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Disagi termici (Shackelton reloaded)

Dopo l’esperienza anti-riscaldamento del SonnoDellaRagione, Koris si era ripromessa di smettere con queste velleità da ecologisti talebani e non vivere mai più senza riscaldamento. Va bene il rispetto per il pianeta, ma il fuoco resta pur sempre una delle scoperte fondamentali dell’umanità. Non si parla di girare in bikini in casa in pieno inverno, giusto di avere un minimo di confort senza che sia obbligatoria la tuta da sci indoor. Il problema è che, quando il proposito non dipende da Koris, potrebbe non essere così facile rispettarlo.

È arrivato l’autunno, quello vero, anche in questi posti sperduti del Luberon, nell’immaginario collettivo un paese di campi di lavanda in ogni stagione e casolari in pietra con piscina, nella realtà scivolosissimi tappeti di aghi di pino e sette allegri gradi alle otto del mattino. Ora, è dal 2017 che Koris bazzica questo fazzoletto di terra denso di cose nucleari, prima su Neutroni Porcelloni, poi a Neutronlad e infini qui a fare cose simili a pentole a pressione ma con l’uranio. Koris conosce il fattore climatico, sa che mentre a Marsiglia l’autunno è mite (al netto dei giorni di feroce Mistral), qui quando le temperature si abbassano non ce n’è più per nessuno, tocca aspettare il disgelo (e i 40 gradi a luglio, ma questo è un altro disagio termico). C’è da dire che su Neutroni Porcelloni i disagi termici erano l’ultima Koris-preoccupazione, del resto quando sei troppo occupato a cercare di non suicidarti un sacco di cose si rivelano accessorie; a Neutronland l’ufficio di tre metri quadri aveva una parete intera occupata da un termosifone, si scaldava in tempi brevissimi. Koris pensava che anche da queste parti sarebbe stato uguale.

Illusione di brevissima durata.
“Ah, no, nei nostri uffici in inverno si gela. Siamo i più lontani dalla caldaia centralizzata (a carbone, abbiamo otto reattori sparsi qui e là e la caldaia va ancora a carbone, ma sarà una stronzata? n.d.K.), quindi a noi il riscaldamento arriva per ultimi. Quando arriva, perché i tubi viaggiano in superficie, quindi l’aria si raffredda e arriva appena appena tiepida. Questo se il termosifone nel tuo ufficio funziona, che non è scontato. Infine, i vetri delle finestre sono degli anni ’60, quindi ti lasciamo immaginare come si l’isolamento dell’edificio intero. Dalla direzione dicono che non è necessario ristrutturare perché tanto l’edificio verrà demolito e ci sposteranno altrove, solo che lo dicono da quindici anni…”
Per coronare questo quadro non proprio termicamente rassicurante, il Koris-ufficio è esposto a nord e non prende mai mezzo raggio di sole; una grotta, insomma, ma senza la parte ludica.

Beh, che dire? Se Koris non va sulla banchisa, allora è la banchisa che va da Koris. Quest’ultima, convinta di aver mangiato pane e volpe a colazione, si era detta che si poteva attutire cotanto disagio restandosene un giorno in smart-working alla settimana. Il suo pieno di micro-migrazione verso climi più caldi si è scontato contro la cruda realtà del diversamente competente servizio informatico: per qualche ragione che nessuno si spiega, Koris non ha più accesso al vpn al di fuori dal sito. Com’è stato possibile? Boh, succede. Quanto tempo ci vorrà per ripristinare l’accesso? Boh, chi lo sa, non metteteci fretta.

Intanto il gelo non aspetta i comodi del servizio informatico e incombe minacciando temperature attorno ai tre gradi per la fine della settimana. D’accordo, Koris preferisce l’inverno e il freddo, però non quando ha il culo su una sedia incatenata a un computer. Dopo una settimana a lamentarsi e avvolgersi nella sciarpa, s’è decisa a correre ai ripari, tanto ha un guardaroba fornitissimo di vestiti per climi ostili. Non è un guardaroba socialmente accettabile, ma di fronte ai disagi termici è un dettaglio del tutto irrilevante.

Koris ha iniziato oggi portando in ufficio il completino termico detto anche second skin, indumenti in fibre di plutonio e metalli pesanti usati per lo più per la montagna, questa volta indossati nei cessi appena giunti al lavoro. Siccome la dispersione di calore passa per le mani, Koris ha arruolato un vecchio paio di sotto-guanti color porpora cardinalizia (s’è detto che non si tratta di un guardaroba presentabile) con feature touch (nel senso che la punta di qualche dito è bucata), orridi a vedersi ma utilissimi per digitare senza ritrovarsi coi geloni. Nel mentre Koris continua a nutrire una tenue speranza che il riscaldamento arrivi e possa rendere il clima meno ostico. Qualora le fosche previsioni dei colleghi fossero veritiere, Koris è pronta a portarsi una sottotuta speleo in uso ai quattro gradi della Pierre Saint Martin, un pigiamone di pile rosso e peloso con decorazioni di pipistrelli. La cosa divertente è che, prima di arrivare, Koris temeva di passare per la sacchettona del gruppo, ma di fronte al Generale Inverno si sono tutti rivelati piuttosto sacchettoni.

Insomma, siamo pronti a scommettere in un’improvvisa inversione dei cambiamenti climatici, con l’avvento di una nuova era glaciale; un buon test per sapere se la legge di Murphy è più potente delle emissioni di gas serra. Koris sta progettando di portare delle paratie di fortuna per tappare gli spifferi, quindi di barricarsi per l’inverno antartico in questa specie di Isola Elephant e aspettare che Shackelton venga a salvarla. Se chiude la mensa possiamo sempre sfamarci con carne di foca.

Mi sa che pure quelli sono finiti col caldo, assieme alla decenza.

Piattaggine

La verità è che non succede molto. Koris ha cercato di scrivere un post sull’allerta meteo marsigliese, la prima in vent’anni, che lunedì le ha permesso di evadere dal lavoro alla scandalosa ora delle 14, solo che le pare una monnezza e non riesce a concluderlo. E quando i post non si concludono, bisogna lasciarli andare. Per quanto riguarda l’allerta meteo, come al solito ha diluviato prima che si decidesse che le strade erano troppo pericolose per essere percorse. E quando è arrivato l’ordine di evacuazione generale, Giove Pluvio si era già sfogato a sufficienza. Koris ha preso l’evacuazione con lo stesso spirito della liceale fancazzista a cui dicono che il prof delle ultime due non ci sarà causa assemblea sindacale: è tornata a casa a non fare nulla. Nel non fare nulla è incluso non finire post.

Koris ha molta nostalgia del suo ufficio di Neutronland per questioni soprattutto climatiche. Ora che l’allerta meteo è passata ed è arrivato il Mistral a ricordarci che anche in Provenza arriva l’autunno, il nuovo ufficio si è trasformato in un coacervo di spifferi. Ci sarebbe anche un gigantesco termosifone, ma non si sa quando sarà acceso. Fonti disfattiste dicono che potrebbe anche non accendersi mai perché l’edificio ha visto tempi migliori e andrebbe ristrutturato. Anzi, la ristrutturazione è programmata, solo per non si sa quando; nel frattempo ci si convince che il freddo mantiene giovani. Koris non si farà nessunissimo problema a presentarsi al lavoro con la sottotuta speleo per La Pierre Saint Martin, ovvero una tuta integrale di spesso pile rosso e peloso, tanto la moda non è mai stata il suo forte.

Un altro mistero insondabile è il Capo, di cui si è notata una sinistra somiglianza con l’ex premier Giuseppi Conte. Capo Giuseppi ha passato una settimana a lanciarsi in scenate da Rodomonte dicendo che era tutto in ritardo e bisognava far avanzare tutto, che qui si fa sul serio e mica pizza&figs, se ti danno due mesi per fare uno studio che ne chiede tre ti arrangi e inventi la macchina del tempo come hobby serale. Poi, dall’usco al brusco, Capo Giuseppi si è trasformato in Relatore Max che esclamava “c’è tempo” per qualunque cosa, anche negando l’evidenza. Koris persiste nel suo basso profilo, solo vorrebbe comprendere come classificare questi sbalzi d’umore, oppure rassegnarsi di avere a che fare con il solito individuo di dubbia coerenza.

‘thieu è stanco per beghe universitarie e pertanto si lamenta in maniera smodata, sostenendo che non potrebbe andare peggio. Koris gli ricorda che l’anno scorso di questi tempi andava decisamente peggio, quindi d’accordo il piangersi addosso, ma ricordarsi che ora il peggio ha un termine di paragone. E che il Cetriolo Cosmico è sempre in agguato, meglio stare con le spalle al muro e non attirare troppo l’attenzione.

In grotta si va meno del solito, ma abbastanza perché Koris riesca a procurarsi lividi folkloristici dalle tonalità degne di un trip da LSD. Soprattutto quando cerca di fare la grande speleologa indipendente e vuole portarsi due sacchi da sola, per poi trovarsi acido lattico in muscoli che prima non esistevano. Koris vorrebbe anche mettersi alla prova, ma pare non sia il periodo propizio per passeggiare troppo al di fuori della comfort zone.

Koris non concluderà questo post come il suo quasi omologo del 2020 in cui si bullava di avere una vita quasi normale, che poi è successo quel che è successo. E non sono passati nemmeno due anni, anche se paiono due secoli. Poi ci si lamenta delle rughe di espressione, quando è già un miracolo essere vivi, quasi in senno e tutti di un pezzo. Meglio approfittare della piattaggine.

Il ridicolo non uccide, altrimenti non staremo qui a parlare

Stanchezze autunnali

Koris inizia a pensare che l’inizio di un nuovo lavoro dovrebbe farsi come l’inserimento all’asilo nido: graduale, poche ore al giorno, nessuno strappo brutale. Invece sticazzi perché siamo adulti, ora di nuovo nella locuzione adulti e vaccinati. Che poi Koris si prenderebbe a schiaffi da sola perché tutto sommato le avevano detto che era poco saggio non prendersi nemmeno un giorno di stop fra Neutronland e il nuovo lavoro; e invece no, col cappero, fuori uno, dentro l’altro, tanto a me chi m’ammazza. Risultato: Koris ha le energie di una medusa lasciata a seccare sul bagnasciuga. Troppo poche per esistere, abbastanza per stressarsi con varie ed eventuali.

Al lavoro Koris dovrebbe fare cose che prevedono il far evolvere attinidi minori e le avevano detto che doveva essere tutto pronto per fine ottobre. Questa cosa ha generato una mole non trascurabile di Koris-sensi di inferiorità e un surplus di stress da aprire un import/export. Poi venerdì s’è scoperto che visto che questa cosa non poteva essere consegnata per fine agosto (e non è un Koris-problema), allora poi vediamo per quando la vogliono. E cosa vogliono in dettaglio. E perché lo vogliono. Koris vorrebbe parlare col capo che se la tira da manager per avere le idee un filo più chiare, che qui è un attimo che si diventa come Neutroni Porcelloni. Nel mentre il protoattinio vuole imbucarsi nelle lista degli isotopi fissili, “vengo anch’io” “no, tu no”, e allora fa schiantare la simulazione. Non diremo ancora una volta che ci manca Neutronland, che ormai stiamo diventando noiosi come quelli che si sono mollati col fidanzato storico.

In tutto questo Koris è un po’ fiera di se stessa perché è riuscita a scendere alla Grande Crevasse, cosa che a maggio non sembrava possibile. Anche lì, ci sarebbe poco da essere fieri perché è l’ennesima riprova che non c’è un problema oggettivo, solo un buco nero nel cervello che ogni tanto diventa troppo grosso per essere ignorato e fagocita un po’ troppe cose. Koris sta cercando di imparare a gestirlo, senza indugiare troppo in similitudini alla “Black Swan“.

Il gheming leptop Arael si sta rivelando utile per recuperare tutto quello che Koris si è persa in materia di videogiochi dal 2005 ai giorni nostri. È anche vero che un’adulta e vaccinata forse dovrebbe occuparsi di altro, ma il Koris-cervello ha bisogno di svago, quindi menare spettri assortiti in Dragon Age pare una buona idea. Anche lamentarsi che Dragon Age è un Diablo 2 con una grafica meno putrida è una buona idea. Anzi, Diablo 2 è superiore perché permette di creare un necromante di nome Kakka, Dragon Age per ora no. Anche questi grandi problemi dell’esistenza, assieme all’assenza di una vera e propria campagna di gioco di ruolo. È un mondo difficile, signora mia.

Koris vorrebbe scrivere altro, ma probabilmente sarebbero lamentele su quanto è stanca e su quanto vorrebbe andare in letargo, quindi soprassediamo. Sarà colpa del cielo grigiastro e della nebbiolina autunnale; o sarà colpa del Koris-cervello che come al solito gira troppo veloce.

Siamo nel 90% mind fuck

Emozioni dominanti

S’è già detto che Koris ultimamente è attanagliata da questo sconosciuto sentimento chiamato nostalgia per un posto di lavoro precedente. Che poi sarà anche nostalgia della comfort zone creatasi nonostante tutto, però ci sono dati oggettivi che le fanno sentire di aver fatto proprio una cazzata. Come sentire la mancanza di avere un dosimetro e poter disporre di un acceleratore, il quale si rompeva ogni due per tre, ma insomma, sempre acceleratore era. L’idea di aver rinunciato alla parte sperimentale le suscita un groppo in gola che andrebbe a buttarsi ai piedi del vice-capo di Neutronland dicendo “ripigliatemi, vi prego”. Senza contare la suprema nostalgia per l’ex Capo, che non è nemmeno più a Neutronland, che non ha alzato un dito quando era il momento di imporsi, che non considerava un suo problema il naufragare del Koris-progetto. Tuttavia Koris lo ricorderà sempre come colui che le tese la mano per uscire dall’inferno di Neutroni Porcelloni e se non ci fosse stato lui ora non saremmo qui a lamentarci. O meglio, forse saremmo qui a lamentarci ma di cose molto peggiori e in uno stato mentale putrido a dir poco. Ancora una volta, sindrome di Stoccolma a palate.

Koris ha scoperto del tutto casualmente che nonostante tutte le rassicurazioni delle risorse umane (perché c’è sempre qualcuno delle risorse umane di mezzo? Misteri), pare non abbia diritto allo smartworking prima di un anno di anzianità. Questa cosa era scritta da qualche parte oltre che sul sistema che ti dice “sticazzi lo smartworking” come un Brunetta qualunque? Ovviamente no. Le risorse umane rispondono al telefono? Uh, proprio, credici. Koris aveva puntato a prendere un giorno di smartworking per poter fare la trafila per rinnovare gli occhiali? Certo, e alla pari di tutti i Koris-piani se n’è andato affanculo in malora. Per altro, tanto per cambiare, come se non ci fosse una pandemia in atto e come se Marseille non fosse il dipartimento meno vaccinato e con più casi della France Metropolitaine.

Siccome secondo un brocardo dell’Amperodattilo “a pensar male si fa peccato ma ci si azzecca”, Koris ora è sul chi vive per tutte le cose che potrebbero aver dimenticato di dirle. Che so, che ha il diritto a un numero massimo di pisciate al giorno. O che il concetto di ferie non esiste prima della fine del fottuto periodo di prova. O che non avrebbe diritto alla mensa e dovrebbe consumare il pranzo assieme ai cinghiali che girano qui attorno. La cosa potrebbe andare in escalation, ma Koris è diversamente calma.

Sul fronte pratico ci sono delle simulazioni che girano ma che ci stanno prendendo troppo tempo per i Koris-gusti. Passiamo sotto silenzio l’ennesimo fattaccio informatico di lunedì, ovvero “ah, ma non i permessi per la job submission” (io vi intossico la vita, altroché job submission). ‘thieu si lamenta che “almeno le tue simulazioni girano, le mie si piantano” e Koris sa che dovrebbe tirarlo su di morale, ma la cosa le riesce alquanto difficile; anche perché ieri mattina ‘thieu ha finito i pan di stelle lasciando il pacchetto sullo scaffale e gonfio in maniera ingannevole, quindi Koris si è ritrovata senza biscotti alle sei del mattino ed è un’esperienza che non si augura a nessuno. In questo periodo Koris vorrebbe essere brillante, creativa ed empatica, e invece è solo stanca. Forse non è il momento di chiedere troppo da se stessi.

Boh, insomma, passerà anche questa, passerà anche il momento no se di momento di no si tratta. Se non è un momento no, vedremo. Intanto a complicare le cose ci si mettono i piccoli dolori da niente, ad esempio il condominio da pagare con spese da Billionaire o il sito di Gibert Joseph che non accetta più la carta di Koris. Certo, l’emozione dominante di Koris sarà sempre la rabbia, ma se l’universo non ci si mettesse di impegno magari si potrebbe cambiare questa tendenza.

In effetti è vero

Lavori, scritture e gheming leptop

Nonostante sia palesemente inadatta alla vita, Koris non lo sa e continua a vivere lo stesso. Questo per riallacciarsi all’ultimo post scritto. Diciamo che Koris è riuscita a non combinare ulteriori disastri che possano arrecare danni morali e materiali a cose o persone, all’infuori di Koris. All’interno di Koris c’è la solita alternanza di affannarsi a fingersi una persona normale e il devasto su tutta la linea. Non sempre è facile convivere fra questi due estremi, ma ormai ci siamo abituati.

Forse il lavoro sta andando un po’ meglio, o forse è solo un’apparenza. Koris ha deciso che farsi cacciare per farsi cacciare è meglio che sia perché ha rotto il cazzo all’universo, invece che per manifesta incompetenza. Ha quindi passato la fine della settimana scorsa a scassare la uallera cercare chiarimenti a svariati colleghi e le nebbie di Avalon che avvolgevano gli attinidi putridi si sono un po’ diradate. Questo non significa che lo studio sia andato a buon fine, però alcune cose hanno un po’ più senso di prima. Poco, eh. Poi ci si mettono gli strumenti informatici a dare di matto, col bonus del servizio informatico che ti chiede uno screenshot del problema per cui hai appena dato il codice di errore. Ed è un attimo che ti piglia la sindrome di Stoccolma per Neutronland.

Il Koris-romanzo non è stato fagocitato dall’oblio, la correzione era solo in pausa estiva. Koris ha avuto uno scambio con l’editor per via di vedute divergenti, da cui si è ritirata bofonchiando cose poco carine con chi è rimasto a Tolkien come modello. Koris è affetta dalla solita sindrome del “sentirsi stocazzo”. C’è una possibilità su un milione che la prima parte del malloppo sia pubblicata l’anno prossimo, se per allora sarà rimasto qualcuno vivo.

Koris si è inoltre decisa a mettere in servizio un gheming leptop (sic) che i Maiores le avevano recapitato a sorpresa a inizio luglio. Com’è e come non è, da luglio in poi Koris non ha trovato un attimo per smanettarci seriamente, dove smanettarci significa installare Ubuntu in dual boot e vedere di farlo funzionare malgrado i disagi del firmware Intel. Koris ha approfittato del TFR di Neutronland per dotare il gheming leptop di un ssd da 2 Tb e di 8 giga di ram in più, quindi ha aspettato un momento propizio per installare il tutto. Ora il gheming leptop si chiama Arael (come il quindicesimo angelo di Neon Genesis Evangelion e niente è lasciato al caso) e sta scaricando “Dragon Age: origin” comprato alla folle cifra di cinque euri su GoG. Koris sta cercando di procurarsi “Napoleon Total War” e di trovare il coraggio di spendere ben venti euri per “We. The revolution” ora che il problema “uè the resolution” è risolto grazie alla presenza di una scheda grafica. Se avete proposte di videigiochi che Koris si è persa dal 2010 (ma pure prima) ad oggi fatevi avanti.

Per il resto Koris cerca di sopravvivere fra il sonno che la piglia alla sprovvista e il far finta di essere un umano funzionale. Il fresco notturno aiuta, il problema è lo sbalzo di temperatura in giornata. C’è bisogno di vacanze. Peccato che le più vicine siano le vacanze di Natale…

Ma solo se me la controlla qualcun altro

Momenti di Dunning-Kruger

Dicesi effetto Dunning-Kruger una curiosa capacità delle mente umana a credersi capacissima di tutto quando invece non sa una mazza. Si tratta alla fine della fiera di un grossolano di autovalutazione che porta a pensare di essere i migliori. Il contrario della sindrome dell’impostore, insomma. Si chiama così dai nomi degli scopritori, ma anche perché “sindrome del galletto sulla monnezza” suonava male e “sentirsi stocazzo” ancora peggio.

Sono due giorni che Koris è affetta da questa sensazione di pseudo-onnipotenza e ha l’illusione che, da non capire una fava, è passata a capire tutto. Un po’ come quando in Matrix Neo viene attaccato alla conoscenza via usb nella nuca, ma meno spettacolare. Koris non ha idea della causa di questo suo delirio di (in)comprensione degli attinidi da riciclare, ma visto che ha passato i quattro giorni precedenti a reputarsi una merda secca e a voler tornare a Neutronland, si gode il momento. Tanto la caduta le farà malissimo come al solito.

La nostalgia di Neutronland è sempre lì e Koris non sa bene cosa farne, visto che è la prima volta che non ha lasciato il prima con la voglia di farlo saltare per aria. O meglio, sì, è già capitato, ma ci sono voluti mesi per rendersene conto e comunque tornare indietro non era mai stata una soluzione. Da una parte Koris si dice che se per assurdo la grande congiura di palazzo andasse dritta, potrebbe persino… o forse no, le idee non sono chiarissime in merito. Tanto è tutto ipotetico.

I problemi informatici di ogni genere e numero paiono essersi fermati, cosa che ha permesso a Koris di concentrarsi su codici e non su “chiamare il tecnico e dare di matto”; e forse anche questo aiuta ad avere meno terrore di quella roba là che c’è da consegnare per fine ottobre. Koris vorrebbe che la tizia con lo scazzo imperiale le passasse gli script aggiornati, così magari ci può mettere le mani per davvero e non elucubrare su un vecchio esperimento di cui manca il quadro generale, per cui non si sa quanto uranio ci vuole per fare la salsa tonnata radioattiva.

Koris si vergogna tantissimo a dire che è un’ex-fisica delle particelle, ex-strumentista, ex-quella che ha fatto un po’ di tutto nella vita perché bisognava portare a casa la pagnotta e non era portata per fare la escort. Poi ha scoperto di non essere l’unica, che ci sono due ex-particellari e un ex-cosmologo, quindi insomma, se ce la fanno i cosmologi forse può farcela anche Koris (non abbiamo quasi niente contro i cosmologi, quasi, eh). Il tempo porterà le risposte, e soprattutto le porterà il tempo di calcolo.

Il fatto di poter di nuovo usare ufficialmente Linux per lavoro e non di frodo è un piacere che non si provava dai tempi del dottorato, per restare in tema. Ma non è il caso di farsi prendere dalla nostalgia, che passa al primo “cmake command not found”. E non facciamoci prendere dall’entusiasmo che il segmentation fault è in agguato dietro l’angolo. A proposito, nella sala della stampante qualcuno ha appeso dei meme di programmazione; Koris aspetta di ambientarsi un po’ e poi aggiungerà il suo preferito.

Questo. Non programmatori astenersi

Koris è conscia che questo stato di grazia è transitorio come un nucleo instabile, per cui ne approfitta per farci un post. Tanto già questo week-end ‘thieu vuole andare a fare pozzi grossi nelle Causse, quindi l’inadeguatezza potrebbe presto essere il piatto forte del menù.

Passeggiatine, stagisti e ansie future

Koris è appena tornata dagli Ecrins, dove ha fatto una passeggiata molto carina fino al Lac des Pisses e dove si è molto lamentata di quanto siano tristi le stazioni sciistiche d’estate (omettiamo i ragionamenti sulle stazioni sciistiche che altrimenti diventa un post-pipopne). La passeggiata molto carina si è rivelata essere un giro a 2500 metri di altitudine, di circa 19 km e 1100 metri di dislivello, che ha lasciato Koris in perfetta forma (al netto della fame atavica che la contraddistingue) e ha devastato ‘thieu, in particolare i suoi piedi. Koris è stata molto contrariata dal non poter fare una seconda passeggiatina domenica, causa altrui piedi putridi. E dire che ha passato le due notti in tenda a dormire su un materasso bucato, ovvero sulla scomoda e nuda terra, trovandola poi non così male. Avrebbe anche già cominciato a fare piani per l’autunno, poi s’è ricordate che ormai si vive come se non ci fosse non un domani, ma nemmeno un oggi pomeriggio e ha smesso subito. Avrebbe anche detto che sarebbe il caso che venga la neve, ma effettivamente nel 2021 c’è stata la neve e… vabbè, che lo diciamo a fare.

Stagista J ha subito una cazziata Replicante-style (nel senso, come quando il Replicante era in vena di complimenti). Giovedì Koris ha ricevuto fra le mani una presentazione che assomigliava a sostanze organiche di rifiuto, quindi al culmine della rabbia è andata da Stagista J e gli ha detto “ora facciamo una prova con questo supporto che hai appena consegnato, poi ti faccio domande come se fossi io la commissione”. Stagista J ha farfugliato che non si era ancora fatto i riassuntini da imparare a memoria, Koris ha risposto “fregacazzi, ci hai lavorato per sei mesi, saprai dire due parole”, Stagista J ha detto di scusarlo che la ripetizione non sarebbe stata perfetta. Infatti è stata una strage. Koris gli ha intimato che lunedì mattina voleva una presentazione che avesse senso, e di tenere presente che l’epoca dei riassuntini da imparare a memoria è finita e sul lavoro nessuno lascia il tempo di preparare presentazione e riassuntini. Stagista J ha farfugliato che avrebbe dovuto lavorarci il week-end, Koris ha taciuto per evitare di prenderlo a male parole. Junior ha fatto sentire in colpa Koris scrivendole che lei era in montagna, mentre lo stagista soffriva.

Per essere onesti, lunedì mattina (ovvero oggi) Stagista J ha fornito una versione della presentazione molto migliore della porcata precedente. Koris ha cambiato qualche stato d’animo: l’amarezza per averlo dovuto cazziare perché facesse un lavoro decente; la soddisfazione perché allora proprio cretino non è; la colpa che magari l’ha giudicato male. Ha chiesto a Stagista J di correggere i sedici milioni di refusi e di rimandarla “al più presto”. Qualcuno ha più visto la presentazione di Stagista J? Ecco, appunto.

Come giustamente fatto notare da Er Matassa nei commenti, ormai Stagista J è in scadenza e il 31 mattina alle nove saremo liberi dalla sua presenza. Che voglia di essere già al trentun… o forse no. Koris sta cazzeggiando nel cervello per cercare di dimenticare che il 31 è anche il suo ultimo giorno a Neutronland prima del grande boh, dove boh sta letteralmente per boh. Perché chi lascia la via vecchia per la nuova, sa cosa lascia ma non sa quel che trova, solo che se la via vecchia è a tempo determinato, ecco, la via nuova ha tutto un altro sapore. Koris ha deciso di non pensarci, all’infuori della lettura di tomi di neutronica che spiegano le ricette per la migliore cottura di un polpettone all’uranio. La cosa che aliena ancora di più è cambiare laboratorio senza cambiare centro di ricerca, per cui sembra davvero che tutto debba cambiare perché tutto resti com’è. Ma intanto ci si caca un po’ addosso.

Gli ultimi aggiornamenti di Debian hanno lasciato il computer Blatto un po’ scosso, tant’è che ieri sera sosteneva di non avere alcuna scheda wireless, per gran sollazzo di Koris che non chiedeva di meglio che un troubleshooting serale. Però è innegabile che Blatto ha ormai sei anni sul groppone, che potrebbero essere anche sette data la sua natura refurbished, e per un computer sono tantilli (a meno che non sia Trillian il macbook eterno, ma questa è una’altra storia). C’è da dire che da un (bel) po’ Koris ha ricevuto dai Maiores un gheming leptop (sic) che staziona nella sua scatola per mancanza di tempo. Anche perché dopo anni di raffazzonamenti (Trillian fu il suo ultimo computer nuovo nel 2008, gli altri sono stati usati o ricondizionati), Koris ha deciso di volere una bestia, pertanto il gheming leptop deve essere pimpato. Ci stiamo lavorando.

Sta per ricominciare l’anno accademico, il che fa sì che ‘thieu sia lamentoso, si addossi tutte le responsabilità del mondo e sia di difficile gestione. Si prospettano tempi duri, per cui è il caso di pimpare il gheming leptop ed entrare nel mondo della videodipendenza per dimenticare quello reale, che peccato che WoW non sia più di moda.

Ci sarebbe bisogno di altri 20 km al di sopra dei 2000 metri per scollegare un po’ il cervello, con l’utopia di rimetterlo a posto dopo.

In effetti no, ci sta
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