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Countdown natalizio

Mancano dieci troppi giorni alle vacanze natale e Koris, come ogni anno, non è sicurissimissima di mantenere la sua integrità strutturale fino ad allora. Quest’anno ripete un po’ meno il suo mantra “fuga in Georgia Australe” solo perché le temperature oscillano fra, appunto, Georgia Australe e foresta pluviale. Ma non è ancora del tutto scongiurato che vada in onda il cinepanettone “Natale a Grytviken“.
Koris pensava di essere a posto con i regali natalizi, specie con l’operazione “Terroristi della felicità” che dovrebbe essere a buon punto. Poi ha scoperto che il regalOrso, ordinato a fine novembre, è al momento bloccato alla dogana tedesca di Singapore. Da una settimana. Perché sia lì e come vi sia arrivato non è dato sapere. Forse non si vuole nemmeno sapere.
Al lavoro l’universo si è reso conto che è la fine dell’anno e che bisogna fare cose e vedere ggggente al più presto. Peccato siano cose che esistono sulla to-do-list da giugno e a cui tutti avevano risposto “lalalalala non sento!”. Non sarà il Natale a farvi aprire gli occhi, regà.
Dottorando Santuzzo vive la sua vita all’insegna del periodo e gioca coi Koris-nervi facendosi vivo in particolare per… cazzate. Di preferenza alle quattro e mezza e con le idee non chiare. Koris inizia a chiedersi se anche il Replicante si sentiva così e se questo non sia l’inizio di un processo di Replicantizzazione. Koris non ha ancora cominciato a portare esclusivamente t-shirt, quindi forse non è ancora così grave. Però un dottorando al terzo anno non può venire a chiedere quale sia l’intergrale di exp(x), nemmeno il venerdì pomeriggio. Se no si attiva il mini-Bazilla sulla spalla che si mette a strillare “Al DAMS! Deve andare al DAMS!”.
Dei contratti ancora non si sa niente, chi vuol esser lieto sia, del diman non v’è certezza. Forse è davvero venuto il momento di dichiarare aperta la decadenza e comprare un cesso d’oro e due leopardi.
La settimana prossima dovrebbe essere il trentunesimo Koris-compleanno, se ci si arriva vivi. Quest’anno non si festeggia in grotta, Koris vorrebbe una sacher ma ha il terrore di dare origine a un’orgia di carboidrati e grassi insaturi che terminerà solo a inizio gennaio. Magari è il caso di non aggiungere sei uova e un barattolo di marmellata. ‘theiu ha deciso di sfidare il Karma e il Karma lo ha punito severamente con “articolo indisponibile”. Uno mica si improvvisa terrorista della felicità così su due piedi, ci vogliono anni e anni di cospirazioni compleanniche e di complotti natalizi, una mano ratta e dei complici infallibili.
Tutto andrà meglio quando, fra dieci giorni, Koris avrà il culo sul Flixbus verso Merdopoli. Sempre che il meteo regga.

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Boicottaggio

Ci sono delle mattine in cui il presentimento che ci sia sotto qualcosa si fa pressante. Momenti in cui ti svegli e senti che qualcosa non è al suo posto. Che nell’ordine cosmico si è aperta una falla, che l’eterna spirale del tempo per una volta si è inceppata.
C’è una falla nel sistema. Un piccolo ingranaggio della grande macchina universale è uscito dalle sue sedi e ha dato origine a qualcosa che non dovrebbe essere.
C’è uno strappo nel velo di Maya che permette di intravedere la realtà, come dovrebbe essere.
Stamattina era una di quelle mattine.
Koris si è svegliata stranamente riposata per essere un lunedì mattina. Nell’aria c’era qualcosa di strano, insolito. Si udiva dalla strada un via vai di veicoli inaudito per le del mattino. Ha schiacciato il pulsantone dello SmartPhogn per sapere che ore fossero.
Nessuna risposta. Schermo nero. Buio.
Colta da un terribile sospetto, Koris è andata in cucina. Il microonde segnava inesorabile tre numeri: 8:15.
“In piedi, bestio, non è suonata la sveglia, sono le otto passate!” ha urlato Koris a un ‘thieu dormiente con la stessa inerzia di un masso.
Dinamica dell’incidente: lo SmartPhogn deve aver fatto un aggiornamento truffaldino che lo ha prosciugato della batteria per ragioni scosciute. L’oggetto del demonio ha quindi boicottato la sveglia.
Non capitava dal 2013 e nonostante ‘thieu continuasse a ripetere “Smettila di stressarti, non è la fine del mondo”, Koris non può non vedere in questo boicottaggio la sopita necessità di un periodo di vacanza prolungato. Per tutti, SmartPhogn compreso.

Sorprese mattutine

Lasciatasi alle spalle Marseille Nord, Koris ha scoperto che il resto del dipartimento si era svegliato sotto una spolverata di neve, come non si vedeva da qualche tempo.
In Koris convivono due anime: una mediterranea, dettata dalla genetica di chi è nato in una regione costiera collocata nell’Italia settentrionale per errore, e una montanara, per amore a prima vista sul Gran San Bernardo.
Stamattina il frammento di anima mediterranea ha visto la neve e si è messo a urlare: “Argh! Cos’è questa cosa bianca, scivolosa e fredda? Nevica! Aiuto! Le strade bloccate! Chiudete tutto! Dichiariamo lo stato d’emergenza! Chiudiamoci in casa sepolti sotto otto strati di pile e attendiamo il disgelo!”. In questa circostanza il Koris-pensiero va sempre a Iset, donna del Grande Inverno Valbormidese con annesso branco di metalupi, che talvolta al liceo chiamava all’alba dicendo “ha nevicato, nessuno pulisce le strade, sticazzi che vengo a scuola”. Questo è il sentimento che domina mezza Koris mentre sfreccia sull’autostrada per andare al lavoro.
L’altra mezza Koris invece si fermerebbe a giocare con la neve perché la neve è una cosa magica e meravigliosa. Poi si ricorda che dovrebbe andare al lavoro. Poi si ricorda anche che l’autostrada che la porta al lavoro finisce a Gap, proprio sotto le alpi. Uno potrebbe benissimo sbagliarsi e finire a farsi una giornata in montagna.
Insomma, Koris oggi ha il cervello in anticipazione da week-end. E da domani sarà un cervello surgelato, se andrà davvero a spalare nuove grotte sotto la neve…

Pressappochismo nucleare

“La settima tromba cadrà la cielo e avrà la forma di mille e mille neutroni!”

No, scusate, errore mio, mi sono fatta trascinare dall’entusiasmo di questo ritrovato medioevo in cui un ciarlatano con due idee (sbajate) e una manciata di terminologia a cazzo trascina le folle. No, scusate di nuovo, ritrovato medioevo un tubo, probabilmente Gioacchino da Fiore diceva meno cazzate e i contemporanei erano disposti ad ammettere quando pigliava un granchio.
Di cosa parliamo? Del “servizio” delle Iene sui Laboratori del Gran Sasso. Ora, la mia intenzione era di fare una critica puntuale ad ogni minchiata solenne venisse pronunciata, con relativo spiegone da qualcuno che, e pecchiamo di immodestia per una volta, qualcosina ne sa. Almeno, qualcosina di più di qualcuno che si improvvisa giornalista di punta senza pur tuttavia saperne niente dell’argomento.
Solo che no, non è possibile contestare tutte le minchiate dette, per la semplice ragione che sono troppe. Tutto è mal posto, fazioso, i video copia/incollati con la serità latitante. Termini tecnici buttati lì a caso.
Becquerel! Cerio/Cesio/Miocugginio! Radiazioni! Falde acquifere! Mutageni! Zona sismica! Acidodesossiribonucleico! Anche le due cose come vicesindaco, lei capisce che stuzzica la faglia, poi c’è la radioattività ma a destra, capisce, no?
Alle orecchie di qualcuno che ne conosce un minimo in materia, il discorso suona letteralmente così. Ma tanto è nucleare, è cacca, lascia perdere, non toccare.
E soprattutto, non conoscere. Che se magari conosci corri il rischio di scoprire che:

  1. Citare Fukushima non ha assolutamente senso per una pletora di ragioni che non si dovrebbero nemmeno spiegare. Si può argomentare la differenza fra un ananas e un paio di pantofole? No, perché non hanno niente a che vedere l’uno con l’altro. Fra Fukushima e i Laboratori Nazionali del Gran Sasso idem. Gli esperimenti che si fanno al Gran Sasso non riguardano la produzione di energia nucleare (l’Italia non ha più alcuna ricerca in tal senso, indovinate perché).
  2. Il Becquerel misura il numero di disintegrazioni al secondo, ovvero quante particelle (quanta radioattività, se vi piace) esce da un determinato campione. Dipende, fa le altre cose, dalla massa del campione, oltre che dalla sua composizione isotopica. La misura presa dal rapporto della IAEA (piesse, avete mai provato a leggere un rapporto della IAEA? Non sono esattamente letture della buona notte), presa per altro a cazzo, non vuol dire niente se non adeguatamente contestualizzata. Altrimenti è come dire “uh, Tiburzio pesa appena 30 kg!”, senza precisare che Tiburzio è un bambino obeso di 4 anni.
  3. Il cesio non è il cerio e no, non sono parenti. Il cesio 137 è particolarmente fetente perché è solubile e se introdotto nell’organismo si attacca ai muscoli scehletrici e lì fa danni. Ed è generalmente prodotto nei processi di fissione nucleare (sì, qui c’entra Fukushima, contenti?). Il cerio, invece, è un elemento della crosta terrestre. Il presunto criminale cerio 144 non ha nessuna delle caratteristiche del cesio 137. Le Iene si sarebbero divertite un modo a leggere le catene di decadimento, se ne fossero in grado. Non suona terribilmente bene il Pericoloso Proattinio?
  4. La sismicità. Qualcuno ricorda cosa accadde nell’aprile del 2009? Il terremoto che devastò l’Abruzzo, per dire. Quale occasione migliore per una fuga di materiale radioattivo dai Laboratori Nazionale del Gran Sasso? Eh, ma all’epoca non ce n’era. Sticazzi, fra sostanze radioattive e sostanze chimiche pericolose facevamo il pienone. Hanno citato il pericolosissimo piombo, e nel 2009 al Gran Sasso c’era OPERA pieno di piombo. Pensate, i laboratori sono progettati talmente male che non solo agli esperimenti non successe nulla, ma OPERA si riallineò da solo.
  5. Le autorità sapevano da due anni che ci sarebbero state robe radioattive. E grazie al cazzo. Magari voi non lo sapete, ma io sì (again, pecchiamo di immodestia, ma è così). Richiedere l’autorizzazione per importare e utilizzare sostanze radioattive è un fottuto incubo, com’è giusto che sia, anche per istituzioni che le manipolano tutti i giorni. Le sostanze devono essere tracciabili, devo avere un protocollo di utilizzo, hanno delle conformità molto stringenti, gli autorizzati a toccarle di fatto si contano sulle dita di una mano. Sapete cosa? È molto più probabile che vi venga sulla testa la veranda abusiva mentre aspettate il condono edilizio, piuttosto che l’INFN importi di frodo una sostanza radioattiva.
  6. L’idea che un laboratorio sia costruito in mezzo a una falda acquifera è talmente ridicola da non meritare nessun genere di commento.

Sulle interviste stendiamo un velo pietoso. Resta valida la vecchia metafora sul giocare a scacchi con un piccione: si può essere scacchisti di fama mondiale, non impedirà al piccione si sparpagliare i pezzi cagando sulla scacchiera. Perché è quello che fa l’inviata, fra una domanda priva di senso e un montaggio selvaggio in cui è chiaro come il giorno che le interviste sono state trasformate in quello che fa comodo. Onestamente ho visto video di complottari amatoriali montati meglio.
Ultimo punto: la ggggenta vogliono sapere. Come si dice in “Men in Black”, la gente è un animale ottuso, pauroso e pericoloso. Va bene, teniamoli informati su quello che succede al Gran Sasso, ma onestamente, l’Italiano medio ha gli strumenti per comprendere cosa sia una procedura di manipolazione di una sostanza radioattiva? La gente spesso e volentieri ha difficoltà a comprendere che il presidente del consiglio non è eletto direttamente dal popolo (e vota comunque), vogliamo spiegargli perché il cerio? Ultimo ma non ultimo, parliamo di quella gente che non comprende che i vaccini salvano la vita, che non vaccina i suoi figli per i metalli pesanti, l’autismo, la placenta di scimmia o che so io. E questo perché è gente informata che lo ha letto sull’internet, perché tanto gli esperti sono tutti inciuciati col potere.
Quel servizio è un abuso di credulità popolare bello e buono, che meriterebbe montagne di scuse e una ritrattazione in pubblico. Che non avverà perché tanto “nucleare = tanto kattivo!”, la ricerca in Italia è già in uno stato pietoso, chissenefrega se è tutto pressappochismo. Meglio cavalcare l’onda di una notizia che, a dirla tutta, è già vecchiotta di un mese (e mi ci ero già incazzata a suo tempo), andiamo in prima serata su un programma che ormai necessiterebbe l’eutanasia e facciamo i big likes!
Ovviamente, non una parola sull’esperimento che usa effettivamente il cerio, SOX. Anche perché s’è fatto di tutta l’erba un fascio, pare che al Gran Sasso ci sia il covo del SuperKattifo di un film Marvel che vuole avvelenare tutto l’Abruzzo; Shredder e il Tecnodoromo dei giorni nostri, portate le tartarughe che il mutageno lo offre la ditta. SOX, si diceva, è un esperimento di fisica fondamentale che cerca prove dell’esistenza dei neutrini sterili. Ahò, ma ancora ‘sti neutrini? Ma non c’avevano già il tunnel per annà a Ginevra? E che vi devo dire, saranno stufi di trovarci traffico.
Lo dico subito, così la Iena complottista di turno non sta a perderci tempo: questo post, ovviamente, non ha alcuna valenza gentista certificata all’università della strada. Sono un fisico nucleare, una precisina laureata al classico, mi sembra ovvio che sono pagata dalle lobby. Appena girerete l’occhio vi avrò contaminato gli arrosticini con sticazzio 546. Perché il mio sogno di bambina è regnare in un deserto vetrificato in cui nevica fallout radioattivo.
Ad mortem festinamus, peccare desistamus!

Sorgi, o Minchia di Mare!

(Post di divulgazione scientifica di altissimo livello, ma non solo)
Koris è arrivata alla bella età di quasi 31 anni senza sapere esattamente cosa fossero le oloturie, anzi, piuttosto convinta che fosse tutt’altro tipo di bestia. Per fortuna che un giorno giunse Santa SangueDiPorco a portarle l’illuminazione.

sangue_di_porco

Da quel giorno la vita non fu più le stessa…

A Koris si è aperto un mondo (sommerso). Anche solo la pagina Wikipedia avrebbe portato le Minche di Mare ad assumere prepotentemente il ruolo di animale totemico del blog. A parte la loro forma aerodinamica che le rende particolarmente adatte a metafore in ambito lavorativo e non, alcune features le rendono ancora più affascinanti, meglio dell’iPhone X:

  1. Non hanno un cervello vero e proprio, sono dotate solo di nervi attorno alla bocca che poi si diramano nel resto del corpo. Rimuovendo chirurgicamente i nervi del cavo orale, la Minchia di Mare è comunque in grado di muoversi e funzionare come prima, quindi non ha un sistema nervoso centrale. Probabilmente potrebbe anche guidare una Maserati.
  2. Si nutrono di carogne e rifiuti, ma solo perché non c’è McDonald lì in fondo al mar.
  3. Hanno una sola gonade, il che può facilmente indicare i maschi come singoli coglioni ambulanti. Gli individui femminili depongono pseudo-uova da una sorta di ano, togliendo ambiguità del caso come dietro-ma-davanti o dietro-dietro.
  4. Sono tossiche, esattamente come molti loro consimili umani coglioni e privi di cervello. Solo alcuni molluschi possono digerirle e anche qui le similitudini con uomini senza spina dorsale si sprecano.
  5. Se si sentono minacciate, le Minchie di Mare sputano fuori una sostanza vischiosa. Tuttavia, in casi d’emergenza, possono eviscerarsi, ovvero espellere le budella, i polmoni e l’unica gonade per distrarre i predatori, tanto in qualche settimana ricrescono. Questo aggiunge nuovi significati alla locuzione “cagarsi addosso”.
oloturia

Ogni commento è superfluo, forse not-safe-for-work.

Tutto questo sarebbe già meraviglioso di per sé e conferirebbe alle Minchie di Mare un ruolo di spicco fra queste pagine. Ma una nuova scoperta ha catapultato Koris e SangueDiPorco nel Nirvana del ridicolo, dove l’assurdità è di grado così elevato da sconfinare nel sublime.
In Giappone le Minchie di Mare si chiamano namako, con un ideogramma che può significare topo o lumaca di mare. E sì, sono considerate commestibili come in Cina, ma non è questo il punto. Alle Minchie di Mare sono state dedicate migliaia di haiku, di cui mille tradotte nel libro “Rise, Ye Sea Slugs!”.
Il caso ha voluto che il libro si trovasse su Google. E no, niente, che lo si dice a fare, Koris si è innamorata di cotanta gigantiforme cazzata e delle sue mirabolanti applicazioni prive di senso. Ci sono poesie per tutti i gusti: Minche di Mare filosofiche, Minchie di Mare innamorate, Minchie di Mare al lavoro (ebbene sì!), Minchie di Mare in cucina, porno-Minchie di Mare. Del resto, stando a una leggenda di NippoLandia, quando gli dei chiesero ai pesci del mare se erano pronti a nutrire gli uomini, l’oloturia rimase muta senza dare il suo consenso. Allora la dea Ama-no-uzume (inventrice dello striptease, perché qui non c’è proprio NIENTE di serio) cucì la bocca alla Minchia di Mare, trasformandolo in un orifizio lacerato senza labbra né lingua. Fu il silenzio della Minchia di Mare a ispirare i poeti, pare, dall’epoca Edo fino alla cultura popolare di oggi.
Ergo da oggi in poi, ove necessario, Koris citerà haiku contenenti Minchie di Mare. Sipario su un haiku letterario:

Senza più capo
Né coda, la mia scrittura
è una Minchia di Mare
(Soseki Natsume)

oloturia_di_design

Una Minchia di Mare di design.

P.S. Non potete dire che questo blog non arricchisca la vostra cultura!

Toranaga-style

Koris ieri sera era talmente tranquilla che mentre lavava i piatti danzava e canticchiava a ritmo di questa melodia:

Fare-the-well, oh you barbary merchants
fare-the well to the spanish blockade
fare-the-well to the straits of Gibraltar
and the treacherous seas of Cathay

Questo significa due cose: 1) Koris è totalmente andata, ma lo sapevamo; 2) il divo Toranaga è stato scomodato dai suoi gozzovigli iperuranici per occuparsi della sua devota.
Nel caso il divo fosse troppo ubriaco di sakè per assumere il ruolo di commissario tecnico della Koris-vita, Koris stamattina ha messo gli orecchini maggici portaculo. Come si evince, la razionalità aveva preso ferie.
Oggi c’è stato il pranzo coi capi che doveva essere a ottobre ma che poi no. Per calarsi nella giusta atmosfera, riportiamo la chiamata preventiva col CCC, che ormai mai più senza.
“Allora ci vediamo davanti all’ingresso”
“Sì, va bene”
“Dove c’è la sbarra”
“Lo so, ci passo tutti i giorni”
“Ma non quella principale del sito, eh, quella del sito B”
“Sì, ok, ho capito…”
“Eh, non so se sei pratica di quei posti…!”
“… vabbè, cià”
Koris, oltre ad esserlo portato già preventivamente menato da casa come secondo la migliore tradizione, aveva rotto gli zebedei a ‘thieu e ai Maiores dicendo “ma se mi licenziano voi mi volete bene lo stesso?”. In breve, Koris era preparata al peggio del peggio del peggio.
Al pranzo c’erano l’immancabile CCC sempre sia lodato (ma anche no) e il Padrone della Baracca, vincitore di un sacco di Academy Awards come miglior attore protagonista della sceneggiata, categoria “c’è grossa crisi”. Soprendentemente, avevano tutti e due un basso profilo. C’è anche da dire che Koris si è presentata tutta sorridente e chi la conosce bene sa che Koris, se sorride, significa che ha appena fatto un massacro o sta per perpetrarne uno. Presente Mercoledì Addams? Uguale.
“No, ma come va fra i NeutroniPorcelloni? Vogliamo dire, ti trovi bene?”
Koris è stata graziosamente sulle sue, dicendo che sì, si trova bene, ma insomma, si lavora e si fatica per la legge dell’ortica. Si è evinto che i due avevano una gran fifa che Koris piantasse su un capriccio enorme e dicesse che lei fra i matti non ci vuole più stare, che le trovassero qualcos’altro da fare. Il che era più o meno l’ultima delle richieste di Koris, ma non era esattamente il messaggio che era scaturito dai suoi scambi precedenti col CCC. Il generale esperto logora il nemico tenendolo costantemente sotto pressione. Lo fa correre dappertutto adescandolo con vantaggi illusori. Grazie, Sun Tzu.
Koris ha detto che tutto sommato non le dispiacerebbe continuare a lavorare qui. In fondo, per l’azienda è importante e Koris è felice di potersi rendere utile. Anche se ogni tanto il lavoro è pesante, se siamo sempre sotto stress, se i tragitti sono lunghi. Koris, se ti fai cadere ancora un po’ più dall’alto finisce che hai bisogno di un elastico per il bungee jumping.
Le due serpi hanno ammesso che sarebbe bene se il contratto continuasse. Ancora meglio se fosse rinnovato per tre anni (qui Koris ha dovuto dissimulare un momento di gigantesco sospiro, se non la sua strategia finiva alle ortiche). Il Padrone assicura che non c’è motivo per cui non si faccia. Koris passa il resto del pranzo a ricordare al CCC che è il caso che ne parli col Megacapo di qui prima che sia troppo tardi. Non sono giunte prove a conferma che il CCC abbia capito, toccherà spiegarglielo altre sedici volte.
Un po’ di gossip: Koris ha chiesto notizie di Binomio il Minghiascaro. Padrone e CCC sulle prime erano restii a pronunciarsi. Poi il Padrone ha parlato:
“Non sappiamo che gli è preso. Doveva andare a presentare dei dossier a luglio a Parigi, il giorno prima ci dice che non ci va. Quindi si mette in malattia e chiede dei soldi. Ora siamo in contenzioso, lui è sempre in malattia… ma che strano, non ce lo saremmo mai aspettati da lui, sempre così accondiscendente…”
Koris ha cercato di restare impassibile, mentre dietro di lei il fantasma di Toranaga si scompisciava dal ridere e faceva gesti di maleducazione. Era chiaro come il giorno che Binomio il Viscidone sarebbe schizzato via come un anguillone nel momento meno opportuno. Un po’ se lo meritano. Un po’ tanto. Ma questa guerra fra minchioni deve essere talmente geniale che è un peccato non poter assistere in prima persona. Da una collina. In un bunker. Al riparo dagli schizzi di merda.
La situazione è la seguente, ordunque: Koris ha il beneplacito per mantenere la sua posizione ai NeutroniPorcelloni. Dal rapporto di alcuni shinobi indiscreti e chiacchieroni, pare che anche i NeutroniPorcelloni siano propensi per tenersi Koris. Non resta che combinare il tutto facendo incontrare le due parti. La cosa divertente è che in cotanta cospirazione Koris non ha mosso un dito per convincere nessuno. Almeno così pare. Ottenere cento vittorie su cento battaglie non è il massimo dell’abilità: vincere il nemico senza bisogno di combattere, quello è il trionfo massimo. Insomma, Toranaga-style.

trash-shogun

Shogun in versione trash. Ora manca solo il dance remix del balletto marinaresco.

Lezioni mediterranee

“Hai una famiglia molto organizzata, ma è un’organizzazione, come dire… mediterranea”
Questo il commento ‘thieu a caldo dopo un altro richiamo di italianità, offerto da tre giorni di permamenza a Merdopoli per il congresso italiano di speleologia. Nella breve permanenza non è ben chiaro se ‘thieu abbia imparato nuovi vocaboli, ma ormai la si considera una causa persa.
L’uscita speleo prevista agli Scogli Neri per cui Koris ha un sacco insistito è stata fatta sì, ma alla bersagliera. Non si andava così veloce nemmeno al soccorso speleo (e grazie al cavolo, con la barella al seguito…). ‘thieu è riuscito a fare qualche foto, ma meno del previsto. Pazienza per la grotta fast’n’furious.
Koris, durante le presentazioni del congresso, si è incazzata come una biscia di fronte alle esplorazioni di un gruppo russo che è arrivato a quota -2200 alla Sima Veryovkina. Koris non se l’è presa tanto per la profondità, che tanto o si fanno esplorazioni nel Caucaso o si raggiuggono col ca… ucaso, appunto. Se l’è presa a morte perché questi sono passati in quattro anni da -400 a -2200. Hanno esplorato pozzi e pozzi senza mai dover tirare secchi di terra, senza essere costretti a scalpellare strettoie, senza avere il minimo dubbio del “ma sarà da quella parte? Boh!”. Ecco, tutto questo non è carino di fronte alla gente che esulta per aver percorso dieci metri dopo mesi e mesi di spaccamento di pietre (e non solo pietre). Koris ha passato il resto della serata strillando “non è giusto, però!”.
Au passage, Koris si è improvvisata interprete di qualunque lingua passasse sullo schermo verso il francese. Non c’è alcuna garanzia sul risultato.
L’Amperodattilo, in preda alla sindrome dell’ospite, ha cucinato il cucinabile fra focacce, ravioli, cappelletti, salsicce, patate e antipasti vari. ‘thieu ha chiesto se facesse sempre così, gli è stato risposto che può essere anche peggio. U Babbu ha effettuato un certo numero di viaggi in cantina e altrove da ampero-gregario.
Orso è diventato BarbOrso, nonostante la sorella lo osteggi in qualunque modo.
“Orso, sai cosa c’era fra le clausule del trattato di pace che Carlo Magno impose al duca longobardo di Benevento?”
“No, cosa c’era?”
“Di tagliarsi la barba”
Koris è tornata in Francia con due chili di Pan di Stelle generici della Coop, focaccia secca, olive taggiasche, parmigiano e altre cose da tipico “pacco da giù”, solo che in questo caso il pacco è da est. ‘thieu ha avuto un subitaneo amore per la focaccia di Recco e chiede perché in Francia non si trovi lo stracchino. Non ha ancora finito di stupirsi per come si possa passare dal livello del mare a settecento metri di altitudine in soli tre chilometri, ma ehi, è la Liguria, baby, e tu non puoi farci niente. Intanto Koris ha potuto staccare la spina e non pensare ai mille assilli che la aspettano all’uscita dell’autostrada di Marseille.
Prossima puntata a Natale. C’è del potenziale.

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