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Vibrioni eco-friendly e non proprio per tutti.

L’altro giorno, mentre annegava in un mare di spam, a Koris è capitata sotto gli occhi una newsletter alternativa eco-friendly che annunciava “vivere senza frigo si può!”. Che è come venire a parlare di corde (e non da arrampicata) in casa dell’impiccato, perché Koris ha davvero vissuto per più di un anno senza frigo. Era l’epoca del SonnoDellaRagione, la cosa nacque come una sfida temporanea e si finì nella psicosi, ma si sa.

La newsletter pubblicizzava un libro, “La nostra avventura senza frigo” di Marie Cochard, secondo cui tutti possono vivere senza frigo, dopo aver letto 142 pagine di testi carini e relative foto pucciose e sovraesposte. Tutto molto bello, tutto molto simpatico ed eco-friendly. Ma è veramente così? Vivere senza frigo è davvero alla portata di tutti? Siamo schiavi della lobby dei congelatori? Koris vi offre la sua testimonianza, a partire dai commenti sui vari alimenti citati dalla tipa.

Burro: è sufficiente metterlo in un recipiente chiuso, riempito d’acqua per evitare che diventi rancido. Vero: lo facevano già le nonne, esistevano dei recipienti apposta. A ogni uso, togliete l’acqua e la rimettete. Il burro resta a temperatura ambiente e non è mai troppo duro. Ammesso e non concesso che d’estate non abbiate 35 gradi in cucina. In quel caso il vostro burro subacqueo è fottuto. Ah, qualora non faceste attenzione a non lasciare nessuna bolla d’aria nel burro spalmato nel recipiente, il vostro burro è ugualmente fottuto.

Porri, bietole, sedano, cipolline: da porre ognuno in un vaso di fiori, al sole, cambiando l’acqua regolarmente. Funziona benissimo, ma se avete la cucina che si affaccia su un cortile chiuso siete fregati, le verdure marciscono e basta. Potete decorare il salotto, perché no. Per altro, qualora si trovino nella stessa spesa porri, sedano e bietole, la decorazione di tutta la casa è assicurata.

Carote: prendere un vado pieno di sabbia e ripiantarle. Per averla provata, questa necromanzia vegetale non funziona per nulla. Non solo non conservano l’aroma, marciscono. Forse Koris non aveva la sabbia adeguata, ma pure il SonnoDellaRagione desistette a ri-piantare le carote, per quel che serviva. Vedi come sopra per barbabietole e cavoli rapa: il tempo di conservazione insabbiati e in superficie è del tutto comparabile.

Carne: esiste un solo modo, sotto sale, come si fa dalla notte dei tempi. Si mummifica il pezzo sotto sale, lo si tiene lì per 24 ore, dopodiché lo si avvolge in uno straccio e lo si tiene appeso al soffitto di una stanza con temperatura costante a 21 gradi per 21 giorni. Non ci sarebbe da aggiungere altro, del resto chi non ha una stanza termoregolata da dedicare all’impiccagione dei prosciutti? Ops, vivi in un monolocale di 30 metri quadri preda delle alterazioni termiche? Cazzi tuoi. Se per assurdo ti avanza una coscia di pollo o due polpette da cuocere, saluta l’amico vibrione.

Pesce: non se ne parla. Immaginatevi un pesce fuori frigo per più di due ore, magari d’estate. Senza frigo, o il pesce è cotto e mangiato, oppure lasciate perdere. A meno che non abbiate un giardino per affumicarlo a dovere e conservarlo.

Cipolle: pensate, potete metterle in una calza di nylon e farle spenzolare per la cucina! Oppure fare come l’Amperodattilo e lasciarle nella dispensa. Le cipolle stanno in frigo per comodità, non per necessità, non ci voleva l’eco-friendly a dircelo.

Formaggi: a pasta dura, resistono in una cantina buia e fresca, sotto la loro campana apposita. Se non avete la cantina fresca potete sempre guardarli avvizzire. Formaggi a pasta molle, addio per sempre, a meno di non essere amanti dei formaggi coi vermi. Ovviamente, la mozzarelLOL.

Yogurt: la tipa prende per assiomatico che lo yogurt venga fatto e mangiato illico, la conservazione non è contemplata.

Fragole, uva e simili: si consiglia di metterle a mollo nell’aceto. Koris dice anche no, mangiateveli subito. L’aceto non cambia assolutamente nulla.

Uova: ah, ma tanto anche nel supermercato le uova non stanno in frigo. E qui ci sarebbe da fare un poema sulle variazioni termiche in cucina. Se è estate, buongiornissimo, salmonellosi?

Latte: la tipa non ne parla, ma Koris vi dà la sua personale esperienza. Tre giorni fuori frigo (parliamo della confezione aperta) e diventa orribile. Koris è sopravvissuta all’avvelenamento avendo cura di farlo bollire ogni volta per eliminare le eventuali repubbliche di batteri.

Gelati: no, vabbè, ma di che stiamo a parlare?!

L’autrice dell’avventura ammette candidamente di consumare solo biologico a km zero, pochissima carne e prodotti caseari, di fare attenzione agli sprechi, di sapersi organizzare. Tutto molto bello, fantastico, meraviglioso. Ma per la Koris-esperienza senza frigo significa soprattutto una cosa: sei schiavo di quello che mangi e vivi nel terrore delle scadenze (e del cibo avariato). Bisogna trovare il tempo di fare la spesa tutti i giorni e, se non si rientra nel formato famiglia, prediligere le monoporzioni (che significa, au passage, più imballaggi e più rifiuti, a meno di prepararsi da sé gli shottini di passata di pomodoro, per dire, ma non tutti hanno l’hobby delle conserve per la domenica).

Per inciso, potrebbe essere utile citare alcuni elementi architettonici necessari, buttati lì come se fossero alla portata di tutti:

  • Una cucina spaziosa, soleggiata ma non troppo;
  • Una cantina senza topi vogliosi di divorarvi i formaggi, ovviamente pulita, impeccabile e un paio di metri sotto terra per consentire la temperatura costante.
  • Una stanza di impiccagione per prosciutti. Sembra che possiate usare la cantina, se questa ha i medesimi requisiti di cui sopra. E lo spazio, ovviamente.
  • Un giardino per affumicare il pesce senza ammorbare la casa. Terrazzi e balconi sconsigliati onde evitare pogrom condominiali.

Bonus: sarebbe anche necessario il tempo per rifornirsi e per fare conserve, insaccati, pesci affumicati, formaggi sul momento, collane di peperoncini e via dicendo. Magari non tutti hanno la Koris-vita di cacca, ma insomma, la vita non è solo cibo.

Qualora foste dei poveracci che vivono in città (orrore!), dove magari l’estate fa persino caldo e non avete la voglia di fare la spesa tutti i giorni perché lavorate a tempo pieno senza orari flessibili… beh, fate prima a rifornirvi da McDondald. O alla pizza a domicilio. Ovviamente tutte quelle ricette che dicono “lasciate raffredare in frigo per un’ora” potete dimenticarle nell’oblio dei secoli, perché nemmeno mettere il dolce sul davanzale in pieno inverno fa lo stesso effetto (al massimo ve lo scagazzano i piccioni). Ma magari la gente ora odia il tiramisù, vai a sapere.

È vero, fino ai tempi delle nostre nonne il frigorifero non c’era, al massimo per i più evoluti esisteva la ghiacciaia, e si viveva lo stesso. Tuttavia, qualora non si fosse notato, non era proprio la stessa vita: le donne, in particolare le madri di famiglia, non lavoravano o lavoravano poco, con molto più tempo a disposizione per cucinare e fare la spesa giornaliera. Capitava che si vivesse in famiglia “allargata” e ci fosse una nonna casalinga che aiutasse in tal senso. Era un altro modello di società, senza entrare nel merito del migliore o peggiore. Non è applicabile a scatola chiusa al terzo millennio. Se poi vogliamo raccontarci che l’umanità ha vissuto fino al XX secolo senza frigo, allora possiamo dire che è (soprav)vissuta anche senza antibiotici e vaccini, non è una ragione per smettere di… oh, fermi tutti, esempio sbagliato, scusate tanto.

Per concludere: possiamo fare un po’ più attenzione a quello che mangiamo e agli sprechi? Per esempio evitando di comprare sedici tonnellate di salsiccia con scadenza domani? Certo, così come si potrebbe fare attenzione a comprare roba “di stagione” evitando l’insalata di fragole e mirtilli a gennaio, ma anche la quinoa da agricoltura biologica direttamente dalle steppe del Cile (che anche se la quinoa fosse la più bio possibile, il trasporto non lo sarebbe). Dobbiamo per questo tornare a vivere senza frigo in nome del risparmio energetico, in verità non così pronunciato, con la paranoia dello smaltire carote sulla via del suicidio e prosciutti avvizziti sulla forca? Forse non è proprio indispensabile la demonizzazione (e negazione) del progresso.

zuul

Anche se, in assenza del frigo, non possono comparirvi per casa creature come Zuul e affini.

P.S. Sapete cosa rende più schiavo del vivere senza frigo? Vivere senza lavatrice e senza accesso a una lavanderia automatica. Ma di quello non vogliamo parlare.

Pressappochismo nucleare

“La settima tromba cadrà la cielo e avrà la forma di mille e mille neutroni!”

No, scusate, errore mio, mi sono fatta trascinare dall’entusiasmo di questo ritrovato medioevo in cui un ciarlatano con due idee (sbajate) e una manciata di terminologia a cazzo trascina le folle. No, scusate di nuovo, ritrovato medioevo un tubo, probabilmente Gioacchino da Fiore diceva meno cazzate e i contemporanei erano disposti ad ammettere quando pigliava un granchio.
Di cosa parliamo? Del “servizio” delle Iene sui Laboratori del Gran Sasso. Ora, la mia intenzione era di fare una critica puntuale ad ogni minchiata solenne venisse pronunciata, con relativo spiegone da qualcuno che, e pecchiamo di immodestia per una volta, qualcosina ne sa. Almeno, qualcosina di più di qualcuno che si improvvisa giornalista di punta senza pur tuttavia saperne niente dell’argomento.
Solo che no, non è possibile contestare tutte le minchiate dette, per la semplice ragione che sono troppe. Tutto è mal posto, fazioso, i video copia/incollati con la serità latitante. Termini tecnici buttati lì a caso.
Becquerel! Cerio/Cesio/Miocugginio! Radiazioni! Falde acquifere! Mutageni! Zona sismica! Acidodesossiribonucleico! Anche le due cose come vicesindaco, lei capisce che stuzzica la faglia, poi c’è la radioattività ma a destra, capisce, no?
Alle orecchie di qualcuno che ne conosce un minimo in materia, il discorso suona letteralmente così. Ma tanto è nucleare, è cacca, lascia perdere, non toccare.
E soprattutto, non conoscere. Che se magari conosci corri il rischio di scoprire che:

  1. Citare Fukushima non ha assolutamente senso per una pletora di ragioni che non si dovrebbero nemmeno spiegare. Si può argomentare la differenza fra un ananas e un paio di pantofole? No, perché non hanno niente a che vedere l’uno con l’altro. Fra Fukushima e i Laboratori Nazionali del Gran Sasso idem. Gli esperimenti che si fanno al Gran Sasso non riguardano la produzione di energia nucleare (l’Italia non ha più alcuna ricerca in tal senso, indovinate perché).
  2. Il Becquerel misura il numero di disintegrazioni al secondo, ovvero quante particelle (quanta radioattività, se vi piace) esce da un determinato campione. Dipende, fa le altre cose, dalla massa del campione, oltre che dalla sua composizione isotopica. La misura presa dal rapporto della IAEA (piesse, avete mai provato a leggere un rapporto della IAEA? Non sono esattamente letture della buona notte), presa per altro a cazzo, non vuol dire niente se non adeguatamente contestualizzata. Altrimenti è come dire “uh, Tiburzio pesa appena 30 kg!”, senza precisare che Tiburzio è un bambino obeso di 4 anni.
  3. Il cesio non è il cerio e no, non sono parenti. Il cesio 137 è particolarmente fetente perché è solubile e se introdotto nell’organismo si attacca ai muscoli scehletrici e lì fa danni. Ed è generalmente prodotto nei processi di fissione nucleare (sì, qui c’entra Fukushima, contenti?). Il cerio, invece, è un elemento della crosta terrestre. Il presunto criminale cerio 144 non ha nessuna delle caratteristiche del cesio 137. Le Iene si sarebbero divertite un modo a leggere le catene di decadimento, se ne fossero in grado. Non suona terribilmente bene il Pericoloso Proattinio?
  4. La sismicità. Qualcuno ricorda cosa accadde nell’aprile del 2009? Il terremoto che devastò l’Abruzzo, per dire. Quale occasione migliore per una fuga di materiale radioattivo dai Laboratori Nazionale del Gran Sasso? Eh, ma all’epoca non ce n’era. Sticazzi, fra sostanze radioattive e sostanze chimiche pericolose facevamo il pienone. Hanno citato il pericolosissimo piombo, e nel 2009 al Gran Sasso c’era OPERA pieno di piombo. Pensate, i laboratori sono progettati talmente male che non solo agli esperimenti non successe nulla, ma OPERA si riallineò da solo.
  5. Le autorità sapevano da due anni che ci sarebbero state robe radioattive. E grazie al cazzo. Magari voi non lo sapete, ma io sì (again, pecchiamo di immodestia, ma è così). Richiedere l’autorizzazione per importare e utilizzare sostanze radioattive è un fottuto incubo, com’è giusto che sia, anche per istituzioni che le manipolano tutti i giorni. Le sostanze devono essere tracciabili, devo avere un protocollo di utilizzo, hanno delle conformità molto stringenti, gli autorizzati a toccarle di fatto si contano sulle dita di una mano. Sapete cosa? È molto più probabile che vi venga sulla testa la veranda abusiva mentre aspettate il condono edilizio, piuttosto che l’INFN importi di frodo una sostanza radioattiva.
  6. L’idea che un laboratorio sia costruito in mezzo a una falda acquifera è talmente ridicola da non meritare nessun genere di commento.

Sulle interviste stendiamo un velo pietoso. Resta valida la vecchia metafora sul giocare a scacchi con un piccione: si può essere scacchisti di fama mondiale, non impedirà al piccione si sparpagliare i pezzi cagando sulla scacchiera. Perché è quello che fa l’inviata, fra una domanda priva di senso e un montaggio selvaggio in cui è chiaro come il giorno che le interviste sono state trasformate in quello che fa comodo. Onestamente ho visto video di complottari amatoriali montati meglio.
Ultimo punto: la ggggenta vogliono sapere. Come si dice in “Men in Black”, la gente è un animale ottuso, pauroso e pericoloso. Va bene, teniamoli informati su quello che succede al Gran Sasso, ma onestamente, l’Italiano medio ha gli strumenti per comprendere cosa sia una procedura di manipolazione di una sostanza radioattiva? La gente spesso e volentieri ha difficoltà a comprendere che il presidente del consiglio non è eletto direttamente dal popolo (e vota comunque), vogliamo spiegargli perché il cerio? Ultimo ma non ultimo, parliamo di quella gente che non comprende che i vaccini salvano la vita, che non vaccina i suoi figli per i metalli pesanti, l’autismo, la placenta di scimmia o che so io. E questo perché è gente informata che lo ha letto sull’internet, perché tanto gli esperti sono tutti inciuciati col potere.
Quel servizio è un abuso di credulità popolare bello e buono, che meriterebbe montagne di scuse e una ritrattazione in pubblico. Che non avverà perché tanto “nucleare = tanto kattivo!”, la ricerca in Italia è già in uno stato pietoso, chissenefrega se è tutto pressappochismo. Meglio cavalcare l’onda di una notizia che, a dirla tutta, è già vecchiotta di un mese (e mi ci ero già incazzata a suo tempo), andiamo in prima serata su un programma che ormai necessiterebbe l’eutanasia e facciamo i big likes!
Ovviamente, non una parola sull’esperimento che usa effettivamente il cerio, SOX. Anche perché s’è fatto di tutta l’erba un fascio, pare che al Gran Sasso ci sia il covo del SuperKattifo di un film Marvel che vuole avvelenare tutto l’Abruzzo; Shredder e il Tecnodoromo dei giorni nostri, portate le tartarughe che il mutageno lo offre la ditta. SOX, si diceva, è un esperimento di fisica fondamentale che cerca prove dell’esistenza dei neutrini sterili. Ahò, ma ancora ‘sti neutrini? Ma non c’avevano già il tunnel per annà a Ginevra? E che vi devo dire, saranno stufi di trovarci traffico.
Lo dico subito, così la Iena complottista di turno non sta a perderci tempo: questo post, ovviamente, non ha alcuna valenza gentista certificata all’università della strada. Sono un fisico nucleare, una precisina laureata al classico, mi sembra ovvio che sono pagata dalle lobby. Appena girerete l’occhio vi avrò contaminato gli arrosticini con sticazzio 546. Perché il mio sogno di bambina è regnare in un deserto vetrificato in cui nevica fallout radioattivo.
Ad mortem festinamus, peccare desistamus!

Sorgi, o Minchia di Mare!

(Post di divulgazione scientifica di altissimo livello, ma non solo)
Koris è arrivata alla bella età di quasi 31 anni senza sapere esattamente cosa fossero le oloturie, anzi, piuttosto convinta che fosse tutt’altro tipo di bestia. Per fortuna che un giorno giunse Santa SangueDiPorco a portarle l’illuminazione.

sangue_di_porco

Da quel giorno la vita non fu più le stessa…

A Koris si è aperto un mondo (sommerso). Anche solo la pagina Wikipedia avrebbe portato le Minche di Mare ad assumere prepotentemente il ruolo di animale totemico del blog. A parte la loro forma aerodinamica che le rende particolarmente adatte a metafore in ambito lavorativo e non, alcune features le rendono ancora più affascinanti, meglio dell’iPhone X:

  1. Non hanno un cervello vero e proprio, sono dotate solo di nervi attorno alla bocca che poi si diramano nel resto del corpo. Rimuovendo chirurgicamente i nervi del cavo orale, la Minchia di Mare è comunque in grado di muoversi e funzionare come prima, quindi non ha un sistema nervoso centrale. Probabilmente potrebbe anche guidare una Maserati.
  2. Si nutrono di carogne e rifiuti, ma solo perché non c’è McDonald lì in fondo al mar.
  3. Hanno una sola gonade, il che può facilmente indicare i maschi come singoli coglioni ambulanti. Gli individui femminili depongono pseudo-uova da una sorta di ano, togliendo ambiguità del caso come dietro-ma-davanti o dietro-dietro.
  4. Sono tossiche, esattamente come molti loro consimili umani coglioni e privi di cervello. Solo alcuni molluschi possono digerirle e anche qui le similitudini con uomini senza spina dorsale si sprecano.
  5. Se si sentono minacciate, le Minchie di Mare sputano fuori una sostanza vischiosa. Tuttavia, in casi d’emergenza, possono eviscerarsi, ovvero espellere le budella, i polmoni e l’unica gonade per distrarre i predatori, tanto in qualche settimana ricrescono. Questo aggiunge nuovi significati alla locuzione “cagarsi addosso”.
oloturia

Ogni commento è superfluo, forse not-safe-for-work.

Tutto questo sarebbe già meraviglioso di per sé e conferirebbe alle Minchie di Mare un ruolo di spicco fra queste pagine. Ma una nuova scoperta ha catapultato Koris e SangueDiPorco nel Nirvana del ridicolo, dove l’assurdità è di grado così elevato da sconfinare nel sublime.
In Giappone le Minchie di Mare si chiamano namako, con un ideogramma che può significare topo o lumaca di mare. E sì, sono considerate commestibili come in Cina, ma non è questo il punto. Alle Minchie di Mare sono state dedicate migliaia di haiku, di cui mille tradotte nel libro “Rise, Ye Sea Slugs!”.
Il caso ha voluto che il libro si trovasse su Google. E no, niente, che lo si dice a fare, Koris si è innamorata di cotanta gigantiforme cazzata e delle sue mirabolanti applicazioni prive di senso. Ci sono poesie per tutti i gusti: Minche di Mare filosofiche, Minchie di Mare innamorate, Minchie di Mare al lavoro (ebbene sì!), Minchie di Mare in cucina, porno-Minchie di Mare. Del resto, stando a una leggenda di NippoLandia, quando gli dei chiesero ai pesci del mare se erano pronti a nutrire gli uomini, l’oloturia rimase muta senza dare il suo consenso. Allora la dea Ama-no-uzume (inventrice dello striptease, perché qui non c’è proprio NIENTE di serio) cucì la bocca alla Minchia di Mare, trasformandolo in un orifizio lacerato senza labbra né lingua. Fu il silenzio della Minchia di Mare a ispirare i poeti, pare, dall’epoca Edo fino alla cultura popolare di oggi.
Ergo da oggi in poi, ove necessario, Koris citerà haiku contenenti Minchie di Mare. Sipario su un haiku letterario:

Senza più capo
Né coda, la mia scrittura
è una Minchia di Mare
(Soseki Natsume)

oloturia_di_design

Una Minchia di Mare di design.

P.S. Non potete dire che questo blog non arricchisca la vostra cultura!

La dura vita di una file hoarder

Dicesi “file hoarder” un individuo dedito all’accumulo più o meno indiscriminato di file di sorta. Come gli scoiattoli con le nocciole, solo che anziché riempire le tane si riempiono gli hardisk (grazie, Junior, per la terminologia e la similitudine).

scoiattolo

Koris mette in ordine i suoi files.

Da quando la vita sul web si è fatta dura, Koris è diventata una file hoarder compulsiva al grido “quando ci ricapita?”. Probabilmente lo era già da prima, ma da quando si è diffusa la cultura simil-Netflix, simil-Spotify del consumo via etere, la tendenza all’accumulo si è inasprita parecchio. Sì, possiamo rigirare la frittata come vogliamo, si chiama vecchiaia: Koris è un dinosauro del web ed è consapevole di essere pronta a diventare un fossile.
Ormai, i giorni dei pari nostri sono numerati. L’unico dio viene a scacciare via i molti dei. Gli spiriti dei boschi e dei torrenti cominciano a tacere. È il destino delle cose. È il tempo degli uomini e dei loro modi.
In tutto ciò, cosa è successo per scatenare cotanto flame?
Ieri Koris ha pensato di rimpiazzare un libro che perde le pagine col suo corrispettivo informatico, in modo da averlo sotto mano ovunque e di pronta consultazione (leggerlo per intero era già stato fatto). Tutta contenta di allinearsi per una all’evo moderno in maniera diversa da pdf-del-libro-fotocopiato-passato-di-straforo, Koris ha speso l’incredibile cifra di dieci euri per comprare l’ebook. Prima di lanciarsi nell’impresa, aveva persino scaricato l’antemprima, che si rivelò essre un praticissimo epub da dare in pasto a Calibre. Il libro doveva essere della stessa risma.
Certo, come no. LOL.
Completato il pagamento, Koris si è vista recapitare nella casella di posta un link per scaricare l’ebook. Che si rivelò essere un file in formato ascm. Cosa esser tu? Non il libro, ovviamente, ma un file che rimanda all’ebook. Come si apre questo file sconosciuto? Con un solo programma, Adobe Digital Editions (da ora nel post sarà conosciuto come AdobeSticazzi per brevità). Che ab origine esisteva solo per Windows, poi è stato ampliato per Mac OS. Utenti Linux attaccatevi al cazzo (lett.).
Koris, che era già abbastanza indispettita da questo razzismo verso il suo sistema operativo di elezione, si è indiposta ancora di più quando ha scoperto che Wine, l’emulatore di ambiente Windows, non ne voleva sapere di installare AdobeSticazzi. Installato quindi su una copia vagante di Windows 10 (Koris e il suo rispetto alquanto discutibile per i dual boot), AdobeSticazzi continuava a dare “errore nel server, il suo libro non è disponibile”. Anche se lo hai pagato.
È stato necessario scomodare il Windows 7 nascosto nel cuore di VeloBlatto per riuscire ad insallare AdobeSticazzi, programma che per inciso può girare solo su un numero limitato di dispositivi perché se no fa brutto, dicono. Il programma dal ascm ha partorito con dolore un epub, Koris pensava fosse finalmente finita lì.
Certo, come no. LOL. (ep. II)
Il libro era protetto dai diritti d’autore, quindi poteva essere solo con AdobeSticazzi, su un numero limitato di computer. La cosa è diventata una questione di principio e Koris, con parecchie colorite imprecazioni, ha tirato furoi gli strumenti del mestiere per esorcizzare l’epub. A fine serata erano nati un epub free, un pdf, un docx e un file testuale perché hai visto mai. Per esclusivo uso personale.
A Koris, fossile informatico, girano tantissimo i coglioni. Perché ha pagato per avere quel file, com’è giusto che sia, ma non può farne quello che vuole, anche per un uso esclusivamente personale. Deve stare al capriccio di Adobe, che sottostà al capriccio di Microsoft. Altrimenti sticazzi l’ebook, anche se hai pagato. Per proteggere i diritti d’autore, dicono.
Alla fine di tutta questa trafila, Koris si è sentita presa per i fondelli. O meglio, truffata. Compro un ebook e non ne sono interamente proprietaria. Non posso leggerlo sul supporto che voglio e dove voglio. Come se comprassi un libro e potessi leggerlo solo in salotto e in camera da letto, nel cesso no. Non posso prestarlo a un amico a meno che non venga a leggerlo nel mio salotto (rigorosamente non nel cesso). Sarà Koris ad essere un fossile, ma questo modo di fare non le piace nemmeno un po’. Nel dubbio, meglio ammassare.

pirateria

Però anche rompere i coglioni a chi vorrebbe il suo file PAGATO in pdf, eh.

La Databasiade

Tanto tempo fa, nel 2009, un cuggino del nipote della sorella della zia di uno del gruppo speleo venne incaricato di fare un sito che pubblicizzasse on line le attività arrampico-alpino-trekking-speleologiche. Il cuggino del […] prese un sito precotto dal suo savoir faire, cambiò due o tre cosette e lo consegnò al gruppo molto sportivo ma poco information.
Meno tempo fa, nel 2015, Koris arrivò nel gruppo, vide il sito e pensò “Minchia che accozzaglia di pagine a metà fra web1.0 e web2.0 vorrei ma non posso!”.
Ancora meno tempo fa, a settembre 2017, Koris si disse che il sito era un reperto muffito e meritava una rinfrescatina.
Tale risoluzione si rivelò essere come un po’ tutte le Koris-idee: non lo avessi mai fatto.
Il sito si appoggiava ad un database in cui erano memorizzati tutti i resoconti delle uscite, più altre cose. Fino a pochi giorni fa, Koris si era sempre tenuta alla larga dai database. Con ragione, ora possiamo dire.
Il database in questione parlava la malefica lingua del MySQL, Koris no. Essendo tuttavia Koris una sorta di poliglotta informatica, non c’è voluto molto perché i due cominciassero a comunicare. A gesti. Dell’ombrello.
Koris ha scoperto che fra i plurimi megabyte del database c’erano non meno di 3500 commenti a vecchi resoconti. “Apperò,” si disse Koris “un tempo la gente sì che era attiva”. Al cinquantesimo “hypnotize women into bed”, s’è capito che i commenti, privi di qualunque moderazione, erano il regno di Spammolandia.
Deciso che la tabella “commenti” doveva essere distrutta col fuoco purificatore, Koris si è domandata perché ci fossero due tabelle apparentemente omozigote, news_new e news_news, forse una versione moderna della iota differenzia. Fuochino (purificatore, anch’esso). La tabella news_news raccoglie i resoconti delle uscite, quella news_new sostanzialmente… anche. Solo che vengono identificati come nuovi. E quand’è che diventano vecchi? Mai, se il moderatore non ci mette le mani. E se la gente ignora da che parte si piglia un database? Si sedimenteranno per sempre.
Anche la tabella news_news, oltre ad essere piena di colonne “NULL” perché mica abbiamo l’horror vacui, era foriera di sorprese. Come l’assenza di qualunque indicativo per il genere di attività, speleo o arrampicatoria che fosse. In compenso aveva una colonna flag, che si riconosce in un’ennesima tabella in cui quel flag corrispondeva all’attività. Chiunque abbia pensato questa cosa, doveva essere allergico al varchar.
Dracarys.
Con questa consapevolezza, Koris non poteva lasciare il sito in quello stato, la sua coscienza nerd non glielo avrebbe mai perdonato. Le riflessioni serali hanno fatto approdare a una conclusione ovvia: l’hosting lo abbiamo, nuclearizziamo tutto quello che c’è e facciamo risorgere un fantastico sito WordPress da quelle ceneri.
“Bisogna portarsi dietro anche tutti i resoconti dal 2009 ad oggi” hanno risposto gli altri.
I resoconti, epurati da Spammolandia e da ripetizioni inutili, erano in tutto 379. Koris ha avuto una fugace immagine di se stessa a fare copia-incolla per 379 volte. Non era cosa.
Ma se anche WordPress usa i database, magari si può fare un burinissimo trasferimento da un database all’altro e nessuno ha visto niente. Tralasciamo la narrazione di come Koris ha imparato a sue spese le query per la struttura pericolante. Una volta riempito alla bella e meglio il database tarocco di WordPress, Koris ha provato a importarlo sul suo spazio dedicato, per vedere come reagiva WordPress.
Male, ha reagito male.
Lo spettro del copia-incolla furioso si è ripresentato, assieme a un “gettiamo la spugna con disonore e facciamo seppuku con una penna USB”. Non esisteva proprio.
Koris è venuta a conoscenza di un plugin che importa database scaberci in wordpress. Solo che serviva un hosting (e no, quello del sito speleo non era utilizzabile, metti che si scassa tutto, poi come si spiega agli altri?). Il vecchio hosting del qui presente blog ha chiuso i battenti alle Isole Tuvalu. Gli hosting gratis in realtà sono gratis a pagamento.
Koris ha guardato Blatto, Blatto ha guardato Koris. “Vuoi diventare un server locale?” gli ha chiesto Koris. A giudicare dalla fatica successiva per installare XAMPP, la risposta doveva essere “manco per il cazzo”. Tralasciamo anche tutte le peripezie del caso, le turbe mentali di localhost e gli accessi negati perché sì. Diremo solo che per fermare il demone MySQL è stato necessario un esorcismo.
Parecchi chmod 666 dopo, Koris è riuscita a installarsi un interfaccia WordPress locale con siddetto plugin. Il quale ha avuto bisogno di parecchie pernacchie prima di decidersi a lavorare. Ma alla fine lo ha fatto: 379 post ora sono esportati in formato WordPress, in attesa di essere caricati su un sito “Welcome to the XXI century” che possibilmente faccia meno cacare del predecessore.
Ora che tutto più o meno funziona, le probabilità che il resto del gruppo dica “ma no, perché cambiare sito? È sempre andato benissimo” sono altissime. Ma in questo caso Koris ne avrà sempre tratto grandi lezioni di vita. Come restare il pù lontano possibile da database, server e MySQL.
Altro che “geekette” come la chiama ‘thieu, Koris è una fantozziata nerdaccia. Cambiamento di iniziale a piacere.

Blue Whale Challenge, PhD edition

Da qualche giorno rimbalza su tutti i quotidiani e non la notizia dell’espandersi della cosiddetta Blue Whale Challenge, un “gioco” sull’internet in cui il “giocatore” si piazza sotto il controllo di un “amministratore” che gli impone una lista di 50 cose umilianti da fare, fino ad indurlo al suicidio. Che sia vero o meno, sull’internet si dice che abbia condotto alla morte un certo numero di teenagers russi. Amministratore che invia mail con compiti umilianti che a lungo andare inducono al suicidio. Ci ricorda qualcosa.

bluewhale

E ti pareva!

In fondo, le somiglianze sono parecchie. Come comincia il gioco? Con una conversazione di questo tipo:

PhD Student: voglio fare un dottorato!
Advisor: sei sicuro? Non puoi tirarti indietro.
PhD Student: Certo. Che significa che non posso tirarmi indietro?
Advisor: una volta che il gioco comincia non puoi più ritirarti.
PhD Student: sono pronto!
Advisor: porta a termine ogni compito con diligenza e non dirlo a nessuno. Quando finisci un compito, mandamelo via mail. Sei pronto?
PhD Student: e se voglio smettere?
Advisor: so tutto di te, verrò a cercarti e ti rovino la carriera.

Anche le prove si adattano facilmente. Solo che anziché in qualche mese sono necessari almeno tre anni. Un esempio delle prove da superare?

  1. Iscriviti alla scuola di dottorato, consegna in segreteria tutti i 4783748 moduli. Manda una copia al tuo Advisor;
  2. Svegliati alle 4:20 e leggi i paper di bibliografia che il tuo Advisor ti ha mandato;
  3. Comincia a fare le prime analisi dati, fallisci miseramente perché sei nuovo, manda una mail al tuo Advisor;
  4. Fai un report troppo corto/lungo/off topic, mandalo per mail al tuo Advisor (che tanto non te lo caca paro);
  5. Se sei veramente pronto a diventare un PhD student, iscriviti al gruppo Facebook della tua facoltà. Se no soccombi in preda ai sensi di colpa;
  6. Fai un algoritmo che chiaramente non funziona;
  7. Manda i risultati (sbagliati) al tuo Advisor;
  8. Scrivi “PhD Student” sul tuo profilo Facebook alla voce “lavoro”. Derpimiti perché il tuo compagno di classe delle elementari, quello che non sapeva fare 2×3, è vice-dirigente dell’agenda del papi e si è appena comprato il BMW;
  9. Cerca di tenere a bada lo stress, l’ansia, la sindrome dell’impostore;
  10. Svegliati alle 4:20, scrivi il tuo primo paper per tutto un week-end;
  11. Manda il paper che ti è costato il week-end al tuo Advisor (tanto non lo legge uguale);
  12. Passa la giornata a procrastinare presentazioni urgenti;
  13. Partecipa a un seminario con altri PhD Student sicuramente più brillanti di te;
  14. Fai la tua presentazione. Sarà orribile e priva di senso;
  15. Cerca di migliorare i tuoi risultati sperimentali;
  16. Stai male, cadi in preda all’ansia sapendo che non avrai un post doc e tanto meno un lavoro;
  17. Accollati le lezioni più noiose del tuo Advisor;
  18. Accollati gli esami del tuo Advisor da correggere;
  19. Accollati gli orali al posto del tuo Advisor;
  20. L’Advisor ti chiede un incontro per discutere del tuo lavoro e se sei degno di continuare;
  21. Parla via Skype con un altro PhD Student disperato;
  22. Accollati tutto l’insegnamento del tuo Advisor per un semestre;
  23. Un altro algoritmo che andrà male;
  24. Compito segretissimo e urgentissimo che l’Advisor ti darà all’ultimo momento;
  25. Momento di autocoscienza con un altro PhD Student sul “cosa cazzo stiamo facendo delle nostre vite?”;
  26. L’Advisor ti comunica la data entro cui consegnare la tesi e discutere e tu non puoi fare altro che accettarla;
  27. Svegliati alle 4:20 in preda all’ansia, sapendo che non riuscirai mai a scrivere la tesi in tempo;
  28. Non parlare a nessuno per tutto il giorno. Tanto il tuo dottorato è l’unico argomento di conversazione, nessuno vuole starti ad ascoltare;
  29. Cercati un post doc, senza trovarlo;
  30. fino alla 49. Svegliati alle 4:20, scrivi la tesi, rispondi alle mail incazzatissime del tuo Advisor;
  31. Scaraventa la tua tesi e la tua persona davanti a una giuria di Advisor strafottenti che la ucciderà. È finita.

Se sei abbastanza stupido da voler giocare questo gioco, sarà dura: i posti di dottorato sono sempre meno. Si dice che di solito siano gli Advisor a scegliere le loro vittime. Nessuna mente vulnerabile dovrebbe essere esposta a tanto.
Sono tutte coincidenze? Noi di Voyager pensiamo di no.

Disclaimer#1: (visto che ormai l’internet è pieno di tristoni che prendono tutto sul serio) qui non si sta sfottendo chi si è suicidato perché abusato da uno sconosciuto su internet. Amesso che sia vero e confermato, poi.
Disclaimer#2: qui non si stanno nemmeno sfottendo i dottorandi, né si vuole scoraggiare la gente a intraprendere quella strada. Koris ha fatto un dottorato e lo rifarebbe (vabbè, magari non proprio uguale uguale, ma lo rifarebbe). Al limite, se proprio si vuole cercare uno scopo nel post, si può vedere una “denuncia” delle condizioni di stress a cui sono sottoposti PhD students e post-doc nella ricerca odierna, un argomento di cui si parla sempre troppo poco.

Particelle, massoni e sacrifici umani

Stavolta la colpa di Jacqui che nel cuore della notte (o della sua giornata nella Terra del Vento) manda link equivoci.
Com’è, come non è, stamattina Koris si è trovata taggata in questo link.
Per farla breve, anzi brevissima, in rete si è diffuso un video secondo cui al CERN avrebbero luogo sacrifici umani a Shiva (la divinità, non il guardian force di Final Fantasy… o forse anche, conoscendo la gentaglia che gira al CERN). Il video termina con una carrellata di minchiate di bassa qualità, un graffito satanista coi fiorellini, vini con etichetta 666, gente travestita da cornuto (o cornuti veri che fanno coming out sulla loro condizione).
Questa è la prova che al CERN si sta mettendo a punto un nuovo piano per lo sterminio della razza umana. Se hai ascoltato questo video, fai parte della resistenza! Resistenza d’accordo, ma in serie o in parallelo?

chtulhu

A proposito di dei al CERN… (Credits: Goomi)

Al di là della burla, che può essere poco riuscita (che, fai un sacrificio umano con la t-shirt bianca sotto al mantello e le scarpe da ginnastica? Ma su, un po’ di stile!), al di là della qualità del video che caso strano si interrompe proprio al momento del cosiddetto sacrificio, la cosa che ha fatto gelare le vene ai Koris-polsi si trova nei commenti al video.

Eh si, proprio una burla simpatica… fa il paio con quella burla simpatica all’inaugurazione del tunnel di qualche mese fa… mi sa che ormai sti massoni si fanno scoprire troppo facilmente!
La famosa loggia della Particelladiddio. Bazilla è gran maestro (e fin lì, effettivamente, nessuno si stupirebbe che avvengano sacrifici umani). Bisogna vietare i film tratti da Dan Brown in prima serata, perturbano le menti fragili.

Considerando che il cern possiede l’arma più potente finora conosciuta dall’umanità direi che stanno cercando di decidere se usarla per il bene o per il male(di chi?). […] non sono un fisico ma Non sottovaluterei la quantità di energia che rilascia l’accelleratore di particelle. (Qualora dovesse essere usato per scopi diversi da quelli “scientifici”).
Avrebbe dovuto fermarsi al “ma”, non ne è seguito niente di buono. Non sono un fisico, ma c’ho le dita che prudono, devo commentare lo stesso. Brutta notizia, ciccio: ci sono raggi cosmici che arrivano sulla Terra con energie anche un milione di volte superiore a quella del CERN. Ma se proprio ci tieni puoi chiamarla inseminazione aliena.

Scherzo ? Ma che senso avrebbe ?!?! Secondo me questi ci credono davvero
I want to believe. Koris lo dice da anni, il vero problema di “X-files” è la parte di spettatori che lo ha preso per un documentario e non per una serie tv…

E così avanti. Insomma, c’è abbastanza materiale da far venire la voglia di un sacrificio umano prima delle nove di mattino. Ma un sacrificio di massa, un’ecatombe vecchio stile come non se ne vedono più. E non necessariamente a un dio, come scusa basterebbe anche l’offesa all’intelligenza umana.
E però mica hanno tutti i torti, perché al CERN hanno davvero luogo sacrifici umani.
Tutti i giorni, senza essere filmati.
Quelli di decine e decine di dottorandi e post-doc che danno la loro giovinezza, ore di veglia e sanità mentale alla divinità multidimensionale dell’accademia. Sperando di avere in cambio la grazia che ormai si configura come un’apparizione mistica e raggiungibile solo dopo un doloroso trapasso: un posto da ricercatore.

busone

(Old but gold) Classico atteggiamento della gggggente nei confronti della scienza in generale e del bosone di Higgs in particolare

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