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Continua il diversamente bene

Le notizie sulla Koris-scomparsa da questo universo erano, purtroppo, esagerate. Non si blogga niente perché c’è un reload di giornate tutte uguali in cui non succede niente di interessante, quando proprio non succede niente di niente. Cambiano soltanto gli incubi notturni variegati e assortiti. Per esempio stanotte Koris ha sognato che, non essendo utile allo sforzo produttivo del paese, le toglievano la copertura sanitaria. La notte precedente ha sognato esumazioni e spionaggio complottistico. Insomma, c’è tanta serenità. Solo che è da qualche altra parte, non qui.

Koris in questo preciso istante è in crisi perché non sa se deve normalizzare le sue funzioni di risposta alla superficie della sorgente o meno. Quindi entra ancora più in crisi perché si dice che un vero fisico lo saprebbe. E che in fondo è per questo che a fare il fisico non la vuole nessuno, perché lo sanno che Koris non sa fare davvero le cose, alla meno peggio si barcamena e fake it until you make it. Però si vede quando fai finta e mica vuoi tenerti a tempo indeterminato una che fa solo finta, no? Infatti. Da cui probabilmente gli incubi di cui sopra.

Nel mentre si è adottata la politica “il coviddi c’è ma a noi ce lo puppa”. Non si capisce bene cosa/come/quando/dove/perché. Non si capisce se si vive in un fragilissimo equilibrio che potrebbe saltare per aria da un momento all’altro o meno. Non si capisce e basta. O forse Koris non è abbastanza intelligente per capire, che è un’ipotesi valida, visto il paragrafo di cui sopra. Ormai non si sa nemmeno se augurarsi che la bolla scoppi, così ci si chiude e si sgonfia il bubbone una volta per tutte, o che tutto resti così fino all’estate in cui si spera ci siano miracoli. L’ennesima incertezza non contribuisce al clima ansiogeno di questi giorni.

L’ansia, già. Se potesse, Koris si sviterebbe la calotta cranica e lascerebbe il cervello in formaldeide. Magari come guscio vuoto dedito alle sole funzioni vitali vivrebbe meglio. Si trova sempre immersa in un vortice di pensieri negativi che innestano reazioni a catena fino al momento culminante del “no futuruuuu!”. Ci sono brevi, anzi brevissimi momenti in cui Koris si sforza a pensare che andrà meglio e che qualcosa di buono succederà, ma poi si ripete che deve trattarsi di un bias cognitivo per cui “ogni scarrafo è bello a mamma sua”, ma in verità lo scarrafo è una monnezza. Che fatica.

Koris cerca di non ammorbare nessuno e soprattutto non ‘thieu col suo vortice mentale. Anche perché ognuno si porta dietro un suo pacchetto personale pieno di cacca e non è il caso di caricare cacca altrui. Questa immagine evoca una fila di scarabei stercorari che spingono palle di escrementi più o meno grandi su da una collina. Solo che spesso e volentieri Koris sente che la sua palla di cacca molla le scivola dalle zampe e le rotola addosso. Dopo un po’ si rialza e ricomincia a fare la sua pallozza e a portarla su per la collina. Ma per quanto può durare ancora?

Insomma, da questo blog solo trionfante ottimismo. Scusate.

“Apri la tua mente” ma solo se riesci a scoperchiarti il cranio con un apriscatole.

Patemi e vendette notturne

Parlare dei propri patemi lavorativi è una passima patrica che porta solo cose insalubri. Poi il Koris-inconscio elabora ad una velocità smodata e ancora una volta ti sveglia Freddy Kruger lamentandosi che se continui con questa attività onirica lui finisce in cassa integrazione.
Koris ha iniziato col sognare la battaglia di Hogwarts, che ogni tanto fa capolino, ancora da prima che la Rowling pubblicasse “Il principe Mezzosangue”. Solo che per qualche strana ragione Hogwarts è il Collegio, mentre Voldemort è sempre Voldemort, il cattivo scarsone battutto dal potere dell’ammmmmorrre. Tuttavia nei Koris-sogni siamo ancora allo stato primigenio del “ammazzo tutto quello che mi capita a tiro”. Nella fattispecie Koris si stava nascondendo per cercare di salvare la pelle e poco altro assieme ad alcuni studenti non necessariamente noti. Fino ad essere trovata da un Inferi di passaggio, richiamando su di sé un certo numero di maghi oscuri. Benissimo, anche per stanotte la dose di roba inverosimile è presente, passiamo oltre.
Koris si è svegliata trovandosi sul bus per andare al lavoro. Arrivata in ufficio dal CCC e compagni, ha scoperto che Binomio non le rivolge più la parola per ragioni sconosciute. Per altro il suo ufficio non esiste più, non ha un computer e non ha un posto dove stare. Non ha nemmeno niente da fare, premessa che non depone molto bene per qualcuno che vorrebbe conservare il lavoro. Al che va dal CCC, pur conscia dell’inutilità di tale tentativo, per chiedergli cosa si può fare per i suoi legami coi Neutroni Porcelloni.
“Ah, ho parlato col tuo vecchio capo, ha detto che non va la pena tentare, non rinnovano il contratto, non c’è niente da fare. Del resto siamo già a dicembre, è tardi”.
Forse era meglio Lord Voldemort, a questo punto. Koris farfuglia qualcosa, cerca di trovarsi un posto in cui stare e poi…
Si sveglia. A il 31 luglio, alle cinque e mezza del mattino. Koris è alquanto scombussolata, una volta realizzato dove e soprattutto quando si trova. ‘thieu sta sommessamente russando col cuscino sulla panza perché dormire composti è troppo maninstream. Koris vorrebbe ricominciare a dormire, ma pensa che il suo secondo incubo sia anche troppo verosimile. Cerca di convincersi col mantra dell’Amperodattilo, “i sogni sono sempre al contrario”.
Si spera che due settimane a fare speleo alla Pierre Saint Martin aiutino a gestire l’ansia lavorativa.

La Via Crucis dei pantaloni estivi

Capita, anche nell’esistenza di una Koris qualunque, che ci si trovi nella necessità di dotarsi di pantaloni estivi, pena andare in ufficio in mutande, coi polpacci preda dell’aria condizionata. Capita anche che una Koris qualunque un sabato qualunque in cui è eccezionalmente libera decida di sacrificare una mattina per andare alla ricerca del siddetto copriculo. E capita anche che, per una volta nella vita, sarà forse il giro di boa dei trent’anni, Koris si impegni a non fiondarsi sul primo paio di braghe vagamente papabili e vagamente della sua taglia, ma a scegliere con criterio ragionato.

Capita tuttavia che l’Universo non ci creda nemmeno un po’ e decida di divertirsi.

Koris ha iniziato quella che nel suo immaginario è una via crucis con un minimo sindacale di buona volontà. Non può farti tutto schifo, Koris. Riuscirai a trovare un paio di pantaloni che siano presentabili a un gruppo sociale non composto esclusivamente da arrampicatori o speleologi (o fisici, perché non è che ci sia molto da stare allegri). E riuscirai a considerare il compito, se non piacevole, almeno sopportabile. Avanti, ammetti che quella dei tuoi anni precedenti era una posa e che c’è una femminilità nascosta dentro di te a cui fa piacere provarsi vestiario. Vestiario che non comprenda solo pile, neoprene o materiale tecnico di colori improbabili, si intende.

L’Universo ha ribadito il suo perentorio LOL.

Entrata nel primo negozio, Koris aveva un’idea piuttosto precisa del pantalone che intendeva comprarsi. L’unica pecca è che doveva trattarsi di un’idea aggiornata alla moda 2010, perché di un simile capo di abbigliamento non si è trovata traccia. In compenso, eccezion fatta per i jeans che ai 30 gradi estivi potrebbero anche uccidere, sembrava di essere stati catapultati in Jumanji, complice la presenza di braghe zebrate, leopardate, pitonate, fintopelo. Nella giungla dovrai stare, finché una taglia 38 non compare. Non era decisamente cosa. Koris ha cercato invano una paio di pantaloni di lino, nella vana speranza che aumentare il budget servisse a qualcosa. I pantaloni di lino sono fabbricati esclusivamente per i baricentri importanti. Ricordiamo al pubblico pagante che Koris consiste in 46 kg strizzati in 155 cm. Non esattamente quello che si definisce una taglia forte, eccezion fatta per le cosce. Abdichiamo il pantalone di lino. Evitiamo anche Jumanji. Resta il reparto junior. Che oh, a Koris andrebbe anche bene. Ma i pantaloni rosa confetto taglia 12 anni anche no. I maschi non sono contemplati, maledetta teoria del gender.

Koris si dirige alla seconda stazione della via crucis, del resto fa anche caldo e la sofferenza comincia a farsi sentire. Il negozio in questione è più piccolo e luminoso, magari hanno in stock fantasie che non prevedono maltrattamenti di animali e di senso estetico. Ma non è mica così facile. Tutti i pantaloni vagamente Koris-papabili sono in tinta unita, delle seguenti tinte: arancione sparaflash, giallo fosforescente, verde vomito alieno, fucsia Barbie passione allucinogeni. Koris forse non è psicologicamente pronta per diventare parte di un trip da LSD. Se no si può sempre optare per un paio di pantaloni bianchi, ovvero le braghe usa-e-getta, messe un’ora, messe a lavare (e comunque non torneranno mai più come prima).

Terza stazione della via crucis, ecce Koris. È la stessa catena di negozi in cui l’Amperodattilo ha spesso trascinato Koris, in tempi di carestia vestiaria. Con un po’ di culo magari ce la caviamo con poco e in breve tempo. L’Unierso questa volta risponde ROTFL. Pantaloni animalier. Pantaloni floreali. Pantaloni fluorescenti. Pantaloni floreali animalier fluorescenti per zebre hippy dipendenti dagli acidi. Poi appaiono loro. Un paio di pantaloni leggeri, anonimi, beige. Un po’ da vecchia signora, ma con gli accessori giusti potrebbe funzionare, si dice Koris, ripetendo frasi a cazzo da “Il Diavolo veste Prada”. Se ne prova un paio che dovrebbero essere più o meno della sua taglia. E in effetti sono della taglia giusta, ma per due Koris. Inizia il balletto della ricerca della taglia perduta. Fino ad arrivare a quella che, qui in Francia, è contrassegnata come una taglia 34, minimo contemplato. Che di prosciutti cosce andrebbe anche bene. Ma non di vita. Lunghezza LOL.

Koris è sul punto di buttarsi in ginocchio in mezzo a teenagers shopaholic perfettamente a loro agio e mettersi a gridare “perché, perché mi tocca questa pena?!”. In latino. Al contrario. In un chiaro caso di possessione demoniaca, che sarebbe un’ottima scusa per andare in mutande al lavoro ed evitare questa pena.

Koris non se la sente di affrontare una quarta stazione della via crucis perché evidentemente il regno dei cieli sarà di qualcun altro. Qualunque velleità di impiegare un’oncia di buon gusto è andata a farsi friggere, prova ancora una volta che la strada per l’inferno è lastricata di buone intenzioni. Poi si decide che a mali estremi, estremi rimedi: reparto bimbi. Koris opta per due paia di pantaloni che siano il più anonimi possibile (tanto da lontano non si vede che sono fiorellini e forse anche rosa), trova una taglia che le entri e che la umili il giusto, quindi si avvia alle casse lanciando strali contro la società consumistica e la grande distribuzione dell’abbigliamento.

Ora, via crucis a parte, Koris ci avrebbe anche messo una certa buona volontà questa volta. Solo che probabilmente, se cercasse consigli top fèscion, più che il blog di Chiara Ferragni dovrebbe consultare il catalogo di Benetton 0-12.

Attività onirica da censura

Che i sogni di Koris siano qualcosa di imperscrutabile, incomprensibile e nemmeno tanto auspicabile era cosa nota da tempo immemore. Nessuno, aruspice o psicologo che fosse, si è mai avventurato a dare un’interpretazione. Al massimo l’Amperodattilo sentenzia “i sogni son sempre al contrario”.
Ultimamente, visto che Koris vive in una sorta di orlo del baratro che si spalanca anche pelando le patate, l’attività onirica è abbondante e devastante. Visto che anche le sue ansie hanno l’ansia e basta un nulla per mandarla in panico. Per dire, ieri ha preso un’aspirina e ha passato il pomeriggio a chiedersi se non avesse annullato l’effetto dello IUD e se dovesse considerarsi incinta. Roba da “Cioè” dei tempi d’oro, o da Yahoo! Answers dei tempi moderni. I sogni, tuttavia, restano la parte migliore.
Lunedì ha sognato il suo ex-relatore di tesi di Boulogne che la cacciava dal laboratorio (senza acrimonia, affabile e figo come lui sapeva essere) senza dottorato e obbligandola a restituire tutti gli stipendi percepiti fino ad oggi. Questo perché Koris ha quattro spiccioli da parte e ci tiene come se fosse Zio Paperone.
Martedì è stata la volta del sogno fumettistico: ambientato durante la campagna di Russia del 1812, Koris ha sognato che i marescialli di Napoleone erano tutti X-men con diversi poteri e venivano comandati dall’imperatore telepaticamente. Koris si è svegliata indecisa se chiamare la Marvel o la neuro.
Stanotte ha dato il meglio di sé in tre diversi episodi.
Il primo: il giovincello, con cui da un po’ Koris condivide affitto et altro, rimorchiava a casa AR., coordinatrice delle simulazioni dell’esperimento di Koris. Ora, AR. ha una cinquantina d’anni e non è che si possa definire il prototipo della donna sensuale. Il giovinotto si giustificava dicendo di avere un debole per le donne mature e invitando una Koris piuttosto allibita ad unirsi all’amplesso. Koris ci ha messo un po’ per raccapezzarsi e capire che l’estimatore di femmine agée le stava russando a fianco. Domanda esistenziale: ma se sogno erotico doveva esserci, poteva almeno avere come protagonista un fico irraggiungibile, che so, Johnny Depp?
Il secondo: tragitto in autobus verso la stazione. Koris incontra una sua collega che le fa la fatidica domanda sul futuro. Koris espone i suoi progetti, che la collega fa crollare con sadico entusiasmo come fossero tessere del domino, rispondendo a qualunque cosa “Ormai è troppo tardi”. E questo è il Koris-inconscio che colpisce ancora.
Il terzo: probabilmente in coda al precedente, Koris ritornava in Italia e doveva rifare dei documenti. Senza un motivo apparente, in quel di Finale Ligure, in un capannone abbandonato, in compagnia di Orso vestito da sci e dell’Amperodattilo. Al momento di fare la foto per chissà quale scartoffia, l’addetta non riusciva ad inquadrare il viso di Koris. Si metteva a piangere, andava in crisi di nervi, temeva di essere licenziata. L’Amperodattilo ha risposto “Rimediamo subito!” e ha ficcato un sacchetto di plastica in testa a Koris, col preciso intento di strangolarla. Koris è stata svegliata mentre le si faceva presente che si stava muovendo come un mulinex fra le coperte.
Koris stanotte ha paura di addormentarsi. Se qualcuno ha suggerimenti su come far cessare tutto ciò, si faccia vivo.

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