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Insuccessi, scienze inesatte e il male dell’internet

Warning: questo post fa parte del diario di bordo personale di Koris e tocca temi personali, difficili e sensibili.

Com’è e come non è, alla fine la lenticchia vampira che sembrava pascersi del Koris-cibo ha deciso che non voleva (o non poteva) diventare un essere umano funzionale. Scoperto per caso: pianti, lacrime e disperazione per ventiquattr’ore. Dopodiché è subentrata la paranoia e la paura per il proprio grasso e grosso culo. Ma non sarà una gravidanza ectopica? E se fosse per quello che l’ormone non cresce né rincula? Che cosa si fa in questi casi, aspettando l’appuntamento dalla ginecologa per cinque lunghissimi giorni? Ricerche internet che riportano agghiaccianti esperienze con pillole abortive, mari di sangue, gente che si è trovata feti nel water, raschiamenti, uteri aperti come ostriche a Natale. Ore e ore a immaginare frattaglie di Koris dappertutto per colpa di un grumo di cellule suicide.

Quando ci si prepara al peggio, si presentano all’appello quelle che nove volte su dieci sono considerate solo una solenne rottura di coglioni: le mestruazioni, che sono un problema quando vengono e quando non vengono, ma questa volta sono accolte con un certo sollievo. Come quella volta in cui avevi il terrore che la contraccezione avesse fatto cilecca e invece no, era solo l’ansia per l’esame di astrofisica delle particelle, come cambiano i casi della vita. Ma ci sarà abbastanza sangue? Come dovrebbe essere, stile ciclo normale o stile mattatoio? Bisogna farsi una tisana al prezzemolo? Quanto deve durare, una settimana, due, sei mesi, per sempre?

Il lunedì la ginecologa ha rivolto a Koris lo sguardo riservato agli psicopatici e non ci sentiamo di darle torto. La cosa positiva è che la questione si risolve in cinque minuti netti senza nemmeno spogliarsi perché “la natura sta facendo da sola, succede una volta ogni 4-5 gravidanze, rifacciamo un esame dell’ormone lunedì prossimo per essere sicuri” “posso farlo anche sabato se…” “ho detto lunedì, e non ne fa uno ogni due giorni finché non scende a zero, eh!”. Psicopatica fino in fondo, pure col foglietto per le domande per non dimenticarsi le cose. Potete riprovarci anche subito se vi va, l’appuntamento per le visite pre-PMA può essere utile ma come volete, prenditi il progesterone che tanto fa solo che bene e se dovesse ricapitare un test positivo non fare la pazza e chiama. L’unico consiglio pratico si riassume col finale di “Eyes Wide Shut“. Oh, e stare tranquilli. Poco c’è mancato che consigliasse un pusher per dell’erba buona, di cui forse ci sarebbe anche bisogno. ‘thieu tutto giulivo, “vedi, se è tranquilla lei stai tranquilla anche tu, abbiamo esaurito il caso che non ha funzionato, ci restano i tre o quattro che funzionano”. Oh, frena, biondino.

In seguito alle sue ricerche compulsive sull’internet in tre lingue diverse, Koris ha il sospetto che la medicina non sia proprio una scienza esatta e la ginecologia ancora meno. “Il grande mistero della vita” e va bene, ma anche un par di palle, soprattutto perché sei rispondi “il grande mistero dei flussi neutronici sull’uranio” ti cacciano a pedate nel culo e hanno anche ragione. Insomma, Koris ha letto di tutto su tutto. Per concepire bisogna avere rapporti il giorno prima e dopo l’ovulazione; anzi, meglio i giorni dopo; anzi, hai il 33% di chances se becchi il giorno stesso dell’ovulazione. L’ovulo vive 72 ore nell’utero; anzi, 24; anzi, 48; anzi, se non stai attenta lo espelli con uno starnuto, all’evenienza anche da naso. La cosa più divertente (lol, col cazzo) è che talvolta i risultati cambiano secondo la lingua di ricerca. In italiano, dopo un aborto spontaneo (chiamiamo le cose col loro nome) bisogna aspettare dai tre ai sei mesi prima di rimettersi a fare zozzerie procreative. Per gli anglosassoni invece entro tre mesi dall’evento ci sono maggiori possibilità. I francesi sono i soliti luridi per cui “alé, on nique” anche subito, fate un po’ come cazzo ve pare, a parte il fantomatico “retour des couches” che non si è ancora bene capito che cosa sia. Insomma, paese che vai, usanza che trovi, solo che Koris pensava si applicasse solo ai dilatati tempi di cottura della pasta, non a una scienza applicabile a tutto il genere umano con cromosomi XX.

Tuttavia, nei momenti di bieca disperazione e insonnia delle tre del mattino, Koris è finita anche in meandri dell’internet che è bene non bazzicare: i forum di mamme, aspiranti mamme, gente in cerca di figli. Quello è crogiolo del peggio, ma quando sei in ansia e vuoi sapere finisce che ci clicchi sopra, senza sapere che stai per farti ancora più male e non ti aiuterà per niente perché ehi, quelle donne non sono te. Esperienze terrificanti, sedicesimo aborto consecutivo, tube usate come cibo per gatti, testicoli tagliuzzati alla ricerca di uno spermatozoo Highlander, fecondazioni assistite andate male più e più volte. “Bisogna stare alla larga dai forum del genere, perché la gente tende ad usarli come terapia di gruppo e spesso e volentieri non racconta le cose come sono andate, fa un’operazione di masking per renderle socialmente accettabili e tu finisci per avere un quadro distorto” dice chi di cervelli ne sa di più. Solo che nella morsa della disperazione sembra che valga tutto e sia tutto vero. Almeno finché, nel cuore della notte e dell’insonnia, non ti ritrovi su un forum in cui si racconta il tuo stesso caso, “ho perso il mio bambino alla sesta settimana di gravidanza, adesso prego per lui che è diventato polvere d’angelo”. E va bene, ognuno gestisce le perdite a modo suo, ma tu non sei così. L’ultima oncia di razionalità rimasta si fa sentire e ti fa presente che quel “coso” era più piccolo dell’unghia che ti stai rosicchiando. Non hai mai pensato che un ammasso di cellule senza né cuore né cervello fosse un essere umano. Certo, era un grumo di cellule che mischiava i tuoi geni con quelli della persona che ami, però resta un grumo. Succede che arriva una risoluzione straordinaria: ogni volta che ti verrà voglia di cercare cose del genere, vai su YouPorn o un sito di hentai. Del resto, stando al consiglio della ginecologa (l’unico che si dovrebbe ascoltare perché lei, a differenza di PoppiSbrinza52, lo fa di mestiere), potrebbero dare spunti ben più utili che tutti i forum di mammine pancine e non.

E insomma, alla fine della fiera, come va? Mah. Non va male, potrebbe andare meglio. Sarebbe stato meglio se avesse funzionato, ma funzionato davvero con tutti i pezzi a posto. Perché non avresti detto “io voglio fare l’amniocentesi e tutte le analisi del caso” se lo avessi tenuto ad ogni costo, no? Quindi alla fine, se proprio c’era qualcosa che non va, meglio così: anche la natura fa debugging e solo un buon debugging porta a un programma efficiente (Koris, dicci che sei un Cylon senza dirci che sei un Cylon). E adesso? Mah. C’è anche da dire che nel giro di un mese si è passati da “procreazione assistita” a “incinta” a “aborto spontaneo” passando per il covid, quindi forse c’è di che essere emotivamente a pezzi e un po’ frullati. Il cervello razionale vorrebbe capire cosa ha funzionato bene in questo folle mese di marzo e cosa no, ma pare che in questa faccenda di razionale ci sia poco. Il che è molto disturbante, perché è assurdo che si possa controllare con precisione dove va a sbattere un miscuglio onda-particella che conosciamo da cent’anni, mentre questa storia della procreazione va avanti da decine di migliaia di anni e tutto quello che uno specialista può dirti si riassume a “scopate deppiù”. Però siamo onesti, come prescrizione medica c’è di peggio.

That time of the year again

È di nuovo quel periodo dell’anno in cui il Koris-cervello si trasforma in un vortice nero capace di inghiottire tutto dopo averlo ben shakerato sulle pareti del cranio. Un po’ come lo sciacquone, il contenuto è lo stesso. Questa iperattività non si applica tuttavia al lavoro, momento in cui il Koris-cervello riesce a pensare solo a cose intellettuali del genere “dossambauapiritinkapimentapintoncapitancapinta”, forse un giochino delle elementari, forse un segmentation fault cerebrale. Giugno incombe e con esso il caldo, quindi a breve ci sarà una seconda tappa di devoluzione e riconversione professionale in piattola con l’EdgarAbito.

In laboratorio il Capo dimissionario fa quello che Koris avrebbe tanto voluto fare due anni fa, quando stava alzando le vele da Neutroni Porcelloni: risponde a tutti “non è un mio problema, io me ne vado”. O meglio, dice “se ne occuperà il mio successore”, che poi significa la stessa cosa. Finanziamento dell’acceleratore? Se ne occupa il successore. Il futuro dottorando poraccio che si trova una tesi a metà? Sempre il successore. Incertezze sul Koris-progetto? Ancora cazzi del successore. Come si vive bene senza essere persone responsabili. Non si sa chi sarà il successore, certo è che si troverà un sacco di cazzi (blog pornazzi, ormai).

‘thieu è in quel periodo dell’anno in cui ripete a ruota “sono stanco” e si comporta come una lumaca adepta dell’entropia, ovvero striscia seminando disordine dietro di sé. Koris si sfava e vorrebbe piantare su scenate da Amperodattilo. Poi cerca di calmarsi, fallisce e tutto finisce nel gorgo dello sciacquone cerebrale. È un mondo difficile, pieno di fallimenti speleo perché gli armi delle grotte scelte fanno schifo. Mai uscire dai sentieri battuti.

Koris sperava di poter tirare il fiato andando in montagna la settimana prossima, ma il meteo potrebbe non voler collaborare. Allora ditelo che ce l’avete con lei, in questo periodo. Fra le incertezze, il “non succede ma se succede”, la stanchezza primaverile e quella pandemica, più le varie ed eventuali, qui non si arriva vivi alla seconda dose del vaccino aka fine giugno.

Ne siamo persuasi

Andiamo a bruciargli la casa, PhD edition vol. 2

Antefatto: Koris è stata più o meno obbligata a partecipare a colloqui di selezione per trovare qualcuno che continui il suo lavoro in scadenza. Il Capo ha deciso che questo qualcuno sarà un dottorando, perché i dottorandi costano poco e rendono tanto. Siccome il progetto sarebbe da attuare in collaborazione presso un altro laboratorio, Capo ha preso due picconi con una fava (il significato di fava potrebbe anche essere traslato, tutto sommato) e ha preparato una proposta di dottorato in cotutela; due laboratori e un dottorando a metà prezzo, affrettatevi gente che l’offerta scade e alle prime dieci chiamate una batteria di pentole in omaggio. Il capo di quest’altro laboratorio verrà ai fini del post etichettato con l’evocativo nome di Obi Wan Kestronzo, ricercatore dal cv decorato, dallo stipendio fisso di giada e che ci tiene a farlo sapere.

Dunque Koris, essere della medesima importanza del due di coppe con la briscola a bastoni, si è ritrovata a dover colloquiare con alcuni aspiranti dottorandi per saggiarne le competenze e le intenzioni. In teoria, se le cose fossero andate come auspicava il Capo, Koris sarebbe stata la co-tutrice di dottorato, tuttavia il Cetriolo Cosmico ha voluto diversamente e quindi nada, oggi le è toccato il ruolo di quella-che-non-si-sa-bene-perché-è-lì. Visto il giro che hanno preso di eventi, Koris pensava di mostrarsi in webcam con sullo sfondo Gandalf al ponte di Khazad-dum, per mandare un velato messaggio ai candidati. Ma non è questo il punto.

Obi Wan Kestronzo in quanto ricercatore blasonato di un istituto rispettato ha pensato bene di mettere subito in chiaro le cose: o hai il sacro fuoco (al culo), oppure tanto vale che lasci perdere subito il dottorato. Si è registrato questo crescendo di uscite da maestro jedi di stocazzo versione accademica:
“Fare un dottorato significa mettere in pausa la propria vita per tre anni per dedicarsi solo alla scienza”
“Quando si decide di fare un dottorato, la vita privata deve contare meno di zero”
“Un dottorando fa una vita di merda, è pagato male, non ci guadagna nulla se non un diploma e noi advisor lo sfruttiamo, ahahahah” (cazzo ti ridi? n.d.K.)
“La vita di un dottorando è la vita di un monaco: ti alzi alle quattro del mattino per fare la preghiera e lavori fino a mezzanotte e ogni giorno di nuovo”

Il Capo, che si rifà alla massima francese “pas de couilles, pas d’embrouilles”, non ha detto nulla. Dopo la prima frase Koris ha cercato di intervenire, non l’hanno calcolata sempre per l’importanza di cui sopra. Alla seconda massima sapienziale di Obi Wan Kestronzo Koris era pronta ad urlare “armatevi, cattiva gente!” ed è un attimo che il furore dilaga in città, che poi è quello che si meriterebbe gente di tal fatta. Siccome non aveva abbastanza, Obi Wan Kestronzo ha aggravato la sua posizione facendo le pulci a un candidato preparato perché “non c’è la scintilla, io le cose devo sentirle a istinto. E poi ho paura che non sia una persona con cui è piacevole discutere, non sembra simpatico” (ci devi fare un dottorato, non una vacanza, cosa cazzo non ti è chiaro del tuo ruolo di advisor?). Koris ha finito questo pomeriggio di colloqui in uno stato di furia, col fegato che ormai si era fatto un’attestazione per cause di forza maggiore ed era fuggito alle Fiji.

Momento serio: sì, il dottorato è un culo, anche abbastanza mostruoso. Sì, il dottorato è impegnativo. Sì, il dottorato è un impegno preso per tre anni e non un semplice contratto a tempo determinato che, anche se rotto, ti apporta comunque qualcosa. No, il dottorato non è un parcheggio e non è solo uno stipendio. No, il dottorato non è una grande vacanza erasmus da prendere sotto gamba. No, il dottorato non è un “massì perché no”.

Però CAZZO. Anzi, CAZZISSIMO. Un dottorando non è uno schiavo, non è lì per fare un piacere all’advisor e macinare pubblicazioni, non deve essere simpatico e soprattutto non deve essere sfruttato. Innanzitutto, è un cazzo di essere umano che lavora e come tale va trattato, col rispetto dovuto, anche se accademicamente parlando è una merdina che non sa nulla. Un dottorando che mette in pausa la sua vita per tre anni, senza relazioni, famiglia, amici e altre cose all’infuori della sua tesi… beh, non è una persona appassionata, ha un problema. E un Obi Wan Kestronzo che pretende fedeltà, obbedienza, simpatia e orari da sfruttamento non è un advisor, è una merda umana e basta. Non ci sono scusanti.

Oh, sì, una ragione c’è: è sempre stato così, in saecula saecolurom amen, i dottorandi soffrono e poi, se arrivano al vertice, si vendicheranno delle loro sofferenze sulla nuova generazione. “Eh, ma la gavetta è importante”, diranno. Oppure, “un dottorato che finisce bene non è normale”, come dissero a Koris al terzo anno al culmine dello stress. Essere maltrattati forma alla vita vera, insegna ad affrontare le avversità, tempra il carattere, gli avvilimenti ti insegnano a stare al tuo posto, e poi questo mondo è una valle di lacrime, tanto vale farti le ossa subito.

Piccole e come al solito volgare Koris-opinione: proprio col cazzo. Il rapporto padrone-schiavo, farsi belli del “io so’ io e voi non siete un cazzo” solo perché firmi quella cazzo di tesi da cui dipendono tre anni di lavoro di una persona, l’atteggiamento indisponente e da mi-sento-stocazzo non servono proprio a nulla. Sono solo un perverso desiderio di rivalsa per avere una chissà quale vendetta per traumi sofferti, vendetta per altro perpetrata su chi non ne può nulla. Non è che se tu hai attraversato l’inferno a piedi nudi devono farlo tutti. Non è che perché sei stato trattato come lo straccio del cesso che allora devi farlo a tua volta. O forse sì, ma solo per soddisfare il tuo stupido ego di pallone gonfiato che si rifà su chi non può risponderti di andare affanculo, tu e la tua tesi di merda.

Cosa ha potuto fare Koris? Niente. Cosa potrà fare Koris in materia? Altrettanto niente, a parte farlo presente al Capo che liquiderà la cosa con “è il modo di fare Obi Wan Kestronzo”. Ecco, di questi modi di fare ne avremmo un po’ pieni i coglioni. A XXI secolo inoltrato sarebbe il caso di rendersi conto che si può insegnare anche nel rispetto dell’altro e nei limiti di un’attività lavorativa sana, che non escluda il resto dell’esistenza. Perché sì, incredibile, la ricerca è un lavoro, il dottorato è un apprendistato per quel lavoro e forse sarebbe l’ora che smettiamo di nasconderci dietro allo spauracchio “ma che contratti, paSSione ci vuole, paSSione“, per iniziare a dare a ognuno la dignità che merita.

Vignetta pubblicata una settimana sulla pagina facebook di ScienceDirect, che volevano fare i simpatici. Magari dovremmo smettere di ridere di questo schiavismo istituzionalizzato e fare qualcosa per migliorare la situazione dei dottorandi.

Ancor più diversamente ottimisti

Sembra essersi innestata una linea spaziotemporale in cui le cose possono solo peggiorare esponenzialmente. Un po’ come in un romanzo di Zola, in cui gli unici minimi miglioramenti non sono che un preludio alla catastrofe finale, un gradino salito per cadere da un po’ più in alto. Solo che Zola non ha mai scritto di epidemie (o almeno così pare a Koris-gnurante), scacco matto, Emile.

Koris per natura non è ottimista, non ha fiducia in se stessa e ne ha, se possibile, ancora meno per il futuro, ma in questi ultimi tempi le cose sono virate allo sfacelo. Non è come quando Koris lavorava su Neutroni Porcelloni, quando il fato si accaniva su di lei in particolare ma tutt’attorno c’erano ancora cose belle a cui appigliarsi. Ora è un decadimento generale e globale, l’intero pianeta sta rotolando su un’oribta distruttiva e chissà come e, soprattutto, quando ne usciremo. Se ne usciremo. Ci sono pochi spiriti eletti che riescono ad essere ottimisti e Koris non sa se sono sconnessi dalla realtà o illuminati da una luce superiore. Beati loro.

A Marseille si mormora che qualcuno si sia fatto un panino con un pipistrello inglese all’ora del the, quindi hanno trovato dei vairus che guidano a sinistra. Ciò rende gli animi inquieti e diversamente ottimisti. Perché se ne sentiva il bisogno.

Koris ha l’impressione che ogni suo sforzo per trovarsi un futuro lavorativo oltre i prossimi diciotto mesi sia destinato a cascare nel vuoto. Anche perché a 34 anni e con un percorso eclettico e bizzarro, chi te vole. C’è questa simpatica dicotomia per cui Koris non è abbastanza brava per meritarsi un posto fra quelli che hanno un dottorato, ma troppo diplomata per ritagliarsi un spazio fra i non-dottori. Il futuro è fosco e assomiglia sempre di più all’Ammazzatoio, anche se a Koris non piace l’assenzio. Che poi anche se fosse rimasta a Neutroni Porcelloni il problema sarebbe punto e a capo se non peggio. In ogni linea temporale Koris segue la legge del Menga.

Sul lavoro in scadenza che le sta dando attualmente da mangiare è meglio stendere un velo pietoso. Lo spettrometro che doveva arrivare a metà febbraio arriverà a marzo o anche ad aprile, perché l’ufficio acquisti ha fatto un contratto lasco come l’elastico della mutande usate. Il che significa altro catastrofico ritardo. Koris dovrebbe fare delle misure a metà febbraio in quel nulla cosmico dell’Ile-de-France, ma vista la situazione attuale è poco verosimile. E poi con che cappero ci contiamo i gamma senza lo spettrometro, non si sa. E dire che Koris era partita coi migliori auspici e super motivata. Mai motivarsi, uno ci resta solo peggio.

In questo clima di ottimismo generalizzato, Koris vorrebbe occuparsi dell’editing del tomazzo e magari iniziare a scrivere un nuovo malloppo, ma cui prodest? Che tanto ha l’impressione che sarà un giga-flop, non se lo filerà nessuno perché alla fine è sempre e solo questione di follouers, che lei e l’editor si stanno sbattendo tanto per nulla e che sarà tanto se l’editore non chiederà i danni. E manco a dire “sarà talmente brutto che tutti se lo accatteranno per percularlo”; no, sarà l’ennesima cosa mediocre e buttata lì della Koris-vita. Good but not good enough. Quindi Koris alla fine cincischia, si ritrova a fare la palazzinara in The Sims (ieri ha costruito un palazzo sulla spiaggia chiamandolo “abusi edilizi Berlu’s”) e poi si odia perché ha l’impressione di aver buttato il tempo nel cesso.

Bon, facciamo anche basta per oggi, che se no diventa una torre di Hanoi di merda da spostare, con soluzione matematica forse esistente, ma di certo puzzolente. Insomma, per dare una definizione esagerata di questo periodo, a Koris pare appropriata un’espressione presa a prestito dal libro che sta leggiucchiando (che anche leggere è complicato), “Vita e destino” di Grossman: “aveva l’impressione che la vita fosse finita, ma che l’esistenza continuasse”. E sì, c’è sempre chi sta peggio e Koris non avrebbe da lamentarsi, ma se c’è una cosa che il coviddi ci ha insegnato è che mal comune non è mezzo gaudio.

Anche InspiroBot è ottimista oggi.

Anche cose buone

Siamo qui per grattare il fondo del barile dell’ottimismo, caso mai ne sia rimasto un sedimento o anche un deposito o magari una di quelle muffe nascoste degli angoli. Del resto, in questo 2020 demmerda sono capitate anche cose buone. Poche, anzi, pochissime, ma sono capitate.

Cominciamo subito con l’ammettere che una spavalda Koris, all’uscita dell’aven Drigas, si era detta fra sé e sé “quest’anno in speleo faccio la pazza, scendo pozzi incredibili, armo di tutto, divento una fottuta dea sotterranea, voglio vedere chi mi ferma”. Il confinamento ti ferma, Koris, cazzo di affermazioni a caso anche tu. Nonostante il quasi nulla cosmico speleologico di cui ‘thieu si lagna un giorno sì e l’altro pure, alcune cosette non proprio da buttare al cesso ci sono. Il BB26, nascosto sotto i Pirenei, pare continuare dopo l’intenso bombardamento del meandro dei due piedi sinistri. Magari l’anno prossimo portiamo pure l’armamentario per equipaggiare il saltino e andare a vedere cosa c’è dopo. L’altra grande speleo-cosa è aver chiuso la storia del P50 dell’Aven des Dolines, rimasto nel gozzo dal 2016. Potrebbe essere la fine della Koris-fifa nei pozzi esagerati? Chi lo sa, che subito dopo ci hanno chiuso in casa. Vabbè, intanto ciàpa e porta a cà.

Nel 2020 ‘thieu e Koris si sono anche motivati per fare quello che favoleggiavano da tempo. E no, niente matrimoni campestri o altri ammennicoli da persone adulte e mature: solo bivacchi in alta montagna. Potrebbe essersi creata una dipendenza? Non diciamolo troppo forte che il coviddi ci ascolta.

Sul versante meno avventuroso, ma più casalingo (che non si può dire che sia mancato, purtroppo), non possiamo non citare il salotto rifatto. Ed è una cosa buona perché Koris ora non vede più le pareti azzurro carta da zucchero lercia, ma una cosa che assomiglia al bianco. Contando che è stato fatto tutto a quattro mani e otto occhi miopi, poteva andare molto molto molto peggio. Inoltre i lavori sarebbero potuti durare molto molto molto molto di più, vista la dedizione dei presenti per opere non speleologiche o montagnose.

La cosa buona forse maggiore o forse no è l’inizio dell’editing serio del Koris-malloppo. Le chiamate serali con l’editor sant’uomo che si sta leggendo tutto, le riflessioni, le riscritture, le cose che vanno e le cose che non vanno. Koris ha sempre palate di ansia da prestazione prima degli incontri virtuali, ma deve ammettere di essere più che soddisfatta, perché era proprio quello che le serviva. Non si sa ancora come e quando finirà questa storia, però è una delle cose belle e un po’ inaspettate del 2020.

Una cosa buona è in realtà una non cosa: nonostante l’assenza di speleo e di trekking per mesi e mesi, nonostante il dover lavorare nello stesso spazio vitale, nonostante i tantissimissimi malumori assortiti, insomma nonostante tutto, Koris e ‘thieu non si sono tirati i piatti. Forse non era una cosa così scontata, a pensarci bene.

Per il resto, un colossale gigantesco MEH, ma di questo ne abbiamo largamente argomentato. Koris dovrebbe fare una presentazione con le cose belle lavorative del 2020, ma sarà presto fatta perché sono circa ZERO. E non carichiamo troppo questo prossimo giro di giostra planetaria sull’eclittica, anche se ormai ci stiamo perfezionando a vivere alla giornata.

L’anno senza feste

Dopo Pasqua, nel 2020 annodemmerda è saltato anche Natale. Oddio, non proprio saltato come Pasqua, ma Koris si è scoperta molto legata alle tradizioni della sua italica famiglia, in barba ai suoi “massì, Natale lo puoi fare come vuoi”. Spoiler: no. O forse non per forza di cose, se fosse stata una scelta e non un’obbligazione covidica le cose sarebbero andate diversamente. O forse no, ma non è dato sapere.

Koris ha sentito nostalgia di cose sepolte nell’oblio dei secoli e che non aveva mai avvertito prima d’ora. Come la nostalgia del presepe, tradizione che è andata persa negli anni per mancanza di sbattimento, di spazio e di quant’altro. Ma non un presepe qualsiasi: il presepe dell’Amperodattilo, a basso contenuto di religiosità, quanto basta di tradizione e un sacco di modellismo ingegneristico. Le montagne con l’anima di carta di giornale, la copertura fatta con la carta giusta e la spruzzatina di neve sopra. Le mini-casette da sistemare sulle montagne, perché “la prospettiva è così, sono lontane” (AmperoCit.). Le lucine nelle casette con erba e sassi sistemati meticolosamente in modo che non si vedesse il filo, “se no viene fuori un arrabaio”. Il classico fiume di carta stagnola. I pastori che più che adorare bambinelli si facevano la sporta degli affari loro. Koris non ci pensava da un sacco di tempo, ma ci ha pensato quest’anno.

Anche l’albero di Natale, prima sul terrazzo davanti con decorazioni anni ’80, poi evoluto in palo di Natale (non chiedete) e divenuto infine albero da mettere via già pronto all’uso è mancato un po’. Soprattutto la valanga di regali sotto. Anche se a casa dei Maiores stazionava sotto l’albero un sacco che sembrava compost e ha un po’ mitigato la nostalgia. Santa chiamata su Wazzappo con Orso in pigiama scozzese, Amperodattilo che piazzava le natiche sempre e comunque davanti alla telecamera e U Babbu che spacchettava il saccone. Che uno potrebbe dire “è un modo anche quello per stare assieme”, però è un modo della mutua. Menzione speciale per lo spacchettamento del regalo di Iset, filmato in diretta: la donna che spacchettò delle ciabatte a forma di unicorno vestita ella stessa con una tuta da unicorno. Perché vent’anni di amicizia fanno questo ed altro.

Ora inizia una carrellata da Italiano all’estero pizza-mafia-mandolino, quindi se siete individui di mondo si consiglia di passare oltre. Un’altra cosa che a Koris è mancata parecchio è il cibo. L’AmperoPrazo natalizio è qualcosa che si ricorda nei secoli dei secoli amen, farne a meno è un dolore non indifferente. Soprattutto quando sei abituato al pranzo del 25 da proletariato urbano e ti ritrovi all’improvviso a fare una cena del 24 da alta borghesia/classe dominante. Con le ostriche, le lumache e il fois gras, trio di cui Koris evita di nutrirsi; non solo Koris, a dire il vero, anche il ben più raffinato fratello Orso, che quando ha ricevuto una foto della tavola ha commentato “cosa sono quei budini andati a male?!” (era il fois gras). Koris potrebbe aver bisogno di un ciclo di terapia perché non aveva mai visto mangiare le ostriche prima d’ora e adesso ha chiaro perché “huitres” in francese denota tanto le ostriche quanto le caccole di naso. Nel mentre, nella cucina del Terzo Stato a Merdopoli, l’Amperodattilo faceva a meno di porcellane di Sevres e argenteria, e impastava ravioli in quantità industriale. Ricevuta la foto di cotanto cibo, lo stomaco di Koris ha mandato un messaggio al cervello del calibro fratello non temere che corro al mio dovere, trionfi la giustizia proletaria.

Fine della lamentela culinario-italico-lotta di classe.

A Natale nel mezzo dei vulcani spenti è arrivata anche la neve, che fa un Natale molto suggestivo. Ma ancora una volta, sarebbe stato meglio se fosse stata una scelta e non un ripiego, il Natale dai genitori di ‘thieu. C’è sempre questa specie di magone fissato in gola (e non è un’ostrica) che fa pensare che c’è qualcosa di sbagliato, qualcosa che ancora una volta non è andato come doveva in quest’anno storto.

U Babbu, depositario di tutto l’ottimismo familiare, ha detto che si recupera appena possibile, alla prima festa pagana disponibile. Si spera di potersi ritrovare ai Lupercalia, anche se non è chiarissimo come si festeggino i Lupercalia. Ad ogni modo, se Lupercalia devono essere, Koris ha intenzione di far servire in tavola un’assai poco filologica insalata russa, perché necesse est.

P.S. per i benaltristi: sì, è vero, c’è chi ha passato Natali peggiori, c’è chi ha passato questo Natale in maniera atroce. Però questo è il Koris-blog, il Koris-diario di bordo e si lamenta di quello che vuole, fosse anche la tragedia delle doppie punte.

P.P.S. per l’Amperodattilo: no, la Koris-chioma non ha le doppie punte. E no, non arriva ancora alle ginocchia.

Ode allo sbrocco

E poi alla fine delle fini, non ce la fai più e l’unica cosa che vorresti fare è evadere. Quindi evadi dalla realtà che non ti piace leggendo, scrivendo, videogiocando… insomma, qualunque cosa pur di annullare il presente e forse anche il futuro, che non sembra riservare prospettive. E già che ci siamo annulliamo anche tutto il passato e i relativi rimpianti, rimorsi e “What’s if”, che se mia nonna avesse avuto le ruote sarebbe stata una carriola. Evadere, andare via e non tornare, sarebbe bello.

L’incertezza non aiuta, qui di certezze ormai ce ne sono poche. Il governo italiano sta rendendo inverosimile il ritorno di Koris a Merdopoli. Forse. Non si sa. A giorni alterni. Un po’ rosso, un po’ arancione, un po’ gialle, Giuseppi comanda colore. In un periodo in cui l’incertezza regna sovrana, continuare questo balletto fuori tempo è né più né meno che una vigliaccata. My apologies, but I will say what I want. La questione non è più se chiudere o aprire, la questione ormai è dirlo, fare un minimo sforzo per prendere una cazzo di decisione chiara e magari mantenerla. Questo tentennamento perenne non fa bene a nessuno, ancor meno a chi per ricongiungersi con la famiglia ha bisogno di un minimo di pianificazione. Di chi vive lontano ma non così lontano da giustificare lo spostamento con un volo (non parliamo di treni, che li hanno tolti) e quindi come si certifica? Col grande boh, sperando di non incontrare controlli, sperando che se si fa controllare non ci sia lo stronzo di turno che ha voglia di appioppare una multa per sentirsi stocazzo. Non si può pianificare così. Si sbrocca a basta.

Anche dalla parte francese è tutto un programma. Se dicono liberi tutti per le vacanze, non si sa cosa accadrà a gennaio. Koris non avrebbe più diritto al lavoro a distanza, perché da gennaio tornano ad averne diritto solo i permanenti. Allo stesso tempo dal governo raccomandano di lavorare da casa, quindi che si fa? Non si sa, ma alla fine chissenefrega, i non-permanenti sono carne da cannone per le pubblicazioni. Il lavoro in sé mah. Koris ha l’impressione di lavorare per nulla, del resto il Capo aveva detto che il progetto era “tanto per, in attesa di”. Solo che l’attesa di si è rivelata l’attesa di un bel nulla, quindi? La Capa, quando è dell’umore per parlare, ascolta passivamente, dice due cose riassumibili con “ma tanto vedremo poi sperimentalmente”, non è d’aiuto. Non si sa quando arriverà il rimpiazzo dello strumento rotto, tutti dicono “vabbè, prima o poi”. Che è un ottimo termine se hai tutto il tempo di questo mondo, un po’ meno se invece senti nel cervello la sveglia del coccodrillo di Peter Pan che sussurra “il tempo sta passando e non hai fatto un cazzo”. Cosa che si applica in generale alla tua vita, e non aiuta.

Insomma, qui nessuno si aspetta che alla fine di questo torbido 2020 si disegnerà un arcobaleno in cielo con scritto “complimenti per essere sopravvissuto, ecco i tuoi punti esperienza”. Diciamo che la fine dell’anno è un termine fittizio per sperare la fine di questo casino, che non terminerà magicamente allo scadere della mezzanotte del 31, tramutandosi in zucca. Però ecco, le circostanze sono tali che cercare di mantenere la lucidità è improbabile, l’incertezza divora tutto e certe decisioni imbelli e ritrattate seicento volte non fanno che peggiorare la situazione. Per tirare le fila, qui si sta sbroccando di brutto e tenere assieme i pezzi è un’impresa più che epica.

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