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Odissee casalinghe

Koris se la sentiva che non dovevano andare a passeggiare. O meglio, che dovevano andare a passeggiare sopra a Aubagne e non nel Luberon. C’era quel presentimento di fregatura nell’aria, un uccellino del malaugurio che si mette a cinguettare fra le meningi. Ma niente, non lo si ascolta.

La passeggiata non era neanche male. A parte i “due passi” trasformati in dieci chilometri, ma quella è un’abitudine perniciosa.

Si torna a casa, tempo stimato un’ora, alle sei e mezza. Ci sarebbe il tempo per rifare il letto, fare un minimo di spesa e preparare qualcosa di mediamente squallido. Facciamo una pasta? I rotolini di prosciutto? Un cake salato? Quattro cacche in padella?

A Vitrolles un cartello luminoso indica “traffico sulla A7, consigliata la A55 litoranea”. Cosa avrà voluto dire? Vabbè, tanto per entrare sulla A7 c’è sempre traffico, ci sarà stato un incidente, magari è risolto e si passa senza problemi. Si commette l’atto di ubris di non dare retta al cartello e si continua fieri e alteri sulla A7.

Si arriva alla biforcazione con la A55, completamente intasata, si passa oltre. Si ignorano le proteste del navigatore che intima a più riprese “uscite da questa autostrada il prima possibile, folli!”. Ma siccome il navigatore ha già portato Koris a perdersi in posti improbabili come Oppedette, non è ritenuto affidabile.
All’entrata nell’orbita marsigliese, il traffico si fa denso come la pece. Poi dalla densità estrema passa all’immobilità. Vabbè, sarà il passaggio da tre a due corsie, condito con l’inciviltà marsigliese tipica. Si prosegue, sempre ignorando il GPS.

Fermi. Bloccati. Si fa un metro ogni cinque minuti quando va bene. C’è sicuramente un incidente sotto al tunnel di Saint Antoine, è il posto preferito in cui la gente si cappotta o si tampona, una sorta di must per il guidatore distratto. Gli argomenti di conversazione scarseggiano, la chiavetta usb con la musica ha marcato visita ed è rimasta a casa, complice il “tanto abbiamo solo un’ora di strada da fare”. Illusi.

Si arriva al fantomatico incidente e non è sotto al tunnel. C’è una macchina in verticale a cavallo della barriera divisoria, nessun veicolo di soccorso, una macchina tamponata davanti. Nessuno pare essersi fatto nulla. Affascinante. Koris si domanda come sia possibile parcheggiare una macchina in tal modo e a quale diversamente moderata velocità viaggiasse il tipo per sperimentare questa sorta di decollo. Ma tanto ormai l’incidente è passato, si potrà rientrare senza intoppi, giusto?

No. Traffico post-incidente ancora più denso di prima, non si avanza per nulla. Sono quasi le otto, il supermercato sta chiudendo, ormai per cena ci si deve arrangiare con quello c’è in casa. Alla radio si alternano dirette dal salone dell’agricoltura, inclusi amorazzi fra allevatori, e un concerto che si scoprirà poi essere di Stravinsky, non esattamente la musica più apprezzata dai nostri eroi. Il navigatore ormai è offeso e lampeggia sullo schermo “cazzi vostri”.

Ore otto e mezza. Metri fatti: sette e quarantacinque centimetri. Ormai i nostri sanno tutto sui problemi degli allevatori francesi. Non sanno però se riusciranno mai ad arrivare a casa. Koris si decide a guardare sul quotidiano locale, La Provence, cosa stia succedendo. Gli onori della cronaca sono per la partita OM-Nimes, che il calcio sempre e comunque prima di tutto. Poi, in un trafiletto invisibile, scrive: “un uomo è stato ucciso con un’arma da fuoco mentre guidava sulla A7 alle 17:30 all’altezza delle Aygalades, l’autostrada è tutt’ora chiusa, o forse aperta, o forse no, ma che ci frega, c’è la partita”. Meraviglioso.

‘thieu fa una manovra marsigliese doc per prendere l’uscita Aygalades, giusto in tempo per evitare di finire infognati nel posto di blocco. Koris sbircia e le pare che l’autostrada sia effettivamente chiusa. Vabbè, poteva andare ancora peggio, sono le nove, quando si arriva a casa si ordina una pizza. Mentre si fa il tour dei quartieri nord, il navigatore inizia a ripetere “ve lo avevo detto, coglioni”.

Posseduto dallo spirito del ragionier Filini, ‘thieu esclama dal nulla “prendiamo la L2, evitiamo i quartieri nord e facciamo prima!”. Quindi si butta per riprendere l’autostrada. Si accorge subito di averla presa nel senso sbagliato. Anziché verso Marsiglia, va verso Aix, direzione opposta. Come Ulisse che arriva in vista di Itaca, ma poi l’equipaggio apre l’otre dei venti e manda tutto in vacca.

Koris vorrebbe picchiarlo molto forte. Siccome la cosa non risolverebbe il problema, si inquieta.
“Ma benzina ce n’è?”
“Credo”
“Quanta?”
“Ahem… autonomia 80 km, siamo in riserva.”
Meraviglioso.

Si esce a Septème con l’idea di ritornare verso i quartieri nord. Tutto bloccato. Koris inizia a sentire l’ansia di quando la macchina va in riserva, a differenza di U Babbu che potrebbe farci il Camel Trophy senza porsi problemi. Koris propone di lasciare perdere i quartieri nord, di tirare fino a Plan de Campagne, fare benzina e mangiare in loco, che ormai sono le nove e senza carboidrati si fanno solo cazzate.

Ci si ferma a un camion-pizza meno malfamato degli altri a Septème. Il pizzaiolo dice di aver sentito alla radio che dei tizi in macchina hanno sparato colpi di kalashnikov contro un furgone cellulare che trasportava dei detenuti, l’autostrada è chiusa perché la scientifica faccia i suoi rilievi. Mentre si mangia la pizza in macchina come i peggiori disperati, si discute se sia un’evasione o un modo per chiudere la bocca a qualcuno che ne sapeva troppo. Aspettiamo il referto del dottor Pasquano.

‘thieu dice “niente Plan de Campagne, seguiamo la strada per Mimet e poi di lì scendiamo su Allauch e fino a La Rose e a casa, dovremmo trovare una pompa di benzina da qualche parte”. Koris risponde “va bene, ma se riprendi l’autostrada ti picchio e ti faccio male”. Si riparte appena buttato il cartone della pizza.

Strade collinari nel buio della campagna di Gardanne. Non sappiamo dove andiamo ma ci andiamo lo stesso. ‘thieu ripete “meno male che non abbiamo bambini al seguito, sarebbe stato un incubo”. Koris risponde dall’altro dell’esperienza di fatto di ingorghi e strade sbagliate accumulata dalla famiglia Koris, quando sei disperso in macchina stai zitto e mosca che se no le prendi ancora, meglio giocare con gli obbligatori Biker Mice ed evitare conflitti in quell’aria di scazzo frizzantino che si creava nell’abitacolo della Jetta/Suzuki/Citroen. Citiamo per dovere di cronaca quella volta in cui da Piacenza, anziché andare a Merdopoli, si finì a Varese.

Mimet. Della pompa di benzina nemmeno l’ombra. Altitudine 500 metri sul livello del mare, gradi tre. ‘thieu comincia ad inquietarsi, poi si tranquillizza pensando che tanto ad Allauch ci sarà sicuramente un distributore.

Ad Allauch c’è il nulla cosmico e niente benzina. ‘thieu non osa accelerare e ci sorpassano da tutte le parti anche le lumache. La macchine prosegue solo perché la strada è in discesa e non è il momento di protestare.

Cartello fine del comune di Allauch, “città fiorita”, inizio del comune di Marsiglia, città fiorita di kalashnikov. È la terza volta che i nostri entrano nell’orbita marsigliese, questa volta sarebbe meglio restarci. Koris ripete ancora una volta “se cerchi di prendere di nuovo la L2 ti faccio a pezzi, ti mangio e poi ti caco sulle ortiche”. Perché l’amore si sente sempre nei momenti perigliosi.

Avenue de La Rose, non una, ma ben due pompe di benzina. Si fa il pieno perché ormai è successo di tutto. Cartello centro città. I viali di Sakakini vuoti che ci mancava solo un ingorgo pure lì. Gente trasgressiva che non si sottomette alla lobby dei semafori e ci sgomma davanti mentre siamo fermi col rosso. Boulevard Chave. Garage. Casa.

A casa ci si ricorda che il letto è ancora disfatto. Siccome sono le dieci e mezza, si decide di dormire nella camera degli ospiti perché ormai anche la decenza è morta. Koris continua a ripetersi che se le fosse successo mentre faceva le andate-ritorni da Neutroni Porcelloni avrebbe avuto un tracollo nervoso.

Ma tutto bene quel che finisce bene. Con tre ore di ritardo.

P.S. Koris è appassionatissima da questa storia poliziesca a km 0 e vorrebbe sapere tutto sulle dinamiche della sparatoria autostradale, ma visto che pare sia una storia abbastanza comune sarà arduo saperne di più. Va bene, ok, sono curiosità morbose, non si fa, è vero… (oh, se ci hanno fatto anche serie su Marseille una ragione ci sarà…)

Cazzate oneshot

Ore 14:50. Caldo torrido ma in calo, umidità galoppante, cicale fuori dalla finestra.
Koris guarda gli elettroni, gli elettroni guardano Koris (non le chiedono “Why modernism?” solo perché questa la capirebbe soltanto Iset).
Koris sa che ha una riunione dalle quattro e mezza alle sei che dovrebbe essere vietata dalla convenzione di Ginevra. Koris ha uno scazzo atroce per via degli elettroni che non si comportano bene.
Suona lo SmartPhogn.
È il CCC, il Commerciale Completamente Cretino, o il Cojonazzo Con Convizione, a scelta.
“No, non sono psicologicamente pronta a tollerare la minchiata numero non so quale sui rimborsi della macchina. No, non voglio sapere che non mi rinnovano il contratto qui. No, non ho nessuna voglia di organizzare una riunione per spiegargli della rava e della fava che tanto non capirà. No, non ho la forza per un’altra cazzata”
Però Koris non ha competenze da opossum e non sa fingersi morta. Al prossimo giro, come corso opzionale all’università, invece di fisica delle reazioni nucleari ad alta energia scegliamo tanatosi.
“Pronto, sono il CCC!”
Ma non mi dire. Per altro sullo SmartPhogn è memorizzato così.
“Va tutto bene???”
Al solito, andava meglio prima. Ma non possiamo ripetere ‘sta scenetta ogni volta.
“Ti chiamo per una cosa importante”
Vedi come sopra. Koris non è psicologicamente pronta, parlate con la segreteria telefonica, quella è sensibile e compiacente. E soprattutto, non umana.
“Sarebbe a dire?”
“Non so se funziona la tua casella di posta”
Qui la rosa delle risposte da elargire è talmente ampia da rendere ardua la scelta.
“In che senso non sai se funziona la mia casella di posta?”
E perché? Cosa dovevi mandare? Comunicazioni di licenziamento perché c’è grossa crisi? Statini dello stipendio? Sticazzi rotanti?
“Non hai ricevuto una mail ieri dalla direzione?”
“Sì, ma parlava del seminario aziendale”
Aka la vacanza aziendale, quella cosa metafisica di fantozziana memoria il cui solo nome invita a tenersi il più lontano possibile. Il CCC si illumina di immenso.
“Ah! Allora puoi dirmi se la hai ricevuta?”
“Sì, la ho ricevuta, ma…”
“Sicura sicura?”
“Sì, perché?”
“E hai risposto?”
No, la mail diceva espressamente di rispondere entro venerdì, non subito immediatamente qui e ora. Ed è una cazzata a cui comunque Koris risponderà no, in quanto quel week-end ah uno stage di speleo-soccorso. E anche se non ce lo avesse, preferirebbe passare 72 ore a spalare cacca di pipistrelli alla Salle des Phosphates piuttosto che andare in vacanza con l’azienda a fingere di divertirsi. Koris ha sviluppato un’intolleranza alle gite scolastiche dall’età di dodici anni, la pubertà fa brutti scherzi.
Ma anche la coglioneria non scherza. Perché telefonare per sapere se una mail è arrivata era già grottesco nei primi anni 2000, figurarsi ora, nell’epoca della mail con avviso di lettura. Manco la catanonna ultranovantenne, fra un po’.
“Non ho ancora avuto tempo di rispondere, stavo lavorando”
“Ok, ma la hai ricevuta, vero?”

“Ho sognato di essere un cretino”


“… sì”
“Bene, allora rispondi, eh, è importante”
“Ma dovevi dirmi solo quello?”
“Certo!”
Koris ogni tanto pensa di essere trollata. Non è possibile essere così coglioni senza accorgersene. Non può non esserci una premeditazione nella rottura di coglioni. È semplicemente troppo assurdo.

Il preside sul limes

Notizie da Merdopoli:

Il preside del non-regio liceo dell’Amperodattilo è stato scelto per prendere la reggenza della presidenza del liceo della Talebragna inferiore. Esatto, la reggenza, come Richelieu. Il designato preside era già stato dirigente del liceo nella Talebragna inferiore e ne porta nel cuore indelebile e caro ricordo. A detta dell’Amperodattilo, perché i corridoi dell’edificio seicentesco sono stretti e quando passa il preside tutti si inchinano al suo incedere. Al contrario, i corridoi del non-regio liceo della costiera Merdopoli sono larghi e nemmeno il debordante ego del preside riesce a riempirli. Il suo passaggio resta inosservato e nemmeno gli studenti lo calcolano.
Il preside, da quando ha ricevuto la reggenza, passa gran parte del tempo in Talebragna inferiore. In pratica, fa l’imperatore sul limes, come Marco Aurelio, nel tentativo di contrastare le invasioni del popolo barbaro dei Monesigli. Resta sotto la tenda, a guardare la neve e a comporre esametri sciolti esclamando “Ecco! Ecco!”. Il rischio è che tutto finisca come alla battaglia di Adrianopoli, essendo i Monesigli in fondo in fondo abitanti della Talebragna Superiore. Quindi, obbligati a combattere, c’è chi riconosce amici e fratelli dall’altra parte in un crescendo di “Ma basta là!”, “Ma vörda sö!”, “Beica là!” e “Orca bëstia!”. Il preside rischia di finire fatto a pezzi dalle truppe all’urlo di “Masselû!”.
Nel mentre, al non-regio liceo di Merdopoli regna l’anarchia militare. L’assenza prolungata del preside-imperatore, disinteressato delle facende interne, si fa sentire. I pretoriani invocano il ritorno del preside, senza che nessuno sia in grado di prendere il suo posto. Gli studenti più turbolenti approfittano dell’assenza per darsi ai peggiori sgoverni, restando impuniti. Ci vorrebbe qualcuno che riporti la pax scientifica. L’Amperodattilo, unica figura che cerca di mantenere un ordine, passa per il liberto intellettuale che tutti detestano cordialmente. Qualora vi fosse un cambio al vertice, rischia la violenza delle folle.
U Babbu guarda con distacco gli avvenimenti. In fondo è stato a lungo un servitore di re Garga, sovrano del regno orientale del regio liceo.

Cazzata al burro generata al telefono ieri sera fra Koris, l’Amperodattilo e U Babbu.

Ma anche i colleghi… (episodio tre, reloaded)

Non sono neanche le nove del mattino, uno spera di essere immerso nel silenzio e invece no, è costretto a lurkare suo malgrado le conversazione altrui (che se cominci coi Blind Guardian prima delle nove, a mezzogiorno vuoi suicidarti dopo aver ascoltato tutta la discografia di un gruppo Norwegian Depressive Grind Death Metal).

“Comunque questa volta per il raffreddore prendo solo farmaci da banco”
“Ah, non hai preso antibiotici?” (eh?)
“No, no, so che gli antibiotici ti rimettono in piedi in un giorno e basta una compressa (?), ma se ne prendi troppi poi diventi resistente e non ti fanno più effetto” (!!)
“Eh, infatti. Io uso l’omeopatia” (meh!)
“Ah, bene, bene. E com’è?”
“È ottima, funziona benissimo. Poi non so se sia efficace…” (WTF?)

… com’era la discografia della band Norwegian Depressive Grind Death Metal?

buzz

“Nessun segno di vita intelligente da queste parti”

Fenomenologia dell’Uomo Paguro

Pensandoci bene, il PrincipeAzzurro© è il peggiore degli stereotipi di genere che si potesse inventare: l’uomo deve prendere l’iniziativa, deve corteggiare, deve farsi avanti, deve chiedere il numero di telefono, deve invitarti a uscire lui. Poi ci sarebbe anche la teoria secondo cui l’uomo ha da puzzà, ma lasciamola da parte. La donna deve essere conquistata, come la Kamtchatka a Risiko!, e farsi desiderare, come Babbo Natale. Princess in the tower, anche se la tower è un monolocale nel seminterrato.
Tuttavia, con buona pace di Costanza Miriano, Adinolfi e compagnia, il Gender si è già diffuso da decenni nelle menti dei virgulti. Virgulti che crescendo hanno dato origine a un terribile ibrido: l’Uomo Paguro.
Dicesi Paguro un individuo che nelle relazioni col gentil sesso, qualora codesto gli interessi, ha la stessa reattività dell’animaletto di mare: si chiude nel suo guscio ed esce solo quando le acque si sono calmate.
Magari il Paguro non era tale ab origine e lo è diventato col tempo o con le (non-)esperienze. Il punto fermo è che il Paguro si è costruito un guscio, lo ha arredato da PargurIkea e pensa di passarvi il resto dei suoi giorni. Il guscio è la sua confort zone, in apparenza sentimentalmente adiabatico e rassegnato al suo destino di crostaceo.
Se un individuo di interesse si avvicina al Paguro, questo rientra in fretta e furia nel guscio. Hai visto mai succedesse qualcosa. Anche se è stato lui a mostrare una zampetta pelosa. Guscio is the best, fuck all the rest.
Quando era in vacanza in Sardegna, Koris cinquenne era una grandissima cacciatrice di paguri. Ne aveva sempre secchielli pieni, brulicanti di bestiole all’apparenza felici (che venivano restituite al loro habitat a fine giornata). Koris-adulta ha quindi elaborato una strategia di caccia al Paguro.
Primo punto: l’avvistaamento. Paguro e guscio, sullo scoglio. Si è mosso, si è fatto vedere. Poi ha intuito la presenza di una Koris-cacciatrice e si è ritirato a vita privata. Questo è delicato frangente in cui il cacciatore si chiede se il Paguro sia non interessato, di altri gusti o semplicemente un po’ stronzo. Ma un cacciatore con intenzioni marmoree persevera.
Secondo punto: l’accertamento. Perché metti che ti sei sbagliato e hai catturato una lumaca di mare, poi quella si accolla e non te la stacchi più. Non è cosa, allora meglio le cozze. Koris consiglia di palesare la propria presenza tenendo il guscio del Paguro fra le dita. Si tratta di un modo per dire “io sono qui, ti guardo ma non invado il tuo spazio vitale”. Se son Paguri apprezzeranno.
Terzo punto: la confidenza. Il Paguro ha mostrato ancora le zampe pelose, ma fa il timido. La Koris-tattica prevede di porlo sul palmo della mano ed attendere che esca. Il Paguro acquista sicurezza e comincia a uscire, eventualmente a prendere anche l’iniziativa. Magari vi farà un po’ il solletico, ma fa parte del gioco.
Quarto punto: il sodalizio. Ormai la caccia è finita, il Paguro si fida e zampetta felicemente nel secchiello e sugli avambracci. Voci di corridoio dicono che se si bacia un Paguro potrebbe persino uscirne una sorta di principe azzurro. Che continuerà ad avere tratti da Paguro (come le zampette pelose), ma forse ha in media meno voglia di quistare la prima Kamtchatka che passa. Tanta perseveranza potrebbe alla fine venire premiata.
Nota: qualora aveste deciso di comprare una cucina Ikea, sinceratevi che il guscio del Paguro sia abbastanza capiente, poiché potreste dovervi soggiornare per un certo tempo.

paguro

Ovviamente, qualora fosse necessario dirlo, ‘thieu è un bellissimo Paguro.

P.S. Questo post è scritto female to male, ma niente impedisce di usarlo in qualunque altra configurazione vi venga in mente.

Beam me up, Scotty

Che il mondo faccia un po’ schifo lo si evince da più fattori, non sta a Koris fare la lista. Per esempio dall’esistenza della Tacchettina, o dal fatto che non si trovi gente per andare ad arrampicare il sabato.
Ma comunque, non è questo il punto. O forse sì, visto che lo scazzo da settimana da smaltire e l’assenza di roccia generano mostri e Koris vagabonda sul web. E si sa che se vagabondi troppo, il web ti inghiotte. Koris è precipitata nel gorgo inseguendo un link serio sull’LHC e ritrovandosi qui.Koris ha una vastissima esperienza in cazzate, da Voyager in poi, passando per un forum in cui si parlava di esperienze di pre-morte con birrozzo incorporato, quindi piatto ricco mi ci ficco. Del resto se si deve votare alle Europee per candidati che sostengono il complotto degli UFO, tanto vale essere informati. Poi la gif della stella sberluccicante ipnotizza, come su può esimersi dal non leggersi un paio di pagine.
Ergo ora Koris sa che la Terra si sta preparando a un passaggio dimensionale. I Vogon devono far passare una superstrada… ah, no, quello era Douglas Adam. Che c’è un senato galattico con senatrici dalle pettinature assurde… ah, no, quello era Star Wars. Che popolazioni di rettiliani hanno mosso guerra alle razze universali perché al Dominio ci bruciava che la Federazione sbarcasse nel Quadrante Gamma… ah, no, quello era Deep Space Nine. Ah, e poi bisogna adorare Adama, e Koris è d’accordissimo, che quell’uomo ha le palle ipercubiche e vatti a trovare tu braccato dai Cylons… e invece no, fa il sommo sacerdote del dio di luce e manco ha il Galattica, roba che se la sta ridendo pure Gaius Balthar.

Ecco, quando dicevo Bill pensavo a lui, poi il fato si è confuso. Vita infame.

Comunque tu, proprio tu che leggi e ghigni, dirai “Ma sì, son cose che esistono perché internet è un brutto posto”. Mica pensi che nella vita reale tu te lo possa trovare davanti, l’origine del crogiuolo di stronzate, il motore immobile del what the fuck, il generatore della technobabbola spiritual-cospirazionista. Il momento tanto atteso in cui puoi fare del sarcasmo una katana e invece resti a bocca aperta perché tanta assurdità è disarmante.
Bene, a Koris è successo. Perché quando dici “faccio un dottorato in fisica delle astroparticelle” certi soggetti si surriscaldano. E fanno della tolleranza una pratica ad alto rischio. Qui alcuni estratti, tratti da episodi realmente accaduti, che spiegano che ormai loro sono fra noi. E sempre più numerosi.

“Ma quindi tu studi i raggi cosmici”
“Possiamo dire di sì”
“Quindi sai che depositano un fine polverina nella rugiada che gli alchimisti usavano per trasformare i metalli in oro?”
Già per decifrare la frase ci vuole un buon quarto d’ora, per convincersi che lo abbia detto davvero non basta un anno. E che fai, gli racconti di quando c’erano anche i neutrini che impacchettavano la cioccolata nel tunnel Gelmini? No, diplomacy.
“Veramente non mi risulta”
“Allora dovresti studiare meglio, tu e i tuoi colleghi che non volete vedere la verità”

“E tu credi che esista vita sugli altri pianeti?”
“Beh, diciamo che secondo me è plausibile. Pare che ci siano molecole organiche su certi frammenti di meteorite…””Quindi la mia teoria secondo una razza più intelligente avrebbe inseminato la terra e passerà a breve a riprendere i prescelti è vera!”
Certo, hanno anche lasciato un DVD con uno spin-off pornazzo con Sette di Nove e Caprica Sei.
“Io non mi spingerei così lontano…”
“Sono uno dei prescelti, lo so per certo!”

“Gli alieni mi hanno comunicato che la loro venuta è vicina, hanno atteso vent’anni ma ormai ci siamo”
“E come glielo avrebbero comunicato, scusi?”
“Tramite la mia voce interiore, è il mio angelo custode che è in contatto con loro”
La voce interiore di Koris al massimo dice “eddai, pigliamocelo un altro biscottino”. O il suo angelo custode ha deciso di restare sulla Terra, oppure è troppo occupato a farsi i selfies da mettere sul Facebook interdimensionale.

“Mio padre mi ha fatto battezzare”
“Quindi sei cattolico””No! I cattolici non sanno niente! Mio padre sostiene che noi siamo superiori, in quanto eredi diretti degli umani primigeni. Una possibilità c’è”
Vedi, passi la vita a giocare a D&D fingendo di essere un elfo oscuro e ti trovi davanti Luke Skywalker senza Leila. Ed è uno di quei momenti in cui vorresti essere Palpatine.

“Comunque i Templari sapevano già che la Terra è rotonda”
“Ah sì? Ma davvero?”
“Avevano letto gli autori greci e gli scritti di Socrate, nasce di lì il loro codice di comportamento”
E a quel punto che gli chiedi? A parte il rimborso spese dell’alcol di infima qualità che ti sei scolato per dimenticare la densità critica di cazzate, che ha raggiunto la massa sufficiente per un buco nero. Nel cervello.

E volete sapere qual è la cosa allucinante? Che le fonti sono diverse. Quindi forse ci conviene davvero confidare negli alieni. Che se li portino via.

Koris a Enterprise! Datemi uno strappo fino al prossimo astrogrill…

Il tiranno fai da te

Stamattina il dottorando affetto da forfora perniciosa e desideroso di condividerla era affetto da altri pruriti in testa. Si è rivelata essere una cazzata che gli solleticava le pareti del cranio e spingeva per uscire. Solo che anziché defluire verso l’intestino crasso, ha preso la strada per la bocca.
“Bah, la gente va ancora a votare, bah! Io non voto. Tutti a casa, bisogna mandarli!”
Koris, che di politica ne capisce quanto un bonobo, si è insospettita. La musica le suonava familiare.
“Tutti chi, scusa?”
“Tutti! Ministri, deputati, funzionari…!”
“Per mettere chi, al loro posto?”
“Un tiranno!”
Per qualche strana ragione, a Koris è venuto in mente Pisistrato, tiranno ateniese del 500 a.C., emerso direttamente da ricordi scompaginato del Regio Liceo. Poi si è augurata che il dottorando forforoso scherzasse, forse deformato dal videogioco del momento. Infine si è ricordata che in questo laboratorio il Coglionismo è religione di stato.
“Un tiranno?”
“Sì, uno che se ne freghi di quello che dice la gente e che faccia le riforme, che recuperi i soldi!”
“E come dovrebbe fare?”
“Dicendo merda alla banche! Merda all’Europa! Basta soldi ai paesi esteri!”
“Non per contraddirti, ma io credo piuttosto che taglierebbe all’interno, visto che quello che dice la gente non importerebbe”
“E beh?”
“Taglierebbe in primis sulla ricerca, dimezzerebbe le borse di dottorato, alzerebbe le tasse agli statali che non possono non pagarle…”
“Ah, no! Il mio tiranno non farebbe sicuramente questo!”
Il “mio” tiranno, certo. Il tiranno è mio e me lo gestisco io. E poi, un tiranno è per sempre.
Koris sta cominciando a pensare che sarebbe necessario un esame di storia, quanto meno moderna, per ottenere la facoltà di voto.

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