più. È il limite superato, il “posso farlo” che si trasforma in “lo ho fatto”. Il voto che decade. Una piccola cosa stupida a cui però Koris teneva. Quindi da oggi il mondo dovrà diventare favoloso e possibilimente de-Tacchettinizzato. Bisogna crederci.
“Ti abbiamo messo su un 6b, si va?”
Ennò, ora diamoci una calmata!

*”Torta all’argilla”, per quanto potrebbe piuttosto evocare scene alla “Ghost”, è il nome della via in questione. Ci sarebbe da fare una tesi di laurea sui nomi delle vie di arrampicata, come per esempio “devers pervers à Chateauvert” (“strapiombo perverso a Chateauvert”, ma in francese rende molto di più) o “nani da falesia”.

Piattura

È un periodo in cui la vita di Koris scorre uguale a sé stessa, piatta durante la settimana, verticale nel week-end. Nei giorni feriali gli studenti tentennano con i loro dubbi amletici a base di resistenze variabili, la Capa fa di tutto per ignorare l’esistenza di Koris, la Tacchettina depone stronzate assortite al ritmo di una gallina da allevamento intensivo (vestita di mise sobrie quali gonne di tulle color catarifrangente da giubbotto di sicurezza).
Il sabato, la domenica e nei giorni festivi assortiti di cui si beano i Francesi a maggio Koris si fa scorrazzare ovunque da un gruppo di arzilli arrampicatori alla scoperta di nuove falesie a zonzo per la Provenza.
Ma non succede niente di rilevante. Il 6a stenta ad arrivare, nonostante i ripetuti sforzi. Sul fronte lavorativo nessuna nuova, che non corrisponde esattamente al “buona nuova” del detto popolare. Più interessante è l’attività onirica: in questi ultimi giorni Koris ha sognato di arruolarsi nell’esercito (perché non trovava altro da fare), di dover sconfiggere Voldemort, di ritrovarsi nella casa del Vunciume ma col vecchio compagno Zaff come coinquilino, di arrampicare su uno strapiombo (e si è svegliata accorgendosi che si stava strappando un orecchio con una mano, convinta di acciuffare una presa).
Quindi anche il blog langue in mancanza di novità. Aspettiamo che qualcosa si muova sulla bonaccia dell’apatia.

Var

Le Revest, dietro a Tolone. Che poi il Var è anche un bel posto, ma bisognerebbe passere a fil di spada il 90% degli abitanti.

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