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Speleo-pienezze e meditazioni sotterranee

“Ci sono cose più antiche e più malvage degli Orchi, nelle profondità della terra” diceva il buon vecchio Gandalf, ne “La Compagnia dell’Anello”. Frodo pensava che fossero oscuri poteri dei regni di Moria, invece probabilmente il Grigio si riferiva agli speleologi.
Koris se ne sta uscendo dalla sua grotta di fiducia (ma come, non sei andata lunedì a -500? Sì, e allora?), con le incombenze di chi porta un imbrago da sei ore senza poterlo togliere. Si appropinqua all’uscita, quando sente un rullo di tamburi. Un gong.
Tamburi. Tamburi negli abissi. Non possiamo più uscire. Un’ombra si muove nel buio. Non possiamo più uscire. Arrivano.
L’idea di fare un’uscita in superficie da mini-Balrog con la lampada del casco a piena potenza è abbastanza allettante. Se la sua vescica non chiamasse così incessantemente. Che poi vai a sapere, magari il Flagello di Durin doveva solo pisciare.

Per altro, giocare a fare il Balrog: fatto. La foto non cesso è di ‘thieu.

Koris esce fra i tamburi urlando a tutti i suoi decibel “Che voglia di pisciare!”. E si ritrova un certo numero di occhi che la fissano nella semi-oscurità.
Ma non sono gli orchetti sfattoni dei centri sociali al grido di #OccupyMoria.
Si tratta di uno stage della Scuola di Pienezza e Arte-terapia Evolutiva, ovvero un frittatone misto di filosofie orientali fraintese, pinzimonio di psicologia spiccola presa a cazzo, pratiche new age NowPlayingEnya assortite, velleità di sviluppo personale facile à la carte. Fanno cento euri per giorno di stage alla settimana, grazie. Tutti abbastanza stupiti di verder comparire un mini-Balrog dalle viscere della terra. Convinti forse di aver avuto un’illuminazione mistica, riprendono a meditare coi tamburi e i gong. Esce ‘thieu.
“Minchia, la setta!”
Ma la setta è tornata in stato di rapimento spirituale, quindi Koris può trascianre fuori ‘thieu e chiedere allo smartphogn chi si stia riunendo nella sala di ingresso della loro Adaouste di fiducia, scassando i cabassisi a poveri pipistrelli innocenti che meditavano tranquilli penzolando dal soffitto.
“Ma pienezza cosa vorrebbe dire?”
“La sensazione di essere pieno, penso”
“Come quando hai mangiato troppo?”
Perché l’ascesi mistica dello speleologo passa necessariamente per fagioli in grasso d’anatra, formaggi puzzoni e metri di salsiccia su patate al forno, dopo dodici ore di meditazioni su e giù per pozzi e meandri. Ma anche prima, che c’è sempre bisogno di energie. E l’illumazione viene dalla lampada sul casco, più economica di cento euri a incontro.
E anche questa volta, saremo spirituali al prossimo giro.

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Caina attende

Essendo cresciuta a dosi massicce di “Cerentola” di Rossini, Koris è sempre stata abbastanza convinta che la migliore strategia è e sarà la mia vendetta il lor perdono. Insomma, di essere un individuo capace di provare buoni sentimenti di fronte alle ingiurie passate e ormai fossili.
(Poi ti presentano il duo malefico Mozart/Da Ponte che si canticchiano la vendetta è un piacer sebrato ai saggi, obliar le onte e gli oltraggi è bassezza e ognor viltà e finisce tutto in vacca. Come alla discussione della magistrale che poco mancava che il presidente di commissione dicesse “la proclamo dottore in fisica, baciamo le mani”).
Comunque, libretti d’opera a parte, Koris pensava di essere abbastanza vecchia da innestare la modalità emozionale “sticazzi” e riuscire a provare persino un po’ di umana pietà per certi soggetti, in quanto appartenenti alla stessa specie. Fino a prova contraria.
Finché non è piombato nella sua casella di posta, dopo più di due anni di silenzio, lui. Proprio lui.
Il SonnoDellaRagione.
(Quindi se i bookmakers del blog se lo giocavano spacciato 25 a 1, andranno delusi)
Si è ripresentato a chiedere Koris-notizie.
Si è ripresentato a fare autodafè per essere stato troppo duro con Koris mentre stavano assieme.
Si è ripresentato raccontando una storia di miserie degna di Emile Zolà.
Si è ripresentato a mendicare un’ombra di conforto.
Koris, sulle prime, ha provato un’ondata di rabbia, in nome un sacrosanto “cazzovuoi?”. Se nessuno ti ha evocato da quando hai smarmittato fuori dalla Koris-vita un motivo ci sarà, no? Chieditelo. La risposta è dentro di te (epperò è sbajata).
Poi Koris ha cominciato a pensare.
Ha pensato che venire a chiedere scusa a tre anni dalla fine è insensato. Come dire “il gatto è morto tre anni fa, ma lo abbiamo tenuto in questa scatola, se vuoi puoi accarezzarlo ancora”. Come se Grouchy si fosse presentato la sera di Waterloo sul campo di battaglia chiedendo “sono mica in ritardo?”. Come se servisse a qualcosa parlare adesso della rottura, quando non si è voluto ascoltare prima per evitarla, ammesso che ciò fosse possibile.
Poi Koris ha pensato alla sua storia da novella verista. Al fatto che preferisce leggere Zolà che vivere in un romanzo d’appendice. E lì le è venuto da citare “Shogun”.
Karma, ne?
Che è più o meno traducibile con “era destino, non è vero?”. E in quell’istante Koris non è stata in grado di provare né pietà né empatia. Solo un vago senso di sollievo all’idea del “avrei potuto esserci ancora in mezzo”.
Il SonnoDellaRagione se n’era andato compiangendo Koris e la sua “piccola vita di merda”, facendole fare una vera vita di merda. E ora che Fortunae rota volvitur ha all’improvviso nostalgia di quella normalità che tanto ha vituperato, ora che si trova nel momento del bisogno (in una situazione che sembra essere molto colpa sua). Ora che, a suo dire, ha bisogno di svegliarsi da un incubo e sperare che questi tre anni non siano stati che un sogno.
C’è da riconoscere che il messaggio è stato sapientemente costruito: prima il velato rimprovero per non essersi più sentiti, poi l’evocazione dei bei tempi andati con tanto di pentimento, la narrazione della sua attuale situazione miserabile e per finire il rimpianto, con l’augurio che Koris stia bene. Tutto infiorettato per generare sensi di colpa, magari un po’ di rimorso, e infine una risposta che apra uno spiraglio.
No, SonnoDellaRagione, no.
Koris non si sente per niente in colpa, pensando a te e pensando a sé. Nemmeno nel momento del bisogno. Hai sempre rifiutato tutto quando eri ancora in tempo (e anche fuori tempo massimo), ma ormai sei un fossile nei Koris-ricordi. Sei cristallizzato nelle zucchine bollite, nell’inverno senza riscaldamento, nel tuo sentirti sempre migliore di tutti, nella tua follia, nelle lacrime che sei costato a Koris. E non per la rottura, a tuo dire dura: per la vita che c’è stata prima. Per l’aver preso e troppo raramente dato. Per aver metodicamente distrutto Koris, avvelenandole qualunque cosa positiva in momenti già difficili. Per aver denigrato e gettato alla polvere quello che ora chiami “un sogno” e che all’epoca definivi “la schiavitù della routine quotidiana”.
No, Koris non prova pietà, né per la tua situazione spinosa, né tanto meno in nome della nostalgia dei tempi che furono. Koris non ti darà alcun sostegno. Koris probabilmente non ti risponderà nemmeno. Anzi, Koris non riesce a non sentirsi sollevata a vedere tutto questo con distacco e dirsi “guarda cosa hai rischiato”.
E sì, probabilmente Koris ha già un posto prenotato nel lago ghiacciato della Caina all’inferno per questa mancanza di compassione. Ma di vita terrena, l’unica di cui può ad oggi attestare l’esistenza, ne ha una sola. E il SonnoDellaRagione non ha più alcun diritto di farne parte.

Nota: qualcuno potrebbe dire “facile per te, tu ora hai ‘thieu”. È vero che la presenza di ‘thieu mette un no categorico a qualunque minimo fraintendimento di sorta, anche se ‘thieu fosse solo un’unghia della persona meravigliosa che è. Ma a onor del vero, questo post (e tutto quello che vi è legato) è a prescindere da ‘thieu, dai suoi occhi blu, dal sieguo Cupido, amo un bel volto, né so mancar di fé. Koris ha speso troppe energie e troppo tempo ad aggrapparsi al bordo dell’abisso prima, a ricostruire i cocci poi. Il non concedere nemmeno un dito al SonnoDellaRagione lo deve innanzitutto a se stessa.

bridgetjones

“Francamente preferirei pulire il culo a Saddam Hussein”

C’est ainsi que l’Amour de tout temps s’est vengé:
que l’Amour est cruel, quand il est outragé!

Blue Whale Challenge, PhD edition

Da qualche giorno rimbalza su tutti i quotidiani e non la notizia dell’espandersi della cosiddetta Blue Whale Challenge, un “gioco” sull’internet in cui il “giocatore” si piazza sotto il controllo di un “amministratore” che gli impone una lista di 50 cose umilianti da fare, fino ad indurlo al suicidio. Che sia vero o meno, sull’internet si dice che abbia condotto alla morte un certo numero di teenagers russi. Amministratore che invia mail con compiti umilianti che a lungo andare inducono al suicidio. Ci ricorda qualcosa.

bluewhale

E ti pareva!

In fondo, le somiglianze sono parecchie. Come comincia il gioco? Con una conversazione di questo tipo:

PhD Student: voglio fare un dottorato!
Advisor: sei sicuro? Non puoi tirarti indietro.
PhD Student: Certo. Che significa che non posso tirarmi indietro?
Advisor: una volta che il gioco comincia non puoi più ritirarti.
PhD Student: sono pronto!
Advisor: porta a termine ogni compito con diligenza e non dirlo a nessuno. Quando finisci un compito, mandamelo via mail. Sei pronto?
PhD Student: e se voglio smettere?
Advisor: so tutto di te, verrò a cercarti e ti rovino la carriera.

Anche le prove si adattano facilmente. Solo che anziché in qualche mese sono necessari almeno tre anni. Un esempio delle prove da superare?

  1. Iscriviti alla scuola di dottorato, consegna in segreteria tutti i 4783748 moduli. Manda una copia al tuo Advisor;
  2. Svegliati alle 4:20 e leggi i paper di bibliografia che il tuo Advisor ti ha mandato;
  3. Comincia a fare le prime analisi dati, fallisci miseramente perché sei nuovo, manda una mail al tuo Advisor;
  4. Fai un report troppo corto/lungo/off topic, mandalo per mail al tuo Advisor (che tanto non te lo caca paro);
  5. Se sei veramente pronto a diventare un PhD student, iscriviti al gruppo Facebook della tua facoltà. Se no soccombi in preda ai sensi di colpa;
  6. Fai un algoritmo che chiaramente non funziona;
  7. Manda i risultati (sbagliati) al tuo Advisor;
  8. Scrivi “PhD Student” sul tuo profilo Facebook alla voce “lavoro”. Derpimiti perché il tuo compagno di classe delle elementari, quello che non sapeva fare 2×3, è vice-dirigente dell’agenda del papi e si è appena comprato il BMW;
  9. Cerca di tenere a bada lo stress, l’ansia, la sindrome dell’impostore;
  10. Svegliati alle 4:20, scrivi il tuo primo paper per tutto un week-end;
  11. Manda il paper che ti è costato il week-end al tuo Advisor (tanto non lo legge uguale);
  12. Passa la giornata a procrastinare presentazioni urgenti;
  13. Partecipa a un seminario con altri PhD Student sicuramente più brillanti di te;
  14. Fai la tua presentazione. Sarà orribile e priva di senso;
  15. Cerca di migliorare i tuoi risultati sperimentali;
  16. Stai male, cadi in preda all’ansia sapendo che non avrai un post doc e tanto meno un lavoro;
  17. Accollati le lezioni più noiose del tuo Advisor;
  18. Accollati gli esami del tuo Advisor da correggere;
  19. Accollati gli orali al posto del tuo Advisor;
  20. L’Advisor ti chiede un incontro per discutere del tuo lavoro e se sei degno di continuare;
  21. Parla via Skype con un altro PhD Student disperato;
  22. Accollati tutto l’insegnamento del tuo Advisor per un semestre;
  23. Un altro algoritmo che andrà male;
  24. Compito segretissimo e urgentissimo che l’Advisor ti darà all’ultimo momento;
  25. Momento di autocoscienza con un altro PhD Student sul “cosa cazzo stiamo facendo delle nostre vite?”;
  26. L’Advisor ti comunica la data entro cui consegnare la tesi e discutere e tu non puoi fare altro che accettarla;
  27. Svegliati alle 4:20 in preda all’ansia, sapendo che non riuscirai mai a scrivere la tesi in tempo;
  28. Non parlare a nessuno per tutto il giorno. Tanto il tuo dottorato è l’unico argomento di conversazione, nessuno vuole starti ad ascoltare;
  29. Cercati un post doc, senza trovarlo;
  30. fino alla 49. Svegliati alle 4:20, scrivi la tesi, rispondi alle mail incazzatissime del tuo Advisor;
  31. Scaraventa la tua tesi e la tua persona davanti a una giuria di Advisor strafottenti che la ucciderà. È finita.

Se sei abbastanza stupido da voler giocare questo gioco, sarà dura: i posti di dottorato sono sempre meno. Si dice che di solito siano gli Advisor a scegliere le loro vittime. Nessuna mente vulnerabile dovrebbe essere esposta a tanto.
Sono tutte coincidenze? Noi di Voyager pensiamo di no.

Disclaimer#1: (visto che ormai l’internet è pieno di tristoni che prendono tutto sul serio) qui non si sta sfottendo chi si è suicidato perché abusato da uno sconosciuto su internet. Amesso che sia vero e confermato, poi.
Disclaimer#2: qui non si stanno nemmeno sfottendo i dottorandi, né si vuole scoraggiare la gente a intraprendere quella strada. Koris ha fatto un dottorato e lo rifarebbe (vabbè, magari non proprio uguale uguale, ma lo rifarebbe). Al limite, se proprio si vuole cercare uno scopo nel post, si può vedere una “denuncia” delle condizioni di stress a cui sono sottoposti PhD students e post-doc nella ricerca odierna, un argomento di cui si parla sempre troppo poco.

Quello che succede in Francia

In verità Koris non ha un’idea mezza di quello che sta accadendo in Francia perché è su un aereo verso Ushuaia, estrema punta sud dell’Argentina. Un imbarco per la Georgia Australe sarà cercato in loco. No, non è vero, Koris aveva trovato un ottimo volo di sola andata, ma ‘thieu le ha detto di smettere di fare la scema. Quindi Koris stamattina ha fatto sega al lavoro, ha raccattato i suoi pochi avere ed è salita sulla Ya(xa)ris in direzione frontiera italiana. Questo post è scritto in un’area di servizio mentre la Ya(xa)ris procede in direzione di Ormea, provincia di Cuneo, dove Koris pensa di stabilirsi vita natural durante a piantare patate. E poi quelli dello SpeleoClub del Tanaro sono simpaticissimi e hanno delle grotte fantastiche.

ushuaia

Minchia, era un affarone!

Non aspettatevi un post politico con un’attenta analisi sociologica perché fa parte delle tantissime cose che Koris proprio non sa fare. Quindi prendetelo come un’accozzaglia di considerazioni alla buona fatte da un Italiana all’estero (ancora per due settimane almeno).
Nel migliore dei mondi possibili, quello che Koris condivide con gli Orsettini Gommosi, Hamon vinceva col 70%, manco bisogno del secondo turno, gli altri tutti a casa e pacche sulle spalle. Ma non si vive nel migliore dei mondi possibili ed esiste la Bionda Tinta. La Bionda Tinta sarebbe Marine Le Pen, ma a Koris fa un po’ lo stesso effetto di Voldemort, Colei-Che-Non-Deve-Essere-Nominata. Quindi la Bionda Tinta.
Ieri sera, quando alle otto sono usciti i risultati pseudo-definitivi (parentesi: come cazzo facciano a sbagliare di qualche briciola percentuale a così poco tempo dalla chiusura delle urne per Koris resta un mistero), Koris ha iniziato ad aggirarsi per casa gridando “Che presa a male!”. Non voleva proprio essere testimone di una Bionda Tinta al secondo turno. Sì, ok, era abbastanza scontato, ma se si poteva evitare era meglio.
‘thieu ha spiegato che era inevitabile che accadesse, visto che i due poteri forti storici si sono mirabilmente sputtanati e che Mélénchon, in fondo in fondo, è solo un populista con poche chances. Poi ‘thieu ha continuato a sogghignare per aver visto Fillon cadere sul suo stesso culo, ripetendo in loop “così impara a prenderci per scemi”. Poi ha cercato di calmare Koris dicendole che al secondo turno la Bionda Tinta non avrà speranze (non ci è riuscito).
In pratica, checché ne dica Repubblica che ieri sera sparava parole in libertà (mentre Le Figaro faceva il coccodrillo a Fillon), la Bionda Tinta non ha vinto per un bel tubo: i voti che ha preso sono rimasti più o meno costanti dal 2007 ad oggi, solo che all’epoca aveva due centri importanti a farle fronte. Senza centri importanti è passata al secondo turno, ma sempre secondo ‘thieu è inverosimile che prenda al secondo turno più voti che al primo. Tranne che a Vunciumelandia dove sono fascistissimi, ma Vunciumelandia è una campagna devastata dalle stronzate e non la Francia intera. Quindi cosa dovrebbe accadere?
Tutti i candidati esclusi hanno dato supporto a Macron, persino Mélénchon che gli ha spalato contro betoniere di merda durante la campagna (a dire la verità ha detto al suo elettorato di “non votare per la Bionda Tinta”, ma in mancanza di Pikachu candidato bisognerà accontentarsi di Macron). Quindi il ballottaggio sarà un tutti-contro-una e non nel senso p0rnachos del termine, anche perché ci vorrebbe uno stomaco di ferro. L’importante è che la gente vada a votare in massa, senza pensare “ma tanto ci andrà qualcun altro”. No, no, bisogna portare a votare tutti, anche il gatto se necessario. Votate tutti e finirà come nel 2002, ovvero un 80% contro il padre della Bionda Tinta. ‘thieu c’era. Poi a giugno, alle legislative per eleggere i deputati, si finisce di gettare la Bionda Tinta nella fogna da cui è uscita. In fondo, col suo elettorato da ceffo da galera, non si può pensare che sappiano davvero cosa siano le legislative, visto che votano ad personam per loro stessa ammissione.

marine

Questa è una delle foto migliori che possano spiegare la cosa.

In tutto ciò, Koris non è per niente tranquilla perché boh. In Italia starebbe già scoppiando un merdone, in UK la Brexit non era probabile e negli USA Trump presidente era la barzelletta del secolo. E invece no. Quindi quel biglietto per Ushuaia e il campo di patate a Ormea conservano ancora un certo charme. L’Amperodattilo ha persino detto che, vista l’assenza di gatta Spin che si protrae, potrebbe anche elargire alla figlia un piatto di minestra in caso di bisogno (ma se torna gatta Spin sticazzi, Koris fuori dai balls, che di mangiapane a tradimento c’è già il felino). Nel mentre, per due settimane continua la personale Koris-campagna “pipistrellini pucciosi contro la Bionda Tinta”.

blondBat

Almeno questa pipistrellina è bionda naturale.

Uno smodato desiderio

La lista delle cose materiali che Koris vorrebbe è piuttosto lunga. A cominciare dalla Pentax K-3 per sostituire la sua ormai vetusta e settenne K-x, per arrivare fino a qualche libercolo che ora come ora ha poco tempo per leggere (ma lo trova lo stesso, discorso che meriterebbe un post a parte). A sedare una buona parte delle Koris-voglie consumistiche ci pensa ogni mese il mutuo, di tanto in tanto in mortale combo con le bollette e le spese di condominio. Senza contare la visita annuale delle tasse, che casca a fagiolo tipicamente quando avanzano due soldi che pensavi ti devolvere al Dio del Consumismo (e senti nel cervello la voce dello Sceriffo di Nottingham, il Vecchio Bracalone, che dice “un soldo risparmiato è un solo guadagnato… per noi!”).
Ma questo non è un posto economico-consumista frustrato, anche se ci assomiglia.
Nel profondo di quella landa desolata e ventosa che i romantici chiamano cuore e gli psicologi parte inconscia, Koris cova un unico grande desiderio immateriale. Non lo chiameremo sogno perché i sogni sono buoni per i bambini e gli adolescenti brufolosi, tanto a trent’anni il signore dei tuoi sogni è necessariamente Freddy Kruger.
E no, non è svegliarsi una mattina con una grossa eredità da parte di uno sconosciuto parente latino-americano per quanto sarebbe apprezzabile. Non è nemmeno essere assunta a pieno titolo dai Neutroni Porcelloni, in virtù dell’antico brocardo “attenta a quello che desideri, potrebbe avverarsi” (tanto a quello ci pensa Toranaga). E non è manco svegliarsi e trovare quei dieci centimetri che la Natura Matrigna le ha negato.
Koris ha scritto una… roba (“e vabbè, che solfa, lo sappiamo” direte e ci avete anche ragione).
Se un tempo su questa… roba Koris nutriva grandi speranze, ora le ha in qualche modo ridimensionate. Si invecchia, si vedono le cose diversamente. Ma non divaghiamo.
Lo smodato desiderio di Koris è che la… roba venga letta. Per ora è stata letta da qualcuno, ma sono tutte persone che hanno (alcuni avuto) un legame con Koris: U Babbu, Orso, Iset, Batrace e pochissimi altri. C’era sempre un vis-à-vis, un “eddai, fammelo leggere”, un accollo da parte di Koris a chiedere commenti più o meno spassionati.
Ora, Koris non pretende di essere la rivelazione letteraria del XXI secolo. Koris vorrebbe solo una cosa per la… roba: che dieci sconosciuti totali (non amici di amici, sconosciuti) la trovino e la leggano. Non mille, non cento, a Koris ne basterebbero dieci. Il non plus ultra sarebbe che la… roba piacesse a una di quelle dieci persone. Koris si riterrebbe soddisfatta (poi in realtà no perché Koris è una sostanziale testa di cazzo, ma sarebbe un inizio).
E poi è vero che finché le… robe stanno sulle penne USB o negli hardisk nessuno le leggerà mai, ma quello è un altro discorso e #cistolavorando.

Le auto non crescono sugli alberi

Ore 8:00, Binomio, più simile a uno slime che a un essere umano, inizia a scassare le palle dicendo “ah, devi farmi una presentazione sulla roba che hai scritto tu perché se te ne vai poi io come faccio?”. Leggi la documentazione copiata apposta sul disco di rete, per esempio? No, troppo difficile. Non si può chiedere tanto a qualcuno che ha il cervello di un gasteropode.
Ore 9:00, sono le nove e tutto va bene. Nessuno fornisce notizie, la Contabile dice che aspettiamo il Commerciale che ha investito in neuroni in caramelle mou. La ContabileBis dà una soluzione di comodo: “ma affitti casa tua, prendi un monolocale in uno dei punti serviti da un bus e hai risolto il problema”. Koris ne ha piene le palle di gente che si sente autorizzata dirle come e dove vivere la sua vita. Avete rotto il cazzo in tutti i luoghi, in tutti i laghi.
Ore 9:30, arriva la Testa di Minchia Antica Riserva. Koris gli fa presente il problema. La TdMAR non è particolarmente stupito (ma particolarmente stupido, questo sì).
“Ci deve essere stato un switch”
“E quindi?”
“Ah, non so, sono appena arrivato, non ho avuto tempo di interessarmene”
Sono 19 giorni che il contratto è ufficiale, non cinque minuti. Koris è colta da una subitanea voglia di non fare il lavoro chiesto da Binomio in segno di protesta e buttare un mega virus sulla partizione Windows, una sorta di luddismo del XXI secolo. Basta farsi prendere per il culo.
Ore 10:00, balle di fieno che rotolano in ufficio. Cammelli in lontananza sulle dune di sabbia. Crucco e Tonto passeggiano sulle mura, la vecchia Betsy ha la sicura.
Ore 11:00, “Forse ho una soluzione, ma vediamo oggi pomerggio tardi, non so, devo chiamare della gente”. E Koris ci crede, già. Binomio-slime si insinua nella conversazione.
“Ah, ma io devo partire prima, quindi discutiamone sul presto”
Koris gli lancia l’occhiata del “seppellisciti sotto una valanga di cazzi tuoi”. Poi si gira verso il Cretino primordiale.
“Ma a questo punto per i primi tempi prendo la mia macchina e tu ti organizzi con calma”
Quei sei eoni necessari perché il tuo cervello si metta in moto. C’erano ancora i trilobiti l’ultima volta che hai avuto un’idea.
“No, meglio di no. I rimborsi sono complicati. Non rimborsiamo. La tua macchina no”
Koris pensa conpulsivamente a una canzone degli Atroci: ti trito col mulinex, ti amputo gli arti, ti stronco con la mannaia, ti uccido i parenti, ti stupro la cagna, ti mangio il canarino, ti butto il pesce nel cesso e dopo mi confesso.
Ore 11:30, Koris stava riflettendo se a mezzogiorno vuole andare e cercarsi un panino o una capra per una messa nera. Una mail di spam giunta al momento opportuno le ricorda tuttavia che a mezzagiorno ci sarà la solita corsa ai biglietti per il festival lirico di Aix. E Koris aveva mezzo promesso a ‘thieu di procacciare un posto. Se lo spam non glielo ricordava restavano solo i posti fantastici ma per cui bisogna ipotecare un rene.
Ore 12:00 (o poco dopo), Koris riesce a prenotare i posti per l’opera (“Erismena” di Cavalli, che Mozart era chiaramente troppo mainstream). Se anche tutto va in cacca, la considereremo buona notizia della giornata.
Ore 14:00, doveva esserci un’ultima riunione inutile (che sono sei mesi che non si fa più lo straccio di una riunione, vai a sapere perché ora sì), ma è spostata alle 15, dice Binomio-slime. Quando il Commerciale dalla materia grigia muffita voleva vedere Koris per discutere. Prima non può, dopo non può. La sfiga ci sta mettendo del suo.
Ore 14:30, anche Koris nel suo piccolo si incazza. Piomba nell’ufficio del Commerciale le cui capacità intellettuali sono state largamente discettate.
“Ora mi dici come cavolo finiamo la questione che la pazienza non si ordina su Amazon, e anche se fosse possibile avrei già prosciugato le scorte”
“Ah, sì. Sono stato dal concessionario a chiedere la macchina, ma dicono che in un giorno non possono fare niente”
Maddai?! Che cosa strana. Koris non te l’avrà mica detto sedici volte. No, no. Recitava la sutra del loto, in bergamasco, al contrario.
“E allora come facciamo?”
“Ah. Non lo so”
“Che ne dici se prendo la mia macchina fino a una certa data e nel mentre tu trovi la macchina di funzione?”
Illuminazione, scendono spiriti più o meno santi in ufficio.
“Che idea! Non ci avevo pensato!”
Eggià. Ci voleva Albert Einstein per trovare la soluzione. La teoria della Grande Unificazione, al confronto, è il Quesito con la Susy della Settimana Enigmistica (oddio, dipende quale SUSY – questa la capiscono solo i fisici presenti).
Intermezzo in cui la TiziaFissataConWalkingDead piomba in ufficio e, in barba alla confidenzialità, parla di una quarta persona col Commerciale davanti a Koris.
“Bene, ufficializziamo tutto?”
“No, aspetta… devo fare un ordine di missione? Col computer? Aspetta, aggiorno la pagina… aspetta, provo a inserire cose… oddio la password!”
Pure U Babbu al confronto è un hacker di Anonymous. We are legion, anche in famiglia. Koris viene colta da un dubbio.
“Scusa la domanda, ma una volta che avrò la macchina di funzione, come facciamo per la benzina? Faccio una nota spese con gli scontrini?”
Sorriso. “Sì!”. Togli sorriso. “No!”. Faccina dubbiosa. “Onestamente non lo so”.
Urla i cazzi di Koris per tutta l’azienda, perché alzarsi e andare nell’ufficio accanto a chiamare TiziaRisorseUmane è troppa fatica.
Appurato che no, sarà tutto rimbordato automaticamente, il Commerciale si mette a fare i conti. E qui Koris è a corto di metafore e cita testualmente il Sergente Maggiore Hartmann: a vederti sembra di guardare un vecchio che cerca di scopare.
“Comunque fra una settimana mi metto a cercarti la macchina” dice, quando riemerge da cotanto bordello matematico, che al confronto Fermat era un patito di happy hours nella Tolosa da bere del XVII secolo.
“Sarebbe il caso che ti ci mettessi ora, visto che il parcheggio va prenotato e le macchine, come hai scoperto, non spuntano come i funghi alle piogge d’ottobre”
“Facciamo che me lo ricordi tu?”
“Facciamo che io sarò in un nuovo ambiente di lavoro ostile e, visto che hai un iPhone che ti monitora anche quante scorregge fai, ti metti un promemoria nel telefono e te lo ricordi da solo?”
“Vero! Posso mettere i promemoria!”
Davvero, U Babbu entra ed esce dai pc della CIA come a casa sua, al confronto. L’Amperodattilo non ne parliamo nemmeno, pura tecnologia aliena.
Koris lo abbandona alla sua stupidità.
Marcate meno un giorno alla fine di tutte queste minchiate.
E meno un sacco di visitatori al blog ora che la saga è finita. (Forse, finita).

Esepoitenepenti e Koris-psicologia

Koris si è fatta un mazzo tanto per tutto quello di cui si è parlato nell’ultimo post. Dovrebbe essere euforica, al settimo cielo, sorridente come un ex-premier con un reato mandato in prescrizione.
E invece no.
Forse sono i venticinque chili di stanchezza che piombano sulle spalle appena cala la tensione. Non c’è più adrenalina in circolo, anche lo scheletro si è preso una vacanza, i movimenti sono quelli di un’ameba primordiale. Un’ameba che ha sonno.
Ameba a parte, Koris è attanagliata dai soliti dubbi, quelli a cui si dovrebbe rispondere “dovevi pensarci prima”. Solo che “prima” sembrava tutto facile, tutto fattibile, tutto meraviglioso. O almeno, Koris era convinta di sì. Poi arriva la notte, arriva il tempo in cui si riflette e arrivano i dubbi, a tonnellate.
E se poi non sono capace?
E se poi è peggio che qui? (Leggasi: la vecchina di Siracusa)
E se poi mi chiedono cose impossibili?
E se poi finisce come col Replicante?
E se poi faccio schifo?
E se poi mi annoio a morte?
E se poi ripiombo in quella spirale di inadeguatezza e violenza da cui non se ne esce?
E se poi va tutto in malora?
Una volta il Senzaddio ebbe a dire che con Koris non si può mai stare tranquilli. Forse non aveva tutti i torti.

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