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Tutte le paranoie, minuto per minuto

Sarà che le giornate tipo da dieci ore e più si impilano e che Koris non ha più voglia di arrivare a casa alle otto di sera, incapace di intendere e di volere, ma Koris ha avuto (e sta avendo) una crisi di pessimismo lavorativo delle sue.
Ormai sono quasi sei mesi che Koris lavora qui e l’argomento “che facciamo dopo il contratto?” non è stato minimamente toccato. Essendo che le capacità diplomatiche di Koris sono pari a quelle di un drago in dieta macrobiotica (e i draghi, si sa, preferiscono la sugna ai fagioli edamame), non sa nemmeno bene come buttare lì il discorso. Koris è diretta e non è sempre una sua qualità positiva.
Ora, Koris si sta effettivamente sbattendo un sacco. E il Capogruppo le riconosce anche i suoi sforzi, ma verba volant. Come dice ‘thieu (che si è sorbito lo sproloquio, quindi #thieusantosubito), per quanto verba volant, è la migliore assicurazione perché possa esserci un seguito. Ma non è abbastanza per esserne sicuri, questo è certo.
Koris ha l’impressione che tutto finisca sempre come al solito: “ottimo lavoro, grazie dei fior, ora fuori dalle palle che torna l’avente diritto”. Un sacco di esperienza, un sacco di ottime linee sul cv, molto onor, poco contante.
Nonostante le giornate tipo e lo stress, Koris non vuole tornare da Binomio, dal pollaio e a fare i mastrussi dei capi. Anche perché Koris è moderatamente certa che al suo ritorno le preparano una fregatura da manuale per sbarazzarsi di lei. Quelli sono campioni di inserimento supposte, la faranno sembrare colpa sua.
Koris non ha assolutamente il tempo né le energie per pensare a piani di back-up di qui a febbraio. Non sa nemmeno se è il caso di pensarli davvero perché non ha risposte. Forse non le avrà prima di gennaio, forse boh. “Ah, ma qui c’è gente a cui hanno rinnovato il contratto il giorno prima. O tre mesi dopo. Qui gira così” le hanno detto. A Koris è venuto l’eczema per molto meno.
“Tu vorresti sapere come va a finire il libro e ti ritrovi a non sapere nemmeno quante pagine ha il libro” dice ‘thieu che la sa lunga. Koris invece rosica.
E quindi Koris avrebbe bisogno che Toranaga, la sua divinità di fiducia, le ri-facesse un miracolo. In fondo, è un miracolo più semplice del precedente. Sul tributo possiamo accordarci.

La palla è nel suo campo

La vita scorreva felice, non tenevate pensieri… avevate soldi, sesso e salute, tutti i dischi della Carrà… (qui per il seguito)

Era già da un po’ che Koris non aveva rapporti coi tizi dell’azienda e la cosa ha sicuramente giovato alla sua salute mentale. Almeno finché il Koris-cervello bacato non si è messo a pensare “e se fra nove mesi dobbiamo tornare là?” e ha cominciato a precipitare in un vortice di paranoia, ma sono problemi del Koris-cervello. E no, non fate battute sceme sui nove mesi ed eventuali congedi per maternità.
Il succo del discorso è che filava tutto liscio su quel fronte.
Poi Koris si è ricordata che a 70000 km Christine la macchina (di funzione) infernale avrebbe dovuto fare un collaudo-controllo-roba di auto che forse Koris dovrebbe sapere ma non sa. Essendo vicina al limite, Koris ha preso appuntamento pacificamente da un concessionario.
Tutto sarebbe stato ancora molto zen, se non avesse ripreso in mano i documenti aziendali che attestano il suo momentaneo processo di Christine. E lì c’era una riga che c’era anche prima, ma che non era mai stata considerata sul serio:
“Il dipendente è autorizzato a percorrere un massimo di 11000 km all’anno con detta macchina. Superata tale cifra, al momento della resistuzione tutti i chilometri eccedenti saranno fatturati al dipendente al prezzo di 1.65 euro al chilometro”
Koris ha ricevuto Christine che aveva all’attivo già 63000 km. Ora siamo a 70000 km. Pericolosamente vicini al limite massimo.
Christine non ha mai percorso, con Koris al volante, altra tratta che non sia Neutroni Porcelloni-garage. Il che fa 140 km al giorno.
Restano ancora nove mesi di contratto e il limite potrebbe essere ampiamente superato prima che venga l’estate.
Dopodiché, fanno 140 km al giorno per 1.65 euri, ovvero 231 euri per andare a lavorare tutti i giorni. Fino alla fine del contratto fanno in tutto circa 36000 euri. Non ci esce la Maserati, ma di sicuro un paio di Ya(xa)ris nuove. E un numero molto elevato di portiere per sostituire quella Ya(xa)ris autentica che ai 130 km/h sibila come un pitone.
Koris ha deciso di non farsi prendere la panico. In fondo, come dice sempre il CCC, è solo un documento.
Bisogna saperlo interpretare, come la Bibbia.
Si può guardare da un’altra ottica.
Si deve contestualizzare.
Può essere frainteso.
Ha fatto anche cose buone.
Non sapeva che fosse minorenn… scusate, ci siamo lasciati trasportare.
Poi Koris ha deciso che era il momento ideale per il panico perché, per quanto riguarda i Capi, carta canta solo nell’abusato rapporto Padrone versus Impiegato e non viceversa (a Mélenchon questa frase piace un sacco). Insomma, se può riportare money in qualche modo, il documento potrebbe diventare la Magna Charta Libertatum e cazzi di Koris, pagare. O meglio, prima fare un bilancio di quali organi interni vendere a un trafficante boliviano, all’occorrenza chiedere un prestito di cornee a ‘thieu che ha dei begli occhi, magari si piazzano bene sul mercato…
Ma prevenire è meglio che curare (e visto che la rete fa schifo, anche connettersi al Deep Web per contattare trafficanti di organi potrebbe essere complicato), anche se la prevenzione spesso è una rottura di palle. A Koris non restava altra scelta: doveva contattare il Commerciale Contenitore di Cazzate. Anche se sarebbe stato preferibile strapparsi i peli del culo coi guanti da box.
Koris gli ha scritto una mail ieri, il CCC ha risposto “oggi c’ho il businness in IDF, poi ti chiamo”. IDF non sta per Istituto Deficienti Funzionali, purtroppo.
Oggi ha chiamato. Koris ha voluto sincerarsi che avesse ben compreso il contenuto del problema.
“Sì! Ho capito che hai fatto già 70000 km con la macchina!”
Riprova, sarai più fortunata.
“No, ne ho fatto solo 7000 km, ma prima che scoppiasse un casino ho preferito avvertirti. Perché coi km che mi restano col piffero che arrivo a febbraio prossimo, a botte di 140 km al giorno”
“Lo so! Ho fatto una simulazione!”
Minchia, che prontezza di intelletto! Deve aver mangiato pane e volpe alla pausa kaffèèèèèèè.
“E la soluzione quale sarebbe?”
“Non ti preoccupare, la palla è nel mio campo. Ora penso…”
Ed è proprio per quello che Koris si preoccupa.
“… potremmo darti un’altra macchina…”
Oddio, no, un’altra saga potrei non reggerla!
“… o farti una deroga con concessionario…”
Parole in libertà.
“… o chiedere a uno dei resposabili dell’azienda che fa il leasing?”
E poi cosa? Una bolla papale? Un decreto del presidente della repubblica?
“Ma sono l’unica ad avere questo problema?”
“Sì! Cioè, no! Ho già avuto un sacco di altri casi del genere”
“… e come li hai risolti?”
“Non mi ricordo!”
Ecco, il buffer cerebrale del CCC si è saturato. Non osate più ricevere risposte sensate da lui. Tempo di chiudere la comunicazione prima che sia troppo tardi.
“Ma non preoccuparti, ci penso. La palla ora è nel mio campo”
Koris gli ha attualmente lasciato campo e palla, non senza una sorda inquietudine di fondo. Non sia mai che le similitudini calcistiche si trasformino piuttosto nel gioco della palla avvelenata.

Quello che succede in Francia

In verità Koris non ha un’idea mezza di quello che sta accadendo in Francia perché è su un aereo verso Ushuaia, estrema punta sud dell’Argentina. Un imbarco per la Georgia Australe sarà cercato in loco. No, non è vero, Koris aveva trovato un ottimo volo di sola andata, ma ‘thieu le ha detto di smettere di fare la scema. Quindi Koris stamattina ha fatto sega al lavoro, ha raccattato i suoi pochi avere ed è salita sulla Ya(xa)ris in direzione frontiera italiana. Questo post è scritto in un’area di servizio mentre la Ya(xa)ris procede in direzione di Ormea, provincia di Cuneo, dove Koris pensa di stabilirsi vita natural durante a piantare patate. E poi quelli dello SpeleoClub del Tanaro sono simpaticissimi e hanno delle grotte fantastiche.

ushuaia

Minchia, era un affarone!

Non aspettatevi un post politico con un’attenta analisi sociologica perché fa parte delle tantissime cose che Koris proprio non sa fare. Quindi prendetelo come un’accozzaglia di considerazioni alla buona fatte da un Italiana all’estero (ancora per due settimane almeno).
Nel migliore dei mondi possibili, quello che Koris condivide con gli Orsettini Gommosi, Hamon vinceva col 70%, manco bisogno del secondo turno, gli altri tutti a casa e pacche sulle spalle. Ma non si vive nel migliore dei mondi possibili ed esiste la Bionda Tinta. La Bionda Tinta sarebbe Marine Le Pen, ma a Koris fa un po’ lo stesso effetto di Voldemort, Colei-Che-Non-Deve-Essere-Nominata. Quindi la Bionda Tinta.
Ieri sera, quando alle otto sono usciti i risultati pseudo-definitivi (parentesi: come cazzo facciano a sbagliare di qualche briciola percentuale a così poco tempo dalla chiusura delle urne per Koris resta un mistero), Koris ha iniziato ad aggirarsi per casa gridando “Che presa a male!”. Non voleva proprio essere testimone di una Bionda Tinta al secondo turno. Sì, ok, era abbastanza scontato, ma se si poteva evitare era meglio.
‘thieu ha spiegato che era inevitabile che accadesse, visto che i due poteri forti storici si sono mirabilmente sputtanati e che Mélénchon, in fondo in fondo, è solo un populista con poche chances. Poi ‘thieu ha continuato a sogghignare per aver visto Fillon cadere sul suo stesso culo, ripetendo in loop “così impara a prenderci per scemi”. Poi ha cercato di calmare Koris dicendole che al secondo turno la Bionda Tinta non avrà speranze (non ci è riuscito).
In pratica, checché ne dica Repubblica che ieri sera sparava parole in libertà (mentre Le Figaro faceva il coccodrillo a Fillon), la Bionda Tinta non ha vinto per un bel tubo: i voti che ha preso sono rimasti più o meno costanti dal 2007 ad oggi, solo che all’epoca aveva due centri importanti a farle fronte. Senza centri importanti è passata al secondo turno, ma sempre secondo ‘thieu è inverosimile che prenda al secondo turno più voti che al primo. Tranne che a Vunciumelandia dove sono fascistissimi, ma Vunciumelandia è una campagna devastata dalle stronzate e non la Francia intera. Quindi cosa dovrebbe accadere?
Tutti i candidati esclusi hanno dato supporto a Macron, persino Mélénchon che gli ha spalato contro betoniere di merda durante la campagna (a dire la verità ha detto al suo elettorato di “non votare per la Bionda Tinta”, ma in mancanza di Pikachu candidato bisognerà accontentarsi di Macron). Quindi il ballottaggio sarà un tutti-contro-una e non nel senso p0rnachos del termine, anche perché ci vorrebbe uno stomaco di ferro. L’importante è che la gente vada a votare in massa, senza pensare “ma tanto ci andrà qualcun altro”. No, no, bisogna portare a votare tutti, anche il gatto se necessario. Votate tutti e finirà come nel 2002, ovvero un 80% contro il padre della Bionda Tinta. ‘thieu c’era. Poi a giugno, alle legislative per eleggere i deputati, si finisce di gettare la Bionda Tinta nella fogna da cui è uscita. In fondo, col suo elettorato da ceffo da galera, non si può pensare che sappiano davvero cosa siano le legislative, visto che votano ad personam per loro stessa ammissione.

marine

Questa è una delle foto migliori che possano spiegare la cosa.

In tutto ciò, Koris non è per niente tranquilla perché boh. In Italia starebbe già scoppiando un merdone, in UK la Brexit non era probabile e negli USA Trump presidente era la barzelletta del secolo. E invece no. Quindi quel biglietto per Ushuaia e il campo di patate a Ormea conservano ancora un certo charme. L’Amperodattilo ha persino detto che, vista l’assenza di gatta Spin che si protrae, potrebbe anche elargire alla figlia un piatto di minestra in caso di bisogno (ma se torna gatta Spin sticazzi, Koris fuori dai balls, che di mangiapane a tradimento c’è già il felino). Nel mentre, per due settimane continua la personale Koris-campagna “pipistrellini pucciosi contro la Bionda Tinta”.

blondBat

Almeno questa pipistrellina è bionda naturale.

Uno smodato desiderio

La lista delle cose materiali che Koris vorrebbe è piuttosto lunga. A cominciare dalla Pentax K-3 per sostituire la sua ormai vetusta e settenne K-x, per arrivare fino a qualche libercolo che ora come ora ha poco tempo per leggere (ma lo trova lo stesso, discorso che meriterebbe un post a parte). A sedare una buona parte delle Koris-voglie consumistiche ci pensa ogni mese il mutuo, di tanto in tanto in mortale combo con le bollette e le spese di condominio. Senza contare la visita annuale delle tasse, che casca a fagiolo tipicamente quando avanzano due soldi che pensavi ti devolvere al Dio del Consumismo (e senti nel cervello la voce dello Sceriffo di Nottingham, il Vecchio Bracalone, che dice “un soldo risparmiato è un solo guadagnato… per noi!”).
Ma questo non è un posto economico-consumista frustrato, anche se ci assomiglia.
Nel profondo di quella landa desolata e ventosa che i romantici chiamano cuore e gli psicologi parte inconscia, Koris cova un unico grande desiderio immateriale. Non lo chiameremo sogno perché i sogni sono buoni per i bambini e gli adolescenti brufolosi, tanto a trent’anni il signore dei tuoi sogni è necessariamente Freddy Kruger.
E no, non è svegliarsi una mattina con una grossa eredità da parte di uno sconosciuto parente latino-americano per quanto sarebbe apprezzabile. Non è nemmeno essere assunta a pieno titolo dai Neutroni Porcelloni, in virtù dell’antico brocardo “attenta a quello che desideri, potrebbe avverarsi” (tanto a quello ci pensa Toranaga). E non è manco svegliarsi e trovare quei dieci centimetri che la Natura Matrigna le ha negato.
Koris ha scritto una… roba (“e vabbè, che solfa, lo sappiamo” direte e ci avete anche ragione).
Se un tempo su questa… roba Koris nutriva grandi speranze, ora le ha in qualche modo ridimensionate. Si invecchia, si vedono le cose diversamente. Ma non divaghiamo.
Lo smodato desiderio di Koris è che la… roba venga letta. Per ora è stata letta da qualcuno, ma sono tutte persone che hanno (alcuni avuto) un legame con Koris: U Babbu, Orso, Iset, Batrace e pochissimi altri. C’era sempre un vis-à-vis, un “eddai, fammelo leggere”, un accollo da parte di Koris a chiedere commenti più o meno spassionati.
Ora, Koris non pretende di essere la rivelazione letteraria del XXI secolo. Koris vorrebbe solo una cosa per la… roba: che dieci sconosciuti totali (non amici di amici, sconosciuti) la trovino e la leggano. Non mille, non cento, a Koris ne basterebbero dieci. Il non plus ultra sarebbe che la… roba piacesse a una di quelle dieci persone. Koris si riterrebbe soddisfatta (poi in realtà no perché Koris è una sostanziale testa di cazzo, ma sarebbe un inizio).
E poi è vero che finché le… robe stanno sulle penne USB o negli hardisk nessuno le leggerà mai, ma quello è un altro discorso e #cistolavorando.

Speleo-blog-terapia

Questo è uno di quegli speleo-post più introspezione che non interessano a molti e che non fanno big like. Ma al grido di “il blog è mio e me lo gestisco io”, verrà scritto lo stesso. Anche se U Babbu o Mezzatazza potrebbero non apprezzare (siete stati avvertiti).
In speleologia, la lettera e un numero indica il pozzo e la sua altezza in metri.
P40, P155, P55, P50, P92.
Queste alcune lunghezze significative che Koris ha percorso durante il suo primo anno di speleologia intensiva. Tutte passate senza grossi drammi, senza terrore, piuttosto a suo agio fra corda e discensore.
E ora l’idillio è finito: se un pozzo non è stretto quando Koris vorrebbe o non è frazionato a suo gradimento, Koris va in pappa e ti saluto e sono l’uscita speleo. Cosa che la lascia molto insoddisfatta di sé stessa, perché sa di saper fare, ma sente di non poter fare.
Cosa è accaduto a turbare l’animo di Koris sottoterra? Sostanzialmente tre cose.
Primo evento: a gennaio 2016, mentre Koris stava armando un P50 al Gouffre des Encanaux, c’è stato un momento di incomprensione fra Koris e un nodo regolato male. Il momento si è protratto più del necessario, Koris non ha saputo bene come fare, ‘thieu le ha detto “smonta tutto e risali, poi rifai da capo”. Koris si è messa sui bloccanti per la risalita su corda, o almeno ha pensato di farlo. Perché ha scordato di chiudere il croll, bloccante ventrale, cosa di cui si è accorta mentre cercava di risalire. Ne è seguito un urlo e un terrore senza limiti, perché a detta di Koris il croll si era aperto da solo (spoiler: non è fisicamente possibile che un croll si apra da solo, se è caricato col peso di una persona). Koris ha veramente rischiato di finire spiaccicata sul fondo del P50? No, era assicurata ad altri due punti, entrambi indipendenti, di cui uno dei due in tensione. Non rischiava niente se non una caduta di dieci centimetri, ma vallo a spiegare a chi ha visto aperto un croll che doveva essere chiuso. Ci sono voluti alcuni mesi e parecchie rassicurazioni perché Koris capisse che l’errore era stato suo e il croll non aveva colpe.
Secondo evento: a febbraio 2016, il vecchio imbrago di Koris mostrava chiari segni di usura, ma Koris voleva uscire lo stesso. ‘thieu le ha prestato un suo vecchio imbrago assai spartano che Koris non si è data la briga di stringere a pennello, al grido di “tanto è un’uscita facile”. Nel rimontare il P40 nel vuoto cosmico del Thipauganae, con due kit al culo, Koris pensava che l’imbrago si stesse sfilando e che lei stesse per precipitare (spoiler: gli imbraghi da speleo, anche i più spartani, sono fatti in modo che non si possano filare, se non sono aperti sul davanti). Fu una salita penosa quella del P86, con Koris che piagnucolava e scalava la parete, invece di usare la corda come mezzo di progressione. Due giorni dopo aveva un imbrago nuovo, suo e solo suo, stretto come si deve.
Terzo evento: il principale, quello veramente drammatico, non tocca direttamente Koris. A marzo 2016, Koris riceve una mail. “C’è stato un incidente alla palestra di roccia in cui facciamo gli allenamenti speleo. Una ragazza del Club Alpino ha fatto una caduta di sei metri mentre manipolava il suo discensore. È caduta sulla schiena, ha tre vertebre incrinate, ma se non ci fossero stati per puro caso dei materassi sotto non sarebbe viva. Visto che il discensore era chiuso correttamente, non si capisce come sia potuto succedere”. La frase finale ha gettato Koris nel panico più totale: non poteva non esserci una spiegazione all’incidente (spoiler: e infatti c’era, la ragazza ha lasciato il discensore e il discensore speleo non frena da solo). Non poteva più fidarsi né delle sue mani né del discensore. Panico, terrore, non fatemi più vedere un pozzo in cui io non tocchi a destra e a sinistra e magari anche dietro, se poi fa al massimo 30 metri ancora meglio.
E la cosa dura, nonostante le rassicurazioni di ‘thieu e di mezzo consiglio dipartimentale di speleologia. “Koris, tu fai troppa attenzione a quello che fai per commettere un simile errore” dicono. Va bene, ma se succede?
Koris ha, come al solito, una gran fifa a doversi fidare di se stessa. Non teme l’incidente in sé, teme le condizioni che potrebbero portare a un incidente. Ma questa fifa sta diventando paralizzante in ogni posto un po’ interessante in cui si vorrebbe andare e finisce a schifio perché magari potrebbe succedere qualcosa di imprevisto. Ciò detto, di questi imprevisti non ne è mai capitato mezzo, Koris non si è mai veramente messa in pericolo, nemmeno quella volta in cui ha passato mezz’ora bloccata fra il ghiaccio e la roccia del DS46. Questo avrebbe dovuto metterle una fifa blu delle strettoie in cui entri e non esci più, invece nada, più è stretto e più le piace.
Koris, ma perché questa paura stupida? Perché se è successo all’altra ragazza potrebbe succedere anche a me. Anche se io faccio seimila manovre di bloccaggio prima di lasciare la corda e ho un freno che fra un po’ non mi fa manco scendere. Ma sono imbranata, hai visto mai.
Koris, ma tu hai mai lasciato una corda sul discensore? No, anzi. La maggior parte delle volte non lascio nemmeno scivolare la mano sulla corda come fanno tutti, la passo di mano in mano. E se fosse la chiave di bloccaggio del discensore ad essere mal fatta?
Koris, ma tu hai mai sbagliato a fare una chiave di bloccaggio? Una volta, alla mia terza uscita. Dopo no, perché è una cosa talmente facile che la sbagliano solo gli idioti e i principianti.
Koris, e allora? E se mi sbaglio e lascio la corda?
Koris, ma tu hai mai lasciato il reverso mentre facevi sicura ad arrampicare? No, nemmeno quando venivo rimbalzata sui muri perché l’arrampicatore faceva un volo. Nemmeno quando il SonnoDellaRagione mi ha fatto volare di tre metri. Nemmeno quando lo shock mi ha fatto prendere una ginocchiata sulla parete. Ho sempre chiuso gli occhi e tenuto la corda.
Ecco, ultimamente all’apice dei grandi pozzi cui sono due Koris: una che dice “sai di saperlo fare” e l’altra che esclama “sai di non poterlo fare”. Per paura che tutta la squadra perda un tempo considerevole durante la disquisizione Koris bi-partisan, vince spesso a man bassa la seconda.
Ma Koris, l’unica e vera, vorrebbe che questa storia finisse qui. Ed è anche per questo che si è finalmente decisa a scriverla: ogni tanto, quando le paure sono nero su bianco e sono fuori dal circolo vizioso delle meningi, sono più facili da affrontare.

P.S. In realtà un po’ di fifa è sempre bene averla per evitare di fare stronzate che possono costare care. Ma fra avere tutti i dubbi del mondo e credersi il padrone del mondo sotterraneo c’è sicuramente un’aurea mediocritas. Bisogna solo trovarla.

I soliti bicchieri avvelenati

Questo è uno dei soliti post di Koris che non sa bene cosa le giri in testa, ma qualunque cosa sia potrebbe essere gentile e iniziare a pagare l’affitto, perché abita lì da troppo tempo per essere ancora trattato come un ospite di riguardo. Lavasse almeno i piatti. Una lavatrice ogni tanto. Offrirsi di portare fuori la spazzatura. No, invece, nada de nada, sta lì e giudica. Tipicamente di notte quando uno vorrebbe anche dormire.
Questo è uno dei soliti post in cui l’unico commento che generalmente si ramazza è “Koris, ancora con questa storia, adesso un po’ basta, smettila un po’”. E se Koris potesse smetterla un po’ lo farebbe molto volentieri, solo che a qualunque cosa abiti la Koris-testa non si comanda. O meglio, si comanda nelle ore di veglia. Ma quando si è nel labile confine fra la veglia e il sonno, a quelli che Lovecraft chiamava i Cancelli della Chiave d’Argento, fra Randolph Carter e i tapiri interstellari di Zkauba… beh, diciamo che Koris preferirebbe i tapiri interstellari a quelle considerazioni buttate lì che le lascia il suo coinquilino cerebrale.
Non si sa nemmeno bene da dove sia partita la cosa. Forse è stato un sassolino che ha generato una frana. Il Capogruppo ieri ha fatto un commento che al 99% dei casi voleva essere innocuo.
“Stai facendo un buon lavoro, sappi che lo appreziamo molto” “Ma?”
… ma non ti vogliamo qui perché ti puzzano i piedi?
… ma resti un’imbranata cosmica?
… ma devi lavorare di più?
… ma tanto ci sarà sempre qualcuno migliore di te a rimpiazzarti? … ma ti vedo più come un tappabuchi?
… ma per quanto tu ti sbatta resti la solita mezza e mezza né carne né pesce? “Ma cosa?”
“No, niente, forza dell’abitudine”
Segue rumore di Replicante che se ne va via sghignazzando, tornando a nascondersi nella fossa in cui Chtulhu conserva il 2013.
Koris ormai è una campionessa olimpionica del “cosa avrà voluto dire?” e si interroga più del necessario. Ha appena chiamato Roberto Giacobbo dicendo che Koris immagina troppe sovrastrutture e complotti dove non ce ne sono. Koris vede talmente tanti bicchieri mezzi pieni e avvelenati che potrebbe metterci su un cocktail bar.
Alcune soluzioni sono state proposte e sono attualmente al vaglio:

  • Trovre il modo di devastarsi fisicamente per arrivare all’ora di dormire felicemente stremati e troppo fusi per dare retta al coinquilino cerebrale. Operazione in linea di massima interessante, ma difficile da mettere in pratica, in quanto il tempo libero di Koris si riassume in una finestra temporale fra le 18:30 e le 22, cena compresa ed eventuale spesa annessa
  • Ricominciare a scrivere, visto che decidere delle sorti di personaggi cartacei potrebbe distogliere l’attenzione dalle beghe personali. E qui potremmo aprire la grande parentesi del cui prodest? se tanto nessuno legge, ma ce la lasciamo per un altro post.
  • Sfogarsi con ‘thieu, ma ‘thieu povera anima non se lo merita.
  • Droghe pesanti. Che tutto sommato vista la location sarebbe la cosa più semplice e immediata da procurarsi, basta fare una deviazione nei quartieri nord tornando a casa.

Poi c’è sempre l’alternativa di mollare tutto e andare a vivere con le pecore nel nulla cosmico di Hyelzas a fare formaggi puzzoni, ma quando hai un dottorato in fisica e non una Laurea in Pastorizia
all’Università della Vita i tuoi orizzonti professionali sono drasticamente ridotti.

Piccola modifica dell’ultimo momento: poi finisci a pranzo col capo di divisione tedesco tedeschissimo che non si sbottona manco a pagarlo. E invece scopri che è un gran fan di Star Wars e se ne esce con “Qui siamo nel Lato Oscuro della forza, sappilo. E il tuo Capogruppo che si lamenta in realtà sguazza allegramente nel Lato Oscuro, è il Cancelliere Palpatine della situazione”. E sì, alla fine puoi anche vedere tanti bicchieri avvelenati, ma quando sarai una vecchia allevatrice di pecore a Hyelzas potrai sempre dire “anche io, un tempo, ho militato a fianco del Signore Oscuro dei Sith” (n.d.K. va a finire che il Capogruppo si chiamerà Darth Sidious in questo blogghe…).
Sì, post finisce con uno pseudo-lieto fine, ma ogni tanto Koris si tira su di morale con poco.

Piccole cosettine

Koris non è morta né tanto meno è stata minacciata di morte dalla macchina di funzione, trasformatasi per l’occasione in Christine la macchina infernale. Forse è solo questione di tempo. Certo che la macchina di funzione potrebbe anche iniziare a chiamarsi Christine da queste parte. Del resto è una C3, l’iniziale c’è. Da considerare.
Non divaghiamo.
Koris ha scritto poco per mancanza di tempo e un po’ per troppi argomenti sovrapposti. Una somma di tante piccole che fanno questa domenica sera un po’ meh:

  • sta per iniziare una settimana di fuoco, di riunioni, di meeting, di gente che litiga perché loro il rivelatore non lo volevano lì. Altri sicuramente osserveranno i lavori borbottando che loro avrebbero fatto diverso (di solito gli umarell della situazione sono i Russi). Koris non sa se ne uscirà viva, soprattutto perché sono finite le vacanze invernali ed è finita la pacchia. Non che Koris fosse in ferie, ma qualcun altro sì e la strada verso casa in queste due settimane filava spesso liscio come piscio. Amis les poetes, bonsoir!
  • nonostante la lampada nuova, Koris continua ad avere una certa apprensione per i pozzi larghi. O, per ripetere il ritornello di sabato, le Causses hanno rotto il cass. Grossi problemi della speleologa che non deve chiedere mai (di essere salvata come un sacco di patate).
  • In virtù del traffico intenso previsto per i ritorni, Koris vorrebbe tanto che Christine fosse un monstertruck. Per altro Koris si è dimenticata ancora una volta di comprare l’arbre magique profumo puzzola in amore, quindi la macchina continuerà a puzzare di caramello bruciato nel calumet della pace.
  • ‘thieu ogni tanto si fa prendere dallo stress intesivo e Koris oscilla armonicamente fra il “cucci-cucci” e il “ti ammazzo”.
  • Per evitare di trovarsi sorprese spiacevoli, nonostante avesse detto che se ne sarebbe lavata le mani, Koris ha deciso di entrare nel comitato organizzativo per il Gouffre Berger, alias il campo a -1000 di questa estate. Si prevedono deliri organizzativi à ne plus savoir quoi en foutre. Ma almeno sarà fatto secondo Koris-criterio.
  • Il libro di Walter Scott che tante speranze faceva nutrire si sta rivelando di interesse minimo. Grandi delusioni della lettrice con poco tempo.
  • Il prossimo week-end c’è lo stage di soccorso speleo e fra gli iscritti c’è un tizio del Club Alpino che chiameremo affettuosamente il Cagacazzo. Il Cagacazzo ha l’insalubre abitudine di non farsi mai una sporta di affari suoi e di esternare le sue considerazioni, non sempre pertinenti e quasi mai fondate. Koris medita di offrirgli delle chipster a base di malta espansiva, per vedere se gli si tappa la bocca.

E dalla domenica sera, con il turbante in testa e i capelli bagnati, è tutto.

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