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L’effroyable supplice

(Post contenente svariate esagerazioni, ma ancora una volta la gran cippa che ne frega. “Ma il lettore non se ne dole?” “E sì che se ne dole, ma a te, che te cale?”, quindi l’uscita è sempre la solita, la crocetta in alto a destra o la freccia indietro o non leggetelo proprio)

Koris ha ricevuto una mail da Capo Palpatine la cui una spiegazione è la possessione demoniaca da parte di… boh, una legione di demoni casinisti. O da Nyarlathothep quando fa esplodere il cervello della gente. O forse il Capo è Nyarlathothep e l’idea di fondo è condurre la gente alla follia, fino a ridurla a larve sbavanti (a questo punto meglio Yog Sothoth, ti trascina nel suo portale spaziotemporale e fine della storia, almeno per la tua esistenza terrena, welcome to the TapiroInterstellare way of life).

La mail diceva sostanzialmente che MegaCapo ha di nuovo cambiato idea su tutto ciò che Koris ha fatto fino a gennaio. Solo che Palpatine non si ricorda cosa Koris abbia fatto in tutto questo tempo, è confuso fra il lavoro all’uncinetto e un corso di decoupage, forse. Koris ha gli mandato tutte le presentazioni riassuntive sull’argomento venerdì. Si propende per la teoria “lol didnt read“. Che poi, detto fra noi, non puoi rompere il cazzo a qualcuno sull’importanza di un compito così noioso se poi non ti ricordi manco cosa fosse.

Chiosa: “sto fancendo in modo che tu sia qui la settimana prossima. O forse anche prima, non so”. MA COSA?! COSA?! COSA?! Prima quando, per gli dei Ctoni, che è il fottuto mercoledì? Spediamo la gente affanculo dicendoglielo il giorno prima, tanto cazzocene della loro vita privata, sono solo schiavi che eseguono e basta? E che minchia significa forse?! Forse sì, forse no, del diman non v’è certezza? Che poi, Koris tiene a ricordare al pubblico che il 4 febbraio capo Palpatine disse “ma il contratto ricomincerà fra una settimana. O forse a fine mese. O forse anche prima di febbraio?”. Il tempo è un’illusione, l’inizio del contratto una doppia illusione.

Ora, zoom sull’abisso personale. Potete evitarvi la chiusa.

Koris ha un po’ paura. Perché non vorrebbe di nuovo ritrovarsi a parlare con Nyarlathothep alle soglie della follia, a farsi 150 km al giorno per scavare buche da riempire il giorno dopo, a farsi trattare male al capriccio di chiunque. E senza un’exit strategy percorribile, senza poter pensare che in qualche modo finirà. Sì, certo, il contratto finirà fra un anno, ma fra un anno ci saranno ancora abbastanza pezzi di Koris integri, quando ogni giorno l’erosione porta via brandelli?

Chi non sa far niente insegna

“Non si può cavar sangue da una rapa” diceva Forinosama durante le lezioni di fisica I, lasciando intendere che le rape fossero i 120 studenti del primo anno 2005/2006 che gli stavano davanti (di cui 30 giunsero alla magistrale, fra cui Koris, per la cronaca). Koris avrebbe dovuto attenersi a questa massima, invece di sperare.
Gli studenti sono 34, all’equivalente del quinto anno. Mentalità: terza elementare. Disciplina: ancor meno. Va bene, sono lì per imparare e già imparare da Koris non è cosa facile. Koris in quanto straniera che parla male, e Koris ricorda gli sforzi che si facevano quando spiegava il Prussiano col suo accento dell’Est o Camensi (che era Russo, ma nessuno si è mai districato nella selva di k, h e y che era il suo nome, preferendo italianizzarlo tout court), quando alle otto del mattino sproloquiava dei suoi “intgraaali su graaande circhio” e tutta l’aula dormiva ancora. Ma anche allo sghignazzo c’è un limite.
“In realtà non ridono di te, sono talmente cretini che non ci arrivano; ridono delle loro cazzate” consiglia l’esperienza pluridecennale di un Amperodattilo che vorrebbe essere prossimo alla pensione ma non lo è.
Koris è scoraggiata (e prostrata, perché le lezioni a gruppi di 4 ore sono un crimine contro l’umanità) da una serie di fatti:

  • il silenzio ha una durata media di trenta secondi quando va bene e Koris non ha intenzione di passare le ore a gridare di star zitti. Vedasi la rapa di cui sopra. Se almeno dormissero, si limiterebbero a russare;
  • la frase “Madame, on ne comprend paaaaaaas” ripetuta in loop. Dopo che hanno passato i minuti precedenti a farsi un pacco da venti di cazzi loro. Verrebbe voglia di rispondere “capirete meglio l’anno prossimo”, ma si potrebbe finire querelati (il corpo docente che Koris ha avuto come professori qui sarebbe in galera);
  • “Non abbiamo capito il passaggio!”
    “Cosa non avete capito del passaggio?”
    “Tutto!”
    Conta fino a 64 in notazione binaria, prendi un bel respiro, pensa che forse non conoscono le identità di Eulero, preparagliele per la lezione precedente.
    “Ah, ma la conosciamo ‘sta roba!”
    “E allora cos’è che non avevate capito?”
    “Perché ha raccolto le costanti come una sola? Non riusciamo a capire”
    E qui si sente il demone di Bazilla che esce dalle nebbie del passato urlando un assai politicamente scorretto “Se non siete in grado, dovevate andare al DAMS*!”
  • “Che titolo dobbiamo mettere al paragrafo?”
    Qui Koris si è augurata di aver capito male. Invece no, aveva capito benissimo: vogliono i titoli dei pagrafetti, di qualunque argomento, come nel dettato delle elementari. “Punto. A capo. Lettera maiuscola”. Koris voleva chiedere se doveva dare indicazioni anche sul colore da usare per i titoli, a stento si è morsicata la lingua.
  • “Ma in quel passaggio cosa ha fatto? Perché c’è sin 2x sotto e sin x sotto?”
    “Ho sostituito l’espressione di sin 2x secondo la trigonometria”
    Panico e delirio a St. Jérome.
    “Non è questa la trigonometria che noi conosciamo!”
    “C’è una sola trigonometria e la do per scontata, si fa al liceo!”
    “Ce lo deve spiegare!”
    A questo punto alla memoria di Koris è affiorata una scenetta. Secondo anno, prof Metallaro di termodinamica statistica…
    “E come conoscete dalla meccanica quantistica, l’operatore…”
    “Professore, non abbiamo mai visto un operatore, il corso di quantistica è stato spostato al terzo anno…”
    “Non è un mio problema, la biblioteca è piena di libri di quantistica, ve lo studiate”
    Koris ha deciso che si senteiva un po’ Metallaro.
    “No, non ve lo dimostro, ve lo fate per esercizio”
    Alle sue spalle ha distintamente sentito “Non ce lo fa perché non lo sa fare nemmeno lei”. Non ha fulminato la classe con una hamiltoniana perché sta ascendendo al Nirvana.
  • gli appunti. “Se non ci dà gli appunti prima delle lezione come facciamo a seguire?”.
    Altro flashback. Fisica 2, il profondissimo Rouge detto anche il Dissennatore.
    “Il libro consigliato è fuori commercio da dieci anni”
    “Allora non avrete altra scelta se non venire a lezione e seguire”
  • Nel bel mezzo di una dimostrazione col circuito in corrente alternata.
    “Da dove ha dedotto l’omega zero?”
    Nessun omega zero in vista. Omega zero non pervenuto. Che, mi sono sbagliata? Mi sono seminata un omega zero o qualcuno ha le traveggole?
    “Ma di quale omega zero state parlando”
    “Quello dell’esercizio”
    Esercizio terminato un quarto d’ora prima. Alla faccia del “se non capite, fermatemi”.

Quindi Koris è sul disperato andante. La buona notizia è che la fatica è a più di metà e questa volta è Koris ad avere l’esame dalla parte del manico. O forse è Koris che non sa insegnare. Chi non sa far niente insegna e chi non sa insegnare insegna ginnastica, forse è meglio informarsi in tal senso. Nel mentre, Koris ripete la preghiera che innalzava ogni giorno la maestra V. di italiano di quinta elementare: “Santa Maria dei pampini, fammi fiorir le zucche. E falle fiorire tutte”.

*Sopratutto per Celia: absit iniuria verbis, per quanto mi riguarda. Solo che ho riportato la citazione in maniera letterale.

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