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Blue Whale Challenge, PhD edition

Da qualche giorno rimbalza su tutti i quotidiani e non la notizia dell’espandersi della cosiddetta Blue Whale Challenge, un “gioco” sull’internet in cui il “giocatore” si piazza sotto il controllo di un “amministratore” che gli impone una lista di 50 cose umilianti da fare, fino ad indurlo al suicidio. Che sia vero o meno, sull’internet si dice che abbia condotto alla morte un certo numero di teenagers russi. Amministratore che invia mail con compiti umilianti che a lungo andare inducono al suicidio. Ci ricorda qualcosa.

bluewhale

E ti pareva!

In fondo, le somiglianze sono parecchie. Come comincia il gioco? Con una conversazione di questo tipo:

PhD Student: voglio fare un dottorato!
Advisor: sei sicuro? Non puoi tirarti indietro.
PhD Student: Certo. Che significa che non posso tirarmi indietro?
Advisor: una volta che il gioco comincia non puoi più ritirarti.
PhD Student: sono pronto!
Advisor: porta a termine ogni compito con diligenza e non dirlo a nessuno. Quando finisci un compito, mandamelo via mail. Sei pronto?
PhD Student: e se voglio smettere?
Advisor: so tutto di te, verrò a cercarti e ti rovino la carriera.

Anche le prove si adattano facilmente. Solo che anziché in qualche mese sono necessari almeno tre anni. Un esempio delle prove da superare?

  1. Iscriviti alla scuola di dottorato, consegna in segreteria tutti i 4783748 moduli. Manda una copia al tuo Advisor;
  2. Svegliati alle 4:20 e leggi i paper di bibliografia che il tuo Advisor ti ha mandato;
  3. Comincia a fare le prime analisi dati, fallisci miseramente perché sei nuovo, manda una mail al tuo Advisor;
  4. Fai un report troppo corto/lungo/off topic, mandalo per mail al tuo Advisor (che tanto non te lo caca paro);
  5. Se sei veramente pronto a diventare un PhD student, iscriviti al gruppo Facebook della tua facoltà. Se no soccombi in preda ai sensi di colpa;
  6. Fai un algoritmo che chiaramente non funziona;
  7. Manda i risultati (sbagliati) al tuo Advisor;
  8. Scrivi “PhD Student” sul tuo profilo Facebook alla voce “lavoro”. Derpimiti perché il tuo compagno di classe delle elementari, quello che non sapeva fare 2×3, è vice-dirigente dell’agenda del papi e si è appena comprato il BMW;
  9. Cerca di tenere a bada lo stress, l’ansia, la sindrome dell’impostore;
  10. Svegliati alle 4:20, scrivi il tuo primo paper per tutto un week-end;
  11. Manda il paper che ti è costato il week-end al tuo Advisor (tanto non lo legge uguale);
  12. Passa la giornata a procrastinare presentazioni urgenti;
  13. Partecipa a un seminario con altri PhD Student sicuramente più brillanti di te;
  14. Fai la tua presentazione. Sarà orribile e priva di senso;
  15. Cerca di migliorare i tuoi risultati sperimentali;
  16. Stai male, cadi in preda all’ansia sapendo che non avrai un post doc e tanto meno un lavoro;
  17. Accollati le lezioni più noiose del tuo Advisor;
  18. Accollati gli esami del tuo Advisor da correggere;
  19. Accollati gli orali al posto del tuo Advisor;
  20. L’Advisor ti chiede un incontro per discutere del tuo lavoro e se sei degno di continuare;
  21. Parla via Skype con un altro PhD Student disperato;
  22. Accollati tutto l’insegnamento del tuo Advisor per un semestre;
  23. Un altro algoritmo che andrà male;
  24. Compito segretissimo e urgentissimo che l’Advisor ti darà all’ultimo momento;
  25. Momento di autocoscienza con un altro PhD Student sul “cosa cazzo stiamo facendo delle nostre vite?”;
  26. L’Advisor ti comunica la data entro cui consegnare la tesi e discutere e tu non puoi fare altro che accettarla;
  27. Svegliati alle 4:20 in preda all’ansia, sapendo che non riuscirai mai a scrivere la tesi in tempo;
  28. Non parlare a nessuno per tutto il giorno. Tanto il tuo dottorato è l’unico argomento di conversazione, nessuno vuole starti ad ascoltare;
  29. Cercati un post doc, senza trovarlo;
  30. fino alla 49. Svegliati alle 4:20, scrivi la tesi, rispondi alle mail incazzatissime del tuo Advisor;
  31. Scaraventa la tua tesi e la tua persona davanti a una giuria di Advisor strafottenti che la ucciderà. È finita.

Se sei abbastanza stupido da voler giocare questo gioco, sarà dura: i posti di dottorato sono sempre meno. Si dice che di solito siano gli Advisor a scegliere le loro vittime. Nessuna mente vulnerabile dovrebbe essere esposta a tanto.
Sono tutte coincidenze? Noi di Voyager pensiamo di no.

Disclaimer#1: (visto che ormai l’internet è pieno di tristoni che prendono tutto sul serio) qui non si sta sfottendo chi si è suicidato perché abusato da uno sconosciuto su internet. Amesso che sia vero e confermato, poi.
Disclaimer#2: qui non si stanno nemmeno sfottendo i dottorandi, né si vuole scoraggiare la gente a intraprendere quella strada. Koris ha fatto un dottorato e lo rifarebbe (vabbè, magari non proprio uguale uguale, ma lo rifarebbe). Al limite, se proprio si vuole cercare uno scopo nel post, si può vedere una “denuncia” delle condizioni di stress a cui sono sottoposti PhD students e post-doc nella ricerca odierna, un argomento di cui si parla sempre troppo poco.

Particelle, massoni e sacrifici umani

Stavolta la colpa di Jacqui che nel cuore della notte (o della sua giornata nella Terra del Vento) manda link equivoci.
Com’è, come non è, stamattina Koris si è trovata taggata in questo link.
Per farla breve, anzi brevissima, in rete si è diffuso un video secondo cui al CERN avrebbero luogo sacrifici umani a Shiva (la divinità, non il guardian force di Final Fantasy… o forse anche, conoscendo la gentaglia che gira al CERN). Il video termina con una carrellata di minchiate di bassa qualità, un graffito satanista coi fiorellini, vini con etichetta 666, gente travestita da cornuto (o cornuti veri che fanno coming out sulla loro condizione).
Questa è la prova che al CERN si sta mettendo a punto un nuovo piano per lo sterminio della razza umana. Se hai ascoltato questo video, fai parte della resistenza! Resistenza d’accordo, ma in serie o in parallelo?

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A proposito di dei al CERN… (Credits: Goomi)

Al di là della burla, che può essere poco riuscita (che, fai un sacrificio umano con la t-shirt bianca sotto al mantello e le scarpe da ginnastica? Ma su, un po’ di stile!), al di là della qualità del video che caso strano si interrompe proprio al momento del cosiddetto sacrificio, la cosa che ha fatto gelare le vene ai Koris-polsi si trova nei commenti al video.

Eh si, proprio una burla simpatica… fa il paio con quella burla simpatica all’inaugurazione del tunnel di qualche mese fa… mi sa che ormai sti massoni si fanno scoprire troppo facilmente!
La famosa loggia della Particelladiddio. Bazilla è gran maestro (e fin lì, effettivamente, nessuno si stupirebbe che avvengano sacrifici umani). Bisogna vietare i film tratti da Dan Brown in prima serata, perturbano le menti fragili.

Considerando che il cern possiede l’arma più potente finora conosciuta dall’umanità direi che stanno cercando di decidere se usarla per il bene o per il male(di chi?). […] non sono un fisico ma Non sottovaluterei la quantità di energia che rilascia l’accelleratore di particelle. (Qualora dovesse essere usato per scopi diversi da quelli “scientifici”).
Avrebbe dovuto fermarsi al “ma”, non ne è seguito niente di buono. Non sono un fisico, ma c’ho le dita che prudono, devo commentare lo stesso. Brutta notizia, ciccio: ci sono raggi cosmici che arrivano sulla Terra con energie anche un milione di volte superiore a quella del CERN. Ma se proprio ci tieni puoi chiamarla inseminazione aliena.

Scherzo ? Ma che senso avrebbe ?!?! Secondo me questi ci credono davvero
I want to believe. Koris lo dice da anni, il vero problema di “X-files” è la parte di spettatori che lo ha preso per un documentario e non per una serie tv…

E così avanti. Insomma, c’è abbastanza materiale da far venire la voglia di un sacrificio umano prima delle nove di mattino. Ma un sacrificio di massa, un’ecatombe vecchio stile come non se ne vedono più. E non necessariamente a un dio, come scusa basterebbe anche l’offesa all’intelligenza umana.
E però mica hanno tutti i torti, perché al CERN hanno davvero luogo sacrifici umani.
Tutti i giorni, senza essere filmati.
Quelli di decine e decine di dottorandi e post-doc che danno la loro giovinezza, ore di veglia e sanità mentale alla divinità multidimensionale dell’accademia. Sperando di avere in cambio la grazia che ormai si configura come un’apparizione mistica e raggiungibile solo dopo un doloroso trapasso: un posto da ricercatore.

busone

(Old but gold) Classico atteggiamento della gggggente nei confronti della scienza in generale e del bosone di Higgs in particolare

Asocial networking

Più che una nativa, Koris è un’adottiva digitale. Nata in un mondo in cui il progresso massimo era la macchina da scrivere elettronica, cresciuta sulla tastiera di un computer. Un’infanzia segnata dall’attesa che i ventisei rullini (rigorosamente da 36 foto) consumati in vacanza, un’età adulta con troppe foto da elaborare su DarkTable. Allattata a “vai a vedere sul tale libro”, sfamata con snack di Wikipedia.
Inutile dire che il retaggio digitale dei primi anni del secolo non prevedeva una condivisione coatta di colazioni, performances di jogging, transiti alla toilette e pene amorose. Il web come Koris lo conosceva era una sorta di omertosa rete in cui persino il sesso degli utenti era dubbio, hai visto mai ti clonassero l’IP e venissero a svaligiarti la casa (sì, le bufale circolavano già all’epoca).
Ormai nel regno del pulsante “share/condiviti/FattiLiCazziAltrui”, Koris risente di una sorta di pudore e understatement talvolta fuori luogo. O a ragion veduta, quando si parla di giudizi soggettivi è arduo valutare. Fatto sta che, ragion per cui codesto blog non decollerà mai (a prescindere dai discutibili contenuti), Koris non andrebbe mai a zonzo a dire “metti like alla mia pagina, che è la cosa più figa del mondo!”. Mancanza di marketing da una parte e di FacciaDiBronzoTM dall’altro.
Parimenti, non commenterebbe mai blog a caso con l’unico scopo di fare networking e aumentare la visibilità. Non ne ha né il tempo né le energie.
Nelle ultime 48 ore Junior la ha convinta a far circolare le sue foto sui gruppi di Flickr, tanto per avere qualche commento in materia. Solo che Koris si sente a disagio a irrompere in un gruppo, presentarsi in due parole e vomitarci sopra tre foto. Le pare di essere un maniaco nella penombra di un tunnel che spalanca l’impermeabile davanti a sconosciuti passanti. Solo che anziché mostrare la sua Impareggiabile Parte, ha l’impermeabile tappezzato di foto.
Senza contare la perplessità generata da certi gruppi con altisonanti nomi quali “Foto per magneti da frigo”, “Foto di pale d’altare bretoni”, “Foto di cavalli in volo”, “Foto di gente che si scaccola sui piedi”. Insomma, spam imperatrix mundi, si direbbe.
Come si vince la timidezza digitale?

Abeille timide

No, non stiamo facendo pubblicità, è solo un’ape timida come Koris.

Archeologia del web

Fra i vari salti, saltini e balzelli da una piattaforma all’altra che questo blog ha dovuto subire dalla sua creazione su Splinder (anno Domini 2006) fino alle attuali scogliere di WordPress, alcuni post erano andati persi. Il pozzo dell’oblio di internet si era fagocitato i mesi di giugno, luglio, novembre e dicembre 2006 in qualche trasloco di hosting. Koris non se n’era accorta fino a qualche tempo fa, troppo tardi per andare a riesumare la primissima versione del blog: le rovine di quel che fu Splinder erano ormai definitivamente collassate su loro stesse, fine della storia. A Koris la cosa stava un po’ su un baffo perché mesi di paranoie universitarie (soprattuto se ormai alle spalle), ma non ci si poteva fare molto.
Poi ieri all’improvviso si sono diradate le nebbie dell’oblio e il portale spazio-temporale di WebArchive ha sputato ai piedi dell’archeologa Indiana Koris (una sorta di Lara Croft senza tette e con le gambe lunghe la metà) i mesi perduti. Una sorta di teschio codato in HTML che spuntava dalle lande desolate dell’internet 1.0. Koris si è armata di vanga e ha riesumato il tesoro perduto.
Ovviamente lo ha anche letto. E solo Petrarca può rendere l’idea del sentimento provato: in sul mio primo giovenile errore, quand’era in parte altr’uom da quel ch’i’ sono.
E se internet aveva deciso di fagocitare quei post onde evitare che i posteri vi incappassero, forse aveva le sue validissime ragioni.
Che ora Koris fa tanto il grillo parlante, ma c’è stata un’epoca in cui la circuitazione del campo elettromagnetico era ragione di tragedia. Un periodo di nebbia bolognese ove regnava la frustrazione e un’occhiata poteva essere ragione di bile nera. Settimane di deliri in solitaria, in cui si soffrivano vessazioni universitarie e assurde pene d’amore per soggetti improbabili.
Ora, per dovere di cronaca (e perché non intende perdere di nuovo pezzi della sua storia), Koris trascriverà i post in questa sede. Ma si consiglia la lettura a un pubblico adulto e dallo stomaco forte. Che all’epoca Koris avrebbe avuto bisogno di qualche ceffone ben dato.


Sentite: io ve li dico
perché voi lo volete, e vi ubbidisco;
per altro in verità che ne arrossisco.

Il grande ritorno del what the fuck

Quando il blog era giovane e il web 1.0 viveva era in auge (quando su internet i bambini erano uomini, le donne erano vecchi rattusi e i bambini erano agenti del FBI in incognito, nessuno avrebbe messo mai il suo vero nome su un sito e nemmeno una foto, del numero di telefono non vale la pena parlarne), su questo blog si faceva mensilmente la conta delle chiavi di ricerca. Ci furono momenti fetish, momenti fantasy, momenti fetish-fantasy e altro. Poi boh, sai com’è, la vita reale, cambi piattaforma sei volte in un anno, ti hackerano il blog, Shinystat perde il conto. La vita, insomma.
Oggi bazzicando altri blog, Koris si è chiesta se qualcuno arriva ancora qui via motore di ricerca. E la risposta è sì, solo che dal feticismo con gli elfi di Valinor siamo passati ai chaiers des doléances per dottorandi depressi:

  • il dottorato è una merda: e talvolta come dargli torto?
  • correlatore stronzo: shit happens
  • relatore vuole rovinarmi: ma no, vorrà solo la tua pelle per foderarsi la sedia
  • aiuto relatore stronzo: tutti stronzi!
  • conviene prendere un dottorato?: mah, secondo te?

Meno male che il teatro dell’assurdo multimediale fornisce ancora ragioni per stare allegri:

  • alligatore che esce dal cesso: effettivamente è un problema peggiore che il relatore stronzo
  • centro disintossicazione da pan di stelle: non se ne esce, soprattutto se hai il relatore stronzo di cui sopra
  • peli nell’ingranaggio silk epil: quesito di meccanica fondamentale
  • mi prude la testa da morire tanta forfora: è in arrivo la stagione delle nevicate
  • freddi mercuri incostumedabagno: abbi peità di loro perché non sanno quello che scrivono. E nemmeno COME lo scrivono
  • piedi femminili che meraviglia: ma questo non passa veramente mai di moda! Un classico intramontabile dal 2006!

Growing old

Growing old, ovvero invecchiare. Il che significa passare il sabato a ciondolare per casa facendo un lavoretto qui, un altro là, inconcludenti come gatta Spin.
Significa anche decidere che si è giovanissimi, andare dal gruppo di arrampicatori a spadroneggiare e dire che vuoi rientrare entro le 18, che ci hai da fare.
Significa anche che nonostante la situazione paresse volgere al peggio dal punto di vista arrampicatorio, ad arrampicare ci vai eccome. E fai anche la fichissima comportandoti come un’abbruttita dalla vita sul terzo 6a. E poi prendersi lo zaino e cambiare sito, perché al sole fa ancora caldo.
Significa anche farsi portare a casa di Van a giocare di ruolo, che il maître de jeu ha la vena sadica/omicida e se arrivi in ritardo magari decide di usare il tuo personaggio come vittima designata. E invece finisce che il tuo personaggio è l’uno che resta in piedi in tutta la compagnia e probabilmente diventerà un necromante a capo di una banda di non morti. La vita, ma anche la non-vita, a volte è ingiusta.
Significa anche tornare a casa scoprendo che c’è una tangibilissima possibilità che si faccia una serata gioco venerdì a casa tua. Solo che tu non ne sapevi niente. E ti rimproverano del tuo immedesimarti troppo nella tua elfa bionda.
Significa anche sapere che è l’una, doversi ancora fare la doccia, asciugarsi i capelli e lavare i piatti della colazione. Una gioia.

Ma invecchiare significa soprattutto non voler esistere il lunedì mattina dopo cotanta domenica, correre seriamente il rischio di addormentarsi ovunque (sia esso sul bus, sul cesso o in riunione) e dirsi che ormai l’età avanza e forse è venuto il momento di darsi una regolata. E lasciare il testimone di Weekend Warrior agli under-25.

Piesse: se poi mentre cerchi “tecniche per recuperare il boro radioattivo” Google ti suggerisce “tecniche per recuperare il tuo ex”, capisci che forse era meglio se fossi rimasta a recuperare le ore di sonno mancanti.

Livello successivo

La nerdaggine di Koris è qualcosa che non fu mai messa in discussione, salvo da Zaff ai tempi del Collegio, che ogni tanto gridava sgomentato:
“Tu non puoi essere nerd, sei una ragazza!”
Si sbagliava. Non si sa se sulla ragazza (“Io sono un fisico, prima di essere donna”) o sulla possibilità, ma tant’è…
Nonostante le sue plurime e terrificanti perversioni, Koris non è mai stata un tipo da spararsi una serie tv a colpi di una stagione al giorno. Ha sempre mostrato una bieca moderazione, se non addirittura un distacco. Per dirsi la verità, Koris è più il tipo da film che non da serie.
Ciò nonostante da qualche tempo sta riguardandosi “Star Trek: Deep Space Nine“, di cui aveva già visto la maggior parte degli episodi, sebbene senza una relazione d’ordine. Infatti ciò era stato possibile grazie a U Babbu insonne che, anni fa, registrava le puntate che passavano su La7 ad ore indecenti. Solo che gli episodi erano ordinati alla sanfasò, per cui era frequente vedere gente morta la settimana prima tornare in buona salute nell’episodio successivo. Ora Koris la sta riguardando a ritmo bradipo rispetto alla media (ha iniziato a febbraio ed è all’inizio della quarta stagione su sette).
Altro Star Trek fu elargito a caso, un po’ dove si trovava. Koris avrebbe potuto seguire in diretta “Enterprise“, ma dopo la prima stagione decise che T’Pol era un deterrente sufficiente per farla smettere.
All’università si mise a guardare a tempo perso “The L Word“, che di nerd aveva poco ma la intrigava lo stesso. Ci mise circa due anni a finirlo.
Le sue frequentazioni poco raccomandabili la dirottarono su “The Big Bang Theory“, in lingua originale per farsi più male. Se non altro in questo modo può rispondere alle osservazioni idiote sullo stile:
“Ehi, ma tu fai il dottorato in fisica, quindi sei tipo Sheldon di ‘The Big Bang Theory’?”
“Semmai il contrario, è “The Big Bang Theory” che è ispirato a quelli come me. E comunque io sono una sperimentale, prego”
Il problema è che la visione di gruppo rallenta le operazioni, quindi la data di fine serie è prevista per il 2034.
Senza voler contare l’obbligatorio “A Game of Thrones“, che segue come un’ultras appena esce e con cui ha contagiato anche l’Orso. Si aspetta con trepidazione la terza serie ad aprile 2013 e con essa l’arrivo del Dorniano di fiducia di cui Koris non ha ancora appeso il poster in camera, ma poco ci manca.
Koris pensava comunque di essere a posto così, soprattutto col suo Deep Space Nine elargito col contagocce nelle sere di noia.
Poi andò a giocare da Quentyn (non Martell!) una sera e Joac tirò fuori il gioco da tavolo di Battlestar Galactica, tanto per dire che i Lionesi fanno sempre disastri.
“Com’è la serie?”
“Mi stai dicendo che non hai mai visto ‘Battlestar Galactica’?!”
Fino a quel maledetto martedì sera, Koris ne conosceva solo la sigla di apertura grazie a un cd comprato a un euro da un robivecchi, “Out of this World“. Inoltre l’idea di mettersi dietro a una serie anni ’80 richiedeva troppo coraggio.
“Ma la hanno rifatta nel 2003! Ed è fatta benissimo! Te la consiglio”
Koris si disse che “Battlestar Galactica” era il passo finale fra un minimo di normalità e la nerdaggine completa. Con troppe battute di “Star Wars” e “Star Trek” in testa, tertium non datur. O meglio, non doveva essere datur. Se no anziché datur erano cazzi.
Resistette stoicamente, mentre quella sera giocava a tirare testate nucleari su navi Cyloni che spuntavano come funghi, quando a bordo della nave succedeva di tutto. Tirare testate nucleari è sempre  un’attività rilassante.
La buona volontà di Koris è durata una settimana. Poi ieri sera è caduta, quando l’amica Marty le ha smerciato l’episodio pilota della miniserie 2003. Un’ora e mezza di ansia allo stato puro. Il Koris-commento appena terminato l’episodio è stato:
“Hanno fatto più morti loro in un episodio che tutta ‘The Next Generation‘ in sette stagioni”
Questo perché in Star Trek si è ragionevolmente sicuri che più di tanta carneficina non si possa fare, e che alla fine dei quarantacinque minuti si risolverà tutto a tarallucci, Enterprise e vino. In “Battlestar Galactica” invece no e allo stato attuale, agli occhi di Koris, in confronto ai Cyloni i Borg sono dei dilettanti. Senza contare che la gente ha il temperamento medio di Kira Nerys.
Koris sospetta già di nutrire un debole per il comandante Adama, ma è da confermare. In attesa del prossimo episodio, previsto in possesso a breve.
Unica nota, a parte l’ansia generata: la colonna sonora della vecchia serie era più bella.

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