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Reprise

Visto che, nonostante tutte le peripezie che si avvicendano, il pianeta continua a girare, deve girare anche l’esistenza su questo sasso spaziale alle deriva su un’orbita sballata.

Il meteo ha sabotato il week-end in grotta, cosa che non aiuta il Koris-morale malmostoso. Koris in generale si odia perché dovrebbe fare diecimila cose e ha voglia per lo più di lamentarsi e lurkare Amazogn Praim. Dovrebbe finire un racconto e mandarlo all’editore ma non sa come finirlo anche se mancano letterlamente quattro parole. Sta ricominciando a fare le liste delle cose da fare perché ogni tanto l’universo è più facile da affrontare se puoi spuntare qualche punto ogni tanto.

Fra le lamentele occasionali di cui tutto sommato si può parlare, c’è il dramma delle scarpe estive. Koris ha portato fino ad oggi un paio di Converse blu modello UnoPampino, comprate nel 2011 da un Amperodattilo che approfittò di un momento di debolezza post rottura coò Senzaddio. Undici anni sono un’età onorevole per un paio di scarpe e vista la suola ad uso scivolo, urge cambiarle. Koris era convinta che fosse sufficiente andare sul sito e ordinare lo stesso modello e lo stesso numero, una tecnica sicura per i cromosomi X che hanno falle nei geni che codificano l’amore per lo shopping di calzature. Tuttavia con grande sgomento Koris ha scoperto che la corrispondenza fra centimetri e taglie è cambiata, quindi il suo piano geniale è fallito ancor prima di cominciare. Si prospettano due soluzioni: staccarsi il piede e mandarlo alla ditta affinché trovino la scarpetta ideale, oppure muovere il suo grosso e grasso culo e procacciarsela da sola. La regia ammette che l’ipotesi “tiriamo un altro anno con le scarpe vecchie” è abbastanza gettonata, in barba alla decenza.

‘thieu maledice uno script python che dovrebbe generare documenti, pontifica di uscite speleo in Savoia e decide di partire per i Pirenei con una settimana di anticipo. Koris medita tremende vendette a base di “invitare amiche a Marsiglia e darsi alla pazza gioia”, bisogna vedere se la logistica sarà d’accordo.

Varie ed eventuali lavorative ce ne sarebbero anche, ma Koris arranca un po’. Ogni tanto il cervello si sveglia e connette i due neuroni per fare qualcosa di utile. Ogni tanto invece la concentrazione si perde e Koris si ritrova a fissare l’abisso, quindi l’abisso guarda Koris e dice fra sé e sé “oh, ma che schifo!”. Poi magari fra qualche giorno torniamo anche a lamentarsi di Capo Giuseppi e compagnia cantante. Ora torniamo a fare un po’ di streaming dall’abisso.

L’abisso sta pensando “che porcheria!”

Insuccessi, scienze inesatte e il male dell’internet

Warning: questo post fa parte del diario di bordo personale di Koris e tocca temi personali, difficili e sensibili.

Com’è e come non è, alla fine la lenticchia vampira che sembrava pascersi del Koris-cibo ha deciso che non voleva (o non poteva) diventare un essere umano funzionale. Scoperto per caso: pianti, lacrime e disperazione per ventiquattr’ore. Dopodiché è subentrata la paranoia e la paura per il proprio grasso e grosso culo. Ma non sarà una gravidanza ectopica? E se fosse per quello che l’ormone non cresce né rincula? Che cosa si fa in questi casi, aspettando l’appuntamento dalla ginecologa per cinque lunghissimi giorni? Ricerche internet che riportano agghiaccianti esperienze con pillole abortive, mari di sangue, gente che si è trovata feti nel water, raschiamenti, uteri aperti come ostriche a Natale. Ore e ore a immaginare frattaglie di Koris dappertutto per colpa di un grumo di cellule suicide.

Quando ci si prepara al peggio, si presentano all’appello quelle che nove volte su dieci sono considerate solo una solenne rottura di coglioni: le mestruazioni, che sono un problema quando vengono e quando non vengono, ma questa volta sono accolte con un certo sollievo. Come quella volta in cui avevi il terrore che la contraccezione avesse fatto cilecca e invece no, era solo l’ansia per l’esame di astrofisica delle particelle, come cambiano i casi della vita. Ma ci sarà abbastanza sangue? Come dovrebbe essere, stile ciclo normale o stile mattatoio? Bisogna farsi una tisana al prezzemolo? Quanto deve durare, una settimana, due, sei mesi, per sempre?

Il lunedì la ginecologa ha rivolto a Koris lo sguardo riservato agli psicopatici e non ci sentiamo di darle torto. La cosa positiva è che la questione si risolve in cinque minuti netti senza nemmeno spogliarsi perché “la natura sta facendo da sola, succede una volta ogni 4-5 gravidanze, rifacciamo un esame dell’ormone lunedì prossimo per essere sicuri” “posso farlo anche sabato se…” “ho detto lunedì, e non ne fa uno ogni due giorni finché non scende a zero, eh!”. Psicopatica fino in fondo, pure col foglietto per le domande per non dimenticarsi le cose. Potete riprovarci anche subito se vi va, l’appuntamento per le visite pre-PMA può essere utile ma come volete, prenditi il progesterone che tanto fa solo che bene e se dovesse ricapitare un test positivo non fare la pazza e chiama. L’unico consiglio pratico si riassume col finale di “Eyes Wide Shut“. Oh, e stare tranquilli. Poco c’è mancato che consigliasse un pusher per dell’erba buona, di cui forse ci sarebbe anche bisogno. ‘thieu tutto giulivo, “vedi, se è tranquilla lei stai tranquilla anche tu, abbiamo esaurito il caso che non ha funzionato, ci restano i tre o quattro che funzionano”. Oh, frena, biondino.

In seguito alle sue ricerche compulsive sull’internet in tre lingue diverse, Koris ha il sospetto che la medicina non sia proprio una scienza esatta e la ginecologia ancora meno. “Il grande mistero della vita” e va bene, ma anche un par di palle, soprattutto perché sei rispondi “il grande mistero dei flussi neutronici sull’uranio” ti cacciano a pedate nel culo e hanno anche ragione. Insomma, Koris ha letto di tutto su tutto. Per concepire bisogna avere rapporti il giorno prima e dopo l’ovulazione; anzi, meglio i giorni dopo; anzi, hai il 33% di chances se becchi il giorno stesso dell’ovulazione. L’ovulo vive 72 ore nell’utero; anzi, 24; anzi, 48; anzi, se non stai attenta lo espelli con uno starnuto, all’evenienza anche da naso. La cosa più divertente (lol, col cazzo) è che talvolta i risultati cambiano secondo la lingua di ricerca. In italiano, dopo un aborto spontaneo (chiamiamo le cose col loro nome) bisogna aspettare dai tre ai sei mesi prima di rimettersi a fare zozzerie procreative. Per gli anglosassoni invece entro tre mesi dall’evento ci sono maggiori possibilità. I francesi sono i soliti luridi per cui “alé, on nique” anche subito, fate un po’ come cazzo ve pare, a parte il fantomatico “retour des couches” che non si è ancora bene capito che cosa sia. Insomma, paese che vai, usanza che trovi, solo che Koris pensava si applicasse solo ai dilatati tempi di cottura della pasta, non a una scienza applicabile a tutto il genere umano con cromosomi XX.

Tuttavia, nei momenti di bieca disperazione e insonnia delle tre del mattino, Koris è finita anche in meandri dell’internet che è bene non bazzicare: i forum di mamme, aspiranti mamme, gente in cerca di figli. Quello è crogiolo del peggio, ma quando sei in ansia e vuoi sapere finisce che ci clicchi sopra, senza sapere che stai per farti ancora più male e non ti aiuterà per niente perché ehi, quelle donne non sono te. Esperienze terrificanti, sedicesimo aborto consecutivo, tube usate come cibo per gatti, testicoli tagliuzzati alla ricerca di uno spermatozoo Highlander, fecondazioni assistite andate male più e più volte. “Bisogna stare alla larga dai forum del genere, perché la gente tende ad usarli come terapia di gruppo e spesso e volentieri non racconta le cose come sono andate, fa un’operazione di masking per renderle socialmente accettabili e tu finisci per avere un quadro distorto” dice chi di cervelli ne sa di più. Solo che nella morsa della disperazione sembra che valga tutto e sia tutto vero. Almeno finché, nel cuore della notte e dell’insonnia, non ti ritrovi su un forum in cui si racconta il tuo stesso caso, “ho perso il mio bambino alla sesta settimana di gravidanza, adesso prego per lui che è diventato polvere d’angelo”. E va bene, ognuno gestisce le perdite a modo suo, ma tu non sei così. L’ultima oncia di razionalità rimasta si fa sentire e ti fa presente che quel “coso” era più piccolo dell’unghia che ti stai rosicchiando. Non hai mai pensato che un ammasso di cellule senza né cuore né cervello fosse un essere umano. Certo, era un grumo di cellule che mischiava i tuoi geni con quelli della persona che ami, però resta un grumo. Succede che arriva una risoluzione straordinaria: ogni volta che ti verrà voglia di cercare cose del genere, vai su YouPorn o un sito di hentai. Del resto, stando al consiglio della ginecologa (l’unico che si dovrebbe ascoltare perché lei, a differenza di PoppiSbrinza52, lo fa di mestiere), potrebbero dare spunti ben più utili che tutti i forum di mammine pancine e non.

E insomma, alla fine della fiera, come va? Mah. Non va male, potrebbe andare meglio. Sarebbe stato meglio se avesse funzionato, ma funzionato davvero con tutti i pezzi a posto. Perché non avresti detto “io voglio fare l’amniocentesi e tutte le analisi del caso” se lo avessi tenuto ad ogni costo, no? Quindi alla fine, se proprio c’era qualcosa che non va, meglio così: anche la natura fa debugging e solo un buon debugging porta a un programma efficiente (Koris, dicci che sei un Cylon senza dirci che sei un Cylon). E adesso? Mah. C’è anche da dire che nel giro di un mese si è passati da “procreazione assistita” a “incinta” a “aborto spontaneo” passando per il covid, quindi forse c’è di che essere emotivamente a pezzi e un po’ frullati. Il cervello razionale vorrebbe capire cosa ha funzionato bene in questo folle mese di marzo e cosa no, ma pare che in questa faccenda di razionale ci sia poco. Il che è molto disturbante, perché è assurdo che si possa controllare con precisione dove va a sbattere un miscuglio onda-particella che conosciamo da cent’anni, mentre questa storia della procreazione va avanti da decine di migliaia di anni e tutto quello che uno specialista può dirti si riassume a “scopate deppiù”. Però siamo onesti, come prescrizione medica c’è di peggio.

Giorni densi quando capita a te

Koris è seduta alla scrivania del suo ufficio deserto, davanti a un’insalata della mensa che naviga in un olio di dubbia origine. Medita sui casi della vita mentre la vita la prende un po’ per il culo.

Gli ultimi dieci giorni non sono stati proprio facilissimi. Fu dapprima il verificarsi di un evento considerato statisticamente improbabile. Uno di quegli eventi che possono scombussolarti la vita e non sai bene come prenderli, soprattutto sapendo che Koris continua ad avere la maturità di una quindicenne. Poi nel giro di cinque giorni l’evento scombussolante divenne un potenziale problema, col braccio sinistro di Koris trasformato in quello di una junkie e un sacco di domande insistenti. Solo che le domande insistenti hanno ricevuto risposte preoccupanti, perché Google non sa essere rincuorante. Alla fine la natura ci ha messo lo zampino e l’intera faccenda pare essere in corso di risoluzione senza strascichi. In preda a un cocktail emotivo, Koris un po’ si odia perché si è di molto montata la testa per via delle ricerche compulsive; una vita passata a imprecare contro quelli che “la radioattività non è naturale, l’ho letto sul blog di GinoFuffoloAntiNuke” per poi farsi mandare nel panico più totale dai post di Spirulina26 sul forum “Pikkoli Ancieli Pelosetti”. Bella performance, Koris, sei saggia finché l’esperto sei tu, altrimenti torni una minchiona da tastiera dotata del quoziente intellettivo di un’oloturia e dell’ansia di carlino sotto anfetamine. Si ringraziano tutti coloro che hanno tollerato gli scleri di Koris in questi ultimi dieci giorni. Menzione speciale per l’Amperodattilo perché un Amperodattilo è per sempre e perché in più di trent’anni certe scienze danno sempre le stesse risposte e gli stessi consigli.

Otto volante emotivo a parte, che lo ha colpito non poco nonostante la faccenda non fosse nelle sue carni, ‘thieu è ancora vittima della longa manus del coviddi. Di umore perfettibile, per lo più si lamenta che è stanco e dorme. Si sveglia e si lamenta del lamentarsi dell’essere stanco. Non ha voglia di andare in grotta e lascia Koris a spenzolare appesa ad armi che ha messo lei, di dubbia fiducia. Si spera che i lasciti del coviddi si decidano a sparire, che ci sono tante da cose da fare.

In tema di coviddi, dopo aver ripetuto per mesi “ma certo che potete lavorare mentre siete in isolamento, mica prendete giorni di malattia, tanto dovete stare a casa”, Capo Giuseppi è caduto nelle grinfie del vairus. Ovviamente è scomparso dagli schermi, da Skype e da questa linea temporale. Si è manifestato solo pochi minuti presso un Koris-collega per dire che non sta affatto bene come pensava che fosse, che non può lavorare e che bisogna capirlo. Koris si astiene da qualunque commento, tuttavia continua ad augurare a Capo Giuseppi una pronta guarigione, nonché una promozione a chef de service in tutt’altra unità, se possibile anche in Ile-de-France (questa è la tecnica Celia per cui non si deve mai augurare il male, quanto piuttosto il bene ma il più lontano possibile).

Koris ha ormai imparato a mettere una barriera osmotica fra lei e il lavoro, che permette di prendere le cose con un certo distacco e non farsi fagocitare da gorghi stile Neutroni Porcelloni. Ciò nonostante gli avvenimenti la hanno un po’ sbarellata, quindi guarda la potenza residua dei mini-reattori senza saper bene che farsene. Avrebbe un gran bisogno di sedersi da qualche parte, giocare a Civilization IV dove ha imparato a dichiarare guerra come un presidente russo qualunque, guardare “Big Mounth” che è esageratamente volgare e per questo stupidamente divertente, andare in grotta a -300 con un kit di dieci chili attaccato alle chiappe. Però la settimana prossima dovrebbe riuscire a fuggire in Italia dai Maiores assieme a ‘theiu, per cui magari un po’ di relax si trova.

Impressione artistica del vortice emotivo nel Koris-cervello

L’assedio di Castel Koris

Questo post è dedicato a Celia, che oltre ad aver inventato Castel Koris (“Koris di Castel Koris prima del suo nome, quindi battezzi il castello, è giusto”) è colei che ha salvato la sanità mentale in un sera decisamente no.

In due anni di ondate pestilenziali successive e virulente, i domini di casa Koris-thieu erano stati relativamente risparmiati, al netto di un paio di falsi allarmi e qualche tonnellata di paranoie assortite. Almeno finché, un sabato qualunque, il morbo non si insinuò tramite una banda di flautisti appestati, con buona pace di mesi e mesi di cautele. Per due giorni parve che la cosa non avesse avuto conseguenze e che nell’aria la musica non fosse infetta, ma poi giunse un tragico martedì il cui verdetto du “siete foctuti”.

O meglio, non foctuti entrambi, Koris pareva ancora risparmiata dall’invasione. Forse era solo questione di tempo, forse no, impossibile saperlo. Si è riunito un consiglio di guerra straordinario per decidere come affrontare la questione. Qualcuno ha cercato di esporre le ragioni di una resa, che tanto foctuti per foctuti tanto valeva arrendersi subito e collaborare con l’invasore. Questa fazione è stata sommersa di fischi anche da parte delle terre già cadute, che hanno insistito per “restistete finché potete”. Toccava resistere, quindi. Quanto tempo? Cinque giorni? Sette?

Ci si è quindi asserragliati in quello che venne ribattezzato all’occasione Castel Koris, una roccaforte di nove metri quadri compresa di due computer, uno stendino ingombro, un letto e qualche posto per ammassare il disordine. Un solo motto: nessuno esce (senza mascherina), nessuno entra (senza decontaminazione). Sugli spalti di Castel Koris sono schierate le balliste di Mastro Pfizer, esperto alemanno di assedi prolungati. Fra le armi a disposizione degli assediati è necessario citare il mefitico gel profumo violetta del WcNet, un liquido urticante dall’odore di detersivo per cessi che si insinua in qualunque orifizio e che fa rifuggire anche i peggiori morbi per lo schifo (non lo apprezzano nemmeno gli esseri umani, ma ubi maior…). Comfort food e schifezze non pervenuti, si fanno sporadiche sortite di razzia per procacciarsi cibo, accompagnati in un vortice ventoso di finestre spalancate, quindi si torna dietro ai bastioni.

I giorni passano lenti, le notti ancora più lente e insonni a chiedersi se sia davvero utile tutto questo tran tran. Ogni momento è buono per dubitare delle difese e per cedere alla paranoia, alla ricerca del minimo sintomo perché si sa, gli assedi cadono sempre per il tradimento di qualcuno. La frangia arrendevole ogni tanto si fa sentire dicendo che combattere è vano, l’alemanno Pfizer risponde sempre un categorico “Nein!”. Il morale delle truppe è sotto le scarpe, complice l’insonnia, non si riesce a pensare ad altro. In un venerdì sera assai complicato è giunto il già citato ma non per questo meno gradito sostegno morale di Celia, a base di biscotti, Boulogne e bestemmie, che hanno salvato Castel Koris dalla catastrofe. Tuttavia l’idea di essere asserragliati a Castel Koris mentre il resto del regno soffre e non si può fare nulla è… pesante. Per cercare di dare un po’ di coraggio agli oppressi, di tanto in tanto vengono inviati piccoli generi di conforto con l’unico metodo sicuro, ovvero Roomba-trasportati.

Nel resto dell’universo i resistenti di Castel Koris sono trattati come già appestati, quindi relegati nello sgabuzzino delle scope a mo’ di ufficio e isolati da qualunque contatto umano. La vita sociale è off-limits proprio nel momento in cui ci sarebbe bisogno di conforto. C’era stata la speranza che sabato l’invasore infingardo avesse deciso di ritirarsi, invece no. Gli assediati hanno fatto una sortita alle calanques nel tentativo di staccare il cervello sovraccarico, ma il pensiero “e se Castel Koris stesse cadendo proprio adesso?” è sempre presente, con la sua croccante panatura di paranoia. Nel mentre Castel Koris è il regno dell’entropia, sui pennoni sventolano le mutande sporche, la polvere ha preso vita e mancano solo i cartoni della pizza in un angolo per assomigliare a una discarica casalinga. Gli assediati ormai condividono lo stesso galateo dell’Homo Habilis.

Tuttavia anche nell’ora più buia, polverosa e puzzolente di violetta-WcNet alla fine arriva la speranza, a piccoli passi prima, come un fiume in piena poi. Lunedì, quando ormai il bivacco di Castel Koris aveva raggiunto condizioni igieniche preoccupanti e la sanità mentale era ormai un lontano ricordo, è giunta la notizia che la peste sembrava aver lasciato i luoghi una volta per tutte. Sulle prime gli assediati erano riluttanti a calare il ponte levatoio e rinunciare ai potenti odori mezzi di difesa, hai visto mai fosse tutta un’imboscata. Ma alla fine si scoperto che no, nonostante i danni che si è lasciato dietro, l’invasore se n’è andato davvero. Gli assediati di Castel Koris sono riusciti a uscire, riconnettersi col mondo e soprattutto riprendere la vita di prima.

Sono stati sette giorni che sono sembrati sette anni. Esperienza 100% sconsigliata, anche se solo da assediati dietro le mura di Castel Koris.

Visione artistico-metaforica di Castel Koris

Rimettiamo i punti

… prima che questi diventino punti di sutura sul cranio di qualcuno o sul Koris-cranio. C’è da dire che Koris attualmente vorrebbe molto essere qualcun altro, ma pare che la cosa non sia fattibile. Anche essere un gasteropode andrebbe benissimo, per dire.

Dal post precedente è successo niente e di tutto, come al solito. Fatto sta che Koris non ha ancora preso LA decisione, ovvero se spedire quel maledetto cv a Neutronland o meno. Nel mentre ha trovato mille ragioni pro e mille ragioni contro. Essendo questo il Koris-blog, quindi luogo deputato ai Koris-accolli, facciamo chiarezza.

Ragioni contro: s’è capito che salvo cappellate giganti Koris dovrebbe aver svoltato il fottuto periodo di prova, quindi tempo quattro settimane Koris veleggia nei tranquilli mari del tempo indeterminato in un cui solo uno tsunami veramente grosso potrebbe fare danni. Vogliamo turbare questa tranquillità mandando tutto all’aria, anche se per un altro tempo indeterminato? E poi, qui pare che il carico di lavoro potrebbe diventare gestibile imparando a dire qualche no e facendo la voce grossa con Capo Giuseppi. Vogliamo davvero prenderci carico di una sorgente radioattiva coperta di trizio e che ogni tanto vuole essere coccolata fino a tarda sera?

Ragioni pro: però sì, a Koris piaceva fare quello, pistolare con i rivelatori. Che oh, le pentole a pressione con l’uranio dentro sono anche carine, ma la strumentazione di più. Se tanto l’idea di chiedere un trasferimento in tempi non biblici è già germogliata, perché non concimarla subito? (Significa andara a cacare? Meditiamoci) Perché bisogna vivere con la perenne sindrome dell’impostore che non sa perché ‘ste cose non le ha studiate fino in fondo?

Nel mentre Capo Giuseppi manda segnali contraddittori. Ha spinto Koris a compilare cv e lettera di motivazione con un paio di uscite non proprio gradevoli. La prima per mail, lunedì, scrivendo a Koris “dovresti consegnare questo studio entro la fine della settimana, così posso andare in vacanza per due settimane in tranquillità”; non rispondere “estigrandissimicazzi delle tue vacanze?” è stato arduo. La seconda ieri, chiamando Koris prima al telefono e poi su Skype e facendosi cadere dell’alto con frasi del calibro “ho deciso di annullare la tua riunione di domani” e “devi abbandonare il progetto”, per poi scoprire che vuole appioppare a Koris dei calcoli farraginosi per gente che vuole ramazzare sovvenzioni, cosa diversamente interessante. Koris ha scomodato J per porconare da un lato all’altro dell’Atlantico e si è svegliata sul piede di guerra. Giunta in ufficio Capo Giuseppi le ha chiesto di parlarle e il succo del discorso è stato “mi disp, sks”. Che si rende conto che Koris si sta stressando (ma no, guarda, quel “ti invito a continuare i calcoli durante le vacanze” l’abbiamo preso benissimo), che però la stima e non vuole che sia frustrata, quindi basta dirlo se preferisce fare una cose e non altre. Cara ti amo, mi sento confusa, cara ti amo, devo stare un po’ da sola… Queste oscillazioni non giovano a schiacciare invia su quel maledetto cv, anche se da una parte essere in balia di un perenne indeciso non aiuta. Esiste una pagina WikiHow “come manipolare il tuo capo”?

In casa c’è un velato ostruzionismo. Dopo una fugace opzioni “segui il tuo cuore se voltare pagina è troppo doloroso”, si cerca di empatizzare con i casi del momento ma focalizzando l’attenzione su altro. Non si sa se un eventuale “io me ne torno a Neutronland” possa scatenare Cielo Rosso o meno, anche perché non si sa bene cosa voglia la controparte dalla vita. Il dialogo è una strada dissestata e poco percorribile.

I Maiores sono del partito “vai dove sei felice, tanto è tutta malvivenza”. Orso è già appestato di suo, quindi non viene ammorbato.

Il fronte wazzappico degli amichetti virtuali è compatto sul “porta via il belino”, ma declinato in diversi dialetti a seconda dell’ip.

Affidata la scelta al dado, Koris ha tirato un D20 dicendo “pari vado, dispari resto”. È uscito il 20 naturale delle grandi occasioni, Koris sente che l’universo vuole dirle qualcosa ma non sa se vuole capire cosa.

Quindi? Quindi niente, siamo punto e a capo. A suon di marinare in questo guazzetto di indecisione un po’ sì, un po’ no, Koris è abbastanza certa degli eventi a venire: scoppierà un merdone in laboratorio, Koris deciderà di averne le palle piene, manderà il cv a Neutronland e scoprirà che hanno già preso qualcun altro. Non si può campare così, mannaggia a tutto.

Panorama del Koris-cervello

Argh

Ci sono titoli più accattivanti di un’onomatopea per invogliare alla lettura di un post. Però Koris non è nemmeno sicura di voler invogliare alla lettura, fate un po’ voi se volete leggerlo o no.

Potrebbe essere la volta buona che Koris ha fatto il passo più lungo della gamba, che dal basso del suo metro-e-nemmeno-sessanta ci vuole anche poco, ma teniamo conto di ciò che si diceva sui campi di atletica ovvero “Koris? Quella che ha le gambe di dieci centimetri e la falcata di tre metri?”. Ci stiamo incasinando, è evidente. Insomma, bella della sua capacità multiforme e del “se non lo so fare lo imparo”, Koris potrebbe essere arrivata al momento in cui la plasticità cerebrale non regge più e se non lo sai fare col cazzo che lo impari. Si sta parlando del lavoro, se non si fosse capito.

Koris sta passando le giornate per lo più a litigare col servizio informatico perché le manca… tutto, circa. Se adesso ha una mail, oggi ha dovuto litigare di brutto con un tecnico abbruttito perché le sue credenziali non la lasciavano connettere al server.
“Deve usare le stesse credenziali che per l’accesso Windows”
“L’ho fatto, mi dice access denied”
“Deve scrivere ssh -x…”
“Ripeto, è quello che ho fatto, mi dice access denied”
“Lei non sa connettersi in ssh, eh?”
“…”
“Vabbè, senta, prendo la mano sul suo computer… ah, ma le credenziali di Windows sono maiuscole! Deve metterle minuscole!”
“…”
Adesso Koris può connettersi al server ma nessuno le ha detto dove minchia sono gli eseguibili e il wiki non la lascia accedere. Dovrebbe anche avere un terminale tutto suo che doveva arrivare oggi, ma il servizio informatico ha chiamato che non avevano lo scazzo di passare.

Per il resto Koris-impostore cerca di tenere un basso profilo e di inventarsi competenze. Dovrebbe lavorare con una tipa che ha uno scazzo epocale e la cosa mette Koris un po’ in soggezione. Vorrebbe porre seimila domande per fugare i suoi dubbi, ma ha paura che siano domande sceme e che le valgano lo stigma sociale e la cacciata con ignominia dal periodo di prova. Quindi si tiene i suoi dubbi, scartabella bibliografia e non capisce se ha capito. Per lo più si sente un impostore e ha paura di qualunque cosa le chiedano; ogni tanto pensa che le manca Neutronland anche se Neutornland non aveva futuro.

Poi magari è solo il primo impatto e dietro tutto questo c’è un gomitolo psicologico che a sbobinare in questa sede farebbe fuggire chiunque. Tuttavia come al solito l’ottimismo non è di casa e Koris vorrebbe almeno poter cominciare a fare danni su un computer, che alla fine si impara solo sbagliando molto, quindi prima si comincia e più c’è una speranza di imparare prima della scadenza di fine ottobre.

Mi pare un consiglio sensato

I flash dal Viet-fottuto-Nam

Da quando, qualche giorno fa, un mercante di carne (si chiamano così le aziende che mandano gente a lavorare per altra gente) si è fatto vivo per proporre un contratto in subappalto a Neutroni Porcelloni, Koris è andata fuori di testa. Non è stata nemmeno una cosa molto ragionata, “manco a li cani” è uscito d’istinto. Tuttavia è uscita anche tutta la melma che forse era confinata o forse no; insomma, la copertura di menzogne va-tutto-bene-per–ora è crollata e no, non va bene un tubo.

Koris si ritrova presa da momenti di panico a ripetersi “non voglio, non voglio, non voglio”, che riguarda un po’ l’essere disoccupata fra 16 mesi, ma ancora di più il lavorare senza alcuna soddisfazione, facendo una vita assurda, guidando per due-tre ore al giorno ed essendo sempre stanca. Koris si sveglia di notte pensando che deve assolutamente dormire o le prenderà il colpo di sonno in macchina, poi si rende conto che la situazione non è più la stessa e che ora come ora non ci sono tragitti al volante, cerca di tranquillizzarsi e quindi le viene l’ansia perché andrà a finire che dovrà tornare su Neutroni Porcelloni con un contratto-capestro. Che quando per chiunque altro sei troppo vecchia e troppo fuori profilo, oppure quando per un posto pensato per te trovano qualcun altro che è più bravo ad essere te, beh, è o quello o un luminoso futuro di disoccupazione e mensa dei poveri, a cui conviene elargire donazione a mo’ di investimento per l’avvenire.

Il clima aiuta? Ma manco per il cazzo. ‘thieu è stanco e di umore terrificante per via della situazione sanitaria e del buffone dell’Eliseo che propina “il faut vivre avec le virus”. Che poi anche lì bella poetica, siamo passati dal “nous sommes en guerre” a “massì che ce frega, il vairus c’è ma a noi ce lo puppa, l’importante è l’economia”. E alla fine l’economia sticazzi, visto che non ci sono segnali positivi e chissà cosa succederà. Trallalà. Gli unici tranquilli sono i Koris-colleghi dallo stipendio di giada e dal posto fisso incrollabile, che in smart working dalle loro villette in campagna si lamentano giusto dei progetti che non avanzano. Vabbè, qualcuno deve pur essere felice o meno a pezzi.

Al lavoro ormai Koris non sa nemmeno più in che anno siamo, cosa deve fare, perché lo deve fare. Se non ci fosse stagista J forse Koris passerebbe le giornate a fissare il muro; tanto gli spettrometri non vanno, il progettone di Obi Wan Kestronzo sarà ritardato oltre il termine del Koris-contratto, la motivazione è inesistente. In questo limbo sospeso Koris ha i flash del suo personale Vitenam nel biennio 2017-2019: rivede il MegaCapo che dice “I am not listening, your opinion does not interest me”, le tornano in mente dolorosi dettagli sopiti come i file Excel da 2000 righe, si trova a pianificare conti che non deve più fare, pensa a dove ha lasciato una macchina-cesso che non ha più. Un po’ come in Gatti Veterani, solo che non fa ridere. Ogni tanto il cervello si ripiglia in tempo, ogni tanto no e tocca cercare una qualunque cosa concreta per accorgersi del presente. Che si rivelano per nulla rassicurante, quindi da capo al fine. C’è serenità.

Koris è la solita esagerata? Di sicuro, dai, lo sappiamo che c’è chi sta peggio. Ma intanto sta così e non è che possa raccontarsi più di tante frottole al riguardo.

Potrebbe quasi essere un suggerimento sensato da inspiroBot
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