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Game of Bidet (episode 6)

In the game of bidet, you win or you become French
Solo che qui siamo piuttosto partiti per morire nel tentativo. Siamo a quel momento in cui cadono le teste alla Ned Stark, solo che non è colpa del boia, quanto piuttosto della stanchezza imperante.
Ieri Koris si malediceva per aver dimenticato le chiavi della casa nuova nella casa vecchia, visto che doveva passare a ritirare il telecomando del parcheggio. Ergo ha deciso di peggiorare le cose, dimenticando le chiavi della casa vecchia in ufficio, senza possibilità di fare dietrofront, pena perdere l’ultima possibilità di recuperare il telecomando. Pertanto è andata a mendicare ospitalità.
Koris è abbastanza matematicamente certa che si dimenticherà che l’8 viene l’Ikea a prendere le misure della cucina. Dovrà mettersi abbastanza sveglie e razzi segnalatori per cercare di ricordarsene. E possibilmente non piazzare riunioni a Puttemburgo nel pomeriggio.
L’organizzazione del trasloco va a culo: Koris aveva puntato tutto sulla possibilità di chiudere la strada sotto casa per poter caricare/scaricare in pace. Invece nada, ci volevano almeno due settimane d’anticipo. Che ci sarebbero anche state, se la gente in ufficio si degnasse di rispondere alle mail. Karma.
Nel mentre è stata noleggiata una camionetta di 6 metri cubi per fare parecchie andate e ritorni fra casa vecchia e casa nuova. Koris, ripeti con me, il materasso si arrotola e l’armadio è smontato. Koris nel frattempo è in segmentation fault causa troppe cose da fare, troppi viaggi per sbaraccare cose da prevedere, troppo caldo sulla Francia.
Note positive: l’operaio finisce i lavori giovedì, iubilate. E l’operatore ADSL ha detto “Madame, c’avete una gran botta di culo, possiamo trasferirle la linea senza intervento del tecnico”. Iubilate.
Se Koris non soccombe sotto il peso dei cartoni da fare, il seguito alla prossima puntata.

Game of Bidet (episode 5)

Titolo della puntata: il ribaltone.

La vita si svolgeva pacifica nel regno di Koris al nono piano. Le pareti si imbiancavano, il parquet imbellettava i luoghi, il bidet si impiantava a mo’ di trono a sorvegliare benignamente i luoghi. Koris, nel mezzo delle furie di un’altra casa mezza smontata, credeva fermamente che tutto sarebbe stato pronto per il trasloco del 10 luglio. La partenza dalla vecchia casa è previsa per il 15.
Solo che ha fatto i conti senza l’oste. Oste svedese, in questa circostanza.
Koris mercoledì si è armata di tantissima motivazione, quattro tonnellate di voja e le chiavi della sua Ya(xa)ris ed è andata, tronfia come uno zerbino, a ordinare la cucina all’Ikea. Già i Numi parevano propizi, pochissimo traffico sull’autostrada verso la Valentine, l’Ikea trovata al primo colpo senza dover girare come merda nei tubi (Orso cit.) per la zona industriale. Nessuna folla oceanica di Ikea-addicted in negozio.
Solita operazione blitzkrieg, si va, si prende, si paga, si esce. Questo secondo i piani.
Il piano si stava realizzando a regola d’arte finché la tipa in giallo del reparto cucine ha sentenziato:
“Benissimo, ora ho tutti i suoi dati, fra 72 ore la contatteremo per l’appuntamento. Fra un mesetto avrà la sua cucina”
Koris è trasecolata.
“Un mese?!”
“Beh, dipende dalle dispoinibilità dell’azienda appaltata. Lei intanto paghi 150 euri di acconto, grazie”
Koris ha pagato e ha iniziato a pregare che gli dei dell’olimpo svedese avessero pietà di lei. Per avere una cucina era disposta a farsi martellare le dite dei piedi col Mjöllnir a mo’ di sacrificio.
Il giorno dopo, mentre Koris fingeva di essere professionale, ha ricevuto la fatidica chiamata.
“C’abbiamo la lista di attesa piena”
“Ma io non posso vivere senza cucina!”
“Senta, signorina, se vuole le dico che veniamo l’ultima settimana di luglio, ma sappia che non abbiamo tempo per farlo fino ad almeno la prima di agosto”
Ora, non si può dire che Koris sia in mezzo a una strada perché non corrisponderebbe a verità. Che potrebbe essere condannata a un periodo di pizze a domicilio è però più realistico.
I lettori storici sapranno che durante il Sonno della Ragione Koris ha vissuto un anno e mezzo senza frigo e due mesi bonus senza cucina a gas. Potrebbe quindi sopravvivere per un certo periodo senza cucina.
Solo che ha giurato sul Macbook Trillian che mai e poi mai avrebbe riprovato certe intense emozioni a base di verdure rammollite e formaggio muffito. E l’opzione di campeggiare chez ‘thieu è molto più allettante di un revival del Sonno della Ragione.

Game of Bidet (episode 4)

Roma non fu costruita in un giorno…
Ma la cucina può essere smantellata in un pomeriggio.
Koris è passata al suo-veramente-suo nuovo domicilio ieri sera per vedere come procedevano i lavori e verificare di avere ancora un domicilio. E poi c’era il parquet da scegliere, certe decisioni pesanti che ricadono sulle spalle di un’innocente fanciulla.
È stata piacevolmente sorpresa dallo scoprire che già alla prima mano di bianco la casa brilla e diviene molto più accogliente che coi muri ingrigiti dagli inquilini. Nonostante i barattori di pittura ovunque, gli arnesi dell’operaio un po’ dappertutto e la cucina in modalità scenario post-atomico.
Poi è andata a curiosare nel bagno. E c’era lui.

Meraviglia! Un bidet in terra di Francia!

Il trono è arrivato, non resta che costruire la reggia attorno. Viva il bidet! Lunga vita al bidet! Gloria eterna al bidet conquistatore delle Gallie!

Game of Bidet (episode 3)

Il mondo dei notai deve essere una sorta di dimensione alternativa a sé stance in cui i computer sono considerati entità metafisica, i database non esistono e le scartoffie imperano. In pratica, nessun progresso tecnologico da Iacopo da Lentini in poi. Ma di questo s’è già parlato.
Ciò che ha attratto la Koris-attenzione durante la mezz’ora di attesa (anche la puntualità deve essere aliena al mondo della malvivenza notarile) è stata l’ex proprietaria di casa. La venditrice, insomma.
Mummia d’alto bordo per eccellenza, classe 1945 conservata in formaldeide fino al XXI secolo, Koris ha difficoltà a immaginarsela in altro abito che non impomatata come l’ha sempre vista. Al dito porta un anello di brillanti o comunque roba sbrilluccicosa talmente vistoso e talmente pacchiano da provocare crisi epilettiche o luci stroboscopiche da discoteca di riviera romagnola. Il genere di persona che “va alla toilette” senza mai ammettere di “fare pipì”, le puzzette meno che meno, tutti concetti messi all’indice. Il genere di persona che Koris non sarà mai nemmeno dopo una lobotomia o uno scambio di cervello da parte degli alieni di Yuggoth. Con annesso marito ottuso e stranito che possiamo supporre proprietario minimo minimo di una Mercedes e una barca a motore.
Come detto già all’Orso via wazzapp, l’ex proprietaria pare defecare solo su terreni costruibili, cacando mattoni e nettandosi le terga con atti di proprietà. In trenta lunghi minuti di attesa Koris è venuta a sapere che costei è proprietaria di tre appartamenti a Marseille, plurimi terreni a Cuges, uno chalet di montagna in zona non pervenuta e si sta lanciando in speculazioni immobiliari nella zona di Aix-en-Provence più case-vacanze in Costa Azzurra.
Che se Koris l’avesse saputo altro che negoziare un ribasso di 15000 euri, avrebbe fatto un’unica offerta di centomima petecchioni e contenti li sapienti e li minchioni. Ma ormai è andata.
In realtà comprare una casa, una volta che i dineros si sono già involati dal conto, è solo una gran sequenza di firme, iniziali, firme, iniziali. Col notaro che si perde in chiacchiere su qualunque aggiornamento legale dalla scrittura del Code Civile (1804, tanto per) in poi.
“Questo è il rapporto sulla conformazione del sottosuolo marsigliese…”
“Guardi, sono un’assidua frequentatrice del sottosuolo marsigliese, passiamo oltre”
E dopo aver verificato che non ci siano termiti, che il rischio di terremoti sia il giusto, che le ipoteche non esistano, venticinquemila scartoffie dopo…
… Koris ha una casa. In cui sistemare il bidet. In cui se le gira può farsi una parete giallo canarino, scrivere sui muri, allevare conigli nella stanza in più (ah, no, quello era un piano da Sonno della Ragione).
Koris è proprietaria di casa. Idea che le manda la testa in orbita.

Game of Bidet (episode 2)

Le cose entrano fottutamente nel vivo quando il tempo stringe, la to-do-list lievita e la voglia di fare latita.
Koris non è un essere umano, è più un ammasso di gente che si costringe a fare cose e vedere gente. Peccato che la gente sia composta per lo più da notai e operai.
Lunedì sera Koris ha avuto un ennesimo consiglio di guerra con l’operaio per sbolognargli la lista di tutti i lavori, più dubbi esistenziali. Ad esempio la diatriba parquet sì/parquet no/linoleum sicuramente no. O la vexata quaestio della finestra scorrevole in cucina. O lo sbarazzamento di tutto ciò che esiste in cucina, assente nel preventivo, che si è risolto con “non si preoccupi, mademoiselle, visto che fa la squattrinata glielo fo aggratisse”. Più un’imbiancatura totale di ogni muro, porta e stipite. Il tutto per novemila pippi da sborsare.
L’EconomOrso, inutile perché dovrebbe essere lui qui a trattare ma millanta impedimenti linguistici, dice di sborsare.
Nel mentre, nel mondo virtuale del Koris-conto corrente succede di tutto. La malvivenza notarile on the other side comunica per mail di aver ricevauto un assurdo malloppo di cinquantacinquemila pippi (si spera in monete da un euro), meglio conosciuto come Il Mutuo, direttamente sul suo conto.
Ora, Koris c’è rimasta male. Non che si aspettasse di ricevere i soldi della banca in lingotti d’oro da nascondere in cantina causa mancanza di materassi. Però credeva che i pippi di cui sopra avrebbero fatto almeno un transito per il suo conto, dandole per un attimo l’illusione di essere Rockfeller. Invece nada.
Solo che il notaro non ha finito di battere cassa. Vuole ancora sessantanove mila pippi circa.
L’animo di Koris ha vacillato, che le radici liguri non si hanno mica per nulla e ogni soldo scucito esce con dolore pari a una goccia di sangue. Ma tant’è, ci siamo. E poi alla fine della fiera pare che restino più fondi d’emergenza del previsto. Par, eh.
“Ma poi belin, coi tempi che corrono è meglio averceli in una casa che in banca, quei soldi. Se l’euro va in merda almeno hai un tetto e nessuno ti sfratta”, secondo l’ultima teoria economica di Orso-U Babbu.
Una volta firmato l’atto domani, cosa manca?
La cucina, che richiederà una missione Ikea generatrice di fratture di zedebei non indifferente. O da Leroy Merlin, che rimette in gioco la cucina viola tanto temuta dall’Amperodattilo. Via, facciamo lilla.
Il seguito alla prossima putanta.

Game of Bidet (episode 1)

Nella Koris-vita si esaurisce Game of Thrones (e meno male, visto che la stava mettendo di pessimo umore facendole urlare “Winds of Winter or GTFO” tutti i lunedì sera) e comincia una nuova appassionante saga che si prospetta densa di colpi di scena. Questa:

Che se Koris non fosse graficamente impedita e avesse tempo da perdere farebbe volentieri la sigla con le stanze di casa nuova che si generano come King’s Landing, Winterfell e altre amene contrade di Westeros.
Che se ci si guarda bene, un bidet è un po’ un trono. Ed è scontato che qui in Francia tutti gli italiani lo bramino.
Ma partiamo dall’inizio.Lady Koris se ne stava tranquillamente in attesa che il notaio si decidesse a darle una data di vendita dell’appartamento di cui si è tanto narrato. Ove per tranquillamente si intende andando avanti e indietro con sfacciato nervosismo e ripetendo incessantemente “tutta malvivenza notarile!”.
Persa ogni speranza o voi ch’entrate (o che vorreste entrare in casa), Koris si decide a disattivare la sua sim francese per richiedere una microsim e poter usare lo smartphone nuovo, che forse è giusto un po’ meno phogne del vecchio.
Ma gli dei sono dotati di enorme senso dell’umorismo. I notai pure.
Mentre lavora, Koris si accorge di una nuova mail. È il notaio.
“I documenti che venerdì non c’erano oggi, ovvero lunedì, ci sono. Lei non ci risponde al telefono perché ci fa il muso o perché ha deciso di non comprare più e andare a vivere alla grotta della Castelette?”
Così Koris si trova costretta ad elemosinare il telefono del Binomio e chiamare il notaio per non farsi sfuggire la ghiotta occasione.
Si fissa una data: il 18 giugno alle 17. Duecento anni prima i Prussiani arrivavano sul campo di Mont Saint Jean. Ottimo auspicio.
Come tutte le buone notizie, la novella ha gettato Koris nel più totale scompiglio. Perché i bordelli organizzativi sono sempre i migliori.
Un po’ per il timore che l’operaio reclutato per l’opus magnum nel bagno (ovvero l’opus bagnum) e l’imbiancatura non sia più disponibile.
Un po’ per l’idea di dover andare all’Ikea a comprare la cucina e piuttosto Koris si farebbe amputare un alluce.
Un po’ per il caos di scatoloni che Koris potrebbe non sopportare.
Un po’ perché resta pur sempre ligure e quel gran movimento di money le genera un gran movimento di budella.
Un po’ perché in questo periodo Koris non ha voglia di fare un cazzo, a meno che ciò non comporti passare un tempo spropositatamente lungo fra le braccia del suo bello.
Ma farsi prendere dal panico non porta a molto, quindi tanto vale dipanare immediatamente il mistero.
Si scriva alla banca perché caccino il malloppo promesso, tanto poi glielo ridiamo, e pure con gli interessi.
Si scriva all’operaio supplicandolo di occuparsi dell’orgia di piastrelle, pitture e bidet che potrebbe scatenarsi.
Ora attendete. Musica epic-pseudo-Wagner in sottofondo, anche se non vi piace Wagner.
L’operaio per ora dicesi ancora disponibile ad aiutare Koris nell’ardua impresa della conquista del così ambito bidet. Ora non resta che scoprire come.
Il seguito alla prossima puntata.

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