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Sobria stanchezza

Koris prosegue la sua penosa esistenza su questo pianeta sperso nella periferia di una galassia come tante, solo non è uno dei momenti più luminosi. Non che ci sia una ragione preoccupante, lo chiameremo per convenzione “cambio di stagione”. Sebbene l’abbassamento delle temperature sia cosa buona e giusta e i segni dell’autunno siano ormai tutti riuniti compresa la nebbia mattutina fra i reattori, il sonno di Koris non ne ha giovato come sperato: ci si addormenta, ci si sveglia due ore dopo, forse ci si riaddomenta, ci si alza baldanzosi solo per rendersi conto che è un’ora infame fra le 3 e le 4, si fissa il soffitto, ci si alza per disperazione in attesa della sveglia alle sei. Questa non proprio riposante routine notturna fa sì che ci si ritrovi ad essere uno zombie per il resto della giornata, la concentrazione è un miraggio, non si combina niente di buono e ci si stressa. Ripetere il circolo vizioso ogni giorno. L’internet consiglia di fare delle pause per dormire quando si ha voglia, ma Koris dubita che Capo Giseppi sia entusiasta di ricevere una mail del calibro “vabbè, mi faccio una pennica fra le 14 e le 15, non disturbarmi”.

In tutto ciò il clima (e non il meteo) non è dei migliori, visto che ci sono venti di apocalisse e in Italia un po’ di più. Koris come al solito non è in grado di fare fini analisi politiche perché alla fine ne sa meno di niente, ma una cosa è certa: avere in comune con una persona gli organi genitali o la coppia di cromosoni sessuali non fa è abbastanza per condividerne le idee o essere contenti che tizio/a/um sia arrivato al potere. Koris maskilista retrograda serva del patriarcato? Probabile.

In compenso la settimana scorsa Koris è stata sequestrata per tre giorni in un albergo alla periferia di Aix-en-Provence per assistere al blabla motivazionale dei capi. Quanto siamo bravi, quanto siamo belli, ma stavolta in salsa sobrietà energetica. Non si può dire che sia stato illuminante ascoltare per ore tizi scesi da Parigi in aereo esortare i poveri stronzi della platea a tenere i riscaldamenti a 19 gradi, soprattutto in uffici in cui l’isolamento è di pastafrolla. Altri concetti da menzione speciale:

  • per risparmiare sul gas sarebbe il caso di optare per la doccia fredda, ma prima di spegnere i pannelli pubblicitari bisogna interrogarsi sul valore apportato alla società dalla pubblicità
  • attenzione all’inquinamento informatico dovuto alle troppe mail, risparmiamo su quello per tenerci TikTok e Instagram, che i bambini non possono mica farne e meno
  • si potrebbero tassare oppure vietare macchine ad alto consumo di carburante come i suv, ma sarebbe una misura dittatoriale
  • speriamo che in futuro non si debba ricorrere a misure da Unione Sovietica, come far vivere una famiglia di quattro persone in 100 metri quadri con una sola Play Station o X-Box per i due figli. Koris non si era mai accorta di aver vissuto un’infanzia sovietica a Merdopoligrad, all’insegna dell’austerità comunista, con U Babbu che andava alle riunioni di partito, l’Amperodattilo a cucinare pierogi con le razioni elargite dallo stato, e gli orinali messi sotto i letti per la notte e un film di Eisenstein sulla Rivoluzione.

Questa gente che vive nella sua alta borghesia dorata dovrebbe fare un grande bagno di realtà, anche freddo qualora non riuscissero a scaldarlo abbastanza coi loro pannelli solari da mettere “sui tetti e nei giardini delle vostre villette”. Perché tutti abitano nelle villette all’americana e solo una minoranza nel condominio Monnezzoni, ecomostro anni ’70 fatto di bilocali vista cortile interno in cui entra per sbaglio un raggio di sole a Ferragosto. Premio della fuffa al direttore della divisione energia, convinto che se produciamo idrogeno e catturiamo anidride carbonica dall’atmosfera, allora abbiamo idrogeno, ossigeno e carbonio, possiamo produrre tutte le molecole organiche della chimica farmaceutica, pure i tessuti! “In fondo l’universo si è formato così” ha esclamato, mentre in fondo alla sala un mucchio di libri di chimica e di fisica andavano in autocomnustione.

Insomma, una bella parata di individui che si meriterebbe un “Andiamo a bruciargli la casa“, sempre in maniera ecosostenibile, sia chiaro. Se solo Koris non fosse così stanca.

Tanta sereità e tanta tranquillità in prospettiva

Mangrovie, scimmie e risotti

Marseille, in teoria emisfero boreale, in teoria 43° di latitudine nord. Ma vista l’umidità debordante e la temperatura che si ostina a sfiorare i 30°C, siamo stati teletrasportati non lontano dall’equatore. Koris aspetta solo la comparsa delle mangrovie per strada, ché i pappagalli e gli scimpanzé ci sono già.

Parlando di primati poco evoluti, Capo Giuseppi ha ri-convocato Koris per finire la conversazione che aveva sapientemente tagliato causa impegno di cui si era dimenticato, una variante della tecnica della tanatosi per evitare le situazioni spiacevoli. Questa volta però si era preparato un discorsetto in pieno stile “divide et impera”, perché non c’è niente di meglio che scaricare la colpa su chiunque non sia al vertice. Il succo del discorsetto: sì, il collega avrebbe dovuto avvertire Koris della divisione del lavoro, ma siccome Koris ha un piglio molto dinamico (sic) e talvolta sembra stressata (sic), il collega si sentiva troppo in soggezione a comunicare. Quindi Capo Giuseppi non sta dicendo che Koris dovrebbe cambiare perché questo è il suo modo di essere, però sì, dovrebbe cambiare. Koris si è ripromessa di cambiare, ma non carattere, bensì laboratorio. Meno 727 giorni alla domanda di trasferimento, a meno di congiunzioni astrali favorevoli che stavolta col cazzo che si rinuncia.

Nel mentre? Nel mentre l’idea è di godersi lo stipendio, lo smodato numero di ferie all’anno, lo smartworking e altre cose approvate da Duccio Patané che ormai è il work-coach ufficiale. Del resto un sacco di colleghi non sembrano farsi alcuna paranoia sulla riuscita o meno di certi progetti, quindi perché dovrebbe essere un Koris-problema? Che tanto ad accollarsi i problemi altrui non si va da nessuna parte se non sul balcone per buttarsi di sotto. Anche no, abbiamo già visto il film.

Koris ha sviluppato un odio per il progetto gestito in modalità AGILE. Dove AGILE dovrebbe essere un progetto in cui non c’è un obiettivo e si va sentimento. Che non va bene nemmeno per l’interrail post-laurea, figuriamoci per una mini-pentola a pressione nucleare. Come spiegare l’organizzazione del progetto senza svelare dettagli e rendendolo comprensibile? Proviamoci con un risotto.

Arrivate in cucina e vi dicono che c’è da fare un risotto. “Ok, un risotto come?” direte voi. Vi rispondono un risotto allo zafferano per quattro persone. Vi mettete a cucinare il risotto allo zafferano. Avete appena aggiunto le prime mestolate di brodo quando vi dicono che sarebbe meglio avere il risotto allo zafferano per dodici persone, hai visto mai arrivino degli invitati in più. “Ma poi arrivano questi invitati in più? Non è che mi tocca buttare via tutto?” chiederete. “Vai tra” vi rispondono. Il riso cuoce, la dose è per dodici persone, state per aggiungere lo zafferano quando arrivano e vi dicono “per il risotto è meglio orientarsi sul piselli e pancetta, preferiscono”. E di ‘sto zafferano che ne fare? Lo mettete da parte che hai visto mai. “Quante dosi di sto risotto piselli e pancetta?” chiedete, già un po’ scazzati. “Iniziamo per quattro, ma potrebbero diventare dodici” vi dicono. Iniziano a girarvi i coglioni. Siccome avete buttato tutto una volta, iniziate a fare il risotto per quattro persone, anche perché pare che in frigo non ci sia abbastanza pancetta per dodici e bisognerebbe mandare qualcuno a comprarla. Il risultato sembra buono quando arrivano di nuovo in cucina e dicono “alla fine bisognerebbe fare piuttosto un risotto uva e pancetta. Sempre per quattro o per dodici, non è chiaro. Ah, e potrebbero esserci dei vegani, quindi bisogna accomodarlo a modo, questo risotto”. Mentre buttate al cesso tutto e ricominciate, torna in auge l’idea del risotto piselli e pancetta per dodici e tutti glorificano il mistico portatore di pancetta che ha fatto tutto lui. Avete voglia di mandare tutti affanculo e aprire un chiosco di piade in Martinica (feat. Celia). “Allora, questo risotto uva e salsiccia, si può avere vegano o no? Anche crudista non sarebbe male” aggiungono. Iniziate a informarvi sulle concessioni territoriali in Martinica.

Non avete capito una fava? Nemmeno Koris, ragion per cui cerca di prendere le cose sportivamente che tanto, che il risotto si faccia o meno, questi vogliono solo instagrammare i piatti, che nella vita vera sarebbe depositare brevetti. Se poi il risotto non è commestibile, amen. Koris farà presente a Capo Giuseppi che questa gestione non è compatibile col suo modo di lavorare. Capo Giuseppi visualizzerà il messaggio e se ne sbatterà la ciolla.

Insomma, tocca prendere corsi intensivi di FotteSega. Se almeno Giove fosse clemente col clima sarebbe già un passo avanti.

Mettere il primate poco evoluto a fare il risotto potrebbe essere la soluzione

Kaffééééééééé management

Te pareva che Koris non si doveva incazzare come un drago in dieta macrobiotica in seguito al “punto della situazione” di Capo Giuseppi. Era anche abbastanza scontato viste le premesse, ma qui siamo inguaribili sognatori e ci piace sperare di aver capito male. Spoiler: stirazzi che non sono razzi.

La settimana scorsa un collega viene da Koris a chiederle se poteva dare supporto su ProgettoJappo. Koris risponde che lei sarebbe anche d’accordo, ma c’è sempre il ProgettoFuffa che può arrivare da un momento all’altro. “Ma Capo Giuseppi mi ha detto che sei disponibile” è stata la risposta. A Koris hanno iniziato a girare attributi che non possiede.

Koris è andata a colloquio con Capo Giuseppi carica come una sveglia.
“Ho saputo che adesso sono disponibile per lavorare sul ProgettoJappo”
“Ma lo sei sempre stata!”
“A dire il vero a febbraio mi hai detto di mollare ProgettoJappo perché dovevo lavorare su ProgettoFuffa”
“Ah, no, non lavori più su ProgettoFuffa”
“Io questa cosa la apprendo adesso”
“Eppure è nota da prima dell’estate, non te lo hanno detto”
No, nessuno ha detto un cazzo. Eh, ma devono averlo deciso durante una pausa kaffééééééééé e tu non c’eri. Eh, ma mica si poteva mandare una mail, non ci sono abituati. Eh, ma soluzione è andare più spesso al kaffééééééééé, mica insistere che forse ci vorrebbe più comunicazione. Koris ha fatto presente che questo modo di lavorare non le conviene, Capo Giuseppi ha visualizzato senza rispondere.

Quindi grande momento team management di Capo Giuseppi.
“Vorrei che uscissi dalla tua confort zone e iniziassi a usare il codice determinista”
“A dire il vero ho iniziato ad usarlo da marzo”
“Ah. Ehm”

Capo Giuseppi salvato dal momento di silenzio imbarazzato perché si era dimenticato di un’altra riunione in contemporanea. Ne parliamo venerdì, vah. Ah, nel mentre partecipare molto al kaffééééééééé, mi raccomando, che magari in mezzo alle chiacchiere di interesse nullo ci sono informazioni che riguardano il lavoro, hai visto mai.

Ora, Capo Giuseppi non si trova a pezzi nel cofano di una Twingo destinata alla demolizione solo perché… giusto, perché? Vabbè, diciamo perché ci sono due congressi speleo nelle prossime settimane e sarebbe un peccato prendere un ergastolo. Però se lo meriterebbe, tutto sommato. Non è molto normale non sapere nemmeno su cosa lavorano i membri del tuo laboratorio, forse. A meno che non gliene freghi tre quarti di cippa dei progetti di Koris e simili, cosa molto probabile. E a Koris quanto frega di fare contento Capo Giuseppi? Sempre di meno.

Buongiornissimoooooo!! kaffèèèèèè?!!? Project management?!!??!

Scatoloni, polvere e Karen

Il laboratorio è in subbuglio perché si trasloca. E si trasloca perché anche qui si è voluto prendersi una fetta di torta del gustoso piano FranceRelance, che alla fine è un bonus facciate col nome più fico. Ci sarebbe molto da discutere su come, post coviddi (che poi siamo davvero post è un altro discorso), l’idea di rilancio generale sia tutto sul rifare beni immobili. Uno spettro si aggira per l’Europa, lo spettro delle ristrutturazioni.

Che poi sia chiaro, questo posto avrebbe un gran bisogno di ristrutturazioni. Ne ha bisogno dal 1970 circa, a giudicare dagli infissi. Termicamente un colabrodo, per non meglio specificate ragioni di sicurezza si può aprire solo una finestra su tre, matasse di cavi di rete ed elettrici un po’ ovunque perché la sicurezza non vale in questi casi. Dal punto di vista estetico tutto è color caghetto che è la tinta preferita di Koris, a metà fra il rosa carne e il vomito post-sbornia con acidosi. Urge uno studio per investigare la ragione profonda per cui negli anni ’60 era in voga il color caghetto, deve c’entrare per forza l’LSD, forse sotto allucinogeni il color caghetto lo stesso odore dell’arcobaleno.

Piccolo excursus sulla gestione della faccenda: nessuno sapeva bene come si sarebbero svolti i lavori. Sulle prime si diceva che si sarebbero svuotati gli uffici per la durata dei lavori nella detta stanza, quindi si sarebbe passati alla successiva. Gli sfollati sarebbero stati parcheggiati presso i colleghi, in una perfetta imitazione del “mi appoggio un attimo da te”. La questione “mettiamo la gente in smartworking” è stata sfiorata e subito abbandonata perché non sarebbe stato giusto verso gli altri lavoratori che non devono subire ristrutturazioni. E del resto, perché fare semplice se si può fare complicato? Poi l’andazzo generale divenne “bisogna svuotare l’edificio”, quindi l’idea fu di spostare tutti in altri uffici, cercando di far stare 90 persone dove c’era posto per 30 scarsi (il coviddi ha messo like a questo elemento). Alla fine qualcuno ebbe l’idea geniale e, per mantenere la tanto sbandierata coesione sociale, si decise di sparpagliare due laboratori in tre edifici diversi. Per aumentare l’entropia, le persone sono state ripartite per “tematica in senso esteso”, e tanto valeva scegliere come criterio il colore dei capelli, le preferenze in fatto di cani o gatti, la lunghezza delle unghie dei piedi o il buon vecchio e collaudato metodo “a cazzo di cane”.

Il trasloco è stato paventato per mesi e mesi (pare da prima che Koris mettesse piede qui dentro) e adesso incombe. Grande protagonista la Segretaria Karen, un crogiolo vivente di stereotipi sulle bionde più o meno tinte, con la stessa voce di UniKitty del “Lego Movie” e l’intelligenza di una gallina non proprio acuta per gli standard aviari. Koris la adora, ça va sans dire. Segretaria Karen ha inziato a inviare irritanti mail da gennaio scrivendo che il trasloco poteva avvenire da un momento all’altro, quindi bisognava mettere TUTTO negli scatoloni, computer compresi. Non era ancora chiara la destinazione, visto che gli edifici temporanei non erano ancora definiti, ma bisognava comunque inscatolare TUTTO. Bonus: Segretaria Karen che entrava senza bussare in qualunque ufficio e veniva a cacare il cazzo perché a suo dire nessuno era pronto.

La bellezza di dieci giorni fa si è saputo qualcosa: metà della gente doveva traslocare entro metà maggio, l’altra metà dopo, dove dopo poteva essere un qualunque momento fino alla morte termica dell’universo. Koris fa ovviamente parte di questo secondo gruppo, mentre il tipo con cui condivide l’ufficio deve sloggiare immediatamente. La cosa ha generato un gran trambusto perché nei nuovi uffici non ci sono né cavi di rete, né hub, né multiprese, quindi chi eredita cosa? Non è chiaro. Le linee telefoniche come verranno trasferite? Mistero.

Segretaria Karen, che si lamenta di dover gestire la logistica del trasloco, non ha risposte a simili domande triviali, tanto mica lavoriamo in rete, oh, da quando i sorgenti dei codici di simulazione stanno su un disco remoto, possiamo simulare tutto su Excel, ovvio. Il problema principale di Segretaria Karen sono… le etichette da apporre a scatolini, computer, varie&eventuali. Un giorno scrive che bisogna apporre le etichette adesso immediatamente a cose, persone, animali e minerali onde evitare che vengano incautamente dimenticati. Due giorni dopo manda uno stupidissimo documento Word in cui dà il modello di etichetta perché pare scriverlo a mano fa brutto. Se le etichette fossero già state attaccate boh, Segretaria Karen vuole le sue etichette che ha passato così tanto tempo a fare (parliamo sempre del documento Word da riempire con cognome-nome-numero edificio-numero ufficio). Per inciso bisogna che siano resistenti perché poi si usano le stesse per ri-traslocare tutto a lavori finiri. Come se l’usura, la polvere, il caldo e il logorio della vita moderna non avessero ragione di loro.

E per quando è prevista la fine dei lavori? Fra sei mesi. Segretaria Karen evita qualunque problema dicendo “è tutto temporaneo, potete sopportare di dover condividere la rete a turno o qualche momentaneo inconveniente, sono solo sei mesi”. Solo sei mesi, che sarà mai. Capo Giuseppi fa il cosplayer di Ponzio Pilato e se ne lava le mani, salvo lamentarsi quando gli studi saranno in ritardissimo a causa di qualche piccolo inconveniente temporaneo.

In tutto ciò, Koris cerca di guardare i lati positivi della faccenda. Siccome tanto il collega quanto lo stagista inquilino abusivo traslocano, Koris si ritrova un ufficio per lei da sola finché non verrà traslocata anche lei. A meno che la polvere smossa non la sommerga prima, rischio da non sottovalutare. Inoltre la sua sistemazione temporanea non è nello stesso edificio di Capo Giuseppi, che si è riservato uno spazietto assieme alla gerarchia per farci sapere che non si mescola ai mortali sgobboni; individui loschi e pelosi di cui non faremo il nome hanno già suggerito di portarsi il gheming leptop in ufficio e diventare giocatori pro di Civilization, giustificando qualunque ritardo sul lavoro a qualche momentaneo inconveniente. Koris sta valutando la cosa, nel mentre si risponde che il resto del disagio lo scopriremo solo vivendo.

Mi raccomando, le etichette!

It’s been a long road

E venne la data che a settembre pareva così distante, ovvero il primo marzo con la fine del fottutto fottutissimo periodo di prova. Koris ha passato gli ultimi giorni di febbraio a ripetersi “Capo Giuseppi non sarà così psicopatico da aspettare proprio l’ultimo giorno per cacciarmi, non avrebbe senso”. Solo che la psicologia di Capo Giuseppi è di difficile inquadramento, quindi avrebbe anche potuto mostrare un lato sadico. E in questi anni ormai anche l’improbabile diventa possibile, what a time to be a live, si stava meglio quando si stava fra i trilobiti.

Prima del colloquio su “cosa voglio fare di te”, Collega Mediterranea ha spifferato che Capo Giuseppi ne stava combinando una delle sue, quindi Koris è partita armata delle peggiori intenzioni perché già c’è tensione a livello internazionale, la diplomazia non è proprio un’opzione. Capo Giuseppi tuttavia è disorganizzato ma non sadico, quindi ha ribadito che vuole tenersi Koris dicendo cose per lo più lusinghiere e giustificandosi che è un periodo complicato, si naviga a vista. “Facciamo che sarà un anno di formazione” ha concluso. Koris ha rivendicato per la prima volta una locuzione fino ad oggi di oscuro significato, ovvero una “prospettiva di carriera”. Ha lasciato l’ufficio del sancta sanctorum di un umore non proprio ottimo, quindi ha ricominciato a pistolare potenze radioattive residue.

La consapevolezza è arrivata tutta assieme, mentre Koris calcolava l’emissione alfa del curio: il periodo di prova è finito, Koris ce l’ha fatta. Anzi, di più, è l’obiettivo del Risiko raggiunto dopo anni di tirare la cinghia. E questa volta non è un ripiego, perché su quel foglio di conferma di incarico Capo Giuseppi ha scritto “ingénieur-chercheur en physique des réacteurs”. Koris adesso può davvero dire “sono un fisico”, come voleva da quando si è iscritta nel 2005. E non è un ripiego e soprattutto non è più un “per adesso”.

Non è soltanto “alla faccia di”, per quanto ce ne sarebbe un discreto elenco, come nei ringraziamenti della magistrale. Alla faccia del Replicante e dei suoi “non hai senso critico e sei approssimativa, non andrai da nessuna parte” o “tanto ci sarà sempre un candidato migliore di te da scegliere”. Alla faccia dei Cojones che dissero “si vede che non ti impegni e non hai voglia di lavorare”. Ma è anche una questione di qualità della vita, del non sentire più il countdown del contratto che finisce, delle notizie sui blocchi delle assunzioni, dei timori notturni di dover mollare tutta la vita qui e doversi stabilire in posti assurdi per inseguire un lavoro. La fine delle pressioni assurde, come “io ti licenzio quando voglio, basta pagare” o “se non lo fai tu, troverò qualcun altro che lo farà al tuo posto”, perché far parte di un ente di ricerca serio non è solo prestigio, è anche un minimo di protezione contro coglionate del genere. Non è più l’ansia di dover tornare in un’azienda di truffatori o lavorare come manodopera schiavile a Neutroni Porcelloni.

Sia chiaro, non è che adesso diventa tutto rose e fiori, la cacca profuma di vaniglia e Capo Giuseppi si trasforma in leader carismatico e organizzato. Tuttavia è saltato un tappo di pensieri non sempre edificanti, di compromessi impervi e di preoccupazioni che durava da anni e anni; è un passo avanti sulla strada di una serenità che, per quanto in bilico nel mare tumultuoso della vita, oggi sembra un po’ più vicina.

It’s been a long road getting from there to here…

P.S. Siccome Koris prospera nel caos e adora andare a mettere il culo nelle pedate, da domani architetterà bislacchi piani da Willy il Coyote per tornare a Neutronland o per farsi trasferire in un altro laboratorio. Magari se le troviamo un passatempo si dimentica.

Patetismi assortiti

Si stava meglio quando Capo Giuseppi stava in vacanza. O forse no, avendo disseminato di casini vari l’universo prima di sparire per due settimane. Riassunto breve e confuso delle vicende: a novembre-dicembre Capo Giuseppi presenta un progetto sbrilluccicoso in cui Koris doveva essere impiegata per la sua grande esperienza in materia. Promessa reiterata a gennaio, quando Koris ha fatto presente che se è un lavorone forse sarebbe il caso di darsi una mossa. Alla riunionissima preparatoria coi capissimi project leader sempre siano lodati, Capo Giuseppi arriva con un’ora di ritardo dicendo “ah, avete già discusso? Bene, tanto siamo d’accordo”. Durante le auguste ferie di scopre che sul medesimo progetto ci sono la bagatella di tre laboratori che hanno ricevuto tutti gli stessi ordini, ovvero cinque o sei (o forse di più) persone che si guardano metaforicamente via mail a colpi di “ma mi avevano detto che era compito mio”. Uno dei capissimi project leader sempre sia lodato ha risposto che la sua ripartizione del lavoro non prevede Koris in mezzo. Capo Giuseppi, interrogato in materia, lunedì ha scritto una lapidaria mail con “ah, sì, ma ho delle riserve”. Koris, con tre quarti di minchia abbondantemente fratturata, oggi si è presentata da Capo Giuseppi a chiedere chiarimenti. Capo Giuseppi ha tergiversato promettendo “spero di riuscire ad avere una risposta per martedì” e poi ha tirato fuori la fiera della fregnaccia del genere “ma se ci tieni a questo studio tu puoi fare la parte col codice che non conosci e che non hai mai toccato prima, anche se siamo già in ritardo sul programma” (Koris gli ha all’incirca risposto “e sticazzi ce li vogliamo mettere?”). Conclusione della favola, “pare essere una di quelle situazioni in cui finisce che nessuno fa nulla”, cosa non proprio rassicurante. Ma anche gli sticazzi di cui sopra.

Sono giunte notizie dello studio fuffoso con la startup magniloquente. La notizia è che prima di aprile non si avranno notizie. Per usare una locuzione dell’Amperodattilo, “si sta lì sul bacchetto” (locuzione forse derivata dalle galline appollaiate davanti al pollaio? Chi puèo dirlo). Koris ne ha già le palle traforate a merletto ancora prima di cominciare.

Koris ha l’impressione di aver perso il treno di Neutronland anche se, sfruttando la metafora, è ancora annunciato sul tabellone. Non sa se presentarsi comunque al binario col rischio di restarci malissimo o se continuare a frignare in sala d’attesa. La situazione è alquanto patetica, si sbloccherà solo o su un colpo di testa, oppure quando Neutronland toglierà l’annuncio. Ricominciano le Koris-riflessioni su “ma questa cosa forse mi avrebbe fatto felice, perché mi sono sabotata nell’essere felice?”. Tutto molto bene, insomma.

Fra le cose che Koris pensava la rendessero felice c’è il meno sei giorni alla fine del periodo di prova, ma… boh. Lo stesso hype che per “Rings of Power”, la serie sul Signore degli Anelli ripensato per Gucci: esisterà, succederà, chissenefrega. Altre riflessioni sul non saper essere felici in arrivo.

Altre cose che potrebbero rendere Koris felice non succederanno perché meh. Perché ti dicono di rilassarti, vivere la tua vita e sorridere al cielo azzurro, ma a quanto pare non siamo programmati per questo genere di cose. Il romanzo boh, Koris ha scritto (quasi) due prologhi, ma questioni di vita altrui fanno sì che i ritardi dell’editing si accumulino. Si è già detto meh?

Quindi un altro bel post patetico da personcina patetica che pensava di essere al termine dei suoi problemi patetici, e invece no. Quelle belle giornate che ti portano a pensare che forse il problema, sotto sotto, sei tu.

Possiamo vederci cupi pensieri che ammorbano il Koris-cervello?

Crisi, scuse e cose che riappaiono

Koris sarebbe in smartourchi (finché dura), ma la concentrazione è quella che è, soprattutto grazie al vicino che si sta esercitando alla batteria e aiuta molto poco. Altra cosa che non aiuta è la tesi sui trasferimenti termici che Koris cerca di leggere invano, per un progetto appioppato da Capo Giuseppi solo perché c’era scritto “strumentazione” da qualche parte.

Capo Giuseppi, l’uomo in grado di fare casini anche quando è in ferie e non fa niente. Ieri la collega Mediterranea con cui ci si dovrebbe smezzare un progetto scopre che il siddetto progetto è smezzato male, perché dovrebbe essere condiviso anche con un altro laboratorio nel nulla cosmico dell’Ile-de-France. Nessuno sa chi fa cosa, i capi sono latitanti quando non prendono il partito del “facci lei”, Koris ha deciso che finché non si chiarisce l’arcano non muove un mignolo. Capo Giuseppi non sa che lunedì gli aspetta una telefonata de fuego da parte di collega Mediterranea (che non è nuova a tali compiti), Koris invece tiene ancora un basso profilo essendo in periodo di trial come WinRAR. Nel mentre del progetto fuffoso non si sa niente, l’offerta a Neutronland è ancora online e Koris ci pensa un po’ troppo spesso per qualcuno che ha deciso di lasciar perdere.

La situazione internazionale si fa pensante, perché i Maiores stanno sgombrando il soppalco del garage dove sono stipati i vecchi giocattoli. Koris è molto preoccupata per la sorte delle action figures dei Biker Mice, giocattoli preferiti da… sempre. Stamattina ha chiesto che i Biker Mice fossero fotografati col giornale di oggi per essere certa che stanno bene, in pieno stile “rapimento delle BR”. U Babbu ha cercato di mediare, ma gli animi non sono sereni. Soprattutto perché l’Amperodattilo armato di sacco della spazzatura ha lo stesso potere intimidatorio di una colonna di carriarmati schierati al confine, anche quando sostengono di venire in pace (sorpattutto quando sostengono di venire in pace). Si è convenuto che le Koris-bambole poco usate (Bebi Mia, Baby Brava e Cicci Belli vari) vadano a chi di sicuro saprà apprezzarle di più. Ci si è anche separati della pista delle Mini-4WD, che tanto faceva incazzare Orso quando veniva soprassato dalla Diospada tamarra di Koris. Lego, Playmobil e MicroMachines paiono essere in salvo. Intanto dei Biker Mice non si hanno notizie, il ministro degli esteri Cenzino (ovvero il Biker Mice che vive sulla Koris-scrivania perché è bello avere 35 anni e non sentirli) è pronto ad attivare l’unità di crisi e a creare un corridoio umanitario in caso di escalation.

Cenzino segue con apprensione l’evolversi della situazione internazionale

‘thieu è in vacanza da una settimana, pertanto si è trasformato in un casalingo. Anche qui ci sono motivi di inquietudine in quanto ha chiesto di andare all’Ikea. Gli unici mobili che Koris sarebbe in grado di gestire sarebbero quelli fatti di pixel in The Sims, gioco da cui si cerca di stare lontani perché è un gorgo. E in tema di ristrutturazioni, Koris ha comprato l’indegno gioco House Flipper perché era in saldo su GoG, con la patetica scusa “tanto lo passo all’Amperodattilo”.

In tema di ruderi, Koris ha scoperto che il suo vecchio iPod Touch classe 2008 funziona ancora, anche se convinto di essere nel 1970. Le ragioni per cui non fosse finito nella discarica informatica non sono chiare, a meno di antiche maledizioni che nessuno si sente di escludere. Del resto dentro c’è una foto di Koris assieme al SonnoDellaRagione e non si capisce come cancellarla, pertanto la pista delle arti oscure è tutt’altro che improbabile.

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