Archivi tag: fisica

Felicità è un rivelatore che funziona

Forse non è normalissimo che la felicità sia legata (anche) al capriccio di un ammasso di foglietti ad attivazione neutronica. Ma alla fine hai scelto di fare fisica anche perché questa robaccia ti piace, altrimenti per fare una cosa che ti faceva schifo non era proprio nelle tue corde tanto valeva scegliere economia e commercio.

Ieri è stato il giorno in cui il rivelatore disegnato da Koris al 100% veniva testato. Il test è arrivato con un mese sano di ritardo, bisognava fare tre campi neutronici diversi e invece se n’è fatto uno solo e per quanto riguarda il sistema di contaggio della spettrometria gamma lasciamo stare proprio. Insomma, tutto pareva destinato a fallire miseramente, anche perché l’acceleratore fa le bizze, quindi magari funziona, magari no, magari salta proprio per aria il driver dell’alta tensione (poi uno dice la scienza esatta).

La giornata non si è presentata coi migliori auspici: Koris aveva insistito perché si iniziasse a tirare neutroni sul suo rivelatore alle otto, quando alle otto e mezza non si vedeva in giro ancora nessuno. Ha fatto capolino TecnicoGomblottaro (vegano, crede agli alieni e al NN CIELO DIKONO, non si vaccina e altra roba) dicendo che tanto l’hall di irradiazione era piena di roba della gente che aveva fatto esperimenti ieri, toccava aspettare che venissero a mettere a posto i giocattoli, non prima delle nove. Koris invoca ad alte grida San Germano Mosconi.

Alle nove finalmente arrivano i siddetti tizi a sbarazzare, assieme al collega Responsabile dell’acceleratore.
“Però ieri c’erano un sacco di problemi, io non so se possiamo garantirti le quattro ore di irradiazione che hai chiesto”
Benissimo, perfetto, meraviglioso. Cos’altro potrebbe mai andare storto?
Koris va nella hall di irradiazione, pronta a piazzare la sua pila di foglietti metallici con supporto appositamente pensato da TecnicoBurbero più Capa; non entriamo nel dibattito per cui Koris voleva un supporto in carta e alluminio e invece ne ha avuto uno in polietilene (che disturba i neutroni), altrimenti non ne usciamo.
“Mi hanno detto che si poteva avvitare direttamente sul vassoietto porta-rilevatori”
“Ti hanno detto male, questo coso ha bisogno del treppiede fotografico per stare su”
“Ah. E dove lo trovo il treppiede fotografico?”
“Non lo trovi, lo hanno buttato via”
Nuova preghiera a San Germano Mosconi, maledizioni assortite sulla Capa e sul TecnicoBurbero. Alla fine il rivelatore che doveva avere un piazzamento precisissimo viene tenuto su con lo scotch e con un’abbondante dose di “speriamo che non caschi di sotto” (poi uno dice la scienza esatta).

All’accensione, l’acceleratore non era molto propenso a svegliarsi, emulo di quando Iset annunciò “perché mi chiami all’alba delle dieci del mattino?”. Poi fu il magnete uno che non ne voleva sapere. Poi fu il magnete a 90 gradi, astenersi facile ironia. Siparietto del TecnicoGomblottaro che si sente stocazzo e vuole spiegare a Koris cosa fanno le particelle in un campo magnetico, Koris si morde la lingua per non rispondergli “senti, coso, ho un pochino un dottorato in questa roba”. Poi fu il magnete due, rimesso in ragione con l’usata tecnica del “hai provato a spegnere e riaccendere?” (poi uno dice la scienza esatta).

Alle dieci e mezza e molte bestemmie, i primi neutroni iniziano a prendere a capocciate i foglietti del rivelatore. Non resta che sperare che l’acceleratore non salti per aria, o che non si bruci un driver, o che non salti la corrente ogni cinque minuti. Per peggiore le cose nella sala di controllo resta solo il TecnicoGomblottaro che anziché sorvegliare o fare anche solo finta di lavorare, mette video tutorial su come diventare il maestro assoluto del sintentizzatore, perché in fondo gli anni ’80 stanno tornando di moda ed è meglio farsi trovare preparati. Koris decide di passare le quattro ore successive sorvegliando il sorvegliante; nel mentre spedisce Stagista J, intento a fissare il vuoto cosmico perché non brilla per iniziativa, nel laboratorio di misura a preparare l’occorente informatico per la spettrometria gamma. Il fascio regge, i neutroni continuano a fare a botte coi nuclei del rivelatore.

Mezzogiorno e mezza, Koris è in preda ai morsi della fame che le fanno sognare gnocchi al Castelmagno con guarnitura di noci, pur sapendo che ha solo un tupperware con pomodori e mozzarella plasticosa. Il TecnicoGomblottaro si alza e fa per andarsene, che è per l’appunto ora di pranzo e poi ha preso appuntamento con un amico, è scortese farlo aspettare.
“Scusa, ma se si interrompe il fascio? Se cade la corrente?”
“Eh, pazienza”
“No, come sarebbe a dire pazienza? Dimmi almeno come posso fare per rimetterlo in funzione”
“Non te lo posso dire perché non sei abilitata. Ora vado che s’è fatta una certa, ciao”
Rubare uno stipendio: lo stai facendo come un vero professionista. Koris inizia a mormorare “ok, reazione di protoni su trizio, siamo solo noi due, io credo in te, possiamo farcela se tu reggi”. Per fortuna un quarto d’ora dopo arriva Collega Responsabile. Segue scambio di battute sulla piacevolezza e utilità di TecnicoGomblottaro.

Esattamente alle 14:25:37 l’irradiazione finisce. L’acceleratore ha tenuto per quattro ore filate, roba che non si vedeva da un bel po’. Non resta che l’ora della verità: il rivelatore di Koris ha funzionato o no?

Koris recupera la sua pila di foglietti nella hall di irradiazione. Grandi cautele per il terrore di “e se ho fatto male i conti di dosimetria e questo affare mi brucia le mani?”. Non brucia. Laboratorio di misura, smontaggio della pila di foglietti. Imprecazioni pesanti contro il bismuto che si è appiccicato al cobalto e non vuole lasciarlo mai più; ci spiace, bismuto, la vita è piena di delusioni. Koris prende il foglietto di alluminio e lo mette nello scassatissimo spettrometro gamma, ma come diceva il prof. Prussiano di analisi, “questo abiamo, questo amiamo”.

La tensione è alle stelle (per Koris, Stagista J è nel Nirvana di chi è troppo tranquillo per farsi problemi). Lo spettrometro registra qualche evento di rumore di fondo qui e là. Poi un evento a 1368 keV. Poi un altro. E un altro ancora. Il picco di trasmutazione dell’alluminio in sodio inizia a comparire, si staglia oltre il rumore di fondo, fiero e altero come chi sputerà tutti i suoi raggi gamma nelle quattordici ore successive. Il che significa una sola cosa: il rivelatore di Koris ha funzionato. Striscioni da stadio, mortaretti, trombe bitonali, cori volgari “eeeeeh l’uranio è l’elemento più infame che c’è”.

Che poi sì, come ha riassunto stagista J., “significa che la fisica funziona”. Esticazzi, lo sappiamo che non poteva non funzionare. Però ecco, poteva non funzionare così bene. Poteva attivarsi male, poteva non attivarsi affatto, poteva non assomigliare nemmeno da lontano alla simulazione. Non poteva esplodere perché non c’era niente che glielo permettesse, però insomma, sono tre mesi che va tutto male, concediamoci una gioia di una cosa che non si rivela così schifosa.

E niente, Koris è felice che il suo piccolo rivelatore abbia passato il primo test. Vuol che dire che, nonostante l’impostore e tutto quanto, forse un po’ di fisica sa ancora farla.

Ma infatti troveremo di certo qualcosa che non va, ma nel frattempo…

E qualora non fosse abbastanza…

All’osteria numero mille! Paraponziponzip… ahem, buongiornissimo kaffè uffa vediamo ki mi saluta. No, questo non è un tentativo di guadagnarsi l’insanità mentale, anche se servirebbe. Per essere precisi, l’insanità mentale c’è già, ma potrebbe essere utile farsela certificare, in modo da poter scrivere sui soccial “sono paXXa” a ragion veduta. Sì, un altro po’ di senno si è perso per strada, la motivazione è ormai una vittima illustre e stiamo organizzando una veglia funebre per qualunque velleità di miglioramento. Ottimismo a palate. Koris aveva scritto “umorismo” ed è tornata indietro a correggere, lapsus freudiano? Noi di Voyager pensiamo di no.

Lunedì c’è stata un’agevole riunione di due ore col diversamente piacevole gruppo di FarFarAway. Siccome un buon 94% delle cose dette non la riguardano, il 5% sono circa il posto che non ha avuto e solo un 1% può suscitare un qualche interesse, Koris era occupatissima a cucire elastici alle mascherine mentre la gente discuteva. Si doveva pur fare qualcosa di utile, in fondo. La riunione volgeva al termine quando un individuo che chiameremo Trombone (perché è quello che è) ha buttato lì con nonchalance “ah, ho sentito il responsabile del laser presso cui dovreste utilizzare il Koris-strumento in costruzione; beh, non potete usarlo perché non sono autorizzati ad avere materiale attivato. Cià, belli, statemi bene”. SDENG! Koris è passata dal mondo del cucito direttamente all’universo della bestemmia mosconiana acrobatica.

Momento divulgazione malfatta: Koris sta costruendo uno strumento che rivela neutroni, i grandi centristi dell’atomo, quelli che non sono né di destra né di sinistr… ahem, né positivi né negativi. Tuttavia sono fondamentali per tenere assieme il nucleo atomico, perché le larghe intese mica le hanno inventate gli umani. Quando un neutrone isolato colpisce un nucleo atomico, c’è un’alta possibilità che questo diventi instabile, cioè radioattivo: si chiama attivazione neutronica. Se prendiamo questi atomi diventati radioattivi e li analizziamo, possiamo scoprire quale fosse l’energia del neutrone incasinatore, da dove venisse, quali fossero i suoi sogni, se mette il parmigiano sulla pasta col tonno. Lo strumento di Koris funziona così: ha un certo numero di materiali sensibili a diversi neutroni, i materiali vengono buttati in pasto ai neutroni e poi vengono analizzati per vedere chi è stato a traumatizzarli. Questo in parole poverissime e spiegato male ma proprio male ma che peggio non si può.

C’è un problema, squisitamente amministrativo: per quanto Koris abbia scelto materiali che non diventassero future catastrofi nucleari, sempre di radioattività si tratta. Quindi serve un’autorizzazione per usare uno strumento che attiva materiali. E il laser che ha specificatamente chiesto a Koris di sviluppare lo strumento non è autorizzato a usare queste tecniche. Si potrebbe chiedere una deroga, ben che vada il governo impiega sei mesi a rispondere, il contenuto di sbattimento è altissimo. Riassumendo: Koris sta sviluppando uno strumento che è molto probabile che non potrà essere mai usato.

Questa è l’ennesima goccia che si aggiunge al grande vaso dello sbrocco nel Koris-cervello. Perché nonostante lei stia cercando di crederci con tutte le sue esigue forze rimaste, c’è sempre un nuovo intoppo indipendente dalla Koris-volontà. Ricordiamo che il progetto è cominciato con un intoppo fondamentale, che spiegheremo non coi neutroni, ma con una similitudine: vi dicono che dovete pesare delle mele, ma non sapete se dovete pesarne dieci a una per una, venti sacchi da cinque mele ciascuna, oppure una piattaforma piena di container stracolmi di fottutissime mele. Che bilancia usate? Ecco, il problema è uguale. Poi si è rotto lo spettrometro. Poi c’è stato il lockdown. Poi il secondo lockdown. Poi è saltato per aria il posto che il Capo aveva dato per sicuro-sicurissimo. Poi non sono arrivati i materiali perché Brexit means Brexit e sì, potevano arrivare solo dall’Inghilterra. Poi non si sa quando arriverà lo spettrometro perché boh. Ora questo.

Koris non sa se la faccenda si risolverà alla svelta. Non sa nemmeno se la faccenda si risolverà. Ma la motivazione è a un livello così infimo che Koris non saprebbe dire se le importa ancora o meno.

Grazie, InspiroBot, ma stiamo cercando di smettere

Succedono cose che succedono

Koris sta guardando la sezione d’urto del nichel che forse le sta parlando e raccontando cose della sua folle vita di sezione d’urto di neutrone in protone. Forse, eh, Koris non ne è sicurissima. Koris ha dormito ancora una volta schifosamente poco, un po’ perché si è addormentata a un’ora che è saggio tenere nascosta, un po’ perché i muratori del palazzo di fronte hanno deciso le cinque e mezza sono un’ottima ora per buttare via i rifiuti murari. Koris gli augura ogni bene, soprattutto un sacco di cantieri molto lontano da qui.

Oggi fratello Orso si addottora online. Purtroppo non abbiamo nemmeno un link di Twitch per seguire la diretta. Ma soprattutto sappiamo che l’Amperodattilo ha comprato una tortina per festeggiare e che quella tortina non verrà mangiata da Koris. Che pessimo tempismo.

La grande scoperta dei trent’anni suonati potrebbe essere “non puoi fare sempre tutto da sola, chiedere un parere esterno a volte aiuta”. Che detto un’adepta della setta del chi-fa-da-sé-fa-per-tre è una grande sconfitta. Che Koris mica ci aveva pensato che il fascio di protoni trapanasse il bersaglio, era già in ginocchio davanti alla Capa urlando “non so fare le simulazioni, gomen nasai, mi squarcerò il ventre prima del tramonto per lavare la mia vergogna!”. E invece no, tutto normale, era il solito report diversamente ben fatto che diceva cazzate come “tutti i protoni sono assorbiti dal bersaglio”. La proiezione astrale del Replicante è apparsa dicendosi molto deluso da questa mancanza di senso fisico, ma del resto il Replicante lo avrebbe detto in qualsiasi caso. E se Koris non chiede mai né aiuti né pareri è anche un po’ una sua responsabilità, visto che ogni tentativo di discussione era stroncato con “devi saperlo tu”. Che magari era un modo paraculo per dire “ma che cazzo ne so e che cazzo mi frega”, non lo sapremo mai.

Martedì Koris è andata a Neutronland e ha avuto una giornata quasi normale, come se non esistesse un vairus. Un po’ le mancava la sua vecchia vita, anche la sveglia alle sei e uscire di casa nel deserto delle vie. Forse ci ritorna martedì.

Il Koris-romanzo (perché forse bisogna davvero iniziare a chiamarlo così, visto che il rischio che esista davvero è alto) è passato fra le mani dell’editor e Koris ora deve fare una scelta. La scelta è fra lasciarlo così e pubblicare in ebook “Gli occhi del cuore” (circa), oppure fare uno sforzo, lavorarci ancora e fare uscire una cosa di qualità col suo libro in cartaceo. Pare che avrà qualcuno per consigliarla, cosa abbastanza inedita. No, nel senso, Koris ha sempre avuto una schiera più o meno nutrita di angeli custodi che le hanno dato feedback e consigli sul romanzo, solo che questo è del mestiere ed è pagato per farsi rompere i coglioni con dettagli insignificanti. Comunque per il momento Koris ha preso tempo e, finita la chiamata con l’editore, tremava dal nervosismo perché innanzitutto siamo adulti consapevoli e posati.

merda

Koris mentre scrive contenuti di qualità, blog compreso.

La voglia di cambiare la cucina sta generando un’escalation di violenza pari solo a quella che si sta scatenando sui social per… circa qualunque cosa. Koris non vuole fare post in merito per il buon vecchio adagio del “non ne so una fava”. Però si fa delle paranoie, perché quello invece le riesce benissimo.

C’è soprattutto bisogno di mettere un freno a un cervello che gira troppo vorticosamente, quindi Koris saluta la compagnia e se ne va un week-end in montagna con ‘thieu e Cenzino (il Biker Mice instagrammer), a farsi fischiare dalle marmotte grasse del Valgaudemar. Nel mentre rimugina.

Esorcista cercarsi

A Neutronland non funziona più nulla. Dal punto di vista tecnico, eh. Cose che su Neutroni Porcelloni non erano mai successe, soprattutto perché non c’era niente da far funzionare, quindi non poteva rompersi nulla. Ma questa è (stata) un’altra storia.

L’acceleratore dei radiobiologi non comunica più con un magnete, quindi ciccia. L’acceleratore nuovo ha un problema a un circuito di raffreddamento, quindi ciccia. L’acceleratore vecchio ha un non meglio identificato problema; quindi ciccia.

Koris si stava bullando che, dovendo calibrare uno spettrometro gamma con le sorgenti radioattive, era l’unica che poteva fare qualcosa di concreto. Certo, come no. Se lunedì lo spettrometro pareva collaborativo e disposto a raffreddarsi, martedì il pc di acquisizione dati ha esalato l’ultimo respiro subito prima di acquisire dati. A sua parziale discolpa possiamo dire che era una potentissima macchina del 2005 con Winzozz Xp, quindi magari era anche giunta la sua ora. Ma comunque…

Koris, che non è disposta ad accettare queste debolezze informatiche, è andata a piagnucolare dai tecnici chiedendo se non ci fosse proprio niente da fare. Si sono ricordati che in effetti esiste un residuato bellico del 2005, gemello del defunto, a cui forse si poteva trasferire il disco. Se si fosse trovato in tempi ragionevoli.

Il gemello esisteva. Koris si è offerta volontaria per cambiare disco, ma le hanno tarpato le ali.
“Se ti pigli la scossa poi sono cazzi nostri.”

Uno dei tecnici ha sostituito il disco, con accanto una Koris fremente perché poteva farlo benissimo lei, dopo aver smontato MacBook ‘ste cose le fa ad occhi chiusi sui pc fissi. Il computer-Frankenstein dell’acquisizione si è accesso, convinto di essere in data 4 aprile 2002. Ha iniziato subito ad emettere il più bieco suono d’allarme che Koris avesse mai sentito.

Però chissenefrega, funzionava. Si attivava pure il software di acquisizione dati, tanto valeva approfittarne. Koris è uscita dal laboratorio di misure, ha aperto la cassaforte con le chiavi, è corsa al locale sorgenti (piccole, niente di tragico), ha aperto il cofano con le sorgenti gamma. Giusto il tempo di scegliere una sorgente di cobalto e di pensare che quelle operazioni facevano pensare agli enigmi di un survival horror, genere “Resident Evil: Neutronlad”.

Koris ha fatto per uscire: la porta era chiusa dall’esterno. Non era passato nessuno.

La cattività di Koris nel locale sorgente è durata in tutto cinque minuti, tempo che tornasse qualcuno ad aprirle. Corsa al laboratorio di misura. Niente, il computer-Frankenstein era spento, morto, impossibile da riavviare. C’è una buona possibilità che ci sia da fare dello shopping in materia di acquisizione dati.

A pranzo si discuteva che questa catena di intoppi è alquanto sospetta. E non ci sono spiegazioni per nessuno degli eventi sopra elencati. Pare che in un laboratorio a Parigi, dove degli equipaggiamenti si erano messi a dare di matto, l’unica soluzione è stata mettere sale grosso nei laboratori di misura. Si narra inoltre che un gruppo di temerari abbia gonfiato un palloncino nel laboratorio, a voler rappresentare il diavolo, e lo abbia simbolicamente liberando.

Ora, Koris non è sempre propensa ad usare metodi poco scientifici. Ma se qualcuno conosce un esorcista bravo, potrebbe tornare utile.

Magari domani ti licenziano

Giorno ventinove e non si sono ancora accorti di niente. O magari si sono accorti di tutto, ma ti accettano così come sei. O magari si sono accorti di tutto e ti licenziano domani, che ne sai Koris? Fatto sta che se non la licenziano domani, Koris finisce il periodo di prova e resta per un po’. Dove “un po’” non è fino alla pensione, ma sempre meglio di niente. Forse è meglio un pizzico di felicità in scadenza che un’infelicità a tempo indeterminato (che poi anche lì ci sarebbe da pontificare, ma vabbè). O forse è meglio non pensarci proprio per nulla.

Koris continua a sentirsi un neutrino fra i neutroni, esempio ideale della sua sindrome dell’impostore, e vive un po’ allucinata dalla felicità, un po’ nel terrore di fare un passo falso e palesarsi per la truffa che è. Se qualcuno ha una guida dell’autostima a piccoli passi, ma anche a grandi falcate, si faccia vivo.

Mentre è presa dal suo “fake it until you make it” (ammesso che ci riesci), Koris si chiede se anche gli adulti funzionali, quelli veri, si sbaglino in continuazione. Che l’esperienza forse non è il non fare cazzate, quanto accorgersi sempre più rapidamente di stare facendo una cazzata ed evitare di perseverare nella cazzata. Come il tasso di reazione dell’oro che per qualche assurda ragione diventa dieci volte tanto e non ti quadra come oro più piombo a bassa energia si puppi molti più neutroni dell’oro e basta. Grande momento di “c’è un errore nelle simulazioni e io non so dov’è perché sono una minchia di mare”. Secondo grande momento di “magari non c’è niente che non va, ma io non sono abbastanza saputa in queste cose perché sono una minchia di mare”. Terzo grande momento di “sì, io sarò anche una minchia di mare, ma questa cosa mi puzza”. Si finisce che si scopre che le simulazioni non hanno nulla che non va, ma lo script che li legge finisce su una riga sbagliata e ti dà la somma dichiarata a Equitalia dell’azienda tanto sympa col BMW cabrio che si pronuncia in grossa crisi. Corretto lo script, il tasso di reazioni torna normale e tu come ti senti? Una minchia di mare, ovvio.

Koris si chiede se capita a tutti di fare questi errori del cappero che ti minano l’autostima o se sia una prerogativa personale. Poi magari domani la licenziano e the last great dance upon the Earth finisce qui, così finiscono anche le domande di sorta.

Sfere ebbasta

Dopo anni di scartoffie preceduti da due anni di boh, Koris aveva un po’ dimenticato di essere un fisico smanettone. O meglio, di essere un sacco di cose, ma di aver studiato soprattutto per essere un fisico smanettone.

Poi ieri ha sentito dire che c’era una giornata di irradiazione con i rivelatori a pallozze (davvero: sfere di polietilene con un contatore dentro, ogni sfera di un certo diametro conta i neutroni di una certa energia) e ha chiesto se poteva assistere. Tanto il dosimetro ce l’ha, bastava non lasciarla mai sola.

Koris è salita agli acceleratori, nel cuore di Neutronland, e si è ritrovata ad essere un’entusiasta bambina molesta di quattro anni e mezzo a cui hanno messo delle anfetamine nel Nesquick. Il camice troppo grande dava persino un tocco di credibilità alla cosa.

“Posso salire nella hall di irradiazione? Posso toccare il rivelatore? Posso mettere la pallozza sulla linea del fascio?”

Perché non la abbiano cacciata o non l’abbiano affidata a una baby sitter è un mistero.
Il tecnico le ha fatto sbirciare dentro l’acceleratore, dove c’era il plasma, una zuppa di ioni fucsia, color Barbie incantesimo della reazione deuterio trizio.

“Fai una foto e mandala a Capo Palpatine, digli che se vuole rifarsi gli occhi può sempre fare un salto”
In effetti lavorare per tre anni su quello che non sarà mai la più grande macchina per la fusione nucleare senza vedere… beh, nulla, è un pochino ridicolo. Dovevi aspettare di andartene e farti fare il plasma di Barbie da un acceleratore anni ’70, con gli indicatori ad ago e i la chiave di sicurezza che pare quella di San Pietro.

È vero che la (futura) sala di comando di Neutroni Porcelloni era più di design, con gli schermi a non si sa quanti pollici e la stanza della realtà virtuale accanto. Ma fa lo stesso effetto di una Ferrari senza motore lasciata in garage: sarà anche bella, ma non è utile. Meglio una Panda che macina chilometri, anche se si dovrebbe cambiare.

E poi arrivano i neutroni, si accomodano negli istogrammi dei canali, rimbalzano e rallentano nelle pallozze, ogni tanto ne scivola fuori uno dalla sorgente blindata di americio-berillio. Koris aveva dimenticato la piccola emozione data dal vedere l’invisibile e sapere che ehi, la scienza funziona, anche se ogni tanto sembra magia (ad alta enegia, in questo caso). L’alchimia della foglie d’oro chiuse in un cassetto con lo scotch “attenzione radioattivo”, che non sai se lo è davvero o se è un dissuasore. Il sandwich di metalli impilati, con l’indio al posto della sottiletta, che si deforma solo a guardarlo.

Koris è tornata a casa dopo le otto di sera, orario che fino a un mese fa avrebbe bollato la giornata come un “dies irae”, e invece no. Forse perché dopo tanto tempo Koris ha avuto l’impressione di fare cose per cui ha studiato otto anni. E perché, come dice Junior, è una brutta persona sperimentale.
Poi magari la settimana prossima la cacciano. O magari Koris odia tutti. Ma intanto…

Try to figure out this

Mentre nella Mileto di Caesar 3 imperversa l’abusivismo edilizio (che tanto è tutta malvivenza romana, lo dice anche Luciano Canfora nei podcast su Giulio Cesare), Koris fa il calendario dell’Avvento in cui ogni giorno si rischia una nuova crisi isterica. In pratica, l’avvento del TSO. Di sicuro è colpa di Koris, che è stanca, fancazzista e perde pezzi un po’ dappertutto. Ma l’ambiente circostante non aiuta.

In questo periodo pre-natalizio che ormai possiamo dichiarare iniziato oltre ogni ragionevole dubbio, ogni pacco che si presenta non è un regalo ma un pacco bomba. E ogni bomba un’esplosione di merda. La canzone che tutti ripetono ossessivamente non è “Jingle bell”, ma piuttosto “try to figure out this”.

Per l’Amperodattilo e i non-anglofoni, si può circa tradurre “trova un modo” (e no, non diventa Hodor, per i fan di quella ciofeca di Game of Thrones). Che è un’ottima formula per investire qualcuno della responsabilità e della fiducia del superiore. O un altrettanto ottimo modo di sbolognare un problema.

Serve MCNPX per fare le simulazioni del coso a raggi X. Non è installato sul cluster, sul Koris-computer portatile personale clandestino d’emergenza (aka LoSmilzo) non vuole girare, sulla workstation del Capo si deve installare solo con la benedizione del santo santissimo IT, insomma, o Koris lo installa sul suo Blatto personale a casa oppure ciccia. Riportato il problema, la risposta è stata “try to figure out this”, traduzione italiana “arrangiati”.

Servono i flussi di fondo e segnale per ‘sti cazzo di raggi X. Il tizio che dovrebbe calcolarli ha risposto “ma vuoi i numeri?”. No, guarda, voglio i pittogrammi rupestri con le rocce di arenaria in allegato. Risposto che sì, servono i numeri e non i dipinti a olio, il tizio si è dato alla macchia. Siccome con le simulazioni si dovrebbe fare un rapporto segnale/fondo, la cosa è un pochino problematica. Messo a parte dell’inghippo, il Capo ha risposto “try to figure this out”, traduzione italiana “non è un mio problema”.

Non si trovano le librerie di decadimento per D1S. Nessuno sa dove siano, se siano fuggite, se siano mai esistite. Servono per fare i contini della contaminazione radioattiva, per gennaio e prima di subito. A fronte di questo ennesimo impedimento, è stato sentenziato il solito “try to figure out this”, traduzione italiana “cazzi tuoi”.

Mancano due settimane alle vacanze, in cui Koris rientrerà a Merdopoli, Gilet Jaunes (ovvero la rivoluzione francese versione soccial network) permettendo, e l’unica cosa che vorrebbe “figure out” è come aumentare la prosperità di Mileto e dei suoi immobili abusivi.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: