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Urlare nei gomitoli

E non solo perché oggi è l’otto di gennaio. Urlare nei gomitoli potrebbe essere una valida valvola di sfogo a sedersi per terra e piangere come un treenne a cui è stato rubato il ciuccio. Le ragioni ci sono tutte e anche se non ci fossero arriverebbero presto.

‘thieu ha avuto la folle idea di voler abbassare la cappa in cucina. Chiariamoci, l’idea in sé non sarebbe folle, non fosse che s’è capito che la cucina va guardata da lontano senza andare troppo nei dettagli, altrimenti si scoprono miserie. Ad esempio, la cappa era stata intonacata assieme al muro, non era stato tolto il cellophane dentro, non era stata fissata con le apposite viti ma con della colla merdosa e, dulcis in fundo, il muro dietro alla cappa non è stato né dipinto né intonacato. Siamo al livello superiore del “nascondere la polvere sotto al tappeto”. Koris è abbattutissima perché deve rifare l’intonaco prima che sia rimessa la cappa e non è che il lavoro sia stato fatto da Peppino l’usuraio in pensione, che a tempo perso fa il muratore in nero. Sta minchia di cucina è stata fatta da un’azienda seguita da un architetto e ci si ritrova comunque a dover rifare cose. Abbattimento generico.

La ripresa lavorativa è una pestilenza, nel senso letterale del termine. Le norme anti-coviddi sono complicate, imperscrutabili, interpretabili, più generiche del sistema della pila di una partita di Magic: The Gathering con mazzi blu primi anni 2000: se gioco l’istantaneo “droplets” sulla stregoneria “mascherina di stoffa” ha effetto prima o dopo dell’incantesimo “vaccino booster”, sapendo la creatura “coviddi” ha attacco improvviso e attacca senza TAPPare? (Scusate, nerdaggini di un’altra era) Insomma, il succo del discorso è “fate un po’ come cazzo vi pare, basta che non dichiarate che vi contaminate al lavoro e che venite almeno due giorni a settimana”. Capo Giuseppi fa lo gnorri e Koris ormai ha alzato un altare votivo all’ex-capo di Neutronland, che le manca tantissimo. Siamo alla fine della civiltà occidentale, iniziata coi Greci e finita con le lettere greche.

Lo studio che si trascina da settembre sclera. O meglio, il nettunio sclera. O piuttosto, ha una differenza del 5% con quello che dovrebbe essere, che secondo Koris viste le circostanze è grasso che cola, ma pare di no. Anche se la quantità studiata, che doveva essere lineare, forse lineare non è, chi può dirlo. Koris non sa più cosa inventarsi e ne avrebbe anche un po’ le palle piene di sacrificare ore supplementari, week-end e anche vacanze. Tuttavia teme che questa mancanza possa pesare sul periodo di prova, che finirà sempre troppo tardi per la Koris-sanità mentale.

Insomma, Koris vorrebbe sparire due settimane sotto i Pirenei Atlantici fra gli speleologi puzzoni che mangiano salsiccia, patate e formaggio facendo battute di dubbio gusto, ma bisognerà aspettare agosto per tanta grazia. Per ora ci si può drogare di videogiochi e sperare che il Maitre de Jeu mantenga la sordida promessa iniziata con “ho un background di una grossa campagna già pronto”. E cercare gomitoli in cui urlare il proprio disappunto.

Mistici gomitoli della follia, un racconto inedito di Lovecraft

Grossi errori e mini-orrori

Koris ha appena passato uno splendido sabato fra lavori domestici e lavoro tout court, perché lo smartwuorchi è bello ma solo nel week-end, soprattutto quando non è retribuito. Come mai tutto ciò? Andiamo con ordine.

Venerdì la giornata si annunciava normale, tranne la neve. Che poi siccome avevano mandato avvertimenti degni di Neutroni Porcelloni a base di “guidate con prudenza”, Koris si era illusa che qualcuno avesse preso le giuste misure. Sticazzi, come al solito. Nell’entroterra l’autostrada né salata né pulita, in certi punti si vedeva il ghiaccio, c’erano un sacco di macchine finite nel fosso perché in Provenza ti ritirano la patente se non infrangi i limiti di velocità e del buon senso in qualunque condizione climatica. Koris è arrivata al centro di ricerca all’alba delle dieci, solo per scoprire che i bus percorrevano solo gli assi principali, tutto il resto era da sgambettarselo a piedi su per le colline. Clima da ritirata di Russia, ma almeno si è scoperto che gli stivaletti Doc Martens tengono bene la neve, forse sono anche ramponabili.

Tuttavia la giornata demmerda era appena cominciata, il dramma stava per consumarsi. Koris si era illusa che il suo studio sulla trasmutazione degli attinidi anni ’80 fosse finito, pronto per essere consegnato e tanti saluti. Invece si è scoperto, in rapida successione, che la dose al centro del reattore era nulla (poco probabile) e che un prodotto della catena di decadimento del nettunio aveva lasciato le simulazioni per lidi migliori. A Koris è preso il panico, quello brutto, quello paralizzante, a tema pensiero unico: “adesso non posso consegnare lo studio e il capo mi caccia com’è giusto che sia”. Koris ha scomodato ‘thieu, ha scomodato l’angelo custode della sua sanità mentale, quindi ha scomodato il Collega Barbuto via Skype perché non quadrava più niente e a quel punto tanto valeva fare seppuku con le forbici. Collega Barbuto ha minimizzato tutto come solo chi è nello stesso posto dal 1998 sa fare, forse a un certo punto si raggiunge il Nirvana, chissà se Koris lo saprà mai (spoiler: no). “Tutti possono sbagliare, l’importante è capire dov’è l’errore” ha detto Collega Barbuto. Trovare l’errore è stata l’ossessione di Koris per le successive dodici ore.

Dopo aver stampato script python e setacciato server, Koris ha scoperto due cazzate di grosso calibro, di solo una sua: i prodotti della catena di decadimento avevano deciso di non esistere da un certo punto in poi, cosa che sballava tutti i conti; ciò è accaduto quando il server non funzionava e il Koris-pc era stato sequestrato, forse c’è un legame. La seconda cazzata è stata fatta da Collega Bietola (erbivora e fiera di esserlo, precedentemente nota in questi luoghi col nome di collega stinfia), per cui la guaina degli elementi fissili era un fastidio trascurabile, quindi niente guaina e niente radioattività sulla guaina. Regolare, errori compresi, non sei tu sono io. Il problema è che la scadenza ormai incombe e ci sono otto conti da trenta ore ciascuno da ripetere due volte. Non c’è modo che ‘sta cosa sia finita per Natale. Koris non lo ha ancora comunicato a Capo Giuseppi e questa cosa le mette addosso un’ansia tremenda, tant’è che venerdì sera stava cercando su Google “come spiegare durante un colloquio di essere stati cacciati in periodo di prova”. C’è serenità.

Da questo si evince che Koris è abbastanza esausta e o finisce il periodo di prova, o finisce Koris. Se il periodo di prova finisce con un licenziamento potrebbe finire anche Koris, non si sa. Fatto sta che si aspetta lunedì con una certa apprensione, sperando che Collega Barbuto sia convincente e che lo studio tanto carino sulla pentola a pressione radioattiva possa in qualche modo controbilanciare lo svarione di gruppo.

In compenso la cucina è finita, ragion per cui Koris ha passato l’attesa dei calcoli a pulire pavimenti, superfici, universi. Tuttavia gli operai hanno preso Koris e ‘thieu per sfinimento, terminando i lavori col metodo Renè Ferretti, ovvero a cazzo di cane. Non che la cucina sia peggio di prima, cosa che potrebbe essere difficilmente possibile. Si notano però un sacco di dettagli buttati lì che sono più degni di “ammiocccugino che ci sa fare con la decorazione perché gioca sempre a The Sims” che di un’impresa professionale. Pensili non proprio dritti, giunzioni di silicone fatte a caso, zoccoli tagliati storti, intonaco lisciato alla viva il parroco, macchie sugli elettrodomestici. L’Amperodattilo, responsabile qualità della famiglia allargata anche a distanza, ha notato di tutto e di più via foto sgranate, quindi ha scosso la testa per quanto il dolore al collo lo permettesse e ha sentenziato “io glielo farei rifare”. Solo che non si può reggere un altro mese di lavori e polvere, quindi la cucina verrà tenuta tale e quale. ‘thieu ha solo mugugnato “se il pavimento non viene pulito, non glielo pago”.

Koris avrebbe un gran bisogno delle vacanze di Natale e della servitù di Downton Abbey che le metta a posto lo sgoverno della cucina. Invece è abbastanza probabile che ci saranno conti da girare durante le vacanze, quindi addio disconnessione completa. Per quanto riguarda il mettere a posto, nemmeno a parlarne. Per alto mancano alcuni scaffali nei pensili e i cassetti arrivano a fine dicembre perché sono esauriti, come Koris e come i siluri fotonici dell’Enterprise-B.

Chissà se si sopravvive fino al 2022.

Certo che se si potesse mettere il cervello in un barattolo sarebbe più semplice

Fuffa da cantiere e non solo

Koris è ancora viva, qualora qualcuno se lo stesse chiedendo. Certo, dopo lo pseudo-film d’autore pseudo-speleo di ieri sera lo è un po’ meno (“The Cave of Forgotten Dreams“, se volete saperlo), ma che Koris sia poco sensibile a certi film d’autore è cosa nota, quindi la prossima volta sarà lasciata a casa a guardare cose trash al suo livello come “Megapython vs Gatoroid“. Sarà che ieri sera era digiuna, sarà che il venerdì sera Koris è instabile alla pari di un nucleo con troppi neutroni, per sopravvivere alla proiezione a un certo punto si è immaginata i commenti di Renè Ferretti. E quando le hanno chiesto “allora, ti è piaciuto?” si è rischiata una scena fantozziana da corazzata Kotiomkin. Vabbè, Koris grezza ma lo sappiamo.

Il cantiere avanza nonostante gli operai si siano ammutinati per due giorni per ragioni non meglio precisate. La tappezzeria è stata nuclearizzata, i tubi in eccesso estirpati, le piastrelle psichedeliche polverizzate. Sta pian piano sputando il pavimento nuovo, che ha la pecca di non indurre trip da sostanze psicotrope. ‘thieu ha trionfalmente annunciato di aver buttato via il neon dell’obitorio, che non ci mancherà per nulla, ma proprio per nulla, nemmeno per sbaglio. In compenso ora la casa è ostaggio degli elettrodomestici nuovi, posti in luoghi impensabili in attesa di una sistemazione, ritardata dall’ammutinamento operaio. Koris si è ripromessa che i prossimi lavori in casa li farà solo in The Sims.

Al lavoro Koris oscilla sempre fra delirio di onnipotenza e certezza che il 23 il Capo Giuseppi le darà il ben servito. Le risorse informatiche fanno il gran cazzo che vogliono, si teme l’aggiornamento del server, il centro di calcolo finge di non conoscere Koris perché non ha mai ricevuto formulari di sorta. Potrebbe andare tutto bene o tutto male o tutto boh. Neutronland continua ad essere un pensiero nostalgico e idealizzato come un ex fidanzamento breve ma intenso.

Dalle notizie che trapelano, Natale è ancora una volta sotto l’incognita del coviddi e Koris potrebbe anche essere rotta gli zebedei. Che poi è come incazzarsi perché piove o perché TrenItalia fa sciopero: del tutto inutile. Però tutto questo navigare a vista e dare direttive “un tanto al ciocco” (è italiano questo modo di dire? è piemontese? è Amperodattilo? Chissà) inizia a pesare sul Koris-inconscio. Per di più Koris si è legata al dito i ravioli fatti a mano dall’Amperodattilo a natale scorso che ha visto solo via wazzapp, mentre assaporava una fetida insalata russa fatta con tonno al naturale e maionese fallita. Koris potrebbe non reggere un altro natale senza Ampero-cibo lontano dalla famiglia. E invece no, del diman non v’è certezza e nemmeno dell’oggi pomeriggio. Poi ci sarebbe tutto un discorso intricato fra Greenpass, Mega Greenpass, obbligo vaccinale e passaggi alle frontiere, ma Koris non è abbastanza ferrata in argomento per sviscerarlo. L’unica certezza è che i “dobbiamo salvare il Natale” e “festeggiamenti con sobriertà” hanno spannocchiato la minchia.

Insomma, fuffa generica, in attesa che arrivino le grandi decisioni dall’alto. Speriamo non puzzino troppo.

Koris-definizione operativa

Macerie

Ehilà. Rassicuriamo tutti, Koris non è stata sepolta sotto ciò che resta della cucina. Già, cosa resta della cucina? Non granché, la caldaia e due pensili a muro che ancora mostrano la loro totale mancanza di senso estetico. Il resto assomiglia molto al cratere di impatto di un meteorite, ma con l’impianto elettrico nuovo e i nuovi tubi per l’acqua. La casa è ostaggio della polvere, che spunta a tradimento dopo svariati passaggi di Roomba e aspirapolvere classico. La cucina di emergenza è persino più funzionale del previsto, per quanto richieda un grado di ordine inaudito. Ad ogni modo si spera in un futuro migliore.

Nel mentre i Koris-occhiali hanno deciso di suicidarsi. Il termine giusto è “suicidarsi” perché si sono spezzati a metà mentre stavano sul Koris-naso, in assenza di sollecitazioni esterne. Erano già stati riparati tre volte, quindi ormai considerati a fine vita. Koris sperava che sopravvivessero fino a dicembre, data prevista della vista dall’oculista. L’ottico, chiamato in causa per una riparazione, ha iniziato ad evocare tempi biblici, necessità di trovare la persona giusta al momento giusto, e comunque chissà. Koris oggi gira con occhiali del 2008, ad origine occhiali da sole con lenti scure smontabili quindi utilizzabili da vista alla bisogna, sbrindellati al punto giusto da tenere con lo scotch. Però ha appuntamento da un altro oculista per mercoledì (sì, in Francia non si possono fare gli occhiali senza ricetta, non sembrano esserci barze leggendarie che permettano di aggirare l’ostacolo). Nel mentre il mondo è un posto migliore dai contorni non molto definiti.

Al lavoro, nessuna notizia del pc. Koris ha sollecitato il servizio informatico, che ha risposto con le solite balle di fieno rotolanti. Il Capo Giuseppi, appena tornato dalle ferie, è scontento; è scontenta pure Koris, anche senza andare in ferie. Tutto ciò è preso con una discreta atarassia, portata forse da due anni di coviddi o forse una nuova consapevolezza, che tanto u ne se pò sciuscià e sciurbì (“non si può soffiare e succhiare”, Amperodattilo docet). Poi magari al colloquio del 23 novembre Koris si ritroverà all’improvviso un sacco di tempo per scrivere, chi può dirlo, a parte l’ansia.

In grotta Koris ripesca principianti con imbraghi laschi, si stressa, combatte contro i suoi stessi demoni ma con armi nuove, alla fine va tutto bene. Anche se senza occhiali è sempre tutto molto a sensazione. Da una parte Koris vorrebbe fare cose pazzesche come andare a -600 al Trou Souffleur, dall’altra è la solita ameba videoludica. Ormai è stata fagocitata da Dragon Age: Origins, con la sua elfa assassina presa in un vortice romantico con un’ex suora bisex e un elfo nero assassino immigrato bisex anche lui; insomma, a metà fra una cena elegante e l’incubo di Salveenee, è un attimo che diventa Dragon Age: Arcore.

Koris sta iniziando a pensare a tutte le grandi manovre natalizie e alle operazioni da terrorismo della felicità, perché è importante pensare in prospettiva e non farsi prendere all’ultimo momento. Tanto il futuro è in grembo a Zeus, per non dire che è (ancora) ipotecato dal coviddi.

Così flessibile che mi piego a metà e posso essere comodamente sistemata sotto al letto

Addio piastrelle

Tanto tempo fa… a dire il vero non così tanto, meno di due anni, ma visto che in questi ultimi (ormai) due anni è successo quello che nessuno pensava possibile e ha sconvolto circa tutto ad eccezione di alcune benemerite testediminchia, sembra un sacco di tempo. Dicevamo? Ah, sì, nell’inverno del 2020, durante gli ultimissimi giorni di vita normEle, ‘thieu si era deciso a fare il grande passo casalingo, ovverosia cambiare la maledetta cucina. Era qualcosa che si doveva fare da tempo ma sempre rimandata sine die per mancanza di voglia, complicazioni logistiche, vite che cascano a pezzi. E quando l’esistenza sembra creparsi non si sente il bisogno di trasformare la cucina, per quanto orrenda sia, in un cumulo di macerie. Però in quella fine febbraio 2020 pareva venuto il momento buono per trasformare il rudere di dubbio gusto in qualcosa di funzionare datato terzo millennio.

E poi? Che ve lo si dice a fare, successe di tutto. L’architetto si ritrovò con un sacco di tempo libero per progettare la nuova cucina, nessun cantiere poteva essere messo in agenda, il mondo se ne stava in attesa dell’apocalisse, per cui avere degli orribili pensili rosa sembrava l’ultimo dei problemi. Si sarebbe visto in estate, nel mentre Koris e ‘thieu portarono la devastazione in salotto. Venne l’estate che il mondo esisteva ancora e gli orribili pensili con esso, ma artigiani, muratori e idraulici avevano una coda di arretrato che non si poteva inserire una nuova cucina in fieri. Tutto rimandato alla rentrée 2020, ovvero a settembre e dopo… e vabbè, si scoprì che il mondo poteva ancora finire, i pensili rosa erano di nuovo un problema minore, ma stavolta con scazzo. Seguirono alterne vicende in cui “rimandiamo tutto all’estate” pareva un’ottima idea, d’estate l’architette finì per “farsi mangiare il belino dai gatti” (termine tecnico dell’Amperodattilo di chi perde le buone occasioni per qualcosa). La cucina orrenda pareva destinata a restare, in saecula saeculorum, sicut erat in principio et nunc et semper, ramen.

Invece no: proprio quando Koris aveva ormai perso le speranze e pensava che si potesse cambiare la cucina solo replicando la casa in The Sims, ecco l’avvento dell’architetto con tutto pronto. Domani iniziano i lavori. Il che ha significato passare un piovosissimo ponte dei Santi&Mortacci a sgombrare la cucina, a smurare la lavastoviglie e il forno, ad approntare una cucina da campo in uno sgabuzzino, a nascondere pentole e padelle ovunque l’umana decenza lo permettesse, a piazzare il frigo nell’ingresso. “Poteva andare peggio, poteva non piovere” ha commentato ‘thieu. Questa è l’ultima sera in cui cucina e sala da pranzo saranno come le conosciamo, prima di essere sconvolte per sempre. E Koris, come Lucia Mondella, sente di dover dedicare un addio.

Addio piastrelle del pavimento metà graniglia e metà verde acqua, partorite dalla mente di un designer anni ’70 sotto acidi. Non s’è mai capito se foste davvero pulite o meno, ma talvolta le macchie di sugo miglioravano l’estetica. Quanto orrore cosmico scoperto mentre Koris vi fissava, chiedendosi chi minchia ha pensato che un simile accostamento fosse di buon gusto.

Addio pensili rosa, alti fino al soffitto e del tutto inadeguati, cime irraggiungibili e pertanto inutilizzate. Addio sottospecie di pensile basso della larghezza di dieci centimetri, adatto solo alle bottiglie d’olio e alle scatolette di tonno impilate; di te ricorderemo la chiusura impossibile, visto che ti aprivi a tradimento nel mezzo della notte. Addio unica colonna ad altezza umana, pertanto stipata di cibo che veniva fagocitato dall’oblio e dalle tarme alimentari. Sarete stati anche di vero legno, ma optiamo per compensato&praticità.

Addio contro-soffitto con le mattonelle da ufficio, altro mistero del design. “Serve a nascondere i tubi” disse ‘thieu. Koris ha sempre pensato di preferire i tubi a quell’obbrobrio, già è brutto da vedersi negli uffici, in una cucina è un insulto all’estetica in generale.

Addio tappezzeria a fiori rosa. E chi, sano di mente, metterebbe la tappezzeria in cucina, CHI? Non lo sapremo mai. Si è però scoperto che sotto la tappezzeria a fiori rosa si celava un altro strato, questo a pallini grigi, gialli e verdi. Come a voler dire che un orrore più recente cercava di risparmiarci un orrore del passato ancora peggiore. Tappezzeria, cederai il posto a uno sterminato e banalissimo muro bianco.

Addio cappa inesistente, che in verità eri un buco nel muro nascosto da una sorta di camino. Non hai mai aspirato nulla, nemmeno per sbaglio, costringendo a spalancare le finestre in qualunque stagione al minimo soffritto, per evitare di profumare la casa di cipolla. Portiamo ancora in memoria il tuo momento glorioso, il giorno di lockdown in cui Koris si decise a pulirti davvero e non ne uscì indenne. Verrai sostituita con una cappa vera, di quelle che non solo sniffano i fumi tossici ma illuminano anche il piano di cottura; lei ancora non lo sa, ma riceverà il battesimo del fuoco con un’orgia di fritto.

Addio neon che fingevi di illuminare la cucina, unica luce posta a tre metri e di dubbia utilità. I suoi raggi verdognoli gli avevano valso il soprannome di “neon dell’obitorio”, capace di far sembrare avariata qualsiasi pietanza appena preparata. Sarai rimpiazzato con letteralmente qualunque altra cosa, perché qui si vorrebbe iniziare a cucinare e smettere di fare delle autopsie.

E domani si inizia con la grande distruzione, nella speranza una bella fenice risorga da quelle ceneri di bruttezza. Non dovrebbe essere difficile, visti i presupposti.

Se guardi a lungo nella piastrella, allora la piastrella guarderà dentro di te (feat. la luce del neon dell’obitorio)

Rumente nucleari e cucine

Koris non è deceduta per i postumi da soccorso speleo, anche se visti i lividi che ancora le ornano le gambe la cosa non era così scontata. Non aver potuto prendere il lunedì di ferie per mangiare, lamentarsi e dormire a causa del fottuto periodo di prova non ha aiutato.

Sul cosiddetto lavoro Koris ha finito una parte dei conti che doveva fare per fine ottobre, o forse metà novembre, o forse chissà, il capo Giuseppi talvolta è chiaro come l’omonimo premier a cui assomiglia. Ora arrivano gli uccelli senza zucchero, i fringuelli per diabetici, insomma, i cazzi amari. Perché la seconda parte dei conti è terra incognita, non l’ha mai fatto nessuno, non si può che sperare che funzionino. Questa cosa genera in Koris un grande giramento di zebedei perché alla soglia dei 35 le pare di averla vista fin troppo spesso. Forse ci sono problemi di merda che le vengono riservati d’ufficio.

Per altro ci sarebbero da spendere due parole su questo esperimento pieno di cose fatte un tanto al chilo, proprio “so’ du’ etti e mezzo de plutonio, signò, che faccio, lascio?”, a cui Koris deve trovare un senso. E soprattutto fatto il 31 agosto 1988, più di trent’anni fa. In quella data Koris era probabilmente a spiaggia a giocare col “pesce-pempa” (pesce-pentola, un secchiello a forma di pesce palla di una bruttezza imbarazzante), l’Amperodattilo correggerà se non è vero. Non pensava minimamente che a qualche centinaio di chilometri le stavano rendendo la vita difficile in prospettiva con attinidi assortiti. Anche perché se a un anno e mezzo conosci gli attinidi hai bisogno di un esorcismo. Però a dirla tutta quelli della generazione di Chernobyl un po’ di confidenza con gli attinidi ce l’hanno innata, come succhiata col latte o trasmessa nel ventre materno… vabbè, stiamo divagando.

Trenta e più anni dopo, Koris passa le giornate a scrivere “homo” e “hetero” sulle composizioni dei suoi isotopi; al copia-incolla numero 666 capace che le appaiano senatori leghisti col farfallino, a cui potrà rispondere che rispetta tutte le inclinazioni, ha anche tanti amici transuranici, ma che certe cose è meglio che ognuno se le calcoli a casa sua. Soprattutto se equivale a ripetere dieci volte per otto composizioni gli stessi conti facendo copia-incolla che possono quintuplicare il rischio di introiarsi male. Ne vedremo delle brutte.

Al di fuori del rutilante mondo dei prodotti di fissione d’annata, è la stagione dei sequel. E proprio come la HBO se ne esce con una nuova porcata serie sulla scia di “Game of Thrones”, “Fire and Blood”, ci cui nessuno sentiva proprio il bisogno dacci Winds of Winter brutto chiattone, anche sulle sponde Marsigliesi si ripropongono vecchi format. Pare che dopo vicissitudini degne dell’Odissea, ‘thieu possa finalmente rifare la cucina. Narrami o musa del versatile pensile alto che perduto andò nei mesi del covid. E insomma, ci sono tutti i presupposti perché finisca come un sequel di Game of Bidet. I lavori dovrebbero iniziare il due novembre, che a noi la superstizione ci fa il pippone proprio, e cosa c’è di pronto? Nulla.

In tutto ciò Koris vorrebbe solo spiaggiarsi a fare cose molto utili alla società come giocare a “Dragon Age: Origins”. E visto il meteo forse salta pure lo speleo-ponte nelle fredde contrade del Vercors…

Infatti sopravvivere al periodo di prova è un’usanza sopravvalutata

Calma piatta senza bonaccia

Sono giorni di Mistral gelido che non sembra nemmeno giugno. Ci assomiglia con qualche grado di meno. Che va benissimo, capiamoci. Meglio il Mistral che strisciare come amebe con trentamila gradi, canicola e accessori estivi. A Koris va bene l’estate, ma con moderazione.

Cosa buona dell’estate: le melanzane. Cosa buona del Mistral: la temperatura permette di avvicinarsi ai fornelli. Mettendo assieme le due cose e aggiungendo mozzarella e pomodoro, si fa la parmigiana. Poi a posteri l’ardua sentenza, ma intano è assemblata. E non assembrata. Un assembramento di parmigiane è estatico quanto spaventoso, per grassi insaturi e mole di lavoro da friggere. Cioè, svolgere.

Mistral a parte, calma piatta. Koris vive giorni che si alternano e in cui succede poco. Sappiamo che marzo è finito, ma non sappiamo granché d’altro. Koris sta iniziando a pensare che il non dover andare fisicamente al lavoro sia nocivo per la percezione del tempo. Ormai ha dei sentimenti così confusi che non sa se le manca la routine quotidiana pre-vairus, o se non vuole tornare mai più alla vita di prima. Nel mentre comunicano che, se si ritorna alla normalità, sarà in settembre. Koris non sa bene cosa pensarne, quindi non pensa. Alla fine, essere una pedina rimovibile dalla scacchiera in questo periodo ha il grande vantaggio di comportare pochissime rotture di palle. Tu non decidi, tu fai, tanto nessuno ha chiesto il tuo parere.

‘thieu invece deve decidere cose, ma colpa sua che vuole essere il capo. Vedi i lati positivi dell’essere il signor nessuno?

Il salotto di Penelope in compenso ha subito un’accelerazione verso la fine dei lavori. Diciamo che ora quattro pareti su quattro sono color bianco sporco, colore tattico per quando non hai voglia di pulire. Manca il battiscopa, color talpa anche se Koris non è convintissima che le talpe siano di quel colore. Resta il dilemma del battiscopa nella rientranza con gli angoli arrotondati, ma l’Amperodattilo da remoto potrebbe aver trovato una soluzione. Tratta dal “De arte bricolandi cum Amper”.

Vabbè, alla fine è uscita una parmigiana-nana. Si va a cena.

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