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Quando finisce un amore

Prima che ci sia un assalto degli ultracorpi/invasione di cavallette nei commenti, no, non riguarda ‘thieu, ‘thieu è vivo, al suo posto e lotta assieme a noi. Ma un essere umano potrebbe non amare soltanto un altro essere umano (o due, o tre, o anche un numero frazionario, a scelta), ma anche il suo lavoro.

Il sentimento che permea Koris in questi ultimi tempi è quello di essersi intrappolata in una relazione ossessiva. Vogliamo dire tossica? Diciamolo. Ovvio, c’è di peggio. Finché c’è vita, c’è di peggio, non essendo un insieme limitato inferiormente.

La verità è che il restarci male è direttamente proporzionale a quanto si era creduto in qualcosa. E Koris, venendo qui, ci aveva creduto un casino. Anche dopo un anno di evidenze non sempre concordanti con le sue sensazioni. Si era detta che ovunque ci sono rospi da ingoiare, meglio ingoiarli qui che altrove, che una volta digeriti ed esplusi avrebbe avuto potere per ritagliarsi qualcosa di buono.

Ma i rospi non sono diventati sachertorte, e la gente tende a convincersi che se sei disposta a ingoiare rospi, puoi tranquillamente continuare. Che forse a te piacciono i rospi. E anche se non ti piacciono, tanto li ingoi comunque, perché non rifilartene un barile?

Prima che arrivi il motivatore self-made-man-on-Instagram, chiariamo una cosa: Koris in questa situazione non ha il coltello dalla parte del manico. Per proseguire con la metafora, Koris ha piuttosto la punta della lama pericolosamente vicina alle sue budella: un minimo movimento di stizza e potrebbe ritrovarsela fra il fegato e l’intestino. La catena alimentare qui dentro è così elaborata da assomiglia a una sorta di “Alla fiera dell’Est” in cui si perde il conto e Koris fa la parte del topo, con zero possibilità di negoziazione.

Tutto questo perché oggi è arrivata la lista dei rospi da ingoiare in futuro. E sono solo rospi per i prossimi due anni (e in due anni Palpatine potrebbe andare in pensione e a quel punto che si fa, senza più signori dei Sith a proteggerti?). E poi c’è una parte di Koris che va in giro urlando “io non ho preso un dottorato per fare solo scartoffie inutili che non verranno mai applicate”. E per di più, non vale la pena vivere sotto pressione costante e avere la vita personale ridotta all’osso per fare solo scartoffie.

Koris va avanti per forza di inerzia, perché c’è, perché tanto che ci vuoi fare. Perché il faut prendre son mal en patience, anche se la pazienza finisce. Bisognerebbe fare proprio il metodo Esticazzi, ma quando si ha investito molto il qualcosa, l’applicazione del metodo risulta più ostica.

rospo

E no, non sono nemmeno rospi psichedelici per rendere più tollerabile il tutto.

La verità fregauncazzo e lo sai

Mentre l’autrice si crogiolava su una nuvoletta d’oro, allori e arroganza per essere stata inclusa in un articolo come “Dr. Koris, PhD” (anziché come al solita da servaccia ignorantissima, vilissima, d’un estrazion bassissima, vuol far la sufficiente, la cara, la avvenente e non è buona a niente, vabbè, fine del momento rossiniano), la Koris-casella di posta ha fatto bling. Quando le caselle di posta fanno bling al limitare delle vacanze e non sono auguri, non è mai buon segno.

Ed era lui, il grande assente che non ci mancava per niente e che speravamo si fosse perso nelle nebbie del bisniss: il CCC, il Commerciale Coibentato Coglione. Non si avevano sue notizie dal merdone pre-vacanziero a luglio, era un motivo di stress in meno in tutto questo delirio.

Vuole fare quello che si chiama “il colloquio annuale” per fare il punto della situazione. E ha mandato a Koris una scheda da compilare e da discutere assieme. Come se il CCC fosse al corrente di ciò che accade a Neutroni Porcelloni per poter avere elementi di discussione a parte “a noi ci danno dei soldi, fregacazzi”.

A questo punto, a Koris-paranoica vengono in mente due elementi da gomblottista del giovedì mattina. C’è qualquadra che non cosa, insomma.

Punto uno: l’anno scorso per il rinnovo del contratto le alte sfere dall’azienda dallo stipendio di giada si erano mosse a ottobre. Con tanto di pellegrinaggi e preghiere a Koris di comportarsi bene, che dipendeva tutto da lei, che ci mettesse una parola buona, Koris facci il miracolo. Quest’anno nada de nada de nada. Silenzio siderale. Possibilità non evocata, nessuno dice nulla, niente saccio e niente dico. Complotto-Koris ha il sospetto che vogliano sbatterla in qualche remoto angolo della Francia. Ma in tal caso Koris è pronta a gesti estremi quali la presa del dito Wuxi e mollerà armi e bagagli per fare qualunque cosa, compreso un post-doc in termodinamica statistica delle patate lesse. Si vedrà.

Punto due: nel grande questionario ci sono voci come “evoluzione di carriera”. E Koris è molto tentata di dire la verità. Ovvero che non c’è nessuna evoluzione. Che tutto procede uguale a se stesso, che c’è un eterno ritorno di cose analoghe ogni anno, che si fa un passo avanti e tre indietro. Che Koris sperava meglio, ma Koris spera sempre meglio di quello che è, colpa di Koris-incontentabile. Che la disorganizzazione regna sovrana.

Ma tanto anche la verità piegherebbe la sua volontà all’idea di quel metallo, portentoso, onnipossente. Quindi tanto vale fare buon viso a cattivo gioco e cercare di migliorare le cose ove possibile.

Sotto assedio

Terzo week-end di gilets jaunes a piede libero un po’ dappertutto, non ci si può muovere per il rischio o di restare bloccati, o di non riuscire più a tornare a casa. ‘thieu uggioso quando non malmostoso, perché ‘thieu è contrario alla violenza in genere, quando questa non è perpetrata in Diablo II. Sì, i videogames di cui aveva declinato ogni responsabilità scaricandoli con un italianissimo “sono di un mio cugino”, in realtà sono di ‘thieu e ‘thieu ci ha anche giocato parecchio. Ma questa è un’altra storia.

In realtà no, è sempre la solita storia perché, per quanto sotto assedio, Koris non si perde d’animo. Balle, ci si perde eccome, ma visto sempre allegri bisogna stare che il nostro piangere fa male al re, decide di stordirsi. Persa ogni velleità di assolovere i suoi compiti di angelo del focolare, torna ad essere il demone dello sciacquone (Amperodattilo op. cit.) e gioca. Fra i giochi di ‘thieu c’è Caesar III che Koris non ha mai finito per alterne vicende, per cui si torna a costruire magazzini come se fosse un Natale 2013 qualunque. E quando l’immigrazione diventa un problema, scateniamo il tribuno della plebe Salvinius. Almeno finché ‘thieu non la richiama e Koris cucina una pasta al gratin che sembra uscito da un video di Tasty, quello che al secondo 25 dopo “pollo” e “curcuma” inizia ad aggiungere yogurth, gruviera, salsa di pomodoro e mozzarella a caso per fare il “pizza-flavor tandoori chicken”.

Per il resto, è iniziato il grande count-down. Anzi, i grandi count-down. Dottorando Santuzzo, dispensatore di scarso senso fisico e plot fatti con Paint, se ne va il 12 lasciandosi dietro grandi interrogativi come “quando ti dottori?”. Ma come giustamente ha fatto notare ‘thieu, è un problema di Santuzzo e non di Koris. Fra 18 giorni Koris dovrebbe avere le chiappe sul Thello in direzione Merdopoli, ove non vi siano blocchi alla frontiera, gilets jaunes sdraiati sui binari, tribuni della plebe cispadani che estirpano italiche cittadinanze. Fra meno di un mese sarà il nuovo anno.

E qui casca l’asino. Koris-medusa sta ancora riflettendo di cosa fare, come agire, se agire. Il Capo dice che vogliono ancora rinnovare il Koris-contratto, nonostante la politica locale sembri orientarsi a una diminuzione dei collaboratori del genere (ma senza indulgere alle assunzioni dirette, ma che, scherziamo). Koris fa buon viso a cattivo gioco, ma non è che ne sia entusiasta. Ha finora sempre rimandato le decisioni a gennaio, ora gennaio non è più un’opzione così remota, anche se le opzioni continuano a scarseggiare. Restare è male, andarsene è peggio. Ma magari allo scoccare delle mezzanotte del 2018 cadrà anche l’assedio dell’indecisione.

O magari no.

Impostore sì, impostore no

Koris è un curioso individuo che deve aver dimenticato l’autostima nell’altra giacca. Poi l’altra giacca è finita nel saccone dei vestiti da riciclare e qualcuno in Bangladesh sta girando con la Koris-autostima in tasca. Visto che su Amazogn non è ancora in vendita e nemmeno nel Deep Web (vatti a fidare dei trafficanti di organi), Koris sta cercando di rifarsene un’altra. Al fine di coronare cotante impresa, sono bandite riflessioni troppo profonde, prendersi troppo sul serio, farsi domande del calibro “ma sono veramente sicura di aver capito?” oppure “cosa sto facendo della mia vita?”.
Ogni tanto ci riesce.
Ieri, forse compiaciuta dall’essere riscita a dormire una quieta notte perché l’OM aveva perso e la città era in lutto, Koris si sentiva particolarmente sicura di sé. Quasi indistinquibile da un essere umano normale, insomma. Un essere umano che ha fatto studi scientifici, ha preso una laurea e un dottorato e sa quello che dice. È riuscita a intrattenere una conversazione sulle reazioni fotonucleari senza che il suo impostore interiore bisbigliasse “ehi, lo sai che l’ultima volta che hai visto una reazione fotonucleare era nel 2009, se va bene?”. Forse era Santuzzo a sentirsi impostore, ma oh, mica si può salvare il mondo. Koris non si è fatta scalfire nemmeno dalla simulazione che si è piantata malamente senza voler dire perché. Per una volta ogni tanto, ha ri-scoperto che le piace fare queste cose, che c’è un motivo e non è piombata giù da Marte. Insomma, una buona giornata. O comunque una giornata poteva-andare-peggio.
Stamattina, complice un obiettore di coscienza nell’uso delle frecce ma avvezzo al clacson e ai diti medi facili, Koris non era quello che si definisce un drago, a prescindere dal non sputare fuoco e non avere le ali. Alla riunione ansiogena del venerdì mattina Koris-mal-gliene-incolse si è seduta vicino a un tizio che faceva il cosplay della TrivellaSpaziale (nota: TrivellaSpaziale era un compagno di facoltà di Koris con la capacità di attaccare lo stress a chiunque per la sessione invernale il 20 di settembre, forse si cibava del nervosismo altrui).
“Ma tu sei staff?” ha chiesto.
“No, io sono extern, lavoro per gli amici degli amici degli amici in subappalto”
“Ma per quale università?”
“Non lavoro per un’università, ma per un’azienda”
“Però hai un dottorato”
“Beh, le due cose non si escludono…”
“E da quale università?”
“Marseille”
“Però sei italiana!”
“Che c’entra? Ho fatto l’università a Boulogne”
“E perché non fai un post-doc?”
“Uhm, perché no?”
“Eh, ma la carriera, uno dei fare dei post-doc, io ho chiesto qui vicino, ti chiedono il voto del dottorato, due lettere di raccomandazione…”
A questo punto l’impostore era già bello sveglio e stava intavolando uno dei suoi pistolotti preferiti, ovvero “Cento scelte del cazzo con cui ti sei rovinata la vita, dall’asilo ai giorni nostri”. Koris ha uno script python che non vuole obbedirle e pensa complusivamente che altro che simualazioni di reazioni fotonucleari, dovrebbe andare a lavare i cessi della stazione.
Il prossimo passo per cercare di uscire da questo circolo vizioso dell’impostore è trovare l’interruttore che lo attiva. Lavorare in un bozzolo isolato dall’universo potrebbe essere un’opzione, ma probabilmente non è praticabile. Si cercano consigli, suggerimenti e contributi.
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Definizione operativa della sindrome dell’impostore. Koris è il gatto. (Credits: Academia Obscura)

L’appesa

Il rientro è stato soft e questa non è necessariamente una brutta cosa.
Ciò nonostante, Koris è appesa. Mesi e mesi di passate ansie non sono serviti a molto, visto che Koris si configurava di avere una risposta entro natale. Invece sticazzi proprio.
Ma si perde tempo e qui stringe il bisogno
Koris dovrebbe vedere lunedì il CCC suo malgrado e spera di avere risposte. Certo, visto com’è andata l’anno scorso forse sarebbe più utile consultare l’oracolo di Delfi, i dadi babilonesi o gli arcani maggiori, ma spes ultima dea. Al limite, se lunedì mattina non si hanno ancora notizie, ci si ferma dal macellaio e si compra un fegato di pecora da portare a un aruspice.
“Ma Koris, non puoi chiedere al Capogruppo, aka l’Imperatore Palpatine?”
Per chiedere si può chiedere, ma spesso e volentieri Palpatine è un riunione col Senato Galattico, e quando non è in riunione è troppo preso a consolidare il suo potere come signore oscuro dei Sith. Koris alla fine è un padawan come un altro. L’ultimo padawan arrivato, per inciso.
Koris fa molto training autogeno da Buddah di stocazzo a base di come scoglio immoto resta fra i venti e la tempesta, ripetendosi che tanto non dipende solo da lei, che è stato fatto il possibile, che comunque vada andrà bene lo stesso. Poi si addormenta e inizia la grande proiezione onirica dell’Ammazzatoio in prima persona, guest star il SonnoDellaRagione.
E niente, speriamo che lunedì si sappia qualcosa. Nel mentre Koris resta appesa.

Vasellina

Koris stava pacificamente scrivendo un report che le hanno appioppato in nome del “preferirei che lo facessi tu”, quando è suonato lo SmartPhogn.
Era il CCC, il Commerciale Completamente Cretino. Koris ha roteato gli occhi, sicura che volesse venire a spannocchiare minchia al Capogruppo Palpatine come fa ogni due mesi, puntuale e piacevole come un herpes.
“Ciao, sono il CCC!”
Sì, it is known, quello che è misterioso è perché Koris non abbia ancora messo il tuo numero nella blacklist.
“Volevo sapere se possiamo vederci…”
“Senti, in questo momento siamo molto carichi di lavoro, non se abbiamo…”
“… tipo a pranzo”
“Eh?”
“Sì, io, te e il Padrone dell’azienda. Sarebbe mercoledì a mezzogiorno, sai, il Padrone è molto occupato”
La parte felina del Koris-cervello le ha fatto rizzare il pelo.
“Tutti i mercoledì ho la riunione di gruppo dalle undici finché ce n’è, quindi non posso assolutamente promettere che sarò libera…”
“Facciamo a mezzogiorno e mezza?”
Facciamo che smetti di rompere i coglioni no, invece?
“Vabbé, ok, non ti prometto niente, ci vediamo alla mensa del sito se dovete vedere qualcuno…”
“Ah, ma no. Ma andiamo a pranzo fuori, sarà più carino”
Nel cervello di Koris ha iniziato a suonare furiosamente la sirena dell’allarme fregatura.
“Ma per quale motivo, esattamente?”
“Ah, per parlare”
“Ma parlare di cosa?”
“Parlare… ora, scusa, ma ho meeting importante, ti mando un invito in Outlook per mercoledì, ciaooooooo!”
La sirena continuava a suonare, assieme alla colonna sonora da videogioco in sitauzione tension.
Ora, se avessimo a che fare con gente normale, la situazione sembrerebbe postiva e nascondere una promozione. Tuttavia sappiamo benissimo che sedersi sugli allori equivale a scambiare per alloro il pungitopo, mentre quelli bagnano le dita nella vasellina (che poi sarebbe lo pseudo-invito a pranzo). Il meteo prevede nubi cetrioliformi a bassa quota.
Koris ha riflettuto un po’ e si è fatta una sua idea di quello che potrebbero volere da lei:

  1. di “appropriarsi di certe cose” perché l’azienda possa passare per “innovativa” e quindi pagare meno tasse. Trattasi di una cosa talmente paludosa che ci sguazza dentro il Mostro della Laguna Nera, con tanto di costume plasticoso anni ’50
  2. Binomio ha sgombrato il campo per ragioni ignote e quindi, quando il Koris-contratto coi Neutroni Porcelloni decadrà a febbraio, non hanno più niente da farle fare. Quindi raus, fare aria. Da una ricerca stalkeristica su Binomio, quest’ultimo pare ancora al suo posto. Pare.
  3. c’è un contrattone che vogliono assolutamente vincere con Koris-profilo. Solo che sta a Vergate-Sul-Membro. Koris non è molto propensa agli spostamenti, quindi cercano di indorarle la pillola.
  4. vogliono cheiderle di fare un po’ di lavoro da commerciale e stanare contratti. Ma Koris e questo genere di cose non sono compatibili. Oh, ognuno ha i suoi limiti. Nessuno fa mai una colpa ai responsabili commerciali di non sapere la fisica nucleare, quindi può benissimo esserci il viceversa.

Nel mentre stiamo con le spalle al muro. Nel terrore di quello che potremmo scoprire mercoledì.

blacklagoon

Meglio la Laguna Nera anni ’50, tutto sommato.

Tutte le paranoie, minuto per minuto

Sarà che le giornate tipo da dieci ore e più si impilano e che Koris non ha più voglia di arrivare a casa alle otto di sera, incapace di intendere e di volere, ma Koris ha avuto (e sta avendo) una crisi di pessimismo lavorativo delle sue.
Ormai sono quasi sei mesi che Koris lavora qui e l’argomento “che facciamo dopo il contratto?” non è stato minimamente toccato. Essendo che le capacità diplomatiche di Koris sono pari a quelle di un drago in dieta macrobiotica (e i draghi, si sa, preferiscono la sugna ai fagioli edamame), non sa nemmeno bene come buttare lì il discorso. Koris è diretta e non è sempre una sua qualità positiva.
Ora, Koris si sta effettivamente sbattendo un sacco. E il Capogruppo le riconosce anche i suoi sforzi, ma verba volant. Come dice ‘thieu (che si è sorbito lo sproloquio, quindi #thieusantosubito), per quanto verba volant, è la migliore assicurazione perché possa esserci un seguito. Ma non è abbastanza per esserne sicuri, questo è certo.
Koris ha l’impressione che tutto finisca sempre come al solito: “ottimo lavoro, grazie dei fior, ora fuori dalle palle che torna l’avente diritto”. Un sacco di esperienza, un sacco di ottime linee sul cv, molto onor, poco contante.
Nonostante le giornate tipo e lo stress, Koris non vuole tornare da Binomio, dal pollaio e a fare i mastrussi dei capi. Anche perché Koris è moderatamente certa che al suo ritorno le preparano una fregatura da manuale per sbarazzarsi di lei. Quelli sono campioni di inserimento supposte, la faranno sembrare colpa sua.
Koris non ha assolutamente il tempo né le energie per pensare a piani di back-up di qui a febbraio. Non sa nemmeno se è il caso di pensarli davvero perché non ha risposte. Forse non le avrà prima di gennaio, forse boh. “Ah, ma qui c’è gente a cui hanno rinnovato il contratto il giorno prima. O tre mesi dopo. Qui gira così” le hanno detto. A Koris è venuto l’eczema per molto meno.
“Tu vorresti sapere come va a finire il libro e ti ritrovi a non sapere nemmeno quante pagine ha il libro” dice ‘thieu che la sa lunga. Koris invece rosica.
E quindi Koris avrebbe bisogno che Toranaga, la sua divinità di fiducia, le ri-facesse un miracolo. In fondo, è un miracolo più semplice del precedente. Sul tributo possiamo accordarci.

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