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Fuck the Polis e Res-li-cazzi-tua-Publica

Fra le mille assurdità che stanno accadendo in questo periodo, ieri si è arrivati a un certo livello. C’è un tizio da queste parti di incrollabile fede pentastellata (e no, purtroppo non stiamo parlando di astronomia), che preso dall’impeto euforico della vittoria del suo partito ha mandato una mail dicendo di voler celebrare tale storico evento. Nel capolavoro di letteratura dell’assurdo che è quella mail, spicca una frase in particolare, a proposito dell’applicazione della democrazia diretta: “Faremo la traslazione per i tempi moderni di ciò che era possibile più di 2000 anni fa nelle repubbliche di Atene e di Roma”. Qui a Koris hanno sanguinato gli occhi.
Caveat: questo post potrebbe essere una contraddizione in termini, in quanto Koris è fermamente convinta che chi non sa di storia dovrebbe tacere. Ma Koris non è una storica, quindi dovrebbe tacere, però un nientino ne sa, quindi…
Già il SonnoDellaRagione menava il belino (termine tecnico) con la democrazia ateniese e la partecipazione alla vita pubblica e il suffragio per elezione casuale e sto gran cazzo di capitello dorico. La risposta è “sì ma”. O anche “Bisogna contestualizzare”, qualora rimpiangeste le politiche del 1994.
Va bene, Atene sarà anche la prima forma di governo democratico mai apparsa su questo pianeta. Potere al popolo ateniese. Solo che di quel popolo ateniese partecipava alla vita politica un 10-20% della popolazione totale. Togliendo bambini, donne, stranieri residenti (forse anche ad Atene qualcuno sbottava nella Boulé dei Cinquecento “Questi Tebani che vengono ad Atene a rubarci il lavoro!”) e ovviamente gli schiavi, la maggioranza. In tutto avevano diritto al voto circa 60 mila persone. Per dare un’idea: la popolazione attuale di Merdopoli, cittadina di provincia. Anzi, Pericle (sì, quel Pericle, quello dell’età d’oro di Atene, grande legislatore, #SantoSubito) introdusse la clausula secondo cui, per poter accedere alla vita politica, i cittadini dovevano discendere in linea paterna e materna da cittadini Ateniesi (hashtag in voga all’epoca #PrimaGliAteniesi). Quindi, a parte il non appartenere alle categorie sopra citate, per poter partecipare alla mirabolante democrazia diretta ateniese serviva… vediamo un po’…

  1. Aver fatto il servizio militare
  2. Non avere debiti con la città, ergo niente puffi col fisco
  3. Non essere schiavi liberati che ‘sti parvenus puzzano e non li vogliamo

Questo per dire quanto dal basso venisse la democrazia diretta ateniese.
U Babbu ci tiene a sottolineare inoltre che Atene e la sua democrazia andarono in merda quando caddero in mano ai demagoghi, i populisti di allora. Tanto per dire che Aristofane, fra una battuta zozzona e l’atra, non aveva mica torto.
Per quanto riguarda Roma… di che stiamo parlando? Di una repubblica oligarchica. Tota nostra est, nella Penisola 2500 non hanno poi cambiato molto le cose. Sempre Patrizi versus Plebei. Parliamo della fine dei Gracchi? Di Silla? Delle clientele? Eddai, su. Ci siamo evoluti. Un minimo, ma ci siamo evoluti.
Se si vogliono fare esempi storici, si dovrebbe andare oltre il sussidiario delle elementari in cui “Atene buona, Sparta cattiva” e “Tarquinio il Superbo brutta persona, W la Repubblica”. Ogni volta che si citano eventi storici a cazzo c’è uno storico che cade morto. Sarebbe il caso di leggere un libro ogni tanto, prima di lanciarsi in panegirici di sorta.

socrate

Le ultime parole di Socrate.

P.S. Qualora Koris abbia detto delle cazzate, correggete apportando fonti.

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Gli esperti del Facebook e il credersela

Che Koris abbia un problema di autostima/sindrome dell’impostore/fuffa nel cervello è chiaro come il giorno e non vi ritorneremo ulteriormente. Koris sa di non sapere e soprattutto di non saper fare, che sia vero o meno ha importanza, e anche se ha passato (per dire) otto anni a studiare una roba e cinque a lavorarci dentro non ha il coraggio di definirsi un’esperta, perché non si sente tale. Koris esagera, e lo sa.
Poi c’è il Facebook, che destabilizza l’impostore medio, ma è anche fonte di grandi spunti di riflessione. Anche spunti di depressione, ma questa è un’altra storia.
In questi ultimi giorni Koris ha scoperto di avere un sacco di esperti nelle materie più disparate fra gli amici del Facebook. Per altro esperti poliedrici in grado di saltare da un argomento all’altro con incredibile padronanza dei contenuti. Sempre sulla cresta dell’onda, che si parli di politica, economia internazionale, diritto costituzionale, vaccini, calcio o serie tv. E non importa che nella vita si occupino della mungitura delle oloturie o del pignoramento delle cavità a pipistrelli abusivi, ne sanno a pacchi lo stesso.
Forse sono tutti opinionisti mancati, quando non si tratta di maitres-à-penser, o addirittura scrittori filosofi. Tutto grazie a questa magnifica cassa di risonanza chiamata Web 2.0: un articolo su Repubblica e hop, #jesuistocazzo. Gente informata. Informabloggher. Social media experts. Una mamma lo sa.
A questo punto è opportuno citare le parole di Mezzatazza: “avere un intestino non fa di te un gastroenterologo”. Così come saper usare i congiuntivi non fa di qualcuno uno scrittore, non basta aver letto un articolo su Repubblica/Tgcom/SkyNews per dettare la linea politica di un paese, uno screenshot da un manuale di diritto non è una formazione sufficiente per essere costituzionalisti. Nel vecchio Web 1.0 era in voga dire IMHO, “in my humble opinion”: secondo me, credo, posso sbagliarmi. Ma nell’era socccccial non c’è posto IMHO, perché nella gara a chi vuole avere ragione tutti sono esperti, tutti ne sanno a pacchi, pochissimi sono pronti ad ammettere che tutto sommato qualcun altro potrebbe saperne di più (e che potrebbero essere nel torto).
Insomma, tutti se la credono tantissimo. E Koris-impostore li invidia molto per questa sicumera indistruttibile. E ovviamente questo post è frutto della Koris-invidia, di quella che nel cv non sa mai se scrivere “Nuclear Physicist” perché ha paura di tirarsela troppo senza motivazioni fondate.
Qualcuno è a conoscenza di procedure per il trapianto di sicumera, dai superinformatissimi verso gli impostori cronici?

Una cosa che ho imparato

Una delle ragioni per cui Koris aveva deciso di buttarsi nella speleologia (ignara di tutto il guazzabuglio pipistrellico che ne sarebbe poi seguito) era l’ossessione per il grado che stava prendendo in arrampicata. In pratica, se non riusciva ad arrampicare almeno un 6a per week-end (e non ci riusciva) non era contenta. Seguivano frustrazione, senso di inadeguatezza, insoddisfazione e allora no, grazie, ce n’è già abbastanza nella vita reale.
La grotta ha il brutto vizio di diventare monopolizzante, quindi Koris ha arrampicato sempre meno, da quell’aprile 2015, fino a lasciare le scarpette e l’imbago nelle loro saccocce. Non è nemmeno che le dispiacesse poi tanto, era un po’ come se la smania si fosse calmata e ciao 6a, ciao.
Ma un po’ di voglia è sempre rimasta, quello che mancava del tutto era l’occasione. E il partner, perché ‘thieu è una bestiola per lo più cavernicola. E siccome in arrampicata serve un partner che si conosce e di cui ci si fida, tanto vale tenersi la voglia.
Finché l’occasione non si è ripresentata.
Oggi Koris è andata ad arrampicare, dopo un sacco di tempo, sul sapone calcare di Morgiou. Senza caricarsi di particolari aspettative, perché tanto dopo due anni è già tanto se non ti marciscono i piedi dopo la prima via.
In effetti i piedi non sono marciti. Koris è pure riuscita a fare una via da prima, che onestamente dopo due anni di nulla cosmico o quasi non è proprio da buttare via. Diciamo che poteva andare peggio.
Ma soprattutto, Koris si è divertita. Perché arrampicava per arrampicare e non per dimostrare qualcosa a qualcuno. Senza l’ansia di dover fare N vie di tale difficoltà, senza la vergogna di dire “ho male ai piedi, io smetto”.
Sarà che forse la speleologia le ha insegnato che voler fare confronti è inutile, che si può andare a -500 più facilmente che a -120, e che non è con la profondità che si misura il divertimento. E quindi neanche con il grado quando si è arrampicatori della domenica. Sarà che forse ha assimiliato il contentuo e l’essenza dell’articolo “I falliti” (che in realtà è molto interessante anche dal punto di vista non arrampicatorio). O sarà semplicemente che Koris sta invecchiando e certe pratiche da chi ce l’ha più lungo le lascia ai giovani.

Ignorantocrazia

Visti i risvolti totalmente deliranti che sta prendendo la vicenda SOX (ancora un post su ‘sta roba? Sì, ancora!), s’è capito che in Italia la ricerca di fisica fondamentale non piace, se poi niente niente ci scappa nucleare, che vi sia o meno il prefisso sub-, le folle cascano in ginocchio e si segnano in nome dello santo santissimo referendum. Che ci azzecchi o meno poco importa, ma pace. Molto meglio le discariche abusive.
Ma allora, che ricerca ci piace?

Visto il successo di astronauti italiani (Cristoforetti, Parmitano, Nespoli…) e visto che possiamo vantarci di avere l’ALENIA che mica pizza e fichi, potremmo investire nell’ingegneria aerospaziale…
No, che spreco di soldi! A cosa servirà mai finanziare gente che va a far crescere lattughe nello spazio? Ma siamo matti! Tutti quei soldi potremmo destinarli a risolvere i problemi dell’umanità…

Ok, va bene, niente spazio. Allora finanziamo la ricerca sul cancro, quella mi sembra utile…
Il cancro è una malattia inventata dal benessere! E la cura è già nota, solo che Big Pharma ce la tiene nascosta. Si fanno più soldi ad avvelenarci con la chemio!

Allora visto che prevenire è meglio che curare, potremmo parlare di vaccini…
No! I vaccini sono la prima causa di autismo perché contengono metalli pensanti. Il governo vuole imporceli per limitare la nostra libertà. Potrebbe persino essere un modo per sterilizzarci!

Dunque, per continuare a parlare di ricerca in medicina, potremmo stanziare fondi per la ricerca clinica…
E i diritti degli animali? E tutti quei laboratori in cui si pratica la vivisezione? Vogliamo finanziare degli aguzzini? E poi lo sanno tutti che una dieta adeguata (sostituire “adeguata” con la cazzata in voga al momento, ndK) è più che sufficiente a mantenersi in salute.

Allora lasciamo perdere anche la medicina. Facciamo ricerca sui cambiamenti climatici?
Ma se gli USA negano che esistano! Dicono che c’è il riscaldamento globale, ma Studio Aperto dice che sarà l’inverno più freddo degli ultimi trentacinque anni. Ha nevicato anche a casa di mio cuggggino! E poi le previsioni del tempo non ci azzeccano mai…

Parliamo piuttosto di sismologia e ingegnerie associate, visto il territorio italiano?
Ma io ho già condonato il piano superiore della baracca di zia Pinuccia! Se è condonata non crolla! E tanto lo sappiamo che il governo abbassa la magnitudo dei terremoti per non pagare i danni. Magari poi li fanno pure avvenire…

E allora diciamolo che l’unica ricerca che in fondo ci interessa veramente è quella del parcheggio.

Speleo-pienezze e meditazioni sotterranee

“Ci sono cose più antiche e più malvage degli Orchi, nelle profondità della terra” diceva il buon vecchio Gandalf, ne “La Compagnia dell’Anello”. Frodo pensava che fossero oscuri poteri dei regni di Moria, invece probabilmente il Grigio si riferiva agli speleologi.
Koris se ne sta uscendo dalla sua grotta di fiducia (ma come, non sei andata lunedì a -500? Sì, e allora?), con le incombenze di chi porta un imbrago da sei ore senza poterlo togliere. Si appropinqua all’uscita, quando sente un rullo di tamburi. Un gong.
Tamburi. Tamburi negli abissi. Non possiamo più uscire. Un’ombra si muove nel buio. Non possiamo più uscire. Arrivano.
L’idea di fare un’uscita in superficie da mini-Balrog con la lampada del casco a piena potenza è abbastanza allettante. Se la sua vescica non chiamasse così incessantemente. Che poi vai a sapere, magari il Flagello di Durin doveva solo pisciare.

Per altro, giocare a fare il Balrog: fatto. La foto non cesso è di ‘thieu.

Koris esce fra i tamburi urlando a tutti i suoi decibel “Che voglia di pisciare!”. E si ritrova un certo numero di occhi che la fissano nella semi-oscurità.
Ma non sono gli orchetti sfattoni dei centri sociali al grido di #OccupyMoria.
Si tratta di uno stage della Scuola di Pienezza e Arte-terapia Evolutiva, ovvero un frittatone misto di filosofie orientali fraintese, pinzimonio di psicologia spiccola presa a cazzo, pratiche new age NowPlayingEnya assortite, velleità di sviluppo personale facile à la carte. Fanno cento euri per giorno di stage alla settimana, grazie. Tutti abbastanza stupiti di verder comparire un mini-Balrog dalle viscere della terra. Convinti forse di aver avuto un’illuminazione mistica, riprendono a meditare coi tamburi e i gong. Esce ‘thieu.
“Minchia, la setta!”
Ma la setta è tornata in stato di rapimento spirituale, quindi Koris può trascianre fuori ‘thieu e chiedere allo smartphogn chi si stia riunendo nella sala di ingresso della loro Adaouste di fiducia, scassando i cabassisi a poveri pipistrelli innocenti che meditavano tranquilli penzolando dal soffitto.
“Ma pienezza cosa vorrebbe dire?”
“La sensazione di essere pieno, penso”
“Come quando hai mangiato troppo?”
Perché l’ascesi mistica dello speleologo passa necessariamente per fagioli in grasso d’anatra, formaggi puzzoni e metri di salsiccia su patate al forno, dopo dodici ore di meditazioni su e giù per pozzi e meandri. Ma anche prima, che c’è sempre bisogno di energie. E l’illumazione viene dalla lampada sul casco, più economica di cento euri a incontro.
E anche questa volta, saremo spirituali al prossimo giro.

Caina attende

Essendo cresciuta a dosi massicce di “Cerentola” di Rossini, Koris è sempre stata abbastanza convinta che la migliore strategia è e sarà la mia vendetta il lor perdono. Insomma, di essere un individuo capace di provare buoni sentimenti di fronte alle ingiurie passate e ormai fossili.
(Poi ti presentano il duo malefico Mozart/Da Ponte che si canticchiano la vendetta è un piacer sebrato ai saggi, obliar le onte e gli oltraggi è bassezza e ognor viltà e finisce tutto in vacca. Come alla discussione della magistrale che poco mancava che il presidente di commissione dicesse “la proclamo dottore in fisica, baciamo le mani”).
Comunque, libretti d’opera a parte, Koris pensava di essere abbastanza vecchia da innestare la modalità emozionale “sticazzi” e riuscire a provare persino un po’ di umana pietà per certi soggetti, in quanto appartenenti alla stessa specie. Fino a prova contraria.
Finché non è piombato nella sua casella di posta, dopo più di due anni di silenzio, lui. Proprio lui.
Il SonnoDellaRagione.
(Quindi se i bookmakers del blog se lo giocavano spacciato 25 a 1, andranno delusi)
Si è ripresentato a chiedere Koris-notizie.
Si è ripresentato a fare autodafè per essere stato troppo duro con Koris mentre stavano assieme.
Si è ripresentato raccontando una storia di miserie degna di Emile Zolà.
Si è ripresentato a mendicare un’ombra di conforto.
Koris, sulle prime, ha provato un’ondata di rabbia, in nome un sacrosanto “cazzovuoi?”. Se nessuno ti ha evocato da quando hai smarmittato fuori dalla Koris-vita un motivo ci sarà, no? Chieditelo. La risposta è dentro di te (epperò è sbajata).
Poi Koris ha cominciato a pensare.
Ha pensato che venire a chiedere scusa a tre anni dalla fine è insensato. Come dire “il gatto è morto tre anni fa, ma lo abbiamo tenuto in questa scatola, se vuoi puoi accarezzarlo ancora”. Come se Grouchy si fosse presentato la sera di Waterloo sul campo di battaglia chiedendo “sono mica in ritardo?”. Come se servisse a qualcosa parlare adesso della rottura, quando non si è voluto ascoltare prima per evitarla, ammesso che ciò fosse possibile.
Poi Koris ha pensato alla sua storia da novella verista. Al fatto che preferisce leggere Zolà che vivere in un romanzo d’appendice. E lì le è venuto da citare “Shogun”.
Karma, ne?
Che è più o meno traducibile con “era destino, non è vero?”. E in quell’istante Koris non è stata in grado di provare né pietà né empatia. Solo un vago senso di sollievo all’idea del “avrei potuto esserci ancora in mezzo”.
Il SonnoDellaRagione se n’era andato compiangendo Koris e la sua “piccola vita di merda”, facendole fare una vera vita di merda. E ora che Fortunae rota volvitur ha all’improvviso nostalgia di quella normalità che tanto ha vituperato, ora che si trova nel momento del bisogno (in una situazione che sembra essere molto colpa sua). Ora che, a suo dire, ha bisogno di svegliarsi da un incubo e sperare che questi tre anni non siano stati che un sogno.
C’è da riconoscere che il messaggio è stato sapientemente costruito: prima il velato rimprovero per non essersi più sentiti, poi l’evocazione dei bei tempi andati con tanto di pentimento, la narrazione della sua attuale situazione miserabile e per finire il rimpianto, con l’augurio che Koris stia bene. Tutto infiorettato per generare sensi di colpa, magari un po’ di rimorso, e infine una risposta che apra uno spiraglio.
No, SonnoDellaRagione, no.
Koris non si sente per niente in colpa, pensando a te e pensando a sé. Nemmeno nel momento del bisogno. Hai sempre rifiutato tutto quando eri ancora in tempo (e anche fuori tempo massimo), ma ormai sei un fossile nei Koris-ricordi. Sei cristallizzato nelle zucchine bollite, nell’inverno senza riscaldamento, nel tuo sentirti sempre migliore di tutti, nella tua follia, nelle lacrime che sei costato a Koris. E non per la rottura, a tuo dire dura: per la vita che c’è stata prima. Per l’aver preso e troppo raramente dato. Per aver metodicamente distrutto Koris, avvelenandole qualunque cosa positiva in momenti già difficili. Per aver denigrato e gettato alla polvere quello che ora chiami “un sogno” e che all’epoca definivi “la schiavitù della routine quotidiana”.
No, Koris non prova pietà, né per la tua situazione spinosa, né tanto meno in nome della nostalgia dei tempi che furono. Koris non ti darà alcun sostegno. Koris probabilmente non ti risponderà nemmeno. Anzi, Koris non riesce a non sentirsi sollevata a vedere tutto questo con distacco e dirsi “guarda cosa hai rischiato”.
E sì, probabilmente Koris ha già un posto prenotato nel lago ghiacciato della Caina all’inferno per questa mancanza di compassione. Ma di vita terrena, l’unica di cui può ad oggi attestare l’esistenza, ne ha una sola. E il SonnoDellaRagione non ha più alcun diritto di farne parte.

Nota: qualcuno potrebbe dire “facile per te, tu ora hai ‘thieu”. È vero che la presenza di ‘thieu mette un no categorico a qualunque minimo fraintendimento di sorta, anche se ‘thieu fosse solo un’unghia della persona meravigliosa che è. Ma a onor del vero, questo post (e tutto quello che vi è legato) è a prescindere da ‘thieu, dai suoi occhi blu, dal sieguo Cupido, amo un bel volto, né so mancar di fé. Koris ha speso troppe energie e troppo tempo ad aggrapparsi al bordo dell’abisso prima, a ricostruire i cocci poi. Il non concedere nemmeno un dito al SonnoDellaRagione lo deve innanzitutto a se stessa.

bridgetjones

“Francamente preferirei pulire il culo a Saddam Hussein”

C’est ainsi que l’Amour de tout temps s’est vengé:
que l’Amour est cruel, quand il est outragé!

Blue Whale Challenge, PhD edition

Da qualche giorno rimbalza su tutti i quotidiani e non la notizia dell’espandersi della cosiddetta Blue Whale Challenge, un “gioco” sull’internet in cui il “giocatore” si piazza sotto il controllo di un “amministratore” che gli impone una lista di 50 cose umilianti da fare, fino ad indurlo al suicidio. Che sia vero o meno, sull’internet si dice che abbia condotto alla morte un certo numero di teenagers russi. Amministratore che invia mail con compiti umilianti che a lungo andare inducono al suicidio. Ci ricorda qualcosa.

bluewhale

E ti pareva!

In fondo, le somiglianze sono parecchie. Come comincia il gioco? Con una conversazione di questo tipo:

PhD Student: voglio fare un dottorato!
Advisor: sei sicuro? Non puoi tirarti indietro.
PhD Student: Certo. Che significa che non posso tirarmi indietro?
Advisor: una volta che il gioco comincia non puoi più ritirarti.
PhD Student: sono pronto!
Advisor: porta a termine ogni compito con diligenza e non dirlo a nessuno. Quando finisci un compito, mandamelo via mail. Sei pronto?
PhD Student: e se voglio smettere?
Advisor: so tutto di te, verrò a cercarti e ti rovino la carriera.

Anche le prove si adattano facilmente. Solo che anziché in qualche mese sono necessari almeno tre anni. Un esempio delle prove da superare?

  1. Iscriviti alla scuola di dottorato, consegna in segreteria tutti i 4783748 moduli. Manda una copia al tuo Advisor;
  2. Svegliati alle 4:20 e leggi i paper di bibliografia che il tuo Advisor ti ha mandato;
  3. Comincia a fare le prime analisi dati, fallisci miseramente perché sei nuovo, manda una mail al tuo Advisor;
  4. Fai un report troppo corto/lungo/off topic, mandalo per mail al tuo Advisor (che tanto non te lo caca paro);
  5. Se sei veramente pronto a diventare un PhD student, iscriviti al gruppo Facebook della tua facoltà. Se no soccombi in preda ai sensi di colpa;
  6. Fai un algoritmo che chiaramente non funziona;
  7. Manda i risultati (sbagliati) al tuo Advisor;
  8. Scrivi “PhD Student” sul tuo profilo Facebook alla voce “lavoro”. Derpimiti perché il tuo compagno di classe delle elementari, quello che non sapeva fare 2×3, è vice-dirigente dell’agenda del papi e si è appena comprato il BMW;
  9. Cerca di tenere a bada lo stress, l’ansia, la sindrome dell’impostore;
  10. Svegliati alle 4:20, scrivi il tuo primo paper per tutto un week-end;
  11. Manda il paper che ti è costato il week-end al tuo Advisor (tanto non lo legge uguale);
  12. Passa la giornata a procrastinare presentazioni urgenti;
  13. Partecipa a un seminario con altri PhD Student sicuramente più brillanti di te;
  14. Fai la tua presentazione. Sarà orribile e priva di senso;
  15. Cerca di migliorare i tuoi risultati sperimentali;
  16. Stai male, cadi in preda all’ansia sapendo che non avrai un post doc e tanto meno un lavoro;
  17. Accollati le lezioni più noiose del tuo Advisor;
  18. Accollati gli esami del tuo Advisor da correggere;
  19. Accollati gli orali al posto del tuo Advisor;
  20. L’Advisor ti chiede un incontro per discutere del tuo lavoro e se sei degno di continuare;
  21. Parla via Skype con un altro PhD Student disperato;
  22. Accollati tutto l’insegnamento del tuo Advisor per un semestre;
  23. Un altro algoritmo che andrà male;
  24. Compito segretissimo e urgentissimo che l’Advisor ti darà all’ultimo momento;
  25. Momento di autocoscienza con un altro PhD Student sul “cosa cazzo stiamo facendo delle nostre vite?”;
  26. L’Advisor ti comunica la data entro cui consegnare la tesi e discutere e tu non puoi fare altro che accettarla;
  27. Svegliati alle 4:20 in preda all’ansia, sapendo che non riuscirai mai a scrivere la tesi in tempo;
  28. Non parlare a nessuno per tutto il giorno. Tanto il tuo dottorato è l’unico argomento di conversazione, nessuno vuole starti ad ascoltare;
  29. Cercati un post doc, senza trovarlo;
  30. fino alla 49. Svegliati alle 4:20, scrivi la tesi, rispondi alle mail incazzatissime del tuo Advisor;
  31. Scaraventa la tua tesi e la tua persona davanti a una giuria di Advisor strafottenti che la ucciderà. È finita.

Se sei abbastanza stupido da voler giocare questo gioco, sarà dura: i posti di dottorato sono sempre meno. Si dice che di solito siano gli Advisor a scegliere le loro vittime. Nessuna mente vulnerabile dovrebbe essere esposta a tanto.
Sono tutte coincidenze? Noi di Voyager pensiamo di no.

Disclaimer#1: (visto che ormai l’internet è pieno di tristoni che prendono tutto sul serio) qui non si sta sfottendo chi si è suicidato perché abusato da uno sconosciuto su internet. Amesso che sia vero e confermato, poi.
Disclaimer#2: qui non si stanno nemmeno sfottendo i dottorandi, né si vuole scoraggiare la gente a intraprendere quella strada. Koris ha fatto un dottorato e lo rifarebbe (vabbè, magari non proprio uguale uguale, ma lo rifarebbe). Al limite, se proprio si vuole cercare uno scopo nel post, si può vedere una “denuncia” delle condizioni di stress a cui sono sottoposti PhD students e post-doc nella ricerca odierna, un argomento di cui si parla sempre troppo poco.

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