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Felicità è un rivelatore che funziona

Forse non è normalissimo che la felicità sia legata (anche) al capriccio di un ammasso di foglietti ad attivazione neutronica. Ma alla fine hai scelto di fare fisica anche perché questa robaccia ti piace, altrimenti per fare una cosa che ti faceva schifo non era proprio nelle tue corde tanto valeva scegliere economia e commercio.

Ieri è stato il giorno in cui il rivelatore disegnato da Koris al 100% veniva testato. Il test è arrivato con un mese sano di ritardo, bisognava fare tre campi neutronici diversi e invece se n’è fatto uno solo e per quanto riguarda il sistema di contaggio della spettrometria gamma lasciamo stare proprio. Insomma, tutto pareva destinato a fallire miseramente, anche perché l’acceleratore fa le bizze, quindi magari funziona, magari no, magari salta proprio per aria il driver dell’alta tensione (poi uno dice la scienza esatta).

La giornata non si è presentata coi migliori auspici: Koris aveva insistito perché si iniziasse a tirare neutroni sul suo rivelatore alle otto, quando alle otto e mezza non si vedeva in giro ancora nessuno. Ha fatto capolino TecnicoGomblottaro (vegano, crede agli alieni e al NN CIELO DIKONO, non si vaccina e altra roba) dicendo che tanto l’hall di irradiazione era piena di roba della gente che aveva fatto esperimenti ieri, toccava aspettare che venissero a mettere a posto i giocattoli, non prima delle nove. Koris invoca ad alte grida San Germano Mosconi.

Alle nove finalmente arrivano i siddetti tizi a sbarazzare, assieme al collega Responsabile dell’acceleratore.
“Però ieri c’erano un sacco di problemi, io non so se possiamo garantirti le quattro ore di irradiazione che hai chiesto”
Benissimo, perfetto, meraviglioso. Cos’altro potrebbe mai andare storto?
Koris va nella hall di irradiazione, pronta a piazzare la sua pila di foglietti metallici con supporto appositamente pensato da TecnicoBurbero più Capa; non entriamo nel dibattito per cui Koris voleva un supporto in carta e alluminio e invece ne ha avuto uno in polietilene (che disturba i neutroni), altrimenti non ne usciamo.
“Mi hanno detto che si poteva avvitare direttamente sul vassoietto porta-rilevatori”
“Ti hanno detto male, questo coso ha bisogno del treppiede fotografico per stare su”
“Ah. E dove lo trovo il treppiede fotografico?”
“Non lo trovi, lo hanno buttato via”
Nuova preghiera a San Germano Mosconi, maledizioni assortite sulla Capa e sul TecnicoBurbero. Alla fine il rivelatore che doveva avere un piazzamento precisissimo viene tenuto su con lo scotch e con un’abbondante dose di “speriamo che non caschi di sotto” (poi uno dice la scienza esatta).

All’accensione, l’acceleratore non era molto propenso a svegliarsi, emulo di quando Iset annunciò “perché mi chiami all’alba delle dieci del mattino?”. Poi fu il magnete uno che non ne voleva sapere. Poi fu il magnete a 90 gradi, astenersi facile ironia. Siparietto del TecnicoGomblottaro che si sente stocazzo e vuole spiegare a Koris cosa fanno le particelle in un campo magnetico, Koris si morde la lingua per non rispondergli “senti, coso, ho un pochino un dottorato in questa roba”. Poi fu il magnete due, rimesso in ragione con l’usata tecnica del “hai provato a spegnere e riaccendere?” (poi uno dice la scienza esatta).

Alle dieci e mezza e molte bestemmie, i primi neutroni iniziano a prendere a capocciate i foglietti del rivelatore. Non resta che sperare che l’acceleratore non salti per aria, o che non si bruci un driver, o che non salti la corrente ogni cinque minuti. Per peggiore le cose nella sala di controllo resta solo il TecnicoGomblottaro che anziché sorvegliare o fare anche solo finta di lavorare, mette video tutorial su come diventare il maestro assoluto del sintentizzatore, perché in fondo gli anni ’80 stanno tornando di moda ed è meglio farsi trovare preparati. Koris decide di passare le quattro ore successive sorvegliando il sorvegliante; nel mentre spedisce Stagista J, intento a fissare il vuoto cosmico perché non brilla per iniziativa, nel laboratorio di misura a preparare l’occorente informatico per la spettrometria gamma. Il fascio regge, i neutroni continuano a fare a botte coi nuclei del rivelatore.

Mezzogiorno e mezza, Koris è in preda ai morsi della fame che le fanno sognare gnocchi al Castelmagno con guarnitura di noci, pur sapendo che ha solo un tupperware con pomodori e mozzarella plasticosa. Il TecnicoGomblottaro si alza e fa per andarsene, che è per l’appunto ora di pranzo e poi ha preso appuntamento con un amico, è scortese farlo aspettare.
“Scusa, ma se si interrompe il fascio? Se cade la corrente?”
“Eh, pazienza”
“No, come sarebbe a dire pazienza? Dimmi almeno come posso fare per rimetterlo in funzione”
“Non te lo posso dire perché non sei abilitata. Ora vado che s’è fatta una certa, ciao”
Rubare uno stipendio: lo stai facendo come un vero professionista. Koris inizia a mormorare “ok, reazione di protoni su trizio, siamo solo noi due, io credo in te, possiamo farcela se tu reggi”. Per fortuna un quarto d’ora dopo arriva Collega Responsabile. Segue scambio di battute sulla piacevolezza e utilità di TecnicoGomblottaro.

Esattamente alle 14:25:37 l’irradiazione finisce. L’acceleratore ha tenuto per quattro ore filate, roba che non si vedeva da un bel po’. Non resta che l’ora della verità: il rivelatore di Koris ha funzionato o no?

Koris recupera la sua pila di foglietti nella hall di irradiazione. Grandi cautele per il terrore di “e se ho fatto male i conti di dosimetria e questo affare mi brucia le mani?”. Non brucia. Laboratorio di misura, smontaggio della pila di foglietti. Imprecazioni pesanti contro il bismuto che si è appiccicato al cobalto e non vuole lasciarlo mai più; ci spiace, bismuto, la vita è piena di delusioni. Koris prende il foglietto di alluminio e lo mette nello scassatissimo spettrometro gamma, ma come diceva il prof. Prussiano di analisi, “questo abiamo, questo amiamo”.

La tensione è alle stelle (per Koris, Stagista J è nel Nirvana di chi è troppo tranquillo per farsi problemi). Lo spettrometro registra qualche evento di rumore di fondo qui e là. Poi un evento a 1368 keV. Poi un altro. E un altro ancora. Il picco di trasmutazione dell’alluminio in sodio inizia a comparire, si staglia oltre il rumore di fondo, fiero e altero come chi sputerà tutti i suoi raggi gamma nelle quattordici ore successive. Il che significa una sola cosa: il rivelatore di Koris ha funzionato. Striscioni da stadio, mortaretti, trombe bitonali, cori volgari “eeeeeh l’uranio è l’elemento più infame che c’è”.

Che poi sì, come ha riassunto stagista J., “significa che la fisica funziona”. Esticazzi, lo sappiamo che non poteva non funzionare. Però ecco, poteva non funzionare così bene. Poteva attivarsi male, poteva non attivarsi affatto, poteva non assomigliare nemmeno da lontano alla simulazione. Non poteva esplodere perché non c’era niente che glielo permettesse, però insomma, sono tre mesi che va tutto male, concediamoci una gioia di una cosa che non si rivela così schifosa.

E niente, Koris è felice che il suo piccolo rivelatore abbia passato il primo test. Vuol che dire che, nonostante l’impostore e tutto quanto, forse un po’ di fisica sa ancora farla.

Ma infatti troveremo di certo qualcosa che non va, ma nel frattempo…

L’anno che non ti aspetti

Alla fine del 2014 Koris aveva chiesto un anno tranquillo. Il 2015 non ha esattamente tenuto fede al patto, ma ha almeno avuto il buon gusto di portare buone sorprese. Andiamo con ordine.

Gennaio: dopo aver realizzato che erano ormai 365 giorni che era uscita dal Sonno della Ragione, Koris inizia la cerca dalla casa dopo le plurime insistenze della famiglia. L’amica A. a un certo punto si rifà viva chiedendo “sei sempre interessata a fare un’uscita speleo?”. Nessuno lo sa ancora, ma sul bordo della Castelette gli dei hanno tirato i dadi.

Castelette

“Sei proprio sicura di voler entrare?” che poi, Koris, non sai dove si va a finire…

Febbraio: dopo un tour di tuguri e tappezzerie immonde, Koris trova la casa che potrebbe piacerle. Inizia la pianificazione del Game of Bidet. Ci si stordisce pensando al mutuo.

Marzo: firmato il compromesso per la casa, si lavora troppo. Inizia il balletto della patente da rinnovare e poi da convertire. Koris è insoddisfatta dei suoi 6a che stentano a farsi arrampicare, al che piglia la sua faccia da culo e scrive “Ma se ci facessimo una seconda uscita speleo?”. Per scoprire, oltre al che-figata-rotolarsi-nel-fango, oltre all’amore per i pipistrellini, che bollare lo speleologo biondo dagli occhi azzurri come persona seria e compita è stato un grossolano errore di valutazione.

pipistrello

“Tu sais voler?” ovvero galeotto fu il pipistrello

Aprile: diamo l’addio a Koris per come la conosciamo, i pipistrelli olografici le shackerano il cervello. In questo mese Koris cerca di rinsavire a craniate nei cunicoli convincendosi che quegli occhi azzurri non la vedono nemmeno. Poi torna da una passeggiata sulla Sainte-Baume strillando al telefono: “è l’uomo della mia vita, o lui o niente”. Da lì ogni tentativo di riportarla alla ragione (o anche solo in superficie) è vano.

nerd

Poi ci sono le “foto nerd”, come dice l’Amperodattilo

Maggio: ‘thieu. Che dire di più? Arriva anche la patente nuova, lo smartphogne è posseduto dal Dimonio, il notaio latita e gli operai danno buca per i preventivi ai lavori in casa. Ma Koris ha ‘thieu, totalmente appestata e rincoglionita.

Vercors

Que. C’était. Bien.

Giugno: Koris è proprietaria di casa sua, comincia il Game of Bidet pregno di sorprese e colpi di scena. È un mese di scatoloni, dell’uscita speleo da quindici ore che nessuno credeva di uscire vivo e di “ma tu sei stato sintetizzato in laboratorio o devo credere all’anima gemella?”.

Allos

Cinquanta sfumature di azzurro, come i suoi occhi #KorisArripijate

Luglio: mentre in casa fervono i lavori per l’arrivo del bidet, l’Ikea comincia a svicolare ogni responsabilità sulla cucina. Ad agosto, forse. Credici, Koris, rifugiata a casa di ‘thieu per “solo un paio di settimane”. Si arriva a fine mese strisciando sui gomiti, con voglie omicide ma la promessa di una collaborazione interessante. Forse.

Agosto: cucina missing in action, Koris pure. Prima sottoterra alla Pierre Saint Martin per andare dove nessun uomo è mai giunto prima (e per davvero!), poi fra i castelli dell’Auvergne. Il ritorno alla vita di tutti i giorni è una pura crudeltà.

mezenc

Koris al pascolo sul Mount Mezenc.

Settembre: ricomincia la routine. La cucina viene pagata con la promessa che sarà consegnata ad ottobre (credici, Koris). Ritorna lo speleo nei buchi di casa nostra. Koris scopre a sue spese quanto cacchio può piovere durante un épisode cevenolle.

Redonne

Ma che ci frega, tanto a Marseille è sempre estate!

Ottobre: la cucina arriva fino in cortile ma non sale al piano. Koris inizia a pensare seriamente a dare fuoco all’Ikea. Per evitare incendi ed omicidi di massa, viene portata nell’Aude a fare il suo record di profondità, a -330 metri.

Mantide

Binomio, alla prossima cazzata ti mangio.

Novembre: Koris cadrebbe volentieri preda della depressione da ora solare, ma pare rientrata nel tunnel delle simulazioni Monte Carlo di particelle improbabili. Più che rientrata, diciamo che ci ha messo un piede per non far sbattere la porta. Per ora Koris saltella di qui e di là, il resto lo scopriremo solo vivendo.

matthieu

E son sei mesi che ci inseguiamo sopra e sotto la terra.

Dicembre: Koris-la-palla-matta rimbalza dappertutto, compreso in Ile-de-France. Si addormenta ovunque, ma preferisce la spalla di ‘thieu come cuscino. Mai vacanze di Natale giunsero più attese, follia famigliare compresa.

alba

In attesa dell’alba di un nuovo anno

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