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Oltre i confini della realtà

A dire la verità fino in fondo, Koris non avrebbe voluto scrivere questo post, ma le cosa diventano talmente assurde che a un certo punto o scrivi o ti fai ricoverare alla neurodeliri perché ti convinci di essere Pompeo Magno. Oppure fai una strage, che è sempre un’opzione interessante.
C’è un modo di dire in francese che recita così: “tu veux le beurre, l’argent du beurre et le cul de la crémière”. Che equivale un po’ a volere la botte piena e la moglie ubriaca, più una prestazione sessuale da parte della viticoltrice. I capi di Koris, oltre a ciò menzionato poc’anzi, vogliono anche chiamarla puttana mentre la frustano.

cremiere

La crémière, ovvero zozzolattaia dell’immaginario erotico francese.

Lunedì, come forse qualcuno ricorderà, Koris aveva risposto a una mail dicendo che se è al 100% su un affare (i.e. Neutroni Porcelloni), non può intervenire altrove, di chidere al Commerciale Cretino Certificato se non è vero.
E cosa ha detto il CCC? “Ma no, se pò fa’!”
Koris ha quindi ricevuto ieri sera un’altra mail che diceva più o meno così:
“Il CCC è d’accordo che tu faccia questo conto di radioprotezione di cui non hai mai sentito parlare prima in mezza giornata, così possiamo fatturare al cliente. Ah, hai una settimana per farlo, quindi muoviti”
Koris è caduta preda dell’Epicus Furor ed era molto tentata di rispondere “Ecco qui le mie dimissioni, vado a spalare cacca di marmotta in Valtellina”. Poi si è data una calmata e si è detta che era meglio procedere per vie legali, per cavilli contrattuali. Se tutto il codice dovessi volgere, se tutto l’indice dovessi leggere, con un equivoco, con un sinonimo qualche garbuglio si troverà.
Non c’è voluto molto per trovare una clausula di esclusività sul contratto che in pratica dice “Koris, ci siamo noleggiati il tuo cervello per un anno, non puoi andare a darlo via in giro”. E a Koris andava benissimo così. Con l’aiuto di ‘thieu, è stata vergata la seguente risposta, un po’ più articolata dello “sticazzi” iniziale che Koris voleva mandare.
“Punto primo: a causa della clausula di esclusività io non faccio niente se non ho l’approvazione del Cancelliere Palpatine e del Senato Galattico Capogruppo. Seconda cosa: non ho più un pc perché voi avete deciso che non era così strettamente necessario lasciarmelo e se mi beccano a usare i pc di qui per una cosa che non riguarda i Neutroni Porcelloni, finiamo tutti in penale diretta”
La mail aveva una sua logica abbastanza ferrea, Koris si è detta che non potevano che stare contenti al quia.
STI.
GRANDISSIMI.
CAZZI.
Dopo una notte semi-insonne, una lista di cose da fare lunga una vita e una riunione mattutina che la ha messa decisamente al tappeto, Koris ha ricevuto in ufficio la visita del Capogruppo. In versione inquivocabilmente Darth Sidious.
“Mi ha chiamato il tuo CCC”
“E gli hai detto che io caricherò il documento per la consegna quando mi farà comodo…?”
“Non è per questo”
Ahia. Mo’ sì che sono cazzi amari.
“Mi ha chiesto se posso liberarti mezza giornata. Mi ha fatto tutta una scena pietosa secondo cui se non fai questa prestazione per loro sono rovinati”
Sarà che l’odio conduce al Lato Oscuro, ma Koris a questo punto sente un gran bisogno di ucciderli tutti tuttissimi.
“Quindi gli ho detto che in via del tutto straordinaria posso concedeterti una mezza giornata, ma che la cosa non deve ripetersi. Se ti abbiamo voluta qui è perché devi stare qui e lo farò presente venerdì al CCC quando viene”
“Potevi dirgli di no”
“Vero, ma mi sono detto che non volevo peggiorare i rapporti e che la cosa avesse conseguenze su di te”

palpatine

“Avrò i miei rivelatori fissili nel 2020 e tu mi aiuterai, giovane Skywalker”

Uscito Darth Sidious, Koris si è data alla cupa disperazione chiamando ‘thieu di supporto morale, che se non ci fosse ‘thieu il mondo sarebbe orribilmente complicato e come cazzo si facesse prima di ‘thieu proprio non si sa.
A quel punto chiama il CCC, garrulo. E quando il CCC è garrulo significa che sono uccelli senza zucchero, volatili dietetici, fringuelli per diabetici. Insomma, ancora cazzi amari.
“Hai visto che tutto si è risolto per il meglio e sono riuscito a liberarti una mezza giornata?”
“Invece non hai risolto una fava, perché in mezza giornata io non posso fare proprio nessuno conto, per altro su una cosa a me totalmente sconosciuta e di cui non ho sentito prima”
“Beh, ma questi sono dettagli tecnici, io gestisco solo i contatti”
“Il fatto che io non abbia più un computer su cui installare i codici per te è un dettaglio irrilevante?”
“Non è un mio problema”
“PRONTO??? Hai capito quello che ho detto?! Come cazzo faccio a far girare un codice senza un computer?”
“Ah, ma io non mi intendo di queste cose tecniche. Chiama l’incaricato tecnico che ti ha chiesto le tue referenze”
“Tanto qui non ho niente da fare che posso passare la giornata la telefono, eh?”
Koris vorrebbe ordinare un’armata di cloni con cui massacrare interi sistemi solari. Solo che Amazon non prende in considerazione gli ordini dal sistema Kamino, troppe spese di spedizione. E i Kaminoani non hanno nemmeno e-Bay store.
Non resta che chiamare l’incaricato tecnico e fargli presente del piccolo dettaglio. Manco a dirlo, è garrulo pure lui.
“Allora, ti sei messa a fare i conti che la consegna è urgente?”
“I conti dei santi che sto tirando giù dal calendario, sì. E poi chi cazzo la ha fatta la stima della mezza giornata di lavoro, totalmente inverosimile?”
“Mah, abbiamo pensato a spanne, una con la tua esperienza, più o meno…”
“Avete pensato male. E poi a che codice avreste pensato, per tale stima?”
“MesCouillesRad o MicroSticazziShield”
“COSA?”
“Come cosa?”
“Io non ho mai toccato né l’uno né l’altro”
“Non sono nelle tue referenze?”
E qui Koris si immagina un bel “LOL didnt read”. Del resto le referenze che ha mandato facevano ben 5 righe, mica si può pretendere che siano arrivati a leggerle fino alla fine. Hanno fatto inferenza bayesiana, se sapessero cos’è.
“E non puoi, come dire, imparare ad usarli un po’?”
“In mezza giornata?! Più il calcolo da fare?”
“O magari la sera…”
“Fuori di discussione. E anche se volessi, non ho nessuno dei due codici. E non si ottengono in mezza giornata. E costano”
“E non puoi… come dire… recuperarli in altro modo”
“Se devo scaricare qualcosa illegalmente, preferisco del porno con allosauri che sodomizzano commerciali cretini”
Koris sperava che con questa ennesima cazzata la storia fosse finita qui. Era già da blog così, siamo a posto, possiamo tornare ad esplorare il Lato Oscuro della fusione nucleare.

palpatine2

“Fila a fare le simulazioni dei runaway electrons, mio giovane apprendista!”

E invece no.
Perché quando si tratta di rompimenti di coglioni e ne ha già tre etti abbondanti, il Cetriolo Cosmico ti guarda con l’aria del salumiere mariuolo e chiede “è mezzo chilo, signò, che faccio, lascio?”. E vuoi essere scortese col Cetriolo Cosmico?
Chiama una TERZA persona. L’incaricato della missione a cui servirebbe i calcoli. Perché lo scaricabarile è un’arte e gli intermediari sono come le patate al forno, non sono mai abbastanza. Mentre questo sciorina tutta la lista delle cose da fare, Koris lo blocca.
“Prima cosa: non ho un computer su cui fare i calcoli, anche se venissi mezza giornata”
“Ma in azienda c’è sempre il fisso che usavate prima. Binomio dice che per mezza giornata può prestartelo”
“Sicuro che non ne abbia bisogno?”
“No, no, non lo usa praticamente mai, quindi per mezza giornata puoi usarlo tu”
Se c’è un essere umano di cui non si sente minimamente la mancanza, quello è proprio Binomio.
“Resta il problema che il codice che il tuo cliente richiede io non solo non lo so usare, ma non lo ho nemmeno”
“Ah, ma il codice non è un problema”
“In che senso, scusa?”
“Usane uno a caso”
Koris è già abbastanza disconnessa dalla realtà per aspettarsi le peggio cose, ma a questo punto l’assurdo è a un punto tale che persino lo Stregatto potrebbe richiamare alla serietà.

stregatto

“La Luna sorge all’Olimon… e con ‘sti coglion… invece pure!”
(Scusate, è stato troppo più forte di me)

“Cosa intendi per uno a caso?”
“Vedi, in realtà a noi dei calcoli in sé frega poco. Il cliente ce li aveva dati come dati in input, ma poi ha deciso di cambiare la geometria e quindi i calcoli non sono più validi. Ora, se riusciamo a rifarli bene, glieli fattureremo in più. Se non riusciamo a rifarli amen, sarà colpa sua. Comunque sarebbero due simulazioni”
“Due simulazioni in mezza giornata coi tempi di calcolo di mezzo? Non vi garantisco sul risultato”
“Ancora meglio! Allora vieni lunedì mattina e vediamo cosa fare”
Koris non sa più cosa pensare. A parte una riconversione professionale come spalatrice di cacca di marmotta in Valtellina.

Stalking e due di picche

Koris lo sapeva che dargli il suo numero sarebbe stato un grossolano errore, ma ne aveva bisogno. Quello che non si aspettava era che si trasformasse in un accollo simile al tizio che non batte chiodo da millenni e che cerca in ogni modo di invitarti a uscire solo perché una sera gli hai detto “ciao”.
Era in atto un idillio fra Koris e l’emissione di neutroni per fotoproduzione, quando il telefono si è fatto sentire.
“Ciao! Sono io!”
CVD. Ovvero Commerciale Veramente Deficiente. Koris ha temuto problemi con la macchina.
“No, no, ti chiamo per sapere come stai”
Si sta veramente trasformando in un accollo, fra un po’ chiederà persino di uscire. E Koris ci uscirà sì, ma con la katana Nimi. Koris risponde una qualcosa che assomiglia a una versione vagamente più gentile di “dimmi quello che vuoi e vai fuori dai coglioni”. “Posso venire a trovarti?”
Che si era detto? A come accollo?
“E per fare cosa, di grazia?”
“Sapere come va, fare il punto della situazione. Diciamo che vengo la settimana del 20?”
“Ma se il 20 passo io a recuperare la macchina, o meglio, l’Apecar che mi avete destinato!”
Sii furba, Koris, digli che lo richiami tu e archivialo alla S come Schifezza. O anche come Stupidabestia, va bene uguale.
“Allora facciamo la settimana dopo?”
Per qualche strana ragione, nel Koris-cervello comincia a risuonare la canzone “Due di picche”.
“La settimana dopo non posso, c’è il meeting del Port Integration, insomma, la technosupercazzola col neutrone che stuzzica, lo capisci?”
Forse non lo sai, ma questo è un due di picche!
“Ah, ma la settimana dopo non posso io…”
“Che peccato”
La nonna che sta male, il fratello da badare, ospiti a cena, ho un piede in cancrena, mi sono rotta un dito, il criceto ha
partorito…

“Facciamo più tardi a marzo?”
“Io te lo dico, eh, non ho idea se sarò libera o meno”
papà devo aiutare, la casa da imbiancare, non te lo posso dire, stavo per morire, mi hanno tamponata, ho la prostata infiammata, mi sanguina un dente, mi ha morso un serpente…
“Diciamo il 17 marzo?”
“Diciamo un po’ quello che vuoi, tanto comincio a dubitare che tu mi ascolti…”
È inutile sugli specchi arrampicarsi, se davvero le interessi riuscirà a liberarsi!
“Allora è segnato per il 17 marzo, mando l’invito outlook al tuo capogruppo. Vengo io, viene Binomio in qualità di responsabile della R&D, e magari altre due persone ancora…”
Eh, no, eh. C’è un limite a tutto. Tocca dire basta.
“Ferma un po’. Punto primo, il capogruppo è una persona occupata e detesta le invasioni a seimila, quindi evita di portarti la corte. Punto secondo, che cazzo c’entra Binomio in tutto questo? Perché se senza fare niente sarebbe diventato mio responsabile, io mi incazzo anche un po’”
Non solo ti accolli, ma pure ti allarghi? Non va mica bene.
“Ah, no, no, ma vengo io per vedere te. Solo che saremo in giro sul sito tutto il giorno, con Binomio. Capisci, se no dove me lo metto?”
Nell’intestino tenue, per esempio. Come posto dovrebbe piacergli.
“Allora a posto, il 17 marzo alle 10 ci vediamo tutti assieme. Ah, ma tu devi passare a recuperare la macchina”
“Non mi dire”
“Ah, non lo sapevi? Vuoi che fissiamo un appuntamento?”
Quanto sarcasmo sprecato.
“Guarda che lo abbiamo già fissato lunedì, genio”
“Davvero? E per quando?”
Non può essere vero. Deve essere un caso di trolling al di fuori dell’internet. Se no non si spiega come questo organismo
pluricellulare (o piuttosto pluri-iPhone) riesca a non dimenticarsi le sue stesse parti nel letto la mattina.
“Lunedì venti febbraio, alle otto”
“Ok, lunedì venti febbraio alle otto. Non dimenticartene, eh”
“Non sono io quella che dimentica”
Ora urge solo un meeting importantissimo e impossibile da spostare il 17 marzo. Per esempio, un meeting su come shackerare scintillatore liquido con un’oliva taggiasca e una spruzzata di vodka. La seconda priorità invece è piazzare questo individuo nella posizione di non nuocere più. O, ancora meglio, di smettere di farsi vivo.

P.S. di servizio: stiamo provando a fare post via mail, quindi qualora uscisse fuori una monnezza portate pazienza, provvederemo a rimetterlo in sesto.

[tag signore dammi pazienza, sempre ai confini della realtà, telefonate indesiderate, un giorno lo ammazzo, due di picche, non ce la posso fare, aiuto]

Koris si stava avviluppando il cervello su uno spettrometro a neutroni quando ha suonato il telefono poco smart.
“Ciao, sono il CCC, ovvero Commercale Chiaramente Cretino!”
La paleocorteccia propone “digli che ti sta disturbando, mandalo affanculo e metti il numero in blacklist”.
La mesocorteccia si intromette con “rispondi ‘hallo? Tokyo?’ e mandalo in confusione per riattaccare subito”.
La neocorteccia zittisce tutti dicendo “ricordati che ci deve la macchina”.
Koris decide di dare ascolto alla parte evoluta del suo cervello e non al piccolo tirannosauro scontroso che la abita.
“Ho la macchina!”
“Era anche l’ora. Quindi?”
“Quindi ti chiamo per fare assieme a te la prenotazione del parcheggio!”
Se Koris avesse delle gonadi esterne, sarebbe dovuta correre a recuperarle mentre rotolavano per tutti i corridoi del piano. In altre parole, le sono cadute le palle. Koris si chiede come faccia costui a vivere tutti i giorni in questo mondo pericolissimo. Sembrerebbe Yukko di Nichijou, da un certo punto di vista, se non fosse così smaccatamente deficiente.
“Allora, qui mi chiede… cosa mi chiede… ah, sì, le generalità.
Allora metto monsieur…”
“Veramente sarebbe madame”
Ma il CCC è troppo preso dal suo pressante problema informatico per preoccuparsi di fare Koris più gender fluid di quanto non sia.
Poi il dramma.
“Ma non è il parcheggio che mi hai detto tu!”
“Hai cliccato sul link che ti avevo mandato per mail?”
E non, che ne so, sulla prima pubblicità che passa o su una mail di spam dal titolo “park your p3n1s in rUssian hot ch1cks”.
“È il parcheggio di Saint Charles!”
“Embé?”
“Tu mi avevi scritto Saint Charles-Gambetta!”
Koris fa un respiro profondo, poi pensa agli uccellini, al tramonto sul mare, alla creazione del plutonio 239 nelle camere a fissione.
“Sono lo stesso parcheggio. Solo che ha l’entrata su Boulevard Gambetta e lo chiamiamo così”
“Ah, non mi era chiaro”
Maddai? C’è mai qualcosa che ti è chiaro, per caso? O vivi piuttosto in un mondo di oscurità con le tue erronee certezze?
Poi, la seconda crisi.
“Oddio, mi chiede l’IBAN! Perché mi chiede l’IBAN?”
“Mah, non so, per pagare, forse?”
“Uh, e quale sarebbe l’IBAN da dargli?”
“Non il mio”
“Vado a chiamare la Contabile che mi aiuti. Tu aspetta in linea”
Certo, tanto Koris mica ha da lavorare. Il CCC vive in quest’ottica mistica in cui chi fa ricerca in realtà passa il suo tempo a grattarsi gli attributi, non generanno businness e big money nell’immediato. Quindi possono anche aspettare in linea sine die.
Ora Koris non sa cosa sia successo veramente al di là del telefono. Ma la ricostruzione degli eventi sarebbe questa: la Contabile detta l’IBAN al CCC, che lo scrive su un foglietto, solo per accorgersi cinque minuti dopo di aver scritto in accadico (scrittura cuneiforme, n.d.K.) e richiamare la Contabile per farselo ridare. Non sarebbe nemmeno la cosa più surreale accaduta finora.
Passiamo sotto silenzio la dettatura del numero di telefono di Koris al CCC. Un 61 preso per un 75 e un “uh, ma quante cifre ha il tuo telefono?” (eh, sai, sono numeri arabi, quindi c’è sicuramente dietro un complotto dell’ISIS, Marine Le Pen sta indagando con tutto il Front National) dovrebbero bastare.
Finita la prenotazione impiegando sedici volte il tempo necessario, il CCC si stupisce.
“Ma non mi ha chiesto il libretto di immatricolazione! E io lo ho sotto gli occhi! Cosa me ne faccio?”
Lo sai che è il genere di domanda che non bisogna mai porre a Koris, vero?
Il CCC comunque è fierissimo di sé.
“Allora venerdì 17 la sera vieni a recuperare la macchina”
“Certo, da Cadarache. Senza bus. E senza la mia macchina perché poi cosa me ne faccio? Ci vengo a piedi?”
“Ah. Uhm…”
“No, no, non metterti a pensare. Vengo a prenderla il lunedì successivo alle otto”
“Ok, me lo segno”
“Che ti segni?”
“La consegna delle chiavi”
“Ma non puoi lasciarle a chiunque altro, io le prendo e sparisco?
Tanto non potrò restare più di cinque minuti…”
Il CCC non riesce proprio a leggere fra le righe il messaggio “non ho nessuna voglia di avere a che fare con te”. E invece no. Come entrare nella EnemyZone e non accorgersene (è come la FriendZone, ma al contrario, ed è altrettanto difficile uscirne).
“No, no, è segnato nella mia agenda! Ti mando un invito su Outlook! Uh, ma tu non hai Outlook, come facciamo?”
E all’improvviso i 140 km al giorno, il traffico, il superlavoro con tantissima roba da fare, il senso di inadeguatezza imboscato sembrano tutti un giusto prezzo da pagare per non dover vedere questo refuso dell’evoluzione per i prossimi 360 giormi.
Nota: la saga sembra finita, ma Koris non ha ancora visto la macchina. Sa solo che è omologata per due posti. E dubita fortemente che sia una cabriolet sportiva rosso fiammante.

Il preside sul limes

Notizie da Merdopoli:

Il preside del non-regio liceo dell’Amperodattilo è stato scelto per prendere la reggenza della presidenza del liceo della Talebragna inferiore. Esatto, la reggenza, come Richelieu. Il designato preside era già stato dirigente del liceo nella Talebragna inferiore e ne porta nel cuore indelebile e caro ricordo. A detta dell’Amperodattilo, perché i corridoi dell’edificio seicentesco sono stretti e quando passa il preside tutti si inchinano al suo incedere. Al contrario, i corridoi del non-regio liceo della costiera Merdopoli sono larghi e nemmeno il debordante ego del preside riesce a riempirli. Il suo passaggio resta inosservato e nemmeno gli studenti lo calcolano.
Il preside, da quando ha ricevuto la reggenza, passa gran parte del tempo in Talebragna inferiore. In pratica, fa l’imperatore sul limes, come Marco Aurelio, nel tentativo di contrastare le invasioni del popolo barbaro dei Monesigli. Resta sotto la tenda, a guardare la neve e a comporre esametri sciolti esclamando “Ecco! Ecco!”. Il rischio è che tutto finisca come alla battaglia di Adrianopoli, essendo i Monesigli in fondo in fondo abitanti della Talebragna Superiore. Quindi, obbligati a combattere, c’è chi riconosce amici e fratelli dall’altra parte in un crescendo di “Ma basta là!”, “Ma vörda sö!”, “Beica là!” e “Orca bëstia!”. Il preside rischia di finire fatto a pezzi dalle truppe all’urlo di “Masselû!”.
Nel mentre, al non-regio liceo di Merdopoli regna l’anarchia militare. L’assenza prolungata del preside-imperatore, disinteressato delle facende interne, si fa sentire. I pretoriani invocano il ritorno del preside, senza che nessuno sia in grado di prendere il suo posto. Gli studenti più turbolenti approfittano dell’assenza per darsi ai peggiori sgoverni, restando impuniti. Ci vorrebbe qualcuno che riporti la pax scientifica. L’Amperodattilo, unica figura che cerca di mantenere un ordine, passa per il liberto intellettuale che tutti detestano cordialmente. Qualora vi fosse un cambio al vertice, rischia la violenza delle folle.
U Babbu guarda con distacco gli avvenimenti. In fondo è stato a lungo un servitore di re Garga, sovrano del regno orientale del regio liceo.

Cazzata al burro generata al telefono ieri sera fra Koris, l’Amperodattilo e U Babbu.

Piani per la pensione

“Facciamo così, vengo io a Marseille. Tanto sono depresso, che cavolo faccio a Medopoli? Vengo a stare a casa tua, poi ogni tanto mi faccio un giro. Per i quartieri Nord, magari. Del resto, con la faccia da strafatto che ho (n.d.K. già a Boulogne gli offrirono del fumo), qualcuno mi propone una dose. Andrà a finire che divento capo del racket marsigliese. E comincio a mandare soldi a casa. Per riciclare il denaro sporco ci pensa l’Orso che è a Londra. L’Amperodattilo a casa rifà di nuovo il bagno e mette i cessi d’oro, più la cuccia di gatta Spin in marmo. Poi vendo la Mitsubishi e mi compro una BMW, totalmente nera, coi vetri oscurati e un autista energumeno. Io me ne sto sul sedile posteriore a fumare il sigaro. Appena faccio i soldi, vado dal tuo capo, gli faccio una proposta che non può rifiutare e rilevo l’azienda. Così tu al mattino arrivi e non capisci mai perché le segretarie ti accolgono tutti i giorni calorosamente dicendo ‘ci saluti tanto il suo babbo!’. E ovviamente tu continui a girare con la Ya(xa)ris quattordicenne di seconda mano perché non ti sei accorta di nulla. Cosa ne pensi?”
“Che dovevi fare lo sceneggiatore”
U Babbu, al telefono, due giorni fa.

Audit e pellegrinaggi

Mentre Koris si è autonominata Gran Maestro dell’Ordine Plutonico del Fagiolo Radioattivo (“L’Organizzazione degli Sticazzi Atomici chiede un referente aziendale per i codici di simulazione, posso farlo io. No, aspetta, che cazzo sto dicendo?”), la casa è pronta e le visite pastorali iniziano a fremere. Per prima, quella dei Maiores.
“Se volete venire a vedere la casa nuova, la cucina e le minchie di mare, sono disponibile il primo week-end di febbraio”
“Le cosa?”
“Le minchie di mare. Abito al mare, mica potevano essere minchie di montagna”
U Babbu ha promesso di scaricare a casa Koris un tir di mezze penne e pan di stelle, l’Amperodattilo si è messo a delirare sulle date di andate e ritorni dei suoi troppi figli (due). Gatta Spin non ha espresso preferenze telefoniche, croccantini a parte.
L’Orso londinese, che a Natale lamentava di non aver ancora avuto il piacere di conoscere né ‘thieu né il Koris-domicilio, ha deciso di programmare la sua visita nella bella stagione “per venire a godersi l’estate”. Come gli Inglesi con le case in Costa Azzurra. Quindi la severissima Audit del Plantigrade dovrà attendere ancora.
‘thieu domanda timidamente quale sia il suo posto il tutto questo, Koris gli consiglia caldamente una comoda poltrona nella retrovie. Ché la famiglia italiana, a differenza della speleologia, è uno sport estremo.

Bientôt les vacances

Ragazzo che hai, telefonata indecente che trovi.
“Hai due paia di guanti?”
“Certo!”
“Almeno due paia di calzettoni pesanti?”
“Anche cinque, amore!”
“Il tuo berretto da sottocasco?”
“Naturalmente!”
“Ottimo! Allora possiamo andare a passare la notte al bivacco a 450 metri di profondità!”
“… COSA?!”
Vedi che succede a volersi fingere la speleologa perfetta? Poi finisci a dormire sottoterra. A cinque gradi. Illudenti che però mica è detto, se ne deve ancora parlare.
Comunque Koris è in vacanza. Non è detto che ci tornerà viva, ma intanto ci va.
Ora le sue chiappe sono su un treno per Tolosa prima e per Pau poi. Poi ci sarà ‘thieu e poi si vedrà. Normalmente si vedrà alla luce delle lampade led.
Questo blog resterà pertanto non aggiornato fino a dopo ferragosto. Se poi gli aggiornamenti cessano totalmente, allora significa che Koris ha deciso che i 50 metri quadri di casa sua non abbastanea e si è trasferita nella grotta della Verna, uno di quei posti claustrofobici di 250 m di diametro e soffitti di 190 metri. Dicono che lì si possa cucinare.
Ci si rilegge più tardi, una volta riguadagnata la superficie.

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