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Presenti sospesi di Ferragosto

Meno sessantuno giorni alla fine di Neutroni Porcelloni e all’esperienza nell’azienda degli scrocconi. Sì, Koris conta i giorni come alla naja, anche se Capo Palpatine è in piena fase di negazione.

“Voglio che coordini le operazioni, perché a novembre ci sarà da mettere tutto assieme…”
“Ahem, io posso ancora coordinare quello che c’è, ma a novembre tutto assieme lo metterà qualcun altro”
“No, ma mi serve che poi a novembre facciamo…”
“Oh, ripeto, io me ne vado a metà ottobre al più tardi.”
“No, ma qui siamo incasinati, che poi la tua collega cambia divisione e per fine anno abbiamo da fare…”
“Vabbè, che ti devo dire…”

Koris suppone che Capo Palpatine covi la speranza che IngrataKoris cambi idea, torni a implorare il perdono e allora si ammazzi il vitello grasso, ma prima facciamo un meeting e scriviamo sei memo per decidere quale vitello e come definirlo grasso. Possibilità che IngrataKoris si ravveda e cambi idea: zero. Se avesse avuto dei dubbi, non avrebbe dato le dimissioni. E poi ormai è fatta, bwahahahahaha, ormai è troppo tardi, troppo tardi (da leggere con la voce di Ursula).

Mentre Koris cerca di evitare gli accolli, tenta inoltre di non farsi troppe domande su tutto quello che potrebbe succedere dopo, durante il dopo e dopo-il-dopo. Sì, essere Koris è una cosa molto complicata. Continua a ripetersi on s’engage et après on voit con la voce di Barbero, perché Barbero è una sorta di comfort zone uditiva che annulla gli altri rumori. Il futuro è in grembo a Zeus e i dadi babilonesi tanto vale usarli per giocare a D&D.

Per ingannare il futuro e ancora di più il presente, Koris stasera se ne parte per i pascoli vulcanici dell’Alvernia dove spera di fare cose ad impegno da moderato a blando. Ci sono ancora una caterva di giorni di ferie da sperperare, bisogna pur utilizzarli in qualche modo.

Patemi e vendette notturne

Parlare dei propri patemi lavorativi è una passima patrica che porta solo cose insalubri. Poi il Koris-inconscio elabora ad una velocità smodata e ancora una volta ti sveglia Freddy Kruger lamentandosi che se continui con questa attività onirica lui finisce in cassa integrazione.
Koris ha iniziato col sognare la battaglia di Hogwarts, che ogni tanto fa capolino, ancora da prima che la Rowling pubblicasse “Il principe Mezzosangue”. Solo che per qualche strana ragione Hogwarts è il Collegio, mentre Voldemort è sempre Voldemort, il cattivo scarsone battutto dal potere dell’ammmmmorrre. Tuttavia nei Koris-sogni siamo ancora allo stato primigenio del “ammazzo tutto quello che mi capita a tiro”. Nella fattispecie Koris si stava nascondendo per cercare di salvare la pelle e poco altro assieme ad alcuni studenti non necessariamente noti. Fino ad essere trovata da un Inferi di passaggio, richiamando su di sé un certo numero di maghi oscuri. Benissimo, anche per stanotte la dose di roba inverosimile è presente, passiamo oltre.
Koris si è svegliata trovandosi sul bus per andare al lavoro. Arrivata in ufficio dal CCC e compagni, ha scoperto che Binomio non le rivolge più la parola per ragioni sconosciute. Per altro il suo ufficio non esiste più, non ha un computer e non ha un posto dove stare. Non ha nemmeno niente da fare, premessa che non depone molto bene per qualcuno che vorrebbe conservare il lavoro. Al che va dal CCC, pur conscia dell’inutilità di tale tentativo, per chiedergli cosa si può fare per i suoi legami coi Neutroni Porcelloni.
“Ah, ho parlato col tuo vecchio capo, ha detto che non va la pena tentare, non rinnovano il contratto, non c’è niente da fare. Del resto siamo già a dicembre, è tardi”.
Forse era meglio Lord Voldemort, a questo punto. Koris farfuglia qualcosa, cerca di trovarsi un posto in cui stare e poi…
Si sveglia. A il 31 luglio, alle cinque e mezza del mattino. Koris è alquanto scombussolata, una volta realizzato dove e soprattutto quando si trova. ‘thieu sta sommessamente russando col cuscino sulla panza perché dormire composti è troppo maninstream. Koris vorrebbe ricominciare a dormire, ma pensa che il suo secondo incubo sia anche troppo verosimile. Cerca di convincersi col mantra dell’Amperodattilo, “i sogni sono sempre al contrario”.
Si spera che due settimane a fare speleo alla Pierre Saint Martin aiutino a gestire l’ansia lavorativa.

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