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Torta all’argilla*

Che era nell’aria già da un po’ e bisognava solo motivarsi tantissimissimo e cogliere l’occasione propizia.
E la voce interiore di Koris, probabilmente satolla di biscottini, lo aveva forse predetto quando ha consigliato “piglia lo zaino per la falesia, anche se pesa quindici chili. E mettici dentro i biscottini”.Così Koris è finita ad arrampicare a Meyrargues, a nord di Aix, perché oggi nelle calanques doveva fare un caldo maledetto e allora si è deciso di provare altrove. Anche se il passaggio delle genti aveva insaponato le vie e certe prese erano un “dai la cera, togli la cera, scivola sulla cera”, ma fa parte del gioco.
E capita che la giornata giri particolarmente bene, a parte la cera e gli arbusti abusivi e spinosi che crescono a metà via. E allora Daniel, l’unico ex-militare che non vota Marine Le Pen, se ne esce con “Mettiamo su un 6a, se lo lavori per bene secondo me puoi riuscirlo da prima”.
Koris voleva ripetere che poteva lavorarselo fino a farsi liquidare il TFR, ma che tanto ci sarebbe stato poco da fare.
“La via fa 35 metri, la prima metà è un 6a, poi diventa più un 5c”
Ecco, passi per la prima metà, ma 35 metri non è che si potrebbero fare in ascensore?
Koris si mette a lavorarsi la via, ovvero a salire prendendo mentalmente nota di tutti i passaggi complicati, finché non le cade addosso qualcosa dalla via vicina. Sarà rosmarino. Che cade esattamente nella scollatura della canottiera (niente di fantascientifico, eh, solo che canottiera a girocollo è un po’ fuori stagione). Solo che il rosmarino nella scollatura non si dimena. Koris ha una fugace visione di una lucertola che le esce dal pantalone, scenda dalla scarpetta e se ne va per lo suo migliore. C’è una prima volta per tutto, anche per la pioggia di lucertole zozzone nella scollatura.
La prima della parte della via non va. C’è la traversata che è scivolosa. Poi l’ultimo passaggio prima della seconda parte è incomprensibile: a destra manca una presa per mano sinistra, a sinistra manca una presa per la mano destra e non si può arrampicare con le mani in tasca. Forse è il caso di rimandare lo scontro finale.
“Sentite, ci vado da prima, alla mala parata scendo in maniera ignobile con la coda fra le gambe e potete ricominciare a lanciarmi lucertole”
E succede il miracolo. Sulla traversata spunta una presa che nelle due salite precedenti non c’era. Nel pezzo incomprensibile Koris scopre che se ci si mette sulla punta dei piedi e si stira ogni microscopica fibra muscolare si arriva a qualcosa di sfruttabile. Stringi la mano destra. Equilibrio precario. Accoppia la mano sinistra. Libera il piede destro. Portalo su, ancora, ancora…
È passata! La parte peggiore è finita. Ci sono ancora una ventina di metri, ma a confronto è lo struscio domenicale. Uno struscio verticale, ma tant’è.
Koris vede l’uscita, la catena, la sosta. È finita. Primo 6a in testa, dopo due anni si evolve come un Pokémon dal grado 5, alla faccia di chi diceva che non sarebbe mai successo. Campioni del mondo, campioni del mondo! Po-poppopopo… no, va bene, basta, diamoci un contengo.
Koris scende ed è così felice che vorrebbe baciare un po’ tutti, le sue scarpette Kendo, Vincent che le ha fatto sicura (che è anche un bel ricciolo biondo che arrampica sui ghiacciai), la via che è appena finita, la lucertola che le è piovuta addosso.
Perché il passaggio di livello è un po’ un simbolo, e dal cinque “lo fanno tutti” al sei “non è una roba rilassante” ancora di più. È il limite superato, il “posso farlo” che si trasforma in “lo ho fatto”. Il voto che decade. Una piccola cosa stupida a cui però Koris teneva. Quindi da oggi il mondo dovrà diventare favoloso e possibilimente de-Tacchettinizzato. Bisogna crederci.
“Ti abbiamo messo su un 6b, si va?”
Ennò, ora diamoci una calmata!

*”Torta all’argilla”, per quanto potrebbe piuttosto evocare scene alla “Ghost”, è il nome della via in questione. Ci sarebbe da fare una tesi di laurea sui nomi delle vie di arrampicata, come per esempio “devers pervers à Chateauvert” (“strapiombo perverso a Chateauvert”, ma in francese rende molto di più) o “nani da falesia”.

Piattura

È un periodo in cui la vita di Koris scorre uguale a sé stessa, piatta durante la settimana, verticale nel week-end. Nei giorni feriali gli studenti tentennano con i loro dubbi amletici a base di resistenze variabili, la Capa fa di tutto per ignorare l’esistenza di Koris, la Tacchettina depone stronzate assortite al ritmo di una gallina da allevamento intensivo (vestita di mise sobrie quali gonne di tulle color catarifrangente da giubbotto di sicurezza).
Il sabato, la domenica e nei giorni festivi assortiti di cui si beano i Francesi a maggio Koris si fa scorrazzare ovunque da un gruppo di arzilli arrampicatori alla scoperta di nuove falesie a zonzo per la Provenza.
Ma non succede niente di rilevante. Il 6a stenta ad arrivare, nonostante i ripetuti sforzi. Sul fronte lavorativo nessuna nuova, che non corrisponde esattamente al “buona nuova” del detto popolare. Più interessante è l’attività onirica: in questi ultimi giorni Koris ha sognato di arruolarsi nell’esercito (perché non trovava altro da fare), di dover sconfiggere Voldemort, di ritrovarsi nella casa del Vunciume ma col vecchio compagno Zaff come coinquilino, di arrampicare su uno strapiombo (e si è svegliata accorgendosi che si stava strappando un orecchio con una mano, convinta di acciuffare una presa).
Quindi anche il blog langue in mancanza di novità. Aspettiamo che qualcosa si muova sulla bonaccia dell’apatia.

Var

Le Revest, dietro a Tolone. Che poi il Var è anche un bel posto, ma bisognerebbe passere a fil di spada il 90% degli abitanti.

Notturno senza Chopin

Capisci che il tuo stress potrebbe essere sulla buona strada per il punto di non ritorno se ti sogni il parziale di fisica II. Ma mica un normale parziale di elettromagnetismo, no. Un esercizio in cui si chiede di stimare la composizione chimica di un profumo a partire dai commenti di alcuni illustri (ma per chi?) compositori dell’800. “Lo ho trovato su un libro!” si giustificava Santa Maria Dielettrica, l’assistente incapace che faceva sorveglianza assieme al prof di musica delle medie, che diceva di conoscere benissimo gli illustri sconosciuti di cui sopra. Se poi l’unica in grado di svolgere l’esericizio era Emanuela R., compagna di scuola delle elementari che già all’epoca non capiva una fava né di matematica né di scienze.
Capisci che forse la tua vita sta prendendo una brutta piega quando ti addormenti leggendo, per rilassarti, il racconto “La Tomba” di H. P. Lovecraft, lo scrittore schizofrenico e sociopatico di Providence. Il problema è trovarlo rilassante come un’ora di beauty farm.
Altro elemento inquietante è svegliarsi pensando a Tyrion Lannister, quando sostiene che “andate tutti a fare in culo” non sono ultime parole degne di essere ricordate. E probabilmente non ti garantiscono gloria eterna nemmeno se le metti come conclusioni della tesi di dottorato.

Attività onirica da censura

Che i sogni di Koris siano qualcosa di imperscrutabile, incomprensibile e nemmeno tanto auspicabile era cosa nota da tempo immemore. Nessuno, aruspice o psicologo che fosse, si è mai avventurato a dare un’interpretazione. Al massimo l’Amperodattilo sentenzia “i sogni son sempre al contrario”.
Ultimamente, visto che Koris vive in una sorta di orlo del baratro che si spalanca anche pelando le patate, l’attività onirica è abbondante e devastante. Visto che anche le sue ansie hanno l’ansia e basta un nulla per mandarla in panico. Per dire, ieri ha preso un’aspirina e ha passato il pomeriggio a chiedersi se non avesse annullato l’effetto dello IUD e se dovesse considerarsi incinta. Roba da “Cioè” dei tempi d’oro, o da Yahoo! Answers dei tempi moderni. I sogni, tuttavia, restano la parte migliore.
Lunedì ha sognato il suo ex-relatore di tesi di Boulogne che la cacciava dal laboratorio (senza acrimonia, affabile e figo come lui sapeva essere) senza dottorato e obbligandola a restituire tutti gli stipendi percepiti fino ad oggi. Questo perché Koris ha quattro spiccioli da parte e ci tiene come se fosse Zio Paperone.
Martedì è stata la volta del sogno fumettistico: ambientato durante la campagna di Russia del 1812, Koris ha sognato che i marescialli di Napoleone erano tutti X-men con diversi poteri e venivano comandati dall’imperatore telepaticamente. Koris si è svegliata indecisa se chiamare la Marvel o la neuro.
Stanotte ha dato il meglio di sé in tre diversi episodi.
Il primo: il giovincello, con cui da un po’ Koris condivide affitto et altro, rimorchiava a casa AR., coordinatrice delle simulazioni dell’esperimento di Koris. Ora, AR. ha una cinquantina d’anni e non è che si possa definire il prototipo della donna sensuale. Il giovinotto si giustificava dicendo di avere un debole per le donne mature e invitando una Koris piuttosto allibita ad unirsi all’amplesso. Koris ci ha messo un po’ per raccapezzarsi e capire che l’estimatore di femmine agée le stava russando a fianco. Domanda esistenziale: ma se sogno erotico doveva esserci, poteva almeno avere come protagonista un fico irraggiungibile, che so, Johnny Depp?
Il secondo: tragitto in autobus verso la stazione. Koris incontra una sua collega che le fa la fatidica domanda sul futuro. Koris espone i suoi progetti, che la collega fa crollare con sadico entusiasmo come fossero tessere del domino, rispondendo a qualunque cosa “Ormai è troppo tardi”. E questo è il Koris-inconscio che colpisce ancora.
Il terzo: probabilmente in coda al precedente, Koris ritornava in Italia e doveva rifare dei documenti. Senza un motivo apparente, in quel di Finale Ligure, in un capannone abbandonato, in compagnia di Orso vestito da sci e dell’Amperodattilo. Al momento di fare la foto per chissà quale scartoffia, l’addetta non riusciva ad inquadrare il viso di Koris. Si metteva a piangere, andava in crisi di nervi, temeva di essere licenziata. L’Amperodattilo ha risposto “Rimediamo subito!” e ha ficcato un sacchetto di plastica in testa a Koris, col preciso intento di strangolarla. Koris è stata svegliata mentre le si faceva presente che si stava muovendo come un mulinex fra le coperte.
Koris stanotte ha paura di addormentarsi. Se qualcuno ha suggerimenti su come far cessare tutto ciò, si faccia vivo.

Voglia di Oriente

La voglia di Oriente ti piglia all’improvviso, a tradimento, mentre sei lì che redigi uno script bash, a metà fra i job che si piantano e il rivelatore che prende pigramente dati. Si scatena quando ti scivola l’occhio sulle nebbie del Kyomizudera che usi come sfondo desktop.

kyomizudera

Qualora ve lo steste chiedendo, era giugno.

E allora ti viene voglia di chiudere tutto, andare a casa e recuperare il passaporto per aggiungere un visto alla tua collezione. E partire.
Lasciarti alle spalle il segmentation fault, i job che non vanno, il perl che pare essere l’unico modo per scegliere elementi a caso dalla lista.
Mollare lì il rivelatore, il Replicante e le sue follie orarie, il turno che ormai volge al termine.
Abbandonare le preoccupazioni, gli asmatici risvegli notturni, le ipocondrie immotivate, il “è finito il latte, tocca fare la spesa stasera”.

ginkakuji

Il giardino del Ginkakuji, il Padiglione d’Argento

 Perdere i sensi in quel clima gelido da volo intercontinentale, a dormire sui sedili scomodi col vicino giapponese che non si scompone per tredici ore filate. Arrivare e trovare un’altra ora, un altro paese, un altro continente.
Partire senza poster questa volta, con lo zaino da montagna carico dei vestiti più turpi e più comodi, assieme a un manipolo di validi individui che non si scompongono davanti al monsone o al completo da pioggia sfoderato per l’occasione. Perché viaggiare da soli non è male, ma avere qualcuno con cui cazzeggiare è meglio.
Partire e decidere in loco dove andare e dove dormire. Evitare le grandi città e le folle oceaniche del Sol Levante. Viaggiare in treno con quell’aria da occidentali debosciati che incuriosisce le signore giapponesi e repelle i businessmen dai completi immacolati.
Scalare il Fuji, esplorare il nord pieno di neve, trovare templi nascosti nelle foreste, camminare fra gli alberi secolari del Kyushu, vedere le mille isole perdute nell’oceano.
E fare quelle mille stupidaggini da viaggio, come farsi capire a gesti perché non si ha nessuna lingua in comune, spararsi diciotto chilometri a piedi perché non si ha una vera idea della distanze, interpretare le direzioni sbagliate, abbeverarsi in un cimitero (vita vissuta, eh!).

kinkakuji

Kinkakuji, il tempio d’oro.

Poi però ti ricordi anche di cuori di pollo fritti, del pane che non esiste e della zuppa di alghe putride con l’uovo crudo. E ti ricordi che stasera ti fanno le crepes, come la sera (o il giorno o chissà cos’era nel Koris-metabolismo) che sei atterrata di ritorno da Kansai. E ti dici che per un giorno si può rimandare.

drago

La prossima volta ci portiamo le crepes da casa, ecco la soluzione!

Un po’ in sesto

“Je suis nase”
(Trad. it.: se non ho scrafazzato la testa del mio capo Replicante oggi, significa che sto diventando meglio di Ghandi)
“Moi aussi”
(Trad. it.: non credere di avere l’esclusiva sullo scazzo da superiore, ormai la hai perduta)
Una pizza funghi e cipolle, la parte migliore della giornata, fissa una cucina affollata da gente abbruttita.
“Bisogna che ci rimettiamo un po’ in sesto in qualche modo”
A dirlo è un individuo con l’occhio liquido, il colorito dello straccio da lavare in terra dopo aver affrontato il pavimento della cucina, il respiro di Darth Vader inframezzato da una tubercolosi degna di un romanzo dell’Ottocento (e senza il romanticismo alla Sangue di Porco), fazzoletto a mo’ di coperta di Linux e un maglione che pare uscito da un film horrora anni ’70.
E lo dice alla fine di una giornata in cui il capo, cosciente che tu lavorerai tutto questo week-end (primo week-end di sole del mese di novembre e tu non vai in falesia da due settimane, per inciso), ti chiede di sorvegliare il week end anche le notti da lunedì a giovedì dicendo che non è poi gran sacrificio, basta mettersi una sveglia ogni due ore. Capo il quale ha passato la successiva giornata a vessarti con richieste di analisi che con la sorveglianza al rivelatore c’entravano poco o nulla. E tipicamente giungeva nel momento in cui rivelatore richiedeva la tua presenza, facendo scenate di gelosia (entrambi, tanto il rivelatore del il Replicante).
Una giornata in cui i tuoi ormoni, dopo cinque mesi di rincoglionimento causa estrogeni artificiali, si svegliano in tutta la loro potenza e, per dirla come diceva Lerry, ti fanno sentire donna. Tanto per metterci il carico, per dire.
Bisogna rimettersi un po’ in sesto, giè. Per esempio arraffare l’enorme zaino da montagna viola e verde, riempirlo di vestiti a caso e del materiale da arrampicata, inforcare le scarpe da montagna e prenotare due biglietti last minute ultra low cost. Per il Nepal, a fare trekking sui contrafforti del Himalaya.

Under-Koris

Possiamo tranquillamente dire che per Koris è un novembre no. O forse sarà la prospettiva dello shift che la farà lavorare anche nel week-end. Oppure la pioggia che si diverte a comparire nei momenti liberi, impedendo una sana arrampicata in falesia.
Fatto sta che Koris avrebbe voglia di andare in letargo e risvegliarsi in tempi migliori. Oppure riempire uno zaino e partire a piedi in una direzione qualsiasi.
Va bene, diciamo che sarà la stagione, ma le cose tendono a fare un po’ schifo. Quanto meno la maggior parte di esse, se le cose facessero schifo nella totalità Koris potrebbe non reggere, saltare sul primo aereo per Kansai e farsi monaca a Kyomizudera. E tollerare una vita di pesce crudo a colazione, ebbene sì.
Chiunque passi dice a Koris che dovrebbe smetterla di farsi seghe mentali sul futuro e pensare al presente, che tanto il futuro è in grembo a Zeus, come direbbe U Babbu. Ciò nonostante Koris prova ogni giorno a sbirciare nel grembo di Zeus, senza trovare risposte. Si fa quindi simulazioni a base di scenari apocalittici in cui lei non è in grado di far nulla e si ritrova a fare la cassiera in un supermercato del Wuttemberg, abbandonata da tutti (perchè dai tempi di Berna il tedesco è un incubo tangibile). Koris ha fatto più piani di battaglia, di cui parla con tutti e con nessuno, ma sente che non funzioneranno. Insomma, pare di essere torntati ai tempi della ricerca del dottorato tre anni fa. Si può vivere così?
Poi oggi è arrivata una notizia non buona, che ci si aspettava. Ci si era preparati, ma quando arrivano i no non fanno mai piacere. Quindi se Koris sta scrivendo ancora il qui presente blog potete considerarlo un frutto del caso. O un momento di follia.
L’attività onirica di Koris è costellata di individui che disapprovano. Tipicamente sua nonna che gliene dice di ogni. Senza contare che in tutti i sogni è costantemente incinta. Koris, non la nonna. E al mattino si sveglia come se avesse fatto la guerra del Vietnam in una notte, più l’umore funereo delle grandi occasioni.
Koris in questo periodo si sente pesante come l’uranio e si domanda come ci sia gente che le resta ancora volontariamente accanto, invece di fuggire verso lidi più soleggiati. Si vede che ci sono parecchi Tafazzi in giro. E ti consolano pure.
“Sabato e domenica non ci sarà nessuno in laboratorio, portati il portatile e ci facciamo un Warcraft a distanza”, ovvero le parole giuste al momento giusto.
La verità è che Koris dovrebbe parlare a Roy Batty, il suo capo, il quale la liquida di preferenza con un “ora non ho tempo”. Che non è tanto gentile, visto che un mese fa piombava nell’ufficio di Koris due volte al giorno per metterle pressione. E ora il deserto. Mah.
Oppure non c’è abbastanza cioccolato nella vita di Koris. Bisogna intimare la resa alla Svizzera, prima o poi.

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