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Natale Reload

Ci si alza a un’ora scandalosa come le nove meno venti, quindi si passa il tempo a speculare sui pacchetti sotto l’albero, in attesa che si svegli anche l’Orso. I Maiores elucubrano che secondo i dettami di Orso, che sostiene che “marrone è una casa da vecchi”, bisogna apportare delle migliorie alla decorazione del salotto: l’Amperodattilo vuole ridipingere cornici, lampade e forse anche mobili di bianco o di azzurro; U Babbu non sembra convinto. L’Orso si sveglia, effettua la sua routine mattutina sul periodo medio-lungo, quindi ci si può infine dedicare al ricco spacchettamento natalizio, questa volta live e non via Skype come l’anno scorso. La catasta di pacchetti è talmente grossa che è un evidente recupero del perduto Natale 2020.

Dal mucchio selvaggio sotto l’albero escono maglioni, pigiami, guanti da sci, uno scanner per diapositive, joypad, giochi PS4 mutilati perché Amazogn ci odia, tute da speleo ma soprattutto un gigantesco vaso da piante indirizzato a U Babbu. Koris, individuo serio e compito, si infila nell’enorme sacco verde che impacchettava il vaso. “Ma quando diventa adulta questa?” si lagna l’Amperodattilo invano. Il regalo di Iset si rivela essere composto da due bottigliette alcoliche, una blu e una rossa, con le etichette “mana” e “vita” perché più di vent’anni di nerditudine vanno festeggiati in maniera degna.

Koris: “quindi adesso che non sono più ricattabile posso dirvi cosa mi ha regalato ‘thieu per Natale e compleanno!”
Amperodattilo: “No”
Segue mezz’ora in cui l’Amperodattilo cerca di convincere Koris, offesa, a confessare. Nel mentre U Babbu deve andare a cercare vini e mandarini. “Ma con uno champagne del 2007 ci avveleniamo?” è il dilemma che lo assilla. L’Amperordattilo e Orso elucubrano sui servizi di piatti.

Orso viene arruolato per decorare l’insalata russa, visto che è l’arbiter elegantiarum di casa. Pontifica dicendo che i gamberi andrebbero mangiati crudi, con grande sconforto di Koris e dell’Amperodattilo. “Ma noi li facciamo cuocere, che ci frega” sentenzia l’Amper. Orso insiste che la famiglia ha bisogno di un cane, Koris minaccia di non farsi mai più viva, quindi propone come potenziali animali domestici un ratto o una pogona. Via sms, ‘thieu si lamenta dei cani di sua sorella.

Mentre prepara teglie di gamberi e peperoni ripieni di bestie del Devoniano, l’Amperodattilo si lancia in commenti degni della Contessa Madre di Downton Abbey (sua guida spirituale) su come allestire le tavole natalizie. Koris lancia sguardi languidi all’insalata russa fatta coi santi crismi (cit. Amperodattilo) che tanto le è mancata l’anno scorso, segno dell’opulenza anni ’80. U Babbu ribadisce il suo astio per il tonno al naturale, aberrazione che non dovrebbe esistere, come anche il salmone al naturale. Arrivano gli affettati. “Ho preso pancetta, lardo, coppa, culatello, mortadella, prosciutto crudo toscano, salame milano, lo strolghino, poi c’è la mocetta da affettare. Dici che basta come affettato di antipasto? Dovevo prendere anche il vitello tonnato?” chiede l’Amperodattilo, organizzando l’orgia di trigliceridi. “Vabbè, per il nostro parco pranzo…” aggiunge, sapendo di mentire.

Si comincia a mangiare. U Babbu tesse le lodi del bagnetto piemontese, come ogni anno. Koris si suicida di affettati e insalata russa perché quando le ricapita? Dopodiché arrivano i ravioli, ragione che spinto Koris all’impresa del passaggio della frontiera. A posteriori possiamo dirlo: ne valeva la pena.

Arrivano quindi i gamberi, secondo leggero per cercare di far sopravvivere il quartetto fino alla fine del pranzo. Va in scena il seguente scambio:
Amperodattilo: “Aspetta che ti do due gamberi di più che se no sono tutte teste”
Koris: “Minchia, sembra il Terrore del 1793!”
U Babbu: “Era il piatto preferito di Robespierre!”
Amperodattilo: “Non trovo le code, ci sono le teste che vanno per conto loro…”
U Babbu: “Ecco, quelli che vanno per conto loro sono sempre decapitati per primi”
Koris: “Ma perché dici ‘ste stronzate?”
U Babbu: “Inizi tu, io ti vado dietro”
Orso racconta aneddoti raccapriccianti sugli astici, sostenendo che hanno un gusto di formaggio. Si discute sulla superiorità del filetto al Roquefort sul branzino.

Si giunge infine al dolce. U Babbu apre uno champagne del 2007 di cui Orso segnala un retrogusto vintage. Il plantigrade ci rende edotti che il vero panettone andrebbe mangiato tiepido, almeno secondo la scuola bergamasca. “Non vi ho portato il panettone artigianale perché tanto non lo sappiamo distinguere da uno industriale” si giustifica. L’Amperodattilo continua a ripetere di avere uno arrosto in repertorio pronto a presentarsi in un qualunque momento, anche a metà pomeriggio.

L’Amperodattilo si mette a giocare col suo nuovo scanner per diapositive e negativi, riesumando eventi lontani. Orso le guarda e considera “beh, però a vederle a non è che i tempi sembrino tanto cambiati”. U Babbu si indispettisce: “beh, non è nemmeno che fossero i tempi delle Guerre Puniche; erano gli anni ’70, mica dovevano andare vestiti come Pericle”. L’Amperodattilo decide di salvarsi tutte le foto con le pose fighe per metterle su Instagram con quasi quarant’anni di ritardo. Koris capisce che nella scelta del suo pool genetico, pur avendo una vasta scelta estetica, ha puntato tutto sulla simpatia.

La giornata termina sempre con l’Amperodattilo che decide di svuotare gli scaffali degli aggeggi informatici desueti. Orso è latitante, secondo la migliore tradizione che non si scalfisce nemmeno di fronte al coviddi. Koris magari si attacca a un videogioco per evadere a suo modo.

Selfie natalizi che puntano tutto sulla simpatia

Desideri di bambina

Per qualche ragione del tutto inconscia, innata e difficilmente spiegabile, Koris adora la neve e la montagna, pur essendo nata sulle sponde del mare. E non la adora nel senso “baita, tazza di tè davanti al camino mentre fuori nevica”, no, è più del genere “pigliamo qualunque mezzo di locomozione sia lecito per due piedi e andiamo in vetta”. Koris ha avuto un subitaneo amore con lo sci di discesa, che è stato ucciso a mazza dal SonnoDellaRagione (che strano) e dalla convinzione adulta che lo sci di discesa non è la migliore attività per vivere la montagna col dovuto rispetto. Un piccolo desiderio di baby-Koris era festeggiare il compleanno sulla neve e se possibile sugli sci, ma non era mai stato possibile.

Una settimana, nell’entroterra provenzale ai piedi delle Alpi (dove Koris lavora da quasi cinque anni, da una lochèscion all’altra) ha nevicato. Koris ha iniziato a fare calcoli cabalisitici perché se nevica a 200 metri di altitudine nevica pure più in alto, giusto? Noi di Voyager pensiamo di sì. Si era abbastanza certi che la neve si sarebbe sciolta sotto il sole del week-end, ma lunedì Koris ha scoperto che la maggior parte aveva resistito nelle zone d’ombra. È quindi iniziato uno stalking ferocissimo del sito di Col Bayard e della macchia di neve fuori dalla finestra dell’ufficio, col terrore che l’uno o l’altra indicassero la fine di tutte le Koris-speranze. Koris aveva annunciato il piano a ‘thieu a mezza voce, perché il Grande Cetriolo Cosmico del Riscaldamento Climatico ci sente benissimo e non ci mette niente a far venire trenta gradi a metà dicembre.

Venerdì Koris era tutta felice perché dalla webcam sembrava che a Col Bayard ci fosse ancora un sacco di neve, l’unica cosa strana erano i due sciatori, sempre gli stessi, che passavano davanti alla telecamera. Dubbio ferocissimo, verifica: la webcam indicava la situazione al 25/12/2020. Terrore, furia, raccapriccio. Il sito della stazione di sci di fondo continuava a dire “tutte le piste aperte”, ma metti che lo fanno per marketing e ti fanno sciare sulla moquette dismessa dal salotto della catanonna? Bisognava essere sicuri. Le webcam delle stazioni vicine mostravano che c’era effettivamente della neve, tuttavia non era proprio lo stesso posto, magari per questioni di esposizione, sfiga, radioattività naturale a Col Bayard si era già sciolto tutto.

“Vabbè, andiamo e vediamo” ha riassunto ‘thieu che è una persona misurata e pertanto non sa che una tale frase non poteva che alimentare la Koris-paranoia. Il piano di backup sarebbe stato prendere i ramponcini (“dove sono?” “davanti al tuo naso, maskio”) e la guida dei trekking nell’arrière pays de Gap e accontentarsi di fare una passeggiata. Del resto la legge di Murphy parla chiaro, se hai un piano di backup può anche darsi che il piano originale funzioni; oppure possono verificarsi catastrofi assortite, ma a quel punto la presenza del piano di backup diventa trascurabile.

Sabato, ovvero oggi Koris-compleanno, sveglia alle sette, preparazione dei panini al volo, colazione, recupero sci, in macchina e si parte. La guida dei trekking nell’arrière pays de Gap è ovviamente rimasta a casa, cosa di cui ci si è accorti troppo tardi per tornare indietro. Koris è andata nel pallone: prima ha iniziato ad autoconvincersi che se c’era neve verso Sisteron, ci doveva essere anche a Col Bayard, vero? VERO?! Poi ha iniziato a chiederlo a ‘thieu con un ritmo preoccupante, del resto doveva espiare la colpa di aver dimenticato la guida. Quindi si è messa ad emulare Zerocalcare e a ripetersi in loop “e vabbè, è andata così”, perché di neve forse non ce n’era abbastanza e di sicuro il Grande Cetriolo Cosmico l’aveva sentita.

E invece no. A Col Bayard c’era tanta neve quanto bastava per tenere aperte tutte le piste e ridicolizzarsi a dovere perché l’ultima volta che Koris ha messo gli sci era il normalissimo 2019, e se il fondo ti perdona la tecnica ti ammazza con la tua resistenza degna di una medusa spiaggiata. Un po’ arrancando, un po’ scivolando, un po’ notando che forse se metti i piedi in un certo modo si pattina meglio, Koris si è fatta quindici chilometri, il massimo che la sua tempra le permettesse. Che poi a trentatroppi anni ci si dovrebbe dare una regolata, ma Koris continua a portare una taglia 14 anni e ignora la sua età.

Ora le Koris-zampe vorrebbero chiedere la secessione all’urlo di “machicazzotelhafattofare”, però il resto del Koris-organismo è molto soddisfatto. Certo, forse la bambina di trent’anni fa non si immaginava proprio questa configurazione, ma va bene lo stesso. Un piccolo desiderio che si avvera dopo tre decenni, che era una cosa non fondamentale, ma che ha fatto un piacere immenso.

Selfie on the rocks all’ombra

Stati di emergenza

Meno pochi a Natale, meno ancora meno al Koris-compleanno, più un sacco di stress. A pacchi formato famiglia. Già, famiglia. Iniziamo con la lamentela uno.

Koris era abbastanza serena per il ritorno italico natalizio. Ha una terza dose, i Maiores pure, poteva farsi venire a prendere a Nizza spendendo la folle cifra di nove euri di Flixbus. Tuttavia le cose semplici non sono per noi, quindi l’Italia ha deciso che la terza dose anche sticazzi, fatevi un tampone se venite dall’estero. Per limitare lo spargersi di fastidiose lettere greche, dicono, anche se ormai le lettere greche sono un po’ ovunque e qui più che una pandemia pare una versione di Demostene. Cosa che a ben pensarci necessita uno stato di emergenza permanente, ma stiamo divagando. La necessità di tamponarsi rendere alquanto difficile per i Maiores saltare da una parte all’altra della frontiera e raccattare merce marsigliese di contrabbando, quindi l’opzione uno è diventata infattibile. Il Flixbus notturno arrivava troppo tardi per gli Ampero-gusti, urgeva trovare un’alternativa. L’opzione treno fino a Ventimiglia con agevole cambio a Nizza per la bagatella di quattro ore di trasporti sembrava l’unica possibilità rimasta. Poi i treni francesi decisero che era bello millantare lo sciopero a oltranza e allora tornava in auge l’ipotesi “preghiamo che la Yaris regga il tragitto”, non proprio la più auspicabile.

Situazione attuale: lo sciopero dei treni forse è revocato, Koris ha una prenotazione per un tampone mercoledì sera e un biglietto per il Flixbus notturno (che a un certo punto sembrava sparito pure quello) perché hai visto mai. Nel mentre il governo da questa parte delle Alpi forse domani annuncia nuove misure, ma Koris ha deciso che ogni giorno ha la sua pena e per questa settimana anche basta così.

Pare che Koris abbia ancora un lavoro, o meglio, che Capo Giuseppi non si sia incazzato come una biscia per lo studio che non procede come dovrebbe. Forse se ne frega, forse lo studio non è così importante, forse al solito è Koris che prende tutto male. Ai posteri l’ardua sentenza ma anche no, basta che la situazione si protragga fino al primo marzo. Nel mentre Koris lancia simulazioni, anche se preferirebbe lanciarle dalla finestra e fare tutt’altro. Forse dovrà ritagliarsi tempo durante le vacanze di Natale per fare anche quello.

Siccome il Koris-compleanno (il troppesimo) è alle porte, Koris avrebbe un sordido piano. Tuttavia ultimamente ogni volta che sono stati annunciati grandi piani è sempre arrivato qualcosa a distruggerli. Pertanto seguitiamo in questo stato di emergenza anche della iattura, e cerchiamo di uscirne il meno peggio possibile.

Cosa tutt’altro che semplice in questo momento

Terza dose e oltre

Koris è di un umore fetido e potrebbe essere un nuovo effetto collaterale (nonché l’unico) della terzo dose di vaccino, altro giro, altro regalo. Che poi le è anche venuto il dubbio che si stesse vaccinando abusivamente, perché il foglio diceva “dose ad almeno sei mesi di distanza”, tutto il resto del mondo diceva “cinque mesi”, quindi anche impostore nel vaccinarsi. Ma ormai è fatta, una settimana e ci sarà un green pass rubato in più in giro, colpa dei Marsigliesi che non controllano nulla, green pass compreso. Per inciso, c’è una chiara decadenza dei locali in cui vengono allestiti i centri vaccinali: la prima dose era al blasonato stadio Velodrome, la seconda al più modesto Palais de Sport, la terza in un centro congressi qualunque. Per la quarta si piazzerà uno spacciatore dall’aria losca nei cessi della stazione, a questo punto.

L’umore fetido di Koris potrebbe essere svincolato dal vaccino, ma non è una teoria abbastanza alla moda. Diciamo che le cause rientrano nel grande calderone dei “vari&eventuali” ed essendo argomenti sensibili magari il lettore di passaggio non ha voglia di vederseli sbattere in faccia. Fatto sta che Koris un po’ si odia perché non ha la motivazione di fare nulla e non si fa granché. Poi ha l’impressione che non le piaccia più nulla e di essere diventata una smorfiosa. Queste considerazioni spaziano dal primo episodio della saga di “Wheel of Time” fino al libro che Koris sta leggendo in bus. Magari è un periodo, o magari è la vecchiaia.

Al lavoro il nuovo passatempo trendy è acchiappare il coviddi. Si creano cluster e megacluster per le ragioni più svariate: feste serali, riunioni, pause caffè. “Ormai solo gli asociali non sono stati a contatto con positivi” ha dichiarato Capo Giuseppi a Koris, notoria asociale e pertanto al momento al riparo da contaminazioni di sorta. Oh, essere asociale del resto deve avere qualche vantaggio, oppure è solo una rottura di palle di umani normodotati che ti fanno presente “come sei asociale!”? Parlando di socialità, qualcuno pensava con orrore che visto lo propagarsi della quarta-quinta-ennesima ondata il temibile smartworking sarebbe tornato a reclamare vendetta, assieme alle teste di sindaci milanesi e di ministri riemersi dai governi Berluskaiser; invece no! A grande sorpresa le nuove direttive prevedono: mangiare in mensa in tempi record, evitare le pause caffè, proibire qualsiasi momento di convivialità o ragione di assembramento non strettamente lavorativa. Che poi ci sarebbe da chiedersi “ma se ci hanno detto di limitare lo smartworking per rafforzare il legame sociale e poi dobbiamo stare chiusi in ufficio che senso ha?”, ma suvvia, evitiamo le domande scomode.

Koris pensava di essere a buon punto con i regali di Natale, ma un fornitore truffaldino l’ha lasciata col culo per terra. Koris odia un po’ tutto, perché si era mossa a inizio novembre e invece adesso deve muoversi fra l’urgenza di un’alternativa e il nuovo universo delle dispute via PayPal. Deve anche riempire un carrello di videigiochi anni ’90 a due euri, che tanto verrà pagato dall’Orso, quindi tanto vale trovare il peggio del peggio. Peccato si sia già comprata da sola la versione XXI secolo-compatibile di Theme Park, sarebbe stato bellissimo. In compenso Koris si è auto-regalata “Le cronache di Heike” perché un libro di Eiji Yoshikawa non si disdice mai, soprattutto se è fuori catalogo e lo trovi a nove euri venduto da uno che sta svuotando la cantina.

La cucina pare non finire mai e se sono comparsi gli elettrodomestici, ci sono da aggiustare millemila dettagli che possono sembrare insignificanti ma invece no. ‘thieu ha dato l’ultimato per venerdì prossimo, dopodiché procederà a non meglio identificate maniere forti. Koris ne ha le palle pienissime e vorrebbe solo scomparire in una nuvoletta di polvere, l’unica cosa che non manca in questo periodo.

Per il resto bah. Koris porterà il suo umore putrido ad ammazzare mostrilli nelle Trincee Morte di Dragon Age, forse è il luogo in cui fa meno danni.

A differenza della maggior parte del genere umano

Salvare il lavoro e salvare il raviolo

A quanto pare Koris ha ancora un lavoro. O almeno, ha ancora un lavoro per i prossimi tre mesi, poi c’è l’orizzonte degli eventi che confina col buco nero di fine periodo di prova, dove tutto si deforma e può bellissimo o bruttissimo. Di certo è incognito e impossibile da sondare. Per farla breve, il colloquio con Capo Giuseppi è andato molto meglio del previsto e, se Koris ha paura che Capo Giuseppi la caccia, Capo Giuseppi ha paura che Koris se ne vada. A parte il gradevole ma sgradevole “credevo che durante il colloqui di assunzione ti fossi descritta più brava di quanto sei, invece mi sbagliavo” (maddai?). Koris ha deciso di usare la tecnica del “meglio essere temuti”, pertanto continuerà su questa strada fino all’orizzonte degli eventi, soprattutto per soffocare la sindrome dell’impostore che le siede accanto tutti i giorni.

Nel mentre la situazione non è migliorata, le risorse informatiche persistono a comportarsi secondo il canone “faccio il gran cazzo che voglio” e Koris ha assistito a uno scontro a fuoco con una capo-progetto mannara. A Koris non ha fatto nessuna impressione, dopo anni di vessazione di Replicante e MegaCapo di Neutroni Porcelloni, ma il resto del mondo ha tenuto a rassicurarla. Che teneri. Ora il problema di Koris è capire perché ci sono neutroni in fuga dalla sua pentola a pressione nucleare, nonostante abbia detto loro di starsene buoni lì. Misteri dei codici che seguono il canone di comportamento di cui sopra.

Nonostante tutti i trasporti cerchino di sabotarla in modi folkloristici, Koris ha deciso che a Natale tornerà a Merdopoli, costi quel che costi, anche a piedi se necessario. Era tuttavia un po’ inquieta per tutte le manovre da una parta e dall’altra della frontiera, a base di Green Pass, Super Green Pass, Giga Green Pass, Green Pass coi Sette Sigilli dell’Apocalisse. Era preoccupata in particolare per tutto il cazzeggiamento su “terza dose sì”, “terza dose no”, “terza dose a sei mesi”, “terza dose a cinque mesi”, “seconda dose ma solo con allineamento dei pianeti per evocare Cthulhu”. Il rischio di trovarsi con un Green Pass ad uso carta igienica da un giorno all’altro era più che plausibile, compreso il ritrovarsi alla frontiera col gendarme Maximilien Minute (questa la capiscono solo i Maiores, ma vabbè) che ti rispedisce al mittente. Per altro con troppissimi casi di coviddi in crescita c’è sempre il terrore di misure intempestive.

Poi venne un angelo. O piuttosto, poi dal lato della Alpi senza bidè apparve Olly ministro della salute che disse “sia fatta la terza dose agli umani di buona volontà e Pfizer nell’alto dei cieli”. E ci fu ancora una volta la ressa per prenotare come a un concerto dei Pink Floyd, segno che si parla un sacco degli antivaxxer come se fossero una legione (e sono comunque troppi), ma esistono anche tanti che seguono le direttive senza fare notizia.

Dal canto suo, Koris si è messa una mano sul cuore e ha prenotato una terza dose per il tre dicembre, mossa dalla più nobile della ragioni: salvare il raviolo. Per chi non si ricordasse, l’anno scorso l’Amperodattilo aveva impastato un quantità industriale di ravioli, in ogni foggia e salsa, divorati per il Natale in edizione ridottissima. Koris ha visto tanta opulenza solo via wazzapp e possiamo dire che no, lo smart-raviolo non vale l’esperienza dal vivo ma per nulla proprio per nulla. Quindi quest’anno il raviolo deve essere portato in salvo, al riparo dal coviddi e dalle chiusure letteralmente guasta feste. Se Koris deve farsi punzecchiare come un puntaspilli e presentarsi in Italia col Super Green Pass Delux Limited Edition rilegato in pelle umana. Questo ed altro per il raviolo.

Soprattutto senza i ravioli

Fuffa da cantiere e non solo

Koris è ancora viva, qualora qualcuno se lo stesse chiedendo. Certo, dopo lo pseudo-film d’autore pseudo-speleo di ieri sera lo è un po’ meno (“The Cave of Forgotten Dreams“, se volete saperlo), ma che Koris sia poco sensibile a certi film d’autore è cosa nota, quindi la prossima volta sarà lasciata a casa a guardare cose trash al suo livello come “Megapython vs Gatoroid“. Sarà che ieri sera era digiuna, sarà che il venerdì sera Koris è instabile alla pari di un nucleo con troppi neutroni, per sopravvivere alla proiezione a un certo punto si è immaginata i commenti di Renè Ferretti. E quando le hanno chiesto “allora, ti è piaciuto?” si è rischiata una scena fantozziana da corazzata Kotiomkin. Vabbè, Koris grezza ma lo sappiamo.

Il cantiere avanza nonostante gli operai si siano ammutinati per due giorni per ragioni non meglio precisate. La tappezzeria è stata nuclearizzata, i tubi in eccesso estirpati, le piastrelle psichedeliche polverizzate. Sta pian piano sputando il pavimento nuovo, che ha la pecca di non indurre trip da sostanze psicotrope. ‘thieu ha trionfalmente annunciato di aver buttato via il neon dell’obitorio, che non ci mancherà per nulla, ma proprio per nulla, nemmeno per sbaglio. In compenso ora la casa è ostaggio degli elettrodomestici nuovi, posti in luoghi impensabili in attesa di una sistemazione, ritardata dall’ammutinamento operaio. Koris si è ripromessa che i prossimi lavori in casa li farà solo in The Sims.

Al lavoro Koris oscilla sempre fra delirio di onnipotenza e certezza che il 23 il Capo Giuseppi le darà il ben servito. Le risorse informatiche fanno il gran cazzo che vogliono, si teme l’aggiornamento del server, il centro di calcolo finge di non conoscere Koris perché non ha mai ricevuto formulari di sorta. Potrebbe andare tutto bene o tutto male o tutto boh. Neutronland continua ad essere un pensiero nostalgico e idealizzato come un ex fidanzamento breve ma intenso.

Dalle notizie che trapelano, Natale è ancora una volta sotto l’incognita del coviddi e Koris potrebbe anche essere rotta gli zebedei. Che poi è come incazzarsi perché piove o perché TrenItalia fa sciopero: del tutto inutile. Però tutto questo navigare a vista e dare direttive “un tanto al ciocco” (è italiano questo modo di dire? è piemontese? è Amperodattilo? Chissà) inizia a pesare sul Koris-inconscio. Per di più Koris si è legata al dito i ravioli fatti a mano dall’Amperodattilo a natale scorso che ha visto solo via wazzapp, mentre assaporava una fetida insalata russa fatta con tonno al naturale e maionese fallita. Koris potrebbe non reggere un altro natale senza Ampero-cibo lontano dalla famiglia. E invece no, del diman non v’è certezza e nemmeno dell’oggi pomeriggio. Poi ci sarebbe tutto un discorso intricato fra Greenpass, Mega Greenpass, obbligo vaccinale e passaggi alle frontiere, ma Koris non è abbastanza ferrata in argomento per sviscerarlo. L’unica certezza è che i “dobbiamo salvare il Natale” e “festeggiamenti con sobriertà” hanno spannocchiato la minchia.

Insomma, fuffa generica, in attesa che arrivino le grandi decisioni dall’alto. Speriamo non puzzino troppo.

Koris-definizione operativa

Addio piastrelle

Tanto tempo fa… a dire il vero non così tanto, meno di due anni, ma visto che in questi ultimi (ormai) due anni è successo quello che nessuno pensava possibile e ha sconvolto circa tutto ad eccezione di alcune benemerite testediminchia, sembra un sacco di tempo. Dicevamo? Ah, sì, nell’inverno del 2020, durante gli ultimissimi giorni di vita normEle, ‘thieu si era deciso a fare il grande passo casalingo, ovverosia cambiare la maledetta cucina. Era qualcosa che si doveva fare da tempo ma sempre rimandata sine die per mancanza di voglia, complicazioni logistiche, vite che cascano a pezzi. E quando l’esistenza sembra creparsi non si sente il bisogno di trasformare la cucina, per quanto orrenda sia, in un cumulo di macerie. Però in quella fine febbraio 2020 pareva venuto il momento buono per trasformare il rudere di dubbio gusto in qualcosa di funzionare datato terzo millennio.

E poi? Che ve lo si dice a fare, successe di tutto. L’architetto si ritrovò con un sacco di tempo libero per progettare la nuova cucina, nessun cantiere poteva essere messo in agenda, il mondo se ne stava in attesa dell’apocalisse, per cui avere degli orribili pensili rosa sembrava l’ultimo dei problemi. Si sarebbe visto in estate, nel mentre Koris e ‘thieu portarono la devastazione in salotto. Venne l’estate che il mondo esisteva ancora e gli orribili pensili con esso, ma artigiani, muratori e idraulici avevano una coda di arretrato che non si poteva inserire una nuova cucina in fieri. Tutto rimandato alla rentrée 2020, ovvero a settembre e dopo… e vabbè, si scoprì che il mondo poteva ancora finire, i pensili rosa erano di nuovo un problema minore, ma stavolta con scazzo. Seguirono alterne vicende in cui “rimandiamo tutto all’estate” pareva un’ottima idea, d’estate l’architette finì per “farsi mangiare il belino dai gatti” (termine tecnico dell’Amperodattilo di chi perde le buone occasioni per qualcosa). La cucina orrenda pareva destinata a restare, in saecula saeculorum, sicut erat in principio et nunc et semper, ramen.

Invece no: proprio quando Koris aveva ormai perso le speranze e pensava che si potesse cambiare la cucina solo replicando la casa in The Sims, ecco l’avvento dell’architetto con tutto pronto. Domani iniziano i lavori. Il che ha significato passare un piovosissimo ponte dei Santi&Mortacci a sgombrare la cucina, a smurare la lavastoviglie e il forno, ad approntare una cucina da campo in uno sgabuzzino, a nascondere pentole e padelle ovunque l’umana decenza lo permettesse, a piazzare il frigo nell’ingresso. “Poteva andare peggio, poteva non piovere” ha commentato ‘thieu. Questa è l’ultima sera in cui cucina e sala da pranzo saranno come le conosciamo, prima di essere sconvolte per sempre. E Koris, come Lucia Mondella, sente di dover dedicare un addio.

Addio piastrelle del pavimento metà graniglia e metà verde acqua, partorite dalla mente di un designer anni ’70 sotto acidi. Non s’è mai capito se foste davvero pulite o meno, ma talvolta le macchie di sugo miglioravano l’estetica. Quanto orrore cosmico scoperto mentre Koris vi fissava, chiedendosi chi minchia ha pensato che un simile accostamento fosse di buon gusto.

Addio pensili rosa, alti fino al soffitto e del tutto inadeguati, cime irraggiungibili e pertanto inutilizzate. Addio sottospecie di pensile basso della larghezza di dieci centimetri, adatto solo alle bottiglie d’olio e alle scatolette di tonno impilate; di te ricorderemo la chiusura impossibile, visto che ti aprivi a tradimento nel mezzo della notte. Addio unica colonna ad altezza umana, pertanto stipata di cibo che veniva fagocitato dall’oblio e dalle tarme alimentari. Sarete stati anche di vero legno, ma optiamo per compensato&praticità.

Addio contro-soffitto con le mattonelle da ufficio, altro mistero del design. “Serve a nascondere i tubi” disse ‘thieu. Koris ha sempre pensato di preferire i tubi a quell’obbrobrio, già è brutto da vedersi negli uffici, in una cucina è un insulto all’estetica in generale.

Addio tappezzeria a fiori rosa. E chi, sano di mente, metterebbe la tappezzeria in cucina, CHI? Non lo sapremo mai. Si è però scoperto che sotto la tappezzeria a fiori rosa si celava un altro strato, questo a pallini grigi, gialli e verdi. Come a voler dire che un orrore più recente cercava di risparmiarci un orrore del passato ancora peggiore. Tappezzeria, cederai il posto a uno sterminato e banalissimo muro bianco.

Addio cappa inesistente, che in verità eri un buco nel muro nascosto da una sorta di camino. Non hai mai aspirato nulla, nemmeno per sbaglio, costringendo a spalancare le finestre in qualunque stagione al minimo soffritto, per evitare di profumare la casa di cipolla. Portiamo ancora in memoria il tuo momento glorioso, il giorno di lockdown in cui Koris si decise a pulirti davvero e non ne uscì indenne. Verrai sostituita con una cappa vera, di quelle che non solo sniffano i fumi tossici ma illuminano anche il piano di cottura; lei ancora non lo sa, ma riceverà il battesimo del fuoco con un’orgia di fritto.

Addio neon che fingevi di illuminare la cucina, unica luce posta a tre metri e di dubbia utilità. I suoi raggi verdognoli gli avevano valso il soprannome di “neon dell’obitorio”, capace di far sembrare avariata qualsiasi pietanza appena preparata. Sarai rimpiazzato con letteralmente qualunque altra cosa, perché qui si vorrebbe iniziare a cucinare e smettere di fare delle autopsie.

E domani si inizia con la grande distruzione, nella speranza una bella fenice risorga da quelle ceneri di bruttezza. Non dovrebbe essere difficile, visti i presupposti.

Se guardi a lungo nella piastrella, allora la piastrella guarderà dentro di te (feat. la luce del neon dell’obitorio)
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