Archivi categoria: tesori del web

La dura vita di una file hoarder

Dicesi “file hoarder” un individuo dedito all’accumulo più o meno indiscriminato di file di sorta. Come gli scoiattoli con le nocciole, solo che anziché riempire le tane si riempiono gli hardisk (grazie, Junior, per la terminologia e la similitudine).

scoiattolo

Koris mette in ordine i suoi files.

Da quando la vita sul web si è fatta dura, Koris è diventata una file hoarder compulsiva al grido “quando ci ricapita?”. Probabilmente lo era già da prima, ma da quando si è diffusa la cultura simil-Netflix, simil-Spotify del consumo via etere, la tendenza all’accumulo si è inasprita parecchio. Sì, possiamo rigirare la frittata come vogliamo, si chiama vecchiaia: Koris è un dinosauro del web ed è consapevole di essere pronta a diventare un fossile.
Ormai, i giorni dei pari nostri sono numerati. L’unico dio viene a scacciare via i molti dei. Gli spiriti dei boschi e dei torrenti cominciano a tacere. È il destino delle cose. È il tempo degli uomini e dei loro modi.
In tutto ciò, cosa è successo per scatenare cotanto flame?
Ieri Koris ha pensato di rimpiazzare un libro che perde le pagine col suo corrispettivo informatico, in modo da averlo sotto mano ovunque e di pronta consultazione (leggerlo per intero era già stato fatto). Tutta contenta di allinearsi per una all’evo moderno in maniera diversa da pdf-del-libro-fotocopiato-passato-di-straforo, Koris ha speso l’incredibile cifra di dieci euri per comprare l’ebook. Prima di lanciarsi nell’impresa, aveva persino scaricato l’antemprima, che si rivelò essre un praticissimo epub da dare in pasto a Calibre. Il libro doveva essere della stessa risma.
Certo, come no. LOL.
Completato il pagamento, Koris si è vista recapitare nella casella di posta un link per scaricare l’ebook. Che si rivelò essere un file in formato ascm. Cosa esser tu? Non il libro, ovviamente, ma un file che rimanda all’ebook. Come si apre questo file sconosciuto? Con un solo programma, Adobe Digital Editions (da ora nel post sarà conosciuto come AdobeSticazzi per brevità). Che ab origine esisteva solo per Windows, poi è stato ampliato per Mac OS. Utenti Linux attaccatevi al cazzo (lett.).
Koris, che era già abbastanza indispettita da questo razzismo verso il suo sistema operativo di elezione, si è indiposta ancora di più quando ha scoperto che Wine, l’emulatore di ambiente Windows, non ne voleva sapere di installare AdobeSticazzi. Installato quindi su una copia vagante di Windows 10 (Koris e il suo rispetto alquanto discutibile per i dual boot), AdobeSticazzi continuava a dare “errore nel server, il suo libro non è disponibile”. Anche se lo hai pagato.
È stato necessario scomodare il Windows 7 nascosto nel cuore di VeloBlatto per riuscire ad insallare AdobeSticazzi, programma che per inciso può girare solo su un numero limitato di dispositivi perché se no fa brutto, dicono. Il programma dal ascm ha partorito con dolore un epub, Koris pensava fosse finalmente finita lì.
Certo, come no. LOL. (ep. II)
Il libro era protetto dai diritti d’autore, quindi poteva essere solo con AdobeSticazzi, su un numero limitato di computer. La cosa è diventata una questione di principio e Koris, con parecchie colorite imprecazioni, ha tirato furoi gli strumenti del mestiere per esorcizzare l’epub. A fine serata erano nati un epub free, un pdf, un docx e un file testuale perché hai visto mai. Per esclusivo uso personale.
A Koris, fossile informatico, girano tantissimo i coglioni. Perché ha pagato per avere quel file, com’è giusto che sia, ma non può farne quello che vuole, anche per un uso esclusivamente personale. Deve stare al capriccio di Adobe, che sottostà al capriccio di Microsoft. Altrimenti sticazzi l’ebook, anche se hai pagato. Per proteggere i diritti d’autore, dicono.
Alla fine di tutta questa trafila, Koris si è sentita presa per i fondelli. O meglio, truffata. Compro un ebook e non ne sono interamente proprietaria. Non posso leggerlo sul supporto che voglio e dove voglio. Come se comprassi un libro e potessi leggerlo solo in salotto e in camera da letto, nel cesso no. Non posso prestarlo a un amico a meno che non venga a leggerlo nel mio salotto (rigorosamente non nel cesso). Sarà Koris ad essere un fossile, ma questo modo di fare non le piace nemmeno un po’. Nel dubbio, meglio ammassare.

pirateria

Però anche rompere i coglioni a chi vorrebbe il suo file PAGATO in pdf, eh.

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La Databasiade

Tanto tempo fa, nel 2009, un cuggino del nipote della sorella della zia di uno del gruppo speleo venne incaricato di fare un sito che pubblicizzasse on line le attività arrampico-alpino-trekking-speleologiche. Il cuggino del […] prese un sito precotto dal suo savoir faire, cambiò due o tre cosette e lo consegnò al gruppo molto sportivo ma poco information.
Meno tempo fa, nel 2015, Koris arrivò nel gruppo, vide il sito e pensò “Minchia che accozzaglia di pagine a metà fra web1.0 e web2.0 vorrei ma non posso!”.
Ancora meno tempo fa, a settembre 2017, Koris si disse che il sito era un reperto muffito e meritava una rinfrescatina.
Tale risoluzione si rivelò essere come un po’ tutte le Koris-idee: non lo avessi mai fatto.
Il sito si appoggiava ad un database in cui erano memorizzati tutti i resoconti delle uscite, più altre cose. Fino a pochi giorni fa, Koris si era sempre tenuta alla larga dai database. Con ragione, ora possiamo dire.
Il database in questione parlava la malefica lingua del MySQL, Koris no. Essendo tuttavia Koris una sorta di poliglotta informatica, non c’è voluto molto perché i due cominciassero a comunicare. A gesti. Dell’ombrello.
Koris ha scoperto che fra i plurimi megabyte del database c’erano non meno di 3500 commenti a vecchi resoconti. “Apperò,” si disse Koris “un tempo la gente sì che era attiva”. Al cinquantesimo “hypnotize women into bed”, s’è capito che i commenti, privi di qualunque moderazione, erano il regno di Spammolandia.
Deciso che la tabella “commenti” doveva essere distrutta col fuoco purificatore, Koris si è domandata perché ci fossero due tabelle apparentemente omozigote, news_new e news_news, forse una versione moderna della iota differenzia. Fuochino (purificatore, anch’esso). La tabella news_news raccoglie i resoconti delle uscite, quella news_new sostanzialmente… anche. Solo che vengono identificati come nuovi. E quand’è che diventano vecchi? Mai, se il moderatore non ci mette le mani. E se la gente ignora da che parte si piglia un database? Si sedimenteranno per sempre.
Anche la tabella news_news, oltre ad essere piena di colonne “NULL” perché mica abbiamo l’horror vacui, era foriera di sorprese. Come l’assenza di qualunque indicativo per il genere di attività, speleo o arrampicatoria che fosse. In compenso aveva una colonna flag, che si riconosce in un’ennesima tabella in cui quel flag corrispondeva all’attività. Chiunque abbia pensato questa cosa, doveva essere allergico al varchar.
Dracarys.
Con questa consapevolezza, Koris non poteva lasciare il sito in quello stato, la sua coscienza nerd non glielo avrebbe mai perdonato. Le riflessioni serali hanno fatto approdare a una conclusione ovvia: l’hosting lo abbiamo, nuclearizziamo tutto quello che c’è e facciamo risorgere un fantastico sito WordPress da quelle ceneri.
“Bisogna portarsi dietro anche tutti i resoconti dal 2009 ad oggi” hanno risposto gli altri.
I resoconti, epurati da Spammolandia e da ripetizioni inutili, erano in tutto 379. Koris ha avuto una fugace immagine di se stessa a fare copia-incolla per 379 volte. Non era cosa.
Ma se anche WordPress usa i database, magari si può fare un burinissimo trasferimento da un database all’altro e nessuno ha visto niente. Tralasciamo la narrazione di come Koris ha imparato a sue spese le query per la struttura pericolante. Una volta riempito alla bella e meglio il database tarocco di WordPress, Koris ha provato a importarlo sul suo spazio dedicato, per vedere come reagiva WordPress.
Male, ha reagito male.
Lo spettro del copia-incolla furioso si è ripresentato, assieme a un “gettiamo la spugna con disonore e facciamo seppuku con una penna USB”. Non esisteva proprio.
Koris è venuta a conoscenza di un plugin che importa database scaberci in wordpress. Solo che serviva un hosting (e no, quello del sito speleo non era utilizzabile, metti che si scassa tutto, poi come si spiega agli altri?). Il vecchio hosting del qui presente blog ha chiuso i battenti alle Isole Tuvalu. Gli hosting gratis in realtà sono gratis a pagamento.
Koris ha guardato Blatto, Blatto ha guardato Koris. “Vuoi diventare un server locale?” gli ha chiesto Koris. A giudicare dalla fatica successiva per installare XAMPP, la risposta doveva essere “manco per il cazzo”. Tralasciamo anche tutte le peripezie del caso, le turbe mentali di localhost e gli accessi negati perché sì. Diremo solo che per fermare il demone MySQL è stato necessario un esorcismo.
Parecchi chmod 666 dopo, Koris è riuscita a installarsi un interfaccia WordPress locale con siddetto plugin. Il quale ha avuto bisogno di parecchie pernacchie prima di decidersi a lavorare. Ma alla fine lo ha fatto: 379 post ora sono esportati in formato WordPress, in attesa di essere caricati su un sito “Welcome to the XXI century” che possibilmente faccia meno cacare del predecessore.
Ora che tutto più o meno funziona, le probabilità che il resto del gruppo dica “ma no, perché cambiare sito? È sempre andato benissimo” sono altissime. Ma in questo caso Koris ne avrà sempre tratto grandi lezioni di vita. Come restare il pù lontano possibile da database, server e MySQL.
Altro che “geekette” come la chiama ‘thieu, Koris è una fantozziata nerdaccia. Cambiamento di iniziale a piacere.

Blue Whale Challenge, PhD edition

Da qualche giorno rimbalza su tutti i quotidiani e non la notizia dell’espandersi della cosiddetta Blue Whale Challenge, un “gioco” sull’internet in cui il “giocatore” si piazza sotto il controllo di un “amministratore” che gli impone una lista di 50 cose umilianti da fare, fino ad indurlo al suicidio. Che sia vero o meno, sull’internet si dice che abbia condotto alla morte un certo numero di teenagers russi. Amministratore che invia mail con compiti umilianti che a lungo andare inducono al suicidio. Ci ricorda qualcosa.

bluewhale

E ti pareva!

In fondo, le somiglianze sono parecchie. Come comincia il gioco? Con una conversazione di questo tipo:

PhD Student: voglio fare un dottorato!
Advisor: sei sicuro? Non puoi tirarti indietro.
PhD Student: Certo. Che significa che non posso tirarmi indietro?
Advisor: una volta che il gioco comincia non puoi più ritirarti.
PhD Student: sono pronto!
Advisor: porta a termine ogni compito con diligenza e non dirlo a nessuno. Quando finisci un compito, mandamelo via mail. Sei pronto?
PhD Student: e se voglio smettere?
Advisor: so tutto di te, verrò a cercarti e ti rovino la carriera.

Anche le prove si adattano facilmente. Solo che anziché in qualche mese sono necessari almeno tre anni. Un esempio delle prove da superare?

  1. Iscriviti alla scuola di dottorato, consegna in segreteria tutti i 4783748 moduli. Manda una copia al tuo Advisor;
  2. Svegliati alle 4:20 e leggi i paper di bibliografia che il tuo Advisor ti ha mandato;
  3. Comincia a fare le prime analisi dati, fallisci miseramente perché sei nuovo, manda una mail al tuo Advisor;
  4. Fai un report troppo corto/lungo/off topic, mandalo per mail al tuo Advisor (che tanto non te lo caca paro);
  5. Se sei veramente pronto a diventare un PhD student, iscriviti al gruppo Facebook della tua facoltà. Se no soccombi in preda ai sensi di colpa;
  6. Fai un algoritmo che chiaramente non funziona;
  7. Manda i risultati (sbagliati) al tuo Advisor;
  8. Scrivi “PhD Student” sul tuo profilo Facebook alla voce “lavoro”. Derpimiti perché il tuo compagno di classe delle elementari, quello che non sapeva fare 2×3, è vice-dirigente dell’agenda del papi e si è appena comprato il BMW;
  9. Cerca di tenere a bada lo stress, l’ansia, la sindrome dell’impostore;
  10. Svegliati alle 4:20, scrivi il tuo primo paper per tutto un week-end;
  11. Manda il paper che ti è costato il week-end al tuo Advisor (tanto non lo legge uguale);
  12. Passa la giornata a procrastinare presentazioni urgenti;
  13. Partecipa a un seminario con altri PhD Student sicuramente più brillanti di te;
  14. Fai la tua presentazione. Sarà orribile e priva di senso;
  15. Cerca di migliorare i tuoi risultati sperimentali;
  16. Stai male, cadi in preda all’ansia sapendo che non avrai un post doc e tanto meno un lavoro;
  17. Accollati le lezioni più noiose del tuo Advisor;
  18. Accollati gli esami del tuo Advisor da correggere;
  19. Accollati gli orali al posto del tuo Advisor;
  20. L’Advisor ti chiede un incontro per discutere del tuo lavoro e se sei degno di continuare;
  21. Parla via Skype con un altro PhD Student disperato;
  22. Accollati tutto l’insegnamento del tuo Advisor per un semestre;
  23. Un altro algoritmo che andrà male;
  24. Compito segretissimo e urgentissimo che l’Advisor ti darà all’ultimo momento;
  25. Momento di autocoscienza con un altro PhD Student sul “cosa cazzo stiamo facendo delle nostre vite?”;
  26. L’Advisor ti comunica la data entro cui consegnare la tesi e discutere e tu non puoi fare altro che accettarla;
  27. Svegliati alle 4:20 in preda all’ansia, sapendo che non riuscirai mai a scrivere la tesi in tempo;
  28. Non parlare a nessuno per tutto il giorno. Tanto il tuo dottorato è l’unico argomento di conversazione, nessuno vuole starti ad ascoltare;
  29. Cercati un post doc, senza trovarlo;
  30. fino alla 49. Svegliati alle 4:20, scrivi la tesi, rispondi alle mail incazzatissime del tuo Advisor;
  31. Scaraventa la tua tesi e la tua persona davanti a una giuria di Advisor strafottenti che la ucciderà. È finita.

Se sei abbastanza stupido da voler giocare questo gioco, sarà dura: i posti di dottorato sono sempre meno. Si dice che di solito siano gli Advisor a scegliere le loro vittime. Nessuna mente vulnerabile dovrebbe essere esposta a tanto.
Sono tutte coincidenze? Noi di Voyager pensiamo di no.

Disclaimer#1: (visto che ormai l’internet è pieno di tristoni che prendono tutto sul serio) qui non si sta sfottendo chi si è suicidato perché abusato da uno sconosciuto su internet. Amesso che sia vero e confermato, poi.
Disclaimer#2: qui non si stanno nemmeno sfottendo i dottorandi, né si vuole scoraggiare la gente a intraprendere quella strada. Koris ha fatto un dottorato e lo rifarebbe (vabbè, magari non proprio uguale uguale, ma lo rifarebbe). Al limite, se proprio si vuole cercare uno scopo nel post, si può vedere una “denuncia” delle condizioni di stress a cui sono sottoposti PhD students e post-doc nella ricerca odierna, un argomento di cui si parla sempre troppo poco.

Particelle, massoni e sacrifici umani

Stavolta la colpa di Jacqui che nel cuore della notte (o della sua giornata nella Terra del Vento) manda link equivoci.
Com’è, come non è, stamattina Koris si è trovata taggata in questo link.
Per farla breve, anzi brevissima, in rete si è diffuso un video secondo cui al CERN avrebbero luogo sacrifici umani a Shiva (la divinità, non il guardian force di Final Fantasy… o forse anche, conoscendo la gentaglia che gira al CERN). Il video termina con una carrellata di minchiate di bassa qualità, un graffito satanista coi fiorellini, vini con etichetta 666, gente travestita da cornuto (o cornuti veri che fanno coming out sulla loro condizione).
Questa è la prova che al CERN si sta mettendo a punto un nuovo piano per lo sterminio della razza umana. Se hai ascoltato questo video, fai parte della resistenza! Resistenza d’accordo, ma in serie o in parallelo?

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A proposito di dei al CERN… (Credits: Goomi)

Al di là della burla, che può essere poco riuscita (che, fai un sacrificio umano con la t-shirt bianca sotto al mantello e le scarpe da ginnastica? Ma su, un po’ di stile!), al di là della qualità del video che caso strano si interrompe proprio al momento del cosiddetto sacrificio, la cosa che ha fatto gelare le vene ai Koris-polsi si trova nei commenti al video.

Eh si, proprio una burla simpatica… fa il paio con quella burla simpatica all’inaugurazione del tunnel di qualche mese fa… mi sa che ormai sti massoni si fanno scoprire troppo facilmente!
La famosa loggia della Particelladiddio. Bazilla è gran maestro (e fin lì, effettivamente, nessuno si stupirebbe che avvengano sacrifici umani). Bisogna vietare i film tratti da Dan Brown in prima serata, perturbano le menti fragili.

Considerando che il cern possiede l’arma più potente finora conosciuta dall’umanità direi che stanno cercando di decidere se usarla per il bene o per il male(di chi?). […] non sono un fisico ma Non sottovaluterei la quantità di energia che rilascia l’accelleratore di particelle. (Qualora dovesse essere usato per scopi diversi da quelli “scientifici”).
Avrebbe dovuto fermarsi al “ma”, non ne è seguito niente di buono. Non sono un fisico, ma c’ho le dita che prudono, devo commentare lo stesso. Brutta notizia, ciccio: ci sono raggi cosmici che arrivano sulla Terra con energie anche un milione di volte superiore a quella del CERN. Ma se proprio ci tieni puoi chiamarla inseminazione aliena.

Scherzo ? Ma che senso avrebbe ?!?! Secondo me questi ci credono davvero
I want to believe. Koris lo dice da anni, il vero problema di “X-files” è la parte di spettatori che lo ha preso per un documentario e non per una serie tv…

E così avanti. Insomma, c’è abbastanza materiale da far venire la voglia di un sacrificio umano prima delle nove di mattino. Ma un sacrificio di massa, un’ecatombe vecchio stile come non se ne vedono più. E non necessariamente a un dio, come scusa basterebbe anche l’offesa all’intelligenza umana.
E però mica hanno tutti i torti, perché al CERN hanno davvero luogo sacrifici umani.
Tutti i giorni, senza essere filmati.
Quelli di decine e decine di dottorandi e post-doc che danno la loro giovinezza, ore di veglia e sanità mentale alla divinità multidimensionale dell’accademia. Sperando di avere in cambio la grazia che ormai si configura come un’apparizione mistica e raggiungibile solo dopo un doloroso trapasso: un posto da ricercatore.

busone

(Old but gold) Classico atteggiamento della gggggente nei confronti della scienza in generale e del bosone di Higgs in particolare

Asocial networking

Più che una nativa, Koris è un’adottiva digitale. Nata in un mondo in cui il progresso massimo era la macchina da scrivere elettronica, cresciuta sulla tastiera di un computer. Un’infanzia segnata dall’attesa che i ventisei rullini (rigorosamente da 36 foto) consumati in vacanza, un’età adulta con troppe foto da elaborare su DarkTable. Allattata a “vai a vedere sul tale libro”, sfamata con snack di Wikipedia.
Inutile dire che il retaggio digitale dei primi anni del secolo non prevedeva una condivisione coatta di colazioni, performances di jogging, transiti alla toilette e pene amorose. Il web come Koris lo conosceva era una sorta di omertosa rete in cui persino il sesso degli utenti era dubbio, hai visto mai ti clonassero l’IP e venissero a svaligiarti la casa (sì, le bufale circolavano già all’epoca).
Ormai nel regno del pulsante “share/condiviti/FattiLiCazziAltrui”, Koris risente di una sorta di pudore e understatement talvolta fuori luogo. O a ragion veduta, quando si parla di giudizi soggettivi è arduo valutare. Fatto sta che, ragion per cui codesto blog non decollerà mai (a prescindere dai discutibili contenuti), Koris non andrebbe mai a zonzo a dire “metti like alla mia pagina, che è la cosa più figa del mondo!”. Mancanza di marketing da una parte e di FacciaDiBronzoTM dall’altro.
Parimenti, non commenterebbe mai blog a caso con l’unico scopo di fare networking e aumentare la visibilità. Non ne ha né il tempo né le energie.
Nelle ultime 48 ore Junior la ha convinta a far circolare le sue foto sui gruppi di Flickr, tanto per avere qualche commento in materia. Solo che Koris si sente a disagio a irrompere in un gruppo, presentarsi in due parole e vomitarci sopra tre foto. Le pare di essere un maniaco nella penombra di un tunnel che spalanca l’impermeabile davanti a sconosciuti passanti. Solo che anziché mostrare la sua Impareggiabile Parte, ha l’impermeabile tappezzato di foto.
Senza contare la perplessità generata da certi gruppi con altisonanti nomi quali “Foto per magneti da frigo”, “Foto di pale d’altare bretoni”, “Foto di cavalli in volo”, “Foto di gente che si scaccola sui piedi”. Insomma, spam imperatrix mundi, si direbbe.
Come si vince la timidezza digitale?

Abeille timide

No, non stiamo facendo pubblicità, è solo un’ape timida come Koris.

Archeologia del web

Fra i vari salti, saltini e balzelli da una piattaforma all’altra che questo blog ha dovuto subire dalla sua creazione su Splinder (anno Domini 2006) fino alle attuali scogliere di WordPress, alcuni post erano andati persi. Il pozzo dell’oblio di internet si era fagocitato i mesi di giugno, luglio, novembre e dicembre 2006 in qualche trasloco di hosting. Koris non se n’era accorta fino a qualche tempo fa, troppo tardi per andare a riesumare la primissima versione del blog: le rovine di quel che fu Splinder erano ormai definitivamente collassate su loro stesse, fine della storia. A Koris la cosa stava un po’ su un baffo perché mesi di paranoie universitarie (soprattuto se ormai alle spalle), ma non ci si poteva fare molto.
Poi ieri all’improvviso si sono diradate le nebbie dell’oblio e il portale spazio-temporale di WebArchive ha sputato ai piedi dell’archeologa Indiana Koris (una sorta di Lara Croft senza tette e con le gambe lunghe la metà) i mesi perduti. Una sorta di teschio codato in HTML che spuntava dalle lande desolate dell’internet 1.0. Koris si è armata di vanga e ha riesumato il tesoro perduto.
Ovviamente lo ha anche letto. E solo Petrarca può rendere l’idea del sentimento provato: in sul mio primo giovenile errore, quand’era in parte altr’uom da quel ch’i’ sono.
E se internet aveva deciso di fagocitare quei post onde evitare che i posteri vi incappassero, forse aveva le sue validissime ragioni.
Che ora Koris fa tanto il grillo parlante, ma c’è stata un’epoca in cui la circuitazione del campo elettromagnetico era ragione di tragedia. Un periodo di nebbia bolognese ove regnava la frustrazione e un’occhiata poteva essere ragione di bile nera. Settimane di deliri in solitaria, in cui si soffrivano vessazioni universitarie e assurde pene d’amore per soggetti improbabili.
Ora, per dovere di cronaca (e perché non intende perdere di nuovo pezzi della sua storia), Koris trascriverà i post in questa sede. Ma si consiglia la lettura a un pubblico adulto e dallo stomaco forte. Che all’epoca Koris avrebbe avuto bisogno di qualche ceffone ben dato.


Sentite: io ve li dico
perché voi lo volete, e vi ubbidisco;
per altro in verità che ne arrossisco.

Il grande ritorno del what the fuck

Quando il blog era giovane e il web 1.0 viveva era in auge (quando su internet i bambini erano uomini, le donne erano vecchi rattusi e i bambini erano agenti del FBI in incognito, nessuno avrebbe messo mai il suo vero nome su un sito e nemmeno una foto, del numero di telefono non vale la pena parlarne), su questo blog si faceva mensilmente la conta delle chiavi di ricerca. Ci furono momenti fetish, momenti fantasy, momenti fetish-fantasy e altro. Poi boh, sai com’è, la vita reale, cambi piattaforma sei volte in un anno, ti hackerano il blog, Shinystat perde il conto. La vita, insomma.
Oggi bazzicando altri blog, Koris si è chiesta se qualcuno arriva ancora qui via motore di ricerca. E la risposta è sì, solo che dal feticismo con gli elfi di Valinor siamo passati ai chaiers des doléances per dottorandi depressi:

  • il dottorato è una merda: e talvolta come dargli torto?
  • correlatore stronzo: shit happens
  • relatore vuole rovinarmi: ma no, vorrà solo la tua pelle per foderarsi la sedia
  • aiuto relatore stronzo: tutti stronzi!
  • conviene prendere un dottorato?: mah, secondo te?

Meno male che il teatro dell’assurdo multimediale fornisce ancora ragioni per stare allegri:

  • alligatore che esce dal cesso: effettivamente è un problema peggiore che il relatore stronzo
  • centro disintossicazione da pan di stelle: non se ne esce, soprattutto se hai il relatore stronzo di cui sopra
  • peli nell’ingranaggio silk epil: quesito di meccanica fondamentale
  • mi prude la testa da morire tanta forfora: è in arrivo la stagione delle nevicate
  • freddi mercuri incostumedabagno: abbi peità di loro perché non sanno quello che scrivono. E nemmeno COME lo scrivono
  • piedi femminili che meraviglia: ma questo non passa veramente mai di moda! Un classico intramontabile dal 2006!
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