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Argh

Ci sono titoli più accattivanti di un’onomatopea per invogliare alla lettura di un post. Però Koris non è nemmeno sicura di voler invogliare alla lettura, fate un po’ voi se volete leggerlo o no.

Potrebbe essere la volta buona che Koris ha fatto il passo più lungo della gamba, che dal basso del suo metro-e-nemmeno-sessanta ci vuole anche poco, ma teniamo conto di ciò che si diceva sui campi di atletica ovvero “Koris? Quella che ha le gambe di dieci centimetri e la falcata di tre metri?”. Ci stiamo incasinando, è evidente. Insomma, bella della sua capacità multiforme e del “se non lo so fare lo imparo”, Koris potrebbe essere arrivata al momento in cui la plasticità cerebrale non regge più e se non lo sai fare col cazzo che lo impari. Si sta parlando del lavoro, se non si fosse capito.

Koris sta passando le giornate per lo più a litigare col servizio informatico perché le manca… tutto, circa. Se adesso ha una mail, oggi ha dovuto litigare di brutto con un tecnico abbruttito perché le sue credenziali non la lasciavano connettere al server.
“Deve usare le stesse credenziali che per l’accesso Windows”
“L’ho fatto, mi dice access denied”
“Deve scrivere ssh -x…”
“Ripeto, è quello che ho fatto, mi dice access denied”
“Lei non sa connettersi in ssh, eh?”
“…”
“Vabbè, senta, prendo la mano sul suo computer… ah, ma le credenziali di Windows sono maiuscole! Deve metterle minuscole!”
“…”
Adesso Koris può connettersi al server ma nessuno le ha detto dove minchia sono gli eseguibili e il wiki non la lascia accedere. Dovrebbe anche avere un terminale tutto suo che doveva arrivare oggi, ma il servizio informatico ha chiamato che non avevano lo scazzo di passare.

Per il resto Koris-impostore cerca di tenere un basso profilo e di inventarsi competenze. Dovrebbe lavorare con una tipa che ha uno scazzo epocale e la cosa mette Koris un po’ in soggezione. Vorrebbe porre seimila domande per fugare i suoi dubbi, ma ha paura che siano domande sceme e che le valgano lo stigma sociale e la cacciata con ignominia dal periodo di prova. Quindi si tiene i suoi dubbi, scartabella bibliografia e non capisce se ha capito. Per lo più si sente un impostore e ha paura di qualunque cosa le chiedano; ogni tanto pensa che le manca Neutronland anche se Neutornland non aveva futuro.

Poi magari è solo il primo impatto e dietro tutto questo c’è un gomitolo psicologico che a sbobinare in questa sede farebbe fuggire chiunque. Tuttavia come al solito l’ottimismo non è di casa e Koris vorrebbe almeno poter cominciare a fare danni su un computer, che alla fine si impara solo sbagliando molto, quindi prima si comincia e più c’è una speranza di imparare prima della scadenza di fine ottobre.

Mi pare un consiglio sensato

I flash dal Viet-fottuto-Nam

Da quando, qualche giorno fa, un mercante di carne (si chiamano così le aziende che mandano gente a lavorare per altra gente) si è fatto vivo per proporre un contratto in subappalto a Neutroni Porcelloni, Koris è andata fuori di testa. Non è stata nemmeno una cosa molto ragionata, “manco a li cani” è uscito d’istinto. Tuttavia è uscita anche tutta la melma che forse era confinata o forse no; insomma, la copertura di menzogne va-tutto-bene-per–ora è crollata e no, non va bene un tubo.

Koris si ritrova presa da momenti di panico a ripetersi “non voglio, non voglio, non voglio”, che riguarda un po’ l’essere disoccupata fra 16 mesi, ma ancora di più il lavorare senza alcuna soddisfazione, facendo una vita assurda, guidando per due-tre ore al giorno ed essendo sempre stanca. Koris si sveglia di notte pensando che deve assolutamente dormire o le prenderà il colpo di sonno in macchina, poi si rende conto che la situazione non è più la stessa e che ora come ora non ci sono tragitti al volante, cerca di tranquillizzarsi e quindi le viene l’ansia perché andrà a finire che dovrà tornare su Neutroni Porcelloni con un contratto-capestro. Che quando per chiunque altro sei troppo vecchia e troppo fuori profilo, oppure quando per un posto pensato per te trovano qualcun altro che è più bravo ad essere te, beh, è o quello o un luminoso futuro di disoccupazione e mensa dei poveri, a cui conviene elargire donazione a mo’ di investimento per l’avvenire.

Il clima aiuta? Ma manco per il cazzo. ‘thieu è stanco e di umore terrificante per via della situazione sanitaria e del buffone dell’Eliseo che propina “il faut vivre avec le virus”. Che poi anche lì bella poetica, siamo passati dal “nous sommes en guerre” a “massì che ce frega, il vairus c’è ma a noi ce lo puppa, l’importante è l’economia”. E alla fine l’economia sticazzi, visto che non ci sono segnali positivi e chissà cosa succederà. Trallalà. Gli unici tranquilli sono i Koris-colleghi dallo stipendio di giada e dal posto fisso incrollabile, che in smart working dalle loro villette in campagna si lamentano giusto dei progetti che non avanzano. Vabbè, qualcuno deve pur essere felice o meno a pezzi.

Al lavoro ormai Koris non sa nemmeno più in che anno siamo, cosa deve fare, perché lo deve fare. Se non ci fosse stagista J forse Koris passerebbe le giornate a fissare il muro; tanto gli spettrometri non vanno, il progettone di Obi Wan Kestronzo sarà ritardato oltre il termine del Koris-contratto, la motivazione è inesistente. In questo limbo sospeso Koris ha i flash del suo personale Vitenam nel biennio 2017-2019: rivede il MegaCapo che dice “I am not listening, your opinion does not interest me”, le tornano in mente dolorosi dettagli sopiti come i file Excel da 2000 righe, si trova a pianificare conti che non deve più fare, pensa a dove ha lasciato una macchina-cesso che non ha più. Un po’ come in Gatti Veterani, solo che non fa ridere. Ogni tanto il cervello si ripiglia in tempo, ogni tanto no e tocca cercare una qualunque cosa concreta per accorgersi del presente. Che si rivelano per nulla rassicurante, quindi da capo al fine. C’è serenità.

Koris è la solita esagerata? Di sicuro, dai, lo sappiamo che c’è chi sta peggio. Ma intanto sta così e non è che possa raccontarsi più di tante frottole al riguardo.

Potrebbe quasi essere un suggerimento sensato da inspiroBot

Mancato countdown contro il lockdown

In tempi normali questi giorni verrebbero spuntati da Koris sul calendario in attesa del ritiro spirituale (ma non solo) sui (ma soprattutto sotto) i Pirenei Atlantici, nel consueto nulla cosmico della Pierre Saint Martin, per arrivare là dove nessun uomo è mai giunto prima (per davvero). Ma questi non sono tempi normali e la sfiga ci vede benissimo. Niente countdown. C’è una data, è prossima, ma troppe cose potrebbero andare male per cantare vittoria. Quindi nessun countdown.

Al colmo della scaramanzia, Koris sta traccheggiando nel fare i bagagli. Forse se ne pentirà, forse no, ma più probabilmente sì perché gira che ti rigira Koris se ne pente sempre. È un assioma.

Koris ha anche un mezzo piano qualora nelle prossime settimane si trovasse murata in casa e non sotto i temporali a Sainte Engrace. Questo perché avere piani per quando le cose vanno male aiuta a tenere sotto controllo l’ansia e dà una parziale risposta ai tanti “e se” che affollano in cervello giusto prima di andare a dormire. Il piano prevede in sostanza un ritorno all’adolescenza, ovvero:

  • Finire “House of Cards”, eventualmente guardare “Lost” con quei dieci anni di ritardo. Son dettagli;
  • Portare a termine “Final Fantasy Tactics” e cercare un altro videogioco vintage con cui riempirsi la vita e guadagnarsi l’inferno. Potrebbe essere “Alone in the dark: The new Nightmare” ma Koris continua a pensare di aver bisogno di un joypad per i videogiochi che necessitano riflessi. Così si potrebbero finire anche Crash Bandicoot e Spyro;
  • Stare alla larga da The Sims 2, che non è un gioco, è un gorgo in cui non si va né avanti né indietro. Passano tre ore e ti chiedi dove minchia sia fuggito il tempo, senza aver avuto nessun risultato, né nella vita reale né in quella virutale;
  • finire il Raccontazzo, ovvero il racconto prequel del Koris-romanzo che dovrebbe fare da apripista. Cioè, quello è da portare a termine in qualunque scenario più o meno apocalittico. Koris ha scritto 20 pagine su 50 richieste, solo non deve pensarci troppo su. Se non può uscire di casa potrebbe decidere di scriverne un secondo;
  • trovare una trama per un racconto fantascientifico da spedire a prostituirsi in concorsi troppo più grandi di lui;
  • perdere la dignità continuando a fare foto a Cenzino;
  • compiangersi.

Ad oggi non è ancora chiaro quale scenario si realizzerà davvero. Che del diman non v’è certezza, ma in questo 2020 non c’è certezza nemmeno dell’oggi pomeriggio.

Novanta, la paura

Meno novanta giorni tondi tondi alla fine di Neutroni Porcelloni. Koris da una parte è elettrizzata dal conto alla rovescia, dall’altro non deve pensarci troppo. Perché novanta, come chiosa regolarmente l’Amperodattilo, è la paura e Koris con le sue paure può tenerci un ciclo di conferenze.

La Sindrome dell’Impostore, che si era presa una vacanza per lasciare posto a un paio di settimane di delirio di immotivata onnipotenza, sta tornando a strisciare da queste parti. Va scorrendo, va scorrendo, va ronzando, va ronzando…. Koris cerca di correre ai ripari per arginarla, ma ogni tanto si aprono spiragli sul grande baratro del “lo sai che non sai fare un cazzo?” ed escono spifferi terrifanti per surgelare la sicurezza di sé. Sarà un settembre molto interessante. (Mini-n.d.K. no, la Sindrome dell’Impostore non se ne va con un “ma va che tanto sai fare”, con la Sindrome dell’Impostore si convive a colpi di fake it until you make it e non è sempre una passeggiata).

Impostori a parte, Koris non deve soffermarsi troppo sull’idea di lasciare il noto per l’ignoto, per quanto affascinante l’ignoto sia, altrimenti le viene in mente la storia della vecchina e del tiranno di Siracusa. E una minima parte di sensi di colpa di mollare Capo Palpatine in braghe di tela in balìa dei Russi. Che poi mollare Neutroni Porcelloni fosse ormai una decisione di sopravvivenza è un altro discorso. C’è una vocina nel Koris-cervello che ogni tanto salta su e dice “come si sta ad aver fatto una cazzata?”. Ma disfattisti si nasce, del resto.

Altro giro, altro regalo. La settimana prossima Koris ha il colloquio in prefettura per dimostrare di essersi integrata a meraviglia nella comunità francese, per esempio rinunciando al bidet, mangiando baguette con cui ci si asciuga l’ascella sudata e facendo cuocere la pasta senza sale per almeno un quarto d’ora (inserire altri stereotipi a piacere). Tutto molto bello, non fosse per la maledizione della burocrazia francese, ovvero il DOSSIER a cui ci si deve accompangare. Perché hai visto mai sia cambiato qualcosa nel tuo stato civile, non si fidano. L’assemblaggio del DOSSIER a cui si sacrifica un volume di carta pari a una parcella di foresta amazzonica è uno dei crucci di Koris. Perché quando si perdono pezzi per strada hai voglia a perdere scartoffie e formulari del caso.

Bonus: il fatto che Koris cambi lavoro nel bel mezzo della procedura per la cittadinanza (oh, mica è voluto, è stato un concorso di circostanze, sono stato frainteso, non sapevo che fosse minorenne) è fonte di stress. Perché Koris nel suo intimo (non inteso nel senso delle mutande) ha paura che il funzionario si persuada che Koris vuole la cittadinanza per mollare il lavoro, parassitare l’RSA e andare a vivere in una catapecchia di lamiere in uno spazio di verde pubblico, predicando i modi di vita alternativi (feat. SonnoDellaRagione, ma anche no). Quando Koris vorrebbe solo lavorare a cose più interessanti. Questo contribuisce in maniera sensibile alla Koris-ansia.

La stanchezza. Nonostante le temperature più compatibili alla vista e le ore di sonno smozzicate qui e là, Koris continua ad essere esausta. E quando Koris è esausta tutto le è circa insopportabile, dai 150 km giornalieri in auto al disordine al casino marsigliese. In questo frangente ‘thieu vorrebbe essere d’aiuto ed esclama “allora questo week-end andiamo via!”. Solo che andare via genera tutta una logistica necessaria che stressa Koris all’inverosimile (non che poi Koris non sia contenta di andare in montagna, anzi…). Per altro questo week-end ci sarebbe l’uscita col Gruppo Vacanze Alpitour, coi principianti nel Vercors. Koris è pessimista e sta già immaginando immani rotture di zebedei a sei gradi, e forse anche no, contando la logistica. L’unica cosa che Koris vorrebbe veramente è un libro, un’amaca a bordo piscina e un giardino, ma mancano almeno la metà degli elementi, quindi niente. E contando che fra dieci giorni si parte per la Pierre Saint Martin.

Già, meno dieci giorni alla Pierre Saint Martin, dove gli accolli non arrivano perché già arrivare nel cuore dei Pirenei è complicato di suo.

Tieni pinseri?

L’igiene mentale nottura di Koris continua ad essere alquanto approssimativa, nonostante tutto. Ci sono stati diversi tentativi in più sensi, ma niente ha permesso di addormentarsi prima delle 2:00 (e di svegliarsi dopo le 5:30). Mentre si auspiacava che Morfeo si decidesse a passare, Koris è stata assalita da un certo numero di pensieri, non tutti coerenti. Segue una lista approssimativa, sicuramente ce n’era qualcuno in più:

  • Urge fare qualcosa per cambiare lavoro, ma esepoitenepenti?
  • Ci sarebbe da farsi forza e mandare mail al limite dell’umana decenza di chi tiene sei facce come uno dado, ma ricevere le risposte (e aspettarle) potrebbe essere peggio;
  • Certo che mollare Capo Palpatine sarebbe un po’ da stronzi, diciamolo;
  • Bisogna fare la fast track di un documento vecchio di un anno (Koris si è detta che si rifiuta di pensare alla fast track durante la notte);
  • A trent’anni un essere umano di sesso femminile dovrebbe porsi dei traguardi. Anche se quei traguardi e obiettivi sono imposti più dalla società che da altro, ma all’una di notte la lucidità è altrove;
  • L’impegno familiare è degno di una stronza egoista che dovrebbe fare qualcosa di più;
  • Questi giorni potrebbero essere una simulazione dell’assenza permanente di ‘thieu (che bello essere positivi!);
  • Ci si lamenta tanto ma un sacco di amici vertono in condizioni ben peggiori, forse sarebbe d’uopo acccontentarsi e lamentarsi di meno;
  • Il colloquio per la domanda di cittadinanza potrebbe essere più arduo del previsto. O possiamo sperare che non essendo davanti ad Abdul Alhazred i funzionari siano più clementi? (Dopo questo pensiero, siamo pronti per iscriverci al Rassemblement National di Marine Le Pen);
  • Forse le gomme della macchina sono diventate troppo lisce, forse bisognerebbe cambiarle, ma l’azienda potrebbe non essere d’accordo, visto che non stiamo ancora guidando sui cerchioni;
  • Il telefono è stato messo in carica, che se la sveglia non suona sono cazzi amari?
  • Per quale fottuta ragione ci intestardiamo a usare i rivelatori a stato solido se sappiamo già che funzioneranno per cinque minuti e poi fonderanno?
  • E se l’editor è andato avanti a leggere il romanzo e ha scoperto che è una chiavica, stracciando il contratto di pubblicazione?
  • C’è una gran voglia di fare speleo seria ma non ci sono le energie, che palle;
  • Forse l’insonnia è colpa del cibo, vai a sapere;
  • Non c’è nessuna voglia di dover sentire la voce di Intrallazzone per tutto il giorno, ma proprio zero. Eppure lui vive felice inseguendo i big money;
  • Bisogna dire a Capo Palpatine che non ha mandato gli inviti per la riunione di mercoledì prossimo, però sarebbe il caso che smettesse di avere la balia;
  • A quanto sonno arretrato accumulato si rischia davvero il colpo di sonno alla guida?
  • Ma qualcuno legge “Star Coso” o è l’ennesima cosa buttata lì con troppa velleità?
  • Forse una donna di quasi 33 anni non dovrebbe pensare a questa pletora di cazzate e dovrebbe mettere la testa a posto nei problemi concreti;
  • Quanto è patetica questa situazione, vista dall’esterno?
  • Sarebbe il caso di parlare con qualcuno di questo stream of consciusness continuo e inarrestabile?
  • È bisogno di vacanze oppure ormai è stato raggiunto il punto di non ritorno?
  • Bisogna cercare i nomi e la composizione del consiglio dei ministri francesi, più presto;
  • Come fa la gente normale a dormire tranquilla?

Sarebbe bello poter dire che questo elenco non esaustivo sparisce quando ricompare ‘thieu e le sue capienti braccia, ma ciò non corrisponde a verità. Dopo aver sperimentato pratiche, sostanze (per ora soltanto lecite), routine, letture, rituali, l’unica soluzione con qualche risultato accettabile è sempre la solita: più di otto ore di speleo. Solo che sembra complicato scrivere a Capo Palpatine “oggi vado via alle 10:00 perché se non mi faccio almeno un -150 stanotte non dormo”. Non resta che cercare di sopravvivere per i prossimi 38 giorni e filare a la Pierre-Saint-Martin, a farsi cullare dalla pioggia che picchietta sul telo della tenda e a sentire il gelido respiro delle grotte.

Va bene, e passate quelle due settimane di tregua che si fa?

PSM2017

Sì, le grotte respirano eccome.
(Foto di repertorio del 2017 con casco bianco in prestito perché la Koris-lampada si era scassata)

Dubbi esistenziali, pensieri in circolo

Il dubbio esistenziale principale è sempre il solito, quello che afflige migliaia di esseri umani attorno al globo (e forse non solo): cosa minchia si fa stasera per cena? Possibilmente vegetale e a basso contenuto di sbattimento. Avete appena visto una nuova puntata di “Koris: la massaia perfetta”.

Koris dovrebbe prendere una decisione circa il sognetto nel cassetto, ma sta accuratamente evitando di prenderla. Prima era sì e mo’ è no. E viceversa. Che è maggio, si dovrebbe fare il cambio di stagione, ma ieri pareva novembre, quindi perché bisognerebbe cambiare i cassetti? D’altra parte, è vero che se non cogli l’occasione di far prendere aria al contenuto dei cassetti, quello invecchierà, marcirà e lo ritroveranno muffito gli eventuali eredi (ammesso che). Koris vorrebbe poter attaccare un pippone serissimo in materia a qualcuno, una di quelle pezze che iniziano con “lo farei tantissimo” e che sono farciti di “e se poi te ne penti?”, ma il resto dell’universo ha i suoi cazzi e Koris non crede sia salutare ammorbare il prossimo coi propri sognetti nei cassetti. Però in cuor suo si arrovella, con l’Impostore carico a pallettoni.

Neutroni Porcelloni è il solito delirio di scartoffie, presentazioni inutili e mail nei giorni festivi perché hai visto mai qualcuno pensi di farsi una vita. Capo Palpatine è in versione “guardami, sono disarmato”, ma potrebbe da un momento all’altro trasformarsi nel Signore Oscuro dei Sith, con un preavviso massimo di minuti due. È tornato oggi e non si è ancora fatto vivo. Koris non sa se deve andarlo a cercare (per via di una riunione prossima con GrandeCapo che può andare o male o malissimo), oppure se tenere il solito basso profilo e “se mi cerca, mi trova, visto che ha sempre bisogno di me mentre mangio”. Intrallazzone è il solito essere umano privo di senso che arriva in ufficio, accende la luce, abbassa le tapparelle (a mezzogiorno) e se ne va. Nei periodi in cui è presente, intrallazza al telefono, ignaro che potrebbe prendersi minimo minimo una scarpata sul naso. A seconda del livello di Koris-continenza.

Parlando di continenza e di Koris-nervi, ‘thieu sostiene che Koris potrebbe essere molto vicina al punto di rottura, di coglioni e non solo. Quindi si lancia in discorsi da chiunque abbia vissuto la crisi vedendola dai quotidiani senza doversi sentire “tizio non assume, caio nemmeno, se molli il posto che hai sei strafottuta, pensaci la prossima volta che non ne puoi più”. ‘thieu si mette a pontificare degli infiniti mondi possibili, Koris gli fa notare che i mondi non sono poi così infiniti e sono ancora meno possibili, ‘thieu borbotta “non si può sempre pensare al peggio e che possa andare tutto male”. Koris si decide a chiudere i suoi problemi nell’armadio vicino al cassetto di cui sopra, risultato: tutto rischia di esondare dal Koris-cervello. E quando il Koris-cervello esonda si crea una sorta di maelstrom e dal maelstrom vorticante di pensieri orridi ci si esce solo con un grande sforzo. Sarà colpa del glutine.

E in tutto ciò, Koris non ha ancora trovato un’idea per la cena. Se possibile, vegan-eco-friendly-gluten-free, così si evitano i pensieri vorticanti. Ma probabilmente no.

Quei giorni da fast forward

Ci son quei giorni in cui all’improvviso, da un momento all’altro, è come se si spalancasse un abisso in cui tutto precipita. Bolla nonostante, ma la bolla in questo caso non c’entra, perché la miccia si innesta da sola. Balle, la innestano gli ormoni, verosimilmente, ma che ci si può fare (spoiler: niente)? Montale lo chiamava “il male di vivere”, ma Montale aveva delle belle lettere.

Momenti in cui qualcosa nel cervello cede e tutto diventa un’impresa erculea, anche quello che si stava facendo fino a cinque minuti prima. Anche mettere in riga due parole dall’ortografia corretta, che la sintassi è troppo impegnativa.

Momenti in cui chissenefrega se lo spettrometro ha bisogno di essere sotto vuoto o meno, tanto è solo una crocetta su un file Excel che sarà rifatto a fine anno, e tanto lo spettrometro non si farà mai.

Momenti in cui l’idea di fare dover fare benzina alla fottuta macchina è una prospettiva terribile, un gesto di disperazione estrema che attenta alla sanità ecologica e mentale. Già c’è da sentirsi una merda perché si è costretti ad usare la macchina, con buona pace del pianeta in agonia.

Momenti in cui scrivere una mail per dire “la ringrazio dell’informazione” è troppo dannatamente complicato. Troppo rischio di scrivere qualcosa fuori luogo e se la gente si incazza?

Momenti in cui la prospettiva di parlare tre lingue al giorno, cosa che di solito è considerata normale, pare un compito smisurato. E si vorrebbe soltanto esprimersi a grugniti e linguaggio corporeo, tanto non è che ci siano concetti elevati da comunicare.

Momenti in cui ci sarebbe solo da fare uno skip dell’intera giornata e ritrovarsi spiaggiati sul divano alle nove di sera. Se fosse possibile con la vaschetta di gelato porco al triplo cioccolato e biscotto da condividere con l’ex coinquilina Sophia, con cui si poteva dire tutto e parlare di tutto, comprese scomode verità e inconfessabili confessioni.

Però non si può. C’è la riunione alle due. C’è l’altra riunione alle quattro. Bisogna pur fare benzina alla fottuta macchina. C’è da pensare a cosa fare da cena. C’è da farsi la doccia. C’è da dimostrare di avere più di trent’anni e non quindici, quando si può tenere il muso e chiudersi in camera senza conseguenze di sorta.

Ci sono quei giorni in cui si sa che è colpa degli ormoni e che poi passa, però sembra che tutto sia impossibile e difficilissimo.

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