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Fuffa da cantiere e non solo

Koris è ancora viva, qualora qualcuno se lo stesse chiedendo. Certo, dopo lo pseudo-film d’autore pseudo-speleo di ieri sera lo è un po’ meno (“The Cave of Forgotten Dreams“, se volete saperlo), ma che Koris sia poco sensibile a certi film d’autore è cosa nota, quindi la prossima volta sarà lasciata a casa a guardare cose trash al suo livello come “Megapython vs Gatoroid“. Sarà che ieri sera era digiuna, sarà che il venerdì sera Koris è instabile alla pari di un nucleo con troppi neutroni, per sopravvivere alla proiezione a un certo punto si è immaginata i commenti di Renè Ferretti. E quando le hanno chiesto “allora, ti è piaciuto?” si è rischiata una scena fantozziana da corazzata Kotiomkin. Vabbè, Koris grezza ma lo sappiamo.

Il cantiere avanza nonostante gli operai si siano ammutinati per due giorni per ragioni non meglio precisate. La tappezzeria è stata nuclearizzata, i tubi in eccesso estirpati, le piastrelle psichedeliche polverizzate. Sta pian piano sputando il pavimento nuovo, che ha la pecca di non indurre trip da sostanze psicotrope. ‘thieu ha trionfalmente annunciato di aver buttato via il neon dell’obitorio, che non ci mancherà per nulla, ma proprio per nulla, nemmeno per sbaglio. In compenso ora la casa è ostaggio degli elettrodomestici nuovi, posti in luoghi impensabili in attesa di una sistemazione, ritardata dall’ammutinamento operaio. Koris si è ripromessa che i prossimi lavori in casa li farà solo in The Sims.

Al lavoro Koris oscilla sempre fra delirio di onnipotenza e certezza che il 23 il Capo Giuseppi le darà il ben servito. Le risorse informatiche fanno il gran cazzo che vogliono, si teme l’aggiornamento del server, il centro di calcolo finge di non conoscere Koris perché non ha mai ricevuto formulari di sorta. Potrebbe andare tutto bene o tutto male o tutto boh. Neutronland continua ad essere un pensiero nostalgico e idealizzato come un ex fidanzamento breve ma intenso.

Dalle notizie che trapelano, Natale è ancora una volta sotto l’incognita del coviddi e Koris potrebbe anche essere rotta gli zebedei. Che poi è come incazzarsi perché piove o perché TrenItalia fa sciopero: del tutto inutile. Però tutto questo navigare a vista e dare direttive “un tanto al ciocco” (è italiano questo modo di dire? è piemontese? è Amperodattilo? Chissà) inizia a pesare sul Koris-inconscio. Per di più Koris si è legata al dito i ravioli fatti a mano dall’Amperodattilo a natale scorso che ha visto solo via wazzapp, mentre assaporava una fetida insalata russa fatta con tonno al naturale e maionese fallita. Koris potrebbe non reggere un altro natale senza Ampero-cibo lontano dalla famiglia. E invece no, del diman non v’è certezza e nemmeno dell’oggi pomeriggio. Poi ci sarebbe tutto un discorso intricato fra Greenpass, Mega Greenpass, obbligo vaccinale e passaggi alle frontiere, ma Koris non è abbastanza ferrata in argomento per sviscerarlo. L’unica certezza è che i “dobbiamo salvare il Natale” e “festeggiamenti con sobriertà” hanno spannocchiato la minchia.

Insomma, fuffa generica, in attesa che arrivino le grandi decisioni dall’alto. Speriamo non puzzino troppo.

Koris-definizione operativa

Macerie

Ehilà. Rassicuriamo tutti, Koris non è stata sepolta sotto ciò che resta della cucina. Già, cosa resta della cucina? Non granché, la caldaia e due pensili a muro che ancora mostrano la loro totale mancanza di senso estetico. Il resto assomiglia molto al cratere di impatto di un meteorite, ma con l’impianto elettrico nuovo e i nuovi tubi per l’acqua. La casa è ostaggio della polvere, che spunta a tradimento dopo svariati passaggi di Roomba e aspirapolvere classico. La cucina di emergenza è persino più funzionale del previsto, per quanto richieda un grado di ordine inaudito. Ad ogni modo si spera in un futuro migliore.

Nel mentre i Koris-occhiali hanno deciso di suicidarsi. Il termine giusto è “suicidarsi” perché si sono spezzati a metà mentre stavano sul Koris-naso, in assenza di sollecitazioni esterne. Erano già stati riparati tre volte, quindi ormai considerati a fine vita. Koris sperava che sopravvivessero fino a dicembre, data prevista della vista dall’oculista. L’ottico, chiamato in causa per una riparazione, ha iniziato ad evocare tempi biblici, necessità di trovare la persona giusta al momento giusto, e comunque chissà. Koris oggi gira con occhiali del 2008, ad origine occhiali da sole con lenti scure smontabili quindi utilizzabili da vista alla bisogna, sbrindellati al punto giusto da tenere con lo scotch. Però ha appuntamento da un altro oculista per mercoledì (sì, in Francia non si possono fare gli occhiali senza ricetta, non sembrano esserci barze leggendarie che permettano di aggirare l’ostacolo). Nel mentre il mondo è un posto migliore dai contorni non molto definiti.

Al lavoro, nessuna notizia del pc. Koris ha sollecitato il servizio informatico, che ha risposto con le solite balle di fieno rotolanti. Il Capo Giuseppi, appena tornato dalle ferie, è scontento; è scontenta pure Koris, anche senza andare in ferie. Tutto ciò è preso con una discreta atarassia, portata forse da due anni di coviddi o forse una nuova consapevolezza, che tanto u ne se pò sciuscià e sciurbì (“non si può soffiare e succhiare”, Amperodattilo docet). Poi magari al colloquio del 23 novembre Koris si ritroverà all’improvviso un sacco di tempo per scrivere, chi può dirlo, a parte l’ansia.

In grotta Koris ripesca principianti con imbraghi laschi, si stressa, combatte contro i suoi stessi demoni ma con armi nuove, alla fine va tutto bene. Anche se senza occhiali è sempre tutto molto a sensazione. Da una parte Koris vorrebbe fare cose pazzesche come andare a -600 al Trou Souffleur, dall’altra è la solita ameba videoludica. Ormai è stata fagocitata da Dragon Age: Origins, con la sua elfa assassina presa in un vortice romantico con un’ex suora bisex e un elfo nero assassino immigrato bisex anche lui; insomma, a metà fra una cena elegante e l’incubo di Salveenee, è un attimo che diventa Dragon Age: Arcore.

Koris sta iniziando a pensare a tutte le grandi manovre natalizie e alle operazioni da terrorismo della felicità, perché è importante pensare in prospettiva e non farsi prendere all’ultimo momento. Tanto il futuro è in grembo a Zeus, per non dire che è (ancora) ipotecato dal coviddi.

Così flessibile che mi piego a metà e posso essere comodamente sistemata sotto al letto

Addio piastrelle

Tanto tempo fa… a dire il vero non così tanto, meno di due anni, ma visto che in questi ultimi (ormai) due anni è successo quello che nessuno pensava possibile e ha sconvolto circa tutto ad eccezione di alcune benemerite testediminchia, sembra un sacco di tempo. Dicevamo? Ah, sì, nell’inverno del 2020, durante gli ultimissimi giorni di vita normEle, ‘thieu si era deciso a fare il grande passo casalingo, ovverosia cambiare la maledetta cucina. Era qualcosa che si doveva fare da tempo ma sempre rimandata sine die per mancanza di voglia, complicazioni logistiche, vite che cascano a pezzi. E quando l’esistenza sembra creparsi non si sente il bisogno di trasformare la cucina, per quanto orrenda sia, in un cumulo di macerie. Però in quella fine febbraio 2020 pareva venuto il momento buono per trasformare il rudere di dubbio gusto in qualcosa di funzionare datato terzo millennio.

E poi? Che ve lo si dice a fare, successe di tutto. L’architetto si ritrovò con un sacco di tempo libero per progettare la nuova cucina, nessun cantiere poteva essere messo in agenda, il mondo se ne stava in attesa dell’apocalisse, per cui avere degli orribili pensili rosa sembrava l’ultimo dei problemi. Si sarebbe visto in estate, nel mentre Koris e ‘thieu portarono la devastazione in salotto. Venne l’estate che il mondo esisteva ancora e gli orribili pensili con esso, ma artigiani, muratori e idraulici avevano una coda di arretrato che non si poteva inserire una nuova cucina in fieri. Tutto rimandato alla rentrée 2020, ovvero a settembre e dopo… e vabbè, si scoprì che il mondo poteva ancora finire, i pensili rosa erano di nuovo un problema minore, ma stavolta con scazzo. Seguirono alterne vicende in cui “rimandiamo tutto all’estate” pareva un’ottima idea, d’estate l’architette finì per “farsi mangiare il belino dai gatti” (termine tecnico dell’Amperodattilo di chi perde le buone occasioni per qualcosa). La cucina orrenda pareva destinata a restare, in saecula saeculorum, sicut erat in principio et nunc et semper, ramen.

Invece no: proprio quando Koris aveva ormai perso le speranze e pensava che si potesse cambiare la cucina solo replicando la casa in The Sims, ecco l’avvento dell’architetto con tutto pronto. Domani iniziano i lavori. Il che ha significato passare un piovosissimo ponte dei Santi&Mortacci a sgombrare la cucina, a smurare la lavastoviglie e il forno, ad approntare una cucina da campo in uno sgabuzzino, a nascondere pentole e padelle ovunque l’umana decenza lo permettesse, a piazzare il frigo nell’ingresso. “Poteva andare peggio, poteva non piovere” ha commentato ‘thieu. Questa è l’ultima sera in cui cucina e sala da pranzo saranno come le conosciamo, prima di essere sconvolte per sempre. E Koris, come Lucia Mondella, sente di dover dedicare un addio.

Addio piastrelle del pavimento metà graniglia e metà verde acqua, partorite dalla mente di un designer anni ’70 sotto acidi. Non s’è mai capito se foste davvero pulite o meno, ma talvolta le macchie di sugo miglioravano l’estetica. Quanto orrore cosmico scoperto mentre Koris vi fissava, chiedendosi chi minchia ha pensato che un simile accostamento fosse di buon gusto.

Addio pensili rosa, alti fino al soffitto e del tutto inadeguati, cime irraggiungibili e pertanto inutilizzate. Addio sottospecie di pensile basso della larghezza di dieci centimetri, adatto solo alle bottiglie d’olio e alle scatolette di tonno impilate; di te ricorderemo la chiusura impossibile, visto che ti aprivi a tradimento nel mezzo della notte. Addio unica colonna ad altezza umana, pertanto stipata di cibo che veniva fagocitato dall’oblio e dalle tarme alimentari. Sarete stati anche di vero legno, ma optiamo per compensato&praticità.

Addio contro-soffitto con le mattonelle da ufficio, altro mistero del design. “Serve a nascondere i tubi” disse ‘thieu. Koris ha sempre pensato di preferire i tubi a quell’obbrobrio, già è brutto da vedersi negli uffici, in una cucina è un insulto all’estetica in generale.

Addio tappezzeria a fiori rosa. E chi, sano di mente, metterebbe la tappezzeria in cucina, CHI? Non lo sapremo mai. Si è però scoperto che sotto la tappezzeria a fiori rosa si celava un altro strato, questo a pallini grigi, gialli e verdi. Come a voler dire che un orrore più recente cercava di risparmiarci un orrore del passato ancora peggiore. Tappezzeria, cederai il posto a uno sterminato e banalissimo muro bianco.

Addio cappa inesistente, che in verità eri un buco nel muro nascosto da una sorta di camino. Non hai mai aspirato nulla, nemmeno per sbaglio, costringendo a spalancare le finestre in qualunque stagione al minimo soffritto, per evitare di profumare la casa di cipolla. Portiamo ancora in memoria il tuo momento glorioso, il giorno di lockdown in cui Koris si decise a pulirti davvero e non ne uscì indenne. Verrai sostituita con una cappa vera, di quelle che non solo sniffano i fumi tossici ma illuminano anche il piano di cottura; lei ancora non lo sa, ma riceverà il battesimo del fuoco con un’orgia di fritto.

Addio neon che fingevi di illuminare la cucina, unica luce posta a tre metri e di dubbia utilità. I suoi raggi verdognoli gli avevano valso il soprannome di “neon dell’obitorio”, capace di far sembrare avariata qualsiasi pietanza appena preparata. Sarai rimpiazzato con letteralmente qualunque altra cosa, perché qui si vorrebbe iniziare a cucinare e smettere di fare delle autopsie.

E domani si inizia con la grande distruzione, nella speranza una bella fenice risorga da quelle ceneri di bruttezza. Non dovrebbe essere difficile, visti i presupposti.

Se guardi a lungo nella piastrella, allora la piastrella guarderà dentro di te (feat. la luce del neon dell’obitorio)

Rumente nucleari e cucine

Koris non è deceduta per i postumi da soccorso speleo, anche se visti i lividi che ancora le ornano le gambe la cosa non era così scontata. Non aver potuto prendere il lunedì di ferie per mangiare, lamentarsi e dormire a causa del fottuto periodo di prova non ha aiutato.

Sul cosiddetto lavoro Koris ha finito una parte dei conti che doveva fare per fine ottobre, o forse metà novembre, o forse chissà, il capo Giuseppi talvolta è chiaro come l’omonimo premier a cui assomiglia. Ora arrivano gli uccelli senza zucchero, i fringuelli per diabetici, insomma, i cazzi amari. Perché la seconda parte dei conti è terra incognita, non l’ha mai fatto nessuno, non si può che sperare che funzionino. Questa cosa genera in Koris un grande giramento di zebedei perché alla soglia dei 35 le pare di averla vista fin troppo spesso. Forse ci sono problemi di merda che le vengono riservati d’ufficio.

Per altro ci sarebbero da spendere due parole su questo esperimento pieno di cose fatte un tanto al chilo, proprio “so’ du’ etti e mezzo de plutonio, signò, che faccio, lascio?”, a cui Koris deve trovare un senso. E soprattutto fatto il 31 agosto 1988, più di trent’anni fa. In quella data Koris era probabilmente a spiaggia a giocare col “pesce-pempa” (pesce-pentola, un secchiello a forma di pesce palla di una bruttezza imbarazzante), l’Amperodattilo correggerà se non è vero. Non pensava minimamente che a qualche centinaio di chilometri le stavano rendendo la vita difficile in prospettiva con attinidi assortiti. Anche perché se a un anno e mezzo conosci gli attinidi hai bisogno di un esorcismo. Però a dirla tutta quelli della generazione di Chernobyl un po’ di confidenza con gli attinidi ce l’hanno innata, come succhiata col latte o trasmessa nel ventre materno… vabbè, stiamo divagando.

Trenta e più anni dopo, Koris passa le giornate a scrivere “homo” e “hetero” sulle composizioni dei suoi isotopi; al copia-incolla numero 666 capace che le appaiano senatori leghisti col farfallino, a cui potrà rispondere che rispetta tutte le inclinazioni, ha anche tanti amici transuranici, ma che certe cose è meglio che ognuno se le calcoli a casa sua. Soprattutto se equivale a ripetere dieci volte per otto composizioni gli stessi conti facendo copia-incolla che possono quintuplicare il rischio di introiarsi male. Ne vedremo delle brutte.

Al di fuori del rutilante mondo dei prodotti di fissione d’annata, è la stagione dei sequel. E proprio come la HBO se ne esce con una nuova porcata serie sulla scia di “Game of Thrones”, “Fire and Blood”, ci cui nessuno sentiva proprio il bisogno dacci Winds of Winter brutto chiattone, anche sulle sponde Marsigliesi si ripropongono vecchi format. Pare che dopo vicissitudini degne dell’Odissea, ‘thieu possa finalmente rifare la cucina. Narrami o musa del versatile pensile alto che perduto andò nei mesi del covid. E insomma, ci sono tutti i presupposti perché finisca come un sequel di Game of Bidet. I lavori dovrebbero iniziare il due novembre, che a noi la superstizione ci fa il pippone proprio, e cosa c’è di pronto? Nulla.

In tutto ciò Koris vorrebbe solo spiaggiarsi a fare cose molto utili alla società come giocare a “Dragon Age: Origins”. E visto il meteo forse salta pure lo speleo-ponte nelle fredde contrade del Vercors…

Infatti sopravvivere al periodo di prova è un’usanza sopravvalutata

Calma piatta senza bonaccia

Sono giorni di Mistral gelido che non sembra nemmeno giugno. Ci assomiglia con qualche grado di meno. Che va benissimo, capiamoci. Meglio il Mistral che strisciare come amebe con trentamila gradi, canicola e accessori estivi. A Koris va bene l’estate, ma con moderazione.

Cosa buona dell’estate: le melanzane. Cosa buona del Mistral: la temperatura permette di avvicinarsi ai fornelli. Mettendo assieme le due cose e aggiungendo mozzarella e pomodoro, si fa la parmigiana. Poi a posteri l’ardua sentenza, ma intano è assemblata. E non assembrata. Un assembramento di parmigiane è estatico quanto spaventoso, per grassi insaturi e mole di lavoro da friggere. Cioè, svolgere.

Mistral a parte, calma piatta. Koris vive giorni che si alternano e in cui succede poco. Sappiamo che marzo è finito, ma non sappiamo granché d’altro. Koris sta iniziando a pensare che il non dover andare fisicamente al lavoro sia nocivo per la percezione del tempo. Ormai ha dei sentimenti così confusi che non sa se le manca la routine quotidiana pre-vairus, o se non vuole tornare mai più alla vita di prima. Nel mentre comunicano che, se si ritorna alla normalità, sarà in settembre. Koris non sa bene cosa pensarne, quindi non pensa. Alla fine, essere una pedina rimovibile dalla scacchiera in questo periodo ha il grande vantaggio di comportare pochissime rotture di palle. Tu non decidi, tu fai, tanto nessuno ha chiesto il tuo parere.

‘thieu invece deve decidere cose, ma colpa sua che vuole essere il capo. Vedi i lati positivi dell’essere il signor nessuno?

Il salotto di Penelope in compenso ha subito un’accelerazione verso la fine dei lavori. Diciamo che ora quattro pareti su quattro sono color bianco sporco, colore tattico per quando non hai voglia di pulire. Manca il battiscopa, color talpa anche se Koris non è convintissima che le talpe siano di quel colore. Resta il dilemma del battiscopa nella rientranza con gli angoli arrotondati, ma l’Amperodattilo da remoto potrebbe aver trovato una soluzione. Tratta dal “De arte bricolandi cum Amper”.

Vabbè, alla fine è uscita una parmigiana-nana. Si va a cena.

Trentatroppo di marzo

Ci sono giorni migliori, ci sono giorni peggiori, ci sono giorni. Tanti giorni. Troppi giorni. Troppo uguali. Se non ci fosse una ferrea routine scandita da “si lavora dalle 8 alle 16:30 dal lunedì al venerdì”, sembrerebbe di vivere un’eterna domenica pomeriggio in cui è sempre troppo presto per andare a dormire e troppo tardi per fare qualcosa di costruttivo. La routine un po’ salva la vita, è il rituale di protezione dalle forze oscure a cui ci si aggrappa ogni giorno. Il che significa che quanto (e se) questa routine verrà mandata per aria dal ritorno alla normalità, tutto farà malissimo. Ma ormai si è nell’ottica che, qualunque cosa succeda, tutto farà malissimo. Karma.

Koris ha ricevuto di nuovo la visita della sua amica insonnia, da due notti. Solo che ha meno ripercussioni sulla Koris-vita: sono bravi tutti ad essere insonni quando il massimo dello spostamento richiesto è dal letto alla scrivania alla cucina al divano. Koris ricorda di aver avuto una vita in cui faceva 150 km ogni giorni. O forse era un sogno, chi lo sa.

Data la sua insonnia, Koris ha pensato che forse la cosa migliore è lasciare perdere i videogiochi prima di dormire. Ha quindi cercato di guardare la docu-serie “L’impero Ottomano”; non è andata oltre la prima puntata per colpa di “Alle otto della sera”. Perché quando la caduta di Costantinopoli è raccontata da Barbero o dalla Ronchey, beh, Netflix, de che stiamo a parlare? Ieri sera Koris ha interrogato Netflix alla ricerca di relax. È finita a guardare “Suspiria”. Risultato: ha dormito male e continua ad avere un fastidioso motivetto in testa. Brava Koris, sempre 100% grandi insuccessi.

Per quanto riguarda il lavoro, continua l’isolamento, che hai visto mai il vairus si propaghi anche via Skype. Però sono arrivati i dati che Koris aspettava da gennaio. Erano illeggibili. Una volta resi leggibili, erano incomprensibili. Potrebbero essere MeV, GeV, pere o mele, sarebbe la stessa cosa. Unico commento di accompagnamento: “il post-doc ha perso gli altri dati”. Bella raga, congratulazioni. Koris sta avendo attacchi di super-scazzo lavorativo non trascurabili, sapendo che dopo andrà solo peggio e che del suo progetto non frega nulla a nessuno. Karma anche questo.

Giovedì è il troppesimo compleanno di ‘thieu. Koris ha un progetto di torta ambiziosissimo e pertanto destinato a fallire in maniera miserabile, come tutti i progetti culinari made in Koris. Il regalo è monco ed esiste solo perché Koris è psicopatica-ansiosa e si era messa a concepirlo già a febbraio. Se altrimenti sarebbe ancora peggio. Ciò non toglie che, nel suo stato attuale, fa schifo.

Il salotto è decorato in versione bombardamento. Tutto sommato anche con una pittura approssimativa e data male, le cose possono solo migliorare.

Un giorno finirà anche marzo, ma per il momento porcatroia.

Appunti sparsi

Fa freddissimissimo. Gradi tre in quel di Neutroni Porcelloni, neve sulle montagne in lontananza, nebbione di Avalon. Se l’inverno è tornato Koris è solo che d’accordo. Anche se ora come ora vorrebbe solo andare ad appallottolarsi sul divano fra Pharaoh e il binge watching delle Terrificanti Avventure di Sabrina, ma potrebbe non essere dovuto solo al freddazzo.

Per cercare di passare un passaggio che non ha passato, Koris ha perso un avambraccio in grotta. Pazienza, sono cose che capitano e ce ne sono sempre due, di avambracci.

Colta delle sue solite follie culinarie da cui sa che dovrebbe astenersi, Koris ha cercato di fare la focaccia di patate, al’urlo di “cosa potrebbe mai andare storto?”. Tutto, per esempio. Quando Koris ha aggiunto le patate all’impasto già in parte lievitato, come da indicazione dell’Amperodattilo, ha pensato che il lievito sarebbe morto. Per qualche mistero della chimica o della termica della patata bollente (anche senza *wink wink*), l’impasto si è gonfiato a dismisura creando bolle di vuoto che sprigionavano coppie mesone anti-mesone. Cosparsa d’olio come l’unto del Signore e infornata, la focaccia è divenuta una sorta di spugna oleosa semovente, dotata della densità dell’uranio e digeribile in sedici comode rate da tre milioni di anni l’una. Ulteriore prova del fatto che la prossima volta che a Koris viene un’idea, è sempre meglio chiudersi le dita in un cassetto.

Trillian il MacBook femmina è viva e lotta assieme a noi, dotata di una potentissima Ubuntu 18.10 a 64-bit. Dopo un certo numero di rigorosi tentativi andati a vuoto, Koris ha provato la procedura di tizio-trovato-a-caso-su-YouTube, certa che non avrebbe mai funzionato. E invece. Non solo il DVD si è avviato, ma ha anche installato il sistema operativo, che si è aggiornato per ben due volte. E si è ancora avviato. Roba da matti. Ora aspettiamo l’arrivo di una nuova batteria, anche se Koris è stata tentata di costruirsene una da sola, sempre per colpa di YouTube.

E ora, mentre Intrallazzone sibila al computer che pare rivolgersi a Office in Serpentese, torniamo alle cose importantiZZime, che quelle 274 linee di Excel mica si aggiornano da sole. Purtroppo.

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