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Speleologia casalinga: la pulitura della cappa

Dal titolo può sembrare un’operazione banale. Banale per voi che vivete nel XXI secolo e avete delle cappe con filtro che, per quanto sia una rottura lavarle, non necessitano equipaggiamenti particolari per la pulitura. Né troppe doti atletiche, solo parecchia candeggina. Provateci con una cappa che deve essere stata costruita e pensata alla fine dell’800 e lavata per la prima volta… boh, probabilmente mai lavata prima d’ora.

Piccolo excursus architettonico perché possiate meglio apprezzare l’impresa. La cappa in questione, a casa di ‘thieu, è una sorta di parallelepipedo per i tre quarti in muratura, per un quarto falso-pensile non apribile, che si staglia sopra ai fornelli, da un’altezza di circa un metro e cinquanta fino al soffitto, a tre metri e più d’altezza. Sistema di aspirazione: un buco posto in alto. Come dire, nulla. O almeno, abbastanza perché nubi tossiche cariche di grassumi da cucina si accumulino nella cappa e si solidifichino. E che i loro successori creino più strati, fino a formare una patina di colore cangiante che per quanto cangi fa sempre e comunque schifo. Bonus: alcuni schizzi di materiale non identificato fino ad altezze sospette. Possibili esplosioni culinarie o bombe atomiche fritte, non lo sapremo mai.

Koris si era sempre guardata dal lanciarsi nell’impresa poi ché la geometria non consente un accesso semplice. L’unica è stare in bilico su una sedia, con un piede in equilibrio sul fornello, sapendo che il fornello non reggerebbe mai il peso di un essere umano. Insomma, un’operazione tediosa e rischiosa. E unta.

Poi venne il vairus e nulla fu più come prima. E se dobbiamo restare confinati sine die, à jamais, Koris ha iniziato a prendere il partito secondo cui la cucina è troppo piccola perché possano convivere lei e la cappa lurida.

Bonus: in verità, se tutto fosse andato come doveva andare, la cucina doveva essere demolita e rifatta, e la cappa zozzona consegnata all’oblio. Ma no, il fato scelse per noi il coronavairus e con esso la cappa zozzona prosperante. Questo di tanta speme oggi mi resta.

All’inizio Koris si è limitata a pulire le piastrelle che confinano con la terra incognita della cappa. E di solito si è sempre fermata lì. Ma non oggi. Oggi ha preso una sedia, si è messa in bilico sul fornello e ha sbirciato nell’antro verticale.

Ne è uscita subito portando con sé due considerazioni: uno, è tutto buio; due, il buio non è abbastanza denso per impedire di scorgere gli strati di morchia accumulati nei secoli. Koris si è armata di casco speleo, guanti a manicotto, terribile detersivo Saint-Marc di cui si dice possa corrodere anche la carne umana, spray alla candeggina approvato da Trump come aerosol. O pulizia, o morte.

La seconda ipotesi si è rivelata molto più facile da percorrere. Bastava scegliere se morire soffocati per i fumi di candeggina e detersivo tossico, oppure se infrangersi a terra dopo essere miseramente scivolati sui fornelli. ‘thieu si è subito dissociato dall’affare facendo finta di non conoscere Koris, tanto la cappa era troppo stretta per poter partecipare all’impresa.

La prima tappa è stata la rimozione delle vestigia di… di… di… di un apparecchio a cui erano appesi dei fili elettrici. Forse fu un neon. Forse fu un manufatto alieno. Non lo sapremo mai. Koris ha rimosso vestigia di fili elettrici isolati con la canapa. Appena può tornare in laboratorio fa l’analisi al C14 per datarli, promesso.

È venuta quindi la singolare tenzone fra la donzella guerriera e l’unto. Lei armata di spugna e spruzzino, lui armato di se stesso e della sua stessa tenacia secolare. Non è stato un bel combattimento. La candeggina ha lasciato tracce più chiare che hanno rivelato un colore del muro del tutto inatteso, mentre dalla macchia colava un liquido tossico a formare una pozza sui precari piedi di Koris. Sono state identificate macchie di unto riconducibili a braciole di brontosauro. Altre potevano essere fritture di Tubiferoceras, fricassea di trilobiti o padellate di molluschi primordiali del periodo Devoniano. Del resto le grotte sono spesso e volentieri formate da calcare sedimentatosi in quei periodi, quindi l’attività può essere definita speleologica e per genesi, e per contorsionismo/sforzo necessario.

phragmoceras

Impanata e fritta è la morte sua, garantito, anche perché essendo un fossile è già stramorto.

Fiumi di candeggina e chili di detersivo corrosivo dopo, Koris è uscita se non vincitrice, almeno viva. Se non avesse portato i guanti, si sarebbe abrasa le impronte digitali e avrebbe potuto iniziare una carriera nel narcotraffico. Sarà per un’altra volta. Nel mentre si è convertita alla dieta crudista perché non intende usare il fornello mai più, sapendo cosa si accumula nella cappa maledetta. I cibi cotti torneranno solo quando la cucina verrà rifatta, con l’installazione di una cappa dotata della modalità “ciclone aspirante”. Oppure niente, insalate fino alla fine dei tempi.

Finale col botto

Come già fatto, facciamo due pesi e due misure. C’è il finale di Neutroni Porcelloni e c’è il finale con l’azienda. Entrambi sono finiti, ma comunque, ci sono pur sempre delle differenze.

Neutroni Porcelloni, game over

Ieri i Koris-colleghi hanno consegnato a Koris un (orribilmente grosso) mazzo di fiori e una scatola di cioccolatini, per salutare la sua partenza. Doveva essere una sorpresa, ma qualcuno ha pensato bene di mettere Koris in copia della mail che annunciava la sorpresa. Da un certo punto di vista meglio così, perché le reazioni di Koris alle sorprese non sempre controllate e controllabili. Comunque sotto sotto le ha fatto piacere che non la odino e che abbiano capito che il cioccolato risolve sempre tanti problemi.

Stamattina era l’ultima mattina. Koris ha sbolognato ancora qualche file al Rimpiazzo, ha detto a Capo Palpatine cosa c’era da fare, ha aiutato il Rimpiazzo a tirare parolacce a MCNP. Poi, verso mezzogiorno, ha iniziato a dire ciao a tutti.

Al MegaCapo, che anche se non ci rivediamo pazienza (no, vabbè, Koris ha fatto finta di essere una persona civile).
Al MedioCapo, che verrà ricordato come colui che non ruppe quasi mai le palle.
Ai colleghi, che restano e resistono.
Al Rimpiazzo, che avrà bisogno di fortuna.
A Intrallazzone, che si è detto sempre pronto ad arruolare Koris just in case (#credici, ma non si può mai dire).
A Capo Palpatine, con cui si stava consumando una scena da film strappalacrime in corridoio. Perché sì, è vero, è incasinato, è confusionario, non è sempre facilissimo capire cosa voglia e altri mille difetti di cui si è già lungamente parlato. Però in questi tre anni Koris ha finito per volergli un po’ bene. Bisogna anche ammettere il vero: se non fosse stato per Capo Palpatine, Koris non starebbe andando dove andrà e forse avrebbe continuato a pensare di essere una nullità buona solo a farsi sfruttare. Capo Palpatine, pur con tutti i problemi annessi, ha ridato a Koris un po’ di autostima e di dubbio di saper forse fare delle cose. “Sei una rompicoglioni, ma hai ragione di essere una rompicoglioni e mi mancherai” ha detto. Certo, non poteva durare (anche perché avanti di questo passo non sarebbe durata Koris), ma è stato importante che ci sia stato. E comunque Capo Palpatine ha già minacciato Koris di collaborazioni o, quanto meno, di averla come esperta per le review. Insomma, se ne esce ma non se ne esce.

Quando Koris ha restituito il badge, è stata una sensazione strana. Di qualcosa che finiva, di crollo di alcune certezze, di libertà, di sollievo, di ommoddioeorachefaccio. Però è fatto.

Ciao, Neutroni Porcelloni, anche se non era per sempre, forse alla fine è stato bello lasciarti una Koris-impronta.

L’azienda, ovvero come morire gonfi

Presente tutti i discorsi strappalacrime di cui sopra sul “è stato bello”, “bisognava passarci”, “alla fine non è stato tutto inutile”? Ecco, per l’azienda non valgono proprio per una cippa di minchia. Koris se ne va e benissimo così, a mai più rivedersi davvero, piuttosto che lavorare di nuovo con loro si va a spalare cacca di oloturia in fondo al mar.

Il CCC ha detto che non aveva capito quale vetro della macchina fosse rotto, pensava il finestrino, ma se era solo il triangolo allora Koris poteva circolare lo stesso. Certo, come no. In ottobre, un’ora in autostrada ad andare e un’ora a tornare (se ci dice culo), ai 130, col triangolo rotto. Koris gli ha detto gentilmente che no, non poteva e cazzi suoi se non è contento.

Si è inoltre scoperto che la macchina circolava senza assicurazione. “Però la paghiamo, credo” ha detto interdetto il CCC. Accendiamo un cero postumo a tre anni di guida marsigliese senza incidenti, che qui c’è da gridare al miracolo, altro che Medugorje.

Last but not least, il bollo per la circolazione in periodi di guida alternata non è mai arrivato perché… il CCC ha sbagliato a mettere la targa. Commentiamo? No, non commentiamo, tanto non è più un nostro problema.

La ciliegina sulla torta: la tipa delle risorse umane, appena tornata da due ore di palestra, non ha voluto ricevere Koris. Nemmeno farla entrare in ufficio. Koris ha fatto presente che doveva ricevere il certificato di fine impiego e il saldo di stipendio, arretrati, giorni di ferie. La tipa ha risposto che non aveva pronto niente perché “c’era da organizzarsi”. Ora, Koris ha scritto che se ne andava tre fottuti mesi fa. TRE FOTTUTI MESI, se non si fosse capito. C’era tutto il tempo di organizzarsi, come hanno organizzato il Rimpiazzo. Forse non c’era la voglia. Koris ha detto che o le arriva tutto per posta entro dieci giorni, oppure buongiornissimo denuncia. Tanto è l’unico orecchio da cui sentono.

Però. È finita. Nel senso, domani si ricomincia. Altro, ma si ricomincia. Se Koris sopravvive all’orgia di panissa che ha previsto per cena.

Ventinove giorni all’alba

Sono gli ultimi ventinove giorni presso i Neutroni Porcelloni (e l’azienda) e Koris sta passando attraverso tutti gli stati d’animo. E con tutti si intendono proprio tutti. L’euforia perché finalmente questo tunnel da cui pareva impossibile uscire finisce e si va a fare altro. Lo scazzo perché non è ancora finito quando sarebbe tempo. Il terrore di non saper fare e aver fatto una cazzata, tipico di lascia la via vecchia per la nuova. L’ansia per tutto quello che potrebbe succedere o non succedere. La tristezza figlia del senso di inadeguatezza e dell’impostore in agguato. Tutto ciò fa sì che Koris dorma poco o nulla, e quando dorme sogna che le esplodano i denti mentre gabbiani col volto da signora entrano dalla finestra. O che Marseille si trasformi in un livello bastardo di Tomb Raider, cosa che corrisponde abbastanza al vero.

Nel mentre oggi torna Capo Palpatine dalle ferie e potrebbe essere una giornata psichedelica. Nel senso che le mail di Capo Palpatine hanno senso solo se vengono lette sotto l’effetto del LSD. Ma tanto, eh. Per altro, è molto probabile che Capo Palpatine si sia dimenticato che Koris alza i tacchi, quindi che venga a chiedere cose oltre metà-ottobre, a cui Koris probabilmente risponderà SEP. In tutto ciò Koris fa di tutto per evitare il MegaCapo nei corridoi, ma sa che la cosa non può durare in eterno, dove eterno è 15 ottobre.

L’azienda invece… boh. Koris aveva ventilato al CCC che magari, se fa la sua ultima consegna documentaria il 20 settembre come previsto da contratto, Neutroni Porcelloni la caccia per non pagare, visto che non è umano fare una consegna di tre mesi in tre settimane (potrebbero anche proporle di farlo, ma steekatsee). Il CCC, come al solito, non ha capito una beneamata mazza.

“No, ma resti lì fino al 15 ottobre sera”
“Allora, mettiamo le cose in chiaro: punto uno, col cazzo che resto fino alla sera così per sport; punto due, se proprio vogliamo prolungare l’agonia, sto su Neutroni Porcelloni fino a mezzogiorno, poi vengo in azienda a recuperare i documenti che voi siete tenuti a darmi per la fine del contratto”
“Ma ci sarà una persona che ti rimpiazza”
“A me Capo Palpatine e MegaCapo hanno detto che non sarò rimpiazzata”
“Ma sì! Ma sì! Mi hanno detto di cercare un rimpiazzo per il contratto…”
“Ah beh…”
“E io lo ho trovato!”
“Buon pro vi faccia”
“Quindi devi restare lì fino all’ultimo a formarlo al tuo lavoro!”
“A parte il fatto che io mi sono formata da sola e cazzi miei. Ma quando dovrebbe arrivare questo fantomatico rimpiazzo da formare?”
“Ah, non lo so. MegaCapo e Capo Palpatine devono ancora validarlo. Penso a fine settembre.”
“Senti, coso, in due settimane io non posso formare nessuno a fare nulla. Per altro vorrei spendere altri dei miei quasi sessanta giorni di ferie arretrati…”
“Ma devi reggerci il gioco! Bisogna sacrificarsi! Bisogna…”
“Questa conversazione finisce qui, CIAO”

Quindi Koris aspetta che qualcuno le dica qualcosa sul suo futuro prossimo, medita come piazzare ferie in giorni strategici per svuotarsi il cervello, tracce rotte di bus come se fossero navi corsare del XVII secolo, cerca di arginare il senso di inadeguatezza per tutto quello che succederà dopo il 15 ottobre.

Nel mentre, ventinove giorni all’alba.

Tecnologia vs social network del villaggio

Koris e ‘thieu sono andati a un convegno speleo durante il week-end (che è andata come è andata, ma vabbè, pazienza). L’idea primigenia era “ma sì, andiamo in tenda, che sarà mai, è ancora estate”. Poi il meteo ha iniziato a promettere e/o notti a sei gradi e l’idea della tenda ha perso un po’ di fascino. Durante la settimana scorsa ‘thieu ha deciso che si è ancora abbastanza ricchi per potersi pagare due notti in rifugio e limitare il disagio. Solo che non aveva tempo di occuparsene e ha sbolognato la patata bollente a Koris.

Koris ha scartabellato la lista dei rifugi, si è accorta di essere fuori tempo massimo per le prenotazioni online e ha cominciato a chiamare munipi in villaggi sperdutissimi delle Cevenne. Ha riceuvto risposta solo dallo sperdutissimo villaggio di Revens, che aveva in effetti un’ex-stalla-ora-monolocale-cozy da affittare.

“Però io non posso darvi le chiavi venerdì sera,” ha avvertito la tipa incaricata “le lascio il numero di Regis il mio vice che si trova in loco. Ah, vi avverto che nel villaggio non ci sono negozi, il più vicino alimentari è a 20 km a Lanejuols.”

Questo doveva dare un’idea delle dimensioni del villaggio. Koris si è segnata il numero su un fogliazzo, quindi lo ha trasferito sullo SmartPhogn, pensando che la tecnologia sarebbe stata d’aiuto. Grossolano errore.

Venerdì pomeriggio, in macchina all’altezza di Montpellier, si è scoperto che lo SmartPhogn aveva fagocitato il numero di Regis per consegnarlo all’oblio. Panico. Terrore. Koris cerca di mandare a memoria il numero, ma si ricorda solo sei cifre su dieci. ‘thieu minaccia di farla chiamare numeri inesistenti per sperimentale tutte le possibili combinazioni lineari delle cifre mancanti, hai visto mai ci si azzecchi per caso.

Tutto bene quel che finisce bene, Koris riesce a richiamare l’addetta municipale, che si degna di rispondere e dà le cifre mancanti del numero di Regis. Koris continua a ripetere “mi dispiace” per il resto del viaggio.

Si arriva al crepuscolo in cima alla collina abbastanza sperduta di Revens. E qui dramma numero due: qualunque telefono segna “nessun segnale”. Nemmeno “solo emergenze”, proprio zero, sticazzi, schermo totale dal campo telefonico. Lo SmartPhogn riesce a captare una mezza tacca capitata lì per caso, ma ovviamente il telefono di Regis non prende. Secondo momento di panico, si pensa di passare la notte in macchina davanti alla chiesa.

Nel crepuscolo sul villaggio deserto, spunta un omino che pare Doc di “Ritorno al Futuro”, con un cesto di funghi sottobraccio. ‘thieu, perduta ogni vergogna, gli corre incontro.

“Scusi, è mica lei Regis?”
“No, cosa volete?”
“Avremmo affittato il rifugio municipale, ma non riusciamo a contattare il tizio che deve darci le chiavi…”
“Eh, sì, qui i telefoni non prendono quasi mai, per questo usiamo tutti il fisso…”
“Ah.”
“Ma so dove abita, venite che vi accompagno”

Segue scena in cui ‘thieu si fa perculare perché si preoccupa di chiudere la macchina, quando nella sperduto di Revens la gente lascia aperta direttamente la porta di casa. Infatti la porta di casa di Regis è aperta, su una sala da pranzo in cui una catanonna centenaria sta cenando a formaggio di pecora.

“Ho trovato questi due naufraghi, Regis, cercano le chiavi del rifugio.” ha annunciato Doc “Ah, e se vedi la luce accesa nella casa dei Tizi non ti inquietare: il mio pc si è rotto, quindi mi hanno detto di usare il loro”

Fu così che Koris e ‘thieu riuscirono a non dormire in macchina. Tecnologia 0, social network del villaggio 1.

Tuttappuò

Oggi è uno di quei giorni in cui il Koris-cervello inizia a girare e non smette più. Una trottola neuronale che sbatte contro le pareti del cranio, già suonato di sup. La cosa non può portare a niente di buono.

Koris dorme il minimo sindacale e saltella qui e là come qualcuno che ha una pallina rimbalzina al posto delle meningi, stato che in effetti somiglia molto alla verità. L’unico stato quantico in cui Koris dovrebbe esistere in tale disposizione d’animo è un meandro a duecento metri di profondità, se possibile alpino e pieno d’acqua per calmare i bollenti spiriti. Solo che voci di corridoio dicono che non si può fare.

Siccome le sinapsi sono troppo occupate a saltellare e indugiare in pensieri di dubbio gusto, Koris si esprime in una lingua che non è il francese, non è l’italiano, ma potrebbe essere la lignua di Pingu. Però urlando. Per inciso, Koris ha preso la pessima abitudine di sostituire qualunque parola francese non le venga col termine “gnagnaprout”. All’occasione diventa anche un verbo. Se non si rimette linguisticamente in carreggiata col cazzo che le danno la cittadinanza.

Chi fa le spese di cotanta follia di solito è ‘thieu, che non capisce bene cosa stia succedendo, ma si adegua. Di solito viene ignorato finché non sente l’evocazione che suona come “vieni qui, bisou! Subito! No, hai di nuovo bevuto la birra, tu pouottes, niente bisou!”. Non si sa perché resista. Forse solo perché va a Roma per una settimana, fornito di consigli sui posti in cui si mangia bene, direttamente da Orso, detto anche TrippAdvisor. Nel fare da interfaccia fra i due, Koris ha scoperto a) cos’è un high end e perché a Boulogne tale termine non sia mai stato adoperato (e non solo in materia di ristoranti) b) che Orso è con ogni probabilità un agente del Gambero Rosso sotto copertura.

Koris è indietro con le seimila serie che comincia e non finisce mai perché deve gnagnaproutare gli gnagnaprout (lett.). Il binge watching è un problema che non la assilla per nulla, a differenza di Maiores.

Capo Palpatine non aiuta a mantenere la sanità mentale. In mezz’ora di riunione, riportiamo queste due perle in particolare:

  1. “Dovevo inoltrarti una mail ma me ne sono dimenticato. Però la ho stampata, ci ho scritto il tuo nome sopra e la ho messa sulla mia scrivania, pensavo lo sapessi comunque”. Ahem, no.
  2. BB l’Accolo: “ho bisogno di fare una riunione venerdì sui rivelatori a diamante, dalla mattina fino a mezzogiorno e mezza”
    Koris: “va bene, ma a mezzogiorno io sparisco che ho un imperativo categorico nel pomeriggio e non ci sono” (la legge morale chiama, il cielo stellato pure)
    Capo Palpatine: “NuOoOoOoOoO! Al mattino non possono, spostiamo la riunione al venerdì pomeriggio”
    Capo Palpatine non ha ancora capito che, insistendo, i “no” non diventano “sì”, al massimo diventano dei “proprio col cazzo”.

Insomma, se il blog non viene più aggiornato, significa che Koris è finita alla neuro. Non stupitevi troppo.

gnagnaprout

Gnagnaprout anche a voi!

I contratti della follia

Il Koris-contratto fra l’azienda e Neutroni Porcelloni è in scandenza come una mozzarella dimenticata in frigo. Solo che la data di scandenza si è cancellata, quindi la mozzarella potrebbe essere già scaduta, in scandenza o ancora buona. È la mozzarella di Schroëdinger, insomma.

L’ultimo documento che Koris dovrebbe consegnare era previsto per mercoledì. Poi è diventato martedì. Poi il CCC (Commerciale Casanita Conclamato, per chi fosse nuovo a questi lidi) ha scritto che lo vuole subito, I want it all and I want it now ma senza le schitarrate di Brian May. Questo potrebbe non piacere a Capo Palpatine che pensava di tenere Koris in ostaggio sine die facendo finta di niente, come un qualunque signore dei Sith imboscato nel Senato Galattico.

In tutto ciò, per ragioni imperscrutabili, la missione di Koris doveva terminarsi il 31 gennaio. Dal 1 febbraio c’è il nulla cosmico, Koris non ha nessuna missione attribuita. Quindi nessun rimborso dei tragitti per i 150 km giornalieri più pedaggio. Sullo stipendio in assenza di missione Koris preferisce non sapere. Certo è che se non è pagata nell’attesa che il contratto azienda-Neutroni Porcelloni si rifaccia, Koris ne sta a casa a lavare i cessi.

Capo Palpatine in tutto ciò è scontentissimo perché ha bisogno di Koris-apprendista Sith. Che con la penuria di adoratori del Lato Oscuro ultimamente, signora mia, sono tempi duri.

Poi si dice che Koris non dorma la notte, chissà perché.

L’Italia è il paese che amo

Segue post dell’Italiana all’estero che ha bisogno di lamentarsi.

Per alcune ragioni che una volta terminato questo post dovrebbero essere chiare, Koris ha deciso che allo scoccare del suo ottavo anno di residenza marsigliese avrebbe chiesto la cittadinanza francese. Segue momento in cui ai lettori nazionalisti (ce n’è?) viene un travaso di bile, ma ebbene sì: Koris è una traditrice della patria. O meglio, traître à la patrie, che in francese suona pure meglio (“oooooh, vergonnnniiiiiaaaa!!1!! Prima gli itaGlianiiiii!!11!!”, ma infatti, io mi levo e vi cedo il posto in coda).

Il piano originale di Koris prevedeva di fare tutto da sola, senza stressare amici, parenti e serpenti risiedenti sul patrio suolo. Questo perché otto anni di residenza francese, oltre ad insegnarti a fare a meno del bidet, ti fanno pensare che la pubblica amministrazione sia uno scoglio aggirabile con abili manovre. Falso: la pubblica amministrazione italica è più un Triangolo delle Bermuda da cui non esce niente.

Koris aveva bisogno di due cose: certificati di nascita e casellario giudiziale. Dopo un’impervia visita ai siti del comune e della prefettura di Merdopoli, ha dovuto riconoscere che no, non è possibile farli online, che è ‘sta cosa da Star Trek, manco fossimo nel 2018. Ha scritto ai rispettivi come fare per averli per posta. Il comune era abbastanza easy man, voleva solo un pagamento di 0.50 euri per ogni certificato (eh?!), la busta e i francobolli per mandare il tutto. Bisogna venirsi incontro, c’è grossa crisi, gli 0.50 euri sono richiesti dalle manine. Tuttavia i francobolli doveva essere italici. Dove trovare francobolli italici in Francia? Vedi alla voce “attaccarsi al cazzo tram”.

Per il casellario giudiziario si richiedeva anche una marca da bollo, sempre italica. Koris ha chiesto in consolato come cacchio potesse procurarsi una marca da bollo italica. Visto che la procedura per corrispondenza si diceva essere per i cittadini all’estero. Dal consolato le ha risposto direttamente GigginoDiMaio per l’assenza di congiuntivi. Ma del resto il consolato possiede un sito da cui si può scaricare il modulo “Cittadinanza per possesso di donna italiana morta” e dove “sécurité sociale” è tradotto con “sicurezza sociale” anziché “previdenza”, quindi non c’è da stupirsi. Per le marche da bollo, vedi alla voce precedente sull’attaccarsi.

consolato

Per il decesso del congiuntivo, non fiori ma opere di grammatica.

Fun fact di passaggio: ora esiste un sito di servizi consolari da cui si può fare… boh, nulla. In linea generale iscriversi all’AIRE. Cosa bisogna fare per iscriversi all’AIRE? Riempire un modulo, scannerizzare la carta d’identità, aggiungere una bolletta che attesti che vivi in un posto X, inviare tutto per posta. Non era proprio la cosa più difficile e più urgente da informatizzare.

Koris non ha avuto altra scelta se non rivolgersi ai Maiores e pregarli di occuparsi del malloppo. Ringraziando le manine di sorta, U Babbu è stato a lungo ammanicato col comune di Merdopoli, quindi gli atti richiedibili in situ sono stati recuperati facilmente. Storia finita, lieto fine?

Sticazzi. Servirebbero anche gli atti di nascita dei Maiores. Quello di U Babbu è stata poca cosa, complice la Valbormida a portata di mano. Poi è facile fare i gemellaggi con la Francia dell’ex-dipartimento di Montenotte, si ringrazia l’amministrazione Chabrol per tutto.

Il vero problema è il certificato di nascita dall’Amperodattilo. Perché l’Amperodattilo, bestia migratrice, ebbe i natali a Roma. E scrivere al comune di Roma è… LOL. La raccomandata di richiesta è finita nel nulla cosmico. U Babbu ha cercato di telefonare e si è fatto perculare telefonicamente, in una sorta di “sì, sì, mo’ le passo stocazzo”. Merdopoli rifiuta di compilare qualunque documento attesti l’Ampero-nascita, nonostante il mezzo secolo di residenza merdopolese. Koris si sta domandando se non conviene chiedere l’atto di battesimo in Vaticano, forse si fa prima (ed è anche in francese poiché, per ragioni imperscrutabili, l’Ampero-battesimo avvenne in francese).

A posteriori, Koris si dice che sarebbe stato impossibile gestire tutto senza l’assistenza dei Maiores. Se non si è sul posto, è impossibile ottenere alcunché (e anche se sei sul posto e la stampante non va, ma vabbè). Nel mentre si aspetta, il casellario giudiziale rischia di scadere come una mozzarella scordata in frigo. Koris non sa se sperare che, nell’attesa, l’Italia si spezzi e si torni alla repubblica di Genova e che ci metta una pezza lei.

Altra cosa molto divertente: per il certificato che attesta il Koris-stato civile e altre pinzillacchere, il consolato chiede, oltre alla busta preaffrancata, SETTANTADUE EURI. Ripetiamo, che siamo Liguri: SETTANTADUE EURI. Non condonabili, ovviamente. Alla faccia della manina e pure della pace fiscale. Ma forse dopo tot anni di residenza si può richiedere online al tribunale di Nantes. Che te lo manda a casa gratis.

Insomma, l’Italia è il paese che amo (cit.), ma che soprattutto non vuole mollarmi.

Nota: questo post non ha alcuna velleità esplicativa, solo lamentativa.

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