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Bisogno di spazio

Koris lavora in queste cose di simulazioni di neutroni che saltellano su attinidi vogliosi da quasi due mesi. Per quanto sia possibile riempire un hard-disk in due mesi (certo, a botte di installer di videogiochi… ahem, cosa stavamo dicendo?), è poco verosimile che si riesca a farlo con file txt. A meno di avere file txt davvero grossi, ma in quel caso stai lavorando in fisica delle particelle e li hai trasformati in malvagi file ROOT. Ma questa è un’altra triste storia.

Forte di questa consapevolezza, Koris stava generando dei grossi file da dare in pasto ai suoi simulatori nucleari, grossi ma non enormi. Era anche abbastanza fiera di tutta la catena ti automatizzazione che si era programmata per generarli ed eseguirli, massimo risparmio di tempo e sbattimento, minimo margine di errore umano, Replicante docet. È stata quindi parecchio interdetta quando si è trovata davanti un messaggio “non c’è più spazio disco, non si possono salvare i file”. Koris ha scoperto di avere un folle spazio disco di ben venti gigabytes, una roba adatta a un computer con Winzozz98, ah, quanti ricordi. I colleghi non ci hanno creduto.
“Metti la roba sul disco da due terabyte che abbiamo tutti in dotazione”

Dopo un’intensa ricerca, Koris ha concluso che il suo computer, dall’evocativo nome di Pioppo14, non sapeva niente di questo mega-disco, mai visto, mai conosciuto. Koris ha dovuto scomodare un tizio del servizio informato che ha sbolognato la richiesta con “la inoltro al collega che conosce Linux, io non posso aiutarla”. Che qui i tecnici del servizio informatico nel migliore dei casi hanno come titolo di studio l’ECDL (esiste ancora? Koris è forse decrepita? Noi di Voyager pensiamo di sì), ma di solito sono a livello “miocugggino che ne sa di computer perché passa tutta la giornata fra feisbuc e iuporn”. Questo mercoledì.

Giovedì Koris era sempre bloccatissima con lo stesso spazio di manovra del litorale ligure una domenica d’agosto: per continuare con la metafora, non si trovava parcheggio nemmeno per un triciclo. Però in bytes. Il servizio informatico forse era troppo impiegato a giocare a campo minato (sì, Koris, sei decisamente decrepita), quindi si è beccato un sollecito. Pungolato sul vivo, si è manifestato un tecnico che per assonanza e doti informatiche chiameremo l’Ameba.
“Eh, dovrebbe averlo montato, quel disco”
“Sì, ma non è montato, Pioppo14 non lo vede, io non lo vedo: è un disco invisibile?”
“Ah, no, vedo che non è montato”
“Splendido. Quindi?”
“Ora faccio un’operazione e la richiamo fra dieci minuti per riavviare la macchina”

Passano dieci minuti. Ne passano venti. Trenta. Un’ora dopo Koris si è alquanto scartravetrata la minchia e la vescica propone di fare un pit-stop al cesso. Quando torna si trova una mail dell’Ameba che dice “Ticket non risolvibile perché la persona non risponde al telefono”. Koris propende per la soluzione di facilità e si incazza; chiama il telefono dell’Ameba, ovviamente staccato, sia mai che risponde. Non resta che rispondere al ticket dicendo “sto piantonando il telefono, ditemi se posso riavviare Pioppo14”. Silenzio. Rumore di vento nel deserto. Balle di fieno che rotolano. Koris inizia cancellare parti di file non fondamentali, rimuovere file di test, fare la caccia al minimo spazio di memoria. La triste vicenda di una ricercatrice(?) costretta a risparmiare anche l’ultimo byte, una storiastrappalacarime, una lacrimastrappastorie, candidato all’Oscar per la peggiore sceneggiatura.

Venerdì, ovvero oggi, lo spazio latita, l’Ameba pure, Koris sistema file nell’equivalente di un monolocale parigino di otto metri quadri con bagno e angolo cottura (nello stesso punto), scomodissimo ma vuoi mettere il fascio di abitare a Parigi? Alle undici una mail dall’Ameba sembra salvare la situazione:
“Il problema è risolto, ora ha lo spazio disco disponibile, basta riavviare”
Koris riavvia dicendosi che forse può iniziare a lavorare senza fare economie di commenti negli script. Pioppo14 riavvia, login, terminale di Debian. La cartella delle simulazioni non c’è. Non c’è nemmeno la cartella degli script sordidi ma utili. Anche la documentazione è sparita. Per farla breve: non c’è più niente. C’è lo spazio disco disponibile, però, che è come dire che per riordinare il salotto il miglior metodo è appiccare il fuoco. Koris non è solo fuori dalla grazia di qualunque dio mai venerato sul pianeta, ma li sta anche bestemmiando a turno.

Si richiama il servizio informatico, perché col grandissimo cazzo che l’Ameba risponde alle mail.
“Tutti i miei file sono spariti, li recuperate immediatamente”
“Eh, devo vedere se il collega ha tempo e se possibile che recuperarli, perché se li ha cancellati…”
“Io non ho cancellato un bel niente, il suo collega ritrova quei file e basta”
Neanche cinque minuti dopo richiama l’Ameba.
“Ho sentito la sua conversazione”
Non è la gentilezza che salverà il mondo, sono i decibel in eccesso. L’Ameba promette che troverà i dati, ma nel mentre Koris non deve toccare Pioppo14 per nessun motivo, hai visto mai esplodesse. Tanto lavorare è sopravvalutato, le scadenze non esistono e il periodo di prova è come l’inserimento all’asilo.

Dopo un’ora buona mail trionfante dell’Ameba, che ha recuperato i dati. Koris va a controllare: c’è solo una cartella, per altro inutile. Tutto il resto boh, chi lo sa, potrebbe essere ovunque. Altro giro di bestemmie a entità ultraterrene, altra chiamata all’Ameba.
“Ma se le ho recuperato i file!”
“Non ce n’è nemmeno la metà”
“Ma lei è davvero sicura che ci fossero? Magari si sbaglia lei”
La risposta di Koris verrà censurata perché adatta ad un pubblico solo adulto, senza patologie e con parecchio pelo sullo stomaco.

Al settecentoquarantaquattresimo reboot di Pioppo14, pc che ricordiamo doveva essere nuovo di zecca e super performante, gli antichi file sono stati portati in salvo. Solo che lo spazio disco ora è pari a zero, non c’è più spazio nemmeno per uno spillo informatico. L’Ameba si esprime così:
“La sua cartella home era montata dove non doveva stare prima. Nel senso, prima quando non c’era più i file, ma anche prima che la spostassi. Ma forse è proprio il computer ad avere un problema, forse il disco da 2 Tb è montato, forse no, chi può dirlo?”
“Quindi?”
“Verremo la settimana prossima a recuperare il pc”
“Sarà una cosa lunga? Avrei delle scadenze…”
“Ah, non me lo chieda, non lo so, dobbiamo rimasterizzare il disco”.

“Rimasterizzare”, termine che Koris non sentiva da un decennio o forse più. Quando riavrà Pioppo14 (se lo riavrà) sarà dotato di un potentissimo Win3.1 con lettore di floppy? Koris non è sicura di volerlo sapere, ma in quel caso venti giga saranno uno spazio immenso. Quello che Koris vorrebbe sapere è perché ci si deve sempre appoggiare a queste aziende di incompetenti informatici, che sfruttano pagando al ribasso pur di vincere gli appalti, che fanno soffrire gli end-user e che generano disastrose perdite di tempo. Sarebbe troppo facile e troppo diretto avere un informatico del laboratorio, in questo stupido mondo di contratti fluidi e precarietà. E sarebbe troppo bello dare agli user le password di amministrazione…

Allora Ameba diventerà milionario

Lavori, scritture e gheming leptop

Nonostante sia palesemente inadatta alla vita, Koris non lo sa e continua a vivere lo stesso. Questo per riallacciarsi all’ultimo post scritto. Diciamo che Koris è riuscita a non combinare ulteriori disastri che possano arrecare danni morali e materiali a cose o persone, all’infuori di Koris. All’interno di Koris c’è la solita alternanza di affannarsi a fingersi una persona normale e il devasto su tutta la linea. Non sempre è facile convivere fra questi due estremi, ma ormai ci siamo abituati.

Forse il lavoro sta andando un po’ meglio, o forse è solo un’apparenza. Koris ha deciso che farsi cacciare per farsi cacciare è meglio che sia perché ha rotto il cazzo all’universo, invece che per manifesta incompetenza. Ha quindi passato la fine della settimana scorsa a scassare la uallera cercare chiarimenti a svariati colleghi e le nebbie di Avalon che avvolgevano gli attinidi putridi si sono un po’ diradate. Questo non significa che lo studio sia andato a buon fine, però alcune cose hanno un po’ più senso di prima. Poco, eh. Poi ci si mettono gli strumenti informatici a dare di matto, col bonus del servizio informatico che ti chiede uno screenshot del problema per cui hai appena dato il codice di errore. Ed è un attimo che ti piglia la sindrome di Stoccolma per Neutronland.

Il Koris-romanzo non è stato fagocitato dall’oblio, la correzione era solo in pausa estiva. Koris ha avuto uno scambio con l’editor per via di vedute divergenti, da cui si è ritirata bofonchiando cose poco carine con chi è rimasto a Tolkien come modello. Koris è affetta dalla solita sindrome del “sentirsi stocazzo”. C’è una possibilità su un milione che la prima parte del malloppo sia pubblicata l’anno prossimo, se per allora sarà rimasto qualcuno vivo.

Koris si è inoltre decisa a mettere in servizio un gheming leptop (sic) che i Maiores le avevano recapitato a sorpresa a inizio luglio. Com’è e come non è, da luglio in poi Koris non ha trovato un attimo per smanettarci seriamente, dove smanettarci significa installare Ubuntu in dual boot e vedere di farlo funzionare malgrado i disagi del firmware Intel. Koris ha approfittato del TFR di Neutronland per dotare il gheming leptop di un ssd da 2 Tb e di 8 giga di ram in più, quindi ha aspettato un momento propizio per installare il tutto. Ora il gheming leptop si chiama Arael (come il quindicesimo angelo di Neon Genesis Evangelion e niente è lasciato al caso) e sta scaricando “Dragon Age: origin” comprato alla folle cifra di cinque euri su GoG. Koris sta cercando di procurarsi “Napoleon Total War” e di trovare il coraggio di spendere ben venti euri per “We. The revolution” ora che il problema “uè the resolution” è risolto grazie alla presenza di una scheda grafica. Se avete proposte di videigiochi che Koris si è persa dal 2010 (ma pure prima) ad oggi fatevi avanti.

Per il resto Koris cerca di sopravvivere fra il sonno che la piglia alla sprovvista e il far finta di essere un umano funzionale. Il fresco notturno aiuta, il problema è lo sbalzo di temperatura in giornata. C’è bisogno di vacanze. Peccato che le più vicine siano le vacanze di Natale…

Ma solo se me la controlla qualcun altro

Pet Sematary, versione informatica

Per chi non lo sapesse, “Pet Sematary” (in italiano tradotto con “Il cimitero degli animali”) è un romando di Stephen King abbastanza inquietante. Per farla breve e raccontarla male, c’è un cimitero in cui la terra “miracolosa” (o quasi) riporta in vita gli animali domestici. Fantastico, geniale, meravigl… uhm, no. Perché gli animaletti così resuscitati hanno una certa aggressività e propensione alla stronzaggine generalizzata, che non li rende proprio piacevoli. Per di più, puzzano. Verso la fine del libro ci provano con un essere umano e vabbè, leggete il libro se volete saperne di più.

In questi ultimi giorni la vita di Koris si è trasformata nella versione informatica di “Pet Sematary”.

Il suo macbook Trillian è stato riportato alla vita due settimane fa, con una nuova scheda madre. Avviava anche il sistema operativo Slax, da un vecchio cd che si era tenuta dentro dal 2015 ad oggi. Tutto sembrava andare per il meglio. Mancava solo andare a comprare un nuovo hard disk e magari cercare di togliere quello sgradevolissimo odore che non si sa bene da dove venga.

Come al solito, sticazzi.

Koris ha comprato il nuovo venerdì, approfittando della mezza giornata libera. Lo ha inserito al suo posto, ha fatto un dvd di Linux Mint pronto alla bisogna e si è preparata a un’installazione rapida, liscio come piscio.

Trillian non ha voluto sapere di vedere il dvd di avvio. “Ma che dici a me?” sembrava annunciare al mondo con strafottenza. Koris le ha dato una seconda chance con una più versatile Ubuntu. Stesso risultato.

Scoperta raccapricciante numero uno: potrebbe essere che il firmware che permette di avviare il sistema operativo sia a 32-bit, a fronte del sistema operativo a 64. Seguono imprecazioni in atzeco. Koris spera che Steve Jobs stia lavando i cessi di un girone infernale.

Dopo una compulsiva ricerca sull’internet, pare che un disagiato mentale abbia fatto delle versioni di Linux che hanno l’avvio a 32 bit, ma il sistema a 64. Ok, questa volta potrebbe funzionare, daje forte. Facciamo un dvd, che con le usb non ne vuole sapere.

Risultato: manco per il cazzo.

Altra ricerca sull’internet, pare che la versione scriva “qualcosa” (cosa?) sul disco prima di installarsi (lolwut?). Non sarà mica che Trillian non vede il disco interno?

Scoperta raccapricciante numero due: già, Slax non ne vuole sapere di vedere il disco. Perché forse non è formattato come gli garba. Riformattare tutto, please. Koris si augura che la Apple vada in malora e venga acquisita dalla Assistenza Marranzi Computer, negozio che fornì i primi computer alla famiglia (ad ora fallito).

Ora non resta che convincere Trillian ad avviare qualunque cosa non sia a 32 bit. E che non sia Slax. Perché installare una versione di Ubuntu a 32 bit e passarla a 64 tramite il cross-grading potrebbe nuocere gravemente alla salute mentale di Koris, giù scarsa. Fino ad ora, scarsissimi risultati.

Nel mentre Blatto, il pc Debian-Dell che rispetto a Trillian pare fatto con la Lego, ha deciso di fare uno scherzone e fingere di non avere più audio. Un riavvio a suon di insulti gli ha fatto passare il capriccio.

Pare che la prossima mossa sia cercare di reinstallare un firmware che abbia senso e che permetta di avviare qualcosa, contro la volontà della stronzissima Trillian rediviva. Che a questo punto, forse, stava meglio nel regno dei morti e non è stata felice di essere portata via di lì. Mortacci suoi. Koris inizia ad odiarsi per aver scelto un Macbook nel 2007 anziché una pratica lavatrice.

E non dite che a questo punto si potrebbe anche lasciare perdere perché ormai è diventata una questione di principio.

Necromante Informatico

Non è morto ciò che in eterno può attendere. Anche se “in eterno” uguale “da settembre 2015”, quindi è un eterno recente. Vabbè, non fissiamoci coi dettagli.

Facciamo un enorme passo indietro. Trillian è/fu/è stata il MacBook di Koris dall’ottobre del 2007, il computer con cui ci fu amore a prima vista, forse per il rene costato per pagarlo. Trillian ha avuto una vita molto piena a base di spostamenti internazionali, treni, aule, laboratori, cadute in bicicletta, tesi e romanzi scritti, cipolle informatiche varie. Trillian è morta un certo numero volte per le più svariate ragioni, fra cui annoveriamo assaggiare la colazione di Koris, dischi fulminati, la non-voglia di avviarsi per non andare a Mosca. Fino a settembre 2015, quando la cpu si mise a sputare errori logici che non potevano essere curati se non con una nuova logic board e Koris si convinse che dopo otto anni forse era il momento di lasciarla andare nei Campi Elisi dei portatili che hanno vissuto con gloria, nel Valhalla in cui un MacBook può vivere per sempre, anche a 64 bit.

Koris ripose ciò che restava di Trillian, ormai senza disco, in uno sgabuzzino, dicendosi “prima o poi la porto allo smaltimento informatico, ma voglio farlo di persona”. Ma Koris è pigra. Ora avete capito quel “ciò che in eterno può attendere”? Ecco.

Da qualche mese a questa parte Koris doveva fare dei conti di simulazione nucleare per Neutroni Porcelloni e le serviva un pc a 64 bit che avesse più di 1 giga di RAM (ora chiederete “ma se è per lavoro non dovrebbero fornitelo?”, la risposta giusta è “lassamo perde che è mejo”). LoSmilzo, ex pc dell’Amperodattilo riciclato da Koris per le esigenze che non possono aspettare i tempi geologici del servizio informatico, non poteva accollarsi tale pratica a meno di metterci secoli dall’alto del suo unico giga. Serviva un computer da lavoro e constograndissimocazzo che Koris avrebbe scomodato Blatto, il suo computer di casa, il portatile non portale di sedici chili.

Che poi è anche un po’ colpa di Junior, diciamolo, che è ora che laggenta si prendano le loro responsabilità (lett.). Junior ha parlato un po’ troppo delle riparazioni che faceva su Thanathos, il macbook gemello di Trillian che però ha visitato meno volte l’inferno. Si è scoperto che entrambi sono a 64 bit. E Trillian ha/ebbe/ha avuto 4 giga di ram. A Koris non è servito sapere altro.

La settimana scorsa ha esumato i miseri resti dallo sgabuzzino. Quindi ha comprato una nuova (vabbè, “nuova”) logic board, uguale alla vecchia. Guida di iFixit sotto gli occhi e dai dai dai. Del resto, cosa c’era da perdere?

La procedura si è rivelata più rapida meno agevole del previsto. La parte più critica sono stati i sensori di temperatura che non si volevano togliere di mezzo, per cui è stato necessario l’intervento di ‘thieu (“come hai fatto a toglierli?” “ho strappato tutto, tanto hai detto che la vecchia scheda si butta”). In un inferno di contenitori pieni di viti onde evitare di perderle, è stata tartinata la pasta termica sul nuovo processore, quindi Koris ha seguito la guida al contrario col terrore di dimenticarsi connettori per strada. O di strappare fili. “Ci voleva coraggio per farlo” ha commentato ‘thieu, quando Trillian assomigliava di nuovo a un macbook e non a un ammasso di pezzi esplosi.

A dirla tutta, nonostante la sicumera affettata, Koris non era proprio sicurissima della buona riuscita dell’operazione. Una volta rimesso il top case era più scettica che mai, un sacco di cose potevano andare storte. Ma tant’è, bisognava sapere. Koris ha schiacciato il pulsante di accensione. Il “boing!” del boot Apple è risuonato per tutta la cucina. Trillian vive! Di nuovo.

Si è anche scoperto che Trillian ha passato gli ultimi tre anni con un live cd di Slax nel lettore, ma dettagli. Il cd di Slax ha permesso di scoprire che per un caso fortuito funziona tutto: la rete, l’audio (nonostante la cassa di sinistra abbia visto cose che voi umani…), i sensori. Insomma, nessun connettore è stato massacrato nel tentativo.

Da ieri sera, Koris mostra un sorriso ebete e ripete a se stessa “non ci avrei mai scommesso”. La sua parte superstiziosa sente che l’ordine naturale delle cose è stato ristabilito, perché boh, Trillian è sì un computer ma è anche un po’ un simbolo.

Trillian è un po’ l’horcrux di Koris. O forse viceversa, non è ben chiaro, visto che si resuscitano a vicenda.

Excalibur per re Artù, il re, il regno, la spada e tutte quelle robe lì. La spina dorsale del drago e anche la cpu.

Alcesti che torna dagli inferi anche senza l’intervento di Eracle. O il ritorno di Euridice nella versione di Gluck, anche.

Ora, al netto di alcune trascurabili manutenzioni software, bisognerà spiegare a Trillian cosa si è persa negli ultimi tre anni e come può rendersi di nuovo utile. Koris nel mentre ha deciso di ritirarsi in una grotta e abbracciare definitivamente la carriera di necromante informatico. Perché questo va al di là del sogno contorto di qualunque fixer.

trillian

Qualcuno dirà “Photoshop!”

Spirali attorno alla situazione

Ogni tanto Koris si chiede se è cretina o cosa. Dove per “cosa” si intende “Koris è VERAMENTE cretina”.
Comunque, tanto per, facciamo un incomprensibile (ma a un certo punto divulgare è inutile) riassunto di tutto ciò che ha portato all’attuale situazione assai poco lusinghiera e densa di cretinaggine assortita.
Il 29 aprile, parlando coi tizi dei neutroni sociopatici, si arriva alla conclusione che se la radioattività per i fotoni è un terzo di quanto si attende, probabilmente è colpa delle sezioni d’urto, perché usare le stesse avrebbe semplificato di troppo il problema. Vuoi mettere con la gioia di stare a chiedersi per giorni il perché e il percome.
Soluzione lampante: cercare le stesse sezioni d’urto, scaricarle, implementarle nel codice e tutti a casa felici.
Sticazzi, ovviamente.
Koris trova effettivamente la libreria di sezioni d’urto che le servono la prima settimana di maggio, subito prima di imbarcarsi per la Dent de Crolles. Solo che col piffero che si implementa ad occhi chiusi: sono solo file testuali, il codice vuole un file binario. Come si passa da un file testuale a un file binario? Con un compilatore, tale NJOY, distribuito aggratisse dai tizi che regalano dati nucleari. Benissimo, fantastico, meraviglioso, Koris ordina NJOY e parte a fare speleo. Dentro di sé si augura che per una volta si tratti di un programmino stupido con interfaccia grafica a cui si dà da mangiare un file di input per vedersi sputare un output bello pronto.
Certo, credici.
NJOY arriva effettivamente il martedì della seconda settimana. E appena aperto il DVD si scatena l’inferno. Si tratta di un programma sviluppato nel 1992, in Fortran. Ora, il Fortran è un linguaggio di programmazione che ha l’età dell’Amperodattilo e che sarebbe salutare andasse in pensione (come l’Amperodattilo). Koris aveva già avuto a che fare col Fortran quattro anni fa (sempre per una questione di sezioni d’urto, yay!) e aveva giurato “mai più nella vita”. Ma la vita non la ha ascoltata.
NJOY si rivela particolarmente malvagio, tanto da farsi forgiare l’hashtag #MaiUnaNJOY. Primo: esiste la versione Windows e la versione Linux. Koris opta per Linux e si mette a compilare quel relitto del XX secolo. Palate di errori, compilatori incompatibili, la macchina del tempo non va. Koris decide in via del tutto straordinaria di provare a buttare tutto su Windows. Dai, su, Windows è per gli utonti, vuoi che non abbiano messo una versione idiota punta-e-clicca?
No, certo che no.
Koris si fa un giro nel magico mondo del DOS, direttamente dal mondo dei videogiochi anni ’90. Santissimo retrogaming. Tant’è che la pila di errori non diminuisce. Per farsi sto sangue marcio torniamo su Linux. Windows torna nel dimenticatoio con la dicitura Windowsdimmerda.
Nel mentre Koris riceve finalmene una risposta dal “support” del codice nucleare in uso (non NJOY, quello delle simulazioni). Il support dice che l’aiuterebbero anche e le darebbero le sezioni d’urto precotte, ma bisogna prendere accordi e pagare. E anche se per assurdo i Capi fossero d’accordo a sborsare (cosa che non corrisponde a verità, perché in ogni ambito la ricerca deve sempre essere low coast e Koris è un po’ la Ryan-Air), quando arriverebbe il tutto? A settembre. Ma vaffanculo un po’.
Siamo al 17 maggio, giorno in cui Koris apre gli occhi e scopre che c’è un bug negli installer di NJOY. In pratica, i programmatori hanno lasciato uno spazio dove non dovevano e il Fortran non ha gradito. Tolto lo spazio, gabbato lo santo. Evviva, NJOY è pronto per essere utilizzato, la storia va verso la fine.
LOL
In realtà NJOY è un vespaio del cazzo. Per farla breve, è una sorta di puzzle con delle tessere in più e, spesso e volentieri, senza il disegno originale. Koris passa momenti di cupo sconforto su articoli del 1990 e simili per vedere quali tessere usare e quali no. E con quale file di input. NJOY la percula la maggior parte delle volte.
Ci vuole una settimana di pena perché Koris trovi il modo di tradurre burinamente i suoi file testuali in binario. Siamo al 24 maggio, il Piave mormorava, NJOY si lamentava. Ma le prima sezioni d’urto sono prodotte ugualmente. Al culmine dell’eccitazione molesta, Koris le butta in pasto al codice nucleare…
… stesso risultato, uguale a prima, niente di nuovo sotto il sole.
Grande momento di odio e depressione.
Koris è al momento in cui fa e disfa le tessere del puzzle NJOY. Ogni tanto sbatte il muso contro un crash, ogni tanto va meglio ma il problema di fondo. Koris vorrebbe sbattere ferocemente la testa contro uno spigolo, per vedere se ci sono dentro solo gelatina e cazzate.
Ah, ovviamente #MaiUnaNJOY.

Carne per dinosauri

Che uno mica poteva avere un ritorno al lavoro pacifico, eh. Ci mancherebbe altro. La coglionanza permea l’universo, altro che la Forza e il Lato Oscuro, Jedi e Sith si sono sbagliati di brutto.
Antefatto: Koris e Binomio il Minghiascaro sei mesi fa avevano finalmente ottenuto il permesso di comprare un computer superpUtente, detto “la stazione”. Binomio si è incaricato di cercare le specifiche, visto che lui, a suo dire, ne sa perché si tiene sempre informato sulle ultime novità. Ne è uscito con un computer con hardisk a stato solido, tanta ram, una scheda grafica folle e una spesa di svariati mila euri.
Tale stazione è stata usata fino ad ora solo da Binomio, per fare cosa non è dato sapere (“voleva giocare a Dragon’s Dogma con le supertette, te lo dico io” suggerisce Junior).
L’altro giorno Koris è stata incaricata di fare una simulazione massiccia di neutroni. Siccome il portatile scabercio del lavoro si è sentito male solo a sentirne parlare, Koris ha reclamato l’uso della stazione. Binomio ha traccheggiato per mezz’ora senza addurre motivazioni plausibili, poi ha mollato la stazione a Koris.
E qui sono cominciati i deliri.
Si è scoperto che non è possibile installare un altro sistema operativo perché il disco è criptato. L’unico modo per decriptarlo sarebbe disintallare Windows e nessuno è certo di avere di che reinstallarlo (don’t ask). Ovviamente qualunque boot da usb, hardisk e Avada Kedravra informatici vari non funziona manco po’ ‘o cazzo. L’unico boot alternativo di cui vuole sentire parlare è da dvd e che cosa ce ne facciamo del dvd, signora mia?
L’incazzo di Koris ovviamente non è quantificabile. Ed è arrivato ad un livello ancor più inquantificabile quando Binomio ha commentato con la situazione con “Beh, puoi sempre dire ai tizi del progetto di ricerca che hai provato a girare le simulazioni, ma che non sei capace”.
Da quando ‘thieu le ha svelato l’esistenza di uova di dinosauro vicino alla Sainte Victoire, Koris sogna di ripercorrere le orme di Spielberg e mettere su un Jurassic Park Aix. Con un T-Rex che riduce a una sottiletta la Porsche del capo e i Velociraptor che divorano il Minghiascaro sul cesso. Magari non saranno dinosauri bio, ma sono sicuramente a chilometro zero.

Ma anche i colleghi…

Koris si lamenta tanto degli studenti che hanno le pigne nel cervello mentre fanno le esperienze di laboratorio, che rispondono a caso all’esame tanto per riempire l’horror vacui del foglio bianco, che alla richiesta “giustificare il comportamento dello strumento” scrivono “sì perché…” senza aggiungere altro, lasciandoti col cliff hanger e la suspence, nemmeno la relazione fosse un episodio di Battlestar Galactica.
Tuttavia i colleghi non sono da meno quanto a trovate geniali e logoramento nervi. Due esperienze significative.

Quadro uno: Koris sta mangiando nella cucina-sgabuzzino con due tecnici informatici. Arriva una professoressa dal volto di cartapecora, i lineamenti disfatti in una smorfia di terrore.
“Dovevo copiare dei video su una penna USB e non funziona!”
Uno dei due tecnici informatici si anima.
“Che significa non funziona?”
“Il computer si rifiuta, dice che è impossibile copiarli… eppure ho sempre fatto così per mesi, non capisco perché ora non vada!”
Gelo. Terrore. Sconforto. I tecnici informatici confabulano fra di loro sconsolati. Siamo di fronte a una versione primitiva della guerra dei robot? La macchina si rivolta contro l’umano creatore? Stiamo per entrare in Matrix dalla porta di servizio, schiavi di Windows Millennium?
A Koris sorge un dubbio.
“Ma c’è abbastanza spazio sulla penna per copiare questi video?”
Silenzio. Per altro silenzio imbarazzato, perché trattasi di una domanda così demente che sicuramente non sarà la chiave di siffatto enigma. E invece la faccia di pergamena si illumina, ogni ruga un bagliore di supernova.
“Potrebbe essere! Sono mesi che uso la stessa penna e ora devo copiare otto gigabytes. Mi sa che hai proprio ragione! Grazie, mi hai salvato la giornata!”
Eroi per caso. O forse eroi per caos.

Quadro due: Tacchettina in panico. E Tacchettina in panico non è un bello spettacolo, soprattutto a causa del suo squittire da topo a cui non v’è altro rimedio se non spaccarsi i timpani con gli Iron Maiden o Rossini a palla negli auricolari. Tacchettina punta Koris con gli occhi della disperazione.
“Tu conosci Word?”
“Abbastanza per volerlo evitare. Perché?”
“Sto scrivendo un articolo e mi ha aggiunto due pagine bianche. E non so perché! E non riesco a toglierle!”
Koris alza le chiappe e circumnagiva la scrivania fino al portatile indemoniato della Tacchettina. Osserva Word con l’aria di chi si è già pentito di aver offerto soccorso.
Poi scopre che le due pagine fantasma sono piene di a capo. Semplicemente da cancellare. Davanti a questo intervento divino, Tacchettina si trasforma in un pingue angioletto di Thun.
“Grazie mille! Così la prossima volta saprò come fare!”
Koris torna sconsolata alla sua playlist a base di “Cenerentola” e “A matter of life and death”.

Alla luce dei fatti, Koris si sta chiedendo se tutto ciò non sia una sorta di Truman Show universitario messo in scena dal Replicante per farle venire nostalgia dei neutrini e farla tornare all’ovile del laboratorio di fisica delle particelle sociopatiche.

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