Archivi categoria: stranezze delluniverso

E mo’ è no

Koris stamattina era in ufficio con la sua ansia e lo spirito di Toranaga a farle da personal trainer. Quest’ultimo le massaggiava le spalle ripetendo in loop: “Sei pronta? Sei carica? Dai che li spacchiamo!”. L’ansia aveva raggiunto il culmine quando Koris si è accorta di essere uscita di casa senza orecchini, se non portafortuna, almeno antisfiga (sì, Koris ha un paio di orecchini che considera apotropaici, regalo dei Maiores per il dottorato).
In quest’aria di sottile follia, è suonato lo SmartPhogn.
E avete già capito chi è.
“Buongiornissimo, sono il CCC!”
Koris ha immediatamente contattato i bookmaker: quanto facciamo che annullano? Quanto facciamo che è solo per confermare? Fate le vostre puntate, gente, rien ne va plus!
“Ti chiamo per dirti che ho visto la tua mail di lunedì”
“In che senso? Ti ricordo che lunedì mi hai risposto ‘prendo nota’…”
“Sì, ma ci ho fatto attenzione solo ora”
Toranaga a questo punto ha sbuffato, ha preso le sue cose e se n’è andato dove c’era più bisogno di lui.
“E quindi?”
“Devi proprio essere alla tua riunione alle 13:10?”
“Devo proprio, è un meeting internazionale, se non seguo Palpatine si incazza e mi butta nel pozzo di Carkoon…”
“Ah, ma noi non possiamo essere lì da te prima di mezzogiorno e mezza! Ci abbiamo il business!!”
“Eh, sì, ma voi mi avete detto che era urgente, quindi faccio quello che posso…”
“Beh, allora rimandiamo!”
No, aspetta un secondo, a coso. La settimana scorsa ti è stata detta la stessa cosa. Hai detto che era urgente, che non si poteva rimandare. Com’è, prima era sì, e mo’ è no? Perché allo Koris zompa…
“… ora rimandare è un’opzione?”
“Ma sì! Rimandiamo all’otto novembre. Però tu non fissare conf call, eh!”
“A coso, è un meeting internazionale con un sacco di gente da fuori, non è che lo decido io”
“Sì, sì, ok. Allora facciamo a pranzo per l’otto novembre”
“Va bene”
Fine dell’ennesima telefonata ai confini della realtà. Se avete un incubo, svegliatevi. Se siete un incubo, allora cercherò di svegliarmi io. Koris si domanda se di qui all’otto novembre non faranno tutti in tempo a dimenticarsene. Nel frattempo, cosa vogliano i capi resta avvolto nel mistero.

Annunci

Cambiamento di ausiliare

Pensieri di quando sei un dottorando:

  1. “Oddio, il mio responsabile non mi caga! Sicuro che mi odia!”
  2. “Certo che potrebbe anche interessarsi della mia vita ogni tanto…”
  3. “Avrei dovuto pensarci prima, non ho niente di pronto!”
  4. “E se sbaglio la conversione da centimetri quadri a metri quadri?”
  5. “Se non mi do una calmata non ne esco viva!”

Pensieri di quando hai un dottorando:

  1. “Perché non dà segno di vita? Sta cazzeggiando?”
  2. “Certo che potrebbe anche degnarsi di dirmi a che punto è…”
  3. “Sempre all’ultimo momento, ci mancherebbe, la pianificazione fa male alla salute…”
  4. “Ma mi ha chiesto la conversione da centimetri quadri a metri quadri? Ma veramente?!”
  5. “Se non si dà una calmata non ne esce vivo e tutto il lavoro che faccio per lui sarà inutile…”

Cambi un verbo ausiliare e ti cambiano il cervello. Un giorno Koris si sveglierà Replicante.

 

Visioni strategiche

Mentre Koris rimuginava oniricamente sui torti dell’esistenza, ha ricevuto la visita notturna di Toranaga.
“Koris, tu della vita non hai proprio capito un cazzo”
“Cosa vuoi che ti dica, il mondo è un tantino più complicato che ai tuoi tempi”
“Allora, mercoledì con questi due coglioni cosa vogliamo fare?”
“Boh. Mandarli a cagare, suppongo. Dirgli che possono infilarsi per supposta i loro sotterfugi, che la mia etica lavorativa non mi permette di…”
SCIAFF!
“Ahia!”
“La finisci di essere intransigente e fanatica come un Perfetto cataro? Quelli sono finiti tutti arrosto senza guadagnarci niente, con la loro morale”
“Scusa, tu cosa cazzo ne sai dei Catari, che sei un Giapponese del XVI secolo?”
“Sono soprattutto una tua proiezione mentale, attingo alla tua memoria”
“Annamo bene. Del resto mica potevo avere Caprica 6, il porno Cylon…”
“Che non sei Gaius Baltar e Dio non solo non ti ama, ma non ti vede nemmeno come amica”
“Manfatti…”
“Questi bisogna batterli con le loro stesse armi. Come lo sporco grasso, l’acqua non ci fa niente, devi buttarci sopra un tensioattivo…”
“Zì, se cominci anche a parlare di chimica mi fai paura”
“Meglio. Koris, questi vogliono fregarti cercando di essere più furbi di te. Fagli vedere che non ce n’è bisogno”
“Sarebbe a dire?”
“Mostragli quello che vogliono vedere. Una persona contrita, debole. Niente di cui debbano avere paura. Hai presente Mariko?”
Se piangessi e implorassi sarebbe un bambino nelle mie mani? E però Mariko non ci sta”
“E infatti muore malissimo. Noi non vogliamo morire malissimo, noi vogliamo diventare Shogun senza che nessuno se ne accorga, a colpi di se proprio devo, lo faccio”
“Ma io non voglio fare le loro merdate!”
SCIAFF!
“Ahia!”
“Ma chi ha parlato di farle? Ovvio che non le fai. Ma mica rifiutandoti in nome della virtù. Dolendoti. Quanto ti dispiace, proprio non ci riesci. Gomen nasai. Sono spiacentissima. Karma, ne?”
“Il giapponese si presta più del francese per questo genere di cose…”
“Non è una questione di lingua, è uno stato mentale. Prometti di andare a Osaka, ma in cuor tuo sappi che non ci metterai mai piede”
“Se lo dici tu…”
“Certo che lo dico io. Vuoi che ti faccia una danza marinara per sollevarti il morale?”
“A posto così, grazie”

La dura vita di una file hoarder

Dicesi “file hoarder” un individuo dedito all’accumulo più o meno indiscriminato di file di sorta. Come gli scoiattoli con le nocciole, solo che anziché riempire le tane si riempiono gli hardisk (grazie, Junior, per la terminologia e la similitudine).

scoiattolo

Koris mette in ordine i suoi files.

Da quando la vita sul web si è fatta dura, Koris è diventata una file hoarder compulsiva al grido “quando ci ricapita?”. Probabilmente lo era già da prima, ma da quando si è diffusa la cultura simil-Netflix, simil-Spotify del consumo via etere, la tendenza all’accumulo si è inasprita parecchio. Sì, possiamo rigirare la frittata come vogliamo, si chiama vecchiaia: Koris è un dinosauro del web ed è consapevole di essere pronta a diventare un fossile.
Ormai, i giorni dei pari nostri sono numerati. L’unico dio viene a scacciare via i molti dei. Gli spiriti dei boschi e dei torrenti cominciano a tacere. È il destino delle cose. È il tempo degli uomini e dei loro modi.
In tutto ciò, cosa è successo per scatenare cotanto flame?
Ieri Koris ha pensato di rimpiazzare un libro che perde le pagine col suo corrispettivo informatico, in modo da averlo sotto mano ovunque e di pronta consultazione (leggerlo per intero era già stato fatto). Tutta contenta di allinearsi per una all’evo moderno in maniera diversa da pdf-del-libro-fotocopiato-passato-di-straforo, Koris ha speso l’incredibile cifra di dieci euri per comprare l’ebook. Prima di lanciarsi nell’impresa, aveva persino scaricato l’antemprima, che si rivelò essre un praticissimo epub da dare in pasto a Calibre. Il libro doveva essere della stessa risma.
Certo, come no. LOL.
Completato il pagamento, Koris si è vista recapitare nella casella di posta un link per scaricare l’ebook. Che si rivelò essere un file in formato ascm. Cosa esser tu? Non il libro, ovviamente, ma un file che rimanda all’ebook. Come si apre questo file sconosciuto? Con un solo programma, Adobe Digital Editions (da ora nel post sarà conosciuto come AdobeSticazzi per brevità). Che ab origine esisteva solo per Windows, poi è stato ampliato per Mac OS. Utenti Linux attaccatevi al cazzo (lett.).
Koris, che era già abbastanza indispettita da questo razzismo verso il suo sistema operativo di elezione, si è indiposta ancora di più quando ha scoperto che Wine, l’emulatore di ambiente Windows, non ne voleva sapere di installare AdobeSticazzi. Installato quindi su una copia vagante di Windows 10 (Koris e il suo rispetto alquanto discutibile per i dual boot), AdobeSticazzi continuava a dare “errore nel server, il suo libro non è disponibile”. Anche se lo hai pagato.
È stato necessario scomodare il Windows 7 nascosto nel cuore di VeloBlatto per riuscire ad insallare AdobeSticazzi, programma che per inciso può girare solo su un numero limitato di dispositivi perché se no fa brutto, dicono. Il programma dal ascm ha partorito con dolore un epub, Koris pensava fosse finalmente finita lì.
Certo, come no. LOL. (ep. II)
Il libro era protetto dai diritti d’autore, quindi poteva essere solo con AdobeSticazzi, su un numero limitato di computer. La cosa è diventata una questione di principio e Koris, con parecchie colorite imprecazioni, ha tirato furoi gli strumenti del mestiere per esorcizzare l’epub. A fine serata erano nati un epub free, un pdf, un docx e un file testuale perché hai visto mai. Per esclusivo uso personale.
A Koris, fossile informatico, girano tantissimo i coglioni. Perché ha pagato per avere quel file, com’è giusto che sia, ma non può farne quello che vuole, anche per un uso esclusivamente personale. Deve stare al capriccio di Adobe, che sottostà al capriccio di Microsoft. Altrimenti sticazzi l’ebook, anche se hai pagato. Per proteggere i diritti d’autore, dicono.
Alla fine di tutta questa trafila, Koris si è sentita presa per i fondelli. O meglio, truffata. Compro un ebook e non ne sono interamente proprietaria. Non posso leggerlo sul supporto che voglio e dove voglio. Come se comprassi un libro e potessi leggerlo solo in salotto e in camera da letto, nel cesso no. Non posso prestarlo a un amico a meno che non venga a leggerlo nel mio salotto (rigorosamente non nel cesso). Sarà Koris ad essere un fossile, ma questo modo di fare non le piace nemmeno un po’. Nel dubbio, meglio ammassare.

pirateria

Però anche rompere i coglioni a chi vorrebbe il suo file PAGATO in pdf, eh.

Dieu, pourquoi moi?

Forse non c’è bisogno di prendersi in faccia la Guerra dei Trent’anni e svariate pestilenze per mettersi a sragionare come un Johann Christoph Bach qualunque.
Basta essere al quinto giorno senza gas perché boh, uno dei vicini ha sentito odore di gas e ha fatto chiudere tutto. Senza lasciare alcun avviso in merito. Interpellato in materia, il gestore della rete ha detto “non è un mio problema, se vuole io il gas glielo faccio riaprire”. Però se il vicino lo fa richiudere siamo punto e a capo. Per ora si tiene botta perché sono comparse le piastre elettriche d’emergenza, che fanno molto Collegio vista la praticità ridicola, e perché il circuito dell’acqua calda per lavarsi è alimentato elettricamente. Se cala l’inverno siamo fottuti. Se la situazione si protrae ad libitum (e visti i presupposti potrebbe anche darsi), si fugge lemmi lemmi a casa Koris. Ingorghi seralmattutini permettendo. Per la prima volta, si è visto ‘thieu dormire in pigiama full-plate e non con la solita maglietta. Forse non siamo pronti per il SonnoDellaRagione Reloaded.
Basta anche concludere una settimana di riunioni in cui un tizio usa termini come “core businnes” e “selling point” parlando di un rivelatore. Cercando di rimpiazzare componenti all’interno di un cubo di tungsteno senza aperture. Venditori di pentole, insomma. Koris ha evitato di fare commenti imbarazzanti, mentre si faceva troppe domande, del calibro “ma perché lui è ricercatore al CNR e io tiro l’anima coi denti?”. La parte eroica sostiene che sia perché hai deciso che far parte della corte di un super professore in Italia sperando nella sua benevolenza non faceva per te. La parte realistica invece dice che sei semplicemente cojona.
Basta anche continuare a farsi le solite domande e chiedersi se la risposta non sia anche averne l’intenzione, non tenemo guiderdone, il che è molto probabile. Nel mentre il Capo è andato il loop chiedendo “Allora hai risolto con FISPACT?” e Koris vorrebbe solo urlare che, nonostante le dicerie, non è un Cylone e quindi non fa interfaccia con codici sconosciuti ficcandosi direttamente una penna usb nei polsi. Anche se come suicidio sarebbe stiloso.
Probabilmente ci sono altre ragioni al “Dieu, pourquoi moi?”, ma un meccanismo di difesa non le permette di ricordarselo.

“Koris, hai risolto con FISPACT?”
“‘nattimo!”

Un, due, tre… fuffa!

Siamo al mercoledì di una settimana complicata e la fuffaggine ha preso il sopravvento. Dicasi fuffaggine la tendenza a non avere tendenze. La fuffa procede per effetto valanga e si aggrega come gli spilli su un magnete. Il magnete di solito è Koris.
Secondo il Koris-calendario su questa settimana si poteva benissimo fare una croce, causa meeting numero uno lunedì-martedì e meeting numero due giovedì-venerdì. Partecipazione obbligatoria, birba a chi manca, muoversi. Inscatolate la vita lavorativa per una settimana e prendete appunti.
Koris ha passato il lunedì con l’espressione tipica della Madonna dei Sette Dolori chiedendosi che cosa avesse mai fatto a una divintà superiore per meritarsi quel supplizio. Una retrospettiva della sua passata attività moral-religiosa ha fatto comprendre che in effetti sì, Koris ha peccato abbastanza per vedere presentazioni di gente che fa analisi dimenticandosi pezzi e se glielo fai notare si incazza ancora. Perché sono ricercatori, loro. Ce l’hanno grosso -l’elenco delle pubblicazioni-, loro. Koris si è fatta un sacco di domande, la risposta era dentro di lei epperò è sbajata.
Il martedì Koris ha deciso di rompere col suo basso profilo facendo notare che se volevano davvero mettere delle sorgenti radioattive di tale potenza a zonzo, avrebbero dovuto fare i conti minimo minimo col Dipartimento della Difesa, che sarebbe stato capacissimo di incazzarsi come una biscia. Le è stato risposto che dipende dalle circostanze. Bisogna contestualizzare. Non sapevo che il plutonio fosse minorenne, signor giudice.
Vabbé, lo scopo del meeting è diventato sopravvivere al meeting.
Stamattina Koris si è trovata tre mail di cui: una pertinete, la seconda uguale alla prima inoltrata, la terza aveva tutto scritto nell’oggeto mail. Avendo Koris dormito tre ore stanotte, ci vuole poco per farle perdere la pazienza. Anzi, forse la pazienza giace già agli oggetti smarriti da ieri sera.
Koris è andata dal Capo per cercare di fare chiarezza sulla questione.
“Ho una conf call coi Cinesi fra tre minuti”
“Punto uno: ho risposto alla mail pertinente del Gilgamesh dei rifiuti radioattivi (n.d.K. se vi pettinate come gli Assiri, Koris non può non affibbiarvi il nickname che meritate)”
“Di già?”
“Gli ho solo dato dei suggerimenti su come penso che dovrebbe aggiornare il documento”
“E non puoi aggiornarlo tu?”
“Andrà sicuramente a finire così, ma nel mentre non voglio insegnargli a fare il suo lavoro.”
“Va bene. E poi?”
“Ho scritto al team Indiano, ma risponderanno come al solito alla prossima reincarnazione”
“Normale. Poi?”
“Il servizio informatico, interpellato la settimana scorsa per installare il detto-programma, fa rotolare balle di fieno” (n.d.K. no, geek-Koris non avrebbe nessun bisogno del servizio informatico per installare roba, non foss’altro che costoro detengono gelosamente la password di amministratore come Gollum col tessssssssoro)
“Ma ne abbiamo bisogno! Non li hai ricontattati?”
“Gli ultimi due giorni ero al meeting dei Sette Dolori, li posso ricontattare oggi, ma se mi dicono che lo vogliono fare domani c’è l’altro meeting, non posso starci dietro”
“Non venire al meeting”
“E chi prende gli appunti?”
“Vedremo, vedremo. Dobbiamo chiudere questa storia”
La vita è bella perché è (a)varia(ta). Fra un contrordine e l’altro.

Il mio robot speciale

Nel 2010 piombò a casa dei Maiores un Roomba, il robot pulitore. Il Roomba, più che come aspirapolvere robotico, deve la sua fama ai video sui YouTube in cui è impiegato come trasportatore per gatti. Poi magari pulisce anche, ma sopratttutto trasporta gatti. Viste le dimensioni e il peso specifico di Spin, qualora il felino avesse mai pensato di salirvi sopra, il malcapitato robot si sarebbe trasformato in una focaccetta di plastica e silicio. Quanto al suo impiego primario, a casa dei Maiores niente può competere con la pulizia dell’Ampero-Robot (ovvero l’Amperodattilo istesso).
Fu così che Roomba fu impacchettato e relegato in cantina fino a data da destinarsi.
Un anno fa Koris, noto angelo caduto del focolare e nonché paladina delle pulizie sommarie, ricordò l’esistenza di Roomba e, vista la sua virtute nei lavori domestici, pensò bene di richiederlo se nessuno lo impiegava.
“Come vuoi, ma è rotto”
Koris lo recuperò lo stesso. Trasportato sulle sponde della Provenza e spacchettato, Roomba si accese, si guardò attorno e urlò al mondo il suo disappunto sotto forma di:
“Errore di carica: 3!”
Koris, esperta di turbe mentale di apparecchi informatici capricciosi, si armò di cacciavite e aprì il robot. Ivi scoperse che la batteria era ossidata, probabilmente a causa del disuso prolungato. ‘thieu, voltmetro alla mano, confermò la teoria.
Venne comprata una nuova batteria compatibile e una volta inserita Roomba fu di nuovo un robot felice, zampettante e pulente.
Per una sera.
Al secondo tentativo, la batteria era scarica. Koris fece per mettere Roomba sulla sua base quando il robot incontrò nuovamente il male di vivere.
“Errore di carica: 3!”
Forse è la base che non va. Il voltmetro disse che la tensione era buona.
Forse è il trasformatore che non va. Il voltemtro disse che anche il trasformatore era in buona salute.
Si decise di spostare Roomba a casa di ‘thieu, ove vi sono tutti gli strumenti per l’elettronico che non deve chiedere mai, e formulare un verdetto sulla sorte del robot: riparazione casalinga o discarica, visto che a sette anni dall’acquisto di garanzia manco a parlarne.
In un pomeriggio di particolare noia, ‘thieu ha smontato motori e schede elettroniche, con dialoghi di questo calibro:
“Errore di carica: 3!”
“Tua madre in bermuda, stronzo!” (n.d.K. pare che fra i Parigi la locuzione sia particolarmente offensiva)
Insomma, la tanto temuta guerra dei robot di Asimov sarebbe ancora molto lontana dall’avverarsi. Da questi suoi scambi filosofici ‘thieu arrivò a un aut-aut: o la batteria si è nuovamente fusa, oppure c’è un errore nel circuito di carica, ma in questo caso servono le specifiche della scheda madre per sapere quali transistor bisogna cambiare.
Caricata la batteria con un alimentatore stabilizzato gentilmente prestato dall’università, si è arrivati alla conclusione che sono i mosfet del circuito di carica. Koris, che non è esattamente un genio in microelettronica, non era sicura si avere il coraggio di cambiare transistor (“ah, signorina, e che facciamo, pistoliamo i mosfet?” pareva dire il mini-Bazilla sulla sua spalla). ‘thieu magari anche sì, ma forse era il caso di passare per metodi meno invasivi.
Volle che il caso che su e-Bay circolassero degli alimentatori esterni, forse rubati alle università, vai a sapere. Koris ne ha comprato uno, in modo da manlevare Rooba dall’usare il suo circuito mutilato.
Il robot è tornato fieramente alla vita venerdì sera. Essendo un robot semovente dotato, se non di volontà, almeno di un algoritmo di tracciamento, la prima cosa che ha fatto è stata fiondarsi nel cesso e uscirne con la guida del trekking nelle Bouches-du-Rhone. Visto che ora può muoversi, vuole visitare posti nuovi. ‘thieu e Koris hanno passato il venerdì sera ad inseguire Roomba e a fissarlo sbigottiti mentre il robot scorrazzava per casa. Koris si immaginava che il robot borbottasse fra sé “questa casa è così lurida che fra un po’ cammina da sola!” (cit. dal “Lamentationes pro domo mundanda”, Amperodattilo).
Forse la guerra dei robot è iniziata e la prima parte del loro piano è infiltrarsi fra gli umani, convincendoli di essere al loro servizio e minare il sistema dall’interno.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: