Un, due, tre… fuffa!

Siamo al mercoledì di una settimana complicata e la fuffaggine ha preso il sopravvento. Dicasi fuffaggine la tendenza a non avere tendenze. La fuffa procede per effetto valanga e si aggrega come gli spilli su un magnete. Il magnete di solito è Koris.
Secondo il Koris-calendario su questa settimana si poteva benissimo fare una croce, causa meeting numero uno lunedì-martedì e meeting numero due giovedì-venerdì. Partecipazione obbligatoria, birba a chi manca, muoversi. Inscatolate la vita lavorativa per una settimana e prendete appunti.
Koris ha passato il lunedì con l’espressione tipica della Madonna dei Sette Dolori chiedendosi che cosa avesse mai fatto a una divintà superiore per meritarsi quel supplizio. Una retrospettiva della sua passata attività moral-religiosa ha fatto comprendre che in effetti sì, Koris ha peccato abbastanza per vedere presentazioni di gente che fa analisi dimenticandosi pezzi e se glielo fai notare si incazza ancora. Perché sono ricercatori, loro. Ce l’hanno grosso -l’elenco delle pubblicazioni-, loro. Koris si è fatta un sacco di domande, la risposta era dentro di lei epperò è sbajata.
Il martedì Koris ha deciso di rompere col suo basso profilo facendo notare che se volevano davvero mettere delle sorgenti radioattive di tale potenza a zonzo, avrebbero dovuto fare i conti minimo minimo col Dipartimento della Difesa, che sarebbe stato capacissimo di incazzarsi come una biscia. Le è stato risposto che dipende dalle circostanze. Bisogna contestualizzare. Non sapevo che il plutonio fosse minorenne, signor giudice.
Vabbé, lo scopo del meeting è diventato sopravvivere al meeting.
Stamattina Koris si è trovata tre mail di cui: una pertinete, la seconda uguale alla prima inoltrata, la terza aveva tutto scritto nell’oggeto mail. Avendo Koris dormito tre ore stanotte, ci vuole poco per farle perdere la pazienza. Anzi, forse la pazienza giace già agli oggetti smarriti da ieri sera.
Koris è andata dal Capo per cercare di fare chiarezza sulla questione.
“Ho una conf call coi Cinesi fra tre minuti”
“Punto uno: ho risposto alla mail pertinente del Gilgamesh dei rifiuti radioattivi (n.d.K. se vi pettinate come gli Assiri, Koris non può non affibbiarvi il nickname che meritate)”
“Di già?”
“Gli ho solo dato dei suggerimenti su come penso che dovrebbe aggiornare il documento”
“E non puoi aggiornarlo tu?”
“Andrà sicuramente a finire così, ma nel mentre non voglio insegnargli a fare il suo lavoro.”
“Va bene. E poi?”
“Ho scritto al team Indiano, ma risponderanno come al solito alla prossima reincarnazione”
“Normale. Poi?”
“Il servizio informatico, interpellato la settimana scorsa per installare il detto-programma, fa rotolare balle di fieno” (n.d.K. no, geek-Koris non avrebbe nessun bisogno del servizio informatico per installare roba, non foss’altro che costoro detengono gelosamente la password di amministratore come Gollum col tessssssssoro)
“Ma ne abbiamo bisogno! Non li hai ricontattati?”
“Gli ultimi due giorni ero al meeting dei Sette Dolori, li posso ricontattare oggi, ma se mi dicono che lo vogliono fare domani c’è l’altro meeting, non posso starci dietro”
“Non venire al meeting”
“E chi prende gli appunti?”
“Vedremo, vedremo. Dobbiamo chiudere questa storia”
La vita è bella perché è (a)varia(ta). Fra un contrordine e l’altro.

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Il mio robot speciale

Nel 2010 piombò a casa dei Maiores un Roomba, il robot pulitore. Il Roomba, più che come aspirapolvere robotico, deve la sua fama ai video sui YouTube in cui è impiegato come trasportatore per gatti. Poi magari pulisce anche, ma sopratttutto trasporta gatti. Viste le dimensioni e il peso specifico di Spin, qualora il felino avesse mai pensato di salirvi sopra, il malcapitato robot si sarebbe trasformato in una focaccetta di plastica e silicio. Quanto al suo impiego primario, a casa dei Maiores niente può competere con la pulizia dell’Ampero-Robot (ovvero l’Amperodattilo istesso).
Fu così che Roomba fu impacchettato e relegato in cantina fino a data da destinarsi.
Un anno fa Koris, noto angelo caduto del focolare e nonché paladina delle pulizie sommarie, ricordò l’esistenza di Roomba e, vista la sua virtute nei lavori domestici, pensò bene di richiederlo se nessuno lo impiegava.
“Come vuoi, ma è rotto”
Koris lo recuperò lo stesso. Trasportato sulle sponde della Provenza e spacchettato, Roomba si accese, si guardò attorno e urlò al mondo il suo disappunto sotto forma di:
“Errore di carica: 3!”
Koris, esperta di turbe mentale di apparecchi informatici capricciosi, si armò di cacciavite e aprì il robot. Ivi scoperse che la batteria era ossidata, probabilmente a causa del disuso prolungato. ‘thieu, voltmetro alla mano, confermò la teoria.
Venne comprata una nuova batteria compatibile e una volta inserita Roomba fu di nuovo un robot felice, zampettante e pulente.
Per una sera.
Al secondo tentativo, la batteria era scarica. Koris fece per mettere Roomba sulla sua base quando il robot incontrò nuovamente il male di vivere.
“Errore di carica: 3!”
Forse è la base che non va. Il voltmetro disse che la tensione era buona.
Forse è il trasformatore che non va. Il voltemtro disse che anche il trasformatore era in buona salute.
Si decise di spostare Roomba a casa di ‘thieu, ove vi sono tutti gli strumenti per l’elettronico che non deve chiedere mai, e formulare un verdetto sulla sorte del robot: riparazione casalinga o discarica, visto che a sette anni dall’acquisto di garanzia manco a parlarne.
In un pomeriggio di particolare noia, ‘thieu ha smontato motori e schede elettroniche, con dialoghi di questo calibro:
“Errore di carica: 3!”
“Tua madre in bermuda, stronzo!” (n.d.K. pare che fra i Parigi la locuzione sia particolarmente offensiva)
Insomma, la tanto temuta guerra dei robot di Asimov sarebbe ancora molto lontana dall’avverarsi. Da questi suoi scambi filosofici ‘thieu arrivò a un aut-aut: o la batteria si è nuovamente fusa, oppure c’è un errore nel circuito di carica, ma in questo caso servono le specifiche della scheda madre per sapere quali transistor bisogna cambiare.
Caricata la batteria con un alimentatore stabilizzato gentilmente prestato dall’università, si è arrivati alla conclusione che sono i mosfet del circuito di carica. Koris, che non è esattamente un genio in microelettronica, non era sicura si avere il coraggio di cambiare transistor (“ah, signorina, e che facciamo, pistoliamo i mosfet?” pareva dire il mini-Bazilla sulla sua spalla). ‘thieu magari anche sì, ma forse era il caso di passare per metodi meno invasivi.
Volle che il caso che su e-Bay circolassero degli alimentatori esterni, forse rubati alle università, vai a sapere. Koris ne ha comprato uno, in modo da manlevare Rooba dall’usare il suo circuito mutilato.
Il robot è tornato fieramente alla vita venerdì sera. Essendo un robot semovente dotato, se non di volontà, almeno di un algoritmo di tracciamento, la prima cosa che ha fatto è stata fiondarsi nel cesso e uscirne con la guida del trekking nelle Bouches-du-Rhone. Visto che ora può muoversi, vuole visitare posti nuovi. ‘thieu e Koris hanno passato il venerdì sera ad inseguire Roomba e a fissarlo sbigottiti mentre il robot scorrazzava per casa. Koris si immaginava che il robot borbottasse fra sé “questa casa è così lurida che fra un po’ cammina da sola!” (cit. dal “Lamentationes pro domo mundanda”, Amperodattilo).
Forse la guerra dei robot è iniziata e la prima parte del loro piano è infiltrarsi fra gli umani, convincendoli di essere al loro servizio e minare il sistema dall’interno.

La stagione del…

… dell’ingorgo mattutino. Ragione sconosciuta. Fatto sta che tutti i giorni c’è coda perché qualcuno si è spiaccicato contro un guard rail. Oppure un guidare di un bidone della rumenta su ruote è fermo in mezzo alla carreggiata perché la macchina sua coetanea ha esalato l’ultimo respiro. Ogni riferimento al mezzo del SonnoDellaRagione è puramente casuale.
… della copertina perché di notte fa freddo. ‘thieu ha pure voluto accendere il riscaldamento, nonostante il suo piccolo isolamento personale da orsetto polare. Koris no, ma perché dopo gli InverniDelDisagio in cui il riscaldamento era “404 not found”, Koris è pronta per la Georgia Australe.
… del pipistrello in amore. Che pare un titolo da filmetto soft-p0rno, ma invece è vero, è effettivamente cominciata la stagione degli accoppiamenti. Ragion per cui, ogni volta che si va in grotta, non sai mai se sia meglio bussare prima. Koris immagina di veder uscire pipistrelli che si tirano su i calzoni bofonchiando.
… del cibo invernale. L’Amperodattilo aveva proposto di fare la polenta, Koris ha detto “ma sulla carta è ancora estate!”. Il giorno dopo ‘thieu preparava cavolo e salsicce perché il freddo gli ha risvegliato i geni alsaziani.
… dell’incubo notturno. Ah no, quella non è semplicemente mai finita.
… delle domande senza risposta. Anche questa non fa altro che continuare, ma insomma, la sabbia nella clessidra scende. Scende anche il morale di Koris, ogni tanto, ma ormai ci siamo abituati. Ma almeno la lista delle grotte di FinalmenteSpeleo 2017 potrebbero pubblicarla, eh.
Domani è autunno e sarebbe auspicabile che Koris andasse in letargo.

P.S. Questo blog deve tornare a scrivere qualcosa di acido e cattivissimo, se no ci rammolliamo.

La Databasiade

Tanto tempo fa, nel 2009, un cuggino del nipote della sorella della zia di uno del gruppo speleo venne incaricato di fare un sito che pubblicizzasse on line le attività arrampico-alpino-trekking-speleologiche. Il cuggino del […] prese un sito precotto dal suo savoir faire, cambiò due o tre cosette e lo consegnò al gruppo molto sportivo ma poco information.
Meno tempo fa, nel 2015, Koris arrivò nel gruppo, vide il sito e pensò “Minchia che accozzaglia di pagine a metà fra web1.0 e web2.0 vorrei ma non posso!”.
Ancora meno tempo fa, a settembre 2017, Koris si disse che il sito era un reperto muffito e meritava una rinfrescatina.
Tale risoluzione si rivelò essere come un po’ tutte le Koris-idee: non lo avessi mai fatto.
Il sito si appoggiava ad un database in cui erano memorizzati tutti i resoconti delle uscite, più altre cose. Fino a pochi giorni fa, Koris si era sempre tenuta alla larga dai database. Con ragione, ora possiamo dire.
Il database in questione parlava la malefica lingua del MySQL, Koris no. Essendo tuttavia Koris una sorta di poliglotta informatica, non c’è voluto molto perché i due cominciassero a comunicare. A gesti. Dell’ombrello.
Koris ha scoperto che fra i plurimi megabyte del database c’erano non meno di 3500 commenti a vecchi resoconti. “Apperò,” si disse Koris “un tempo la gente sì che era attiva”. Al cinquantesimo “hypnotize women into bed”, s’è capito che i commenti, privi di qualunque moderazione, erano il regno di Spammolandia.
Deciso che la tabella “commenti” doveva essere distrutta col fuoco purificatore, Koris si è domandata perché ci fossero due tabelle apparentemente omozigote, news_new e news_news, forse una versione moderna della iota differenzia. Fuochino (purificatore, anch’esso). La tabella news_news raccoglie i resoconti delle uscite, quella news_new sostanzialmente… anche. Solo che vengono identificati come nuovi. E quand’è che diventano vecchi? Mai, se il moderatore non ci mette le mani. E se la gente ignora da che parte si piglia un database? Si sedimenteranno per sempre.
Anche la tabella news_news, oltre ad essere piena di colonne “NULL” perché mica abbiamo l’horror vacui, era foriera di sorprese. Come l’assenza di qualunque indicativo per il genere di attività, speleo o arrampicatoria che fosse. In compenso aveva una colonna flag, che si riconosce in un’ennesima tabella in cui quel flag corrispondeva all’attività. Chiunque abbia pensato questa cosa, doveva essere allergico al varchar.
Dracarys.
Con questa consapevolezza, Koris non poteva lasciare il sito in quello stato, la sua coscienza nerd non glielo avrebbe mai perdonato. Le riflessioni serali hanno fatto approdare a una conclusione ovvia: l’hosting lo abbiamo, nuclearizziamo tutto quello che c’è e facciamo risorgere un fantastico sito WordPress da quelle ceneri.
“Bisogna portarsi dietro anche tutti i resoconti dal 2009 ad oggi” hanno risposto gli altri.
I resoconti, epurati da Spammolandia e da ripetizioni inutili, erano in tutto 379. Koris ha avuto una fugace immagine di se stessa a fare copia-incolla per 379 volte. Non era cosa.
Ma se anche WordPress usa i database, magari si può fare un burinissimo trasferimento da un database all’altro e nessuno ha visto niente. Tralasciamo la narrazione di come Koris ha imparato a sue spese le query per la struttura pericolante. Una volta riempito alla bella e meglio il database tarocco di WordPress, Koris ha provato a importarlo sul suo spazio dedicato, per vedere come reagiva WordPress.
Male, ha reagito male.
Lo spettro del copia-incolla furioso si è ripresentato, assieme a un “gettiamo la spugna con disonore e facciamo seppuku con una penna USB”. Non esisteva proprio.
Koris è venuta a conoscenza di un plugin che importa database scaberci in wordpress. Solo che serviva un hosting (e no, quello del sito speleo non era utilizzabile, metti che si scassa tutto, poi come si spiega agli altri?). Il vecchio hosting del qui presente blog ha chiuso i battenti alle Isole Tuvalu. Gli hosting gratis in realtà sono gratis a pagamento.
Koris ha guardato Blatto, Blatto ha guardato Koris. “Vuoi diventare un server locale?” gli ha chiesto Koris. A giudicare dalla fatica successiva per installare XAMPP, la risposta doveva essere “manco per il cazzo”. Tralasciamo anche tutte le peripezie del caso, le turbe mentali di localhost e gli accessi negati perché sì. Diremo solo che per fermare il demone MySQL è stato necessario un esorcismo.
Parecchi chmod 666 dopo, Koris è riuscita a installarsi un interfaccia WordPress locale con siddetto plugin. Il quale ha avuto bisogno di parecchie pernacchie prima di decidersi a lavorare. Ma alla fine lo ha fatto: 379 post ora sono esportati in formato WordPress, in attesa di essere caricati su un sito “Welcome to the XXI century” che possibilmente faccia meno cacare del predecessore.
Ora che tutto più o meno funziona, le probabilità che il resto del gruppo dica “ma no, perché cambiare sito? È sempre andato benissimo” sono altissime. Ma in questo caso Koris ne avrà sempre tratto grandi lezioni di vita. Come restare il pù lontano possibile da database, server e MySQL.
Altro che “geekette” come la chiama ‘thieu, Koris è una fantozziata nerdaccia. Cambiamento di iniziale a piacere.

Ode al sacco a pelo in piuminio

In realtà questo post doveva essere scritto all’uscita dell’aven de la Cheminée, quando il primo maggio all’una di notte ci si trovò sotto una nevicata. E il problema erano i pozzi enormi, la neve è stata secondaria. Ma possiamo recuperare adesso.
Il sacco a pelo in piumino, che probabilmente sarebbe più corretto chiamare sacco a piume, è un oggetto voluttuoso che intender non lo può chi non lo prova, ovvero chiunque abbia abbastanza senno da non pensare possibile il dormire in tenda al di sotto dei dieci gradi.
Può capitare tuttavia che Koris non sia dotata di giudizio sufficiente da dire “in campeggio con notti a otto gradi, cosa potrebbe mai andare storto?”. E a questo punto entra in scena lui.
Il sacco a pelo piumoso è entrato nella vita di Koris a Natale sotto l’albero, dopo aver scoperto l’esistenza di tale oggetto presso ‘thieu. Il piumone da campeggio esisteva già prima nell’immaginario comune, ma il SonnoDellaRagione ne aveva vietato l’acquisto in quanto allergico a qualunque cosa fosse minimamente funzionale. Koris aveva dovuto optare per un sacco a pelo in acrilico che millantava di tenere caldo fino a -6. Peccato che per qualche strana ragione tale sacco a pelo surgelasse le ginocchia.
Il sacco a pelo piumoso è meraviglioso a più stadi:

  1. All’ingresso: infilarsi nel sacco a pelo, anche ove questo non sia preriscaldato, è un’esperienza che si avvicina alla beatitudine dantesca. Sopratutto perché, se il piumone da campeggio è in giro, l’ambiente circostante è ostile.
  2. Il momento dell’acclimatamento: soprattutto alla scoperta che il sacco è dotato all’interno di una sorta di girocollo piumato che si piazza sulle spalle e scalda come un gatto che fa le fusa. Poche cose al mondo sono piacevoli come il collo piumoso del sacco a pelo, si è scoperto.
  3. L’addormentamento: fra le braccia piumose del sacco a pelo si scivola nel regno di Morfeo che è una meraviglia.

La parte meno meravigliosa viene al mattino, quando si deve uscire dal bozzolo piumato per entrare in un universo freddo e umido. Perché se uno si equipaggia col sacco a pelo pensante, una ragione (gelida) c’è sempre.
Ma Koris potrebbe aver deciso che è iniziata quella stagione in cui si va in rifugio e la tenda va in letargo fino all’arrivo della primavera. Ah, no, c’è l’esercitazione del soccorso speleo a metà novembre (ma con un po’ di culo -o forse no- si passa la notte sottoterra)…

Settembrizzazione

E come in tutte le favole, alla fine arriva il Mistral e la temperatura crolla di dieci gradi. O forse erano le favole, era solo il normale ciclo dell’atmosfera. Koris pensava che l’arrivo dell’aria settembrina le conciliasse il sonno, e in effetti così è. Non fosse che le concilia il sonno sul fuso orario della Patagonia: alle dieci di sera svegli e scattanti, il resto della giornata a GMT+1 una chiavica.
Al decimo giorno di “questa notte non dormire”, si aspettano visioni mistiche di tapiri alieni. In mancanza di benedizioni da parte di Yog Sothot e risotti ai funghi di Yuggoth, Koris cerca di sopravvivere col sonno al minimo sindacale. Orso, colpito dalla stessa nemesi familiare da parte di Morfeo, propone di fare una sorta di rituale della dormita, in modo da essere cullati dalla routine. Solo che se Koris si mette a fare un rituale minimo minimo esce Chtulhu e poi hai voglia a dormire con un Grande Antico in camera.
Cose che succedono nel frattempo: il CCC, oltre a spannocchiarlo a Koris, lo ha spannocchiato anche al Capo. Quindi il Capo scrive a Koris la domenica sera, nel panico. Koris si fa trovare già con le chiappe parate, ma non abbastanza per evitare consegne lampo. Koris si odia e odia anche l’universo conosciuto quando succedono queste cose.
Vista l’insonnia di cui sopra, Koris vive nella perenne paranoia di addormentarsi in macchina. Onde evitare di spiaccificolarsi mentre guida nel regno dei sogni, Koris usa l’arma definitiva: la discografia dei Rhapsody of Fire. Non puoi addormentarti mentre stai sbraitando “For the kiiiiiing, for laaaaaaaaand, for the mountaaaaaaain, for the greeeeeeen valleys where dragons fly!” all’uscita di Aix-en-Provence. E nella solitudine del tuo abitacolo, nessuno può sentirti stonare.
Vita sociale poca ma buona. Giocare a “Once upon a time” dopo quindici anni e in un’altra lingua è divertente lo stesso. Tuttavia, la mancanza del sadismo del Goblin Zoppo si fa sentire. Non ci sono più le navi che galleggiano negli stagni onde evitare di pronunciare la parola “mare”.
Koris ha scoperto l’esistenza di una teoria secondo cui sarebbe possibile la fusione nucleare fredda, ma con atomi dotati di muoni anziché di elettroni. Dal momento dell’agghiacciante scoperta, se ne va in giro ripetendo “la gente non sta bene!”. Vedi come sopra sui ciclisti in autostrada sulla corsia di emergenza perché “si fa prima”.
Insomma, settembre è arrivato, l’autunno si fa sentire clacsonando e sorpassando sulla destra, Koris ha ampi margini di miglioramento.

Cazzate oneshot

Ore 14:50. Caldo torrido ma in calo, umidità galoppante, cicale fuori dalla finestra.
Koris guarda gli elettroni, gli elettroni guardano Koris (non le chiedono “Why modernism?” solo perché questa la capirebbe soltanto Iset).
Koris sa che ha una riunione dalle quattro e mezza alle sei che dovrebbe essere vietata dalla convenzione di Ginevra. Koris ha uno scazzo atroce per via degli elettroni che non si comportano bene.
Suona lo SmartPhogn.
È il CCC, il Commerciale Completamente Cretino, o il Cojonazzo Con Convizione, a scelta.
“No, non sono psicologicamente pronta a tollerare la minchiata numero non so quale sui rimborsi della macchina. No, non voglio sapere che non mi rinnovano il contratto qui. No, non ho nessuna voglia di organizzare una riunione per spiegargli della rava e della fava che tanto non capirà. No, non ho la forza per un’altra cazzata”
Però Koris non ha competenze da opossum e non sa fingersi morta. Al prossimo giro, come corso opzionale all’università, invece di fisica delle reazioni nucleari ad alta energia scegliamo tanatosi.
“Pronto, sono il CCC!”
Ma non mi dire. Per altro sullo SmartPhogn è memorizzato così.
“Va tutto bene???”
Al solito, andava meglio prima. Ma non possiamo ripetere ‘sta scenetta ogni volta.
“Ti chiamo per una cosa importante”
Vedi come sopra. Koris non è psicologicamente pronta, parlate con la segreteria telefonica, quella è sensibile e compiacente. E soprattutto, non umana.
“Sarebbe a dire?”
“Non so se funziona la tua casella di posta”
Qui la rosa delle risposte da elargire è talmente ampia da rendere ardua la scelta.
“In che senso non sai se funziona la mia casella di posta?”
E perché? Cosa dovevi mandare? Comunicazioni di licenziamento perché c’è grossa crisi? Statini dello stipendio? Sticazzi rotanti?
“Non hai ricevuto una mail ieri dalla direzione?”
“Sì, ma parlava del seminario aziendale”
Aka la vacanza aziendale, quella cosa metafisica di fantozziana memoria il cui solo nome invita a tenersi il più lontano possibile. Il CCC si illumina di immenso.
“Ah! Allora puoi dirmi se la hai ricevuta?”
“Sì, la ho ricevuta, ma…”
“Sicura sicura?”
“Sì, perché?”
“E hai risposto?”
No, la mail diceva espressamente di rispondere entro venerdì, non subito immediatamente qui e ora. Ed è una cazzata a cui comunque Koris risponderà no, in quanto quel week-end ah uno stage di speleo-soccorso. E anche se non ce lo avesse, preferirebbe passare 72 ore a spalare cacca di pipistrelli alla Salle des Phosphates piuttosto che andare in vacanza con l’azienda a fingere di divertirsi. Koris ha sviluppato un’intolleranza alle gite scolastiche dall’età di dodici anni, la pubertà fa brutti scherzi.
Ma anche la coglioneria non scherza. Perché telefonare per sapere se una mail è arrivata era già grottesco nei primi anni 2000, figurarsi ora, nell’epoca della mail con avviso di lettura. Manco la catanonna ultranovantenne, fra un po’.
“Non ho ancora avuto tempo di rispondere, stavo lavorando”
“Ok, ma la hai ricevuta, vero?”

“Ho sognato di essere un cretino”


“… sì”
“Bene, allora rispondi, eh, è importante”
“Ma dovevi dirmi solo quello?”
“Certo!”
Koris ogni tanto pensa di essere trollata. Non è possibile essere così coglioni senza accorgersene. Non può non esserci una premeditazione nella rottura di coglioni. È semplicemente troppo assurdo.

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