Idra di Lerna multitasking cercasi

Il sesto senso di Koris aveva fiutato nell’aria già da ieri sera che sarebbe stata una giornata no.
“Ma dai, non partire prevenuta, magari ti sbagli” ha detto ‘thieu, che è una bestiolina ottimista alla ricerca del bene rimasto nell’universo (detta così pare Sailor ‘thieu, ma pazienza).
Ma i cinque sensi ordinari di Koris possono anche sbagliarsi, soprattutto la vista a quattr’occhi, il sesto no. Il sesto percepisce tremiti nella Forza a parsec di distanza, perché Koris è una Jedi dei rompimenti di coglioni.
E si era anche svegliata di buon umore. E non aveva nemmeno trovato traffico per arrivare al lavoro.
Poi, appena si è apprestata a fare debugging di una roba orribile in tutti i sensi, si è accorta di non avere le cuffie. Questo dettaglio può sembrare insignificante a chiunque non abbia mai toccato un pezzo di codice, gli altri non possono che compatire. Diciamo che è come cercare di fare meditazione zen in un ingorgo sul Grande Raccordo Anulare all’ora di punta: ci si può riuscire, ma richiede un’enorme concentrazione.
Koris era in piena ricerca del Nirvana e di quei cazzo di bachi che persistono in cui questo codice illeggibile, quando è arrivato il Capo.
“Ma tu non sei al meeting!”
“Quale meeting?”
“Quello delle componenti integrate”
“E ci ho da fare io con le componenti integrate?”
“Non lo so. Pensavo che pensassi che poteva essere interessante per qualcosa”
Eccerto. Perché qualora ci fosse del tempo da peredere la migliore idea sarebbe andare a un meeting di roba di dubbio interesse.
“Volevo chiederti, stai andando avanti?”
“Sto facendo l’integrazione del modello come mi avevi chiesto la settimana scorsa. Era urgente, si diceva. E non è una cosa semplicissima…”
“E il paper? E lo storage? E la lista delle sorgenti radioattive? E la presentazione per il MegaCapo? E le autorizzazioni di importazione delle sorgenti?”
Che va bene il multitasking, la flessibilità e tutte le altre cazzate qualità richieste, ma qui si sta esagerando. Più che la capacità di saltare di palo in frasca da un argomento all’altro, qui urge una testa per argomento. Figura professionale ricercata: Idra di Lerna con dottorato in fisica e buone capacità di programmazione. E le teste, se recise, devono ricrescere in giornata, che qui non c’è mica tempo da perdere.
“Senti, io ci provo a fare tutto, ma se non finisco il modello qui non si va avanti…”
“Vabbè, tanto che sei qui, vengo a cercati dopo”
Quindi non è nemmeno finita. Ok, problemi concreti con soluzioni concrete: urgono Echidna e Tifone per esperimenti di ingengeria genetica su Koris.
Poi ti dicono che non devi stressarti, ma ci sono giornate in cui ci sarebbe da piantare tutto e andare ad insegnare matematica al liceo agrario di Gap. O trasferirsi a vivere fra i licheni, che non hanno l’aria di aver bisogno del multitasking.

idra

Stessa cosa, ma con le teste di Koris. Forse è meglio l’estetica del lichene arancione.

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Mezzi fallimenti

C’è chi esorterebbe a guardare il bicchiere mezzo pieno, ma nel caso di Koris quando il bicchiere è mezzo pieno, il contenuto è a scelta fra acqua fognaria e un long island con arsenico e sali di uranio. Quindi lamentele. Ma solo a metà.
Poteva andare peggio: poteva piovere. In effetti è piovigginato, chiamarla pioggia sarebbe eccessivo. E tanto si stava tornando indietro comunque.
Perché non solo Cabrespine ce l’ha con Koris, anche le montagne, per la precisione gli Ecrins, ce l’hanno con Koris. La neve non si è sciolta del tutto e a 2100 m di altitudine un nevaio vomitava acqua sul sentiero. Per la precisione era un torrente che non avrebbe dovuto essere lì, ma c’era, rivendicando il suo diritto all’esistenza. Si è scoperto dopo che forse si poteva passare sopra al nevaio, ma Koris si figurava già la neve che cedeva sotto i suoi piedi, facendola precipitare in una voragine gelida (era un nevaio temporaneo, non chiamiamolo crepaccio).
Vabbè, il Lac de Croupillouse sarà per la prossima volta.
Però Koris in montagna non è mai scontenta al cento per cento, forse perché al di sopra dei duemila mentri inizia ad arrivarle sangue al cervello e quindi comincia a capire qualcosa dell’esistenza. E poi Koris coi piedi nella neve uguale Koris felice (a meno che non sia in ciabatte, ma non è detto).
Anche Koris che si bagna la testa nel torrente in disgelo è Koris felice, così le si rinfrescano le meningi (no, Amper, nessuno si è ustionato, c’era la crema protezione +50).
Poi quando Koris sbuca in un altipiano nascosto e pieno di neve, dopo un passaggio per così dire atletico, dove camosci e stambecchi saltellano fra le rocce e si sentono fischiare le marmotte, Koris potrebbe anche restare lì, a fissare le nuvole che si rincorrono in cielo.
Probabilmente in una vita precedente Koris era un lichene alpino (stambecchi, marmotte e compagnia sono forme di vita troppo evolute).

Forse un lichene da queste parti non sta poi così male…

Listolandia

Fin dall’infanzia una delle (scarse) doti di Koris era una memoria mica da buttar via. Secondo l’Amperodattilo si tratta di una memoria selettiva, ovvero “ti ricordi solo quello di cui ti frega qualcosa, mica ti ricordi di mettere le mutande a lavare”, ma comunque aveva uno spettro abbastanza ampio. Koris è la depositaria della memoria familiare, quella a cui chiedono “Ma quando siamo andati in questo posto cosa abbiamo visto?” e che risponde con la prontezza di Google ante-litteram (o una storia di Korisgram Stories, se preferite). Poi l’Amperodattilo rende tale pratica estrema dando input fallaci e contradditori, ma questo è un altro discorso.
In questo periodo di disfacimento della forma e della sostanza (dello spirito non parliamo nemmeno), pare che anche la Koris-memoria sia salpata per altri lidi. Forse è lo stress. Forse è il sonno intermittente. Forse è l’età. Fatto sta che nelle Koris-giornate, magari a causa della routine o magari no, si creano buchi neri e voragini in fatto di spese, bagagli, cose da fare al lavoro, vita in genere. L’oblio fagocita dettagli in maniera bulimica lasciando dietro di sé il Nulla della Storia Infinita.
Visto che il disfacimento va bene, ma anche nella decadenza bisogna tenere botta, Koris ha iniziato a fare liste perché scripta manent mentre in segnali elettrici fra i neuroni paiono essere in cortocircuito. Poi le liste ci hanno preso gusto e hanno iniziato a proliferare.
Liste della spesa.
Liste delle cose da fare per casa fra cui la spesa.
Liste delle cose da fare in ufficio.
Liste delle cose fa fare in ufficio con priorità.
Liste delle cose che vorresti fare se avessi tempo libero.
Liste di libri che uno vorrebbe leggere (queste ultime, affidati a siti truffaldini hanno il brutto vizio di sparire ogni tot necessitando di ricerche storiche).
Liste del bucato con priorità.
Liste di grotte.
Liste di cibo mangiato e da mangiare.
Liste di liste.
La situazione sta lentamente ma sicuramente sfuggendo di mano a Koris, teletrasportata nell’oscura contrada di Listolandia. Ma si reputa che finché non si passa alla lista di funzioni fisiologiche da espletare la situazione è tragica ma non grave.

Come organizzare un epic fail

Koris dovrebbe essere ormai cosciente di possedere un dono come re Mida, ma non della stessa qualità: tutto quello che Koris tocca si trasforma in fallimento critico, anche ove non sia necessario tirare un D20. Ne consegue che Koris non dovrebbe più prendere alcuna iniziativa. E in effetti aveva cercato di attenersi al piano, solo che poi le prende la smania di fare cose perché Spes Ultima Dea e finisce regolarmente a schifo.
Koris aveva organizzato da ottobre un’uscita per il week-end scorso nella grotta che dovrebbe essere una delle più belle di Francia. Guida necessaria, numero chiuso, jet set della speleogia, vi strapperete i capelli! Entustiasta di aver trovato una data dopo aver sgomitato via mail, Koris si rivolse al gruppo speleo chiedendo “chi vuole venire e per non perdersi questa occasione meravigliosa?” in modalità Dibbler-Mi-Voglio-Rovinare. All’appello hanno risposto ‘thieu e un altro, il resto del gruppo aveva da asciugare il gatto nel microonde. Vabbè, si farà un’uscita fra pochi intimi.
Poi qualcuno-di-cui-non-faremo-nome pensò bene di aprire l’uscita in interclub con quelli che sono un po’ dei salami su corda, nonostante il parere contrario di Koris. Ora, quando Koris dà parere contrario è già prona allo scassamento di gonadi, che si frantumano per un nonnulla.
“Ma perché proprio quella data lì?”
“Ma possiamo decidere noi a che ora uscire?”
“Ma non possiamo andare da soli noi sei?”
“Ma devo portarmi l’imbrago?”
“Ma devo portarmi l’acqua?”
“Ma devo davvero portarmi una tuta?”
“Ma davvero voi arrivate lì il giorno prima?”
Dato lo scambio di mail, Koris se lo portava talmente menato da casa che il rischio di dire “e allora fate voi, io me ne resto sul divano” era molto pronunciato. ‘thieu ha compiuto l’abuso di caricarla in macchina di forza.
Domenica mattina c’è stata un’ulteriore scena del “devo prendere questo? devo prendere quello?” e Koris si è trattenuta dal rispondere “sì e prendi anche il tuo culo”. Poi erano in ritardo. Koris odia poche cose come il ritardo. Ha detto ancora una volta che lei se ne tira fuori, ma invece no.
Nonostante le guide siano simpatiche, si comincia male: una discesa di 80 m su un’impalcatura arrugginita. Koris odia le scale in speleo. Koris forse si sarebbe fatta gli 80 m in un getto più volentieri, almeno non ti scivola il piede. Koris si odia molto per essere lì.
La grotta è un fiume sotterraneo. “Ma tranquilli, ci si bagna solo metà stivale” dicevano. Poi l’acqua entrò nello stivale. Poi l’acqua arrivò al ginocchio. Poi alla coscia. Poi alla cintola.
Koris ha camminato per non si sa quanto in un fiume di marmo blu (molto pittoresco) con l’acqua fino alla cintola e la faccia del gatto bagnato che l’avrebbe fatta pagare all’universo. L’unica fortuna è stata la sottotuta magica di Koris, che si asciuga in dieci minuti e non vogliamo sapere come e perché. It’s a kind of magic! One dream, one soul, one prize, one goal…

pissed-cat

Fedele descrizione di Koris nel fiume di Cabrespine

Arrivati a non molto lontano, si scopre che le guide hanno scelto di non andare nel ramo concrezionato, troppo fragile, urge autorizzazione papale. Il gurppo, soprattutto i tre invitati, fanno rimostranze.
“Ma eravamo venuti per quello!”
“Ma davvero non possiamo andare?”
“Ma non potevamo saperlo prima?”
“Koris perché non ce l’hai detto?”
Sulla fronte di Koris scintilla la scritta al neon “non sono una fottuta agenzia di viaggi”, ma non dice nulla perché potrebbe e non sta bene passare per quelli che si incazzano. Meglio passare per muti.
La grotta in effetti merita anche senza il ramo concrezionato, ma non quanto Koris si era aspettata. Mentre rimugina sul suo sconforto, Koris scivola su un duomo di calcite e si infrange il ginocchio sinistro. Livido numero uno.
Foto di rito. Koris continua a pensare a pratiche violente verso chiunque, tanto pensarle non è illegale e gli incidenti capitano.
Si torna indietro. Se prima si scendeva lungo il fiume, ora bisogna risalre la corrente come fottuti salmoni. Acqua di nuovo fino alla cintola. Acqua torbida, Koris non vede il bordo di una vasca, se lo prende nel ginocchio sinistro. Livido numero due. Koris cade di faccia nell’acqua, si rialza senza fiatare.
Il ginocchio e la coscia associata fanno un sacco male, ma Koris si trascinerebbe su un monopiede con la gamba mozzata nel kit, piuttosto che chiedere aiuto. Tanto l’acqua a 13 gradi raffredda il livido. Basta crederci tantissimo.
Quasi all’uscita, i salami decidono che non si può andare via senza la foto ricordo fatta con la compatta demmerda che richiede tre ore per essere messa a punto, senza comunque produrre risultati apprezzabili. Koris sorride sulla foto solo perché sta pensando come annegarli tutti in 10 cm d’acqua.
Uscita in vista. Altri 80 m di impalcatura da rimontare, Koris si odia, la tuta ormai è asciutta, l’universo deve detonare a breve.
Si arriva nella sala equipaggiata come grotta turistica. La gente guarda Koris-gatto-bagnato, Koris elargisce sguardi di “fatti li cazzi tua”. ‘thieu si avvicina in un momento di masochismo.
“Allora, valeva la pena venire?”
“Umpf”
“È un momento in cui bisogna evitare di farti domande?”
“Già”
Poi magari Koris deciderà che il fiume nel marmo blu è uno dei più bei ricordi della sua vita. Ma per ora ha fatto voto infrangibile che la prossima volta che organizzerà qualcosa sarà stocazzo.

Fuck the Polis e Res-li-cazzi-tua-Publica

Fra le mille assurdità che stanno accadendo in questo periodo, ieri si è arrivati a un certo livello. C’è un tizio da queste parti di incrollabile fede pentastellata (e no, purtroppo non stiamo parlando di astronomia), che preso dall’impeto euforico della vittoria del suo partito ha mandato una mail dicendo di voler celebrare tale storico evento. Nel capolavoro di letteratura dell’assurdo che è quella mail, spicca una frase in particolare, a proposito dell’applicazione della democrazia diretta: “Faremo la traslazione per i tempi moderni di ciò che era possibile più di 2000 anni fa nelle repubbliche di Atene e di Roma”. Qui a Koris hanno sanguinato gli occhi.
Caveat: questo post potrebbe essere una contraddizione in termini, in quanto Koris è fermamente convinta che chi non sa di storia dovrebbe tacere. Ma Koris non è una storica, quindi dovrebbe tacere, però un nientino ne sa, quindi…
Già il SonnoDellaRagione menava il belino (termine tecnico) con la democrazia ateniese e la partecipazione alla vita pubblica e il suffragio per elezione casuale e sto gran cazzo di capitello dorico. La risposta è “sì ma”. O anche “Bisogna contestualizzare”, qualora rimpiangeste le politiche del 1994.
Va bene, Atene sarà anche la prima forma di governo democratico mai apparsa su questo pianeta. Potere al popolo ateniese. Solo che di quel popolo ateniese partecipava alla vita politica un 10-20% della popolazione totale. Togliendo bambini, donne, stranieri residenti (forse anche ad Atene qualcuno sbottava nella Boulé dei Cinquecento “Questi Tebani che vengono ad Atene a rubarci il lavoro!”) e ovviamente gli schiavi, la maggioranza. In tutto avevano diritto al voto circa 60 mila persone. Per dare un’idea: la popolazione attuale di Merdopoli, cittadina di provincia. Anzi, Pericle (sì, quel Pericle, quello dell’età d’oro di Atene, grande legislatore, #SantoSubito) introdusse la clausula secondo cui, per poter accedere alla vita politica, i cittadini dovevano discendere in linea paterna e materna da cittadini Ateniesi (hashtag in voga all’epoca #PrimaGliAteniesi). Quindi, a parte il non appartenere alle categorie sopra citate, per poter partecipare alla mirabolante democrazia diretta ateniese serviva… vediamo un po’…

  1. Aver fatto il servizio militare
  2. Non avere debiti con la città, ergo niente puffi col fisco
  3. Non essere schiavi liberati che ‘sti parvenus puzzano e non li vogliamo

Questo per dire quanto dal basso venisse la democrazia diretta ateniese.
U Babbu ci tiene a sottolineare inoltre che Atene e la sua democrazia andarono in merda quando caddero in mano ai demagoghi, i populisti di allora. Tanto per dire che Aristofane, fra una battuta zozzona e l’atra, non aveva mica torto.
Per quanto riguarda Roma… di che stiamo parlando? Di una repubblica oligarchica. Tota nostra est, nella Penisola 2500 non hanno poi cambiato molto le cose. Sempre Patrizi versus Plebei. Parliamo della fine dei Gracchi? Di Silla? Delle clientele? Eddai, su. Ci siamo evoluti. Un minimo, ma ci siamo evoluti.
Se si vogliono fare esempi storici, si dovrebbe andare oltre il sussidiario delle elementari in cui “Atene buona, Sparta cattiva” e “Tarquinio il Superbo brutta persona, W la Repubblica”. Ogni volta che si citano eventi storici a cazzo c’è uno storico che cade morto. Sarebbe il caso di leggere un libro ogni tanto, prima di lanciarsi in panegirici di sorta.

socrate

Le ultime parole di Socrate.

P.S. Qualora Koris abbia detto delle cazzate, correggete apportando fonti.

Lasciatemistaredì

In realtà non è che Koris oggi sia assillata da chiunque. Solo che è uno di quei momenti dell’esistenza in cui niente funziona.
Le sezioni d’urto fotonucleari producono zero neutroni. Sarebbe il loro lavoro, ma troppo sbattimento.
L’integrazione del modello che doveva essere fatta con uno script in gloria, non è fattibile con lo script. Forse non è proprio fattibile tout court.
Il MegaCapo dice cose che non sono quelle ufficiali, aggiungendo “ma non è un mio problema”. Koris a questo punto risponderebbe anche “figurati se è il mio”, epperò non si può.
Sul punto di vista non lavorativo si aprono voragini che per armarle necessiterebbero di molte decine di metri di corda e forse manco si arriva al fondo. E comunque, se si arriva il fondo, sarebbe pieno di quel fango colloso color marroncino che si attacca agli stivali e ovunque, e se ne va solo dopo plurimi lavaggi. E se qualcuno trova similitudini con la materia organica comunemente detta merda, forse non è una coincidenza, anche senza scomodare Voyager.
Mancano 48 giorni alla Pierre Saint Martin, ma solo sei al Gouffre Géant de Cabrespine e se tutto per l’uscita non fila liscio come piscio olio o se la grotta non è eccezionale come dicono, forse Koris non sopravvive. Ma visto il caldo umido degli ultimi tempi forse non sopravvive lo stesso.
Forse il problema è il solito: che si va in sbattimento per un nonnulla. E dallo sbattimento non si esce più, perché lo sbattimento genera ansia, ira, paura… tutte robe che conducono al Lato Oscuro. Forse i Sith avevano solo dormito male.
Si necessita di una svegliata alla vita o qui rischiamo di abbruttirci.

fener

In effetti dalle occhiaie si deduce che tanto bene non dorme…

Gli esperti del Facebook e il credersela

Che Koris abbia un problema di autostima/sindrome dell’impostore/fuffa nel cervello è chiaro come il giorno e non vi ritorneremo ulteriormente. Koris sa di non sapere e soprattutto di non saper fare, che sia vero o meno ha importanza, e anche se ha passato (per dire) otto anni a studiare una roba e cinque a lavorarci dentro non ha il coraggio di definirsi un’esperta, perché non si sente tale. Koris esagera, e lo sa.
Poi c’è il Facebook, che destabilizza l’impostore medio, ma è anche fonte di grandi spunti di riflessione. Anche spunti di depressione, ma questa è un’altra storia.
In questi ultimi giorni Koris ha scoperto di avere un sacco di esperti nelle materie più disparate fra gli amici del Facebook. Per altro esperti poliedrici in grado di saltare da un argomento all’altro con incredibile padronanza dei contenuti. Sempre sulla cresta dell’onda, che si parli di politica, economia internazionale, diritto costituzionale, vaccini, calcio o serie tv. E non importa che nella vita si occupino della mungitura delle oloturie o del pignoramento delle cavità a pipistrelli abusivi, ne sanno a pacchi lo stesso.
Forse sono tutti opinionisti mancati, quando non si tratta di maitres-à-penser, o addirittura scrittori filosofi. Tutto grazie a questa magnifica cassa di risonanza chiamata Web 2.0: un articolo su Repubblica e hop, #jesuistocazzo. Gente informata. Informabloggher. Social media experts. Una mamma lo sa.
A questo punto è opportuno citare le parole di Mezzatazza: “avere un intestino non fa di te un gastroenterologo”. Così come saper usare i congiuntivi non fa di qualcuno uno scrittore, non basta aver letto un articolo su Repubblica/Tgcom/SkyNews per dettare la linea politica di un paese, uno screenshot da un manuale di diritto non è una formazione sufficiente per essere costituzionalisti. Nel vecchio Web 1.0 era in voga dire IMHO, “in my humble opinion”: secondo me, credo, posso sbagliarmi. Ma nell’era socccccial non c’è posto IMHO, perché nella gara a chi vuole avere ragione tutti sono esperti, tutti ne sanno a pacchi, pochissimi sono pronti ad ammettere che tutto sommato qualcun altro potrebbe saperne di più (e che potrebbero essere nel torto).
Insomma, tutti se la credono tantissimo. E Koris-impostore li invidia molto per questa sicumera indistruttibile. E ovviamente questo post è frutto della Koris-invidia, di quella che nel cv non sa mai se scrivere “Nuclear Physicist” perché ha paura di tirarsela troppo senza motivazioni fondate.
Qualcuno è a conoscenza di procedure per il trapianto di sicumera, dai superinformatissimi verso gli impostori cronici?

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