Archivi tag: cucina

Trentatroppo di marzo

Ci sono giorni migliori, ci sono giorni peggiori, ci sono giorni. Tanti giorni. Troppi giorni. Troppo uguali. Se non ci fosse una ferrea routine scandita da “si lavora dalle 8 alle 16:30 dal lunedì al venerdì”, sembrerebbe di vivere un’eterna domenica pomeriggio in cui è sempre troppo presto per andare a dormire e troppo tardi per fare qualcosa di costruttivo. La routine un po’ salva la vita, è il rituale di protezione dalle forze oscure a cui ci si aggrappa ogni giorno. Il che significa che quanto (e se) questa routine verrà mandata per aria dal ritorno alla normalità, tutto farà malissimo. Ma ormai si è nell’ottica che, qualunque cosa succeda, tutto farà malissimo. Karma.

Koris ha ricevuto di nuovo la visita della sua amica insonnia, da due notti. Solo che ha meno ripercussioni sulla Koris-vita: sono bravi tutti ad essere insonni quando il massimo dello spostamento richiesto è dal letto alla scrivania alla cucina al divano. Koris ricorda di aver avuto una vita in cui faceva 150 km ogni giorni. O forse era un sogno, chi lo sa.

Data la sua insonnia, Koris ha pensato che forse la cosa migliore è lasciare perdere i videogiochi prima di dormire. Ha quindi cercato di guardare la docu-serie “L’impero Ottomano”; non è andata oltre la prima puntata per colpa di “Alle otto della sera”. Perché quando la caduta di Costantinopoli è raccontata da Barbero o dalla Ronchey, beh, Netflix, de che stiamo a parlare? Ieri sera Koris ha interrogato Netflix alla ricerca di relax. È finita a guardare “Suspiria”. Risultato: ha dormito male e continua ad avere un fastidioso motivetto in testa. Brava Koris, sempre 100% grandi insuccessi.

Per quanto riguarda il lavoro, continua l’isolamento, che hai visto mai il vairus si propaghi anche via Skype. Però sono arrivati i dati che Koris aspettava da gennaio. Erano illeggibili. Una volta resi leggibili, erano incomprensibili. Potrebbero essere MeV, GeV, pere o mele, sarebbe la stessa cosa. Unico commento di accompagnamento: “il post-doc ha perso gli altri dati”. Bella raga, congratulazioni. Koris sta avendo attacchi di super-scazzo lavorativo non trascurabili, sapendo che dopo andrà solo peggio e che del suo progetto non frega nulla a nessuno. Karma anche questo.

Giovedì è il troppesimo compleanno di ‘thieu. Koris ha un progetto di torta ambiziosissimo e pertanto destinato a fallire in maniera miserabile, come tutti i progetti culinari made in Koris. Il regalo è monco ed esiste solo perché Koris è psicopatica-ansiosa e si era messa a concepirlo già a febbraio. Se altrimenti sarebbe ancora peggio. Ciò non toglie che, nel suo stato attuale, fa schifo.

Il salotto è decorato in versione bombardamento. Tutto sommato anche con una pittura approssimativa e data male, le cose possono solo migliorare.

Un giorno finirà anche marzo, ma per il momento porcatroia.

Appunti sparsi

Fa freddissimissimo. Gradi tre in quel di Neutroni Porcelloni, neve sulle montagne in lontananza, nebbione di Avalon. Se l’inverno è tornato Koris è solo che d’accordo. Anche se ora come ora vorrebbe solo andare ad appallottolarsi sul divano fra Pharaoh e il binge watching delle Terrificanti Avventure di Sabrina, ma potrebbe non essere dovuto solo al freddazzo.

Per cercare di passare un passaggio che non ha passato, Koris ha perso un avambraccio in grotta. Pazienza, sono cose che capitano e ce ne sono sempre due, di avambracci.

Colta delle sue solite follie culinarie da cui sa che dovrebbe astenersi, Koris ha cercato di fare la focaccia di patate, al’urlo di “cosa potrebbe mai andare storto?”. Tutto, per esempio. Quando Koris ha aggiunto le patate all’impasto già in parte lievitato, come da indicazione dell’Amperodattilo, ha pensato che il lievito sarebbe morto. Per qualche mistero della chimica o della termica della patata bollente (anche senza *wink wink*), l’impasto si è gonfiato a dismisura creando bolle di vuoto che sprigionavano coppie mesone anti-mesone. Cosparsa d’olio come l’unto del Signore e infornata, la focaccia è divenuta una sorta di spugna oleosa semovente, dotata della densità dell’uranio e digeribile in sedici comode rate da tre milioni di anni l’una. Ulteriore prova del fatto che la prossima volta che a Koris viene un’idea, è sempre meglio chiudersi le dita in un cassetto.

Trillian il MacBook femmina è viva e lotta assieme a noi, dotata di una potentissima Ubuntu 18.10 a 64-bit. Dopo un certo numero di rigorosi tentativi andati a vuoto, Koris ha provato la procedura di tizio-trovato-a-caso-su-YouTube, certa che non avrebbe mai funzionato. E invece. Non solo il DVD si è avviato, ma ha anche installato il sistema operativo, che si è aggiornato per ben due volte. E si è ancora avviato. Roba da matti. Ora aspettiamo l’arrivo di una nuova batteria, anche se Koris è stata tentata di costruirsene una da sola, sempre per colpa di YouTube.

E ora, mentre Intrallazzone sibila al computer che pare rivolgersi a Office in Serpentese, torniamo alle cose importantiZZime, che quelle 274 linee di Excel mica si aggiornano da sole. Purtroppo.

Piccole scoperte inutili

In questi giorni Koris costeggia le spiagge dell’Isola della Disillusione, in attesa di fare vela per i 60 strindenti del Mare della Disperazione e poi, si spera, arenarsi definitivamente sulla banchisa antartica e andare a vivere in solitaria ascesi con gli Shoggoth. In attesa della resurrezione dei Grandi Antichi. E anche lì, sempre attesa di un’apocalisse resta.

In attesa di cataclismi cosmici che ormai sono auspicabili rispetto alla realtà, Koris ha fatto alcune del tutto trascurabili scoperte di cui non vi fregherà una beneamata minchia, ma oh, potete sempre evitare di leggere. Cazzocene, in fondo.

Koris ha scoperto che con l’avanzare dell’età tende all’Amperodattilo. L’Amperodattilo ha sempre sollevato molteplici lamentele sulle dimensioni della cucina che non bastano mai, Koris ha sempre pensato che esagerasse. E invece, mentre sabato impastava la pizza e preparava la torta con catarro crema al limone, Koris continuava a giaculare “non c’è spazio in questa cucina”. La genetica non è un’opinione.

Koris ha scoperto la storia pseudo-biblica del libro di Tobia, grazie a un oratorio di Haydn “Il ritorno di Tobia“, recuperato da ‘thieu su YouTube. Siccome la storia mischia uccelli che cacano in faccia alla gente, creme viso a base di fiele di pesce e demoni che ammazzano mariti molesti (poi scacciati da arcangeli vari, perché il patriarcato vince sempre), Koris ha adorato il genere. Le è anche venuta una mezza idea su un racconto psuedo-femminista in cui Asmodeo si occupa di sbarazzare tutti i congiunti imposti a Sara. Poi Koris si è ricordata che per scrivere bisogna saperlo fare, e in questo periodo Koris non è nemmeno certa di saper espletare le corrette funzioni corporali. E poi, sarebbe l’ennesimo spreco di bytes in una chiavetta usb e niente più.

Koris ha scoperto (o meglio, ha scoperto mentre era a rimorchio) che il Ramo Perduto dell’Adaouste non è più perduto. Grazie alla prestanza di Zap lo speleologo selvaggio, i 30 metri di arrampicata che segregavano l’accesso sono stati superati. Ora non resta che scoprire cosa nasconde e cosa era stato dimenticato dagli anni ’70 ad oggi. Con la speranza che magari ci sia qualcosa di inatteso, ma Koris ormai non crede più nelle sorprese, ove queste non siano coinvolte nell’apocalisse cosmica.

anteprima

Beh, dai, per ora non è male.

Un paio di avvenimenti fantozziani

Koris è appena tornata dalla Haute Loire, dove ha passato quattro-ma-in-realtà-cinque giorni dai genitori di ‘thieu (gli pseudosuoceri). Questo post doveva chiamarsi “il polpettone di Fantozzi”, ma un altro avvenimento degno di nota deve essergli affianco.
Polpettone fantozziano: posseduta dal sacro foco dell’Amperodattilo, Koris ha avuto la pessima idea di ricambiare l’ospitalità producendo un polpettone Liguria edition. Ora, sappiamo tutti che Koris in cucina è un disastro, e come dice l’Amperodattilo “non sei l’angelo del focolare, al massimo il demone dello sciacquone”. Ma Koris se ne frega e cucina lo stesso. Poi se ne pente, ma è un altro discorso. Onde evitare di dilungarsi, partita con le migliori intenzioni con cui pavimentare un’autostrada per l’inferno, a Koris è accaduta la seguente lista di intoppi:

  • La pentola a pressione replicava la pressione dell’Everest e le patate hanno impiegato sedici ore a cuocersi;
  • Le zucchine erano acquose come solo le zucchine scure sanno essere;
  • Ad uno stadio troppo avanzato per abbandonare l’impresa, Koris si è accorta che i Francesi schifano, oltre al parmigiano, anche la maggiorana. Rimpiazzata con generiche “erbe di Provenza”, si sente più la pezza che il buco;
  • Il polpettone si è rivelato essere una sorta di blob fluido mortale della quantità di sei tonnellate circa, perché Koris e le dosi a cazzo sono una congiunzione a fallimento sicuro;
  • Il pan grattato necessario alla doratura superficiale è stato rimpiazzato con una sorta di crackers sbriciolati in mancanza di meglio;
  • In convocazione straordinaria via wazzapp, l’Amperodattilo bofonchiava che il polpettone mancava di Santi Crismi (= tutti gli ingredienti che rendono un polpettone degno di essere mangiato);
  • Mentre cercava di gestire le multiple crisi e la sua sindrome dell’impostore in cucina, Koris ha dovuto rispondere a domande del calibro “ma se ci sono le patate è una specie di purè?” oppure “al posto del parmigiano possiamo mettere l’emmental?”. Koris non si sente italiana, tranne quando in materie culinarie, per cui si trasforma in una specie di mafia-pizza-mandolino e le si accapponano pure i villi intestinali.

Alla fine il polpettone era mangiabile, a detta di ‘thieu era anche buono, ma ‘thieu è adorabile e non avrebbe mai detto “cos’è ‘sta merda?”. Il resto della famiglia Koris, qualora fosse stato convitato, probabilmente non si sarebbe fatto remore.
Secondo avvenimento fantozziano: Koris doveva tornare a Marseille domenica per recarsi al duro lavoro lunedì. Ma Mercurio, protettore (ma anche no) dei viaggiatori, ha deciso altrimenti. Koris aveva progettato di prendere un mini-treno della microscopica stazione di Langogne, giungere a Nimes dopo un viaggio campestre e lì attendere per un’ora la coincidenza con Marseille. Liscio, regolare, semplice. Ma Mercurio voleva divertirsi un po’.
Arrivata con ‘thieu a Langogne Koris si è accorta che regnava un certo fermento per una stazione in cui passano due treni al giorno. Si è scoperto così che il treno del mattino aveva esalato l’ultimo respiro sui binari nel ridente paesino di Monistrol d’Allier e lì abbandonato a bloccare il traffico per il resto della giornata, in assenza di motrici per rimuoverlo.
“Il treno è soppresso, ma c’è un bus che sta scendendo da Clermont-Ferrand, arriverete lo stesso a Nimes” ha detto una povera capostazione che manteneva la calma davanti a cotanta catastrofe.
Secondo ‘thieu c’era un forte rischio di un cambio al volo a Nimes, visto che i tempi di percorrenza su asfalto e su rotaia non sono gli stessi. Koris si è fatta bella dei suoi trascorsi con Trenitalia, per cui se non sei adatto al cambio al volo puoi essere una vittima della selezione naturale ferroviaria.
Tutto sembrava già abbastanza fantozziano, quando un montanaro ha chiesto alla capostazione:
“Ma ci entriamo tutti sul bus?”
In stazione c’erano venti persone. Si è scoperto che il bus stava arrivando a Langogne già pieno, forse un posto, massimo due. Si è scatenato il caos. La capostazione ha promesso di far giungere un secondo bus per un secondo viaggio della speranza, ma non sarebbe arrivato prima di un’ora.
“Ma io ce la faccio a prendere il mio treno a Nimes?”
“No”
“C’è un treno dopo?”
“Un TGV, ma è già pieno”
“E dopo non c’è niente?”
“C’è il regionale delle cinque del mattino, al massimo posso vedere se le troviamo una stanza d’albergo a Nimes”
Koris ha declinato l’offerta e si è messa a ridere. Del riso isterico dei folli. Perché non è possibile che ogni volta che debba prendere un treno ne succedano di ogni, che siano linee dimenticate dall’universo o tratte a massima percorrenza. Finita la crisi di nervi, dopo una rapida consultazione con ‘thieu, si è giunti alla conclusione che la cosa migliore sarebbe stata rientrare entrambi in macchina l’indomani, Koris allungando la vacanza di un giorno, ‘thieu accorciandola di due (#ThieuSantoSubito trend topic su Twitter).
L’Amperodattilo, dal carattere sempre costruttivo, ha suggerito a Koris di andare dal vescovo di Le Puy en Velay per farsi dare una benedizione.

Storia della torta viaggiatrice

Ovvero, come una cosa triviale come una torta di compleanno può trasformarsi in un momento di delirio e follia, perché quando ci si mette in mezzo il Cetriolo Cosmico bisogna essere problem solver pronti a tutto.
Ore 8:30. Koris si arma di buzzo buono e di un sacco di buona volontà per preparare la siddetta torta. Per una volta nella vita ha tutti gli ingredienti e pare non saranno necessarie permutazioni dell’ultimo minuto. Ignara di ciò che sta per accadere, Koris mette a scaldare il forno a 180°C, torta classica. Quindi si mette a mescolare gli ingredienti creando qualcosa che per una volta somiglia all’esempio della ricetta e non a un rifiuto radioattivo stagionato direttamente da Chernobyl.

ohno

Normalmente succede questo. Uno dei webcomic più accurati esistenti.

Ore 9:00. L’impasto riposa nella sua tortiera, debitamente imburrata, infarinata e cosparsa di carta da forno nei punti strategici. “Se non faccio un casino nella cottura, stavola riesco a fare un dolce decente” si dice Koris. Prende la tortiera e la mette in forno.
Ma il forno è freddo.
Koris decide di non inquietarsi e opta per il metodo informatico: spegnere e riaccendere il forno. La torta cruda pazienterà ancora dieci minuti.
Ore 9:10. Incuriosita da non aver sentito il classico bip-bip che indica che il forno è gunto a temperatura, Koris torna in cucina. Il forno è sempre a temperatura ambiente, il metodo informatico non ha funzionato. Proviamo a togliere la modalità ventilata, magari è quello che lo pertura. Buon vecchio programma “scalda resistenze sopra, scalda resistenze sotto” e passa la paura.
Ore 9:20. Nada de nada, il forno fa rumore ma non produce calore alcuno. Koris inizia a sentire le morse del panico su di sé. Mentre fa un estremo tentativo di mettere il forno sul grill per scongiurare cortocircuiti, Koris cerca compulsivamente su Google “quanto ci mette il forno a scaldarsi”.
Ore 9:30. Nada de nada de nada. È ufficialmente il momento ideale per il panico, tocca rassegnarsi allo sciopero del forno. Si prospettano diversi scenari:

  1. Cuocere la torta nel microonde anche se la ricetta non è adeguata. Solo che la tortiera è di metallo, travasare tutto potrebbe diventare complicato.
  2. Andare dai vicini di ‘thieu da totale sconosciuta e sorridere esclamando “ho bisogno del vostro forno qui e ora!”. Per altro, stronzi, non avrete nemmeno una fetta di torta perché non è per voi, eccheccazzo. No, non è cosa carina, scartiamo i vicini.
  3. Buttare tutto nel cesso, tanto il colore si presta, e correre al supermercato a comprare del mascarpone e delle uova per ripiegare su un tiramisù. Però è un peccato cacciare tutto.
  4. Abbandonare tutto com’è, prendere il primo volo per Ushuaia e quindi un battello per la Georgia Australe, senza lasciare alcun biglietto di addio.

Koris viene colta dall’idea che a casa Koris c’è un forno fogiato dalle nordiche fucine dell’Ikea e forse funzionante. Ma uno mica può correre per mezza città con una torta cruda. No?
Ore 9:45. Dopo un breve consulto con Sangue di Porco, Koris decide che sì, le torte sono trasportabili da crude per essere cotte altrove. Forse l’operazione è destinata al fallimento, ma chi non risica non rosica. Koris cosparge la torta di cellophane, quindi si veste alla buona e recupera tutte le chiavi possibili per evitare la temuta combinazione “Koris fuori di casa e torta che si carbonizza in forno”.
Ore 9:55. Previo ritorno sui suoi passi per “stavo uscendo senza patente”, Koris zompa sulla Fiestina di ‘thieu, aggiusta sedile e specchietti e mette in moto. La torta cruda riposa sul sedile del passeggero. Siccome il Cetriolo Cosmico regna sempre sovrano, il percorso scelto è tale da massimizzare il numero di buche, semafori rossi e vecchietti con la coppola che vanno ai trenta all’ora.
Ore 10:20. Parcheggiata la macchina in maniera assai menefreghista, Koris si lancia a casa sua come un rugbista in meta. Si ricorda miracolosamente di togliere il cellophane dalla tortiera prima di infornare. Quindi fanculo il pre-riscaldamento, Koris gira la manopola a 180°C e urla “muoviti, stronzo!” a un povero forno svedese tutto sommato innocente. Ma oh, non si può sempre andare per il sottile. Koris decide infine di presidiare la situazione senza più muoversi dal pavimento della cucina per i successivi venti minuti, meditando che non è lei che ha scelto di avere un blog, ma la sua vita ad aver scelto di essere una roba da blog.
Ore 10:40. Un pleibiscito decide che la torta è cotta e se non lo è pazienza, tanto è un fondant au chocolat, deve essere fondant (forse è modo elegante per dire “me sò sbajata a cocere”). Sorge il problema di come trasportare una tortiera incandescente senza ustionarsi e senza appiccare il fuoco al sedile della Fiestina. Koris prende il piatto più spesso che ha, un orrore con una decorazione di mucche preso più di vent’anni fa coi punti del Sidis, vi deposita la tortiera e imballa il tutto con uno strofinaccio sacrificale. Si raffredderà in macchina.
Ore 10:50. Koris si lascia alle spalle l’aleggiante odore di cioccolato in casa sua e ri-salta sulla Fiestina. Stesso tragitto al contrario con relative buche, semafori rossi altri vecchietti con la coppola. Ma Koris ormai fa prodezze al volante che nessuno si sarebbe mai immaginato, e tanto in questa città guidano tutti da culo.
Ore 11:10. La torta finisce di raffreddarsi nella cucina di ‘thieu, dove un forno veramente stronzo guarda sornione ciò che resta di Koris, spettinata, sudata e fuori dalla grazia di qualunque dio. Se dall’esterno la torta sembra cotta, Koris non sa se all’interno è cruda, fondant o se assomiglia allo scarto di una yellowcake. Ma ormai siamo in ballo, finiamo di ballare e inchiniamoci anche all’applauso del pubblico. Koris prepara quella roba semi-pornografica che è la glassa allo zucchero a velo, sistema le fragole alla solita maniera che Orso definisce “belin, sembra la decorazione del maglione di una catanonna, belin”, quindi butta tutto in frigo per tempi migliori.

torta

Tanta pena per fragole che paiono tentacoli lovecraftiani, ma vabbè. Sullo sfondo, piastrelle orribili.

Tutto bene quel che finisce bene: la torta era buona, ‘thieu ne è stato molto contento e il forno, una volta staccato dal salvavita e riattaccato, ha ricominciato a funzionare come se nulla fosse. Però non si può vivere con questa assurdità tutta attorno, anche solo per fare un dolce.

Le 6 fasi di Koris in cucina

(Sì, è il primo post dell’anno, quindi dovrebbe essere un post di bilanci, propositi, aspettative -tanti regali-, ma anche sticazzi)

Il rapporto di Koris e la cucina non è propriamente conflittuale, tant’è che Koris riesce a sfamarmi da sé, con alti e bassi, da un po’ più di dieci anni. Questo non fa di lei un’aspirante MasterChef (e nemmeno BastardChef) e Koris ne è ben cosciente, tant’è che si guarda bene dal postare qualsivoglia sua creazione su Istagram (non pervenuto) o simili.
Capita tuttavia il momento in cui Koris, colta da follia culinaria, decida di lanciarsi in una nuova ricetta. Vegeta allora un tempo indeterminatamente lungo sui blog di cucina per trovarne una che riempia alcuni requisiti fondamentali, quali difficoltà bassa, ingredienti di facile reperibilità (no zenzero dell’Himalaya, ma anche no stracchino che siamo in Francia, lo stracchino è 404 not found), tempo di preparazione inferiore all’ora. Trovato il santo Graal o presunto tale, Koris si lancia periodicamente a sperimentare. Dimenticandosi di essere un’imbranata cosmica.
A questo punto, si avvicendano diverse fasi psicologiche della Koris in cucina.
Fase 1: l’entusiasmo. Raccolti gli ingredienti, essi vengono pesati, triturati, sminuzzati con precisione submillimetrica e valutando le relative incertezze di misura. Koris è sicurissima che il piatto verrà una favola. Un bijou. In quest’epoca cucinano cani e porci, vuoi che non ci riesca lei.
Fase 2: la buona volontà. La strada dell’inferno è lastricata di buone intenzioni e le piastrelle della cucina devono essere impastate nello stesso materiale. Koris a questo punto normalmente mescola gli ingredienti sempre ligia alla ricetta. Ma il diavolo si annida nei dettagli e un pizzico di pressapochismo q.b. manderà tutto a puttane. Solo che Koris non lo sa.
Fase 3: il dubbio. La ricetta reciterà qualche cosa come “la vostra minestra avrà la consistenza del distillato di elisir di lunga vita” e invece quella di Koris sembrerà più Blob il fluido mortale. Oppure “le vostre verdure saranno croccanti al punto giusto” mentre per Koris si può parlare piuttosto di primo stadio di scorie radioattive. In questo momento nella mente di Koris si insinua il dubbio che qualcosa sia andato orribilmente storto.
Fase 4: il panico. Se in cucina la maionese impazzisce, non si vede perché non dovrebbe farlo anche Koris. Ai fornelli scatta l’autogestione della pietanza, che fa un po’ il cazzo che vuole mentre Koris aggiunge spasmodicamente ingredienti a caso, nella speranza di tappare la falla. Siccome le ricette all’impromptu non sono esattamente il suo forte, nella maggior parte dei casi il tentativo di restauro aumenta esponenzialmente il danno. Il panico viene alimentato di conseguenza.
Fase 5: la rassegnazione. La ricetta sullo schermo fissa il coso di Koris e sentenzia “nun me somiglia pe’ niente”. E come dargli torto? Koris accetta più o meno il suo fallimento (a seconda che questo la lasci senza cena o meno) e si consola raccontandosi fandonie come “nessuno è perfetto”, “ho un dottorato in fisica, non in cucina”, “ho anche altri pregi”. Il cibo finisce di cuocere divenendo qualcosa di mai cucinato prima e che probabilmente non rivedrà la luce una seconda volta.
Fase 6: la faccia da culo. Nonostante ciò che esca possa difficilmente essere considerato mangiabile, Koris lo porta in tavolo lo stesso. E lo mangia lo stesso. Certo, non sarà più “formaggi gratinati su leggo di patate croccanti” ma piuttosto “arrosto di feto alieno”. La “delicata vellutata di cavolo cappuccio con pepe armeno” è diventata “hangover di brontosauro con la cirrosi”. Ma sono dettagli, come si diceva in Collegio “cosa buona più cosa buona uguale cosa buonissima”, brocardo in grado di temprare anche i più pavidi tratti gastro-esofagei.
Sì, insomma, Koris è maldestra ed è in grado di sbagliare le dosi anche facendo i panini (passeremo sotto pietoso silenzio il suo esperimento con la cioccolata calda in assenza di Ciobar o simili). Tuttavia continuerà a sperimentare, senza risultati apprezzabili. Per fortuna ‘thieu sostiene di non essere all’antica e di non volere necessariamente l’angelo del focolare in cucina (perché ha trovato piuttosto il demone del microonde).

Odore di casa

Dopo quasi duecento giorni (194, per essere precisi), Koris ha nuovamente dormito nel suo letto. Cioè, nel letto che era stato comprato post Sonno della Ragione per essere suo-solo-suo e che era stato abbandonato nella casa nuova, inutilizzato causa cucina inagibile.
Ieri è venuto l’omino del gas e ha estinto ogni possibile rischio di dover alimentare la cucina a puzzette. La sacra fiamma si è accesa dopo sette mesi di attesa. Alle stoviglie non sembrava vero di tornare in servizio.
Koris ha tirato fuori il copripiumone di lusso, quello con gli urucchi (ovvero coi gufi, per tutti coloro la cui nobiltà non viene da Montenotte), perché certe dormite si festeggiano.
In cucina ci si è dovuto accontentare di una pasta pomodoro e piselli per mancanza di voglia. Sempre meglio della pizza take away, comunque. ‘thieu ha lavato i piatti.
Persino la partita OM-Montpellier disputata al (troppo) vicino Velodrome non ha turbato la calma. O le onde sonore non si propagano fino al nono piano, oppure la partita era soporifera e allo stadio ronfavano tutti.
Insomma, sono dovuti passare sette mesi prima di avere una casa operativa. Ma forse ne è valsa la pena.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: