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Novanta, la paura

Meno novanta giorni tondi tondi alla fine di Neutroni Porcelloni. Koris da una parte è elettrizzata dal conto alla rovescia, dall’altro non deve pensarci troppo. Perché novanta, come chiosa regolarmente l’Amperodattilo, è la paura e Koris con le sue paure può tenerci un ciclo di conferenze.

La Sindrome dell’Impostore, che si era presa una vacanza per lasciare posto a un paio di settimane di delirio di immotivata onnipotenza, sta tornando a strisciare da queste parti. Va scorrendo, va scorrendo, va ronzando, va ronzando…. Koris cerca di correre ai ripari per arginarla, ma ogni tanto si aprono spiragli sul grande baratro del “lo sai che non sai fare un cazzo?” ed escono spifferi terrifanti per surgelare la sicurezza di sé. Sarà un settembre molto interessante. (Mini-n.d.K. no, la Sindrome dell’Impostore non se ne va con un “ma va che tanto sai fare”, con la Sindrome dell’Impostore si convive a colpi di fake it until you make it e non è sempre una passeggiata).

Impostori a parte, Koris non deve soffermarsi troppo sull’idea di lasciare il noto per l’ignoto, per quanto affascinante l’ignoto sia, altrimenti le viene in mente la storia della vecchina e del tiranno di Siracusa. E una minima parte di sensi di colpa di mollare Capo Palpatine in braghe di tela in balìa dei Russi. Che poi mollare Neutroni Porcelloni fosse ormai una decisione di sopravvivenza è un altro discorso. C’è una vocina nel Koris-cervello che ogni tanto salta su e dice “come si sta ad aver fatto una cazzata?”. Ma disfattisti si nasce, del resto.

Altro giro, altro regalo. La settimana prossima Koris ha il colloquio in prefettura per dimostrare di essersi integrata a meraviglia nella comunità francese, per esempio rinunciando al bidet, mangiando baguette con cui ci si asciuga l’ascella sudata e facendo cuocere la pasta senza sale per almeno un quarto d’ora (inserire altri stereotipi a piacere). Tutto molto bello, non fosse per la maledizione della burocrazia francese, ovvero il DOSSIER a cui ci si deve accompangare. Perché hai visto mai sia cambiato qualcosa nel tuo stato civile, non si fidano. L’assemblaggio del DOSSIER a cui si sacrifica un volume di carta pari a una parcella di foresta amazzonica è uno dei crucci di Koris. Perché quando si perdono pezzi per strada hai voglia a perdere scartoffie e formulari del caso.

Bonus: il fatto che Koris cambi lavoro nel bel mezzo della procedura per la cittadinanza (oh, mica è voluto, è stato un concorso di circostanze, sono stato frainteso, non sapevo che fosse minorenne) è fonte di stress. Perché Koris nel suo intimo (non inteso nel senso delle mutande) ha paura che il funzionario si persuada che Koris vuole la cittadinanza per mollare il lavoro, parassitare l’RSA e andare a vivere in una catapecchia di lamiere in uno spazio di verde pubblico, predicando i modi di vita alternativi (feat. SonnoDellaRagione, ma anche no). Quando Koris vorrebbe solo lavorare a cose più interessanti. Questo contribuisce in maniera sensibile alla Koris-ansia.

La stanchezza. Nonostante le temperature più compatibili alla vista e le ore di sonno smozzicate qui e là, Koris continua ad essere esausta. E quando Koris è esausta tutto le è circa insopportabile, dai 150 km giornalieri in auto al disordine al casino marsigliese. In questo frangente ‘thieu vorrebbe essere d’aiuto ed esclama “allora questo week-end andiamo via!”. Solo che andare via genera tutta una logistica necessaria che stressa Koris all’inverosimile (non che poi Koris non sia contenta di andare in montagna, anzi…). Per altro questo week-end ci sarebbe l’uscita col Gruppo Vacanze Alpitour, coi principianti nel Vercors. Koris è pessimista e sta già immaginando immani rotture di zebedei a sei gradi, e forse anche no, contando la logistica. L’unica cosa che Koris vorrebbe veramente è un libro, un’amaca a bordo piscina e un giardino, ma mancano almeno la metà degli elementi, quindi niente. E contando che fra dieci giorni si parte per la Pierre Saint Martin.

Già, meno dieci giorni alla Pierre Saint Martin, dove gli accolli non arrivano perché già arrivare nel cuore dei Pirenei è complicato di suo.

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Tieni pinseri?

L’igiene mentale nottura di Koris continua ad essere alquanto approssimativa, nonostante tutto. Ci sono stati diversi tentativi in più sensi, ma niente ha permesso di addormentarsi prima delle 2:00 (e di svegliarsi dopo le 5:30). Mentre si auspiacava che Morfeo si decidesse a passare, Koris è stata assalita da un certo numero di pensieri, non tutti coerenti. Segue una lista approssimativa, sicuramente ce n’era qualcuno in più:

  • Urge fare qualcosa per cambiare lavoro, ma esepoitenepenti?
  • Ci sarebbe da farsi forza e mandare mail al limite dell’umana decenza di chi tiene sei facce come uno dado, ma ricevere le risposte (e aspettarle) potrebbe essere peggio;
  • Certo che mollare Capo Palpatine sarebbe un po’ da stronzi, diciamolo;
  • Bisogna fare la fast track di un documento vecchio di un anno (Koris si è detta che si rifiuta di pensare alla fast track durante la notte);
  • A trent’anni un essere umano di sesso femminile dovrebbe porsi dei traguardi. Anche se quei traguardi e obiettivi sono imposti più dalla società che da altro, ma all’una di notte la lucidità è altrove;
  • L’impegno familiare è degno di una stronza egoista che dovrebbe fare qualcosa di più;
  • Questi giorni potrebbero essere una simulazione dell’assenza permanente di ‘thieu (che bello essere positivi!);
  • Ci si lamenta tanto ma un sacco di amici vertono in condizioni ben peggiori, forse sarebbe d’uopo acccontentarsi e lamentarsi di meno;
  • Il colloquio per la domanda di cittadinanza potrebbe essere più arduo del previsto. O possiamo sperare che non essendo davanti ad Abdul Alhazred i funzionari siano più clementi? (Dopo questo pensiero, siamo pronti per iscriverci al Rassemblement National di Marine Le Pen);
  • Forse le gomme della macchina sono diventate troppo lisce, forse bisognerebbe cambiarle, ma l’azienda potrebbe non essere d’accordo, visto che non stiamo ancora guidando sui cerchioni;
  • Il telefono è stato messo in carica, che se la sveglia non suona sono cazzi amari?
  • Per quale fottuta ragione ci intestardiamo a usare i rivelatori a stato solido se sappiamo già che funzioneranno per cinque minuti e poi fonderanno?
  • E se l’editor è andato avanti a leggere il romanzo e ha scoperto che è una chiavica, stracciando il contratto di pubblicazione?
  • C’è una gran voglia di fare speleo seria ma non ci sono le energie, che palle;
  • Forse l’insonnia è colpa del cibo, vai a sapere;
  • Non c’è nessuna voglia di dover sentire la voce di Intrallazzone per tutto il giorno, ma proprio zero. Eppure lui vive felice inseguendo i big money;
  • Bisogna dire a Capo Palpatine che non ha mandato gli inviti per la riunione di mercoledì prossimo, però sarebbe il caso che smettesse di avere la balia;
  • A quanto sonno arretrato accumulato si rischia davvero il colpo di sonno alla guida?
  • Ma qualcuno legge “Star Coso” o è l’ennesima cosa buttata lì con troppa velleità?
  • Forse una donna di quasi 33 anni non dovrebbe pensare a questa pletora di cazzate e dovrebbe mettere la testa a posto nei problemi concreti;
  • Quanto è patetica questa situazione, vista dall’esterno?
  • Sarebbe il caso di parlare con qualcuno di questo stream of consciusness continuo e inarrestabile?
  • È bisogno di vacanze oppure ormai è stato raggiunto il punto di non ritorno?
  • Bisogna cercare i nomi e la composizione del consiglio dei ministri francesi, più presto;
  • Come fa la gente normale a dormire tranquilla?

Sarebbe bello poter dire che questo elenco non esaustivo sparisce quando ricompare ‘thieu e le sue capienti braccia, ma ciò non corrisponde a verità. Dopo aver sperimentato pratiche, sostanze (per ora soltanto lecite), routine, letture, rituali, l’unica soluzione con qualche risultato accettabile è sempre la solita: più di otto ore di speleo. Solo che sembra complicato scrivere a Capo Palpatine “oggi vado via alle 10:00 perché se non mi faccio almeno un -150 stanotte non dormo”. Non resta che cercare di sopravvivere per i prossimi 38 giorni e filare a la Pierre-Saint-Martin, a farsi cullare dalla pioggia che picchietta sul telo della tenda e a sentire il gelido respiro delle grotte.

Va bene, e passate quelle due settimane di tregua che si fa?

PSM2017

Sì, le grotte respirano eccome.
(Foto di repertorio del 2017 con casco bianco in prestito perché la Koris-lampada si era scassata)

Dubbi esistenziali, pensieri in circolo

Il dubbio esistenziale principale è sempre il solito, quello che afflige migliaia di esseri umani attorno al globo (e forse non solo): cosa minchia si fa stasera per cena? Possibilmente vegetale e a basso contenuto di sbattimento. Avete appena visto una nuova puntata di “Koris: la massaia perfetta”.

Koris dovrebbe prendere una decisione circa il sognetto nel cassetto, ma sta accuratamente evitando di prenderla. Prima era sì e mo’ è no. E viceversa. Che è maggio, si dovrebbe fare il cambio di stagione, ma ieri pareva novembre, quindi perché bisognerebbe cambiare i cassetti? D’altra parte, è vero che se non cogli l’occasione di far prendere aria al contenuto dei cassetti, quello invecchierà, marcirà e lo ritroveranno muffito gli eventuali eredi (ammesso che). Koris vorrebbe poter attaccare un pippone serissimo in materia a qualcuno, una di quelle pezze che iniziano con “lo farei tantissimo” e che sono farciti di “e se poi te ne penti?”, ma il resto dell’universo ha i suoi cazzi e Koris non crede sia salutare ammorbare il prossimo coi propri sognetti nei cassetti. Però in cuor suo si arrovella, con l’Impostore carico a pallettoni.

Neutroni Porcelloni è il solito delirio di scartoffie, presentazioni inutili e mail nei giorni festivi perché hai visto mai qualcuno pensi di farsi una vita. Capo Palpatine è in versione “guardami, sono disarmato”, ma potrebbe da un momento all’altro trasformarsi nel Signore Oscuro dei Sith, con un preavviso massimo di minuti due. È tornato oggi e non si è ancora fatto vivo. Koris non sa se deve andarlo a cercare (per via di una riunione prossima con GrandeCapo che può andare o male o malissimo), oppure se tenere il solito basso profilo e “se mi cerca, mi trova, visto che ha sempre bisogno di me mentre mangio”. Intrallazzone è il solito essere umano privo di senso che arriva in ufficio, accende la luce, abbassa le tapparelle (a mezzogiorno) e se ne va. Nei periodi in cui è presente, intrallazza al telefono, ignaro che potrebbe prendersi minimo minimo una scarpata sul naso. A seconda del livello di Koris-continenza.

Parlando di continenza e di Koris-nervi, ‘thieu sostiene che Koris potrebbe essere molto vicina al punto di rottura, di coglioni e non solo. Quindi si lancia in discorsi da chiunque abbia vissuto la crisi vedendola dai quotidiani senza doversi sentire “tizio non assume, caio nemmeno, se molli il posto che hai sei strafottuta, pensaci la prossima volta che non ne puoi più”. ‘thieu si mette a pontificare degli infiniti mondi possibili, Koris gli fa notare che i mondi non sono poi così infiniti e sono ancora meno possibili, ‘thieu borbotta “non si può sempre pensare al peggio e che possa andare tutto male”. Koris si decide a chiudere i suoi problemi nell’armadio vicino al cassetto di cui sopra, risultato: tutto rischia di esondare dal Koris-cervello. E quando il Koris-cervello esonda si crea una sorta di maelstrom e dal maelstrom vorticante di pensieri orridi ci si esce solo con un grande sforzo. Sarà colpa del glutine.

E in tutto ciò, Koris non ha ancora trovato un’idea per la cena. Se possibile, vegan-eco-friendly-gluten-free, così si evitano i pensieri vorticanti. Ma probabilmente no.

Quei giorni da fast forward

Ci son quei giorni in cui all’improvviso, da un momento all’altro, è come se si spalancasse un abisso in cui tutto precipita. Bolla nonostante, ma la bolla in questo caso non c’entra, perché la miccia si innesta da sola. Balle, la innestano gli ormoni, verosimilmente, ma che ci si può fare (spoiler: niente)? Montale lo chiamava “il male di vivere”, ma Montale aveva delle belle lettere.

Momenti in cui qualcosa nel cervello cede e tutto diventa un’impresa erculea, anche quello che si stava facendo fino a cinque minuti prima. Anche mettere in riga due parole dall’ortografia corretta, che la sintassi è troppo impegnativa.

Momenti in cui chissenefrega se lo spettrometro ha bisogno di essere sotto vuoto o meno, tanto è solo una crocetta su un file Excel che sarà rifatto a fine anno, e tanto lo spettrometro non si farà mai.

Momenti in cui l’idea di fare dover fare benzina alla fottuta macchina è una prospettiva terribile, un gesto di disperazione estrema che attenta alla sanità ecologica e mentale. Già c’è da sentirsi una merda perché si è costretti ad usare la macchina, con buona pace del pianeta in agonia.

Momenti in cui scrivere una mail per dire “la ringrazio dell’informazione” è troppo dannatamente complicato. Troppo rischio di scrivere qualcosa fuori luogo e se la gente si incazza?

Momenti in cui la prospettiva di parlare tre lingue al giorno, cosa che di solito è considerata normale, pare un compito smisurato. E si vorrebbe soltanto esprimersi a grugniti e linguaggio corporeo, tanto non è che ci siano concetti elevati da comunicare.

Momenti in cui ci sarebbe solo da fare uno skip dell’intera giornata e ritrovarsi spiaggiati sul divano alle nove di sera. Se fosse possibile con la vaschetta di gelato porco al triplo cioccolato e biscotto da condividere con l’ex coinquilina Sophia, con cui si poteva dire tutto e parlare di tutto, comprese scomode verità e inconfessabili confessioni.

Però non si può. C’è la riunione alle due. C’è l’altra riunione alle quattro. Bisogna pur fare benzina alla fottuta macchina. C’è da pensare a cosa fare da cena. C’è da farsi la doccia. C’è da dimostrare di avere più di trent’anni e non quindici, quando si può tenere il muso e chiudersi in camera senza conseguenze di sorta.

Ci sono quei giorni in cui si sa che è colpa degli ormoni e che poi passa, però sembra che tutto sia impossibile e difficilissimo.

Quando finisce un amore

Prima che ci sia un assalto degli ultracorpi/invasione di cavallette nei commenti, no, non riguarda ‘thieu, ‘thieu è vivo, al suo posto e lotta assieme a noi. Ma un essere umano potrebbe non amare soltanto un altro essere umano (o due, o tre, o anche un numero frazionario, a scelta), ma anche il suo lavoro.

Il sentimento che permea Koris in questi ultimi tempi è quello di essersi intrappolata in una relazione ossessiva. Vogliamo dire tossica? Diciamolo. Ovvio, c’è di peggio. Finché c’è vita, c’è di peggio, non essendo un insieme limitato inferiormente.

La verità è che il restarci male è direttamente proporzionale a quanto si era creduto in qualcosa. E Koris, venendo qui, ci aveva creduto un casino. Anche dopo un anno di evidenze non sempre concordanti con le sue sensazioni. Si era detta che ovunque ci sono rospi da ingoiare, meglio ingoiarli qui che altrove, che una volta digeriti ed esplusi avrebbe avuto potere per ritagliarsi qualcosa di buono.

Ma i rospi non sono diventati sachertorte, e la gente tende a convincersi che se sei disposta a ingoiare rospi, puoi tranquillamente continuare. Che forse a te piacciono i rospi. E anche se non ti piacciono, tanto li ingoi comunque, perché non rifilartene un barile?

Prima che arrivi il motivatore self-made-man-on-Instagram, chiariamo una cosa: Koris in questa situazione non ha il coltello dalla parte del manico. Per proseguire con la metafora, Koris ha piuttosto la punta della lama pericolosamente vicina alle sue budella: un minimo movimento di stizza e potrebbe ritrovarsela fra il fegato e l’intestino. La catena alimentare qui dentro è così elaborata da assomiglia a una sorta di “Alla fiera dell’Est” in cui si perde il conto e Koris fa la parte del topo, con zero possibilità di negoziazione.

Tutto questo perché oggi è arrivata la lista dei rospi da ingoiare in futuro. E sono solo rospi per i prossimi due anni (e in due anni Palpatine potrebbe andare in pensione e a quel punto che si fa, senza più signori dei Sith a proteggerti?). E poi c’è una parte di Koris che va in giro urlando “io non ho preso un dottorato per fare solo scartoffie inutili che non verranno mai applicate”. E per di più, non vale la pena vivere sotto pressione costante e avere la vita personale ridotta all’osso per fare solo scartoffie.

Koris va avanti per forza di inerzia, perché c’è, perché tanto che ci vuoi fare. Perché il faut prendre son mal en patience, anche se la pazienza finisce. Bisognerebbe fare proprio il metodo Esticazzi, ma quando si ha investito molto il qualcosa, l’applicazione del metodo risulta più ostica.

rospo

E no, non sono nemmeno rospi psichedelici per rendere più tollerabile il tutto.

La verità fregauncazzo e lo sai

Mentre l’autrice si crogiolava su una nuvoletta d’oro, allori e arroganza per essere stata inclusa in un articolo come “Dr. Koris, PhD” (anziché come al solita da servaccia ignorantissima, vilissima, d’un estrazion bassissima, vuol far la sufficiente, la cara, la avvenente e non è buona a niente, vabbè, fine del momento rossiniano), la Koris-casella di posta ha fatto bling. Quando le caselle di posta fanno bling al limitare delle vacanze e non sono auguri, non è mai buon segno.

Ed era lui, il grande assente che non ci mancava per niente e che speravamo si fosse perso nelle nebbie del bisniss: il CCC, il Commerciale Coibentato Coglione. Non si avevano sue notizie dal merdone pre-vacanziero a luglio, era un motivo di stress in meno in tutto questo delirio.

Vuole fare quello che si chiama “il colloquio annuale” per fare il punto della situazione. E ha mandato a Koris una scheda da compilare e da discutere assieme. Come se il CCC fosse al corrente di ciò che accade a Neutroni Porcelloni per poter avere elementi di discussione a parte “a noi ci danno dei soldi, fregacazzi”.

A questo punto, a Koris-paranoica vengono in mente due elementi da gomblottista del giovedì mattina. C’è qualquadra che non cosa, insomma.

Punto uno: l’anno scorso per il rinnovo del contratto le alte sfere dall’azienda dallo stipendio di giada si erano mosse a ottobre. Con tanto di pellegrinaggi e preghiere a Koris di comportarsi bene, che dipendeva tutto da lei, che ci mettesse una parola buona, Koris facci il miracolo. Quest’anno nada de nada de nada. Silenzio siderale. Possibilità non evocata, nessuno dice nulla, niente saccio e niente dico. Complotto-Koris ha il sospetto che vogliano sbatterla in qualche remoto angolo della Francia. Ma in tal caso Koris è pronta a gesti estremi quali la presa del dito Wuxi e mollerà armi e bagagli per fare qualunque cosa, compreso un post-doc in termodinamica statistica delle patate lesse. Si vedrà.

Punto due: nel grande questionario ci sono voci come “evoluzione di carriera”. E Koris è molto tentata di dire la verità. Ovvero che non c’è nessuna evoluzione. Che tutto procede uguale a se stesso, che c’è un eterno ritorno di cose analoghe ogni anno, che si fa un passo avanti e tre indietro. Che Koris sperava meglio, ma Koris spera sempre meglio di quello che è, colpa di Koris-incontentabile. Che la disorganizzazione regna sovrana.

Ma tanto anche la verità piegherebbe la sua volontà all’idea di quel metallo, portentoso, onnipossente. Quindi tanto vale fare buon viso a cattivo gioco e cercare di migliorare le cose ove possibile.

Sotto assedio

Terzo week-end di gilets jaunes a piede libero un po’ dappertutto, non ci si può muovere per il rischio o di restare bloccati, o di non riuscire più a tornare a casa. ‘thieu uggioso quando non malmostoso, perché ‘thieu è contrario alla violenza in genere, quando questa non è perpetrata in Diablo II. Sì, i videogames di cui aveva declinato ogni responsabilità scaricandoli con un italianissimo “sono di un mio cugino”, in realtà sono di ‘thieu e ‘thieu ci ha anche giocato parecchio. Ma questa è un’altra storia.

In realtà no, è sempre la solita storia perché, per quanto sotto assedio, Koris non si perde d’animo. Balle, ci si perde eccome, ma visto sempre allegri bisogna stare che il nostro piangere fa male al re, decide di stordirsi. Persa ogni velleità di assolovere i suoi compiti di angelo del focolare, torna ad essere il demone dello sciacquone (Amperodattilo op. cit.) e gioca. Fra i giochi di ‘thieu c’è Caesar III che Koris non ha mai finito per alterne vicende, per cui si torna a costruire magazzini come se fosse un Natale 2013 qualunque. E quando l’immigrazione diventa un problema, scateniamo il tribuno della plebe Salvinius. Almeno finché ‘thieu non la richiama e Koris cucina una pasta al gratin che sembra uscito da un video di Tasty, quello che al secondo 25 dopo “pollo” e “curcuma” inizia ad aggiungere yogurth, gruviera, salsa di pomodoro e mozzarella a caso per fare il “pizza-flavor tandoori chicken”.

Per il resto, è iniziato il grande count-down. Anzi, i grandi count-down. Dottorando Santuzzo, dispensatore di scarso senso fisico e plot fatti con Paint, se ne va il 12 lasciandosi dietro grandi interrogativi come “quando ti dottori?”. Ma come giustamente ha fatto notare ‘thieu, è un problema di Santuzzo e non di Koris. Fra 18 giorni Koris dovrebbe avere le chiappe sul Thello in direzione Merdopoli, ove non vi siano blocchi alla frontiera, gilets jaunes sdraiati sui binari, tribuni della plebe cispadani che estirpano italiche cittadinanze. Fra meno di un mese sarà il nuovo anno.

E qui casca l’asino. Koris-medusa sta ancora riflettendo di cosa fare, come agire, se agire. Il Capo dice che vogliono ancora rinnovare il Koris-contratto, nonostante la politica locale sembri orientarsi a una diminuzione dei collaboratori del genere (ma senza indulgere alle assunzioni dirette, ma che, scherziamo). Koris fa buon viso a cattivo gioco, ma non è che ne sia entusiasta. Ha finora sempre rimandato le decisioni a gennaio, ora gennaio non è più un’opzione così remota, anche se le opzioni continuano a scarseggiare. Restare è male, andarsene è peggio. Ma magari allo scoccare delle mezzanotte del 2018 cadrà anche l’assedio dell’indecisione.

O magari no.

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