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Pienezze

Ci sono settimane che ti passano velocemente. Sopra. Prima avanti e poi in retromarcia. Tre volte.
Koris si è sbattuta un sacco per un documento fondamentale fondamentalissimo che doveva venire dall’Oriente prima, dalla Russia poi e che è finito col Senatore Palpatine che mercoledì ha sentenziato “Se chiedo a te di farlo so che per domani ho una bozza, quindi fallo tu”. Così lo ha fatto Koris, dal mercoledì alle undici al giovedì a mezzogiorno. Non non-stop, ma grazie a un certo numero di ore che chiameremo veramente straordinario perché, come dice l’economOrso politicamente scorretto, “prenderlo in culo con la ricorsa anche no”. Poi a Koris queste ore di straordinario non verranno mai riconosciute, essendo che il CapoPadroneDellaBaracca ha già sentenziato “c’è grossa crisi, se fai straordinari non te li paghimo, accordati ufficiosamente col cliente per arrivare più tardi un giorno” (eccerto).
Il concessionario che ha avuto in cura Christine la macchina infernale chiama Koris un paio di volte al giorno per pregarla di ritirare la valutazione al vetriolo. Dopo aver perso Christine nel loro garage. Dopo aver perso il Koris-assegno (“non è che può passare a farcene un altro?” “come vi suona il concetto di mancoperilcazzo?”). In parole povere, no way.
Koris vorrebbe fare tante cose, ma il divano sarebbe un’opzione allettante. Con tanti videogiochi fine anni ’90, primi anni 2000. Tanto sta diventando tutto abandonware. Potenza dell’essere vecchi. Poi tanto ci sono sempre dll che mancano e si finisce a giocare a solitario.
‘thieu santo subito perché ha capito che la soluzione a tutto di solito è il gelato. Col cioccolato fuso sopra. ‘thieu ne sa sempre un sacco. Prometti a Koris un gelato e sarà tua per sempre. In allegato il suo bagaglio di follia, prendere o lasciare.
Continua il caldo umido, il meteo delle mangrovie. E no, Koris non è ancora psicologicamente pronta al #jesusimangrovia. Bisognerebbe emigrare al di sopra dei 2000 m di quota. O al di sotto del circolo polare antartico.

Ops, I did it again (and again)

Ante-antefatto: al liceo Koris era un’abbastanza accanita giocatrice di Play-Station, per lo più perché, una volta comprata la consolle, la storia finiva più o meno lì, i giochi non chiedevano folli schede grafiche che Koris non ha mai posseduto (vabbè, un giorno arrivò la Play2, ma sono dettagli). La sua carriera terminò nel 2005 circa, quando lasciò Merdopoli per Boulogne. Lì un manipolo di collegiali dipendenti propose di comprare una Play-Station comune, ma il malvagio rappresentante Bailorg disse che era fuori discussione. “Se compriamo una Play-Station, qui c’è gente che non si laureerà mai più” disse e la questione fu chiusa.
Antefatto: nel settembre 2008 una Koris totalmente allo scazzo per essere stata bocciata a microelettronica, dovendo così ritardare la laurea di sei mesi, riuscì per caso a far funzionare l’emulatore Play-Statio per Mac Os X. Grosso errore. Il secondo grosso errore fu dirlo a Junior che, in circa 8 nanosecondi dall’annuncio “il robo funziona”, aveva già organizzato una di Final Fantasy Tactics. Si aggiunse dopo pochissimo tempo anche il Mathematicus (non prima di aver commentato “questo gioco fa schifo!”), che ne divenne dipendente. Il terzetto era arrivato quasi a finire il gioco. Poi boh. Poi Koris fece l’errore (a tutto tondo) di mettersi col Senzaddio e prese a passare le sue serate su ICQ. Final Fantasy Tactics finì dimenticato nell’hardisk di Trillian, ad oggi fuso.
Finita la parentesi emulazione, Koris pensava di aver chiuso coi videogiochi. Una meteora Warcraft II andò in onda col SonnoDellaRagione per un paio di settimane, ma come ogni cosa vagamente divertente legata al SonnoDellaRagione non era destinata a durare e doveva essere espiata con dolore.
Pareva che la storia fosse giunta veramente al termine.
E invece.
Koris aveva installato su Blatto anche l’emulatore PCSX, finito nel mucchio dei software del “non si può mai sapere”. Solo che la configurazione di base non funzionava e Koris non aveva voglia di sbattersi. Poi cazzo ti metti a giocare alla Play-Station nel 2016 a trent’anni?
L’altra sera, in un momento di poco acume, Koris cipollava con impostazioni assortire. Quando Koris è in momenti di poco acume, possono succedere le peggio cose.
Per esempio, PCSX si è avviato. Col logo vintage della Play-Statio.
Koris è rimasta a fissarlo per cinque minuti buoni, senza osare toccare la tastiera di Blatto. Qualunque mossa sarebbe stata azzardata.
PCSX potrebbe ripiombare nel suo oblio per i prossimi otto anni. Oppure… beh, oppure… una iso di un gioco si trova pure. Poi però glielo spiegate voi ai Capi che no, Koris non può venire al lavoro perché le servono sedici livelli da knight, sette da monk e cinque da summonner…

PCSX

Perché per funzionare, funziona benissimo!

Domenica di novembre

In questo ultimo periodo, la trascuratezza blogghistica si riassume più o meno così: quando Koris aveva l’ispirazione per scrivere qualcosa, non era il momento. E quanto era il momento, Koris era così a rondelle che dormiva.
Quindi solito post esticazzistico riassuntivo.
Il lavoro sui neutroni promette di essere interessante e risvegliare vecchie memorie ormai perdute nel tempo, ma farsi ogni giorno 70 km all’andata, 70 al ritorno e annessi ingorghi marsigliesi potrebbe essere fatale sul lungo periodo. Ciò nonostante, Koris ha un piano. Come i Cyloni, ma con Caprica 6 in versione ciospo.Tornare in ufficio dopo tre giorni di intenso meeting su cose interessanti genera istinti omicidi. Anche senza una vera e propria causa scatenante. Si tratta piuttosto di una sorda voglia di rispondere “andatevene affanculo” al “buongiorno”. Tanto un’occasione per fanculizzare si trova, alla peggio si pesca negli arretrati.
Andando al lavoro giovedì mattina, Koris è scivolata in una buca gravitazionale del marciapiede. La frattura nello spaziotempo è scomparsa subito dopo, il dolore alla caviglia destra no. Koris ha proseguito zoppicando come un’anatra, dicendosi che così aveva un ottimo pretesto per non alzarsi dal divano per tutto il fine settimana.
Tralasceremo in questa sede ogni commento legato all’assenza di ‘thieu per questo fine settimana, visto che Koris millanta di avere ancora una dignità.
Koris ha finalmente avuto il tempo di andare all’Ikea a recuperare i pezzi mancanti. Eviteremo di fare un Game of Bidet al proposito. Si è temuto dovesse consumarsi un nuovo dramma alla vista di un’astra di due metri che non sarebbe mai entrata nella Ya(xa)ris. Ma la macchina di un fisico gode dell’accesso a dimensioni alternative, per cui l’asta è entrata. Koris ha comunque sfogato la sua ira repressa sulla cassiera che insisteva per farle ri-pagare i pezzi. Pàgati stocazzo, insomma.
Le sessioni di gioco di ruolo ormai hanno perso qualsivoglia parvenza di serietà avessero mai avuto. Ormai non è una vera sessione se non si installa telepaticamente nella testa di qualcuno un motivetto, possibilmente sconcio, destinato a non uscirne mai più. Tutta gente compita, insomma.
Koris ha deciso di passare la domenica di novembre come una persona qualunque: allontanandosi dal divano il meno possibile. Tanto deve finire di elaborare le foto e giocare ad Arx Fatalis, uno dei ritrovati giochi di ‘thieu (il quale aveva negato qualunque coinvolgimento videoludico prima di essere sburgiardo da due incontrovertibili cofanetti pieni di giochi vintage, per la gioia di Koris).
Forse più tardi farà una torta e si degnerà di preparare lo zaino, visto che domani deve partire per Gif-Nel-Nulla-Cosmico, a godersi la piacevolezza dell’autunno nell’Ile-de-France.

Flying to a better place

Koris-foto fuggita dal mucchio selvaggio.

 

Sempre colpa dei videogiochi

Uno gioca. Poi smette di giocare per raggiunti limiti d’età, o perché non ha più il tempo o perché non ha più un computer/consolle/insomma, al limite può farsi girare il cd sul dito.
Il ricordo diviene racconto, il racconto diviene leggenda, la leggenda diviene mito. Del resto nella tua carriera di gamer hai assistito al passagio dal poligonale al treddì, con esperienze traumatiche quali aspettarsi dinosauri in RGB e trovarsi di fronte il T-Rex di Dino Crisis. Se ci ripensi, con le nuove tecnologie a disposizione dovrebbero teletrasportarti il T-Rex direttamente in salotto.
Beata ignoranza del mercato.
Fino al giorno in cui, in metro, ti cade l’occhio sulla pubblicità nel giornale della madama a fianco. È la pubblicità di un videogioco. Ma non ci sono né le tette ipertrofiche di Lara, né l’accozzagia di armi da taglio improbabili e omini col mascara di Final Fantasy. C’è questo:

betemmiepisodeone

Il contadino va di moda, non c’è che dire.

Roba che se teletrasportiamo un gamer dai tardi anni ’90 ad oggi, minimo minimo un “What the fuck?” ci esce. Se non muore prima.
La sola idea che questa roba abbia un mercato (e abbastanza fiorente da potersi permettere la pubblicità) dà i brividi. Ma te dava i brividi anche il concetto che potesse uscire un FIFA o un PES ogni anno, per cui forse non fai tanto testo. Ma di maniaci del calcio è pieno il mondo, tocca farsene una ragione.
Di maniaci delle macchine agricole, ecco, forse no. Almeno si spera. Back in the 90s, potevi essere preso pesantemente per i fondelli per giocare a Spyro the Dragon, che era pur sempre un drago, non una mietitrebbia. Siamo seri, suvvia.
Quali saranno i punti di forza di codesto meraviglioso, imperdibile titolo?

  • Un parco macchine agricole sempre più vasto
    (Se puoi anche pimparle, passiamo direttamente a GTF, Gran Theft Farmer)
  • Più di 40 costruttori e 100 veicoli
    (Esticazzi?)
  • La libertà di far legna ovunque grazie alle nuove macchine ed equipaggiamenti dedicati specialmente a questa attività
    (…?!)

Soffermiamoci sull’ultimo punto. Fare legna. Fare legna. FARE LEGNA, cazzo. L’attività a cui in Warcraft I venivano assegnati i peones più sfigati e destinati a morte certa per mano dell’orco/umano di turno. Copia-incolla per Age of Empires. In Caesar III non era nemmeno necessario in tutti gli scenari. E ora siamo passati al fascino della motosega, ambito finora) riservato all’ambito dei survival horror (e meno male).
Ci sarebbe da sperare che il target di un simile spreco crogiuolo di pixel sia, che so, il pensionato della Bassa bresciana strappato alla vita bucolica dalla cementificazione selvaggia, gran virtù de’ motozappe antique. Che nessun bambino mette un videgioco simile nella letterina a Babbo Natale (“cosa vorreste da mettere sotto l’albero?” “Death Rally!”, vogliamo scherzare?). Che alla fine i simulatori sono un po’ così.
Mica tutte le generazioni possono bearsi del castello vomitoso di Theme Park, del resto (gioco che plagiò per sempre la mente di Baby Orso, trasformandolo nell’attuale EconomOrso, probabilmente).
E poi, la casa produttrice avrà anche altri titoli più appetibili, vero? VERO?!

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… eh?!

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Uccidetemi. Ora.

Va bene, ammettiamolo: sono dei professionisti nel genere dei simulatori di cazzate. Magari non ne esistono altri. Forse.
Una ricerca fornita da un esperto nel campo ha riportato ben 1475 titoli di simulatori su steam. Ai primi posti: EuroTruck Simulator, Car Mechanic Simulator, Japan Rail Simulator, vari Farmer.
Generazioni moderne: non solo braccia strappate all’agricoltura, ma anche al settore dei trasporti. Vuoi mettere la noia di scofiggere il drago di Xian a colpi di granate con la vertigine del trasporto merci sulla Salerno-Reggio Calabria? Ignari noi che ci lanciavamo in battaglie fra il bene (spesso cotonato) contro il male, quando avremmo potuto riparare una marmitta forata.
Bisogna ricredersi, l’uomo della strada ha ragione. Se crescono ragazzi disagiati e svogliati, la colpa è dei videogiochi.
(Poi uno si domanda perché l’abandonware si diffonde…)

Tutto Natale minuto per minuto

Ore otto: Koris si sveglia dopo un sogno movimentato in cui doveva andare in treno da Carcare a Chambéry e Orso guidava una Panda verde acido. Vista l’assurdità, decide di girarsi dall’altra parte e ronfare ancora. Del resto fuori c’è la tempesta perfetta.

Ore nove: comincia lo spacchettamento. Koris si trova due volumi de “La ruota del tempo” e un tomazzo di storia di Frédéric Hulot, per un totale di più di 3600 pagine. Come riporterà tutto in Francia è un mistero. Gli altri in famiglia si scambiano profumi. A quanto pare ognuno pensa che l’altro puzzi.

Ore dieci: l’Amperodattilo resuscita le verdure la pinzimonio guardando Totò con la supervisione di Orso, Spin si abbuffa dei resti di vitello tonnato, U Babbu è fuggito di casa con la scusa delle sigarette (ricomparirà più tardi con un sottovaso volante, vittima della tempesta).

Ore undici: Koris gioca a Caesar III come i bambini cretini, lamentandosi che i suoi cittadini non pagano le tasse. Arriva l’economOrso, alza le tasse e abbassa gli stipendi, da bravo liberista. La città si svuota causa cuneo fiscale, solo una manovra demagogica riesce a salvare la situazione in extremis.

Ore undici e mezza: arriva l’altra parte della famiglia. Koris riceve altro cibo per le camole ma anche no, quello che appena spacchettato pareva un pigiama da arrampicata e una bussola. Orso invece un paio di fantastiche calze chic con le ranocchie

Ore dodici: si mangia ad orario di Zurigo, ma si è seduti a tavola e tanto vale approfittarne. Si parla del Vunciume, perché a Natale è sempre bello raccontare storie scabrose di famiglie disadattate, soprattutto se hanno qualcosa a che fare con i presenti. Nel mentre U Babbu si suicida a colpi di bollito e bagnetto piemontese.

Ore tredici e quarantacinque: l’Amperodattilo, in piena possessione delle Erinni, mette il profitterol nel microonde. Il dessert che è come ogni uomo dovrebbe essere (dolce ma con le palle) non  gradisce e la panna si liquefa in maniera ignobile. Koris in versione Bastardchef (“Ti pare bello questo? Mazzato profitteol! Vuoi che muoro? Ora arriva tua gatta, mette te in microonde e ti piscia su gamba!”) non glielo perdonerà mai.

Ore quattordici: Orso e la Cuginastra riversi sul divano prisi di sensi. Qualcuno guarda “Il Divo” a volume a palla. Koris si attacca al pc e si abbruttisce di Caesar III per costruire Capua. Resterà disconnessa dalla famiglia per un tempo indeterminatamente lungo, immersa nella gestione del suo impero, mentre fuori dalle finestre infuria la tempesta. Ogni tanto la famiglia si fa viva dando noia a Spin, ma Koris ha da costruire magazzini.

Ore diciotto (stimate): l’Amperodattilo fa una chiamata per giocare a tarocchi come secondo tradizione. Orso e U Babbu guardano “Manuale d’amore”, ZuVenturinu conta i punti in maniera probabilmente approssimativa, se la prende quando ha troppe lecce o se la parte cade in mani altrui. Gergo da osteria di altri tempi. Koris gioca in maniera distratta, biasima “Manuale d’amore” perché non è aria per i film a sottofondo romantico.

Ore venti: si bivacca a salame e arachidi. Pianificando cosa fagocitare domani.

Ore ventuno e trenta: la famiglia torna ai suoi quattro effettivi più cuscino di pelliccia. Orso e U Babbu (quest’ultimo oppresso dal singhiozzo) guardano un film che non fa ridere. L’Amperodattilo pulisce. Koris deve finire il post. Poi magari porterà a termine la costruzione della sua colonia romana.

Asocialità e zombies

Dopo un periodo di vita sociale imbizzarrita, Koris sente il bisogno di rinchiudersi a guscio dentro casa e lasciare un computer a mediare fra lei e qualsiasi interazione umana. Fortunatamente (o no?) non ci sta riuscendo troppo.
Koris ha sviluppato in circa due ore una insana dipendenza per un gioco, non particolarmente notevole, di nome Path of Exile. Non ci gioca in maniera sconsiderata solo perché il pc che lo ospita non è veramente di Koris e winsozz 7 fa sempre un po’ paura. Cercando le cause di questo bisogno ossessivo-compulsivo, l’anamnesi ha riportato che l’ultimo videogioco giocato seriamente è stato Dynasty Tactics II. Classe 2003. Questo significa che sono più o meno dieci anni che Koris non tocca un gioco seriamente, a parte una brevissima parentesi abandonware nell’estate 2008. Non va bene.
Koris sostiene che tutti gli stress dell’ultimo decennio (ansie da esame, frustrazioni da tesi assortite, delusioni amorose) siano imputabili alla mancanza di zombies da macellare, campagne da vincere, Squall Leonhart da prendere per il culo, “guarda che se lasci davanti il mago quelli se lo fagocitano come se fosse fatto di chipsters”. Bisogna porvi rimedio, nonostante l’ostacolo di due portatili con Linux, sfruttando la potentissima seconda anima di Marvin, a base di Win Xp e la bellezza di 500 mega di ram. Se avete consigli vintage sono ben accetti.
O sarà anche che le ultime proposte della vita sociale non ispirano particolarmente Koris, a causa di membri affetti dalla Sindrome da Gruppo Vacanze Piemonte. La Sindrome da Gruppo Vacanze Piemonte fa sì che la sua vittima si senta il ragionier Filini della situazione, volendo organizzare qualunque dettaglio compresa la pisciata mattutina, pretendendo di gestire qualunque genere di rapporto interpersonale e sentendosi indispensabile all’economia del gruppo. Vai tranquillo, tesoro, nessuno è indispensabile a questo mondo, tu tanto meno. L’organizzazione, fra amici, nasce dal basso, non c’è bisogno né del “sincronizziamo gli orologi” né del collante ipocrita “io sono amica di tutti, tutti sono amici miei ma non amici fra loro, quindi c’è bisogno di me ad ogni costo!”. Koris, inspira, espira e ammazza due zombies.
Ieri sera il Gruppo Vacanze Piemonte organizzava una serata cinema all’aperto con picnic. Film previsto: “Marie Antoinette”. Koris aveva già fiutato la mala parata e ventilato un suo assai probabile forfait con la scusa di dover (ovviamente) ammazzare zombies e di aver dimenticato il gatto nel microonde. Invece è stata ritirata dentro d’ufficio in una sorta di “vengo anch’io – no, tu no” del mondo alla rovescia. Data la conscrizione obbligatoria, Koris sperava almeno di trovare infondati i suoi pregiudizi sul film. Ha chiesto lumi all’Orso, che in quanto a recensioni è meglio di Rotten Tomatoes. Ivi il responso.
“In una sola parola, il film è pointless. Non cercare una trama, non ne ha una. In pratica per tutto il film c’è questa qui a Versailles che si rompe i coglioni di essere Maria Antonietta. Poi una come te che è maniaca del dettaglio storico minimo minimo si suicida”
E in effetti l’Orso ha sempre ragione, è stato un film visto alla “Titanic”, in attesa del ghigliottinamento finale (e non ci hanno dato nemmeno un po’ di sangue, sob!). Il rosa ha fatto male alle cornee e l’accostamento fra le musiche e le scene fa pensare che la ghigliottina la meriterebbe pure Sofia Coppola.
Insomma, dita strappate agli zombies. Per fortuna i commenti del Fiorentino riportano una ventata di lirismo in una simile serata.
“Già sapevo cosa mi aspettava, ma almeno nei primi cinque minuti si è visto un culo, faceva ben sperare. ‘Almeno quello!’ mi sono detto, e invece no! Pieno di gente che parla di trombare, questa frustrata perché non tromba e manco un culo per risarcimento! Bah!”

Come nascono le cattive abitudini

All’inizio pareva una domanda innocua.
“Tu conosci Warcraft?”
Koris ovviamente non pensava nemmeno distrattamente a WoW, perché quando installi in tenera età un sistema operativo che ti impedisce di installare persino Pacman, resti un po’ indietro con gli aggiornamenti (e se non ci fosse Emix…). Koris pensò quindi al primo Warcraft e alle sue vicissitudini per finirlo secoli dopo tramite Dosbox.
La seconda domanda era decisamente meno innocua.
“Ti va di provare a giocare assieme?”
Dare un abandonware a Koris equivale a invitarla a nozze. Per fortuna all’epoca Trillian si rifiutò categoricamente di installare il protocollo Ipx per giocare in rete, quindi la cosa defunse lì.
Poi a defungere fu Trillian e con lei la buona creanza. Ma un Marvin con Windows Xp era una tentazione troppo forte.

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Warcraft II. Pronto a tentarti.

“Quindi ora puoi installare Warcraft e il protocollo ipx!”
Era agosto, il centro di calcolo non funzionava, Koris aveva voglia di combinare una beata minchia. Warcraft venne installato in mezzo secondo.
Meno di un’ora dopo Koris veniva asfaltata senza pietà dal suo stesso serpente tentatore. Questo soprattutto perché aveva accusato il passaggio dal suo Warcraft tradizionale alle troppe unità da gestire. E perché era videoludicamente arrugginita come un ferro vecchio.

war2

Arcieri elfici e grifoni. Nel ’94 certe cose non le facevano.

 “Dai, non fare il muso. Possiamo sempre giocare assieme contro il computer.”
“Come no, così mi pugnali alle spalle quando meno me l’aspetto”
“Giuro di no”
“Mah, vedremo”
Il “mah, vedremo” si è trasformato nell’appuntamento serale e dei momenti morti di una qualsiasi giornata di pioggia. Un peone/paesano, un centro città, un alleato ogni tanto e tipicamente quattro computer più o meno fessi da sterminare. Si sta candidando alla nuova droga dell’autunno 2012. A colpi di accetta e di “ho finito l’oro in miniera”. Condito con svariati moccoli in occasione di invasioni sgradite, ovvero quando il computer manifestamente bara (Marvin burlone) e ti manda addosso truppe di livello otto quando tu hai legna sufficiente appena per costruire una seconda casa.
Se Koris ha ultimamente l’aggiornamento pigro, è colpa della mappa Field of Snow, che la ammorba da tre sere. Non si riesce a venirne fuori, ci si trova regolarmente confinati in un angolo solo per essere fatti a pezzi da orde di paladini. Si sta trasformando in un chiodo fisso. Ormai si organizzano riunioni durante la giornata per trovare la buona strategia.
Se Koris non ricompare in tempo limite, ora sapete il motivo.

field_of_snow

Eccoli, i maledetti. Ma un giorno…

P.S. Koris ha tolto il captcha, o almeno crede. Vediamo cosa ne esce.
P.P.S. Se volete essere ammorbati dal qui presente blog su Facebook, questo è l’indirizzo giusto.

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