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Bring your girlfriend to work

In questi ultimi quasi-cento giorni di contratto con Neutroni Porcelloni, Koris vive su una nuvoletta di zucchero filato e sorride come se fosse strafatta ogni volta che si nomina una scandeza al di là di inizio ottobre. Nel mentre assapora i tanti giorni di ferie che sta per recuperare e sfrutta a fondo i suoi privilegi. Questo mondo di arcobaleni e unicorni sta sopravvivendo nel tentativo di mascherare la punzonatura della sindrome dell’impostore, che potrebbe scatenarsi molto presto in tutta la sua potenza. Ma per ora unicorni, arcobaleni e zucchero filato.

Koris ieri lavorava da casa in mutande con il solito programma che include “rispondo a una mail e faccio una lavatrice”. Erano le otto e mezza e quando il computer non ha voluto saperne di connettersi a internet. La rete wifi di casa doveva essersi sucidata. Koris stava per andare a picchiare il router, quando si è accorta che anche l’orologio del forno era defunto. Oh oh.

Per farla breve, gli operai che lavoravano alla strada sotto casa hanno staccato la corrente, fino alle 15. A Koris sono venuti i sudori freddi, soprattutto dopo aver letto una mail di Capo Palpatine che diceva “ti chiamo alle nove”. Dopo un veloce giro delle opzioni disponibili (che a onor del vero sono passate anche da “ma tanto ho dato le dimissioni, cazzomene”), Koris ha supplicato ‘thieu di salvarla.

“È ancora valida l’offerta per cui posso far finta di essere una tua tirocinante e imboscarmi nel tuo laboratorio?”
“Ovvio.”
“Allora arrivo.”

Koris ha così scoperto che ‘thieu non ha un ufficio. È più un monolocale di venti metri quadri che occupa da solo. E che ha riempito con strumentazioni varie non sempre proprio ordinate.

Sulla scrivania, anche questa diversamente ordinata, c’è più o meno di tutto (Koris in verità non dovrebbe permettersi di fare commenti in materia, dall’alto del suo motto “a clean desk is a sign of a sick mind”). La Koris-attenzione è stata catturata soprattutto da un floppy disk, abbandonato proprio accanto a un pc con 32 gigabytes di ram. Una sorta di monumento all’ossimoro informatico. ‘thieu ha spiegato che serve per trasferire dati da uno strumento uscito da “Stranger Things”.

‘thieu ha anche fatto il baby-sitter al suo dottorando: “no, non puoi tagliare e saldare un cavo che costa 100 euro, non si fa. Aspetta, vengo e te ne trovo uno con cui puoi giocare”. Si è quindi ritirato a giocare col dottorato per un tempo non trascurabile.

Dopo essere stata portata al pascolo nella “stanza dei giochi”, Koris ha dedotto che ‘thieu non riordina mai niente a casa perché lo fa al lavoro. Almeno, la stanza dei giochi, non la scrivania. Poi si lamenta che gli altri lasciano tutto in giro e non si trova niete. LOL, proprio lui, il prescelto di Zozzorath.

Zozzorath, il demone che possiede ‘thieu (ovviamente credits Zerocalcare)

Oltre ad essere un rifugio dotato di corrente, aria condizionata e wifi, la visita al laboratorio di ‘thieu è stata molto istruttiva.

Marie Kondo e il repulisti dell’Amperodattilo

Per chiunque non abbia cazzeggiato abbastanza su Twitter negli ultimi cinque anni, Marie Kondo è una nipponica un po’ sciroccata che ha fatto i petecchioni col libro “Il magico potere del riordino”. La mission di costei, oltre a spillare soldi per insegnare ciò che un genitore cerca inutilmente di instillare in un pargolo più o meno disordinato, è di mettere a posto casa per mettere a posto la vita. Combattere il disordine degli oggetti che genera caos interiore. Da ciò si evince che Mari Kondo non ha studiato fisica, dato che per natura niente sfugge al principio dell’entropia, nemmeno gli ammassi di galassie, quindi figuriamoci il cassetto delle mutande. Ma tant’è, non è questo il punto.

Marie Kondo ha l’ambizione di insegnare a buttare tutto quello che non serve, con un grande discrimine: bisogna tenere solo ciò che porta gioia nella vita. Tutto il resto spazzatura, immondizia, monnezza, rumenta, rusco, poubelle, chiamatelo come volete. Si può parlare con l’oggetto, vedere se comunica allegria, stringerlo a sé e iniziare a preoccuparsi qualora l’oggetto risponda o ricambi l’abbraccio (a quel punto, più che mettere in ordine il caos interiore, serve un buon trattamento per la schizofrenia). E una volta selezionati i prescelti del cuore, bisogna dare loro importanza, valorizzarli, caricarli di significati, fare loro le coccole e, perché no, portarli a cena fuori prima di darsi a pratiche di feticismo assortite.

Marie Kondo, con questo minestrone di zen, animista e new age, ci è diventata ricca. Il suo metodo Konmari, opportunamente brandizzato, è persino arrivato su Netflix.

E poi c’è la corrente secolare del riordino, tradizionalista ma non per questo meno efficace, materialista e speditivo: la regola dell’Amperodattilo.

Dal molto meno altisonante e ancor meno glam nome di “repulisti”, non ha alcuna velleità animista, per quanto miri a un risultato finale molto zen. L’obiettivo è sottoporre la stanza a una sorta di Giorno del Giudizio per arrivare al vuoto spinto in cui nemmeno i quark osano creare tunnel mesonici per paura di far disordine.

Il criterio applicato agli oggetti da tenere assomiglia piuttosto da un processo dell’inquisizione, senza alcun avvocato difensore, in cui viene molto spesso emessa la sentenza “Questo è un cesso, si butta” senza possibilità di appello. Abiuri il disordine? Bene, purtroppo è troppo tardi, vai a farti un giro nel fuoco purificatore dell’inceneritore. Potremmo chiamarlo il metodo TorqueAmper per stanare l’eresia dagli armadi e preparare la venuta del vuoto celeste. Chissà se Amazon Prime è interessato. Abbiamo già pronte alcune puntate, tratte da una storia vera:

  • “In questa casa fra un po’ entrano i libri e usciamo noi”
  • “C’è un solo modo di mettere le pentole nel pensile impilandole e lo custodisco io”
  • “U Babbu ha una scarpiera solo per sé, mi pare troppo”
  • “L’armadio della vostra cameretta era vecchio da far schifo”
  • “Cosa me ne faccio di tutte queste camicie?”
  • “Tutti ‘sti servizi di piatti che ti regalano per le nozze io li butterei dalla finestra”

Koris, nel vano tentativo di dare una relazione d’ordine alla cucina, ha scoperto che il metodo TorqueAmper è molto più istintivo ed emozionale di qualunque comunicazione di gioia possa dare un oggetto.

Tenere fuori dalla portata dei bambini

Quando Koris viveva in convivenza col suo disordine nel suo studiò di ben ventuno metri quadrati, la sua cassetta dei medicinali era una scatola di plastica che anticamente conteneva fette di pane integrale tedesco. Volume: 10x8x5 centimetri cubi. Essa conteneva esattamente:

  • Voltaren. Indicazioni terapeutiche: conseguenze dell’essere maldestri, imboscate degli spigoli di casa, diverbi con alberi di deriva, speroni di roccia che ti abbracciano le ginocchia. Il Voltaren tipicamente non fa niente, ma è di gran conforto morale all’arto dolorante.
  • Cicatryl. Indicazioni terapeutiche: piaghe purulente, abrasioni da asfalto, aputazioni fallite. In pratica, essere maldestri e farsi parecchio male.
  • Pomata antibiotica per gatti. Indicazioni terapeutiche: non volete sapere. Vi si dirà solo che l’Amperodattilo la rifilò a Koris con l’inganno commentando “non può far male agli umani, siamo tutti mammiferi”.
  • Biochetasi. Indicazioni terapeutiche: “ho mangiato una tonnellata di topi morti e non mi ero accorta che erano scaduti”.
  • Aspirina. Indicazioni terapeutiche: qualunque cosa, dalla peste bubbonica ai reumatismi.
  • Pillola anticoncezionale. Indicazioni terapeutiche: fare più male che bene, ma di questo si parlerà in altra sede.
  • Un paio di chilometri di bende. Indicazioni terapeutiche: avvolgere arti doloranti, mummificare una famiglia di faraoni del Basso Egitto, bondage.

Come disinfettante Koris ha sempre usato l’alcol perché si sente un vero uomo. C’è da dire che una tale scarsezza di dotazione è dovuta all’avversità di Koris per ogni genere di medicinale ove non strettamente necessario (leggasi: in punto di morte) e alla fedeltà alla filosofia del “quello che non uccide fortifica”.
Poi Koris ha traslocato in non solitaria e complice un giorno di noia ha deciso di unificare le cassette del pronto soccorso, convinta che la sua sarebbe stata sufficiente per qualunque individuo under 30 non ipocondriaco.
Si è vista recapitare un sacco di dimensioni anomale ricolmo di scatole di cui non ce n’era una che non fosse stata aperta. Sollievo è stato scoprire che la maggior parte del volume era occupata da paracetamolo e ibuprofene, ma sono saltate fuori anche sostanze mai viste prima.
“Questo coso dal nome buffo e impronunciabile?”
“Antibiotico per la polmonite”
“Queste compresse che per mandarne giù una io dovrei farla in quattro, anzi forse in otto?” (n.d.K.: Koris non sa inghiottire le pastiglie)
“Il secondo antibiotico per la polmonite”
“Questo che pare suo fratello ma in forma più aerodinamica?”
“Antibiotico generico contro i germi del Sudamerica”
“Direi che questi tre li getto…”
“No, tienili, si sa mai potrebbero sempre essere utili”
“Questa pomata che non essendo una roba per le distorsioni né per felini mi è completamente ignota?”
“La ho usata quando avevo un’infezione al piede”
“Su questa scatola l’unica parola che capisco è ‘allergie’…”
“Forse non vuoi sapere”
“Questa che pare una crema solare?”
“Serve contro le bruciature e gli eritemi” (n.d.K.: i Francesi doc hanno tutti tutti tuttissimi la pelle colore del burro)
“Ancora un altro antibiotico?”
“Per i denti del giudizio”
“Questo è Fluimucil, vero?”
“Il Fluimucil potrebbe anche uccidermi, è l’equivalente per quelli che hanno l’asma”
“A che serve il disinfettante? Abbiamo sale e alcol”
“Mettilo a posto e non ti preoccupare”
Traumatizzata da un simile elenco di patologie tutte risalenti a meno di un anno e mezzo fa, Koris ha rinchiuso tutto in una scatola riposta in un luogo sicuro e fuori dalla portata dei bambini (sempre Koris, in questo caso).
Ora se vuole suicidarsi con un cocktail letale ha tutto il materiale per farlo.

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