Post on the road

Il blog è vivo, ma Koris arranca un po’ dietro a giornate che non finiscono mai e in cui si fa di tutto, ma davvero di tutto. Koris vittima illustre del “preferirei lo facessi tu”.

Christine la macchina infernale è stata ritirata dal concessionario. Che ha cercato di rifilare a Koris una macchina grigia con targa Parigi invece di una bianca con targa Marsiglia. E insisteva. Koris stava per chiedergli se Christine non si fosse abbronzata nel frattempo. Mezz’ora per ritrovare la vera Christine, nascosta nel parcheggio a fianco. Bella performance del concessionario specializzato. La prossima riparazione si fa da Abdul ‘o Sfasciacarrozze.

Il lunedì post controllo, Christine ha accesso uno spettacolo di luci e suoni che significava “la pressione delle gomme è bassa”. Se le gomme sono messe così, figurarsi Koris. Comunque anche dopo un giro dal compressore lo spettacolo di luci e suoni continua. Consultato sulla faccenda, l’internet dice che bisogna reinizializzare tutto. Koris forse ci installa Linux.

Nel mentre il concessionario ha chiamato dicendo che si sono dimenticati di fatturare una parte delle riparazioni. Bella performance, episodio due.

Al lavoro è un pronunciato delirio. L’imperatore Palpatine litiga col russo junior. Koris cerca di mantenere un distacco e finisce a fare quattro riunioni in una giornata.

Ma è il weekend dell’Ascensione e Koris sta scrivendo questo post mentre ‘thieu guida verso il Plateau de Calern. Tutto il resto, tag del post compresi, aspetterà lunedì.

Blue Whale Challenge, PhD edition

Da qualche giorno rimbalza su tutti i quotidiani e non la notizia dell’espandersi della cosiddetta Blue Whale Challenge, un “gioco” sull’internet in cui il “giocatore” si piazza sotto il controllo di un “amministratore” che gli impone una lista di 50 cose umilianti da fare, fino ad indurlo al suicidio. Che sia vero o meno, sull’internet si dice che abbia condotto alla morte un certo numero di teenagers russi. Amministratore che invia mail con compiti umilianti che a lungo andare inducono al suicidio. Ci ricorda qualcosa.

bluewhale

E ti pareva!

In fondo, le somiglianze sono parecchie. Come comincia il gioco? Con una conversazione di questo tipo:

PhD Student: voglio fare un dottorato!
Advisor: sei sicuro? Non puoi tirarti indietro.
PhD Student: Certo. Che significa che non posso tirarmi indietro?
Advisor: una volta che il gioco comincia non puoi più ritirarti.
PhD Student: sono pronto!
Advisor: porta a termine ogni compito con diligenza e non dirlo a nessuno. Quando finisci un compito, mandamelo via mail. Sei pronto?
PhD Student: e se voglio smettere?
Advisor: so tutto di te, verrò a cercarti e ti rovino la carriera.

Anche le prove si adattano facilmente. Solo che anziché in qualche mese sono necessari almeno tre anni. Un esempio delle prove da superare?

  1. Iscriviti alla scuola di dottorato, consegna in segreteria tutti i 4783748 moduli. Manda una copia al tuo Advisor;
  2. Svegliati alle 4:20 e leggi i paper di bibliografia che il tuo Advisor ti ha mandato;
  3. Comincia a fare le prime analisi dati, fallisci miseramente perché sei nuovo, manda una mail al tuo Advisor;
  4. Fai un report troppo corto/lungo/off topic, mandalo per mail al tuo Advisor (che tanto non te lo caca paro);
  5. Se sei veramente pronto a diventare un PhD student, iscriviti al gruppo Facebook della tua facoltà. Se no soccombi in preda ai sensi di colpa;
  6. Fai un algoritmo che chiaramente non funziona;
  7. Manda i risultati (sbagliati) al tuo Advisor;
  8. Scrivi “PhD Student” sul tuo profilo Facebook alla voce “lavoro”. Derpimiti perché il tuo compagno di classe delle elementari, quello che non sapeva fare 2×3, è vice-dirigente dell’agenda del papi e si è appena comprato il BMW;
  9. Cerca di tenere a bada lo stress, l’ansia, la sindrome dell’impostore;
  10. Svegliati alle 4:20, scrivi il tuo primo paper per tutto un week-end;
  11. Manda il paper che ti è costato il week-end al tuo Advisor (tanto non lo legge uguale);
  12. Passa la giornata a procrastinare presentazioni urgenti;
  13. Partecipa a un seminario con altri PhD Student sicuramente più brillanti di te;
  14. Fai la tua presentazione. Sarà orribile e priva di senso;
  15. Cerca di migliorare i tuoi risultati sperimentali;
  16. Stai male, cadi in preda all’ansia sapendo che non avrai un post doc e tanto meno un lavoro;
  17. Accollati le lezioni più noiose del tuo Advisor;
  18. Accollati gli esami del tuo Advisor da correggere;
  19. Accollati gli orali al posto del tuo Advisor;
  20. L’Advisor ti chiede un incontro per discutere del tuo lavoro e se sei degno di continuare;
  21. Parla via Skype con un altro PhD Student disperato;
  22. Accollati tutto l’insegnamento del tuo Advisor per un semestre;
  23. Un altro algoritmo che andrà male;
  24. Compito segretissimo e urgentissimo che l’Advisor ti darà all’ultimo momento;
  25. Momento di autocoscienza con un altro PhD Student sul “cosa cazzo stiamo facendo delle nostre vite?”;
  26. L’Advisor ti comunica la data entro cui consegnare la tesi e discutere e tu non puoi fare altro che accettarla;
  27. Svegliati alle 4:20 in preda all’ansia, sapendo che non riuscirai mai a scrivere la tesi in tempo;
  28. Non parlare a nessuno per tutto il giorno. Tanto il tuo dottorato è l’unico argomento di conversazione, nessuno vuole starti ad ascoltare;
  29. Cercati un post doc, senza trovarlo;
  30. fino alla 49. Svegliati alle 4:20, scrivi la tesi, rispondi alle mail incazzatissime del tuo Advisor;
  31. Scaraventa la tua tesi e la tua persona davanti a una giuria di Advisor strafottenti che la ucciderà. È finita.

Se sei abbastanza stupido da voler giocare questo gioco, sarà dura: i posti di dottorato sono sempre meno. Si dice che di solito siano gli Advisor a scegliere le loro vittime. Nessuna mente vulnerabile dovrebbe essere esposta a tanto.
Sono tutte coincidenze? Noi di Voyager pensiamo di no.

Disclaimer#1: (visto che ormai l’internet è pieno di tristoni che prendono tutto sul serio) qui non si sta sfottendo chi si è suicidato perché abusato da uno sconosciuto su internet. Amesso che sia vero e confermato, poi.
Disclaimer#2: qui non si stanno nemmeno sfottendo i dottorandi, né si vuole scoraggiare la gente a intraprendere quella strada. Koris ha fatto un dottorato e lo rifarebbe (vabbè, magari non proprio uguale uguale, ma lo rifarebbe). Al limite, se proprio si vuole cercare uno scopo nel post, si può vedere una “denuncia” delle condizioni di stress a cui sono sottoposti PhD students e post-doc nella ricerca odierna, un argomento di cui si parla sempre troppo poco.

Disavventure a motore e nostalgia pedalante

Questo post potrebbe trasformarsi molto velocemente in un elogio della compianta Gemini. Per chiunque non seguisse il blog dalla notte dei tempi (di Splinder), Gemini è il mezzo di trasporto che ancor di più della Ya(xa)ris occupa il Koris-cuore. Gemini non ha mai avuto problemi di parcheggio o di imbottigliamento nel traffico. Gemini era eco-friendly, zero emissioni e palestra incorporata. Gemini andava anche sulla neve senza catene, con una certa dose di spregiudicatezza. La riparazione più costosa di Gemini fu quando saltò il mozzo della ruota e furono 30 euri, il resto era quasi tutto Koris-fattibile. Gemini ha resistito a qualunque tentativo di furto con scasso, anche senza il deterrente della zozzura perenne. Gemini aveva 50 anni sani sani e non li dimostrava (e valeva molto di più di quando sembrasse a prima vista). Gemini suscitava fischi d’ammirazione in tutti i meccanici a cui veniva presentata. Gemini non aveva bisogno di benzina o di diesel, solo di gambe adeguatamente polpacciute.

gemini

Gemini è stata per cinque lunghi anni la bici bolognese di Koris.

Koris si sposterebbe ancora solo ed esclusivamente tramite Gemini, solo che 70 km in bici la mattina potrebbero essere lunghetti, per di più con dislivello (la grande pecca di Gemini è l’assenza del cambio, cosa che se a Boulogne non si notava, a Marseille potrebbe essere fatale).
Tuttavia, quello che è successo ieri non sarebbe mai accaduto se Koris non avesse avuto la malaugurata idea di tuffarsi nel mondo dei motori.
Christine, aka la macchina di funzione maledetta, doveva fare una sorta di collaudo imprescindibile perché vuolsi così colà dove puote ciò che si vuole e più non dimandare. Fortuna ha voluto che il concessionario convenzionato fosse a uno sputo a palombella da casa Koris.
Fortuna a quel punto si è fermata lì.
Nota: un paio di settimane fa, Koris ha avuto la malaugurata idea di non vedere un pezzo di ferraglia ad altezza ruote entrando in un parcheggio, e la ferraglia ha palesato la sua presenza con uno schriiiiiiiik sulla portiera di Christine. Da allora Koris si ripete un rosario di “con Gemini non sarebbe mai accaduto, Crash Pandicoot (aka la Panda vecchio stile bianca modello SIP) avrebbe estirpato la ferraglia e sulla Ya(xa)ris ce ne saremmo fregati”. Essendo Christine fatta di alluminio e pastafrolla pare invece che abbia avuto una collisione con un asteroide.
Koris ha parcheggiato lunedì sera la vulnerata Christine nel parcheggio sotto casa sua in un posto corretto, umano, lontano da ferraglie di sorta. Il piano era “tirare fuori la macchina ore 7:30, mollarla al concessionario ore 7:45, tornare a casa ore 8:00, ritirare macchina ore 14:00, tornare a lavorare a casa come se non ci fosse un domani”.
E invece, plotwist.
Alle ore sette e mezza una macchina si era parcheggiata a un metro e mezzo dal culo di Christine. Quanto basta per creare un corridoio per altre macchine, non abbastanza per permettere a Christine di uscire. Almeno, non a una Koris imbranata con stress post-traumatico da ferraglia, ovvero “se non ho la Piazza Rossa moscovita a disposizione, non mi azzardo a fare manovra”. Koris è andata in lacrime a richiamare ‘thieu, che sì, è una self-rescuting princess ma se è il principe a tirare fuori la macchina è meglio. C’è da dire che è stato un lavoro di squadra che ha necessitato venti minuti di avanti-indietro con precisione chirurgica. In tutto ciò, una tipa parcheggiata nel vialetto dietro voleva uscire. Liberata Christine, la tipa si è accostata a Koris.
“Per colpa sua mi fa arrivare tardi al lavoro!”
“Mi scusi, ma sa, io sta macchina dovevo tirarla fuori, se c’era un intelligentone che me la chiusa io non ne posso niente…”
“Ma no! Quella è la macchina di un condomino, la parcheggia sempre lì. Se dà fastidio basta citofonargli e se lei non lo sa è colpa sua!”
Eccerto. La famosa sosta ingombrante ma non se conosci il condomino. Koris augura ad entrambi un’estate piena di eritema solare sulle chiappe, nel mentre si ripete che se avesse avuto Gemini l’avrebbe semplicemete sollevata e spostata. Gemini aveva il vantaggio di avere un telaio leggerissimo forgiato da fabbri elfici.
In ritardo abissale, Koris ha portato la macchina al concessionario. Ci sarebbe da fare una dissertazione sul tempo che si può perdere da un concessionario, ma soprassediamo. Un impiegato prende Christine e la guarda.
“Lo sa che hai dei pneumatici così lisci che ci può correre in formula 1?”
“Me n’ero accorta, ma il CCC nel darmi la macchina mi ha detto che non era un problema”
“E invece è un problema sì! La macchina è a trazione anteriore, con questi pneumatici non si va da nessuna parte. Però l’usura era già precedente, non può averla fatta lei in soli tre mesi”
Koris l’unica trazione che conosce è quella a pedali. Koris, in fatto di macchine, è lo stereotipo femminile perfetto.
“Cambiamo le gomme, allora”
“C’è un problema: non sono comprese nel prezzo, deve anticipare lei i soldi e poi vede se la sua azienda glieli rimborsa. Ma la avverto, coi pneumatici così rischia di ammazzarsi”
“Quanto sarebbe?”
“250 euri”
Koris scaccia con nostalgia il ricordo dei copertoni comprati alla Coop e montati con Bryda sotto il portico del Collegio.
“Va bene, facciamolo, me la vedo col CCC”
Koris torna a casa, si attacca al pc, gestisce tutte le crisi del caso, si fa fuori un pacco di grissini al mais perché ha capito che tanto mangiare sano è accessorio (e tanto non c’è tempo di prepararsi il pranzo).
In un punto indeterminato della tarda mattinata, suona il telefono. È il concessionario.
“Senta, è passato il perito dell’assicurazione per il danno, dice che si fa riparare subito, abbiamo già ordinato i pezzi”
“Grazie per aver chiesto il mio parere, eh”
“Quindi ce la teniamo fino a venerdì, in attesa dei pezzi. Se vuole alle 14 può passare a ritirare la macchina di cortesia, ma avrà solo due posti”
“Che macchina sarebbe, per informazione?”
“Un simil-furgoncino”
Visioni di Koris alla guida di autoarticolato in stile trasporto eccezionale per imbranati cronici. Non è cosa. Non saranno Gemini, ma Fiestina e Ya(xa)ris uber alles.
“Molto gentile da parte sua, ma credo che andrò con mezzi propri fino a venerdì”
“Come preferisce lei”
“Solo una curiosità, ma alla fine chi vi paga il danno?”
“Ah, il tipo dell’assicurazione non ha lasciato detto niente. Faccia così, venga venerdì sera col libretto di assegni, in questo modo in caso paga tutto lei e poi si fa rimborsare”
Koris capisce che sarà cosa buona evitare di guardare l’estratto conto per i prossimi tre mesi, onde evitare di sconfortare la genetica ligure. Ti ricordi quando ti dissero “per i freni di Gemini sono 25 euri”? Ecco, sarà molto molto molto peggio.
E niente, lo sappiamo che per lavorare coi Neutroni Porcelloni Christine è un male necessario. Ma si stava meglio quando si andava a pedali.

Troppi cosi

Quando Koris ha iniziato a lavorare qui si era ottusamente convinta che tenere una lista delle cose da fare l’avrebbe aiutata a tenere botta. E in effetti la lista aiuta. Il problema è che non finisce mai.
Koris ci prova anche a dare delle priorità alle varie mansioni, poi succede più o meno questo: inizia scrivendo il programma di smantellamento della RobbaNucleareCattiva, poi arriva la mail del capo di divisione che dice “se non ci date le interfacce fra i vari rivelatori vi mettiamo il pongo al posto dell’uranio”, quindi ferma tutto e mettiti a fare le interfacce, almeno fino alle due mezza, quando sei in riunione col Cancelliere Palpatine, aka il Capogruppo, e i tizi della sicurezza che ti dicono che, ops, si sono scordati che voi c’avete le sorgenti radioattive, ops, e hanno bisogno di un documento ufficiale, che però non esiste, quindi Palpatine ci va in sbattimento e tu, anziché scrivere il resoconto della riunione, cerchi disperatamente un documento pseudo-ufficiale, restando un’ora in più per la gloria, che tanto gli straordinari non si pagano, fa brutto. Fine del periodo sintattico e fine della giornata (se non siete riusciti a respirare per arrivare al termine, avete scoperto come si sentiva Koris giovedì sera). Il giorno dopo arrivi e Palpatine ti dice che no, del documento non c’era bisogno, era un malinteso fra loro, ma le interfacce restano urgenti perché il pongo non è un buon rilevatore di neutroni. E hai sei milioni di riunioni, compresa una con un tipo che arriva mezz’ora in ritardo, non si scusa e ti congeda dopo dieci minuti perché, ehi, c’ha da fare. Torna a casa, fingi di essere un adulto funzionale ignorando la tua intrinseca indecenza che ti mormora “Cazzocifrega della cena, mangiamo piselli crudi in lattina mentre ci ammazziamo di retrogaming con Alone in the Dark 2!”. Se non ci fosse ‘thieu in circolazione Koris vivrebbe aggrappata a un computer su un Everst di lattine di piselli.
Poi viene la notte coi sensi di colpa, perché non abiti nel 7ème arrondissement di Parigi con tre domestici e quella cucina non si pulirà da sola (e ‘thieu ha già pulito il cesso). Poi il tempo nel week-end è poco. E c’è la grotta da esplorare che forse prosegue, forse no, ma intanto ci sono ragni giganti che Lara Croft avrebbe detto “ma che schifo!”. E poi domenica ‘thieu vede il sole e gli piglia il complesso del Parigino, per cui bisogna uscire.
Lunedì mattina si ricomincia: il documento sulla RobbaNucleareCattiva è sempre lì, ma prima vengono le interfacce, poi c’è la riunione per costruire il magazzino del rilevatore con gli scaffali Ikea, e allora scopri se l’isotopo emette gamma e se li emette quanti sono, e fai il resoconto…
Koris ogni tanto ha il sospetto che la sua vita sia un po’ troppo incasinata e potrebbe condurla a una lovecraftiana follia, ma non ha più di tanto tempo per pensarci.

palpatine

“Koris, fila a finire le interfacce”

Un bel ricordo

Di questo week-end lungo (perché l’otto maggio in Francia è festivo) Koris ricorderà per un po’ di tempo con un certo sollievo la cena nella casa di campagna/capanna polare del Guru, quando domenica sera alle otto precise la radio FranceInter ha annunciato la stima di voto ufficiale del 63% contro la Bionda Tinta. La percentuale ha continuato a salire, ma la torta era buona, il vino faceva 15 gradi e tutti sono andati a dormire sparando un poco di minchiate a testa.

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Pacatissima e composta reazione di Koris a caldo.

Forse la speleoterapia d’urto sta dando i suoi frutti. Forse. Diciamo che almeno ora si arriva al fondo dei pozzi normalmente costituiti.
Koris ha una voglia di dormire assurda e un altrettanto assurdo grado di lasciatemiStare, ma segue. Anche perché se si ferma magari le prende il #moriremotutti e forse è meglio di no.
Quindi concentriamoci sulle becere battute di domenica sera ed evitiamo di pensare alla lunga lista di incombenze, accolli e vita ordinaria che ci aspetta al varco da oggi fino a venerdì almeno.

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Koris, domenica sera.

La palla è nel suo campo

La vita scorreva felice, non tenevate pensieri… avevate soldi, sesso e salute, tutti i dischi della Carrà… (qui per il seguito)

Era già da un po’ che Koris non aveva rapporti coi tizi dell’azienda e la cosa ha sicuramente giovato alla sua salute mentale. Almeno finché il Koris-cervello bacato non si è messo a pensare “e se fra nove mesi dobbiamo tornare là?” e ha cominciato a precipitare in un vortice di paranoia, ma sono problemi del Koris-cervello. E no, non fate battute sceme sui nove mesi ed eventuali congedi per maternità.
Il succo del discorso è che filava tutto liscio su quel fronte.
Poi Koris si è ricordata che a 70000 km Christine la macchina (di funzione) infernale avrebbe dovuto fare un collaudo-controllo-roba di auto che forse Koris dovrebbe sapere ma non sa. Essendo vicina al limite, Koris ha preso appuntamento pacificamente da un concessionario.
Tutto sarebbe stato ancora molto zen, se non avesse ripreso in mano i documenti aziendali che attestano il suo momentaneo processo di Christine. E lì c’era una riga che c’era anche prima, ma che non era mai stata considerata sul serio:
“Il dipendente è autorizzato a percorrere un massimo di 11000 km all’anno con detta macchina. Superata tale cifra, al momento della resistuzione tutti i chilometri eccedenti saranno fatturati al dipendente al prezzo di 1.65 euro al chilometro”
Koris ha ricevuto Christine che aveva all’attivo già 63000 km. Ora siamo a 70000 km. Pericolosamente vicini al limite massimo.
Christine non ha mai percorso, con Koris al volante, altra tratta che non sia Neutroni Porcelloni-garage. Il che fa 140 km al giorno.
Restano ancora nove mesi di contratto e il limite potrebbe essere ampiamente superato prima che venga l’estate.
Dopodiché, fanno 140 km al giorno per 1.65 euri, ovvero 231 euri per andare a lavorare tutti i giorni. Fino alla fine del contratto fanno in tutto circa 36000 euri. Non ci esce la Maserati, ma di sicuro un paio di Ya(xa)ris nuove. E un numero molto elevato di portiere per sostituire quella Ya(xa)ris autentica che ai 130 km/h sibila come un pitone.
Koris ha deciso di non farsi prendere la panico. In fondo, come dice sempre il CCC, è solo un documento.
Bisogna saperlo interpretare, come la Bibbia.
Si può guardare da un’altra ottica.
Si deve contestualizzare.
Può essere frainteso.
Ha fatto anche cose buone.
Non sapeva che fosse minorenn… scusate, ci siamo lasciati trasportare.
Poi Koris ha deciso che era il momento ideale per il panico perché, per quanto riguarda i Capi, carta canta solo nell’abusato rapporto Padrone versus Impiegato e non viceversa (a Mélenchon questa frase piace un sacco). Insomma, se può riportare money in qualche modo, il documento potrebbe diventare la Magna Charta Libertatum e cazzi di Koris, pagare. O meglio, prima fare un bilancio di quali organi interni vendere a un trafficante boliviano, all’occorrenza chiedere un prestito di cornee a ‘thieu che ha dei begli occhi, magari si piazzano bene sul mercato…
Ma prevenire è meglio che curare (e visto che la rete fa schifo, anche connettersi al Deep Web per contattare trafficanti di organi potrebbe essere complicato), anche se la prevenzione spesso è una rottura di palle. A Koris non restava altra scelta: doveva contattare il Commerciale Contenitore di Cazzate. Anche se sarebbe stato preferibile strapparsi i peli del culo coi guanti da box.
Koris gli ha scritto una mail ieri, il CCC ha risposto “oggi c’ho il businness in IDF, poi ti chiamo”. IDF non sta per Istituto Deficienti Funzionali, purtroppo.
Oggi ha chiamato. Koris ha voluto sincerarsi che avesse ben compreso il contenuto del problema.
“Sì! Ho capito che hai fatto già 70000 km con la macchina!”
Riprova, sarai più fortunata.
“No, ne ho fatto solo 7000 km, ma prima che scoppiasse un casino ho preferito avvertirti. Perché coi km che mi restano col piffero che arrivo a febbraio prossimo, a botte di 140 km al giorno”
“Lo so! Ho fatto una simulazione!”
Minchia, che prontezza di intelletto! Deve aver mangiato pane e volpe alla pausa kaffèèèèèèè.
“E la soluzione quale sarebbe?”
“Non ti preoccupare, la palla è nel mio campo. Ora penso…”
Ed è proprio per quello che Koris si preoccupa.
“… potremmo darti un’altra macchina…”
Oddio, no, un’altra saga potrei non reggerla!
“… o farti una deroga con concessionario…”
Parole in libertà.
“… o chiedere a uno dei resposabili dell’azienda che fa il leasing?”
E poi cosa? Una bolla papale? Un decreto del presidente della repubblica?
“Ma sono l’unica ad avere questo problema?”
“Sì! Cioè, no! Ho già avuto un sacco di altri casi del genere”
“… e come li hai risolti?”
“Non mi ricordo!”
Ecco, il buffer cerebrale del CCC si è saturato. Non osate più ricevere risposte sensate da lui. Tempo di chiudere la comunicazione prima che sia troppo tardi.
“Ma non preoccuparti, ci penso. La palla ora è nel mio campo”
Koris gli ha attualmente lasciato campo e palla, non senza una sorda inquietudine di fondo. Non sia mai che le similitudini calcistiche si trasformino piuttosto nel gioco della palla avvelenata.

Speleoterapia antibiotica

(Disclaimer: questo post non è adatto a gente che soffre di vertigini perché c’è un sacco di verticale. Veramente un sacco. Siete stati avvertiti)

Da bravo speleologo qual è, ‘thieu sa che gutta cavat lapidem, anche se gli manca il latino. Sarà per questo che ha dosato uno stillicio mirato nel Koris-cervello.
“Vieni allo stage speleo?”
“Se lo organizzi sulle Causses probabilmente no”
“Mi sa di sì, sarà sulle Causses. In ogni caso rispetterò la tua scelta. Comunque, hai deciso se vieni allo stage?”
Questo ripetuto più volte al giorno, fino alle 20 di venerdì sera in cui Koris, fuori tempo massimo, ha ceduto sbottando “vengo, ma mi porto libri e computer e se la grotta mi rompe il cazzo me ne sto in superficie”.
Ora, Koris si sta sottoponendo a una sorta di speleo-terapia per farsi passare la fifa dei pozzi. In pratica, ‘thieu cerca di far capire a Koris che sa fare. La terapia è a base di pozzetti crescenti perché Koris riprenda confidenza in sé, visto che su Amazon la hanno finita. Con qualche fatica siamo arrivati a un P36 non larghissimo la settimana scorsa. La speleo-terapia a base di “allez, viens!” stava funzionando abbastanza bene, ma ‘thieu insisteva nell’andarci piano.
Poi è arrivato l’Aven de la Cheminée.

cheminee

Ecco il rilievo verticale della bestia. Oh, siete stati avvertiti.

Koris sapeva una sola cosa: che c’era il P40 (pozzo di 40 metri). Ma si stava convincendo che se è passato un P36 la settimana scorsa, poteva passare un P40 questo week-end.
“Ma sono contro parete o nel vuoto siderale?”
“Tranquillo, dovrebbe essere tutto contro parete. Poi non ne ho la certezza, non ci sono mai stato” disse ‘thieu, forse incrociando le dita dietro la schiena.
Koris si è detta “proviamo, tanto pioviggina fuori e fa anche freddo”. Si è quindi calata nelle prime strettoie con altri sei speleologi più o meno agguerriti.
Arrivata al P40 molto prima del previsto, Koris ha cominciato a fare un training autogeno a base di “ce la fo, ce la fo, ce la fo” e tanto una volta messasi sul discensore la voglia di fare dietro-front era poca. Contro parete un paio di palle, scesi i primi due metri Koris ha potuto bearsi di un bel pendolo che la ha portata a un altrettanto bellissimo frazionamento nel vuoto. Le cose che le fanno rimpiangere le domeniche a copertina, divano e serie tv. Ma ormai era lì, quindi niente.
È andata. Frazionamento, arrivo su un pianerottolo con la voglia di scoppiare in lacrime potentissima. Ma non essendo in intimità era meglio cercare di sorridere e nascondere le gambe di burro, dimenticando volontariamente che qualcuno avrebbe anche dovuto risalire quel pozzo.
Ma niente, il peggio era passato. Il P35 e il successivo mini-meandro sono passati senza nemmeno accorgersene. Come una lettera alla posta, dicono i Francesi (che non sanno cosa accada alle poste italiane).
Poi sono arrivati loro. P26 e P24. Felicemente sottostimati da Koris, perché “ho disceso il P40, non mi ferma più un cazzo di nessuno”. E invece LOL.
Il P26 ha avuto il buon gusto di illudere Koris di essere stretto e contro parete, almeno per i primi due metri. Poi si è aperto in uno svaso impressionante, zampe nel vuoto e ripetersi ossessivamente “guarda il discensore, non guardare in basso”. Il P24 successivo era accessibile con un pendolo dell’odio supremo. Dalla cima, Koris era moderatamente certa di vedere il fondo. Anche qui, passato il frazionamento siamo a zampe nel vuoto. Ma si arriva per terra, anche se dovrebbe chiamarsi più P50 che P26+P24.
A sette metri Koris si è accorta che quello che vedeva non era il suolo. Era un terrazzino scosceso da cui si partiva “en vire”, ovvero al traverso appesi sulle longes e piedi ancora nel vuoto. Un’altra di quelle cose che Koris adora. E lì sì che si è passati come una lettera alla posta, ma la posta italiana.
Non ripeteremo in questa sede l’imprecazione gigantesca che Koris si è fatta scappare in lingua madre.
Koris ha raggiunto ‘thieu come una Furia/Erinni.
“Ti ricordi quando due anni fa allo stesso stage, quando eravamo mezzi persi alle tre di notte, mi hai chiesto se ti stessi odiando?”
“Mi ricordo”
“Beh, no, non ti stavo odiando”
“Meno male”
“ORA PERÒ SÌ!”
Il resto è stato tutto un susseguirsi di piacevole meandro e pozzi stretti e ben educati (almeno secondo il Koris-criterio). Il tutto per decidere di fare dietro-front a -300 perché cominciava a farsi una certa ora.
La strada da -300 alla base del P24 è stato tutto un mangiare come fogne ignobili. Qualunque cosa. Riso, the, barrette di cereali, albicocche secche, cioccolato, “che, lo lasci quello?”, madleines.
Koris ha dovuto fare appello a tutta la sua scarsa forza di volontà per risalire i vari svasi (da notte) con zampe nel vuoto. Ma qualcuno da quel buco doveva pure uscire.
Arrivata alla cima del P40, non credeva a sé stessa per essere ancora viva, intera e dotata di una sanità mentale. A ‘thieu in compenso sono stati prospettati parecchi turni di lavaggio piatti per compensare l’adrenalina e i sedici chili di sudore che Koris ha perso.
Era mezzanotte quando si è rimesso il naso di fuori, più di tredici ore dopo. Sotto la neve. Ebbene sì, era la notte fra il 30 aprile e il 1 maggio e c’era la neve. Che ai tre gradi del campeggio a fondo valle si è trasformata in pioggia ghiacciata. Koris è uscita dalla macchina a bomba e si è infilata nel sacco a pelo di piumino, senza nemmeno togliersi la sottotuta speleo (che è stata collaudata come fantastico pigiamone di pile).
Però insomma, dopo troppe uscite sulle Causses in cui rinunciava quasi subito, Koris questa volta è riuscita a farsi violenza e arrivare a -300. Non che lo rifarebbe la settimana prossima, eh. E quella che doveva essere una speleo-terapia leggera è diventata una dose antibiotica, nel senso letterale di anti-vita. Effetti collaterali: l’acido lattico e una fame oscena.
E questa volta possiamo dire che i formaggi puzzoni sono ampiamente meritati.

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