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Riassumendo

Gli ultimi dieci giorni sono riassumibili in codesta maniera:

  1. Cinque uscite speleo di cui abbiamo già parlato in un florilegio di formaggi che olezzano;
  2. Due giorni di lavoro (o presunto tale) con Binomio che si esercita nel caso, hai visto mai, tornasse in vita Luigi XIV e aprisse posizioni per una nuova corte. Nel dubbio potrebbe anche mandare un’application a Ferdinando di Borbone, perché mai limitare i propri orizzonti?
  3. Un’uscita trekking-arrampi-speleo. Ovvero: farsi 5 km e 400 metri di dislivello sulla Sainte Victoire, arrivare ai piedi di una falesia che definire sapone è dir poco (settant’anni di gente che ci passa, malimortà…), arrampicare con rinvii e armamentario la siddetta falesia per entrare quindi in grotta. Il tutto con un imprecisato numero di flash e materiale fotografico nello zaino. Se no mica è divertente;
  4. Una passeggiata che è evidentemente sfuggita di mano, anzi, di piede. Sulle prime voleva essere solo un’uscita pomeridiana per andare a provare l’ultima Koris-follia, un grandangolo Samyang da 10 mm per cui Koris farà penitenza nei secoli dei secoli, amen. Poi un passo ha tirato l’altro e ci si è ritrovati al Socle de la Candelle, immersi nella bruma (Zeus ha saputo che hai comprato il grandangolo e te l’ha fatta pagare. Pensavi di godere di uno dei più bei paesaggi delle Calanques? E mo’ è no!), per ritornare alla macchina al Col de la Gineste sei ore dopo, con 400 metri di dislivello nelle zampe.

Koris comincia a pensare che sia il caso di darsi una calmata, perché questo lunedì è decisamente difficile da vivere.

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