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Love Koris #8

Episodio precedente: Love Koris #7

Venne l’estate, vennero gli esami. Koris passava sempre più tempo in laboratorio, preferendo i neutrini all’essere umano che a lungo aveva agognato.
“Vuoi fare un turno al Gran Sasso?” disse scherzando la relatrice Micozza “No, sei troppo piccola, se vorrai continuare l’anno prossimo, forse…”
“Eppure io andrei più volentieri in turno che in vacanza con W.”
“Yaxara, cosa dici?!” si stizzirono membri fiduciosi dello Stato Maggiore.
“La verità. Questa vacanza non si avrebbe da fare, ma ormai abbiamo prenotato, per cui si va”
Koris passò giugno e luglio a colpi di esami, anche due in un giorno, lasciandosene solo uno a settembre, microelettronica, certa che laurea a ottobre la aspettasse senza difficoltà (illusa). Nel frattempo dubitava. Nel suo dubitare fu invitata a fare una scampagnata da Lerry, approfittando di una trasferta della Culona. In tre andarono a scalare il maledetto monte (r)Antola, per trovarsi senza acqua sulla cima e persi due volte su tre (in famiglia, per indicare una situazione particolarmente disagiata, si dice ancora “ma pensa al monte Antola!”). Fu in tenda che si dichiarò a Koris.
“Quando non ci sei tanto quanto, ma quando sei qui con me io non riesco a pensare a lei”
“Sforzati”
“Però mi viene da pensare a te, non a lei”
“Non pensarmi, potresti avere gli incubi”
Nota dello Stato Maggiore: un mese dopo questa conversazione Lerry annunciò che si sarebbe sposato con la Culona. Viva la coerenza.
Torniamo a Koris. Dopo essere discesa dal monte ed essersi resa colpevole di atti osceni (come buttarsi vestita in un abbeveratoio a causa del troppo caldo e mancanza d’acqua), Koris seppe che la partenza per il viaggio con W. era prevista per metà agosto.
“Ci vediamo a Milano e per arrivare a Mestre prendiamo l’Eurostar?” propose Koris, che dopo il campeggio del disagio aveva voglia di un viaggio comodo.
“Io prendo il regionale che passa da casa mia…”
“Ma ci mettiamo una vita!”
“Io non ho nessuna intenzione di venire a Milano solo perché ci sei tu. Beh, se vuoi ci vediamo a Mestre”
Koris era nel panico. A due giorni prima della partenza non voleva più andare, aggirandosi per casa come una belva in gabbia e scrivendo compulsivamente la sua tesi triennale.
“Io non parto. Se poi questo qui mi molla a Lubiana per andare per i suoi giri io che faccio? Mi metto a piangere? Mi lascio abusare dal primo che passa?”
“No, no, calma,” cercò di rassicurarla l’Amperodattilo “vedrai che non ti mollerà, non sarà così stronzo…”
“Oh, sì che può esserlo”
“Del resto a Lubiana c’è pieno di bordelli e di casinò…” disse U Babbu, fomentando l’ansia “se ti molla ti prendi il primo treno o aereo che sia e te ne vieni a casa, fregandotene della prenotazione e dei costi del biglietto. Di te ne abbiamo una sola, nel bene e nel male”
Era l’11 agosto e Koris aveva voglia di suicidarsi alla vista di Milano Lambrate. I Maiores imbarcarono la pargoletta sul treno col cuore gonfio di apprensione.
“Ti mandiamo in vacanza con questo qui senza nemmeno sapere che faccia abbia…”
“Consideratevi fortunati”
Il regionale partì e raccattò W. in un punto imprecisato della pianura padana, cosa che consolò in parte Koris, che temeva di essere stata già abbandonata fin dal principio, peggio che Arianna in Nasso.
“Ti piace il posto in cui vivo?” domandò W., orgoglioso delle lande padane feudo della Lega. Koris pensò al cielo estivo di Valinor, alla brezza marina, al riflesso del sole sull’acqua e preferì non dire niente.
“Che poi meglio qui che dove vivi tu,” proseguì l’incauto “Valinor è un posto schiacciato fra le colline e il mare, tutte le città arroccate. Ma non aveva più senso spianare i monti e congiungervi con la pianura?”
Membri nazionalisti dello Stato Maggiore erano sul punto di fare del regionale Milano-Venezia un mattatoio, ma si trattennero. Tutto sommato Koris si è sempre considerata apolide e ripete da anni il mantra “dovevo nascere un duecento chilometri più ad ovest” (un po’ meno ora che all’ovest si è trasferita), per cui se la prese in maniera moderata.
Ad essere onesti il viaggio non andò così male. Almeno fino a Mestre, perché la sfiga ferroviaria di Koris non l’ha mai abbandonata.
“L’Eurostar per Vienna è in ritardo di quindici minuti”
“Quanto tempo abbiamo per cambiare a Villaco?” domandò Koris, che se lo sentiva che qualcosa stava andando storto.
“Venti minuti, ma non preoccuparti, io non perdo mai le coincidenze” rispose W., spavaldo. Le condizioni dell’Eurostar per Vienna erano le seguenti: densità di popolazione degna della metropolitana di Tokyo, i posti di W. e Koris usurpati dall’overbooking, gente in piedi negli spazi più impensabili, toilette fuori servizio, aria condizionata in panne. Gente che si sentiva male e veniva buttata giù dal treno mentre W., madido di sudore, decantava l’inutilità delle alpi e di come sarebbe stato più sensato farne ghiaia da parcheggi. Al confine asburgico, Koris andò a chiedere lumi a un ferroviere austriaco.
“Scusi, il treno è in ritardo di mezz’ora, non è che potrebbe chiedere se a Villaco fanno attendere il treno per Lubiana?”
“Nein! Kolpa di foi Italienish!”
“Sì, fin qui non c’è dubbio, ma non se la prenda con me, io sono una vittima collaterale e il successivo treno per Lubiana è a mezzanotte…”
“A Villach fi arranghiate!”
Per uno strano calcolo cabalistico delle ferrovie asburgiche, i due riuscirono a scendere in corsa dal treno per Vienna e a gettarsi su quello per Lubiana, schiacciati dai loro stessi bagagli. A confronto dell’Eurostar, il treno pareva una limousine superlusso.
I due giunsero in ostello a Lubiana che era ormai ora di cena. Giunto in camera W. si stizzì.
“I letti hanno i piedi in comune…”
“Punto primo:” la Koris-diplomazia post viaggio ferroviario non esiste “io non arriverei ai piedi nemmeno se mi mettessero a dormire nella mia culla (n.d.K. Koris è corta, ma il suo lettino era enorme). Punto secondo: io te l’avevo detto di prendere camere separate…”
“Ma no, daiiiii!” fece il piacione “Camere separate fa tanto triste! Meglio dormire assieme”
Koris non colse e preferì andare a mangiare. Per cena, onde non rischiare troppo con la cucina locale, chiese un’insalata di pomodoro. Neutra, semplice, affidabile. W. la fissò con aria di superiorità.
“Siamo in un ristorante che dice di essere italiano, dovresti mangiare qualcosa di italiano”
E ciò detto ordinò una cosa orribile che millantavano di essere cannelloni alla parmigiana. All’arrivo dei piatti, W. si prese il piatto di portata ignorando bellamente il cameriere che intendeva servirlo.
“È più comodo così no?”
“Che buzzurro!” pensò all’unisono lo Stato Maggiore, pur sapendo che Koris è una sorta di campionessa mondiale del galateo ignorato a tavola. Appena rientrati in ostello, W. millantò un mal di testa e si infilò a dormire. Koris lesse due pagine di microelettronica per rappresentanza e si addormentò, certa di poter visitare Lubiana l’indomani.
La tragedia cominciò al risveglio.
“Credo che mi giri la testa” proclamò W. in un orribile pigiama.
“Credi che ti giri o ti gira?” domandò Koris, già di pessimo umore di buon mattino.
“Faccio colazione e mi passa, sicuramente”
Koris si stava servendo di una dose veramente enorme e indegna di yogurt con cereali più fette biscottate con nutella, quando W. fece per stramazzare sulla tavola.
“Sto male, sto male, voglio tornare in camera”
Gli ospiti dell’ostello di Lubiana godettero dello spettacolo dei 158 centimetri di Koris che trascinarono su per le scale un W. di un metro e ottantacinque. Deposto l’inferno sul letto, Koris tentò di capire quale morbo o malessere lo avesse assalito.
“Sto male, mi sento morire, sto male, sto malissimo, muoio!”
“Va bene, d’accordo, ho capito che muori, ma la causa scatenante quale sarebbe?”
“Sarebbe che mi sento morire!”
“Un po’ vago…”
“Pensa te, nato nella Bassa Padana e morto a Lubiana…”
“Ma si può sapere cos’hai?”
“Morirò qui!”
Ci volle un’ora e parecchia diplomazia per fargli dire che aveva mal di stomaco. Lo Stato Maggiore decise di correre al soccorso del sofferente.
“Senti, se vuoi io ho un medicinale che potrebbe aiutare, per me è una sorta di panacea gastrica universale, guarisce qualsiasi cosa…”
“Ho paura delle controindicazioni”
“Beh, va bene anche per le nausee da gravidanza, per cui se lo prendono anche le donne incinte è veramente innocuo…”
W. fulminò Koris con gli occhi, come se gli fosse stato proposto di curarsi con l’arsenico.
“Io non la prendo una cosa per le donne incinte! Chiamo mia madre, lei saprà cosa fare”
Il consulto con la madre, in cui Koris riuscì ad origliare qualcosa che aveva a che fare con “No, non è colpa di quella lì”, diede come responso il seguente rimedio: bere una coca cola calda e sgasata. Lo Stato Maggiore era dubbioso.
“È decisamente un rimedio originale, io sapevo che era meglio un the al limone…”
“Mia madre lavora in ospedale, avrà sicuramente ragione”
“Mi hai detto che lavora alla cancelleria dell’ospedale…”
“Facciamo come dice lei”
“Ah, ovvio, non ci metto lingua. Solo una domanda: siamo in un ostello a Lubiana, come conti di scaldare la coca cola?”
“Vai a metterla sotto l’acqua calda e che poi la bevo”
Koris obbedì di malagrazia sentendosi un’idiota con la patente. Portò l’intruglio al malato terminale, che lo trangugiò lamentandosi del gusto. La conseguenza del rimedio fu un cagotto incoercibile che si protrasse fino al ritorno in Italia, portando W. a visitare tutti i water dei Balcani, ma a questo punto della storia l’effetto sorprendente non aveva ancora manifestato la sua perfidia.
“Ora io dormo un po’. Tu resti qui, qualora avessi bisogno di aiuto, se dovessi morire all’improvviso…”
“Se stai così male forse è il caso di chiamare la guardia medica, non ti pare?”
“No, no, ora dormo e va tutto a posto”
W. giacque in posizione cadaverica, più verde che mai, praticamente in avanzato stato di decomposizione. Koris afferrò le dispense di microelettronica, perché se devi rovinarti una vacanza, tanto vale rovinarsela alla grande. Stava fissando in estasi la corrente nei BJT quando un pensiero piombò nello Stato Maggiore.
“Patetico”
“Cosa sarebbe patetico?”
“La situazione”
“Beh, ma lui è lì, poverino, sta male…”
“Non sto parlando della situazione in particolare, sto parlando in generale, da un anno e più a questa parte”
“Dici l’affaire con W.?”
“Sì, dico quello. Yaxara, esci dallo Stato Maggiore e pensaci bene. Che cosa provi?”
“Cosa provo?”
“Provi compassione? Sei dispiaciuta? Sei preoccupata?”
“Veramente mi girano le palle perché volevo vedere Lubiana, nient’altro”
“Cosa? Ma, capo…”
“E non è tutto. Perché non lo tocchi nemmeno? È alla tua mercé. Puoi baciarlo, adesso, non può farti nulla. Puoi accarezzarlo e dirgli che gli vuoi bene…”
“Perché…”
“Su, coraggio, Yaxara, ammettilo”
“Perché io non…”
“Ma Yaxara, un anno, tutto quanto, tante speranze…”
“Finisci la frase”
“Perché io non voglio. Perché io non voglio lui”
Un attimo di sgomento attraversò lo Stato Maggiore, ma ormai la verità, da mesi occultata nelle nebbie, era uscita fuori.
“Ci siamo sbagliate fin dal principio, non è lui che fa per noi. Abbiamo sofferto in vano, abbiamo investito tanto per niente, abbiamo mandato via Batrace per uno che non merita niente…”
“Ma non puoi cambiare idea così all’improvviso”
“Facciamo così: se entro la fine della vacanza, qualora fosse ancora vivo, riesce a stupirmi in meglio, gli concedo un’ultima speranza”
W. aprì gli occhi per l’ora di cena, davanti a una Koris disillusa e a digiuno da quasi ventiquattr’ore, passate senza toccare cibo.
“Mia madre mi ha detto che devo mangiare del pane. Vai a cercare una pagnotta”
“Sono le sette di sera, siamo a Lubiana, non parlo una parola di sloveno, dove pensi che possa trovarmela?!”
“Vai a cercare un fornaio”
Koris riuscì a trovare il pane, ma i morsi della fame la stavano divorando, rendendola cattiva come un lupo.
“Io devo trovare qualcosa da mangiare”
“Puoi mangiare quello che lascio della mia pagnotta”
“Manco po’ ‘o cazzo. Vado a strafogarmi con un qualsiasi cosa al self service qui sotto”
Koris cenò sola al tavolo, nel disperato quanto vano tentativo di non deprimersi, perché non è il massimo essere in vacanza e cenare con l’unica compagnia di una zuppa di funghi.
Il giorno dopo era prevista la partenza per Zagabria. Koris domandò al pestibondo se era in grado di viaggiare.
“Ah, ma tanto per tornare in Italia è più comodo essere a Zagabria. Pensa, l’aeroporto di Lubiana non ha nemmeno voli per l’Italia”
“Fantastico, allora da Zagabria mi sarà più facile rimpatriare la tua salma”
“Oggi sto meglio, ho solo strani segnali dal mio corpo…”
“Sarebbe a dire?!
“Non fare domande scabrose!”
Probabilmente non capì i sintomi nemmeno la farmacista slovena a cui venne chiesto consiglio, che elargì una scatola di nere pastiglie da Koris identificate come carbone vegetale. W. doveva prenderne sei. Ordinò a un bar un bicchier d’acqua e iniziò a cacciarvi dentro le pastiglie.
“Cosa stai facendo?” domandò un orripilato Stato Maggiore.
“La farmacista ha detto ‘put in water'”
“Intendeva ‘bevici dietro’, a mio avviso. Di sicuro non ‘crea un brodo nero con uno strano residuo di asfalto sul fondo’, direi”
Ciò nonostante, W. bevve l’intruglio, lasciando al cameriere un bicchiere inservibile.
Il viaggio in treno per Zagabria procedette senza intoppi fra i due, seduti lontani perché W. comandò “sediamoci dove capita”. Giunti a Zagabria, Koris propose di prenotare le cuccette per la tratta successiva, le otto ore in notturna in direzione di Spalato.
“Ma figurati, chi vuoi che prenda una cuccetta su quel treno da sfigati? Lo faremo all’ultimo momento prima di partire”
Nei due giorni in cui restarono a Lubiana, W. si comportò in maniera scostante, quasi che Koris gli desse fastidio con la sola presenza. Non gli andava mai bene dove mangiare, era sempre troppo caro, non gli piacevano i monumenti, diceva che era da troppo tempo lontano dal suo iBook.
“Io mi prendo un gelato” sbottò Koris il giorno di ferragosto, poco prima di partire per Spalato, al colmo della frustrazione.
“Ma dai, un po’ di rispetto, io sono stato male e non posso mangiarlo…”
“Non ti sto chiedendo il permesso, sono maggiorenne e le kune le ho io”
Koris ne uscì con un cono ricoperto di cioccolato che al suo interno conteneva cioccolato fondente, fragola e cocco, con sopra una colata di nutella e panna (quando gli venne raccontato, il Senzaddio definì il gesto “chiaramente freudiano”).
Quando i due profughi andarono per prenotare le cuccette, si scoprì che il treno per Spalato era completo.
“Le cuccette vanno prenotate almeno 24 ore prima”
Koris evitò di dire “te l’avevo detto” e accettò un posto a sedere in seconda classe. La notte venne passata schiena contro schiena con una ficona finlandese, mentre W. dormì rannicchiato nel suo angolo di egoismo.
Il treno giunse a Spalato con due ore di ritardo, mentre la pazienza di Koris era agli sgoccioli. W. sembrava annoiato dal mondo e non solo. Alla visita del palazzo di Domiziano sembrava desiderare che l’intera rovina si sgretolasse sotto i suoi occhi. Lo Stato Maggiore fece di un tentativo di acculturamento, impiegando quel niente che ricordava della storia dell’arte liceale.
“Studiare queste cose è inutile,” decretò W. “tanto sono solo rovine tanto valeva buttarle giù. Mi farei quasi restituire l’euro del biglietto”
Il giorno dopo Koris si godette le rovine di Salona, desiderando che U Babbu fosse con lei a raccontarle qualcosa. Invece aveva solo W., che era in simbiosi col suo cellulare, incurante di Koris che saltellava per il sito archeologico, impermeabile a qualsiasi genere di comunicazione. La vetta della depressione venne toccata durante la visita a Trogir. Dopo una visita ai vicoli, in cui W. annunciava l’inutilità di fare foto in vacanza (“A che serve? Te le vai a vedere su Google, fatte da gente esperta”), Koris si innamorò di una chiesa romanica per cui erano necessari tre euro di ingresso.
“Senti, io ci terrei a visitarla. Se non vuoi non venire, ci vado da sola. Un quarto d’ora e sono fuori”
W. consultò l’orologio.
“Non c’è tempo. Dobbiamo andare a prendere l’autobus per tornare a Spalato e prendere la nave per l’Italia”
“Ma sono le quattro, abbiamo l’imbarco alle otto di sera! Possiamo prendere quello dopo!”
“Non c’è tempo”
Nell’ora che impiegarono ad aspettare l’autobus, lo Stato Maggiore si convinse all’unisono che era finita. Stop. Ultima chance sfumata, evaporata. Maledizione senza perdono. Basta così.
Fu la nave Dubrovnik a riportare i due ad Ancora, in un viaggio notturno passato sulle poltrone, in mezzo a una folla di cafoni non indifferente. Erano appena salpati che Koris lasciò il bagaglio e la compagnia per andarsene a poppa a vedere il tramonto. Lo Stato Maggiore era scoglionato più che mai.
“Non è giusto. Questo è uno spettacolo bellissimo, andrebbe condiviso con qualcuno di speciale, non fissato con rabbia alla fine di una vacanza. Come sono furente! Furente e triste…!”
Koris si sentì circondare come da un paio di tentacoli. Era W., nella sua migliore imitazione di un abbraccio. E con un sorriso ebete in faccia a fissare il tramonto.
“Guarda, non è romantico?”
“Lasciami sola”
W. se ne andò e Koris non lo richiamò indietro. Il giorno dopo approdarono ad Ancona e l’ultima concessione di Koris fu di sacrificare un comodo Eurostar per prendere il regionale con W., che pareva desiderare recuperare. L’unica cosa che recuperò furono le ore di sonno, ronfando sul sedile a fianco a una Koris furibonda. W. scese in corrispondenza di Fidenza, lo Stato Maggiore giunse a Valinor disilluso, scontento, furibondo con sé stesso e col Koris-cuore in un barattolo, con l’intento di non concedersi mai più a nessuno.

Un po’ meno di un mese dopo Koris prese la batosta accademica che le rimandò la laurea di sei mesi. La sera stessa non cercò W.: si sciolse in lacrime sulla pagina di ICQ del Senzaddio.

Love Koris #7

Episodio precedente: Love Koris #6

(Sottotitolo: lui, lei e l’altro, ovvero il neutrino)
Le cose per Koris andavano a gonfie vele, tutto sommato. Con W. era culo e camicia e, incredibile a dirsi, gli esami cominciavano a ingranare nel verso giusto. Il trenta di fisica nucleare e subnucleare le spalancò le porte dell’inferno, all’epoca mascherate da cancelli del paradiso, e lo Stato Maggiore andò a chiedere la tesi triennale nell’ambito della fisica delle particelle al suo adorato Nanoprofessore.
"Allora, purtroppo LHC non è ancora partito, per cui non abbiamo dati…"
"A me però piacerebbe fare un lavoro di analisi dati. Posso proporti una tesi di elettronica, o di simulazioni…"
"Fammi pensare. C’è l’esperimento OPERA, sull’oscillazione dei neutrini: loro hanno sicuramente dati. Ci sarebbero da analizzare emulsioni nucleari al microscopio, cose del genere. Posso chiedere se ti vogliono. Nel caso, tu vuoi prendere questa tesi?"
Si dimenticò di dire "per amarla, onorarla e rispettarla, in salute e in malattia, in ricchezza e in povertà finché dottorato non vi separi", ma il concetto a posteriori si rivelò essere quello. Koris si mise in posizione epica, con la mano destra sul cuore, ignara del destino che la attendeva.
"Sì, lo voglio!"
"Così hai scelto una tesi in particelle?" domandò W., poco compiaciuto.
"Penso che ci farò la specialistica. È una branca assolutamente fantastica! Beh, forse preferirei poi passare alla fisica dei quark, ma anche così…"
"Bah, contenta tu…" fu la risposta assai poco entusiasta. Koris liquidò il commento caustico con un de gustibus o come l’invidia del leptone, e se ne tornò alle sue particelle, incurante dei primi scricchiolii sinistri che si facevano strada fra i due.
La prima scossa si ebbe col Koris-esame di biofisica. L’appello del suddetto si presentò sotto forma di mail:

Grande capo DonnaIsterica si è espressa, augh!
Lei data esame dato noi, augh! L’esame sarà domani e dopodomani,augh!
Allora oggi ci siamo recati dalla simpaticissima prof che ha detto che lei non ci sarà né la settimana dopo pasqua, né quella dopo ancora e che gli unici giorni utili sono domani e dopodomani… sicuramente non tutti saremo pronti quindi ha detto che chi non riesce a farlo domani o dopodomani potrà farlo in un futuro non meglio precisato… potrebbe anche essere mai…

Panico e delirio nello Stato Maggiore, all’epoca in laboratorio quando ricevette la notizia. Koris venne presa dalla tristezza, dall’inadeguatezza, dal terrore di non farcela. Un esame in un giorno e mezzo, con lezioni con obbligo di frequenza (per altro le lezioni del mostro orripilante noto come Bazilla, il professore di microelettronica). E nessun appello previsto per il futuro. L’apocalisse accademica, insomma. Andò da W. a mendicare compassione e una pacca sulla spalla.
"Ma no, scusa, guardala da fuori, è una situazione divertente"
"… scusa? Credo di non aver capito bene, hai detto divertente?"
"Io ci rido, è divertente"
Le energie dello Stato Maggiore erano tutte concentrate per l’esame, quindi non si incazzò, solo perché non ne aveva la forza. Batrace le dava comprensione, ma non era da Batrace che Koris la voleva.
Alla fine l’esame andò e W. venne a chiedere scusa. Voleva forse chiedere qualcosa di più, ma Koris non gli concesse ulteriormente udienza, presa com’era da una verbalizzazione che rischiava di non farsi mai. Se ne partì per le vacanze di Pasqua con lo Stato Maggiore dubitante.
"Secondo me non ci ama"
"Ma cosa dici? A noi tiene, è evidente"
"Beh, Julie, non è che si sia comportato una favola negli ultimi giorni…"
"Poi guarda in faccia la realtà: chi ci amerebbe mai?"
"Arianna, non siamo un po’ radicali?"
"Realisti semmai. Tutti quelli che ci amano, famiglia a parte, vogliono qualcosa in cambio per sopportarci"
"Sì, Yaxara, presto si dimenticherà di noi"
"Dite?"
"Nessuno ci vorrà mai bene per quello che siamo. Bene intendo come qualcosa di più che un amico. E noi siamo progettate per stare da sole"
"Tutto sommato, meglio sole che male accompagnate"
"Sì, e rigorosamente senza palle al piede da sopportare"
"Però… beh, insomma, non sarebbe un po’ squallido?"
"Perché, tu non saresti squallida, scusa?"
Koris tornò a Boulogne con questo spirito dubitante e lo Stato Maggiore confuso. A causa di riflessioni troppo intense, la sua amicizia con Batrace degenerò fino a scomparire. Koris non pensava di soffrirne e invece ne soffrì. Ne soffrì al punto che si mise a piangere senza quasi accorgersene. Così, in preda a uno sconforto senza  precedenti, abbandonò gli amici che andavano a fare jogging e chiamò l’unico che sperava la capisse.
"W., ti prego, vieni, non riesco a stare da sola…"
Lui in effetti arrivò, trovandosi davanti una Koris piangente e facendole un discorso a base di "si vede che non era ‘sta gran persona" e "io te l’avevo detto che non poteva volere un’amicizia disinteressata". Ma lo Stato Maggiore non ascoltava granché.
"Non ho bisogno di parole, ho bisogno che per una volta mi abbracci!" urlava Yaxara, con alle spalle uno Stato Maggiore consenziente. L’abbraccio ovviamente non arrivò, ma Koris volle convincersi di essersi consolata.
La relazione-non-relazione continuava, con lo Stato Maggiore sempre più dubbioso. La routine delle cene insieme era ormai diventata abitudine e a detta di Koris aveva ormai perso quel sapore di "facciamo qualcosa insieme" che fino ad allora le aveva fatto attendere con impazienza il sabato sera. W. percepì l’allontanamento e giocò la carta della gelosia, mettendosi a parlare di una ragazza russa del suo giro di amici, di come fosse simpatica, di come fosse dolce nel suo aver bisogno di aiuto per parlare l’italiano, di come cucinasse bene l’insalata di riso.
"Anche un topo morto sa cucinare un’insalata di riso" concluse lapidaria Koris, che invece di avvicinarsi si allontanava sempre di più.
Poi W. se ne uscì con la proposta che avrebbe mutato la situazione.
"Andiamo in vacanza assieme?"
"Perché no? In fondo l’alternativa potrebbe essere stare tutta l’estate sotto l’ombrellone ai soliti bagni. Ma dove?"
"Non so, fai tu"
"Perché non andiamo in Irlanda? Non ci siamo mai stati, è abbastanza a nord per non dare fastidio a te che sei fotofobo e io sono curiosa. Oppure avevi proposto un tempo anche Malta, andando in treno fino in Sicilia e poi prendendo un traghetto per l’sola"
"Irlanda? Malta? Sì, sì, ci penso io…"
Alla fine le opzioni dello Stato Maggiore furono abolite in favore di un interrail Lubiana-Zagabria-Spalato, in cui la decisione di Koris contò poco o nulla. Ma lo Stato Maggiore si adattò, siccome l’alternativa era nessuna vacanza. Nel frattempo W. si fece esigente.
"Ti voglio nobildonna, dimostrami che le nobildonne esistono ancora"
"Chi, io? Che ho come vetta del sexy le scarpe da ginnastica? Che sembro un ciospo ambulante? Ti ricordo che studio fisica come te!"
"Dai, sii nobildonna per ventiquattr’ore! Ti porto a mangiare al ristorante indiano"
Koris fece lo sforzo di essere nobildonna ed effettivamente andarono a mangiare fuori. Una cena tutto sommato piacevole, in cui W. alludeva ("Sai, a casa mia insistono per sapere come stanno le cose fra noi due, soprattutto mia madre…" e Koris rimase di ghiaccio) e lo Stato Maggiore dubitava, verosimilmente rovinandosi l’occasione. Quando venne il momento di pagare il conto, W. insistette per farsi carico della cena.
"Ehm, hai mica dieci euro? Non mi bastano, se no…"
"Yaxara, non hai una strana sensazione di déjà-vu?" si dissero svariati membri dello Stato Maggiore. Koris era incerta e parecchio sulle sue, non mitigata nemmeno da una crepes alla nutella, con in testa le parole di una canzone dei Queen.
It’s late – but it’s time to set me free
It’s late – yes I know but there’s no way it has to be
Too late – so let the fire take our bodies this night
So late – so let the waters take our guilt in the tide
It’s late it’s late it’s late it’s late
It’s late it’s late it’s late it’s late
It’s all too late

In altre parole, se quello era un tentativo di fare breccia nello Stato Maggiore, giungeva ormai tardivo e al limite dell’inutile.

Il seguito alla prossima puntata.

Love Koris #6

Episodio precedente: Love Koris #5

"Koris…"
"Che cazzo c’è?"
Erano appena ricominciate le lezioni, l’affaire Lerry bruciava come il fuoco e quella era la risposta standard che lo Stato Maggiore elargiva più o meno a chiunque. Koris alzò gli occhi e le sue fosche pupille incontrarono i lineamenti di W.
"Che cazzo vuoi?" fu il rafforzativo.
"Andiamo a pranzo?"
"Certo, siamo nella pausa, ovvio che andiamo a pranzo, se no come si affrontano due ore di ottica e due ore di meccanica razionale a stomaco vuoto?"
"No, intendevo, andiamo a pranzo assieme?"
"Come sarebbe? Non vai con il tuo adorabile compagno di stanza, la sua boccoluta ragazza e Whisper?"
"Quei due non li sopporto e Whisper è la persona più falsa su questa terra. Volevo dire andiamo a pranzo noi due?"
Lo Stato Maggiore si riunì in seduta straordinaria in trenta secondi. Ma la fretta è sempre e comunque cattiva consigliera…
"Io dico di prenderci la sua esigua virilità in vendetta alla lettera famosa"
"Ma no, su, in fondo era anche colpa nostra"
"Colpa di chi?!"
"Vabbè, ma ora che si fa?"
"Averci una katana, lo saprei benissimo"
Koris si rassegnò, tanto più che non aveva voglia di pranzare da sola.
"E va bene, andiamo"
"E che ne dici se torniamo in bici assieme, dopo lezione?"
Koris non capì l’atteggiamento. Bisogno di avere qualcuno accanto? Manie di emulazione del compagno di stanza? Improbabili sensi di colpa? Mentre se ne andavano a pranzo nella scadentissima mensa dell’università, lo Stato Maggiore macchinava. Ai tempi era appena comparso l’individuo Batrace sul Koris-blog, un commentatore arrivato per caso a queste sponde e che si dilettava a leggerle le gesta dello Stato Maggiore. Koris si impuntò per un certo periodo che fosse lo pseudonimo di W., prendendo un granchio enorme.
Batrace era Batrace e con lui cominciò un intenso rapporto di chat. Si incontrarono persino un paio di volte prima dell’estate, senza che Koris sospettasse retroscena, troppo presa com’era a capire la questione W.
L’individuo si comportava in maniera anomala. Era persino gradevole. Parte dello Stato Maggiore continuava ad essere dubbiosa, e durante pranzi finalmente a base di panini e non di schifezze radioattive servite dalla mensa (grande vittoria di Koris) guardava W. con occhio critico.
"Ma che si sia ravveduto?"
"Non ci credo"
"Però è così galante…"
"Se vuoi chiamare galanteria stare sotto lo stesso ombrello…"
"Non sembra lui"
"Eppure è quello che ha scritto la lettera, ricordatelo"
"Infatti, è questo che non mi quadra"
Koris e W. finirono per passare sempre più tempo assieme, a lezione e, cosa preoccupante, anche non. Koris riuscì a iniziarlo al Lupus in Tabula, gioco che veniva consumato quasi ogni sera nelle camere collegiali e a farlo accettare alle pizzate della domenica (ovvero, "nessuno ha voglia di cucinare, siamo in dieci, ci facciamo portare una pizza?"). W. accettava di buon grado gli inviti (sempre declinati fino ad allora), apprezzava i Koris-dolcetti al cocco, era ricomparso on line, sorrideva e non chiariva mai le sue intenzioni. Koris in tutto questo continuava anche a sentire Batrace, sempre senza dubitare nulla da parte sua.
Venne l’estate, vennero gli esami a cui Koris si preparò con teutonica determinazione che in taluni casi servì, in tal altri per nulla. W. le promise che sarebbe andato con lei alla cena di fine anno del Collegio. Si limitò invece a tirare un pacco clamoroso, che avvelenò la Koris-serata e mandò in guano il conteggio di particelle dell’esame di fisica statistica. Quella sera la Koris-depressione toccò vette epiche, tant’è che parte dello Stato Maggiore decise di farla finita. Con W., non in assoluto.
Tuttavia W. era più recidivo di un eczema. Si presentò la settimana dopo come se niente fosse successo a domandare a Koris se potessero preparare assieme l’esame successivo. Koris era tanto tonta, per cui accettò, dando inizio a quelle che chiamava le serate di "sesso, teorema di Thevenin e rock’n’roll" (peccato ci fosse soltanto la componente di mezzo).
Passati bene o male gli esami (con due rimasti nel grugno a settembre), venne il momento di parlare di vacanze.
"Koris, tu cosa fai?"
"Boh. Quei folli dei Maiores volevano andare a Vienna, pare"
"Vienna… ci sono già stato tre volte"
"Io no, quindi spingerò per andare a Vienna"
"Io vado in Finlandia coi miei, poi a Praga e Bratislava con un amico. Se le date coincidono posso fare un salto a Vienna con te, che ne dici?"
Una cannonata nello Stato Maggiore avrebbe fatto meno impressione. Membri ottimisti sventolarono lo striscione mormorando "è fatta!". Altri si domandarono cosa ci fosse sotto. Yaxara optò per la cautela.
"Mah, non so, vediamo…"
"Ho preso i biglietti per Berlino!" arrivò strillando l’Amperodattilo a fine luglio.
"Berlino? Ma non avevamo detto che saremmo andati a Vienna?"
"Io e U Babbu abbiamo cambiato idea"
Pertanto Berlino fu e Koris partì in contumacia mentre W. era in Finlandia. Al suo ritorno trovò nella posta una cartolina finlandese che sul retro la supplicava di raggiungere W. a Vienna. Ma Koris aveva da preparare due esami a settembre, per cui si compiacque della nostalgia generata (ma all’epoca, col senno di poi, la vera nostalgia non si sapeva nemmeno cosa fosse) e se ne tornò a studiare.
A settembre le cose cominciarono a mutare. In meglio. Già sapea che la commedia si cangiava al second’atto… Koris passò i due esami che le rimanevano e si prese la prima inaspettata lode della sua carriera accademica. Il terzo anno cominciò in gloria, con W. che si faceva premuroso e attento e un nascente interesse per la fisica nucleare.
"Vieni con me a sentire la conferenza di Margherita Hack sullo Sputnik? Che poi dopo magari facciamo un giro, beviamo qualcosa…"
Lo Stato Maggiore contava di portare a casa la vittoria quella sera di fine settembre. W. pareva nascondere evidentemente qualcosa. Koris trepidava. Poi accadde l’impensato. Alla conferenza spuntò l’amico Bryda.
"Ehi, ciao! Che dite se torniamo in collegio insieme?"
"No, dai, non vorremmo rallentarti…"
"Ma no, a me fa piacere"
"Abbiamo le bici lontane…"
"Vi accompagno a prenderle"
"Ma sono DAVVERO lontane…"
"Non importa, faccio due passi con voi"
"E poi magari noi ci fermiamo un po’ in centro…"
"Che bella idea! Vengo anche io!"
Koris decise di demordere, rimandando la vittoria finale di qualche giorno. Del resto ormai era imminente ed ovvio.
Accadde poi che Koris passò un pomeriggio presso Batrace, sempre senza dubitare nulla. Fu il pomeriggio in cui ricevette più messaggi in assoluto. Tutti di W., tutti sul tema "dove sei-con chi sei-quando torni", tutti con i pretesti più stupidi.
"Un po’ geloso, il tuo amico…" lasciò cadere Batrace.
"Ma no, e poi se vuole vantare diritti su di me prima deve sposarmi"
"Ah…" Batrace mutò espressione, ma ancora una volta lo Stato Maggiore non se ne accorse "se siete già a questi punti…"
Marvin, il paranoico portatile di Koris dotato di Kubuntu, morì i primi giorni di ottobre. Lo Stato Maggiore non si diede pace per la sua perdita.
"Beh, adesso prenditi un Mac!" suggerì W., uno dei pochi suggerimenti sensati. Fu così che il 18 ottobre 2007 (il ventitreesimo compleanno del Senzaddio, per inciso) nacque Trillian. Per Koris e W. fu una sorta di nascita di una pargoletta, tant’è che l’evento venne salutato con multiple cene e grandi libagioni.
Koris e W. ormai mangiavano sempre assieme, cenavano a lume di portatile ogni sabato sera ed erano inseparabili, nonché particolarmente esclusivi nei confronti di ogni altro compagno di corso. Tuttavia c’era sempre almeno un membro dello Stato Maggiore che dubitava in silenzio, nascosto nelle tenebre della poca fiducia. Un sabato sera Koris stava tornando da uno dei tanti rendez-vous con W. quando intravide un’ombra nera davanti alla porta. Si inquietò, pensò di andare a chiamare W., si ricordò che era tutt’altro che un valente cavaliere, si fece coraggio e avanzò. L’ombra era Batrace.
"Sono tre ore che ti aspetto, al cellulare non rispondi… e io devo dirti una cosa"
"Non potevi dirmela su msn?"
"Non è il genere di cose che si dicono su msn. Yaxara, ti amo"
"Ahia" pensò in coro lo Stato Maggiore. Koris pensò come aggiustare le cose, poiché gli dispiaceva perderlo, ma non voleva nemmeno dargli false speranze.
"C’è già W., lo sai…"
"Sì, ma non state assieme"
"Non nel senso canonico del termine, però…"
"Io voglio solo il tuo bene, ti prego, ascoltami… la tua felicità non è con lui"
In effetti tutti i torti non li aveva, pensandoci a posteriori.
Il menage fra Koris e W. continuava, frainteso fra alcuni, non compreso da altri. Ci furono terribili momenti di disillusione e tristezza, che tuttavia vennero superati. I due andarono a visitare il CERN a Ginevra assieme e a Koris piacque pensare che W. lo trovò divertente, cosa che non fu. W. non tollerava le particelle che tanto esaltavano Koris e pensava all’inutilità di quella branca della fisica, senza farne troppo mistero.
A fine anno vennero separati dalle vacanze di Natale, ma si sentivano tutti i giorni. Passarono capodanno in chat assieme, a causa di troppi esami da preparare per muoversi. A suo modo, Koris era felice e pensava che ormai la formalizzazione dell’atto era prossima.

Il seguito alla prossima puntata.

Love Koris #5

Episodio precedente: Love Koris #4

Era fine ottobre e Koris era una studentessa del secondo anno in balia dei parziali di Fisica 2, incazzata con la vita e col mondo. In una parola, intrattabile. La sua accidia era accresciuta dall’accasamento di Hana con un matematico del quinto, non già per invidia, quanto perché i due si impadronivano della camera nei momenti meno opportuni, si lanciavano in effusioni incuranti della Koris-presenza, depredavano il frigo della Koris-spesa e facevano i comodi loro. L’unica fortuna era che Nimi non aveva ancora la qualifica di Koris-katana.
Lo Stato Maggiore ammazzava il tempo, la noia e la furia fra una lezione e l’altra scrivendo. Il morale era talmente a terra che Koris si era iscritta a un sito di fanfiction su Harry Potter in inglese e aveva preso un secondo ruolo in SFI (galeotto fu il libro e chi lo scrisse) come ufficiale scientifico, per calarsi più nella parte.
Era sera e un appena conosciuto Romulano noto soltanto come Kupaq e non ancora come Senzaddio stava convincendo (via gmail) Koris a farsi ICQ quando squillò il predecessore dello Schiphone, numero sconosciuto.
"Chi è?"
"E che ne so, rispondi"
"Non sarà questo folle marinaio che fa il simpaticone e si crede di fronte a un terreno facile, che non è aria e gli faccio vedere di cosa sono capace?"
"Gli hai dato il numero di ICQ, mica quello di telefono!"
"Giusto, io a ‘sto qui il numero non lo darei manco morta"
"Però in quella banda di folli sarebbe l’unico che per età…"
"Film di fantascienza che ti stai facendo a parte? È un poco di buono, si fiuta lontano un miglio, nautico, nel suo caso. E non si abbasserebbe mai a cozze del par nostro, meglio le ostriche…"
"Vabbé, rispondi a ‘sto telefono sì o no?"
Koris prese la chiamata appena in tempo.
"Ciao, Yax, sono L."
Silenzio e balle di fieno rotolanti dall’altra parte del microfono.
"Pronto? Yax, mi senti?"
"Cosa vuoi?"
Il vento siberiano sarebbe stato più caldo. In risposta, una voce da topolino smarrito.
"Vorrei solo parlarti"
"Mi stai parlando"
"Mi sono lasciato con Hana"
"Lo vedo, ho sotto gli occhi la sua nuova storia minuto per minuto"
"Mi ha tradito…"
"Non venire a piangere da me!"
"Possiamo parlarci?"
"E cosa dovresti mai dirmi che già non sappia?"
"Spiegarti…"
Koris tamburellò sulla scrivania, incerta se esplodere o godersi la scena del pentimento in diretta, comportandosi nel modo peggiore possibile e gongolando di fronte all’altrui sofferenza.
"Ci vediamo il 31 sulla spiaggia di fronte alla fortezza, vedi di essere puntuale"
Lo Stato Maggiore stava per tornare ad ICQ e alla sua nuova conoscenza dalle orecchie a punta, quando una mail attirò la sua attenzione. Era di Lerry, da poco tornato dall’Africa.

Sarona sta abbastanza bene, sicuramente meglio di qualche mese fa, di quando eravamo in Africa. E’ difficile dirlo (almeno quanto accettarlo) ma il nostro sogno è finito. Ne vorrei parlare con te, sentirti vicina in questo momento.

Qualcosa fece breccia nella corazza di cinismo dello Stato Maggiore. Un amico in difficoltà non si dovrebbe mai lasciare solo. Lerry era sempre stato più che un amico. E adesso Sarona non c’era più. Era l’occasione d’oro, quella che Koris aveva sempre atteso dalla vicenda Ghesy. Eppure certi membri dello Stato Maggiore tentennavano, ancora memori e urtati dal comportamento di W., in quell’epoca felicemente ignorato a lezione.
Koris accettò comunque l’invito a cena di Lerry e si diresse a Merdopoli per sbrigare la lunga sequenza di appuntamenti.
L. non aveva molto da dire. Raccontò di essere caduto nella rete di Hana senza volerlo.
"Cioè, capisci, eravamo lì, soli, io nel mio letto, lei in quello accanto e continuava a chiedermi ‘Ma cosa facciamo, qui assieme in camera tua?’"
"’Dormiamo’ sarebbe stata una risposta accettabile, idiota"
Iniziò una lunga prosopopea sulle sue disavventure universitarie, sul fato che gli era avverso, di come Hana lo avesse cornificato con tre uomini diversi in sequenza, di come si sentisse uno straccio senza rimedio.
"Ma noi due…?"
"Noi due cosa?"
Come si è già detto, per lo Stato Maggiore non era aria.
"Cerca di capirmi, ho delle scusanti…"
"Puoi chiedermi di capirti, non certo di giustificarti. E sicuramente non di tornare assieme"
L. fu abbandonato sulla spiaggia deserta lì dove si trovava, mentre Koris si diresse alla Grotta di Lerry per il secondo appuntamento topico. Si trattava di una cena a tre, Lerry, Leonard e Koris, in cui si parlava a turno delle reciproche disavventure e si mangiavano dolcetti al cocco e focaccia made by Amperodattilo. Erano circa le dieci di sera quando Leonard dovette tornare a casa.
"Ora spiegami cosa posso fare per te" disse Koris nell’abbraccio di Lerry, nella loro ritrovata intimità.
"Stammi vicina, dammi conforto"
Ma c’era qualcosa che non andava. Le braccia di Lerry erano una prigione che stritolava, una trappola serrata come una tagliola e niente aveva a che fare col sentimento atteso. Koris aveva sinceramente paura e la sua mente vagava altrove per trovare riparo. Al parziale di Fisica 2 imminente, ai dielettrici, a un libro di Asimov visto su uno scaffale. Sembrava una scena di "Notte prima degli esami". Tornando a casa nella gelida notte in motorino, lo Stato Maggiore si domandò cosa fosse successo, come fosse possibile che una cosa a lungo sospirata ispirasse paura e non euforia. Diede la colpa alla rabbia repressa che ancora covava per W. e soprattutto per quella mail che non aveva nemmeno il coraggio di rileggere. Ciò nonostante, Koris provava veramente qualcosa per Lerry e forse valeva la pena di crederci e applicarsi davvero in materia.
Tornata a Boulogne, Koris iniziò un fitto rapporto epistolare, cercando di tornare una volta ogni due settimane, prendendosela con i parziali che non ingranavano e liquidando ogni tentativo di conversazione da parte di W. con risposte lapidarie.
Koris giungeva a Merdopoli il venerdì pomeriggio alle 15:28 col treno ribattezzato Talebragno per il suo percorso in Valbormida e la sera andava a cena da Lerry. Spesso andava a studiare anche al sabato pomeriggio. Una parte di Koris tuttavia si riservava di essere dubbiosa e di guastare la festa a tutti.
"Però reagisci un po’ anche tu, altrimenti mi sembra uno stupro!" ebbe a dire una volta Lerry, nella loro intimità a base di legumi secchi e riscaldamento rigorosamente spento.
Le vacanze di Natale furono bastevolmente Lerry-centriche, oltre che sacrificate allo studio, in quanto si volevano togliere entrambi gli esami a gennaio, impresa giudicata impossibile dai più e che aveva in premio una settimana bianca a febbraio. Koris si trovava spesso alla Grotta, talvolta con ospiti, talvolta senza. Si riduceva a cenare a zucchini bolliti e lenticchie (gloria in excelsis ai gamberi e alle focacce del Senzaddio), allietati talvolta da prodotti della cucina dell’Amperodattilo rigorosamente senza latticini per non avvelenare Lerry, ma andava bene così. Si attendeva che Lerry finisse di lavorare ai suoi pannelli solari e si andava alla grotta a studiare e a cipollare con Kubuntu sul povero Marvin (l’Acer predecessore di Trillian).
I Maiores ebbero il buon senso di impedire a Koris in capodanno fra i contestatori della Val di Susa, proposta made in Lerry e fabbricata all’ultimo momento. Non che il capodanno di Koris fu entusiasmante, ma almeno non rischiò di morire di freddo.
I loro rendez-vous serali si interruppero nei dieci giorni in cui Koris volò a Bologna a dare tre esami a tamburo battente. La cosa funzionò, quindi Koris si ritrovò il mese di febbraio libero per Lerry e per i beati affari suoi. Ne seguì un’altra trafila di serate invernali senza riscaldamento ("l’ambiente, pensa a quanto si inquina col riscaldamento, elettrico o a gas che sia") a mangiare legumi secchi ("li ho comprati in massa questa estate, così non devo dare soldi alle multinazionali") e a rammendare jeans con pezzi di ombrello ("di certo non vado a comprarmi jeans nuovi per questo strappo da nulla") su un tavolo sbilenco fatto con pezzi di bancale ("l’Ikea è commerciale"). Ogni tanto la presenza di dolcetti al cocco senza latte allietava le cene.
Il primo scricchiolio si ebbe verso la fine del mese. Si festeggiava l’ingresso di una nuova inquilina alla Grotta di Lerry, occasione mondana non da poco, in quanto ogni ospite era invitato a contribuire al desco con prodotti autoctoni (questo significava che si sarebbe mangiato qualcosa all’infuori di legumi secchi e zucchine bollite). Fra i convitati era presente quella che lo Stato Maggiore ama ricordare come la Culona. Figlia di una spiacevole collega di U Babbu, al Koris-istinto suonò antipatica appena varcata la porta. Di sei anni più vecchia di Koris, naso suino, sedere delle dimensioni di un piccolo stato come il Liechtenstein (quindi altro che provincia e regione, secondo la classificazione dei deretani stilata da Orso), voce gracchiante. Alternativa, no global e "frate trappista" (stando alla dicitura di U Babbu) come Lerry. Koris si limitò a considerarla antipatica e tornare a casa scambiando battute cattive con la famiglia.
Nei giorni successivi Koris se ne andò all’agognata settimana bianca, fregandosene qualora fosse commerciale/globalizzante/eccetera, a lei sciare piace troppo. L’unico posto dotato di neve era Cervinia e fu lì che la famiglia Koris si stabilì, per una settimana surreale.
Al ritorno era venuto il tempo di fare i bagagli e partire per Boulogne, ma Koris decise di voler vedere Lerry ancora una volta. Venne invitata per quella che doveva essere una cena con amici, quindi si armò di focaccia e partì gaia per la grotta. Per la prima volta la porta era chiusa. Koris suonò. E sulla porta comparve lei. La Culona. Lo Stato Maggiore passò dalla modalità gaia all’allarme intruso, ma Koris si costrinse a sorride. La Culona no.
"Cosa ci fai qui?"
"Cosa ci fai tu qui, io sono stata invitata da Lerry"
Nella Koris-accezione gli amici erano Leonard, Stefigna, Stroppians, Ciambi, i ragazzi dell’Alba doccia. Sicuramente non quella campionessa di spiacevolezza. Fu allora che la Culona sorrise.
"Le cose sono un po’ cambiate"
Koris fece appena in tempo a muovere due passi in corridoio che vide la Culona abbracciare Lerry. Lo Stato Maggiore era diviso fra quelli che volevano prendere il coltello del pane e tinteggiare di rosso la cucina e quelli che non volevano crederci. Lerry si rivolse a Koris con un sorriso ebete.
"Lei è la mia nuova ragazza, sai…"
Il tonfo di una teglia di focaccia che cade per terra. Koris non ricorda niente di quella cena surreale. Ricorda però che a un certo punto la Culona la prese da parte.
"Tu sei una sorta di amica di Lerry…"
"Amica…" più che una parola, un ringhio.
"Senti, facciamo una bella cosa. Quando te ne vai di qui, non ti fai più vedere da queste parti per qualche mese, d’accordo?"
Fu più di quanto lo Stato Maggiore potesse sopportare, soprattutto se privo di armi contundenti. Si barricò con il fedifrago in cucina.
"Senti un po’, non c’è qualcosa che devi dirmi?"
"Cosa?"
"Qualcosa a proposito di venti chili di culo che si stanno aggirando per l’altra stanza, ad esempio"
"Ah, lei. La amo alla follia. È sempre stato il mio sogno trovare una ragazza così. Pensa, la scorsa settimana siamo andati a fare una passeggiata a raccogliere finocchio selvatico e lei…"
"E io, scusa?"
"Beh, tu mi hai aiutata in un momento difficile che ora è passato. Non lo dimenticherò mai, ti sarò per sempre riconoscente"
"Allora lo sai che la tua amorevole consorte dal sedere a cuscino mi ha detto di stare fuori dai piedi per qualche mese?"
Lerry ci pensò un momento, poi scrollò le spalle.
"Mi pare una cosa ragionevole…"
Koris lasciò la Grotta senza aspettare che finisse la serata, per scappare prima dall’Amperodattilo e dai suoi "io te l’avevo detto", a Boulogne il giorno dopo.

Il seguito alla prossima puntata.

Love Koris #4

Episodio precedente: Love Koris #3

Koris giunse a Boulogne in abbrivio sull’ira della storia precedente. La furia è tuttavia una pessima consigliera e la fretta genera mostri. Se lo Stato Maggiore avesse riflettuto di più, si sarebbe evitato un sacco di guai. O forse no.
Già durante il concorso, pur avendo ancora L. fra i piedi, Koris aveva adocchiato uno. Smilzo, allampanato (anche troppo per micro-Koris, altezza 1.58 m), occhi verdi, capelli chiari. Faccia da rettile, ma la perfezione non è di questo mondo. Fisico anch’egli. Era W., che ogni tanto viene ancora citato. Lo Stato Maggiore ci fece un pensierino, poi lo accantonò per incazzarsi come una vipera contro L.
L’inizio università per Koris non fu una passeggiata. Dapprima lo Stato Maggiore era convinto che mantenere la media del 28 (richiesta per non essere cacciati dal collegio) non fosse questa gran cosa. La smentita ufficiale arrivò coi parziali del primo semestre. 9/30 al primo parziale di algebra, 10/30 al secondo, 21/30 a quello di chimica, quando in chimica al liceo Koris era un discreto drago. E se non fosse stato sufficiente questo a ficcare gli animi, c’erano i colleghi collegiali che, avendo preso voti spaziali, pensavano bene di far pesare gli insuccessi sulle Koris-spalle. In particolare uno, il compagno di stanza di W., quello a cui sono indirizzati i ringraziamenti dell’ultima Koris-tesi, quello che ora è indietro con gli esami (va bene, fine del momento di Koris-narcisismo). Per completare il quadro, Hana non faceva mistero del suo pendolarismo a Perugia, cosa di cui Koris soffriva in silenzio perché non si sarebbe mai e poi mai degnata di dare soddisfazione.
In tutto questo c’era W., l’unico che non la prendeva in giro. W. sorrideva a Koris, la invitava alle conferenze del dipartimento, la contattava su messenger ogni sera. Il colmo del fraintendimento giunse quando W. parlò della canzone "La Cura" di Battiato, invitando Koris ad ascoltarla con lui. Lo Stato Maggiore, all’epoca fiaccato nel corpo e nello spirito e bisognoso di affetto (non aveva ancora scoperto quale ruolo avesse la nutella quale sublimato del sesso), pensò "È fatta!". Scrisse una fitta mail a Lerry, all’epoca considerato un fidato consigliere in materia, in cui chiedeva consigli su come muoversi, pensando che la campagna sarebbe stata breve e vittoriosa.
Le vacanze di natale piombarono a separare Koris e il suo obbiettivo. Lo studio matto e disperatissimo di due materie assieme a rullo compressore non impedì allo Stato Maggiore di portare avanti i suoi turpi progetti. Sentiva W. regolarmente ogni sera, in un’epoca in cui casa Koris non era dotata di wireless e quindi toccava tenere Marvin collegato in ethernet accanto al modem. Per un fugace e folle attimo Koris pensò di invitare l’oggetto dei suoi desideri a festeggiare capodanno assieme, ma cambiò idea all’ultimo momento.
A inizio gennaio Koris tornò a Boulogne e diede gli scritti di chimica ed algebra con l’arroganza che può avere solo chi desidera vendetta tremenda vendetta. Poi le giunse un messaggio da W.
"Ehi, che ne dici di venire a prendermi in stazione, visto che sei già a Boulogne?"
Koris accettò come se avesse toccato il cielo con un dito, ignara del fatto che nei tempi a venire avrebbe aspettato ben altri arrivi in stazione a Boulogne.
La cosa parve stare in piedi o almeno così piaceva credere allo Stato Maggiore. W. e Koris spesso mangiavano assieme, quasi mai soli (motivo di santioni da parte dello Stato Maggiore) e lui tornava a casa tutti i fine settimana dalla sua mamma. Genitrice che quando intravide Koris da lontano, lanciò alla fanciulla uno sguardo da incenerirla sul posto.
"Ma ho fatto qualcosa a tua madre? È arrabbiata con me per qualche ragione?"
"No, no, ti guarda così solo perché non ti conosce…"
In quell’occasione affogare il sentimento di razzismo verso i bergamaschi fu davvero difficile.
Era poi il 14 febbraio, giorno del consumistico San Valentino, quando Koris decise che era stufa di fare la Penelope in attesa dell’Ulisse mammone e se ne andò al cinema con Hana e un terzo compagno. Lasciando messenger acceso. Al suo ritorno trovò un messaggio:
"Ecco, I have to unveil my plan e proprio oggi tu sei cinema!"
Koris si diede dell’idiota e promise di non trasgredire mai più, tirandosi discrete mazzate nelle metaforiche palle, molto alla Tafazzi.
Il piano consisteva in una giornata di sushi fatto in casa più conferenza di fisica teorica al pomeriggio. Koris organizzò l’evento come se fosse stato il matrimonio che adesso aborra. Il pesce crudo le faceva orrore, ma all’epoca le parevano sacrifici eroici (illusa).
Andò a fare la spesa assieme a W. e al suo molestissimo compagno di stanza, che proclamò un pranzo a base di polenta e salsiccia, per contrapporre l’orgoglio leghista all’orientofilia degli altri due. In cucina lo Stato Maggiore si accorse ben presto dell’inettitudine culinaria di W. quando quest’ultimo riuscì in sequenza a bruciare il riso e a rovesciarlo nel brodo perché a suo dire si faceva prima (a posteriori, gloria in excelsis ai risotti del Senzaddio). Il sushi era disgustoso e poco poté la sala di soia per mascherarne il gusto. Ma Koris ingurgitò tutto tessendone sperticate lodi. Anche la conferenza di fisica non era il massimo della vita e del tutto inadatta a imberbi studenti del primo anno, ma anche lì lo Stato Maggiore seguitò. Al termine della giornata Koris si aspettava un bacio, ma ottenne ben altro.
"Va bene, allora io torno a casa. Ciao"
Partì lasciando i piatti da lavare, ovviamente.
La depressione era comunque in agguato al varco, presentandosi come fallimento epico all’orale di algebra. Orale posticipato apposta per essere sostenuto assieme a W. e che portò lo Stato Maggiore a forgiare la regola aurea "Fisica e sentimenti viaggiano su binari paralleli e guai se si incontrano".
Il secondo semestre portò ulteriori delusioni, in veste del noiosissimo corso di Laboratorio 1 che prometteva tanto e non manteneva nulla. Koris meditava il suicidio, ma pensava che l’obbiettivo secondario della sua vita fosse in vista. Fu così che a marzo, durante un tramonto fra lo smog e i gas di scarico, tornando da lezione e incredibilmente soli alla fermata dell’autobus, Koris trovò la forza di pronunciare le seguenti parole:
"Senti, prima che il tempo e il tuo compagno di stanza me lo impediscano, volevo dirti che tu mi piaci moltissimo. Ma se non vuoi non se ne fa niente…"
W. fece un sorriso idiota, bofonchiò un "certo" e sparì. Koris rimase interdetta e il suo stolido ottimismo le fece supporre che il maschietto avesse bisogno di tempo per riflettere. Quindi se ne tornò a casa scrivendo una trionfale mail a Lerry in cui si ventilava un futuro di notti di sesso acrobatico, ma il tarlo del dubbio rodeva lo Stato Maggiore.
Il tarlo aveva ragione. Da quel punto in poi W. si fece elusivo, in fuga, sfuggente, senza mai accennare a nulla. Koris non capiva cosa gli fosse preso. Tutte le volte che tentava di ottenere una risposta riceveva responsi degni di una segreteria telefonica. In preda al panico e al dubbio, aprì questo blog, che non la aiutò a chiarire le idee, ma sopravvisse a tutte le sue turbe mentali.
Più W. fuggiva, più Koris pretendeva risposte e si lanciava all’inseguimento. Portò Gemini a Boulogne apposta per poterlo tallonare dappresso. Niente da fare. W. bloccò il contatto messenger (negando l’evidenza), cominciò a farsi sgarbato, a deridere Koris come il suo compagno di stanza, a comportarsi da isterico nei momenti più impensato.
L’ira stava prendendo piede, scacciando la depressione e la tristezza insite dello Stato Maggiore. L’arrivo della sessione d’esame e il bruciante desiderio di rivalsa portarono Koris a una decisione.
"Se gli scriviamo non può non rispondere"
"Ma che gli scriviamo?"
"Gli chiediamo spiegazione, che cacchio. Un conto è rispondere ‘no, non sono interessato’, ben altra cosa è comportarsi da stronzo gratis et amore dei"
"E se poi non la prende bene?"
"Peggio di così?"
"Con che tono la redigiamo?"
"Arroganza dei secoli"
"No, dobbiamo essere tranquilli, umili, pacati. Facciamogli capire che non siamo arrabbiati con lui, che vogliamo solo capire cosa lo ha scontentato, che se ne può parlare come persone normali…"
"E mettiamo un oggetto falso, così magari ci casca e la legge"
A detta di Batrace che la lesse tempo dopo, la mail trasudava sentimento. Lo Stato Maggiore preferisce definirla patetica.
La risposta che giunse era fredda come l’Antartide e iniziava con "Da quando ho messo piede a Boulogne, tu non hai fatto altro che fraintendere il mio atteggiamento", continuava con "Il mio comportamento lo hanno capito anche i muri, solo a te non è chiaro" e terminava con "Io non mi sento in dovere di dare spiegazioni a nessuno". Una risposta non risposta degna di un commercialista.
Per lo Stato Maggiore, reduce dall’esame di Analisi Matematica 1, fu la goccia che fece traboccare il vaso.
"Questo stronzo non vale la nostra pena" fu l’unico lapidario commento possibile. Koris decise di averne abbastanza e si diede agli esami, più che mai convinta che il cosiddetto amore non facesse per lei.

Il seguito alla prossima puntata.

Love Koris #3

Episodio precedente: Love Koris #2

Scongiurato il pericolo Ghesy, fu Lerry a farsi insidioso. Sempre fidanzato con Sarona, in modi ancora ignoti allo Stato Maggiore fece cadere Koris nella sua rete (che se ci ripensa si incazza ancora). Lerry ne approfittò per tenere il piede in due scarpe, Koris perse la testa accettando di divenire "l’altra". Condizione umiliante che probabilmente Sarona conosceva, ma lo Stato Maggiore aveva deciso che l’amore era divenuto sofferenza, per cui giù a soffrire, canticchiando non trovo pace notte né dì, eppur mi piace languir così. Ne seguirono incontri in cui niente era chiaro, in cui Koris non capiva (o meglio, capiva ma non voleva accettare) cosa la spingesse verso Lerry. Il tutto sulla pista dei 400 m.

Lerry lasciò la società di atletica l’anno dopo, per ragioni che restarono sconosciute, ma che avevano a che fare con un suo desiderio di fuggire in Africa, evento che pareva ormai prossimo. Koris soffrì immensamente, soprattutto dopo la conversazione che ebbero davanti a un tramonto durante una scampagnata.
"Koris, ti devo parlare"
Yaxara lo sapeva già che le doveva parlare e sapeva anche cosa voleva dirle.
"Dimmi"
"Volevo dirti che se non ci fosse Sarona, la mia prescelta saresti tu"
"Lo so"
"Non è che questa situazione ti dà fastidio?"
"Ci ho fatto il callo"
Koris fece l’ultimo anno del liceo frequentando casa di Lerry nelle assenze di Sarona, mangiando lenticchie secche, zucchini bolliti e altre amenità. Ma all’epoca era disposta a tutto pur di stare con Lerry, per cui si faceva andar bene qualsiasi, comprese le sere di inverno senza riscaldamento e acqua calda. Si preferiva usare un altro genere di riscaldamento, a detta di Lerry.
Finì anche l’ultimo anno del liceo, Koris si era impallinata con la fisica e Lerry stava ancora con Sarona. Era estate quando successe. Una giornata come tante, la vigilia di ferragosto. Era primo pomeriggio, Koris aveva programmato di andare a dormire da Iset. Doveva solo recuperare un documento al computer prima di partire. E Mercury non si accese più. Il vero amore di Koris, il suo Pentium 2. Morto. Defunto. Kaputt.
Non ci fu niente da fare, nessuna donazione di organi provenienti da altri computer.
"È troppo vecchio, non vale la pena tentare"
Koris lo lasciò andare alla discarica informatica col cuore gonfio di dolore e la mente facile all’errore. Nel mentre aveva fatto la sua comparsa in casa l’ADSL sul Pentium 3 dei Maiores, nello stesso periodo in cui il metallaro L. scoprì msn.
I due cominciarono a sentirsi senza la presenza di Iset. Le cose precipitarono quando i due cominciarono a vedersi in due, senza Iset e senza uno stuolo di nerd giocatori di Magic attorno.
"Senti, Yax, volevo dirti che tu mi piaci circa dal primo anno del liceo"
Koris aveva bisogno di staccarsi un po’ da Lerry, perché il triangolo stava diventando usurante. E poi Lerry non ne sarebbe stato geloso, del resto aveva pur sempre una strana nicchia privata negli affetti di Koris. All’epoca si usava citare Cat Steven, the first cut is the deepest.
"Benissimo! Allora mettiamoci insieme"
"Va bene, ma non deve saperlo nessuno"
"Nemmeno Iset?"
"Tanto meno Iset, sai che è innamorata di me…"
Cominciò una storia d’amore clandestina che nemmeno Romeo e Giulietta. Tant’è che per comunicare si erano invertiti i sessi. L. si faceva chiamare Alice, Koris Jimmy. Era assolutamente folle, ma lo Stato Maggiore alla fine non era così infelice. Anche se L. si comportava con posizioni da maschio alfa dell’inesistente gruppo, bocciando qualunque Koris-proposta e spalando letame sui Koris-gusti in qualsiasi ambito.
"Tu ascolti musica di merda. I Queen sono merda, i Dire Straits sono merda, Bruce Springsteen è merda"
"Ma ascolto anche musica classica"
"Mozart è merda, Rossini è merda, Handel è merda, l’unico musicista vero è Wagner"
"E anche un po’ di metal"
"I Blind Guardian sono metal di merda"
Ripensando al passato, lo Stato Maggiore si domanda per quale motivo stesse con individuo simile. Durò un mese o poco più, ma si videro più di quanto facciano Koris e il Senzaddio in sei mesi. Inoltre Koris ci credeva. Sapendo che L. sarebbe andato a studiare a Perugia ("Perché io voglio studiare una cosa seria in un posto serio, mica come te che vai a vantarti di far fisica"), lo Stato Maggiore studiò inverosimili percorsi ferroviari per i ricongiungimenti. Almeno finché non accadde il fattaccio.
Koris aveva ormai la certezza di dirigersi verso Boulogne ed erano i suoi giorni a Merdopoli. A casa di L. era ben vista da entrambi i genitori, evento eccezionale, data la precedente esperienza di Ghesy. Il padre di L. un giorno domandò a Koris:
"Che ne dici di venire a mangiare una pizza con noi? Così festeggiamo la tua partenza"
"Mi pare un’ottima idea, accetto volentieri. Che ne dici, L.?"
"No"
A quel monosillabo Koris sentì uno scricchiolio.
"No, non si può. Tu stasera hai un impegno, mi hai detto"
Lo Stato Maggiore si passò in rassegna, ma per quanto rassegnasse non riusciva a trovare nessun impegno di sorta. O almeno, nessun impegno improrogabile.
"L., ma veramente…"
"Dai, lascia stare, no"
A quel punto Koris capitolò anche davanti al genitore. Tuttavia, appena lasciati soli, lo Stato Maggiore domandò ragione di quell’improvviso rannuvolamento.
"Mi sono fatto i miei conti per la giornata. E tu non ci rientri. Stasera ho da fare per cazzi miei, Poi ti chiamo io prima che tu parta"
Se Koris fosse stata un fumetto, avrebbe avuto una vignetta col cuoricino stilizzato che andava in pezzi. Tornò a casa più mesta che mai, domandandosi quelli fossero le sue colpe. Inconsolabile si era raggomitolata in un angolo dello studio di U Babbu assieme a Spot (il predecessore di Spin, attualmente latitante sulla Sila), a piagnucolare.
"Avanti, esci di lì! Devi chiamare Hana per mettervi d’accordo per Boulogne. Non posso vederti lì a vegetare!"
"Ah, sì, Boulogne…"
Hana era una conoscenza in comune con L., alunna di U Babbu e all’epoca futura studentessa di Boulogne. Koris prese mestamente il telefono per accordarsi sulla partenza.
"Pronto, sono Koris, vorrei parlare con Hana…"
"Ciao, sono sua madre. Hana non c’è, è andata a dormire da L., torna domattina"
La colonna sonora adatta per la serata non fu il metal, ma il Dies Irae. Koris si mise a tempestare contro L. facendo tremare i muri della casa, invocando divinità celesti e terrestri che le facessero vendetta. Poi capì che la vendetta non poteva che farsela da sola. Quindi si sedette al computer e gli scrisse una mail così carica di insulti che non volle nemmeno rileggere. Altrimenti ne avrebbe aggiunti degli altri. La mail terminava con "non farti mai più rivedere, grazie". Dopodiché lo Stato Maggiore passò alla damnatio memoriae, cancellano numeri di telefono, indirizzi mail e contatti msn, senza voler spiegare a Iset il significato della frase "per me L. è morto" (e fece male, perché fu L. a spiegare a Iset e a rigirare a suo favore la frittata). In questo stato d’animo da assetata di sangue, Koris partì per Boulogne.

Il seguito alla prossima puntata.

Love Koris #2

Episodio precedente: Love Koris #1

Koris iniziò a fare atletica che aveva quindici anni appena compiuti. Ebbe un colpo di fulmine incompreso con Lerry, che all’epoca era già no global ma non ancora frate trappista, che andava a prenderla in vespa il martedì e il giovedì e che le dava il casco di Sarona, fidanzata di Lerry e alunna di U Babbu. Lo Stato Maggiore non aveva ben chiaro se Lerry ricambiasse o meno, quindi seguitò, con i quattro allenamenti alla settimana e le gare nel week-end.
Fu quando, tempo dopo, Lerry partì per stare tre mesi in Corea a preparare la tesi che accadde il fattaccio. La tragedia. Il peggio del peggio. Del peggio. Ghesy, saltatore in lungo di un anno più vecchio di Koris, andò al cospetto dello Stato Maggiore e si dichiarò. Costui, proveniente da sancta sanctorum degli sfigati cosmici, aveva tentato più avvicinamenti, raccogliendo informazioni che la perfida Yaxara elargiva errate, perché essere carogne è un stile di vita. Lo Stato Maggiore deliberò senza troppa serietà.
"Mah, sarà la solita storia da due settimane e via"
"Ma a te piace?"
"Nemmeno un po’, ma a giudicare dall’espressione disperata, se gli diciamo di no questo si impicca"
"Non credo che sarebbe una grave perdita per il genere umano…"
Koris aveva quasi 16 anni e le idee piuttosto confuse sul rapporto di coppia. Disse di sì per tedio.
Fu una cazzata e lo Stato Maggiore se ne accorse subito, fin dal momento in cui Ghesy tentò disperatamente di trovare delle affinità per dimostrare che erano fatti l’uno per l’altra ("Tifiamo la stessa squadra di calcio" "Veramente a me del calcio non può fregare di meno" "Beh, ma io e tuo fratello tifiamo la stessa squadra"). Ma tant’è, non è che fosse molto impegnativo. Si trattava si sopportare quelle sporadiche incursioni bavose durante gli allenamenti, tollerare un "piccolina, sei la mia piccolina" senza ricambiare e reprimendo l’istinto di strappargli un orecchio a morsi, staccargli le mani dai magnifici miei quarti reali qualora si facesse insistente. Niente di più.
Di ritorno dalla Corea, Lerry li convinse che si amavano, anche se lo Stato Maggiore non ne era per niente persuaso, Yaxara in primis.
Ghesy proponeva di uscire, Yaxara declinava dicendo che doveva studiare, mentre cercava di finire la campagna di Dynasty Tactis attaccata per ore alla PlayStation 2, oppure in tenera comunione con Mercury a scrivere qualche pezzo per il gioco di narrazione su Star Trek.
Ghesy teneva gelosamente celata la sua relazione ai genitori, per cui non aveva mai soldi nel cellulare, cosa di cui Koris era immensamente grata. L’Amperodattilo, al contrario, sapeva tutto e non capiva.
"Io vado a giocare a D&D con L. e tutti gli altri, poi degenereremo in una partita a Magic, torno a casa per cena"
"Ma è sabato, di solito le ragazze escono col fidanzatino!"
"Di quale fidanzatino stai favoleggiando?"
"Ghesy. Non andate al cinema, o a fare una passeggiata in centro…"
"Che Nostra Signora della Sfiga con i Dadi ce ne scampi e liberi! Vado che ho un’elfa druida da far salire di livello"
Ghesy chiese una sola volta di poter vedere dove la sua presunta ragazza andasse. Probabilmente si spaventò al secondo "fammi un tiro salvezza" o al "metto in gioco sedici pedine scoiattolo!" oppure al "ti countero la magia! E adesso rispondi se sei capace, pivello!". Ne fuggì disgustato, cosicché lo Stato Maggiore ebbe campo libero e guinzaglio lungo. Koris fu un po’ meno grata quando lui scoprì le chiamate a carico del destinatario, che lo Stato Maggiore rifiutava allegramente.
L’estate in cui i tubi di casa Koris esplosero al gran completo e la famiglia si stabilì nelle steppe della Valbormida si verificò il punto di minimo storico. La madre di Ghesy scoprì il love affaire del pargolo, convincendosi che Koris lavorava per qualche hot-line e battesse la via Aurelia nel week-end per arrotondare. Così telefonò l’Amperodattilo, che si esibì in un cazziatone in grande spolvero per tutto lo Stato Maggiore.
"Ma cosa ci hai fatto con questo qui?!"
"Niente, manco è buono per farci il brodo!"
"E allora quelle chiamate alle hot line di cui dice sua madre?"
"Che colpa ne ho io se è un imbecille dedito all’onanismo con le gonadi al posto del cervello?"
Koris si ripromise di abbandonare un siffatto uomo per dedicarsi alla zoofilia (o all’ascetismo nerd), ma Lerry si mise in mezzo.
"Ma vuoi mollarlo?"
"Mi ha dato né più né meno che della passeggiatrice, che dovrei fare?"
"Perdonarlo"
"Sposarlo sobbarcandomi anche le spese del matrimonio no, per caso?"
"Lo sai che ha smesso di mangiare? È disperato, ti ama. Se lo abbandoni si lascerà morire di fame"
"Meglio, più ossigeno per tutti gli altri"
"Da quanto è che state assieme?"
"Stare assieme, adesso… non usiamo parole forti. Diciamo che gli piacciono le mie chiappe"
"Piacciono anche a me"
"Sì, lo so che sei un porco"
"Allora, da quanto state assieme?"
"Ho fatta la cazzata di dirgli di sì dieci mesi fa"
"E vorresti buttare via dieci mesi di investimento affettivo?"
Come investimento era paragonabile a un bond argentino, ma Koris decise di andare avanti. L., che ronzava attorno a Koris e alle sue druide elfe, se ne ebbe grandemente a male, ma nessuno nello Stato Maggiore ci fece caso. Così come non si accorse della corte spietata che le faceva il suo master di Dungeons and Dragons e del GDR di Star Trek, tutto intento a schermagliare con L. per contendersi i favori di Koris, che di favori non ne concedeva a nessuno. In compenso raccoglieva il meglio da entrambi, in termini di personaggi gonfiati e una discreta collezione di Magic di un certo valore.
Koris e Ghesy arrivarono a un anno assieme, stando quanto meno al calendario. Ghesy decise di agire da principe azzurro, prese in biblioteca una copia di "Dating for dummies" e portò fuori Koris. La invitò a mangiare una pizza, ma non si curò di prenotare. Vuoi per uno sfortunato giro di coincidenze, non c’era posto da nessuna parte. I due finirono a cenare in un simil Spizzico. Koris stava mangiando un trancio di pizza rancida quando Ghesy le allungò un pacchettino. Dentro c’era un braccialetto d’argento con lune e stelle, fine, aggraziato, luccicante. "Minchia," si disse Yaxara, in mezzo a un attonito Stato Maggiore "allora ogni tanto ci sa anche fare".
"Ti piace?"
"Molto carino"
"È di mia madre. Mi ha detto di dartelo, io non sapevo bene che fare, altrimenti…"
La classe era già morta e sotterrata, ma una nuova caduta di stile era in agguato. Appena Ghesy si alzò per pagare e tornò mestamente indietro.
"Senti, non è che potresti pagare tu? Sono uscito senza soldi"
Perse anche l’ultima chances della serata quando Koris si incantò a guardare i fulmini che cadevano sul mare.
"Non è uno spettacolo fantastico?"
"Mah, non so, non direi. Anzi, mi rende inquieto, torniamo in macchina che ho paura"
Membri esagitati dello Stato Maggiore urlavano vendetta mulinando lunghi coltelli e trinciapollo (lo Stato Maggiore era ancora in fieri e l’arsenale non era quello attuale). Una volta saliti in macchina, una Panda verde acido, fece l’ultima stronzata del loro rapporto.
"Senti, ma ormai è un anno che stiamo assieme…"
"Così pare"
La Koris-diplomazia era passata a miglior vita.
"Non è che noi…"
"Noi cosa?"
"Sì, beh, insomma…"
"Insomma cosa?"
"Potremmo… beh, hai capito"
"No, non ho capito nulla"
"Quella cosa lì…"
"Quale cosa? Il freno a mano? Il cambio? Il volante?"
Ghesy era più viola di una melanzana, Koris era furibonda e propensa al romanticismo quanto una tigre albina a digiuno da una settimana.
"Stai parlando di sesso?"
Ghesy annuì timidamente.
"Scordatelo"
"Ma… ma… li miei amici mi hanno detto… cioè, tutti quanti…"
"Io non sono tutti quanti"
"Dai, secondo me ti piacerebbe…"
"Secondo me no. Non ho neanche diciassette anni, nella vita ho di meglio da fare. Poi non mi stavi riportando a casa?"
Il giorno dopo Koris era tornata felicemente zitella, libera come l’aria e padrona delle sue chiappe.

Il seguito alla prossima puntata.

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