Archivi categoria: videogames

Isole Galleggianti

Chiunque sia videoludicamente abbastanza attempato, dovrebbe ricordare Tomb Raider II e in particolare il fastidio generato dal livello chiamato “Isole Galleggianti”. Gli sviluppatori dovevano essersi guardati negli occhi e aver deciso di creare un livello che generasse moltissima esasperazione, facendo saltare le tette pixellose di Lara da una piattaforma all’altra, necessitando precisione submillimetrica e doti di calcolo balistico. E un sacco di culo. Si consigliava di salvare la partita dopo ogni salto perché una minima scivolata dal pulsante X al momento sbagliato poteva essere fatale. E tu non vuoi rifare ancora una volta tutti quei salti nel vuoto sulle piattaforme scivolose, vero? Ci sono gamer di fine anni ’90 che si sono guadagnati un girone dell’inferno a causa delle bestemmie pronunciate per passare il livello.
Attualmente la Koris-esistenza ha un livello di fastidio pari alle Isole Galleggianti (ma senza le tette di Lara). Una serie di salti senza interesse su piattaforme scivolose che rendono la vita difficile. E con assai poco interesse.
Sarà forse la primavera che inizia a rendere le cose complicate ma soprattutto umide.
Sarà che ce n’è sempre una, fra cose che si scassano, cose dovrebbero funzionare ma invece no, cose non cose. Koris si domanda quanti da queste parti siano interessati a portare il progetto a termine, e quanti invece lo considerino solo una vacca da mungere con contratti più o meno bidone. Tuttu u munnu è paisi e qui ne abbiamo la dimostrazione.
La lavatrice di rimpiazzo dovrebbe arrivare giovedì e giovedì sembra terribilmente lontano. Altri robi dovrebbero arrivare in settimana, ma chissà, chi lo sa, chi vivrà vedrà, basta che non rompa i coglioni dopo col “te l’avevo detto”.
Koris aveva mandato un cv per un posto a cappero dicendo “chissenefrega”, com’è ovvio non ha ricevuto risposta e ora si deprime. Perché se non sono imprese senza speranza non ci piacciono. Intanto Feissbuc ha ricordato a Koris che sono due anni che si decideva di tentare il piano di Toranaga e che per portarlo a conclusione sono stati necessari più di sei mesi. Spes ultima dea, come dicevano i Latini non Sudamericani e senza ritmo nel sangue, ma Spes in questo momento deve essere al cesso.
Quindi Koris vorrebbe poter salvare dopo ogni saltino di queste giornate. O un codice gameshark per saltare questo livello della sua vita.

tombraider

Dicono che L2, R2, Triangolo, L1, L1, Cerchio, R2, L2 funzioni, ma non trovo il joypad…

Annunci

Attuali videodipendenze

Nonostante cerchi di far credere il contrario, Koris non aveva una così pronunciata dipendenza dai videogiochi in gioventù. Sarà che quando si è giovani e non si studia un cazzo si ha più tempo a disposizione, si può approfittare del mezzo videoludico senza la bulimia del “giocare quanto più possibile prima che le faccende da adulto ti subissino”. Salutiamo l’Amperodattilo che commenterà questo post dicendo “Non è vero, tu e tuo fratello ci stavate anche tutto il pomeriggio!”. Ciao, Amper, ricordati le ore passate a giocare a “Louvre” o a “Versailles“.
Koris ha provato un attaccamento intensissimo e temporaneo a certi videogiochi in età adulta, di soltio in periodi in cui la sua vita è un po’ miao o non succede niente di interessante. Si ricorda per esempio una fine 2013 in cui Koris ha avuto una dipendenza da Caesar III, così forte da farle passare gran parte del giorno di Natale a costruire magazzini per la sua colonia di Capua. Poi la dipendenza si è smorazata così com’è venuta e Koris ha perso tutte le sue vellità di prefetto della Roma antica. E comunque il commercio delle sue colonie era fiorentissimo.
Qualche mese fa si è rischiata un attaccamento morboso a Diablo II, spacciato niente popo di meno che da ‘thieu (drogato in anni giovanili, anche se aveva ferocemente negato ogni coinvolgimento nei videogiochi), poi PlayOnLinux lo ha sabotato, Wine ha marcato visita e un aggiornamento truffaldino di Winsozz7 ha affossato tutte le veilleità di far funzionare il gioco. È vero, nerd-Koris non dovrebbe arrendersi per così poco, ma Windows est, non legitur.
Da sabato, ovvero da quando il gioco si è deciso a girare, Koris ha sviluppato una dipendenza per The Sims.
Parentesi: come farebbe notare Orso, sempre sul pezzo con le ultime novità, Koris è un’attiva sostenitrice del retrogaming. Anche perché quando andavano di moda codesti giochi per pc, Koris militava fra gli adoratori della Play Station. Inoltre, il computer Mercury così pUtento che si accendeva dal tasto reset aveva risorse limitate e non adatte a farne una macchina da gioco. Quindi Koris ha perso un certo numero di pietre miliari del videogioco su computer, perché troppo occupata a giocare a Tomb Raider, Crash Bandicoot, Final Fantasy VIII… e qui ci asciughiamo i lacrimoni di commozione e andiamo a passare la vecchiaia a sfamare i piccioni al parco (di Silent Hill).
Comunque, alla bella età di trentun’anni e qualche, Koris si è messa a costruire casette per famiglie virtuali, i cui componenti devono essere mandati al cesso altrimenti se la fanno sotto. Nell’ottica di un esperimento antropologico-virtuale, Koris ha cercato di riprodurre una famiglia nelle stesse condizioni da lei vissute durante il SonnoDellaRagione. Risultato: dopo poche settimane, il Sim maschio è dato fuoco e pace ai pixel dell’anima sua. La Sim femmina, invece, ha raccolto le ceneri del coinquilino, le ha gettate in giardino, si è trovata un lavoro da informatica, quindi ha riarredato casa e ora vive da single felice andandosene in vacanza sulla neve. Solo una coincidenza? Noi di Voyager pensiamo di no.
In attesa di uscire da questa sua dipendenza, il piano di Koris è popolare la città di coppie omosessuali del ceto medio con gatti e bambini, case superchic e piscine (tanto si sa, è complotto della ricchissima lobby gay). Poi magari il 4 marzo Salvini vince le elezioni e arriva con la ruspa a spianarle la SimCity, per farne una cittadina di gente per bene timorata diddio, mamme casalinghe, babbi con la fabbrichètta e figli naziskin iscritti a Casa Pound.

Pienezze

Ci sono settimane che ti passano velocemente. Sopra. Prima avanti e poi in retromarcia. Tre volte.
Koris si è sbattuta un sacco per un documento fondamentale fondamentalissimo che doveva venire dall’Oriente prima, dalla Russia poi e che è finito col Senatore Palpatine che mercoledì ha sentenziato “Se chiedo a te di farlo so che per domani ho una bozza, quindi fallo tu”. Così lo ha fatto Koris, dal mercoledì alle undici al giovedì a mezzogiorno. Non non-stop, ma grazie a un certo numero di ore che chiameremo veramente straordinario perché, come dice l’economOrso politicamente scorretto, “prenderlo in culo con la ricorsa anche no”. Poi a Koris queste ore di straordinario non verranno mai riconosciute, essendo che il CapoPadroneDellaBaracca ha già sentenziato “c’è grossa crisi, se fai straordinari non te li paghimo, accordati ufficiosamente col cliente per arrivare più tardi un giorno” (eccerto).
Il concessionario che ha avuto in cura Christine la macchina infernale chiama Koris un paio di volte al giorno per pregarla di ritirare la valutazione al vetriolo. Dopo aver perso Christine nel loro garage. Dopo aver perso il Koris-assegno (“non è che può passare a farcene un altro?” “come vi suona il concetto di mancoperilcazzo?”). In parole povere, no way.
Koris vorrebbe fare tante cose, ma il divano sarebbe un’opzione allettante. Con tanti videogiochi fine anni ’90, primi anni 2000. Tanto sta diventando tutto abandonware. Potenza dell’essere vecchi. Poi tanto ci sono sempre dll che mancano e si finisce a giocare a solitario.
‘thieu santo subito perché ha capito che la soluzione a tutto di solito è il gelato. Col cioccolato fuso sopra. ‘thieu ne sa sempre un sacco. Prometti a Koris un gelato e sarà tua per sempre. In allegato il suo bagaglio di follia, prendere o lasciare.
Continua il caldo umido, il meteo delle mangrovie. E no, Koris non è ancora psicologicamente pronta al #jesusimangrovia. Bisognerebbe emigrare al di sopra dei 2000 m di quota. O al di sotto del circolo polare antartico.

Ops, I did it again (and again)

Ante-antefatto: al liceo Koris era un’abbastanza accanita giocatrice di Play-Station, per lo più perché, una volta comprata la consolle, la storia finiva più o meno lì, i giochi non chiedevano folli schede grafiche che Koris non ha mai posseduto (vabbè, un giorno arrivò la Play2, ma sono dettagli). La sua carriera terminò nel 2005 circa, quando lasciò Merdopoli per Boulogne. Lì un manipolo di collegiali dipendenti propose di comprare una Play-Station comune, ma il malvagio rappresentante Bailorg disse che era fuori discussione. “Se compriamo una Play-Station, qui c’è gente che non si laureerà mai più” disse e la questione fu chiusa.
Antefatto: nel settembre 2008 una Koris totalmente allo scazzo per essere stata bocciata a microelettronica, dovendo così ritardare la laurea di sei mesi, riuscì per caso a far funzionare l’emulatore Play-Statio per Mac Os X. Grosso errore. Il secondo grosso errore fu dirlo a Junior che, in circa 8 nanosecondi dall’annuncio “il robo funziona”, aveva già organizzato una di Final Fantasy Tactics. Si aggiunse dopo pochissimo tempo anche il Mathematicus (non prima di aver commentato “questo gioco fa schifo!”), che ne divenne dipendente. Il terzetto era arrivato quasi a finire il gioco. Poi boh. Poi Koris fece l’errore (a tutto tondo) di mettersi col Senzaddio e prese a passare le sue serate su ICQ. Final Fantasy Tactics finì dimenticato nell’hardisk di Trillian, ad oggi fuso.
Finita la parentesi emulazione, Koris pensava di aver chiuso coi videogiochi. Una meteora Warcraft II andò in onda col SonnoDellaRagione per un paio di settimane, ma come ogni cosa vagamente divertente legata al SonnoDellaRagione non era destinata a durare e doveva essere espiata con dolore.
Pareva che la storia fosse giunta veramente al termine.
E invece.
Koris aveva installato su Blatto anche l’emulatore PCSX, finito nel mucchio dei software del “non si può mai sapere”. Solo che la configurazione di base non funzionava e Koris non aveva voglia di sbattersi. Poi cazzo ti metti a giocare alla Play-Station nel 2016 a trent’anni?
L’altra sera, in un momento di poco acume, Koris cipollava con impostazioni assortire. Quando Koris è in momenti di poco acume, possono succedere le peggio cose.
Per esempio, PCSX si è avviato. Col logo vintage della Play-Statio.
Koris è rimasta a fissarlo per cinque minuti buoni, senza osare toccare la tastiera di Blatto. Qualunque mossa sarebbe stata azzardata.
PCSX potrebbe ripiombare nel suo oblio per i prossimi otto anni. Oppure… beh, oppure… una iso di un gioco si trova pure. Poi però glielo spiegate voi ai Capi che no, Koris non può venire al lavoro perché le servono sedici livelli da knight, sette da monk e cinque da summonner…

PCSX

Perché per funzionare, funziona benissimo!

Domenica di novembre

In questo ultimo periodo, la trascuratezza blogghistica si riassume più o meno così: quando Koris aveva l’ispirazione per scrivere qualcosa, non era il momento. E quanto era il momento, Koris era così a rondelle che dormiva.
Quindi solito post esticazzistico riassuntivo.
Il lavoro sui neutroni promette di essere interessante e risvegliare vecchie memorie ormai perdute nel tempo, ma farsi ogni giorno 70 km all’andata, 70 al ritorno e annessi ingorghi marsigliesi potrebbe essere fatale sul lungo periodo. Ciò nonostante, Koris ha un piano. Come i Cyloni, ma con Caprica 6 in versione ciospo.Tornare in ufficio dopo tre giorni di intenso meeting su cose interessanti genera istinti omicidi. Anche senza una vera e propria causa scatenante. Si tratta piuttosto di una sorda voglia di rispondere “andatevene affanculo” al “buongiorno”. Tanto un’occasione per fanculizzare si trova, alla peggio si pesca negli arretrati.
Andando al lavoro giovedì mattina, Koris è scivolata in una buca gravitazionale del marciapiede. La frattura nello spaziotempo è scomparsa subito dopo, il dolore alla caviglia destra no. Koris ha proseguito zoppicando come un’anatra, dicendosi che così aveva un ottimo pretesto per non alzarsi dal divano per tutto il fine settimana.
Tralasceremo in questa sede ogni commento legato all’assenza di ‘thieu per questo fine settimana, visto che Koris millanta di avere ancora una dignità.
Koris ha finalmente avuto il tempo di andare all’Ikea a recuperare i pezzi mancanti. Eviteremo di fare un Game of Bidet al proposito. Si è temuto dovesse consumarsi un nuovo dramma alla vista di un’astra di due metri che non sarebbe mai entrata nella Ya(xa)ris. Ma la macchina di un fisico gode dell’accesso a dimensioni alternative, per cui l’asta è entrata. Koris ha comunque sfogato la sua ira repressa sulla cassiera che insisteva per farle ri-pagare i pezzi. Pàgati stocazzo, insomma.
Le sessioni di gioco di ruolo ormai hanno perso qualsivoglia parvenza di serietà avessero mai avuto. Ormai non è una vera sessione se non si installa telepaticamente nella testa di qualcuno un motivetto, possibilmente sconcio, destinato a non uscirne mai più. Tutta gente compita, insomma.
Koris ha deciso di passare la domenica di novembre come una persona qualunque: allontanandosi dal divano il meno possibile. Tanto deve finire di elaborare le foto e giocare ad Arx Fatalis, uno dei ritrovati giochi di ‘thieu (il quale aveva negato qualunque coinvolgimento videoludico prima di essere sburgiardo da due incontrovertibili cofanetti pieni di giochi vintage, per la gioia di Koris).
Forse più tardi farà una torta e si degnerà di preparare lo zaino, visto che domani deve partire per Gif-Nel-Nulla-Cosmico, a godersi la piacevolezza dell’autunno nell’Ile-de-France.

Flying to a better place

Koris-foto fuggita dal mucchio selvaggio.

 

Sempre colpa dei videogiochi

Uno gioca. Poi smette di giocare per raggiunti limiti d’età, o perché non ha più il tempo o perché non ha più un computer/consolle/insomma, al limite può farsi girare il cd sul dito.
Il ricordo diviene racconto, il racconto diviene leggenda, la leggenda diviene mito. Del resto nella tua carriera di gamer hai assistito al passagio dal poligonale al treddì, con esperienze traumatiche quali aspettarsi dinosauri in RGB e trovarsi di fronte il T-Rex di Dino Crisis. Se ci ripensi, con le nuove tecnologie a disposizione dovrebbero teletrasportarti il T-Rex direttamente in salotto.
Beata ignoranza del mercato.
Fino al giorno in cui, in metro, ti cade l’occhio sulla pubblicità nel giornale della madama a fianco. È la pubblicità di un videogioco. Ma non ci sono né le tette ipertrofiche di Lara, né l’accozzagia di armi da taglio improbabili e omini col mascara di Final Fantasy. C’è questo:

betemmiepisodeone

Il contadino va di moda, non c’è che dire.

Roba che se teletrasportiamo un gamer dai tardi anni ’90 ad oggi, minimo minimo un “What the fuck?” ci esce. Se non muore prima.
La sola idea che questa roba abbia un mercato (e abbastanza fiorente da potersi permettere la pubblicità) dà i brividi. Ma te dava i brividi anche il concetto che potesse uscire un FIFA o un PES ogni anno, per cui forse non fai tanto testo. Ma di maniaci del calcio è pieno il mondo, tocca farsene una ragione.
Di maniaci delle macchine agricole, ecco, forse no. Almeno si spera. Back in the 90s, potevi essere preso pesantemente per i fondelli per giocare a Spyro the Dragon, che era pur sempre un drago, non una mietitrebbia. Siamo seri, suvvia.
Quali saranno i punti di forza di codesto meraviglioso, imperdibile titolo?

  • Un parco macchine agricole sempre più vasto
    (Se puoi anche pimparle, passiamo direttamente a GTF, Gran Theft Farmer)
  • Più di 40 costruttori e 100 veicoli
    (Esticazzi?)
  • La libertà di far legna ovunque grazie alle nuove macchine ed equipaggiamenti dedicati specialmente a questa attività
    (…?!)

Soffermiamoci sull’ultimo punto. Fare legna. Fare legna. FARE LEGNA, cazzo. L’attività a cui in Warcraft I venivano assegnati i peones più sfigati e destinati a morte certa per mano dell’orco/umano di turno. Copia-incolla per Age of Empires. In Caesar III non era nemmeno necessario in tutti gli scenari. E ora siamo passati al fascino della motosega, ambito finora) riservato all’ambito dei survival horror (e meno male).
Ci sarebbe da sperare che il target di un simile spreco crogiuolo di pixel sia, che so, il pensionato della Bassa bresciana strappato alla vita bucolica dalla cementificazione selvaggia, gran virtù de’ motozappe antique. Che nessun bambino mette un videgioco simile nella letterina a Babbo Natale (“cosa vorreste da mettere sotto l’albero?” “Death Rally!”, vogliamo scherzare?). Che alla fine i simulatori sono un po’ così.
Mica tutte le generazioni possono bearsi del castello vomitoso di Theme Park, del resto (gioco che plagiò per sempre la mente di Baby Orso, trasformandolo nell’attuale EconomOrso, probabilmente).
E poi, la casa produttrice avrà anche altri titoli più appetibili, vero? VERO?!

bestemmiepissoideue

… eh?!

bestemmiepisodetre

Uccidetemi. Ora.

Va bene, ammettiamolo: sono dei professionisti nel genere dei simulatori di cazzate. Magari non ne esistono altri. Forse.
Una ricerca fornita da un esperto nel campo ha riportato ben 1475 titoli di simulatori su steam. Ai primi posti: EuroTruck Simulator, Car Mechanic Simulator, Japan Rail Simulator, vari Farmer.
Generazioni moderne: non solo braccia strappate all’agricoltura, ma anche al settore dei trasporti. Vuoi mettere la noia di scofiggere il drago di Xian a colpi di granate con la vertigine del trasporto merci sulla Salerno-Reggio Calabria? Ignari noi che ci lanciavamo in battaglie fra il bene (spesso cotonato) contro il male, quando avremmo potuto riparare una marmitta forata.
Bisogna ricredersi, l’uomo della strada ha ragione. Se crescono ragazzi disagiati e svogliati, la colpa è dei videogiochi.
(Poi uno si domanda perché l’abandonware si diffonde…)

Tutto Natale minuto per minuto

Ore otto: Koris si sveglia dopo un sogno movimentato in cui doveva andare in treno da Carcare a Chambéry e Orso guidava una Panda verde acido. Vista l’assurdità, decide di girarsi dall’altra parte e ronfare ancora. Del resto fuori c’è la tempesta perfetta.

Ore nove: comincia lo spacchettamento. Koris si trova due volumi de “La ruota del tempo” e un tomazzo di storia di Frédéric Hulot, per un totale di più di 3600 pagine. Come riporterà tutto in Francia è un mistero. Gli altri in famiglia si scambiano profumi. A quanto pare ognuno pensa che l’altro puzzi.

Ore dieci: l’Amperodattilo resuscita le verdure la pinzimonio guardando Totò con la supervisione di Orso, Spin si abbuffa dei resti di vitello tonnato, U Babbu è fuggito di casa con la scusa delle sigarette (ricomparirà più tardi con un sottovaso volante, vittima della tempesta).

Ore undici: Koris gioca a Caesar III come i bambini cretini, lamentandosi che i suoi cittadini non pagano le tasse. Arriva l’economOrso, alza le tasse e abbassa gli stipendi, da bravo liberista. La città si svuota causa cuneo fiscale, solo una manovra demagogica riesce a salvare la situazione in extremis.

Ore undici e mezza: arriva l’altra parte della famiglia. Koris riceve altro cibo per le camole ma anche no, quello che appena spacchettato pareva un pigiama da arrampicata e una bussola. Orso invece un paio di fantastiche calze chic con le ranocchie

Ore dodici: si mangia ad orario di Zurigo, ma si è seduti a tavola e tanto vale approfittarne. Si parla del Vunciume, perché a Natale è sempre bello raccontare storie scabrose di famiglie disadattate, soprattutto se hanno qualcosa a che fare con i presenti. Nel mentre U Babbu si suicida a colpi di bollito e bagnetto piemontese.

Ore tredici e quarantacinque: l’Amperodattilo, in piena possessione delle Erinni, mette il profitterol nel microonde. Il dessert che è come ogni uomo dovrebbe essere (dolce ma con le palle) non  gradisce e la panna si liquefa in maniera ignobile. Koris in versione Bastardchef (“Ti pare bello questo? Mazzato profitteol! Vuoi che muoro? Ora arriva tua gatta, mette te in microonde e ti piscia su gamba!”) non glielo perdonerà mai.

Ore quattordici: Orso e la Cuginastra riversi sul divano prisi di sensi. Qualcuno guarda “Il Divo” a volume a palla. Koris si attacca al pc e si abbruttisce di Caesar III per costruire Capua. Resterà disconnessa dalla famiglia per un tempo indeterminatamente lungo, immersa nella gestione del suo impero, mentre fuori dalle finestre infuria la tempesta. Ogni tanto la famiglia si fa viva dando noia a Spin, ma Koris ha da costruire magazzini.

Ore diciotto (stimate): l’Amperodattilo fa una chiamata per giocare a tarocchi come secondo tradizione. Orso e U Babbu guardano “Manuale d’amore”, ZuVenturinu conta i punti in maniera probabilmente approssimativa, se la prende quando ha troppe lecce o se la parte cade in mani altrui. Gergo da osteria di altri tempi. Koris gioca in maniera distratta, biasima “Manuale d’amore” perché non è aria per i film a sottofondo romantico.

Ore venti: si bivacca a salame e arachidi. Pianificando cosa fagocitare domani.

Ore ventuno e trenta: la famiglia torna ai suoi quattro effettivi più cuscino di pelliccia. Orso e U Babbu (quest’ultimo oppresso dal singhiozzo) guardano un film che non fa ridere. L’Amperodattilo pulisce. Koris deve finire il post. Poi magari porterà a termine la costruzione della sua colonia romana.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: