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Giorni densi quando capita a te

Koris è seduta alla scrivania del suo ufficio deserto, davanti a un’insalata della mensa che naviga in un olio di dubbia origine. Medita sui casi della vita mentre la vita la prende un po’ per il culo.

Gli ultimi dieci giorni non sono stati proprio facilissimi. Fu dapprima il verificarsi di un evento considerato statisticamente improbabile. Uno di quegli eventi che possono scombussolarti la vita e non sai bene come prenderli, soprattutto sapendo che Koris continua ad avere la maturità di una quindicenne. Poi nel giro di cinque giorni l’evento scombussolante divenne un potenziale problema, col braccio sinistro di Koris trasformato in quello di una junkie e un sacco di domande insistenti. Solo che le domande insistenti hanno ricevuto risposte preoccupanti, perché Google non sa essere rincuorante. Alla fine la natura ci ha messo lo zampino e l’intera faccenda pare essere in corso di risoluzione senza strascichi. In preda a un cocktail emotivo, Koris un po’ si odia perché si è di molto montata la testa per via delle ricerche compulsive; una vita passata a imprecare contro quelli che “la radioattività non è naturale, l’ho letto sul blog di GinoFuffoloAntiNuke” per poi farsi mandare nel panico più totale dai post di Spirulina26 sul forum “Pikkoli Ancieli Pelosetti”. Bella performance, Koris, sei saggia finché l’esperto sei tu, altrimenti torni una minchiona da tastiera dotata del quoziente intellettivo di un’oloturia e dell’ansia di carlino sotto anfetamine. Si ringraziano tutti coloro che hanno tollerato gli scleri di Koris in questi ultimi dieci giorni. Menzione speciale per l’Amperodattilo perché un Amperodattilo è per sempre e perché in più di trent’anni certe scienze danno sempre le stesse risposte e gli stessi consigli.

Otto volante emotivo a parte, che lo ha colpito non poco nonostante la faccenda non fosse nelle sue carni, ‘thieu è ancora vittima della longa manus del coviddi. Di umore perfettibile, per lo più si lamenta che è stanco e dorme. Si sveglia e si lamenta del lamentarsi dell’essere stanco. Non ha voglia di andare in grotta e lascia Koris a spenzolare appesa ad armi che ha messo lei, di dubbia fiducia. Si spera che i lasciti del coviddi si decidano a sparire, che ci sono tante da cose da fare.

In tema di coviddi, dopo aver ripetuto per mesi “ma certo che potete lavorare mentre siete in isolamento, mica prendete giorni di malattia, tanto dovete stare a casa”, Capo Giuseppi è caduto nelle grinfie del vairus. Ovviamente è scomparso dagli schermi, da Skype e da questa linea temporale. Si è manifestato solo pochi minuti presso un Koris-collega per dire che non sta affatto bene come pensava che fosse, che non può lavorare e che bisogna capirlo. Koris si astiene da qualunque commento, tuttavia continua ad augurare a Capo Giuseppi una pronta guarigione, nonché una promozione a chef de service in tutt’altra unità, se possibile anche in Ile-de-France (questa è la tecnica Celia per cui non si deve mai augurare il male, quanto piuttosto il bene ma il più lontano possibile).

Koris ha ormai imparato a mettere una barriera osmotica fra lei e il lavoro, che permette di prendere le cose con un certo distacco e non farsi fagocitare da gorghi stile Neutroni Porcelloni. Ciò nonostante gli avvenimenti la hanno un po’ sbarellata, quindi guarda la potenza residua dei mini-reattori senza saper bene che farsene. Avrebbe un gran bisogno di sedersi da qualche parte, giocare a Civilization IV dove ha imparato a dichiarare guerra come un presidente russo qualunque, guardare “Big Mounth” che è esageratamente volgare e per questo stupidamente divertente, andare in grotta a -300 con un kit di dieci chili attaccato alle chiappe. Però la settimana prossima dovrebbe riuscire a fuggire in Italia dai Maiores assieme a ‘theiu, per cui magari un po’ di relax si trova.

Impressione artistica del vortice emotivo nel Koris-cervello

Paguro paraculo e altre amenità

Tanto tempo fa, quando l’internet era un posto migliore e i social network servivano solo per scopi sordidi e zozzi, fra i blogger che non postavano solo gif soft-core (rip Splinder insegna agli angeli come mettere online culi glitterati) c’era la moda, una volta al mese, le chiavi di ricerca più deliranti recensite. Poi il mondo divenne quello che è oggi, pochi cercano e tutti stanno sul feisbuc a cliccare anteprime di link complottari. I blogger, quelli che ne hanno fatto un lavoro, ora si chiamano influenzer e questo vairus gira da troppo tempo per rispettare le tradizioni.

Tuttavia ieri Koris ha scoperto che, nonostante il decesso di ShinyStat (o la sua evoluzione in strumento di marketing online, non vogliamo saperlo), WordPress tiene una minima traccia delle chiavi di ricerca. Molte se le perde, ma non tutte. Koris è andata a controllare le sue, giusto per verificare se è sempre cercata da inveterati feticisti.

piedi femminili che meraviglia: meno male che sei sempre qui, assiduo lettore, temevamo che ti fossi perso nei meandri del web. Invece semper fidelis dai tempi di Splinder. Siamo commossi.

E anche voi, vecchi zozzoni che siete giunti qui chissà perché. Siete sempre i nostri feticisti preferiti.

Abbiamo poi una new entry potentissima che non poteva essere altrimenti e che saremmo stati molto delusi se non si fosse palesata: la minchia di mare. Cercata anche nelle sue varianti ortografiche e sotto il nome di pesce minchia. Le oloturie sentitamente ringraziano e noi ringraziamo SangueDiPorco che ha portato il mattone fondamentale a cotanta conoscenza.

Abbiamo anche svariate variazioni a base di lasciare il dottorato, fino a pesanti affermazioni quali con il dottorato si perde tempo o dottorato merda. Fa piacere che anche a distanza di anni il blog resti un faro nella notte per dottorandi-Pokémon disperati e disillusi. Fatevi forza, un giorno uscirete da questo inferno. Per entrare in uno peggiore.

in estate non mettevamo le mutande perché no, ognuno fa le sue scelte. Grazie di averci reso partecipi sotto forma di chiave di ricerca.

Qualcuno ha cercato qui rincoglioniti nel metro’ quando basta(va) andare nel metrò marsigliese per trovarne a volontà. Almeno, prima del vairus, è possibile che ora come ora non ci sia molta gente nel metrò marsigliese…

Chi ha cercato un sacco di cazzate wordpress o anche cazzate confuse wordpress forse ha trovato quello che voleva. Nel caso, ce lo faccia sapere che siamo sempre interessati al customer service.

se in svizzera sono le 7:40 del mattino che ora e in perù domande esistenziali.

La chiave di ricerca che ha attratto l’attenzione di Koris è comunque salento paguro paraculo. Paguro paraculo. Sentite come suona bene, paguro paraculo. Chissà perché nel Salento.

Una bacchettata sul bon ton arriva da è offensivo dire andare a dormire come le galline. In effetti potrebbe essere da specisti, cosa sono questi pregiudizi sulle galline? Anche le galline hanno diritto al rispetto. All galline are beautiful e vanno a dormire quando cazzo le pare, ancora con questi modi di dire discriminatori. Niente da aggiungere.

La Disney ci consegna la chiave aurora e filippo marpione. O almeno, Koris ha pensato a “La bella addormentata nel bosco”, in cui il principe è un po’ un marpione, un po’ viscido e forse anche un po’ stalker. I sani principi di una volta, insomma.

Consigli medici per si può mangiare la raclette con l’orticaria. Non s’è capito se sia un’affermazione o una domanda. Nel dubbio potete usare la raclette come crema per l’orticaria e poi dirci come va.

Una cosa un po’ misteriosa è scoraggiare i ragni con feng shui. Insomma, metodi di disinfestazione omeopatici e animalisti.

non puoi mica pretendere che lavori!, chiave di ricerca adeguatissima in questi tempi di smart working, confinamento e nessuna motivazione in nessun senso.

E questo è quanto. Magari non ogni mese, magari non con regolarità, ma forse ogni tanto Koris tirerà fuori dal cappello le chiavi di ricerca più assurde, come se fosse un 2008 qualsiasi. Nel frattempo state in gamba, cari paguri paraculi.

Back to 2007

Questo fa parte di quei post che generano nel lettore un sincero e profondo “estigrandissimicazzi?”, anche perché Koris non è proprio la chiarafrerragnez dei social network e se non glielo avesse detto, nemmeno l’Amperodattilo avrebbe notato la sua sparizione. Poi tanto Koris fa le sue temporanee sparizioni finché non riemerge dal sottoterra, nessuno dei suoi circa 3.5 follouerz ci fa caso. Insomma, un meritato “estigrandissimicazzi?”.

Negli ultimi giorni in cui in Italia è successo di tutto, Koris ha un po’ sofferto d’ansia. Un po’ tantino, ecco. Perché Repubblica non aiuta, nonostante tutto, a capire la situazione. E i social network si sono scatenati con tutto e il contrario di tutto. Su tutto e il contrario di tutto. Dicendo tutto e il contrario di tutto. Bisogna ammettere che la situazione non è proprio delle più limpide, ma comunque.

Sul Twitter si leggevano polemiche da talk show a colpi di 180 caratteri (che potrebbero essere di più, ma Koris non si ricorda e tutto sommato anche “estigrandissimicazzi?”) fra i pro-isolamento sul cesso di casa e i non-recessionisti da bar. Virologi vs epidemiologi, round 1, fight! titolo di studio “Tekken 3” versione arcade. Selfie di telelavoratori abbruttiti. Panegirici del sistema sanitario nazionale, seguiti da vituperi sul sistema santiario nazionale. Simpatici umoristi da meme martellati da tragediografi neorealisti della vita reale. Improvvisati reporter dello sfascio al supermarket locale.

Il Facebook al contrario era stato imbottito di link da TutteLeInfo24, VeritàVeraVivaVivaceVivaldi, EconomistiFaiDaTe in 10 pratiche uscite,
ScientificReviewAndMethodologyOfSteekatsee redatta dal chiar.mo prof. Ammiocuggino, PestilenzeFacili, SurvivalistiPuzzoniAntivaxxer per cui scrivono tanti piccoli wannabe SonnoDellaRagione. Più i commenti. Più
i commenti dei commenti. Più i commenti dei commenti di queli che avevano messo like ai commenti. Più certi lapidari “io ve l’avevo detto” che aiutano sempre al dialogo.

Ora, nella situazione attuale più che il coronavirus Koris ha sofferto il coglionavirus. Perché la situazione in Italia pare seria, più seria che in Francia, almeno al momento (al primo compatriota che linkerà il raduno francese dei Puffi verrà rapito il bidet da sotto le chiappe mentre in uso). Perché sembra si sia scatenato il panico generale. Perché Koris ha pur sempre due Maiores che ora sono confinati al di là di una frontiera che ora è un po’ più frontiera del solito. E hai voglia a farti rassicurare, a dire che a Merdopoli tuttto sommato le cose non sono così folli, se quando apri un social per leggere due cazzate vieni travolto dall’onda di mar commosso ma soprattutto di mar commento.
Siccome Koris vorrebbe tornare a dormire la notte, ha deciso di esiliarsi dai social, almeno per il momento. Koris ha messo l’orologio internettiano indietro fino al 2007, al massimo si aspetta di vedere gente che posta le tette su Badoo. Niente Twitter, niente Facebook, niente di niente. Anche niente Megaupload, ma questo perché purtroppo il resto del mondo persevera a restare nel 2020.

Quindi se cercate Koris sui social, attualmente non la trovate. Almeno
finché la situazione non diventerà più gestibile. Esticazzi? Giustissimo, esticazzi.

P.S. Questo post non è in alcun modo un giudizio su nessuna delle misure di confinamento prese per contenere l’epidemia. Koris non si sente preparata sulle epidemie, in tema di catastrofi preferisce gli incidenti nucleari. E non è nemmeno un giudizio su chi dibatte sui social. Disquisite quanto volete, di quel che volete, come volete, avrete sicuramente ognuno le vostre ragioni. Solo che magari le ascoltiamo fra qualche giorno.

P.P.S. il blog continua perché questa non è una democrazia social, è una monarchia assoluta senza vassalli, le blog c’est moi, bello essere il re.

Meno ventidue, il tanuki

A ventidue giorni dalla fine, Koris scopre un nuovo animale-guida e si chiede come ha potuto vivere fino ad oggi ignorandone l’esistenza. Dopo le oloturie e gli haiku a loro dedicati, questo blog vi presenta una nuova bestiola mitologico-nipponica: il tanuki.

tanuki

Qualora gli attributi non fossero abbastanza evidenti, anche l’espressione pare dire “CHE DUE COGLIONI”

Non è chiarissimissimo che razza di bestia sia, una sorta di miscuglio fra un cane, un procione, un tasso, un gatto e uno che ne ha le palle strapiene. Perché in gran parte delle rappresentazioni artistiche del tanuki, particolarità è proprio questa: testicoli enormi. Esiste persino una filastrocca al riguardo: Del Tan Tan Tanuki le palle stan / Seppure il vento soffiando non sta / Girando girando girando.

Se lo dice Wikipedia, Koris ci crede.

E Koris è anche abbastanza convinta che il tanuki possa essere un ottimo riassunto di questi ultimi giorni su Neutroni Porcelloni. Ma anche dei penultimi. E anche dei terz’ultimi. E forse di tutti gli altri giorni da un anno e mezzo e più ad oggi. Tutti sotto il segno del tanuki e del suo scroto gonfiato a mongolfiera.

Un’altra storiella interessante sul tanuki raconta che il siddetto animaletto scherzoso abbia fatto a pezzi una vecchia e la abbia servita in zuppa al marito ignaro. Che poi è il sentimento dominante dopo una riunione col MegaCapo: smembrarlo e farne una minestra da spacciare in mensa.

C’è poi la capacità del tanuki di cambiare forma e farsi passare per altri oggetti. Un po’ come Koris quando cerca di farsi passare per una persona competente, ma più buffo. Per esempio, una storia dice che si trasformò nella teiera di un monaco. Passiamo sotto silenzio ogni legame fra i testicoli e la teiera e quello che potrebbe aver bevuto il monaco, che questo non è un blog pornazzo. Zozzone sì, pornazzo magari no (per ora, dicono che il pornazzo tiri tantissimo, hai visto mai).

Quindi, da qui fino alla fine, Koris potrebbe votarsi al tanuki: un essere che si è fatto due palle così e ha una gran voglia di cambiare forma.

tanuki

Forza e coraggio che magari fra 22 giorni le palle si sgonfiano.

P.S. Si ringrazia Junior per aver condiviso cotanta sapienza con Koris. Da oggi mai più senza il tanuki.

Marie Kondo e il repulisti dell’Amperodattilo

Per chiunque non abbia cazzeggiato abbastanza su Twitter negli ultimi cinque anni, Marie Kondo è una nipponica un po’ sciroccata che ha fatto i petecchioni col libro “Il magico potere del riordino”. La mission di costei, oltre a spillare soldi per insegnare ciò che un genitore cerca inutilmente di instillare in un pargolo più o meno disordinato, è di mettere a posto casa per mettere a posto la vita. Combattere il disordine degli oggetti che genera caos interiore. Da ciò si evince che Mari Kondo non ha studiato fisica, dato che per natura niente sfugge al principio dell’entropia, nemmeno gli ammassi di galassie, quindi figuriamoci il cassetto delle mutande. Ma tant’è, non è questo il punto.

Marie Kondo ha l’ambizione di insegnare a buttare tutto quello che non serve, con un grande discrimine: bisogna tenere solo ciò che porta gioia nella vita. Tutto il resto spazzatura, immondizia, monnezza, rumenta, rusco, poubelle, chiamatelo come volete. Si può parlare con l’oggetto, vedere se comunica allegria, stringerlo a sé e iniziare a preoccuparsi qualora l’oggetto risponda o ricambi l’abbraccio (a quel punto, più che mettere in ordine il caos interiore, serve un buon trattamento per la schizofrenia). E una volta selezionati i prescelti del cuore, bisogna dare loro importanza, valorizzarli, caricarli di significati, fare loro le coccole e, perché no, portarli a cena fuori prima di darsi a pratiche di feticismo assortite.

Marie Kondo, con questo minestrone di zen, animista e new age, ci è diventata ricca. Il suo metodo Konmari, opportunamente brandizzato, è persino arrivato su Netflix.

E poi c’è la corrente secolare del riordino, tradizionalista ma non per questo meno efficace, materialista e speditivo: la regola dell’Amperodattilo.

Dal molto meno altisonante e ancor meno glam nome di “repulisti”, non ha alcuna velleità animista, per quanto miri a un risultato finale molto zen. L’obiettivo è sottoporre la stanza a una sorta di Giorno del Giudizio per arrivare al vuoto spinto in cui nemmeno i quark osano creare tunnel mesonici per paura di far disordine.

Il criterio applicato agli oggetti da tenere assomiglia piuttosto da un processo dell’inquisizione, senza alcun avvocato difensore, in cui viene molto spesso emessa la sentenza “Questo è un cesso, si butta” senza possibilità di appello. Abiuri il disordine? Bene, purtroppo è troppo tardi, vai a farti un giro nel fuoco purificatore dell’inceneritore. Potremmo chiamarlo il metodo TorqueAmper per stanare l’eresia dagli armadi e preparare la venuta del vuoto celeste. Chissà se Amazon Prime è interessato. Abbiamo già pronte alcune puntate, tratte da una storia vera:

  • “In questa casa fra un po’ entrano i libri e usciamo noi”
  • “C’è un solo modo di mettere le pentole nel pensile impilandole e lo custodisco io”
  • “U Babbu ha una scarpiera solo per sé, mi pare troppo”
  • “L’armadio della vostra cameretta era vecchio da far schifo”
  • “Cosa me ne faccio di tutte queste camicie?”
  • “Tutti ‘sti servizi di piatti che ti regalano per le nozze io li butterei dalla finestra”

Koris, nel vano tentativo di dare una relazione d’ordine alla cucina, ha scoperto che il metodo TorqueAmper è molto più istintivo ed emozionale di qualunque comunicazione di gioia possa dare un oggetto.

Il collegiale B. e l’autostima di adamantio

Koris iniziava il quarto anno di università quando, nel brumoso ottobre 2008 in cui approdarono in Collegio Nami e Flu, venne imbarcato anche un candidato collegiale che in questa sede chiameremo B., sebbene abbia ricevuto una miriade di soprannomi, quasi mai lusinghieri (del resto il Collegio era una stronzocrazia e ne andavamo piuttosto fieri). Codesto singolare individuo era iscritto a fisica, anche se in corso d’opera passò a scienze biologiche, ma non fu questo a renderlo famoso.

B. era un idiota di diamante, di quelli che non si scalfiscono nella loro imbellicità ma che incidono sugli altri. Per dirne una, era convinto che Koris facesse medicina. Corretto una volta, due, tre, seimila, continuava ad esserne convinto. Al punto che, incrociando Koris nei corridoi della facoltà, le disse “ma cosa ci fai qui? Medicina è da un’altra parte” (a quel punto fu appeso a un muro e insultato, perché se Koris non è diplomatica adesso, nel 2008 lo era ancor meno). Ebbe il coraggio di tirare fuori il dubbio anche il giorno della Koris-laurea triennale, venendo irriso da tutti i presenti.

Cinese d’adozione, nel senso che aveva passato un anno in Cina, testa di cazzo per vocazione, B. si rese partecipe di innumerevoli agghiaccianti prodezze che nel suo cervello contorto lo rendevano l’idolo delle folle. Secondo gli altri Collegiali, ivi compresi i più timidi e introversi, era un soggetto da evitare come la peste. Per dirne una, quando trovò la carne in offerta alla Coop ne comprò una tale quantità che il frigo non poteva contenerla, quindi la mise sotto al letto. Lasciandovela per mesi, per la delizia del suo compagno di stanza. Per non parlare di quando offrì per cena quello che venne chiamato “il Sabbione”, ovvero una scodella d’acqua calda in cui galleggiavano grani di pepe, verdure crude non identificate, spaghetti non cotti e un uovo, crudo pure quello. Ma potremmo parlare anche delle sue esasperanti mail di spam nella mailing list collegiale, l’imbucarsi alle cene totalmente non richiesto e altre spiacevolezze.

Di tale individuo si persero le tracce quando uscì dal Collegio perché il numero di esami dati a biologia era imbarazzante e basso (no, non attacchiamoci la pippa del “avrà fatto altro nel mentre”: il Collegio ci dava borsa&alloggio in cambio degli esami fatti bene e in tempo, non c’era un reale bisogno di guadagnarsi da vivere). Nessuno ne sentì la mancanza.

Colta da curiosità molesta, Koris ha fatto a Google la domanda che tanto la attanagliava, ovvero cosa avesse fatto B. della sua vita. La risposta non si è fatta attendere.

B. ha un curriculum di otto pagine, in cui si definisce “biotecnologo esperto”, ma senza dottorato. Dice di aver frequentato sei università diverse, senza finirne tante, e di aver fatto parte del gruppo Facebook dell’università di San Diego (wow, minchia). Si dice traduttore dal Cinese, presso se stesso, sollecitato da importanti clienti, quali il sito web del risotrante di suo cugggino o simili. Mette i corsi che ha seguito a destra e a manca, ivi compreso ragioneria alle serali (?) fra le esperienze lavorative. Ora dice di essere alla ricerca di un dottorato ma anche di finanziatori per una start-up di successo, nel mentre acquisisce skill di multitasking e comunicazione lavando piatti e facendo caffè (sic).

Koris è rimasta affascinata da tale mole di fuffa scritta come se B. fosse candidato al premio Nobel (per la fuffa potrebbe anche essere, pensandoci bene). E le è subito presa un subitanea invidia, come ogni volta che le si para davanti chiunque abbia più sicumera che sostanza, con un’autostima di adamantio e pochi dubbi su se stesso. Che forse, se provasse un po’ più di ottimismo e meno vergogna per il suo passato dal 2000 ad oggi, Koris potrebbe avere delle prospettive e non ridursi alla morale della medusa. Ma tant’è, è andata così.

Forse potrebbe essere un’idea (e un finanziamento per la start-up) mandare in appalto il Koris-curriculum a B., che ha mostrato simili doti di infiocchettamento di fuffa. Ma conoscendolo sarebbe capace di scrivere che Koris ha fatto medicina.

Deception Island

(Nota: questo post non è sponsorizzato a fini turistici da pinguini brandizzati con velleità chiaraferragniche da influencer)

Se la vostra vita vi riserva solo frustrazioni o se siete nostalgici emo dei primi anni 2000, abbiamo la meta ideale per le vostre vacanze: Deception Island, l’isola della delusione.

Esiste davvero? Certo che esiste: a 120 km dalla penisola antartica, nel mezzo dell’affascinante oceano australe. L’isola, a forma di ferro di cavallo come un atollo da sogno, vi stupirà per le sue spiagge di sabbia vulcanica nera. Avete persino la possibilità di fare il bagno alle estremità settentrionali del mondo: visto che avete le chiappe poggiate sulla caldera di un vulcano, vi basterà scavare pochi centimetri nella sabbia per avere una pozza d’acqua a 40 gradi tutta per voi. E poi, volete mettere la soddisfazione di fare un bagno nelle “Forge di Nettuno”? Spakka di brutto.

Siete amanti delle rovine? Deception Island è il posto che fa per voi! Le stazioni baleniere del XIX secolo, ormai abbandonate, offrono un decoro speciale per le vostre voglie di decadenza. E poi volete mettere i big likes che vi fare sui social network con un po’ di ferraglia e qualche spettacolare luce del tramonto antartico.

Dal punto di vista naturalistico, Deception Island vi offre i pinguini. Un saco di pinguini. Pinguini che escono dalle fottute pareti (quelle che sono rimaste in piedi, insomma). Se preferite il giardinaggio, le prime piante fossili antartiche sono state scoperte proprio su queste sponde. Ora potete bearvi della verdura di qualche muschio o lichene temerario. Nella stagione giusta avete persino i fiorellini.

Cercate la solitudine? Siete serviti: non c’è nessuna stazione permanente a Deception Island, solo alcune installazioni estive. Le stazioni permanenti inglese e argentine sono state seriamente danneggiate dall’ultima eruzione del vulcano nel 1969. Si ricorda che in Georgia Australe vi sono ben 20 persone (e qualche migliaio di pinguini). Non vorrete mica correre il rischio di trovarvi con uno stronzo all’estremo sud del mondo? Infatti, mentlio Deception Island.

Qualora infine il vostro lavoro non vi riservi le soddisfazioni tanto attese, potete sempre limitarvi a stampare e appendere una carta di Deception Island nel vostro ufficio, in forma di muta protesta. Koris sta ancora aspettando che qualcuno se ne accorga, nel mentre prepara la sua fuga per il 63° di latitudine sud.

deceptionisland

Adesso è per caso vietato appendere carte geografiche passivo-aggressive sulla propria scrivania?

P.S. Sì, potrebbe essere un post da leggere in chiave allegorica. Vedete voi.

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