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Accozzaglia

A voler guardare il bicchiere mezzo pieno, si può vedere la grotta mezza vuota. Nel senso che dopo settimane-mesi percepite come anni-secoli-millenni, sabato si è tornati in grotta, ma siccome tutti si sono raccomandati di andarci piano, Koris e compagni sono tornati a scavare i buchi non proprio profondi reperiti tempo prima. Le grotte che promettono e non mantengono. Quelle che “ancora un sacco di terra e poi vedrai che il passaggio si apre”. Vabbè, l’importante era rimettere il naso sottoterra, il resto è paccottiglia.

Il resto… beh, non è che ci sia uno sciopero del blog. È che nella Koris-vita non succede granché, nonostante la fine del confinamento. Koris contia a tele-lavorare in maniera assai poco smart ma soprattutto isolata. Aspetta mail da Godot che non arrivano oggi, ma di sicuro domani. Come siamo passati dal paradiso di febbraio a questo non è ben chiaro, anche se Koris inizia a sospettare che quella di prima fosse solo una patina superficiale. E che forse la misura delle persone si comprende nelle emergenze. Karma.

Sono stati lanciati dei piani per il ritorno. Per quello che valgono, perché erano già stati fatti altri piani che sono finiti puntualmente nella rumenta per ordini superiori. Ma tanto non è un Koris-problema, non si parla mai dei non permanenti, gente caduca di dubbia utilità che tutti lasciano nel dimenticatoio. Tanto se il lavoro è giudicato insufficiente, la colpa è solo loro.

Cosa ci sarebbe da dire di interessante? Che siamo al quarto capitolo di Final Fantasy Tactics e che forse stavolta lo finiamo davvero. Forse. Se non ci blocchiamo su quest a caso.

Koris sta guardando il secondo anime della sua vita, ovvero Neon Genesis Evangelion (il primo è l’impareggiabile Nichijou). Junior si è lamentato che avrebbero potuto vederlo assieme in collegio. Ha quindi ricevuto alcuni commenti via Wazzap e ha ritrattato questo sentimento. Con Celia invece si sono sottolineate le troppe similitudini fra Ikari Gendo e un relatore di tesi qualunque.

Un libro aspetta di essere ritirato da Koris, ma aspetterà ancora a causa del temporale che sta per scoppiare e del servizio informatico che ha inchiodato Koris alla scrivania sine die.

C’è voglia di patatine, ma non si comprano patatine perché a) siamo chiatti b) poi ‘thieu fa il moralista e le mangia tutte. Ci si tiene la voglia di patatine da due mesi.

Bon, passerà anche questa e il tempo poterà le risposte. Forse.

asuka

Il grosso problema di non capire se si è il personaggio tsundere o se non si sopporta il personaggio tsundere.

La prospettiva e chi ce l’ha più lungo

‘thieu in questi giorni sta preparando un riassunto della sua carriera per cose che di cui non approfondiremo in questa sede. Questo fa sì che ripeta in maniera ossessiva e con tono da confessionale una presentazione sui sui exploit nel mondo della ricerca e non solo. Koris, che ricordiamo avere dello orecchie enormi utili non solo al senso antiestetico, sente tutto e prende appunti. Prende appunti perché la lista degli exploit sono la cosa che le viene peggio in assoluto. Forse perché non ha carriera, forse perché non ha mai combinato una fava nella vita.

Facendo un esercizio di stile, usando la ‘thieu-retorica uscirebbe una roba del genere:

Mi sono laureata in fisica all’università di *** col massimo di voti. Durante gli ultimi due anni, ho collaborato in maniera volontaria all’analisi dati dell’esperimento ***, in cui ho preparato la mia tesi magistrale nell’ambito della fisica dei neutrini. Qui conto un’esperienza all’estero di tre mesi a ***. Ho deciso di continuare gli studi con un dottorato e fra le varie proposte ho accettato quella dell’università di ***, nell’esperimento ***. Ho quindi fatto tre anni di ricerca in astrofisica dei neutrini, sul versante della fisica sperimentale. Nel prosieguo, ho optato per una riconversione tematica verso la fisica nucleare: ho insegnato un anno all’università e ho contribuito allo sviluppo di un rivelatore per il rivelatore ***. Mi sono quindi orientata verso il privato, dove ho lavorato come ingegnere di ricerca collaborando strettamente col progetto ***. Negli ultimi tre anni sono stata integrata nel team di sviluppo della diagnostica neutronica di ***. Da ottobre sono ricercatrice nell’ambito della metrologia dei neutroni

Si vorrebbe agevolare foto della pelle d’oca che ha Koris nello scrivere ‘sta roba, ma ci rendiamo conto che c’è gente che legge in orario pasti. Soprattutto perché quanto scritto sopra è una lurida menzogna. Oppure, per il politicamente corretto, un grosso lavoro di chirurgia estetica sui fatti. Ma grosso grosso, eh.

Koris vede la sua vita in maniera un filino diversa, più grezza e più veritiera:

Allora, io ho fatto fisica, ma non sono ancora sicurissima di non aver fatto una cazzata. L’Amperodattilo lo dice sempre che dovevo far medicina (in questi tempi di vairus lo dice un po’ meno, n.d.K.). Boh, mi son laureata, circa, tanto i criteri del voto di laurea mica li avevano stabiliti, per me i voti finali li hanno tirati a caso. Ah, sì, ho passato due anni a guardare neutrini nelle emulsioni nucleari, in laboratorio mi tenevano perché erano sotto organico e tanto mica dovevano pagarmi. L’esperienza a Berna lasciamo perdere proprio, cazzo, che disagio. Poi, sì, ecco, il dottorato. Ho mandato un po’ di cv a caso con un sacco di cazzate scritte sopra, qualcuno si è pure fatto pure fregare. Ho scelto di andare col Replicante, ma perché sono stata raggirata, tanto una brava persona, dicevano. Forse lo dicevano pure del mostro di Milwaukee. Niente, tre anni a farsi insultare e a guardare rumore di fondo, risultati orrendi. Alla fine mi hanno dato il dottorato, ma solo perché il Replicante voleva che mi togliessi dai piedi. Poi sono finita dai Cojones, perché credevo che peggio del Replicante non potesse esserci nulla. Beh, ho scoperto altre sfumature di peggio: ricerca manco a parlarne, facevo lezioni inutili ai Mostri. Ma era o quello o mi mangiavo i sassi. Tanto c’era grossa crisi. Mi sono illusa che nel privato fosse meglio e sono finita nelle grinfie di un’azienda con pochi scrupoli e troppe Porches da sfamare. Mi sono illusa di dare una sterzata alla mia carriera facendomi vendere come bassa manovalanza a Neutroni Porcelloni. Tre anni di follia e fogli Excel, anche se tutto sommato un po’ a Capo Palpatine ci volevo bene. Mentre meditavo un suicidio rituale, il Capo di Neutronland mi ha proposto un contratto a scadenza con nessunissima prospettiva, ma tanta gloria postuma. Niente, mi sono fatta fregare ancora ed eccomi qui a chiedermi perché non esiste un sodio metallico stabile. Scusate il disagio

Forse bisogna credere nella cosmesi. Forse bisogna fare una beauty routine all’autostima e depilarla in maniera periodica dalle autocritiche feroci. Mandarla dall’estetista, insomma. Forse bisogna pure rifarle il guardaroba e metterle qualcosa dalla tendenza sbarazzina e decisa, allo stesso dinamica e accattivante. Si dice accattivante? Ha senso ‘sta roba? Che minchia sto scrivendo, fermatemi. Tanto te lo leggono in faccia che hai un’autostima contraffatta. Un po’ come quando decidi di metterti i tacchi per sembrare professionale, ma non sai camminare perché di solito ti aggiri in infradito coi calzini.

Insomma, è un po’ come la storia delle foto alla gente che al grandangolo sembra assembrata tutta assieme anche se non è vero. Per giocare a chi ce l’ha più lungo (il curriculum) bisogna saper usare bene il grandangolo e la prospettiva. E invece Koris è specialista delle foto macro, quelle in cui si vedono i peli, i brufoli e le rughe.

Peccato.

Esempio di autostima in infradito, calzini, pantaloni della tuta taglia 12 anni e peli. Ah, le infradito sono rotte.

Semi-bilancio del confinamento

In Francia questo sarà l’ultimo week-end di confinamento stretto, e sì, confinamento, non si può pensare che un popolo che non usa la parola “computer” si abbassi a chiamarlo “lockdown”. Comunque, pare che da lunedì si possa uscire di casa senza la carta bollata del pontefice massimo attestante la legittimità dell’uscita. Ammesso che non si cambi idea, del resto Manù ripete sempre che l’11 maggio è un obiettivo e non una scadenza. Minimo minimo cambia idea domenica sera.

Comunque oggi, giorno di confinamento numero cinquantatré o forse giorno -5 all’era del rimettere il becco fuori di casa, Koris si interroga di come abbia passato questi praticamente due mesi. Risposta rapida: male. Risposta meno rapida: in generale male, dipende di cosa stiamo parlando.

Libri letti: zero. Sul serio, zero assoluto. Koris si è trovata in quarantena convintissima che avrebbe avuto di ordinare un Terry Pratchett qualsiasi dalla sua libreria di fiducia, invece la libreria ha chiuso i battenti e ti saluto e sono. Non era il momento giusto per riprendere a leggere la saga di Zola. Koris ha spiluccato saltuariamente un libro sulle guerre napoleoniche risalente alla Koris-adolescenza. C’è stato un tentativo con l’audiolibro dell’undicesimo volume della Ruota del Tempo, ma non è andato a buon fine. E no, Koris non ha Kindle di sorta o supporti ebook per problemi oculari.

Roba scritta: poteva andare peggissimo, poteva essere zero. Koris ha scritto due racconti, uno horror o presunto tale (“Il piccione di cemento“), l’altro fantasy stupidino (“Il dottor Necron“). È forse un tentativo mal riuscito di farsi pubblicità? Assolutamente sì. Per quanto riguarda il romanzo, l’editore non ha più dato traccia di sé, ma visto quello che succede laggiù forse la sua sopravvivenza non è così scontata.

Cibo: troppo. Anche al netto di sporadici digiuni quando la vita si faceva insopportabile, comunque troppo. Tentativo di mangiare tante belle verdurine terminato non si sa bene come. Dolci fatti tre, due crumble di mele e una torta a limone per il ‘thieu-compleanno. Le fragole mangiate si misurano in quintali.

Lavoro: alti e bassi ma soprattutto bassissimi. Osservazione di un fenomeno interessante: transizione da “mi piace il mio lavoro” di inizio marzo a “odio tutto e non voglio più vedere nessuno, tanto nessuno vuole vedere me” di adesso. Il termine tecnico è caduta verticale. Di certo è colpa di Koris che non si applica, però se qualcuno mostrasse un minimo interesse per il sicuramente-insufficiente-lavoro-svolto non sarebbe male. Anche solo una risposta a una mail, ci accontentiamo di poco. Vabbè, prenderemo la quarantena come training per la futura disoccupazione.

Videigiochi: forse sono stati il rifugio di Koris come se fosse una quattordicenne qualsiasi. Ha mollato lì “Alone in the Dark: the new Nightmare” per incomprensioni coi comandi da tastiera e perché i dialoghi erano alquanto inconcludenti (grafica a parte, non è all’altezza del suo predecessore del ’92). Koris ha giocato un po’ a “The Sims 2” facendo fare agli omini cose da psicopatica vera, unico scopo del gioco. La grande novità è arrivata la settimana scorsa, con la scoperta che non era l’emulatore Play Station ad avere problemi, o la memory card o le iso dei giochi: era il bios. Dopo due anni di attesa, Koris ha potuto riprendere in mano “Final Fantasy Tactics” dal punto in cui lo aveva lasciato col cambio di emulatore. Ma questo necessiterebbe un nerd-post a parte. Stiamo lavorando per capire come far funzionare l’emulatore Play Station 2 che ha requisiti di sistema deliranti.

Film: pochi, complice il catalogo di Netflix che propone per lo più monnezza. Segnaliamo il primo vero film visto assieme a ‘thieu in cinque anni di relazione. Cose assurde, per tornare alla normalità hanno guardato “Phaeton” di Lully qualche sera dopo. Menzione specialissima del trash sopraffino: “Alien 2: sulla Terra” versione italiana che non ha niente a che vedere col vero “Alien”, con cineforum realtime con Junior. Consigliato a stomaci forti e serate cine-monnezza. PEUN PEUN!

Bricolage: andava tutto benissimo in salotto, finché non è finita la pittura. Ora che i negozi riaprono, si realizza la Koris-profezia del salotto pitturato ai tre quarti. “No, ma un giorno ci prendiamo un pomeriggio e lo finiamo” proclama ‘thieu. Non è specificato di che era geologica sia quel giorno. Koris è abbastanza fiera della sua pulizia della cappa, una vera e propria performance di extreme acrobatic cleaning.

Speleo: molto spiritosi. Si è fatto un video e tanto basta.

Giochi di ruolo: sempre sia ringraziata Iset per aver messo su una campagna di “Call of Cthulhu” a distanza. Campagna che doveva essere una one-shot, che è diventata una mini-campagna da tre sessioni, che ormai siamo minimo minimo alla sesta e non abbiamo finito di inseguire spawns di Yog Sothoth. S’è rifatto vivo il Maitre de Jeu che sta preparando una nuova campagna; due ore e mezza su Discord domenica pomeriggio per costruire il nuovo personaggio di Koris.

Attività fisica: minimo sindacale. Rischio linciaggio e cat calling. Inadeguatezza di fronte ai video di work-out su YouTube.

Momenti di down: tanti, brutti, molto bassi. Strascichi di disperazione e disillusione che se ne andranno con grande difficoltà. Sì, siamo tutti nella stessa barca e ognuno ha i suoi cazzi, lo sappiamo.

Insomma, pare che lunedì ci si possa spingere fino a 100 km dal domicilio e soprattutto si possa andare nelle foreste e sui massicci. O nei massicci, if you know what I mean. Forse il 25 Koris torna in laboratorio, non si sa, le faremo sapere. A meno che il 25, due settimane dopo lo sconfinamento, il vairus non torni in tutta la sua pUtenza facendo surf sulla seconda ondata. E allora si ricomincerà da capo. Koris tuttavia per il secondo confinamento vorrebbe un gatto, perché ‘thieu è poco fotogenico per acchiappare like su Facebook e poi non fa nemmeno le fusa.

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Per fortuna che non si erano fatti buoni propositi.
(Credits: Webcomicname)

Il buio alla fine del tunnel

Si intravede una minima, microscopica, flebile luce alla fine del tunnel. La buona notizia è che potrebbe essere la luce di una lampada speleo. Quindi in teoria si dovrebbe dire che c’è il buio alla fine del tunnel, ma vabbè, non stiamo a sindacare sui dettagli.

C’è una data a cui si potrà finalmente mettere il naso, o piuttosto portare il naso, a 100 km di distanza da casa. Il che vuol dire non una, ma un sacco di cose: le Calanques, la Sainte Baume, la Sainte Victoire, le Alpilles, l’Adaouste. All’idea di poter tornare all’Adaouste, grotta in cui sono state fatte circa trenta uscite se non di più, Koris si è messa a piangere. Letteralmente. Che se glielo avessero a febbraio non ci avrebbe mai creduto, di piangere per l’Adaouste. Anzi, a febbraio aveva detto che iniziava ad averne un po’ le palle piene dell’Adaouste, che voleva fare altro. Beh, diciamo che quell’altro non includeva una pandemia mondiale e due mesi di clausura e bricolage. Ma tant’è, ora l’Adaouste fa benissimo, non ci lamentiamo più, ci mancherebbe, viva la cacca di pipistrello e i passaggi stretti che ti sfondano le ginocchia. Che brutta cosa l’astinenza.

Ora basta parlare di speleo, che se no Koris si ricorda che l’anno scorso di questi tempi stavano pianificando l’uscita alla Grotta dei Fiori Bianchi e ora gli unici fiori che si vedono sono quelli della tappezzeria in cucina. Questo di tanta speme oggi mi resta, episodio nonsoquantesimo.

In compenso col lavoro non si sa nulla. Si dovrebbe tornare su Neutronland l’11. Ma forse l’11 no, che non sanno come disinfettare i locali, quindi il 12. Però non ci sono i bus, venite macchinati. Forse non c’è nemmeno la mensa, venite già mangiati. Venite a due a due, venite uno o due giorni a settimana. Venite e basta. Venite solo per gli esperimenti. Facciamo un calendario per chi viene e quando. Facciamo che vediamo come evolve la situazione. Facciamo che nessuno sa niente.

I colleghi si lamentano che non ne possono più di fare dei giri in giardino o a degli aperitivi coi figli a bordo piscina. Si vorrebbe consigliare di provare senza giardino e senza piscina, poi ne riparliamo. Menzione speciale al collega persona a rischio colpito da svariate patologie fra cui la SonneDellaRagionite, che si vanta di essere andato in mountain bike in barba al confinamento, “tanto se esci con tre attestazioni puoi stare fuori tre ore che non se la dà nessuno, e comunque nessuno controlla, peggio per loro”. L’astinenza di cui sopra è stata generata per proteggere persone come te, stronzo.

Poi di sicuro la situazione peggiorerà, la data stabilita col cappero che si potrà uscire e si riparte per un confinamento sine die. Però Koris ha capito come far funzionare di nuovo l’emulatore per la Play Statio e il salvataggio di Final Fantasy Tactics, quindi siamo equipaggiatissimi anche per la ripartenza del vairus.

Pasqualcazzo

Un titolo di un ormai datato post di Arunka diceva “Pasqua, Pasquetta e Pasqualcazzo”. Fino ad oggi si era sempre sottovalutato il potere di Pasqualcazzo. Nel senso, non essendoci un limite al peggio, ogni anno può essere sempre più Pasqualcazzo, ma quest’anno il livello è comunque da record.

Tanto per cominciare, è stata la prima Pasqua senza pantagruelico pranzo dell’Amperodattilo, senza pasta al forno coi carciofi, senza “ma facciamo l’arrosto o la salsiccia?”, senza fave, senza salame e ora basta che se no Koris piange. Sono stati trovati in frigo dei ravioles del Vercors, ‘thieu è riuscito a cuocerli in maniera decente, poi hanno pianto entrambi perché avrebbero potuto essere direttamente nel Vercors a mangiarli e invece stica. Vairus, pagherai caro, pagherai tutto.

È stata anche una Pasqua senza uovo. Il cioccolatiere di fiducia ha aperto il quanto considerato “genere di prima necessità”, ‘thieu si era procurato un’alquanto discutibile campana di cioccolato. Per fortuna la sorpresa, temuta anch’essa alquanto discutibile, si è rivelata essere una miriade di caramelle di zucchero e pesci di cioccolato, con annesse coquilles Saint-Jacques di cioccolato (l’unica forma di coquilles Saint-Jacques a cui Koris potrebbe mai avvicinarsi).

Facendo una roba che chiameremo yoginnastica (o anche “guardare video yoga ma senza audio, come i porno”), Koris ha raggiunto una nuova consapevolezza. Consapevolezza che c’è pieno di polvere e bisogna mettere Roomba al lavoro. Vedi a cosa serve tenere la testa per terra mentre ci si massaggia la nuca con i calcagni. Quanto alla pace interiore, siamo sempre in WIP, non tanto “work in progress”, quanto “work in poilofaccio”.

La video-chiamata di famiglia a sorpresa ha portato alcuni elementi tradizionali. Orso spaparanzato su un divano londinese mentre il 90% del suo organismo è impegnato a digerire ravioli, necessita di caffè per affrontare il resto del pomeriggio. U Babbu va a fare le bon café che però purtroppo non potrà spedire a Londra. Per una volta l’Amperodattilo non si lamenta che non sa che fare con gli avanzi. Tuttavia avanza complimenti ai lunghi capelli di Barbie-thieu, la cui situazione tricotica è ormai fuori controllo, con grande sollazzo di Koris.

Koris ha un po’ l’odio perché aveva dei piani che prevedevano passare da Merdopoli alle Causses durante uno smodato numero di giorni di vacanza primaverile che avrebbe infine potuto prendere. Invece passa dalla camera al salotto, dove la decorazione è migliorata e non sembra più zona di guerra. Due speleologi in astinenza tenuti in vita dal Bricolage, skrivi amen e kondivi se 6 indinnniato!

Oggi sarebbe Pasquetta e com’è giusto che sia, il cielo marsigliese è grigio. Almeno quello, è giusto che certe tradizioni restino invariate.

Sempre lì, sempre uguale

Non è che ci siano grandi novità. Anzi, non è che ci siano novità e basta. Koris vorrebbe dire che sta facendo fruttare questa quarantena scrivendo e sfoga la mancanza di libertà riempiendo pagine, ma sarebbe una coglionata. Koris abbozza cose, non finisce cose, poi piagnucola. Abbastanza in loop.

Ieri era il troppesimo compleanno di ‘thieu, il confinAnniversaire. Il regalo era presente anche se monco solo perché Koris è paranoica e aveva iniziato a ramazzarlo già a fine febbraio. Poi dicono che prendere le cose in anticipo non serve e che l’ultimo minuto ha il suo fascino… comunque, il piano originale voleva che il regalo fosse completato quello che doveva essere un sabato qualunque e che ormai chiameremo l’Ultimo Sabato, l’ultimo giorno di libertà a più di un chilometro da casa. Poi l’Ultimo Sabato si rivelò essere quello che era e il regalo rimase monco. Koris ha cercato di metterci la famosa pezza peggiore del buco improvvisandosi pasticcera. Alla fine, dopo il solito percorso a base di dubbio-trauma-disperazione-rassegnazione, la torta non era nemmeno male. Neanche la frolla made in Koris. Certo, la crema al limone sembrava pur sempre catarro. Ma del resto pare in tema col periodo, si potrebbe quasi chiamarla “CovidCake” (sempre con tutto il dovuto rispetto). Fun fact: in mancanza di qualunque formina adatta, la torta è stata decorata col coso per togliere i torsoli alle mele e un imbuto. Koris non pensa “out of the box”, Koris la box se l’è proprio fumata.

Torta del ConfinAnniversaire al catarro, con decorazione discutibile e foto ancora più discutibile.

Per il resto boh. L’umore oscilla, il salotto sembra sempre uscito da un film di guerra, i pasti si succedono. Koris ormai si rifornisce solo da negozietti di generi primari; le pare di essere tornata baby Koris, quando faceva il giro con l’Amperodattilo dal fruttivendolo, dal macellaio, dal panettiere, dal salumiere. Lei, Koris, colei che non aveva tempo per occuparsi dei rifornimenti, ora scambia convenevoli con la verduriera. In pratica, un tirocinio da massaia.

Che poi potrebbe essere anche una preparazione per il futuro. Koris continua a lavorare isolata su dati privi di senso. Non parleremo della polemica “i matematici devono fare i matematici e non darsi alle simulazioni nucleari”, che se no Koris si incazza ancora. Per trovare un senso a tutto ciò, si cercano risposte sui libri di astrofisica nucleare. Si interrogano le stelle, insomma, solo che le stelle sono morte. Il che in effetti è significativo. Per il resto nuvole nere si addensano all’orizzonte, segno che quando si apriranno le gabbie scoppierà una tempesta. Forse tutto sommato non è così male stare a casa.

Pasqua sarà quanto meno inedita. ‘thieu, incaricato di andare a comprare un uovo, è tornato con una campana di cioccolato e un sacchetto di pesci cioccolatosi. Tanto per ammazzare anche l’ultimo granello di normalità che la situazione poteva avere.

Trentatroppo di marzo

Ci sono giorni migliori, ci sono giorni peggiori, ci sono giorni. Tanti giorni. Troppi giorni. Troppo uguali. Se non ci fosse una ferrea routine scandita da “si lavora dalle 8 alle 16:30 dal lunedì al venerdì”, sembrerebbe di vivere un’eterna domenica pomeriggio in cui è sempre troppo presto per andare a dormire e troppo tardi per fare qualcosa di costruttivo. La routine un po’ salva la vita, è il rituale di protezione dalle forze oscure a cui ci si aggrappa ogni giorno. Il che significa che quanto (e se) questa routine verrà mandata per aria dal ritorno alla normalità, tutto farà malissimo. Ma ormai si è nell’ottica che, qualunque cosa succeda, tutto farà malissimo. Karma.

Koris ha ricevuto di nuovo la visita della sua amica insonnia, da due notti. Solo che ha meno ripercussioni sulla Koris-vita: sono bravi tutti ad essere insonni quando il massimo dello spostamento richiesto è dal letto alla scrivania alla cucina al divano. Koris ricorda di aver avuto una vita in cui faceva 150 km ogni giorni. O forse era un sogno, chi lo sa.

Data la sua insonnia, Koris ha pensato che forse la cosa migliore è lasciare perdere i videogiochi prima di dormire. Ha quindi cercato di guardare la docu-serie “L’impero Ottomano”; non è andata oltre la prima puntata per colpa di “Alle otto della sera”. Perché quando la caduta di Costantinopoli è raccontata da Barbero o dalla Ronchey, beh, Netflix, de che stiamo a parlare? Ieri sera Koris ha interrogato Netflix alla ricerca di relax. È finita a guardare “Suspiria”. Risultato: ha dormito male e continua ad avere un fastidioso motivetto in testa. Brava Koris, sempre 100% grandi insuccessi.

Per quanto riguarda il lavoro, continua l’isolamento, che hai visto mai il vairus si propaghi anche via Skype. Però sono arrivati i dati che Koris aspettava da gennaio. Erano illeggibili. Una volta resi leggibili, erano incomprensibili. Potrebbero essere MeV, GeV, pere o mele, sarebbe la stessa cosa. Unico commento di accompagnamento: “il post-doc ha perso gli altri dati”. Bella raga, congratulazioni. Koris sta avendo attacchi di super-scazzo lavorativo non trascurabili, sapendo che dopo andrà solo peggio e che del suo progetto non frega nulla a nessuno. Karma anche questo.

Giovedì è il troppesimo compleanno di ‘thieu. Koris ha un progetto di torta ambiziosissimo e pertanto destinato a fallire in maniera miserabile, come tutti i progetti culinari made in Koris. Il regalo è monco ed esiste solo perché Koris è psicopatica-ansiosa e si era messa a concepirlo già a febbraio. Se altrimenti sarebbe ancora peggio. Ciò non toglie che, nel suo stato attuale, fa schifo.

Il salotto è decorato in versione bombardamento. Tutto sommato anche con una pittura approssimativa e data male, le cose possono solo migliorare.

Un giorno finirà anche marzo, ma per il momento porcatroia.

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