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Natale Reload

Ci si alza a un’ora scandalosa come le nove meno venti, quindi si passa il tempo a speculare sui pacchetti sotto l’albero, in attesa che si svegli anche l’Orso. I Maiores elucubrano che secondo i dettami di Orso, che sostiene che “marrone è una casa da vecchi”, bisogna apportare delle migliorie alla decorazione del salotto: l’Amperodattilo vuole ridipingere cornici, lampade e forse anche mobili di bianco o di azzurro; U Babbu non sembra convinto. L’Orso si sveglia, effettua la sua routine mattutina sul periodo medio-lungo, quindi ci si può infine dedicare al ricco spacchettamento natalizio, questa volta live e non via Skype come l’anno scorso. La catasta di pacchetti è talmente grossa che è un evidente recupero del perduto Natale 2020.

Dal mucchio selvaggio sotto l’albero escono maglioni, pigiami, guanti da sci, uno scanner per diapositive, joypad, giochi PS4 mutilati perché Amazogn ci odia, tute da speleo ma soprattutto un gigantesco vaso da piante indirizzato a U Babbu. Koris, individuo serio e compito, si infila nell’enorme sacco verde che impacchettava il vaso. “Ma quando diventa adulta questa?” si lagna l’Amperodattilo invano. Il regalo di Iset si rivela essere composto da due bottigliette alcoliche, una blu e una rossa, con le etichette “mana” e “vita” perché più di vent’anni di nerditudine vanno festeggiati in maniera degna.

Koris: “quindi adesso che non sono più ricattabile posso dirvi cosa mi ha regalato ‘thieu per Natale e compleanno!”
Amperodattilo: “No”
Segue mezz’ora in cui l’Amperodattilo cerca di convincere Koris, offesa, a confessare. Nel mentre U Babbu deve andare a cercare vini e mandarini. “Ma con uno champagne del 2007 ci avveleniamo?” è il dilemma che lo assilla. L’Amperordattilo e Orso elucubrano sui servizi di piatti.

Orso viene arruolato per decorare l’insalata russa, visto che è l’arbiter elegantiarum di casa. Pontifica dicendo che i gamberi andrebbero mangiati crudi, con grande sconforto di Koris e dell’Amperodattilo. “Ma noi li facciamo cuocere, che ci frega” sentenzia l’Amper. Orso insiste che la famiglia ha bisogno di un cane, Koris minaccia di non farsi mai più viva, quindi propone come potenziali animali domestici un ratto o una pogona. Via sms, ‘thieu si lamenta dei cani di sua sorella.

Mentre prepara teglie di gamberi e peperoni ripieni di bestie del Devoniano, l’Amperodattilo si lancia in commenti degni della Contessa Madre di Downton Abbey (sua guida spirituale) su come allestire le tavole natalizie. Koris lancia sguardi languidi all’insalata russa fatta coi santi crismi (cit. Amperodattilo) che tanto le è mancata l’anno scorso, segno dell’opulenza anni ’80. U Babbu ribadisce il suo astio per il tonno al naturale, aberrazione che non dovrebbe esistere, come anche il salmone al naturale. Arrivano gli affettati. “Ho preso pancetta, lardo, coppa, culatello, mortadella, prosciutto crudo toscano, salame milano, lo strolghino, poi c’è la mocetta da affettare. Dici che basta come affettato di antipasto? Dovevo prendere anche il vitello tonnato?” chiede l’Amperodattilo, organizzando l’orgia di trigliceridi. “Vabbè, per il nostro parco pranzo…” aggiunge, sapendo di mentire.

Si comincia a mangiare. U Babbu tesse le lodi del bagnetto piemontese, come ogni anno. Koris si suicida di affettati e insalata russa perché quando le ricapita? Dopodiché arrivano i ravioli, ragione che spinto Koris all’impresa del passaggio della frontiera. A posteriori possiamo dirlo: ne valeva la pena.

Arrivano quindi i gamberi, secondo leggero per cercare di far sopravvivere il quartetto fino alla fine del pranzo. Va in scena il seguente scambio:
Amperodattilo: “Aspetta che ti do due gamberi di più che se no sono tutte teste”
Koris: “Minchia, sembra il Terrore del 1793!”
U Babbu: “Era il piatto preferito di Robespierre!”
Amperodattilo: “Non trovo le code, ci sono le teste che vanno per conto loro…”
U Babbu: “Ecco, quelli che vanno per conto loro sono sempre decapitati per primi”
Koris: “Ma perché dici ‘ste stronzate?”
U Babbu: “Inizi tu, io ti vado dietro”
Orso racconta aneddoti raccapriccianti sugli astici, sostenendo che hanno un gusto di formaggio. Si discute sulla superiorità del filetto al Roquefort sul branzino.

Si giunge infine al dolce. U Babbu apre uno champagne del 2007 di cui Orso segnala un retrogusto vintage. Il plantigrade ci rende edotti che il vero panettone andrebbe mangiato tiepido, almeno secondo la scuola bergamasca. “Non vi ho portato il panettone artigianale perché tanto non lo sappiamo distinguere da uno industriale” si giustifica. L’Amperodattilo continua a ripetere di avere uno arrosto in repertorio pronto a presentarsi in un qualunque momento, anche a metà pomeriggio.

L’Amperodattilo si mette a giocare col suo nuovo scanner per diapositive e negativi, riesumando eventi lontani. Orso le guarda e considera “beh, però a vederle a non è che i tempi sembrino tanto cambiati”. U Babbu si indispettisce: “beh, non è nemmeno che fossero i tempi delle Guerre Puniche; erano gli anni ’70, mica dovevano andare vestiti come Pericle”. L’Amperodattilo decide di salvarsi tutte le foto con le pose fighe per metterle su Instagram con quasi quarant’anni di ritardo. Koris capisce che nella scelta del suo pool genetico, pur avendo una vasta scelta estetica, ha puntato tutto sulla simpatia.

La giornata termina sempre con l’Amperodattilo che decide di svuotare gli scaffali degli aggeggi informatici desueti. Orso è latitante, secondo la migliore tradizione che non si scalfisce nemmeno di fronte al coviddi. Koris magari si attacca a un videogioco per evadere a suo modo.

Selfie natalizi che puntano tutto sulla simpatia

Fuffa da cantiere e non solo

Koris è ancora viva, qualora qualcuno se lo stesse chiedendo. Certo, dopo lo pseudo-film d’autore pseudo-speleo di ieri sera lo è un po’ meno (“The Cave of Forgotten Dreams“, se volete saperlo), ma che Koris sia poco sensibile a certi film d’autore è cosa nota, quindi la prossima volta sarà lasciata a casa a guardare cose trash al suo livello come “Megapython vs Gatoroid“. Sarà che ieri sera era digiuna, sarà che il venerdì sera Koris è instabile alla pari di un nucleo con troppi neutroni, per sopravvivere alla proiezione a un certo punto si è immaginata i commenti di Renè Ferretti. E quando le hanno chiesto “allora, ti è piaciuto?” si è rischiata una scena fantozziana da corazzata Kotiomkin. Vabbè, Koris grezza ma lo sappiamo.

Il cantiere avanza nonostante gli operai si siano ammutinati per due giorni per ragioni non meglio precisate. La tappezzeria è stata nuclearizzata, i tubi in eccesso estirpati, le piastrelle psichedeliche polverizzate. Sta pian piano sputando il pavimento nuovo, che ha la pecca di non indurre trip da sostanze psicotrope. ‘thieu ha trionfalmente annunciato di aver buttato via il neon dell’obitorio, che non ci mancherà per nulla, ma proprio per nulla, nemmeno per sbaglio. In compenso ora la casa è ostaggio degli elettrodomestici nuovi, posti in luoghi impensabili in attesa di una sistemazione, ritardata dall’ammutinamento operaio. Koris si è ripromessa che i prossimi lavori in casa li farà solo in The Sims.

Al lavoro Koris oscilla sempre fra delirio di onnipotenza e certezza che il 23 il Capo Giuseppi le darà il ben servito. Le risorse informatiche fanno il gran cazzo che vogliono, si teme l’aggiornamento del server, il centro di calcolo finge di non conoscere Koris perché non ha mai ricevuto formulari di sorta. Potrebbe andare tutto bene o tutto male o tutto boh. Neutronland continua ad essere un pensiero nostalgico e idealizzato come un ex fidanzamento breve ma intenso.

Dalle notizie che trapelano, Natale è ancora una volta sotto l’incognita del coviddi e Koris potrebbe anche essere rotta gli zebedei. Che poi è come incazzarsi perché piove o perché TrenItalia fa sciopero: del tutto inutile. Però tutto questo navigare a vista e dare direttive “un tanto al ciocco” (è italiano questo modo di dire? è piemontese? è Amperodattilo? Chissà) inizia a pesare sul Koris-inconscio. Per di più Koris si è legata al dito i ravioli fatti a mano dall’Amperodattilo a natale scorso che ha visto solo via wazzapp, mentre assaporava una fetida insalata russa fatta con tonno al naturale e maionese fallita. Koris potrebbe non reggere un altro natale senza Ampero-cibo lontano dalla famiglia. E invece no, del diman non v’è certezza e nemmeno dell’oggi pomeriggio. Poi ci sarebbe tutto un discorso intricato fra Greenpass, Mega Greenpass, obbligo vaccinale e passaggi alle frontiere, ma Koris non è abbastanza ferrata in argomento per sviscerarlo. L’unica certezza è che i “dobbiamo salvare il Natale” e “festeggiamenti con sobriertà” hanno spannocchiato la minchia.

Insomma, fuffa generica, in attesa che arrivino le grandi decisioni dall’alto. Speriamo non puzzino troppo.

Koris-definizione operativa

Ode allo sbrocco

E poi alla fine delle fini, non ce la fai più e l’unica cosa che vorresti fare è evadere. Quindi evadi dalla realtà che non ti piace leggendo, scrivendo, videogiocando… insomma, qualunque cosa pur di annullare il presente e forse anche il futuro, che non sembra riservare prospettive. E già che ci siamo annulliamo anche tutto il passato e i relativi rimpianti, rimorsi e “What’s if”, che se mia nonna avesse avuto le ruote sarebbe stata una carriola. Evadere, andare via e non tornare, sarebbe bello.

L’incertezza non aiuta, qui di certezze ormai ce ne sono poche. Il governo italiano sta rendendo inverosimile il ritorno di Koris a Merdopoli. Forse. Non si sa. A giorni alterni. Un po’ rosso, un po’ arancione, un po’ gialle, Giuseppi comanda colore. In un periodo in cui l’incertezza regna sovrana, continuare questo balletto fuori tempo è né più né meno che una vigliaccata. My apologies, but I will say what I want. La questione non è più se chiudere o aprire, la questione ormai è dirlo, fare un minimo sforzo per prendere una cazzo di decisione chiara e magari mantenerla. Questo tentennamento perenne non fa bene a nessuno, ancor meno a chi per ricongiungersi con la famiglia ha bisogno di un minimo di pianificazione. Di chi vive lontano ma non così lontano da giustificare lo spostamento con un volo (non parliamo di treni, che li hanno tolti) e quindi come si certifica? Col grande boh, sperando di non incontrare controlli, sperando che se si fa controllare non ci sia lo stronzo di turno che ha voglia di appioppare una multa per sentirsi stocazzo. Non si può pianificare così. Si sbrocca a basta.

Anche dalla parte francese è tutto un programma. Se dicono liberi tutti per le vacanze, non si sa cosa accadrà a gennaio. Koris non avrebbe più diritto al lavoro a distanza, perché da gennaio tornano ad averne diritto solo i permanenti. Allo stesso tempo dal governo raccomandano di lavorare da casa, quindi che si fa? Non si sa, ma alla fine chissenefrega, i non-permanenti sono carne da cannone per le pubblicazioni. Il lavoro in sé mah. Koris ha l’impressione di lavorare per nulla, del resto il Capo aveva detto che il progetto era “tanto per, in attesa di”. Solo che l’attesa di si è rivelata l’attesa di un bel nulla, quindi? La Capa, quando è dell’umore per parlare, ascolta passivamente, dice due cose riassumibili con “ma tanto vedremo poi sperimentalmente”, non è d’aiuto. Non si sa quando arriverà il rimpiazzo dello strumento rotto, tutti dicono “vabbè, prima o poi”. Che è un ottimo termine se hai tutto il tempo di questo mondo, un po’ meno se invece senti nel cervello la sveglia del coccodrillo di Peter Pan che sussurra “il tempo sta passando e non hai fatto un cazzo”. Cosa che si applica in generale alla tua vita, e non aiuta.

Insomma, qui nessuno si aspetta che alla fine di questo torbido 2020 si disegnerà un arcobaleno in cielo con scritto “complimenti per essere sopravvissuto, ecco i tuoi punti esperienza”. Diciamo che la fine dell’anno è un termine fittizio per sperare la fine di questo casino, che non terminerà magicamente allo scadere della mezzanotte del 31, tramutandosi in zucca. Però ecco, le circostanze sono tali che cercare di mantenere la lucidità è improbabile, l’incertezza divora tutto e certe decisioni imbelli e ritrattate seicento volte non fanno che peggiorare la situazione. Per tirare le fila, qui si sta sbroccando di brutto e tenere assieme i pezzi è un’impresa più che epica.

Fuffa pre-natalizia e cuori spezzati

Natale sì, Natale no, Natale sailcazzocosa. Koris sente il bisogno di sapere se sarà costretta a girare il cinepanettone “Natale a Marsiglia”, perché in quel caso si fionda subito a comprare un albero natalizio a misura di Cenzino (che ricordiamo essere un’action figure dei Biker Mice, per altro quello tappo, 13 poderosi centimetri di plastica a forma di topo motociclista). Non è assolutamente un atteggiamento maturo e appropriato per qualcuno che fra meno di 10 giorni avrà 34 anni, ma qualcuno una volta scrisse che la generazione dei millennials è quella più restia ad abbandonare certi rimasugli di infanzia; è un processo cognitivo che ha a che fare con una sorta di età dell’oro degli anni ’90, rispetto all’età dello stronz(i)o attuale. Comunque sia, per Koris sarebbe un’ottima giustificazione per fare un albero di Natale a Cenzino e farlo anche un po’ per se stessa.

Invece non si sa una cippa. Un po’ la metafora di questo 2020 di cui mancano ben 22 giorni in cui può succedere di tutto e con di tutto non si intendono cose piacevoli. E Manù tace, non manda nemmeno le indiscrezioni come Giuseppi, quindi manco a voler fare una fan fiction sulle restrizioni natalizie. Che palle.

Koris si ritrova in una relazione tossica, e non c’entra ‘thieu #santosubito. Diciamo che ha la stessa sensazione che nel 2013, quando il SonnoDellaRagione disse “ho deciso che ci lasciamo, ma stiamo ancora assieme tre mesi, il tempo del preavviso per lasciare casa. Anzi, mi fai un favore se poi mi prendi i mobili”. Ed esattamente come allora Koris non sa bene come reagire (disclaimer: chiunque all’epoca si sentì in dovere di dire “io non glielo avrei mai permesso, lo avrei buttato fuori di casa”, solo che chiunque non è al posto di Koris e siamo tutti galletti sulla monnezza coi problemi e sentimenti degli altri; quindi evitatevi commenti del genere). Comunque, da una parte Koris ha una sana voglia di giustizia sociale spicciola, corso di barbarie rapido, fanculo tutto prendete fuoco voi e il vostro istituto. Dall’altra no, dall’altra è un romantico cuore spezzato da operetta composta al cesso, ma sento che ancora quest’alma l’adora, più un insano sentimento a metà fra il kamikaze e la crocerossina che spera che ci sia ancora qualcosa da salvare con impegno e dedizione. Koris non riesce a decidersi e nemmeno ad avere un atteggiamento di sano distacco. Continuare ad aggirarsi per casa, che ormai somiglia a una Sant’Elena di quattro mura, non aiuta.

Anche i videigiochi hanno perso un po’ il loro slancio. Forse bisogna ancora elaborare il distacco da Final Fantasy Tactics, forse bisogna smettere di pensare che ci vorrebbe tantissimo una scheda grafica in grado di far girare PCSX2 e magari qualcosa di posteriore al 2005. In compenso Koris passa (di nuovo) un numero importante di ore in regni di sua invenzione. E quando è troppo stanca guarda “The Crown”, serie col grande pregio di avere solo personaggi odiosi e quindi catalizzatori di odio britannico-regio, un modo di sfogarsi come tanti. Del resto la cittadinanza francese mica ce l’hanno data per sbaglio.

Troppi sotto un tetto

Casa Koris, ovvero casa dei Maiores, è stata ideata e collaudata per quattro persone. Con la perdita dell’allenamento a quattro, spesso con tutti i membri della famiglia presenti ci si litigano gli spazi, per non parlare dei cessi e delle superfici piatte su cui poggiare i pc.

Ma alla famiglia Koris piacciono le sfide ai limiti del disagio e quest’anno per ben 24 ore, la casa che secondo l’Amperodattilo dovrebbe espandersi dal vicino, sono stati sotto lo stesso tetto in sei. I due intrusi sono ‘thieu e la Orso-ragazza Umbra.

Koris ha ceduto il suo letto all’Umbra, quindi si è stanziata nello studio di U Babbu, tramite materasso gonfiabile che occupa un buon 80% dello spazio disponibile. Vista la differenza di peso fra i due occupanti, le notti sono particolarmente interessanti.

Si è inoltre scoperto che il pranzo di natale tipo proposto dall’Amperodattilo è un esempio tipo dell’opulenza anni ’90. Ciò nonostante è sempre in grado di mettere KO Orso e con lui quest’anno anche ‘thieu, abbattuto da un doppio colpo di pasta al forno carpiata. In compenso ha scoperto l’insalata russa (lo abbiamo già detto opulenza anni ’90?) e ha proclamato che forse non può più farne a meno, anche se l’onomastica francese resta controversa.

Orso pianifica futuri da Rockfeller, talvolta sviene sul divano, talvolta esce.

Koris e U Babbu hanno vissuto un’avventura postale che meriterà un post a sé perché troppo surreale per essere vera.

La sera di Natale l’Amperodattilo ha deciso che era il miglior momento per esplorare i canali del mega-televisore oltre il numero 500. Ha così portato alla ribalta:

  • un talent show rumeno che assomiglia a X-factor, chiamato “Vedeta Populara” (ci sono le puntata su youtube, se vi interessa), le cui sceneggiature devono essere state acquistate da certi programmi Mediaset anni ’80;
  • una fiction portoghese intitolata “Topissima”;
  • un medical drama russo, quasi privo di dialoghi, in cui una tizia svenuta si fa palpeggiare da un medico, quindi lo stende con un calcio mentre due tizi osservano tutto con telecamere nascoste. “Gli occhi del cuore” in salsa moscovita;
  • canali di predicatori americani, spesso con sottotitoli;
  • TelePadrePio;
  • canali pornazzi che non hanno retto la concorrenza con l’internet,

Per cercare di sopravvivere ai trigliceridi in eccesso, Koris e ‘thieu cercano di andare a camminare sui rilievi, quando non si perdono per mancanza di segnavia, che si sa che i Liguri sono tirchi risparmiosi. Comunque un panino alla coppa di fronte a Castelvecchio di Rocca Barbena è un buon modo per risolvere il pranzo del 26. In vista del solitario capodanno nel nulla cosmico di Les Vignes.

Nel mentre l’Amperodattilo lamenta di aver perso i gamberi surgelati. Restate con noi per scoprirlo.

Koris Abbey

Nonostante la ferita, l’Amperodattilo non molla l’osso (ottimo esempio di come parlare di corde in casa dell’impiccato), continua a impartire ordini e soprattutto a fare cose. Dove per “cose” si intende insalate russe, tiramisù, arrosti, brodi, varie ed eventuali. L’Amperodattilo riesce ad essere assieme la cuoca di Downton Abbey e il maggiordomo Carson, anche se a dire il vero l’Ampero-sogno è avere il maggiordomo e la cuoca. U Babbu sostiene che sarebbe l’incubo di entrambi, come Lady Violet, la contessa madre (di cui l’Amperodattilo è grande fan).

Koris ha cercato di fare un tiramisù, che si è poi rivelato essere un blob fluido mortale solidificato solo grazia a una prolungata permanenza in frigo. Koris dimostra di essere la sguattera tonta che ogni tanto dà una mano in cucina, infatti il campo in cui eccelle è passare l’aspirapolvere e dare lo straccio.

U Babbu fa avanti e indietro andando a recuperare quello che manca, sfidando la calca dell’Ekom sotto casa. In pratica, fa l’autista con velleità intellettuali.

Orso ogni tanto aiuta, ogni tanto non si fa vedere per vivere la vida loca della riviera merdopolese. Potremmo considerarlo una versione del cugino Matthew non-bionda e ricciuta e forse anche un po’ più strong.

In tutto ciò, Natale è passato indenne, senza dolci col sale e con paste al forno appaltate (orrore, hanno messo la mozzarella nella bechamelle, dove andremo a finire, signoramia), Koris ha sette tonnellate di libri di riportare a Marseille e non ha ben chiaro come.

Nel dubbio, oggi si replica.

korisAbbey

No, queste posate non sono state messe col righello, ma all’Amperodattilo sarebbe piaciuto.

Countdown natalizio

Mancano dieci troppi giorni alle vacanze natale e Koris, come ogni anno, non è sicurissimissima di mantenere la sua integrità strutturale fino ad allora. Quest’anno ripete un po’ meno il suo mantra “fuga in Georgia Australe” solo perché le temperature oscillano fra, appunto, Georgia Australe e foresta pluviale. Ma non è ancora del tutto scongiurato che vada in onda il cinepanettone “Natale a Grytviken“.
Koris pensava di essere a posto con i regali natalizi, specie con l’operazione “Terroristi della felicità” che dovrebbe essere a buon punto. Poi ha scoperto che il regalOrso, ordinato a fine novembre, è al momento bloccato alla dogana tedesca di Singapore. Da una settimana. Perché sia lì e come vi sia arrivato non è dato sapere. Forse non si vuole nemmeno sapere.
Al lavoro l’universo si è reso conto che è la fine dell’anno e che bisogna fare cose e vedere ggggente al più presto. Peccato siano cose che esistono sulla to-do-list da giugno e a cui tutti avevano risposto “lalalalala non sento!”. Non sarà il Natale a farvi aprire gli occhi, regà.
Dottorando Santuzzo vive la sua vita all’insegna del periodo e gioca coi Koris-nervi facendosi vivo in particolare per… cazzate. Di preferenza alle quattro e mezza e con le idee non chiare. Koris inizia a chiedersi se anche il Replicante si sentiva così e se questo non sia l’inizio di un processo di Replicantizzazione. Koris non ha ancora cominciato a portare esclusivamente t-shirt, quindi forse non è ancora così grave. Però un dottorando al terzo anno non può venire a chiedere quale sia l’intergrale di exp(x), nemmeno il venerdì pomeriggio. Se no si attiva il mini-Bazilla sulla spalla che si mette a strillare “Al DAMS! Deve andare al DAMS!”.
Dei contratti ancora non si sa niente, chi vuol esser lieto sia, del diman non v’è certezza. Forse è davvero venuto il momento di dichiarare aperta la decadenza e comprare un cesso d’oro e due leopardi.
La settimana prossima dovrebbe essere il trentunesimo Koris-compleanno, se ci si arriva vivi. Quest’anno non si festeggia in grotta, Koris vorrebbe una sacher ma ha il terrore di dare origine a un’orgia di carboidrati e grassi insaturi che terminerà solo a inizio gennaio. Magari è il caso di non aggiungere sei uova e un barattolo di marmellata. ‘theiu ha deciso di sfidare il Karma e il Karma lo ha punito severamente con “articolo indisponibile”. Uno mica si improvvisa terrorista della felicità così su due piedi, ci vogliono anni e anni di cospirazioni compleanniche e di complotti natalizi, una mano ratta e dei complici infallibili.
Tutto andrà meglio quando, fra dieci giorni, Koris avrà il culo sul Flixbus verso Merdopoli. Sempre che il meteo regga.

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