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Sord(id)a inquietudine di fondo

Tutto sommato si sa, l’attesa di una deadline e/o di un risultato è la nuova tortura dei tempi moderni. Beckett lo aveva già capito da tempo.
In particolare, quando il “non funziona ma se funziona…” si trasforma in “c’è una possibilità su un milione che funzioni” l’attesa si fa particolarmente snervante.
Siccome il cervello di Koris non può stare fermo cinque minuti, se non è sottoterra o se non sta elaborando strategie farlocche a go o a Final Fantasy Tactis, troppe domande restano senza risposta. E le domande sono come le ciliegie, una tira l’altra. Quindi si comincia a chiedersi cosa si potrebbe fare per cena e si finisce con col domandarsi se sarà il caso di cambiare città il giorno in cui prenderai la pensione (se la prenderai mai). Passando per tutte le domande intermedie del caso.
Siccome tali domande sono per lo più destinate a restare senza risposta, il sedimento va a formare un sottile stato di inquietudine permamente in cui tutto potrebbe potenzialmente diventare un problema, una noia, una seccatura, una mina per l’ordine costituito. Le braccia di ‘thieu riescono a fugare per un po’ i grattacapi, il problema è che ogni tanto bisogna anche rendergli l’arto.
Koris vorrebbe sinceramente smettere di sentirsi in dovere di programmare tutto, con una lunga e triste di lista di piani A, B e C. Solo che non sa bene come fare.

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48 ore e niente va bene

Che poi, qualcuno si stupisce ancora? Koris no di sicuro.
Siamo a quarantott’ore dalla libertà presunta e c’è un proliferare di bachi che nemmeno nella lombricompostiera. Ovverosia, la Koris-tesi è un cadavere in putrefazione brulicante vermi (per l’Amperodattilo, bagoni). Nel mente il Replicante litiga col resto del gruppo perché hanno idee incomunicabili e concezioni dell’universo opposte. Pare sempre la storia della coperta troppo corta, uno tira da un lato, agli altri dal lato opposto e Koris si arma di una bottiglia di kerosene per risolvere il problema alla radice.
Nel mente il Replicante vuole un nuovo file per estrapolare non si sa cosa, non si sa come, non si sa perché, ma si sa per certo che se si fosse svegliato prima sarebbe stato preferibile. Ma questa è storia antica.
La rete in laboratorio, in tutti ciò, va a pedali; il tizio che doveva mandare un’informazione cruciale da Bologna non è in ufficio e non si catamina di rispondere alle mail (e allora a far ricerca così son capace anche io, che cacchio); le conoscenze di Koris in C++ sono state buttate giù dal cesso in favore di un’amnesia totale. C’è un’aura di incazzatura mistica.
In tutto ciò domani arrivano i Maiores, con la macchina piena di porcate per l’aperò del dopo-discussione, ammesso e non concesso che ci sia qualcosa da festeggiare e che la discussione non finisca come l’Antigone. L’Amperodattilo si è scoperto un genio del catering, sta meditando di ritirarsi a vita privata e organizzare rinfreschi. Orso intanto è sempre negli USA, meditando probabilmente di mandare Spin in sua vece.A Marseille invece non c’è niente di pronto, nemmeno il vestito che verrà scelto il giorno stesso secondo algoritmo casuale. Gli amici non hanno ancora confermato la presenza, tranne Q. Non si era mai arrivati così disorganizzati a circostanze ufficiali.
Koris ieri sera ha avuto un colpo di depressione profondissima e di “tutto fa schifo”, che la ha portata a mendicare aiuto per la seguente domanda:
“Ma esattamente qual è la differenza fra un boost decision tree e una rete neurale?”
Ne è scaturità un’ora di confusa discussione con conclusione nulla. Vatti a fidare dei principi azzurri.
Comunque, non è detto che Koris riesca a postare qualcosa domani. Giovedì no di sicuro, perché o sarà sbronza o sarà alla Prefecture a cercare di spiegare a un commissario perché ha ucciso efferatamente cinque individui e perché lo farebbe ancora.
Quindi ci si rilegge in un’altra Koris-vita. Da dottorata o da ergastolana.

Produttiva

“È l’effetto del rientro dalle vacanze, tu non sai cosa sia perché fino a una settimana fa non conoscevi il significato della parola ‘vacanze’. È normale non aver voglia di fare un tubo il giorno dopo il rientro”
Koris è tornata dal Vercors più zen che mai, con lo zaino pieno di panni sporchi e speranze pronte ad essere disilluse. Bisogna lavarli entrambi.
In laboratorio ieri non ha fatto l’equivalente del nulla cosmico (non è, vero, ha scritto il post), quando era previsto che cominciasse a preparare la presentazione per la discussione di dottorato, che incombe fra sedici giorni.
È riuscita a buttare giù ben tre slide su quarantacinque che vorrebbe farne. Poi ha deciso che Open Office le aveva rotto le palle e se n’è andata a scalare.
Stamattina ha guardato Open Office e si è detta “non gl’a a fo'”, quindi ha deciso di passare tutto in LaTeX. “Cos’è questo masochismo?” aveva commentato il Relatore ai tempi della tesi triennale.
Il Replicante invece se ne strafrega del mezzo, gli interessa il fine. Ha fatto due domande burocratiche, ha ricevuto due risposte vaghe, ha fatto per andarsene. Koris gli ha chiesto un consiglio, ricevendo la risposta: “fai come credi, tanto tu fai sempre bene”. Koris ha esitato a tirargli una testata per simpatia, dopo tanti mesi di mobbing.
Koris ha quindi iniziato le partiche per la qualificazione a maitre de conference. Le speranze di passare il concorso finale sono nulle, ma Koris ha la stessa filosofia di Brancaleone alla crociate.
Perciò fammi tuo prefetto, duca, conte o baronetto: Io mi batto! Hai visto mai…
Quando le chiederanno le motivazioni della sua carriera, Koris sarà costretta ad ammettere che si tratta di un’accozzaglia di “hai visto mai”.
O probabilmente il problema non si porrà, in quanto se la presentazione avanza a questa velocità, la discussione di dottorato dovrà essere spostata al 2045.

Io non sono open source

Un altro post per la saga “prenderlo in culo con la rincorsa anche no, grazie” (citazione da un Orso politicamente scorretto).
Ieri pomeriggio, Koris lavorava con cervello cazzeggiante su articoli statistici di cui capirebbe meno di niente già in condizioni normali, figurarsi adesso che ha tatuato in faccia “don’t worry, be happy” ed è completamente incapace di risolvere qualunque problema.
Arriva il Replicante, ricevendo l’occhiata annoiata di chi non può più nuocere troppo. Un vulcano in cessata attività da sabato mattina.
“Senti, prima di andartene fai il debug del tuo codice e mandamelo per mail”
“Perché?”
Tipicamente Koris non chiede, Koris esegue. Ma un week-end di cazzeggio ha fatto rifiorire la ribelle sobillante, forse perché non può più esserle arrecato danno.
“Beh, non è bene che tutto il tuo lavoro vada perso”
“C’è la tesi, i risultati sono lì, il lavoro è finito”
“Sì, ma se qualcuno volesse riprendere l’analisi…”
E qui casca l’asino. Il sensore del piglianculo segnala un cetriolo in picchiata, pronto a volare basso.
“Chi dovrebbe riprendere un’analisi che ha già dato i risultati attesi, alias non abbiamo trovato un tubo?”
“Mah, un altro dottorando del futuro…”
Il sensore di cetrioli segnala che la quota si stabilizza attorno agli ottanta centimetri, pare un missile terra-aria dritto sul bersaglio. Meglio preparare la controaerea.
“Anche io ho ripreso l’analisi di quel cazzone di Didier, che ha fatto tanto casino che la metà bastava, eppure nessuno si è degnato di darmi i codici, che ovviamente erano perduti nell’oblio del centro di calcolo. Quindi perché io dovrei renderli disponibili urbi et orbi?”
Sì, Koris ci ha messo tre anni, ma finalmente ti ha preso a pisciare, come direbbe l’Amperodattilo. Quindi confessa, quanti articoli vuoi pubblicare appena Koris avrà alzato i tacchi?
“Sai, c’è la dottoranda Russa che non ha ancora un argomento di tesi ben definito…”
La dottoranda Russa ha la piacevolezza di una supposta all’arsenico. Arrivata con tre mesi di ritardo sul contratto, esperta nell’arte della leccata di deretano olimpionica, si atteggia a somma zarina del laboratorio senza poi in verità capirne granché. Fancazzista, per inciso. Incapace a scrivere due righe di codice senza supporto. Quella che il primo anno giunse qui e rifiutò qualunque tipo di analisi le venisse offerto perché “io voglio lo stesso argomento di mio marito”. Che fece il giro di tutti i dottorandi e i post doc, non già per chiedere aiuto, ma per farsi fare gli script perché “mica posso imparare a programmare!” (no, infatti, noi ci siamo fatti iniettare il C++, il bash, il python e in FORTRAN come in Martix). Koris la mandò particolarmente a stendere quando scoprì che le aveva ritardato il lavoro di un altro mese in quanto “non puoi mica pretendere che io giri uno script e guardi anche i file in output”.
“… quindi pensavamo che potesse riprendere la tua analisi”
“E per quale motivo?”
“Perch&eagrave; lei ha avuto un figlio e ha meno di un anno di contratto…”
Il figlio lo ha avuto perché “noi mica abbiamo mai usato nulla, non credevamo che succedesse veramente”. Infatti tipicamente il concepimento avviene infilandosi le dita nel naso, a quanto pare.
“… e siccome tu hai già fatto tutto il lavoro, non ci sarebbe che da rigirare tutto sull’ultimo anno di dati e farle pubblicare i tuoi risultati”
No, alt, scusa un attimo: io mi sono ridotta alla crisi di nervi per mesi per consegnare tutto a codesta fancazzista qui e farle pubblicare i miei risultati premendo un bottone? Io mi imputridisco il fegato e lei prende il prodotto finale, grazie e arrivederci? E poi cosa, passo a stirarle le mutande tutti i giovedì e cambio la lettiera al suo orribile gatto Sphynx?

sphynx

Già il fatto di aver comprato mille euro di obriorio del genere è di per sé eloquente. Persino Spin ha maggiore decenza.

Va bene, tocca generare una ragione fisica che non sia un femminista “il codice è mio, me lo gestisco io” oppure un più capitalista “qui nessuno è open source”. Un respiro profondo per non saltargli al collo e prenderlo a ceffoni.
“L’unica cosa che ha ancora senso fare in questa analisi, piuttosto che aggiungere un altro anno, è rifare il sistema di tracciamento”
“Ma è una procedura troppo lunga”
“Ben per quello che io non lo ho fatto. Ma aggiungere un anno in più non cambierebbe assolutamente nulla ai risultati attuali”
Silenzio, tensione, chi lascia è perduto. Koris sostiene lo sguardo. Lui fa spallucce. Koris-Replicante, 1 a 0, palla in centro.
“Vabbé, ne parlerò col suo direttore di tesi, del resto era solo un’idea. Però tu prima di andartene salva il codice da qualche parte che sia reperibile”
Orbene, Koris sta vagliando diverse opzioni:

  1. lasciare il codice disponibile, ma riempirlo di bachi peggio che una carcassa in decomposizione. Da debugger a bugger. In pratica si potrebbe rilasciare Windows Vista;
  2. fingere aria stupita e dire “io volevo solo provare, non pensavo che rm -rf * cancellasse veramente tutto”;
  3. buttarla sulla proprietà intellettuale: “Sono passati vent’anni e Warcraft non è stato ancora ufficialmente considerato abandonware. Quindi non vedo perché dovrei lasciarvi in eredità tutto questo popo di linee di codice, mentre sono ancora in vita”.

L’opzione “la miglior vendetta è il perdono” questa volta non verrà nemmeno presa in considerazione.

L’effetto zen del cazzeggio

È una sensazione che non si provava da un po’, verosimilmente quei quattro o cinque mesi, dal giorno in cui il Replicante si svegliò il venerdì santo dicendo “ma tu quest’anno devi finire!”. Che poi uno sperava che la vita sociale morisse il venerdì santo e risorgesse a pasqua, ma invece no, anziché tre giorni ci ha messo quasi cinque mesi, fuori tempo massimo.
È una sensazione quasi fisica, che si prova a livello della fronte, sentendosi finalmente la testa leggera, vuota, quasi che il cervello si fosse svuotato all’improvviso e galleggiasse. E anche il respiro, che ora arriva fino in fondo, i nervi delle dita che si distendono, le budella che non si attorcigliano.
Il week-end solitario è stato consacrato a non fare assolutamente niente di produttivo. Indolenza allo stato puro, tempo buttato via, altra legge io non ho che il mio capriccio. Si guarda un pezzo di una serie. Si cazzeggia su internet. No, si suona un po’ il flauto. Si gioca un po’ a Path of Exile. Si dorme un po’ che ho un debito di sonno senza sogni che, se fosse economico, sarei la Grecia. Si cerca un abandonware perché la dotazione di bordo quanto a pc lascia un po’ a desiderare. Si va all’ultima serata del cinema all’aperto per mantenere un sospetto di socialità.
La cosa più produttiva è stata la preparazione di una torta, impasto al cioccolato e cocco, forma ad interpretazione. Koris la intendeva come una torta a farfalla, ma sono state fatte le seguenti interpretazioni: un fiocco, due pesci legati per la coda, un orbitale atomico p, l’atollo di Bikini dopo un’esplosione sperimentale. Più che una torta, un test di Rorschach al cocco e cioccolato.

Torta

Torta di Rorschach, la preferita degli psicologi. E voi cosa ci vedete?

L’altra cosa produttiva è stata recuperare Marvin dal regno degli inferi open source in cui l’ultimo aggiornamento di Archlinux lo aveva precipitato. Due ore di imprecazioni assortite a colpi di chroot e live cd, intervallati dal mantra “la prossima volta Debian all the way”. Ma ora è vivo e lotta insieme a noi, coi suoi potentissimi 256 Mb di RAM.
E così, mentre tutti sentono crescere lo stress da rentrée e fine delle vacanze, Koris ha un umore alla Bob Marley e un ghigno che pare suggerire “Dont’ worry, be happy” (no, la torta non era una space cake, tranquilli). E ha l’impressione che tutto vada bene, almeno finché uno dei suoi esaminatori non si farà vivo dicendo “Questa tesi fa così schifo che la ho usata come portacenere” (Bazilla op. cit.).
Come se non avesse più paura di nulla e le ansie si fossero dissipate all’improvviso.
Perché per il dottorato il peggio è passato e ormai non dipende da Koris che in parte.
Perché Koris ha un lavoro per il dopo, che è molto più di quanto altri abbiano, e anche se è solo per un anno, in un anno possono succedere molte cose. E poi un anno pagato è sempre meglio di nulla.
Perché la presenza eterea è ancora lì, anche se non sarà per sempre e non ci sarà il lieto fine, ma bisogna preoccuparsene più di tanto, perché è vero che “on ne peut juivre que au present” e nella vita i piani quinquennali non servono. Quindi quam minus credula postero.
Quindi attualmente Koris è in ufficio, con l’umore da carone Disney di seconda categoria e la produttività di un’impiegato all’agenzia delle entrate di Merdopoli. Ma va bene così

Un anno e sei mesi

Koris è reduce da una maratona di salsicce, spiedini, torte salate, insalate di patate e altre amenità che si sono protratte per tutto il pomeriggio. Scene paranormali da grigliata di trenta persone su un terrazzo troppo piccolo per essere vero.
"Wow, come stai bene vestita così! Sembri Grace Kelly!"
Lo Stato Maggiore si domanda se questo volesse dire "sembri morta in un incidente d’auto" oppure se chi pronunciò la frase avesse bisogno di una visita oculistica.

Oggi comunque è un anniversario. L’anno scorso di questi tempi Koris aveva lacrimosamente svuotato la sua storica camera di Boulogne (riempiendo come un uovo la macchina dei Maiores), aveva salutato Nami, Junior, il Mathematicus e Sophia (che da allora non ha più rivisto) e aveva deciso di sfidare il mostro. Un anno fa Koris vedeva la Lybbra dei Maiores abbandonarla in quel di Berna per i tre mesi successivi. Si racconta che l’Amperodattilo lacrimò per tutto il tragitto fino a Merdopoli, Koris invece si ritirò nell’antro che fungeva da stanza a sfogare il suo terrore su un gioco obsoleto. Berna fu un periodo devastante, forse il più devastante dopo il primo anno di università, ma fu una devastazione necessaria. Dopo Berna Koris capì:

  • che posticipare la tesi di sei mesi, come le accadde alla triennale, è un grandissimo rompimento di palle, ma anticiparla di quattro nuoce gravemente alla salute;
  • che non voleva più restare in OPERA, quindi l’opzione dottorato a Berna, sulla cresta dell’onda fino ad allora, scivolò ingloriosamente al quarto ed ultimo posto;
  • che lavorare con i Giapponesi non ha risvolti piacevoli;
  • che il suo Relatore aveva una doppia personalità, in quanto da una parte esaltava le qualità di Koris nelle lettere di presentazione, dall’altra scriveva cose non vere e terribili sul suo conto. Con Roy Batty invece si va sul sicuro perché non ha una personalità, essendo un Replicante;
  • che gli Svizzeri sono stronzi, quanto meno in media;
  • che all’estero si poteva sopravvivere, ma se e solo se si potevano scambiare due parole con i locali;
  • che lei e il tedesco viaggiano su binari paralleli forse destinati a non incontrarsi mai;
  • che correggere la tesi in Skype non fu la pensata migliore del secolo;
  • che cercare di replicare la cucina solita in Svizzera è la migliore scorciatoia per l’anoressia (quando Koris tornò a giugno tutti le chiesero "Ma come sei magra, sei stata male?" "No, sono stata in Svizzera");
  • che passare le serate a scrivere la tesi non aiuta a combattere né la solitudine né la nostalgia;
  • che se non si rotta le palle della fisica e dei neutrini a Berna, difficilmente se le romperà in futuro.

Ma oggi sono anche sei mesi che Koris è approdata a Marseille, che non è Berna e che è il piccolo paradiso (coi suoi difetti, certo) che è stato guadagnato anche e soprattutto con la bile sputata oltr’alpe. Berna è ormai aneddoto, parentesi chiusa che non tornerà. Appartiene al passato e quelle che all’epoca erano ferite sanguinati ora non sono che cicatrici di cui raccontare la storia. Come dice l’Amperodattilo, "quello che non uccide fortifica". Quindi ricordiamo Berna per quello che è, facciamo tesoro dell’esperienza accumulata e tiriamo avanti.

I’m still alive, it must be a miracle
It’s been a hell of a ride,
Destination still unknown

Poltrire

Questa settimana è stato segnato il record. Se prima della laurea il personale d’orario di uscita del laboratorio si aggirava attorno alle sette, sette e mezza al massimo, il giorno prima della consegna della tesi magistrale si registrò l’uscita alle ore 20:45. Pivellerie. Il dottorato ha portato nuove e più significative vette di superlavoro. La palma va al martedì: ingresso ore 8:30, uscita ore 23:00, quando ormai in laboratorio c’era solo un vigilante e un cinese chino sul suo pc (a detta dello Stato Maggiore tale cinese è un robot, perché non è mai stato visto fare altro che stare chino sul suo pc). Significativi anche gli orari di uscita di mercoledì (ore 22:00) e di giovedì (ore 20:00).
Solita follia della settimana prima del meeting della collaborazione. Koris si augura che non verranno toccati nuovi record a breve.
Ma nel mentre oggi è sabato e Koris ha deciso di prepararsi spiritualmente alla settimana che la attende dormendo fino alle 10:20. Che non pare un orario significativo, ma chi conosce Koris e sa che, come la bambina di The Ring, lei non dorme mai, può capire che l’evento non è banale. Soprattutto il Senzaddio, che dopo aver tirato ore pari alle due o alle tre di notte, si è spesso ritrovato Koris attiva e funzionante alle ore otto di domenica mattina, che cercava insistentemente di svegliarlo, ripetendo ossessivamente il mattino ha l’oro in bocca. Il Senzaddio ha imparato a fingersi morto e a dare risposte sconclusionate alle Koris-domande.
Essendo la dispensa piena e le mutande già lavate ieri sera in un eccesso di zelo, Koris si prepara a una giornata la cui operazione spirituale sarà l’otium. Ovvero poltrire.

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