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Non bloggabile

Non è pigrizia. Cioè, sì, anche. Ma soprattutto è un sentimento di “ma che ci dobbiamo dire ancora dopo un anno e più di pandemia?”. Non che il blog chiuda per così poco, chiariamoci. Solo che è un anno che si vive a singhiozzo questa imitation of life in cui non succede molto e quello che succede si situa sul divano. No, vabbè, siamo onesti, Koris ha ancora pitturato la cornice della finestra devastata nella stanza in cui lavora. Ma la maggior parte delle cose succede sul divano e non sono nemmeno cose zozze (lo so cos’avete pensato, lettori porcelloni).

La voglia di lavorare è ai minimi storici e trascinata che pare ormai un accanimento terapeutico. Koris cerca di mantenere un sembiante di attività professionale, poi mentre analizza neutroni a 17 MeV si ritrova all’improvviso a leggere su Wikipedia la pagina del Brahmaputra. Koris non ha idea di cosa stiano facendo i neutroni simulati a 17 MeV, però adesso sa quando passa in India il Brahmaputra scorre nell’Assam e nell’Assam c’è il the che piace alla Celia. The fluviali, su RieducationalChannel! I colleghi in compenso non fanno nemmeno finta e dicono che no, non possono lavorare o accollarsi cose perché devono badare ai bambini a casa. Dove per bambini si intende la fascia 14-17 anni a cui hanno comprato moto e mezzi affinché fossero autonomi negli spostamenti. Se fossimo sull’internet la risposta sarebbe “you are not the clow, you are the entire circus”, ma siamo nella vita vera quindi tocca glissare senza dire nulla. Lo abbiamo già detto che la vita vera fa schifo?

Siccome il futuro professionale post ottobre 2022 si tinge di “lol”, Koris si stava domandando perché non prendere la palla al balzo e un periodo sabbatico da sperperare in luoghi remoti. Che alla fine sono quelle le cose memorabili nella vita, non i pomeriggi sul divano. Quindi perché non partire un paio di mesi con la spedizione Ultima Patagonia a fare esplorazioni speleo sull’isola cilena antartica di Madre de Dios? Messo a parte del progetto, ‘thieu non ne è stato molto entusiasta.
“Non ce la fai, guarda che vivono isolati per due mesi, non è che se non ne hai più voglia puoi tornartene a casa”
“Sai, nemmeno su Neutroni Porcelloni potevo tornarmene a casa quando non ne avevo più voglia, eppure ci sono rimasta tre anni”
“Sì, no, vabbè, però…”
“La verità è che saresti invidiosissimo”
“Sì, certo”
‘thieu potrebbe venire a più miti consigli per Koris-esplorazioni in territori forse meno esotici, come la Thailandia. E comunque, il progetto “foto ai pinguini in Georgia Australe” non è ancora abbandonato. Restate con noi per altre follie in tema. (Ecco, questo darebbe una notevole botta di vita al blog)

Per il resto, meh. Circa le attività divanistiche, Koris sta imparando a giocare a Civilization 4, che non è proprio una buona cosa. Dopo una raffazzonata vittoria cinese ottenuta a caso, ha iniziato a giocare con Caterina la Grande in un’assurda Russia tropicale, situata su una Pangea divisa fra tre donne e tre uomini. Il Koris-piano potrebbe essere rendere giustizia al sesso opposto e instaurare una triarchia cento per cento femminile. Per ora però deve strappare lo sbocco sul mare a un troppo espansionistico Gengis Khan. Lo sapete che Civilization è un gioco noto per creare dipendenza, sì?

E niente. Ci si rilegge quando ci sarà qualcosa di bloggabile. Magari alla fine del coviddi. Magari al ritorno dall’isola Madre de Dios.

Anche InspiroBot sembra consiglia la fuga nelle isole cilene antartiche. O verso il Brahmaputra.

Piante morte, Koris quasi

L’echeveria, la piantina che una Koris colma di speranze aveva comprato lo scorso febbraio per decorare l’ufficio, è volata nel paradiso delle piante. Dal lockdown di marzo non era troppo in forma, aveva fatto di tutto per cercare di sopravvivere, ma alla fine si è arresa al fato inevitabile, marcita dall’interno. Koris non riesce a non pensare che tutto sommato le loro sorti siano legate, in fondo ormai Koris fa abbastanza parte del mondo vegetale. Soprattutto quello che è marcio dentro.

La Koris-vita continua a essere una sorta di reboot di giornate tutte uguali in cui tutto fa abbastanza schifo, e più tutto fa schifo più viene voglia di essere altrove. Solo che non ci sono le energie per essere altrove e probabilmente nemmeno il budget. Parlando di budget, Koris si è fatta tentare e ha comprato ben sette videogiochi su GOG. Tutti punta e clicca per disagiati che devono devolvere la scrivania allo smartuorchi e che non sanno giocare con la tastiera. C’erano le promozioni al 90%, la folle cifra spesa ammonta a 12 euri. E ultimamente i videogiochi aiutano non poco a sfuggire da questa realtà con zero stelline di recensione, 100% non raccomandabile.

Lo sperpero di denaro è stato ovviamente mal preso dell’inconscio che ha iniziato a ripetere in loop “e se poi te ne penti?”. Anche perché lunedì il Capo ha ammesso in tutto il suo candore che le assunzioni sono bloccate fino al 2022 e oltre, e che erano bloccate anche prima. Quindi il posto per Koris non è mai davvero esistito e ancor grazie che hanno trovato una pedina da spostare da un posto all’altro, se no erano cazzy amary. Koris ha provato i soliti sentimenti contrastanti, da una parte perché allora non è colpa del suo cv che fa schifo, dall’altra perché le parole “assunzioni bloccate” le ha già sentite anche troppe volte. E poi si sa che c’erano delle liquidazioni d’oro da pagare a discapito di nuove assunzioni, il coviddi è stato solo la scusa principe da sfoderare al momento opportuno. Koris sta leggendo “Germinal” di Zolà, il che non aiuta, visto che se ne esce con cose come “perché ad ogni crisi si decide di lasciar morire i lavoratori per salvare i dividendi degli azionisti?”. E sì, bisogna contestualizzare un libro scritto nel 1885, che le cose non sono nemmeno paragonabili al quadro attuale. Però sì, cazzo.

L’Amperodattilo ha mandato un pacco pieno d’olio e di leccornie. Il pacco è attualmente in ostaggio a Rognac perché al corriere pesava il culo di portarlo a Marsiglia. Perché non potevano consegnare senza il numero di telefono, e anche se il numero di telefono era scritto sul pacco, non era nel campo giusto quindi era come se non ci fosse. C’è gente che si arrangia e ci sono i paraculi che la sfangano sempre. Koris non appartiene al secondo gruppo.

Koris ha ricevuto una mail dall’editor che l’ha lasciata insonne, circa modifiche al malloppo con cui Koris non è molto d’accordo. Solo che com’è noto Koris non sa farsi le sue ragioni in maniera civile, quindi o abbozza (e piange), oppure si decide che non se ne fa nulla (e piange lo stesso). Urge un corso di adulting, ma anche di relazioni sociali per cui si è fuoricorso dall’asilo.

Anche con questo post ci scusiamo per la negatività debordante. Un giorno andrà meglio. Forse quando avremo raggiunto l’echeveria.

Tranquillo, inspiroBot, lo abbiamo già imparato.

Di nuovo sull’orlo del baratro

Dopo aver indorato la pillola in ogni modo, pare che ci risiamo, che la già scarsa libertà di movimento sta per diventare ancora più scarsa, fino a ridursi a “ora d’aria a correre fra le merde di cane”. Come dicono i Francesi, ce l’abbiamo appeso al naso. E visto che di naso si tratta, il qualcosa appeso al naso non ha nemmeno un buon odore. Nemmeno il Capo, ottimista fino all’assurdo, riesce ad essere ottimista, quindi la situazione deve essere catastrofica.

Koris ha la testa piena di fuffa, e come ogni volta che ha la testa piena di fuffa, diventa un fuffa-generator. I pensieri si rincorrono nella scatola cranica, vanno a sbattere contro le pareti, cercano di uscire e si trovano ancora più imbrigliati di prima. Finisce che Koris sente il bisogno di fare delle non meglio precisate cose, ci prova, si accorge di fare schifo più o meno in tutto, quindi non osa più fare un tubo. Ma il bisogno di fare cose non s’è calmato, quindi si sente in colpa di non fare. Così all’infinito, fino ad arrivare a una dimensione cosmica della colpa e del bisogno di fare. La serenità è un concetto ormai sconosciuto.

L’unico posto in cui Koris sta bene è in grotta, per alchimie non meglio precisate. Tuttavia non è ancora riuscita a farsi dare un lasciapassare anti-coprifuoco e anti-lockdown per andare in grotta anche in periodi impossibili, pare la speleo-terapia psicologica non sia riconosciuta dalla scienza moderna. Quindi niente, si va poco e male, quando Koris vorrebbe solo teletrasportarsi nel Vercors o alla Pierre-Saint-Martin, rotolare per pozzi e meandri fino a profondità importanti, uscire gelata e zozza, quindi lavarsi e mangiare l’equivalente del suo peso in trigliceridi. Invece no, col cazzo, quindi ci si sente in colpa anche a mangiare salsiccia&patate non giustificabili da uno sforzo fisico importante. Che vita impossibile.

Un’altra cosa di cui Koris sente crudelmente la mancanza è il gioco di ruolo, una delle due o tre occasioni di socialità che si concedeva prima della buriana covidica. Sarebbe bellissimo sedersi a sei attorno al tavolo sulla veranda di Van, ordinare la pizza unta da Michel che non consegna mai prima delle otto, tirare fuori dadi e schede dei personaggi e complicare azioni che nella testa del DM dovevano durare due turni, non fino a mezzanotte. E invece anche quello col cazzo; per altro la combriccola latita ed è restia a Skype, quindi nemmeno il gdr versione palliativa.

Per evadere, Koris ha iniziato a costruire un impero cinese a Emperor. Poi si sente incapace perché quegli stronzi di contadini cazzeggiano anziché coltivare canapa (o forse se la fumano), l’economia va in malora e la città si spopola. Quindi Koris si sente in colpa perché non finisce mai un gioco (vabbè, a pare “Syberia”) e a trent’anni e passa sarebbe anche il caso di darsi una regolata (o aspettare l’età dell’Amperodattilo, per cui l’essere gamer è giustificabile con… la stagionatura, diciamo). Poi si ricorda che dovrebbe scrivere mille cose, leggere pagine e pagine, fare mille altre cose, pulire i cessi o trovarsi un futuro e allora il baratro della colpa si apre sotto i suoi piedi.

Il lavoro ormai sta diventando un sequenza di cose boh. Koris sta organizzando una campagna di irradiazioni per fine maggio, ma… chissà. Perché non si sa quando arriva lo spettrometro gamma, indispensabile per le misure. O meglio, si sa ma non si sa, lo sapremo una decina di giorni prima della data pattuita (a cazzo, dal servizio acquisti, non ne parliamo che è meglio). Se non arriva, sono fringuelli per diabetici, perché non si sa bene come organizzare caratterizzazioni e tutto. Questo se non ci sarà il lockdown francese atto tre, perché in quel caso Koris non vuole nemmeno pensare cos’altro potrebbe succedere. Però Koris pianifica e fa i conti, perché la Capa ha detto di farlo e perché è tanto bello veder saltare per aria i propri piani, ancora una volta. Poi c’è l’arrivo del tirocinante a marzo e se non si possono fare le misure, che minchia gli facciamo fare, mistero. Ah, il tutto per un “grazie, ora se ne vada” fra un anno e mezzo. Merdaviglioso.

Insomma, c’è poco da stare allegri, e infatti non siamo allegri. “Uh, Koris, ma c’è gente che ha problemi peggiori” e lo sappiamo. Ma anche senza i problemi peggiori della fantomatica altra gente, la sanità mentale è appesa a un filo. Koris un po’ vorrebbe piangere, ma non ci riesce.

E infatti qui non si sta divertendo nessuno (pure la foto sulla neve, InspiroBot demmerda)

Scartoffie, mortazze e punta-e-clicca

Le cose continuano ad andare per lo più male, o per essere ottimisti (che sempre allegri bisogna stare, che il nostro piangere fa male al re), diversamente bene. Koris giovedì è stata convocata in ufficio dalla Capa che poi si è dimenticata di venire, cosa che la faceva molto ridere e che non faceva ridere Koris proprio per un cazzo, e che la ha fatta ancor meno ridere di fronte ai mostruosi ingorghi generati dal coprifuoco sul ritorno (due ore ore per arrivare a casa, voglia di fare seppuku con flacone del gel idroalcolico). “Ah, sei coraggiosa ad andare a fare le misure in Ile-de-France, sanno che non dovevano chiederlo a me perché mi sarei rifiutata” ha proclamato. Ecco, perché è sempre più facile imporre a chi non ha alcun diritto di rifiutare. La vita della Capa deve essere meravigliosa. Ancora una volta, come disse Whisper in quel lontano 2006 seduto nei banchi dell’aula magna di fisica, “c’è chi può; noi non può”. Venne forgiato il manifesto di una generazione e non ne fummo nemmeno consapevoli.

Ciò nonostante, in questo mare di materia maleodorante ci sono piccole cose che potevano andare storte e che invece hanno avuto la buona grazia di non farlo; cosa che il 2020 ci ha insegnato non essere così scontata. Venerdì pomeriggio Koris è andata in un altro municipio marsigliese per ritentare le pratiche per la carta d’identità francese. L’operazione poteva avere solo due risultati: il successo oppure l’ergastolo per strage. Koris si è presentata con una mole di scartoffie degna di un Vogon, dall’inutile codice fiscale italiano al certificato di possessione firmato dal papa, sperando che la sportellista avesse voglia di lavorare. Koris ha altresì scoperto che la patente di guida non è considerata un documento valido nell’ottavo arrondissement ma nel sesto sì, che il suo certificato di naturalizzazione non è un falso nonostante tutto, e che ci voleva meno tempo a fare la pratica che a litigare con l’addetta. Ora pare stiano lavorando alla sua carta d’identità e al suo passaporto, vedremo come andrà a finire. Probabilmente male, ma a questo punto non è più sotto la Koris-giurisdizione.

Sabato Koris era a mangiare un panino polvere e mortazza nei meandri dell’Adaouste, perché finché non ci incatenano in casa continueremo ad andare in grotta, anche col coprifuoco. Di solito all’Adaouste, la grotta in cui si lavora al rilievo dal 2016, Koris si fa due palle così, ma stavolta ammette che le ha fatto del gran bene. L’unica spiegazione plausibile è la vecchiaia, oppure il bagaglio di stanchezza che non ne vuole sapere di scendere dalle Koris-spalle, e non dipende da quanto si dorme o cosa si fa, è una stanchezza che sta dentro e ha chiamato un designer ad arredare gli interni perché intende restare. Ci vorrebbero due settimane di Pierre Saint Martin, anche con la neve e i pozzi ghiacciati, a surgelarsi le chiappe, a mangiare come fogne ignobili e addormentarsi carichi di quella stanchezza sana che ti dà l’impressione di vivere e non solo di esistere.

Su note meno poetiche, Koris durante la settimana ha comprato su GoG un punta-e-clicca dal titolo “Syberia“, un po’ con la scusa di provarlo prima di spacciarlo all’Amperodattilo, un po’ per giocare a qualcosa che avesse una trama. Pensava che le sarebbe durato per un po’, che tanto ormai sa darsi una regolata sul tempo passato a giocare, non è mica come quando si doveva finire Final Fantasy VIII che Koris e Orso si ritrovarono catapultati dalle 14 alle 19 senza sapere perché. Ecco, no, tutte menzogne: comprato mercoledì pomeriggio, Koris ha finito il gioco domenica sera. Con un po’ di imbarazzo perché alla sua età bisognerebbe avere un po’ di autocontrollo, invece col cappero. All’età dell’Amperodattilo invece no, come dimostrano certe conversazioni.

“Amper, allora, ha finito il tuo punta e clicca di Sherlock Holmes?”
“Certo, ne ho già cominciato un altro! Ieri ci ho giocato tre ore perché devo trovare un modo per passare un molo, Holmes non vuole andare nell’acqua e devo trovare una tavola o non so cosa…”
“Poi eravamo noi che eravamo sempre attaccati alla Play Station da piccoli, eh… “
“Non è vero, io giocavo con voi! Non vi ho mai detto che ci stavate troppo”
“Se il gioco ti piaceva, se no ci stavamo troppo”
“OVVIO”

Insomma, Koris aveva un po’ di vergogna per questo suo binge gaming degno di una quindicenne. Poi ha scoperto che giovedì deve tornare in ufficio in presenza, come se non ci fosse un coviddi e come se non ci fosse un coprifuoco generatore di ingorghi, per cui la vergogna ha ceduto il posto all’istinto di sopravvivenza. Del resto, come disse Orso, “se si preparano tempi duri è meglio arrivarci rilassati”, quindi tanto vale fini i giochi che si hanno in ballo.

“La vita è il segno che ci stai provando”, mica detto che ci stai riuscendo (sempre inspirobot)

Final Fantasy Tactics: la fine di un’era

Final Fantasy Tactics è un videogioco classe 1997 (non facciamo commenti al riguardo) rilasciato dalla Square per Play Station, di genere strategico. Arrivò nelle mani di Koris e Orso quando il terzo millennio sembrava ancora carico di promesse, sotto forma di gioco diversamente originale, perché erano “quegli anni lì”. Koris e Orso ci giocarono fino ad arenarsi alla fine del terzo capitolo su quattro, nella battaglia contro il maledetto Wiegraf. Poi arrivò la Play Station 2 e il gioco cadde nel dimenticatoio, soprattutto perché le memory card della vecchia Play Station erano illeggibili e si doveva ricominciare il gioco da capo. Ci sono cose che non sono destinate a compiersi.

Era il 2008, un non proprio allegrissimo mese di dicembre, quando l’emulatore per Play Station si mise a funzionare sul macbook Trillian. Koris aveva una copia di Final Fantasy Tactics caduta per caso dal dorso di un mulo (e chi vuol capire capisca); ne seguì un certo numero di serate a insultare il protagonista assieme a Junior, a cui poi si unì il Mathematicus, circa un paio di giorni dopo aver sbottato “questo gioco fa schifo!”. I tre si organizzavano in serate giustificate al resto della comunità collegiale come “cose a tre” e andarono parecchio avanti. Fino ad arenarsi al solito scoglio, sempre lui, sempre Wiegraf. A onor del vero c’è da dire che una sera, in una folle giocata a due Koris- Mathematicus, quest’ultimo fomentatissimo, Wiegraf venne battuto. Tuttavia Koris poi dovette laurearsi e del save game si persero le tracce.

Koris ha ricominciato Final Fantasy Tactics qualche anno fa, perché il gioco aveva il pregio di potersi emulare su computer non proprio performanti quanto a scheda grafica e di non necessitare il joypad, accontentandosi dei riflessi da bradipo sulla tastiera. Ci sono state tante vicissitudini che hanno rallentato le operazioni, fra cui un farming intenso dei personaggi e un bios che per un bel pezzo non voleva emularsi, facendo temere a Koris di aver di nuovo perso tutto. Insomma, com’è e come non è si arriva ai vari confinamenti del 2020 con una squadra di livello smodato e pronta ad uccidere. Squadra allenata spesso in tandem Whatsapp con Junior, che ha coniato lo slogan “Wiegraf, ti devi cacare sotto!”. E così è stato: Wiegraf è stato macinato una volta per tutte e i suoi pixel inviati nel cimitero dei cattivi informatici.

E oggi, dopo quattro capitoli, tante parolacce e un bel po’ di divertimento, Koris ha visto la parola “the end” su Final Fantasy Tactics. Anche se il gioco finisce malissimo e non c’è l’happy ending, col protagonista intrappolato all’inferno (ma siccome abbiamo battuto l’Angelo della morte in un turno, ora l’inferno è nostro, andiamo a comandare!) e tutti i vivi che si trucidano male nella scena post credits. Anche questa, a suo modo è un po’ una fine di un’era. Un videogioco che ti ha accompagnato per anni, insegnandoti che se la vita ti prende a ceffoni, tu sali di livello e poi restituisciglieli con gli interessi, se possibile anche rubandogli l’equipaggiamento.

E sì, questo un post nerd e alquanto stupido, ma tant’è, in questi tempi non sempre facili ci si arrangia come si può.

Ciao, Final Fantasy Tactics, grazie di averci insegnato che non esistono battaglie impossibili, basta farmare abbastanza e arrivarci in power player

Tutto bene o forse no

Koris prosegue la sua vita di sveglie alle 6:10 e un sacco di altre cose carine che hanno a che fare con raggi gamma e spettrometri. Nel frattempo le sembra che attorno a lei stia crollando l’impero romano o qualcosa del genere. Qualcosa di ansioso.

‘thieu è in pieno turbine da tappabuchi, nella speranza di arginare i danni che il vairus e la stupidità umana stanno causando all’università. Questo fa sì che sia di un umore poco raccomandabile e in generale stanco della vita, dell’universo e di tutto quanto. Sbuffa parecchio.

Le notizie che arrivano non sono confortanti. Koris è presa da momenti in cui nasconde la testa sotto la sabbia. O meglio, nella pseudo-play station emulata. Appena arriva l’anZia da fine del mondo imminente, Koris attacca Crash Bandicoot Warped. Questa cosa, impensabile ai gloriosi giorni delle medie-liceo, fa sì che si raccattino un sacco di reliquie, di gemme e che siano tornati i muscoli ai pollici (sì, Koris si è pure comprata un joypad perché le cose si fanno seriamente). Se si sente in grado di ragionare gioca a Discworld: Noir e poi piange quando si ricorda che Morte si è portato via Terry Pratchett. Poi lo spamma in pausa pranzo al collega F.

Tanto per tenere la mente occupata e l’anZia sempre pronta, Koris sta cercando di partecipare alla sfida Writober di quest’anno: ogni giorno un tema (una parola) e un racconto. Se vi va di seguirla, i raccontini verranno pubblicati su Scritti a Morsi a partire da domani. E se qualcuno ha un’idea originale per un racconto a tema “carte”, siamo in ascolto.

Mancato countdown contro il lockdown

In tempi normali questi giorni verrebbero spuntati da Koris sul calendario in attesa del ritiro spirituale (ma non solo) sui (ma soprattutto sotto) i Pirenei Atlantici, nel consueto nulla cosmico della Pierre Saint Martin, per arrivare là dove nessun uomo è mai giunto prima (per davvero). Ma questi non sono tempi normali e la sfiga ci vede benissimo. Niente countdown. C’è una data, è prossima, ma troppe cose potrebbero andare male per cantare vittoria. Quindi nessun countdown.

Al colmo della scaramanzia, Koris sta traccheggiando nel fare i bagagli. Forse se ne pentirà, forse no, ma più probabilmente sì perché gira che ti rigira Koris se ne pente sempre. È un assioma.

Koris ha anche un mezzo piano qualora nelle prossime settimane si trovasse murata in casa e non sotto i temporali a Sainte Engrace. Questo perché avere piani per quando le cose vanno male aiuta a tenere sotto controllo l’ansia e dà una parziale risposta ai tanti “e se” che affollano in cervello giusto prima di andare a dormire. Il piano prevede in sostanza un ritorno all’adolescenza, ovvero:

  • Finire “House of Cards”, eventualmente guardare “Lost” con quei dieci anni di ritardo. Son dettagli;
  • Portare a termine “Final Fantasy Tactics” e cercare un altro videogioco vintage con cui riempirsi la vita e guadagnarsi l’inferno. Potrebbe essere “Alone in the dark: The new Nightmare” ma Koris continua a pensare di aver bisogno di un joypad per i videogiochi che necessitano riflessi. Così si potrebbero finire anche Crash Bandicoot e Spyro;
  • Stare alla larga da The Sims 2, che non è un gioco, è un gorgo in cui non si va né avanti né indietro. Passano tre ore e ti chiedi dove minchia sia fuggito il tempo, senza aver avuto nessun risultato, né nella vita reale né in quella virutale;
  • finire il Raccontazzo, ovvero il racconto prequel del Koris-romanzo che dovrebbe fare da apripista. Cioè, quello è da portare a termine in qualunque scenario più o meno apocalittico. Koris ha scritto 20 pagine su 50 richieste, solo non deve pensarci troppo su. Se non può uscire di casa potrebbe decidere di scriverne un secondo;
  • trovare una trama per un racconto fantascientifico da spedire a prostituirsi in concorsi troppo più grandi di lui;
  • perdere la dignità continuando a fare foto a Cenzino;
  • compiangersi.

Ad oggi non è ancora chiaro quale scenario si realizzerà davvero. Che del diman non v’è certezza, ma in questo 2020 non c’è certezza nemmeno dell’oggi pomeriggio.

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